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	<title>morti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Morire di lavoro: fino a quando?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 10:42:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Un morto ogni tre giorni, un infortunio al minuto: questo è il dato per riflettere sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro. Il 12 novembre scorso, per l&#8217;inaugurazione della nuova&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un morto ogni tre giorni, un infortunio al minuto: questo è il dato per riflettere sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro.</p>



<p>Il 12 novembre scorso, per l&#8217;inaugurazione della nuova stagione del Teatro Officina di Milano &#8211; storico punto di riferimento culturale del capoluogo lombardo, che quest&#8217;anno compie 50 anni di attività &#8211; il pubblico ha potuto assistere ad una serata ricca di poesia, testimonianze, appelli grazie a Massimo de Vita in dialogo con l&#8217;ex operaio e poeta Ferruccio Brugnaro e alla presenza del senatore (Gruppo Misto) Tino Magni che hanno specificato i doveri dei datori di lavoro che comprendono: fornire ai lavoratori le informazioni sulle procedure di sicurezza e sugli eventuali rischi presenti sul posto in cui si svolge la mansione; fornire una formazione sul corretto utilizzo delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuale; fornire le indicazioni sulle procedure di evacuazione in caso di emergenza. Molti sono, poi, i diritti degli operai e dei lavoratori in generale, ad esempio: un risarcimento in caso di infortunio e la possibilità di adire a vie legali in caso di violazioni delle leggi in tema di sicurezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1530w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>In Italia sono l&#8217;INAIL (Istituto nazionale per l&#8217;Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e l&#8217;INL, un&#8217;agenzia del governo istituita in base a un decreto legislativo del 2015 che dovrebbero occuparsi della salute dei lavoratori, della tutela e della sicurezza, ma non sono sufficienti se consideriamo il numero delle morti e degli incidenti che, troppo spesso, colpiscono le famiglie e, quindi, la società intera. All&#8217;interno delle industrie abbiamo la figura dell&#8217;RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), eletto tra i lavoratori per avanzarne le istanze, appunto, per quanto concerne gli aspetti della salute e dei rischi; come sottolinea Brugnaro dovrebbe esserci un esponente delle richieste e delle informazioni da fornire ai lavoratori in tutte le fabbriche e le aziende e si dovrebbe instaurare un maggior rapporto diretto tra questa figura e il capo o CEO della fabbrica o dell&#8217;azienda stessa.</p>



<p>La seconda parte della serata ha affrontato il tema &#8211; ancora così importante e attuale &#8211; tramite l&#8217;Arte: letture e monologhi intensi, commoventi, feroci e delicati allo stesso tempo che riportano alla mente gli incidenti mortali alla Thyssenkrupp (6 dicembre 2007) e le morti di tumore causate dal Petrolchimico di Marghera (28 novembre 2002): Daniela Airoldi Bianchi dà voce all&#8217;operaio Gianfranco Bettin tramite un brano tratto da “Petrolkiller” e, per terminare, lo spettacolo dal titolo “Il paese delle facce gonfie” con Stefano Panzeri (per la regia di Marco di Stefano e testo di Paolo Bignani) con grande dolcezza &#8211; anche per l&#8217;ingenuità infantile del protagonista &#8211; accompagna gli spettatori in un viaggio dal fantastico al realistico, dalla speranza alla disillusione, raccontando una storia d&#8217;amore tra un giovane operaio e una ragazza e di grande solidarietà ambientata alla Icmesa, teatro in cui nel &#8217;76 è stato provocato il disastro ambientale dovuto alla fuoriuscita di diossina, a Meda, in provincia di Milano. “Teatro” sì, luogo e messa in scena, che racconta una realtà ancora tanto dura nella memoria e nell&#8217;indignazione perché certi fatti continuano ad accadere. Inesorabilmente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17277" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>La piaga del caporalato</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 13:37:31 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<p>Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da altri media.<br>Una questione ancora oggi irrisolta che mi addolora, mi ferisce nel profondo, mi fa pensare quanto l&#8217;essere umano in determinate circostanze, possa essere crudele e spietato; vi voglio parlare di un fenomeno che contrariamente a quanto si pensi non è concentrato solo nel sud Italia, ma nell&#8217;intera penisola: il caporalato ovvero, un sistema di reclutamento e di sfruttamento della manodopera, in prevalenza extracomunitaria &#8211; senza utilizzare, quindi, quelli che sono i canali tradizionali messi a disposizione dallo Stato (come ad esempio l&#8217;ufficio di collocamento e strutture similari). </p>



<p>Questa forma di sfruttamento di manodopera è presente un po&#8217; in tutti i settori dell&#8217;economia come nei trasporti o nel settore terziario ,ma soprattutto è ormai un fenomeno radicato nel settore agricolo che già di per sé è un settore problematico, stagionale con contratti brevi e a termine e vincolato alle variazioni climatiche e atmosferiche.  Il caporale, persona comune senza nessuna qualifica, fungendo da intermediario tra lavoratore e azienda agricola, sfrutta proprio l&#8217;elemento dei contratti precari di lavoro e della stagionalità del settore, approfitta del lavoratore per proporre una paga  al di sotto del minimo salariale e senza neanche le minime condizioni di sicurezza. Per non parlare delle condizioni abitative in cui vivono i lavoratori: baraccopoli fatiscenti in lamiera o costruite con materiali di scarto dove non esistono neanche le minime condizioni igieniche! Dall&#8217;altra parte il lavoratore ha un&#8217;unica alternativa se vuole dare sostentamento alla propria famiglia che spesso è anche numerosa: accettare questi impieghi con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.<br>Lavorano ore e ore sotto il sole cocente o la pioggia incessante per una retribuzione da fame.<br>Molto spesso non sanno neanche quali siano le tutele a garanzia dei loro diritti, non conoscendo le leggi italiane in materia.<br>Dove va a finire la dignità di queste persone? Ogni giorno queste persone non hanno la sicurezza di poter tornare dalle loro famiglie! Molti, infatti, muoiono di sfinimento o per il troppo caldo; molti di questi lavoratori sfruttati hanno bambini piccoli costretti a rimanere a casa da soli 12/13 ore e devono occuparsi di tutto: farsi autonomamente da mangiare, occuparsi delle faccende domestiche, fare i compiti e andare a letto. Tutto questo perché i genitori non sono ancora tornati dal lavoro nei campi : anche questo è sfruttamento e violazione di un diritto: il diritto all&#8217;infanzia. </p>



