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	<title>mediazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il ruolo dell’Italia in caso di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 08:03:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Luca Cellini (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/01/xNato-per-uccidere-720x480.jpg.pagespeed.ic.Iuxb7lQuex.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il ruolo dell’Italia in caso di guerra"/><figcaption>&#8220;Nato per uccidere&#8221; (Foto di da Full Metal Jacket)</figcaption></figure></div>



<p>Ho sempre creduto che la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/04/70-anni-di-costituzione-nonviolenta/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Costituzione italiana</strong></a>&nbsp;fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.<br>Ciò viene dimostrato stando almeno agli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/qual-e-la-vera-minaccia-nucleare-in-medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultimi avvenimenti</a>&nbsp;legati al&nbsp;<strong>Medio Oriente</strong>.</p>



<p>Mi spiego meglio: si può essere concordi oppure no che la Costituzione italiana sia fra le più belle del mondo, però, leggendola, tutti potranno concordare fin dalle prime battute che, la&nbsp;<strong>Carta costituzionale italiana sia decisamente antibellicista e fermamente contro la guerra</strong>. Così come del popolo italiano volendo si possa dir tutto, ma certo non se ne possa mettere in dubbio, il&nbsp;<strong>fortissimo</strong>&nbsp;<strong>e più che motivato&nbsp;rifiuto di fondo sia alla guerra che al nucleare</strong>. Gli italiani infatti, vi hanno rinunziato più volte con tanto di referendum sull’energia nucleare, perfino quella a scopi civili.</p>



<p>Eppure, nonostante tutto ciò, l’Italia specie in questi ultimi anni è divenuto il&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>“gabinetto di guerra”</strong>&nbsp;operativo degli Stati Uniti e della NATO</a>.<br>La&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/liberiamoci-da-camp-darby/?utm_source=rss&utm_medium=rss">base militare di Camp Darby</a>&nbsp;a Livorno è divenuta il principale arsenale militare statunitense in Europa, il più grande degli Stati Uniti al di fuori del proprio territorio. A&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/le-navi-della-morte-passano-da-livorno/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby transitano via mare le rotte della guerra.</a>&nbsp;A Camp Darby ci sono armi strategiche e tattiche di ogni tipo, 125 bunker, dove si stima sia stoccato circa un milione di proiettili di artiglieria, ma anche bombe aeree, e missili. Secondo alcuni esperti militari ci sarebbero anche dotazioni nucleari, oltre a carri armati e diversi veicoli militari aerei e terrestri.<br>Si tratta di una sorta di grandissimo hub delle armi. Il più grande di tutto il patto atlantico. Queste arrivano via mare, a bordo di imponenti navi della USS Navy, fino al porto di Livorno. Da qui sono stoccate a&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/04/che-gran-passione-la-liberta-di-giocare-alla-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby, per poi essere smistate e destinate in Giordania, Arabia Saudita</a>&nbsp;e altri paesi mediorientali per rifornire le forze di Washington impegnate nei vari teatri di guerra principalmente dell’area mediorientale, dalla<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/05/la-ministra-della-guerra-chiama-alle-armi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>&nbsp;Siria</strong>&nbsp;allo&nbsp;<strong>Yemen</strong>,</a>&nbsp;ma anche alla&nbsp;<strong>Libia</strong>, senza dimenticare ovviamente&nbsp;<strong>l’Iraq.</strong></p>



