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	<title>Mosca Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Crisi ucraina: quando la guerra non è mai la soluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 08:48:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>Il pericolo di un nuovo conflitto mondiale tra interessi economici e geopolitici. Ma cosa realmente muove questa possibile guerra? &#8220;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al tiro alla fune, ed è tempo di ritenere entrambi responsabili”, dicono i pacifisti ucraini.21 febbraio 2022Dale Zaccaria</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.peacelink.it/conflitti/a/49001.html#?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://cdn.peacelink.org/images/26216.jpg?format=jpg&amp;w=300&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Anche in Ucraina la soluzione è la Pace"/></a></figure>



<p>(da peacelink.it)</p>



<p>In queste ore sale la tensione politica e diplomatica su quello che potrebbe essere lo scenario di un nuovo conflitto mondiale. La Russia dà prova di forza e mostra i muscoli con simulazioni militari e lancio di missili, mentre le sue truppe sono allineate sul confine ucraino. Dall’altra parte gli USA di Biden insieme agli inglesi foraggiano  l’Ucraina, dando loro armi. Lo scenario chiaramente rimanda alla Guerra Fredda, ora con il reale pericolo di un calda primavera. Boris Johnson ha appena affermato che «la Russia sta pianificando la più grande guerra in Europa dal 1945», Macron si mobilita telefonando a Putin per evitare il conflitto, intanto la Presidente della Commissione Europa, Ursula Von der Leyen, bacchetta da Bruxelles. E Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato dichiara: &#8220;La Russia sta cercando di riscrivere le regole dell&#8217;ordine internazionale (…) Se l&#8217;obiettivo  è avere meno Nato alla fine avrà più Nato&#8221;. Prosegue quindi la disputa politica con minacce di pesanti sanzioni alla Russia. </p>



<p>Ma cosa realmente muove questa possibile guerra,&nbsp;<strong>quali sono gli interessi in gioco</strong>?</p>



<p>Sono sicuramente molteplici: abbiamo l’industria bellica da un lato, l’interesse economico del gas dall’altro e mire geopolitiche. L’asse Russia-Cina spaventa l’America, sempre pronta con qualsiasi pretesto a dare battaglia, a fomentare golpe, a fare e disfare in nome della sua politica imperialista, afferma il noto linguista&nbsp;<strong>Noam Chomsky</strong>: &#8220;Biden come Trump o peggio. Nulla è cambiato nella politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti fanno quello che devono fare per poter controllare il mondo&#8221;.</p>



<p>Poi abbiamo una guerra parallela quella dovuta al gas. Il giornalista Alberto Negri ne delinea con lucidità i motivi, leggiamo in un suo articolo:&nbsp; &#8220;Ucraina? La posta in gioco è una simulazione di guerra sì, ma del gas. La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa&#8221;.</p>



<p>La regione del Donbass è il terreno di scontro e anche il pretesto di questa irrazionale guerra. Tra accuse e contro-accuse da parte dell’Ucraina e di Mosca, su chi per primo abbia iniziato il conflitto, un conflitto che poi va avanti da anni, sappiamo che migliaia di civili in queste ore stanno lasciando la regione del Donbass, una regione indipendentista di matrice filorussa. Il pacifista&nbsp;<strong>Yurii Sheliazhenko</strong>, obiettore di coscienza, è esponente del Beoc (Ufficio europeo obiezione di coscienza) e della War Resisters’ International (Internazionale dei resistenti alla guerra)&nbsp;scrive:</p>



<p>“Il governo ucraino si prepara alla guerra con la Russia a causa delle truppe russe ammassate nelle vicinanze, mentre le repubbliche separatiste filo-russe del Donbass si stanno preparando per la guerra con l’Ucraina a causa delle truppe ucraine ammassate nelle vicinanze.&nbsp;La Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina riferisce dell’intensificarsi delle violazioni del cessate il fuoco. Ci sono informazioni nei media sui bombardamenti delle aree residenziali urbane e sulle&nbsp;<strong>vittime civili su entrambi i lati del conflitto armato</strong>. L’Ucraina e gli Stati Uniti si sono scambiati con la Russia accuse sprezzanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU.&nbsp;Le sanzioni economiche sono sul tavolo alla Casa Bianca, le alleanze anti-Occidente e il riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche separatiste sono sul tavolo al Cremlino. Si costruiscono coalizioni, si perdono facce, si fanno minacce e si cominciano colpi distruttivi limitati. È così che si intensificano i conflitti.&nbsp;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al&nbsp;<strong>tiro alla fune</strong>, tirando su le estremità opposte dell’Ucraina. Quindi&nbsp;è tempo di ritenere entrambi responsabili&#8221;.</p>



