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	<title>migratorie Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:50:12 +0000</pubDate>
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<p>Siamo lieti di iniziare, oggi, a pubblicare alcune parti di un progetto (diventato poi un libro) <em>“La mia storia è la tua storia “ </em>di Jorida Dervishi dal titolo. Jorida è giovane, preparata, impegnata, animatrice culturale in diversi centri di cultura popolare dove si svolgono  corsi di italiano, è entrata in contatto con molti migranti (donne, uomini e ragazzi).</p>



<p>Un bellissimo progetto di cui c&#8217;è molta necessità, sia per aiutare chi arriva in Italia a sentirsi meno migrante, sia per aiutare chi in Italia ci vive e ha bisogno di conoscere gli altri. Conoscere fa passare la paura.<br>Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima parte i brani studiati da noi durante l’anno cercando di mantenere l’autenticità del racconto. Nella seconda parte, che è anche il cuore del libro, sono riportate le storie e alla fine, nel il terzo capitolo, sono riportate le reti migratorie. </p>



<p>Circa un anno fa il progetto è stato presentato a Brooklyn (<a rel="noreferrer noopener" href="http://storycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">storycorps.org</a>) e, prima della pandemia, Jorida ha iniziato a raccogliere storie anche a Berlino per continuare il viaggio&#8230;</p>



<p><strong>La storia di Kareem</strong></p>



<p>Nato in Afghanistan Età 31 anni</p>



<p>Viaggiare è un gran mestiere, non c&#8217;è da vergognarsene.</p>



<p>Mi chiamo Kareem e sono nato il 10/09/1998 a Frasetti in Afghanistan; l’Afganistan è un paese bello ma dal 2001 pieno di ferite, di guerre, dove tutti combattono contro l’organizzazione terroristica chiamata AlQaeda, ma nessuno pensa ai civili, gente che vuole vivere in pace. Ho cinque fratelli e due sorelle. Due dei miei fratelli abitano nel mio paese insieme ai miei genitori. Mio padre durante la guerra con la Russia faceva parte del comando afghano, è un politico importante. Lui ha sempre voluto che ereditassi questa professione, ma a me la politica e la guerra non interessano. Sono questioni difficili e altrettanto sporche ed è difficile trovare una soluzione in favore di tutti. È qui che ha preso inizio, in mezzo alle disgrazie, il viaggio della mia famiglia verso l’Europa. Prima di venire in Italia ho vissuto a Londra, insieme ai miei fratelli maggiori. Per tante persone il fatto di lasciare e poi ricominciare può sembrare strano, e infatti lo è… Ci vuole una gran forza d&#8217;animo per insistere e sopportare le umiliazioni, vedere la tua casa rovinata, i tuoi amici morti…Sapete, diventa una cosa quasi normale nella speranza di una vita tranquilla. In Italia sono arrivato nel 2006, dopo sei mesi ho preso il permesso di soggiorno. Subito dopo sono andato in Germania perché qui in Italia mi sentivo solo, come se non avessi un motivo per starci. Invece in Germania mi aspettava mio cugino. Dopo passai qualche mese in Olanda, poi in Francia e alla fine a Bruxelles. Nel 2013 i miei amici arrivati prima di me in Italia, mi chiamano dicendomi che potrebbero aiutarmi con un lavoro. E fu così! Lavoravo durante la notte, il mio turno iniziava alle ore 17 di pomeriggio e finiva alle 5 di mattina. Un lavoro molto faticoso ma sempre meglio delle guerre. Per il momento sono disoccupato. Faccio parte di un&#8217;associazione afgana con la sede a Roma che aiuta i migranti afghani a trovare un lavoro, una casa o pure a fare alcuni documenti di cui hanno bisogno, per le cure, etc&#8230;</p>



<p>Sarò io il rappresentante di questa comunità presso la sede di Milano. Non sono arrivato in Italia per rubare, non sarei stato in Europa se non fosse per la guerra, ne abbiamo passato di tutti i colori, ma continuano a attaccarci facendo delle leggi strane, come il “decreto sicurezza”. Ma di che sicurezza possiamo parlare lì dove ancora si spara e bisogna proteggersi?</p>



<p>Ma noi continuiamo sempre a viaggiare per sopravvivere.</p>
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		<title>Parlamento Ue: aggiornamento sui richiedenti asilo vulnerabili</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 08:42:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5302 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli ha depositato una ”interrogazione prioritaria” alla Commissione sull’attuazione da parte della Norvegia delle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE che riguardano la valutazione delle richieste di asilo da parte di richiedenti vulnerabili.</p>
<div></div>
<div>«Il 9 giugno 2016 è stato portato nuovamente davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un caso riguardante una vittima di violenza di genere», scrive la deputata del GUE/NGL. «La ricorrente è stata torturata e sottoposta a gravi violenze domestiche e di genere perché amava un uomo diverso da quello scelto dalla sua famiglia. La donna è fuggita dall&#8217;Iraq e ha raggiunto la Norvegia, dove la sua richiesta di asilo è stata respinta con una procedura che non ha tenuto in alcun conto la condizione di vulnerabilità, lo status e la necessità di esame. Poiché, ai sensi delle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE, la Norvegia fa parte del Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS), ed essendo la richiedente stata sottoposta a gravi forme di violenza, la Norvegia aveva l&#8217;obbligo di valutare singolarmente le particolari necessità di accoglienza e di tenerne conto nell’intero corso della procedura, nonché di fornire alla richiedente un adeguato trattamento psicologico e un’interprete dello stesso sesso».</div>
<div></div>
<div>«É attualmente all’esame degli avvocati difensori», sottolinea Barbara Spinelli, «l’ipotesi di presentare richiesta d’asilo in Paesi extra-UE, perché l’Unione non sarebbe un luogo sicuro per la richiedente, alla luce delle politiche migratorie in corso di adozione».</div>
<div></div>
<div>«Quali passi», chiede la deputata europea, «intende adottare la Commissione per garantire che le richieste di asilo da parte dei richiedenti vulnerabili siano trattate in conformità alle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE?»</div>
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