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	<title>medico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:18:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle <br></p>



<p>Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che esiste oggi. In particolare, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, sono state sviluppate numerose Direttive che sono sempre più vicine a un approccio globale di genere.<br>È chiaro che l&#8217;uguaglianza di genere de jure sul posto di lavoro è lontana dall&#8217;essere raggiunta, il che può essere visto in dati come la disoccupazione in termine di genere, la distribuzione delle posizioni di responsabilità, solitamente assegnate al genere maschile, o il gran numero di donne relegate alle faccende domestiche e alla cura della famiglia, anche quando lavorano fuori da casa. Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni casi che hanno permesso, gradualmente, al diritto europeo di sviluppare una legislazione riguardante la discriminazione di genere. I casi di Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby sono quindi estremamente significativi e meritano di essere conosciuti.<br>Gabrielle Defrenne era una hostess della Société Anonyme Belge de Navigation Aérienne (SABENA), e negli anni &#8217;70 il suo caso fu portato davanti alla Corte di giustizia europea dalla Corte Belga, alla quale la donna si era rivolta in prima istanza. In particolare, Defrenne chiedeva un risarcimento per la discriminazione nell&#8217;azienda, dato che la sua posizione, quella di hostess, era significativamente meno pagata di quella di assistente di volo, una posizione per lo più ricoperta da uomini. In questo modo, l&#8217;azienda stava istituzionalizzando la discriminazione attraverso la denominazione differenziata di posizioni che erano, in sostanza, le stesse.<br>La Corte di Giustizia Europea ha poi chiarito il contenuto dell&#8217;articolo 119 del Trattato della Comunità Economica Europea, in cui era stata stabilita la parità di retribuzione per lo stesso lavoro per uomini e donne. Tuttavia, questo principio non era stato applicato prima, poiché non era nelle agende degli stati dell&#8217;unione prendere misure concrete per implementarlo. Così, è stato grazie a Gabrielle Defrenne che la Corte di Giustizia Europea ha espresso come un obbligo chiaro e diretto agli Stati lo sviluppo di misure concrete verso la realizzazione della parità di retribuzione tra uomini e donne.<br>Il caso di Gabrielle Defrenne fu accompagnato da uno successivo, quello di Pamela Enderby, che nel 1993 ha intentato una causa nel sistema giudiziario britannico sulla stessa base: la distinzione tra la sua posizione e quella dei suoi colleghi maschi, puramente in termini di nome e con conseguente discriminazione economica. In particolare, lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, dove era una terapista della parola e del linguaggio.<br>In questo caso, la Corte di Giustizia Europea ha concluso che quando due lavori comportano funzioni identiche, ma uno è svolto principalmente da donne e uno da uomini, e questa distinzione è una causa della loro disparità di retribuzione, c&#8217;è una chiara discriminazione.<br>Questi due casi sono enormemente significativi, in quanto hanno portato allo sviluppo delle prime Direttive Europee sulla parità di genere sul posto di lavoro. Grazie a donne come Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby, le istituzioni europee hanno iniziato a creare il quadro in cui oggi siamo governati, quindi, nel contesto dell&#8217;arrivo della Giornata della Donna, le loro storie meritavano di essere raccontate.</p>
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		<title>Testimonianza da Lesbo, a cura del Naga</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 09:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa. </strong></p>



<p><strong>Ecco la sua testimonianza</strong>. (www.naga.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14637" width="484" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></figure>



<p><strong>Da quanto sei arrivata a Lesbo?</strong><br>Sono arrivata il 29 agosto, ho fatto una settimana di quarantena e ho poi iniziato a lavorare nel nostro ambulatorio, ma il terzo giorno c’è stato l’incendio. È stato un grande caos, deciderecome agire e coordinarsi è stato molto complicato. Il nostro ambulatorio nel campo è bruciato e quindi ora operiamo all’interno di strutture di altre realtà presenti.  <br> <br><strong>Che situazione hai trovato, prima e dopo l’incendio?</strong><br>Nel campo c’erano tra le 11.000 e le 12.000 persone, ho appena fatto in tempo a vedere tutto il campo che era diviso in diversi settori. Nelle prime strutture costruite ci stavano i minori non accompagnati e le donne sole per le quali il campo non era assolutamente un posto sicuro. Poi c’erano zone gestite da grandi associazioni internazionali e l’ultima parte chiamata “La giungla” dove si erano messe spontaneamente le persone che non riuscivano ad entrare nelle altre aree. Il campo era stato inizialmente pensato per 3.000 persone, in dei momenti sono arrivate ad essere 20.000.<br> <br><strong>Da dove arrivano le persone presenti?</strong><br>In grandissima maggioranza da Afghanistan, Siria e Iran. E c’è anche un gruppo di congolesi e di altri paesi francofoni. Ci sono persone che sono qui da anni e altre appena arrivate. E ci sono tanti bambini, cammino e incontro una marea di bambini che vivono in mezzo alla strada. Una cosa allucinante.</p>



