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	<title>Moni Ovadia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Moni Ovadia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Rapporto Amnesty International 2019-2020</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 08:24:37 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="741" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Anche quest’anno, mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, Amnesty International Italia pubblica, grazie alla sensibilità di un editore molto attento alla saggistica sui diritti umani, il Rapporto annuale.</p>



<p>L’edizione di quest’anno è particolare poiché non trova corrispondenza in un analogo volume internazionale.</p>



<p>Per descrivere la&nbsp;<strong>situazione dei diritti umani nel mondo nel 2019</strong>, il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha pubblicato nei primi quattro mesi del 2020 una serie di rapporti regionali, composti da una panoramica generale e da approfondimenti su singoli stati.</p>



<p>Questo volume contiene, dunque, la&nbsp;<strong>traduzione delle panoramiche regionali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>una selezione di schede su singoli paesi</strong>, realizzata attraverso una serie di criteri tra i quali la gravità delle violazioni dei diritti umani, la strategicità di tali paesi sul piano globale, la loro rilevanza dal punto di vista giornalistico e le loro relazioni con l’Italia.</p>



<p>Un ringraziamento particolare va, oltre che all’editore, a Beatrice Gnassi, curatrice del volume, e alla traduttrice Anna Ongaro.</p>



<p>L’edizione 2019-2020 del Rapporto di Amnesty International è a cura di Infinito Edizioni.</p>



<p>“<em>Nel 2019 milioni e milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per chiedere diritti, giustizia, libertà, dignità, rispetto per l’ambiente, fine della corruzione e delle disuguaglianze. Una moltitudine di persone disposte a mettersi di traverso a politiche ingiuste non si vedeva dal 2010-11. Dal Cile all’Iran, da Hong Kong all’Iraq, dall’Egitto all’Ecuador, dal Sudan al Libano, hanno sfidato e subito una repressione molto forte. I governi hanno sparato ai loro cittadini, perdendo così ulteriormente credibilità</em>“, ha&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/un-periodo-di-straordinario-attivismo-e-intensa-repressione-il-rapporto-2019-2020-di-amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dichiarato</a>&nbsp;<strong>Riccardo Noury</strong>, portavoce di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>L’avvicendamento tra due coalizioni di governo, nonostante alcuni iniziali e promettenti annunci, non ha prodotto una significativa discontinuità nelle politiche sui diritti umani in Italia, in particolare quelle relative a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Per tutto l’anno le navi delle Ong sono state ostacolate da minacce di chiusure dei porti e da ingiustificati ritardi nelle autorizzazioni all’approdo. Il 2019 si è chiuso col rinnovo della cooperazione con la Libia per il controllo dei flussi migratori</em>“, ha aggiunto&nbsp;<strong>Emanuele Russo</strong>, presidente di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>La sconvolgente esperienza della pandemia da Covid-19 cambierà il mondo in modo fondamentale, ma non sappiamo ancora come. Dovremo pretendere nuovamente quegli spazi di libertà che sono stati i protagonisti del 2019, vigilare affinché le misure di emergenza non siano normalizzate nei codici. Abbiamo di fronte due scenari opposti: un ritorno alla divisione, alla xenofobia, alla demagogia, alle misure di austerità ancora una volta dirette contro i poveri; oppure la nascita, dall’aver condiviso un periodo così drammatico, di una nuova era di cooperazione, solidarietà e unità, un’era di rinnovato impegno per ricucire le fratture sociali e le ineguaglianze così brutalmente messe in evidenza dalla pandemia</em>“, ha concluso&nbsp;<strong>Gianni Rufini</strong>, direttore generale di Amnesty International Italia.</p>



<p>Il volume, impreziosito da una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/nessuno-puo-chiamarsi-fuori/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>prefazione di Moni Ovadia</strong></a>, contiene sei panoramiche regionali (Africa subsahariana, Americhe, Asia e Pacifico, Europa, Europa orientale e Asia centrale, Medio Oriente e Africa del Nord) e approfondimenti su 19 stati (Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, India, Iran, Italia, Libia, Myanmar, Polonia, Repubblica Centrafricana, Russia, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Turchia, Ungheria e Venezuela).</p>
