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	<title>MSF Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Yemen. Un anno dopo l&#8217;offensiva di Hodeidah MSF continua a ricevere feriti di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 09:06:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/wp-content/uploads/2019/04/medici-senza-frontiere-yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.notiziegeopolitiche.net/wp-content/uploads/2019/04/medici-senza-frontiere-yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a><figcaption>(Foto: Msf).</figcaption></figure></div>



<p><em>di Francesca Mapelli</em> * – (notiziegeopolitiche.net)</p>



<p>A un anno dal 13 giugno 2018, quando le forze leali al presidente Hadi, appoggiate dalla Coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita ed Emirati (SELC), lanciavano un’offensiva militare su Hodeidah, Medici Senza Frontiere (MSF) continua a ricevere feriti da arma da fuoco, per la maggior parte civili, nell’ospedale Al Salakhanah, a nord-est della città. Vengono portate qui anche le vittime di incidenti stradali, ustioni o fratture, e più in generale chi ha bisogno di un intervento chirurgico di emergenza.<br>Da ottobre 2018, quando MSF ha cominciato a supportare questa struttura, sono stati curati in totale 6.600 pazienti, tra cui 440 feriti di guerra. L’intervento di MSF presso l’ospedale Al Salakhanah è iniziato dalla riabilitazione del pronto soccorso e delle sale operatorie per poter fornire assistenza medica e chirurgica d’urgenza. Un supporto che si è rivelato fondamentale quando, il mese successivo, è stata sferrata una seconda offensiva da parte delle forze sostenute dalla SELC, con pesanti combattimenti e bombardamenti aerei.<br>“Ci sono scontri ogni giorno, soprattutto di notte, vicino all’area di Al Salakhana. I proiettili hanno raggiunto anche l’ospedale e alcune case, diversi bambini restano feriti per le pallottole vaganti” racconta Hisham Al-Dawa, coordinatore dei progetti di MSF a Hodeidah.<br>Gli yemeniti che vivono nelle regioni settentrionali del Paese dipendono dai rifornimenti che transitano dal porto di Hodeidah, un punto strategico sul Mar Rosso. L’affaccio sul mare consente anche a molti abitanti di vivere di pesca, attività per nulla sicura a causa del conflitto. La barca di Yasser Ahmed, pescatore, è stata colpita da un attacco aereo notturno in cui sono morte 7 persone. “Eravamo andati in mare per due giorni. Erano le 3:30 di notte quando un aereo ci ha attaccato. Ho perso due fratelli, un nipote e diversi amici. Siamo pescatori, passiamo tutto il tempo in mare. Non stavamo commettendo alcun crimine, stavamo solo cercando di lavorare per vivere” racconta Ahmed.<br>Dopo quattro anni di guerra, le parti in conflitto e i loro alleati internazionali hanno provocato il collasso del sistema sanitario pubblico nel paese, che non riesce a soddisfare i bisogni di 28 milioni di yemeniti. Per questo sono riemerse malattie come difterite, morbillo e colera. Riguardo quest’ultima, tra il 1° gennaio e il 1° maggio 2019, MSF ha ammesso 10.000 casi sospetti di colera presso le proprie strutture nei governatorati di Amran, Hajjah, Sanaa, Ibb e Taiz, osservando dal mese di aprile una diminuzione dei pazienti in tutti i Centri di trattamento.<br>Lo scorso 16 maggio, a seguito dei bombardamenti su Sanaa da parte della coalizione SELC, MSF ha donato kit medici supplementari al Kwait Hospital che ha ricevuto in pochissimo tempo 48 feriti e 4 morti. L’impatto del conflitto è particolarmente forte anche a Taiz e nella città di Abs, nel governatorato di Hajjah, dove gli scontri continuano a poca distanza da un ospedale supportato da MSF.</p>



<p>Le richieste di MSF.<br>MSF chiede a tutte le parti in conflitto di garantire la protezione dei civili e del personale medico, di permettere a feriti e malati di accedere all’assistenza sanitaria e di allentare le restrizioni alle organizzazioni umanitarie per permettere loro di rispondere in modo tempestivo agli ingenti bisogni della popolazione. MSF invita, infine, le organizzazioni umanitarie internazionali ad incrementare la loro risposta, aumentando il personale esperto nelle aree in cui i bisogni sono maggiori e garantendo una fornitura tempestiva e di qualità degli aiuti.</p>



<p><em>Quello in Yemen è il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto. MSF ha aumentato le proprie attività nel paese dall’inasprirsi del conflitto nel 2015. Oggi lavora in 12 ospedali e centri sanitari e fornisce supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati: Abyan, Aden, Amran, Hajjah, Hodeidah, Ibb, Lahj, Saada, Sanaa, Shabwah e Taiz. Da marzo 2015 a dicembre 2018, le équipe di MSF hanno eseguito 81.102 interventi chirurgici, fornito cure a 119.113 feriti di guerra, fatto nascere 68.702 bambini e curato più di 116.687 casi sospetti di colera. MSF impiega in Yemen più di 2.200 operatori internazionali e locali e fornisce incentivi a 700 dipendenti del Ministero della Salute</em>.</p>



<p><em>* Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere</em>.</p>
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		<title>Dossier Msf: &#8220;Per la prima volta il governo italiano scrive che la Libia è un porto sicuro. Ma è esattamente il contrario&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 06:59:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Centro di detenzione di Sabaa, Tripoli, uno dei tanti in cui in Libia sono recluse più di 650.000 migranti arrivati per provare a raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p>Uno sconvolgente rapporto degli operatori di Medici senza frontiere, entrati in questo centro, conferma come le condizioni dei migranti detenuti siano drammatiche con allarmanti livelli di malnutrizione delle persone in carcere, un terzo delle quali sono minori: preoccupano soprattutto le condizioni dei tanti bambini. Gli operatori di Msf hanno scoperto 31 persone chiuse a chiave in una cella di 4 metri per 5 senza spazio per sdraiarsi, senza latrine, costrette ad urinare in bottiglie e secchi di plastica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo grazie all&#8217;accordo vergognoso tra il governo italiano e la Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12243" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea. Almeno 11.800 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state riportate in Libia solo quest’anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia. Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in centri di detenzione non regolamentati lungo la costa.</p>
