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	<title>Minniti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Minniti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Caso ProActiva Open Arms, quanto valgono i diritti umani davanti ai tribunali?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 13:21:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.vita.it) L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="print"></div>
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<pre>(da www.vita.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</pre>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1170.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10337" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1170.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="291" height="203" /></a></p>
<div class="typography">
<pre>L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina dalla procura di Catania. Ma la vicenda ha molti punti oscuri. Il punto dell'avvocato ed esperto Fulvio Vassallo Paleologo</pre>
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<p><em>La Procura di Catania ha disposto il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms, da sabato ormeggiata nel porto di Pozzallo (Ragusa) dove è avvenuto lo sbarco di 218 migranti.</em></p>
<p>Il porto di Pozzallo è l&#8217;approdo sicuro assegnato alla nave dopo <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/16/news/caso_diplomatico_nel_mediterraneo_ong_spagnola_denuncia_non_ci_danno_un_porto_sicuro_in_cui_sbarcare_i_migranti_-191428023/?utm_source=rss&utm_medium=rss">il caso esploso due giorni fa nel Mediterraneo</a>, quando la ProActiva Open Arms è sfuggita a un inseguimento di una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se i membri della ong a bordo non avessero consegnato le donne e i bambini raccolti da un gommone. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il caso si è sbloccato</a> dopo una richiesta formale del governo spagnolo a quello italiano. Associazione per delinquere finalizzata all&#8217;immigrazione clandestina è il reato ipotizzato dalla Procura di Catania. Secondo l&#8217;accusa ci sarebbe una volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici. Indagati dal procuratore Carmelo Zuccaro (lo stesso del caso ong di qualche mese fa) il comandante e il coordinatore a bordo della nave, identificati, e il responsabile della ong, in corso di identificazione. Il fermo è stato eseguito su indagini della polizia della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma. Il provvedimento di sequestro, però, è ancora in fase di notifica.</p>
<p><em>Questa la cronaca. <strong>Abbiamo però chiesto di approfondire la questione a <a href="https://www.a-dif.org/author/fulvio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Fulvio Vassallo Paleologo</a></strong>, avvocato, già docente di Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero all’Università di Palermo, componente del Collegio del Dottorato in &#8220;Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti&#8221;, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell&#8217;Università di Palermo. È anche componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell&#8217;Università di Palermo, membro della rete europea di assistenza, ricerca ed informazione Migreurop, membro di Associaizone Adif e componente della Campagna LasciateCientrare.</em></p>
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<p><strong>Continua la serie di tentativi di intercettazione sotto minaccia delle armi da parte della sedicente <a href="https://edition.cnn.com/videos/world/2018/02/19/cfp-libya-migrants-rescue.cnn?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Guardia costiera “libica”</a> ai danni di gommoni carichi di migranti soccorsi dalle poche navi delle ONG ancora presenti nelle acque del Mediterraneo centrale. </strong>Tentativi che <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/13/sea-watch-ecco-il-video-integrale-dellincidente-del-6-novembre-2017/145081/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>in precedenti occasioni, come il 6 novembre 2017</strong></a>, erano sfociati in “incidenti” che erano costati la vita di un numero imprecisato di persone.<a href="http://www.vita.it/it/article/2017/12/14/la-libia-fa-marcia-indietro-e-abbandona-i-soccorsi-nel-mediterraneo/145448/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eppure soltanto a dicembre scorso le autorità libiche dichiaravano di non potere effettuare interventi di ricerca e salvataggio nel vasto spazio compreso in quella che sulla carta si definisce come “zona SAR libica”.</strong></a></p>
<p>Vediamo adesso in quali condizione arrivano i migranti in fuga dalla Libia, e possiamo intuire a quale condizione terribile sono condannate le <a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/download/61781?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>persone bloccate in mare e riportate nei centri di detenzione in Libia</strong></a>. Come <a href="http://www.corriere.it/cronache/18_marzo_15/migrante-morto-fame-sicilia-storia-916c289c-2871-11e8-86ee-403ce21a628a.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sagen morto per la fame e gli stenti subiti in Libia</strong></a>, a 22 anni, proprio dopo essere stato sbarcato a Pozzallo, dagli stessi operatori che adesso sono finiti sotto inchiesta. Adesso però, a ritornare sotto accusa, sono gli operatori internazionali delle navi umanitarie, in questo ultimo caso quelli della <a href="https://www.ara.cat/internacional/Dos-dies-alta-mar_0_1979802244.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ONG spagnola Open Arms</strong> </a>che, <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/ore-per-accedere-a-un-porto-giornata-di-passione-per-long-BGXl1DMcfLXhz6Gk5Rca9O/premium.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>malgrado l’ingiunzione di uomini in armi</strong> </a>saliti a bordo del loro mezzo di soccorso, <a href="http://www.radiopopolare.it/2018/03/migranti-pro-activa-open-arms-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>non hanno consegnato ai libici donne e bambini che rischiavano di essere rigettati nei centri di detenzione</strong> </a>che le autorità libiche, variamente collegate alle milizie, riservano a quelli che per loro sono soltanto “migranti illegali”.</p>
<p><strong>La guerra alle ong </strong><br />
Dopo i reiterati<a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvataggio-umanitario-no-bluff-ecco-prove-1506159.html?mobile_detect=false&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> inviti a “colpire” lanciati dalla stampa che da tempo attacca le ONG “colpevoli di solidarietà”,</strong></a> è arrivato un <a href="https://www.a-dif.org/2018/03/17/minniti-con-la-guardia-costiera-libica-affonda-il-diritto-internazionale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>comunicato della Guardia costiera italiana che, per la prima volta, attacca esplicitamente una nave umanitaria,</strong> </a>precisando che la responsabilità per le attività di ricerca e salvataggio (SAR) in acque internazionali erano state trasferite alla Guardia costiera libica. Secondo questo comunicato, dunque, <a href="https://www.ara.cat/dossier/Italia-bloqueja-lOpen-Arms_0_1980402104.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>la nave di Open Arms avrebbe dovuto obbedire agli ordini ricevuti dalla autorità SAR competente ( libica) e riconsegnare i naufraghi</strong> </a>alle motovedette partite dalla Libia, evidentemente indirizzate sul luogo dell’incidente proprio dalle unità operative coordinate di avvistamento in attività da febbraio di quest’anno, con l’operazione Themis di Frontex e con il <a href="http://www.famigliacristiana.it/articolo/migranti-gli-occhi-della-libia-sui-radar-europei-nel-mediterraneo.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sistema satellitare Sea Horse, al quale partecipa anche personale proveniente da Tripoli.</strong></a></p>
<p>In passato, in diverse occasioni, il <strong><a href="https://www.a-dif.org/2017/12/02/soccorsi-bloccati-e-una-strage-sfiorata-dal-diario-di-bordo-di-proactiva-open-arms/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Comando centrale della Guardia costiera italiana (IMRCC) aveva imposto alle navi umanitarie lo</a> </strong><em><strong>“stand by”</strong></em><strong>, <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2017/12/italy-strikes?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in attesa che arrivassero le unità della Guardia costiera libica, ad intercettare i gommoni carichi di migranti</a></strong> ed a riportare le persone “soccorse” nei centri lager dai quali erano fuggiti. Mai però si era registrata una dichiarazione unilaterale tanto esplicita da parte dell’IMRCC, con l’attribuzione alla Guardia costiera libica di una vera e propria responsabilità di coordinamento di una attività Sar in acque internazionali a tale distanza dalla costa della Libia.</p>
<p><em>«Nella giornata di ieri, la Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma ha ricevuto 2 segnalazioni relative a 2 unità in difficoltà con a bordo migranti nel Mediterraneo centrale», fa sapere la Guardua Costiera Italiana con una nota stampa il 16 marzo, «La Centrale Operativa informava tutte le MRCC prossime all’area in questione, avvisando nel contempo le unità navali in transito nella zona di interesse.In entrambi i casi il coordinamento veniva assunto dalla Guardia Costiera libica. Per entrambi gli eventi rispondeva l’ONG Open Arms, a conoscenza dell’assunzione del coordinamento da parte della Libia. La Open Arms traeva in salvo in totale 218 migranti». </em></p>
<p><strong>Le regole di ingaggio SAR</strong><br />
È, bene ricordare in proposito che, in base alle Convenzioni internazionali, come riconosciuto in passato dalla stessa Guardia costiera italiana, la individuazione del luogo di sbarco spetta all’autorità SAR indicata come responsabile delle attività di ricerca e soccorso.</p>
<p>L’Art. 98.2 della Convenzione UNCLOS prevede l’obbligo, per gli Stati Parte, di istituire e mantenere un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso, relativo alla sicurezza in mare e, ove necessario, di sviluppare, in tale ambito, una cooperazione attraverso accordi regionali con gli Stati limitrofi, ponendo le basi per l’esecuzione di accordi multilaterali (quali, ad es., i Protocolli di Palermo del 2000) e bilaterali (quali, ad es., l’accordo tra Italia e Libia del 2007 ed il successivo Trattato di amicizia del 2008).</p>
<p>La Convenzione SAR del 1979 impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare ed il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro <em>(place of safety</em>): a tal fine gli Stati membri dell’IMO (<em>International Maritime Organization</em>), nel 2004, hanno adottato emendamenti alle Convenzioni SOLAS e SAR, in base ai quali gli Stati parte devono coordinarsi e cooperare per far sì che i comandanti delle navi siano sollevati dagli obblighi di assistenza delle persone tratte in salvo, con una minima ulteriore deviazione, rispetto alla rotta prevista. Malta non ha accettato questi emendamenti. Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare <a href="http://www.refworld.org/docid/432acb464.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>(Ris. MSC.167-78 del 2004</strong></a>) dispongono che il governo responsabile per la regione S.A.R. in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito.</p>
<p><strong>Tripoli come coordinamento SAR </strong><br />
Dunque in questa ultima occasione era evidente che l’indicazione da parte del Comando Centrale di Roma (IMRCC) della Guardia costiera italiana, che designava come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, equivaleva a consentire che il luogo di sbarco dei migranti soccorsi in acque internazionali, a 73 miglia dalla costa, fosse un porto libico. Dopo alcuni episodi SAR coordinati dalla <a href="https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/migranti-nuovo-giallo-sui-soccorsi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Guardia costiera italiana che aveva bloccato in</strong><em><strong> stand by </strong></em><strong> le navi umanitarie più vicine ai naufraghi da soccorrere ed atteso l’a</strong></a><strong>rrivo delle motovedette libiche,</strong> il salto di “qualità” di questi ultimi giorni è costituito dalla individuazione delle autorità libiche, la Guardia costiera di Tripoli, e non la singola unità reperibile vicino al luogo dei soccorsi, come autorità di coordinamento degli interventi di ricerca e soccorso, dunque in grado di decidere unilateralmente <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/62406.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>il luogo di sbarco (in Libia)</strong></a> delle persone intercettate in acque internazionali. Sembra del resto provato che le motovedette libiche svolgano una costante attività di sorveglianza proprio in prossimità delle navi delle ONG impegnate nelle attività di ricerca e soccorso.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-300x132.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<div class="lf-inner">
<p><a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/details/61005?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza dell’UNHCR in alcuni dei porti di sbarco in Libia </strong></a>consente di assistere una minima parte dei migranti più vulnerabili, ma non incide sul destino riservato alla maggior parte di loro. Di fatto <a href="https://www.rt.com/uk/421489-libyan-coastguard-threats-eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>si verifica l’abbandono dei migranti e dei loro soccorritori alla esclusiva potestà d’imperio delle autorità libiche in armi,</strong></a> miliziani imbarcati a bordo delle <strong><a href="https://www.libyaherald.com/2018/01/13/serraj-visits-libyan-naval-ship-fixed-by-italians/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">motovedette donate da Minniti</a>,</strong> ma anche personale più specializzato che ha seguito i corsi di formazione a bordo delle unità militari italiane, della Guardia di finanza e dell’operazione europea Eunavfor Med. I risultati comunque non cambiano a seconda della qualità degli equipaggi libici, come si desume dalle modalità violente degli interventi e dall’elevato numero di vittime registrato negli ultimi mesi. Malgrado il calo delle partenze, la percentuale delle vittime è in costante aumento e per quanto riguarda le autorità italiane, occorre ricordare che <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>qualunque ritardo nei soccorsi può essere imputabile sul piano penale a quelle autorità ed a quelle persone che lo hanno prodotto sotto giurisdizione italiana.</strong></a></p>
<p><strong>Il caso Pro Arms</strong><br />
La posizione assunta dalla Guardia costiera italiana con il suo ultimo comunicato ha aperto anche un <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>grave conflitto internazionale,</strong></a> adombrando che la responsabilità di individuare un luogo di sbarco, prima che alla Libia, potesse toccare a <a href="https://www.maltatoday.com.mt/news/national/79720/malta_in_the_dark_over_libya_imo_communication?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Malta</strong></a>, o alla Spagna, ed ha esposto gli operatori umanitari della nave spagnola di Pro Arms ad una <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/migranti-sbarco-a-pozzallo-equipaggio-della-open-arms-trattenuto-e-sentito-dalla-polizia-tkvzxKPuFWgHu0VKr7J5JN/pagina.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>attività di indagine da parte della polizia di Pozzallo, trattenuti per ore sotto interrogatorio all’interno del locale Hotspot subito dopo il loro attracco</strong></a>, dagli esiti purtroppo facilmente prevedibili. Basti pensare al <a href="https://jugendrettet.org/f/files/Press%20Kit_long_ITAL.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sequestro della nave Juventa lo scorso anno, ancora bloccata nel porto di Trapani,</strong></a> con le incriminazioni che sono seguite a mesi di distanza,ed al<a href="https://www.cartadiroma.org/osservatorio/factchecking/11-cose-da-sapere-sulle-operazioni-sar-nel-mediterraneo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> rilancio del ventaglio di insinuazioni contro gli operatori umanitari, accusati di essere “taxi del mare” se non di collusione con i trafficanti.</strong></a> Ancora in queste ore la nave di Open Arms è trattenuta dalla polizia, ferma nel porto di Pozzallo, quando sembrava che le fosse consentito ripartire per Malta. Si prospettano iniziative giudiziarie nei confronti del comandante e del capo missione. Iniziative che alla fine si sono concretizzate in <a href="http://meridionews.it/articolo/63973/migranti-inchiesta-su-ong-proactiva-open-arms-dopo-il-rifiuto-di-consegnare-passeggeri-al-libici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>accuse pesantissime che la Procura di Catania dovrà provare in giudizio. Per la Procura di Catania i migranti soccorsi in acque internazionali avrebbero dovuto essere consegnati alla Guardia costiera libica per essere ricondotti a terra.</strong></a></p>
<p><strong>Un caso di leggittimità</strong><br />
Si pongono a questo punto diverse questioni. Innanzitutto occorre verificare con quale legittimazione il Comando della Guardia costiera italiana abbia indicato come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, dal momento che in documenti anche recenti della stessa Guardia costiera italiana si riconosce che la nessun porto della costa libica può costituire un porto sicuro ( <em>place of safety</em>).</p>
<p>Secondo quanto indicato nell’ultimo <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto annuale di attività della Guardia costiera italiana,</strong></a><em> «The Italian Govern is pursuing activities to allow Libyan Navy and Coast Guard to improve their operational capabilities; there are several on-going projects as, for example, one for the personnel training, and one for the provision of adequate equipment. In this respect, Libyan Authorities, are increasing their presence at sea, even if within specific areas; the 14th on December 2017, Libya filed a declaration at International Maritime Organization (IMO) about the declaration of a Search and Rescue Region (SRR), following a previous declaration of July, later cancelled by the December one. </em><strong><em>By the way, the presence in the area of Libyan units led,</em></strong><em><strong>sometimes, to critical issues, due to communication difficulties with the naval on-duty assets; such were partially solved at the end of the year, when Italy launched operation “Nauras”». </strong></em>Non ci sono però fonti ufficiali dalle quali sia possibile desumere le linee operative di questa missione, salvo isolate testimonianze personali da Tripoli di alcuni suoi componenti, che comunicano sui social.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/2017/07/28/litalia-vara-la-missione-in-libia-una-nave-a-supporto-della-gu_a_23054194/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza in porto a Tripoli di unità della Marina militare, dal mese di agosto del 2017</strong></a>, ed il lancio dell’operazione <a href="http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/press-room/comunicati/Pagine/2017_169.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NAURAS con base a Tripoli</strong></a>, non contribuiscono certo a migliorare la condizione dei migranti intercettati in acque internazionali dalla Guardia costiera libica, ma sono indice di una elevata corresponsabilità delle autorità italiane nelle operazione di blocco in alto mare e riconduzione a terra, delegate alla stessa guardia costiera fedele al governo di Tripoli. Ci sono anche le prove che in diverse occasioni i libici hanno raggiunto i gommoni in acque internazionali proprio grazie alle segnalazioni da parte delle autorità italiane, e sembra sempre più operativo il coordinamento italo-libico stabilmente basato nel <a href="https://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/libia-la-nave-della-marina-militare-italiana-nel-porto-di-tripoli/282567/283179?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>porto militare di Tripoli.</strong></a></p>
<p><strong>Gli accordi Italia-Libia</strong><br />
