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	<title>Montecitorio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Montecitorio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Relazione finale sulla commissione JO COX, a Montecitorio</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 09:06:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata a Presidente della Camera, Laura Boldrini, ad introdurre giovedì 20 luglio alle 11, nella Sala della Regina di Montecitorio, la presentazione della Relazione finale della Commissione Jo Cox sull&#8217;intolleranza, la xenofobia, il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata a Presidente della Camera, Laura Boldrini, ad introdurre giovedì 20 luglio alle 11, nella Sala della Regina di Montecitorio, la presentazione della Relazione finale della Commissione Jo Cox sull&#8217;intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio.<br />
La Commissione sull&#8217;intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, dal momento della sua istituzione, il 10 maggio 2016, ha condotto attività di studio e ricerca e svolto numerose audizioni. E&#8217; presieduta dalla Presidente della Camera e include un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti.<br />
È stato componente della Commissione il professor Tullio De Mauro, deceduto il 5 gennaio 2017.<br />
De Mauro ha offerto un autorevole e prezioso contributo ai lavori, anche attraverso la predisposizione di un inventario delle &#8220;parole d&#8217;odio&#8221; che sarà pubblicato in allegato alla Relazione finale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9196 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="231" height="220" /></a></p>
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<div id="main" dir="LTR">
<div id="primary" dir="LTR">
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>“Saluto e ringrazio la Sottosegretaria Maria Elena Boschi, la professoressa Chiara Saraceno, la deputata Milena Santerini che tanto si è spesa in questa Commissione, e gli altri relatori e relatrici che partecipano all’evento odierno.</p>
<p>Saluto i componenti della Commissione Jo Cox, i colleghi deputati e deputate, i rappresentanti delle Istituzioni, delle associazioni e degli organismi internazionali qui presenti.</p>
<p>Presentiamo oggi la relazione finale approvata lo scorso 6 luglio dalla Commissione Jo Cox, dopo aver fatto un bel percorso di 14 mesi di intenso lavoro. Una commissione mista, con deputati (uno per gruppo), esperti, società civile, a lavorare insieme per un unico obiettivo.</p>
<p>Abbiamo voluto dedicare questa Commissione a Jo Cox, la giovane deputata britannica che il 16 giugno 2016, di Jo Cox viene uccisa dall’odio politico. Per queste ragioni abbiamo pensato che fosse doveroso dedicare a lei il nostro lavoro.</p>
<p>C’ è stato anche il Consiglio d’ Europa che ci ha sollecitato, ha sollecitato le assemblee parlamentari a creare una ‘Alleanza contro l’odio’: “fatevi sentite – ci ha detto – perché ci diffonde odio è capace di imporsi nel discorso pubblico”. Ci ha chiesto di unire le forze e noi abbiamo voluto rispondere a quella chiamata, istituendo una Commissione che è l’embrione di quello che dovrà essere nel nostro Paese una grande Alleanza contro l’odio.</p>
<p>Eravamo e siamo fortemente convinti che i fenomeni d’odio e i pericoli che ne derivano oggi siano stati considerati poco, considerati marginali, e invece la relazione dimostra tutta la loro gravità.</p>
<p>Nel fare questa analisi ci abbiamo messo tempo: 31 audizioni e 187 documenti di varia natura.</p>