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		<title>PROMOZIONE TEATRALE per i nostri lettori: MONI OVADIA e ORCHESTRA DI VIA PADOVA</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2016 09:19:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><b>EXODUS</b> è il titolo del nuovo spettacolo/concerto con Moni Ovadia e l&#8217;Orchestra di Via Padova, in scena al Tatro Leonardo di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5807" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5807" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (293)" width="351" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 351w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-293-210x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>PROMOZIONE SPECIALE per i NOSTRI LETTORI: biglietto singolo a euro 15</b> (anziché 20)</p>
<p><a name="wrapper1"></a></p>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<div id="Sezione4" dir="LTR">
<table border="0" width="519" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="519" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="519"><b>Data:09/05/2016 &#8211; Inizio: ore 21.00 al Teatro Leonardo &#8211; Via Ampère, 1 – Milano (MM2 Piola)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Per info e prenotazioni: ‪02 95409482‬</b></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div id="wrapper" dir="LTR">
<div id="content" dir="LTR">
<table border="0" width="519" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="519" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="519">Il progetto nasce da un filo comune che caratterizza il percorso artistico di Moni Ovadia, attore, regista, scrittore e cantante impegnato sulle scene mondiali da oltre 30 anni e l’Orchestra di via Padova, formazione musicale e laboratorio culturale sensibile alle trasformazioni sociali e musicali del territorio milanese.</p>
<p>“Exodus“ vuole raccontare un percorso oltre che musicale, anche culturale; un itinerario attraverso canzoni della tradizione Yiddish e Mittel Europea interpretati dal Moni Ovadia e musicati da OVP.</p>
<p>Moni Ovadia – voce e voce narrante; Massimo Latronico – chitarra classica ed elettrica, bouzouky; Massimo Marcer – tromba e flicorno; Luciano Macchia – trombone; Andon Manushi – violino; Andrea Migliarini – batteria; Marco Roverato – basso elettrico e contrabbasso; Albert Mihai – fisarmonica; Paolo Rocca – clarinetto; Dario Walid Yassa – pianoforte; Francesca Sabatino – voce. Direzione artistica: Massimo Latronico e Massimo Marcer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Srebrenica, la giustizia negata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 05:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-d31yGDUGjB0/VeagrCulHHI/AAAAAAAADEo/qckL-SBUEQk/s1600/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p> Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.<br />Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. </p>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p>Il libro: Srebrenica, la giustizia negata, di Luca Leone e Riccardo Noury. <br />
Prefazione di Moni Ovadia per Infinito Edizioni.</p>
<p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
L&#8217;Associazione per i<br />
             Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Luca Leone e<br />
             lo ringrazia molto per la disponibilità.<br />
             </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole di Moni Ovadia, nell&#8217;introduzione al testo, sono molto dure.<br />
Perché l’Occidente ha voluto fallire? Quali sono i motivi per cui<br />
L’Ue non è intervenuta adeguatamente?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
metterei in quest’altro modo: l’Europa occidentale non ha voluto<br />
fallire, semplicemente non ha ritenuto di voler intervenire nel modo<br />
auspicato – tardivamente – dall’opinione pubblica. O, se<br />
vogliamo vederla dal punto di vista del fallimento: a suo tempo è<br />
stato un fallimento programmato e voluto, quindi non vero fallimento,<br />
dunque piano perfettamente riuscito. La Comunità europea dell’epoca<br />
– divisa in politica estera esattamente quanto l’Unione europea<br />
di oggi – ha visto la crisi jugoslava e le guerre balcaniche non<br />
come un pericolo e una tragedia umanitaria, ma come una <i>chance</i><br />
economica e strategica. L’intervento, dunque, c’è stato eccome,<br />
ma non per impedire le stragi e le devastazioni, bensì per sostenere<br />