Gli accordi stipulati dal governo italiano con le autorità di Tripoli ( che non controllano più di un quarto del territorio libico) non prevedono una deroga, né potrebbero prevederla, alle Convenzioni internazionali di diritto del mare ( Convenzione UNCLOS del 1982, Convenzione SAR del 1979 e Convenzione SOLAS, con relativi emendamenti) che stabiliscono le responsabilità di soccorso a seconda delle zone SAR e gli obblighi degli stati che intervengono in acque internazionali di garantire lo sbarco in un porto sicuro. Non sarà certo la presenza di alcuni operatori OIM o UNHCR in banchina a Tripoli,<a href="https://www.humanitarianresponse.info/fr/operations/libya/infographic/libya-detention-centres-and-disembarkation-points-access-unhcr-and?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> o le visite periodiche effettuate in alcuni centri di detenzione</strong></a>, a permettere di qualificare il porto di Abu Sittah o altri porti libici come “porti sicuri”. Sono troppo numerose le <a href="http://www.corriere.it/video-articoli/2018/01/24/inferno-libia-oggi-vi-ammazziamo-tutti-migranti-torturati-video-chiedere-riscatto/2a2dce8c-0144-11e8-b515-cd75c32c6722.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>testimonianze</strong> </a>di migranti che ribadiscono le<a href="http://www.libyanexpress.com/hrw-europe-should-help-end-cycle-of-detention-violence-in-libya/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> violenze</strong></a> che subiscono nella fase di rientro a terra ed anche nei centri di detenzione in cui periodicamente viene consentito l’accesso dell’OIM o dell’UNHCR. Eppure il <a href="https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/mario_morcone_giusto_che_tripoli_coordini_i_soccorsi-2618373.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>progetto di assegnare a Tripoli il coordinamento delle attività di ricerca e soccorso in quella che viene inventata come “zona SAR libica”</strong></a> al solo fine di giustificare le intercettazioni in acque internazionali e la riconduzione a terra, continua da mesi. E con le forze politiche uscite vincenti dalle ultime elezioni potrebbe subire altre accelerazioni, di cui forse tengono già conto i vertici militari, politici e giudiziari. Anche contro la normativa internazionale e le prassi consuetudinarie fin qui seguite. Sembra irrilevante quanto sostenuto da anni dalle principali agenzie umanitarie. <a href="https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Affidare i soccorsi alle autorità libiche costituisce un attentato alla vita umana dei migranti.</strong></a></p>
<p><strong>La Libia non può essere zona SAR e non ha porti sicuri</strong><br />
La Libia non ha una zona SAR riconosciuta a livello internazionale. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/11/news/tripoli_istituisce_una_zona_di_soccorso_le_ong_si_allontanano_dalla_costa_libica-172856906/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Dopo avere autoproclamato una propria zona SAR nel mese di agosto del 2017,</strong></a> proprio in coincidenza con l’imposizione di un codice di condotta alle ONG da parte del ministro dell’interno Minniti, <a href="https://www.a-dif.org/2018/01/10/i-giorni-della-decimazione-accordi-su-zone-sar-ed-abbandoni-in-mare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>nel mese di dicembre dello stesso anno appariva evidente la rinuncia delle autorità libiche alla richiesta avanzata all’IMO</strong></a>, perchè queste stesse autorità riconoscevano di non essere in grado di soddisfare i requisiti richiesti dall’IMO per il riconoscimento internazionale di una zona SAR. Riconoscimento che implica una precisa responsabilità nell’assunzione di obblighi di soccorso, di salvataggio e di sbarco in un luogo sicuro che evidentemente il governo di Tripoli non era ( e non è ancora oggi) in grado di rispettare.</p>
<p>Dopo l’aumento delle partenze dalla Libia nel mese di gennaio di quest’anno, a partire dal mese di febbraio è stata lanciata l’operazione <a href="http://www.analisidifesa.it/2018/02/themis-verso-un-cambio-della-policy-italiana-nella-ricerca-e-soccorso/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Themis di Frontex</strong></a>, che ha ritirato dal Mediterraneo centrale i suoi assetti navali, ed ha affidato alla modesta presenza della missione militare Eunavfor med il compito di contrastare il traffico di migranti via mare, oltre agli altri compiti assegnati a quest’ultima missione. Con Themis Frontex ha chiuso l’esperienza fallimentare di Triton, che avrebbe dovuto operare fino a 135 miglia a sud delle coste di Malta e Lampedusa, di fatto fino a 40-50 miglia dalle acque territoriali libiche. Themis non prevede attività di ricerca e salvataggio che pure sarebbero imposte dal Regolamento europeo n.656 del 2014. Ormai tutte le iniziative dell’Unione Europea, a partire dai <a href="https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/eutf-noa-ly-01032018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>cospicui finanziamenti dell’Africa Trust</strong></a>, sono destinati ad impedire che i migranti, anche se potenziali richiedenti asilo, possano arrivare in Europa. Non è neppure prevista la presenza di assetti navali europei nella zona di acque internazionali del Mediterraneo Centrale, che si vuole lasciare agli interventi di intercettazione, più che di soccorso, delle motovedette libiche. <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/08/mediterraneo-tutti-gli-attacchi-della-guardia-costiera-libica-alle-ong/145042/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Per questo le poche ONG ancora presenti in quella zona devono essere spazzate via, dai libici o dalle autorità italiane.</strong></a></p>
<p>In base alle previsioni operative di Themis sembra che sia riconosciuta di fatto una zona SAR di competenza libica, solo che quella zona non esiste, in base a quanto accertato dall’IMO, e neppure si può sostenere che il <a href="https://digit.site36.net/2018/01/03/border-surveillance-technology-for-new-libyan-search-and-rescue-zone/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>coordinamento nelle operazioni di avvistamento realizzato con la partecipazione di libici con il programma europeo Sea Horse</strong></a> possa modificare la ripartizione di competenza nella attribuzione e nella gestione effettiva delle zone SAR. Quando è in gioco la vita umana si devono valutare le effettive capacità di ricerca e soccorso e la sicurezza dei luoghi di sbarco, non certo gli emendamenti ed i codicilli di accordi internazionali riservati adottati più per difendere le frontiere che per salvare vite umane. Ed è per questa ragione che l’IMO lo scorso dicembre rifiutava il riconoscimento di una zona SAR libica, chiedendo a Tripoli ulteriori requisiti che non sono stati ancora soddisfatti. In un suo recente <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto di attività è la stessa Guardia costiera italiana che prende atto di questa situazione</strong></a> e richiama il suo impegno di “mediazione” tra le autorità libiche e le ONG che svolgevano attività SAR, sotto il suo coordinamento, ma questo si omette, al fine di evitare incidenti. Adesso sembra che quella attività di “mediazione” che permetteva il soccorso delle ONG si sia bruscamente interrotta, con l’affidamento della responsabilità di coordinamento delle attività SAR alla Guardia costiera libica, pure in assenza del riconoscimento ufficiale di una zona SAR libica.</p>
<p>Non si comprende come oggi il Comando centrale della guardia costiera italiana (IMRCC) possa attribuire il coordinamento di operazioni di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali,<a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> smentendo quanto riconosciuto fino a tre mesi fa</strong></a>, e condannando le persone abbandonate ai soccorsi dei libici alla riconduzione a terra in un porto che non può essere certamente qualificato come <em>“place of safety”</em>. E’ del resto noto, sempre alla stregua delle Convenzioni internazionali e delle prassi consuetudinarie, che la Guardia costiera italiana, in assenza di una zona SAR libica riconosciuta a livello internazionale, dovrebbe mantenere la responsabilità si Coordinamento SAR per le attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali, se raggiunto da una richiesta di soccorso,<a href="http://ffm-online.org/2017/12/15/libya-drops-claim-to-search-and-rescue-zone-imo-confirms-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> quando il paese titolare sulla carta non è in grado di garantire soccorsi tempestivi e luoghi di sbarco sicuri,</strong></a> purché gli interventi avvengano al di fuori delle acque territoriali libiche ( 12 miglia dalla costa). Anche se le stesse Convenzioni prevedono che, al fine di garantire la salvaguardia della vita umana in mare, il Comando italiano, sulla base di accordi regionali, possa chiamare unità libiche che si trovano in prossimità dei barconi da soccorrere, ma non certo quando queste persone sono già state soccorse e si trovano addirittura a bordo di un mezzo che, come nel caso di Open Arms e dei suoi battelli di servizio, espone la bandiera di uno stato dell’Unione Europea.</p>
<p>Il trasferimento della responsabilità per gli interventi di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali non può costituire uno strumento per fondare di fatto una zona SAR libica che per il diritto internazionale non esiste, né per consentire lo sbarco delle persone soccorse in alto mare in un porto libico che non può certo essere qualificato come un “porto sicuro”, considerate le miserevoli condizioni di <a href="https://edition.cnn.com/2018/02/20/world/child-migrants-libya/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>trattenimento schiavistico</strong></a> che subiscono in Libia. Allo stesso modo lo stesso trasferimento di responsabilità SAR, imposto unilateralmente da un autorità di coordinamento nazionale come l’IMRCC, non può precostituire il fondamento di una qualsiasi responsabilità a carico di quegli operatori umanitari che hanno rispettato in pieno le Convenzioni internazionali sul soccorso ed il salvataggio in alto mare, che impongono la priorità inderogabile della salvaguardia della vita umana e lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro (<em> place of safety</em>), <a href="http://www.statewatch.org/news/2018/feb/bundestag-Research-Services-Maritime-rescue-in-Med.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>anche per non violare il fondamentale principio di </strong><em><strong>non refoulement</strong></em><strong> (art.33) della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.</strong></a></p>
<p><strong>Il divieto dei respingimenti collettivi è aggirato</strong><br />
Appare sempre più evidente come con il “combinato effetto” dell’operazione Themis di Frontex, con le nuove linee operative adottate dal Comando delle guardia costiera italiana e con il pieno coinvolgimento delle autorità di Tripoli, ammesse anche alla Centrale del coordinamento del sistema di avvistamento europeo SEA HORSE, e ancora con la consegna di motovedette e con il sistema unificato di Coordinamento operativo italo-libico ubicato a Tripoli, si stia aggirando il divieto di respingimenti collettivi sancito dal Quarto Protocollo (art.4) allegato alla CEDU. Una norma che ha già portato alla condanna dell’Italia sul caso Hirsi nel 2012, per i <a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-78563c88-3978-4dd5-a20c-de1ba46d5b0b.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>respingimenti diretti effettuati nel maggio del 2009 dalla Guardia di finanza con la motovedetta Bovienzo che, su ordini dell’allora ministro dell’interno Maroni</strong></a>, riconsegnava nel porto di Tripoli decine di profughi intercettati in acque internazionali. Oggi piuttosto che a respingimenti diretti, si assiste alla delega delle attività di intercettazione in acque internazionali e di riconduzione a terra alla Guardia costiera che si definisce “libica” anche se è evidentemente in grado di controllare tutta la vasta zona di mare ricompresa in quella che si vorrebbe individuare come “zona SAR libica”. E tantomeno in grado di garantire un porto sicuro di sbarco.</p>
<p>Occorre dunque raccogliere tutti gli elementi che comprovano la partecipazione attiva delle autorità italiane ed europee ( attraverso <a href="https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information_en?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Frontex</strong></a>,<a href="http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/generalnews/2018/03/16/migrants-italian-naval-ship-san-giusto-berths-in-tunisia_11d6fcf6-8489-4f22-8f5c-f735e997ac7a.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eunavfor Med</strong> </a>e <a href="https://euobserver.com/migration/136671?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sea Horse</strong></a>), alle attività di intercettazione in acque internazionali di gommoni carichi di migranti da parte di unità riconducibili al governo di Tripoli, per presentare esposti e denunce davanti ai tribunali internazionali e nazionali. La massiccia pressione mediatica contro le ONG, che si rinnova dopo la macchina del fango già sperimentata nell’estate del 2017, e le posizioni della maggior parte del corpo elettorale, chiuso tra indifferenza e paure che hanno pesato sulla composizione del nuovo Parlamento italiano, non fanno purtroppo presagire interventi legislativi o di nuovi esecutivi,a salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone in fuga dalla Libia da soccorrere in acque internazionali. Una situazione di stallo nella difesa dei diritti, umani, a partire dal diritto alla vita e dal divieto di tortura o trattamenti inumani i degradanti, che è purtroppo comune a molti paesi europei. E che si riscontra anche a livello di Corte di Giustizia dell’Unione Europea che è giunta a dichiarare la propria incompetenza su un ricorso presentato contro gli accordi stipulati tra i leaders europei e la Turchia di Erdogan, che ancora in questi giorni si sta rendendo colpevole di un vero e proprio genocidio.</p>
<p>Occorre ribaltare le accuse che <a href="http://www.libyanexpress.com/spanish-rescue-ship-claims-being-threatened-off-libyan-coast-by-libyan-navy-boats/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>dopo l’episodio dell’intercettazione in alto mare della Open Arms da parte delle motovedette libiche</strong></a> rischiano di fare ripartire un ulteriore massacro mediatico degli operatori umanitari e di esporli a iniziative giudiziarie dall’esito imprevedibile, visto l’aria che tira nel paese.</p>
<p><strong>Una battaglia legale che non deve far dimenticare i migranti</strong><br />
Per questo vanno individuate tutte le sedi di ricorso ancora effettivamente raggiungibili, se non dalle vittime, condannate a scomparire nei lager libici, ed a morire di fame e di abusi, se non ad essere inghiottiti in mare. Le organizzazioni umanitarie che devono attrezzarsi con <strong><em>legal team</em></strong> capaci di respingere in tempo reale ogni montatura mediatica e giudiziaria e di produrre una informazione autogestita che riesca a smentire le ricostruzioni artefatte diffuse sui media e sui social. Magistrati davvero indipendenti dovrebbero interrogare i vertici della Guardia costiera, di Frontex e della Marina militare per accertare le vere responsabilità che emergono da questi fatti. Senza cercare di creare per via giudiziaria il reato di solidarietà.</p>
<p>Nelle prossime settimane si intensificheranno gli attacchi politici e le iniziative giudiziarie contro il fronte della solidarietà, che malgrado tutte le pressioni a cui è sottoposto da anni, esiste e resiste. Devono crescere e rinforzarsi le reti di solidarietà attorno ai migranti che comunque riusciranno ad arrivare in Italia. I loro corpi ed i loro racconti, più che le considerazioni giuridiche, saranno la smentita e la condanna senza appello di tutti coloro che oggi vorrebbero mettere sul banco degli imputati chi si è reso “responsabile” di solidarietà umana e di autentico rispetto del diritto internazionale del mare.</p>
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		<title>Lettera aperta ai parlamentari italiani ed europei. &#8220;La verità va gridata dai tetti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 16:15:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI «LA VERITA’ VA GRIDATA DAI TETTI». UNO STESSO FILO LEGA LE MORTI IN MARE DELL’11 OTTOBRE 2013 E QUELLE DEL 6 NOVEMBRE 2017: UNA POLITICA DI&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/135505-ld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9832" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/135505-ld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="213" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/135505-ld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/135505-ld-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>«</b></span><b>LA VERITA’ VA GRIDATA DAI TETTI</b><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>».</b></span></p>
<p><b>UNO STESSO FILO LEGA </b><b>LE MORTI IN MARE DELL’11 OTTOBRE 2013 E QUELLE DEL 6 NOVEMBRE 2017: UNA POLITICA DI RESPINGIMENTO AFFIDATA ALL’ITALIA. CHIEDIAMO AI NOSTRI RAPPRESENTANTI DI AUDIRE I TESTIMONI DI QUELLE STRAGI E DI METTERE FINE ALLA SCELTA DISUMANA DEI RESPINGIMENTI IN LIBIA.</b></p>
<p>Gentili Membri del Parlamento europeo e della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni,</p>
<p>siamo associazioni, Ong, attivisti della società civile italiana ed europea che si rivolgono a voi in quanto rappresentanti della sola istituzione democratica dell&#8217;UE – il Parlamento – deputato a rappresentare i cittadini.</p>
<p>Gentili Onorevoli del Parlamento italiano,</p>
<p>siamo associazioni, Ong, singoli attivisti della società civile italiana ed europea che si rivolgono a voi perché assumiate la responsabilità che vi compete su decisioni gravide di conseguenze per il diritto internazionale e la democrazia, assunte a livello governativo in assenza di confronto e votazione nella sola sede istituzionale che rappresenta i cittadini.</p>
<p><b>CHIEDIAMO</b> che l’attivista italiano testimone del comportamento criminale tenuto lo scorso 6 novembre dalla guardia costiera libica – finanziata con fondi UE gestiti dall&#8217;Italia e addestrata da personale dell&#8217;UE – sia audito con urgenza dal Parlamento italiano e dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria, o dalla sua competente Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni.</p>
<p>Cinque profughi sono annegati, tra questi un bambino di quattro anni, e almeno altri trentacinque risultano dispersi. Il materiale video pubblicato dalla Ong tedesca Sea-Watch<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote1anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">i</span></sup></a> mostra con chiarezza che la Guardia costiera libica, lungi dall’aver condotto un’operazione di <i>search and rescue</i>, ha agito in modo aggressivo e scoordinato per riportare i profughi in Libia, impedendo alla Ong e alle unità italiane e francesi presenti sulla scena del naufragio di procedere nelle operazioni di soccorso, già coordinate dal MRCC di Roma.</p>
<p>L’attivista Gennaro Giudetti ha affermato che la motovedetta libica «ha agganciato il gommone dei migranti, in quel momento bucato e quindi con decine di persone in mare, alcuni con il salvagente, molti altri senza nulla. […] Abbiamo dovuto farci largo tra persone che erano già annegate, per riuscire a raggiungere quelli che invece erano ancora in vita, per recuperarli. La situazione era abominevole: abbiamo tirato a bordo i superstiti con le braccia».<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote2sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote2anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">ii</span></sup></a></p>
<p>I quarantasette migranti recuperati in mare dall’equipaggio libico sono stati ammassati sul ponte e frustati per impedir loro di tuffarsi in mare e raggiungere i familiari a bordo dei gommoni della Sea-Watch3, che aveva intanto salvato cinquantanove persone. La motovedetta si è poi allontanata a tutta velocità, incurante del fatto che un naufrago fosse aggrappato a una cima sporgente da una paratia. La guardia costiera libica non si è fermata al disperato e ripetuto avvertimento dell’elicottero della Marina militare italiana, distintamente udibile sulle frequenze radio registrate dalla Sea-Watch 3.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote3sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote3anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">iii</span></sup></a></p>
