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	<title>miniere Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Fermiamo il lavoro minorile nell&#8217;inferno delle miniere in Congo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:29:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Anna Mognaschi 12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.Uno dei metalli più importanti,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p><strong>12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile</strong></p>



<p></p>



<p>Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.<br>Uno dei metalli più importanti, una risorsa strategica essenziale per la costruzione degli smartphone di ultima generazione, GPS, satelliti, TV al plasma, tablet, computer, ma non solo anche per le macchine elettriche, aerei e missili, è il coltan che insieme al cobalto servono per costruire le batterie al litio per alimentare i nostri device.<br>Il Congo è una repubblica democratica che si estende al centro dell&#8217;Africa, una terra piena di contraddizioni, di guerre interne che sommandosi alla povertà rendono l&#8217;esistenza della popolazione un inferno.<br>È una terra che accoglie anche un numero enorme di sfollati dai Paesi limitrofi: più di mezzo milione e sono soprattutto le ricchezze del sottosuolo ad alimentare conflitti e problematiche; la parte orientale del Congo è ricca di cobalto rame e oro, la parte a nord è la terra più ricca al mondo di coltan, il minerale più prezioso dell&#8217;oro.<br>Si stima che dal Congo provenga dal 60 all&#8217;80% del cobalto di tutto il mondo e sono per lo più i bambini a lavorare nelle miniere di cobalto (secondo l&#8217;UNICEF sono 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere a cielo aperto). Questi piccoli minatori scavano a mani nude o con strumenti di fortuna, anche 12 ore al giorno tra il fango e acqua acida per una somma di 2 dollari al giorno; lavorano dopo la scuola, il sabato e la domenica o tutta la settimana se i genitori non riescono a pagare le tasse scolastiche visto che in Congo le scuole non sono gratuite; a causa del duro lavoro i bambini si ammalano di febbre tifoide, malformazioni ossee e muscolari e, inoltre, a causa dei crolli dei cunicoli, rischiano la morte e, dal momento in cui non ci sono dati sulle morti né sugli incidenti, spesso vengono seppelliti nella miniera stessa. Si parla di circa quattro milioni di morti in meno di dieci anni.<br>Le multinazionali come Microsoft e Apple si lavano la coscienza comprando solo da grandi rivenditori autorizzati, facendo finta di non sapere che questi, a loro volta, comprano il coltan dai piccoli possidenti di miniere che hanno come mano d&#8217;opera soprattutto bambini dai 7 ai 16 anni.<br>La situazione del lavoro minorile è così grave da essere stata inserita al punto 8 del Piano di sviluppo sostenibile dell’ONU che si propone di eliminare il lavoro minorile e la schiavitù moderna in tutte le sue forme entro il 2030.<br>Amnesty International sta facendo di tutto per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica mondiale attraverso l&#8217;adozione a distanza, petizioni e un appello: &#8220;Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici&#8221;.<br>A tal proposito, dalla fine del 2020, iI Ministero nazionale delle miniere della RdC, rappresentato da Willy Kitobo Samsoni, si è aggiunto al Comitato direttivo della Cobalt Action Partnership (CAP), dimostrando la presenza del governo nel settore.<br>La CAP è stata formalizzata nel maggio 2020 come una coalizione di organizzazioni pubbliche e private unite per l’estrazione sostenibile ed etica del cobalto. Le parti interessate si impegnano a identificare soluzioni e azioni nei settori privato, pubblico e non-profit al fine di regolamentare l’estrazione e la vendita del cobalto artigianale e minerario, promuovere l’accesso al mercato globale per i produttori, sradicare il lavoro minorile e le violazioni dei diritti umani nelle comunità minerarie del cobalto.<br>Il 2030 è vicino:speriamo che si ponga fine a questo inferno.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Niger e l&#8217;antico problema del colonialismo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 08:43:46 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; di qualche giorno fa, la protesta davanti all&#8217;ambasciata francese in Niger con bandiere russe e nigerine. Il recente golpe militare e la sospensione degli aiuti europei sono alla base della protesta. La risposta dell&#8217;Europa, o meglio, della Francia? Tolleranza zero verso chi minaccia la Francia e i suoi interessi. I sostenitori della protesta, e quindi del golpe, hanno letto nella risposta francese una dichiarazione di guerra. La situazione, come si comprende, è delicata. </p>



<p>Quando si nominano la Francia e il Niger la prima parola che viene in mente è: colonialismo.</p>



<p>Formalmente, il Niger ha ottenuto l&#8217;indipendenza dalla Francia nel 1960, ma&nbsp; possiamo affermare che la Francia non è più nel territorio?&nbsp;</p>