<p>Oltre Camp Darby, sul suolo italico in prima linea nella politica della guerra, c’è la<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/da-sigonella-in-poi-le-nuove-guerre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;base militare di Sigonella</a>&nbsp;in Sicilia, da cui decollano i caccia da guerra impiegati nei vari conflitti, e<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/12/droni-ags-a-sigonella-il-regalo-di-natale-della-nato-ai-siciliani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;i droni controllati a distanza</a>, uguali a quello usato ad esempio per il blitz nei giorni scorsi per uccidere il generale iraniano Soleimani.<br>Ancora In Sicilia, a Niscemi, dal 2014 è sorto uno dei centri di trasmissione del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/la-sicilia-capitale-mondiale-delle-telecomunicazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">MUOS</a>&nbsp;(Mobile User Objective System): un sistema di comunicazione satellitare militare ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta (fino a 64 kbit/s), utilizzato direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il MUOS è un sistema composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, una delle quali è quella di Niscemi. Il MUOS integra le comunicazioni di guerra delle forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo, e per questo, proprio in questi giorni è impegnato direttamente nella trasmissione e nel controllo operativo di varie operazioni di guerra in Medio Oriente.</p>



<p>Sempre in Italia abbiamo già adesso circa 90 testate nucleari, diverse delle quali stanziate presso la base militare di Aviano nel Veneto. Un potenziale nucleare già adesso capace di oltrepassare la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/12/le-300-hiroshima-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">potenza distruttiva di 300 Hiroshima</a>. E così, giusto perché eravamo in aria natalizia, proprio nei giorni di Natale si è saputo di un altro bel regalino, che sta per esserci recapitato dai nostri amici alleati a stelle e strisce.<a href="https://www.fanpage.it/attualita/cinquanta-testate-nucleari-dalla-turchia-ad-aviano-e-polemica-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;50 Bombe Nucleari USA dalla Turchia dirette in Italia.</a><br>Cinquanta testate nucleari strategiche pronte per essere portate dalla base turca di Incirlik, in Anatolia, alla base Usaf di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. Gli Usa diffidano sempre di più della fedeltà alla Nato del presidente turco Erdogan, e così ripiegano sulla sempre più fedele Italia. Questa notizia ci è stata riportata da Fanpage e poi ripresa dall’Ansa, il 30 dicembre, 4 giorni prima del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/generale-iraniano-ucciso-da-un-drone-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">blitz americano che ha visto l’uccisione in Iraq del generale iraniano Soleimani</a>. La fonte è il generale a riposo Chuck Wald della US Air Force in una intervista rilasciata in esclusiva all’agenzia Bloomberg.</p>



<p>Tutto questo sarebbe quanto meno “degno” di una<strong>&nbsp;interrogazione parlamentare urgente</strong>, per chiedere sia al&nbsp;<strong>Governo</strong>&nbsp;ma anche al&nbsp;<strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong>, perché, sebbene la nostra&nbsp;<strong>Costituzione</strong>&nbsp;parli in modo chiaro e inequivocabile di&nbsp;<strong>ripudio della guerra</strong>, e il&nbsp;<strong>popolo italiano</strong>&nbsp;si sia espresso più volte per via referendaria nell’essere fermamente&nbsp;<strong>contrario all’uso del nucleare</strong>, persino in campo civile, perché&nbsp;<strong>Stati Uniti d’America e la NATO, continuino a riempire il “patrio suolo” di ordigni nucleari militari</strong>, e di armi di ogni specie e tipo, usate nel conflitto mediorientale. Sì, sono questioni serie queste che dovrebbero spiegarci sia la Presidenza della Repubblica che il Governo, aprire quantomeno una discussione in&nbsp;<strong>Parlamento</strong>; un organo creato apposta per trattare e parlamentare almeno degli aspetti più importanti che riguardano da vicino il nostro paese, le nostre vite, il nostro futuro. Ciò a maggior ragione in una ipotesi di possibile&nbsp;<strong>conflitto armato di tipo diretto tra Stati Uniti e Iran</strong>. Non è forse questa una flagrante violazione del dettato costituzionale? E l’ultima azione condotta per ordine diretto di&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;non è forse in&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/per-il-diritto-internazionale-lazione-di-trump-configurabile-come-atto-criminale-e-terrorista/?utm_source=rss&utm_medium=rss">totale violazione del Diritto Internazionale</a>, che è stato stracciato con un semplice click remoto via Web. Un raid quest’ultimo, che è stato giudicato&nbsp;<strong>un crimine</strong>&nbsp;anche dall’<strong>Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite</strong>.</p>



