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	<title>missione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:16:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carissime amiche, carissimi amici, vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&#160;è iniziata la prima missione della nostra nave&#160;(guarda qui la&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/kmMgb1aBMiA2EpQzDzM_poRJHlyZ7yVz8roH0TySuH-aAnpLkVnHHQkSvoQiOLVSoc3GEduYa9SPqMNXFXyjbv6q6GDsYoY0lWnRC-aAJHjoRd2z4uQLS4CSQ2WxQYd8_fPihCLvm5wlUA=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/ConsoleImages/LOGO_ResQ_200px.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/ezWTSbLS2p773cCPCruLz8w-J4SMAqnDqPEds54Cf74QOZTt6t_pw0mpbVv50hkbl35qSmjev5f8OrHYKZSXhMKwg7cmTCL13nrvyt9pMil3zeTpCa6qIoXfc8WK9hDiT2yKXn0rOg=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<p>Carissime amiche, carissimi amici,</p>



<p>vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&nbsp;<strong>è iniziata la prima missione della nostra nave</strong>&nbsp;(<a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=0%3dOTFaJ%26B%3d7d%264%3dRBa%265%3dQCYKS%261%3dE0JvP_8qYw_I1_xxip_8C_8qYw_H63TC.6g0u2uL1.3uJ_8qYw_H6xB9GvB5FrB_8qYw_H62Ft5uP_8qYw_H68XP8q1gZAcKX0aPSCYJ%264%3dsR9LiX.45z%26F9%3dW8YH&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">guarda qui la diretta</a>).</p>



<p>Siamo un po’ commossi… no, non è vero: <strong>siamo molto commossi, emozionati, e grati a ognuno di voi per aver contribuito a realizzare questa impresa</strong> e preparare questa prima missione. </p>



<p><strong>Sono state settimane molto intense, qui al porto di Burriana</strong>: bisognava completare gli ultimi passaggi burocratici e tutte le carte necessarie, bisognava controllare la nave centimetro per centimetro per verificare che fosse tutto a posto, ordinare tutto quello che serve per poter partire, dai caschi dei soccorritori al cibo per i naufraghi, dai farmaci ai pennarelli per i bambini, dai vestiti di ricambio per chi ne avrà bisogno ai dispositivi di protezione contro il Covid, fare tante esercitazioni…</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=7%3dHVGXC%26D%3d8a%26w%3dTCX%26x%3dSDVDU%262%3dB3LwM_1sZt_B3_yubr_90_1sZt_A84Q6.8h7n4vIt.5vG_1sZt_A84535o_LZuW_VoDpPn_JXwY_Tm_LZuW_WoN_5j3hyubr_08ASGdDXBbCVGWFTA_LZuW_VEJl0_1sZt_B64535o_JnJt5uAuE%26m%3dE2M558.HnL%26pM%3dFT9V&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/7W8Dm3HdaNFI11lrez5m8s8ibkpqgze1qzCTD9_AyVjr7s9bZt7QmQTdiGFLaEZpRpi6ZLW4_ovKKKacYZN5K9QnapxCfvR-cnS2-aPW7AYZiFVSZIvO7hzujWq_ii3ae2CzszsrY7a9=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl_5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Se foste stati qui, in questi giorni, avreste spesso sentito gridare “Catena umana!”: e tutti a mettersi in fila per scaricare un furgone, passarsi latte di verdure in scatola, riso, cuscus, acqua, medicine… Un’altra frase che avreste sentito molto spesso è “Ti serve una mano?”. Perché siamo tutti pieni di lavoro, ma se per caso hai un minuto libero e vedi che qualcuno è indaffarato, beh, siamo un equipaggio: tutti si mettono a disposizione di tutti. Se foste stati qui avreste sentito rumori di martelli, la vibrazione del motore, tanti “Scusa” e “Prego” ogni volta che cedi il passo a qualcuno mentre lo incroci negli spazi angusti come quelli di una nave. E&nbsp;<strong>ogni volta ti scambi anche un sorriso</strong>: perché siamo felici di essere qui, insieme, con lo stesso obiettivo. Salvare persone. Vi viene in mente una cosa più bella da fare insieme? Se foste stati qui avreste sentito il rumore delle nocche delle nostre mani che battono tutte insieme sul tavolo della sala mensa: è un applauso, come quello che è scoppiato ieri alla fine della riunione del mattino, quando è stata annunciata l’ora della partenza della nave. Avreste sentito parlare tanto in inglese &#8211; è la nostra lingua ufficiale di bordo &#8211; ma anche affiorare parole nelle sette diverse lingue del nostro equipaggio. Avreste sentito qualcuno cantare mentre sistema la farmacia o svita bulloni, il rumore del vento, e il miagolio della famiglia di gatti neri che ogni sera alla stessa ora si presenta sul molo della ResQ People a chiedere la cena al nostro equipaggio.&nbsp;<strong>Avreste sentito tanta fretta di partire, perché quest’anno &#8211; lo sappiamo &#8211; più di mille persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dove ora ci stiamo dirigendo.</strong></p>



<p>Ci metteremo qualche giorno ad arrivare nella zona di ricerca e soccorso: abbiamo molte miglia da fare e ancora qualche esercitazione in mare aperto che ci aspetta. Dal ponte della nave, ora che abbiamo mollato gli ormeggi, abbiamo una parola fissa in testa: grazie.&nbsp;<strong>Grazie, davvero, per aver creduto in ResQ, per aver contribuito &#8211; in tanti modi, ognuno come poteva &#8211; a far salpare questa nave</strong>. Vi sentiamo tutti qui con noi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=5%3dEaSV0%26I%3dJY%26t%3dYOV%26u%3dXPTAZ%26D%3d3g8t0zQ9K_xxlr_98_AsYw_K8_xxlr_8CuAz.IH_JWzi_TlwAAs8fAyP2GtB%26w%3dE1PE57.KxL%26oP%3dPT8Y&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/8O9z6lXLiKdL-fdeOvLEaY3F273l1vblMPeRQH9Gk02lPvupNFEZt0y8ggogwfzs-pJMLSWdqyuN_r9ii5tSz8BLUEcPsnN_5hi2W4Rz6V_-siRyUtQWwuwHXIHPqirjNAN3WYT-Ew=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/chiusa_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><strong>Ci sentiamo nei prossimi giorni, intanto seguiteci sui nostri canali social e teneteci con voi, così come qui vi teniamo con noi.</strong></p>