<p><b>«</b>È stato terribile, abbiamo visto l&#8217;uomo gridare verso la moglie e poi buttarsi in acqua<span style="font-family: Cambria, serif;">»</span>, ha detto Giudetti, <span style="font-family: Cambria, serif;">«</span>si è aggrappato alla cima che i libici usavano per far salire a bordo i naufraghi, ma a quel punto la motovedetta ha fatto un balzo in avanti trascinandolo via e non siamo riusciti a salvarlo. I libici sono stati violenti e incauti, picchiavano i migranti con funi e mazze e – per incredibile che possa sembrare – ci tiravano patate contro, per renderci più difficili i soccorsi».<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote4sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote4anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">iv</span></sup></a></p>
<h2 class="western"><strong><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Un comportamento criminale, che viola le leggi internazionali e la legge del mare, rispondente alla volontà dei governi italiani e dell’Unione europea di bloccare l’arrivo dei profughi delegando alla Libia quella che altrimenti sarebbe una palese prassi di</span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> refoulement</i></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">, proibita dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.</span></span></span></strong></h2>
<p><b>CHIEDIAMO</b> che il governo italiano sia chiamato a rendere conto davanti al Parlamento europeo circa l’accordo stretto tra Italia e Tripoli lo scorso 2 febbraio,<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote5sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote5anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">v</span></sup></a> alla luce del decreto con cui il ministero degli Esteri italiano ha conferito 2,5 milioni di euro al ministero dell&#8217;Interno per la rimessa in efficienza di quattro motovedette da consegnare alle autorità libiche. Tali fondi provengono dallo stanziamento di 200 milioni effettuato dal Parlamento italiano per il Fondo Africa destinato alla cooperazione,<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote6sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote6anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">vi</span></sup></a> motivo per cui l’Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione (ASGI) ha notificato un ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio contro il Ministero degli affari Esteri e del Ministero dell’interno.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote7sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote7anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">vii</span></sup></a></p>
<p>Siamo preoccupati dal fatto che non vi sia alcun controllo sul reale utilizzo dei fondi UE in Libia. Questa preoccupazione sembra confermata dalla risposta data dalla Commissione europea all’interrogazione scritta presentata lo scorso 5 settembre da ventuno parlamentari europei con riferimento alla denuncia dell&#8217;Associated Press, secondo cui i fondi versati dall’Italia al governo di Tripoli finirebbero alle milizie coinvolte nel traffico di esseri umani. I deputati chiedevano quali garanzie vi fossero che «il considerevole sostegno al governo libico, anche attraverso il Fondo fiduciario di emergenza per l&#8217;Africa e con un progetto con una dotazione finanziaria pari a 46 milioni di euro», non finisse nelle mani dei trafficanti di uomini.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote8sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote8anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">viii</span></sup></a></p>
<p>La risposta della Commissione è un groviglio di frasi ipotetiche che trovano sintesi in un paradosso: non ci sono controlli, ma se dai controlli dovesse risultare qualcosa, allora i programmi dell’UE verrebbero sospesi.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote9sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote9anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">ix</span></sup></a></p>
<p><b>CHIEDIAMO </b>al governo italiano, come cittadini dell’Unione, una risposta all’altezza della gravità dei fatti – quella che non ha avuto nemmeno il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, quando lo scorso 28 settembre ha chiesto chiarimenti in merito alla natura dell’accordo con la Libia e ai respingimenti di cui esso è causa.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote10sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote10anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">x</span></sup></a> La risposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, infatti, è stata che non è l’Italia a respingere le persone, ma la Libia.<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote11sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote11anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xi</span></sup></a> Una risposta «sostanzialmente vuota e certamente irrispettosa a fronte della conoscenza delle reali politiche di delega, aiuto e supporto dell’Italia alla Libia ed al contemporaneo ostacolo posto alle attività di ricerca e salvataggio in mare da parte delle Ong operanti nel Mediterraneo centrale».<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote12sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote12anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xii</span></sup></a></p>
<p>Il governo italiano e quello dell’Unione non possono non conoscere il rapporto del gruppo di esperti sulla Libia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSMIL), che già un anno fa elencava «esecuzioni, torture, deprivazione di cibo, acqua e servizi igienici», e dichiarava che «i trafficanti di esseri umani, il Dipartimento di contrasto all’immigrazione illegale libico e le guardia costiera libica sono direttamente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani».</p>
<p>Secondo l’UNSMIL, «le intercettazioni di imbarcazioni di migranti da parte della guardia costiera libica hanno implicato azioni che possono costituire omicidi arbitrari».<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote13sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote13anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xiii</span></sup></a></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>CHIEDIAMO</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"> ai nostri rappresentanti nelle istituzioni italiane ed europee di valutare, alla luce dell’autorevole serie di denunce della gravità della situazione in Libia,</span></span><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote14sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote14anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xiv</span></sup></a><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"> le affermazioni fatte da rappresentanti del governo italiano e della Commissione europea sulla bontà dell’accordo con la Libia e il suo finanziamento.</span></span><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote15sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote15anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xv</span></sup></a></span></span></p>
<p><b>CHIEDIAMO</b> ai nostri rappresentanti nelle istituzioni italiane ed europee di agire per ottenere verità e giustizia sul filo rosso che lega le morti in mare dell’11 ottobre 2013 a quelle del 6 novembre 2017. Uno stesso accordo di respingimento continua a uccidere, oltre ai profughi nel Mar Mediterraneo, la democrazia nei nostri Parlamenti. Questo accordo – interrotto solo dall’operazione Mare nostrum e, alla sua dismissione, dall’entrata in azione delle Ong nelle operazioni di ricerca e soccorso – mostra ora in piena luce il suo volto criminale.</p>
<p>Per questo riteniamo un atto politico e umano non rinviabile l’ascolto della testimonianza del “naufragio dei bambini” dell’11 ottobre 2013 – portata da chi ha ricostruito l’infamante vicenda, il giornalista Fabrizio Gatti, e, se opportuno, i legali dei medici siriani che hanno perso i figli nel naufragio<a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote16sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote16anc"><sup><span style="font-size: xx-small;">xvi</span></sup></a> – e l’ascolto della testimonianza dell’eccidio del 6 novembre 2017, portata dall’attivista per i diritti umani Gennaro Giudetti. Come lui, siamo convinti che la verità vada <span style="font-family: Cambria, serif;">«</span>gridata dai tetti<span style="font-family: Cambria, serif;">», perché non ci sommerga.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le vostre adesioni su Change.org: <a href="https://www.change.org/p/naufragio-del-6-novembre-il-parlamento-ascolti-il-testimone-gennaro-giudetti-sui-crimini-della-libia?utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.change.org/p/naufragio-del-6-novembre-il-parlamento-ascolti-il-testimone-gennaro-giudetti-sui-crimini-della-libia?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="RIGHT">28 novembre 2017</p>
<p>Osservatorio Carta di Milano &#8211; La solidarietà non è reato</p>
<p>ADIF &#8211; Associazione Diritti e Frontiere</p>
<p>Associazione per i Diritti Umani</p>
<p>ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione</p>
<p>ARCI</p>
<p>Associazione Costituzione Beni Comuni</p>
<p>Associazione K-Alma</p>
<p>Baobab Experience</p>
<p>Campagna LasciateCIEntrare</p>
<p>COSPE Onlus</p>
<p>Ex Opg &#8211; Je so&#8217; pazzo</p>
<p>Fondazione Casa della carità di Milano “Mario Abriani”</p>
<p>Hayat Onlus</p>
<p>Lunaria</p>
<p>Terre des Hommes Italia</p>
<p>ActionAid</p>
<p>Scuola di pace di Napoli</p>
<p>Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC</p>
<p>Vittorio Agnoletto, medico</p>
<p>Mario Agostinelli, Energia Felice</p>
<p>Alessandra Ballerini, avvocato</p>
<p>Diego Bianchi, conduttore televisivo, attore e regista</p>
<p>Daniele Biella, giornalista e scrittore</p>
<p>Stefano Bleggi, Progetto Melting Pot Europa</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;">Tony Bunyan, Statewatch</span></p>
<p>Paolo Cacciari, giornalista e scrittore</p>
<p>Enrico Calamai, ex console italiano a Buenos Aires</p>
<p>Annalisa Camilli, giornalista</p>
<p>Eleonora Camilli, giornalista</p>
<p>Cosimo Caridi, giornalista</p>
<p>Valerio Cataldi, giornalista</p>
<p>Francesca Chiavacci, presidente nazionale ARCI</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;">Laura Cima, scrittrice ecofemminista, Prima le persone</span></p>
<p>Don Luigi Ciotti, fondatore Associazione Gruppo Abele, presidente Associazione Libera</p>
<p>Marta Cosentino, giornalista</p>
<p>Andrea Costa, Baobab Experience Roma</p>
<p>Stefano Corradino, giornalista, direttore Articolo21</p>
<p>Raffaele Crocco, direttore Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo</p>
<p><a name="_GoBack"></a> Chiara Cuttitta, facoltà di giurisprudenza Università degli Studi di Milano</p>
<p>Paolo Cuttitta, docente di diritto della migrazione Vrije Universiteit Amsterdam</p>
<p>Stefania Dall’Oglio, esperta in diritti umani e diritto dell’immigrazione, docente master in Peace Studies Università di Roma Tre</p>
<p>Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale</p>
<p>Cristiana Dell’Anna, attrice</p>
<p>Don Vitaliano Della Sala, parroco Mercogliano, Avellino</p>
<p>Erri De Luca, scrittore</p>
<p>Pino De Lucia Lumeno, responsabile immigrazione Legacoop Calabria</p>
<p>Giuseppe De Marzo, responsabile nazionale Libera per le Politiche sociali</p>
<p>Laura Di Lucia Coletti, presidente Associazione L’Altra Europa Laboratorio Venezia</p>
<p>Emilio Drudi, giornalista</p>
<p>Anna Falcone, avvocato</p>
<p>Luca Fazio, giornalista</p>
<p>Ciro Ferrara, calciatore</p>
<p>Vincenzo Ferrara, presidente Fondazione Cannavaro-Ferrara</p>
<p>Francesca Fornario, giornalista e scrittrice</p>
<p>Stefano Galieni, responsabile migrazione PRC</p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Riccardo Gatti, capomissione Proactiva Open Arms</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Beppe Giulietti, giornalista</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Patrizio Gonnella, presidente Antigone e Cild</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Maurizio Gressi, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">segretario Presidente delegazione parlamentare italiana</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">presso </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Iniziativa Centro Europea (</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">InCE) al Senato</span></span></span></span></p>
<p>Gabriella Guido, portavoce Campagna LasciateCIEntrare</p>
<p>Ben Hayes, Transnational institute</p>
<p>Charles Heller, Research Fellow al Centre for Research Architecture, Goldsmiths, University of London. Co-fondatore Forensic Oceanography e WatchTheMed</p>
<p>Francesca Lacaita, insegnante, DiEM25 Milano</p>
<p>Gad Lerner, giornalista</p>
<p>Antonella Leto, Forum siciliano dei movimenti per l&#8217;Acqua ed i Beni Comuni</p>
<p>Corallina Lopez Curti, ricercatrice</p>
<p>Yasha Maccanico, ricercatore e giornalista, Statewatch, University of Bristol</p>
<p>Anna Maffei, Pastora Chiesa Battista di Milano</p>
<p>Corrado Maffia, presidente Scuola di Pace di Napoli</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;">Antonello Mangano, Terre libere</span></p>
<p>Francesca Mannocchi, giornalista</p>
<p>Lorenzo Marsili, direttore European Alternatives, coordinatore DiEM25</p>
<p>Maruego, rapper</p>
<p>Antonio Mazzeo, giornalista</p>
<p><span lang="en-US">Susi Meret, Associate Professor, Institute of Culture and Global Studies, Aalborg University, Denmark</span></p>
<p>Filippo Miraglia, presidente ARCS e vice presidente ARCI</p>
<p>Emilio Molinari, Comitato italiano per un Contratto mondiale sull&#8217;acqua</p>
<p>Tomaso Montanari, presidente Libertà e Giustizia</p>
<p>Flore Murard-Yovanovitch, giornalista</p>
<p>Grazia Naletto, presidente Lunaria</p>
<p>Moni Ovadia, attore, regista e scrittore</p>
<p>Ernesto Pagano, scrittore</p>
<p>Salvatore Palidda, professore Università di Genova</p>
<p>Simon Parker, docente di Scienze Politiche, Università di York</p>
<p>Chiara Parolin, avvocato</p>
<p>Stefano Pasta, giornalista, Sant’Egidio</p>
<p>Steve Peers, professore School of Law University of Essex</p>
<p>Riccardo Petrella, economista politico</p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Lorenzo Pezzani, ricercatore al Centre for Research Architecture, Goldsmiths, University of London. Cofondatore </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Forensic Oceanoghraphy</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>WatchTheMed</i></span></span></span></span></p>
<p>Francesco Piccinini, direttore Fanpage.it</p>
<p>Paola Pietrandrea, coordinatrice DiEM25</p>
<p>Gaetano Placido, giornalista</p>
<p>Nancy Porsia, giornalista</p>
<p>Sara Prestianni, responsabile migrazione Sinistra Italiana</p>
<p>Roberta Radich, Coordinamento No Triv</p>
<p>Paola Regina, avvocato</p>
<p>Annamaria Rivera, antropologa, attivista e studiosa antirazzista</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;">Antonia Romano, consigliera comunale Trento</span></p>
<p>Silvia Rossetti, editor</p>
<p>Fabio Sanfilippo, giornalista</p>
<p>Roberto Saviano, scrittore</p>
<p>Nello Scavo, giornalista</p>
<p>Ilaria Sesana, giornalista</p>
<p>Mario Sommella, ex operaio, presidente Associazione Prima Le Persone</p>
<p>Barbara Spinelli, avvocato, Giuristi Democratici</p>
<p>Silvia Stilli, portavoce AOI (Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale)</p>
<p>Massimo Torelli, L’Altra Europa con Tsipras</p>
<p>Fulvio Vassallo Paleologo, presidente ADIF</p>
<p>Valeria Verdolini, ricercatrice</p>
<p>Guido Viale, sociologo</p>
<p>Giacomo Zandonini, giornalista</p>
<p>Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano</p>
<p>Padre Mussie Zerai, presidente Agenzia Habeshia</p>
<div id="sdendnote1">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote1sym">i</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&amp;v=_phI-f_yFXQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&amp;v=_phI-f_yFXQ&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote2">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote2anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote2sym">ii</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="font-size: small;"><a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/07/ministro-minniti-mi-incontri-le-racconto-lorrore/145020/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.vita.it/it/article/2017/11/07/ministro-minniti-mi-incontri-le-racconto-lorrore/145020/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote3">
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote3anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote3sym">iii</a><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup><span style="font-family: Cambria, serif;"> Trascrizione della </span><span style="font-family: Cambria, serif;">registrazione:</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">00:01:13 </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>Libyan coastguard, this is Italian Navy helicopter, people are jumping in the water. Stop your engine and please cooperate with Sea-Watch. Please, cooperate with Sea-Watch!</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">00:01:33 [&#8230;] </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>This is Italian Navy helicopter, channel 16, we want you to stop now, NOW, NOW! Lybian coastguard, lybian coastguard, you have one person on the right side, please stop your engine! Stop your engine!</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">00:02:03 </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>Stop your engine now! Stop your engine! You have [&#8230;] on right side, please, stop!</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">00:02:17 </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>Stop! Stop! Stop! Stop your engine, stop your engine now. Stop your engine now, please!</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=p4LU5-NoHVw&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><span style="font-family: Cambria, serif;">https://www.youtube.com/watch?v=p4LU5-NoHVw&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a><span style="font-family: Cambria, serif;">.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote4">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote4anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote4sym">iv</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/07/news/migranti_almeno_30_dispersi_nell_ultimo_naufragio-180480763/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: small;">http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/07/news/migranti_almeno_30_dispersi_nell_ultimo_naufragio-180480763/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a><span style="font-size: small;"><b>.</b></span></p>
</div>
<div id="sdendnote5">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote5anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote5sym">v</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/02/news/migranti_accordo_italia-libia_ecco_cosa_contiene_in_memorandum-157464439/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/02/news/migranti_accordo_italialibia_ecco_cosa_contiene_in_memorandum-157464439/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote6">
