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	<title>militante Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Chi era Samir Kassir</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2019 07:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome (Da labottegadelbarbieri.org) Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori” Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome </p>



<p></p>



<p>(Da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori”</p>



<p>Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale. Non si possono accettare censure e attacchi mortali a giornalisti. E anche l’Italia non è estranea.</p>



<p>Riconoscimenti postumi sarebbe meglio non ci fossero (meglio che giornaliste/i controcorrente restino in vita e possano lavorare) ma il fatto che ci siano – o che molti si mobilitino per fare luce sui delitti di giornalisti e operatori dell’informazione “di opposizione” – dà sollievo e speranza.</p>



<p>Il nostro pensiero è rivolto a Samir Kassir e al premio giornalistico proposto dalla Ue dopo il suo assassinio.</p>



<p><strong>Chi era&nbsp;</strong><strong>Samir Kassim</strong></p>



<p>Un arabo, erede di una grande civiltà che guardava al futuro. Aveva il bisogno del riscatto nel cuore. Rappresentava il dissenso con la voglia di liberarsi dal vittimismo e dalla&nbsp;<em>minaccia</em>&nbsp;della modernità, in cui molti arabi erano, e probabilmente sono ancora, spinti a credere.</p>



<p>Nato e cresciuto a Beirut da madre siriana e padre palestinese, è stato uno degli intellettuali arabi più illuminati riuscendo ad animare, per oltre un ventennio, la vita intellettuale e politica in Libano. Storico e giornalista è stato impegnato a ricercare l’identità nazionale del proprio Paese e ad alimentarne la vocazione democratica.</p>



<p>Nel suo ultimo libro «<strong>L’INFELICITA’ ARABA»</strong>&nbsp;(del 2004 e tradotto da Einaudi nel 2006) esordisce partendo dalla infelicità personale-collettiva.</p>



<p>«<em>Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione</em>&nbsp;<em>per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. Anche chi per molto tempo ha pensato di esserne immune , sauditi vincitori e kuwaitiani prosperi, è stato contagiato dopo quell’11 settembre. Da qualsiasi parte si esamini, il quadro è fosco e lo diventa ancor di più se lo si paragona ad altre aree del mondo… il mondo arabo è la zona del pianeta dove, oggi come oggi,l’uomo ha minori opportunità. A maggior ragione la donna…».</em></p>



<p>Per prima cosa questa parola «arabo»: qui e là impoverita o tacciata da infamia, o nel “migliore” dei casi ridotta a una cultura negatrice.</p>



<p>Eppure questa «infelicità» non c’è da sempre… Io credo che Kassir con «L<em>’infelicità araba»</em>volesse fare un manifesto della rinascita araba e che da storico non abbia raccontato la “storia”&nbsp;<em>ma fatto storia</em>&nbsp;egli stesso, da arabo militante. Lasciando un testamento spirituale. Aveva intuito che&nbsp;<em>un corso diverso degli arabi sarebbe stato fondamentale per i nuovi equilibri mondiali</em>.</p>



<p>Kassir agisce e pensa la rinascita – AL NAHDA – araba, con un lavoro giornalistico e scientifico e con la dimensione dell’intellettuale che ha imparato la lezione della storia e lavora per il cambiamento necessario. Non separa la progettualità, l’analisi e la conoscenza dall’azione politica. Esercita il ruolo di comandante in campo, quando il 14 marzo 2005 decolla a Beirut la più grande manifestazione popolare mai realizzata in quel Paese.</p>



<p>Il 2 giugno dello stesso anno purtroppo arriva un segnale terribile della «INFELICITA’ ARABA» con un attacco terroristico: e l’intellettuale che aveva lottato per la rinascita araba, per la democrazia, per eliminare la cosidetta “infamia araba” viene ucciso nell’ esplosione di un camion . LO STORICO, IL GIORNALISTA E L’ACCADEMICO – COLUI CHE PENSA E SCRIVE LIBRI –VIENE ELIMINATO PERCHE’ «IMPUTATO» DI LIBERTA’. Di fatto perché la cultura, il pensiero critico , la conoscenza il sapere, del popolo, sono sempre un pericolo per il potere.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata resa A TUTT’OGGI, nè vi è stata chiarezza nelle indagini.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85504"/></a></figure></div>



<p><strong>Nell’agosto del 2005 in sua memoria e per la liberta’ di stampa è stato istituito dalla Unione Europea il premio giornalistico (annuale) Samir Kassir</strong></p>



<p>Quest’anno i vincitori per la libertà di stampa sono- un giornalista algerino, una egiziana e uno iracheno La cerimonia di premiazione si è svolta a Beirut nel 13/o anniversario dell’uccisione di Samir Kassir (all’iniziativa collabora la fondazione che porta il suo nome).</p>



<p>I PREMI</p>



<p>Miloud Yabrir, algerino, un medico di 34 anni ma anche giornalista specializzato in temi culturali, premiato per la sezione giornalismo d’opinione per un pezzo pubblicato su&nbsp;<em>New Arab</em>.</p>



<p>Per il giornalismo investigativo è stata premiata l’egiziana Asmaa Shalaby, di 28 anni, del quotidiano&nbsp;<em>Yom7</em>.</p>



<p>Nella sezione audiovisivi il vincitore è Asaad Zalzali, iracheno di 34 anni, generale manager dell’agenzia Maraya Media.</p>



<p>Il premio assegnato in ciascuna delle tre categorie è di 10.000 dollari.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale-300x226.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85503"/></a></figure></div>



