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	<title>modernità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“LibriLiberi”. Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2020 08:33:40 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/11/14/libriliberi-disegnavo-pappagalli-verdi-alla-fermata-del-metro-la-storia-di-ahmed-malis/">“LibriLiberi”. Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Non è un romanzo, è qualcosa di più, di diverso. Si tratta di una storia, quella vera di Ahmed Malis, un ragazzo di nuova generazione che vive con la sua famiglia nel quartiere Giambellino a Milano, raccontata tra Letteratura e diario, attraverso le voci di Ahmed, dei suoi parenti, dei suoi amici.</p>



<p>E&#8217; l&#8217;ultimo libro della brava Nicoletta Bortolotti &#8211; già autrice di opere narrative di successo come “Chiamami sottovoce” da cui è stato tratto un docufilm per Rai3 &#8211; dal titolo <em>Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis</em>, per Giunti.</p>



<p>Ahmed, in fondo, è ancora “un bambino di diciannove anni”, cresciuto in mezzo alla strada, sulle panchine della periferia cittadina (Gianbellino, Corvetto, Lorenteggio), dove i giovani sono spesso emarginati, annichiliti dalla noia, dalla mancanza di Futuro ed esprimono il loro tedio e la loro rabbia tra una fumata di erba e graffiti colorati. Quel bambino, cresciuto in fretta, parlava l&#8217;arabo perchè è di origine egiziana e ha un talento per il disegno: la matita riprende l&#8217;ambiente circostante e lo rende migliore, come in un film, come in un sogno perchè tanti sono i sogni e le aspettative di Mariam, di Isko il filippino, di Islam, di Amina, ma anche di Sara la “ragazza-nebbia”: i giovani traditi, in parte, dagli adulti poco presenti, indaffarati a tirare avanti la famiglia, grigi come i palazzi, spenti, mentre loro, le ragazze e i ragazzi, tentano di riconcorrere il Domani al ritmo di un futuro incerto, claudicante: rap e hip hop fanno da sottofondo alla quotidianità piena di parole, di strani gesti, di un codice tutto loro per comprendere il disagio, per esprimerlo, per rimbalzarselo addosso come una palla. Trip, killare, meme, habibi, drum: termini arabi e slang che costituiscono un linguaggio segreto, espressionista, proprio della strada e poi quello più poetico dell&#8217;autrice che, con grande delicatezza commenta ciò che si limita ad ascoltare e a registrare sulla pagina, in un connubio lirico e crudo che fa commuovere.</p>



<p>E&#8217; vero che quella vita a disegnare, a vagare, a parlare può essere vuota di senso, ma si può riempire con piccole azioni illegali e grandi gesti di affetto e solidarietà: un inizio per rimanere attaccati all&#8217;umanità come una tellina allo scoglio. E di umanità, nei quartieri in cui Ahmed ci accompagna, ce n&#8217;è davvero tanta. Il cinico senzatetto e il suo cagnolino ne sono un esempio e ricordano la dolce malinconia di <em>Umberto D. </em>di Vittorio De Sica. Il titolo del libro ricorda quello di un altro film: <em>Pomodori verdi fritti alla fermata del treno</em>, del 1991, in cui un coro di personaggi, nel Sud degli Stati Uniti negli anni&#8217;30, cerca di adattarsi ai cambiamenti portati dallla Modernità. Di cosa si nutre la nostra Post-Modernità? Di connessioni virtuali, di mancanza di tutele per le categorie umili, di poca inclusione per gli stranieri, di disinteresse verso quelli che saranno i nuovi attori della cittadinanza. “I tuoi disegni fanno cagare”, dice qualcuno ad Ahmed: ma per lui questa frase è uno stimolo, invece, per migliorarsi sia come artista sia come Uomo perchè lui sa, adesso sa, che “l&#8217; essenza dell&#8217;Arte, più che nel creare, sta nel trasformare”. E un tratto, un segno sono l&#8217;inizio di un cambiamento economico, sociale e interiore&#8230;Come nel sapere regalare una rosa finta, ma pur sempre una rosa.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Gauguin, Matisse e Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 09:48:51 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mai come in questo momento storico l&#8217;umanità necessita della forza simbolica della Pasqua, di una Resurrezione. Stiamo vivendo una quaresima laica e religiosa, immersi in un silenzio surreale che potremmo prendere come occasione per una riflessione profonda sul senso della Vita.  </p>



<p>Per la rubrica &#8220;Art(e)Attualità&#8221; vi proponiamo, quindi, una mostra che sarebbe allestita fino al 17 maggio 2020 presso il Museo Diocesano di Milano, dal titolo <em>Gauguin Matisse Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese. Dai Musei Vaticani.</em> </p>