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote6anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote6sym">vi</a><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup> <span style="font-family: Cambria, serif;"><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote7">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote7anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote7sym">vii</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> L’avvocato Giulia Crescini spiega: «Abbiamo chiesto un accesso agli atti e abbiamo visto che uno dei decreti del ministero parla di 2,5 milioni di euro per il trasporto e la sistemazione delle motovedette, soldi che rientrano quindi nel  finanziamento dell’apparato militare libico». <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-italia-ricorso-fondi-cooperazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-italia-ricorso-fondi-cooperazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote8">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote8anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote8sym">viii</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> Interrogazione di Elly Schlein alla Commissione europea, 5 settembre 2017, <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2017-005531+0+DOC+XML+V0//IT&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2017-005531+0+DOC+XML+V0//IT&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote9">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote9anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote9sym">ix</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> <a href="http://barbara-spinelli.it/2017/11/09/insufficiente-risposta-della-commissione-due-interrogazioni-sulla-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://barbara-spinelli.it/2017/11/09/insufficiente-risposta-della-commissione-due-interrogazioni-sulla-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote10">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote10anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote10sym">x</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> <a href="https://rm.coe.int/letter-to-the-minister-of-interior-of-italy-regarding-government-s-res/168075baea?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://rm.coe.int/letter-to-the-minister-of-interior-of-italy-regarding-government-s-res/168075baea?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote11">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote11anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote11sym">xi</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="font-size: small;"> <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/11/2017_10_11_lettera_Minniti_COE.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/11/2017_10_11_lettera_Minniti_COE.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote12">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote12anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote12sym">xii</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="font-size: small;"><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<div id="sdendnote13">
<p><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote13anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote13sym">xiii</a><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US">United Nations Support Mission in Libya (UNMSIL) and Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR), </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US"><i>Detained and dehumanized</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US">, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">13 dicembre 2016, </span></span><a href="http://www.ohchr.org/Documents/Countries/LY/DetainedAndDehumanised_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: small;">http://www.ohchr.org/Documents/Countries/LY/DetainedAndDehumanised_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">. Si veda anche</span></span> <span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US">S/2017/466 </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US">(final report of the Panel of Experts on Libya established pursuant to resolution 1973).</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote14">
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote14anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote14sym">xiv</a><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">●</span> <span style="font-family: Cambria, serif;"><u>8 maggio 2017</u></span><span style="font-family: Cambria, serif;">, il procuratore della Corte penale internazionale Fatou Bensouda riferisce al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulle violazioni dei diritti umani in Libia, dicendosi «profondamente allarmata dai rapporti secondo cui migliaia di migranti vulnerabili, compresi donne e bambini, vengono detenuti in centri spesso in condizioni inumane». <a href="http://webtv.un.org/search/-fatou-bensouda-icc-prosecutor-on-the-situation-in-libya-security-council-7934th-meeting/5426325092001?term=bensouda&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://webtv.un.org/search/-fatou-bensouda-icc-prosecutor-on-the-situation-in-libya-security-council-7934th-meeting/5426325092001?term=bensouda&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">18 maggio 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, l’Ong tedesca Sea-Watch denuncia alla Corte penale internazionale dell’Aja il tentato speronamento in acque internazionali da parte della guardia costiera libica mentre la sua nave si apprestava a eseguire un salvataggio, aveva aperto il fuoco ad altezza d’uomo contro un peschereccio carico di migranti e aveva riportato i migranti in Libia, violando il principio di non-refoulement. <a href="https://sea-watch.org/en/17246/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://sea-watch.org/en/17246/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">1° giugno 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, il gruppo di esperti sulla Libia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite pubblica un rapporto che parla di «esecuzioni, torture, deprivazione di cibo, acqua e servizi igienici», e dichiara che «i trafficanti di esseri umani, il Dipartimento di contrasto all’immigrazione illegale libico e le guardia costiera libica sono direttamente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani». </span><em><span style="font-family: Cambria, serif;">Letter dated 1 June 2017 from the Panel of Experts on Libya established pursuant to resolution 1973 (2011) addressed to the President of the Security Council,</span></em><span style="font-family: Cambria, serif;"> §104.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><a href="http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">19 giugno 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, Human Rights Watch afferma che «le forze libiche hanno esibito un atteggiamento irresponsabile, tale da mettere in pericolo le persone a cui venivano in aiuto, e per questo motivo l’Italia e altri Paesi dell’Unione europea non dovrebbero cedere il controllo delle operazioni di soccorso in acque internazionali alle forze libiche». Judith Sunderland, </span><em><span style="font-family: Cambria, serif;">Ue: delegare i soccorsi alla Libia significa mettere vite a repentaglio,</span></em><span style="font-family: Cambria, serif;"> <a href="https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">20 giugno 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, il rappresentante speciale dell’ONU in Libia, Martin Kobler, afferma davanti alla Commissione affari esteri (AFET) del Parlamento europeo: «Sconsiglio di continuare la formazione della guardia costiera libica in assenza di un vigile controllo internazionale. […] Su Youtube potete vede tutto, comprese le guardie costiere libiche che respingono le persone e le gettano in acqua perché anneghino, oppure le riportano sulle spiagge. L’Unione europea dovrebbe cominciare a riflettere su come evitare le violazioni commesse da coloro che essa stessa sta formando». Martin Kobler</span><em><span style="font-family: Cambria, serif;">, L’UE doit arrêter de former les garde-côtes libyens!, </span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><u><a href="https://club.bruxelles2.eu/login/?_s2member_vars=catg..level..2..post..92279..LzIwMTcvMDYvbHVlLWRvaXQtYXJyZXRlci1kZS1mb3JtZXItbGVzLWdhcmRlLWNvdGVzLWxpYnllbnMtbWFydGluLWtvYmxlci8%3D&amp;_s2member_sig=1498912483-63cecc2e7e71c092e5dc074110ca679c&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://club.bruxelles2.eu/login/?_s2member_vars=catg..level..2..post..92279..LzIwMTcvMDYvbHVlLWRvaXQtYXJyZXRlci1kZS1mb3JtZXItbGVzLWdhcmRlLWNvdGVzLWxpYnllbnMtbWFydGluLWtvYmxlci8%3D&amp;_s2member_sig=1498912483-63cecc2e7e71c092e5dc074110ca679c&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></span></em></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">21 giugno 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, Amnesty International lancia un monito alle istituzioni europee</span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>:</i></span><em><span style="font-family: Cambria, serif;"><b> </b></span></em><em><span style="font-family: Cambria, serif;">«L’UE sta consentendo alla guardia costiera libica di riportare migranti e rifugiati sulla terraferma in un Paese dove le detenzioni illegali, la tortura e lo stupro sono la regola. Mentre rafforza l’operatività della guardia costiera libica, l’Unione chiude gli occhi di fronte ai gravi rischi insiti in questa cooperazione»</span></em><em><span style="font-family: Cambria, serif;">, </span></em><a href="https://www.amnesty.it/amnesty-international-sulla-richiesta-collaborazione-la-guardia-costiera-libica/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria, serif;">https://www.amnesty.it/amnesty-international-sulla-richiesta-collaborazione-la-guardia-costiera-libica/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">28 giugno 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, l’Upper Tribunal di Londra sentenzia che non è possibile effettuare rimpatri in Libia in considerazione del livello di violenza nel Paese, tale da mettere a rischio la vita o l’incolumità delle persone. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">Upper Tribunal (Immigration and Asylum Chamber), </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>The Immigration Acts</i></span><span style="font-family: Cambria, serif;">. </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>«</i></span><em><span style="font-family: Cambria, serif;">The violence in Libya has reached such a high level that substantial grounds are shown for believing that a returning civilian would, solely on account of his presence on the territory of that country or region, face a real risk of being subject to a threat to his life or person</span></em><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>»</i></span><span style="font-family: Cambria, serif;">, <a href="http://www.statewatch.org/news/2017/jun/uk-immigration-asylum-tribunal-zmm-v-home-sec-returns-to-libya-28-6-17.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.statewatch.org/news/2017/jun/uk-immigration-asylum-tribunal-zmm-v-home-sec-returns-to-libya-28-6-17.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> <span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">15 agosto 2017</span></span></span></u><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">, </span><span style="font-family: Cambria, serif;">Agnès Callamard, relatrice speciale dell’OHCHR sulle esecuzioni extra-giudiziarie, sommarie o arbitrarie, pubblica un rapporto in cui si legge che «alcuni Stati fanno affidamento su una politica di extraterritorialità per fermare i migranti prima che giungano sul loro territorio ed entrino nel loro controllo o giurisdizione [con riferimento al vertice informale sul Mediterraneo centrale tenutosi a Tallin il 6 luglio 2017]. Tali politiche possono includere assistenza, finanziamento e addestramento di agenzie di altri Paesi per l’arresto, la detenzione, il processo, il soccorso o lo sbarco e il rimpatrio di rifugiati e migranti. Queste politiche sollevano serie preoccupazioni quando le agenzie o gli Stati riceventi siano ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, compresa la violazione del diritto alla vita». </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>Unlawful death of refugees and migrants. Note by the Secretary General</i></span><span style="font-family: Cambria, serif;">, 15 agosto 2017,</span><span style="font-family: Cambria, serif;"> <a href="http://undocs.org/A/72/335?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://undocs.org/A/72/335?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, § 36, p. 17.</span></span></span></p>
<p><u>●</u><u> </u><span style="font-size: small;"><u>14 novembre 2017</u></span><span style="font-size: small;">, l’Alto commissario Onu per i diritti umani </span><span style="font-size: small;">Zeid Ra’ad Al Hussein dichiara «disumana la politica dell’Unione europea di assistere le autorità libiche nell’intercettare i migranti nel Mediterraneo e riportarli nelle terrificanti prigioni in Libia. La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità», </span><span style="font-size: small;"><a href="http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=22393&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=22393&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
<p><u>● <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Il 17 novembre 2017</span></span></u><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"> l’Avvenire pubblica la notizia di un </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: small;">«</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">coordinamento comune italo-libico sul fronte delle operazioni SAR</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: small;">»</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span><a href="http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIM5021.TIF&amp;subcod=20171117&amp;numPag=1&amp;&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: small;">http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIM5021.TIF&amp;subcod=20171117&amp;numPag=1&amp;&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote15">
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote15anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote15sym">xv</a><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">● </span><span style="font-family: Cambria, serif;">Il 28 giugno 2017, l</span><em><span style="font-family: Cambria, serif;">’</span></em><em><span style="font-family: Cambria, serif;">Alto rappresentante Federica Mogherini, in risposta a</span></em><i> </i><em><span style="font-family: Cambria, serif;">un’interrogazione parlamentare</span></em><span style="font-family: Cambria, serif;">,</span><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup> <span style="font-family: Cambria, serif;">ha reiterato a nome della Commissione europea il sostegno, anche finanziario, alla guardia costiera libica, con un ossimoro che la strage del 6 novembre rende inaccettabile: «</span><span style="font-family: Cambria, serif;">L&#8217;UE finanzia la formazione della guardia costiera libica e sostiene una gestione della migrazione basata sui diritti in Libia», </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2017-001542&amp;language=IT&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2017-001542&amp;language=IT&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p>● <span style="font-size: small;">L’8 novembre 2017, a due giorni dalla strage al largo della Libia, il prefetto italiano Mario Morcone, capo di Gabinetto del ministero dell’Interno e consigliere del ministro Minniti, ha affermato: </span><span style="font-size: small;">«Io </span><span style="font-size: small;">non seguo le stupidaggini che dice Amnesty International, né il responsabile dei diritti umani europeo [il commissario dei Diritti umani del Consiglio d’Europa</span><span style="font-size: small;">, ndr]. </span><span style="font-size: small;">L’Italia non ha mai rispedito nessuno in Libia</span><span style="font-size: small;">. Noi abbiamo solo consentito che la Guardia costiera libica salvasse le persone e le riportasse in Libia, ma lo ha fatto la Guardia costiera libica, non lo hanno fatto le navi italiane». </span><span style="font-size: small;"><a href="http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/554175/Polemica-Morcone-Caritas-Falsita-sulla-Libia-l-Italia-non-respinge?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/554175/Polemica-Morcone-Caritas-Falsita-sulla-Libia-l-Italia-non-respinge?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Cambria, serif;">Alla</span><b> </b><span style="font-family: Cambria, serif;">richiesta di accesso agli atti sul numero di respingimenti in ciascun Paese, da maggio 2016 a maggio 2017, presentata dall’Associazione ADIF, è stato risposto che i respingimenti dall’Italia alla Libia sono stati 60, rispondenti a cittadini libici (di cui 5 donne e 55 uomini).</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote16">
<p><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote16anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote16sym">xvi</a><sup><span style="font-family: Cambria, serif;"></span></sup><span style="font-family: Cambria, serif;"> Nel documentario </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><i>Un unico destino</i></span><span style="font-family: Cambria, serif;">, pubblicato il 14 ottobre 2017, il giornalista italiano Fabrizio Gatti ha ricostruito il naufragio del 13 ottobre 2013, nel quale morirono 268 profughi siriani in fuga dalla guerra, tra cui 60 bambini, a bordo di un barcone crivellato di colpi da un’unità libica: un massacro causato dalla volontaria omissione di soccorso della Marina italiana, il cui pattugliatore Libra, che si trovava a 45’ dalla scena del naufragio, è intervenuto più di cinque ore dopo la richiesta di aiuto, incalzato e costretto dalla Marina maltese. <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/news/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/news/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il 13 novembre 2017, dopo numerose richieste di archiviazione, il Giudice per le indagini preliminari di Roma ha stabilito che il comandante della sala operativa della Marina militare italiana e il collega della Guardia costiera debbano essere processati per omissione di atti di ufficio e omicidio colposo, </span><span style="font-size: small;">accogliendo gran parte delle richieste dei familiari delle vittime, rappresentati dagli avvocati Alessandra Ballerini, Emiliano Benzi e Arturo Salerni.</span><span style="font-size: small;"> <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>;</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/12/news/migranti_il_medico_del_naufragio_cosi_l_italia_ha_lasciato_annegare_i_miei_bambini-165222594/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/12/news/migranti_il_medico_del_naufragio_cosi_l_italia_ha_lasciato_annegare_i_miei_bambini-165222594/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>_______________________________________________________</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">OPEN LETTER TO THE MEMBERS OF ITALIAN PARLIAMENT AND EUROPEAN PARLIAMENT</span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>«THE TRUTH MUST BE SHOUTED FROM THE ROOFTOPS»</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>The deaths in the Mediterranean Sea on 11 October 2013 and on 6 November 2017 are bound by the same thread: the policy of rejecting migrants entrusted to Italy. We ask our representatives to convene the witnesses of those slaughters and listen to their testimonies, in order to stop the inhuman practice of returning migrants to Libya.</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> Dear Members of the European Parliament and of the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs,</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">We are associations, NGOs, individual activists from Italian and European civil society, who call upon you as representatives of the only democratic institution of the EU &#8211; the Parliament &#8211; appointed to represent its citizens.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> Honorable Members of the Italian Parliament,</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">We are associations, NGOs, individual activists from Italian and European civil society who ask you to assume your responsibility for the decisions adopted by governments, without a discussion and a vote in the only institution representing citizens, which are laden with consequences affecting both international law and democracy.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>WE ASK</b></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> that the Italian activist who witnessed the criminal behavior by the Libyan Coast Guard on 6 November – financed through EU funding managed by Italy and trained by EU staff – be urgently heard in audition by the Italian Parliament and the European Parliament convened in a plenary session, or by its Civil Liberties, Justice and Home Affairs Committee, which is competent to address such issues.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">Five refugees drowned, including a four-year-old child, and at least another thirty-five people are missing. The video footage released by the German NGO, Sea-Watch,</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote1anc">i</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> clearly shows that the Libyan Coast Guard, far from undertaking a “search and rescue” operation, acted in an aggressive and uncoordinated way to bring the refugees back to Libya, preventing the NGO and the Italian and French naval units present on the scene of the shipwreck from carrying out rescue operations, which were already coordinated by the MRCC in Rome.