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		<title>“LibriLiberi”. Atti umani. Il coro polifonico dei vivi e dei morti nella Corea del Sud del 1980</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 08:55:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Con il suo precedente romanzo, La vegetariana, Han Kang ha ottenuto molto successo, ora l&#8217;autrice sudocoreana torna con il suo ultimo lavoro, sempre per Adelphi, intitolato Atti umani. Nata a Gwangju nel 1970,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9788" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="240" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p>Con il suo precedente romanzo, La vegetariana, Han Kang ha ottenuto molto successo, ora l&#8217;autrice sudocoreana torna con il suo ultimo lavoro, sempre per Adelphi, intitolato Atti umani.<br />
Nata a Gwangju nel 1970, torna in quel luogo dopo essersi trasferita con la sua famiglia a Seul pochi mesi prima del massacro avvenuto nella città natale, nel 1980, e lo racconta con una storia polifonica, attraverso le voci delle vittime e dei superstiti, soprattutto ragazze e ragazzi, quei giovani che hanno creduto nella lotta contro il dittatore Chun Doo-hwan, perchè gli anni&#8217;80 non sono poi così lontani&#8230;<br />
I capitoli sono scanditi dalle date, in maniera cronologia, dall&#8217;inizio della rivolta fino al 2013 e danno voce, di volta in volta, ad alcuni protagonisti: il quindicenne Dong-ho, la redattrice Eun-sook, l&#8217;operaia Seong-hee e poi i loro familiari, i colleghi, gli amici attivisti, ognuno con il proprio carico di ricordi e di sofferenza laceranti.<br />
Han Kang non vuole che l&#8217;oblio copra la Storia e così restituisce al lettore tutta la crudezza di un periodo, breve, ma terribile in cui, oltre alla legge marziale, nel suo Paese vigeva la repressione assoluta e violenta di ogni tipo di dissidenza. Una giornalista che riceve sette schiaffi dal proprio capo, l&#8217;operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese, ma in particolare l&#8217;autrice non lesina la descrizione delle torture inflitte ai prigionieri. Ogni situazione viene raccontata da punti di vista differenti, narrata in prima, seconda o terza persona e il lettore è chiamato a identificarsi con il personaggio a volte da molto vicino a volte da più lontano, ma sempre con grande partecipazione.<br />
L&#8217;opposizione democratica contro la dittatura di Chun Doo-hwan, instaurata dopo l&#8217;assassinio del presidente Park Chung-hee era composta per di più dagli studenti dell&#8217;Università Nazionale di Chonnam, ma anche da ragazzini più piccoli, ancora alunni delle scuole medie a cui furono messe in mano le armi. Sotto Chun Doo-hwan, questi eventi vennero presentati alla popolazione come una rivolta comunista; una volta instaurato un regime democratico (che suona sempre come un ossimoro), il massacro venne in seguito riconosciuto come una violenta repressione di un movimento che mirava a difendere le libertà individuali dei coreani. Il prezzo pagato è stato altissimo e in Occidente poco se ne parla.<br />
Il massacro di Gwangju diventa oggi più che mai di attualità, se pensiamo alle minacce continue tra USA e Corea del Nord, ai regimi debellati sulla pelle dei civili in Medioriente e a quelli ancora in atto in altre aree del mondo. Il massacro di Gwangju diventa anche universale per i temi trattati: la banalità del Male (“&#8230;Solleva lo sguardo e contempla la fotografia del presidente appesa alla parete intonacata. Com&#8217;è possibile, si chiede, che una faccia possa nascondere così bene ciò che si cela dietro di essa? Che non sia indelebilmente segnata da tanta crudeltà, brutalità, gusto omicida?”); l&#8217;etica slegata dalla moralità; il senso di colpa dei sopravvissuti (“Perchè lui è morto? Perchè io sono vivo?&#8230;Sì, la coscienza, la cosa più terrificante al mondo”); l&#8217;orrore della tortura (“Invece di brutali percosse, i nostri carcerieri iniziarono ad adottare metodi più elaborati per infliggerci il dolore, metodi che non fossero troppo gravosi per loro dal punto di vista fisico. Come la &#8216;tortura della forcina&#8217;, in cui ti legavano le braccia dietro la schiena e ti infilavano un grosso pezzo di legno tra i polsi e le reni”.)<br />
Ma, oltre al Male, la scrittura di Han Kang cerca di far emergere anche il Bene, la possibilità del Perdono, il recupero di un&#8217;umanità ormai sepolta sotto la sete di potere , potere politico, economico o “semplicemente” quello primitivo di un essere umano su un altro. Fa parlare le anime di chi non c&#8217;è più, la scrittrice. Le fa sussurrare per ricordare a tutti il significato del loro sacrificio, quel significato sublime, che trascende la vita stessa, che amplia il respiro e lo fa diventare spirituale, quel respiro che deve tornare ad alimentare i valori e gli ideali positivi, per chi verrà dopo di noi.</p>
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