<p>Anche i movimenti pacifisti italiani si sono mobilitati per scongiurare un possibile conflitto nucleare.&nbsp;<strong>PeaceLink</strong>&nbsp;ha lanciato una petizione firmata da giornalisti dal calibro di&nbsp;<strong>Riccardo Iacona</strong>, manifestazioni sono in corso in tutta Italia, ieri si è conclusa quella a Napoli con la presenza di padre&nbsp;<strong>Alex Zanotelli</strong>&nbsp;che scrive una lettera intensa e accorata:&nbsp;</p>



<p>&#8220;Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell'&#8221;estate incandescente&#8221;! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare. Tutto questo è il frutto amaro di una folle corsa mondiale al riarmo, soprattutto atomico. Stiamo infatti militarizzando il cielo e la terra. Il cielo è diventato anch’esso teatro di scontro. L’uomo più ricco della terra, Elon Musk, ha già inviato nello spazio 1.900 satelliti, ma ha già intenzione di spedirne altri 42.000. La Cina lo ha già accusato di spionaggio a favore degli USA e ha testato il suo razzo ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ (le guerre stellari), come le chiamava Reagan. Ma non contenti di militarizzare il cielo, stiamo supermilitarizzando il Pianeta Terra che è diventato una discarica di armi (non dimentichiamo che le armi sono, insieme allo stile di vita di pochi, la causa del disastro ambientale.)”.</p>



<p>Ed è proprio l’<strong>industria bellica</strong>&nbsp;l’altro elemento sullo scacchiere di questa disputa internazionale. Come intende l’America proteggere I suoi alleati Europei è molto chiaro: attraverso le armi. Riporta la notizia la redazione de Il Faro di Roma:&nbsp;“I primi affari sono andati a buon porto in Polonia che acquisterà 6 miliardi di dollari in carri armati statunitensi, ponti d’assalto ed esplosivi. A darne notizia è il segretario alla difesa Lloyd Austin. Gli Stati Uniti venderanno 250 carri armati M1A2 Abrams alla Polonia per rafforzare ulteriormente le capacità di difesa lungo il fianco orientale della NATO con la Russia. L’annuncio è stato fatto venerdì durante una sua tappa a Varsavia per incontrare il ministro della difesa Mariusz Blaszczak. “Questa è la versione più moderna del carro armato Abrams e fornirà alla Polonia una capacità di carri armati altamente avanzata che rafforzerà anche la nostra interoperabilità con le forze armate polacche, aumentando la credibilità dei nostri sforzi combinati di deterrenza in quelli di altri alleati della NATO”, ha affermato Austin.</p>



<p>Il discorso di un’entrata dell’Ucraina nella Nato contro la volontà e le paure dei russi è solo una prima facciata di un discorso molto più complesso, dove, ripetiamo , interessi bellici, economici, e geopolitici sono al centro di un conflitto che potrebbe avere degli scenari terribili per tutti noi.&nbsp;</p>



<p>La guerra non è mai una giusta soluzione. La guerra non è la soluzione. Perché è solo portatrice di una irrazionale e folle distruzione dell’umanità.&nbsp;E&#8217; impegno, in questo momento così delicato, di tutta la societa&#8217; civile sensibilizzare ed essere attivi per la difficile situazione in Ucraina, dove l&#8217;Italia come membro della Nato ha un ruolo non secondario, per fermare una possibile escalation militare e bellica che equivarebbe a un nuovo conflitto mondiale. Non è in gioco solo la pace, ma la vita di tutti.&nbsp;</p>
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		<title>Artsakh in pericolo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 07:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca &#160;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia. Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/uI6kYIxyZRp42uBP7zXViNa-fuWdvO87HqwRpnQy9YKzAQVuZanf-cURgc-tOSdcBsBmptmvhNpZcy8lNdVxYXvRYhhmyg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200929nagorno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia." width="425" height="277">&nbsp;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia.</p>