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">A</span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">ctivist Gennaro Giudetti stated that the Libyan patrol boat «hooked the migrants’ rubber dinghy, which was pierced at the time, and hence there were dozens of people in the sea, some with life jackets, and many others without anything. [&#8230;] We had to advance between those who had already drowned to manage to reach those who were still alive, to recover them. The situation was abominable: we pulled the survivors on board with our arms».</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote2sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote2anc">ii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">The forty-seven migrants recovered at sea by the Libyan crew were packed on the deck and whipped to prevent them from diving into the sea and reaching their families on board of the Sea-Watch3 dinghies, which, in the meantime, had saved fifty-nine people. The patrol boat then headed away at full speed, disregarding of the fact that a shipwrecked person was clinging to a rope stretching out from a bulkhead. The Libyan coast guard did not even stop after the desperate and repeated warnings coming from the Italian Navy&#8217;s helicopter, although they were distinctly audible on the radio frequencies recorded by Sea-Watch 3.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote3sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote3anc">iii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">«It was terrible, we saw the man shouting towards his wife and then diving into the water», said Gennaro Giudetti, «he clung to the rope that the Libyans used to bring the shipwrecked people on board, but in that moment the patrol boat leapt forward, dragging him away and we could not save him. The Libyans were violent and reckless, they beat the migrants with ropes and clubs, and &#8211; incredible as this may seem &#8211; they were throwing potatoes at us to make the rescue more difficult».</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote4sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote4anc">iv</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">This is criminal behavior that violates international laws and the law of the sea, deriving from the will of Italian and European governments to block the arrival of refugees by delegating to Libya what would otherwise be a manifest practice of </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><i>refoulement</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> forbidden by the European Convention of Human Rights.</span></span></span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>WE ASK</b></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> that the Italian Government be called to account to the European Parliament for the agreement reached between Italy and Tripoli on past 2 February,</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote5sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote5anc">v</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> in the light of the Decree through which the Italian Foreign Ministry allocated € 2.5 million to the Ministry of Interior to service four patrol boats and make them work efficiently, to be delivered to the Libyan authorities. These funds come from the 200 million euro allocation agreed by the Italian Parliament for the Africa Fund for Cooperation,</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote6sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote6anc">vi</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> which is the reason why the Association for Juridical Studies on Immigration (ASGI) has notified submission of a complaint to the Lazio Regional Administrative Court against the Ministry of Foreign Affairs and the Ministry of the Interior.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote7sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote7anc">vii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">We are worried about the fact that there is no control over the actual use of EU funds in Libya. This concern appears to be confirmed by the European Commission&#8217;s answer to the written question submitted to Parliament on 5 September by 21 MEPs in connection with the reports by Associated Press that the funds paid by Italy to the Tripoli government allegedly end up being received by the militias involved in trafficking human beings. The MEPs asked what guarantees there were that «the substantial support to the Libyan government, including through the Emergency Trust Fund for Africa and a project with a budget of € 46 million» would not end up in the hands of people traffickers.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote8sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote8anc">viii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">The Commission&#8217;s answer was a tangle of hypothetical phrases that can be summarized as a paradox: there are no controls, but in case something should emerge from controls, then the EU programs would be suspended.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote9sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote9anc">ix</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>WE ASK</b></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> the Italian Government, as citizens of the Union, for a response which is proportionate to the seriousness of the facts &#8211; a response which even the Commissioner for Human Rights of the Council of Europe did not receive when, on 28 September, he asked for clarifications about the nature of the agreement with Libya and the returns it is causing.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote10sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote10anc">x</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> Interior Minister Marco Minniti&#8217;s response was that it was not Italy who rejected people, but Libya which stopped them leaving.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote11sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote11anc">xi</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> Such an answer was «substantially meaningless and certainly disrespectful considering the knowledge of the actual policies of delegation, assistance and support by Italy to Libya, as well as the obstacle simultaneously placed in the way of the search and rescue efforts by NGOs operating in the central Mediterranean».</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote12sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote12anc">xii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">The Italian and European governments certainly know about the report by the Group of Experts on Libya of the United Nations Security Council (UNSMIL), which already listed «executions, acts of torture, deprivation of food, water and sanitary fittings» one year ago, and stated that «human traffickers, the Libyan Illegal Immigration Department and the Libyan Coast Guard are directly involved in human rights violations». According to UNSMIL, «the interceptions of migrant boats by the Libyan coast guard have entailed actions that may constitute arbitrary killings».</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote13sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote13anc">xiii</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>WE ASK</b></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> our representatives in the Italian and European institutions to evaluate, in the light of the authoritative series of reports on the seriousness of the situation in Libya,</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote14sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote14anc">xiv</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> the statements issued by representatives of the Italian Government and the European Commission on the positive nature of the agreement with Libya and its financing.</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote15sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote15anc">xv</a></span></span></span></sup></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"><b>WE ASK</b></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> our representatives in the Italian and European institutions to act in order to obtain truth and justice about the thread which connects the deaths at sea on 11 October 2013 to those of 6 November 2017. The same agreement to prevent arrivals continues to kill, not only refugees in the Mediterranean Sea, but also democracy in our parliaments. This agreement – interrupted only by the Mare nostrum operation and, when it was disbanded, by the start of activities by NGOs in search and rescue operations – now displays in full its criminal side.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en">This is why we believe that listening to the testimony of the “shipwreck of children” on 11 October 2013 – by the person who reconstructed the shameful affair, journalist Fabrizio Gatti, and, if appropriate, the lawyers of the Syrian doctors who lost their children in the shipwreck,</span></span></span><sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: xx-small;"><span lang="en"><a class="sdendnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote16sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote16anc">xvi</a></span></span></span></sup><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> – as well as listening to the testimony of the killings on 6 November 2017 by the human rights activist Gennaro Giudetti is a political and human act that can’t be postponed any longer. Like Giudetti, we strongly believe that the truth must be «shouted from the rooftops», to prevent it from overwhelming us. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">28 November 2017</span></span></p>
<div id="sdendnote1">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote1sym"><span style="color: #0000ff;">i</span></a> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&amp;v=_phI-f_yFXQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&amp;v=_phI-f_yFXQ&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote2">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote2anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote2sym"><span style="color: #0000ff;">ii</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/07/ministro-minniti-mi-incontri-le-racconto-lorrore/145020/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.vita.it/it/article/2017/11/07/ministro-minniti-mi-incontri-le-racconto-lorrore/145020/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span>.</p>
</div>
<div id="sdendnote3">
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote3anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote3sym">iii</a></span></span></p>
<p><sup></sup> <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">Trascript of the recording</span></span></span><strong><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">:</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">00:01:13 </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><i>Libyan coastguard, this is Italian Navy helicopter, people are jumping in the water. Stop your engine and please cooperate with Sea-Watch. Please, cooperate with Sea-Watch!</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">00:01:33 [&#8230;] </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><i>This is Italian Navy helicopter, channel 16, we want you to stop now, NOW, NOW! Lybian coastguard, lybian coastguard, you have one person on the right side, please stop your engine! Stop your engine!</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">00:02:03 </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><i>Stop your engine now! Stop your engine! You have [&#8230;] on right side, please, stop!</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">00:02:17 </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><i>Stop! Stop! Stop! Stop your engine, stop your engine now. Stop your engine now, please!</i></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.youtube.com/watch?v=p4LU5-NoHVw&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">https://www.youtube.com/watch?v=p4LU5-NoHVw&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><strong><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></strong></p>
</div>
<div id="sdendnote4">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote4anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote4sym"><span style="color: #0000ff;">iv</span></a><u><a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/07/news/migranti_almeno_30_dispersi_nell_ultimo_naufragio-180480763/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #0000ff;">http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/07/news/migranti_almeno_30_dispersi_nell_ultimo_naufragio-180480763/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></u><b>.</b></p>
</div>
<div id="sdendnote5">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote5anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote5sym"><span style="color: #0000ff;">v</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/02/news/migranti_accordo_italia-libia_ecco_cosa_contiene_in_memorandum-157464439/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/02/news/migranti_accordo_italialibia_ecco_cosa_contiene_in_memorandum-157464439/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote6">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote6anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote6sym"><span style="color: #0000ff;">vi</span></a> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span>.</p>
</div>
<div id="sdendnote7">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote7anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote7sym"><span style="color: #0000ff;">vii</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span lang="en">Lawyer Giulia Crescini explains: «We have asked for access to the files and we have seen that one of the ministry decrees concerns 2.5 million euros for the transportation and repairs of the patrol boats, money that hence forms part of the financing of the Libyan military apparatus». </span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-italia-ricorso-fondi-cooperazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-italia-ricorso-fondi-cooperazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote8">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote8anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote8sym"><span style="color: #0000ff;">viii</span></a> Elly Schlein’s question to the European Commission, 5 September 2017. <span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2017-005531+0+DOC+XML+V0//IT&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2017-005531+0+DOC+XML+V0//IT&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span>.</p>
</div>
<div id="sdendnote9">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote9anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote9sym"><span style="color: #0000ff;">ix</span></a> <span lang="en-GB">Barbara Spinelli: </span><span lang="en-GB"><i>Inadequate answer from the Commission. Two questions about Libya</i></span> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://barbara-spinelli.it/2017/11/09/insufficiente-risposta-della-commissione-due-interrogazioni-sulla-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://barbara-spinelli.it/2017/11/09/insufficiente-risposta-della-commissione-due-interrogazioni-sulla-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span>.</p>
</div>
<div id="sdendnote10">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote10anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote10sym"><span style="color: #0000ff;">x</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://rm.coe.int/letter-to-the-minister-of-interior-of-italy-regarding-government-s-res/168075baea?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://rm.coe.int/letter-to-the-minister-of-interior-of-italy-regarding-government-s-res/168075baea?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote11">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote11anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote11sym"><span style="color: #0000ff;">xi</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/11/2017_10_11_lettera_Minniti_COE.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/11/2017_10_11_lettera_Minniti_COE.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote12">
<p class="sdendnote"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote12anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote12sym"><span style="color: #0000ff;">xii</span></a></p>
<p class="sdendnote"><sup><span style="font-size: small;"></span></sup> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/libia-soccorsi-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span>.</p>
</div>
<div id="sdendnote13">
<p><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote13anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote13sym">xiii</a></span></span></p>
<p><sup></sup> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">United Nations Support Mission in Libya (UNMSIL) and Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR), </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i>Detained and </i></span></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i>dehumanized</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">13 december</span></span><b> </b><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">2016, </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.ohchr.org/Documents/Countries/LY/DetainedAndDehumanised_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://www.ohchr.org/Documents/Countries/LY/DetainedAndDehumanised_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote14">