<p>Quante storie del genere dovremmo ancora sentire prima che il governo, le regioni, le istituzioni pongano fine a queste forme di schiavitù? Siamo bravi solo a parlare, ma molto poco ad agire. Non voglio generalizzare perché so che esistono realtà associative che si impegnano ogni giorno nel denunciare questo fenomeno, ma so che non vengono adeguatamente supportate e e soprattutto ascoltate dagli enti preposti. </p>



<p>Quando si sente parlare di schiavitù la nostra mente è portata ancora a pensare a realtà come l&#8217;Africa o l&#8217;India, insomma i cosiddetti &#8220;Paesi  del terzo mondo&#8221;, ma la realtà è che la schiavitù esiste anche in Italia e nei paesi cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221;.</p>
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		<title>Urge una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea e tutelare donne e minorenni dalla violenza e mercati neri</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2021 08:16:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi. L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="567" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15247" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-768x425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a largo delle coste libiche: a bordo c&#8217;erano 130 persone. Almeno 10 corpi già individuati. &#8220;Siamo indignati ,scioccati e molto delusa dalla politica per l&#8217;ennesimo film visto e rivisto con l&#8217;ennesima tragedia di uomini e donne e bambini nel mare per colpa del fallimento della politica e della diplomazia europea e internazionale con le loro promesse mai mantenute.In questi anni abbiamo assistito a due cose separate su due binari nel mediterraneo: da una parte la morte di innocenti nel mare per colpa dei trafficanti di esseri umani che agiscono indisturbati dall&#8217;altra parte l&#8217;immobilismo della politica che non ha saputo mettere in agenda soluzioni politiche e combattere l&#8217;immigrazione irregolare arrestando tutti i corrotti, trafficanti e violentatori di donne minorenni migranti .Cosi denuncia <strong>il Presidente dell&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) Foad Aodi nonché membro &#8220;Registro Esperti&#8221; e commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo</strong> che lancia la proposta di una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea con il rispetto dei diritti e doveri, l&#8217;attuazione degli accordi bilaterali e la difesa dei diritti umani, le donne e minorenni migranti che sono vittime due volte sia lo sfruttamento lavorativo che sessuale e del traffico d&#8217;organi.</p>
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		<title>“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Nella pagina Facebook di Mediterranea Saving Humans si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale. L’11 aprile Frontex riportava quattro&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/14/salvateli-lappello-di-mediterranea-per-i-migranti-abbandonati-in-mare/">“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/04/cartelli-salvateli-rit-720x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare"/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/Mediterranearescue/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Nella pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Mediterranearescue/?ref=br_tf&amp;epa=SEARCH_BOX&utm_source=rss&utm_medium=rss">Mediterranea Saving Humans</a> si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale.</em></p>



<p>L’11 aprile Frontex riportava quattro natanti con circa 250 a bordo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee.&nbsp; Nel giorno di Pasqua, i natanti sono diventati tre. Uno è naufragato.</p>



<p>Quanti altri morti volete sulla vostra coscienza, governanti europei?</p>



<p>A voi, e ai governi maltese e italiano in particolare, sarebbe bastato un attimo per scegliere di salvare queste vite e non girarsi dall’altra parte.</p>



<p>Sarebbe stato nelle vostre possibilità salvarli? Sì, in pochissime ore.</p>



<p>Sapevate dove fossero e che stavano morendo? Sì.</p>



<p>Salvarli avrebbe compromesso la salute e la sicurezza di qualcuno? No.</p>



<p>Avete scelto di lasciarli morire.</p>



<p>Ci sono altri tre assetti navali che rischiano di fare la stessa fine. Presidente&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDpOisuhkIKUr1gHbXxVkLEMm9kegAFzwdkDEMCJEQLvA5JHmnBfKMoL5d_K4IU2oihaTWp2iE-goy2&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Conte</a>, Ministri&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/paolademicheli/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBDKeXEeVtS3JtKaYtGhC31JuAmDNh18zQbILj08TCPGs0u5qJkfwYzWTRQbEPWlUjuzYBD96Hd_-Af&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Paola De Micheli</a>, Luciana Lamorgese e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/robersperanza/?__tn__=K-R&amp;eid=ARCMHiydWQ3qHRvK7gyHKvAmE2QLx3HXhVr3iMFwRg64gzcm9mnD6cY2_Pn3Faa-QXfo23ZlCv-ofUYc&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Roberto Speranza</a>, mandate subito la Guardia Costiera a soccorrerli.</p>



<p>Sapete dove sono. Non fate pesare sulle vostre coscienze e sul nostro paese il crimine orrendo dell’omissione di soccorso.</p>