<p>Terribili livelli di violenza. “Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria” &#8211; ha detto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF &#8211; molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche”.</p>
<p>Non si sa cosa accade nei centri di detenzione. Senza un sistema di registrazione formale e reportistica, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono. I programmi di evacuazione gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (IOM) e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l’anno scorso ma riescono ad aiutare solo una piccola parte della popolazione rifugiata e migrante in Libia. La misura principale, facilitata dall’IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti rimpatri “volontari” dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con 15.000 persone già rimpatriate da novembre.</p>
<p>Non c&#8217;è rimpatrio volontario: le persone non hanno alternative. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri. L’UNHCR ha evacuato poco più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi. Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le équipe di MSF a Misurata, Khoms e Tripoli riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.</p>
<p>Quelle persone rinchiuse a Khoms, con bambini piccoli. Recentemente, MSF ha fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Intorno a Misurata e Khoms, MSF fornisce cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare. “A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami” dice Anne Bury, vice coordinatore medico di MSF in Libia. “La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame.”</p>
<p>Le conseguenze della politica europea. Questa situazione è il risultato del tentativo dei governi europei di impedire a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la Guardia Costiera libica perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia. Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese non è riconosciuto un posto sicuro. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal diritto internazionale e marittimo. “La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa” ha detto Kleijer di MSF. “Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane”.</p>
<p>MSF in Libia. Da circa due anni, MSF fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione in Libia che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno del paese e del suo dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata. Ai detenuti non viene garantito accesso alle cure mediche – che vengono fornite da una manciata di organizzazioni umanitarie come MSF o da agenzie delle Nazioni Unite, che riescono ad avere una presenza limitata nel paese nonostante la violenza e l’insicurezza diffuse.</p>
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		<title>L&#8217;ennesimo incubo in mare: il caso della Sea Watch e della Sea Eye</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2019 08:31:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Temperatura notturna a 2/3 gradi, tempesta, promiscuità forzata, mancanza di beni di prima necessità: ancora una volta migranti e attivisti richiano la vita nel Mediterraneo. Per più di 12 giorni sono stati costretti a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11890" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="801" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Temperatura notturna a 2/3 gradi, tempesta, promiscuità forzata, mancanza di beni di prima necessità: ancora una volta migranti e attivisti richiano la vita nel Mediterraneo. Per più di 12 giorni sono stati costretti a rimanere al largo 49 persone tra cui tre bambini di 1, 6 e 7 anni.</p>
<p>Vari, in questi giorni, sono stati gli appelli dell&#8217;equipaggio della Sea Watch: “Per persone malnutrite e in condizioni di salute molto precarie come quelle che abbiamo a bordo, la disidratazione come causa del mal di mare è un rischio molto grave e può mettere a rischio la vita soprattutto se associata all&#8217;ipotermia”. Molte persone vomitano e il rischio è anche quello di una crisi psicologica perchè sono tutti rinchiusi in uno spazio stretto, privo di servizi sanitari. Questa la situazione a bordo della Sea Watch e della Sea Eye.</p>
<p>Tanti sono stati gli appelli di altre organizzazioni umanitarie (Unhcr e Oim), tra queste anche Msf. Il Presidente, Ruggero Giuliano, ha affermato: “&#8230;Facciamo appello alle autorità europee ed italiane affinchè si trovi al più presto un porto sicuro per questi naufraghi. Facciamo appello alla società civile italiana affinchè alzi la voce su questa situazione inaccettabile e sulla richiesta di politiche più umane che allevino le sofferenze delle persone. Chi fugge ha bisogno di protezione. La tutela della vita al primo posto, poi i dibattiti politici su chi accoglie”.</p>
<p>Malta – dopo la mobilitazione di 300 accademici di tutto il mondo – ha permesso alle navi delle due Ong di restare ridossate, cercando riparo, ma senza entrare in porto. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha deciso di aprire quello della città e di accogliere i migranti, aggiungendo che sarà lui stesso a dirigere le operazioni.</p>
<p>Ricalchiamo l&#8217;invito alla disobbedienza di De Magistris, di Leoluca Orlando di Palermo e di altri sindaci e anche di Alex Zanotelli !</p>
<p>Riprendendo le parole di Msf, <i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>chiede alle autorità italiane:</p>
<ul>
<li>di mettere al primo posto la vita delle PERSONE migranti</li>
<li>di smettere di fare propaganda politica sulla pelle dei migranti e degli attivisti</li>
<li>di aprire i porti</li>
<li>di coordinarsi con gli altri Paesi dell&#8217;Ue per aprire corridoi umanitari</li>
<li>di garantire una prima assistenza sanitaria ai migranti</li>
<li>di garantire luoghi sicuri di accoglienza</li>
<li>di garantire una tutela legale</li>
<li>di legiferare in maniera solidale in tema di migrazioni per poter fare in modo che le Ong possano operare in maniera corretta, senza danno per le persone che cercano di mettere in salvo.</li>
</ul>
<p>Qui si parla di SALVEZZA di vite e di UMANITA&#8217; prima di tutto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11891" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1-300x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1-768x675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il commento di MSF sulla notizia del sequestro della nave Aquarius per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti di bordo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 08:50:16 +0000</pubDate>
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<p>Il sequestro è stato richiesto dalla Procura di Catania. Il provvedimento di sequestro deriva da un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti dell’infermeria della nave.</p>