<p align="JUSTIFY"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote14anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote14sym"><span style="color: #0000ff;">xiv</span></a> <span style="font-size: medium;"><span lang="en">●</span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en"> On 8 May 2017, the Attorney at the International Criminal Court Fatou Bensouda reports to the UN Security Council on human rights violations in Libya, saying she is «deeply alarmed by the reports that thousands of vulnerable migrants, including women and children, are detained in centers often in inhumane conditions». </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://webtv.un.org/search/-fatou-bensouda-icc-prosecutor-on-the-situation-in-libya-security-council-7934th-meeting/5426325092001?term=bensouda&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://webtv.un.org/search/-fatou-bensouda-icc-prosecutor-on-the-situation-in-libya-security-council-7934th-meeting/5426325092001?term=bensouda&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">18 May 2017: </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">the German NGO Sea-Watch reports to the Hague</span></span> <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">International Criminal </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">Court the attempted ramming in international waters, by the Libyan Coast Guard, of their ship: while they were about to rescue some shipwrecked people, it opened fire at body height against a fishing vessel loaded with migrants and took migrants back to Libya, violating the principle of </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>non-refoulement</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">. </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><u><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><a href="https://sea-watch.org/en/17246/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://sea-watch.org/en/17246/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></span></u></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 1 June 2017, the Group of Experts about Libya of the United Nations Security Council published a report on «executions, acts of torture, deprivation of food, water and sanitation&#8217;, stating that «traffickers of human beings, the Libyan Department against illegal immigration and the Libyan Coast Guard are directly involved in human rights violations». </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>Letter dated 1 June 2017 from the Panel of Experts on Libya established pursuant to resolution 1973 (2011) addressed to the President of the Security Council, §104.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;"><span lang="en-GB">https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">19 June 2017, Human Rights Watch states that «Libyan forces have shown an irresponsible attitude to endanger the people they are helping, and for this reason, Italy and other EU countries should not give up the control of rescue operations</span></span></span> <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">in international waters to the Libyan forces». Judith Sunderland, EU: Delegating relief to Libya means putting lives at risk, </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;"><span lang="en-GB">https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 20 June 2017, the UN Special Representative in Libya, Martin Kobler, said, in front of the European Parliament&#8217;s Foreign Affairs Committee (AFET): «It is not advisable to continue the formation of the Libyan Coast Guard without a vigilant international control. [&#8230;] On Youtube you can see everything, including the Libyan coast guards who block people and throw them into the water to drown, or they take them back to the beaches. The European Union should begin to reflect on how to avoid the violations committed by those who are trained by the European Union itself». Martin Kobler, </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>L’UE doit arrêter de former les garde-côtes libyens</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">!, </span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://club.bruxelles2.eu/login/?_s2member_vars=catg..level..2..post..92279..LzIwMTcvMDYvbHVlLWRvaXQtYXJyZXRlci1kZS1mb3JtZXItbGVzLWdhcmRlLWNvdGVzLWxpYnllbnMtbWFydGluLWtvYmxlci8%3D&amp;_s2member_sig=1498912483-63cecc2e7e71c092e5dc074110ca679c&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">https://club.bruxelles2.eu/login/?_s2member_vars=catg..level..2..post..92279..LzIwMTcvMDYvbHVlLWRvaXQtYXJyZXRlci1kZS1mb3JtZXItbGVzLWdhcmRlLWNvdGVzLWxpYnllbnMtbWFydGluLWtvYmxlci8%3D&amp;_s2member_sig=1498912483-63cecc2e7e71c092e5dc074110ca679c&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><em><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><u>.</u></span></span></span></em></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">21 June 2017, Amnesty International warns the European institutions: «The EU is allowing the Libyan Coast Guard to take migrants and refugees back to the dry land in a country where illegal detentions, torture and rape are the rule. While strengthening the operations of the Libyan Coast Guard, the Union closes its eyes in the face of the serious risks inherent in this cooperation».</span></span></span> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.amnesty.it/amnesty-international-sulla-richiesta-collaborazione-la-guardia-costiera-libica/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">https://www.amnesty.it/amnesty-international-sulla-richiesta-collaborazione-la-guardia-costiera-libica/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p>● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 28 June 2017, the Upper Tribunal in London stated that it is not possible to enact repatriations to Libya, considering the level of violence present in the country, which is liable to endanger lives or safety of people. Upper Tribunal (Immigration and Asylum Chamber), The Immigration Acts. «The violence in Libya has reached such a high level that substantial grounds are shown for believing that a returning civilian would, solely on account of his presence on the territory of that country or region, face a real risk of being subject to a threat to his life or person».</span></span></span> <span style="color: #0000ff;"><u><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.statewatch.org/news/2017/jun/uk-immigration-asylum-tribunal-zmm-v-home-sec-returns-to-libya-28-6-17.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.statewatch.org/news/2017/jun/uk-immigration-asylum-tribunal-zmm-v-home-sec-returns-to-libya-28-6-17.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></u></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">15 August </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">2017, Agnès Callamard, Special Rapporteur of the OHCHR on extrajudicial, summary or arbitrary executions, publishes a report stating that «some states rely on an extraterritoriality policy to stop migrants before they reach their territory and enter their control or jurisdiction [with reference to the informal summit on the Central Mediterranean held in Tallinn on 6 July 2017]. These policies may include assistance, funding and training of other country agencies for the arrest, detention, process, rescue or landing and repatriation of refugees and migrants. These policies raise serious concerns when the agencies or recipient states are held responsible for serious human rights violations, including the violation of the right to life». Unlawful death of refugees and migrants. Note</span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"> by the Secretary General, 15 agosto 2017. </span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://undocs.org/A/72/335?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://undocs.org/A/72/335?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"> , § 36, p. 17.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 14 November 2017, the UN High Commissioner for Human Rights, Zeid Ra&#8217;ad Al Hussein, declared «inhumane EU policy to assist the Libyan authorities in intercepting migrants in the Mediterranean and taking them back to the terrible prisons in Libya. The suffering of migrants detained in Libya is an outrage to the conscience of humanity».</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=22393&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=22393&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p>● <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 17 November 2017, “L’Avvenire” publishes the news of a «joint Italo-Libyan coordination on the SAR front». </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><u><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIM5021.TIF&amp;subcod=20171117&amp;numPag=1&amp;&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SIM5021.TIF&amp;subcod=20171117&amp;numPag=1&amp;&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></u></span></p>
</div>
<div id="sdendnote15">
<p align="JUSTIFY"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote15anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote15sym"><span style="color: #0000ff;">xv</span></a> <span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 28 June 2017, High Representative Federica Mogherini, in response to a parliamentary question, in the name of the European Commission, reaffirmed the support, also financial, to the Libyan Coast Guard with an oxymoron that the 6 November massacre makes unacceptable: «The EU finances the training of the Libyan Coast Guard and supports the rights-based management of migration in Libya».</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2017-001542&amp;language=IT&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2017-001542&amp;language=IT&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">On 8 November 2017, two days after the massacre off the Libyan coast, Italian Prefect Mario Morcone, head of the Cabinet of the Interior Ministry and Advisor of Minister Minniti, said: «I don’t care about stupid things Amnesty International or the person responsible for European human rights (Council of Europe Human Rights Commissioner, ndr)say. Italy has never sent anyone back to Libya. We only allowed the Libyan Coast Guard to rescue people and take them back to Libya, but the Libyan Coast Guard did so, Italian ships did not».</span></span></span> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/554175/Polemica-Morcone-Caritas-Falsita-sulla-Libia-l-Italia-non-respinge?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/554175/Polemica-Morcone-Caritas-Falsita-sulla-Libia-l-Italia-non-respinge?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">. </span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">An access to documents request on the number of returns to each country, from May 2016 to May 2017, submitted by the ADIF (Associazione Diritti e Frontiere) Association, the answer was that the returns from Italy to Libya were 60, corresponding to Libyan citizens (5 women and 55 men).</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote16">
<p align="JUSTIFY"><a class="sdendnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdendnote16anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdendnote16sym"><span style="color: #0000ff;">xvi</span></a><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"> I</span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB">n the documentary </span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"><i>Un unico destino</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-GB"> (“One unique Fate”), published on 14 October 2017, Italian reporter Fabrizio Gatti reconstructed the shipwreck on 13 October 2013, in which 268 Syrian refugees fleeing the war, including 60 children, died in a boat which sank, riddled with bullets by a Libyan unit: a massacre caused by the voluntary omission of rescue by the Italian Navy, whose patrol boat Libra, which was 45 minutes away from the scene of the shipwreck, intervened more than five hours after the request for help, urged and compelled to do so by the Maltese Navy.</span></span></span> <span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/news/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Cambria;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/news/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;">On 13 November 2017, after many applications to dismiss the case, the Judge for Preliminary Investigations in Rome ruled that the commander of the Operational Room of the Italian Navy and his colleague of the Coast Guard have to be prosecuted for negligence of duty and manslaughter, granting a large part of the requests of the victims’ families, represented by lawyers Alessandra Ballerini, Emiliano Benzi and Arturo Salerni. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0000ff;"><u><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</span></span></u></span></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tortura e migranti. Il Comitato Onu contro la tortura critica duramente l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2017 06:21:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; (Da antigone.it) La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="283" height="186" /></a>(Da antigone.it)</p>
<p>La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare (la crudeltà, il verificabile trauma psichico, le condotte plurime), il reato è stato concepito come generico e dunque commettibile da chiunque e non solo da pubblici ufficiali, inoltre non è imprescrittibile e non c&#8217;è un fondo per risarcire le vittime. Sono tra i rilievi più importanti che il rapporteur sull’Italia del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha formulato questa mattina all&#8217;Italia, durante la sessantaduesima sessione del Comitato stesso. Altro rilievo mosso al nostro paese riguarda la raccomandazione ad istituire un comitato nazionale per la promozione e protezione dei diritti umani. Molto apprezzata è stata invece l&#8217;istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, che risponde al Meccanismo Nazionale di Prevenzione stabilito dalle Nazioni Unite, incarico attualmente ricoperto da Mauro Palma.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9779 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="216" height="274" /></a></p>
<p>Critiche durissime riguardano la gestione delle politiche migratorie che non possono mai legittimare la tortura e le brutalità. Tra i rilievi e le preoccupazioni del Comitato: la persistenza del reato di immigrazione irregolare, le deportazioni collettive verso paesi che praticano la tortura e violano i diritti umani, l&#8217;uso eccessivo della forza e gli abusi di polizia contro i migranti, così come le espulsioni che non vengono precedute da verifiche attente sul rischio di tortura nei paesi di provenienza. Duro il rapporteur è anche a proposito del memorandum &#8211; non avvallato dal parlamento &#8211; con il Sudan e le conseguenti espulsioni collettive di 48 sudanesi del Darfur. Un passaggio specifico è stato dedicato anche all&#8217;abolizione dell&#8217;appello nelle richieste di asilo politico, provvedimento contenuto nel decreto Minniti-Orlando sull&#8217;immigrazione, che indebolisce la protezione giudiziaria dei rifugiati. Durissima critica arriva poi sugli accordi con la Libia. Il Comitato ONU definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti.</p>
<p>In ambito penitenziario il Cat solleva dubbi sul fatto che un detenuto possa essere sottosposto al regime duro di cui all&#8217;articolo 41 bis anche per vent&#8217;anni, nonché sull&#8217;eccessivo isolamento in cui vengono posti. Invita a ridurre l&#8217;uso della custodia cautelare che ha tra i più alti tassi in Europa. E&#8217; preoccupato del sovraffollamento che supera il 120%. Valuta positivamente l&#8217;introduzione della sorveglianza dinamica ma troppo pochi sono gli educatori e gli operatori sociali. Troppi i casi di collocazione dei detenuti in regime di isolamento. Il Cat chiede i dati sui casi di violenza nei confronti dei detenuti. Mancano informazioni a riguardo.Altrimenti &#8211; afferma il Cat &#8211; il fenomeno della tortura e dei maltrattamenti non è misurabile. Chiedono spiegazioni sui casi delle violenze nei confronti di detenuti ad Asti e Lucera (caso Rotundo). Il Comitato ha chiesto spiegazioni all&#8217;Italia sui casi di Valerio Guerrieri, diciottenne con problemi psichiatrici suicidatosi nel carcere di Regina Coeli, e Alfredo Liotta, morto nel carcere di Siracusa per non essere stato curato nonostante il suo evidente deperimento fisico. Rispetto alle violenze di polizia il Comitato Onu è preoccupato dell&#8217;assenza di provvedimenti disciplinari e penali nei confronti del personale delle forze dell&#8217;ordine che si è reso disponibile delle violenze a Genova, Napoli e Val di Susa. Si sottolinea la difficoltà dei detenuti stranieri a vedere riconosciuto il proprio pieno diritto di difesa.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="196" /></a></p>
<p><em>&#8220;Antigone sta partecipando ai lavori di questa sessantaduesima sessione per la quale abbiamo presentato anche uno specifico rapporto indipendente nel quale abbiamo segnalato le nostre preoccupazioni su alcuni di quelli che sono stati poi i rilievi del Comitato&#8221;. A dirlo è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, presente a Ginevra per partecipare ai lavori delle Nazioni Unite. &#8220;Il Comitato muove una critica profonda alle politiche del governo sui temi dei migranti e della tortura, segnalando quanta poca attenzione sia stata posta sul terreno della difesa dei diritti umani. Quello che chiediamo è dunque che, conformemente ai rilievi delle Nazioni Unite, si straccino gli accordi con la Libia e con il Sudan e si interrompano immediatamente gli accordi di collaborazione con paesi dove sono provate e testimoniate torture e violazioni dei diritti umani, che sia reintrodotto l&#8217;appello per i richiedenti asilo, che si adottino politiche dirette a ridurre il numero di persone in custodia cautelare, che si prendano provvedimenti disciplinari nei confronti di personale coinvolto in episodi di violenza. E che si cambi la legge sulla tortura rendendola coerente con la definizione Onu&#8221;.</em></p>
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		<title>Nel far west la libertà ha un altro nome</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 08:47:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9762 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="298" height="168" /></a><b></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;E’ ben noto cosa succede ad Ostia, non te lo devo dire io…&gt;&gt;, mi dice un uomo, una voce sommata alle altre in un racconto che dagli anni Novanta tinge il litorale di rosso, come il sangue di chi non si volta dall’altra parte. Come in molte altre località della penisola, Ostia è tornata a far parlare di sé dopo le elezioni comunali, riflettori puntati dopo il biennio di commissariamento per mafia, “una mafia che non c’è” tutti si sbrigano a dire come per temere ripercussioni interne. A Nuova Ostia come in tutti i quartieri vivono anche persone per bene, di quelle che ci somigliano per aspetto e passioni, ma oggi Nuova Ostia è solo il punto da cui partono i traffici illegali delle due famiglie mafiose presenti sul territorio, soprattutto di una, quella degli Spada vicini ai Casamonica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quel che si può notare da un’attenta analisi socio-culturale è che si siano smarriti i punti di riferimento, senza i quali è facile farsi ingannare da personalità o movimenti che cercano, alla pari e alla stregua di chiunque altro, di ottenere qualcosa in cambio. Sono stati superati i pensieri rivoluzionari di Rousseau e Voltaire, aggirati i cardini su cui si fondò la democrazia, la lotta di classe, la giustizia sociale, tutto ampiamente ammaestrato. In simili contesti, la responsabilità civica non si spartisce e a vincere sono i più forti, nel caso di Ostia il partito di estrema destra Casapound capitanato da Luca Marsella e i clan mafiosi Fasciani e Spada.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’ultimo protagonista, come sappiamo, dell’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e al cameraman Edoardo Anselmi di Nemo, programma di Rai2, martedì scorso durante un servizio trasmesso successivamente in televisione. Dopo la condanna da parte delle istituzioni, la risposta vivace e solidale della categoria cui Piervincenzi appartiene, su decisione della Procura la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha potuto attuare un decreto l’arresto per Roberto Spada, fratello di Carmine detto “Romoletto” il capo clan condannato a dieci anni in primo grado per estorsione. Roberto Spada è stato arrestato, due giorni dopo l’aggressione, giovedì 9 Novembre dai Carabinieri e portato nel carcere di Regina Coeli dove in attesa dell’autorità giudiziaria dovrà rispondere all’accusa di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. “Dimostrazione che in Italia non esistono zone franche” ha ribadito subito il Ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale, tra l’altro, sarà presente nella sede della Fnsi mercoledì 15 Novembre alle ore 10.30 per “ribadire la necessità di adottare misure concrete e urgenti a sostegno dei giornalisti minacciati, del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini ad essere informati su mafia, malaffare e corruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9763 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ma dove saranno le istituzioni domani? Questo è l’interrogativo che unisce tutti i punti discordanti di questa vicenda, di questo fatto che nel racconto distrattamente ha perso la sua reale notiziabilità. Tutte le reti e i canali hanno fatto rimbalzare con virale rapidità il video dell’aggressione, come se fosse quella la notizia e non il capro espiatorio di un diritto negato per troppo tempo. Diritto alla libertà, all’espressione, alla vita. La differenza labile che si percepisce di questo caso, ennesimo della cronaca ed emerso con sempre più prepotenza, è insita nell’urgenza di parlarne e trovare una soluzione comune alla cittadinanza che oggi ha dimenticato e rassegnato l’idea di potersi considerare attiva. La notizia dunque non verte sul giornalismo, tanto spesso denigrato, ma sulla cittadinanza di cui però esso è testimone ed interprete.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la categoria dei cittadini a cui è stata sottratta la libertà di Essere che dovrebbe scendere in piazza e manifestare, dovrebbe essere il centro focale della discussione, senza la paura che una corretta informazione possa rivelare e far concepire loro la realtà per quello che è e non per quello che appare.</p>
