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	<title>miseria Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il giorno in cui cadde il leone, la fine della dittatura in Zimbabwe</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Aug 2019 09:20:58 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12867" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p><strong>I</strong></p>



<p><em>&#8220;C’è un vecchio africano sul marciapiede opposto, la bocca sdentata, i crespi capelli pennellati di grigio, ha lo sguardo quasi smarrito nell’incredulità del momento ed io sono sicuro che quegli occhi annebbiati hanno visto i più terribili momenti della storia del paese, conosciuto la discriminazione, il sangue, l’odio, la riconciliazione, la repressione, la miseria e la speranza, ma oggi egli ride felice come un bambino e il suo volto sembra dire “Adesso posso morire sereno”.</em></p>



<p>L’inizio
di un nuovo capitolo, di una rinascita dopo anni di miseria e
oppressione. Così il colpo di Stato in Zimbabwe viene raccontato da
Luigi Bada, un italiano che vive in Africa da anni e che ha vissuto
esattamente come un africano questo importante momento storico.</p>



<p>Novembre 2017, una rivoluzione perfetta, pacifica ed unanime alla quale partecipa un paese intero per fronteggiare un tiranno che ostinatamente resiste negli anni.</p>



<p>Robert Mugabe, dittatore 95enne, riesce a governare il paese per ben 37 anni, prima di cedere lo scettro. Fin da giovane entra nella vita politica grazie alle sue doti oratorie e grazie alla sua bravura nel parlare più lingue. Nel 1980 diviene il primo ministro nero del paese, che fino a quel momento aveva visto solo governi bianchi, a causa del colonialismo britannico. Alla fine del suo mandato viene eletto Presidente della Repubblica e da qui la sua ascesa verso il potere assoluto.</p>



<p>Diviene un Leader senza antagonisti (o quasi) e attua in tutto il paese politiche di riforme sociali ed economiche per potenziare e responsabilizzare la maggioranza nera, con lo scopo di ridurre e annullare il divario economico e culturale con la minoranza bianca. Viene accusato di crimini contro l’umanità e arriva a modificare la costituzione per ricandidarsi negli anni.</p>



<p>La
frattura con la Gran Bretagna resta indelebile ed è causata da un
decreto in cui Mugabe accusa la colonia europea di sottrazione delle
terre ai nativi durante il periodo coloniale e chiede agli inglesi il
risarcimento pecuniario per questo abuso minacciando l’esproprio.</p>



<p>Anni
di sottomissione, di limitazione dello stato di diritto e di
violazioni dei diritti umani. Tutto questo grazie anche al braccio
destro, Grace Marufu, moglie di 41 anni più giovane del Presidente.
Una donna ambiziosa e arrivista che sfrutta il potere del marito
arrivando quasi a volerlo sovrastare.</p>



<p>Una rivoluzione era necessaria e il paese, ormai insofferente, la reclamava. Il 14 novembre 2017 l’Esercito entra in Harare: direzione casa presidenziale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1000" height="562" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Davanti
i militari i due uomini che sono riusciti a macchinare ed azionare il
colpo di stato più pacifico avvenuto in tutta l’Africa: Mnangagwa
(detto il coccodrillo) e Costantino Chiwenga.</p>



<p>Due
personaggi chiave nel governo Mugabe e due cari amici dei Presidente.
Mnangagwa, vice presidente del partito ZANU-PF (di cui era presidente
Mugabe), un uomo di cultura che non ha mai sfociato in commenti
oltraggiosi o razzisti.</p>



<p>Nonostante
egli abbia sempre descritto Mugabe come un mentore ed un padre,
inasprì le critiche verso il presidente e la consorte, arrivando ad
accusarli di aver privatizzato lo ZANU – PF e di tenere in ostaggio
tutta la Nazione.</p>



<p>“<em>Combatterò
con le unghie e con i denti contro coloro che stanno violando i
principi ed i valori fondamentali del nostro partito”</em></p>



<p>Costantino
Chiwenga, personaggio chiave del regime, anche lui inserito nel
patito ZANU-PF, inizia a manifestare insofferenza verso le beghe di
palazzo che fratturano e indeboliscono il partito.</p>



<p>Due
personaggi, quindi, che hanno vissuto la dittatura come parte attiva
ma che non sono voluti rimanere dalla parte sbagliata. Hanno deciso
di lottare per il benessere dei cittadini, cosa che un buon politico
dovrebbe sempre fare.</p>



