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	<title>militanti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Una notte di 12 anni: Pepe Mujica e i suoi compagni nel film di Alvaro Brechner</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 08:23:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12034 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="189" height="266" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Uruguay. Dopo un colpo di Stato, il fronte comunista viene sconfitto e al Potere si insedia l&#8217;estrema destra che avvia una dittatura militare. A questa si oppone un&#8217;ala armata, quella dei Tupamaros. La guerra tra le autorità del regime e i guerriglieri è aspra: un&#8217;operazione segreta interna ai servizi, una notte del 1973, porterà all&#8217;arresto di nove tupamaros. Nel film si racconta la storia di tre di loro, tra cui, Pepe Mujica, che diventerà uno dei più amati presidenti del Paese.</p>
<p>La loro detenzione è crudele, basata su violenze fisiche e psicologiche: molti i trasferimenti dalle celle di caserme sempre più isolate. Poche le visite dei parenti, ancor meno le uscite all&#8217;aperto. Qualche spiraglio di luce si intravede in piccoli gesti di solidarietà da parte dei secondini, nella volontà dei prigionieri di rimanere attaccati alla Vita, anche attraverso il gioco, nonostante le condizioni terribili in cui si trovano.</p>
<p>Resta, infatti, la loro strenua resistenza, quella del corpo e della mente, resistenza iniziata all&#8217;improvviso una notte e durata per lunghi, dodici anni. Dopo la liberazione, Pepe Mujica, Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernàndez, hanno segnato, con il loro esempio, la Storia e la Politica dell&#8217;Uruguay, iniettando nello spirito della popolazione, l&#8217;importanza della ricerca di Giustizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12035" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="810" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-768x427.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>Una buia notte del &#8217;73, le abitazioni di militanti, guerriglieri e simpatizzanti comunisti vengono prese d&#8217;assalto. Botte, celle sporche, oscurità assoluta, silenzio: in questa dimensione fuori dal Tempo e dallo Spazio si muovono figure incerte, quelle di tre prigionieri tupamaros, trasferiti in una caserma del regime. Così parte la terza pellicola del regista uruguayano Alvaro Brechner, che qui racconta una delle pagine più feroci della dittatura, con uno sguardo interno e partecipe.</p>
<p>Il Sistema impone che ogni militare sorvegli i militanti affinchè non si rivolgano la parola, ma loro escogitano un codice preciso, quello di battere sul muro con il pugno e, così, riescono persino a impostare una partita a scacchi con l&#8217;ausilio dell&#8217;immaginazione.</p>
<p>Vengono trasferiti in anfratti scavati nella roccia, in cui non riescono nemmeno a stare in piedi, ma loro riescono anche a scrivere lettere d&#8217;amore. Difficile espletare i bisogni primari, se si è ammanettati con le braccia legate troppo in alto ed ecco che, allora, vengono scomodati comandanti, generali e sergenti. Una punta di sarcasmo per screditare l&#8217;autorità nella ferocia della sua ottusità.</p>
<p>L&#8217;obiettivo degli esponenti della dittatura non è quello di uccidere i membri dell&#8217;opposizione, ma di farli impazzire, di far loro perdere la ragione e l&#8217;umanità. La sceneggiatura del film – a cui ha partecipato lo stesso regista – invece, pone l&#8217;accento proprio sulla capacità di resilienza, su quell&#8217;aggrapparsi alla realtà anche quando fanno di tutto per allontanarla dalla coscienza. Ed è sufficiente, ad esempio, una sbirciata dal cappuccio che preclude la visione. Il mondo resta nella testa, nei pensieri, nel ricordi di chi è ancora fuori, in uno stato di semi libertà. Ed è per loro che si lotta, che si resta in vita.</p>
<p>Non c&#8217;è logica nelle vessazioni a cui i tre reclusi vengono sottoposti: l&#8217;obiettivo è la loro follia, ma la follia è propria delle autorità. I carcerieri obbediscono agli ordini, come spesso accade ed è accaduto in tutte le guerre e in tutti i regimi.</p>
<p>Un racconto lungo, forse un po&#8217; troppo, forse per rendere l&#8217;agonia di quei dodici anni trascorsi in balìa dell&#8217;arbitrarietà della violenza. Ogni tanto, un istante di allegria e di ironia per riportare alla Vita corpi e anime fiaccate, ma non sconfitte.</p>
<p>I toni e i generi si alternano: drammatico, lirico, anche thriller. La regia è presente, ma non invadente; il montaggio accompagna e insegue i protagonisti; ottima la scelta di usare, come commento musicale, il celebre pezzo “Sound of silence” portato al successo da Simon &amp; Garfunkel, ma qui cantata dalla voce suadente di Sìlvia Pèrez Cruz, per un omaggio all&#8217;armonia melodica latinomaricana che esalta l&#8217;emotività di ciò che si narra.</p>