<p>Questa notte, come prevedibile, la situazione nel Mediterraneo centrale è precipitata. Non sappiamo più quali parole usare per richiedere al governo italiano di avviare un soccorso immediato delle decine di persone lasciate morire in mare.</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/watchthemed.alarmphone/?__tn__=K-R&amp;eid=ARC-l4y4Wo-gCRpZFDukGW7BEOmWLCrKkw58e8koZ0Zh__kSMmLCnuwkJixVSXfzOuAHy78TmXyuqzGv&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Watch The Med – Alarmphone</a>&nbsp;ha perso in contatti con 3 delle 4 imbarcazioni di fortuna in avaria che da giorni chiedono disperatamente aiuto. Il quarto natante, quello con cui Alarm Phone è riuscita a parlare in nottata riferisce che ci sono&nbsp;a bordo 47 persone e che 5 persone sono svenute. Sono disperate dopo aver passato oltre 80 ore in mare. Le autorità sanno di loro da almeno 56 ore. Intanto la nave di soccorso Aita Mari, della ONG basca&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/smhumanitario/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBEGebOrkswZc-ECxq2zZi_CMKbadE5tJFCWdkrBbUHo4E8udNEyhcyv8LH-qCuq4OAXVuBTj06tCn1&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvamento Marítimo Humanitario</a>, ha deviato la sua rotta di trasferimento da Siracusa verso la Spagna per recarsi sul posto e avviare le ricerche. Non ha personale medico né di soccorso a bordo, ha dunque bisogno di assistenza urgente.</p>



<p>In questo drammatico audio, raccolto ieri da Alarm Phone la testimonianza di una donna di 21 anni, incinta, a bordo di una delle navi in avaria con il figlio di 7 anni. Non c’è più tempo, le condizioni del mare stanno peggiorando. Salviamoli, salvateli, forse siamo ancora in tempo.Audio Alarm Phone (video sottotitolato in italiano):&nbsp;<a href="https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>﻿Libia ,Amsi ,più di 1200 morti ,6000 feriti ,110 mila sfollati dal 04.04 #BastaStrage nel mare</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/30/%ef%bb%bflibia-amsi-piu-di-1200-morti-6000-feriti-110-mila-sfollati-dal-04-04-bastastrage-nel-mare/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2019 07:08:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&#160; Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>L</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="498" height="351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare-300x211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p><em><strong>Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&nbsp;</strong></em></p>