<p>Qui ResQ People, in navigazione verso il Mediterraneo centrale: un abbraccio a tutte e tutti da tutte e tutti noi.</p>



<p>Juan, Cecilia e il resto dell’equipaggio</p>



<p>Juan Matias Gil, capomissione<br>Cecilia Strada, responsabile della comunicazione.</p>
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		<title>Associazione Antigone in Palestina per la tutela dei diritti umani dei detenuti</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 07:33:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione Antigone, in questi giorni, si è recata in Palestina per un corso di formazione sul monitoraggio dei diritti umani nei centri di detenzione, una buona e riuscita collaborazione tra il Ministero della Giustizia palestinese e l&#8217;Italia (con l&#8217; Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo) nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Karama&#8221;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12227" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="637" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Visita_Palestina-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>(da www.antigone.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Ramallah, 14 Marzo 2019 &#8211; Questa settimana, una delegazione italiana del Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale e della nostra associazione ha svolto una missione in Palestina per realizzare una tre giorni di formazione rivolta ai funzionari del Ministero della Giustizia e ai suoi partner, allo scopo di presentare e trasferire best practices italiane e metodologie utilizzate nel monitoraggio dei diritti umani nei centri di privazione di libertà.</p>
<p>Questa missione si inserisce nel quadro del progetto Karama: verso un sistema rispettoso dei diritti umani e della dignità delle persone, finanziato da AICS Gerusalemme (Agenzia Italiana per la cooperazione allo Sviluppo), e ribadisce la cooperazione su questo terreno, avviata con la visita dei funzionari del Ministero della Giustizia Palestinese presso l’omologo Ministero italiano a novembre 2014, sul tema “Diritti umani e organizzazione penitenziaria”.</p>
<p>Durante le giornate di formazione, gli esperti Michele Miravalle e Susanna Marietti hanno raccontato l’esperienza della nostra associazione ed analizzato gli strumenti adottati durante il monitoraggio, sia attraverso spiegazioni teoriche che esercizi partecipati, con un approfondimento sul carcere dal punto di vista di chi lo dirige o svolge funzioni di sicurezza, affrontato dal nostro Presidente Patrizio Gonnella.</p>
<p>Il Presidente del Garante Mauro Palma e il Responsabile delle Relazioni Internazionali Alessandro Albano hanno poi contribuito alle sessioni di formazione esplorando i compiti di un’istituzione di garanzia, con particolare riferimento alla Convenzione Internazionale contro la tortura e al suo protocollo aggiuntivo, cui la Palestina ha aderito e che prevede un meccanismo universale di controllo dei luoghi di detenzione.</p>
<p>Il Presidente Palma e il Presidente Gonnella, accompagnati dal Direttore AICS Cristina Natoli, hanno incontrato il Procuratore Generale Akram Alkahteb, che ha sottolineato gli eccellenti risultati della cooperazione tra Italia e Palestina in materia di tutela dei diritti dei minori.</p>
<p>Il Ministro della Giustizia Palestinese Ali Abu Diak ha infine accolto Palma, Gonnella e Natoli, insieme al Vice Console d’Italia a Gerusalemme Luigi Mattirolo, per ringraziare del supporto italiano all’istituzione della Unità per i Diritti Umani in seno al Ministero della Giustizia. In occasione dell’incontro, il Vice Console Mattirolo ha consegnato le chiavi di una vettura, donata dal progetto AICS e necessaria alla Unità per effettuare i monitoraggi nei centri di detenzione.</p>
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		<title>Silvia e l’amore per il Kenya</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 09:11:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Tedeschi Kenya, magnifica terra dai mari cristallini. Meta turistica di moltissimi italiani e destinazione di numerosi volontari. Il Kenya è lo stato africano ad ospitare il maggior numero di villaggi turistici&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11722" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="1440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-167x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 167w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-768x1382.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-569x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 569w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Kenya, magnifica terra dai mari cristallini.</p>
<p align="JUSTIFY">Meta turistica di moltissimi italiani e destinazione di numerosi volontari.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Kenya è lo stato africano ad ospitare il maggior numero di villaggi turistici gestiti da italiani e per questo è diventato uno dei paesi-simbolo della vacanza-relax di cui la maggior parte di noi, abitanti del bel paese, ha bisogno dopo un anno di lavoro. Il turismo è la prima fonte di guadagno dello Stato e molte tutele vengono prese nei confronti di tutti i turisti europei; preservare il benessere del viaggiatore mira ad avere maggiori entrate nel paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Connesso al turismo, il Kenya è anche diventato il Paese africano per eccellenza in cui si è maggiormente sviluppato il così detto turismo della povertà, caratterizzato da uno spostamento dei turisti dai villaggi turistici ai tipici villaggi africani.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Qui a destra la capanna di Amina, che con tre figli e un marito ucciso in guerra non riesce a sopravvivere e qui avanti, alla vostra sinistra questa bellissima scuola in cui i bambini, costretti a studiare tra mura di lamiera, sono anche obbligati a ringraziarvi per il vostro &#8216;passaggio&#8217;.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Un paese forte che ha superato periodi duri e che negli ultimi anni ha assistito ad una grande crescita economica e imprenditoriale.</p>