<p>La Commissione si è data anche un metodo: la Professoressa Saraceno è stata la coordinatrice di un Comitato ristretto del quale hanno fatto parte i deputati Brescia e Santerini, il professor Ferrari, il dottor Gazzelloni dell’ISTAT e, sino alla sua scomparsa, il professor Tullio De Mauro. Io ringrazio la signora De Mauro per essere qui oggi con noi, ci ha fatto un grande regalo.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9197" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="628" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Nella relazione c’è l’ ultimo lavoro del professor de Mauro: quell’inventario delle “Parole per ferire” era ancora nel computer del professore. La professoressa Saraceno, grazie alla collaborazione della moglie del professore, è riuscita a recuperare dal computer su cui lavorava l’ultima versione di questo documento.</p>
<p>Dalla relazione abbiamo voluto estrapolare la piramide dell’odio in Italia. Questa piramide richiede risposte. Alla base della piramide si pongono gli stereotipi negativi e la loro passiva accettazione, le false informazioni e le false rappresentazioni. E poi c’è un linguaggio ostile, normalizzato, banalizzato: ‘che vuoi che sia, sono ben altri i problemi’.</p>
<p>E invece ci sono dati che colpiscono enormemente.</p>
<p>Colpisce che un cittadino su quattro consideri l’omosessualità una malattia.</p>
<p>Colpisce che l’Italia sia il Paese europeo con il massimo tasso di non conoscenza dei fenomeni migratori, il massimo tasso di ignoranza: eppure avremmo buone ragioni per conoscerlo. La maggioranza degli italiani pensa infatti che gli immigrati residenti sul suolo italiano siano il 30% della popolazione, anziché l’8% effettivo, e che i musulmani siano il 20%, quando sono il 4%.</p>
<p>Colpisce che il 65% degli italiani (contro il 21% dei tedeschi) consideri i rifugiati un peso perché godono di alcuni benefit, secondo loro, mentre si ignora il contributo positivo che invece danno in termini di saldi fiscali e contributivi, come ci ricorda sempre il Presidente dell’Inps Tito Boeri.</p>
<p>Colpisce anche che un quarto della popolazione creda che i rom, sinti e caminanti siano in Italia tra uno e due milioni, anziché tra 120 e 180mila, di cui metà italiani.</p>
<p>Fa impressione questo scarto, questa clamorosa divaricazione tra i numeri e la realtà percepita. E sono soprattutto le persone che non conoscono, che non hanno accesso ai dati, le persone che probabilmente si limitano ad ascoltare certi esponenti politici o a leggere alcuni giornali, che sono più frequentemente portatrici di atteggiamenti di odio. Purtroppo chi non sa è portatore di odio.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9198 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="219" height="168" /></a></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>In questa piramide dell’odio alle donne, a noi donne, è riservato un posto di rilievo. Le cifre sulle discriminazioni nell’ambiente di lavoro o nella ricerca di lavoro dovrebbero parlare chiaro, ma una quota non trascurabile della popolazione non se ne accorge proprio: soltanto il 43,7% degli italiani riconosce che le donne ne siano oggetto.</p>
<p>Su questa base le donne finiscono per essere il principale bersaglio di odio. E’ un dato su cui riflettere. In particolare, le donne sono di gran lunga le maggiori destinatarie del discorso d’odio on line: l’indagine dell’Osservatorio VOX sulle comunicazioni via Twitter in Italia ha rilevato che le donne sono oggetto del 63% di tutti i tweet negativi rilevati nel periodo agosto 2015-febbraio 2016.</p>
<p>Un odio al quale non sfuggono le donne in politica, bersaglio, come documenta la relazione, di insulti specificamente sessisti, sia da parte di colleghi (inclusi quelli del proprio partito), sia sui social media.</p>
<p>Nella relazione non ci si limitiamo a prendere atto di questi fenomeni, ma indichiamo delle responsabilità. Qui siamo tutti chiamati in causa: le istituzioni, la politica, i media, la scuola.</p>
<p>Inoltre la relazione ci mostra come la diffusione dell’odio stia mettendo a repentaglio l’assetto democratico. Tante persone non si sentono libere di parlare, di dire la propria, perché hanno paura dell’assalto dell’odio. E se non c’è libertà di espressione perché si teme di essere vittima di odio e di intimidazione, è la democrazia stessa che ne risente.</p>