<p>In Niger  si parla francese, ma non è l&#8217;unico legame dello Stato africano con la Francia. Come negli anni &#8217;70, il Niger garantisce alla Francia  manodopera a basso costo, beni materiali e risorse naturali. Ad oggi, molti scavi effettuati nelle miniere di uranio, hanno a capo aziende legate al governo francese. Le compagnie minerarie sono uno dei pochi modi in cui i nigerini possono ottenere un lavoro retribuito. A causa delle radiazioni nelle miniere di uranio, però, molti sviluppano gravi problemi di salute come malattie respiratorie, polmonari e paralisi. La situazione economica è talmente critica che non ci si può nemmeno permettere di partire verso mete che promettono un futuro migliore.</p>



<p>Recentemente pare che in Niger siano comparsi nuovi protagonisti, ovvero la Russia e la Cina. Ecco il motivo della bandiera russa accanto a quella nigerina durante la protesta&#8230;</p>



<p>Alla luce dei fatti appena descritti, il Niger si libererà mai dal colonialismo? Qual è la responsabilità del governo francese e di quello europeo riguardo ad un processo di indipendenza mai davvero intrapreso? Gli altri Paesi come si pongono rispetto alla questione? A voi le risposte.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Niger, migranti tra miniere di oro e uranio</title>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Uno dei Paesi più poveri al mondo, nel quale il problema della migrazione vede i suoi massimi livelli di illegalità. Il Niger, negli ultimi anni, sta assistendo a delle piccole crescite economiche, instabili e non continue ma che hanno prodotto una piccola riapertura dell’economia locale.</p>



<p>Al fianco di questa situazione vediamo un paese che si trova tra i primi produttori ed esportatori di uranio e oro, due ricche materie prime che però viaggiano separatamente. Partendo dall’uranio, per il quale il Niger è il quarto produttore mondiale, possiamo affermare che la sua produzione si trova in un momento di crisi.</p>



<p>La Compagnia mineraria d’Akouta chiuderà la sua produzione nel marzo 2021 (i suoi costi di produzione sono insostenibili: si aggirano sui 76 euro al chilo, quando il prezzo dell’uranio è di soli 54 euro). Anche la Società delle miniere dell’Aïr è ormai a fine vita, e ha già fortemente ridotto la produzione.</p>



<p>In questo incerto scenario, ci sono però altre miniere che incrementano le loro produzioni, quelle del settore aurifero. A fianco dell’estrazione industriale, che assicura una produzione annua nell’ordine della tonnellata, dal 2010 si assiste a una vera e propria corsa all’oro nel Nord, nelle regioni di Tchibarakaten e dell’altopiano di Djado, alla frontiera con la Libia e l’Algeria. Tutto questo ovviamente sta portando a conseguenze violente, con finanziamenti a banditi e al traffico d’armi. L’International Crisis Group (Icg) solleva forti sospetti che dei gruppi armati, anche jihadisti, abbiano trovato un terreno di reclutamento nello sfruttamento aurifero artigianale. Non meno di 300.000, sempre secondo l’Igc, sarebbero i cercatori d’oro artigianali in Niger. La ricerca dell’oro è considerata un’attività&nbsp;permessa da Allah, e, secondo l’Igc, nei siti minerari del dipartimento di Torodi sono stati pronunciati sermoni jihadisti che esortavano al rispetto della sharia.</p>



<p>Ultima materia che sarebbe in grado di arricchire il Niger è il petrolio, la cui produzione è ad oggi modesta ma che potrebbe triplicare nell’arco di un anno. È, infatti, stato costruito un oleodotto di 2.000 km ad Agadem ed è stata sottoscritta una convenzione con la China National Oil and Gas Exploration and Development Corporation per lo sviluppo di questo settore.</p>



<p>Tutte queste evoluzioni economiche del paese non sortiscono in realtà l’effetto desiderato, dato che il Niger deve dedicare il 18% del suo bilancio alla sicurezza, minacciata dal terrorismo su tre fronti. Già nel 2013 un’autobomba danneggiò lo stabilimento della miniera d’uranio di Arlit, uccidendo un dipendente e ferendo quattordici lavoratori. La produzione rimase interrotta per quattro settimane. Il 25 ottobre, il governo ha vietato gli spostamenti senza scorta militare delle organizzazioni umanitarie nelle regioni di Tillabéry e di Tahoua, che ospitano 150.000 rifugiati e sfollati in seguito a violenze che hanno fatto centinaia di morti. Nel Sud-est, si moltiplicano gli attacchi di Boko Haram, insediato nel Nord della Nigeria e nelle isole del Lago Ciad. Secondo l’Onu, tra gennaio e agosto del 2019 sono state rapite 179 persone. L’insicurezza ha obbligato Medici senza frontiere a lasciare la città di Maine-Soroa.</p>



