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	<title>mogli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Quanti sono gli orfani di femminicidio e chi si prende cura di loro?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 09:13:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da La 27ma ora, www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Una legge di non facile applicazione e un grande progetto ma tutto privato: così in Italia proteggiamo i sopravvissuti alla violenza</p>



<p>«Orfani speciali» li chiamava Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa che, per prima (prima anche dello Stato) si dedicò a una ricerca sugli&nbsp;orfani dei femminicidi: «Quei tanti orfani di mamme uccise dai padri. Tanti, tantissimi ma ignorati e segregati &#8211; Scriveva Baldry nel 2017 nel presentare un enorme dossier a cui lavorava da tre anni &#8211; Come stanno oggi, dopo 5, 10, 15 anni da quel tragico e assurdo giorno? Chi sono? dove sono adesso? E cosa è accaduto loro, dove stanno, con chi? A questi figli cosa è stato detto? La legge cosa ha fatto di loro? E quegli adulti che si sono ritrovati ad aprire le loro case che sostegno psicologico ancora prima che economico è stato dato, se è stato dato, dovendo loro stessi, i familiari delle vittime, elaborare il loro di lutto e trauma, nonché gestire tuti i problemi sociali e giuridiche derivanti dall’omicidio?».</p>



<p>Quando Baldry si poneva queste domande gli orfani di femminicidio erano, agli occhi della legge, equiparati a tutti gli altri orfani. Il legislatore non si era posto il problema di pensare al loro diritto di futuro oltre il lutto tremendo che li aveva colpiti. Oggi, a quasi dieci anni dalla partenza del primo progetto di mappatura dedicato a loro e alle persone che se ne prendono cura, possiamo dire che qualcosa si è mosso, una legge ad hoc esiste. Ma c’è ancora molta strada da fare. In varie direzioni.</p>



<p>Innanzitutto, quanti sono e chi li aiuta? «Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio&nbsp;in Italia, come non esiste una mappatura dei femminicidi anche se il Ministero dell’Interno ci sta lavorando» spiega Mariangela Zanni, consigliere nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza. Oggi un primo progetto, privato ma dalle dimensioni importanti, dedicato agli orfani e alle loro famiglie esiste ed è stato&nbsp;<a href="https://www.conibambini.org/2023/11/20/orfani-di-femminicidio-presentati-i-dati-inediti-di-con-i-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">varato dall’impresa sociale «Con i bambini»</a>&nbsp;nell’ambito del&nbsp;Fondo per il contrasto della povertà educativa&nbsp;minorile. Si chiama «A braccia aperte», prevede&nbsp;un investimento di 10 milioni&nbsp;che arrivano dalle fondazioni bancarie (Acri) e si snoda capillarmente su tutto il territorio nazionale in quattro progetti (Nord Est, Nord Ovest, Centro Italia e Sud) coinvolgendo operatori pubblici e realtà del terzo settore: cooperative, associazioni, centri antiviolenza.</p>



<h3>I numeri</h3>



<p>Sono&nbsp;157 gli orfani presi in carico dai progetti su scala nazionale attivati da «Con i Bambini» nell’iniziativa «A braccia aperte». Ma è un dato variabile perché altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati e a breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie. I numeri maggiori sono al Sud. «Ma perché al Sud il lavoro di ricerca e sostegno è iniziato da molto tempo» rivela Fedele Salvatore, presidente dell’associazione Irene 95 che da anni a Napoli si occupa di minori vittime di violenza assistita e che partecipa al progetto per il sud «Respiro».</p>



<p>Il 74 per cento ha tra i 7-17 anni,&nbsp;il 17% tra i 18-21 e l’8% ha meno di 6 anni.</p>