<p>Con l’ultima mossa operata dalle forze armate statunitensi, (il raid che ha visto l’uccisione di Soleimani) le istituzioni internazionali, a salvaguardia della pace, della cooperazione mondiale e del rispetto delle&nbsp;<strong>Carte universali e del Diritto</strong>, sono state&nbsp;<strong>sbeffeggiate e calpestate</strong>.<br>La parola stessa, e&nbsp;<strong>le rassicurazioni</strong>&nbsp;che proprio&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;pochi giorni prima, a fine anno, pubblicamente aveva dato, sono state cancellate, rimangiate una ad una. Persino quei paesi europei che da oltre 75 anni vengono chiamati “alleati” sono stati oltraggiati, di fatto resi ridicoli, rendendo evidente che in termini decisionali è come se nemmeno esistessero. Di questo, a partire da oggi e nei prossimi giorni a seguire si dovrebbe discutere in Parlamento in modo urgente, perché questa è la funzione per cui è stato creato l’organo parlamentare.<br>Oppure tutto è stato già deciso dal signor Trump, magari con un bel&nbsp;<strong>tweet</strong>, come va tanto di moda oggi nel “club” esclusivo dei “grandi statisti”, quelli che con un sol&nbsp;<strong>click sullo smartphone</strong>&nbsp;decidono sulle&nbsp;<strong>vite di migliaia, forse milioni di persone</strong>. Ivi compreso anche le nostre sorti, quelle di un Paese che nonostante sia fondato sul ripudio assoluto della guerra, ci deve vedere costretti come nazione, a essere proni in prima linea all’interno di un conflitto che va crescendo.</p>



<p>Tutto ciò, a quanto pare sta accadendo finora,&nbsp;<strong>senza avere nemmeno la possibilità di esprimersi all’interno dell’istituzione del nostro Parlamento</strong>, che, vista l’aria pesantissima che tira, avrebbe quantomeno la funzione di&nbsp;<strong>discutere della drammatica condizione in cui come paese Italia ci veniamo a trovare</strong>; delle pesantissime implicazioni che comporta in questo momento l’essere più che alleati, di fatto&nbsp;<strong>complici di una nazione terza che sta operando al di fuori di ogni criterio del Diritto Internazionale</strong>, e anche al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite. In seno a questo, c’è anche&nbsp;<strong>assoluto bisogno di discutere</strong>&nbsp;di come in questo momento il nostro suolo si trovi ad essere&nbsp;<strong>sede operativa di vere e proprie operazioni di guerra, senza che il nostro Stato riesca più esercitare una qualche forma decisionale su ciò che viene operato sul nostro stesso territorio</strong>.&nbsp; Discutere evidenziando che in questo momento, il nostro ruolo, più che alleati ci vede<strong>&nbsp;in parte complici, in parte militarmente occupati</strong>&nbsp;da una nazione terza che sembra prepararsi a scendere in guerra, non più per procura, bensì all’interno di un conflitto armato diretto contro altri Stati.<br>È di tutto questo che c’è assoluta urgenza di discutere all’interno del Parlamento, e quanto meno venire informati sui fatti gravissimi, e su questioni di vitale importanza che mettono a serio rischio il nostro Stato e le nostre vite di 60 milioni di cittadini.</p>



<p>Ciò assume ancor di più carattere di urgenza alla luce degli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">intensi movimenti bellici e militari</a>&nbsp;che proprio in questi giorni stanno interessando il nostro territorio. E’ per questo che, restiamo in attesa che uno dei nostri massimi organi istituzionali, riferendoci al<strong>&nbsp;Presidente della Repubblica, Capo delle Forze Armate,</strong>&nbsp;e al&nbsp;<strong>Governo</strong>, primo e più importante organo decisionale chiamato a deliberare e decidere su questioni di vitale importanza per il Paese, abbiano la bontà di informarci su cosa stia avvenendo, e quali siano le nostre intenzioni come nazione che ripudia la guerra, all’interno invece di uno scenario che ci vede fortemente&nbsp;<strong>coinvolti in uno stato di pre-guerra.