<p><strong>Rifiutiamo categoricamente queste accuse e siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito e riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria.</strong></p>
<p>La Procura sostiene che questi rifiuti dovevano essere considerati rifiuti sanitari a rischio e gestiti secondo apposite procedure, ma MSF ha sempre seguito procedure standard basate su regolari contratti con gli agenti portuali e le aziende preposte allo smaltimento dei rifiuti al porto, per questo siamo sereni e confidiamo nel corso della giustizia.</p>
<p>Da medici, è inaccettabile anche solo il sospetto di una simile ipotesi di reato: salvare vite è la nostra prima ed unica missione. <em>&#8220;Questa accusa attacca la professionalità di tutti gli operatori umanitari impegnati a controllare trasmissioni infettive in ben altri contesti come l’Ebola in Congo. <strong>La Tubercolosi e la Meningite non si trasmettono con i vestiti </strong>”</em> ha ricordato ieri in conferenza stampa Gianfranco De Maio medico MSF <strong><em>“Sono parole inaccettabili&#8221;</em></strong>. Siamo sempre molto attenti a quelli che possono rappresentare elementi di contagio o di diffusione di malattie e possiamo affermare che nessun rischio sanitario è stato mai individuato sulle navi di soccorso dall’inizio delle attività in mare, men che meno legate alla pericolosità dei rifiuti.</p>
<p>Ovviamente diamo piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane e ci auguriamo che si faccia chiarezza il prima possibile su questa ennesima, assurda accusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source=prospect&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source%3Dprospect&amp;source=gmail&amp;ust=1543048416817000&amp;usg=AFQjCNHsyM4j_wLJ6nHsIzkKrPHXY8OpJw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Clicca qui►</a></strong> per vedere la conferenza stampa.</p>
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		<title>Fermare la detenzione arbitraria di rifugiati e migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 12:55:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="intro-text">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11185" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="550" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50-300x191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Oggi vogliamo rilanciare l&#8217;appello di Medici Senza Frontiere &#8211; Italia per continuare a fare pressione su un tema che ci sta molto a cuore.</p>
<p><strong>Fermare la detenzione arbitraria di rifugiati e migranti</strong></p>
<p>Chiediamo di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea.</p>
</div>
<p>Almeno <strong>11.800 persone</strong> che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state <strong>riportate in Libia</strong> solo quest’anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia.</p>
<p>Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in <strong>centri di detenzione non regolamentati</strong> lungo la costa.</p>
<blockquote><p>Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria. Molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche. <cite><b>Karline Kleijer</b> <span class="citation-role">Responsabile delle emergenze MSF</span></cite></p></blockquote>
<p><strong>Senza</strong> un <strong>sistema di registrazione formale e reportistica</strong>, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11186" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>I programmi di evacuazione gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l’anno scorso ma riescono ad aiutare <strong>solo una piccola parte</strong> della popolazione rifugiata e migrante in Libia.</p>
<p>La misura principale, facilitata dall’IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti <strong>rimpatri “volontari”</strong> dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con <strong>15.000 persone già rimpatriate da novembre</strong>. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri.</p>
<p>L’UNHCR ha evacuato poco <strong>più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili</strong>, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi.</p>
<p>Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le <strong>nostre équipe a </strong><strong>Misurata, Khoms e Tripoli</strong> riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.</p>
<p>Recentemente, abbiamo fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo.</p>
<p>Intorno a Misurata e Khoms, <strong>forniamo cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione</strong>. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare.</p>
<blockquote><p>A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami. La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame. <cite><b>Anne Bury</b> <span class="citation-role">Vice coordinatore medico in Libia</span></cite></p></blockquote>
<p>Questa situazione è il <strong>risultato del tentativo dei governi europei di impedire</strong> a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la <strong>Guardia Costiera libica</strong> perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia.</p>
<p>Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese <strong>non è riconosciuto un posto sicuro</strong>. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal <strong>diritto internazionale e marittimo</strong>.</p>
<p>“<em>La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa</em>” ha detto <strong>Kleijer di MSF</strong>. “<em>Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane</em>”.</p>
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		<title>Nave Aquarius torna nel Mediterraneo: assistenza umanitaria in mare disperatamente necessaria</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2018 07:28:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11115" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="410" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave-300x176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1 agosto 2018 – </em>La nave di soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere (MSF), salpa oggi da Marsiglia dopo uno scalo prolungato in porto.<br />
Tornerà nel Mediterraneo centrale per continuare a offrire assistenza alle persone che rischiano la vita nella traversata del mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“La rotta del Mediterraneo centrale è la più letale al mondo”</em> dichiara <strong>Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo della Aquarius.</strong><br />