<p>Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai Giovani turchi contro gli Armeni. Durante la Prima guerra mondiale, i nazionalisti turchi e i loro complici curdi hanno commesso il primo genocidio sistematico del XX secolo. Da allora, non ci sono quasi più Armeni in Turchia e nell&#8217;odierna Turchia islamista rappresentano una sparuta minoranza. Ora proprio la Turchia minaccia la regione di Artsakh, enclave armena nella Repubblica islamica dell&#8217;Azerbaigian. Una continuazione del genocidio dei giovani turchi? Ma cosa c&#8217;é dietro il conflitto in Artsakh? Tessa Hofmann, sociologa tedesca e collaboratrice di lunga data della GfbV, scrive a questo proposito:<br><br>Nel Karabakh &#8211; Artsakh in armeno &#8211; non sono due gli Stati che combattono tra loro, ma uno dei contendenti è una regione che si batte per la conservazione della propria indipendenza. Si tratta dell&#8217;incompatibilità di due principi del diritto internazionale: il diritto nazionale all&#8217;autodeterminazione e la tutela dell&#8217;integrità territoriale. Ma le rivendicazioni dello Stato dell&#8217;Azerbaigian nei confronti del Karabakh, risalenti al 1918, sono giustificate dalla storia e dal diritto internazionale?<br><br>Il conflitto in realtà non è nato 32 anni fa, ma dopo la prima guerra mondiale, quando la Conferenza di pace di Parigi non ha voluto impegnarsi in modo permanente nel Karabakh. Tra il dicembre 1920 e il giugno 1921, il potere sovietico promise inizialmente all&#8217;Armenia sovietica le regioni del Nakhichevan e del Karabakh, quest&#8217;ultima popolata per oltre il 90% da Armeni. Poi, su insistenza della nascente Turchia kemalista, nel luglio 1921 Mosca concesse entrambe le regioni all&#8217;Azerbaigian. Per decenni gli armeni del Karabakh, separati dall&#8217;Armenia, hanno manifestato una forte volontà di riunirsi, cosa che durante il periodo della riforma del 1988 ha portato alla nascita di un movimento di massa con lo slogan &#8220;Miazum!&#8221; (&#8220;Unificazione!&#8221;). Ma la richiesta del Soviet Supremo del Nagorno-Karabakh di essere separato dall&#8217;Azerbaigian e annesso all&#8217;Armenia non fu accolta.<br><br>Quando il Karabakh si staccò dall&#8217;Azerbaigian nel settembre 1991, questo reagì con un tentativo di riconquista militare. Il conflitto non è mai stato pacificato. Questa guerra non dichiarata è costata la vita a 40.000 persone, 23.000 delle quali Armeni, per lo più civili. Dal 2012 l&#8217;Azerbaigian, sostenuto dal regime di Erdogan, ha ripetuto i suoi tentativi di riconquista. A differenza della Turchia, che ha riconosciuto Cipro del Nord come Stato, l&#8217;Armenia non ha ancora osato riconoscere la Repubblica di Artsakh, figuriamoci unirsi ad essa.</p>
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		<title>Anna POLITKOVSKAJA: morire di Putin</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2019 10:04:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianluca Cicinelli (da labottegadelbarbieri.org) Cosa rimane oggi – oltre a un premio dedicato alla sua memoria – dell’impegno civile e dell’attività giornalistica di Anna Politkovskaja? Se su queste pagine della “bottega” fossimo melensi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Gianluca Cicinelli (da labottegadelbarbieri.org)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="350" height="262" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13130" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Cosa rimane oggi – oltre a un premio dedicato alla sua memoria – dell’impegno civile e dell’attività giornalistica di Anna Politkovskaja? Se su queste pagine della “bottega” fossimo melensi potremmo riversare tanta retorica; invece il giornalismo dimentica Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre del 2008 a Mosca, proprio perché dei fatti (del racconto spietato della guerra sporca in Cecenia in particolare) lei aveva fatto la sua ragione di vita e non merita assolutamente alcuna retorica. Perché quando i giornalisti coraggiosi vengono uccisi il lutto dura un giorno e poi la grande industria della notizia riprende a scorrere come se nulla fosse successo, come se la libertà d’informare a costo della vita fosse l’eccentricità di alcuni individui e non una precisa scelta civile e politica da diffondere.</p>