<p align="JUSTIFY">L’opinione pubblica che vive queste realtà sembra tuttavia diffidare dell’onestà giornalistica, come se l’insieme dei suoi rappresentanti vivesse in un ambivalente rapporto con l’informazione e non è raro, infatti, vedere od ascoltare le persone farsi beffa dei cronisti con compiacente arroganza. Proprio a causa dell’assenza di punti di riferimento, ho raccolto testimonianze in cui ragazzi poco più che ventenni dichiaravano con fierezza d’animo di mostrare più rispetto per un “anti-Stato” presente, come Casapound o la mafia stessa, più che per un politico o per un giornalista a loro dire “venduto al Sistema”. Ragazzi, di diversa estrazione sociale, uniti tutti però dalla solitudine, dall’inadeguatezza, dalla povertà, dalla disperazione di non trovare un posto di lavoro, dall’intolleranza verso un immigrato che secondo una spiegazione distorta del vero avrebbe loro rubato il futuro, lo stesso che in assenza di normative efficaci si può riprendere solo con la violenza, non facendo altro che forgiare il loro senso di non appartenenza.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ un disagio sociale, una crisi mentale perpetrata per anni e mai del tutto guarita, laddove la politica si è disinteressata, la mafia ha fatto il resto, operando a fondo nelle arterie periferiche delle città, mascherandosi da caporali e allargando la rete di criminalità dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’usura, all’omicidio e al sostegno verso le classi più disagiate. Perché la legge del più forte funziona male ma funziona, “benvenuta paura” diceva Nina Moric elogiando Casapound, la legge del più forte zittisce tutti e sovverte i significati, così alla fine di tutto questo trambusto mediatico l’unica verità che rimarrà a questi cittadini è che la libertà non esiste, ma che esistono solo loro.</p>
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		<title>Il Naga e le politiche italiane ed europee in tema di migrazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 13:23:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiusura di Porti, viaggi pericolosi, rischio di morte, decessi di uomini-donne-minori, polemiche sulle Ong, politiche sbagliate sulla pelle dei migranti&#8230;</p>
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<p>Il Naga e le politiche italiane ed europee in tema di migrazioni.</p>
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		<title>Il Consiglio europeo e l&#8217;agenda in tema di migrazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 2017 07:40:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="603" height="483" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 603w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a></p>
<p>Il 22 e 23 giugno si è tenuto il Consiglio europeo e le reti delle organizzazioni della società civile italiana lanciano un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una <a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/06/Agenda-migrazione-BP_21_6_2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/06/Agenda-migrazione-BP_21_6_2017.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1498634876331000&amp;usg=AFQjCNH9YZKYey2emHtinJGnn8To_mNphQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">road map</a>,  le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.  Di seguito e in allegato il comunicato stampa congiunto e  una proposta in 13 punti per la nuova Agenda sulle migrazioni.</p>
<p>Per leggere il report del Consiglio: <a href="https://www.bing.com/search?q=Consiglio+Ue+giugno+2017&amp;qs=n&amp;form=QBRE&amp;sp=-1&amp;pq=consiglio+ue+giug&amp;sc=0-17&amp;sk=&amp;cvid=AA9B7B529090440887A69243CB4FC02E&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bing.com/search?q=Consiglio+Ue+giugno+2017&amp;qs=n&amp;form=QBRE&amp;sp=-1&amp;pq=consiglio+ue+giug&amp;sc=0-17&amp;sk=&amp;cvid=AA9B7B529090440887A69243CB4FC02E&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MIGRAZIONI, L’EUROPA DEVE FARE DI PIÙ </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Urgente una nuova Agenda europea e italiana sulla politica migratoria</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dei 65,6 milioni di rifugiati e sfollati del mondo, l’Europa ne accoglie solo 3,5 milioni, lo 0,68% della popolazione europea</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>#AgendaMigrazione</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Roma, 20/6/2017_<strong>Una lettera aperta inviata ieri al Governo, al Parlamento e agli Europarlamentari italiani per chiedere un cambio di rotta nella gestione europea e italiana della crisi migratoria.</strong></p>
<p>Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, <strong>le reti delle organizzazioni della società civile italiana</strong> &#8211; al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese &#8211; lanciano un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in<strong> una </strong><a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/06/Agenda-migrazione-BP_21_6_2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/06/Agenda-migrazione-BP_21_6_2017.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1498634876331000&amp;usg=AFQjCNH9YZKYey2emHtinJGnn8To_mNphQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong><em>road map</em></strong></a><strong><em>, </em></strong><strong> </strong>le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta <strong>nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Sono passati due anni dall’adozione dell’Agenda Europea sulla Migrazione (<a href="https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration_en?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration_en&amp;source=gmail&amp;ust=1498634876331000&amp;usg=AFQjCNHBNj8DE_dRtVecbqlMJ3zN1c_8QQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">European Agenda on Migration</a>) &#8211; </em>scrivono le organizzazioni firmatarie<em> &#8211;  vale a dire l’insieme di misure per la gestione delle migrazioni sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno delle frontiere dell&#8217;UE. Ebbene in questo tempo abbiamo assistito all’attuazione delle principali misure di cooperazione con i paesi di origine e transito <strong>mediante il Migration Partnership Framework</strong>, <strong>all&#8217;apertura degli “hot spot”</strong> in Grecia e in Italia e all&#8217;adozione del meccanismo di ricollocamento (relocation). Ma non possiamo affermare che la condizione delle persone <strong>migranti che arrivano in Europa sia migliorata, né quella dei paesi europei che sono in prima linea come Italia e Grecia”.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Diversi i punti a destare perplessità nelle politiche adottate</strong> per affrontare una crisi in cui si conta il più alto numero di sfollati e rifugiati dalla Seconda Guerra Mondiale, con 65,6 milioni di persone costrette a lasciare la propria casa a causa di conflitti, disastri naturali, persecuzioni o violazioni dei diritti umani. Basti guardare all’impegno europeo nell’accoglienza, che appare del tutto insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR <strong>in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione </strong><strong>europea.</strong> Uno sforzo in termini di ospitalità di rifugiati in cui i paesi dell’UE hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.</p>
<p><u> </u></p>
<p><strong>L’approccio securitario dell’Agenda Europea e italiana</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>“L’Agenda si è rivelata sostenuta da logiche securitarie, tendenti ad escludere dal territorio europeo i migranti, delegandone la gestione a paesi terzi già sovraccaricati di responsabilità</em>”, continuano le organizzazioni firmatarie nella lettera inviata ieri. Su tutti a destare maggior preoccupazione sono <strong>le conseguenze dell’accordo tra Ue e Turchia ad oltre un anno dalla sua adozione</strong>. Un provvedimento che senza fermare davvero i flussi verso la Grecia, ha avuto come effetto diretto di <strong>intrappolare nel paese ellenico decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane</strong>, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria &#8211; ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. <strong>Sorte uguale toccherebbe ai migranti </strong><strong>nei paesi di transito e origine africani</strong>, se l’accordo tra <strong>Italia e Libia</strong> &#8211; avvallato dall’Unione europea &#8211;  trovasse piena applicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>“La chiusura della rotta centrale del Mediterraneo non servirà a bloccare i flussi</em></strong><em>, <strong>ma</strong> <strong>solo a fargli prendere altre strade, più pericolose e infestate di trafficanti di esseri umani</strong>. facendo crescere in maniera rilevante il numero dei morti in mare </em>– aggiungono i firmatari dell’appello &#8211; <em>E’ indispensabile regolarizzare i flussi offrendo misure di reinsediamento, canali umanitari, ricongiungimenti familiari, e disponibilità all’entrata nel mercato del lavoro, con una responsabilità realmente condivisa”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Un quadro a cui si aggiunge l’applicazione in modo illegittimo del sistema <em>hot spot</em> in Italia</strong> &#8211;  in quanto non supportato da alcuna norma &#8211; per di più a fronte del non rispetto degli impegni sulla <em>relocation</em> dei migranti a livello europeo: <strong>su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il rischio rappresentato dai nuovi CIE in Italia: fondamentale andare oltre l’emergenza</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9081" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="285" height="186" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Veniamo infine alle conseguenze delle misure introdotte dai cosiddetti decreti Minniti-Orlando, che presentano gravi rischi di retrocedere rispetto alla tutela dei diritti dei migranti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i punti che destano maggiore contrarietà da parte delle organizzazioni firmatarie dell’appello, <strong>il ruolo dei Centri permanenti per il rimpatrio (CPR), nuova denominazione per gli attuali CIE, </strong>che saranno creati in ogni regione senza, ad oggi, avere certezze sulle modalità<strong> con cui sarà garantito il pieno rispetto dei diritti delle persone trattenute</strong>. Già perché assieme viene prevista <strong>l’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto di asilo</strong> e la limitazione del contraddittorio nell’unico grado rimasto; oltre alla previsione di un’unica procedura per le espulsioni, che sarà valida tanto per chi ha commesso reati e viene da periodi di detenzione, che per il lavoratore straniero privo del permesso di soggiorno, magari perché costretto a lavorare in nero o a lavori stagionali di breve durata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Basta guardare i dat</strong>i. In Italia nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, <strong>pari allo 0,2% della popolazione italiana</strong>.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le richieste per un cambio di rotta</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li>I cosiddetti <em>compacts, </em>definiti con i paesi terzi, siano finalizzati a favorire politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori e non al mero controllo delle frontiere;</li>
<li>L&#8217;UE e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) con il solo scopo di salvare vite umane</li>
<li>L&#8217;UE e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l&#8217;accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo</li>
<li>I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace</li>
<li>Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto a ad un’accoglienza dignitosa ad accedere a servizi adeguati</li>
<li>Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo</li>
<li>I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati</li>
<li>Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul <em>forced displacement</em></li>
<li>Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti</li>
<li>Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell&#8217;UE, vengano gestiti in modo trasparente. Dando la priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell&#8217;etnia</li>
<li>L’UE e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo</li>
<li>Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile</li>
</ol>
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		<title>Cosa ci lasciano i 100mila di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 26 May 2017 07:35:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="sqs-block-content">
<p>di Luciano Muhlbauer (www.lucianomuhlbauer.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
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<div class="sqs-block-content">
<p>C’è fretta di archiviare i 100mila di Milano e non semplicemente perché l’ennesima infamia targata Isis sposta di nuovo il dibattito pubblico verso il tema sicurezza, ma anche perché è più comodo così. Il 20 maggio è stato senz’altro un evento riuscito e, per giunta, in netta controtendenza non solo rispetto alle spinte culturali e politiche che in tutta Europa aprono spazi senza precedenti alle forze e tesi xenofobe, razziste e reazionarie, ma anche al posizionamento assunto dai principali tre poli della politica italiana -destre, M5S e Pd-, schierati tutti, sebbene con toni e intensità diversi, a favore di soluzioni securitarie. E allora meglio non perdere troppo tempo e relegare quella manifestazione nell’angolo delle belle marce festose, al massimo disturbate da qualche rompiballe, oppure esibirla come prova suprema della complicità dei “buonisti” con i delinquenti e gli “invasori”. In ogni caso, si tratta di togliere rilevanza politica all’evento o, meglio, non permettere che dai quei 100mila possa emergere qualcosa di politicamente rilevante e autonomo.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8804 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="350" height="234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<div class="sqs-block-content">
<p>Il 20 maggio dà fastidio a molti, anzitutto per la dimensione e la composizione della partecipazione. I 100mila (o i 60-70mila “reali”) rappresentano sicuramente la manifestazione antirazzista più grossa che si sia vista in Italia negli ultimi vent’anni e il corteo milanese in assoluto più partecipato dai tempi delle mobilitazioni per la pace del 2003. Non è stata una manifestazione segnata dagli spezzoni delle grandi organizzazioni, ma piuttosto da una moltitudine di associazioni e comitati e dalla presenza di persone non organizzate, cioè la cosiddetta “eccedenza”. Ed era una fotografia della Milano così com’è nella realtà, fatta di tanti colori e un po’ meticcia. C’erano gli autoctoni bianchi, molti, e gli autoctoni di seconda e terza generazione e c’erano i lavoratori migranti, le comunità e tanti richiedenti asilo. Non c’era un “noi” e un “loro”, ma uno spaccato di città reale che camminava insieme.</p>
<p>Chi ha partecipato a quella manifestazione voleva anzitutto schierarsi su una questione di fondo, per l’umanità e contro la disumanità, sul fatto che chi fugge da guerre, dittature o condizioni economiche insostenibili abbia il diritto di essere accolto e che non vada ributtato in mare e che i migranti e profughi che arrivano qui non sono invasori o nemici, ma esseri umani come noi. A prima vista può sembrare poco, ma non lo è, specie se accade dopo settimane di campagne mediatiche contro le Ong e un giorno dopo l’aggressione in Centrale e l’inqualificabile ondata di insulti e richieste di annullare il corteo da parte di Salvini e del Presidente regionale, Maroni.</p>
<p>Ma in quel corteo viveva anche la contraddizione che aveva segnato l’evento sin dalla sua gestazione, cioè il fatto che i primi promotori fossero anche esponenti di quel partito, il Pd, che a livello nazionale aveva prodotto la legge Minniti-Orlando sull’immigrazione e la legge Minniti sul decoro urbano, cioè delle norme che si pongono in piena continuità politica, culturale e operativa con la Bossi-Fini e con il pacchetto sicurezza di Maroni. Ne abbiamo già parlato su questo blog e su <em>il Manifesto</em> (vedi <a href="https://lucianomuhlbauer.it/new-blog/2017/5/9/non-si-pu-tenere-il-piede-in-due-scarpe-a-proposito-di-20-maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Non si può tenere il piede in due scarpe</a>) e quindi non mi dilungo oltre in questa sede, se non per ricordare che la conseguente genericità e reticenza dell’appello “Insieme senza muri” aveva fatto sì che molte adesioni fossero accompagnate da esplicite dichiarazioni di contrarietà alla Minniti-Orlando (ad esempio Cgil-Cisl-Uil, Fiom e Arci) e, soprattutto, che nascesse <a href="https://www.facebook.com/NooneisillegalMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Nessuna Persona è Ilegale</a>, una <a href="http://www.nessunapersonaeillegale.it/wp-content/uploads/2017/05/NePILL-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">piattaforma </a>articolata che ha raccolta l’adesione di centinaia di realtà (associazioni, collettivi, comitati, spazi sociali, partiti ecc.) e degli stessi <a href="https://www.facebook.com/NooneisillegalMilano/posts/380933122301431?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">promotori</a> della manifestazione di Barcellona del 18 febbraio scorso.</p>
<p>Grazie alla piattaforma “Nessuna persona è illegale” la manifestazione ha evidenziato come la stragrande maggioranza dei presenti chiedesse la fine delle derive securitarie, comunque intitolate. Le coperte termiche oro-argento che gli attivisti della piattaforma distribuivano andavano a ruba, così come gli adesivi “No One Is Illegal” e i cartelli “No Minniti-Orlando”, e si potevano trovare ovunque nel corteo, dalla testa alla coda. Se non c’eravate, guardatevi i video e le photogallery che trovate in rete. Insomma, una manifestazione plurale e con molte diversità, ma con una chiara sintonia di fondo sul rifiuto non solo delle campagne d’odio di Salvini e dei fascisti, ma anche di ogni deriva securitaria.</p>
<p>Chi invece era in dissintonia con il sentire comune era il gruppo di esponenti del Pd che, munito di striscione e persino di cartelli inneggianti a Minniti, a un certo punto si è piazzato in testa al corteo, mettendosi attorno a Sala, Majorino, Grasso e Bonino e facendosi beffe delle belle parole dei giorni precedenti, che dicevano “i partiti stanno in fondo” o “i politici non stanno in testa”. Ovviamente, ne è nata una contestazione, peraltro assolutamente pacifica.</p>
<p>In realtà, questo episodio è di scarso interesse in questa sede, ma mi pareva corretto citarlo, poiché l’informazione che conta l’aveva trasformato in una sorta di<em> breaking news</em>, determinando una narrazione della giornata a dir poco tossica, dove da una parte ci sarebbero stati 100mila manifestanti e dall’altra 30 rompiballe che ce l’avevano con Minniti e che hanno “rovinato la festa”.</p>
<p>E quindi, al netto delle narrazioni mediatiche, che cosa ci lasciano i 100mila di Milano? Anzitutto, ci dicono che a Milano c’è ancora speranza. Sì, lo dico così, in maniera terribilmente generica, ma è un fatto che proprio la città italiana più coinvolta nel flusso migratorio non solo resiste ancora al risucchio reazionario, ma è anche in grado di produrre una reazione positiva di massa. E non è nemmeno la prima volta che accade, perché era già successo alla ex Caserma Montello nell’autunno scorso. Certo, le cose possono cambiare rapidamente, quindi inutile far finta che non ci saranno problemi in futuro, ma oggi dobbiamo prendere atto che c’è spazio per lavorare per un movimento antirazzista e dobbiamo agire di conseguenza. E questo non riguarda solo Milano, ma anche le altre città italiane.</p>
<p>Il secondo messaggio che ci lasciano i 100mila è che bisogna parlare chiaro, non essere ambigui. Dire “accoglienza e sicurezza” è una sciocchezza, perché non vuol dire nulla in termini concreti, ma in cambio giustifica tutto e il contrario di tutto. Dire “No Minniti Orlando” non è certo esauriente, ma rappresenta in maniera nitida il rifiuto delle derive securitarie, di quelle delle destre xenofobe e di quelle di chi le rincorre.</p>
