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	<title>minori Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le storie dei ragazzi scomparsi durante l’occupazione russa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da rsi.ch) Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato Rapiti Di:&#160;Anna Bernasconi (Falò),&#160;inviata RSI in Ucraina Il fronte è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da rsi.ch)</p>



<h2>Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg/alternates/r16x9/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kirill "/></figure>



<h3>Rapiti</h3>



<p></p>



<p>Di:&nbsp;Anna Bernasconi (Falò),&nbsp;inviata RSI in Ucraina</p>



<p>Il fronte è a soli a pochi chilometri. Le strade di Kherson sono costantemente prese di mira dagli attacchi russi. Unica protezione: chilometri di reti da pesca per tentare di intrappolare le eliche dei droni.</p>



<p>Kirill ci aspetta sotto casa. Ha 14 anni. Per sei mesi è stato in un campo di rieducazione russo ed è uno dei pochi minori che sono riusciti a fare ritorno. “Sei contento di essere tornato a casa?”, ma sopra le nostre teste volano i colpi dell’artiglieria. Non c’è elettricità né acqua e Kirill ha imparato a distinguere dal suono il tipo di ordigni in arrivo e a controllare il cielo armeggiando&nbsp;<strong>con</strong>&nbsp;i canali Telegram di monitoraggio. Come i suoi coetanei non può andare a scuola e non può muoversi liberamente. Con l’invasione russa del 2022 dai territori ucraini occupati, come Kherson, sono spariti bambini e adolescenti. Secondo il governo ucraino sono circa 19’500 i bambini deportati forzatamente. Altre ricerche, come quella dell’Humanitarian Research Lab dell’università di Yale, ne contano anche di più.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369516-yg6kt6-emeNA-.png/alternates/original/3369516-yg6kt6-emeNA-.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emeNA-.png"/></figure>



<p>“Sono stata una stupida a lasciarlo andare” si tormenta Olga, una nonna che ha perso i contatti con suo nipote che ha cresciuto da sola in quanto orfano. Durante l’occupazione venivano proposti campi estivi in Crimea ai bambini dei territori invasi. Gli occupanti offrivano queste gite col pretesto di far passare ai bambini un momento di svago dalla guerra. Molti di loro non hanno più fatto ritorno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369600-m3ljr9-olga.jpeg/alternates/original/3369600-m3ljr9-olga.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Olga"/></figure>



<p>Olga</p>



<p></p>



<p>Oggi l’Ucraina ha potuto riportare indietro solo 1’700 bambini. La metà grazie agli sforzi dell’associazione <a href="https://www.saveukraineua.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Save Ukraine</a>.</p>



<p>Mentre le pareti di casa tremano sotto i colpi dei bombardamenti, Kirill racconta come tutte le mattine dovevano cantare l’inno russo e onorare la bandiera, di come erano costretti ad imparare che gli ucraini sono nazisti e a seguire “i discorsi sulle cose importanti”, il programma di patriottismo reso obbligatorio nelle scuole dal governo russo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg/alternates/r16x9/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<p>“Dovevamo scrivere delle cartoline di ringraziamento ai soldati russi per averci liberato” ricorda Veronika&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/programma/falo?id=703565&utm_source=rss&utm_medium=rss">ai microfoni di Falò</a>, strappata alla madre da Kharkiv. Ogni tentativo di ribellione era punito: “Mi hanno detenuta in una stanza finché hanno visto che, moralmente, mi avevano spezzata”.</p>



<p>“Hanno fatto il lavaggio del cervello a mio fratello di soli 11 anni” racconta Ksenia. Lei e il fratello, orfani, sono stati separati e inviati in strutture differenti in Russia. Quando dopo mesi è riuscita a raggiungerlo per riportarlo in Ucraina “era così indottrinato dalla propaganda che in un primo tempo mi considerava un’estranea”.</p>



<p>Lo scopo delle deportazioni che emerge dai casi documentati è una sistematica “russificazione”. Ai minori vengono imposte lingua, cultura e cittadinanza russa. Spesso i bambini sono sottoposti a programmi di rieducazione, adozione forzata e anche militarizzazione.</p>



<p>Per questi fatti, la Corte Penale Internazionale&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-ukraine-icc-judges-issue-arrest-warrants-against-vladimir-vladimirovich-putin-and?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria L’vova Belova</a>, ritenuti responsabili del crimine di guerra di “deportazione illegale e trasferimento forzato di bambini”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg/alternates/r16x9/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti</p></blockquote>



<p>Oksana Koval,&nbsp;abitante di Kherson</p>



<p>Deportazioni che la Russia nemmeno nega, anzi sponsorizza sui suoi canali di propaganda. Per il governo russo non sono bambini rapiti ma salvati.</p>



<p>Oltre ai bambini tolti alle famiglie, le forze russe si sono concentrate su bambini vulnerabili e istituti.</p>



<p>Uno di questi è diventato il simbolo di questa storia perché il direttore Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare tutti i 52 bambini ospiti della sua struttura dalla deportazione grazie a stratagemmi e documenti falsificati. Gli orfani sono stati nascosti presso i dipendenti dell’istituto. Oksana Koval ha tenuto con sé tre fratellini: “I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti”, spiega intervistato dalla RSI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg/alternates/r16x9/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un'immagine scattata nella Chiesa di Golgota"/></figure>



<p>Un&#8217;immagine scattata nella Chiesa di Golgota</p>



<p>Dei sessanta bambini da zero a 4 anni ospitati durante l’occupazione nel seminterrato della chiesa di Golgota a Kherson, invece, non si sa più nulla. A causa di una foto pubblicata per errore da una maestra, il nascondiglio viene scoperto e i rappresentanti dell’FSB, agenzia russa di intelligence, arrivano armati ordinando di consegnare i bambini. “Ai bambini abbiamo detto che saremmo andati a fare un giro in macchina” spiega il parroco Pavlo Smolnyak “era tutto quello che si poteva dire loro”.</p>



<p>Recuperare i bambini sta diventando sempre più difficile perché la Russia sta intensificando l’imposizione forzata dei passaporti e facilitando le adozioni grazie ad un decreto ad hoc del governo.</p>
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		<title>Un’aula per la speranza: il sogno delle bambine dimenticate</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 07:13:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="405" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18132" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Oggi vogliamo sostenere la raccolta fondi del nostro caro amico, attivista e scrittore, Wali Atai. Sosteniamola. </p>



<p>Una scuola contro il silenzio – Aiutaci a costruire speranza a Goshta. Nel cuore della provincia afgana, tra le terre dimenticate del distretto di Goshta, c’è un grido che nessuno sente. È il silenzioso pianto di centinaia di bambine e bambini che sognano solo una cosa: imparare a leggere, scrivere, vivere.</p>



<p>Molti di loro camminano per chilometri ogni giorno, ma non verso un’aula. Camminano verso un futuro che non c’è. Le porte delle scuole sono chiuse, o semplicemente non esistono. Nessuna lavagna. Nessun banco. Solo polvere, paura e il tempo che passa&#8230;senza speranza.</p>



<p>FAWN (Friend of Aghanistan Women Network), una piccola associazione con un cuore grande, sta lottando contro ogni ostacolo – la povertà, l’instabilità, l’indifferenza – per costruire una scuola, anche solo una, in questo distretto dimenticato. Lo fa con pochi mezzi, tanta determinazione e l&#8217;amore per l&#8217;infanzia calpestata. Ma non possiamo farlo da soli. Ogni dono, ogni gesto, ogni cuore che si apre, può cambiare tutto. Può salvare vite, può accendere una luce dove ora c’è solo buio. Perché dove c’è una scuola, c’è un futuro. Dove c’è conoscenza, c’è libertà.</p>



<p>Aiutaci a costruire quella scuola. Aiutaci a dire al mondo che nessun bambino, nessuna bambina, merita di crescere nell’oscurità.</p>