<p><br> <strong>Dove si sono spostate le persone dopo l’incendio?</strong><br>Le persone si sono messe ai lati della strada e la polizia ha messo dei blocchi per non farli uscire, ha creato un’area circoscritta dalla quale le persone non possono uscire né altre possono entrare. Sono quindi rimasti tutti, non li lasciano uscire né possono lasciare l’isola. Non possono andare via, ma nessuno ha offerto soluzioni alternative e il campo non c’è più.Si sono così accampati nel parcheggio di un supermercato e ai lati della strada. Ci sono delle tende e, alcuni, hanno fatto delle specie di capanne con mezzi di fortuna come canne, fogliame, rami di bambù. Anche i bambini sono accampati, ci sono anche neonati. Di tutto. Ci sono delle persone che sono riuscite a scappare, ma la polizia pattuglia la zona e vengono riportate in quest’area circoscritta.<br> <br><strong>Che situazione hai trovato dopo l’incendio?</strong><br>Le tende e le capanne erano tutte bruciate, erano rimaste le strutture in lamiera. Il primo problema è stato il cibo e l’acqua. Inizialmente ci sono stati problemi nella distribuzione. Ora ci sono file di ore e ore per avere del cibo.<br> <br><strong>Che sensazioni hai avuto?</strong><br>La cosa che più ti fa star male è incontrare i bambini che giocano e vedere dove vivono ai lati della strada. È veramente straziante. Soprattutto quando vedi quelli piccoli, appena nati o di pochi mesi. Ma in generale tutti i bambini vivono in queste condizioni veramente allucinanti, non vanno a scuola e non c’è nessuna prospettiva. I Paesi europei non accolgono nessuno di loro, salvo 400 minori non accompagnati che sono già stati redistribuiti in varie nazioni.  Stanno costruendo un nuovo campo con 1000 tende, ma ovviamente sono molti di più.<br> <br><strong>Quali sono le richieste più frequenti in termini sanitari?</strong><br>Le richieste più frequenti sono attacchi di panico legati sia alla situazione in cui vivono qui sommata a quello che hanno vissuto nei Paesi di origine e ai viaggi che hanno affrontato. Il panico è anche dovuto agli attacchi della polizia con i gas lacrimogeni e anche a causa della presenza di gruppi di estrema destra che cercano di attaccare le persone. Sono state attaccate anche delle donne: io ho visto una donna in preda ad una crisi di panico proprio perché era stata attaccata, credo, dalla polizia. E ne vediamo tutti i giorni.Come associazione incontriamo poi soprattutto pazienti con malattie croniche come diabete, pressione alta, malattie della tiroide, persone che hanno bisogno di prendere medicine quotidianamente. Dopo l’incendio non ce l’hanno più. Come dermatologa vedo tante banali infezioni batteriche della pelle, molto frequenti nei bambini.<br> <br><strong>Com’è gestita la questione coronavirus?</strong><br>Prima dell’incendio avevano cominciato a fare i test, dopo quattro giorni che ero qui hanno trovato il primo caso. Hanno iniziato a fare tamponi, circa 2000 e hanno trovato 35 positivi. C’è stato l’incendio e le persone che erano in isolamento sono uscite e non si sa dove siano. Alcuni sono stati rintracciati, ma una minoranza. Considerate che tutt’ora non si sa se ci sono stati dei morti per l’incendio. La cosa non è stata ancora appurata.<br> <br><strong>Per concludere, trovi delle similitudini o sensazioni simili tra i tuoi lunedì all’ambulatorio del Naga e il tuo lavoro a Lesbo?</strong><br>Il Naga è un lavoro molto più normale, siamo un ambulatorio di base, la sua normalità è proprio la sua forza. E seppur a volte con difficoltà, dal Naga possiamo rimandare i pazienti agli ospedali per esami di approfondimento o altro. Qui non si possono fare esami di nessun tipo. Ora anche il nostro ecografo è bruciato. Quindi niente esami, niente ospedali le persone vengono prese negli ospedali solo quando stanno per morire e si creano delle situazioni gravissime. Per esempio le persone con l’HIV non hanno accesso ai farmaci, oggi c’era un signore con un tumore che è gestito da un ambulatorio mobile… Situazioni che gridano vendetta.</p>
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		<title>Coronavirus nel mondo: prevenzione, diagnosi, cura, statistiche e cura</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 09:01:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>CORONAVIRUS NEL MONDO. PREVENZIONE &#8211; DIAGNOSI &#8211; STATISTICHE &#8211; CURA A cura di Foad Aodi, Presidente dell’AMSI e UMEM nonché membro GDL Salute Globale e FNOMCeO L’Associazione Per i diritti umani vi aspetta oggi,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>
CORONAVIRUS
NEL MONDO. PREVENZIONE &#8211; DIAGNOSI &#8211; STATISTICHE &#8211; CURA

</p>



<p>
A
cura di Foad Aodi, <em>Presidente
dell’AMSI e UMEM</em>
nonché membro <em>GDL
Salute Globale</em>
e<em>
FNOMCeO</em></p>



<p>L’<strong><em>Associazione Per i diritti umani </em></strong>vi aspetta oggi, mercoledì 29 Aprile, alle ore 15:00 sul suo canale YouTube.  Un’importante occasione per partecipare all’incontro e apprendere informazioni, suggerimenti e tanto altro grazie all’intervento di una <em>personalità significativa</em> del <strong>settore sanitario.  </strong></p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13941" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>
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		<title>Infanzia e adolescenza al tempo del Covid-19</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 08:19:38 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="348" height="229" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13877" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 348w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff-300x197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di avere come ospite la psicoterapeuta e saggista Nadia Muscialini che ci ha parlato della situazione dei bambini e degli adolescenti in tempo di pandemia, suggerendo consigli ai genitori per star loro vicini e per affrontare insieme la convivenza forzata delle giornate. </p>