<p align="JUSTIFY">La vicinanza con la Somalia ha, però, portato negli anni tantissimi disagi, a partire dalle flotte di rifugiati in fuga per arrivare agli al-shabab, le cellule terroristiche somale di al-qaida. La formazione islamista degli al-shabab si è sviluppata e stanziata nelle regioni del sud della Somalia e mantiene vari campi di addestramento nei pressi di Chisimaio… tutto troppo vicino ai confini kenioti.</p>
<p align="JUSTIFY">Non so cosa abbia spinto Silvia Romano a partire per il Kenya. Sono volontaria come lei e posso solo provare a spiegare cosa spinge una ragazza di 23 anni ad andare in Africa.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa porta una persona a non tener conto della presenza degli al-shabab. A partire anche in presenza di un&#8217;epidemia o ancora, a vivere in condizioni di non confort e sporcizia.</p>
<p align="JUSTIFY">Avete mai chiesto ad un prete cosa lo spinge a proseguire nella sua vocazione?<br />
No, sarebbe una domanda scomoda.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanto quanto sta divenendo scomoda la domanda di tutti quelli che in questo periodo mi chiedono: “Ma sei ancora sicura di partire dopo quello che è successo?”.<br />
Siamo stanchi, noi volontari, di essere trattati da ingenui e irresponsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sentirsi a metà, non completa, è una sensazione terribile da sopportare e che si impone nella routine di ogni giorno, provocando insoddisfazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapere di poter fare tanto, molto di più, ma non aver il coraggio e rimanere inchiodati al divano e forse ancora peggio.</p>
<p align="JUSTIFY">La curiosità, la scoperta e la voglia di star bene con se stessi.</p>
<p align="JUSTIFY">La forza enorme che nasce quando davanti ad una situazione di disagio ripeti a te stessa perché sei lì e perché vuoi vivere tutto quello.</p>
<p align="JUSTIFY">È difficile da spiegare e, dopo anni di viaggi, ancora mi risulta faticoso spiegarlo a mia madre. Spiegarle che è tutto ok, l&#8217;Africa ha aspetti positivi e negativi, come molti paesi nel mondo, e sminuire un’epidemia o una situazione di disagio fa parte della <em>vocazione</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si sottovaluta il pericolo, tutti i volontari hanno paura durante le loro missioni per i motivi più disparati ma provano anche emozioni e sensazioni così forti delle quali poi è impossibile fare a meno.</p>
<p align="JUSTIFY">Silvia non è irresponsabile, Silvia ha avuto una vocazione che tutti noi dobbiamo rispettare.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">#silvialibera</span></span></span></p>
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		<title>Il commento di MSF sulla notizia del sequestro della nave Aquarius per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti di bordo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 08:50:16 +0000</pubDate>
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<p>Il sequestro è stato richiesto dalla Procura di Catania. Il provvedimento di sequestro deriva da un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti dell’infermeria della nave.</p>
<p><strong>Rifiutiamo categoricamente queste accuse e siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito e riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria.</strong></p>
<p>La Procura sostiene che questi rifiuti dovevano essere considerati rifiuti sanitari a rischio e gestiti secondo apposite procedure, ma MSF ha sempre seguito procedure standard basate su regolari contratti con gli agenti portuali e le aziende preposte allo smaltimento dei rifiuti al porto, per questo siamo sereni e confidiamo nel corso della giustizia.</p>
<p>Da medici, è inaccettabile anche solo il sospetto di una simile ipotesi di reato: salvare vite è la nostra prima ed unica missione. <em>&#8220;Questa accusa attacca la professionalità di tutti gli operatori umanitari impegnati a controllare trasmissioni infettive in ben altri contesti come l’Ebola in Congo. <strong>La Tubercolosi e la Meningite non si trasmettono con i vestiti </strong>”</em> ha ricordato ieri in conferenza stampa Gianfranco De Maio medico MSF <strong><em>“Sono parole inaccettabili&#8221;</em></strong>. Siamo sempre molto attenti a quelli che possono rappresentare elementi di contagio o di diffusione di malattie e possiamo affermare che nessun rischio sanitario è stato mai individuato sulle navi di soccorso dall’inizio delle attività in mare, men che meno legate alla pericolosità dei rifiuti.</p>