<p><em>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) insieme al movimento Internazionale Uniti per Unire e le associazioni e Comunità aderenti ringraziano e apprezzano l&#8217;ennesimo appello umano e responsabile di Papa Francesco aderendo con convenzione  e sostenendolo dicendo <strong>#BastaStrage </strong>nel mare<strong> #PoliticiSvegliateVi </strong></em><em>basta strumentalizzazioni urgono risposte concrete che continuiamo a non vedere e nello stesso tempi i morti nel mare sono triplicati e si continua a morire nel  tragitto della speranza per tortura e violenza,più di <strong>1000 morti nel 2019 nei vari naufragi compreso quello di ieri dove sono morti 160 migranti.</strong></em><em>&#8220;Siamo indignati per questa situazione tragica nel Mediterraneo,In Libia ,Yemen ,Siria nessuno parla più tranne Papa Francesco che ringraziamo a nome di tutti gli stranieri musulmani,arabi in Italia per il suo impegno costante a favore di chi soffre e scappa dai nostri paesi non per divertimento ma per le guerre e la fame ,dichiara il Fondatore dell&#8217;Amsi e Co-mai <strong>Foad Aodi</strong></em><em> nonché membro della Commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo che sta in contatto con i nostri medici locali e in Libia dove oggi hanno comunicato il bilancio tragico dei morti dall&#8217;inizio del conflitto;<strong>1200 morti Di cui 220 donne ,135 bambini e 40 medici e professionisti della sanità (di cui 4 medici e un soccorritore sono morti  negli ultimi giorni dopo il bombardamento dell&#8217;Ospidale vicino a Tripoli).</strong></em><em>Gli ospedali da mesi sono al collasso e manca tutto ,continua<strong> Aodi a</strong></em><em>uspicando che arrivi una azione diplomatica forte da parte dell&#8217;Italia e l&#8217;Europa senza lasciare tutto nelle mani di generali corrotti che comandano l&#8217;immigrazione irregolare in Libia e porre fine alla guerra mediatica e civile a Tripoli come raccontano anche i numerosi pazienti libici che stanno visitando in questi giorni Roma e che sono venuti a visitare i loro famigliari e raccontano storie e situazioni molto più gravi  di quello che vogliono far credere.&#8221;</em></p>
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		<title>La parola amianto</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/03/11436/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2018 07:24:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto Associazione per i Diritti umani ha intervistato Nora Picetti, autrice e regista dello spettacolo teatrale La parola amianto e la ringrazia molto per la disponibilità. &#160; Il tema delle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11437" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1500" height="966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-1024x659.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a></b></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato Nora Picetti, autrice e regista dello spettacolo teatrale <strong><em>La parola amianto</em> </strong>e la ringrazia molto per la disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Il tema delle malattie e della sicurezza sul lavoro è, purtroppo, molto attuale. Ci può raccontare la vicenda delle operaie e degli operai della Centrale di Turbigo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla Centrale Enel di Turbigo l’amianto era usato in un impasto per coibentare i tubi di metallo con vapore ad altissime temperature. Quando un tubo perdeva per ripararlo bisognava scoibentare, cioè rompere la copertura, e in questa operazione le fibre di amianto si liberavano nell’aria.</span><br />
<span style="color: #000000;">La vicenda ha inizio negli anni ‘70, quando i lavoratori cominciano a organizzarsi per la difesa della salute. Per prima cosa eleggono il CUD (Consiglio Unico dei Delegati), un gruppo di 20 lavoratori eletti direttamente dagli altri in modo da dare rappresentanza a tutti i reparti, e poi “importano” in Centrale un metodo messo a punto dai fondatori di Medicina Democratica, <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Luigi Mara, chimico, e Giulio Maccacàro, il medico che ha portato in Italia l’epidemiologia.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il metodo si chiama “R</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">icostruzione operaia del processo produttivo” ed è assolutamente innovativo, perché valorizza il sapere operaio e lo integra col sapere accademico-scientifico.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Si tratta di ricostruire tutto ciò che avviene in Centrale a partire dai racconti dei lavoratori.<br />
Si organizzano una serie di assemblee, divise per reparto, e ogni lavoratore racconta cosa fa, a quali rischi è esposto, con quali sostanze viene contatto e poi formula delle richieste per migliorare l’ambiente o l’organizzazione del lavoro in modo da essere più tutelato. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sulla base di questi racconti e di queste richieste si facevano poi le piattaforme di rivendicazione, cioè le richieste ufficiali alla Dirigenza Enel.<br />
Una battaglia importante, sui cui ha insistito Medicina Democratica, è stata quella contro la monetizzazione della salute: l’usanza era quella di dare delle indennità ai lavoratori esposti ai vari rischi, qualche soldo in più in busta paga. Ma così l’ambiente di lavoro continuava ad essere inquinato e pericoloso. Il sindacato, a Turbigo come in molte altre fabbriche, in genere accettava: ha sempre difeso i posti di lavoro e il salario, ma per difendere la salute i lavoratori hanno dovuto organizzarsi da soli e spesso anche scontrarsi apertamente coi sindacalisti. Lo dice bene un manifesto che avevano fatto per promuovere le assemblee “La tuta si lava, i polmoni no”. Con i soldi delle indennità non ci fai niente, non riduci nessun rischio. L’obbiettivo era ottenere che i dirigenti spendessero dei soldi per rendere più salubre e più sicuro l’ambiente di lavoro. Nello spettacolo ho ricostruito i vari passaggi di questa lunga battaglia, iniziata negli anni ‘70 e conclusa, parzialmente, solo quest’anno, il 15 maggio 2018, con la sentenza di Cassazione, che come dice l’avvocatessa di parte civile Laura Mara, “è</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> una sentenza storica, straordinaria e francamente inaspettata, che ci insegna, oggi più che mai, che le uniche battaglie perse sono quelle non fatte”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In che modo avete effettuato le ricerche per la stesura del testo? Avete raccolto anche testimonianze dirette?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo partiti dalle testimonianze dirette di mio padre e dei suoi colleghi della Centrale, che hanno poi fondato la sezione di Turbigo dell’AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto). Particolarmente interessante è stato l’incontro con Emilio Pampaluna, che gli altri mi hanno presentato come “la memoria storica della Centrale di Turbigo”: è un ex lavoratore, sindacalista e membro della Commissione Salute del CUD, è stato un po’ la mente organizzativa di questa lunga battaglia. Quello che più mi piace di questo lavoro è proprio raccogliere le testimonianze orali, i racconti in prima persona, spesso plurale, ma anche valorizzare fonti trascurate dalla storia ufficiale: tutto un patrimonio di documenti, volantini, comunicati, cartelloni, verbali di assemblee, ricorsi al tar, foto, articoli di giornale, archivi personali, che le persone tengono in cantina, ma che sono fondamentali per ricostruire una vicenda dal punto di vista popolare e farla diventare Storia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A questo si sono aggiunti i dossier di Legambiente, i rapporti dell’Ispra, e molti altri documenti sull’amianto che mi hanno passato Guglielmo Gaviani, che ha seguito la vicenda dall’esterno, come perito della Asl, e Valentino Gritta, presidente dell’AIEA di Turbigo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi ho trovato testi sull’amianto di Plinio il Vecchio, Marco Polo, Calvino e Primo Levi e alcuni video dell’Istituto Luce sull’Eternit di Casale Monferrato.</span><br />