<p>Per fare la vostra donazione: <a href="https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Rom e violazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 09:29:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-300x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1-768x384.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/Nomadi_a_Roma_via_Martora-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Due comunicati importanti da Associazione 21 luglio</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Nella giornata del 25 luglio, si è assistito all’<strong>abbattimento di 5 abitazioni collocate all’interno del Parco della Magliana e abitate da 14 persone, tra cui 6 bambini</strong> che, senza poter neanche mettere in sicurezza i loro beni, sono stati costretti ad allontanarsi dall’area. Altre abitazioni sono in procinto di essere abbattute nei prossimi giorni.<strong> L’intervento è collocato all’interno del progetto, finanziato con due milioni di euro dal fondo giubilare, denominato “Manutenzione e rifunzionalizzazione del sistema di paratoie in zona Magliana – Marconi”</strong> e che vede come soggetto attuatore la Regione Lazio. L’area oggetto del progetto è abitata dal 2018 da una decina di famiglie (39 persone tra cui 19 minori), pienamente inserite nel tessuto sociale e sostenute in un percorso di inclusione dalla Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e dal Nuovo Comitato di Quartiere Magliana.<br>Già lo scorso 19 maggio l’assessore all’Ambiente del Municipio XI, Daniela Gentili, in un’intervista dai toni trionfalistici, aveva preannunciato la prossima bonifica dell’area da cose e persone. Ieri, lo sgombero parziale dell’insediamento con l’abbattimento delle prime 5 abitazioni tramite ruspe.<br>Per Associazione 21 luglio – che da tempo segue la comunità al fine di scongiurare lo sgombero -, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana siamo di fronte a una <strong>grave violazione dei diritti umani</strong>. Nello sgombero di ieri, infatti, non sono state riscontrate le garanzie procedurali previste dal <strong>Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</strong>. L’azione, così come raccomandato dall’organismo internazionale, non è stata accompagnata da alcuna <strong>consultazione </strong>con gli interessati e dalla valutazione di <strong>adeguate alternative</strong> <strong>allo sgombero</strong>; non si è proceduto a un <strong>preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte</strong>; non si è tenuto conto delle particolari condizioni atmosferiche. A causa dello sgombero, infine, le famiglie sono state rese ancora più vulnerabili.<br>Ad aggravare l’azione di forza, inoltre, il fatto che l’azione delle ruspe sia stata finanziata con i fondi del Giubileo della Speranza, il cui senso lo aveva illustrato Papa Francesco nella bolla di indizione del 9 maggio 2024 nel ricordare come spesso «incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso […]. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli».<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: «La Regione Lazio, soggetto attuatore dell’intervento, ha il dovere di arrestare immediatamente questa <strong>azione di forza disumana, lesiva della dignità umana, profondamente ipocrita</strong>. Chiediamo l’arresto delle ruspe e il reperimento immediato di soluzione abitative per le cinque famiglie rimaste senza casa e che ora sono costrette a vagare prive di mezzi. Avvieremo nelle prossime ore procedure straordinarie, senza escludere di rivolgerci a corti internazionali, per denunciare l’accaduto e porre fine a ulteriori azioni che possano mettere a repentaglio l’incolumità delle famiglie rimaste, tra cui segnaliamo la presenza di neonati, persone con patologie anche gravi, donne in stato di gravidanza. Ricordiamo infine ai rappresentanti del Municipio XI – conclude Stasolla – che le azioni di “bonifica” riguardano la rimozione di “scarti materiali” e che, applicarlo alle persone – soprattutto quando prive di risorse &#8211; equivale a etichettarli come “scarti umani”. Tale esercizio semantico è da condannare perché pericoloso per le sue conseguenze che genera».<br>Associazione 21 luglio, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana continueranno a restare a fianco delle famiglie ancora presenti nell’area, vigileranno qualora ulteriormente vittime di violazioni dei diritti umani, sosterranno ogni azione promossa dalle istituzioni indirizzata ad offrire per loro soluzioni alternative dignitose.<br><br> <img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ2vZ1zzJTRw0Qyk9XReZes-m9ICp33sMUFjjiFmROafTkA3Vq66uBqsZvhG2qmcUGIw_oE9EzXvMvY9DbHRLKDvAQFkajbCNYDPD8Xd2tPWdCnB5VVSVab1G5uQiteL_l2xlt7H6KB4Wl8X1YKv8tA3Q=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/aKZ4LXcWXSGr.jpg?u=7xwQLFBtniwQn8DbJi7KbfXe4tumLNk&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZv9gMA50boAi87J5atadRJyWh1-AdhdwkzVh13hSEPHKjkOGuY117EPvdlbIJZ0FDtJlmKJWQ3zbBBf3Pj4_K1WqmmFqn9jzHbw6xicF1-PDwibF1XkEW866ALIEE3F5bxh3cmRwVQ7-Cj35hnDGYsUQ=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/eZPYXiejb1yW.jpg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ1HOppgk3OWUEXH-X_ApCM9q3VvKu_tf5hekO9se9xCx4lqtKOkZtSy-LkLRHT8OsV9Rr1De_2J9I2iNeE790b856OX1dK5XJhygB5tH1lTSFRf5gZaWaIYLOcDcEu6g_kMXVvJm7fTkW3JfvA61IT0w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/jbnPUQzBlHYE.jpg?u=7xwQLFBtniwQnLwVbM1gvyVpjVOiwYG&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ25LQoG8zagGsuN4_fXz50sgIRgDsynAhTpXjYSK1C9locIuKTpn0KzAVNKHDQJzKrL4jVS2-0MLQiAH-AdX5eVCnpN6zpa-j1SDqyfSof9DmQZQhtLSRaL9MGxz6cpBdSMGO4i7YdMDWv-AYt0-i35w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/5-UzYG-WGGCu.jpg?u=7xwQLFBtniwQnSnxkAys67zvYo8hF8W&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ4ZqJOx7nIz9wm8fuvd5PGEhiyKrVJxtTFfYFOoHuyV6mzn1yALQnbXYJZwmZbUfE77EWP9nK9wpcy9RhqnfGvdEXsQBVXhV5QVpIg5zWhsXY9H3bkFXiKEcrRR_AscsPSLLUwK51xQ4lhUMEv_MnzIA=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/PYwLPo9MV2qx.jpg?u=7xwQLFBtniwQnZfPszw3GHU1O6sfXim&utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/Wp3Vn6dRpyNT?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/BnyPb4lDkfUo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeGEm9E7wLkhTPNFBI8VI/tq6YCTPukdF_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th><strong>IL COMITATO EUROPEO ORDINA ALL&#8217;ITALIA DI ADOTTARE MISURE IMMEDIATE PER PROTEGGERE LE FAMIGLIE ROM SGOMBERATE&nbsp;</strong><strong>A GIUGLIANO, IN CAMPANIA</strong></th></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NaNA5XDIWCledd6Cl9fYy6Khfjxrg6SK6MiYRnZ06KWCkOwSRyATA2sfSw_7jw8ujpeqPaErVrUWe_EDe2jr-LAyrpWSH8RyKXN6qugV9ITFp3U17x_8GPNMKL7Q4Cggmk4WW_xmvpizy2w13HmGaDunR8=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/lBN4gS1hDXif.jpeg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="410"></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Bruxelles &#8211; Roma, Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e l’Associazione 21 luglio accolgono con favore la decisione del <strong>Comitato Europeo dei Diritti Sociali (ECSR)</strong> di dichiarare ammissibile il reclamo collettivo contro l&#8217;Italia (N. 244/2025 Centro Europeo per i Diritti Rom (ERRC) v. Italia). In particolare, il Comitato ha accolto la richiesta di misure immediate necessarie per proteggere le famiglie rom dal rischio di rimanere senza casa e dai conseguenti pericoli per la loro salute a Giugliano, in Campania, in provincia di Napoli. Il reclamo, presentato l&#8217;11 marzo 2025, sostiene che i ripetuti sgomberi forzati subiti dalle famiglie rom in Italia, il persistente fallimento nel fornire un’abitazione alternativa adeguata e la continua e sistemica discriminazione subita dalle comunità rom violano l&#8217;Articolo 31 (diritto all&#8217;abitazione) e l&#8217;Articolo E (non discriminazione) della Carta Sociale Europea Revisionata. Al governo italiano è stato chiesto di fornire alle 120 famiglie insediate in via Carrafiello, a Giugliano, in Campania, <strong>un&#8217;accoglienza temporanea immediata, sicura e adeguata, con accesso ai servizi essenziali come acqua, sanità, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti ed elettricità</strong>.  &#8220;Questa decisione dà un messaggio chiaro: le famiglie rom in Italia non possono essere lasciate in condizioni che mettono in pericolo le loro vite e violano i loro diritti. La politica italiana di &#8216;superare il sistema dei campi&#8217; – campi, che bisogna ricordare, spesso sono stati creati illegalmente dalle autorità &#8211; non deve significare lo sgombero indiscriminato delle famiglie rom e la violazione dei loro diritti e del loro  benessere. Accogliamo con favore la rapida azione del Comitato e sollecitiamo le autorità italiane a implementare queste misure senza indugi&#8221; ha detto <strong>Đorđe Jovanović, presidente dell&#8217;ERRC</strong>.  <br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: &#8220;Adesso la palla passa alle autorità italiane, chiamate a dare una risposta reale e sostenibile alla drammatica condizione delle famiglie presenti nell’insediamento di via Carrafiello. Nelle prossime settimane presenteremo un dettagliato rapporto sulla condizione di queste comunità che potrà sicuramente rappresentare uno strumento prezioso per poter iniziare ad avviare sostenibili processi di inclusione abitativa”.  Il reclamo riguarda la situazione di circa <strong>550 individui rom</strong> che vivevano in un insediamento informale in via Carrafiello, a Giugliano in Campania, fino a quando un Tribunale ha ordinato il loro sgombero entro il 30 aprile 2025, senza che le autorità italiane avessero fornito adeguate garanzie o alloggi alternativi. Per evitare un ulteriore sgombero dalle loro abitazioni, la maggior parte delle famiglie si è trasferita, prima della scadenza, in un terreno vicino, dove le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate. I residenti, tra cui bambini e adulti con malattie croniche, vivono in tende e baracche senza accesso ad elettricità, servizi igienici, con limitato accesso all’acqua potabile, e sono esposti a seri rischi per la salute. Inoltre parte del terreno è situato nella “Terra dei Fuochi”, zona nota per essere contaminata da amianto, un materiale altamente pericoloso per la salute. Alcune famiglie hanno membri con diabete e malattie cardiovascolari, così come ci sono due bambini con tumori. Inoltre il trasferimento forzato ha costretto diversi bambini a interrompere la frequenza scolastica.  <br>Nel reclamo, l&#8217;ERRC, con il supporto dell’Associazione 21 luglio, ha fornito ulteriori informazioni sui precedenti sgomberi che queste famiglie rom hanno subito a Giugliano in Campania, così come sugli infruttuosi tentativi delle autorità comunali e prefettizie di fornire abitazioni alternative alle famiglie. Secondo le due organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, la situazione delle famiglie rom a Giugliano in Campania, una comunità residente sul territorio da oltre 40 anni, <strong>esemplifica il continuo fallimento delle autorità italiane nel garantire pari accesso ad un&#8217;abitazione adeguata per i rom, aggravando l&#8217;assenza di una dimora fissa e perpetuando sistematicamente discriminazione e segregazione</strong>.   <br>Misure immediate ordinate dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali  Il 2 luglio 2025 il Comitato ha stabilito che il reclamo presentato dall&#8217;ERRC (n. 244/2025) è ammissibile ai sensi della Carta Sociale Europea e ha ordinato al governo italiano di adottare misure urgenti per tutelare i diritti delle famiglie rom interessate. Il Comitato ha riscontrato che la situazione delle famiglie rom di Giugliano in Campania può causare danni gravi e irreparabili alla salute e alla dignità delle famiglie. È stato ordinato al governo italiano di fornire immediatamente un alloggio temporaneo sicuro e adeguato, con accesso a servizi essenziali come acqua, igiene, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti e elettricità. L&#8217;Italia ha tempo fino al 15 settembre 2025 per presentare documenti scritti riguardo al merito del reclamo e per riferire in merito alle misure adottate per conformarsi a questa decisione. L&#8217;ERRC e l&#8217;Associazione 21 luglio continueranno a monitorare da vicino gli sviluppi e a lavorare a fianco della comunità rom di via Carrafiello per garantire che l&#8217;Italia rispetti la decisione del Comitato e compia i passi necessari verso soluzioni abitative durature e legali.   <br><br>Per ulteriori informazioni o per interviste contattare: <strong>Rosi Mangiacavallo</strong> Human Rights Monitor for Italy European Roma Rights Centre<br><a href="mailto:rosi.mangiacavallo@errc.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rosi.mangiacavallo@errc.org</a>+39 328 9420715 <br><br><strong>Carlo Stasolla</strong> Presidente Associazione 21 luglio ETS<a href="mailto:c.stasolla@21luglio.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">c.stasolla@21luglio.org</a>+39 320 0987154 </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Ricominciare dalle relazioni: i giovani cercano legami, non solo risposte</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 08:11:57 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18041" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