ciascuno la propria parte di riferimento sul campo di battaglia e<br />
ottenere almeno due importanti risultati: la scomparsa di un soggetto<br />
di diritto internazionale scomodo e in crisi come la Jugoslavia e<br />
l’appropriazione di pezzi di quel Paese attraverso una discutibile<br />
politica di sostegno a una delle parti in causa. Alla partita di sono<br />
uniti, pressoché subito, anche Stati Uniti, Russia, Turchia e Paesi<br />
del mondo arabo sunnita, rendendo il disastro jugoslavo ancora più<br />
complicato, pericoloso e incomprensibile. Alla fine, a modo loro, gli<br />
europei e gli altri sono intervenuti eccome, e i loro obiettivi li<br />
hanno raggiunti. All’opinione pubblica è rimasto l’amaro<br />
indelebile in bocca delle tragedie umanitarie e del genocidio di<br />
Srebrenica, oltre che pagine mostruose come lo scannatoio di<br />
Višegrad, l’azzeramento di Vukovar, Omarska e gli altri campi di<br />
prigionia e di sterminio, l’assedio di Sarajevo, il più lungo<br />
della storia bellica europea, e un numero di morti e di <i>desaparecidos</i><br />
ancor oggi non definitivo. Le cancellerie e le grandi aziende,<br />
invece, sono intervenute eccome e hanno riportato, ciascuna per suo<br />
conto, parecchi risultati. Si veda il controllo politico e strategico<br />
della Federazione di Bosnia Erzegovina da parte degli Stati Uniti e<br />
il controllo egemonico dell’economia da parte della Turchia; si<br />
veda, in Republika Srpska di Bosnia – entità basata largamente<br />
sullo stupro etnico e sulla pulizia etnica – lo stesso fenomeno, ma<br />
nei panni degli attori esterni Russia e Francia.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
criminali sono considerati ancora, da alcuni, come degli “eroi”:<br />
su cosa si basa questa opinione?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non so,<br />
in effetti, se si tratti di un’opinione o di un disvalore predicato<br />
così a fondo attraverso slogan efficaci e mandato a memoria dalla<br />
parte più rozza e grezza non solo del popolo serbo, ma anche di<br />
quello croato e di quello musulmano bosniaco. Non ci sono solo gli<br />
“eroi” serbi, assassini di massa le cui facce orripilanti sono<br />
acquistabili stampate su tazze e tovaglie nelle fiere popolari, ma ci<br />
sono anche quelli delle altre parti. L’ignoranza, la povertà,<br />
talvolta la fame, l’abbandono e l’odio sono le leve su cui<br />
premono i teorici della divisione, attraverso non solo la televisione<br />
e i giornali ma, prepotentemente, attraverso la radio – l’unico<br />
mezzo di diffusione di massa che ancora oggi arriva ovunque –<br />
internet e persino le scuole e le università. C’è tanto lavoro da<br />
fare per far cadere nella polvere questi falsi “dèi” dell’odio,<br />
della violenza e della menzogna e per riportare sull’altare di<br />
un’umanità laica e tollerante le uniche cose che possono davvero<br />
salvare i Balcani: una scuola condivisa e non più dell’<i>apartheid</i>,<br />
la ragione e la pietà umana.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
chiedono le donne di Srebrenica? E qual è stata la loro esperienza<br />
durante e anche dopo la guerra?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le donne<br />
e le madri di Srebrenica chiedono solo ed esclusivamente GIUSTIZIA,<br />
tutta maiuscola, così come l’ho scritto. Non vogliono vendetta,<br />
non chiedono più alcun tipo di dolore. Vogliono poter recuperare<br />
dalle fosse comuni i loro cari, dar loro civile e umana sepoltura e<br />
avere finalmente giustizia, ovvero i nomi e i cognomi degli aguzzini<br />
loro e dei loro cari e la loro condanna in un tribunale. Sorprenderà<br />
il lettore, spero, apprendere questo dato: in Bosnia Erzegovina ci<br />
sono circa 16.000 presunti criminali di guerra ancora a piede libero<br />
e, per converso, ancora circa 8.000 <i>desaparecidos</i>,<br />
metà dei quali si stima siano ex cittadini di Srebrenica ammazzati<br />
nel luglio 1995 e sepolti in fosse comuni la cui ubicazione è al<br />
momento ancora sconosciuta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’esperienza<br />
di queste donne è stata di oltre tre anni di assedio, patendo la<br />
mancanza di ogni cosa, e poi dell’abbandono da parte della comunità<br />
internazionale nelle grinfie dell’esercito serbo-bosniaco e dei<br />
paramilitari serbi, che hanno fatto scempio di 10.701 loro cari di<br />
età compresa tra i 12 e i 76 anni e non di rado del corpo di<br />
parecchie di queste donne, soggette allo stupro etnico come altre<br />