<p>14
novembre 2017: il coraggio di un esercito e la forza di un popolo che
manifestando pacificamente è riuscito a dire Basta e a riprendersi
la propria libertà.</p>



<p><em>Il
soldato fulmina il ragazzo con uno sguardo da leopardo, potrebbe
distruggerlo con una sola mano. La tensione è altissima e percepisco
quasi in modo palpabile l’orgoglio del militare e il suo conflitto
interiore.</em></p>



<p><em>D’un
tratto, con uno scatto improvviso, il militare si volta e si
allontana. La folla esplode in un applauso, il ragazzo torna
diligentemente a sedersi e tutti traiamo un gran respiro di sollievo.
Non so a chi applauda la folla ma applaudo anche io a quel soldato.
(Dal libro “Il giorno in cui cadde il leone” di Luigi Bada. 17
novembre, giorno di proteste contro il regime Mugabe).</em></p>
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		<title>Venezuela. La Festa dei Lavoratori</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2019 08:53:07 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p>foto di Ramzi Souki</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Mentre il mondo festeggiava la Festa dei Lavoratori, in Venezuela il regime festeggiava l’ennesima carneficina contro la popolazione civile. Tra il 30 e il 1° maggio ci sono stati 5 morti ammazzati (di cui 3 minorenni tra i 14 e i 16 anni), 273 detenuti e più di 300 feriti. Tutto questo perché i “comandos” o “paramilitari” del regime hanno risposto alla chiamata di Nicolás Maduro dopo le azioni intraprese dal governo ad interim di Juan Guaidó, all’alba del 30 aprile. Il paese si svegliò con il video messaggio del presidente Guaidó che annunciava l’inizio de “La Operacion Libertad”, affiancato da un gruppo di militari e da Leopoldo López, dirigente politico in prigione da 5 anni, simbolo di questa lotta contro la dittatura. Incredibile vedere Lopez in libertà! E allora qualcosa di importante stava succedendo veramente! Ma cosa? questo fatto rappresentava un cambiamento sostanziale, un passo in avanti importante per raggiungere la libertà, perché: 1) Il direttore del Sebin, cioè, la polizia del regime, aveva avuto il coraggio di liberare López e 2) un gruppo di militari erano passati dalla parte giusta della storia. Non era un golpe di stato, come hanno iniziato a dire alcune testate giornalistiche poco informate, era una ribellione pacifica di civili, autorità del governo e militari.</p>
<p>Purtroppo, le cose non sono mai né bianche né nere, in questa storia così complicata e grave, le sfumature di grigio sono infinite, i fatti poco chiari sono all’ordine del giorno, per cui la mattina che sembrava aver iniziato con la parola speranza, con il passare delle ore si è evidenziata più scura e quelle parole si sono sfumate un po’. Era tutto troppo strano, non si capiva cosa stesse succedendo: dov’è Nicolás Maduro? Non appare in TV, dov’è adesso Leopoldo López? Sembra che sia nella casa dell’ambasciatore di Chile, no, di Spagna. Dove sono tutti questi militari alleati? Guaidó è in pericolo di vita, dov’è? Tutto confuso.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12473" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1128" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-287x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 287w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-768x802.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-980x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Quel giorno in tanti abbiamo pensato: arriverà il giorno della manifestazione del 1° Maggio e il regime si vendicherà… ebbene sì, così è stato ovviamente. Appena sono iniziati i cortei, si sono aperte le danze della repressione con i lacrimogeni, gli spari, i blindati, le gang di comandos impazziti sparando contro persone e cose… il solito copione, e nelle notizie sono venute a gala piano piano i rifiuti sommersi di questa gravissima crisi: la presenza di militari russi, le trattative in quei giorni tra il regime e gli Stati Uniti, le paure del G2 Cubano (immerso nei meandri del potere venezuelano come una piovra) e allora la crisi del 1 maggio venezuelano è diventata una vicenda tra Russia e Stati Uniti, paesi che devono fare i conti con gli orrori del narcotraffico e del terrorismo che hanno superato le frontiere venezuelane. La cosa meno cruciale per il regime è la sua gente, questo è il pezzo della storia meno importante e più sacrificabile per l’asse Venezuela-Cuba-Russia, evidentemente. Più di 32 milioni di persone in crisi, chi a causa della crisi dentro la nazione, chi perché fa parte della massa di emigranti forzati sparsa per il mondo, chi perché era andato via prima della grande crisi ma che adesso lotta, soffre e aiuta da lontano i propri connazionali. Più di 32 milioni di persone sacrificabili che stanno pagando il prezzo più alto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12474" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1114" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-291x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-768x792.