<p>Organizzato fin dal 2006 e finanziato dall’Unione europea, il Premio Samir Kassir è destinato a giornalisti che si siano distinti per il loro impegno a favore dei diritti umani e della democrazia. La competizione è riservata a giornalisti di Paesi del Nord Africa, Medio Oriente e del Golfo.<br><br></p>



<p><em>Manifesto di Sinistra Democratica affisso in memoria di Samir Kassir</em></p>
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		<title>“LibriLiberi”: Freedom Hospital – Una storia siriana</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 07:28:03 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Hamid Sulaiman nato a Damasco, classe 1986, è stato costretto a lasciare la Siria nel 2011; prima scappa in Egitto e poi si trasferisce a Parigi dove ora vive come rifugiato politico. E&#8217; l&#8217;autore di una potente graphic novel intitolata <i>Freedon Hospital – Una storia siriana</i>, edita da Add: la sua storia è unica, ma simile a quella di tante e tanti.</p>
<p>Partiamo dalla dedica: “Dedico questo libro a Hussam Khayat (1989-2013), l&#8217;amico con cui manifestavo a Damasco, l&#8217;amico che è stato torturato a morte in prigione dalla polizia segreta siriana”. Poi: un tratto grafico poetico e forte, in bianco e nero; una successione di immagini che forma un montaggio quasi cinematografico; volti disegnati con linee essenziali, ripresi anche di profilo o di spalle quando la narrazione si fa troppo brutale.</p>
<p>Le città “riprese” anche dall&#8217;alto, per dare il quadro di una situazione di caos, di distruzione, di abbandono: in questo scenario si mescolano politica, vita quotidiana, guerra, amore e amicizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10894" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992-203x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 203w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Ambientata nella primavera del 2012 con 40.000 persone morte dall&#8217;inizio della rivoluzione, la vicenda narra di Yasmine, fotoreporter pacifista militante che ha costruito un ospedale clandestino, proprio in una delle città di provincia, controllate dal feroce regime di Assad. Nella struttura vivono medici e pazienti che rappresentano la complessità della società siriana: il Dott. Vanzan, viene da una famiglia sunnita vicina ai Fratelli Musulmani, Walid è più vicino agli jihadisti salafiti; il Dott. Al-Fawaz è un alauita, ma preferisce definirsi agnostico; il colonnello è autorizzato ad usare armi chimiche contro i civili durante le manifestazioni; Elias, assiro, è cristiano praticante; Haval, curdo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10893" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="1013" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013-198x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 198w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Dai personaggi e dall&#8217;intreccio delle loro vicende, si evince quanto sia difficile trovare un equilibrio all&#8217;interno di un Paese così ricco di Storia e di appartenenze, Paese che è stato sacrificato dalla comunità internazionale per fini economico-geopolitici.</p>
<p>Seguendo il susseguirsi delle stagioni, il libro inizia con la Primavera, continua fino all&#8217;Inverno, per poi chiudere con un ritorno alla Primavera, in un andamento circolare come la Vita, Suleiman racconta i tradimenti, i tentativi di pace, le alleanze, i sacrifici, il conflitto che fà da sfondo al trascorrere dei giorni. Chissà se prevarrà il seme della speranza? Yasmine ha solo un&#8217;arma con sé: la videocamera. E l&#8217;importanza della documentazione e della denuncia viene confermata nella prefazione di Cecilia Strada che scrive: “&#8230;Vi sentiamo quando avete fame, e borbottate, e vi vergognate perchè mangereste qualsiasi cosa. Vi annusiamo, ogni giorno. La puzza di sangue, polvere e paura che è l&#8217;aroma della guerra. Vi ascoltiamo quando siete lacerati dai dubbi, e pensiamo &#8216;meno male&#8217; perchè la certezza ne ha ammazzati già troppi, forse il dubbio ne salverebbe qualcuno&#8230;Come fate anche solo a cominciare a capire la guerra, se non potete sentirne l&#8217;odore? Eppure ce la si può fare: leggete qui”.</p>
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		<title>&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 07:39:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume Kobane Calling, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume <em>Kobane Calling</em>, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane. La giovane attivista turca, poco più che ventenne, era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste di Gezi Park. &#8220;Aveva scelto di andare in montagna e unirsi al movimento di liberazione curdo invece di trascorrere il resto della sua vita in galera o in fuga. Da lì poi è andata a combattere contro Daesh in Siria e questa settimana è caduta in combattimento&#8221;, ricorda il fumettista.</div>
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<div>Secondo quanto riportano i canali di informazione curdi e turchi sarebbe stata uccisa dal Califfato vicino al confine tra la Turchia e la Siria, martedì mattina. Attivista di sinistra, proveniente da Antalya, quando aveva poco più di 20 anni era stata arrestata nel corso delle proteste di Gezi Park. Condannata a 103 anni di carcere aveva deciso di “prendere la via delle montagne”, come si dice in gergo di chi aderisce alle milizie curde dello Ypg impegnate nella campagna contro il Califfato.  Deniz si era unita allo Ypj, divisione femminile delle milizie curde, impegnata insieme agli uomini nella liberazione di Raqqa, la capitale dell&#8217;Is (sedicente Stato Islamico) e nella difesa della regione autonoma del Rojava, nella Siria del Nord, noto anche come Kurdistan siriano.</div>
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<div>&#8220;Il commento di Zerocalcare: &#8220;È sempre antipatico puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno. Però siccome siamo fatti che se incontriamo qualcuno poi per forza di cose ce lo ricordiamo e quel lutto sembra toccarci più da vicino, a morire sul fronte di Raqqa contro i miliziani di Daesh è stata Ayse Deniz Karacagil, la ragazza soprannominata Cappuccio Rosso&#8221;.</div>
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