<p>Interessante anche l&#8217;uso di inserti onirici, di flashback per l&#8217;andirivieni psicologico dei militanti dal Reale, ma che – come detto – vi si aggrappano con tutta la forza possibile.</p>
<p><strong>Una notte di12 anni</strong> (<strong>La Noche de 12 Años</strong>) riesce a far percorre allo spettatore quel lungo periodo che va dal 1973 al 1984 di Storia recente e diventa un documento necessario per rinfrescare la Memoria, Memoria che se però rimane sulla carta o su uno schermo, non è utile ad avviare un cambiamento. Il cambiamento deve avvenire, ogni giorno, dentro ciascuno di noi. Solo così ritroveremo la nostra umanità. E la abbracceremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRAILER del FILM:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/UCxuT1bouSg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Colombia: diritto a non ubbidire.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 06:13:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/32170125_958358091006267_7993802958200373248_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11009" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/32170125_958358091006267_7993802958200373248_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="851" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/32170125_958358091006267_7993802958200373248_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 851w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/32170125_958358091006267_7993802958200373248_n-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/32170125_958358091006267_7993802958200373248_n-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 851px) 100vw, 851px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La disobbedienza civile ha da sempre insegnato nella storia di essere un ottimo e coraggioso piano per cominciare a cambiare le cose. Cose che non dovrebbero essere. Come chiudere i porti, per esempio.</p>
<p>In Colombia negli ultimi mesi si sta muovendo un pezzo non indifferente della popolazione, principalmente nelle città di Medellìn, ma anche di Bogotà e Cali, contro quello che sembrerebbe una “nuova ondata” di violenza. Soprattutto per gli assassinati di diversi leader sociali.</p>
<p>La Defensoria del Pueblo de Colombia dice che dal 2016 fino a luglio del 2018 sono stati ammazzati 322 persone considerate dei leader sociali o difensori dei diritti umani, 122 nell’ultimo anno. Una grande percentuale corrisponde ad attivisti che appartenevano a organizzazioni etniche contadine.</p>
<p>L’83% degli omicidi sono direttamente collegati a conflitti per il territorio e alle risorse naturali. Una vecchia storia che perseguita ancora oggi il continente americano.</p>
<p>Il coordinatore del programma non governativo Somos defensores ( che promuove la protezione degli attivisti dei diritti umani) ha dichiarato che non c’è nessun tipo di risposta alle domande della cittadinanza riguardo alla violenza che si sta vivendo in un paese già molto martoriato: “Sembra che le istituzioni siano state messe a tacere dopo le elezioni e stiano vedendo da lontano come vengono uccisi i nostri leader sociali e difensori dei diritti umani”.</p>
<p>In questo ambito è nato il movimento cittadino “ El derecho a no obedecer” <a href="https://www.facebook.com/elderechoanoobedecer/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/elderechoanoobedecer/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>che come il proprio nome lo dice invita alla disobbedienza civile in modo molto propositivo e pacifico.</p>
<p>All’interno delle loro attività stanno addirittura offrendo un corso di storia di disobbedienza civile, dove studiano quegli episodi storici che hanno dato buoni frutti come Rosa Parks per esempio. Un po’ come il corso di storia del Messico per militanti che è stato promosso dall’associazione di promozione culturale “ Para leer en libertad” guidata dallo scrittore Paco Ignacio Taibo II.</p>
<p>Lo zampino di Soros lo troviamo inevitabilmente anche in Colombia che finanzia questo movimento con la sua Open Society. Ciò non toglie che possa essere un movimento genuino che porti davvero alla sollevazione del popolo colombiano da sempre molto coraggioso ( con o senza i soldi di Soros) contro questi omicidi che vanno avanti impunemente e sotto gli occhi del mondo che sembra ogni giorno più lontano e indifferente al nostro caro continente.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Il ministero della suprema felicità</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 09:01:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arundhati Roy torna alla letteratura dopo dieci anni da <i>Il dio delle piccole cose. </i>Dieci anni vissuti tra New York e Delhi, tra redazione di saggi e analisi della realtà in presa diretta. Con il suo ultimo romanzo, intitolato <i>Il ministero della suprema felicità</i> (edito da Guanda) mescola fiction con fatti veri perchè, come la stessa autrice ha dichiarato in una intervista, la forma romanzata è spesso più efficace di un articolo di un quotidiano.</p>