<p>Infine, se quello che abbiamo detto ha un senso, allora la rete “Nessuna persona è illegale” deve continuare e allargarsi, come peraltro già annunciato prima del 20 maggio, facendo tesoro dell’esperienza e anche delle molte aspettative suscitate. E senza indugiare.</p>
<p>A Milano da troppo tempo manca un movimento antirazzista autonomo e politicamente rilevante. Forse ora, grazie al lavoro svolto e condiviso, c’è una possibilità. Come al solito, dipende solo noi.</p>
</div>
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		<title>Intervento del consigliere Basilio Rizzo (Milano in Comune) a seguito dell’informativa dell’assessore Rozza sui fatti accaduti alla Stazione Centrale lo scorso 2 maggio 2017</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/05/13/intervento-del-consigliere-basilio-rizzo-milano-in-comune-a-seguito-dellinformativa-dellassessore-rozza-sui-fatti-accaduti-alla-stazione-centrale-lo-scorso-2-maggio-2017/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2017 07:11:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Condivido lo slogan che è stato scelto da decine di associazioni e dice “nessuna persona è illegale”. Il blitz del 2 maggio è stato contro delle persone non contro l’illegalità; e penso che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/05/13/intervento-del-consigliere-basilio-rizzo-milano-in-comune-a-seguito-dellinformativa-dellassessore-rozza-sui-fatti-accaduti-alla-stazione-centrale-lo-scorso-2-maggio-2017/">Intervento del consigliere Basilio Rizzo (Milano in Comune) a seguito dell’informativa dell’assessore Rozza sui fatti accaduti alla Stazione Centrale lo scorso 2 maggio 2017</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><u><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/131507574-93e9ed22-98ff-42c1-b25e-f72778bca720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8699" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/131507574-93e9ed22-98ff-42c1-b25e-f72778bca720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="990" height="658" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/131507574-93e9ed22-98ff-42c1-b25e-f72778bca720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/131507574-93e9ed22-98ff-42c1-b25e-f72778bca720-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/131507574-93e9ed22-98ff-42c1-b25e-f72778bca720-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></u></strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p>Condivido lo slogan che è stato scelto da decine di associazioni e dice “nessuna persona è illegale”.</p>
<p>Il blitz del 2 maggio è stato contro delle persone non contro l’illegalità; e penso che non si possa solo dire “non lo faremo più”, “guardiamo avanti” per essere credibili.</p>
<p>Bisogna segnare una distanza netta, come si dice senza se e senza ma, da quella logica e da quella politica.</p>
<p>È stata un’iniziativa contro le persone e contro la povertà, vedi la distruzione delle povere cose che erano sul terreno e che sono state spazzate via. Non si dica che era un’azione per la sicurezza. Il diritto a vivere serenamente, che è il mio concetto di sicurezza e che non lascerò a nessuno, ha bisogno di interventi sociali, di investimenti nelle periferie, di azioni per la dignità delle persone e contro le diseguaglianze, non di blitz.</p>
<p>Il blitz è stato in realtà un’azione preventiva contro la manifestazione del 20 prossimo venturo ma ha avuto l’effetto opposto: ne aumenta il rilievo e quindi moltiplica le ragioni per esserci.</p>
<p>Le ragioni della partecipazione convinta delle associazioni, delle realtà politiche e sociali sono nel documento che mi sono permesso di distribuire subito dopo il blitz del 2 di maggio, e anche nell’iniziativa di ieri e che per ragioni di tempo non riporto.</p>
<p>Penso invece sia giusto che io riporti cosa in quel documento questa serie di associazioni molto ampie e molto vaste chiede all’Amministrazione comunale:</p>
<p>*adesione totale al sistema SPRAR di accoglienza dei richiedenti asilo con l’assorbimento integrale dei posti oggi disponibili nei CAS;</p>
<p>*dichiarazione pubblica di disponibilità a svolgere le incombenze relative ai rinnovi dei permessi di soggiorno presso gli uffici dell’Amministrazione comunale. E’ anche un segnale importante, una cosa è andare dalle forze di polizia, una cosa è andare dal Comune, sentirsi cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8700" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="520" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/migranti-alla-stazione-centrale-a-milano-5-677947-768x499.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>E poi:</p>
<p>*riconoscimento della residenza delle persone aventi dimora abituale nel territorio comunale, siano essi migranti o non migranti, ma che sono in difficoltà socio – economiche e quindi non trovano un alloggio stabile;</p>
<p>*nuovi investimenti nei servizi per l’inclusione sociale, per la salute per l’intera cittadinanza a partire dalla garanzia di accesso universale ai servizi per l’infanzia, indispensabili per la partecipazione alla vita sociale delle donne migranti o italiane autoctone.</p>
<p>Non tacerò anche l’ultima delle richieste che riguarda la legge Minniti. Sappiamo che le istituzioni non possono disapplicare una legge ma possono decidere di non avvalersi di alcune facoltà che sono contenute in quella legge se sono in palese conflitto con i diritti previsti dalla nostra Costituzione.</p>
<p>Spero che il nostro Sindaco che meritoriamente, sarebbe ingiusto non segnalarlo, e lo faccio molto volentieri, ha preso le distanze dal blitz, vorrà esaminare seriamente le proposte che ho esposto, che saranno alla base della partecipazione del corteo importante di sabato prossimo, che non sono solo mie ma di una parte della città che sta concretamente operando, si pensi a tutte le iniziative delle associazioni a sostegno dei migranti e della giustizia sociale della nostra città, perché l’immagine di Milano sia quella dei diritti e dell’accoglienza.</p>
<p>Questo è quello che io penso si debba dire, che si debba fare e spero che la nostra città lo faccia. Mi auguro che molti di noi siano alla manifestazione del 20, di sabato prossimo, lo siano con i propri contenuti.</p>
<p>Possiamo avere delle opinioni diverse ma tutti insieme dobbiamo operare perché questa è la faccia e l’immagine della nostra città.</p>
<p>L’immagine della nostra città non è quella degli elicotteri, dei blitz; alcuni hanno usato delle parole forti ma io penso che sia giusto usare delle parole forti perché forte voleva essere il messaggio. E’ stato un errore clamoroso che si ritorcerà contro chi pensa che i problemi della città si risolvono in quel modo e non invece andando avanti incontro ai diritti e alla socialità e al considerare davvero le persone, che in quanto persone, non possono essere illegali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nessuna persona è illegale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 09:47:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ovviamente aderisce anche Associazione per i Diritti Umani ! &#160; &#160; 9 maggio, ore 18, piazza Scala – Milano: assemblea cittadina pubblica verso e oltre il 20 maggio tratto da http://naga.it La rete “Nessuna persona&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ovviamente aderisce anche <em><strong>Associazione per i Diritti Umani</strong></em> !</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/no-one-is-lllega-facebook-720x303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/no-one-is-lllega-facebook-720x303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="303" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/no-one-is-lllega-facebook-720x303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/no-one-is-lllega-facebook-720x303-300x126.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">9 maggio, ore 18, piazza Scala – Milano: assemblea cittadina pubblica verso e oltre il 20 maggio</p>
<p dir="ltr">tratto da <a href="http://naga.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://naga.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1494323169037000&amp;usg=AFQjCNEPeUz1bqEwkuTaqTnB1ysiYM3UMA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><b><span style="color: #1155cc;">http://naga.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></b></a></p>
<p dir="ltr">La rete “Nessuna persona è illegale” è oggi composta da numerosi soggetti di diverso tipo, quali associazioni, spazi sociali, comitati, collettivi, partiti politici; se la nostra proposta è giovane, da anni le nostre storie s’intrecciano nel segno dell’antirazzismo e della solidarietà attiva tra cittadine e cittadini indipendentemente dalla provenienza.</p>
<p dir="ltr">La proposta della manifestazione “20 maggio senza muri” da parte del Comune di Milano è stata un’ottima occasione per confrontarci apertamente; ne è scaturita la volontà di utilizzare la manifestazione come un’opportunità per far emergere una proposta alternativa, nata dalla nostra prassi e dalle nostre riflessioni pluriennali, che oggi infine convergono e si depositano in una piattaforma comune che proponiamo all’attenzione della cittadinanza.</p>
<p dir="ltr">Per decenni le politiche sulle migrazioni si sono basate sull’assunto implicito e mai dimostrato che “accogliere” fosse un costo, e che pertanto fosse necessario contenere in qualche modo le migrazioni, con accese dispute solo sul numero di migranti da “ammettere”; abbiamo così assistito a un dibattito monopolizzato dal confronto tra le velleità xenofobe e razziste delle destre da una parte, e dall’altra le politiche di restrizione dei flussi migratori e controllo militarizzato delle persone, insistentemente presentate all’opinione pubblica come “politiche di accoglienza”.</p>
<p dir="ltr">È giunto invece il momento di considerare l’arrivo di queste nuove e nuovi cittadini non come un costo o un pericolo, ma come una grande opportunità per la società europea in crisi; occorre valorizzare le energie, la creatività e le legittime aspirazioni delle persone migranti anziché reprimerle e umiliarle: questo il pensiero che guida il nostro progetto.</p>
<p dir="ltr">Il razzismo non si supera con i discorsi, ma praticando solidarietà, e per questa via creando relazioni, conoscenza, incontro: non si tratta di una bella affermazione un po’ idealista, ma di una realtà sperimentata nelle nostre attività quotidiane di volontariato e di mutuo soccorso.</p>
<p dir="ltr">Non riconosciamo la distinzione tra autoctoni e immigrati, tra regolari e irregolari, tra rifugiati e migranti economici, perché i problemi degli uni e degli altri non sono diversi e contrapposti ma collegati: i temi del lavoro, del reddito, della precarietà, dell’istruzione e formazione professionale, della casa, della salute, accomunano tutte e tutti, e non ammettono che soluzioni condivise.</p>
<p dir="ltr">Abbiamo l’ambizione di dar vita su queste basi a un movimento che vada ben oltre il 20 maggio e che si allarghi a tutti i soggetti che si riconosceranno in questa prospettiva, e perciò non riteniamo dirimente la questione dell’adesione e della partecipazione alla manifestazione.</p>
<p dir="ltr">Consapevoli che non può esistere una vera piattaforma antirazzista se non su queste basi, consideriamo la nostra iniziativa come distinta e autonoma ma non ostile rispetto all’appello ufficiale, e pertanto ci rivolgiamo sia a chi vi ha aderito, sia a chi – come la grande maggioranza dei soggetti che compongono la rete – parteciperà senza aderire, sia a chi sceglierà di non partecipare: non è su una sola giornata che si costruiscono alleanze e progetti di ampio respiro.</p>
<p dir="ltr">Quel giorno saremo presenti, e siamo sicuri che il nostro messaggio, riassunto inequivocabilmente nello slogan “Nessuna persona è illegale” dilagherà coinvolgendo tutte e tutti: saremo noi a darle significato, perché rappresentiamo la sola vera possibilità di cambiamento.</p>
<p dir="ltr">Accomunati dalla scelta di agire nella realtà e non solo a livello di dibattito filosofico e culturale, non ci limitiamo ad additare una direzione, ma indichiamo come passi concreti alcune proposte ineludibili e possibili agli organi dell’Unione Europea, al Parlamento e al Governo Italiani, al Comune di Milano e in potenza a tutte le amministrazioni locali: consapevoli della complessità dei livelli istituzionali, vogliamo infatti richiamare ciascun soggetto alle proprie responsabilità.</p>
<p dir="ltr">Nelle prossime settimane saremo presenti con numerose iniziative sia come rete sia come singole realtà che ne fanno parte per creare confronto e dibattito, a partire dalla grande assemblea pubblica che si svolgerà martedì prossimo 9 maggio in piazza della Scala; siamo aperti a nuove esperienze e a nuovi contributi: venite a conoscerci, portate le vostre idee, partecipate a questa sfida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contro la retorica razzista e xenofoba, che ripropone la logica della ricerca del capro espiatorio addossando ai migranti la responsabilità della crisi;</p>
<p>Contro chi insegue la destra proponendo normative e pratiche che generano sfruttamento ed esclusione sociale;</p>
<p>Noi rifiutiamo la distinzione tra migranti “regolari” e “irregolari”, che  produce la paura del “clandestino” e con essa diffonde il razzismo, per affermare con forza che NESSUNA PERSONA È ILLEGALE.</p>
<p>Contrastiamo il razzismo costruendo mutuo soccorso e spazi di conoscenza reciproca; nativi e migranti, combattiamo insieme per i diritti di tutte e di tutti, nella consapevolezza di avere lo stesso futuro; da questo incontro nascono le proposte concrete che presto presenteremo pubblicamente in modo articolato:</p>
<p>*NO AI DECRETI MINNITI-ORLANDO</p>
<p>*NO AI PATTI SEMI-SEGRETI CON DITTATORI E GOVERNI FANTASMA</p>
<p>*RIFORMA RADICALE DELLA POLITICA EUROPEA E ITALIANA SULL’IMMIGRAZIONE</p>
<p>*SOSTENERE L’INCLUSIONE SOCIALE A PARTIRE DALLE ISTITUZIONI LOCALI</p>
<p>*DOCUMENTI PER TUTTE E TUTTI!!</p>
<p><strong><a href="https://www.pressenza.com/it/2017/05/nessuna-persona-illegale-presentata-milano-piattaforma-proposte/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui</a> si può scaricare la sintesi della piattaforma</strong></p>
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		<title>Migranti, maxi blitz in stazione Centrale a Milano: a decine identificati e portati in questura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 07:50:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Repubblica.it) &#160; Imponente operazione delle forze dell&#8217;ordine davanti alla stazione Centrale di Milano, dove un paio di settimane fa decine di immigrati hanno circondato i militari dell&#8217;operazione &#8216;Strade sicure&#8217; e i carabinieri arrivati&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/05/03/migranti-maxi-blitz-in-stazione-centrale-a-milano-a-decine-identificati-e-portati-in-questura/">Migranti, maxi blitz in stazione Centrale a Milano: a decine identificati e portati in questura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8629" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a>(da Repubblica.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Imponente operazione delle forze dell&#8217;ordine davanti alla stazione Centrale di Milano, dove un paio di settimane fa decine di immigrati hanno circondato i militari dell&#8217;operazione &#8216;Strade sicure&#8217; e i carabinieri arrivati in loro aiuto. Gli ingressi della Stazione centrale sono stati quasi tutti chiusi, tranne quelli laterali presidiati dalla polizia. Decine di persone, la maggior parte extracomunitari, sono stati identificati dalle forze dell&#8217;ordine, fatti salire sui pullman e accompagnati in questura. Sul posto, al termine del blitz, sono arrivati i mezzi Amsa della nettezza urbana, che hanno sgomberato la piazza da valigie, masserizie e sacchi usati da chi dorme o staziona nei giardini. Il blitz disposto dal questore Marcello Cardona si è concluso con l&#8217;accompagnamento di 52 cittadini stranieri all&#8217;Ufficio immigrazione della questura, hanno fatto sapere in serata le forze dell&#8217;ordine. Alcuni dei cittadini stranieri controllati hanno scoperto lì di aver ottenuto l&#8217;ok della Commissione al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.</p>
<p>In piazza Duca d&#8217;Aosta, anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha assistito alle operazioni: &#8220;Finalmente &#8211; è stato il suo commento &#8211; un bel blitz con elicotteri e cavalli. Finalmente, grazie a Dio, alla polizia, ai carabinieri, pulizia di questa gente non c&#8217;è bisogno. Vengano identificati quei personaggetti ed eventualmente perseguiti quelli che tutti giorni infestazione la stazione Centrale e Roma Termini&#8221;. Tutto il centrodestra ha elogiato l&#8217;operazione: &#8220;Spero che il blitz di oggi sia solo il primo di una lunga serie&#8221;, sono state le parole di Mariastella Gelmini per Forza Italia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8628" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="990" height="660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p>
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<p>Alcune delle persone identificate sono state fatte salire sui mezzi della polizia posizionati lungo la piazza dopo essere stati perquisiti e invitati a liberarsi di oggetti come forbici, accendini e coltellini. La situazione in piazza è rimasta tesa a lungo, ma sotto controllo. Molti i curiosi che si sono fermati a scattare fotografie. Su piazzale Duca d&#8217;Aosta, anche un elicottero della polizia. Le unità cinofile hanno controllato i giardinetti dove stazionano quotidianamente gli immigrati ma anche molti senzatetto, e lì è arrivata anche la polizia a cavallo. E&#8217; stato inoltre chiuso l&#8217;accesso alla metropolitana da piazza Duca d&#8217;Aosta ma la fermata Centrale è rimasta regolarmente aperta, liberi infatti gli altri ingressi.</p>
<p>La seduta del consiglio comunale nel pomeriggio si è chiusa in anticipo: la proposta del centrodestra di interrompere l&#8217;assemblea e rinviare la discussione a giovedì è stata accolta dalla maggioranza. &#8220;Spero che non ci sia un giudice che li fa uscire dopo 12 ore &#8211; ha detto Salvini arrivato in consiglio dopo aver filmato l&#8217;operazione della polizia &#8211; perché i reati di spaccio sono a cielo aperto e documentati da tutti. Speriamo che la stazione Centrale torni ad essere a disposizione dei milanesi&#8221;. E&#8217; stata l&#8217;assessora comunale alla Sicurezza Carmela Rozza a spiegare come da tempo il Comune di Milano abbia chiesto a prefettura e questura &#8220;una massiccia campagna di identificazione di coloro che stazionano in tutta l&#8217;area e intorno all&#8217;hub di via Sammartini. Purtroppo queste identificazioni non possono essere svolte dalla polizia locale. Speriamo che non sia un blitz episodico &#8211; ha detto Rozza &#8211; ma che questa attenzione, anche in forma minore, continui con costanza nel tempo&#8221;.<br />
&#8220;Un grazie convinto al questore di Milano per l&#8217;operazione sicurezza di oggi, avanti così&#8221;, ha scritto il governatore Roberto Maroni su Facebook. Ma sempre su Fb, l&#8217;assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha commentato: &#8220;Mi piacerebbe capire che tipo di risultati portano azioni simili. Mi convince di più la cultura degli interventi mirati, continuativi e condotti nel silenzio, ma non sono un poliziotto. Vedremo quelli che saranno i risultati effettivi di un&#8217;opera simile. L&#8217;accertamento delle condizioni e dello status dei richiedenti asilo deve accompagnarsi, sempre, con il rispetto dei diritti umani&#8221;, ha concluso.</p>
<p>Fuori dalla questura di Milano, in via Fatebenefratelli, una trentina di attivisti si poi ritrovati per protestare contro il blitz e i controlli a tappeto. &#8220;Hanno deportato decine di persone in stazione Centrale, negando loro assistenza legale: ecco i primi effetti della legge Minniti-Olando&#8221;, hanno denunciato i manifestanti, appartenenti a diverse realtà antirazziste cittadine fra cui Milano senza frontiere, Milano Zona 8 solidale e il centro sociale Cantiere. I manifestanti hanno chiesto &#8220;il rilascio dei migranti prelevati dalla stazione Centrale&#8221; e &#8220;un intervento anche da parte del Comune e dell&#8217;assessore Majorino, perché l&#8217;antirazzismo delle istituzioni non si esprima solo a parole. A Milano non possiamo vedere scene degne dei rastrellamenti nazifascisti, migranti messi sui camion come bestiame&#8221;.</p>
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