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	<title>mediatori Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Violato il diritto di difesa e alla comunicazione nel centro di detenzione per migranti di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 08:48:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ASGI, Naga, LasciateCIEntrare e Mai più Lager – No ai CPR: ” Chi è trattenuto in un centro di detenzione ha il diritto di parlare con i suoi avvocati”. (Da asgi.it) Con una lettera&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/phone-969409_640_pixabay.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-42326"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>ASGI, Naga, LasciateCIEntrare e Mai più Lager – No ai CPR: ” Chi è trattenuto in un centro di detenzione ha il diritto di parlare con i suoi avvocati”.</p></blockquote>



<p>(Da asgi.it)</p>



<p>Con una lettera inviata il 27 novembre 2020 <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/2020_11_27_CPR_Milano_segnalazione-garanti-diritto-di-difesa.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale</a>, ai Garanti dei detenuti della Regione Lombardia e del Comune di Milano, <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/2020_11_27_CPR_Milano_Segnalazione-tribunale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">al Presidente del Tribunale di Milano e al Referente della Sezione Immigrazione e Stupefacenti-Ufficio del Giudice di Pace</a>, ASGI e Naga hanno denunciato diverse violazioni rilevate all’interno del centro per i rimpatri di Milano.</p>



<p><strong>A seguito di una quarantena disposta dal medico della struttura&nbsp;</strong>come conseguenza dell’accertata positività di due cittadini stranieri trattenuti, per tutto il periodo di svolgimento dell’isolamento fiduciario,&nbsp;<strong>sono state rilevate prassi&nbsp;illegali e fortemente lesive dei diritti fondamentali</strong>.</p>



<p>Misure che si inseriscono in un quadro già fortemente critico per quanto concerne le modalità di svolgimento dei colloqui con avvocati e la libertà di corrispondenza anche telefonica con il mondo esterno.&nbsp;</p>



<p>In particolare si è verificato che:</p>



<ul><li>A seguito della messa in quarantena della struttura per presenza di casi positivi COVID al suo interno, è stato<strong>&nbsp;impedito l’incontro dei detenuti con i rispettivi&nbsp; legali</strong>&nbsp;impedendo l’esercizio del diritto di difesa in sede di udienza di convalida o proroga del trattenimento e una corretta e continua informativa sulla propria condizione giuridica da parte del difensore. Ai difensori dei cittadini stranieri trattenuti è stato illegittimamente impedito da parte delle autorità competenti l’accesso e lo svolgimento di colloqui, rendendo di fatto impraticabile l’esercizio del diritto di difesa, diritto inviolabile e preminente tutelato dalla Costituzione non derogabile sulla base del presupposto del rischio sanitario.&nbsp;</li></ul>



<ul><li>È stata rilevata&nbsp;<strong>l’assenza di mediatori&nbsp;</strong>professionisti in loco.</li></ul>



<ul><li>È stata riscontrata<strong>&nbsp;la mancanza di riservatezza nel corso dei colloqui&nbsp;</strong>tra difensore e assistito alla luce della costante presenza delle autorità di pubblica sicurezza.&nbsp;</li></ul>



<ul><li>Durante il periodo dell’emergenza sanitaria è stata&nbsp;<strong>estesa la prassi del sequestro del proprio telefono</strong>&nbsp;<strong>anche a CPR dove precedentemente non era praticata</strong>. Il CPR di Milano non fa eccezione. Questo nonostante la legge preveda che agli stranieri trattenuti in un CPR “è assicurata in ogni caso la libertà di corrispondenza anche telefonica con l’esterno”. Una tale prassi evidentemente non tutela&nbsp; il diritto alla corrispondenza in entrata e in uscita e, di conseguenza, limita gravemente la possibilità di accedere all’informazione, al diritto di difesa, al diritto all’unità familiare, diritti che, nella contemporaneità, sono infatti legati alla possibilità di usufruire di molteplici forme di comunicazione telematica.</li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em><strong>Esistono garanzie</strong>&nbsp;per coloro che vedono limitata la libertà personale nei luoghi di detenzione, eppure le misure recentemente adottate presso il CPR di Milano per l’isolamento sanitario hanno comportato gravi limitazioni dei diritti dei cittadini stranieri trattenuti</em>” hanno denunciato le associazioni.</p></blockquote>



<p>La Questura di Milano, per tramite dell’amministrazione del centro, ha dichiarato che il protocollo emergenziale è stato adottato dalla Prefettura a seguito di quarantena disposta dal medico della struttura come conseguenza dell’accertata positività di due cittadini stranieri trattenuti, circostanza che desta preoccupazione anche con riferimento all’adozione delle garanzie necessarie ad evitare la diffusione del virus tra i cittadini ristretti. Le misure limitative sarebbero quindi terminate il 30 novembre rilevata l’assenza di positività al tampone di controllo di tutte le persone trattenute.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Tuttavia, è verosimile che in un periodo come quello attuale, di emergenza sanitaria, quando il centro sarà nuovamente completamente operativo, si presenteranno nuovamente situazioni simili ed è quindi fondamentale ribadire alle autorità competenti la totale illegittimità delle misure limitative attuate.</p></blockquote>



<p>Quella verificatasi a Milano è una situazione ormai di fatto generalizzata, riscontrabile purtroppo in molti CPR di Italia e che va contrastata e denunciata.</p>