<p>Ovviamente diamo piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane e ci auguriamo che si faccia chiarezza il prima possibile su questa ennesima, assurda accusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source=prospect&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source%3Dprospect&amp;source=gmail&amp;ust=1543048416817000&amp;usg=AFQjCNHsyM4j_wLJ6nHsIzkKrPHXY8OpJw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Clicca qui►</a></strong> per vedere la conferenza stampa.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Black out</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 06:59:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11081" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="458" height="458" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 458w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/black-out-copertina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Può un libro, attraverso un romanzo, riportarci a riflettere su quello che siamo? Unire e ricondurci verso gli altri buttando giù il muro del ‘pregiudizio’?<br />
Un black out a creare il silenzio, il buio, a ridare consapevolezza e la giusta misura per comprendere e metterci ‘nei panni degli altri’.</p>
<p>Coraggioso e appassionante, svela verità e inedite spiegazioni in una trama che sorprende e quieta, in una scoperta che pagina dopo pagina, diventa conquista personale.</p>
<p>La trama</p>
<p>Renzo è un giornalista che persegue la verità, spesso nascosta dietro inquietanti e drammatici eventi dei nostri giorni.<br />
Mary è un medico impegnato in missioni umanitarie in Paesi ad alto rischio, dove la crudeltà sembra aver preso il posto dell’umanità.<br />
Sono entrambi protagonisti di una storia avvincente e profonda, dove emerge la loro passione e l’impegno verso ‘gli altri’ che tenderà a produrre cambiamenti nelle loro vite. Sono coetanei e delusi nel vivere il loro quotidiano: relazioni familiari, lavoro, contesto sociale, senza riuscire a trarne piena soddisfazione.<br />
Sarà un “Black out” a farli incontrare inaspettatamente all’aeroporto di Fiumicino dove lui, Renzo è diretto a New York e Mary in Siria.<br />
Un viaggio dentro il viaggio, quello per raggiungere due destinazioni differenti, dove il paesaggio meraviglioso è quello della maremma. Da sfondo l’Isola d’Elba con la leggenda dell’innamorata di Capoliveri e di un filo invisibile eppure concreto che unirà passato e futuro. E sarà fondamentale un dettaglio per incontrarsi.</p>
<p>Presentato in questi giorni a San Salvo marina alla presenza degli autori, David Berti e Gaetano Insabato che per Innocenti Editore hanno realizzato questo libro con l’intento di ricondurre verso l’umano, verso la solidarietà e temi volti a superare barriere e inutili pregiudizi.<br />
Alte affinità tra i due scrittori che narrano sentimenti in modo nuovo e senza falsi miti. Il ripercorrere la fratellanza attraverso un romanzo coraggioso che tende ad appassionare raccontando la verità.</p>
<p>L’evento è stato realizzato con successo a cura dell’Associazione Speranza Hope for Children, Pres.te Gaetano Turrini, a dialogare con gli autori, Miriam Salladini e Silvia Daniele, che hanno ripercorso, fatto domande idonee e fuori dalle consuetudini fino a scavare nell’umana intenzione degli autori. Le letture sono state affidate alla voce della lettrice e attrice Raffaella Zaccagna.<span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La missione di Suor Enza in Nigeria</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2018 06:48:53 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10763" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Una donna di fede, forte e determinata.</p>
<p>Questa è suor Enza, che ha abbandonato la civiltà occidentale per trasferirsi in un’isola sperduta tra le acque del Niger.</p>
<p>Attratta dai sorrisi dei bambini e animata dalle ingiustizie della povertà nella quale è costretta la popolazione di Igbedor (isola della Nigeria), sister Enza decide di lasciare il convento nel quale vive per trasferirsi là, lontano da tutti, in un lembo di terra africana in cui nessun volontario bianco è mai sbarcato.</p>
<p>Dal suo profilo Facebook tiene aggiornati amici, parenti e curiosi o esperti di Africa che, come me, sono rimasti attratti dalle sue gesta e dalla sua interpretazione di fede che finalmente vede al primo posto l’aiuto al prossimo e la condivisione.</p>
<ol>
<li>Inizialmente il convento in cui vivevi non crebbe in te e nella stazione missionaria che volevi aprire a Igbedor, che sensazioni hai provato? Cosa ti ha spinto a partire in ogni caso?</li>
</ol>
<p>La situazione di vita comunitaria che vivevo in precedenza era completamente diversa da quella attuale ma, nonostante questo, ero molto contenta ed impegnata nel mio lavoro, nella mia consacrazione ed in tutto ciò che mi veniva richiesto.</p>
<p>Vivevo nella comunità di Onitsha dal 1996, dove ero stata inviata dalla mia congregazione come formatrice delle nuove generazioni nigeriane. L&#8217;Africa e la missione mi avevano da sempre attratta e quando i miei superiori mi chiesero di partire per la Nigeria ne fui veramente felice.</p>
<p>Fu solo nel 2005, quando feci una visita a Igbedor, che qualcosa cambiò in me in modo radicale, per la prima volta ebbi l&#8217;impatto con una realtà diversa da quella a cui ero abituata.</p>
<p>La condizione della gente, l&#8217;estrema povertà e l’abbandono di questa popolazione da parte dei governi locali e della Chiesa stessa non mi diedero più pace.</p>
<p>I bambini, le donne in gravidanza e gli anziani morivano per la mancanza di una banale terapia medica, non c’erano scuole, acqua potabile, ospedali nè corrente elettrica &#8230; in un&#8217;era che mira alla più sofisticata tecnologia tutto ciò mi sembrò assurdo.</p>
<p>Sentivo di dover fare qualcosa, anche se inizialmente non capivo e non sapevo esattamente cosa.</p>