<p>Sappiamo tutti che Anna Politkovskaja è stata uccisa per la precisa volontà di togliere di mezzo la più pericolosa minaccia alle attività criminali in Cecenia del governo russo, guidato ieri come oggi da Vladimir Putin. Il giorno successivo alla sua morte la polizia sequestrò il computer che conteneva la sua inchiesta dettagliatissima sulle torture commesse in Cecenia dagli squadroni delle forze di sicurezza locali, legate a Mosca. La denuncia dei crimini fu comunque pubblicata grazie al coraggio dell’editore della&nbsp;<em>Novaja Gazeta</em>, Dmitrij Muratov, per cui lavorava la Politkovskaja, che riuscì a ricostruire il lavoro della collega dagli appunti non sequestrati dalla polizia. Su un punto non si può che essere d’accordo con Putin, che dopo la sua morte, sminuendone comunque l’importanza nella vita politica russa, sottolineò che «il suo omicidio ha fatto più danni delle sue pubblicazioni».</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto3-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-86591"/></a></figure>



<p>«Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare». Così raccontò il suo lavoro in un’intervista a Reporters Sans Frontières lo stesso anno della sua morte.</p>



<p>Anna Politkovskaja era nata a New York nel 1958, figlia di diplomatici sovietici, ma iniziò a scrivere a Mosca sulla&nbsp;<em>Izvestija</em>&nbsp;per poi passare (dopo altre esperienze lavorative) alla&nbsp;<em>Novaja Gazeta</em>&nbsp;nel 99, un anno dopo il suo primo viaggio in Cecenia, per cui lavorerà fino alla morte. Dedicherà alla Cecenia e alle repubbliche caucasiche più di duecento articoli in cui denuncia le violenze dell’esercito russo e attacca, grazie alle testimonianze della popolazione locale, le scelte politiche di Putin. Suo è un libro tratto da racconti di testimoni diretti sul massacro di Beslan, al teatro Dubrovka, dove fece da ponte per la trattativa con i separatisti ceceni ma invano: moriranno 40 dei 140 ostaggi a causa dei gas introdotti dalle forze speciali nel teatro.</p>



<p>Da allora le minacce di morte nei suoi confronti diventano sempre più frequenti. Nel 2001 deve fuggire a Vienna per le intimidazioni di un ufficiale dell’Omon, la polizia russa presente nelle ex repubbliche sovietiche, Sergei Lapin (poi condannato per questo) ma non si arrende e continua imperterrita la sua opera di controinformazione. Riceve in Occidente molti premi per i suoi articoli ma questa pressione internazionale non basterà a fermare la mano dei killer. Proseguirà a scrivere fino al 7 ottobre, giorno del compleanno di Vladimir Putin, del 2006 quando quattro colpi di pistola a Mosca metteranno fine alla sua vita. Gli assassini l’aspettano al piano terra, davanti all’ascensore: tre colpi al corpo e il colpo di grazia alla nuca quando è già in terra.</p>



<p>La polizia rinviene accanto al cadavere una pistola Makarov PM e quattro bossoli. Il mandante e l’esecutore sono ancora oggi sconosciuti. O forse no.</p>



<p><em>Qui trovate in italiano il materiale dell’ultimo articolo di Anna Politkovskaja</em></p>



<p><a href="https://www.balcanicaucaso.org/Tutte-le-notizie/I-materiali-dell-ultimo-articolo-di-Anna-Politkovskaya-34821?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.balcanicaucaso.org/Tutte-le-notizie/I-materiali-dell-ultimo-articolo-di-Anna-Politkovskaya-34821?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Qui invece un suo articolo in cui parla di sè e del suo impegno civile, tradotto da Internazionale, pubblicato originariamente per Another sky, un’antologia curata dall’associazione English Pen.</em></p>