<p>Nel passaggio tra XIX e XX secolo e nel superamento di due guerre mondiali e dell&#8217;Olocausto, le culture e le arti, in Francia, ravvivano il dibattito tra Arte e Fede, non disgiunte dall&#8217;attualità. Papa Montini (Paolo VI), tra il 1964 e il &#8217;65, lancia un appello agli artisti affinchè, con la loro variegata creatività e attenta riflessione, ricerchino la Verità. L&#8217;epoca presa in considerazione impone un&#8217;analisi riguardante la modernità che si può (e si deve) traslare anche verso la nostra contemporaneità: l&#8217;Etica, il dolore, la Rinascita sono tutti temi che ci riguardano molto da vicino. </p>



<p>Gli artisti in mostra (Matisse, Gauguin, Rodin, Denis, Rouault e altri), con stili, linguaggi e tecniche differenti, tentano di dare una risposta, anche tramite la sperimentazione, alle domande profonde che legano l&#8217;Uomo all&#8217;Assoluto, trascendendo il particolare in favore di un significato più alto del nostro passaggio in Terra.</p>



<p><strong>&#8220;Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso he resiste all&#8217;usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell&#8217;ammirazione. E ciò grazie alle vostre mani&#8221;. </strong>(Messaggio agli artisti, Paolo VI. Dal catalogo della mostra a cura di Micol Forti e Nadia Righi).</p>



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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ccccrrrrrrrrr-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ccccrrrrrrrrr-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ccccrrrrrrrrr-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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		<title>Artisti contemporanei dal Pakistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2018 07:54:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Italian Friends of The Citizens Foundation e Museo Diocesano Carlo Maria Martini presentano la mostra ART for EDUCATION: Artisti Contemporanei dal Pakistan a cura di Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo 17 ottobre &#8211;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/9-BF-Faiza-BUTT-_A-dystopain-fantasy_-4ftx5ft-marbling-inks-and-acrylics-on-paper-Faiza-Butt-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11455" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/9-BF-Faiza-BUTT-_A-dystopain-fantasy_-4ftx5ft-marbling-inks-and-acrylics-on-paper-Faiza-Butt-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="588" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/9-BF-Faiza-BUTT-_A-dystopain-fantasy_-4ftx5ft-marbling-inks-and-acrylics-on-paper-Faiza-Butt-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 588w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/9-BF-Faiza-BUTT-_A-dystopain-fantasy_-4ftx5ft-marbling-inks-and-acrylics-on-paper-Faiza-Butt-2018-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 588px) 100vw, 588px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><i><b>Italian Friends of </b></i></span></span></span></span><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>The Citizens Foundation</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>e </b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Museo Diocesano Carlo Maria Martini</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US">presentano la mostra </span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><i><b>ART for EDUCATION:</b></i></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><i><b>Artisti Contemporanei dal Pakistan</b></i></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>a cura di Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>17 ottobre &#8211; 25 novembre 2018</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Museo Diocesano Carlo Maria Martini</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Milano</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #be0004;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: large;"><b>INAUGURAZIONE 16 OTTOBRE 2018 ORE 18.30</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">La Onlus Italian Friends of The Citizens Foundation TCF e il Museo Diocesano Carlo Maria Martini presentano Art for Education: Artisti Contemporanei dal Pakistan, la prima mostra collettiva di arte contemporanea pakistana in Italia, ospitata dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano e nata per sostenere, attraverso il linguaggio universale dell’arte, The Citizens Foundation, l’organizzazione pakistana non governativa, laica e senza scopo di lucro che dal 1995 promuove l’istruzione femminile di qualità in Pakistan.</p>