<p>Come abbiamo replicato all’amministrazione della struttura milanese, e segnalato all’amministrazione concedente, cioè la Prefettura, di fatto responsabile della struttura stessa,&nbsp;<strong>se le autorità competenti non possono garantire i diritti&nbsp;</strong>in questione anche in vigenza dei protocolli necessari per la tutela della salute delle persone trattenute, del personale e dei legali, riteniamo che<strong>&nbsp;i CPR&nbsp; debbano cessare la propria attività</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Non può infatti tollerarsi che vengano applicate – in una situazione che purtroppo non può dirsi emergenziale ma anzi sempre più ricorrente –&nbsp; ulteriori restrizioni all’esercizio delle&nbsp; già minime garanzie di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri, presupposto alla base delle proteste degli ultimi giorni, in aggiunta a quelle ordinariamente praticate in tali centri, a nostro avviso in maniera illegittima sotto più profili.</p></blockquote>
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		<title>Le comunità del mondo arabo in Italia sul tema della violenza contro le donne</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 08:12:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi ; &#8220;Complimenti alla Tunisia per la nuova proposta legge in favore dell&#8217; uguaglianza  tra donne e uomini nell&#8217; eredità, Non bisogna dimenticare i diritti delle donne nei paesi euro Mediterranei e africani”&#46;&#46;&#46;</p>
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<div dir="auto"><b><i>Foad Aodi ; &#8220;Complimenti alla Tunisia per la nuova proposta legge in favore dell&#8217; uguaglianza  tra donne e uomini nell&#8217; eredità, Non bisogna dimenticare i diritti delle donne nei paesi euro Mediterranei e africani”</i><br />
</b></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11706" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="314" height="314" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 465w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Logo-Co-mai-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 314px) 100vw, 314px" /></a></div>
<div dir="auto"><i>Le comunità del mondo arabo in Italia (le Co-mai), l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ed il Movimento internazionale Uniti per Unire sul tema della violenza contro le donne.<br />
</i></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><img loading="lazy" class="img-responsive alignright" src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2018/07/VIOLENZA-6-1-720x470.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Amsi e Co-mai contro la violenza e le aggressioni contro le donne a casa e sui posti di lavoro: “chiediamo più centri di ascolto e assistenza socio sanitaria”" width="258" height="169" data-pagespeed-url-hash="3771752283" /></div>
<div dir="auto"><i>“È  vergognoso e non è comprensibile come,  ancora  , nel 2018, si continui a parlare di violenza sulle donne senza rispettare i loro legittimi diritti, i quali rappresentano una delle migliori conquiste della democrazia e delle civiltà e dei diritti umani.  Da lodare la  Tunisia , dove venerdì 23.11 è stata avanzata una proposta di legge in favore dell’ uguaglianza nell&#8217; eredità tra maschi e femmine  ” &#8211; dichiara il Fondatore dell&#8217;AMSI e delle Co-mai <b>Prof.Foad Aodi </b>Medico Fisiatra e membro del Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per alleanza delle Civiltà UNAOC-Organismo ONU.<br />
</i></div>
<div dir="auto"><i>“Oggi vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutte le donne nel mondo che hanno subito violenza. Tra loro ricordiamo le tante immigrate  violentate ingiustamente  durante i “tragitti delle speranze” . Ricordiamo la vergogna delle “ spose bambine” e delle piccole vittime dei pedofili. Ricordiamo le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili ,le giovani  che spesso non possono vivere come le loro coetanee , le donne che non possono studiare ,lavorare o guidare per colpa di leggi ingiuste. Le donne  che hanno meno diritti degli uomini ,le donne che portano il velo per costrizione imposta da altri ed anche tutte quelle che non riescono a realizzare i loro sogni per colpe non loro “ &#8211; conclude <b>Aodi-</b>  il quale invia una precisa richiesta alle istituzioni : rafforzare ed ampliare i centri d&#8217;ascolto multilingue presso le Asl ed i Municipi per prevenire la violenza sulle donne sia mentale quanto fisica , sostenendo chi sta in difficoltà e chi ha avuto il coraggio di denunciare. E’ necessario non farle sentire mai sole “- conclude Aodi. <b>Nicola Lofoco</b>, portavoce e responsabile del dipartimento scrittori del movimento Uniti per Unire è sulla stessa lunghezza d’onda : “ I diritti delle donne vanno sempre tutelati e difesi. Il nostro movimento sarà sempre in prima fila per sostenere la causa di chi è stato ingiustamente vittima di violenza.  