decine di migliaia di loro in tutto il Paese. E alla fine, dopo<br />
vent’anni, si trovano a dover combattere contro un nuovo cancro,<br />
quello dei negazionisti, coloro che vogliono convincere chi non c’era<br />
che a Srebrenica non è successo nulla. Una lotta impari, per quelle<br />
povere donne… Una lotta in cui vanno aiutate.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conseguenze degli errori (più o meno voluti) e dell&#8217;immobilità<br />
politica e militare, hanno avuto ripercussioni sugli altri Paesi?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se si<br />
intende la questione kosovara, la pulizia e la contro-pulizia etnica<br />
nella Krajina croata, il prossimo disastro che sarà quello macedone,<br />
direi proprio di sì.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
che modo si può aiutare la Bosnia-Erzegovina nel percorso di<br />
democrazia e di pace?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
credendo alle fandonie negazioniste, informandosi e andando a<br />
visitare quel Paese, che rischia a breve di spaccarsi in due, esposto<br />
com’è agli estremismi incrociati, quelli islamici e cattolici in<br />
Federazione, quelli russo e serbo in Republika Srpska. E non<br />
ricordandoci della Bosnia solo ogni dieci anni, ma proviamo a capire<br />
una lezione importantissima, almeno per noi italiani: conoscere la<br />
Bosnia ci permette di conoscere e comprendere meglio dinamiche<br />
identiche presenti nel nostro Paese e di trovare i giusti antidoti,<br />
prima che arrivino a “bussare” coi <i>tank</i><br />
e i <i>kalashnikov</i><br />
alle nostre porte di casa gli Mladić, i Karadžić, i Lukić, i<br />
Boban, i Tuđman, gli Izetbegović italiani e tutta questa varia<br />
umanità che purtroppo popola persino il nostro parlamento e il<br />
parlamento europeo.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Una campagna contro i pregiudizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 10:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[antidiscriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Moni Ovadia]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi]]></category>
		<category><![CDATA[Rom]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
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		<category><![CDATA[Teatro Vittoria]]></category>
		<category><![CDATA[zingari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parte lunedì 11 novembre alle 11.30 con la conferenza dal titolo “Conflitti, mass media e diritti” che si terrà in Corso Vittorio Emanuele II 349)e, alle 20.30 con lo spettacolo “Senza Confini &#8211; Ebrei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Parte<br />
lunedì 11 novembre alle 11.30  con la conferenza dal titolo<br />
“Conflitti, mass media e diritti” che si terrà in Corso Vittorio<br />
Emanuele II 349)e, alle 20.30 con lo spettacolo “Senza Confini &#8211;<br />
Ebrei e Zingari” di Moni Ovadia presso il Teatro Vittoria, Piazza<br />
di Santa Maria Liberatrice 10, Roma, Ingresso libero a<br />
sottoscrizione, una campgna per combattere gli setereotipi negativi e<br />
i pregiudizi sui rom, anche a seguito dei fatti di cronaca di cui<br />
abbiamo parlato negli articoli precedenti.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Moni-Ovadia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Moni-Ovadia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="226" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Offrire una<br />
fotografia reale della popolazione Rom in Italia e in Europa, dando<br />
spazio alla cultura romanì e ai giovani Rom impegnati nel<br />
miglioramento delle condizioni di vita delle proprie comunità, e’<br />
l’obiettivo della campagna ROMAIDENTITY- IL MIO NOME E’ ROM<br />
promossa dalla ong Ricerca e Cooperazione insieme a Associazione<br />
Stampa Romana, Associazione Rom Sinti @ Politica, Università La<br />
Sapienza e altre associazioni e istituzioni di Italia, Romania e<br />
Spagna. </p>
<p>Alla conferenza pubblica “Conflitti, mass media e<br />
diritti” parteciperà l&#8217;attore Moni Ovadia, insieme a Paolo<br />
Butturini (Stampa Romana), Nazzareno Guarnieri (Associazione Rom<br />
Sinti @ Politica) e Natascia Palmieri (Ricerca e Cooperazione).<br />
Segurà lo spettacolo teatrale e, all&#8217;iniziativa, interverranno<br />
inoltre: Pietro Vulpiani (Unar – Ufficio Antidiscriminazioni<br />
Razziali) e Serena Tosi Combini (Fondazione Michelucci, Università<br />
di Verona) autrice del volume “La zingara rapitrice”.