</strong>&nbsp;Nel frattempo, ci perdonino infine&nbsp;<strong>gli onorevoli deputati</strong>, se fra le lecite richieste avanzate, si possa almeno sperare che, fra una querelle televisiva sugli ospiti del prossimo Festival di Sanremo, e un gossip su quale sia la prossima fiamma di Salvini, ci possa essere in questo nostro Paese almeno una qualche componente parlamentare che prenda la briga&nbsp; e l’impegno di poter muovere una&nbsp;<strong>interrogazione parlamentare della massima urgenza</strong>&nbsp;sui pericolosi&nbsp;<strong>scenari di guerra</strong>&nbsp;che vanno addensandosi all’orizzonte sul&nbsp;<strong>nostro Paese</strong>, e che, non ce ne vogliano se glie lo ricordiamo,<strong>&nbsp;riguardano tutti noi e le nostre vite</strong>&nbsp;veramente da molto vicino.</p>
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		<title>Rogo dell&#8217;hotspot nella piana di Gioia Tauro. La denuncia di MEDU e Amnesty</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 07:52:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10256" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="794" height="555" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 794w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu-300x210.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu-768x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></a></strong></p>
<p><strong>LA DENUNCIA DI MEDICI PER I DIRITTI UMANI E AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA</strong></p>
<p><em>A due settimane dal tragico incendio che ha distrutto la baraccopoli di San Ferdinando causando la morte di una giovane donna, la risposta delle istituzioni è ancora vergognosamente carente. Solo 174 dei circa 2.000 lavoratori stranieri nell’area sono state trasferiti, qualche giorno fa ed in modo del tutto improvvisato, in una nuova tendopoli del Ministero dell’Interno priva di servizi igienici, acqua, luce. In assenza di alternative, la maggior parte delle persone sono rimaste a vivere tra i resti della vecchia baraccopoli, dichiarata ad alto rischio per la salute a causa dell’elevata tossicità riscontrata. Medu chiede alle istituzioni che vengano garantite nell’immediato soluzioni di accoglienza sicure e dignitose.</em></p>
<p>A circa un mese dal rogo della baraccopoli di San Ferdinando, che nella notte tra il 26 e il 27 gennaio ha distrutto gran parte delle abitazioni di fortuna e causato la morte di una donna di 26 anni, ancora una volta desta allarme e preoccupazione <strong>la colpevole incapacità delle istituzioni di fornire risposte urgenti e concrete per il superamento della drammatica situazione abitativa e igienico-sanitaria dei circa 2.000 lavoratori agricoli stranieri</strong> che si concentrano nella zona industriale di San Ferdinando.</p>
<p>La tensostruttura della protezione civile, approntata nelle ore immediatamente successive al rogo e in grado di ospitare solo 198 persone, è stata smantellata la mattina del giorno 8 febbraio e solo parte delle persone accolte sono state trasferite in modo del tutto improvvisato e sbrigativo presso una nuova tendopoli del Ministero dell’Interno situata a poca distanza: 29 tende in grado di ospitare fino a 174 persone, <strong>senza servizi igienici, acqua ed elettricità, montate sulla terra nuda, in un’area che poche gocce possono trasformare in una palude. </strong>Eppure, secondo un rapporto dell’ARPACAL, consegnato qualche giorno fa alla Prefettura di Reggio Calabria, occorre mettere in sicurezza quanto prima l’area su cui insiste la vecchia tendopoli e le persone che ci vivono visto l’alto grado di tossicità – dovuto alla combustione incontrollata di rifiuti eterogenei in grado di produrre diossine ed altre sostanze inquinanti dannose alla salute umana- che rende necessario e prioritario tutelare vite umane.</p>