Siamo impegnati con dedizione al dialogo inter-religioso ed alla collaborazione tra i popoli e saremo sempre al fianco di tutte le donne, di qualsiasi religione esse siano” . <b>Dalila Sahnoune</b>, membro della Co-Mai e mediatrice culturale a Cerveteri è totale accordo: “ Nella mia esperienza di mediatrice interculturale ho avuto modo di seguire la comunità musulmana. Ho notato che una piccola parte delle donne è molto remissiva ,chiusa, impaurita ed insicura . Alcune di loro non hanno potere decisionale , anche sui loro bisogni o per chiedere una semplice visita medica. Questa per me  è violenza mentale. Quello che vorrei dire alle donne è reagite, svegliatevi,  non nascondetevi,  fatevi aiutare dalle istituzioni e dalle associazioni sociali perché non bisogna vergognarsi, la violenza patriarcale e culturale non è colpa vostra. Unite possiamo reagire e combattere&#8221;. <b>Federica Battafarano</b> , vice presidente del “Movimento Uniti per Unire” e Assessore alle politiche culturali e sportive  del Comune di Cerveteri dichiara che  “Bisogna lavorare ancora moltissimo sulla prevenzione culturale e sociale. In questi anni sono stati fatti dei passi in avanti importanti e diffusi, sia in termini di sensibilizzazione che di attenzione mediatica. Nonostante questo, bisogna investire sulla formazione e sull’educazione sin dalla prima infanzia, per trasmettere già ai più piccoli i valori del rispetto e della parità. Dobbiamo batterci contro il Decreto Pillon, che ci porta indietro di 40 anni, contro ogni forma di discriminazione e violenza, e non arretrare di un solo passo nella difesa dei diritti fondamentali”</i></div>
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		<title>Iraq / Yezidi: a quattro anni dal genocidio degli Yazidi nel nord dell&#8217;Iraq</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/08/07/iraq-yezidi-a-quattro-anni-dal-genocidio-degli-yazidi-nel-nord-delliraq/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 07:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani riceve e sostiene il seguente appello 280.000 profughi yazidi restano ancora senza alcuna prospettiva per il futuro &#8211; Comunità internazionale deve lavorare per permettere ai profughi di tornare a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11118" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1058" height="704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1058w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/07-sinjar-refugees.w529.h352.2x-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1058px) 100vw, 1058px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani riceve e sostiene il seguente appello</strong></em></p>
<p>280.000 profughi yazidi restano ancora senza alcuna prospettiva per il futuro &#8211; Comunità internazionale deve lavorare per permettere ai profughi di tornare a casa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione del quarto anniversario del genocidio commesso contro gli Yazidi del nord dell&#8217;Iraq (3 agosto 2014), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha lanciato un appello affinché la comunità internazionale designi dei mediatori internazionali che possano aiutare a risolvere le controversie tra il governo nazionale iracheno di Baghdad e il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno riguardanti la regione yazida di Sinjar. Tuttora ci sono 280.000 persone, sopravvissute al genocidio, che vivono in accampamenti provvisori o presso privati che le ospitano, per le quali non è possibile tornare a casa e quindi nemmeno iniziare a ricostruire un futuro per sé e per i propri figli. Il governo di Baghdad e quello del Kurdistan iracheno devono finalmente trovare un accordo sull&#8217;appartenenza territoriale della regione del Sinjar e da quale amministrazione questa debba essere governata. Secondo l&#8217;APM, la comunità internazionale dovrebbe impegnarsi maggiormente per il futuro dei sopravvissuti e prendere l&#8217;iniziativa di avviare colloqui tra le parti in causa. Sempre secondo l&#8217;APM, la soluzione migliore potrebbe essere proprio quella di istituire l&#8217;autonomia regionale per il Sinjar.</p>
<p>Il 3 agosto 2014 le comunità di credenti yazidi della regione del Sinjar furono attaccate dalle milizie dell&#8217;IS con lo scopo di eliminare e mettere in fuga la popolazione yazida. In base ai dati forniti dalle Nazioni Unite, 5.000 Yazidi furono uccisi subito, molti di più, in particolare donne e bambini, furono rapiti. 430.000 persone sono riuscite a fuggire dalla violenza delle milizie dell&#8217;IS. Delle circa 5.000 donne e ragazze rapite si pensa che almeno 3.000 siano ancora ostaggio dell&#8217;IS. Le donne e ragazze rapite sono state stuprate, costrette al matrimonio con i miliziani oppure vendute come schiave, tra cui anche a membri di altri gruppi armati di stampo islamico che a loro volta confluiscono nel cosiddetto esercito siriano libero. Finora solo 40.000 credenti yazidi sono potuti tornare a casa, in una regione che però è completamente distrutta dalla guerra. Per poter tornare a casa propria, i sopravvissuti hanno un urgente bisogno di ricevere aiuti per la ricostruzione ma è anche fondamentale aiutarli nel liberare le persone tuttora ostaggio dell&#8217;IS.</p>
<p>Il 3 agosto sono state effettuate manifestazioni e commemorazioni in tutto il mondo, nelle quali gli Yazidi e chiunque sia solidale con loro ricorderà &#8211; anche e soprattutto alla comunità internazionale &#8211; gli orrori del genocidio subíto; commemorazioni in Europa, Nordamerica, in Russia, Armenia, Georgia e ovviamente nel Kurdistan iracheno, ma non ad Afrin. La regione kurda nel nord della Siria è da marzo 2018 occupata da forze armate turche in coalizione con gruppi armati radical-islamici siriani. Dopo la distruzione di Sinjar, la regione di Afrin era rimasta uno dei pochissimi posti del Medio Oriente in cui gli Yazidi riuscivano ancora a vivere relativamente in pace. Ora anche gli Yazidi di Afrin sono in fuga e proprio come gli Yazidi del Sinjar dipendono completamente dagli aiuti internazionali.</p>
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		<title>Mediazione interculturale e accoglienza dei profughi: oltre la prima accoglienza</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 07:43:00 +0000</pubDate>
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<div class="post-single-content box mark-links">