<p>«Per rintracciarli abbiamo fatto un capillare lavoro di ricerca su siti di informazione, servizi sociali, tribunali, centri antiviolenza. Siamo risaliti fino a delitti commessi 9 o 10 anni fa» spiega Anna Agosta, consigliere D.i.Re e presidente dell’Associazione Thamaia Onlus che partecipa al progetto «Respiro». «Abbiamo incontrato orfani storici sui quali si era sedimentata un’assenza di attenzione &#8211; racconta Salvatore &#8211; Alcuni non hanno mai incontrato i servizi sociali, ad altri, a distanza di 5,6 anni dal delitto non era stata mai raccontata la verità sui fatti: “la mamma è morta in un incidente” è spesso la pietosa bugia ricevuta. Non è stato semplice, dopo tutto questo tempo, raccontare la verità, ma è solo comunicando la verità, in modo corretto che si possono aiutare questi ragazzi. Le bugie dette per “buon senso” non aiutano, anzi, finiscono per far danni».</p>



<h3>L’impatto</h3>



<p>Il 36% di loro era presente quando è stata uccisa la madre. Uno su quattro ha assistito. L’impatto psicologico che ne deriva è devastante e porta a una vera sindrome denominata «child traumatic grief»: la sofferenza è tale che il bambino diventa incapace di elaborare il lutto e si trova intrappolato in uno stato di dolore cronico. «Per questo, intorno all’orfano e all’enormità di quello che lo colpisce devono lavorare persone competenti con un approccio che si chiama “trauma informed”, focalizzata sulla comprensione del trauma e la sua elaborazione» racconta Salvatore.</p>



<p>Il 13% degli orfani presenta forme di disabilità.</p>



<h3>Dove vivono e con chi</h3>



<p>Il 42% vive in famiglie affidatarie, spesso gli zii o i nonni&nbsp;della mamma, il 10% vive in comunità (pensiamo ai minori stranieri che non hanno parenti qui), il 10% con una coppia convivente e solo il 6% è stato dato in adozione.</p>



<p>L’83% delle famiglie affidatarie arriva a fine mese con grande difficoltà, anche per la necessità di dover ricorrere a specialisti e professionisti che aiutino i bambini. Quindi il sostegno organizzato dal progetto “A braccia aperte” non può che essere articolato: è psicologico, economico ed educativo ed è rivolto ai minori e alle loro famiglie. Ma prevede anche interventi nelle scuole frequentate dai minori, progetti di avviamento al lavoro, pagamento di rette universitarie. Importante anche la parte dedicata alla formazione di tutti gli operatori coinvolti: quelli dei servizi socio-sanitari, dei Centri antiviolenza, le forze dell’ordine, il personale del tribunale per i minorenni, gli insegnanti. «Proprio per evitare tutti quelli errori commessi spesso in buona fede da familiari o da operatori pubblici. In alcuni casi, poi, la famiglia affidataria è quella del padre omicida con tutto quello che questo comporta, ovvero si tende a giustificare il crimine del familiare in carcere parlando di raptus. E si porta il minore dal padre in prigione senza prepararlo a un incontro come quello» racconta Salvatore.</p>



<h3>I soldi</h3>



<p>Le risorse in campo per il progetto nazionale sono importanti:&nbsp;10 milioni&nbsp;messi a disposizione dal Fondo per le povertà educative che dispone, in totale, di 760 milioni forniti dalle fondazioni bancarie (Acri) che ottengono in cambio dallo Stato un credito d’imposta. «Stiamo parlando del primo progetto nazionale, anzi, il primo in Europa pensato su misura per sostenere questi bambini&nbsp;e ragazzi raggiungendoli sul territorio» spiega Zanni, «coinvolge tante realtà del terzo settore e servirà per dare linee guida alle istituzioni in modo che colmino quel vuoto che c’è stato finora».</p>



<h3>La legge del 2018</h3>



<p>Che cosa ha fatto il legislatore per questi orfani e per le famiglie che li hanno accolti? si chiedeva Baldry. Una legge dedicata in effetti, c’è, la n°4 del 2018, che riconosce una serie di tutele processuali ed economiche. Per esempio si procede automaticamente al&nbsp;sequestro dei beni dell’indagato&nbsp;per risarcire i danni dei figli della mamma uccisa. Un analogo automatismo trasferisce l’eredità della madre ai figli. Già, prima accadeva che la pensione di reversibilità della donna uccisa finisse al partner in carcere. Inoltre si stabilisce&nbsp;un fondo economico dedicato&nbsp;e si dà la possibilità a questi orfani di cambiare cognome.</p>