<p><a href="https://www.internazionale.it/opinione/anna-politkovskaja/2006/10/26/il-mio-lavoro-a-ogni-costo?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.internazionale.it/opinione/anna-politkovskaja/2006/10/26/il-mio-lavoro-a-ogni-costo?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Decimo anniversario dell&#8217;omicidio di Anna Politkovskaja</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 10:39:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cecenia ancora luogo di pesanti violazioni dei diritti umani &#8211; l&#8217;informazione critica viene sistematicamente repressa</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7100" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna-politkovskaya" width="620" height="388" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/anna-politkovskaya-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>In occasione del decimo anniversario dell&#8217;assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare il perdurare della grave situazione dei diritti umani in Cecenia. L&#8217;APM vuole tenere fede all&#8217;eredità della grande giornalista e attivista per i diritti umani uccisa a Mosca e continua a monitorare la situazione dei diritti umani in Cecenia, ma dopo la morte della giornalista è diventato sempre più difficile avere notizie precise e regolari dal paese. I rapporti dalla Cecenia vengono censurati e i giornalisti devono temere per la propria vita se osano scrivere liberamente. Le vittime per le quali questi coraggiosi giornalisti e attivisti si impegnano sono le vittime di guerra, di violenza e arbitrarietà ma anche i portatori di handicap, i bambini e chi è socialmente svantaggiato.</p>
<p>Una delle giornaliste perseguitate a causa delle sue ricerche sulla situazione in Cecenia è Elena Milashina. Pochi giorni fa Elena aveva riportato che nel corso dell&#8217;estate decine di giovani uomini erano spariti. Il capo di governo ceceno Ramzan Kadyrov ha eretto un muro di silenzio attorno a tutto quanto riguarda la repubblica caucasica. Dietro a questo muro Kadyrov mantiene il potere grazie alla corruzione, la paura, la delazione, gli arresti arbitrari, la tortura e non ultimo grazie alla protezione garantita da Vladimir Putin.</p>
<p>Migliaia di Ceceni disperati sono costretti alla fuga dalla dittatura di Kadyrov. Secondo alcune stime, sono circa 3.000 i Ceceni che attualmente si trovano in Bielorussia e tentano di raggiungere l&#8217;Europa attraverso la Polonia. L&#8217;APM cerca di mantenere i contatti con molti profughi scappati in Europa, principalmente in Germania, e tutti raccontano della grande paura diffusa di essere spediti contro la propria volontà a combattere in Siria o in Ucraina. Dopo 20 anni passati in stato di guerra, molti dei profughi soffrono di gravi traumi e a tutti manca Anna Politkovskaja. La giornalista era stata un&#8217;importante ambasciatrice della popolazione civile cecena le cui denunce venivano sentite anche a livello internazionale.</p>
<p>Freedom House riporta che secondo i dati forniti dal Comitato per la tutela dei giornalisti, dopo la morte della Politkovskaja altri 20 giornalisti sono stati uccisi e altri 63 sono stati vittime di gravi violenze.</p>
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		<title>Osservatorio Ucraina: intervista a Marianna Soronevych</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 05:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, abbiamo rivolto alcune domande a Marianna Soronevych &#8211; giornalista, caporedatrice di &#8220;Gazeta ukrainska&#8221;(www.gazetaukrainska.com), il giornale per gli ucraini in Italia &#8211; per capire meglio cosa sta accadendo in Ucraina. Ringraziamo tantissimo la&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari<br />
lettori, abbiamo rivolto alcune domande a Marianna Soronevych &#8211;<br />
giornalista,<br />
caporedatrice di &#8220;Gazeta ukrainska&#8221;(www.gazetaukrainska.com),?utm_source=rss&utm_medium=rss<br />
il giornale per gli ucraini  in Italia &#8211; per capire meglio cosa sta<br />
accadendo in Ucraina. Ringraziamo tantissimo la giornalista per<br />
queste sue notizie e riflessioni. </p>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">(Foto: activism.com)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal;">
Quando<br />
e perchè sono cominciate le manifestazioni nel Paese?</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
manifestazioni sono cominciate già qualche mese fa, come sappiamo,<br />
dopo che il Presidente Janukovyč si è rifiutato di sottoscrivere<br />
l&#8217;accordo con la comunità europea e adesso sappiamo bene che ciò è<br />
accaduto a causa delle pressioni di Mosca.
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Ucraina<br />
si preparava da cinque anni a questo evento e, a una settimana dalla<br />
firma, l&#8217;accordo è saltato. Gli studenti hanno iniziato a scendere<br />
in piazza, a Kiev, per protestare e contro di loro sono state mandate<br />
le forze dell&#8217;ordine, i ragazzi sono stati picchiati e la situazione<br />