<em>“Oggi, con pochissime navi umanitarie rimaste in mare e nessun meccanismo dedicato di ricerca e soccorso messo in atto dagli Stati europei, l’assistenza umanitaria è necessaria più che mai.<br />
Il soccorso in mare di persone in difficoltà resta un obbligo legale e morale.<br />
Questo disprezzo per la vita umana è spaventoso.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È la prima volta, in più di due anni di ininterrotta attività di soccorso, che la Aquarius resta in porto per oltre un mese.<br />
Questa sosta prolungata è il risultato dei netti cambiamenti avvenuti nel contesto del Mediterraneo centrale, che hanno avuto serie ripercussioni sulle attività di soccorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla fine di giugno l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha riconosciuto il nuovo Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso (JRCC) libico.<br />
Sempre di più le responsabilità di coordinamento dei soccorsi sono state trasferite alla Guardia Costiera libica supportata dall’Unione Europea, nonostante gli Stati Europei siano ben consapevoli dell’allarmante livello di violenza e sfruttamento che rifugiati, migranti e richiedenti asilo devono subire in Libia.</p>
<p>Le contese politiche sui porti di sbarco hanno bloccato in mare per intere settimane navi che avevano effettuato dei soccorsi.<br />
Le organizzazioni umanitarie impegnate in attività di ricerca e soccorso sono state criminalizzate e bandite dai porti in Italia e Malta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale, il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire – nel modo più rapido ed efficace possibile – che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti” </em>ha detto la dott.ssa <strong>Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le équipe di MSF e SOS MEDITERRANEE a bordo della Aquarius ribadiscono che:</p>
<p></strong></p>
<p>&#8211; Aquarius continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo.</p>
<p>&#8211; Aquarius continuerà a coordinare la propria attività con tutte le autorità marittime competenti nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime.</p>
<p>&#8211; Aquarius rispetterà ordini di non-intervento solo se saranno dispiegate altre navi per assistere le persone in difficoltà e portarle in un porto sicuro.<br />
La Aquarius rispetterà un ordine di non-intervento solo se sarà chiaro che tutte le altre risorse e assetti disponibili saranno dispiegati per salvare le persone in pericolo e portarle in un porto sicuro. Soccorrere un’imbarcazione in difficoltà è un obbligo legale.</p>
<p>&#8211; Aquarius non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare.<br />
La Libia non è un posto sicuro per rifugiati, richiedenti asilo e migranti.<br />
Un posto sicuro è un luogo dove vengono assicurati i loro bisogni primari, ma anche dove possono chiedere la protezione a cui potrebbero avere diritto e dove non rischiano di subire ulteriori abusi e violazioni. Oggi la Libia non è riconosciuta come un porto sicuro.</p>
<p>&#8211; Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia.</p>
<p>Per questo la Aquarius sarà costretta a rifiutare qualunque ordine da parte delle autorità marittime di sbarcare in Libia le persone soccorse in mare o di trasferirle su qualunque altra nave che le porterebbe in Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’inizio dell’anno, oltre 1.100 persone sono morte nel Mediterraneo centrale secondo dati ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi due terzi da inizio giugno, quando l’attività delle organizzazioni umanitarie è stata progressivamente ostacolata.<br />
Oltre 10.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica quest’anno.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Dopo le intercettazioni sempre più frequenti della Guardia Costiera libica, ora anche la nave italiana Asso 28 ha riportato in Libia 108 persone soccorse in mare, un precedente inaccettabile che potrebbe rappresentare una grave violazione della legislazione internazionale sul diritto d’asilo” conclude <strong>Lodesani, presidente di MSF.</strong><br />
“La Libia non è un posto sicuro, nessuno deve essere riportato nel paese.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Note tecniche sulla nave Aquarius</strong></p>
<p>In oltre due anni di attività nel Mediterraneo centrale la nave Aquarius ha assistito più di 29.000 persone in oltre 200 operazioni di soccorso, tutte coordinate dalle autorità marittime competenti.<br />
In molte occasioni la Aquarius è stata mobilitata dalle autorità marittime per accogliere persone soccorse da altre navi nel Mediterraneo centrale, sia commerciali, militari o della Guardia Costiera italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nave dispone di 3 imbarcazioni veloci di soccorso, dotate di strumenti galleggianti di emergenza per le operazioni di soccorso di massa.<br />
Ha a bordo un team di 35 operatori appositamente selezionati, con un equipaggio marittimo professionista, soccorritori e un team medico di MSF, tutti formati per fornire assistenza alle persone in difficoltà in mare. La Aquarius è allestita per poter fornire cure di emergenza a oltre 500 persone contemporaneamente, per diversi giorni in alto mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre era a Marsiglia la Aquarius è stata dotata di una nuova imbarcazione veloce di soccorso per garantire soccorsi più efficienti.<br />
Con l’aumentata probabilità che le persone soccorse in mare dovranno trascorrere più giorni a bordo prima di poter sbarcare in un porto sicuro, sono state imbarcate scorte supplementari di cibo e forniture mediche. Per la maggiore probabilità di morti in mare, è stato installato un container refrigerato sul ponte della nave per conservare i cadaveri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MSF in mare e in Libia</strong></p>
<p>MSF è scesa in mare nel maggio del 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione di ricerca e soccorso <em>Mare nostrum</em> e rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare.<br />
Dall’inizio delle proprie attività in mare MSF ha contribuito a salvare oltre 75.000 vite nel Mediterraneo centrale, nel rispetto del diritto marittimo e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana.<br />
In Libia, MSF fornisce assistenza medico-umanitaria in centri di detenzione che sono in capo all’autorità del Ministero dell’Interno e del suo Dipartimento contro l’Immigrazione Illegale (DCIM), nelle regioni di Tripoli, Khoms e Misurata.</p>
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		<title>Yemen: intensi combattimenti e blocco delle importazioni lasciano la popolazione senza cure</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 06:57:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF) Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden">