<span style="color: #000000;">Durante le ricerche una cosa mi ha colpito in particolare: un grafico che sovrapponeva la cronologia della diffusione industriale dell’amianto, con quello delle scoperte scientifiche sulla sua pericolosità. Praticamente coincidevano, cioè si sapeva da subito che era pericoloso, ma l’Industria dell’amianto ha puntato solo al lucro, ha fatto di tutto per mettere a tacere gli scienziati e i medici che raccoglievano dati epidemiologici sui morti di amianto e ha invaso il mercato con una pubblicità assordante sulle straordinarie proprietà e sulla sicurezza dell’amianto. Nello spettacolo quindi proietto foto di cartelloni pubblicitari e spot sull’amianto dal 1870 a oggi, e l’effetto è forte, comico e agghiacciante al tempo stesso&#8230;</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11438" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="792" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Qual è il legame, in questo caso, tra tutela dell&#8217;ambiente e salute e la Politica?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nello spettacolo si fa riferimento proprio alla Politica con la P maiuscola, a quell’insieme di azioni, reazioni, procedure che mettiamo in atto per difendere i beni comuni, in questo caso la salubrità dell’aria, la sicurezza e la salute pubblica. Ad esempio c’è una scena in cui coinvolgo direttamente alcuni spettatori per guardare la situazione da diversi punti di vista: c’è il proprietario del tetto che si fa due conti in tasca e decide di non rimuovere l’amianto, ma c’è anche il suo vicino di casa, che invece vuole che sia rimosso. Poi c’è il sindaco, che teme di perdere consensi se obbliga la gente a spendere soldi per rimuovere l’amianto. Poi c’è l’imprenditore della ditta di bonifica, che dovrebbe fornire mezzi di protezione ai lavoratori, e ci sono i lavoratori, che seguono attentissimi il corso sulla sicurezza, ma non capiscono una parola di italiano. Alla fine è il pubblico a votare: in scena viene presentata una situazione e la scelta etica sta al singolo spettatore, che la esprime attraverso il voto. Questa parte è pensata per i ragazzi delle scuole medie e superiori ma piace molto anche agli adulti, anche perché rende evidente in modo leggero e anche divertente, che il voto non basta, la delega non è sufficiente, e anzi a volte, quando ti viene chiesto di scegliere tra due cose (come salute o lavoro) in realtà significa che devi organizzarti per ottenerle entrambe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il titolo dello spettacolo si riferisce all&#8217;accordo tra sindacato, azienda e Stato nella vicenda dell&#8217;Ilva, in cui “scompare” la parola “amianto”?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa idea di far scomparire la parola amianto era già venuta negli anni ‘80 al Capocentrale di Turbigo: aveva vietato ai lavoratori di scrivere “amianto” nei documenti interni, dovevano usare “silicato” o “coibente”. La parola amianto faceva già paura, allora invece di affrontare il problema si preferiva cambiare parola, nella speranza che i lavoratori non si accorgessero del pericolo e non si attivassero per la difesa della salute.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono esempi in cui sono state attivate buone pratiche?</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Direi che questa “R</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">icostruzione operaia del processo produttivo” è una buona pratica ante litteram, che andrebbe oggi esportata, fatta uscire dai luoghi di lavoro e applicata a tutta la popolazione, perché oggi siamo tutti esposti alle fibre di amianto rilasciate dal tetto del vicino o dalla fabbrica abbandonata, o dal pavimento della scuola. In Italia ci sono ancora 2400 scuole contaminate dall’amianto. Ora però ci sono anche tutti gli strumenti scientifici, tecnici, culturali e legali per procedere con le bonifiche e lo smaltimento. Due esempi da citare sono sicuramente quelli di Casale Monferrato e del Comune di Rubiera, che ha bonificato tutti gli edifici pubblici e poi ha attivato il CIAR Catasto Immobili Amianto Rubiera: attraverso foto satellitari, uso di droni, segnalazioni dei cittadini e sopralluoghi tecnici del Comune è stata fatta la mappatura dei tetti di amianto su tutto il territorio del comune. Poi con una procedura amministrativa standardizzata e con delle ordinanze il Comune obbliga i proprietari ad intervenire, anche usufruendo degli incentivi fiscali. Loro stessi fanno questo esempio: se c’è una tegola di una casa privata che rischia di cadere in testa ai passanti, è normale che il sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, faccia un’ordinanza per obbligare il proprietario a intervenire subito. A maggior ragione, essendo i morti di amianto molto più numerosi dei “morti da tegola”, dovrebbe essere normale e accettato che il sindaco possa obbligare i proprietari a rimuovere i tetti di amianto. Molti sindaci temono però che questa scelta sia impopolare, temono di perdere consenso se obbligano la gente a spendere soldi per l’amianto. Quindi tra le buon pratiche è doveroso citare anche le attività di AIEA, Medicina Democratica; Legambiente, e di tutte le altre associazioni che attraverso raccolte dati, petizioni, azioni legali, pubblicazioni di dossier, attivazione di sportelli amianto nei comuni o interventi nelle scuole, contribuiscono a informare la popolazione e favoriscono il censimento, la bonifica e il corretto smaltimento dell’amianto, perché come dicono a Rubiera, ogni metro quadro rimosso è un guadagno immediato per la salute di tutti”.</span></span></span></p>