è andata sempre più peggiorando, tanto che i manifestanti erano<br />
sotto il tiro dei cecchini. Alla fine  Janukovyč è scappato in<br />
Russia e adesso abbiamo un nuovo Presidente votato democraticamente<br />
lo scorso 25 maggio. L&#8217;Ucraina è uscita dal controllo economico e<br />
politico di Mosca e questo ha sconvolto i piani di Putin.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Crimea sono apparsi i cosiddetti “uomini verdi”, cioè militari<br />
russi senza segni di rocnoscimento che hanno preso i palazzi di<br />
potere e le basi militari ucraine. Tutto è finito con l&#8217;annessione<br />
della Crimea, ma il referendum che è sttao fatto sull&#8217;annessione,<br />
non è riconosciuto dalla società mondiale. Questa situazione si è,<br />
poi, spostata in altre regioni dell&#8217;Ucraina dove i separatisti si<br />
presentano come cittadini ucraini e chiedono l&#8217;indipendenza delle due<br />
regioni, ma in realtà sono marionette manovrate da Putin; lui<br />
fornisce armi pesanti e militari russi, ma di nascosto.
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quella<br />
che stiamo vivendo in Ucraina è una guerra ibrida, non aperta. E&#8217;<br />
una guerra dove c&#8217;è una pressione di un Paese su un altro; una<br />
pressione economica, militare e di propaganda molto forte, sia nel<br />
Paese russo sia in alcune regioni ucraine e sia in Europa. Questa<br />
propaganda cerca di far credere che si tratti di una questione<br />
interna quando invece è una questione di conflitto tra due Paesi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
chiedevano in manifestanti scesi in piazza?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
All&#8217;inizio<br />
chiedevano soltanto la sottoscrizione all&#8217;accordo con l&#8217;UE, poi le<br />
richieste si sono trasformate così come la manifestazione che è<br />
diventata la “rivoluzione della dignità”: una rivoluzione contro<br />
l&#8217;oligarchia e la corruzione. Ma le forze dell&#8217;ordine sono andate<br />
contro i manifestanti con le armi, mentre i manifestanti erano<br />
pacifici.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
possono fare l&#8217;Europa e la comunità internazionale, anche alla luce<br />
degli ultimi eventi?</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
comunità internazionale è stata cauta per tanto tempo e c&#8217;è stata<br />
una solidarietà a parole. Bisogna capire che in questa situazione<br />
sono minacciati i diritti dell&#8217;Uomo e le basi della democrazia, non è<br />
soltanto una questione locale.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
quando è stato abbattuto il boeing la situazione è cambiata molto<br />
perchè sono morti anche cittadini europei e si può dire che<br />
l&#8217;Europa si è svegliata. Noi chiediamo altre sanzioni contro la<br />
Russia e chiediamo che le basi della democrazia vengano messe davanti<br />
alle questioni economiche.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
è avvenuto l&#8217;abbattimento dell&#8217;aereo? Come è successo?</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ci<br />
sono intercettazioni dei discorsi di terroristi in cui si capisce<br />
molto bene cosa è successo. La piattaforma mobile con cui è stato<br />
abbattuto questo aereo è stata portata in Ucraina dalla Russia;<br />
inoltre, c&#8217;è un video con un convoglio che riporta la piattaforma in<br />
Russia, però manca un missile (e questo è un fatto documentato),<br />
perciò si dice che il missile sia partito “con la benedizione di<br />
Putin”.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
precedenza erano già stati abbattuti aerei ucraini con trenta<br />
ragazzi militari: anche questa volta loro pensavano che fosse un<br />
aereo militare; invece, andando sul posto, hanno trovato tante donne<br />
e bambini. In una intercettazione uno dice all&#8217;altro: “ Ci sono le<br />
armi?”, “No, soltanto cose civili: medicine, carta igienica”.<br />
Sembra che anche per loro sia stato uno shock.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Adesso<br />
il governo ucraino chiede un&#8217;inchiesta internazionale sull&#8217;accaduto,<br />
però i terroristi la ostacolano in tutti i modi: sappiamo che<br />
cercano di portare in Russia i corpi delle vittime e due delle tre<br />
scatole nere dell&#8217;aereo. Se arriveranno in Russia, i dati estratti<br />
dalle scatole nere non saranno più credibili: noi chiediamo che le<br />
scatole nere vengano esaminate da una commissione internazionale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Qual<br />
è lo scenario per il futuro?</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Speriamo<br />
molto nell&#8217;aiuto dell&#8217;Europa e dell&#8217;America. Oltre a sanzioni più<br />
severe, qualcuno chiede anche l&#8217;intervento dell&#8217;ONU. Io spero ancora<br />
che non ce ne sarà bisogno.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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