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<div class="field-item even">
<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF)</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9923" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/msf217237_medium-2-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<div class="field-item even">
<p>Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti della <strong>popolazione civile, dei pazienti e delle strutture mediche nel Paese</strong>.</p>
<p>Dal 29 novembre, pesanti combattimenti nelle strade e nuovi bombardamenti aerei stanno paralizzando la città di Sana’a, mentre la popolazione locale è costretta a rimanere in casa per diversi giorni, e i feriti sono impossibilitati a ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. Secondo fonti locali, alcune ambulanze chiamate per soccorrere i feriti sono finite in mezzo agli scontri, che hanno provocato <strong>oltre 100 vittime</strong>. Sebbene MSF non abbia ricevuto le necessarie garanzie dalle parti in conflitto per muoversi all’interno della città di Sana&#8217;a, è riuscita comunque ad assicurare <strong>forniture mediche gratuite agli ospedali della capitale</strong>.</p>
<p>Intanto, gli scontri si sono estesi ad altre zone del Paese, come i governatorati di Hajjah, Amran e Ibb. Lo scorso 2 dicembre, MSF ha ricevuto 28 feriti di guerra nei suoi due ospedali di Khamer e Houth. Nelle prime ore del mattino del 4 dicembre, un attacco aereo ha colpito l&#8217;ospedale di Al Gamhouri, sostenuto da MSF, nella città di Hajjah. <strong>Il pronto soccorso, la sala operatoria e l&#8217;unità di terapia intensiva sono stati danneggiati</strong>, costringendo 12 pazienti del pronto soccorso all’evacuazione. Nonostante i danni, l&#8217;ospedale è riuscito a ricevere, poco dopo l’attacco, 22 vittime dei bombardamenti aerei di Hajjah. Nella stessa struttura erano stati assistiti altri 38 feriti nei giorni compresi tra il 2 e il 3 dicembre.</p>
<p>“I servizi sanitari sono stati ripetutamente attaccati. Ancora una volta le parti in conflitto non stanno risparmiando dai combattimenti le strutture mediche, mettendo così a repentaglio la vita dei pazienti e del personale medico”, dichiara <strong>Steve Purbrick, coordinatore dei progetti di MSF ad Hajjah</strong>. &#8220;I civili devono essere in grado di fuggire o cercare assistenza medica, le ambulanze devono essere autorizzate a raggiungere i feriti e gli ospedali devono essere protetti”.</p>
<p>Gli ultimi scontri avvengono mentre lo Yemen è ancora alle prese con un <strong>paralizzante blocco delle importazioni commerciali e umanitarie</strong> imposto dalla Coalizione guidata dall’Arabia Saudita un mese fa. Sebbene sia stato consentito l’ingresso ad alcuni voli e navi umanitarie, il blocco è ancora in vigore per le importazioni commerciali di merci, come il <strong>cibo e il carburante</strong>. Questo blocco impedisce alla popolazione yemenita di avere accesso ai beni di prima necessità, comprese le medicine e le forniture mediche.</p>
<p>Dall’inizio dei combattimenti e dell’imposizione del blocco,<strong> il prezzo del carburante è aumentato di oltre il 200% e in generale tutti i prezzi dei beni primari, come acqua e cibo,</strong><strong>sono aumentati drammaticamente</strong>.</p>
<p>“Il blocco e i recenti combattimenti hanno avuto un <strong>effetto devastante anche sulla nostra azione medica</strong>”, afferma <strong>Djoen Besselink, capo missione in Yemen per MSF</strong>. “L&#8217;aumento del costo del carburante, ad esempio, comporta che le persone debbano pagare di più per il trasporto negli ospedali, o perfino scegliere tra recarsi in ospedale o comprare il cibo per la propria famiglia. <strong>Gli ospedali stessi stanno lottando per permettersi i costi del carburante</strong> e l’aumento del prezzo potrebbe spingere alcuni dei pochi ospedali ancora funzionanti a chiudere. La distruzione e lo sfaldamento dei servizi sanitari nel Paese”, aggiunge Besselink, “sono stati un segno distintivo del conflitto negli ultimi due anni e mezzo.</p>
<p>Il blocco contribuisce in modo significativo a questo smantellamento e deve essere immediatamente revocato. Le navi e gli aerei commerciali devono essere ammessi nei porti del nord per prevenire ulteriori sofferenze inutili”.</p>
<h2>Testimonianza di Fatima</h2>
<p>Fatima siede sul letto accanto a Ishaq, <strong>il suo bambino di 18 mesi</strong>. Sono arrivati il giorno prima al centro di trattamento del colera gestito da MSF nella città di Al Qaeda, nel governatorato di Ibb, dopo un viaggio di quattro ore da Shokan, un villaggio situato nel distretto di Mawia, nel governatorato di Taiz.</p>
<p>“Si è ammalato tre giorni fa”, racconta Fatima, “ma all’inizio abbiamo sperato migliorasse, e abbiamo aspettato”. Dopo due giorni, il bambino continuava ad avere diarrea e vomito, quindi i suoi genitori hanno preso in prestito 9.800 YER/riyal da un vicino per coprire i costi del trasporto necessari per raggiungere una farmacia privata vicino al loro villaggio. “Gli hanno fatto un’iniezione e siamo tornati a casa”. Il mattino dopo, poiché Ishaq non dava segni di miglioramento, un vicino ha consigliato a Fatima di portarlo nella città di Al Qaeda, dove aveva saputo che <strong>MSF forniva gratuitamente assistenza sanitaria per il trattamento del colera</strong>. “Non siamo venuti il primo giorno perché non avevamo i soldi per pagare il viaggio. Ci eravamo già fatti prestare dei soldi da un vicino per andare alla farmacia, quindi nessuno voleva prestarcene altri. Ma mio marito li ha convinti”.</p>
<p>Per raggiungere il centro, il marito di Fatima ha dovuto prendere in prestito altri 30.000 YER/riyal. “<strong><em>Abbiamo pagato 20.000 YER/riyal per affittare una macchina e altri 10.000 per il carburante</em></strong>”. Fatima spera che suo figlio venga dimesso oggi poiché il prezzo del carburante cresce di giorno in giorno, e così anche i debiti in cui incorreranno per pagare per il viaggio di ritorno.</p>
<p>Come lavoratore giornaliero, il marito di Fatima guadagnava 1.500 YER al giorno. Ma non riesce più a lavorare tutti i giorni. “<em>A causa della guerra, le persone non hanno soldi e quindi non mi danno lavoro</em>”. Per restituire parte dei soldi avuti in prestito, Fatima sta considerando di vendere le due capre di famiglia, che potrebbero rendere loro circa 13.000 YER.</p>
<p>“<em><strong>A causa della guerra, non possiamo neanche permetterci di comprare il cibo</strong>. C’è cibo nei negozi ma mancano i soldi per comprarlo</em>.” Stando ai suoi racconti, prima 10 kg di grano costavano 4.000 YER, mentre adesso ne costano 9.000.</p>