<p align="JUSTIFY">La mostra organizzata in partnership con il Museo Diocesano Carlo Maria Martini, è curata da Salima Hashmi, artista, critica e intellettuale tra le personalità più influenti in Pakistan, e da Rosa Maria Falvo, critica, curatrice e scrittrice italo-australiana. In mostra 60 artisti pakistani &#8211; tra nomi affermati e conosciuti a livello internazionale e artisti emergenti, selezionati attraverso un concorso indetto da Italian Friends of TCF lo scorso anno. Molti di questi artisti conoscono e sostengono The Citizens Foundation da tempo e proprio per questo ognuno di loro ha deciso di donare la propria opera in occasione della mostra, con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore della ONG pakistana.</p>
<p align="JUSTIFY">Tema cardine del progetto è quello da cui prende il titolo la mostra stessa, Art for Education: l’istruzione infatti è il motore che muove l’attività di The Citizens Foundation, ma rappresenta anche un valore universale di crescita individuale e collettiva. Istruzione e creazione artistica riflettono il sostrato culturale del Pakistan e sono da sempre strettamente connessi. Molti degli stessi artisti presenti in mostra infatti, sono o sono stati docenti, diventando dei veri e propri mentor per i loro studenti anche al di fuori delle aule universitarie, a dimostrazione che l’arte può riflettere esigenze e critiche della società e farsene portavoce.</p>
<p align="JUSTIFY">In occasione dell’apertura della mostra, il 17 ottobre alle 18.30 presso il Museo Diocesano, le curatrici Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo terranno un dialogo sull’arte pakistana contemporanea. A completare l’approfondimento sulla mostra, un incontro il giorno 20 novembre alle 18.30 presso il Museo Diocesano farà un focus su “Le donne del Pakistan: contesto, espressioni, trasformazioni” con le esperte Elisa Giunchi (Università degli Studi di Milano) e Anna Vanzan (Università degli Studi di Milano e di Pavia).</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1-AH-Hamra-Abbas...jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11456" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1-AH-Hamra-Abbas...jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="428" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1-AH-Hamra-Abbas...jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 428w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1-AH-Hamra-Abbas..-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Gli artisti pakistani esposti in mostra affrontano temi dibattuti e comuni al sentire contemporaneo attraverso il loro particolare punto di vista e la sensibilità di chi sperimenta ogni giorno cosa significa vivere in Pakistan. A differenza di come l’opinione dominante dipinge il paese, il Pakistan è interessato da un grande fermento culturale e artistico che convive con una storia contraddittoria e gravosa fatta di divisioni, dittatura e di quel “sogno musulmano” che ha trasformato la capitale industriale Karachi in una delle metropoli più multietniche e popolose del pianeta con i suoi 23,5 mln di abitanti.</p>
<p align="JUSTIFY">Salima Hashmi ci restituisce una fotografia precisa e stimolante dell’arte pakistana oggi affermando: “It’s odd that the worse things are, the better art becomes” (È strano come più le cose peggiorino, migliore diventi l’arte). L’arte pakistana ha a che fare strettamente con la libertà artistica e individuale e con la possibilità di esprimersi pur in condizioni non sempre favorevoli al libero pensiero. È un’arte sussurrata e raffinata, fortemente simbolica ed evocativa che rispecchia e sottintende le incoerenze della società attuale. Allo stesso tempo è rivoluzionaria perché sa parlare sottovoce ma in maniera potente, proiettandosi oltre i propri confini, conservando idealismo, passione e celebrando le tradizioni della sua terra.</p>