<p>«La legge è la risposta a qualcosa che Baldry ha svelato, ovvero i bisogni degli orfani e come rendere più agevole per loro il “dopo”. Dalla partecipazione al processo all’eredità, al recupero di un risarcimento del danno, ai bisogni materiali» spiega Elena Biaggioni, penalista e vicepresidente D.i.Re. «Una legge innovativa&nbsp;ma con il grosso limite di essere poco conosciuta&nbsp;e poco usata anche perché le procedure per la sua applicazione sono complesse». La criminologa, scomparsa nel marzo 2019, fece appena in tempo a vedere l’approvazione della norma di cui era stata stimolo. Ma i cui decreti attuativi furono varati ben due anni dopo; «I governi che si sono succeduti non hanno mai creduto molto a questa legge e la politica ha finito per rendere farraginoso l’accesso agli strumenti di finanziamento» dice oggi Anna Maria Busia, Pd, che della 4/2018 è stata la redattrice.</p>



<p>«Familiari e care giver degli orfani, non sono in grado di destreggiarsi tra i commi e gli articoli. Per non parlare della modulistica da compilare e presentare in prefettura rispettando scadenze e burocrazia» spiega Fedele Salvatore. A che serve una buona legge se poi le persone non riescono ad usufruirne? Ora il progetto “A braccia aperte” sta evidenziando tutte le difficoltà pratiche e offrendo soluzioni di semplificazione anche attraverso specialisti e legali che affianchino le famiglie affidatarie. Un esempio tra i tanti che ci fa capire che la legge va semplificata ce le spiega Salvatore: «Tutti i benefici finanziari di cui gli orfani hanno diritto, a partire dal sequestro dei beni, sono applicabili quando c’è una sentenza di condanna anche di primo grado.&nbsp;Ma decadono in caso di suicidio del padre omicida. E questo avviene circa nel 30 per cento dei femminicidi».</p>



<p>Non solo.&nbsp;La legge prevede copertura per spese medico-sanitarie&nbsp;ma si tratta quasi esclusivamente di sostegno psicoterapeutico. Ma un bambino può aver bisogno, banalmente, di un apparecchio per i denti. Così, anche in questi casi, interviene il nuovo progetto con la possibiltà di doti specifiche.</p>



<p>Parlando con gli esperti e gli operatori che hanno lavorato al progetto si scopre che non è stato affatto semplice convincere le persone a fidarsi e affidarsi specie quando si risale a delitti indietro nel tempo. «Molti preferiscono non rivangare &#8211; racconta Zanni che lavora al progetto Nord Est &#8211; Abbiamo trovato persone arrabbiate, che non si sono sentite comprese». Per questo uno dei nodi del progetto è quello di attivare protocolli di aiuto dedicati alle prime ore dopo il trauma quando la famiglia è scioccata e frastornata: ci vogliono persone specializzate che sappiano comunicare e accompagnare. Anche in dettagli apparentemente marginali, come la partecipazione a un funerale.</p>