<ol start="2">
<li>Che attività svolgi con la popolazione? Cosa sei riuscita a costruire grazie anche all’aiuto delle sorelle nigeriane che vivono con te?</li>
</ol>
<p>Insieme ad un gruppetto di giovani nigeriane che hanno deciso di spendere la loro vita al servizio di popolazioni come quelle di Igbedor, siamo riuscite a dare vita alla Emmanhel Childrenland Nursery and Primary school che oggi conta circa 400 bambini da 2 a 15 anni. Con grandissima fatica stiamo cercando di costruire una struttura in muratura che accolga i bambini e che ci permetta di formare e seguire la loro crescita mentre i genitori si trovano nei campi per lavorare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10764" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="417" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Nella struttura scolastica è stata costruita un’infermeria di primo soccorso ed una mensa per offrire a tutti un pasto al giorno ben equilibrato. Questo punto è molto importante per noi perché malattia e malnutrizione vanno a braccetto in posti come questo.</p>
<p>Infine, abbiamo dato vita ad un punto mamma dove incontriamo le donne in gravidanza e le neo mamme insegnando loro ad allattare e a prendersi cura dell&#8217;igiene personale e del bambino.</p>
<ol start="3">
<li>Igbedor è un fazzoletto di terra che in alcuni momenti dell’anno viene aggredito da forti alluvioni ed esondazioni del fiume Niger; come affronta la popolazione queste intemperie?</li>
</ol>
<p>Per via del fiume Niger e dei suoi affluenti, il villaggio di Igbedor e tutti quelli limitrofi, vivono momenti di grandi difficoltà, soprattutto durante la stagione delle piogge, quando il fiume cresce di livello. Spesso se non si fa attenzione le esondazioni distruggono un anno intero di coltivazioni agricole, che sono la sopravvivenza dell’intera popolazione.</p>
<p>Nel 2012 l&#8217;esondazione del fiume fu un vero disastro: l&#8217;intera isola venne sommersa dall&#8217;acqua che distrusse non solo il raccolto di quell&#8217;anno ma anche tantissime case di fango e paglia che vennero completamente spazzate via.</p>
<p>Il governo intervenne solo con la distribuzione di alcuni sacchetti di riso che però non bastarono per sfamare tutte le famiglie del villaggio. Fu un disastro così grande che tutt&#8217;ora ci sono famiglie che non sono riuscite a ricominciare.</p>
<ol start="4">
<li>Dici di non essere venuta ad Igbedor per convertire, ma per condividere, come vivi la tua fede in questo senso?</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Nell&#8217;isola di Igbedor esiste una chiesa cattolica ed una anglicana anche se i cattolici in realtà sono solo il 2% della popolazione dell’isola.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scopo della nostra presenza non è il proselitismo ma l&#8217;amore, non è il predicare con le parole per cercare di convincere e convertire, ma vuole essere una presenza d&#8217;amore che accompagna, ascolta, serve, si china a lavare i piedi e fasciare le ferite, capace di ascoltare e consolare cercando di far sentire le persone amate, pensate, volute ed importanti per qualcuno.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco, cosi cerco di vivere la mia fede.</p>
<ol start="5">
<li>Così come io mi sono emozionata parlando e leggendo di te, vorrei che facessi emozionare i nostri lettori, raccontando perché questo stile di vita ti ha arricchita e non impoverita come molti pensano.</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">L’amore quando è reale emoziona sempre. Quando guardiamo due giovani innamorati tenersi per mano ci emozioniamo perchè ci trasmettono con il loro gesto l&#8217;amore che fluisce e circola tra di loro.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;amore donato è un&#8217;esperienza per me così intensa che mi spinge dall&#8217;interno quasi senza che me ne accorga. Questo è il motore della mia vita, quell’energia che mi aiuta a vivere in un contesto come questo, che mi fa superare fatiche, stanchezze e difficoltà anche quando ne sento il peso.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando si dona amore non ci si impoverisce mai, piuttosto ci si arricchisce, e ci si sente pienamente riempiti.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sorriso di un bambino, il grazie di una persona, l&#8217;essere riusciti a strappare una creatura alla morte prematura causata solo dall&#8217;egoismo di molti, è qualcosa che ripaga a piene mani i tanti possibili sacrifici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insieme si puo&#8217; veramente rendere questo mondo bello e umano.</p>
<p>Per seguire Suor Enza o per donazioni visitate la pagina Facebook <strong>Emmanuel Family.</strong></p>
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		<title>“Themis” di Frontex &#8211; Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera, e questioni riguardanti i diritti fondamentali.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/05/themis-di-frontex-agenzia-europea-della-guardia-di-frontiera-e-costiera-e-questioni-riguardanti-i-diritti-fondamentali/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 07:49:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Dal prossimo primo febbraio Frontex lancia una nuova operazione per il soccorso di migranti &#8220;per assistere l&#8217;Italia nelle attività di controllo dei confini&#8221;. Themis, che ha un focus rafforzato sulle forze dell&#8217;ordine, sostituisce&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Dal prossimo primo febbraio Frontex lancia una nuova operazione per il soccorso di migranti &#8220;per assistere l&#8217;Italia nelle attività di controllo dei confini&#8221;. Themis, che ha un focus rafforzato sulle forze dell&#8217;ordine, sostituisce l&#8217;operazione Triton lanciata nel 2014. L&#8217;area in cui è operativa, si legge in una nota, interessa il mar Mediterraneo centrale, &#8220;dalle acque che coprono i flussi da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania&#8221;.</p>