</p></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Buon anno Sarajevo]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Moni Ovadia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[un certian regard]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da poco uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle rassegne, su Internet e in dvd) , Buon anno Sarajevo – Djeca-Children of Sarajevo, questo il titolo originale &#8211; è l&#8217;opera seconda della regista bosniaca&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da poco<br />
uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle<br />
rassegne, su Internet e in dvd) , <i>Buon<br />
anno Sarajevo </i>–<br />
<i>Djeca-Children of<br />
Sarajevo,</i><br />
questo il titolo originale &#8211; <i><br />
</i>è<br />
l&#8217;opera seconda della regista bosniaca Aida <em>Begić</em><br />
che, per questo film, ha ricevuto una menzione speciale nella sezione<br />
“Un certain regard”  all&#8217;ultimo festival di Cannes.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un&#8217;opera<br />
molto diversa dalla precedente, <i>Neve</i><br />
in italiano, ambientata nella periferia -cupa e fredda &#8211; della<br />
città in cui vivono due fratelli, Rahima, 23 anni e Nedim, 14. Il<br />
ricordo della madre uccisa da un cecchino durante la guerra è ancora<br />
molto vivo negli occhi e nell&#8217;anima dei due ragazzi: ma, mentre<br />
Rahima ha trovato conforto (forse) nella religione islamica e<br />
nell&#8217;indossare il velo a protezione delle sue ferite, il fratello<br />
minore subisce la discriminazione per essere orfano in una società<br />
che non è ancora riuscita a trovare se stessa.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
giorno Nedim danneggia l&#8217;I-phone di un compagno di scuola che è<br />
anche il figlio di un ministro e la scuola ingiunge a Rahima di<br />
rifondere il danno. Non riuscendo a trovare i soldi necessari, la<br />
ragazza danneggia l&#8217;auto del ministro in un parcheggio e da qui in<br />
poi i due protagonisti conosceranno, sempre più da vicino, la<br />
protervia e la corruzione dei ricchi e dei forti.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Rahima,<br />
da sempre coraggiosa nel far valere i propri diritti e nel proteggere<br />
il fratello, scoprirà anche alcuni lati della vita di Nedim che non<br />
conosceva e questo porta lo spettatore a intravedere nella<br />
quotidianità, nelle scelte e nei comportamenti di molti le tracce di una<br />
guerra che, a distanza di vent&#8217;anni, non è ancora finita; i segni di<br />
una mentalità criminale e di un malcostume che si è, ormai,<br />
infiltrato negli individui &#8230;Ma il film  lascia un piccolo spazio<br />
alla speranza di un miglioramento.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="192" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
non solo Cinema. Anche il Teatro vuole essere strumento di Memoria e<br />
di analisi. In tour, in Italia, lo spettacolo <i>Balkan Burger<br />
– E&#8217; la storia di Razna che visse più volte</i>,<br />
di Stefano Massini, un monologo affidato alla voce e<br />
all&#8217;interpretazione di Luisa Cattaneo, con il commento musicale dal<br />
vivo di Enrico Fink, sul palco con l&#8217;attrice.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
molteplicità di voci che si intrecciano e di lingue (a partire dal<br />
titolo). Sì, perchè Razna è, in realtà, Roze figlia di un rabbino<br />
che imparerà litanie ortodosse, frequenterà un Pope, reciterà<br />
preghiere cattoliche e si confronterà con un imam.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Contaminazioni<br />
di generi – si ride e si piange durante lo spettacolo – e<br />
contaminazioni di religioni e di alfabeti al ritmo di una ballata<br />
kletzmer per un personaggio simbolico che cambia e che cerca la<br />
propria identità, in una Ex Jugoslavia ancora in cerca di<br />
equilibrio.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Balkan<br />
Burger è un magnifico pezzo di narrazione. E&#8217; una storia di morti e<br />
resurrezioni che si reitano nella vita di una singolare bambina<br />
segnata da un destino di paradossale santità, malgrado sé, il tutto<br />
raccontato con uno stile narrativo magistrale, tenuto su un registro<br />
ironico che mi sembra abbeverarsi allo humor della migliore<br />
letteratura yiddish e russa. &#8230;Balkan Burger può essere letto come<br />