<p></p>



<p>Da ascoltare:</p>



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<p></p>



<p><strong>Numero antiviolenza: 1522</strong></p>



<p>Gesti per chiedere aiuto: </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="765" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17794" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Ismete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 07:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Jorida Dervishi Mi chiamo Ismete Selmanaj, sono nata a Durazzo, in Albania. Nel 1991 mi laureai  all&#8217;Università di Tirana presso la Facoltà di Ingegneria Edile. (All&#8217;epoca era lo Stato che decideva&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14338" width="380" height="507" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></figure></div>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Ismete Selmanaj, sono nata a Durazzo, in Albania. Nel 1991 mi laureai  all&#8217;Università di Tirana presso la Facoltà di Ingegneria Edile. (All&#8217;epoca era lo Stato che decideva il tuo profilo di studio e ti mandavano dove c&#8217;era più bisogno, seguendo le esigenze dello Stato). Malgrado questi miei studi scientifici, la passione per la letteratura mi ha accompagnata sin da quando ero bambina e non mi ha mai abbandonata.  L&#8217;Albania è la madre, la culla che mi ha scosso. Ė lì che ho imparato l&#8217;alfabeto, sono andata a scuola per la prima volta; lì ho detto le prime parole, ho fatto i primi passi; lì ho le mie radici. Eravamo una famiglia normale, ma nelle famiglie normali, durante il comunismo,  il cibo spesso mancava, come in quasi tutte le famiglie in quell&#8217;epoca. La fame è una malattia brutta perché ti prende il cervello. Non puoi resistere alla fame. Fortunatamente i miei figli non hanno dovuto fare la fila per comprare il pane, non hanno mangiato secondo le razioni prefissate [da chi comandava]. Perché (la quantità del cibo che veniva distribuita doveva essere calcolata secondo il numero delle persone presenti in una famiglia. Adesso ricordo sorridendo…Mi rendo conto del fatto che, anche se ciò che puoi fare è soltanto una piccola goccia nel mare, può darsi che sia proprio quella a dare significato alla tua esistenza. Ma ci sono altre prime volte e le ho vissute in Italia. Qui sono diventata madre per la prima volta. (All&#8217;età di 25 anni nacque mio figlio più grande). E sempre qui ho partecipato alle  (discussioni) in alcune aule  universitarie come relatrice  per parlare dell&#8217;Albania. Praticamente metà del  mio cuore ė nel luogo in cui sono nata e cresciuta; e l&#8217;altra  metà  nel luogo in cui ho ottenuto i miei primi successi e ho realizzato i miei sogni. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="VID 20200608 WA0000" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/16-Ro6nCyLU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Migrazioni e famiglie transnazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 08:47:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia Associazione Donne Romene in Italia &#8211; ADRI e Associazione per i Diritti Umani vi invitano all’evento: MIGRAZIONI E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI VENERDI 15 MAGGIO, ORE 18 Partecipanti: Maurizio&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14041"/></figure></div>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia</span></strong></p>



<p><strong>Associazione Donne Romene in Italia &#8211; ADRI</strong> e <strong>Associazione per i Diritti Umani</strong> </p>



<p>vi invitano all’evento:</p>



<p><span class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>MIGRAZIONI E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI</strong></span></p>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">VENERDI 15 MAGGIO, ORE 18</span></strong></p>



<p><strong>Partecipanti:</strong></p>



<p><strong>Maurizio Ambrosini,&nbsp;</strong>Sociologo,Professore presso il&nbsp;Dip.Scienze sociali e politiche dell&#8217;università Statale di Milano</p>



<p><strong>Maria Grazia Vergari,&nbsp;</strong>Psicologa, Docente invitato della Pontificia Facoltà di Scienze dell&#8217;Educazione Auxilium di Roma</p>



<p><strong>Marco Balzano,&nbsp;</strong>scrittore, insegnante. Collabora con le pagine culturali del Corriere della Sera</p>



<p><strong>Alessandra Montesanto,&nbsp;</strong>vicepresidente Associazione Per i Diritti Umani</p>



<p>Modera: <strong>Silvia Dumitrache</strong>, Presidente A.D.R.I.</p>



<p><strong>POP – Il Giornale Popolare</strong>, partner media<br></p>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">In diretta streaming su piattaforma Zoom: </span></strong></p>