<p>I migranti dovranno essere portati nel porto più vicino al punto di soccorso. L&#8217;auspicio dell&#8217;Italia è infatti che la nuova missione possa dare finalmente applicazione alla legge del mare stabilita dalla convenzione di Amburgo. Due, inoltre, saranno le nuove aree di pattugliamento individuate nel Mediterraneo: una ad est, da Turchia, Grecia e Albania; una ad ovest da Tunisia e Algeria. E la linea di pattugliamento sarà posta al limite delle 24 miglia dalle coste italiane.</p>
<p>Il Viminale esprime soddisfazione e parlino di Themis come di &#8220;un esempio particolarmente significativo di effettiva solidarietà e cooperazione&#8221; tra Stati membri e agenzie europee. Sottolineando che la missione contribuirà &#8220;in maniera concreta&#8221; a fronteggiare l&#8217;immigrazione clandestina ma, soprattutto, a contrastare le attività criminali e i tentativi dei terroristi di raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10485" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="299" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>L’eurodeputata Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della riunione <em>della Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo dedicata alla presentazione dell&#8217;operazione congiunta </em></p>
<p><em>Presenti in aula Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex, e Inmaculada Arnaez Fernandez, responsabile dei diritti fondamentali di Frontex.</em></p>
<p><em>Di seguito l’intervento:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ringrazio il dottor Leggeri e in particolare la dottoressa Fernandez per il lavoro che svolge. Alla dottoressa Fernandez vorrei chiedere se ha l’impressione di avere risorse e staff adeguati al grande lavoro che sta facendo.</p>
<p>Ho poi alcune domande per il dottor Leggeri, sulla Libia e sull’operazione Themis che fa seguito all’operazione Triton.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da quanto mi risulta, la zona SAR libica non esiste. Si tratta di un’affermazione confermata in maniera ufficiale dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO). I requisiti richiesti per il <em>search and rescue</em> non sono stati soddisfatti e la Libia si è dunque ritirata dalla zona SAR. Questo pone un problema di non poco conto, perché la zona SAR era stata istituita principalmente per depotenziare l’attività delle Ong, e affidare ai libici un controllo che non erano in grado di esercitare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda domanda, già avanzata dalla collega Roberta Metsola, riguarda le regole relative agli sbarchi: si tratta di sbarchi in luoghi sicuri, in <em>places of safety</em>, secondo la Convenzione SAR, oppure di sbarchi in “luoghi più vicini”? Fa una grande differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine vorrei una spiegazione sugli elementi di discontinuità dell’operazione Themis rispetto all’operazione Triton. In Triton, l’area operativa era di 35 miglia, poi fu eccezionalmente estesa nel 2015. Adesso, con Themis, siamo alle 24 miglia. Quello che mi domando, e le domando, è: quando mai arriverà un gommone – perché ormai non esistono più le barche – fino alle 24 miglia dove inizia l’area di responsabilità italiana, visto che questi gommoni affondano ben prima?»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Domanda supplementare</em></p>
<p>«Mi rivolgo ancora una volta al direttore Leggeri. Forse non ho ben colto tutte le sue risposte. Vorrei sapere se conferma che la zona SAR libica non esiste, visto che nella sua presentazione iniziale ha dato invece per scontata la sua esistenza».</p>
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		<title>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI: COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 09:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI Giovedì 23 novembre, ore 19.00 Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO) COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE Titolo del libro: Morire&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><b>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</b></p>
<p align="CENTER">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Giovedì 23 novembre, ore 19.00</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/9788815271273_0_0_300_75-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9752" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/9788815271273_0_0_300_75-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="188" height="300" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><b>COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE</b></span></p>