<p>Per ascoltare le parole di Nadia Muscialini, che collabora anche con Progetto Aisha, o i precedenti streaming è sufficiente cliccare sul quadrante che vi interessa. Grazie!</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/9_sD5A04Jtk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>LA  REGIONE LOMBARDIA TOGLIE IL MEDICO ALLE PERSONE RICHIEDENTI ASILO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2019 08:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dove non arriva la mannaia dei decreti Salvini, sui diritti delle persone migranti, arriva l&#8217;interpretazione &#8220;creativa&#8221; di qualche amministratore. Questa volta tocca al diritto alla salute delle persone richiedenti asilo residenti nella&#160;Regione Lombardia. Come&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/73395356_563668814204629_1383929030746570752_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13231" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/73395356_563668814204629_1383929030746570752_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/73395356_563668814204629_1383929030746570752_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/73395356_563668814204629_1383929030746570752_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/73395356_563668814204629_1383929030746570752_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1120w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Dove non arriva la mannaia dei decreti Salvini, sui diritti delle persone migranti, arriva l&#8217;interpretazione &#8220;creativa&#8221; di qualche amministratore.</p>



<p>Questa volta tocca al diritto alla salute delle persone richiedenti asilo residenti nella&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/Regione.Lombardia.official/?__tn__=%2CdK%2AF-R&amp;eid=ARAvoaoPnYDSMDYBuKoC9DvHU93bNwsVvnWpP41ZyGrq_ds6INtlZu7xeJ1xTM-jtQyVadukPQfPqsxK&utm_source=rss&utm_medium=rss">Regione Lombardia</a>.</p>



<p>Come osservato infatti dall&#8217;<a href="https://www.facebook.com/NagaOnlus/?__tn__=%2CdK%2AF-R&amp;eid=ARDBoD2r4vsUhTdxNVlqIMG1LGdUejTs2hcb3vXKu7NrQfMJ3_29S3GxvCqce1rqIpsR1Z8T1Rnc1e0c&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Naga &#8211; Milano</a>,</p>



<p>il primo decreto sicurezza Salvini, &#8220;non è invece intervenuto sull&#8217;assistenza sanitaria per i cittadini stranieri che, per i richiedenti asilo, continua ad essere garantita dall&#8217;articolo 34 del Testo Unico Immigrazione (Dlgs 286/98).&#8221;</p>



<p>&#8220;Ci ha però pensato la Regione Lombardia che, tramite l&#8217;Azienda di Tutela della Salute (ATS) Milano Città Metropolitana, ha diffuso ai medici di base un&#8217;informativa secondo la quale a seguito delle modifiche introdotte dal cosiddetto Decreto Salvini i richiedenti la protezione internazionale verranno iscritti al Servizio Sanitario per massimo 1 anno, senza assegnazione del Medico di Medicina Generale. La stessa comunicazione appare anche sul sito di Regione Lombardia, mentre da nessuna parte è stato possibile reperire il provvedimento che ha originato tali comunicazioni.&#8221; (<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F34aHHOf%3Ffbclid%3DIwAR2EtWo-YzSESBfGu8KMOvg18W_CKn11F5SvaEF0nCXnUke3EfTaltJQh5w&amp;h=AT2kHfLlQI8cq7SmL23fA9NamnBi_Dwue5DVBPwsAAWAoCl_zZacMcjOULPR9h7qDuZ5WU5k0YWQwH0e8bgrYZ_QzL8qjL8Kl_PgsK3xHqoqs84aJJwiK526IDRwWeb_jWw_bTQGpQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">bit.ly/34aHHOf</a>)</p>



<p>Questo il link del sito della Regione al quale è riportata la novità, espressamente quanto falsamente ricondotta al primo decreto sicurezza del precedente governo.</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/salute-e-prevenzione/prenotazioni-ticket-e-tempi-di-attesa/assistenza-sanitaria-agli-stranieri/assistenza-sanitaria-agli-stranieri?fbclid=IwAR3uoUUH_7qne3_44DCJKKTNKSzr8BiywOGG2Ln4saoCjazYoUXBn-zsVeo&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/salute-e-prevenzione/prenotazioni-ticket-e-tempi-di-attesa/assistenza-sanitaria-agli-stranieri/assistenza-sanitaria-agli-stranieri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>E ci casca anche qualche quotidiano:</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://rep.repubblica.it/pwa/locali/2019/10/25/news/effetto_salvini_via_il_medico_ai_richiedenti_asilo-239436766/?fbclid=IwAR0vrWTUxmjTHFgGq5HoDX-b_hxIZcLd5LvbalI-gsU1w5EMfmg-q1RDonQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://rep.repubblica.it/pwa/locali/2019/10/25/news/effetto_salvini_via_il_medico_ai_richiedenti_asilo-239436766/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Non ha invece alcuna giustificazione nè tantomeno supporto normativo l&#8217;iniziativa regionale di cui trattasi, considerato che il diritto alla salute è bene costituzionalmente garantito, e appunto nessuna circolare può derogare all&#8217;art. 34 citato, che riconosce anche ai richiedenti asilo parità di trattamento e completa uguaglianza rispetto ai cittadini italiani quanto all&#8217;assistenza erogata dal servizio sanitario nazionale e alla sua validità temporale: quindi iscrizione al servizio sanitario e medico di base anche per loro, e non solo per un anno!</p>



<p>Attendiamo il &#8220;mea culpa&#8221; della Regione Lombardia ed una pronta smentita diretta ai medici di base già destinatari della circolare menzognera.<br></p>