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-993x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 993w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Dunque, la situazione è che siamo in mano a trattative e accordi internazionali a livello politico e diplomatico, perché questa dittatura ormai è un problema geo-politico di livello internazionale. Gli equilibri della regione sono in forte bilico. La situazione non si risolve velocemente ma un passo alla volta e molto lentamente. Nel frattempo, devo ripetere quello che dico sempre: i bambini continuano a morire, anche gli anziani e i malati, la gente sprofonda ancora di più nel buco della disperazione, della fame, dall’impotenza, della tristezza e ultima ma non meno importante, della disoccupazione, per finire alla grande il nostro misero e tragico 1° Maggio.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1098" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-295x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-768x781.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-1007x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1007w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/06/venezuela-la-festa-dei-lavoratori/">Venezuela. La Festa dei Lavoratori</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:40:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11837" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in Kenya in particolare.<br />
Ha collaborato con diverse associazioni umanitarie attive sui territori come Pro-Senegal, Likoni Yetu, A Step forward Onlus e ha svolto diverse mostre fotografiche dedicate alla vita dei popoli africani e indiani, godendo appieno la vera essenza della miseria e della malattia e provando a rivelare ciò che le nostre TV nazionali non mostrano.<br />
 “Non è facile avere uno stile quando si fanno fotografie che ritraggono un popolo che vive di un&#8217;evidente ingiustizia, in assenza del rispetto per i diritti umani, vittima di un&#8217;esistenza che si può chiamare in molti modi”<br />
Ho deciso di intervistare Fulvio per provare ad entrare nelle sue fotografie ed assaporare l’Africa da un obiettivo.</p>
<p>Da anni sei fotografo di spettacoli di danza e di matrimoni. Cosa ti ha spinto a “spostare l’obiettivo” sull’Africa?</p>
<p>Ho iniziato con gli spettacoli di danza perché ho da subito provato una forte attrazione per la fotografia in movimento, con lo scopo di cogliere il momento più intenso e vero dell&#8217;artista sul palco: tirar fuori le emozioni che trasmette al pubblico e congelarle in una fotografia. La danza mi ha fatto crescere tantissimo tecnicamente, cosi anche la fotografia di “reportage di matrimonio”. Ci tengo a definirla “reportage” perché le fotografie che immortalo raccontano una storia; gli sposi si affidano a me totalmente e questa fiducia mi emoziona e mi dà la forza e l&#8217;ispirazione per rendere ogni racconto diverso dagli altri. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11838" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Infine L&#8217;Africa&#8230; la scoperta di questo immenso continente nasce da una semplice curiosità. Ho sempre voluto vedere quello che in TV non mostrano; avevo bisogno di raccontare attraverso i miei occhi e la mia sensibilità la vita dei popoli meno fortunati; di vivere i giorni trascorsi in quei luoghi come se fossi uno di loro, dimenticando ogni forma di tecnologia e comodità.<br />
Senegal, il paese della Teranga (ospitalità) e dei mille colori. </p>
<p>Hai vissuto direttamente con i locali senegalesi, nelle loro case. Cosa hai provato?</p>
<p>Si, grazie all&#8217;Associazione Pro-Senegal, che mi ha gentilmente ospitato, alloggiavo in una zona limitrofa del villaggio di Mboro sur Mer, a 10 passi dal mare, dormendo all&#8217;interno di case di legno e paglia e cibandomi solo di quello che le donne senegalesi preparavano. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Ho aumentato quella consapevolezza che per tanti anni pensavo di avere in minima parte, scoprendo di averne, forse, troppa.</p>
<p>Qual è la foto più difficile che hai scattato in Kenya?<br />
Dal punto di vista tecnico, tutte le foto sono abbastanza difficili quando si tratta di persone di colore, perché quando si mette a fuoco sul viso, la reflex considera corretta l&#8217;esposizione ma di sfondo si può rischiare di bruciare i bianchi.<br />
Rimanendo lì per poco tempo non potevo aspettare le luci ambientali migliori del giorno; scattavo ogni volta che potevo e spesso mi trovavo di fronte a momenti bellissimi ma con una luminosità non adatta (ad esempio un controluce). Bisogna essere abili e lavorare in manuale. La post-produzione fortunatamente può aiutare al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11839" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>C’è qualche foto che avresti voluto fare ma che hai deciso di non scattare per non creare problemi alla comunità o al singolo?</p>
<p>Le donne dei mercati in Africa spesso non si fanno fotografare, cosi anche alcuni uomini pescatori. C&#8217;è chi dice che alcune tribù pensano che la fotografia rubi l&#8217;anima della gente e per questo motivo non vogliono essere riprese, ma non c&#8217;è un nesso con i mercati o i pescatori, visto che al di fuori di queste situazioni non ho mai avuto particolari problemi. Quando percepisco che potrei trovarmi in difficoltà scatto da lontano con un teleobiettivo.</p>