<p>Oltre al colera, Ishaq soffriva già in precedenza di malnutrizione acuta – una condizione che non implica necessariamente l’ospedalizzazione, ma richiederebbe che il bambino ricevesse porzioni supplementari di cibo ogni due settimane per alcuni mesi. Dopo essere stato dimesso dal centro, Ishaq verrà registrato nel programma nutrizionale dell’Ospedale di Al Qaeda e riceverà il trattamento per 14 giorni. Ma, dati gli elevati costi del trasporto, è improbabile che i suoi genitori possano riportarlo in ospedale e <strong>senza gli adeguati controlli le sue condizioni peggioreranno di nuovo</strong>.</p>
<h2>Il muto silenzio attorno alla guerra in Yemen</h2>
<p>Valentina, pediatra MSF, è da poco rientrata dalla sua missione a Khamer, in Yemen.</p>
<p>&#8220;<strong>Porto inciso nella memoria ogni singolo istante</strong> di una delle esperienze più intense che abbia finora vissuto. Da qualche tempo l&#8217;area di Khamer sembra essere un&#8217;oasi parzialmente più protetta dai bombardamenti rispetto ad altre zone del Paese, ma si possono toccare con mano tutte le ripercussioni dirette e indirette di una guerra che da anni sta dilaniando il paese. Impossibilità da parte della popolazione ad accedere alle strutture sanitarie, risorse economiche in via di esaurimento, epidemie dovute alla riduzione delle coperture vaccinali o alle scarse condizioni igieniche: tutti fattori che incidono pesantemente sullo stato di salute del popolo yemenita, e, come accade spesso, <strong>i bambini sono tra i primi a pagarne le conseguenze</strong>&#8220;.</p>
<p><a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/blog/il-muto-silenzio-attorno-alla-guerra-yemen?utm_source=rss&utm_medium=rss">Leggi la sua testimonianza&gt;&gt;</a></p>
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<div class="panel-separator"></div>
<div class="panel-pane pane-block pane-views-6884db8975d459f133f063a85082ed75">
<h2 class="pane-title">Notizie</h2>
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		<title>Tutto quello che non volete sapere sulla tortura</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/10/24/tutto-quello-che-non-volete-sapere-sulla-tortura/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 07:06:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da medicisenzafrontiere.it) Ci sono stati periodi in cui mi sono trovata a visitare gli stessi pazienti per settimane e settimane. Nella sala d’attesa dell’ambulatorio rivedevo sempre gli stessi volti. Si lamentavano di mal di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Ci sono stati periodi in cui mi sono trovata a visitare gli stessi pazienti per settimane e settimane. Nella sala d’attesa dell’ambulatorio rivedevo sempre gli stessi volti. Si lamentavano di mal di testa, dolori diffusi e difficoltà a dormire. Li visitavo, prescrivevo la terapia ma sembrava che nulla funzionasse. La settimana successiva tornavano con gli stessi disturbi. E’ stato solamente quando uno psicologo mi ha detto che uno dei miei pazienti era stato torturato che ho finalmente realizzato di aver capito ben poco: quei pazienti chiedevano aiuto con le uniche parole che avevano a disposizione e io, pur avendo letto tanto sulla tortura, non ne avevo riconosciuto le conseguenze stese proprio lì, sul lettino medico di fronte a me. Mi sono vergognata e mi sono sentita incapace di rispondere ai bisogni dei miei pazienti.</p>
<p>Nel 2017, nonostante la tortura esista ancora in molti Paesi, la comunità medica è ancora largamente impreparata a riconoscerne le vittime fra i pazienti. Il fenomeno resta virtualmente assente dai curricula accademici delle facoltà di medicina. La società intera conosce solo quello che viene mostrato nei film e nelle serie televisive, dove la tortura è spesso presentata come uno strumento legittimo per estorcere informazioni, nonostante gli studi in materia dimostrino che le confessioni ottenute in questo modo non sono attendibili.</p>
<p>Ciò che è vero è che oggi la tortura è ampiamente utilizzata in tutto il mondo. Essa ha come obiettivo la distruzione psicologica e fisica dell&#8217;individuo; mina la fiducia della persona nell&#8217;umanità, scardinando tutti i suoi legami con la società. Elettrodi applicati alle dita delle mani, dei piedi e ai genitali, stiramento estremo degli arti in posizioni innaturali allo scopo di strappare le articolazioni, percosse, violenze sessuali ripetute, talvolta con l&#8217;utilizzo di oggetti, privazione della luce, esposizione a rumori forti continui, bruciature, finte esecuzioni, water boarding. Questa lista non è esaustiva e non potrebbe esserlo dal momento che nuovi metodi di tortura vengono ideati in continuazione. La disumanità è creativa.</p>
<p>Spesso la tortura non lascia segni fisici ma il corpo diventa il contenitore di una persona spezzata, la cui anima è segnata da infiniti lividi. Dall&#8217;esterno il corpo può sembrare sano  ma all&#8217;interno nasconde innumerevoli frammenti di cristalli infranti. Quando sopravvivono, le vittime di tortura si ritrovano spesso alienate da tutto e tutti. Per questi uomini, donne e bambini descrivere la disumanità non è soltanto difficile ma è anche inutilmente doloroso se l’interlocutore  non è ricettivo, se non è pronto a credere a ciò che sente e non vuole condividere il carico di sofferenza. Niente fa più male che fidarsi di qualcuno, raccontare la propria storia e trovarsi di fronte l’indifferenza.</p>
<p>Come Medici Senza Frontiere abbiamo incontrato vittime di tortura nelle nostre sale d&#8217;attesa per oltre quarant’anni, e continuiamo a farlo, in zone di guerra, ma non solo. In molti casi abbiamo curato soltanto le ferite fisiche, senza sapere cosa i pazienti avessero veramente subito. Da tre anni MSF gestisce <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/roma-msf-apre-un-centro-di-riabilitazione-sopravvissuti-tortura-e-trattamenti-inumani-e?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">centri di riabilitazione specifici per le vittime di tortura sulle principali vie migratorie</a>. I nostri pazienti sono accolti in un ambiente sicuro da équipe multidisciplinari di psicologi, medici, assistenti sociali, fisioterapisti e mediatori culturali. Il percorso verso la riabilitazione è lungo e difficile ma ristabilisce lentamente la fiducia della persona negli altri e aiuta a curare il corpo e l&#8217;anima. Il lavoro di MSF, però, è una goccia nell&#8217;oceano.</p>