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<p>(da: https://www.everyone4mentalhealth.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



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<p><strong>Dai dati Toniolo-Ipsos un segnale chiaro: il benessere passa da reti affettive, fiducia e partecipazione</strong></p>



<p>In un tempo in cui si parla spesso del “disagio giovanile”, è utile fermarsi a leggere i dati, con attenzione ma senza catastrofismi. Lo fa il&nbsp;<em>Rapporto Giovani 2024</em>, pubblicato dall’<strong>Istituto Giuseppe Toniolo</strong>&nbsp;con la collaborazione di&nbsp;<strong>Ipsos</strong>&nbsp;e dell’<strong>Università Cattolica del Sacro Cuore</strong>, che offre uno spaccato articolato e documentato della condizione giovanile in Italia e nel mondo¹.</p>



<p>Dall’indagine, che ha coinvolto&nbsp;<strong>oltre 200.000 giovani in 22 Paesi</strong>, emerge un quadro complesso: nei Paesi più sviluppati, i giovani si dichiarano&nbsp;<strong>meno soddisfatti della propria vita</strong>&nbsp;rispetto a coetanei di contesti con minori risorse materiali. Questo paradosso ha una spiegazione:&nbsp;<strong>la ricchezza economica non basta, se mancano relazioni significative, fiducia e spazi di espressione</strong>.</p>



<p>In Italia, il 53% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ritiene difficile costruire un futuro solido nel nostro Paese, ma il dato più interessante riguarda&nbsp;<strong>i fattori che migliorano il benessere percepito</strong>: chi frequenta comunità, gruppi sportivi, associazioni o ha relazioni stabili, mostra livelli di ottimismo e soddisfazione molto più alti².</p>



<p>Lo sottolinea anche&nbsp;<em>Avvenire</em>, che in un ampio dossier ha parlato di **“bene relazionale” come primo indicatore di salute psichica tra i giovani”**³. Un elemento ancora più rilevante se si considera che la&nbsp;<strong>solitudine</strong>&nbsp;è il primo predittore di disagio emotivo. Dove mancano legami autentici, aumentano&nbsp;<strong>ansia, insonnia e ritiri sociali</strong>. Ma dove ci sono reti vive, il benessere risale.</p>



<p>Il rapporto mostra anche che&nbsp;<strong>l’esperienza religiosa regolare</strong>&nbsp;(almeno una volta a settimana) è associata a un livello di soddisfazione più alto, così come la partecipazione civica e culturale. Non una questione di fede in sé, ma di&nbsp;<strong>spazi di senso e relazione</strong>.</p>