<p><a href="https://ayno.zoom.us/j/98598444058?pwd=cm1hbklGSk5ObkYyMmw5Um9VK01odz09&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ayno.zoom.us/j/98598444058?pwd=cm1hbklGSk5ObkYyMmw5Um9VK01odz09&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Donne Romene in Italia. Diritti e rappresentanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 09:53:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi, 8 maggio, alle ore 18.30 <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>propone la diretta streaming sul suo canale Youtube con <strong>SILVIA DUMITRACHE</strong>, Presidente di A.D.R.I., <strong>Associazione Donne Romene in Italia</strong> che ci parlerà dei diritti delle donne (madri, mogli, figlie) che lasciano il proprio Paese d&#8217;origine per recarsi all&#8217;estero in cerca di un <em>lavoro </em>per mantenere se stesse e la propria <em>famiglia </em>lontana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14007" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Abbia spostato l&#8217;orario degli incontri per permettere a più persone di seguire le dirette. A più tardi! </p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Come carta di riso &#8211; Il Progetto</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 07:43:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono emozionata e orgogliosa di invitarvi alla mostra &#8220;Come carta di riso &#8211; il Progetto&#8221;, un percorso tra parole e immagini per condividere le emozioni e i vissuti in un contesto importante come quello&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/Come-carta-di-riso-IL-PROGETTO-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13634" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/Come-carta-di-riso-IL-PROGETTO-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/Come-carta-di-riso-IL-PROGETTO-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/Come-carta-di-riso-IL-PROGETTO-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/Come-carta-di-riso-IL-PROGETTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1242w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sono emozionata e orgogliosa di invitarvi alla mostra <strong>&#8220;Come carta di riso &#8211; il Progetto&#8221;</strong>, un percorso tra parole e immagini per condividere le emozioni e i vissuti in un contesto importante come quello del Progetto Aisha con cui siamo felici di collaborare. Progetto Aisha, infatti, è un&#8217;associazione di contrasto e di supporto alle donne vittime di violenza. </p>



<p>Durante l&#8217;inaugurazione &#8211; che si terrà sabato 29 febbraio, alle ore 16.30 &#8211; verrà presentato il laboratorio dal titolo:            <strong>LA NOSTRA SORELLANZA, </strong>rivolto alle donne di ogni età, nazionalità, professioniste e non, di qualunque religione, a tutte coloro, quindi, che sentano l&#8217;esigenza di mettersi in gioco, di  esprimersi tramite la Poesia, il pensiero libero. Uno spazio aperto dove ritrovarsi come donne, moglie, madri, figlie, sorelle, amiche&#8230;E dove trovare un gruppo, una rete di accoglienza e compartecipazione. </p>



<p>Vi aspettiamo !!!</p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Un mare viola scuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 08:23:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Un esordio nella letteratura per la giornalista Ayanta Barilli, membro di una nota famiglia di artisti e persone della Cultura italiana. Ma non sono le vicende professionali quelle raccontate nel romanzo&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="343" height="500" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13296" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 343w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<p>Un
esordio nella letteratura per la giornalista Ayanta Barilli, membro
di una nota famiglia di artisti e persone della Cultura
italiana. Ma non sono le vicende professionali quelle raccontate nel
romanzo <em>Un mare viola
scuro</em> (edito da Dea
Planeta), bensì quelle personalissime di quattro generazioni di
donne: la bisnonna Elvira, la nonna Angela, la madre Caterina e, in
parte, la stessa Ayanta. 
</p>