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		<title>Venezuela. E’CROLLATA LA SANITA’ IN VENEZUELA: #SalvemosLaMaternidadDelSur</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 07:28:36 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/enfermos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10285" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/enfermos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="684" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/enfermos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/enfermos-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/enfermos-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>La sanità in Venezuela è retrocessa di 25-30 anni, gli indicatori internazionali lo affermano. Fare un resoconto serio e veritiero è quasi impossibile per la mancanza d’informazione ufficiale da parte degli enti competenti nazionali. La proliferazione di malattie infettive trasmesse da insetti e quelle prevenibili dai vaccini inesistenti, la mancanza di medicine di ogni genere, la malnutrizione, la mancanza di servizi pubblici basilari come l’elettricità e l’acqua potabile, la mancanza di manutenzione di apparecchiature mediche e di attrezzature negli ospedali, il deterioro delle strutture che ospitano gli ospedali, la mancanza di personale medico, la scarsissima o nulla gestione delle politiche per lo sviluppo di programmi per la salute da parte dei due governi dittatoriali negli ultimi 19 anni, hanno fatto sì che il panorama della sanità nel 2018 sia il più catastrofico della storia repubblicana del Venezuela. La situazione vissuta dai malati di tumori, di HIV/AIDS, di emofilia, di lupus, i pazienti trapiantati, tra altre patologie, meriterebbe un altro capitolo per la gravità della situazione.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/maternidad-del-sur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10288" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/maternidad-del-sur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/maternidad-del-sur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/maternidad-del-sur-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/maternidad-del-sur-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quasi per caso è arrivata tra le mie mani la lettera di un medico venezuelano che lavora in un ospedale materno infantile nella città di Valencia, a nord ovest di Caracas. Una delle città industriali più importanti del Venezuela. Mi è sembrato pertinente pubblicarla per denunciare la situazione precaria del sistema sanitario pubblico del paese. Ho percepito nel suo S.O.S. una tristezza, una stanchezza e una disperazione tale che ho voluto accogliere il suo grido di aiuto. Il ginecologo e ostetrico mittente di questa lettera ha già avuto in passato problemi per aver denunciato la grave situazione inerente alla sanità dell’ospedale dove lavora, per questa ragione la lettera è anonima.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/hospitales.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10286" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/hospitales.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/hospitales.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/hospitales-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/hospitales-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><i>VALENCIA&#8230; Aiuto&#8230; Salviamo l’ospedale materno infantile del Sud.  </i></p>
<p><i>Ancora una volta (confesso che ho perso il conto ma non la forza per parlare) l’indignazione bussa alla mia porta. Nel mio ultimo turno del 17/02/18, la situazione è stata la seguente: non c’è stata acqua dalla sera precedente, immaginate lo stato dei bagni, l’odore era indescrivibile, perché questo genera inquinamento, ser per di più non ci sono disinfettanti per la sterilizzazione delle aree di lavoro… allora tutto diventa pericolosissimo. Ho riportato il problema a INSALUD* attraverso la radio interna&#8230; Ho detto quello che pensavo: non si possono eseguire dei parti in condizioni così inumane e con l’aggravante che le pazienti dovevano comprare alcune scorte di medicinali per poter essere ammesse e curate. La risposta immediata da parte del Primario dell’ospedale, attraverso il cellulare di un collega, è stata quella di affermare che io ero bugiardo, era molto arrabbiato per il mio reclamo, non ne voleva discutere e la cosa più insolita era che se denunciavo ancora qualcosa in radio avrebbe chiamato la polizia&#8230;Bravo il mio collega&#8230; Risposta tempestiva. Incredibile&#8230; e quindi gli ho detto una cosa: dobbiamo agire, e se chiamiamo una commissione neutrale e la facciamo venire all’ospedale per costatare la situazione? Nessuna risposta, quindi ho augurato molte cose belle al Primario perché la mia formazione personale e la mia condizione professionale di lavoratore della salute non mi permettono di sentire odio e risentimento. Lui mente, certo che ci sono carenze, non stiamo bene e questi sono alcuni dei problemi:</i></p>
<p><i>a) Non c’è materiale per fare le storie cliniche, bisogna comprarlo e pagarlo in contanti.  </i></p>
<p><i>b) Non ci sono ambulanze. </i></p>
<p><i>c) Molte volte non ci sono antibiotici.</i></p>
<p><i>d) I kit di sutura non sono adeguati</i></p>
<p><i>e) A volte, non ci sono i contenitori per la sterilizzazione del materiale per fare i cesari, soltanto perché non c’è l’autoclave per sterilizzare e quindi bisogna portare le pazienti ad altri centri ma non ci sono ambulanze per trasportarle. </i></p>
<p><i>f) Alcuni anestetici sono scaduti e bisogna comprarli.</i></p>
<p><i>g) Molte volte le pazienti non ricevono il trattamento perché non ci sono le siringhe. </i></p>
<p><i>h) Il personale di medici e infermieri è insufficiente e molti hanno dato le dimissioni, che tristezza!</i></p>
<p><i>i) E’da 3 anni che le pazienti non ricevono il cibo in ospedale, è doloroso vedere come svengono dalla fame. </i></p>
<p><i>J) Non c’è più il laboratorio. I pazienti devono andare in uno privato. </i></p>
<p><i>E quindi dico, tutto questo non viola i diritti a la salute gratuita previsti nella costituzione? </i></p>