<p>Altri dati di contesto rafforzano questa lettura. Secondo l’ISTAT, in Italia ci sono&nbsp;<strong>10,6 milioni di giovani tra i 12 e i 29 anni</strong>, ma il&nbsp;<strong>19% è disoccupato</strong>&nbsp;e l’indice di vecchiaia è ormai a&nbsp;<strong>208 anziani ogni 100 minori</strong>⁴: un quadro che rende la voce delle nuove generazioni ancora più cruciale per il futuro del Paese.</p>



<p>Infine, il sonno e i social. Una ricerca delle Università di&nbsp;<strong>Cambridge</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Fudan</strong>&nbsp;ha mostrato che&nbsp;<strong>andare a dormire tardi e restare connessi fino a notte fonda</strong>&nbsp;ha un impatto diretto su benessere emotivo e concentrazione. Le&nbsp;<strong>ragazze sono più vulnerabili</strong>, con un indice di salute mentale inferiore a quello dei ragazzi (67,4 contro 74,3)⁵.</p>



<p>Ma il messaggio che emerge non è solo di fragilità. È anche e soprattutto un invito a&nbsp;<strong>coltivare relazioni autentiche</strong>, a costruire luoghi dove i giovani possano crescere, confrontarsi, sbagliare e ripartire. A investire, come società, su legami più che su performance.</p>



<p>Come scrive Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto:&nbsp;<em>“I giovani non chiedono risposte preconfezionate, ma condizioni per esprimere il proprio potenziale”</em>. E forse, proprio da qui, può partire una nuova alleanza tra le generazioni.</p>



<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f4cc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong>&nbsp;Fonti</strong></p>



<p>¹ Istituto Toniolo,&nbsp;<em>La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2024</em>, Il Mulino, 2024 →&nbsp;<a href="https://www.istitutotoniolo.it/la-difficile-speranza-dei-giovani-italiani/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">istitutotoniolo.it</a><br>² Ivi, dati Ipsos, sezione benessere soggettivo e relazioni.<br>³ Massimo Calvi, “Il malessere dei giovani, guaio globale”,&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁴ ISTAT, Giovani 2023, dati riportati in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁵ Studio Cambridge–Fudan, citato in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.</p>
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		<title>Il ragazzo dai pantaloni rosa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 11:06:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Teresa e Tommaso vivono a Roma, all&#8217;inizio vanno d&#8217;accordo, ma col tempo il loro rapporto si deteriora, anche a causa di problemi economici, ma vogliono far studiare i propri figli e, infatti, Andrea, il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Ragazzo-con-Pantaloni-Rosa-Andrea-Spezzacatena-mamma-Teresa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Teresa e Tommaso vivono a Roma, all&#8217;inizio vanno d&#8217;accordo, ma col tempo il loro rapporto si deteriora, anche a causa di problemi economici, ma vogliono far studiare i propri figli e, infatti, Andrea, il maggiore, studia presso un liceo. Il film narra la vicenda di questo ragazzo, dalla sua nascita al tragico epilogo.</p>



<p>Recensione uscita per la rivista Il ragazzo selvaggio del Centro Studi Cinematografici di Roma</p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<p>Colto e sensibile, Andrea ama cantare, tanto da saper intonare l&#8217;Ave Maria di Schubert; è attento agli altri e vorrebbe fare colpo sul compagno Christian, il più popolare della scuola e anche il più prepotente per cui, una mattina, risponde male a un professore e da quel momento tra i due si crea un legame: fanno i compiti insieme, si allenano sulla pista di atletica, frequentano il coro. Ha anche un&#8217;amica, Sara, con cui condividere cinema e confidenze.</p>



<p>Andrea è un ragazzino-modello, ma è stravagante: indossa spesso un paio di pantaloni rossi che, per un errore della madre nel lavarli, perdono il colore e diventano rosa e da quel giorno il ragazzino inizia ad essere vessato dai compagni e dal capobranco, Christian.</p>



<p>Il 20 novembre 2012, a soli quindici anni decide di togliersi la vita.</p>



<p>Teresa, ormai separata dal marito, scoprirà solo in seguito la pagina Facebook su cui il figlio veniva sistematicamente dileggiato e da allora si impegna a sensibilizzare i giovani sui temi del bullismo e del cyberbullismo: come fanno ancora oggi molti genitori che trasformano il dolore in salvezza.</p>



<p>Quello di Andrea Spezzacatena è stato il primo caso in Italia di bullismo e cyberbullismo che ha avuto come conseguenza il suicidio di un minorenne.</p>



<p>Il film di Margherita Ferri gioca con le linee temporali: è un voce fuori campo, quella di Andrea che oggi avrebbe 27 anni, ad iniziare il racconto della sua breve vita: “Oggi avrei avuto 27 anni. Avrei avuto. Se non avessi avuto l&#8217;idea di&#8230;” e così, a partire dall&#8217;incipit, lo spettatore viene coinvolto emotivamente in quella che è una storia che sentiamo quasi quotidianamente perchè, purtroppo, il caso di Andrea non ha insegnato nulla ai giovani e poco a noi adulti; ecco il motivo di trasporre sul grande schermo ciò che i genitori, la madre Teresa in particolare, hanno scritto in un libro dedicato alla vicenda.</p>



<p>Proprio con la mamma il ragazzino aveva un rapporto intenso, forse in quanto entrambi anticonformisti e amanti della musica: cantano spesso insieme il loro brano preferito, a sottolineare una forte complicità e una comune sensibilità.</p>



<p>Si segue la storia di Andrea dal momento in cui viene partorito e, come tutti, inserito in un mondo in cui, per sopravvivere, dovrà imparare a respirare in autonomia, ma per lui il percorso è stato decisamente più tortuoso. Fin da bambino deve fare i conti con la sofferenza interna al nucleo familiare, sente la responsabilità di proteggere la madre e il fratello Daniele e, alla scuola media, inizia anche a rapportarsi con una socialità gratuitamente aggressiva. Il peggio, però, arriva con la frequentazione del liceo. Da un anno all&#8217;altro i giovani cambiano con velocità, iniziano a scoprire il proprio corpo e le proprie pulsioni e Andrea vorrebbe relazionarsi con il ragazzo più estroverso della classe, Christian, bello e dal fascino ambiguo, così come saranno ambigui i gesti tra i due che si muovono sul limine tra eros e amicizia. A proposito del personaggio-antagonista, è interessante l&#8217;approccio della sceneggiatura che non lo giudica del tutto come colui che ha indotto Andrea a togliersi la vita, ma che lo considera come un altro adolescente confuso, impaurito perchè non si conosce ancora a fondo e non è in grado, quindi, di gestire la rabbia che vorrebbe, in realtà, rivolgere a se stesso.</p>



<p>Contraltare di Christian, è l&#8217;altra figura femminile importante nella vita di Andrea: l&#8217;amica Sara con la quale, non a caso, guarda <em>Jules e Jim</em> di Truffaut &#8211; in un bel gioco metacinematografico &#8211; ma che, nonostante la dolcezza e l&#8217;apertura mentale &#8211; non avrà gli strumenti per salvarlo.</p>



<p>La città di Roma resta sullo sfondo, senza particolare connotazione, forse perchè queste situazioni si verificano ormai ovunque e ovunque ragazze e ragazzi non si sentono liberi di confidarsi con genitori, insegnanti, educatori, etc. e questo è un problema che ci riguarda e che dobbiamo considerare con maggiore onestà.</p>



<p>Pensiamo al senso di colpa di Teresa Manes che, a causa di un lavaggio sbagliato di un paio di pantaloni (errore umanissimo) forse ha creduto, a lungo, di aver accelerato la decisione del figlio; pensiamo all&#8217;angoscia di Andrea inespressa, al senso di responsabilità che lo ha accompagnato per tutta la sua vita a tal punto da voler scomparire per stanchezza e per vergogna.</p>