<p>Si tratta di un libro corposo, che fa compagnia, che istruisce e che fa riflettere. Come accade quando gli scrittori sono bravi professionisti, le storie individuali dei personaggi si intrecciano alla Storia con la S maisucola, con un&#8217;attenta e profonda introspezione psicologica dei primi e una particolareggiata descrizione della seconda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/9788823518148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9214 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/9788823518148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>Arundhati Roy ci permette di viaggiare attraverso un contimente vasto e contraddittorio come quello indiano, un continente di cui conosce le luci e le ombre: la stessa capitale è raccontata nei dettagli dei suoi vecchi e sporchi vicoli così come nei colori sfacciati e scintillanti della parte nuova. Poi le cime del Kashmir, i villaggi, le periferie e&#8230;un cimitero.</p>
<p>Il testo si regge su quattro figure femminili (o quasi)che appartengono a tre generazioni, dalla più anziana alla più giovane: Anjum, Tilo, Miss Jabardeen Seconda e Udaya.</p>
<p>Anjum nasce maschio e la narrazione inizia con la sua vicenda che fa intendere al lettore, fin da subito, come l&#8217;interesse di chi scrive sia rivolto a tutta l&#8217;umanità: ad Anjum e ai suoi compagni di vita (trans, tossici, miserabili), a uomini di potere, a donne e uomini guerriglieri, apersone comuni, ai bambini, di ogni età, religione e appartenenza.</p>
<p>Anjum (nata Aftab) vive sulla propria pelle la discriminazione, l&#8217;isolamento, la vergogna, ma anche le violenze contro i musulmani e le ripercussioni contro gli indù nella eterna lotta tra queste due fazioni. Decide, così, di ritirarsi in un cimitero, tra il silenzio e la pace delle anime dei morti, per ricaricare il corpo e lo spirito fiaccati da profonde ferite e umiliazioni. A poco a poco quel cimitero si trasforma in una pensione che accoglie tutti i reietti, coloro che non possono fare parte della società o che ne vogliono stare lontani: l&#8217;imam Ziauddin e Mr “Saddam” Gupta, da poco tornato dalla guerra in Iraq, altri travestiti (gli hiira, come si dice lì o eunuchi), i dissidenti o i loro parenti (uno di loro racconta: “Uno gruppetto di uomini entrò nel posto di polizia e trascinò fuori mio padre e i suoi tre amici. Si kisero a picchiarli, all&#8217;inizio usando solo i pugni e le scarpe. Ma poi qualcuno si procurò un piede di porco, un altro un cric. Non riuscivo a vedere granchè, ma dopo i primi colpi udii le grida&#8230;).</p>
<p>Una notta (QUELLA notte),durante una manifestazione contro la corruzione dei governanti, nella calca della folla, Anjum e i suoi trovano un neonato abbandonato in un cassonetto dei rifiuti su un marciapiede. Una femmina e, perdipiù, nera. Lasciarla lì? Portarla alla pensione che non a caso si chiama “Paradiso”? Vince la seconda ipotesi. Una nuova vita che ne squaderna tante altre.</p>
<p>Con il capitolo intitolato “Il padrone di casa”, inizia il corpus del libro, prevalentemente incentrato sulla guerra del Kashmir ed entra in scena Tilo (o Tilottama), figlia di un rappresentante del governo studentessa di architettura, che invece diventa comunista e ama Musa, un combattente per la causa di quel piccolo, ma importante pezzetto di terra. Seguiamo indizi, fotografie, messaggi in pure stile investigativo: la storia d&#8217;amore di Tilo e Musa, i loro incontri clandestini, le loro paure, la loro battaglie e i loro ideali. Le persone nemiche, come il famigerato Jalib Qadri, rappresentante di tutti i dittatori nel mondo e di tutti i carnefici che finirà morto suicida, negli USA dove viene accolta la richiesta di asilo politico, quella per sé e per la sua famiglia&#8230;Ma non vi sveliamo il motivo per cui toglierà la vita a se stesso e ai propri cari; oppure le persone opportuniste (che sono le peggiori) quelle, cioè, che stanno a metà tra la rivoluzione e il governo, come Naga, ex amico di Musa e Tilo (ma poi suo futuro marito) e giornalista rampante, capacissimo di cambiare parte per sete di notorietà, sguazzando tra militari, paramilitari, tra guerriglieri e alti funzionari.</p>