<p>Di Lahcen Aalla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema della migrazione é molto complesso e implica settori diversi e molteplici attori. Una seria riflessione su questo tema impone di pensare alla fase prima della partenza, quella durante il tragitto, quella dell’arrivo in Europa e anche la fase di ritorno o di proseguimento del cammino verso un’altra destinazione. Anche il lavoro del Mediatore Interculturale varia secondo la fase in cui viene a intervenire. Pubblichiamo qui una riflessione di Lahcen AALLA (Mediatore e formatore in Mediazione Interculturale). Il dossier è pubblicato, per intero, su www.mediatoreculturale.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur con livelli diversi tra le regioni, l’Italia, ha maturato una significativa esperienza di gestione della migrazione e di costruzione di sistemi di accoglienza dei profughi. Alcuni servizi pubblici e del privato sociale, sono diventati dei veri dispositivi di mediazione interculturale operativi con personale multietnico e multidisciplinare che assistono direttamente i migranti e i rifugiati e che offrono consulenza ad altri Enti.<br />
L’esperienza di sostegno psicologico, ai rifugiati vittime della tortura, dimostra che certe persone portano con sé sofferenze maturate durante il primo impatto con l’Italia a causa dei problemi comunicativi, degli incomprensioni o dei conflitti legati all’impossibilità di comunicare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hotspot e prima accoglienza</h3>
<p>Il sistema di accoglienza dei profughi in Italia è diviso in diverse fasi, di cui possiamo citare:</p>
<p>– La prima <strong>fase è quella detta “del Hotspot”</strong>, nei CPSA (Centri di primo soccorso e accoglienza). Fase nella quale si effettua il foto-segnalamento e lo screening sanitario;</p>
<p>– In secondo luogo viene <strong>l’accoglienza di emergenza</strong> nei Centri di accoglienza (CDA) o Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), al fine dell’espletamento della domanda di protezione internazionale.</p>
<p>– E poi viene <strong>la fase di protezione e integrazion</strong>e per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), gestito attraverso gli enti locali con l’essenziale supporto e ausilio del terzo settore, che offre soprattutto servizi per l’accoglienza e l’integrazione dei soggetti beneficiari.</p>
<p>L’opera interpretariato nella prima fase è molto delicata e complessa, perché si attiva in un contesto di emergenza e di “controllo”. Dopo il breve passaggio al CPSA, il trasferimento ad un CARA; CDA o CIE determina già  il passo seguente sarà di accoglienza o di rimpatrio.</p>
<p>Alcuni rifugiati che hanno vissuto l’esperienza di rimpatrio attribuiscono spesso la causa all’interprete che non avrebbe tradotto bene secondo loro o non avrebbe usato “il suo privilegio” di essere ascoltato dagli ufficiali per favorire il richiedente asilo. La stessa origine etnica dell’interprete potrebbe essere vissuta come fattore di beneficio o di sfavore.</p>
<p>Il continuo cambio della provenienza dei rifugiati pone anche un problema di reperimento di personale qualificato in grado di comunicare nella lingua o nel dialetto degli utenti. Inoltre, il lavoro di interpretariato con operatori che hanno mansioni di controllo, lascia poco spazio alla mediazione interculturale. Ma questo non vuol dire che quest’ultima sia inutile i quei contesti, ma significa che bisogna rafforzare la qualifica di questa figura con particolare attenzione alle competenze relazionale e alla gestione dei rapporti interpersonali nei contesti di emergenza. Da un’altra parte occorre razionalizzare e autonomizzare il coordinamento di queste figure professionali operanti in questi contesti.</p>
<p>Nel Sistema di protezione e integrazione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), sono già previsti dei mediatori interculturali, ma l’assenza di un albo professionale e di un profilo formativo e professionale nazionale, permettono di aggirare la legge e di introdurre sotto questo profilo persone che riescono a provare la conoscenza di una o due lingue straniere, spesso quelle insegnate nel sistema scolastico italiano come il francese, lo spagnolo e l’inglese, anche con livelli di conoscenza scritta e parlata basici o elementari. Il mediatore interculturale nel sistema di accoglienza è chiamato a facilitare la comunicazione, mediare i conflitti e informare sui contesti sociali e culturali del contesto di arrivo dell’utente e decodificare linguaggi, chiarificare contesti e situazioni a suo favore.</p>
<p>Ma oltre a queste mansioni che si svolgono generalmente in situazioni di colloquio, il mediatore interculturale è chiamato a operare nella gestione della vita quotidiana del gruppo e degli individui. Questo gli impone di aggiungere alle sue competenze di comunicazione e di relazione anche competenze di lavoro in un equipe educativa.</p>
<h3>Mediare “tra una cultura minoritaria e una dominante”</h3>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-10316 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="262" height="165" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 386w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169-300x189.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
<p>La psicologa Margalit COHEN-EMERIQUE considera che la mediazione interculturale permette di far comunicare culture minoritarie con una cultura dominante al fine di favorire un dialogo equo. Quando, in Italia, un servizio, impone ad un utente “un mediatore interculturale” italiano che parlerebbe la sua stessa lingua o una lingua veicolo, gli si impongono delle interpretazioni fatte dallo stesso servizio o sistema e gli si nega la sua alterità.</p>