<p align="JUSTIFY">Non è un caso infatti che nelle scuole e università d’arte si insegnino ancora le tecniche artistiche tradizionali come la miniatura, il ricamo, la tessitura, la calligrafia; come non è un caso il fatto che anche gli artisti delle nuove generazioni attingano a piene mani da esse. Nello studiare e apprendere dalla storia più o meno recente si evidenzia ancora una volta il tema di Art for Education e la volontà di non cancellare il passato, bensì di usarlo come stimolo per cambiare la società in meglio. Un atto di coraggio e responsabilità che permette agli artisti di affrontare temi come la povertà, l’ingiustizia, l’Islam, il ruolo della donna, l’identità di genere, l’amore, l’urbanizzazione. Attraverso l’uso raffinato della tecnica creano manufatti affascinanti dal punto di vista estetico, ma che contemporaneamente celano argomenti difficili da affrontare e a volte tabù.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/44-Rashid-RANA-War-Within-VI-C-print-DIASEC-201617-5-Panels-40-x-30-cm-each-1-Panel-38.57-x-30-cm-DETAILS.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11457" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/44-Rashid-RANA-War-Within-VI-C-print-DIASEC-201617-5-Panels-40-x-30-cm-each-1-Panel-38.57-x-30-cm-DETAILS.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/44-Rashid-RANA-War-Within-VI-C-print-DIASEC-201617-5-Panels-40-x-30-cm-each-1-Panel-38.57-x-30-cm-DETAILS.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/44-Rashid-RANA-War-Within-VI-C-print-DIASEC-201617-5-Panels-40-x-30-cm-each-1-Panel-38.57-x-30-cm-DETAILS-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Faiza Butt, una delle artiste presenti in mostra con l’opera A Dystopian Fantasy, afferma che la bellezza delle sue opere porta il visitatore ad avvicinarsi ad esse per scoprirne il significato più profondo legato all’identità di genere, all’infanzia e alla società in cui vive. L’artista utilizza la tecnica del puntinismo mutuata dalla miniatura Moghul applicandola alle fotografie trovate su giornali e riviste e ai pixel di cui sono fatte. Un’operazione simile è quella che compie Rashid Rana, uno degli artisti pakistani più noti al grande pubblico, con War Within VI: partendo da un’opera iconica del neoclassicismo di Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, crea un effetto di straniamento tra la visione da lontano e quella ravvicinata, affrontando in realtà il tema del nazionalismo e i suoi esiti violenti. Allo stesso modo Imran Qureshi, artista affermatissimo che ha frequentato e ora insegna miniatura al National College of Arts di Lahore, propone nelle sue tele estremamente eleganti dal punto di vista pittorico i temi della morte e della vita, della tragedia e della speranza.</p>
<p align="JUSTIFY">La maggior parte degli artisti esposti in mostra sono donne e questo non è un caso, ma un aspetto legato alla tradizione e alla storia pakistana: nell’antichità l’artigianato era un’attività praticata a casa prevalentemente dalle donne, e persino in tempi recenti per una donna era molto più facile frequentare la scuola d’arte piuttosto che l’università. Oggi essere artista e donna in Pakistan è un valore aggiunto di cui abbiamo molti esempi, primo fra tutti quello di Adeela Suleman, artista, direttrice del dipartimento di Belle Arti presso la Indus Valley School di arte e architettura a Karachi, e co-fondatore e direttrice di VASL Associazione Artisti del Pakistan. Nelle sue sculture e istallazioni dense di significati allegorici, l’artista lavora proprio sul confine tra bellezza naturale, violenza e caos, sublimando le paure terrene attraverso l’arte. Mutuare la tradizione artistica non solo pakistana ma anche occidentale, combinandola con temi di attualità, è la strada che perseguono anche altre artiste come Aisha Khalid, Hamra Abbas e Nusra Latif Qureshi; quest’ultima nell’opera esposta in mostra lavora sull’interpretazione selettiva dei testi religiosi applicata alle donne, mostrando come la stessa parola che educa e libera può diventare uno strumento di soppressione nelle mani sbagliate. O ancora Naiza Khan che, come molti altri artisti contemporanei, riflette sul tema dell’urbanizzazione e della rovina, chiedendosi come re-immaginare la socialità in mezzo alla violenza quotidiana della globalizzazione postcoloniale.