<p>Scattare una foto significa congelare un momento, uno sguardo. Molte tue fotografie ritraggono sguardi e occhi di bambini che hai congelato nella loro felicità e innocenza… raccontaci le tue emozioni.</p>
<p>Le mie emozioni nascono nel momento in cui dal mio oculare mi preparo a congelare il soggetto, nella mia mente giungono domande riferite alla storia di quella persona: “Come ha vissuto fino a quel momento?”, “Dove trova quella forza e quel sorriso per andare avanti nonostante tutto?”. Ed è subito dopo lo scatto che mi rendo conto di aver ricevuto un dono dal soggetto immortalato: l&#8217;onore di essere lì a ricordarlo. I soggetti mi “regalano” l&#8217;attimo che io catturo perché si sono fidati di me, e sono io a doverli ringraziare.<br />
Amo l&#8217;Africa perché in quei luoghi non ho mai conosciuto una persona che prima o poi non mi abbia sorriso.</p>
<p>Per vedere altre fotografie di Fulvio, visita il sito www.fulviopettinato.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa e migrazioni: dati alla mano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2017 07:22:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-9531 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="436" height="263" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1-300x181.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1-768x462.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="889" height="460" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 889w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2-300x155.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2-768x397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 889px) 100vw, 889px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">138. 296, il numero aggiornato al 6 ottobre degli arrivi via mare nel 2017 . L’Italia si trova in testa con 106.459 persone arrivate alle sue coste, seguita da Grecia e Spagna.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9534" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="502" height="257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 901w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3-300x153.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3-768x392.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Analizzando le nazionalità dei migranti sbarcati sulle coste europee, troviamo l’Africa in diverse “posizioni di prestigio”, a partire dalla prima e seconda posizione con Nigeria e Guinea. Per continuare con Costa d’Avorio, Gambia, Mali, Eritrea, Senegal e Marocco.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">La Nigeria, ancora piegata dai terroristi di Boko Haram, costringe i suoi civili a scappare oltre il lago Chad. Questa situazione di difficile risoluzione porta, inoltre, molte persone a diventare apolidi a causa dei continui spostamenti. È interessante fare un focus anche sui rifugiati presenti in questi paesi, in Nigeria sono circa 1.523 e qui di seguito possiamo vedere le loro nazionalità:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9535" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="556" height="292" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 875w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4-768x404.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">La Guinea, in seconda posizione, nel 2017 ha accolto circa 5.192 rifugiati, quasi tutti provenienti dalla Costa d’Avorio.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9536" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="503" height="262" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 881w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5-300x157.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5-768x401.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">L’attuale approccio globale ad una normale situazione migratoria come quella di questi anni non è adeguato e la crescente instabilità nel nord Africa rende più complicata la gestione del fenomeno. Tentare di eliminare la migrazione illegale è impossibile, la soluzione efficace potrebbe svilupparsi da un lato eliminando i così detti “scafisti”, e dall’altro agendo sui Governi locali. Le domande da fare per una gestione ottimale della migrazione dovrebbero, quindi, essere: “Da dove scappi? Perchè sei qui?”.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><i>Tutti i dati presenti in questo articolo provengono dal sito <a href="http://www.unhcr.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.unhcr.