<p>L&#8217;autrice
vive a Madrid, ma le sue radici affondano nel territorio di Padova,
Roma e Tellaro, in Liguria. Un luogo avvia la narrazione e gli eventi
&#8211; specifici, dolorosi, straordinari &#8211; che hanno segnato le esistenze
delle protagoniste: si tratta di Colorno, un paese della bassa
parmense in cui, alla fine dell&#8217; 800 e per i primi decenni del &#8216;900,
era ancora attivo un manicomio. Qui viene rinchiusa Elvira, colpita
dal “morbo” dell&#8217;eccentricità e dalla solitudine, come molte
donne, oggi come ieri. E poi Angela, generata dalla disperazione, che
cresce segnata ancora dalla morte prematura del marito e della
figlia, nella turbolenza di anni difficili per la guerra, per la
miseria, per la necessità che distruggono i corpi e le anime, ma che
scrive un diario in cui raccoglie la storia della famiglia, filtrata
dalla lente dei propri ricordi, veri o falsi che siano. Caterina,
educata all&#8217;odio verso gli uomini, ammalata di ansia di approvazione
e successivamente ammalata di cancro. E Ayanta&#8230;L&#8217;ultima delle
figure femminili, capace di ricostruire il mosaico delle proprie
antenate, come un&#8217;abile detective, facendo appello agli scritti di
mani antiche, alle fotografie ingiallite, alle testimonianze fumose,
alle ricerche sepolte negli archivi. In grado, infine, di svelare la
parte più ardua, quella sua stessa infanzia, marchiata &#8211; ancora una
volta &#8211; dalle violenze e dai sensi di colpa, sempre perpetuati da
uomini aggressivi, ignoranti e prepotenti e taciute da donne
sottomesse, impaurite e ricattate anche da una società retrograda e
patriarcale.</p>



<p>Una
narrazione tutta al femminile, in cui le parole sulla carta
intrecciano Passato e Presente, dove i corpi parlano, prima
sussurrando, poi  sempre più chiaramente per far emergere quelle
memorie tenute celate dal velo (im)pietoso dell&#8217;ipocrisia borghese,
con il risultato di indurirsi nei cuori di chi le ha vissute. 
</p>



<p>Ma la
scrittrice compie un atto di coraggio, per se stessa e per le
generazioni future, in particolare per sua figlia: libera le
verità,anche durissime, per capirle e elaborarle, dissolvendo,
finalmente, la sofferenza nel cielo aperto di un Futuro diverso.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Com&#8217;eri vestita?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 07:03:19 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="426" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13165" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n-300x133.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n-768x341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Lo scorso 20 ottobre è stata inaugurata a Bresso &#8211; nei pressi di Milano &#8211; una mostra itinerante contro la colpevolizzazione delle donne vittime di stupro. Si intitola &#8220;Com&#8217;eri vestita?&#8221; e, tramite installazioni, testi e immagini, vuole demolire due concetti. Il primo: la violenza, le molestie e gli omicidi NON sono assolutamente legati a come una donna si veste e si pone. Il secondo: la violenza sulle donne è un fenomeno del tutto trasversale, che attraversa tutte le fasce di età e di condizione sociale. </p>



<p>La mostra è visitabile presso lo Sportello Donna, un&#8217;associazione che offre supporto materiale e psicologico alle donne vittime di violenze, fino all&#8217;8 novembre 2019. E&#8217; stata importata dagli Stati Uniti e, accanto agli abiti esposti, vengono narrate le storie di alcune donne in un percorso emozionale con cui si vuole dimostrare che le azioni violente contro le donne avvengono in contesti comuni e che NON derivano da una ricerca di attenzioni da parte femminile. </p>



<p>Sarebbe importante far partecipare le scolaresche alla visita di questa esposizione per concludere oppure avviare un approfondimento sul tema. </p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video controls src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/VIDEO-2019-10-20-19-48-27-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p></p>