<p>Pensiamo anche ai bulli: alla loro solitudine che riempiono con parole (e azioni) vuote, come vuota è già la loro anima.</p>
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		<title>Diritti dell’infanzia: il diritto all’alloggio ignorato dall’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia (Massimo Pasquini da Diogeneonline.info) Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia</h1>



<p>(<a href="https://diogeneonline.info/author/massimo-pasquini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Pasquini</a> da Diogeneonline.info)</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b-696x522.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a><figcaption>&#8220;Children playing&#8221; by michelhrv is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>



<p>Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, successivamente, della Convenzione di New York nel 1989.</p>



<p>In alcune città, per esempio il Comune di Roma, ha promosso iniziative nel fine settimana del 16 e 17 novembre.<br>Una data importante che dovrebbe segnare un avanzamento nell’attuazione ed esigibilità dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma non è così per tutti i diritti.</p>



<p>Mentre, per esempio, sulla scuola, sul diritto alla mensa e al cibo sano e sull’aumento dell’offerta di asili nido, anche se il Governo ha recentemente dimezzato l’obiettivo derivato dai programmi del Pnrr, si vedono passi avanti e c’è attenzione nelle giornate sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, su altri temi si glissa, sia da parte di enti locali sia di associazioni che pure fanno dei diritti dei minori la loro missione.</p>



<p>Un tema, in particolare, non mi risulta sia oggetto di iniziative o di azioni di sensibilizzazione nei confronti dei governi locali e del governo nazionale.<br>Mi riferisco al diritto all’alloggio.</p>



<p>Nelle giornate dedicate ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la questione del diritto all’alloggio letteralmente non esiste. Certo, alcuni parlano del sovraffollamento o della mancanza di allaccio ad alcuni servizi, quali acqua, gas, luce, ma anche in questi casi, che parlano di qualità dell’abitare, il tema del diritto all’accesso all’abitare resta sullo sfondo.</p>



<p>Eppure i dati sono chiari. Esiste una questione nazionale rilevante che viene dalla lettura dei dati Istat sulla povertà, dei comuni o del Ministero dell’interno, ma questi non sono oggetto né di confronto né, tanto meno, di proposte.</p>



<p>Alcuni dati ufficiali, anche recenti, che dovrebbero essere conosciuti, sarebbero di diritto dentro la Giornata che celebra i diritti dei minori.<br>Cito quelli più rilevanti.<br>L’Istat lo scorso 17 ottobre, circa un mese fa, comunicava che le famiglie in povertà assoluta erano aumentate di ben 48.000 unità nel 2023 rispetto al 2022.</p>



<p>Sempre Istat afferma che le famiglie con presenza di minori in povertà assoluta sono passate dal 27,1% al 31%, mentre tra quelle con minori in povertà assoluta ma proprietarie di immobili, sono passate dal 6,4% al 6,2%.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16489"/></a><figcaption>“child” by simaje is licensed under CC BY 2.0.</figcaption></figure>



<p>In totale, Istat afferma che sono 1,4 milioni i minori in condizione di povertà assoluta.<br>Altro dato interessante è quello relativo alle famiglie collocate nelle graduatorie. In mancanza di un Osservatorio casa, qui si deve andare di ipotesi.</p>



<p>In Italia, a seconda delle fonti, vi sarebbero tra le 320.000 e le 600.000 famiglie collocate nelle graduatorie per l’accesso a una casa popolare. Si tratta, è bene ricordarlo, di famiglie alle quali, per reddito, l’accesso al mercato è precluso e che possono solo sostenere un affitto a canone sociale.</p>



<p>Ipotizzando che almeno il 30% delle famiglie nelle graduatorie vedano la presenza di minori, stima probabilmente per difetto, possiamo dire che almeno tra i 96.000 e 180.000 minori con le loro famiglie attendono che il diritto all’alloggio venga loro garantito dall’edilizia residenziale pubblica. Esattamente l’offerta che manca in Italia e che non viene compresa nelle politiche abitative di Governo, Regioni e Comuni.</p>



<p>Infine, c’è la questione sfratti e minori, forse quella più dolorosa e vergognosa.<br>In Italia, mediamente ogni anno assistiamo a un numero di sentenze di sfratto tra le 30.000 e le 40.000. Così come si verificano esecuzioni di sfratto intorno alle 30.000. Nel 2023 abbiamo assistito a una riduzione, ma non a un’inversione di tendenza.</p>



<p>Prendendo solo in considerazione le esecuzioni di sfratto e considerando che in questo caso le famiglie con minori siano il 30%-50%, anche in questo caso, per difetto, avremmo che ogni anno tra i 10.000 e i 15.000 minori vengono sfrattati con forza pubblica senza avere mai non dico un alloggio alternativo, ma una qualche forma di assistenza adeguata.</p>



<p>Nei rari casi di intervento sociale da parte dei comuni, si offre un’assistenza a tempo determinato alla madre e al minore, ma non al padre, fatto vietato dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.</p>



<p>I minori in questo caso non entrano solo nel vortice della precarietà abitativa, ma rischiano di abbandonare i percorsi scolastici e di subire ricadute sulla salute o psicologiche, basti pensare alle possibili conseguenze sui minori con disabilità.</p>



<p>Attenzione, stiamo parlando di violazioni sistematiche di diritti costituzionali e di diritti sanciti nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha firmato e ratificato.</p>



<p>Perché questo tema non è nell’agenda politica nazionale e locale e non riesce a entrare tra le iniziative della Giornata del 20 novembre?<br>E perché l’Italia ratifica convenzioni internazionali o sancisce diritti costituzionali che poi non attua?</p>



<p>Perché di questi temi, se non ne parlasse Diogeneonline, non ne parlerebbe nessuno?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16490"/></a><figcaption>“Young girl does daily chores” by World Bank Photo Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>
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		<title>Dossier statistico Immigrazione 2024</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 09:13:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-1024x640.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17770" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-1024x640.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-300x188.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-768x480.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Confronti<em>. Si è tenuta ieri presso il Teatro Orione a Roma la presentazione del&nbsp;<strong>34° Dossier Statistico Immigrazione&nbsp;</strong>a cura di&nbsp;<strong>IDOS</strong>, in collaborazione con&nbsp;<strong>Confronti</strong>&nbsp;e l’Istituto di&nbsp;<strong>Studi Politici “S. Pio V”</strong>.</em></p>



<p>«Questo è un anno importante per noi perché festeggiamo i 20 anni di costituzione del Centro Studi e Ricerche Idos, e lo è ancora di più in tempi così difficili, nei quali le politiche migratorie in Italia e in Europa investono sempre meno nell’integrazione e sempre più in politiche vessatorie e repressive. Se vogliamo costituire una società più giusta e vivibile dobbiamo farlo insieme ai giovani, e il nostro compito è fornire loro quegli strumenti conoscitivi e culturali che possano permettergli di leggere nella maniera più corretta il loro tempo, in modo tale che siano protagonisti attivi e non passivi della loro vita. Il dossier è un’opera polifonica, raccoglie una pluralità di contributi e approcci scientifici, è scritto da più di cento autori, tra cui ci sono esperti e studiosi autorevoli a livello sia nazionale che internazionale, con un background e prospettive diverse, pertanto è un’opera molto pluralistica», ha introdotto<strong>&nbsp;Luca Di Sciullo</strong>, presidente del&nbsp;<a href="https://www.dossierimmigrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Studi e Ricerche IDOS</a>, che ha presentato il nuovo Rapporto, giunto alla 34esima edizione e realizzato, in collaborazione il&nbsp;<a href="https://confronti.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Studi e rivista&nbsp;</a><a href="https://confronti.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Confronti</em></a>, e l’<a href="https://www.istitutospiov.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Istituto di Studi Politici “S. Pio V”</a>,&nbsp; grazie al sostegno dell’Otto per Mille della&nbsp;<a href="https://www.ottopermillevaldese.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tavola Valdese</a>.</p>