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche gli artisti emergenti dimostrano di conoscere bene la storia del proprio Paese e le tecniche artistiche del passato, e di saperle traslare nell’attualità proponendo spunti di riflessioni universali e fortemente contemporanei: dall’opera intimistica di Rehana Mangi a Mahbub Jokhio, che lavora sui concetti di vedere, leggere, percepire e interpretare utilizzando il corano e una poesia del poeta Sindhi sufi Shah Latif; a Sana Obaid che attraverso la wasli paper, una particolare carta realizzata a mano per le miniature, ci regala un’immagine lieve e allo stesso tempo scioccante; a Seema Nusrat e alle sue barricate, arrivando fino a Imran Mudassar che, raffigurando uno studente (Talib-i Ilm) delle Madrassa e attraverso i motivi floreali ripresi dai tradizionali modelli di design islamico, stigmatizza la possessività dei dogmi religiosi che questi individui incarnano per tutta la vita. E ancora Asif Khan costruisce nuove narrazioni utilizzando frame da un documentario sulla partizione del Pakistan dall’India; sulla stessa storia, intrecciata con vicende personali e drammatiche, lavora Shakila Haider, mentre Ayesha Durrani indaga il concetto di &#8220;bellezza femminile&#8221; e la sua rappresentazione guardando sempre alla miniatura.</p>
<p align="JUSTIFY">La mostra Art for Education: Artisti Contemporanei dal Pakistan, il cui progetto di allestimento è stato realizzato dall’architetto Natasha Calandrino Van Kleef, nasce dalla volontà condivisa di Italian Friends of TCF, delle curatrici e degli artisti coinvolti di supportare, attraverso l’arte, l’attività di The Citizens Foundation, ma non solo: l’obiettivo della mostra è quello di contribuire alla conoscenza del Pakistan in Italia, instaurando un dialogo interculturale e una riflessione sul ruolo e l’importanza dell’educazione nell&#8217;arte e dell&#8217;arte nell&#8217;educazione.</p>
<p><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>____________________________</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>The Citizens Foundation &#8211; TCF </b></i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">L’organizzazione laica e non-profit TCF ha senza dubbio concretizzato un cambiamento positivo per la società pakistana attraverso l’istruzione di qualità per i più bisognosi, puntando in particolare sull’educazione femminile. Il programma curriculare di TCF è molto moderno, si basa su testi pubblicati dalla Oxford University Press, costantemente rivisti e attualizzati. L’insegnamento della lingua inglese è introdotto a partire dalla Class I (anni 5), molto in anticipo rispetto alle scuole statali. TCF ha di recente avviato il Vocational Training Program per insegnare un mestiere alle donne che vivono in condizione di estrema indigenza nei villaggi in cui sorgono le scuole di TCF: corsi di progettazione sartoriale, cucito, ricamo ed estetica, destinati sia alle ex allieve, sia alle donne delle comunità in cui TCF opera. La fondazione ha ricevuto negli anni diversi riconoscimenti internazionali, tra i quali Skoll Award for Social Entrepreneurship e il premio Schwab Foundation Social Entrepreneur of the Year conferito a TCF durante il World Economic Forum a Davos nel 2016, e il più recente, il premio Confucio conferito nel 2017 dall’UNESCO per il programma Aagahi, di alfabetizzazione delle donne adulte nelle aree rurali e negli slum urbani.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_30j0zll1"></a><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Italian Friends of The Citizens Foundation &#8211; IFTCF</b></i></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">, attiva dal 2010, è una Onlus registrata nel 2013 con sede a Milano. Organizza iniziative culturali e di fundraising a favore dell’istruzione femminile in Pakistan e dei progetti educativi di TCF. In particolare, IFTCF realizza mostre, pubblicazioni di libri ed eventi per raccogliere fondi necessari a questo importante progetto e per favorire la conoscenza e la diffusione della cultura e dell’arte pakistana in Italia. Negli anni ha collaborato con Corriere della Sera, ISPI, We|Women for Expo e Fondazione Bracco. L’intero ricavato dalla vendita delle opere d’arte della mostra sarà devoluto alle scuole TCF per coprire i costi relativi alle uniformi scolastiche, al trasporto in autobus delle insegnanti, ai corsi di aggiornamento, agli emolumenti per le docenti e personale ausiliario, alla manutenzione delle infrastrutture scolastiche.