<p><i>E così potrei continuare. Allora, chi mente? A chi fa male tutto quello che deve subire una donna incinta per dare alla luce il suo bambino? Confesso che i dirigenti dell’ospedale hanno avuto molta fortuna perché i pazienti e i loro familiari non hanno mai denunciato quello che hanno subito. Il personale dell’ospedale ha paura di dire la verità in una città come Valencia e in una regione come quella di Carabobo, i politici sono rimasti indifferenti davanti a questa terribile e drammatica situazione. Per finire, voglio dire al Primario che tutti siamo uguali agli occhi di Dio. Lui, il Primario, potrebbe essere mio figlio per l’età che ha, quindi mi permetto di riprenderlo perché è troppo indolente, insensibile e cieco. Poteva anche essere stato un mio studente e credo che in questo caso la mia delusione sarebbe stata immensa, visto che i valori e l’amore per il prossimo sono gli ingredienti principali per essere un buon medico. Secondo me, queste cose sono importanti, piuttosto che i colori di un partito politico. Quando la sua carica di Primario finirà, come guarderà agli occhi ai suoi colleghi? Sicuramente in quel momento chiederà solidarietà e appoggio morale. Ma adesso, lui ha il petto gonfio e pieno di senso di responsabilità per aver chiamato la polizia e vuole vederla mentre mi portano via solo perché io ho avuto il coraggio di dire la verità, e quindi voglio dirgli che in quel momento vorrei avere il privilegio di farmi mettere le manette da lui, dal mio Primario. Dio esiste ed è buono. Noi, i buoni, vinceremo.</i></p>
<p>*INSALUD è l’istituto regionale per la salute, è un organo operativo e finanziato dal sistema regionale di salute pubblica della regione Carabobo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/571139602b2bf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10287" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/571139602b2bf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="612" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/571139602b2bf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 612w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/571139602b2bf-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Non mi faccio visitare da un medico negro&#8221;. Intervista al Dott. Andi Nganso</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 09:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa: «Non mi faccio visitare da un negro». Questa l’affermazione grave di una paziente che si era presentata nell’ambulatorio della guardia medica di Cantù, nel Comasco, rivoltasi al Dott. Andi Nganso, 30 anni, nato in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa:<em> «Non mi faccio visitare da un negro»</em>. Questa l’affermazione grave di una paziente che si era presentata nell’ambulatorio della guardia medica di <strong>Cantù</strong>, nel Comasco, rivoltasi al Dott. <strong>Andi Nganso</strong>, 30 anni, nato in Camerun e da 12 anni in Italia. Andi Nganso però l’ha presa con ironia: «<em>Io ti ringrazio. Ho 15 minuti per bere un caffè</em>».</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10174" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="950" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450-300x142.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450-768x364.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/medico-negro-caso-cantu-950x450-720x340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande a Andi Nganso e lo ringrazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT">Lei ha dato, alla persona in questione, una risposta molto ironica: “La ringrazio. Ho un quarto d&#8217;ora per bere un caffè”. Ma in che modo si può continuare a contrastare il razzismo, più o meno strisciante?</p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">All&#8217;odio bisogna rispondere con un sorriso, non bisogna mai abbassarsi. Io non ho voltato le spalle alla signora facendo l&#8217;indifferente, ho preferito trasformare un episodio spiacevole in un momento piacevole per me.</span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">In quel “vado a prendere un caffè” non c&#8217;è un arresa, c&#8217;è un nuovo modo di reagire. Serve ironia e pacatezza.</span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">Però è chiaro che non possiamo stare fermi a guardare questo vento grigio di razzismo salire.</span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">Qualcuno dice che il razzismo è figlio del disagio sociale. Io ricordo a tutti che queste facili equazioni e considerazioni sono le stesse usate 80 anni fa per giustificare le leggi razziali. Dobbiamo fermarci a riflettere, tutti. Abbiamo davanti un grande lavoro di sensibilizzazione e di educazione alla tolleranza e alla cultura della Diversità.</span></p>
<p align="LEFT">Quali leggi dovrebbero essere approvate e fatte applicare dalla categoria politica per costruire una società già multiculturale, ma ancora troppo chiusa ?</p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">La costruzione di una società multiculturale passa dall&#8217; approvazione di leggi di civiltà come lo Ius soli temperato ovvero Ius Culturae. Un paese multietnico di fatto non può negare la cittadinanza ai bambini nati, cresciuti e inseriti nel proprio tessuto sociale e culturale.</span></p>
<p align="LEFT">Alcuni partiti inneggiano a muri e frontiere, alimentando con slogan privi di fondamento, la paura nei confronti degli stranieri. Quanto sono, invece, importanti il mondo dell&#8217;istruzione e quello dell&#8217;informazione per demolire gli stereotipi?</p>