<p>Il direttore di&nbsp;<em>Confronti</em>&nbsp;<strong>Claudio Paravati&nbsp;</strong>ha aggiunto: «Siamo tante e tanti oggi qui, ma siamo ancora di più in tutta Italia, perché questa presentazione sta avvenendo in contemporanea con decine di altre città. È una grande comunità che a livello nazionale, almeno una volta l’anno, si riunisce e discute insieme, e questa è una cosa molto preziosa, resa possibile da un’opera come il Dossier Statistico Immigrazione. Importante è anche la grande presenza di studenti di scuola superiore e universitari, perché ci permette di lavorare insieme a livello intergenerazionale».</p>



<p>«Questo lavoro rappresenta il nostro modo di vivere la fede cristiana, perché, secondo noi, la dimensione del credente è strettamente legata a quella del cittadino, e il Dossier racchiude in sé tutto quello che ci piacerebbe fosse un progetto finanziato dai fondi dell’Otto per Mille.  Noi non utilizziamo questi fondi per finalità di culto, ma abbiamo scelto di utilizzarli soltanto per finalità culturali, sociali e umanitarie, e un’iniziativa come quella del Dossier le incorpora tutte e tre. E&#8217; un’iniziativa culturale, perché fornisce dei dati sulla base di analisi scientificamente provate, fondamentali per fare delle scelte politiche illuminate ed eliminare molte false narrazioni. Poi c’è l’elemento sociale, sia perché viene trattato un tema che racconta i mutamenti che stanno avvenendo non solo nella società italiana, ma a livello globale; ma anche perché su questo tema si giocano le diverse visioni di società. La società può essere infatti aperta o chiusa, solidale o competitiva, plurale o illusoriamente uniforme, democratica e fondata sui diritti umani e le libertà fondamentali oppure autoritaria, in sostanza può essere più eguale o vedere una crescita delle diseguaglianze, quindi più o meno felice. Poi c’è il tema umanitario perché, sebbene il Dossier abbia un approccio scientifico e fornisca una serie di dati, è sempre presente l’idea che si sta parlando di esseri umani e di impegno umanitario», ha dichiarato la moderatora della Tavola Valdese <strong>Alessandra Trotta</strong>.</p>



<p><strong>Luca Di Sciullo&nbsp;</strong>ha sottolineato: «Secondo l’antropologo e filosofo francese René Girard, autore di&nbsp;<em>La violenza e il sacro</em>, tutti abitiamo le città fondate da Caino perché, dopo aver assassinato il fratello Abele diventò, “costruttore di città”. Pertanto, ci sarebbe un fratricidio fondativo alla base della nostra convivenza, cosiddetta civile, e l’omicida che si è impadronito del potere, recidendo il vincolo di fratellanza con questo atto di violenza, è diventato il legislatore. La prima conseguenza è che queste leggi, da una parte giustificano il potente che le scrive e ne legittimano la violenza, dall’altra rendono questa violenza fondativa esemplare, innescando nella società una catena di ulteriori atti violenti compiuti a imitazione del potente. La seconda conseguenza è che questa&nbsp;<em>escalation</em>&nbsp;di violenza alimenta in maniera endemica tutta una serie di mali sociali, come la corruzione, la criminalità, la disoccupazione, la povertà e così via, e finisce per indebolire i legami tra i cittadini. Quando questo accade diventa necessario ricorrere a un metodo che permetta di incanalare altrove tutta la tensione e la rabbia sociale che si accumulano, così da salvaguardare la tenuta dell’ordine sociale e quindi anche il sistema di potere. In casi come questo, l’individuazione di un capro espiatorio diventa un rito catartico con cui periodicamente la società ripete in maniera collettiva la stessa violenza fondativa da cui ha tratto origine. Prendendo in esame le tre chiavi di lettura di Girard, ovvero la scrittura e riscrittura di leggi che rispecchiano la violenza fratricida del fondatore, il desiderio di imitazione del potente che a ogni passaggio di mano innalza sempre più il tasso di spietatezza del legislatore, e il ricorso al capo espiatorio come un oggetto sacrificale su cui scaricare la rabbia collettiva per rinsaldare l’identità della comunità, è evidente quanto ognuno di questi tre punti sia incredibilmente calzante per capire a fondo le dinamiche che hanno mosso le politiche migratorie e gli atteggiamenti dominanti verso i migranti negli ultimi decenni sia in Italia che in Europa. Gli immigrati sono diventati infatti, da almeno trent’anni, il capro espiatorio di tutti i mali endemici del Paese, e i governanti di turno hanno concorso, chi con azioni, chi con omissioni a spogliarli di ogni più elementare diritto e tutela, per poi a ridurli a una condizione di inferiorità che ne ha fatto dei perfetti oggetti sacrificali».</p>



<p><strong>Nawal Soufi</strong>, attivista per i diritti umani, impegnata sulla rotta balcanica, ha sottolineato nel video che inviato per l’evento: «Mi occupo di migranti in cammino lungo le varie rotte migratorie. Quello che cerco di fare, e che ho cercato di fare in questi anni, è di monitorare la violenza di frontiera, denunciare gli abusi che si consumano davanti ai miei occhi tutti i giorni, sia nelle zone di frontiera che nei vari campi e centri di accoglienza. Qui gli esseri umani vengono letteralmente parcheggiati, e la salute mentale dei migranti è molto a rischio, non solo a causa del largo uso di droghe e psicofarmaci, ma anche per il fatto che dopo uno o due anni nei centri di accoglienza i migranti perdono la loro voglia di vivere e di fare qualcosa in Europa. Le situazioni sono tante, diverse e il lavoro di denuncia deve essere accompagnato a quello di supporto ai migranti, sia per la fornitura di beni di prima necessità, che per il supporto legale e sanitario. Sulla rotta balcanica si vivono molteplici situazioni di violenza. Se prima la violenza riguardava solo le guardie di frontiera, ora bisogna affrontare anche i trafficanti che rapiscono anche donne, minori o famiglie intere, per poi richiedere un riscatto. Le forze dell’ordine lasciano che i trafficanti portino avanti queste attività illegali e spesso i migranti non denunciano queste situazioni per timore di ripercussioni sulle loro famiglie. Cerco di essere positiva e di dare speranza ai migranti ma so che la situazione è sempre più grave».</p>



<p><strong>Noura Ghazoui</strong>, presidente del CoNNGI – Coordinamento Nazionale delle Nuove Generazioni Italiane, ha aggiunto: «È importante che nel dibattito pubblico vengano coinvolte le nuove generazioni. Il Dossier è una luce che va accolta, perché ci dà modo di riflettere e di mettere in risalto i dati concreti che servono per poter mettere in atto delle strategie e dei percorsi per migliorare la nostra società, che spesso preferisce continuare a brancolare nel buio.&nbsp; Quindi ringraziamo tantissimo tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro.&nbsp; Il CoNNGI vuole creare un filo diretto con le nuove generazioni e fare dell’inclusione un potente motore di cambiamento. Non avendo scelto di intraprendere un viaggio o un percorso di migrazione, ma essendo per lo più nati e cresciuti in Italia, ci definiamo nuove generazioni con background migratorio, facciamo dell’inclusione un potente motore di cambiamento, e crediamo fermamente che l’inclusione sociale non sia solo un obiettivo, ma una responsabilità collettiva. Il nostro impegno è verso un mondo in cui tutti possiamo camminare insieme senza lasciare nessuno indietro».</p>