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<p></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13161" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13161&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13161" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13163" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13163&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13163" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13164" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13164&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13164" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li></ul>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Geo-grafie del silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2017 08:48:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice Mimesis ha deciso di pubblicare una serie di libelli, all&#8217;interno di una collana chiamata ”Accademia del silenzio”, curata da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiol. Ogni libro, di circa cinquanta pagine, contiene riflessioni sul tema del SILENZIO, declinato tramite diverse discipline e sensibilità. E ogni libro è un piacere per la mente e per lo spirito.</p>
<p>Oggi vi parliamo del testo intitolato <i>Geo-Grafie del silenzio</i> di Daniela Finocchi, giornalista, saggista, da sempre interessata ai temi del mondo femminile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9506" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p>Ideatrice del Concorso nazionale Lingua Madre, destinato alle donne straniere in Italia, in questo percorso letterario commenta proprio alcuni brani scritti dalle partecipanti alle ultime edizioni, fornendo così un quadro dei cambiamenti della nostra società, mettendo in luce le problematiche legate alle migrazioni al femminile, costruendo un ponte tra culture diverse.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si legge: “Quella delle donne è una storia condivisa, a lungo caratterizzata dal silenzio, inteso però come rimozione, svilimento e negazione della soggettività femminile. Un silenzio spesso cercato dalle donne stesse, per sottrarsi all&#8217;inautenticità di una lingua &#8216;straniera&#8217;, in quanto lingua della cultura patriarcale&#8230;”. Ecco allora le parole di una madre per un figlio: “ E ho taciuto. Farò del mio meglio per imparare una nuova lingua per comunicarti tutto il mio amore, tradotto e intraducibile. Per te diventerò l&#8217;occidentale nell&#8217;aspetto e nell&#8217;appetito&#8230;Ma sappi che in me una sola cosa non potrà mai mutare: il mio silenzio. Non è un silenzio rancoroso o intriso di sfiducia. Non è il mero opposto al rumore&#8230;Il silenzio orientale è privo di giudizio e, di conseguenza, scevro di dolore&#8230;Quindi, figlio mio, ricorda sempre che quando vorrai ascoltare davvero la voce di tua madre, dovrai ascoltare i suoi silenzi”, parole di Laila Waida, indiana. Si parla, poi, del corpo della donna, “spesso ridotto al silenzio, sminuito o strumentalizzato dalla cultura patriarcale” e Luciana Petrovich ci ricorda che fu con la civiltà greca che venne elevato il corpo maschile a paradigma di perfezione e di bellezza, come emblema di potenza e di salute.</p>
<p>Besa Mone, albanese, racconta delle difficoltà della figlia Anila per diventare insegnante e, con grande ironia, scrive: “Finchè vuoi istruirti nella scuola italiana sei libera di farlo (per la primaria e la secondaria non serve neanche il permesso di soggiorno), istruire gli altri non te lo permettono”.</p>
<p>Il libro – denso e importante per i suoi riferimenti all&#8217;antropologia, alla psicologia, all&#8217;etnografia – rimanda anche al legame tra il Femminino e la Terra nei testi di Aminata Aidara, senegalese, Yolanda Parra, dalla Colombia o della russa Evgenia Kniazeva: “ &#8230;Il parto fu lungo e doloroso. La sua coscienza oscurata sembrava essersi distaccata dal corpo. In un istante si trovò sulla riva di un fiume. Era un fiume largo, con l&#8217;acqua torbida. Piccole case in legno, un grande ponte in lontananza, una delle case era quella di sua nonna”.</p>
<p>Relazioni intergenerazionali, istinto a dare e proteggere la Vita, senso di accoglienza e di protezione, l&#8217;importanza della cura di sé e degli altri: questo e molto altro negli scritti delle donne che partecipano al concorso. Sarebbe utile far leggere <i>Geo-Grafie del silenzio </i>agli uomini, portarlo nelle scuole per ripristinare quell&#8217;alleanza feconda e costruttiva tra i due poli dell&#8217;umanità. Sarebbe utile consigliarlo, regalarlo, diffonderlo perchè è importante per recuperare un buon rapporto con gli “Altri” (stranieri e non solo), con i nostri familiari, con la Natura che ci circonda; per ritrovare un linguaggio comune che si basi sui valori positivi e per ricordare che l&#8217;armonia sociale, civile, politica parte dai piccoli gesti e anche da pratiche silenziose, ma incisive.</p>
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		<title>APP Antiviolenza Donne in Rete</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 11:07:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Segnaliamo la nuova app per smartphone di “D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza”, scaricabile gratuitamente che riunisce gli 80 centri antiviolenza gestiti dall’Associazione Nazionale D.i.Re in un’unica mappa interattiva in modo tale&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9349" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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