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		<title>Migrare per vivere non per morire! Fermiamo la strage!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 06:53:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>RICEVIAMO QUESTO COMUNICATO, DIFFONDIAMO e PARTECIPIAMO!</b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/37770461_1102797669885775_3849970433155661824_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11043" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/37770461_1102797669885775_3849970433155661824_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="766" height="403" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/37770461_1102797669885775_3849970433155661824_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 766w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/37770461_1102797669885775_3849970433155661824_o-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 766px) 100vw, 766px" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da oltre tre anni la rete Milano Senza Frontiere marcia, ogni primo giovedì del mese, in piazza della Scala a Milano, per i nuovi desaparecidos, per le persone decedute o disperse nel Mediterraneo e lungo le rotte che portano verso l’Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Negli ultimi mesi la situazione è terribilmente peggiorata: gli accordi con la Libia, la chiusura dei porti e le omissioni di soccorso in mare hanno portato quest’anno la cifra dei morti e dispersi a quasi 1500, di cui quasi la metà soltanto nel mese di luglio. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È in atto un vero e proprio genocidio legittimato dai dispositivi della politica del nuovo governo italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Non possiamo né vogliamo rimanere indifferenti a tale scempio!</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo nell’assemblea cittadina fatta il 18 giugno è stato deciso che al termine della prossima marcia, il giovedì 2 agosto, ci sdraieremo tutti e tutte in piazza della Scala e lì resteremo inermi per ricordare, con la concretezza dei nostri corpi, che ciò di cui parliamo non sono numeri, ma vite umane.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo ricordare che le migrazioni costituiscono un processo comune a tutte le donne e a tutti gli uomini. Sono quasi 5 milioni gli italiani e le italiane emigrate all’estero (fonte A.I.R.E). E a loro basta soltanto avere il passaporto europeo per poterlo fare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo ricordare, quindi, che il principio per cui si stabilisce se una persona è legittimata a emigrare o meno è sostanzialmente un principio classista e razzista. I ricchi possono migrare. I poveri non hanno il diritto di farlo. Gli europei o chi appartiene al nord del mondo hanno il diritto di partire per cercare un futuro migliore; chi è nato nel sud del mondo non può aspirare a migliorare la propria condizione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I corpi delle persone del sud del mondo, in particolare delle persone nere, pagano per questo. Sono i corpi vessati nei campi di concentramento in Libia (che le autorità europee continuano a etichettare come porto sicuro), sono i corpi annegati in mare; sono i corpi sfruttati, umiliati, denigrati e persino ammazzati dal dilagante fascismo europeo come dimostrano i numerosi omicidi di matrice xenofoba lungo tutta la nostra penisola nel solo anno corrente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non possiamo fare finta di niente e abbiamo bisogno di voi per farci sentire!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vi aspettiamo tutte e tutti in piazza della Scala giovedì 2 agosto alle ore 18:30!</span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2018 09:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; La Festa del lavoro o dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni. Cos’è rimasto dei loro diritti,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi<span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10637" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p><strong>La Festa del lavoro o dei lavoratori</strong> viene celebrata il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1%C2%BA_maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">1º maggio</a> di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni.<br />
Cos’è rimasto dei loro diritti, delle tutele ?</p>
<p>Articoli di cronaca già nei primi mesi di quest’anno riferiscono numeri terribilmente in crescita. Corrono sul web e sulle pagine dei giornali lasciandoci inebetiti e fermi, rispetto ad una realtà dove si lavora per morire e non per vivere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10636" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="629" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 629w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></a></p>
<p>Sono 151 dall’inizio del 2018 (dato del 2 Aprile u.s.)</p>
<p>Ma non sono numeri. Sono VITE.<br />
Sono 151 famiglie senza più un marito, un papà, un figlio, un fratello, uno zio, una fidanzata, un amico.</p>
<p>Sono famiglie rimaste ferme con i loro ricordi, impotenti di fronte al silenzio e lasciate sole a naufragare nei meandri di una burocrazia che non riconoscerà loro, nella maggior parte dei casi, neanche un risarcimento equo.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono usciti salutando per andare al lavoro, al mattino, la sera o i in turni confidando nel loro rientro. Aspettando dalla vita un altro abbraccio, un bacio, un altro compleanno dei figli o un figlio da mettere al mondo. E’ impressionante il gelido furore che invade ogni abitazione, ogni stanza, ogni vita che si trova repentinamente a SUBIRE queste orribili tragedie.<br />
Le chiamano ‘morti bianche’ e troppo spesso non trovano condanne o iter di giustizia, restano dentro cartelline impolverate di qualche scrivania in attesa di ‘archiviazione’.</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"> <span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>&#8220;Non è accettabile morire così&#8221;<br />
</b></span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non in un Paese civile. Non in un Stato di diritti. Eppure accade ancora.</span></span></span><br />
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro, istituito nel 2009, raccoglie tutti i dati relativi agli infortuni mortali sul lavoro provenienti da diverse fonti, tra cui mass-media, comunicazioni di enti istituzionali o di associazioni del settore. Tutte le informazioni vengono analizzate dall’ufficio tecnico al fine di effettuare studi per capire le misure di sicurezza più idonee per prevenire le morti bianche.<br />
Riusciranno studi e percentuali a tradurre i numeri in Persone da tutelare?</p>
<p><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><br />
Lo speriamo, lo vogliamo. Perché la sicurezza sul lavoro sia una certezza.</b></span></span></span><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10635" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="655" height="394" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 655w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Il 1 MAGGIO</b></span></span></span></p>
<p>L’origine è relativa ad una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre del 1882, dall’ordine dei cavalieri del lavoro, una associazione nata nel 1869.</p>
<p>Di seguito la manifestazione ebbe una cadenza annuale ed è stato scelto il 1 Maggio per dare significato ai gravi incidenti accaduti nei primi giorni del mese di Maggio a Chicago durante uno sciopero fuori da una fabbrica dove la polizia chiamata per tenere in ordine la manifestazione sparò sui manifestanti. In Europa questa data è stata ufficializzata dai delegati socialisti.</p>