<p>Solo due giorni prima del nuovo trasferimento le associazioni attive nella piana di Gioia Tauro erano state convocate dal Commissario Straordinario di Governo e dal Sindaco di San Ferdinando – unici interlocutori istituzionali presenti – per essere informate sulle soluzioni individuate dalle istituzioni per far fronte nell’immediato alle sempre più critiche condizioni di vita dei lavoratori rimasti a vivere nei resti insalubri della vecchia baraccopoli. In quell’occasione Medici per i Diritti Umani (MEDU), insieme alle altre associazioni presenti, aveva chiesto che la struttura in corso di allestimento fosse predisposta in modo tale da garantire <strong>condizioni di vita dignitose e adeguate</strong>, tra cui servizi igienico-sanitari in numero proporzionale alle persone accolte, adeguato allestimento e riscaldamento delle unità abitative, presenza di operatori professionali con formazione specifica, servizi di assistenza ed orientamento sociale e legale, mediazione linguistica e culturale, adeguata informativa rispetto ai diritti dei lavoratori agricoli. Niente di tutto questo è stato realizzato.</p>
<p>Le iniziative poste in atto fino ad ora sembrano piuttosto essere l’ennesima improvvisata soluzione d’emergenza, che non risponde alla necessità di garantire, nemmeno in maniera provvisoria, <strong>una capienza adeguata ad accogliere tutti i lavoratori attualmente presenti e di tutelare la sicurezza di tutti coloro </strong>che vivono nella zona industriale di San Ferdinando. Con i pochi posti a disposizione, è stato infatti possibile dare un letto soltanto a chi dormiva nella tensostruttura della protezione civile (e probabilmente nemmeno a tutti, nonostante la struttura sia stata rimossa), lasciando gli abitanti della vecchia tendopoli a dormire ancora su strati di plastica e gomma bruciata. Inoltre, vista la prossimità all’area da bonificare, mancano garanzie – non fornite al momento – sul fatto che la tossicità del luogo non mantenga i suoi effetti nocivi anche a poche decine di metri di distanza.</p>
<p>Alla luce dei concreti rischi in termini di salute e sicurezza, evidenziati a più riprese dalle istituzioni, <strong>MEDU e Amnesty International Italia chiedono con forza che venga garantita nell’immediato a tutte le persone presenti nell’area una soluzione di accoglienza dignitosa e con standard igienico-sanitari e di sicurezza adeguati, in grado di tutelare in primo luogo la salute e i diritti fondamentali di ogni persona.</strong></p>
<p>In relazione alla soluzione di medio termine delineata dalle istituzioni- un campo container attrezzato nel contiguo territorio del comune di Gioia Tauro, nella cosiddetta area “ex opera Sila” – <strong>MEDU e Amnesty International Italia chiedono che vengano rapidamente fornite informazioni certe sulle tempistiche, il numero di posti disponibili, le risorse a disposizione e le condizioni generali di accoglienza.</strong> Inoltre, in attesa di conferma della possibilità di utilizzo del sito identificato da parte del comune interessato, MEDU e Amnesty International Italia chiedono garanzie rispetto ai possibili rischi per la salute derivanti dalla presenza di un inceneritore nell’area. Resta infine il timore che l’isolamento, l’assenza di un sistema di trasporti pubblici adeguato, la mancanza di un reale impegno nella prospettiva dell’inclusione sociale, possano determinare il sorgere di un ennesimo luogo di esclusione, marginalità e sfruttamento con inevitabili conseguenze anche in termini di conflittualità sociale.</p>
<p>Per quanto riguarda le soluzioni di medio-lungo termine, MEDU e Amnesty International Italia chiedono un impegno concreto per realizzare l’obiettivo da tempo auspicato da tutte le istituzioni, quello cioè <em>dell’accoglienza diffusa</em>, che ad oggi resta solo uno slogan privo di contenuto.  A tale proposito, MEDU e Amnesty International Italia chiedono che vengano indicate <strong>le modalità, le tempistiche, gli attori istituzionali preposti ed i finanziamenti disponibili</strong>. Tale soluzione non può ricadere naturalmente solo nell’ambito territoriale dei comuni di San Ferdinando e di Rosarno ma <strong>si deve estendere a tutti i comuni della piana di Gioia Tauro</strong> attraverso il coordinamento delle istituzioni coinvolte, in primis la <em>Regione Calabria</em>. Desta grave preoccupazione che la Regione, già investita del compito di promuovere “politiche di promozione e sostegno abitativo in favore dei lavoratori agricoli stagionali e iniziative volte a incentivare la loro integrazione nella piana di Gioia Tauro”, sia oggi del tutto assente.</p>
