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	<title>montagna Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>montagna Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Intervista SIMONE BOBBIO, Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 08:53:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;nuova&#8221; rotta per i migranti: quella tra le montagne, nella neve, a rischio assideramento. Associazione per i Diritti umani ha intervistato SIMONE BOBBIO (e lo ringrazia molto), del CNSAS &#8211; Corpo Nazionale Soccorso&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La &#8220;nuova&#8221; rotta per i migranti: quella tra le montagne, nella neve, a rischio assideramento. <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato SIMONE BOBBIO (e lo ringrazia molto), del CNSAS &#8211; Corpo Nazionale Soccorso Alpino e speleologico.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10166" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1038" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1038w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-300x87.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-768x222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-1024x296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1038px) 100vw, 1038px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci spiega qual è il tragitto dei migranti sulla nuova rotta alpina?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dalle prime nevicate invernali (10 e 11 dicembre 2017) abbiamo effettuato oltre una decina di interventi di soccorso alpino su gruppi di migranti che tentavano di passare il confine con la Francia lungo la strada del Colle della Scala a monte dell’abitato di Bardonecchia (TO). In inverno, la carrozzabile viene pulita dalla neve per i primi 5 km a partire dalla stazione ferroviaria. In seguito si entra in territorio francese dove in 6 km di salita (circa 300 metri di dislivello), lungo il tracciato innevato della strada estiva, si raggiunge il Colle della Scala a quota 1779 metri. Rimangono poi altri 6 km in discesa su una pista da sci di fondo fino alla strada carrozzabile che unisce i paesi francesi di Nevache e Briançon. Il punto più critico della traversata sono i 6 km di salita dal Confine al Colle che percorrono pendii con molta neve ed elevato pericolo valanghe dopo abbondanti nevicate. Nella settimana prima di Natale le condizioni consentivano ad alcuni gruppi di raggiungere il Colle anche senza la preparazione e attrezzatura adatte. Da allora il susseguirsi di nevicate e maltempo hanno reso il passaggio particolarmente improbo, se non impossibile.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I migranti viaggiano da soli oppure c&#8217;è qualcuno che li accompagna?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I gruppi che abbiamo soccorso erano soli. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cosa succede a coloro che riescono ad arrivare dall&#8217; “altra parte”?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Coloro che riescono a superare il Colle della Scala e riescono a eludere i controlli delle autorità francesi vengono accolti da alcune associazioni che fornscono loro locali riscaldati dove ripararsi. Chi invece viene fermato da Polizia e Gendarmerie viene rimandato in Italia così come accade per coloro che vengono intercettati mentre cercano di attraversare il confine su treni e autobus. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vi è capitato di avere problemi per il fatto di soccorrere queste persone?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) presta soccorso in territorio impervio a tutte le persone che ne hanno bisogno. Da un punto di vista qualitativo gli interventi di soccorso in favore di migranti, escursionisti o scialpinisti seguono le medesime procedure. Verso il Colle della Scala, data la conformazione del territorio e il modo in cui sono stati tracciati i confini di Stato, il punto più critico del percorso si trova in Francia ma è più facilmente accessibile dall’Italia. Difatti i soccorritori transalpini con cui abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione chiedono ai nostri operatori di effettuare una prima perlustrazione in modo da raggiungere più rapidamente le persone da soccorrere ed effettuare una valutazione. In alcuni casi è stato necessario richiedere il supporto dell’elicottero francese per evacuare con urgenza persone infortunate, in altri l’elevato pericolo valanghe impediva alla squadra del CNSAS Piemonte di procedere via terra rendendo fondamentale l’intervento da parte dell’elicottero francese. Ma, sostanzialmente, per il nostro Corpo si tratta di “ordinaria amministrazione”.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quali sono le parole dei migranti che le sono rimaste più in mente, dopo averli conosciuti?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Personalmente ho partecipato a un intervento di soccorso alpino in favore di migranti lo scorso 20 dicembre. Con gli sci e le pelli di foca abbiamo raggiunto un gruppo di 6 uomini originari della Guinea Conakry in prossimità del Colle della Scala. Erano infreddoliti e spaventati ma hanno preferito proseguire. Li abbiamo informati del fatto che la Polizia francese li aveva già individuati e li avrebbe riportati in Italia. «Ci riproveremo un’altra volta» è stata la loro risposta. A quel punto li abbiamo seguiti a distanza verificando che la loro progressione avvenisse in sicurezza fino al Colle dove li attendevano le autorità francesi. I nostri operatori della stazione di Bardonecchia hanno effettuato numerosi interventi e mi hanno raccontato che i migranti soccorsi con principi di congelamento desiderano essere consegnati rapidamente al personale sanitario e si dimostrano increduli di fronte ai pericoli della montagna. Nonostante quelli che hanno già affrontato nel deserto del Sahara, nei centri di detenzione libici, nella traversata del Mediterraneo. </span></span></p>