<p><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Nel 1890</b></span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> la rivista </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_Rivendicazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La Rivendicazione</i></span></span></a><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> scriveva in un articolo:<br />
</span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d&#8217;ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></span></p>
<p>Dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a> i sindacati confederali <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Generale_Italiana_del_Lavoro?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Italiana_Sindacati_Lavoratori?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISL</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Italiana_del_Lavoro_(1950)?utm_source=rss&utm_medium=rss">UIL</a>, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_del_Primo_Maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">concerto per celebrare il primo maggio</a>, rivolto soprattutto ai giovani: la manifestazione si tiene ancora oggi ogni anno a Roma in piazza di San Giovanni in Laterano, dal pomeriggio a notte fonda con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, ed è seguita da centinaia di migliaia di persone, oltre a essere trasmessa in diretta televisiva dalla Rai e altri canali Tv.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></p>
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		<title>Waste Land a Calais: la misantropia europea</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 07:41:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata alla situazione a Calais, che si è svolta lo scorso 4 ottobre 2016,  Barbara Spinelli è intervenuta dopo la dichiarazione della Commissione, rappresentata dal Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«La giungla di Calais, che ho visto, è un Waste Land dove vivono, su 10.000 rifugiati, mille minori non accompagnati», ha detto l’eurodeputata GUE/NGL. «Più della metà potrebbe raggiungere i familiari in Inghilterra: lo prescrive la legge europea. Sia Parigi sia Londra la violano. Solo venti minori hanno potuto avvalersene. Vorrei narrarvi la storia di Raheemullah Oryakhel, quattordici anni, afghano, schiacciato giorni fa da un camion a Calais. Voleva raggiungere legalmente il fratello a Manchester.</p>
<p>Perché tanta misantropia? Vi diranno che è perché i candidati all’Eliseo rincorrono Marine Le Pen. Ma c’è un rifiuto più sostanziale: i rifugiati rappresentano lo 0,2 per cento della popolazione europea, eppure è come se non fossimo capaci d’aggiungere un solo tavolo in una mensa di milioni. I bambini li compiangiamo: ma morti, solo in fotografia e possibilmente lontani da noi».</p>
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		<title>Desaparecidos … i passeggeri dell’ultimo volo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2016 08:40:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>… a 40anni dall’inizio dal golpe argentino … di Giulia De Baudi (da www.igiornielenotti.it) Il volo.  Le confessioni di un carnefice della dittatura argentina  &#8211; «La storia è un incubo dal quale sto cercando&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="western" align="CENTER"></h2>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5522" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5522" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="??????????????????????????????????????????????????????????" width="524" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 524w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 524px) 100vw, 524px" /></a></p>
<h2 class="western" align="CENTER"></h2>
<h2 class="western" align="CENTER"><span style="color: #000080;">… a 40anni dall’inizio dal golpe argentino …</span></h2>
<p><span style="color: #000000;">di Giulia De Baudi (da www.igiornielenotti.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<h2 class="western" align="CENTER"><span style="color: #000000;">Il volo.  Le confessioni di un carnefice della dittatura argentina</span></h2>
<p><span style="color: #ffffff;"> &#8211;</span></p>
<p><em>«La storia è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi»</em>. Con questa frase, presa da <em>Ulysses</em> di <strong>James Joyce</strong>, <strong>Horacio Verbitsky</strong>, apre il suo libro, <em><span style="color: #000080;">Il volo – rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos</span></em><strong><span style="color: #000080;">.</span></strong></p>
<p>Verbitsky è il più famoso giornalista argentino: oltre ad essere uno dei quattro vincitori del premio per la <em>Libertà di Stampa</em> <em>CPJ</em>, in seguito al suo lavoro di reportistica sui fatti della dittatura e per la sua difesa della libertà di stampa, egli è stato insignito di moltissimi premi e riconoscimenti tra cui quello della <em>Commission Nationale</em> <em>Consultative des Droits de l’Homme</em>.</p>
<p>La frase di Joyce, che campeggia nelle pagine di apertura, è quanto ci può essere di più appropriato per evocare ciò che viene raccontato in questo prezioso documento storico. Il lavoro di Verbitsky è la confessione, registrata nel 1995 durante una serie di interviste, di <strong>Adolfo Francisco Scilingo</strong>. Il capitano di corvetta Scilingo era un ex membro dell’apparato repressivo creato dalla dittatura che ha governato in Argentina dal 1976 al 1983.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Adolfo-Francisco-Scilingo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5523" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5523" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Adolfo-Francisco-Scilingo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Adolfo-Francisco-Scilingo" width="250" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>«Sono stato all’ESMA, le voglio parlare – disse abbordandomi in metropolitana»</em> così inizia la confessione di Scilingo a Verbitsky, confessione che non solo riaprirà i processi contro centinaia di carnefici colpevoli di aver torturato e assassinato migliaia di individui di tutte le nazionalità, ma aprirà una crisi politica e istituzionale, risoltasi completamente solo nel 2003 con il governo di <strong>Néstor Kirchner</strong>.</p>
<p>In questo libro, che è molto di più di una semplice intervista, si svolge la confessione di quest’uomo, psichicamente instabile per sua stessa affermazione, ma lucido e determinato tanto da sapere perfettamente che il linguaggio può gravare sulla percezione della realtà snaturandone il senso. Egli sa che dicendo: ”arrestare, interrogare, eliminare il nemico” al posto di “sequestrare, torturare, assassinare”, l’immagine che ne scaturisce altera completamente il senso dei fatti accaduti e quindi la verità storica. Lo sa e lo dice … e si apre l’orrore.</p>
<p>Scilingo spiega ossessivamente, che non era solo lui o una piccola parte della Marina a sporcarsi di questi delitti ma tutti che a turno partecipavano a questo sterminio di massa; la logica terrificante era: tutti colpevoli, nessun colpevole. E questo a tutti i livelli, soldati, caporali, medici militari, aviatori e … <a href="http://www.igiornielenotti.it/?tag=victorio-bonamin&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong><span style="color: #3366ff;">cappellani militari cattolici. (leggi qui)</span></strong><u> </u></a>Questi ultimi poi erano sempre presenti perché avevano il compito di ricordare ai soldati angosciati <em>il precetto biblico che parla di ‘separare l’erba cattiva dal grano’.</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p><em> Scilingo: «Il giorno dopo non mi sentivo bene e sono andato a parlare con il cappellano della scuola che mi ha fornito una spiegazione cristiana della cosa.</em>»</p>