<p>Ad oggi, quindi, la situazione vede quasi 450.000 rifugiati e sfollati presi in trappola, spinti fuori dalle aree flagellate dalla violenza, come il Nord della Nigeria o il Mali, e sempre più in difficoltà per raggiungere la Libia e l’Europa. Una situazione di instabilità per tutta la popolazione che deve resistere alle violenze del terrorismo e alle usurpazioni di materie prime che, se gestite in maniera saggia, potrebbero rendere più stabile e ricco l’intero paese.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Un viaggio nella giungla</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 08:51:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Tedeschi &#160; C’era una volta un paese completamente verde, immerso in una giungla così fitta da risultare quasi oscura. Un paese in cui le specie animali presenti sono centinaia, un paese&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11345" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="618" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">C’era una volta un paese completamente verde, immerso in una giungla così fitta da risultare quasi oscura. Un paese in cui le specie animali presenti sono centinaia, un paese allegro e spensierato, nonostante tutto…</p>
<p align="JUSTIFY">La Sierra Leone, un piccolo Stato dell’Africa nord occidentale, ha vissuto molti periodi tristi dopo i quali è sempre riuscita a rialzarsi con forza e determinazione: a partire dalla sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1991 e durata fino al 2002. In questo lungo periodo si sono affrontati i ribelli del Fronte Rivoluzionario unito (sostenuti dalle forze speciali del National Patriotic Front of Libera) e le forze governative comandate da Joseph Momoh. Il bottino di questi scontri erano le miniere di diamanti presenti in tutto il sud est del paese; intervenne anche la comunità internazionale per promuovere un negoziato che si concluse il 27 marzo 1999 con la firma dell’accordo di pace di Lomè, dopo il quale un contingente delle Nazioni Unite si stabilì nel paese per sovraintendere il processo di disarmo.</p>
<p align="JUSTIFY">Padre Vittorio, un virtuoso missionario italiano che ho avuto la fortuna di conoscere nel mio viaggio in Sierra Leone, ci ha raccontato qualcosa in merito a quel periodo molto difficile. Lui, in quanto fedele di Dio, lottò in prima linea per la difesa dei civili e la liberazione di bambini soldato (pratica utilizzata dai ribelli durante la guerra)… per lo meno fino a quando non fu rapito. Per ben due volte, nel 1999 e poi nel 2000 con altri fratelli, fu rapito dal Ruf, il fronte dei rivoluzionari.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi eventi non l’hanno mai abbattuto né ha mai desiderato di tornare in Italia, si considera un sierra leonese adottivo e non abbandonerà mai questa sua vocazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11346" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="946" height="547" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 946w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-300x173.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-768x444.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 946px) 100vw, 946px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11347" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="876" height="356" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-300x122.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-768x312.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Camminando per le strade di Kabala, il villaggio in cui mi trovavo, ho percepito la stanchezza di una popolazione che subito dopo la guerra civile ha dovuto affrontare anche un’altra guerra, quella contro l’ebola.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche su questo argomento Don Vittorio ci ha raccontato la sua vita da missionario che portava il riso ai malati, senza mai potersi avvicinare troppo, pregava con loro e il suo cuore non li ha mai abbandonati. Fu una vera e propria epidemia, morirono tanti fratelli e il divieto di contatto tra le persone appesantì ulteriormente il clima di disagio e paura in tutta la nazione. Il 30 luglio 2014 il governo della Sierra Leone dichiarò lo stato di emergenza e schierò le truppe del governo per mettere in quarantena i “punti caldi” dell’epidemia.</p>
<p align="JUSTIFY">All’inizio del mese di agosto a Freetown iniziarono le campagne per sensibilizzare la popolazione, mediante trasmissioni radiofoniche (molto utilizzate dalla popolazione) o attraverso gli altoparlanti delle automobili. Davanti ad ogni casa in cui viveva un malato di ebola vi erano almeno 2 soldati di controllo: chi portava cibo o preghiere non poteva avvicinarsi a meno di 5 metri dalla casa.</p>
<p align="JUSTIFY">L’epidemia di ebola provocò la morte di circa 4.000 persone; dopo la Libera, la Sierra Leone fu il secondo paese con il maggior numero di decessi. Finalmente il 17 marzo 2016 fu ufficialmente dichiarata “ebola free”.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante tutto il mio soggiorno in Africa, il pensiero è sempre stato rivolto al passato di questa popolazione, al dolore patito dalle persone che ora mi stavano accogliendo nelle loro case. Guerra ed ebola ora non ci sono più ma il disagio e la povertà nella vita di queste persone è tangibile e, ancora una volta, grazie a loro sono tornata dall’Africa più ricca di forza, un’energia inspiegabile trasmessa da una popolazione che ne ha passate tante ma che presto tornerà a camminare con le proprie gambe.</p>
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