<p>Si richiama infine l’opportunità di <strong>coinvolgere attivamente le associazioni che da anni operano a stretto contatto con i lavoratori migranti e soprattutto</strong> <strong>degli abitanti delle tendopoli</strong> nella pianificazione ed implementazione delle soluzioni individuate e condivise, al fine di evitare ulteriori fallimenti e tensioni e cercando in ogni caso di evitare azioni di sgombero violento non concordate con la popolazione degli insediamenti.</p>
<h5><em>Medici per i Diritti Umani (MEDU)  ha avviato dal 2014 il progetto Terragiusta. Campagna contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura. </em><em>I partner del biennio 2016-18 sono: Arci “Iqbal Masih” di Venosa, Flai-Cgil di Gioia Tauro, Comune di Rosarno, Terra!Onlus, Zalab, Amisnet/Echis, OIS- Osservatorio Internazionale per la Salute Onlus-</em></h5>
<h5><em>Progetto realizzato con il sostegno di: Fondazione con il Sud; Fondazione Charlemagne; Open Society Foundations</em>.</h5>
<p>(Mediciperidirittiumani.it)</p>
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		<title>Quarta conferenza annuale di Escapes: ripensare le migrazioni forzate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 10:21:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni Parma, 8 &#8211; 9 giugno 2017  Polo didattico di Strada del Prato 3 La quarta conferenza annuale di Escapes intende essere luogo d’approfondimento, dove attori della ricerca e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8930" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1536" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/logo_escapes_2017_titolo_data_1536-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni</strong></p>
<p><strong>Parma, 8 &#8211; 9 giugno 2017 </strong></p>
<p><strong>Polo didattico di Strada del Prato 3</strong></p>
<p>La quarta conferenza annuale di Escapes intende essere luogo d’approfondimento, dove attori della ricerca e dell’azione sociale impegnati sul tema dell’asilo sono chiamati a riflettere sulle migrazioni forzate, a partire dalle trasformazioni in atto e dalle esperienze vissute dai soggetti coinvolti in prima persona. Ripensare, nell’attuale scenario, le migrazioni forzate comporta decostruire categorie consolidate e approfondire criticamente i principali nodi in discussione, quali le politiche e le forme di governo, il ruolo della ricerca scientifica, le esperienze capaci di uscire dalle logiche emergenziali per favorire reali processi di integrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferenza è organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerca Coordinato «Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate», istituito presso l’Università degli Studi di Milano – Dip. di Scienze Sociali e Politiche, Dip. di Filosofia e Dip. di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali &#8211; in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma.</p>
<p>Info | <a href="http://www.escapes.unimi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.escapes.unimi.it&amp;source=gmail&amp;ust=1496829921824000&amp;usg=AFQjCNFx0Y3FlrYzpB7cG2aJ685nHYtROw&utm_source=rss&utm_medium=rss">www.escapes.unimi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parteciperà anche la &#8220;nostra&#8221; Monica Macchi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comitato scientifico</p>
<p>Luca Ciabarri (Università di Milano), Emanuela Dal Zotto (Università di Pavia), Marco Deriu (Università di Parma), Elena Fontanari (Università di Milano), Tiziana Mancini (Università di Parma), Michele Manocchi  (Western University, London ON-CA), Chiara Marchetti (Università di Parma e di Milano), Vincenza Pellegrino (Università di Parma), Barbara Pinelli (Università di Milano Bicocca).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8929" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="906" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1029-768x543.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
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		<title>Giustizia retributiva e giustizia riparativa (e il saggio di Gherado Colombo)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 04:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato un nuovo metodo di cooperazione con il Consiglio d&#8217;Europa in materia di emergenza carceri: questo in risposta alla condanna dell&#8217;Italia, da parte della Corte europea dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato un nuovo<br />