<p>Non possiamo più derubricare offese sanguinose, razziste, sessiste e omofobe a semplici battute, a episodi di goliardia o di esuberanza. Così come non si può più ritenere che il linguaggio violento sia una forma di efficace linguaggio politico: “finalmente qualcuno che parla chiaro!”. E allora, giù odio!</p>
<p>Questo è qualcosa che impoverisce il dibattito politico, abbassa terribilmente il livello della discussione. Il disprezzo verbale che ascoltiamo spesso nelle nostre aule, in tv, nei talk show, ha ripercussioni nella società: perché se i politici lo utilizzano, anche i cittadini si sentono autorizzati a fare altrettanto. Ci sono delle responsabilità in questo. E chi è eletto non può ignorare la propria responsabilità nella comunicazione politica.</p>
<p>Non vogliamo più minimizzare. Basta minimizzare, perché questo fa male al nostro Paese. Siamo di fronte ad un problema serio, che deve essere trattato seriamente. Ci deve essere una strategia di contenimento, di contrasto.</p>
<p>Con questo obiettivo nella nostra relazione facciamo 56 raccomandazioni concrete e puntuali. Raccomandiamo la raccolta dei dati. I dati sono essenziali, perché si dice che senza dati non c’è problema: no data, no problem, no policy. I dati sono essenziali per evidenziare il tema e mettere in atto efficaci politiche di contrasto. La Sottosegretaria Boschi mi diceva che c’è questo impegno con l’Istat per fare un raccordo di dati sulle questioni di genere, perché è uno degli ambiti più scoperti. Anche a livello europeo il sessismo non è considerato uno dei motivi di discriminazione. Scriverò agli organi competenti, perché nel nostro Paese la fotografia che noi abbiamo ci dice che il sessismo è il problema numero uno. Saremo ‘strani’ noi, o è così anche in altri paesi? Comunque questo fattore va messo al centro della discussione anche europea.</p>
<p>Invitiamo anche i media a fare una riflessione su questo, su una percezione così diversa dalla realtà, perché le informazioni passano a volte, non sempre, attraverso i media. Bisogna contrastare gli stereotipi, non assecondarli.</p>
<p>Ci occupiamo anche dell’odio in rete. Non può essere una condizione che dobbiamo accettare. L’odio in rete deve essere contrastato, e nella nostra relazione noi indichiamo alcune possibilità.</p>
<p>Intendo poi, alla ripresa dei lavori a settembre, promuovere con i colleghi e le colleghe deputati e deputate la presentazione di una mozione che riprenda i contenuti delle nostre raccomandazioni, sul modello di quanto abbiamo fatto nel novembre 2015 per la Dichiarazione dei diritti e dei doveri in Internet.</p>
<p>Tutto questo diventerà una mozione? Non lo so, mi auguro di sì. Con la Dichiarazione dei diritti in Internet ci siamo riusciti, è diventata una mozione approvata all’unanimità in questa Camera. Mi auguro che anche su questo importante tema si possa raggiungere non dico l’unanimità, ma un’ampia maggioranza sulla mozione che presenteremo – mi auguro – a settembre.</p>
<p>E’ giunto il tempo di monitorare la diffusione dell’odio: come si fa coi fiumi in piena, bisogna stare attenti che non superino il livello di guardia. E io credo che stiamo arrivando al livello di guardia.</p>
<p>E’ giunto il tempo di reagire concretamente a coloro che, urlando, seminano odio, a chi avvelena i pozzi ogni giorno. E’ il tempo di dare voce a chi lo combatte a sostenere chi ne è vittima.</p>
<p>Perché oggi la situazione è paradossale: chi semina odio oggi è più presente nel dibattito pubblico di chi lo subisce. Il razzista oggi ha ampio spazio nel dibattito pubblico. Siamo andati oltre la par condicio tra razzismo e antirazzismo: ha vinto il razzista. E questo ci deve far riflettere: la nostra Costituzione dice un’altra cosa. Siamo oltre quello che dice la nostra Costituzione.</p>
<p>L’Alleanza contro l’odio ha molto da fare. Mi auguro che questa alleanza cresca, perché solo in tanti, solo tutti insieme, riusciremo a vincere questa difficile battaglia”.</p>