<p><span style="font-size: medium;">Serve una volontà dei governanti e poi collettiva di reinventare una nuova narrazione. I dati ufficiali sono in contrasto con la percezione che ha il popolo. Questo accade per un uso spropositato delle Parole. La responsabilità è di tutti. Faccio una piccola provocazione: vogliamo aprire un attimo i libri dei nostri bambini oppure vogliamo guardare i cartoni animati o alcuni programmi televisivi? Finché il racconto continuerà ad essere quello di una società in cui i ruoli prestigiosi (Re, principe, medico, dirigente,ecc) non sono occupati da neri e in cui l&#8217;Africa viene descritta come terra di povertà, guerre e delinquenza sarà impossibile abbattere gli stereotipi. </span></p>
<p>Da chi ha ricevuto maggiore solidarietà?</p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">La solidarietà è stata veramente plurale. Vorrei ringraziare le tantissime persone che mi hanno riempito il cuore di emozioni con i vari messaggi di solidarietà. </span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-size: medium;">Un abbraccio caloroso a tutti i miei amici e alla mia famiglia. </span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Una donna presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 09:53:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Due mesi fa un gruppo di rappresentanti di indigenas di tutto il Messico si sono riuniti e hanno scelto Maria de Jesus Patricio Martinez come portavoce ufficiale del CIG (Consiglio&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Due mesi fa un gruppo di rappresentanti di indigenas di tutto il Messico si sono riuniti e hanno scelto Maria de Jesus Patricio Martinez come portavoce ufficiale del CIG (Consiglio Indigena di Governo) e non solo. Hanno scelto lei come candidata per le elezioni presidenziali del 2018.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Qui le parole riportate sul sito ufficiale del EZLN:</span></p>
<p>Previo accordo della nostra Assemblea Costituente del Consiglio Indigena di governo, ha deciso di nominare come portavoce la nostra compagna María de Jesús Patricio Martínez del popolo Nahuatl, il cui nome apparirà sulla scheda elettorale dei candidati per la presidenza del Messico nel 2018, che sarà un elemento portante della parola dei popoli che compongono il CIG, a sua volta altamente rappresentativo della geografia indigena del nostro paese.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9187" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="482" height="220" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 482w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Maria de Jesus, che è conosciuta come </span><span style="font-size: large;"><i>Marichuy </i></span><span style="font-size: large;">è una dottoressa della medicina tradizionale nahua ed è responsabile di una clinica che offre i loro servizi a gruppi vulnerabili dal 1992. Collabora da più di vent’anni con l’università di Guadalajara ed è una difensora dei diritti umani.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Credo che noi tutti sappiamo che Marichuy molto difficilmente potrà mai vincere le elezioni alla presidenza di un Paese dove non c’è mai stata nemmeno l’ombra della democrazia. Ma non solo perché non ha le risorse economiche per combattere contro le costosissime campagne elettorali dei partiti storici del Messico come il PAN o il PRI o gli abituali imbrogli a cui assistiamo ogni 6 anni per scegliere “liberamente” il presidente della repubblica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9188 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="168" /><span style="font-size: large;">Marichuy non vincerà perché è donna. E’ una donna indigena. In un Paese come il Messico dove il razzismo è molto diffuso accettato e praticato quotidianamente non è possibile avere una donna indigena presidente.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Leggendo un articolo sulla candidatura della rappresentante del CIG su un famoso giornale messicano ho trovato questi commenti:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Si vede subito che puzza, vecchia sporca.”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Se vince una donna come lei( cioè una donna indigena,ndr) di sicuro imporrà le loro tradizioni a tutto il paese, cioè che le donne valgono meno di una bottiglia di birra”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Il nostro paese sembra un circo. Prima dovrebbero portarla a farsi una doccia”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Ma cosa credete? Loro ( gli indigeni) saranno sempre meno di noi e la colpa è solo loro, perché sono stupidi e ignoranti”</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Non posso che vergognarmi di queste frasi e intristirmi vedendo che nel mio paese siamo ancora lontani anni luce da una concreta possibilità di avere una donna presidente. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In ogni caso auguro a Marichuy tanta fortuna e tanta forza per continuare in questa che potrebbe essere la prima di tante altre candidature al femminile.</span></p>
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		<title>Donne e madri migranti: famiglia, lavoro e sacrifici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 08:15:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani, con Laura Notaro, ha partecipato al Congresso mondiale dei diritti umani. Questo è il nostro intervento/appello: &#160; Donne e madri migranti: famiglia, lavoro e sacrifici Buongiorno, innanzitutto ringrazio&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1066.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9093" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1066.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1066.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1066-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
<p><strong>Associazione per i Diritti umani, con Laura Notaro, ha partecipato al Congresso mondiale dei diritti umani.</strong></p>