<p>Nel 2016 abbiamo fornito assistenza specializzata a oltre 1400 vittime di tortura. Abbiamo ascoltato le loro storie, nei limiti entro i quali volessero condividerle, ma ci sono migliaia di altre vittime che non siamo riusciti a raggiungere. Fra le persone che soccorriamo nel Mediterraneo, si stima che il 30% abbia subito torture e altre forme di maltrattamenti. Fra di loro ci sono molte donne, ma anche uomini, che hanno subito violenze sessuali durante il viaggio. La maggior parte di queste persone non ha accesso ad alcun servizio di riabilitazione, perché questi sono pochi e sottodimensionati. Inoltre molto spesso le loro specifiche vulnerabilità non sono riconosciute e conseguentemente rimangono inattese.</p>
<p>Ogni giorno, noi di Medici Senza Frontiere incontriamo le vittime di atrocità inenarrabili. Abbiamo deciso di stare al loro fianco.</p>
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<div><strong>Federica Zamatto, Vice-coordinatrice delle operazioni per la migrazione di Medici Senza Frontiere</strong></div>
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		<title>Le gravi violazioni dei diritti umani nell’hotspot di Lesbos mostrano che le politiche dell’Unione stanno affossando la Convenzione di Ginevra</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/05/le-gravi-violazioni-dei-diritti-umani-nellhotspot-di-lesbos-mostrano-che-le-politiche-dellunione-stanno-affossando-la-convenzione-di-ginevra/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 09:07:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le eurodeputate Barbara Spinelli (GUE/NGL) ed Elly Schlein (S&amp;D) hanno indirizzato una lettera al Commissario europeo per la migrazione Dimitris Avrampoulos, all’Alto rappresentante Federica Mogherini, ai ministri greci Nikos Toskas e Yiannis Mouzalas  per esprimere grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani che si sta verificando nell’hotspot di Moria, sull’isola greca di Lesbos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9272 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
<p>La lettera, sottoscritta dai colleghi Sergio Cofferati, Tanja Fajon, Eleonora Forenza, Ana Gomes, Cécile Kyenge e Marie-Christine Vergiat, si basa sulla testimonianza di attivisti e di associazioni per i diritti umani presenti sull’isola che denunciano l’arresto – avvenuto lo scorso 24 luglio – di decine di richiedenti asilo, tra cui profughi siriani e curdo-siriani, sottoposti a violenze e abusi da parte della polizia e a rischio di essere rimpatriati in Turchia, contravvenendo così al principio di <em>non-refoulement </em>che è alla base della Convenzione di Ginevra.</p>
<p>Gentile Alto rappresentante, gentile Commissario, gentili Ministri,</p>
<p>abbiamo appreso dalle dichiarazioni dell’attivista per i diritti umani Nawal Soufi (Premio Cittadinanza Europea 2016), che lo scorso 24 luglio, alle sei del mattino,  numerosi agenti di polizia e militari hanno fatto irruzione nell’hotspot di Moria, sull’isola greca di Lesbos, svegliando i migranti con violenza e sottoponendoli ad abusi. «La polizia aveva una lista di persone da prendere. Decine di migranti sono stati arrestati, per il novanta per cento sono richiedenti asilo. Tra questi numerosi siriani e anche curdo-siriani.  Alcuni hanno ricevuto solamente il primo diniego e sono in attesa di definizione del ricorso. Uno dei richiedenti asilo arrestati è un giovane curdo-siriano che ha già subito violenze in Turchia».[1]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già il 23 luglio, come mostrato da un video,[2] la polizia greca ha fatto irruzione nell’hotspot di Moria sedando con violenza una rivolta dei richiedenti asilo imprigionati sull’isola da mesi – alcuni addirittura da un anno – sotto costante minaccia di essere deportati o rimpatriati. Sull’isola si era svolto un flash mob organizzato da Amnesty International e da Lesbos Solidarity, per protestare contro l&#8217;accordo UE-Turchia e la trappola in cui sono trattenuti migranti e richiedenti asilo.[3]</p>
<p>Secondo l’attivista iraniano Arash Hampay, anch’esso sull’isola, due profughi curdo-iracheni detenuti a Moria sono in sciopero della fame da 27 giorni e versano in condizioni fisiche precarie, senza ricevere cure adeguate e privati della possibilità di comunicare con l’esterno.[4]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione dell’hospot di Moria è descritta con chiarezza nel rapporto appena pubblicata da Medici Senza Frontiere.[5] Sono stati testimoniati anche casi di violenza da parte della polizia e gravi maltrattamenti.[6]</p>
<p>Il ricorso alla detenzione dei richiedenti asilo dovrebbe costituire, secondo la normativa nazionale ed europea, solo una <em>extrema ratio</em>, proporzionata e adeguatamente motivata su base individuale. Ci sembra invece che sulle isole greche, come osservato dalla missione di eurodeputati della Commissione LIBE nel maggio 2017, si faccia un ricorso sistematico alla detenzione dei richiedenti asilo nei cosiddetti <em>pre-removal centers</em>, in attesa di rimpatriare le persone in Turchia in base alla dichiarazione UE-Turchia, o verso i rispettivi Paesi di origine.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9271 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="168" /></a></p>
<p>Nei <em>pre-removal centers</em> vengono detenute diverse categorie di migranti e richiedenti asilo: persone in attesa di rimpatrio in Turchia dopo aver ricevuto un secondo diniego al ricorso; persone che hanno ricevuto un solo diniego e sono in attesa di definizione del ricorso; persone che hanno optato per una procedura di rimpatrio volontario assistito coordinato dall&#8217;OIM; persone che affermano di trovarsi in stato di detenzione per il solo fatto di non aver ancora potuto presentare richiesta d&#8217;asilo; infine, persone catalogate come “piantagrane”, senza che via sia alcuna accusa a loro carico.</p>
<p>In questi centri, l&#8217;accesso all’assistenza sanitaria e legale è inadeguato, come mostrato in dettaglio da un rapporto di Refugee Support Aegean, che rimarca le condizioni di sovraffollamento e di carenza di assistenza medica, psicologica e psichiatrica.[7] La possibilità per le persone in stato di detenzione di vedere un avvocato non è assicurata.</p>
<p>L’elemento principale del diritto d&#8217;asilo e dello status di rifugiato consiste nel proteggere la persona dal rimpatrio verso un Paese in cui abbia motivo di temere di essere perseguitata. Tale protezione è sancita dal principio di non respingimento (<em>non-refoulement</em>) di cui all&#8217;articolo 33 (1) della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra) come segue: «Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche».</p>
<p>Tale elemento è presente anche nella Direttiva 2013/32/UE del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. La Grecia è parte contraente della Convenzione di Ginevra ed è vincolata a detta Direttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9273 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="230" height="168" /></a></p>