una parabola che denuncia la cieca ottusità del fanatismo travestito<br />
da religione&#8230;”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
(Moni<br />
Ovadia, introduzione a Balkan Burge in “Quattro storie” di<br />
Stefano Massini, ed. Titvillus)</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Madre dignità di Moni Ovadia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/24/madre-dignita-di-moni-ovadia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 06:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Madre dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Moni Ovadia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; da poco uscito in libreria il nuovo libro di Moni Ovadia, dal titolo Madre dignità, edito da Einaudi, Stile libero. Moni Ovadia, artista, cantante e interprete, attore, regista e capocomico, nato da una&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; da<br />
poco uscito in libreria il nuovo libro di Moni Ovadia, dal titolo<br />
<i>Madre</i><br />
<i>dignità</i>,<br />
edito da Einaudi, Stile libero.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Moni<br />
Ovadia, artista, cantante e interprete, attore, regista e capocomico,<br />
nato da una famiglia ebraico-sefardita in Bulgaria (ma che parla un<br />
milanese impeccabile, come lui stesso ama ripetere), declina il<br />
valore della dignità in ogni sua sfumatura e, dice, che appartiene a<br />
tutti, anche al peggior delinquente, il quale deve essere privato<br />
della libertà, ma non della propria dignità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Madre<br />
dignità parla degli ultimi della Terra, dei poveri, dei diseredati,<br />
di tutti coloro i quali sono fuori dal mercato e dai diritti, ma che<br />
hanno un unico bene prezioso: quel valore che il rispetto per se<br />
stessi. La dignità, secondo Ovadia, è al fondamento dei diritti<br />
delle persone, altrimenti sarebbero (e sono) in balìa della<br />
schiavitù, della sopraffazione e del nichilismo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Passando<br />
dall&#8217;analisi dei testi sacri, dei conflitti etnici, delle parole dei<br />
poeti fino ad arrivare alle storie quotidiane, l&#8217;autore dimostra come<br />
la dignità sia un valore universale che prescinde dalle origini,<br />
dall&#8217;etnie, dalle condizioni culturali e sociali perchè le domande<br />
che tutta l&#8217;umanità deve porsi sono semplicemente tre: Io dov&#8217;ero?<br />
Io cosa ho fatto? Qual è la mia responsabilità? Così la dignità<br />
(forse) è ancora salva.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ <i>La<br />
dignità umana è inviolabile ed è un valore che non ha prezzo. Non<br />
può esistere dignità sociale o collettiva senza dignità<br />
individuale della persona, così come non può esistere dignità<br />
della persona senza dignità sociale. La cosiddetta rivoluzione<br />
liberale, nel grembo delle sue derive mercantili, ha generato il più<br />
efficace e terrificante dei totalitarismi, e cioè il totalitarismo<br />
del denaro e del profitto, responsabile dei due più vasti e<br />
perduranti crimini della storia: il colonialismo e l&#8217;imperialismo. La<br />
micidiale deriva ideologica del sedicente liberismo ha fatto carne di<br />
porco della dignità della persona, nel suo aspetto individuale come<br />
in quello sociale, e i suoi sacerdoti si ingegnano cinicamente a<br />
persistere, giorno dopo giorno, in quest&#8217;opera nefasta”, </i>dalla<br />
quarta di copertina.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Segnaliamo<br />
anche il seguente link&nbsp; <a href="http://www.formacinema.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=233:moni-ovadia&amp;catid=74:interviste&amp;Itemid=69&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.formacinema.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=233:moni-ovadia&amp;catid=74:interviste&amp;Itemid=69&utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br /> con un&#8217;intervista a Moni Ovadia a cura di<br />
<u><a href="http://www.formacinema.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.formacinema.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/moni_ovadia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/moni_ovadia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="231" /></a></div>
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