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Salima Hashmi</b></i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">, artista e pittrice,</span></span></span><b> </b><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">è una delle più influenti e rispettate curatrici d’arte in Pakistan. Figlia del poeta nazionale pakistano Faiz Ahmed Faiz e della giornalista e attivista inglese Alys Faiz, Salima nasce a New Delhi nel 1942 in un contesto familiare con forte coscienza politica e grande impegno per i diritti civili. Il padre, poeta urdu e marxista, imprigionato varie volte per le sue opinioni politiche, lascia l’India dopo la spartizione del 1947 e la famiglia si installa a Lahore. Dopo aver terminato gli studi di design al National College of Arts (NCA) di Lahore, Salima continua la sua formazione in Gran Bretagna alla Bath Academy of Arts di Corsham dove si laurea nel 1965 in Art Education e si perfeziona alla Rhode Island School of Design negli Stati Uniti. Dal 1970 Salima insegna alla facoltà d’arte del National College of Arts di Lahore e ne diventa preside dal 1995 al 1999. Durante i 30 anni dedicati all’insegnamento, Salima diventa un punto di riferimento per i suoi allievi, contribuendo a forgiare una nuova generazione di artisti. Attualmente insegna alla School of Visual Arts, nella nuova sede della Beaconhouse National University di Lahore. Salima Hashmi è curatrice di importanti mostre di arte contemporanea in Pakistan e in tutto il mondo (India, Giappone, Europa, Stati Uniti e Australia). Nel 2003 pubblica </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Unveiling the Visible: Lives and Works of Women Artists of Pakistan, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">libro che esamina la vita e le opere di 50 pittrici pakistane attive dall’indipendenza. Nel 2007 è co-autrice di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Memory, Metaphor, Mutations: Contemporary Art of India and Pakistan </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">pubblicato dalla Oxford University Press, libro che ripercorre i forti legami e l’evoluzione artistica tra i due paesi. Nel 2009 Salima organizza all’Asia Society Museum di New York la prima mostra d’arte pakistana contemporanea negli Stati Uniti: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Hanging Fire: Contemporary Art From Pakistan</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">. In parallelo Salima afferma la sua vocazione di scouting e nel 1981 fonda la galleria Rohtas a Islamabad e nel 2001 Rohtas-2 a Lahore, dove tuttora espone e sostiene artisti emergenti. Nel 2014 pubblica per la Penguin Books India </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i>The Eye Still Seeks Pakistani Contemporary Art, </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">una visione d’insieme dei movimenti artistici pakistani, considerati fra i più rilevanti dell’Asia del Sud. Il suo impegno civile è costante: membro</span></span></span><i> </i><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">della Human Rights Commission del Pakistan, nel 1999 è stata premiata dal governo pakistano con il Pride of Performance for Art Education. Nel 2011 l’Australian Council of Art and Design Schools (ACUADS) l’ha nominata membro internazionale per il suo impegno nell’educazione nel campo dell’arte e del design. Nel 2016 è stata premiata con l’Alma Award dall’Alma Culture Center di Oslo, per la promozione della tolleranza attraverso il linguaggio dell’arte. Nello stesso anno Salima ha ricevuto la laurea </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i>honoris causa</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"> in arte ed educazione dalla Bath Academy of Arts, Regno Unito.</span></span></span><b> </b></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Rosa Maria Falvo</b></i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;">, scrittrice Italo-australiana, esperta e curatrice indipendente, specializzata in arte contemporanea dell’area Asia-Pacifico, editor della casa editrice Skira. Laureata con lode in letteratura inglese presso la Monash University di Melbourne, ha studiato anche Storia dell’Arte all’Università di Perugia. Viaggia in tutto il mondo, lavora a stretto contatto con artisti, scrittori, galleristi, collezionisti, fondazioni e numerose istituzioni, curando l&#8217;ideazione, la produzione e la promozione di progetti editoriali ed espositivi. È particolarmente interessata al valore dell’arte come veicolo culturale di educazione, scambio e crescita. Partecipa regolarmente alle principali fiere di arte contemporanea, come la Chobi Mela International Photo Festival e la Dhaka Art Summit in Bangladesh. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="en-US">E’ spesso relatrice ospite di istituzioni prestigiose, tra cui, Soros Foundation Almaty, Fotografie Museum Amsterdam, Foreign Correspondents’ Club Tokyo, Shanghai &amp; Beijing M LiteraryFestivals, India Art Fair Delhi, National Geographic Washington D.C., Prince Claus Fund Amsterdam, University of Oxford Centre for Islamic Studies (OCIS), University of Oxford Brasenose College, American Institute of Architects New York, The Photographers’ Gallery London, 21,39 Jeddah Arts, Nanjing International Art Festival, Milan Design Week, Art Dubai, e così via. Ha curato numerosi libri d’arte e svariate mostre sull’arte contemporanea dell&#8217;Asia Pacifico, tra le quali “Est di Niente: Contemporary Art from post-Soviet Asia” (Torino 2009), “Rashid Rana” (Chatterjee &amp; Lal/Chemould Mumbai 2010); “Faiza Butt: Pehlwan” (Grosvenor Gallery London 2010); “Shifting Ground: Naiza Khan and Faiza Butt” (Rossi &amp; Rossi Hong Kong 2011); “Shahidul Alam: My Journey as a Witness” (Wilmotte Gallery London 2011); “Fahd Burki” (Grey Noise Gallery Dubai 2013); “Lifeblood: Photographers in Bangladesh” (Dhaka Art Summit 2014); Luciano Benetton’s Imago Mundi Oceania Collections (Australia 2015; New Zealand 2016; Netherlands 2016; Fiji &amp; Solomon Islands 2018) Rosa è membro del comitato consultivo per: PCF Awards Prince Claus Fund ad Amsterdam, Paesi Bassi;  Augmenta Art Fund a Parigi, Francia; VASL Artists’ Association a Karachi in Pakistan.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Art for Education: Artisti contemporanei dal Pakistan</p>
<p align="JUSTIFY">a cura di Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo</p>
<p align="JUSTIFY">17 ottobre &#8211; 25 novembre 2018</p>
<p align="JUSTIFY">Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)</p>
<p align="JUSTIFY">Inaugurazione 16 ottobre 2018 ore 18.30 (ingresso da Corso di Porta Ticinese 95)</p>
<p align="JUSTIFY">17 ottobre ore 18.30 dialogo sull’arte pakistana contemporanea con le curatrici della mostra Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo (ingresso da Corso di Porta Ticinese 95)</p>
<p align="JUSTIFY">20 novembre ore 18:30 focus su “Le donne del Pakistan: contesto, espressioni, trasformazioni” con le esperte Elisa Giunchi &#8211; Università degli Studi di Milano e Anna Vanzan &#8211; Università degli Studi di Milano e di Pavia. (ingresso da Corso di Porta Ticinese 95)</p>
<p>Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi)</p>
<p>La biglietteria chiude alle ore 17.30</p>
<p>Biglietti Museo Diocesano + mostra</p>
<p>Intero: 8 euro / Ridotto individuale: 6 euro</p>
<p>Gli incontri sono a ingresso gratuito</p>
<p>Informazioni: tel. 02.89420019; info.biglietteria@museodiocesano.it</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Una vita come tante</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2018 07:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; In tempi in cui la lettura è un lusso e un piacere di pochi, non è facile affrontare, per alcuni, più di mille pagine, ma consigliamo di farlo per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/20180910_150428-1-e1536995126224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11385" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/20180910_150428-1-e1536995126224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="421" height="561" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/20180910_150428-1-e1536995126224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/20180910_150428-1-e1536995126224-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/20180910_150428-1-e1536995126224-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tempi in cui la lettura è un lusso e un piacere di pochi, non è facile affrontare, per alcuni, più di mille pagine, ma consigliamo di farlo per questo romanzo. Lo consigliamo vivamente.</p>
<p><i>Una vita come tante </i>è il titolo del secondo lavoro della scrittrice Hanya Yanagihara, statunitense di origini hawaiane, uscito in Italia nel 2015 con Sellerio.</p>
<p>Quattro estesi capitoli scandiscono un&#8217;intera esistenza, non molto lunga: quella di Jude, il protagnista. E anche quella dei suoi amici più cari: JB, Willem che diventerà il suo compagno, Malcom e Richard, conosciuti ai tempi del liceo.</p>
<p>Il nome, a volte, segna il destino della persona: Jude, Giuda Taddeo è il protettore e custode dei disperati e l&#8217;uomo di cui si racconta è stato, fin dall&#8217;infanzia, un dis-perato, senza speranza. Trascorre la giovinezza tra violenze, abusi e umiliazioni; da grande continuerà a martoriare il proprio corpo, con continui atti di autolesionismo, per senso di colpa e per sovrastare, con il dolore fisico, quello interiore che riemerge con i ricordi del Passato e con il senso di inadeguatezza del Presente. Il Male incarnato in alcuni esseri umani lo ha reso anche disabile. Sembra che proprio tutta la cattiveria si sia riversata su una persona sola. Uno dei temi del libro è proprio questo: fino a dove si può arrivare, quando si perde l&#8217;umanità. Altri, poi, sono gli argomenti di respiro universale magistralmente toccati dalla penna della Yanagihara: il Perdono, la Morte, la Malattia, la Giustizia.</p>