<p>«Qui stiamo presentando un Dossier statistico ma quello che stiamo facendo non è semplicemente esporre dei numeri, ma costruire una narrazione. A questo tavolo dall’inizio non si è sentito parlare di “seconde generazioni migranti”, cosa di cui invece si parla ancora nei media e anche nella politica ma di “background migratorio” che è molto diverso, perché non riguarda persone che hanno un percorso migratorio ma che sono nate e cresciute in Italia. C’è un filo di continuità tra i nuovi italiani e i vecchi migranti, un filo che non si può spezzare ed è molto presente, ma quando parliamo di migrazione parliamo di un’identità che ha diversi volti. Anche i percorsi migratori possono essere diversi. Io mi occupo di un tipo di migrazione di cui nel mio ambito formativo non si parla abbastanza, ovvero della migrazione femminile, a cui il Dossier ha dato largo spazio. Quella femminile è una migrazione intersezionale ovvero genere, status sociale, orientamento sessuale, religioso e tipo di migrazione. Spesso la migrazione viene trattata in modo generico, ma ogni migrazione ha la sua specificità e il Dossier ha il pregio di approfondire tutti questi aspetti» – ha aggiunto&nbsp;<strong>Sonia Lima Morais</strong>, scrittrice e presidente dell’Associazione Donne Capoverdiane.</p>



<p><strong>Paolo De Nardis</strong>, presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, ha concluso: «Quest’anno siamo stati costretti a un maggiore realismo e pessimismo, perché stiamo vivendo una situazione che non si trova sempre a gioire. Dobbiamo far riferimento al dramma della normativa italiana e europea in cui c’è tanta crudeltà crescente. Quando parliamo delle nostre iperdemocratiche società occidentali abbiamo in mente l’idea di un individuo staccato dagli altri detentore di una libertà assoluta. &nbsp;Ma l’individuo da solo non esiste, l’individuo è sempre un individuo sociale che esiste in una società, quindi è un individuo che si basa sulla libertà nel sociale e sulla coesistenza. Altrimenti non ci sarebbe società, ci sarebbe soltanto il sopruso e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo».</p>



<p>Ha coordinato i lavori <strong>Claudio Paravati</strong>, direttore del Centro Studi Confronti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="712" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1-712x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17771" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1-712x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1-209x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 209w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1-768x1104.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dossier-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 972w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></figure>
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		<title>Infanzia rom, quasi 40 milioni di euro per progetti per l’inclusione</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 07:01:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17758" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Associazione 21 Luglio: se ben gestito dalle amministrazioni sarà una svolta decisiva</strong> </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Sono 31 i progetti per l&#8217;inclusione dei minori rom dichiarati ammissibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne ha approvato la graduatoria finale. I progetti approvati saranno finanziati con un importo complessivo che sfiora i 40 milioni di euro, proveniente dalle risorse del Fondo Sociale Europeo, programmazione 2021-2027, &#8220;PN Inclusione e lotta alla Povertà&#8221;.<br>È la prima volta che  una somma così ingente viene destinata all’infanzia rom, considerato un importo complessivo medio di circa 1,3 milioni di euro per città. Tra esse spiccano alcune città metropolitane come Roma (2,2 milioni di euro), Milano (1,9 milioni di euro), Napoli (1,6 milioni di euro), Bologna (1,3 milioni di euro), Torino (1,3 milioni di euro) ma anche province dove la presenza di comunità rom risulta abbastanza esigua come Asti (1,8 milioni di euro), Selargius (1,5 milioni di euro), Genova (1,4 milioni di euro), Latina (960 mila euro) Stando alle ultime rilevazioni dell’Associazione 21 luglio, che da anni monitora costantemente la situazione degli insediamenti monoetnici, a oggi in Italia si contano 97 baraccopoli istituzionali abitate da 11.040 rom e sinti. Di queste, 43 sono insediamenti abitati da 7.200 rom, 50 da 3.700 sinti, e 2 insediamenti misti abitati da 140 tra rom e sinti. In totale sono circa 2.500 le famiglie rom e sinte che non hanno ancora un  alloggio adeguato. <br>Particolarmente grave è la situazione nella Città Metropolitana di Napoli, che ospita la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa in Italia, quasi 3.000 persone. Qui, la presenza di baraccopoli informali, le gravissime condizioni di precarietà nelle quali sono costretti a vivere gli abitanti e l’assenza di piani di superamento rappresentano una sfida importante. Per le azioni di inclusione dei minori rom, l’Avviso pubblico definisce un impegno di spesa pari a  1,9 milioni di euro per il Comune di Giugliano in Campania, 1,6 milioni di euro per la città di Napoli, 666 mila euro per il Comune di Casoria. <br>Secondo l’Associazione 21 luglio l’ingente investimento previsto, se utilizzato al meglio dalle Amministrazioni locali, potrà rappresentare una svolta decisiva nei processi di inclusione che, poggiandosi su piani di superamento dei “campi rom”, consentiranno ai minori presenti nelle città oggetto dell’intervento, di vedere rimosse le barriere che ostacolano il loro sano sviluppo. Un minore presente in un insediamento monoetnico, infatti, vive all’interno di un ascensore sociale bloccato dove le possibilità di un cambio di vita rappresenta una sfida quasi sempre insormontabile. Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio «l’occasione è importante e non può essere persa. Elevato infatti è il rischio che alcune amministrazioni non siano in grado di gestire al meglio le risorse per mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari perché ancorati al passato. Per tale ragione l’Associazione 21 luglio, alla luce delle esperienze maturate, offre consulenza e sostegno a quelle amministrazioni che vorranno avvalersi del nostro supporto, al fine di orientare al meglio i fondi nel definire strategie di intervento efficaci, impattanti e sostenibili».</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Dalla tossicodipendenza si PUÒ uscire!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 15:02:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="473" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-473x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17617" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-473x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 473w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-138x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 138w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-768x1664.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-709x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></a></figure>



<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p>Come ci dimostra questa intervista, dalla tossicodipendenza si può uscire con l&#8217;aiuto di professionisti qualificati a cui affidarsi, acquisendo consapevolezza in se stessi, riconoscendo i propri errori ed imparando da questi! La storia di Valerio insegna che con la determinazione e la costanza si possono affrontare percorsi dolorosi e difficili e iniziare una nuova vita! </p>



<p>Vuoi presentarti ?</p>



<p>Sono Valerio ho 41 anni e vivo a Pavia. Come lavoro faccio l&#8217;educatore presso la &#8220;Casa del Giovane&#8221; di Pavia in una struttura chiamata &#8220;Casa accoglienza&#8221;, una comunità terapeutica e specialistica per ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni. </p>



<p>Quando e perché sei entrato in comunità? </p>



<p>Sono entrato in comunità per la prima volta a diciotto anni, esattamente nel 2000. Ero molto giovane, ma mi sono reso conto che avevo un problema con la cocaina di cui non riuscivo più a farne a meno. Ho chiesto aiuto allla mia assistente sociale dell&#8217; epoca che mi ha indirizzato al Sert di zona; in due mesi sono riuscito ad entrare in comunità. </p>



<p>So che oggi fai il mestiere di educatore nella stessa comunità che ti ha accolto da giovane: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?  Raccontaci in breve le tappe salienti del tuo percorso</p>



<p>Ho scelto di tornare a lavorare con i ragazzi per cercare di mettere al servizio la mia esperienza di dipendenza e disagio, sperando possa essere loro da stimolo.</p>



<p>All’epoca ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada persone che mi hanno accolto e supportato durante il mio percorso senza mai giudicarmi, anche nei momenti più difficili mi hanno sempre sostenuto, facendomi sentire parte di una famiglia allargata e questo mi ha permesso di fidarmi e di conseguenza di sperimentare cose nuove come, ad esempio, relazioni sincere ed è quello che cerchiamo di fare anche oggi. </p>



<p>Quali attività esistono per il reinserimento di questi ragazzi all&#8217;interno della società? </p>