<p>Ci appelliamo alle Autorità greche perché venga messo fine all’uso sistematico della detenzione, perché venga pienamente investigato ogni caso riportato di violenza da parte della polizia, e venga assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascun richiedente asilo.</p>
<p>Chiediamo che i richiedenti asilo non siano rimandati in Paesi dove la loro incolumità è a rischio, come è evidente nel caso del ragazzo curdo-siriano arrestato lo scorso 24 luglio.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione europea di smettere di esercitare pressione sulle Autorità greche al fine di incrementare il numero dei rimpatri, che riguardano anche persone vulnerabili e mettono a rischio l’unità familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascuna persona non è negoziabile e costituisce l’essenza dei principi su cui è fondata l’Unione europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] <a href="http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNG4TTNLMerb4roVC81c2P-oBe1RMQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[2] <a href="https://vimeo.com/226277179?ref=fb-share&width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://vimeo.com/226277179?ref%3Dfb-share&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNH6NzULb3MPTptnI4WtKmeD6jnpOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://vimeo.com/226277179?ref=fb-share&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[3] <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNH_L1WMmn4gxhsNPbTh8TIad3W2Hw&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[4], <a href="https://www.facebook.com/arashampay?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/arashampay&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNHeEs42c5jpHtDSYcjeYwYD4B6j5Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/arashampay?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[5] <a href="http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNGEjtLw47FcPqv_MMl8v1eaNf48zg&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[6] <u><a href="http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNGFL6PzZpWJUL92cmVAYEPSa4UEPA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
<p>[7] <a href="http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNHTkpiWkEK0AaJtpRlFDqj7MuOzGA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché MSF non ha firmato il codice Ong &#8211; Direttamente dalla loro voce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 08:11:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MSF ha formalmente informato il Ministero dell’Interno che non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo. &#160; “Anche se non siamo nelle condizioni di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MSF </strong>ha formalmente informato il Ministero dell’Interno che <strong>non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG</strong> impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9217" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Anche se non siamo nelle condizioni di poter firmare questo Codice di Condotta nella sua forma attuale, <strong>MSF rispetta già molte delle disposizioni che non rientrano tra le nostre preoccupazioni principali</strong>, tra cui la trasparenza finanziaria</em>”, dichiara <b>Gabriele Eminent</b>, <strong>Direttore Generale di MSF</strong>. “<em>MSF continuerà a condurre le operazioni di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC) e in conformità con tutte le leggi internazionali e marittime pertinenti.</em>”</p>
<p>Per MSF, alcuni degli impegni presentati nel Codice di Condotta potrebbero <strong>ridurre l’efficienza e la capacità dell’attuale risposta di ricerca e soccorso</strong> (SAR) con gravi conseguenze umanitarie. Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione. Sin dall’inizio delle proprie operazioni in mare, MSF ha accettato, e a volte direttamente effettuato, <strong>trasbordi da altre imbarcazioni sulle proprie navi</strong>, sempre su richiesta o sotto il coordinamento del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma.</p>
<p>Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona SAR, e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso, con un <strong>conseguente aumento di morti in mare</strong>. Inoltre, elementi che introducono una non necessaria mancanza di chiarezza su chi contattare e quando, potrebbero rallentare le operazioni di soccorso, quando i minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.</p>
<p>La versione definitiva del Codice chiarifica che la polizia giudiziaria agirà “senza pregiudicare l’attività umanitaria in corso”, ma questa nozione resta soggetta a interpretazione e <strong>la richiesta che la polizia non sia armata non è stata adottata</strong>. La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Questo sottometterebbe le organizzazioni umanitarie agli interessi politici e militari di uno Stato membro dell’Unione Europea e come MSF non possiamo accettarlo perché avrebbe un impatto sull’accesso alle popolazioni in pericolo, così come sulla sicurezza delle nostre équipe, ovunque nel mondo.</p>
<p>La responsabilità di condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede sugli Stati. Le attività di soccorso da parte di attori non governativi come MSF sono solo una misura temporanea finalizzata a riempire il “vuoto di responsabilità” lasciato dagli Stati. Gli Stati membri dell’UE devono avviare un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo per supportare l’Italia e riconoscere i suoi lodevoli sforzi nel salvare vite in mare, a dispetto di una risposta insufficiente da parte degli altri Stati Membri europei.</p>
<p>MSF ha inviato una<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno?utm_source=rss&utm_medium=rss"> lettera formale in cui spiega con maggiori dettagli le ragioni della decisione</a> di non firmare.</p>
<p><em>Nei primi 6 mesi del 2017, le ONG hanno effettuato il 35% del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone. Da quando abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e soccorso nel 2015, MSF ha strettamente rispettato tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo, così come il proprio codice di condotta, la Carta dei Principi di MSF, che si basa sull’etica medica e i principi umanitari</em> (<a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/chi-siamo/principi/la-carta-dei-principi?utm_source=rss&utm_medium=rss">disponibile qui</a>).</p>
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