<p>Un testo lungo e dolorosissimo, non solo per ciò che Jude ha sopportato e vissuto letteralmente “sulla propria pelle”, ma anche per i risvolti psicologici. E qui sta la grandezza della scrittura e la bravura dell&#8217;autrice, capace di una profonda e sensibilissima introspezione nell&#8217;animo di tutti i personaggi.</p>
<p>Non è facile bilanciare la violenza, il dramma, l&#8217;orrore con la grazia, la premura, l&#8217;attenzione che possono nascere da relazioni sane e sincere, come un fiore può nascere nel deserto.</p>
<p>I temi dell&#8217;amicizia e dell&#8217;amore (tra uomini, in questo caso) possono sembrare banali o retorici, ma non lo sono affatto se inseriti in piena modernità: a New York (la mappa della metropoli si fa anch&#8217;essa protagonista, ma non ne sveliamo il motivo), oggi. Il Presente richiede di essere vissuto al massimo, ottenendo fama, carriera e denaro. Ma la Vita è molto altro.</p>
<p>Intorno a Jude e ai suoi amici &#8211; ognuno di loro ha una storia, con perdite e difficoltà &#8211; ruotano altre esistenze e persone importanti: Harold e Julia, i suoi genitori adottivi, Ana e Andy, i suoi medici. Non è sufficiente curare le ferite, medicare le cicatrici, quando il destino picchia duro. Servono pazienza e coraggio perchè aiutare chi soffre tanto, stanca e fa paura. Ma ogni esistenza umana è preziosa, per chi non la spreca, e deve essere coltivata come quel fiore nel deserto.</p>
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		<title>The first shot: cambia la Cina, cambiano i giovani</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 07:06:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ il passato di mio padre, non il mio: mi commuove entrare nelle scene del suo passato ma io non ho messo alcun passato nel mio futuro You Yiyi Tre ragazzi nati in Cina&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/21/the-first-shot-cambia-la-cina-cambiano-i-giovani/">The first shot: cambia la Cina, cambiano i giovani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2542" height="1428" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2542w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/first1-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2542px) 100vw, 2542px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i> E’ il passato di mio padre, non il mio: </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>mi commuove entrare nelle scene del suo passato</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ma io non ho messo alcun passato nel mio futuro</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">You Yiyi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Tre ragazzi </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">nati in Cina dopo il 1989: Peng Haitao blogger sottoposto a censura, Liu Yixing sperso nell’inarrestabilità di cambiamenti che può solo subire e You Yiyi che se ne è andata a studiare in Europa e che quando torna non riesce più a capire né se stessa né nessun altro. Una generazione senza più memoria di sé, appesa ad un passato contraddittorio di rivoluzioni tra </span></span><span style="font-family: serif;">enormi grattacieli, non luoghi, campagne incolte e rovine della Grande Muraglia: gentrification e</span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> modernizzazione in un cantiere-laboratorio disumanizzato e disumanizzante.</span></span> <span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Uno spaesamento che non è imputabile solo alla Cina (pure molto criticata seppur abbia un forte dinamismo interno, a volte non così percepito all’estero) ma uno spaesamento globale, comune ad una gioventù che vive in un mondo sempre più precario, in un ambiente sempre più inquinato e sempre meno spirituale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Venerdì 22 ore 21,30 @Cinema Mexico a Milano alla presenza del regista</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Vincitore Festival di Pesaro 2017 </span></span></p>
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