<p><strong>Questo è il nostro intervento/appello:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Donne e madri migranti: famiglia, lavoro e sacrifici</strong></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Buongiorno, </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">innanzitutto ringrazio Alicia Erazo per questo invito e ringrazio voi per essere qui.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa mattina parlerò di un argomento che ci sta molto a cuore: quello delle donne immigrate che lavorano in Italia, in particolare come collaboratrici domestiche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso febbraio, Associazione per i Diritti umani ha organizzato un convegno con Silvia Dumitrache (Associazione Donne Rumene in Italia) su questo tema. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo ascoltato le parole di signore rumene, moldave, peruviane, perché sono di tante nazionalità le donne che lasciano il proprio Paese e la propria famiglia per cercare lavoro qui o in altri Paesi europei, in cui le condizioni economiche e di vita sembrano essere migliori. Ma qual è il prezzo pagato per queste donne (giovani e meno giovani) e per le loro famiglie, rimaste nel territorio di origine?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I figli hanno diritto ad avere le loro madri accanto, così come le mogli e i mariti hanno il diritto di crescerli insieme. I genitori delle donne emigrate &#8211; spesso anziani – sono costretti a non vedere per molti anni le figlie e si ritrovano a sostituirle. A questo proposito vi consiglio la visione del documentario intitolato “Figli sospesi” (passato come SPECIALE anche al TG1) che parla proprio degli </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>orfani bianchi, left behind. </b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; importante sensibilizzare, con ogni mezzo, per poi fare rete e proposte concrete alle istituzioni; crediamo sia importante una collaborazione concreta tra le autorità italiane e quelle dei Paesi di provenienza delle lavoratrici. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Crediamo sia importante l&#8217;ascolto delle loro testimonianze per raccogliere i dati necessari per capirne i bisogni e migliorarne le condizioni di vita e di lavoro. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le signore che trovano lavoro in Italia come collaboratrici domestiche hanno spesso alle spalle lunghi percorsi di studi o altre professionalità più qualificate, ma di questo non si parla mai abbastanza. E&#8217; una prima difficoltà che, tra l&#8217;altro, accomuna le donne italiane e le donne straniere perché molte italiane sono soggette ad un sistema lavorativo che le penalizza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Soltanto in Romania sono 750 mila i bambini che, almeno per un periodo, hanno vissuto senza una madre. Bisogna investire, anche economicamente, affinché i genitori possano fare i genitori, perché le madri lavorano lontano e i padri, in molti casi purtroppo, si lasciano andare e così i minori e i ragazzi più grandi si sentono abbandonati oppure, come dicevo prima, vengono allevati dai nonni. Esistono situazioni positive in cui i membri di una famiglia si aiutano a vicenda e i bambini vanno a scuola, ma in tanti si ritrovano soltanto a lavorare nelle campagne. A questo, inoltre, si aggiunge la sofferenza della madre all&#8217;estero.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da una ricerca sociologica &#8211; riportata dalla Dott.ssa Paola Benizzone, basata sulle interviste a donne dell&#8217;Est Europa (tra cui ucraine) e asiatiche (filippine, in particolare) – emerge che la situazione delle donne rumene è leggermente privilegiata perché godono della libertà di circolazione all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea e questo è un altro diritto su cui è necessario porre l&#8217;accento. L&#8217;assenza di confini, infatti, permette il ricongiungimento con i figli, le visite dei parenti e la circolarità del genitore. Le donne latinoamericane, ad esempio, entrano in Italia con il Visto turistico e, per rimanere a lavorare qui, devono essere regolarizzate dal datore di lavoro, ma quanti sono disposti a farlo? E quanto tempo passa prima di ottenere il permesso di soggiorno? Come vediamo, il tema di cui stiamo parlando stamattina ne porta con sé molti altri.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il lavoro domestico e (così come quello sessuale sulle strade) sono i settori in cui si può parlare di “riduzione in quasi schiavitù”: spesso le donne subiscono molestie, sono sottopagate, il loro lavoro non è soggetto a tutele pensionistiche. Anche se una madre è lontana, non smette di essere genitore: pensa al benessere dei figli e invia denaro ai propri familiari, pur essendo costretta a delegare la propria genitorialità ad altre persone. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La lontananza dal nucleo familiare è un trauma per queste donne e per i loro familiari. Le persone si ammalano. I nostri cari si ammalano e vengono seguiti dalle ragazze e dalle donne straniere; ma anche loro si possono ammalare. Come tutelare la loro salute? Quali sono i diritti sanitari per coloro che non vengono regolarizzate? Ho conosciuto molte donne che avevano paura di recarsi dal medico proprio perché senza documenti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E, infine, quanti conoscono la situazione psicologica di queste donne? La solitudine, l&#8217;isolamento, la mancanza di tempo per sé stesse, la lontananza dai figli e dai propri cari: tutto questo può contribuire al fatto che si ammalino di depressione, una malattia grave, ma invisibile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Noi tutte e tutti siamo chiamati