<p>La condivisione dello status di immigrato (anche se non più attuale nel caso di acquisizione della cittadinanza italiana), della stessa origine straniera, sono già dei fattori che permettono all’utente di sentirsi rappresentato nel servizio e di potersi esprimere senza bisogno di mimetizzarsi o di non comunicare tutto di sé. La mediazione è una negoziazione che si attiva attorno alla lingua e alla cultura e interroga delle identità.</p>
<p>Il progetto di vita e di immigrazione nella sua coerenza o mancata coerenza, esercita un’importante influenza sul percorso migratorio e anche sulla vita dei figli nati o cresciuti durante il soggiorno in un paese terzo. Ma anche uno strumento normativo come il “trattato di Dublino”, potrebbe determinare lo stato di blocco o di essere “da nessuna parte”: essere sospeso nel nulla.</p>
<p>Spesso, non è solamente il desiderio di andare in un paese, dove si pensa di stare meglio, che determina la difficoltà di obbedire alle regole della comunità Europea e di fermarsi nel paese che si considera di transito, ma ci sono sempre legami famigliari da connettere e altri fattori storici da prendere in considerazione. Certamente, la mediazione interculturale non è l’advocacy (testimonianza a favore) e non può pretendere di togliere completamente tutte le barriere.</p>
<h3>Vivere tra due mondi</h3>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-10317 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="156" height="153" /></a></p>
<p>Quando parte un/a migrante o rifugiato/a, porta con sé dei legami, degli alleati morali ed emotivi, che lo sostengono, lo aiutano, li danno la forza per sopportare le difficoltà e acquisire la forza per continuare. Deve anche imparare a gestire questi legami e adattarli al mondo che cambia attorno a lui/lei. Deve costruire degli equilibri per far convivere il proprio mondo interno che sta lontano con il modo attuale, quello esterno, che spesso rimane irraggiungibile.</p>
<p>Questa sua fatica più o meno grande a costruire gli equilibri tra due mondi diversi determina il suo percorso di integrazione, nel quale interagiscono tutti quegli operatori che compongono il dispositivo di mediazione interculturale.</p>
<p>Chi parte, lascia anche delle persone con cui aveva dei legami, famigliari e parenti, che spesso hanno avuto un ruolo nella costruzione del suo progetto di partenza o sono stati, proprio loro, ad averlo prescelto per partire e ad avere partecipato a predisporre i mezzi per l’attuazione del progetto migratorio. Le attese di queste persone e le loro interazioni con il migrante influenzano molto il suo percorso e determinano anche il suo stare bene o la sua sofferenza.</p>
<p>Nei casi dei minori non accompagnati è ormai radicata, nei servizi di accoglienza, la pratica di comunicare con i genitori tramite i mediatori interculturali o di effettuare delle missioni nel paese di origine degli utenti.</p>
<p>Questa attenzione a chi rimane, si estende anche ai parenti di coloro che hanno perso i loro cari nel tentativo di raggiungere la riva nord del Mediterraneo. Da una prima constatazione si nota che l’annegamento nel mare dei primi non frena la partenza di altri, anzi spesso determina la partenza e la stessa sorte di gruppi successivi proveniente dalla stessa zona o parenti dei primi.</p>
<h3>Mediazione e sostegno psico-sociale</h3>
<p>Oltre alle azioni di sostegno economico e sociale, si propongono anche azioni di sostegno di tipo psico-sociale. Ma in un contesto rurale non occidentale, la nozione di benessere psico-fisico hanno connotati diversi da quelli conosciuti in Italia e la psicologia è spesso vista come una cura legata a delle patologie e gestita dai servizi di igiene mentale e dai manicomi.</p>
<p>In un caso (2), in seguito ad un primo monitoraggio realizzato da personale locale, gli esperti italiani hanno scelto di co-costruire insieme alle operatrici locali e alle donne beneficiare dell’iniziativa un percorso di sostegno psico-sociale. L’introduzione del mediatore interculturale proveniente dall’Italia, ha permesso di mediare le resistenze di una concezione della psicologia troppo attaccata agli insegnamenti della psicologia europea coloniale, ancora diffusa in Marocco e a ascoltare il sapere culturale delle donne parenti delle vittime e a valorizzarlo e utilizzarlo come leva terapeutica che interviene durante il percorso di sostegno tra pari.  In tale modo dei valori culturali come i rituali tradizionali, dei detti e proverbi locali, delle espressioni artistiche espresse nei tappeti e nel ricamo, hanno trovato la loro valorizzazione e una loro utilità nel percorso.</p>
<p>Quando si parte, ci si arricchisce con esperienze nuove. Nel caso della mediazione la ricchezza è doppia, perché l’esperienza è un continuo negoziare esistenze, identità, saperi e credenze e anche un continuo riflettere e far riflettere su significati e sensi di parole, atteggiamenti e azioni. Tutto questo con la presenza di un altro curioso e bisognoso di sapere: l’operatore “autoctono” (italiano nel nostro caso).</p>
<p>Quando si ritorna a “casa” per lavorare nel campo sociale e culturale, si porta con sé una conoscenza maggiore quella di chi si è allontanato dal quadro per osservarlo meglio….</p>
<h2></h2>
<h2>Note:</h2>
<p>(1)- <strong>Margalit COHEN-EMERIQUE</strong>,  psicologa esperta in relazioni e comunicazione interculturali <a href="http://www.cohen-emerique.fr/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"> (vedere il suo sito qui)</a>.</p>