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		<title>Il rifugio, documentario di Francesco Cannito e Luca Cusani : profughi abbandonati in alta montagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giungo 2011, 116 profughi, provenienti dalla Libia, sono stati trasferiti in un albergo disabitato sulle Alpi, a 1800 metri. Per mesi hanno vissuto in completo isolamento nell&#8217;attesa che venisse riconosciuto il loro status&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/IL-RIFUGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/IL-RIFUGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
giungo 2011, 116 profughi, provenienti dalla Libia, sono stati<br />
trasferiti in un albergo disabitato sulle Alpi, a 1800 metri. Per<br />
mesi hanno vissuto in completo isolamento nell&#8217;attesa che venisse<br />
riconosciuto il loro status di rifugiati. Il documentario, intitolato<br />
 <i>Il</i><br />
<i>rifugio</i><br />
di Francesco Cannito e Luca Cusani, racconta la loro vita sospesa tra<br />
sogni e aspettative deluse ed è stato proiettato presso la sede del<br />
Naga, a pochi giorni  dallo scadere del piano “Emergenza<br />
nord-africa” che abbandonerà per strada i profughi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Luca Cusani</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
avete girato il documentario? E come vi siete relazionati alle<br />
persone che hanno partecipato a questo lavoro?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
girato dall&#8217;agosto 2011 per circa un anno perchè la vicenda è<br />
durata a lungo e non si sapeva se, con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno, gli<br />
immigrati sarebbero scesi a valle e, quando hanno cominciato a<br />
smistarli nei paesini, a quel punto abbiamo continuato a seguirli per<br />
vedere come andava a finire.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Erano<br />
tutti uomini, alcuni giovani, altri con qualche anno in più; tutti<br />
dell&#8217;Africa sub-sahariana. Alcuni erano diffidenti e chiusi, qualcuno<br />
da subito si è messo in gioco per raccontare la propria storia e noi<br />
abbiamo seguito chi si è dimostrato disponibile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
C&#8217;è<br />
stato un momento di tensione perchè loro volevano andare via da lì,<br />
ma le autorità non glielo permettevano: la nostra presenza, a quel<br />
punto, è stata ben accetta perchè potevamo avere un effetto sulle<br />
autorità stesse per il fatto di essere lì con le cineprese&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
il loro arrivo è stato gestito come un&#8217;emergenza?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;interpretazione<br />
data dalla cooperativa che si è occupata di loro è che i politici<br />
non volevano prendersi carico di questa cosa, anzi questa ondata di<br />
rifugiati dava fastidio e,quindi, la situazione è stata gestita in<br />
modo tale da metterli il più lontano possibile.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inoltre,<br />
è stata gestita dalla Protezione Civile, secondo lo schema che<br />
abbiamo visto anche negli anni scorsi: la cosa è stata derubricata<br />
come “emergenza” e, quindi, gestita in maniera molto libera,<br />
anche affidandosi ai privati. Queste persone, infatti, sono state<br />
messe in una struttura privata che ha percepito 46 euro al giorno per<br />
ogni profugo, per quattro mesi, con un guadagno di circa 500 mila<br />
euro.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
queste persone, invece, cosa vuol dire essere “rifugiati”?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
status di rifugiato permette di stare tranquilli, di avere i<br />
documenti in regola, la protezione sussidiaria etc. Però in Italia è<br />
difficile ottenere tutto questo: mancano le strutture e non si<br />
effettuano inserimenti lavorativi, ad esempio.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
persone sono state tenute in stand-by per più di un anno: alcuni non<br />
hanno ottenuto i documenti, ma anche quelli che li hanno ottenuti non<br />
hanno risolto i problemi pratici. Alcuni profughi sono rimasti in<br />
Italia, magari grazie all&#8217;aiuto di qualche connazionale; altri sono<br />
rimasti nella struttura di Monte Campione e dal 28 febbraio non si sa<br />
che fine faranno; altri ancora hanno tentato di andarsene.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
molti di loro non hanno ottenuto i documenti?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
la valutazione da parte delle Commissioni considera una serie di<br />
fattori: per esempio, se il Paese di provenienza sia effettivamente<br />
rischioso, le storie personali, le condizioni da cui si vuole<br />
scappare. Il tutto deve essere supportato da evidenze, da prove. E&#8217;<br />
una strada molto stretta che tanti non riescono a percorrere.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
documentario fa emergere tre storie. Puoi anticiparcele?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
seguito, in particolare, un nigeriano che si autoproclama un<br />
“profeta” e che, per motivi religiosi, è scappato dal Paese<br />
percorso da grandi tensioni tra il movimento islamico e i cristiani;<br />
un profugo del Gambia fuggito, invece, per motivi politici (in quanto<br />
oppositore del regime), con il padre ucciso dalle autorità e lui<br />
stesso torturato; e un altro ragazzo, sempre nigeriano, che era<br />
approdato in Libia dove era diventato un calciatore professionista,<br />
ma &#8211; a causa dell&#8217;esodo dopo la guerra &#8211; è arrivato in Italia,<br />
sperando di poter ricostruirsi una vita anche grazie allo sport, e,<br />
invece, questo non è accaduto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/IL-RIFUGIO2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/IL-RIFUGIO2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
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