metodo di cooperazione con il Consiglio d&#8217;Europa in materia di<br />
emergenza carceri: questo in risposta alla condanna dell&#8217;Italia, da<br />
parte della Corte europea dei diritti dell&#8217;Uomo, per la violazione<br />
dei diritti dei detenuti. Entro il prossimo 28 maggio, l&#8217;Italia dovrà<br />
presentare il pacchetto “svuotacarceri” su cui ancora si sta<br />
tanto discutendo. Tra le proposte prese in esame dal governo italiano<br />
vi sono: la riforma della custodia cautelare, una depenalizzazione<br />
per i reati riguardanti alcune sostanze stupefacenti, il rimpatrio<br />
degli stranieri e pene alternative per alcune categorie di detenuti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vogliamo<br />
ricordare, però che esistono due tipi di giustizia: quella<br />
retributiva e quella riparativa.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
prima, la più diffusa, è quella che considera la punizione come la<br />
giusta conseguenza al reato e, quindi, pone al centro la<br />
trasgressione. La seconda, invece, pone al centro la persona, anche<br />
se si tratta di chi ha commesso la trasgressione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
indagini recenti, la maggior parte dei condannati a pene carcerarie<br />
torna a delinquere e invece di essere accompagnata in un percorso di<br />
riabilitazione &#8211; come prevede la nostra Costituzione &#8211; viene<br />
rinchiusa e privata dei diritti fondamentali. Mentre, per quanto<br />
riguarda le vittime dei reati,  chiedono, forse comprensibilmente,<br />
solo vendetta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/images-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/images-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>L&#8217;ex<br />
magistrato, Gherardo Colombo, nel suo saggio intitolato<i> Il perdono<br />
responsabile</i>&nbsp; (edito da Ponte alle Grazie) riflette su<br />
questi argomenti e mette a confronto la giustizia retributiva e<br />
quella riparativa. La domanda di partenza è: “Si può educare al<br />
bene attraverso il male?” perchè di educazione si tratta o si<br />
dovrebbe trattare. Secondo la giustizia di Stato, quella retributiva,<br />
la persona viene valutata in base ai suoi comportamenti, buoni o<br />
cattivi: la persona in quanto tale non ha alcun valore. La giustizia<br />
riparativa, invece, ribalta il punto di vista e considera prioritaria<br />
la dignità della persona, di qualsiasi persona, anche del reo. La<br />
Costituzione italiana e la Dichiarazione ONU sui diritti dell&#8217;Uomo<br />
confermano questo, nel momento in cui  sanciscono che l&#8217;ordine debba<br />
essere finalizzato alla realizzazione della persona e non viceversa:<br />
secondo tale visione, chi ha commesso un reato deve poter affrontare<br />
un percorso di recupero, di inclusione e anche di riconciliazione. I<br />
programmi della giustizia riparativa &#8211; come ricordato anche in un<br />
altro articolo che abbiamo pubblicato su questo argomento &#8211;<br />
prevedono, infatti, l&#8217;incontro e la responsabilizzazione dei rei,<br />
delle vittime e dell&#8217;intera società. Risulta importante il concetto<br />
di responsabilità se si pensa, ad esempio, che in molti casi il<br />
detenuto sbattuto in carcere non è del tutto consapevole delle<br />
proprie azioni: non sta in carcere per senso di responsabilità<br />
profonda, ma perchè costretto e basta. Anche e soprattutto perchè,<br />
come dice il Prof. Colombo: “ Le persone seguono le regole non<br />
perchè le condividano, ma per evitare la punizione o meritare il<br />
premio”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
il perdono: qualche settimana fa abbiamo pubblicato anche un video di<br />
Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, in cui spiega i motivi per cui ha<br />
deciso di perdonare gli assassini di suo padre: motivazioni che si<br />
collegano allo scritto del magistrato quando sostiene che, alla base<br />
di ogni cammino di perdono, ritorni il concetto di “responsabilità”.<br />
Il reo deve capire quali siano le conseguenze del male commesso e<br />