<p>(2). Un <span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">Progetto promosso da Mondo Mlal</span></span>: <span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">«Tous en réseau», tutti in rete. </span></span><span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">progetto di lotta all’immigrazione irregolare e contro il  trafico di esseri umani atraverso la partecipazione delle famiglie delle vittime dell’immigrazione irregolare, delle associazioni della società civile e delle istituzioni locali . dal 01/03/2007 al 31/08/2010.  Programma cofinanziato dalla Comunità Europea. </span></span><span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">Typologie: Cofinancé par l’Union européenne. Programme Aeneas Ligne budgétaire: 19.02.03. Référence: EuropeAid/ /122511/C/ACT/MULTI. Regioni obiettivo:  Chaouia-Ouardigha  eTadla-Azilal, Province di Béni Mellal e Khouribga. </span></span></p>
<h2></h2>
<h2><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h2>
<p><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">– </span><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34880" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Gruppo di studio sul sistema di accoglienza costituito presso il Ministero dell’Interno, </span><strong>Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia</strong><i id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34881" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Aspetti, procedure, problemi</i><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34882" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">, Roma, ottobre 2015</span></p>
<p>– <span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35003">Servizio Centrale – SPRAR, </span><strong>Manuale operativo per l’attivazione e la gestione dei servizi di accoglienza integrata in favore dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria</strong><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35005">, settembre 2015</span></p>
<p>– <span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35119">ASGI, </span><strong>Il diritto alla protezione. Studio sullo stato del sistema di asilo in Italia e proposte per una sua evoluzione</strong><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35121">, Giugno 2011</span></p>
<p>– Margalit COHEN-EMERIQUE,   “<strong>Per un approccio interculturale nelle professioni sociali e educative</strong>” (Dagli inquadramenti teorici alle modalità operative)  Erickson, 2017.</p>
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		<title>Quarta conferenza annuale di Escapes: ripensare le migrazioni forzate</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 10:21:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni Parma, 8 &#8211; 9 giugno 2017  Polo didattico di Strada del Prato 3 La quarta conferenza annuale di Escapes intende essere luogo d’approfondimento, dove attori della ricerca e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8930" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1536" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni</strong></p>
<p><strong>Parma, 8 &#8211; 9 giugno 2017 </strong></p>
<p><strong>Polo didattico di Strada del Prato 3</strong></p>
<p>La quarta conferenza annuale di Escapes intende essere luogo d’approfondimento, dove attori della ricerca e dell’azione sociale impegnati sul tema dell’asilo sono chiamati a riflettere sulle migrazioni forzate, a partire dalle trasformazioni in atto e dalle esperienze vissute dai soggetti coinvolti in prima persona. Ripensare, nell’attuale scenario, le migrazioni forzate comporta decostruire categorie consolidate e approfondire criticamente i principali nodi in discussione, quali le politiche e le forme di governo, il ruolo della ricerca scientifica, le esperienze capaci di uscire dalle logiche emergenziali per favorire reali processi di integrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferenza è organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerca Coordinato «Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate», istituito presso l’Università degli Studi di Milano – Dip. di Scienze Sociali e Politiche, Dip. di Filosofia e Dip. di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali &#8211; in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma.</p>
<p>Info | <a href="http://www.escapes.unimi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.escapes.unimi.it&amp;source=gmail&amp;ust=1496829921824000&amp;usg=AFQjCNFx0Y3FlrYzpB7cG2aJ685nHYtROw&utm_source=rss&utm_medium=rss">www.escapes.unimi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parteciperà anche la &#8220;nostra&#8221; Monica Macchi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comitato scientifico</p>
<p>Luca Ciabarri (Università di Milano), Emanuela Dal Zotto (Università di Pavia), Marco Deriu (Università di Parma), Elena Fontanari (Università di Milano), Tiziana Mancini (Università di Parma), Michele Manocchi  (Western University, London ON-CA), Chiara Marchetti (Università di Parma e di Milano), Vincenza Pellegrino (Università di Parma), Barbara Pinelli (Università di Milano Bicocca).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8929" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="906" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029-768x543.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