<p><strong>Verbitsky: </strong>«Qual è stata la spiegazione cristiana? »<strong>  </strong></p>
<p><strong>Scilingo: </strong> <em>«Non mi ricordo molto bene, però mi diceva che era una morte cristiana perché non soffrivano. Diceva che dovevano essere eliminati, che la guerra era la guerra, che persino nella Bibbia era prevista l’eliminazione dell’erba cattiva dai campi di grano. Un po’ mi ha sostenuto». </em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>D’altronde, come confessa in un altro capitolo, quando il capitano <strong>Luis María Mendía</strong> gli ordinò di effettuare il primo ’volo’, gli spiegò che : <em>«Aveva chiesto il parere alle autorità ecclesiastiche, non so a che livello gerarchico, per far sì che si trattasse di una forma cristiana e poco violenta»</em>. E così i prigionieri dopo essere stati torturati, venivano fatti sparire …<strong> ‘cristianamente’.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il capitano Scilingo forse non sapeva esattamente “a che livello gerarchico” la Chiesa cattolica fosse complice di questi atroci delitti. Ce lo racconta questo grande e coraggioso giornalista argentino: Il 23 marzo 1976, il giorno precedente al colpo di stato  <em>«i comandati in capo dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione fanno visita a Monsignor </em><strong>Tortolo </strong><em>nella sede vescovile. (…) in una riunione dell’Episcopato,  Tortolo difende la tortura con argomenti teologici»</em>.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>Nel 1979 l’<em>OSA l’Organizzazione degli Stati Americani</em> dei diritti umani visita l’Argentina. Centinaia di prigionieri vengono nascosti con la complicità della Curia in un campo di concentramento allestito su un terreno di proprietà ecclesiastica del <strong>cardinale</strong> <strong>Aramburu</strong>. Quando la commissione americana lascia l’Argentina i prigionieri sopravvissuti tornano all’<em>ESMA</em>.</p>
<p>Non ci si deve dimenticare che i <strong>Montoneros</strong>, che facevano guerriglia urbana e che combattevano contro la giunta militare, provenivano dall’Azione cattolica, ed erano ideologicamente ispirati dalla <strong>Teologia della Liberazione</strong>, che subì grave perdite umane da parte dei golpisti i quali, ovviamente trafficavano con l’<strong>Opus Dei</strong>. In questo scontro mortale, che vedeva da una parte il capitale americano, i latifondisti e la Chiesa cattolica, e dall’altra, i ceti medi, i poveri e la Teologia della Liberazione, i potenti naturalmente prevalsero massacrando senza pietà tutti coloro che si opponevano al capitale legittimato e consacrato dall’Opus Dei.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5526" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5526" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Woytjla-con-Pinochet" width="373" height="212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 373w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>Scilingo racconta, di come i prigionieri politici divenivano “desaparecidos”, vale a dire di come i militari dell’<em>ESMA  – Escuola de Mecanica del la Marina militar Argentina</em> – li facevano “sparire” gettandoli nell’Oceano. Il capitano racconta di come i ‘sovversivi’ venivano prelevati dai luoghi di tortura, facendo loro credere che si trattava di un trasferimento in un altro carcere; racconta di come poi venivano drogati dai medici una prima volta, fatti salire sugli aerei, drogati una seconda volta dai medici che dopo la seconda iniezione andavano nella cabina di pilotaggio per “non tradire il giuramento di Ippocrate; Racconta di come venivano spogliati, accatastati, come bestie da macello, nella parte posteriore della carlinga per poi essere gettati ad uno ad uno nel vuoto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/desaparecidos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5525" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/desaparecidos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="desaparecidos" width="248" height="148" /></a></p>
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<p><em>«L’Opus Dei accetta, a differenza di altri, di fare il ‘lavoro sporco’ in Sudamerica. Si tratta di smantellare la Teologia della Liberazione e tornare all’antico. Ciò avviene senza mediazioni. La chiesa romana deve gestire la vergogna degli appoggi vaticani ai dittatori sanguinari in Cile e Argentina, di un </em><strong>nunzio apostolico</strong> <strong>Pio Laghi</strong><em>, che giocava a tennis con il comandante della Marina </em><strong>ammiraglio Massera</strong>  – lo racconta <strong>Italo Moretti</strong> nel suo <em>In Sudamerica</em>, Sperling&amp;Kupfer, 2000, pp. 256, 12,39.  – <em>dell’amicizia tra il </em><strong>cardinal Sodano </strong><em>e lo stesso </em><strong>Pinochet</strong><em>. Eppure La Chiesa di Roma sembra preoccuparsi di più dei preti del popolo, quelli della Teologia della Liberazione, i quali vengono sostituiti, con uomini dell’Opus Dei. Il più clamoroso è il caso </em><strong>Femando Sáenz Lacalle</strong><em>, che diventa arcivescovo di San Salvador, dopo che </em><strong>Oscar Romero</strong><em> viene assassinato»</em>.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5527" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5527" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Pio-Laghi-Videla-Gualtieri" width="526" height="323" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></p>
<p>Inoltre Pio Laghi, Nunzio apostolico in argentina dal 1974 al 1981,  era il consigliere del Comandante della Marina <strong>Armando Lambruschini </strong>condannato nell’ottantacinque per privazione illegittima della libertà e torture. Solo nel 1996 alcuni vescovi, <strong>Justo Laguna</strong>,<strong> Carlos Galan</strong>,<strong>  Domingo Castagna</strong>, e<strong> Jorge Casaretto</strong>, chiesero perdono per i loro silenzi ma ammisero solamente che <em>«la Chiesa non fece abbastanza»</em>. Naturalmente di tutto questo in Italia non si è mai parlato, e si continua a non parlarne anche se già dal ’76 si sapeva di questi orrori patrocinati dalla Chiesa cattolica.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5528" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5528" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="pio-laghi-e-george-bush" width="700" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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<p>Questo ed molto altro ancora è racchiuso ne <em>Il volo,</em>  di Horacio Verbitsky che, come scrive <strong>Gabriel R. Carvallo</strong> nel prologo: <em>«è un’opera ineludibile per comprendere una dei periodi storici più complessi e sanguinosi del nostro tempo»</em>.</p>
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