<p>Tratto da www.camera.it.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Un convegno a Montecitorio dal titolo “La verità necessaria &#8211; I processi di riconciliazione dei Paesi delle Primavere arabe”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2013 05:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La pace e la riconciliazione dei popoli dilaniati dalle guerre passano per la verità, particolarmente sulla drammatica questione delle violenze sessuali come strumento bellico o nelle situazioni post-conflitto contro donne, ma anche bambini e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“La<br />
pace e la riconciliazione dei popoli dilaniati dalle guerre passano<br />
per la verità, particolarmente sulla drammatica questione delle<br />
violenze sessuali come strumento bellico o nelle situazioni<br />
post-conflitto contro donne, ma anche bambini e uomini&#8230;Ricordare è<br />
un esercizio molto doloroso. Non tutte le vittime ce la fanno&#8230;Ma i<br />
racconti possono contribuire a incamminarsi verso il futuro, per gli<br />
individui, ma anche per le comunità e le società. Solo raccontando<br />
la verità possono tornare pace e riconciliazione”: così la<br />
Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha aperto il convegno<br />
intitolato “La verità necessaria &#8211; I processi di riconciliazione<br />
dei Paesi delle Primavere arabe”, che si è tenuto martedì 2<br />
luglio presso la sala Mappamondo di Palazzo Montecitorio.<br />
Un&#8217;iniziativa voluta dalla Camera dei deputati, che si è avvalsa del<br />
patrocinio del Ministero degli Affari Esteri ed è stata organizzata<br />
in collaborazione con la Ong <i>Ara<br />
Pacis Initiative </i>e con<br />
l&#8217;associazione libica <i>Observatory<br />
for Gender in Crisis. </i>La<br />
prima testimonianza è stata, infatti, quella intensa e drammatica di<br />
un padre che è riuscito a portare via il proprio figlio da una<br />
prigione libica dov&#8217;era stato brutalmente torturato. Ma<br />
la testomonianza, se possibile, ancora più forte è stata quella di<br />
una donna con il volto e il corpo coperti dal niqab, l&#8217;abito islamico<br />
che lascia scoperti solo gli occhi, indossato, in questa occasione,<br />
per mantenere l&#8217;anonimato. Con voce tremante la donna racconta di<br />
stupri, sevizie e scosse elettriche che le hanno fatto prima perdere<br />
il bimbo che aspettava, poi l&#8217;hanno resa sterile. E&#8217; stata arrestata<br />
dopo che lei ed alcune amiche erano state riprese da Al Jazeera<br />
mentre invitavano le altre studentesse a scendere in piazza contro<br />
Gheddafi: &#8221;Mi hanno arrestata, e tenuta nuda per tutto il tempo. Gli<br />
stupri erano continui, poi le scariche elettriche. Chiedevo che<br />
chiudessero la porta almeno quando dormivo. Le mie amiche, non le ho<br />
piu&#8217; viste. E la mia famiglia che mi dice, se non ti fossi messa a<br />
fare i proclami oggi non ti sarebbe successo nulla&#8221;.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
convegno sono intervenuti: Souhayr BELHASSEN, Presidente onoraria<br />
della Fédération<br />Internationale des Droits de l’Homme (FIDH),<br />
Ayman AL SAYYAD, Direttore del mensile egiziano Weghat Nazar ed ex<br />
Consigliere del Presidente Morsi, Burhan GHALIOUN, Professore di<br />
sociologia politica alla Sorbonne, ex Presidente e oggi membro<br />
dell’organo esecutivo del Consiglio nazionale siriano, Hajer EL<br />
GAID, Parlamentare e membro della Commissione per i Diritti umani del<br />
Congresso generale nazionale della Libia, Maria Nicoletta GAIDA,<br />
Presidente dell’Ara Pacis Initiative, Annick COJEAN, giornalista de<br />
Le Monde ed autrice de <i>Le<br />
prede: nell’harem di Gheddafi</i>,<br />
Lina TIBI, poetessa e attivista per i diritti delle donne siriane e<br />
Marta DASSÙ,<br />