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		<title>#StopCybeRazzismo 05.10.16 Palazzo Marino (Milano)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 07:12:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; A cura di Veronica Tedeschi Il progetto, voluto da Unar (Ufficio Nazionale Atidiscriminazioni Razziali), la casa dei Diritti, Ala Onlus e il Comune di Milano, ha rappresentato un momento di confronto tra giovani&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/07/stopcyberazzismo-05-10-16-palazzo-marino-milano/">#StopCybeRazzismo 05.10.16 Palazzo Marino (Milano)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A cura di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7095" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7095" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (563)" width="281" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 281w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il progetto, voluto da Unar (Ufficio Nazionale Atidiscriminazioni Razziali), la casa dei Diritti, Ala Onlus e il Comune di Milano, ha rappresentato un momento di confronto tra giovani e meno giovani su un argomento molto delicato che negli ultimi anni si sta diffondendo:  il Cyber Razzismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Al convegno erano presenti molti ragazzi di diversi istituti milanesi, curiosi di vedere il prodotto dei loro compagni che, grazie a questo progetto hanno realizzato un piccolo ma importante spot sul tema. Tra i saluti iniziali, Pasqui Miriam della Casa dei Diritti di Milano e Sumaya Abdel Quader, consigliera comunale, concordano sul fatto che i giovani siano il futuro ma anche il presente che deve costruire, oggi. “È necessario che pensiate con le vostre teste” dice Vincenzo Cristiano di Ala “dovete essere responsabili delle vostre azioni e la avere curiosità di approfondire senza fermarvi alle apparenze”.</p>
<p align="JUSTIFY">L’intervento più importante è lasciato a Massimo Modesti, pedagogista interculturale, che ha il difficile compito di rendere semplice l’argomento e catturare l’attenzione dei ragazzi. Primo punto fondamentale: cos’è il Cyber Razzismo? Due parole: Cyber che significa interazione virtuale (tramite Internet) e Razzismo che significa esclusione basata sulla presunta superiorità di una razza che porta a divisioni. Le forme di razzismo che si propagano su internet sono, forse, ancora più gravi perché hanno delle caratteristiche più incisive:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Effetto di disinibizione</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">: lasciarsi andare senza restrizioni sociali e morali</span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Capacità di sollecitare istinti ed emozioni</b></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Viralità:</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> concetto molto potente che non dipende solo dal contenuto ma anche dal modo in cui la notizia viene confezionata</span></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Gli adolescenti, però, dicono di non essere toccati così da vicino dal razzismo 2.0, non perché questo non esista ma per la presenza di altre problematiche che ritengono più delicate. Il così detto fat shaming, il criticare pesantemente qualcuno per il suo aspetto fisico o il revenge porn, cioè la pubblicazione di foto di nudo in Internet per vendetta.</p>
<p align="JUSTIFY">È stato necessario, quindi, far fare un passo in più ai ragazzi per capire dove vedessero il razzismo nei social. Cosa è emerso da questo sondaggio:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Il razzismo assume un’aria innocente attraverso l’ironia</b></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Viene rappresentato attraverso stereotipi che vengono utilizzati continuamente</b></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Risulta fondamentale la </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>figura di politici che contribuiscono ad alimentare l’odio</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> (Ex. termine </span><span style="font-family: Arial, serif;"><i>invasione)</i></span></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">In conclusione, la facilità d’uso dei social media non corrisponde ad una competenza nel saperli utilizzare; occorre guidare i ragazzi nell’utilizzo di questi strumenti.</p>
<p align="JUSTIFY">La mattinata è proseguita tra fotografie e musica. Foto di Jean-Claude Chincheré, fotoreporter di soli 23 anni che si è recato in Libano per conoscere e fotografare rifugiati siriani e palestinesi. Musica di Stephane Ngono, percussionista e mediatore culturale.</p>
<p align="JUSTIFY">A fine giornata sono stati premiati studenti e docenti della scuola Varalli per la creazione del video.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7096" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7096" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (564)" width="960" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ed eccovi il video vincitore realizzato dai ragazzi !</p>
<p align="JUSTIFY">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_PGwcD6RgDk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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			</item>
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		<title>Quando l&#8217;arte fa intercultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 04:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici, oggi vi diamo comunicazione di alcuni appuntamenti culturali, organizzati a Milano e a Bergamo, che speriamo possano interessarvi. L&#8217;arte, antica e contemporanea, può essere uno strumento valido per fare intercultura, per far&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, oggi vi diamo comunicazione di alcuni appuntamenti culturali, organizzati a Milano e a Bergamo, che speriamo possano interessarvi.<br />