<p>Titolo del libro: Morire di pace. L&#8217;eccidio dei Kindu nell&#8217;ex Congo belga</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Nel novembre 1961 tredici militari italiani vennero trucidati a Kindu, in Congo, dove contribuivano alla prima missione di pace decisa dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per arginare la guerra civile scoppiata dopo la proclamazione dell&#8217;indipendenza dal Belgio. L&#8217;efferatezza del crimine, di una ferocia incontrollata e seguito da un lugubre accanimento sui corpi delle vittime, suscitò nella società italiana &#8211; immersa nel processo di trasformazione indotto dal boom economico &#8211; reazioni e sentimenti molto contrastanti, dando origine a interrogativi di vario genere. Alcuni riguardavano la natura stessa della missione di pace (espressione del tutto nuova all&#8217;epoca) e i motivi per cui l&#8217;Italia vi era stata coinvolta. Altri incrociavano dimensioni differenti: la rappresentazione dell&#8217;altro e gli stereotipi contrapposti relativi all&#8217;Africa; la definizione di vecchi e nuovi rituali collettivi di elaborazione del dolore e del lutto; lo sviluppo di un nuovo linguaggio politico e retorico nelle aule del parlamento e nelle piazze; infine, il ruolo della comunicazione mediatica e, in particolare, di quella televisiva. In questo libro Amoreno Martellini interpreta il massacro di Kindu e le reazioni che ne derivarono avvalendosi delle chiavi di lettura fornite dalla storiografia più recente e collocandolo su uno sfondo politico di ampia portata: la guerra fredda &#8211; il muro di Berlino era stato da poco eretto &#8211; e la transizione dell&#8217;Italia verso il governo del centro sinistra.</p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Ospiti: Denis Nunga Lodi (avvocato), Ilaria Rudisi (giurista), Paolo Giacobazzi (volontario con varie Ong), Veronica Tedeschi (giurista e moderatrice)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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		<title>Rapporto sulla missione LIBE in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 08:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barbara Spinelli è intervenuta sul punto in agenda della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) riguardo a due specifici punti in agenda, in qualità di partecipante alla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta sul punto in agenda della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) riguardo a due specifici punti in agenda, in qualità di partecipante alla missione LIBE in Italia del 18-21 aprile 2017:</p>
<p></em></p>
<blockquote>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div><i>&#8211; Questione dei profughi/migranti in Italia: situazione e futuri scenari.Scambio di opinioni con Domenico Manzione, sottosegretario di Stato, ministero dell&#8217;Interno.</i></div>
</div>
</div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div><i>&#8211; Missione della commissione LIBE in Italia su migrazione e asilo, 18-21 aprile 2017. Presentazione di un progetto di resoconto di missione</i></div>
</div>
</div>
</blockquote>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="603" height="483" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 603w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a></div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div dir="ltr"></div>
</div>
</div>
<div>
<div class="m_5713403192523690748gmail_signature">
<div dir="ltr">&#8220;Ringrazio il dottor Manzione per la presentazione e soprattutto per le considerazioni critiche che ha fatto a conclusione del suo intervento sulla &#8220;solidarietà flessibile&#8221; – un vero ossimoro – sulle procedure spesso complicate di accoglienza e sul sistema Dublino. Ringrazio anche il segretariato Libe per l’eccellente rapporto sulla nostra missione in Italia.</p>
<p>Affronterò alcuni punti specifici:</p>
<p>Della questione delle Ong si è parlato molto, durante la missione in Italia, non solo con il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ma con le Ong stesse. Vorrei evitare che si guardasse all’operato delle Ong alla stregua di attività che possono creare un &#8220;canale umanitario improprio&#8221;, come ha appena detto il dottor Manzione, perché in tal modo si finisce con l&#8217;introdurre, in modo a mio avviso pericoloso, l’idea che esita un nuovo concetto lecito, in Italia e nell’Unione, che potrebbe chiamarsi “search and rescue illegale”: una contraddizione in termini, perché il search and rescue è legale in sé, per definizione. Come accade per il concetto di “solidarietà flessibile”, i due termini non vanno bene insieme. In realtà non ci sono al momento che insinuazioni sulle Ong, vedremo i risultati delle inchieste, ma finora non esiste alcuna prova, come dichiarato dalla stessa Guardia di finanza. Chiedo un po’ di chiarezza in proposito: non vorrei che si parlasse di mafia in assenza di prove, anche se i procuratori in questione hanno una grande esperienza nell’antimafia.</p></div>
<div dir="ltr">
Un altro punto importante di cui si è discusso nel corso della missione è la nuova legge italiana sul contrasto all’immigrazione irregolare e l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, la cosiddetta legge Minniti. La collega Barbara Kudrycka (PPE, Polonia, co-leader della missione) ha detto cose giustissime su questo. In effetti ci sono molti dubbi sulla correttezza costituzionale di questa legge, sia per l’esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice, sostituito dalle videoregistrazioni dei colloqui, sia per l’abolizione del secondo grado di giudizio, che compromette gravemente, stando al parere di molti costituzionalisti, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Si è invece discusso in maniera molto positiva, anche con le Ong italiane, della legge Zampa, che riguarda i minori non accompagnati. Significativamente, la legge è stata elaborata con una grande cooperazione delle Ong, giungendo a un ottimo testo.</div>