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </i></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; &#8211; Il turismo della miseria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 07:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7046" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7046" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (558)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più moderne. Siamo scontenti&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Djenné</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, definito patrimonio dell’umanità, è una delle prime città oggetto del così detto “turismo della miseria”, che attrae viaggiatori da ogni parte del mondo, i quali, rimanendo a lato della povertà, osservano cittadini obbligati a congelarsi nel tempo a favore dei più curiosi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La fantastica moschea presente a Djenné ha consentito a questa città di diventare patrimonio dell’umanità e, allo stesso tempo, porta tensioni in tutto il paese a causa di un dilagante pensiero di insoddisfazione; le persone vivono in situazioni di disagio evidente ma nulla viene modificato perché il turista viene attratto proprio da quello. Va di moda ormai questa abominevole pratica: visitare quartieri o città “al limite” con lo scopo semplicemente di dire – io ci sono stato, è spaventoso -.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Insieme a Djenné troviamo anche la città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Makoko</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, in Nigeria. Makoko è un quartiere di Lagos composto da sei villaggi distinti, quattro dei quali, detti galleggianti, nascono su esili palafitte direttamente sull’acqua puzzolente delle lagune. Le persone che vivono in questo grande quartiere sono tra le 100 e le 250.000, il numero non è chiaro neanche a loro. I giovani vivono raccogliendo terra; si immergono nelle acque delle lagune e trasportano in superficie secchi di sabbia che verrà poi venduta ai costruttori edili di Lagos. Piantano una scala sul fondo, scendono con il loro secchio e risalgono con un carico di sabbia che finirà diretto su altre imbarcazioni destinate alla città.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7047" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7047" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (560)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Makoko, pubblicizzata come “la Venezia dell’Africa” dal riprovevole turismo della miseria, è oltretutto poco accogliente per i bianchi a causa del clima particolarmente umido, delle condizioni di igiene e della malaria presente in tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso soprannome è stato dato anche alla città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ganvié</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Benin dove, allo stesso modo, la popolazione vive su palafitte in condizioni disastrose. Gli abitanti continuano ad aumentare, allargando sempre più profondamente le precarie palafitte che li ospitano. Le condizioni igieniche sono deplorevoli e l’età media della popolazione è molto bassa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’acqua del lago non è potabile perché salmastra e quindi l’unico rifornimento di acqua potabile avviene tramite due fontanelle dove gli abitanti vanno con le loro piroghe per riempire bidoni. Le acque reflue vengono sversate direttamente nel lago e l’unica disinfestazione efficace è assicurata dall’irraggiamento solare. Altro problema è l’assenza di energia elettrica che rende ancora meno vivibile tutto il quartiere.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante gli evidenti problemi, queste tre città africane, insieme a molte altre, attirano turisti europei in grande quantità che, rimanendo sulle loro piroghe affittate per due soldi, non osano avvicinarsi troppo sostando, anzi, distanti per poter osservare meglio. Restano immersi nel loro turismo della miseria, senza senso e senza rispetto per chi in quelle condizioni ci vive ogni giorno, non per il tempo di una vacanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7048" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7048" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (559)" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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		<title>Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 08:08:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6428" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6428" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (425)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>con il seguente importante reportage dalla Siria inizia un percorso di testimonianza e documentazione dal alcune aree del mondo.</p>
<p>Ringraziamo tantissimo il fotoreporter Salvatore Di Vinti per questo suo report.</p>
<p>Mi chiamo Salvatore Di Vinti e faccio parte da tre anni dell’associazione “Insieme si può fare” una onlus con la quale ho partecipato a sei viaggi umanitari in Siria (quando ancora era possibile ) e al confine turco siriano. Sono pronto a partire, anche questa volta riesco ad unirmi alla missione che ci attende, portare aiuti ai profughi siriani che stanziano a Reyhanli al confine tra la Turchia e la Siria dove, affacciandoti alla finestra, riesci a vedere la Siria, circondata da un muro che l’esercito turco ha alzato per non far passare i profughi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6434" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6434" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (420)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Sono le 14.00 dell&#8217; 11 Luglio attendiamo di