in causa: dobbiamo trovare i punti in comune con queste donne e rimettere al centro l’empatia. Dobbiamo interrogarci anche su quale sia diventato il nostro rapporto con la malattia, la morte, la cura e come conciliamo la famiglia e il lavoro. Le istituzioni (i governi, i ministeri) hanno il dovere di attuare politiche serie di inclusione che riguardano tutti gli aspetti della vita di una persona, italiana o straniera che sia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La violenza sulle donne, “problema sanitario di dimensioni epidemiche”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 08:50:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Rossella Assanti Gli ultimi dati riguardo la violenza sulle donne in Italia sono allarmanti. Novemila le vittime di violenza nel nostro Paese e 1.000 i casi di stalking. Novanta le donne uccise nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="color: #000000;">di Rossella Assanti</span></p>
<p>Gli ultimi dati riguardo la violenza sulle donne in Italia sono allarmanti. Novemila le vittime di violenza nel nostro Paese e 1.000 i casi di stalking. Novanta le donne uccise nel primo semestre del 2016. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan, presentando il più grande studio mai fatto sugli abusi fisici e sessuali subiti dalle donne in tutte le regioni del pianeta, lo ha definito un “problema sanitario di dimensioni epidemiche.” Il 38% di tutte le donne uccise muore per mano dell&#8217;uomo con cui avevano una relazione sentimentale. Eppure questi non sono numeri vuoti. Sono vite, storie deturpate, marchiate, violate. Questo fiume in piena di violenze fisiche, sessuali, psicologiche è la guerra del nostro Paese. L&#8217;Oms ha ammonito: “L’impatto degli abusi sulla salute comprende anche depressione e alcolismo, che sono due volte più probabili in chi ha subito violenze dal partner.” Siamo di fronte ad un problema che ci ha investiti socialmente e culturalmente. L&#8217;Italia avanza a passi di granchio, senza avanzare affatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7419" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donna-vittima-di-violenza" width="351" height="256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 351w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza-300x219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Le voci sulla violenza di genere si alzano sempre più. La questione adesso non è solo parlarne, ma come parlarne. Ora che le acque del silenzio si sono rotte, il fiume di parole e notizie rischia di annegare il centro, che è la violenza, fuorviando su stereotipi, giustificazione degli atti violenti, marcando l&#8217;attenzione sull&#8217;identikit del maltrattante e lasciando in una sola penombra la vittima. Sul tema abbiamo dato la parola a Cristina Obber, giornalista e autrice dei libri: “Siria Mon Amour”, “L&#8217;altra parte di me” e &#8220;non lo faccio più&#8221; per ed. Unicople, libro sulla violenza sessuale in cui ha intervistato alcuni stupratori in carcere e che l&#8217;ha portata a parlare di questo tema in molte scuole di tutta Italia. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Senza dubbio qualcosa è cambiato nel tessuto sociale, nella percezione che l’uomo ha della donna, ma cosa secondo te? </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Credo che tra l’uomo e la donna non sia cambiato nulla. C’è stata una consapevolezza pubblica dei numeri sulla violenza sulle donne. Del fatto che sia un problema culturale. Pensare che negli ultimi anni ci sia stato un aumento dei casi di femminicidio è sbagliato, perché si rischia di giustificare la violenza. E’ così profondo e radicato questo problema che ci vorranno anni prima che qualcosa cambi radicalmente. Ci vuole una educazione che parte dalle scuole materne, che ci faccia crescere degli adulti che si approccino alla donna in maniera differente. </i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Nonostante i numeri parlino drammaticamente, alcuni uomini continuano a confutare, oscurare i dati. Le emittenti televisive, i nostri telegiornali, lanciano le notizie spesso in maniera molto superficiale, talvolta sbagliata mostrando le donne come deboli, giustificando il movente, senza mettere in risalto quello che di fatto è il gesto maschile perpetrato sulla donna. </i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Credi che il governo abbia delle misure di contrasto efficienti per fronteggiare, combattere il problema?</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>La Boschi ha raddoppiato gli stanziamenti perchése c’è una cosa che non va fatta è chiudere i centri antiviolenza. Bisogna però prestare molta attenzione, molti sono coloro che aprono centri antiviolenza solo per ricevere finanziamenti, sono persone senza competenza. C’è una grande speculazione intorno. Bisognerebbe mettere in piedi un piano antiviolenza che coinvolgesse associazioni che lavorano da anni con le donne in questo ambito. </i></span></p>
<p><em>Della Boschi si apprezza l&#8217;ampliamento dei finanziamenti per un nuovo piano, ma è inaccettabile che vengano bloccati quelli ai centri antiviolenza che lavorano da anni sul territorio.</em></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Inoltre bisogna andare tra i giovani, nelle scuole dove spesso non vedo interventi se non sporadiche iniziative. Bisognerebbe introdurre l’educazione di genere in ogni scuola. Chi fa politica deve ascoltare la voce delle donne. E’ fondamentale che la politica ci sia per riuscire a fare passi avanti.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse, ciò che serve è una rieducazione all&#8217;amore. Rieducare all&#8217;inaccettabilità della violenza.</span></p>
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