Viceministro degli Affari esteri a cui sono state affidate le<br />
conclusioni dei lavori.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
giornalista Laura Goracci ha moderato l&#8217;incontro e lo ha presentato<br />
dicendo: “In alcuni dei Paesi delle Primavere arabe sono in atto –<br />
pur tra difficoltà e battute d’arresto – importanti processi di<br />
riconciliazione, che si inseriscono in una fase di profonda<br />
trasformazione di tutta la regione mediterranea. In tali contesti,<br />
alla pacificazione interna ed alla giustizia transizionale si<br />
affianca la necessità di dare voce alle vittime dei conflitti,<br />
premessa indispensabile per la costruzione di società democratiche e<br />
libere. L’iniziativa intende promuovere una maggiore<br />
sensibilizzazione sul tema della verità e della riconciliazione nei<br />
Paesi delle Primavere arabe, nonché contribuire a fornire alcuni<br />
esempi di buone prassi che potrebbero essere applicate laddove le<br />
violenze non sono ancora cessate”. Tra le proposte vi è quella, in<br />
discussione in Libia, per equiparare le vittime di violenze sessuali<br />
durante il regime di Gheddafi alle vittime di guerra, con diritto a<br />
compensazioni e ad assistenza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;Riportiamo<br />
anche una riflessione dell&#8217; &#8216;On. Khalid Chaouki , pubblicato dall&#8217;<br />
Huffington Post il 6 luglio 2013 e intitolato:
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Primavere<br />
arabe nonostante tutto. La sofferenza delle donne</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>C&#8217;è un libro forte e coraggioso,<br />
un libro scritto da Annick Cojean, giornalista di <em>Le<br />
Monde</em> che squarcia il velo<br />
sull&#8217;harem di Gheddafi. Si chiama &#8220;<em>Le<br />
prede</em>&#8221; e racconta un<br />
personaggio che ha fatto dello stupro un&#8217;arma &#8216;politica&#8217; per<br />
rafforzare la sua dittatura. Lo fa prendendo le parti delle vittime.</p>
<p>Una tematica delicata quella degli<br />
stupri negli scenari di guerra e post-conflitto, un dramma<br />
perdurante, una ferita che ancora fa male. Questo il tema del<br />
convegno che ho avuto l&#8217;onore di aprire insieme alla Presidente della<br />
Camera Laura Boldrini alla Camera dei Deputati; un incontro forte,<br />
importante, che ha toccato le corde più profonde dei presenti.</p>
<p>Le vittime e i loro liberatori sono<br />
intervenuti per raccontare le violenze e i soprusi subiti dai regimi<br />
dei paesi delle primavere arabe. Hanno rotto il silenzio sull&#8217;harem<br />
di Gheddafi che ha violentato e umiliato molte donne e giovanissime<br />
ragazze. Un tiranno che ha banchettato con tanti, uomini di Stato e<br />
personalità illustri e che, non tanti anni fa, ha piantato le tende<br />
sul suolo italiano, accolto dall&#8217;allora presidente del consiglio<br />
Berlusconi con tutti gli onori.</p>
<p>Ecco, quel che è emerso<br />
chiaramente nella giornata di oggi è che non è possibile un<br />
processo di riconciliazione senza la verità, e che la verità<br />
reclama giustizia, e la reclama a gran voce.<br />La mia speranza è<br />
che nei paesi della sponda sud del mediterraneo, in particolare in<br />
Siria ed Egitto, si riprenda lo spirito delle Primavere arabe. Io<br />
voglio continuare a chiamarle così, e continuare a sognare un futuro<br />
di libertà e democrazia per questi Paesi che hanno fatto già<br />
diversi passi in avanti.</p>
<p>Per questo c&#8217;è bisogno di<br />
un&#8217;Europa unita e di un&#8217;Italia più attiva su questo fronte, per<br />
recuperare il dialogo con questi paesi e costruire un linguaggio<br />
nuovo con i popoli della sponda sud, un linguaggio intessuto di<br />
verità di responsabilità reciproca, un dialogo che preveda una sana<br />
autocritica, necessaria per migliorare.</p>
</div>
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