imbarcarci con un volo per Istanbul, viene annunciato un ritardo di 2 ore, la preoccupazione di perdere la coincidenza per Hatay è alta, la fortuna ha voluto che tutti i voli da Istanbul subiscano ritardi; passano le ore e finalmente stanchi ed esausti atterriamo ad Hatay. Sono le 2 di notte , ma le sorprese non finiscono qui: i doganieri turchi ci sequestrano sei cartoni contenenti magliette per i bambini della scuola di Mudanboy, 200 peluche ed altro abbigliamento per bambini, creme per la protezione della pelle , ma grazie all’intervento del vicesindaco di Reyhanli, riusciamo a recuperare gran parte di quello che ci è stato sequestrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6430" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (421)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Poche ore di sonno e si riparte con una riunione alle sede dell’organizzazione turco/siriana che si occupa di distribuire i container che inviamo durante l’anno in Siria e per programmare la distribuzione dei pacchi alimentari che in ogni missione riusciamo a donare alle famiglie più bisognose. Tutto ruota intorno alle donazioni che riceviamo in Italia: questa volta, visto le molte offerte, siamo riusciti a distribuirne una grande quantità in ben tre villaggi &#8211; Mudanboy, Tisaya, e Birilias &#8211; per il numero totale davvero straordinario di 280 pacchi.</p>
<p>Iniziamo la distribuzione con i primi 130 pacchi, il caldo è torrido, qui si sfiorano i 40°, ogni volta è una ferita al cuore, bambini scalzi o con ciabattine dal numero più grande, visi bruciati dal sole pieni di punture (qui gli insetti la fanno da padrone) e purtroppo senza igiene; ogni famiglia una storia, cerchiamo di ricevere informazioni per poterli aiutare; vita da profughi, sfruttati nel lavoro miseramente pagato; ci impegnamo a memorizzare tutto questo, per poterlo raccontare a casa, attraverso le immagini, scatto foto con difficoltà, in diverse situazioni è molto difficile, non voglio ferire la loro dignità, ma e’ necessario perché il mondo conosca la realtà dei fatti, fatti di cui nessuno parla . Ci siamo quasi rassegnati a entrare nelle case e trovare i bambini soli, quasi abbandonati , perché i genitori sono nei campi a lavorare o a volte non ci sono più, e’ davvero doloroso, non ci si abitua mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6429" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6429" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (423)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>In questi giorni sono avvenuti fatti drammatici, in Europa si susseguono attentati, i discorsi che sentiamo sono carichi di razzismo, aumenta sempre di più l’intolleranza e la diffidenza verso chi è diverso da noi, per questo motivo , il nostro compito è quello di documentare tutto attraverso le immagini, volti e storie per far capire alle persone a casa che chi fugge lo fa per necessità, vite stravolte da una guerra, costrette a ricominciare un&#8217;esistenza lontano dalla loro terra, senza una casa per ripararsi dal sole e dal freddo inverno, senza cibo, senza igiene e senza acqua; non avere più una vita “normale”, questo è essere profughi. Nelle nostre visite alle famiglie, ritroviamo Kadija, giovane mamma di 33 anni, paralizzata perché un cecchino le ha sparato nella schiena, mentre era incinta al quinto mese del suo bambino, che nascerà poi con gravi problemi di salute, ferita nell’anima e negli affetti, perché lo stesso giorno veniva ucciso suo marito e uno dei sui bambini, altri due figli sono in Siria con il nonno, mi dice che non passa istante della sua giornata che non pensi a loro, mi si spezza il cuore nel vederla così, queste sono le brutte storie che ascoltiamo ad ogni viaggio ormai da anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6431" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6431" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (424)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo decidiamo di andare a Mersin, al porto, dove arrivano i nostri container, abbiamo appuntamento con Nial la ragazza siriana che si occupa dello sdoganamento dei container, una tappa importante. Lì le notizie sono buone, ci comunica che il nostro trentunesimo container è entrato in Siria, un container prezioso perché carico di cibo e di pannolini per bambini. Ci auguriamo vengano al più presto distribuite le merci per alleviare, con una piccola goccia, chi vive ormai da anni di stenti. Nel pomeriggio ci rechiamo negli uffici dell’associazione Salam, nostra partner locale,(è lei che si occupa delle nostre distribuzioni nel territorio tra idlib e Aleppo), per fare un punto della situazione, dove ho il piacere di conoscere un medico siriano che opera, almeno tre volte la settimana, in Siria e che ci racconta le atrocità che quotidianamente è costretto a vedere e soccorrere, in postazioni da campo perché la maggior parte degli ospedali sono stati bombardati e tutto ciò che serviva è stato distrutto; per questo motivo chiede il nostro aiuto, la possibilità di inviargli strumentazioni che possano aiutarlo a fronteggiare le continue emergenze e soprattutto i farmaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6432" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (422)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Fervono i preparativi per una festa che abbiamo organizzato per i 120 bambini della scuola di Mudanboy, per loro ci saranno giochi e divertimento , condivideremo con loro il pranzo , un momento che rimarrà impresso nella mia mente, vedere questi bambini mangiare con gusto e stupore, per tutti loro purtroppo e’ impossibile avere un pasto come questo tutti i giorni: pollo ,patatine, hairan, pane ,frutta. E’stato disarmante vedere alcuni bambini arrotolare il pane e conservarlo nelle tasche dei pantaloni, una pugnalata al cuore per chi come noi è abituato ad avere tutto e sprecare spesso ciò che avanza sulle tavole, tutto questo fa riflettere tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6433" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6433" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (419)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo si continua con la distribuzione dei pacchi famiglia, oltre alle famiglie con bambini vengono consegnati anche pannolini e assorbenti per le signore, utilissimi in una situazione di scarsa igiene come quella in cui sono costretti a vivere e, mentre stiamo concludendo le consegne, si avvicina a noi un bambino dallo sguardo perso e triste: gli domandiamo cosa accade, ci racconta che è fuggito da Aleppo con la sua famiglia e che ha subito i bombardamenti al fosforo, alzando la maglietta ci mostra il suo corpo martoriato dalle bruciature subite, dramma nel dramma, non è possibile ,non è umano tutto questo!</p>
<p>Ormai siamo giunti alla fine della nostra missione, abbiamo fatto moltissimo per la piccola associazione che siamo, ma grazie alla gente ogni volta e’ possibile , molti i progetti che cercheremo di portare avanti nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p>E’ venerdì 15 luglio sono le 23.30 in Turchia: stiamo mangiando tranquillamente qualcosa in un punto ristoro, quando mi raggiunge la telefonata di mia moglie che mi informa del colpo di stato. Il silenzio e lo smarrimento ci raggiungono. Non sappiamo cosa fare, da lì a poco ci giungerà un messaggio della unità di crisi della Farnesina con il quale veniamo invitati a rimanere in albergo e a non andare per le strade. La mattina dopo sarebbe prevista la nostra partenza, ma gli aeroporti turchi sono tutti chiusi e non c’è possibilità di muoversi per nessuna destinazione; la notte sembra non finire mai , la televisione turca non trasmette più nulla, solo qualche emittente privata mostra quello che accade, internet funziona poco e male, per le strade si sentono persone che gridano, clacson che suonano non si capisce se a favore di Erdogan o contro, per fortuna il contatto telefonico con casa e’ ancora possibile. Finalmente è giunto il mattino,intanto anche dall&#8217;Italia cercano di contattare la Farnesina per capire il da farsi , dalle pagine Fb , chi ci segue si interessa a noi chiedendo informazioni, le notizie cambiano in continuazione, uno dei nostri contatti, Luay un ragazzo siriano che ci aiuta quando siamo a Reyhanli, viene a prenderci, ci invita a stare a casa sua con la sua bellissima famiglia, un gesto di grande valore, per non lasciarci soli, (infatti ci siamo sentiti in famiglia), quasi protetti, non finirò mai di ringraziarlo per la sua grande umanità e per il suo gesto di fratellanza. Domenica 17 luglio dopo l’ok dell’unita’ di crisi, siamo riusciti a ritornare a casa, la situazione in Turchia era piuttosto nervosa, molta agitazione per le strade, i siriani sono felici che il golpe sia fallito, una situazione con l’esercito al potere sarebbe stato un disastro. Le notizie danno conto degli arresti e delle vittime, ancora una volta è stato versato del sangue.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/29/reportage-dalla-siria-luglio-2016/">Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2013 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna “Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di Libera. Nell&#8217;ambito&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="226" /></a></div>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
<div style="font-weight: normal;">
Come<br />
Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna<br />
“Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui<br />
riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di<br />
Libera. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nell&#8217;ambito<br />
della campagna, per il prossimo 18 novembre, è previsto un incontro<br />
a Torino, alla <i>Fabbrica delle &#8220;e&#8221;  </i>alle<br />
ore 21.00,  con Luigi Ciotti, Marcelo Barros e Giuseppe De<br />
Marzo</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
nostro paese vive una condizione di impoverimento materiale e<br />
culturale insostenibile ed inaccettabile. I numeri più asettici<br />
dell&#8217;ISTAT ci informano che, nel 2012, 9 milioni e 563mila persone<br />
pari al 15,8% della popolazione sono in condizione di povertà<br />
relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili (erano 8,173<br />