<p>Per il reinserimento dei ragazzi sinceramente siamo un po&#8217; carenti; ci sono borse lavoro e tirocini che avviano al lavoro perchè, dato che sono per la maggior parte giovani,  sono a carico della famiglia e pochi cercano una vera indipendenza al di fuori del nucleo familiare. Per chi finisce il percorso di riabilitazione si stabiliscono degli incontri di verifica mensili per monitorare l&#8217;andamento. </p>



<p>Come comunità aiutate concretamente e periodicamente i ragazzi del parco di Rogoredo (nel milanese): cosa fate in particolare? Siete riusciti a salvare qualcuno di loro? </p>



<p>Come comunità accogliamo chi dal &#8220;bosco di Rogoredo&#8221; vuole provare ad uscire e in questo momento abbiano due ragazzi che sono in comunità da più di un anno e stanno molto bene; negli anni ne abbiamo accolti parecchi, alcuni hanno mollato altri no. </p>



<p>Pensi che da parte delle istituzioni ci sia il giusto supporto per il lavoro che fate? </p>



<p>Le istituzioni concretamente fanno ben poco per supportare il lavoro che facciamo; Rogoredo per esempio è un servizio di volontariato dove le istituzioni non ci aiutano minimamente e tutti i costi sono a carico dei volontari. </p>



<p>Avete anche realizzato un documentario che racconta il percorso di chi entra all&#8217;interno della comunità e il lavoro che viene regolarmente svolto per aiutare questi ragazzi&#8230; Ci vuoi raccontare come è nata l&#8217;idea, come hanno reagito i ragazzi? </p>



<p>Lo scorso anno abbiamo girato questo documentario intitolato &#8220;Scaltri ingenui&#8221;. E&#8217; nato per caso: un operatore ci ha fatto conoscere questo regista (Fabio Longagnani) che è venuto in comunità e si è appassianotato e incuriosito delle storie degli utenti e degli operatori, ha trascorso alcuni mesi da noi. I ragazzi hanno partecipato entusiasti al progetto e sono stati coinvolti in prima persona, c&#8217;è chi ha raccontato il proprio percorso e chi ha dato una mano al regista dietro le quinte. La cosa bella è che molte scuole hanno dedicato alcune mattinate alla proiezione del documentario con le testimonianze dei ragazzi stessi. </p>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni? Cosa hanno imparato o imparano i ragazzi da te e tu da loro? </p>



<p>La più grande soddisfazione nel lavoro che faccio è vedere &#8220;rifiorire&#8221; molti di questi ragazzi, quando si lasciano aiutare e cominciano a fidarsi. É un percorso quotidiano che fai con loro e molto faticoso, ma allo stesso tempo, quando vedi che si &#8220;accende&#8221; quella fiammella di speranza in loro e cominciano a star bene è fantastico. Da loro imparo un sacco di cose: una su tutte, l&#8217;entusiasmo che hanno giovani.  Io cerco di portare un po&#8217; di speranza e dò loro anche fiducia</p>



<p>In base alla tua esperienza cosa ti senti di dire ai ragazzi di oggi per evitare che prendano strade pericolose? Il tuo motto è? </p>



<p>Ti direi che il mio motto è: &#8220;Vai avanti e non mollare&#8221;, nel senso che tante volte qualcuno ti fa vedere una strada che non hai mai preso e ti senti perso e vulnerabile e ti verrebbe voglia di lasciar perdere il percorso, invece è lì che devi fidarti e affidarti! Poi un bel giorno cominci a vedere &#8220;la luce&#8221; e sei talmente contento che ti dici: &#8220;Meno male che in certi momenti non ho mollato&#8221;</p>



<p>Credo che non ci sia altro da aggiungere a questa bellissima intervista &#8230; Posso solo dire che è una fortuna il fatto che esistano strutture come questa che danno la possibilità a molti giovani, anche minorenni, di iniziare una nuova vita. E voglio concludere con una frase di Tiziano Terzani: &#8220;l&#8217;unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi&#8221;.</p>
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		<title>Fast fashion che se ne frega</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 10:17:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="709" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fast fashion&#8221; prende il nome da &#8220;fast food&#8221;, cibo veloce da mangiare in fretta, a poco prezzo e a qualsiasi ora del giorno perché già pronto, ma invece che alzare il colesterolo la fast fashion inquina il pianeta e lede i diritti umani, quindi direi un po&#8217; più pericolosa         (anche il fast food crea una massa di persone obese con tutte le conseguenze del caso, ma di questo parlerò in un altro articolo).<br>Nasce dall&#8217;esigenza di avere sempre capi nuovi da indossare per ogni occasione, di cambiare più volte al giorno il proprio outfit,<br>un&#8217;esigenza imposta non innata o necessaria, un&#8217;esigenza nata dal consumismo e dalla falsa estetica propinata dai social.<br>È vero che è giusto e auspicabile poter disporre di capi di abbigliamento a un prezzo abbordabile perché non tutti hanno soldi da spendere, ma dovremmo porci la domanda perché questi capi non durino mai più di qualche mese; inoltre, sotto il fascino dei prezzi bassi e dei rapidi cicli della moda si nasconde una grave crisi ambientale e un drammatico sfruttamento dei lavoratori.<br>Non è un segreto che la moda abbia un problema di rifiuti. A livello globale, ogni anno vengono create circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili; entro il 2030 si prevede che nel complesso scarteremo più di 134 milioni di tonnellate di tessuti all’anno.<br>&#8220;Tutti i vestiti che donerai saranno riciclati o riutilizzati, senza che nulla vada in discarica&#8221;, si legge spesso negli grandi store, da H&amp;M a Primark. Ma quanto c’è di vero?<br>La ONG Changing Markets Foundation ha utilizzato Apple AirTag per tracciare 21 capi tra cappotti, pantaloni, giacche e altri indumenti di seconda mano, ma in perfette condizioni. La ONG olandese ha donato gli articoli ai negozi H&amp;M, Zara, C&amp;A, Primark, Nike, The North Face, Uniqlo e M&amp;S in Belgio, Francia.</p>



<p>&#8220;Le promesse fatte da H&amp;M, C&amp;A e Primark sono un altro trucco greenwashing per i clienti&#8221;, afferma la responsabile della campagna di Changing Markets, Urska Trunk. La nostra indagine suggerisce che gli articoli in perfette condizioni vengono per lo più distrutti, bloccati nel sistema o spediti in tutto il mondo verso Paesi che sono meno in grado di gestire il vasto torrente di indumenti usati provenienti dall’Europa. Gli schemi aggiungono la beffa al danno offrendo ai clienti buoni-sconto o punti per acquistare più vestiti, amplificando il modello fast fashion che trabocca di rifiuti.<br>L&#8217;industria della moda è responsabile di impatti ambientali significativi, contribuendo al 10% delle emissioni globali di carbonio e all’inquinamento dell’acqua.<br>Poi c&#8217;è la questione non meno importante dei diritti umani: in Bangladesh, ad esempio, ci sono almeno 3500 industrie che lavorano per marchi occidentali e i lavoratori percepiscono salari da fame, spingendo spesso le famiglie a fare lavorare anche i bambini per potersi mantenere. Attualmente molti di questi lavoratori sono in sciopero e stanno combattendo per una vita più dignitosa anche contro la polizia che controlla l&#8217;ordine pubblico a suon di sprangate e che ha causato almeno un morto, ogni volta.</p>



<p>Quindi sfruttamento anche minorile , inquinamento, negazione dei diritti fondamentali: come la vogliamo risolvere?<br>Fermiamoci a pensare, veramente ci servono tutti quei vestiti?<br>Veramente abbiamo bisogno di cambiare abbigliamento così di frequente? Perché compriamo robaccia per poi buttarla?<br>Io indosso per tutto l&#8217;inverno tre paia di pantaloni e non mi sono mai sentita inferiore a nessuno.<br>E poi lo stress di scegliere ogni giorno&#8230;ma basta.<br>Viva la libertà dal fashion!</p>
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