<p>Durante la descrizione dei fatti – che vanno dagli anni &#8217;90 ai giorni nostri – Arundhati Roy arricchisce la lettura con commenti sulla situazione sociale, politica e culturale del proprio Paese (scrive, ad esempio: “ L&#8217;Unica cosa che impedisce al Kashmir di autodistruggersi come il Pakistan e l&#8217;Afghanistan è il sano, vecchio capitalismo piccolo-borghese. Con tutta la loro devozione, i kashmiri rimangono grandi affaristi. E in definitiva, non c&#8217;è uomo d&#8217;affari che in un modo o in un altro non abbia interessi legati allo status quo, o a ciò che noi chiamiamo il Processo di Pace, che tra l&#8217;altro offre opportunità di business completamente diverse da quelle della pace vera e propria”. E le considerazioni variano a seconda di chi le proununcia). Ricco di particolari, il romanzo è un piccolo compendio di Storia recente indiana ma anche di sentimenti universali: la nostalgia, la testardaggine, l&#8217;orgoglio, la tenerezza&#8230;: la madre di Tilo si chiamava Maryam. Apparteneva ad una famiglia aristocratica di cristiani siriani ormai decaduta, il suo rapporto con la figlia è sempre stato conflittuale anche se veniva considerata, per i suoi tempi, una donna controcorrente, una femminista. E così, partendo da un personaggio scopriamo le vicissitudini di tanti altri. Le difficoltà, soprattutto: c&#8217;è tanta morte, c&#8217;è tanta sofferenza, c&#8217;è tanta tortura. C&#8217;è tanta realtà. Ma c&#8217;è anche la speranza.</p>
<p>Come spesso accade, la Grazia e la Speranza (sì, vogliamo usare proprio questi termini) sono veicolati da due bimbe con lo stesso nome: Miss Jabardeen. Una, figlia di Musa e della prima moglie, deceduta in una delle numerose battaglie per l&#8217;indipendenza e la Seconda&#8230;che è la neonata lasciata dalla madre biologica, Udaya, sul marciapiede e cresciuta da Anjum, da Tilo e da tutti gli altri presso la Pensione Paradiso.</p>
<p>Una lunga lettera di Udaya scopre le carte della sua nascita: è figlia di uno stupro. Sei uomini si sono accaniti su sua madre. La madre è sopravvissuta, lei è sopravvissuta. La Vita può continuare, grazie anche a quel cordone di compassione, di affetto, di delicatezza che appartiene a tutti i reietti di Dheli (e non solo). La dedica di questo libro è proprio per gli “inconsolabili” che sono in grado, però, di regalare agli altri una “suprema felicità”.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 07:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Mi sento un poeta troiano, uno di quelli a cui è stato tolto persino il diritto di tramandare la propria sconfitta” Mahmoud Darwish Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #1c1c1c;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>Mi sento un poeta troiano, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>uno di quelli a cui è stato tolto persino </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>il diritto di tramandare la propria sconfitta</i></span><span style="color: #1c1c1c;">”<br />
</span><span style="color: #1c1c1c;">Mahmoud Darwish</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8956" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="712" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033-300x115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al Museo teatro Commenda di Prè di Genova la mostra fotografica <em>Le strade dell&#8217;apartheid </em>ideata da Luca Greco, una trentina di scatti in bianco e nero sul popolo saharawi nel deserto dell&#8217;Hammada (sud dell&#8217;Algeria), sui palestinesi dei campi profughi e sui muri che separano cattolici e protestanti in Irlanda del Nord: tre realtà in cui vigono forme diverse di apartheid. Ci sono anche tre reading: il 15 giugno, alle 19 Gianna Coletti fa conoscere la storia di Mariem Hassan “la voce del Sahara” e del popolo saharawi, in La voce dei figli delle nuvole, il 22 giugno alle 19 Davide Sormani in Tracce di Sands, racconta dell’attivista repubblicano irlandese Bobby Sands e il 29 giugno alle 19 Marco Sgarbi chiude con Juliano. Ovvero sia della resistenza dedicato al fondatore del Freedom Theatre di Jenin, Juliano Mehr Khamis di cui abbiamo già parlato qui <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Verrà inoltre presentato il libro di Barta Edizioni in uscita in questi giorni “Io sono saharaui”, una graphic novel dedicata appunto a Mariem Hassan, storia musicale al femminile che si intreccia ad un percorso di autodeterminazione individuale e politica per l’indipendenza del popolo saharawi. Un testo diviso in sei capitoli, dove ogni titolo rimanda ad una canzone, caratterizzato da una militanza estetica radicale (testo in font sempre diversi che circondano i disegni coloratissimi) che rispecchiano le scelte di vita di Mariem dal rifiuto del matrimonio combinato a 15 anni, alla decisione di indossare la melfa, il vestito tradizionale lungo 10 metri, fino al successo trovato in Spagna il paese dei colonialisti.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031-217x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
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