milioni nel 2011 pari al 13,8% della popolazione). In condizione di<br />
povertà assoluta si trovano invece 4 milioni 814mila persone, pari<br />
al 7,9% della popolazione italiana (nel 2011 erano 3,415 milioni pari<br />
al 5,2% della popolazione). Parliamo di quasi un italiano su quattro<br />
costretto a vivere in una condizione in cui la dignità umana viene<br />
calpestata. Il 32,3% di chi ha meno di 18 anni è a rischio povertà.<br />
723 mila minorenni italiani vivono già in condizione di povertà<br />
assoluta. È questo un dato intollerabile che dovrebbe farci<br />
indignare tutti e tutte. La diseguaglianza continua a crescere, con<br />
differenze territoriali che ripropongono la questione meridionale<br />
come uno dei temi sui quali intervenire urgentemente. Il sud infatti<br />
risulta drammaticamente più colpito ed impoverito dalla crisi. La<br />
disoccupazione nazionale oltre il 12%, al sud è nettamente<br />
superiore. Tra i 15/24 anni che cercano lavoro nel mezzogiorno, la<br />
disoccupazione è superiore al 41%. Le famiglie italiane si sono<br />
enormemente impoverite. Oltre il 60% delle famiglie ha ridotto la<br />
quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre<br />
aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per<br />
mangiare. Oltre due milioni sono i cosiddetti Neet, giovani così<br />
scoraggiati dalla situazione che non studiano, non cercano più<br />
lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano<br />
enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, sino a<br />
raggiungere pratiche di neoschiavismo nei confronti dei lavoratori<br />
migranti e non, sia al sud che al nord del paese. Si rafforza il<br />
controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in<br />
crisi,costrette a &#8220;rivolgersi&#8221; ai prestiti dei mafiosi.<br />
Così come sono in drammatica crescita i crimini contro l&#8217;ambiente.<br />
Sono oltre 93 al giorno quelli denunciati che certificano l&#8217;aumento<br />
dell&#8217;impatto e dell&#8217;influenza delle ecomafie e che distruggono la<br />
nostra vera ricchezza: territori, beni comuni e biodiversità.<br />La<br />
ricchezza si è spostata dal lavoro alla rendita finanziaria. La<br />
situazione risulta aggravata dalle attuali politiche in campo.<br />
Delocalizzazioni,dismissioni, privatizzazioni, austerità e vincoli<br />
di bilancio,riforme di welfare e pensioni, azzeramento dei fondi per<br />
il sociale e tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi<br />
pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la crisi.<br />
Disuguaglianza e ingiustizia sociale ed ambientale stanno mettendo in<br />
crisi la nostra democrazia. Una società diseguale, che coniuga<br />
svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza<br />
i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni<br />
della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e<br />
incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di<br />
rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la<br />
situazione di crisi politica fotografano una &#8220;guerra&#8221; dove<br />
la povertà materiale e culturale èla peggiore delle malattie, in<br />
senso sociale, economico, ambientale e sanitario.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8220;La<br />
costruzione dell&#8217;uguaglianza e della giustizia sociale è compito<br />
della politica nel senso più vasto del termine: quella formale di<br />
chi amministra equella informale chi ci chiama in causa tutti come<br />
cittadini responsabili. La povertà dovrebbe essere illegale nel<br />
nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è<br />
un&#8217;occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società<br />
dell&#8217;io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più<br />
evidenti i favoriindiretti alle mafie che sono forti in una società<br />
diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole.&#8221;<br />
sostiene don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera.<br />
<br />La Costituzione ci impegna in tal senso a fare ognuno la sua<br />
parte. La lotta alla povertà va ripensata in termini di<br />
interdipendenza tra le persone,le specie e all&#8217;interno degli<br />
equilibri naturali dei nostri ecosistemi. Possiamo da subito portare<br />
avanti azioni di contrasto dal basso alla povertà. Il Gruppo Abele e<br />
Libera promuovono la campagna&#8221;Miseria Ladra&#8221; con tutte<br />
quelle realtà sociali, sindacali,studentesche, comitati,<br />
associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini/e, intenzionati<br />
a portare avanti le proposte contenute nel documento. Proposte<br />
concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e<br />
culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra<br />
democrazia.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le dieci proposte per combattere la povertà si possono leggere sul sito di Libera, www.libera.it?utm_source=rss&utm_medium=rss </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/09/10-proposte-concrete-per-dichiarare/">10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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