assumersi la responsabilità della sua riparazione, mentre la<br />
comunità deve assumersi la responsabilità di ri-accogliere il reo.<br />
E&#8217; una sfida, reciproca, che può far crescere e maturare sia come<br />
uomini sia come cittadini.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La legge svuotacarceri e la giustizia riparativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2014 05:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 19 febbraio scorso è diventato legge il decreto “svuotacarceri” con 147 voti a favore e 95 contrari in Senato senza modifiche rispetto al decreto votato dalla Camera dei deputati. La legge si pone&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/03/17/la-legge-svuotacarceri-e-la-giustizia/">La legge svuotacarceri e la giustizia riparativa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19<br />
febbraio scorso è diventato legge il decreto “svuotacarceri” con<br />
147 voti a favore e 95 contrari in Senato senza modifiche rispetto al<br />
decreto votato dalla Camera dei deputati.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La legge<br />
si pone due obiettivi: quello, appunto, di evitare il<br />
sovraffollamento e, di conseguenza, anche quello di garantire<br />
maggiori diritti ai detenuti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La nuova<br />
norma prevede: lo sconto di pena con un affidamento in prova ai<br />
servizi sociali per i più meritevoli  e la liberazione anticipata –<br />
che passa da 45 a 75 giorni – sempre per chi tiene una buona<br />
condotta. Questa misura vede esclusi i boss e i delinquenti che si<br />
sono macchiati di reati gravi. Inoltre, è stato stabilito che il<br />
giudice possa decidere di assegnare i domiciliari per gli ultimi 18<br />
mesi di reclusione e tale misura diventa stabile;per la detenzione<br />
domiciliare viene ampliato l&#8217;uso dei braccialetti elettronici e, in<br />
caso in cui il magistrato non lo facesse adottare, deve spiegare le<br />
motivazioni della sua decisione, in forma scritta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda i tossicodipendenti: viene ipotizzato l&#8217;affido<br />
terapeutico nelle comunità di recupero anche in caso di recidiva di<br />
reati minori.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Novità<br />
importanti, inoltre, per quanto riguarda gli immigrati: è stato<br />
abolito il reato di clandestinità ed è stata potenziata<br />
l&#8217;espulsione immediata in alternativa agli ultimi due anni di pena,<br />
in caso di reati minori. Infine, le procedure di identificazione<br />
devono essere avviate subito dopo la carcerazione.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma,<br />
forse, non tanti sanno che, in Italia, si è avviata, da qualche<br />
tempo, anche una forma di giustizia che vede a confronto vittima e<br />
reo: si chiama “giustizia riparativa”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
giustizia riparativa o “rigenerativa” considera il reato in<br />
termini di danno alle persone per cui l&#8217;autore del reato deve porre<br />
rimedio alle proprie azioni: il metodo prevede un coinvolgimento e<br />
una forma di collaborazione tra l&#8217;agente del reato, la vittima e la<br />
comunità civile che devono, insieme, trovare una soluzione<br />
concordata al danno.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sempre<br />
nel mese di febbraio, l&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha seguito<br />
l&#8217;incontro, organizzato dal Centro Asteria, con Agnese Moro (il video<br />
dell&#8217;incontro è disponibile sul canale Youtube dell&#8217;Associazione) e,<br />
in quell&#8217;occasione, è intervenuta Biancamaria Spricigo, dottore in<br />
ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università<br />
Cattolica di Milano, che ha spiegato l&#8217;utilità della giustizia<br />
riparativa anche per un eventuale recupero delle persone che hanno<br />
commesso azioni sbagliate e per un loro possibile reinserimento nella<br />
società.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vi<br />
proponiamo il video dell&#8217;intervento dell&#8217;Avv. Biancamaria Spricigo.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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