<div dir="ltr">
Il terzo punto che vorrei affrontare sono gli accordi bilaterali tra Italia e Libia, spesso lodati anche in questo Parlamento. Vorrei farmi portavoce di quanto ho ascoltato in Italia dalle Ong e dai rappresentanti dell’Unhcr, che hanno sottolineato la natura di push factor ormai assunta dalla Libia. Parliamo di un Paese non più soltanto di transito per migranti e profughi, ma di un Paese dal quale la gente fugge perché non esiste più come Stato, e che non tiene in alcun conto i diritti umani, al punto da creare campi che da più parti sono stati definiti “campi di concentramento”.</div>
<div dir="ltr">
Ricordo al dottor Manzione che quella degli accordi con la Libia è una vecchia storia, e che la Corte di Strasburgo ha già condannato una volta l’Italia, nel caso Hirsi, per il respingimento di migranti e rifugiati verso la Libia, nel 2009. Erano respingimenti collettivi vietati dalla Convenzione di Ginevra, e attuati dopo l’accordo tra Berlusconi e Gheddafi: una politica italiana che rischia di ripetersi.</div>
<div dir="ltr">
Il quarto punto riguarda gli hotspot, dove l’identificazione di migranti e profughi è effettivamente arrivata quasi al cento per cento. Tuttavia, secondo un rapporto di Amnesty International, il prelievo delle impronte digitali avviene spesso con l’uso della violenza. Le autorità italiane lo hanno negato, ma le accuse contenute nel rapporto di Amnesty non possono essere ignorate.</div>
<div dir="ltr">
Vorrei concludere parlando della ricollocazione, sulla cui effettività si devono dire tutte le cose negative che ben conosciamo, ma a mio parere essa è in se stessa ingannevole se non si riforma il regolamento di Dublino. Riporto solo un dato: nel 2015-2016, in Italia ci sono stati 5.049 “trasferimenti Dublino”, ovvero migranti arrivati in Italia, andati in altri Paesi dell&#8217;Unione e ritrasferiti in Italia, e 3.936 ricollocamenti dall’Italia verso altri Stati membri. Questo significa che il numero delle persone rimandate in Italia è più alto di quello delle persone trasferite dall’Italia. Per questo affermo che, se non si riforma Dublino, la stessa ricollocazione rischia di essere un inganno. Vorrei sapere cosa il governo italiano si proponga di fare a riguardo, e se intenda veramente porre la questione Dublino, fino a giungere al veto nel Consiglio. Grazie&#8221;.</div>
</div>
</div>
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		<title>SOS Mediterranee : i sommersi e i salvati</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 14:06:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5694" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5694" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (277)" width="810" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-300x186.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-768x476.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></b></p>
<p>Arriva anche in Italia “SOS Mediterranee”, associazione umanitaria indipendente, per il soccorso in mare. Nata in Germania nel 2015 per impulso di un ex ammiraglio di marina, Klaus Vogel e in collaborazione con Medecins du monde, l’associazione ha l’obiettivo di mettere in mare una nave che possa affiancare le operazioni di soccorso e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.</p>
<p>SOS MEDITERRANEE ha infatti l’obiettivo di salvare vite umane attraverso operazioni di salvataggio di imbarcazioni in pericolo; attraverso cure e interventi d’urgenza a bordo, attraverso l’ascolto e il sostegno medico-psichiatrico e infine attraverso l’accompagnamento verso strutture di informazione e di assistenza dei migranti sul territorio europeo.</p>
<p>L’iniziativa si è prima diffusa in Francia, attraverso la creazione di SOS Mediteranneè France, che ha lanciato con successo un’operazione di crowd-funding per affittare la nave, l’Aquarius – una nave guardapesca di 77 metri che può ospitare fino a 500 persone- con l’obiettivo finale di riscattarla.</p>
<p>COSPE è tra i soci fondatori di Sos Mediterranée Italia che si è costituita lo scorso 19 febbraio a Palermo, e svolgerà un ruolo di punto di riferimento per l’associazionismo italiano e di sostegno a campagne di informazione e comunicazione.</p>
<p>Il 23 febbraio Aquarius è arrivata a Palermo e da allora ha cominciato le sue ricognizioni nel mare al largo della Libia per compiere la sua missione umanitaria di salvataggio di centinaia di naufraghi, migranti in fuga sui barconi salpati dalle coste del nord Africa.</p>
<p>Da allora sono circa 200 le persone tratte in salvo. L’equipaggio della nave e l’associazione SOS Mediterranee ha deciso, in vista del periodo di primavera / estate in cui solitamente sono molte imbarcazioni che tentano la sorte verso le coste italiane, di prorogare il periodo in mare, inizialmente previsto di soli tre mesi, fino alla fine dell’anno.</p>
<p>Per fare questo SOS mediterranee ha lanciato un’altra campagna di crowdfunding: Aquarius per continuare le sue operazioni ha bisogno di 11mila euro al giorno!</p>
<p><span style="color: #0563c1;"><u><a href="http://sosmediterranee.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://sosmediterranee.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>APRITE e LEGGETE QUESTO LINK IMPORTANTE: <a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/1542961d1266a48a?projector=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/1542961d1266a48a?projector=1&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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