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	<title>merci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Schiavi di un dio minore è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet). &#160; &#160; Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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		<item>
		<title>In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l&#8217;UE   15 febbraio 2016</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/13/in-occasione-del-voto-al-parlamento-europeo-sullapertura-dei-negoziati-per-laccordo-di-libero-scambio-entro-la-tunisia-e-lue-15-febbraio-2016/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 09:41:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani sostiene il seguente appello: Dichiarazione della società civile &#160; In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5230" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (23)" width="264" height="198" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani sostiene il seguente appello:</p>
<p><strong><a href="http://mailtrack.me/tracking/raWzMz50paMkCGV3BGx4ZwZmZwNzMKWjqzA2pzSaqaR9Zwx4ZGR3ZGD3Way2LKu2pG04AwV2AmxmAwV2Ct?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione della società civile</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In occasione del voto al Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per l’Accordo di Libero Scambio entro la Tunisia e l&#8217;UE<a href="http://mailtrack.me/tracking/raWzMz50paMkCGV3BGx4ZwZmZwNzMKWjqzA2pzSaqaR9Zwx4ZGR3ZGD3Way2LKu2pG04AwV2AmxmAwV2Ct?utm_source=rss&utm_medium=rss"> </a></strong><strong>  15 febbraio 2016</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tunis, Paris, 12 febbraio 2016</strong></p>
<p>In occasione del voto del Comitato INTA (Commercio) del Parlamento Europeo sull’apertura dei negoziati per un Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE, previsto il 15 febbraio 2016, le organizzazioni di società civile:</p>
<ul>
<li>Deplorano la mancanza di prospettive di sviluppo sociale che l’accordo dovrebbe integrare e l’assenza di considerazione delle specificità del paese. Malgrado i numerosi annunci di aiuto e di sostegno alla Tunisia fatte dall’Unione Europee per un “partenariato privilegiato”  per la riuscita della transizione democratica, l’accordo in corso di negoziazione non comprende un cambiamento di strategia che permetta alla Tunisia di rispondere in modo duraturo alle sfide di sviluppo equo, alle rivendicazioni per il lavoro e la giustizia sociale, principali rivendicazioni della popolazione durante il sollevamento del 2010-2011 e si accontenta di un trasferimento di norme europee verso la Tunisia.</li>
</ul>
<ul>
<li>Danno l’allerta rispetto alla asimmetria prevedibile dei benefici della Tunisia da una parte, e dei paesi europei dall’altra, a seguito dell’applicazione dell’accordo. La competitività delle imprese tunisine non è la stessa dei loro omologhi europei, che possono inoltre beneficiare di sovvenzioni nel settore agroalimentare, per esempio. Il rischio che pesa sulla società tunisina è ancora più grande perchè l’apertura dei mercati tunisini alle imprese straniere non è condizionata all’obbligo di reclutare personale locale, di sostenere il tessuto industriale locale, o ancora di trasferire le tecnologie. Ciò potrà avere delle conseguenze disastrose sul lavoro e lo sviluppo. Inoltre, la pretesa reciprocità degli scambi commerciali facilitata dall’accordo non riguarda le persone: gli europei potranno circolare liberamente mentre i tunisini resteranno appesi alla concessione dei visti che le autorità dei 28 paesi membri non rilasciano se non con il contagocce e a persone appartenenti all’élite economiche, scientifiche e culturali. Questo restringerà le possibilità di esportazione di servizi in Europa e scoraggia le iniziative degli imprenditori (soprattutto giovani) sui mercati europei perchè la reciprocità non è reale.</li>
</ul>
<ul>
<li>Mette in guardia contro una riduzione della libertà di manovra dello stato tunisino a causa dell’ALECA in corso di negoziato, per quello che riguarda i settori sensibili e chiave dell’economia del paese, in particolare agricoltura, energia, trasporti, salute, e soprattutto la libertà dello stato di regolare l’obbligo a proteggere gli investimenti, in nome della libera concorrenza.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le organizzazioni di società civile raccomandano vivamente: </strong></p>
<ul>
<li>Che sia fatta una valutazione indipendente e approfondita sulle conseguenze di quaranta anni di partnerariato tra l’Unione Europea e la Tunisia, che ha progressivamente intensificato la liberalizzazione degli scambi fra le due rive, e che questa valutazione sia estesa all’impatto del partenariato sui diritti economici e sociali. Numerose voci sostengono che l’Accordo di Associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i prodotti manufacturier,  abbia nuociuto alla economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione, l’aggravamento delle disparità regionali e delle ineguaglianze sociali. D’altra parte, le organizzazioni di società civile raccomandano di intraprendere, senza indugi, studi indipendenti e attualizzati sull’impatto multidimensionale dell’ALECA includendo in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà di impiego, subappalti, perdita del lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite di entrate fiscali).</li>
</ul>
<ul>
<li>Che un accordo commerciale tra la Tunisia e la UE sia incluso in un quadro di cooperazione equa, tenendo conto della competitività ineguale delle due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europee accordati ad alcuni dei loro settori strategici.</li>
</ul>
<ul>
<li>Di ridefinire i termini del partenariato con la Tunisia, in modo che corrisponda effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di lavoro espresse a partire dalla rivoluzione del Dicembre 2010 &#8211; Gennaio 2011.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Di istituire un sistema di accesso alla informazione per la società civile che garantisca la trasparenza dei processi di negoziazione dell’ALECA (accesso ai documenti del negoziato, che devono essere disponibili anche in arabo) e di sviluppare un quadro istituzionale che permetta l’espressione e il coinvolgimento effettivo della società civile alle diverse fasi e capitoli dei negoziati.</li>
</ul>
<ul>
<li>Di accompagnare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi, dei capitali alla libera circolazione delle persone.</li>
</ul>
<p><strong>Le organizzazioni di società civile firmatarie vogliono sottolineare che non tenere in conto queste raccomandazioni sull’ALECA fra la Tunisia e l’UE può mettere in pericolo la sovranità del paese, asservire l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che può contribuire ad aggravare la precarietà di settori della popolazione e esporli al rischio di cadere nella violenza e nel fanatismo.  </strong></p>
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