L&#8217;arte, antica e contemporanea, può essere uno strumento valido per fare intercultura, per far avvicinare popoli e persone, per viaggiare anche con l&#8217;immaginazione. Per questi e molti altri motivi pensiamo che queste iniziative siano da prendere in considerazione, magari nei prossimi week end&#8230;<br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/unnamed-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/unnamed-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="230" width="320" /></a><br /><strong>Brera: un’altra storia</strong></p>
<p>La Pinacoteca di Brera raccontata da mediatori museali stranieri per una valorizzazione del patrimonio artistico in chiave interculturale.<br />Due città. Quattro musei. Un’unica concezione della cultura e una nuova modalità di accostarsi al museo: ecco in sintesi il progetto “Altrestorie” attraverso il quale un network di istituzioni pubbliche e private (il GAMeC, la Pinacoteca di Brera, l&#8217;Accademia Carrara di Bergamo, il Museo del Novecento di Milano, Tramiteteatro e Storyville) offre il proprio patrimonio a nuove narrazioni nella convinzione che l’arte sia tra i principi fondamentali attraverso cui si (ri)costruisce una comunità.<br />A Brera otto mediatori museali (Francesca Cambielli-Italia, Connie Castro-Filippine, Biljana Dizdarevic-Bosnia, Anita Gazner-Ungheria, Rosana Gornati-Brasile, Dudù Kouate-Senegal, Margaret Nagap-Egitto e Almir San Martin-Perù) conducono sia percorsi individuali su singoli quadri sia percorsi collettivi incentrati su filoni tematici in cui la storia delle opere interagisce con le storie e i vissuti personali. L’intreccio fra saperi diversi e la proposta di nuove chiavi di lettura amplifica le potenzialità narrative, la complessità e la ricchezza dei significati rendendo non solo la Pinacoteca più accessibile agli stranieri (a richiesta sono disponibili anche visite guidate nella lingua madre di ciascun mediatore) ma svelando anche nuovi significati agli italiani fino a trovare segni di contaminazione e reciproco influsso figurativo.</p>
<p>I percorsi sono gratuiti (compresi nel biglietto del museo) durano circa 45 minuti in gruppi di massimo 12 persone.<br /> Per informazioni e prenotazioni: <a href="mailto:paola.strada@beniculturali.it">paola.strada@beniculturali.it</a></p>
<p>&nbsp;Ed ecco il calendario del mese di maggio:</p>
<p>&nbsp;Sabato 10 maggio ore 16.00 </p>
<p> Percorso tematico “Un incontro” a cura di Francesca Cambielli, Dudù Kouate e Anita Gazner</p>
<p> Domenica 11 maggio ore 16.00 </p>
<p> Percorso tematico “Di madre in figlio” a cura di Margaret Nagap e Biljana Dizdarevic</p>
<p> Sabato 17 maggio ore 16.00 </p>
<p> Percorso tematico “Luoghi” a cura di Rosana Gornati, Connie Castro, Anita Gazner e Francesca Cambielli</p>
<p> Domenica 18 maggio ore 15.00 </p>
<p> Percorso tematico “Sguardi diversi su La Predica di S. Marco ad Alessandria d’Egitto, di Gentile e Giovanni Bellini” a cura di Dudù Kouate, Rosana Gornati e Almir San Martin</p>
<p> Sabato 24 maggio ore 16.00 </p>
<p> Percorso dedicato ad alcune opere della Pinacoteca a cura di Dudù Kouate</p>
<p> Domenica 25 maggio ore 14.30 </p>
<p> Percorso tematico “Tra terra e cielo” a cura di Biljana Dizdarevic, Connie Castro e Almir San Martin</p>
<p> ore 16.00 </p>
<p> Percorso dedicato ad alcune opere della Pinacoteca a cura di Dudù Kouate</p>
<p><strong>E una mostra di pittura&#8230;presso la Casa delle culture del mondo di Milano</strong></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/unnamed-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/unnamed-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<p><strong>&nbsp;Tracce: opere di Ousseynou Diop, in arte Ouzin</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p> La Casa delle culture del mondo della Provincia di Milano propone dal 17 aprile al 14 maggio la mostra “Tracce”, quindici tele in acrilico realizzate nell’ultimo anno dall’artista senegalese Ousseynou Diop, in arte Ouzin. La mostra, curata da Daniela Frigo, Mediatrice Artistica, Linguistica e Culturale, è promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano. La mostra &#8220;Tracce&#8221; dell’artista senegalese Ousseynou Diop, in arte Ouzin, affronta un tema spesso ridondante per chi lascia il proprio paese, ovvero il segno ci si porta dietro e che rimane dentro la propria anima una volta che si abbandona ciò che più si ama: la propria terra. La traccia è un&#8217;orma, un’impronta che ritorna, che graffia, che ricorda: è un colore, una forma, un oggetto, una parola ripetuta, un viso sfumato, una nota suonata, un riflesso di luce sullo specchio dell&#8217;acqua, la donna amata. La tela permette di immortalare il dolore, la fatica, il desiderio di riscatto, ma anche la passione, la speranza, l&#8217;amore. Le tracce sono fondamentali per ricostruire il proprio passato, per ricordare le proprie radici e riallacciarsi al presente: ed è ciò che fa l&#8217;artista, che attraverso colori materici, corde, conchiglie e altri utensili manifesta l&#8217;esigenza di creare un ponte con tutto ciò che oggettivamente non è più presente, ma che si rende vivo nelle sue creazioni.</p>
<p> Informazioni al pubblico:</p>
<p>&#8211; Provincia di Milano/La Casa delle culture del mondo, tel. 02 334968.54/30 </p>
<p>www.provincia.milano.it/cultura?utm_source=rss&utm_medium=rss &#8211; culturedelmondo@provincia.milano.it </p>
<p>&#8211; Daniela Frigo, daniela.frigo@hotmail.it, 3496102158</p>
<p> La Casa delle culture del mondo, Via Giulio Natta 11, Milano (M1 Lampugnano)</p>
<p>dal 17 aprile al 14 maggio 2014</p>
<p>orari: martedì-venerdì ore 10-18.30, sabato e domenica ore 14-20, lunedì chiuso</p>
<p>chiuso: 19, 20, 21, 25, 26, 27, 28 aprile e 1° maggio</p>
<p>aperto: 22, 23, 24, 29, 30 aprile e 2, 3, 4 maggio</p>
<p>ingresso libero </p>
<p>Inaugurazione mercoledì 16 aprile 2014, ore 18.30</p>
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