<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>multilazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/multilazioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/multilazioni/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Tue, 29 Dec 2015 09:51:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>multilazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/multilazioni/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 04:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminili]]></category>
		<category><![CDATA[genitali]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[multilazioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ringraziamo tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da condividere con tutti voi. Ho da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a marzo di quest’anno in cui ho&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da<br />
condividere con tutti voi. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-gBjIO1BcR_w/UiWDNn8b5pI/AAAAAAAAAH4/07ojisy7kw8/s1600/valentina+1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="212" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a<br />
marzo di quest’anno in cui ho portato in giro una performance<br />
poetico-teatrale “The Cut-Lo Strappo” che è nata da una<br />
esperienza che ho fatto in Sudafrica a Cape Town. Nel 2011 ho dato<br />
vita ad un collettivo di donne con le quali volevo lavorare ad un<br />
progetto di scrittura e diritti umani. Nel corso del periodo in cui<br />
abbiamo lavorato insieme, sono state tante le tematiche affrontate,<br />
quella che alla fine ha preso il sopravvento sulle altre è stata le<br />
Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Il tema non mi era nuovo, avevo<br />
già scritto di MGF, avevo già avuto modo anni addietro di<br />
incontrare donne infibulate. Ma questa volta è stato diverso, perché<br />
questa volta si è presentata a me in modo inaspettato. Nel corso del<br />
lavoro una donna del collettivo mi ha confidato di essere stata<br />
vittima del “taglio”. Ad un certo punto del nostro lavoro, nel<br />
momento in cui riflettevamo sulla percezione di limiti e divieti<br />
imposti dalla società, si deve essere creato in lei un conflitto tra<br />
la sua esperienza e la possibilità di condividerla con il gruppo di<br />
lavoro. Era sorto in lei un dubbio (è possibile condividere un<br />
tabu’?), che al tempo stesso era una richiesta (come uscire dal<br />
dolore? come riappropriarsi o costruirsi una vita senza una parte di<br />
sé?). Sicuramente il potere della parola, dell’immaginario hanno<br />
sortito in lei la consapevolezza che l’arte può essere<br />
rappresentativa di una presa di posizione, di un’idea, di un<br />
cambiamento. Lei aveva percepito, anche se non completamente a<br />
livello conscio, che per cambiare si deve dire di NO a ciò che ad un<br />
certo punto della tua vita ha impedito una scelta.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
sono 140 milioni circa le vittime nel mondo. Due milioni le bambine<br />
che ogni anno nel mondo vengono sottoposte alle Mutilazioni Genitali<br />
Femminili, denominazione entro cui rientrano diverse pratiche: dal<br />
taglio del clitoride, l’escissione, l’infibulazione. Sono tutte<br />
pratiche invalidanti e irreversibili, questo significa che la donna<br />
mutilata è una donna che porta sul suo corpo il dolore fisico nel<br />
quotidiano; il semplice urinare, il ciclo mestruale, la maternità,<br />
sono tutti eventi in cui la donna patisce rischiando continuamente la<br />
sua vita a causa di infezioni, setticemia, tetano, senza contare che<br />
le mutilazioni aumentano il rischio di infertilità.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
MGF vengono praticate per diversi motivi: inibire il piacere sessuale<br />
nella donna, che deve essere esclusivo dell’uomo; controllare la<br />
fedeltà della donna (il dolore che la donna prova nel rapporto<br />
sessuale e il suo piacere inibito, scoraggiano la donna a<br />
intraprendere relazioni adulterine); rendere la donna pura asportando<br />
quella parte del corpo ritenuta imperfetta. E’ importante<br />
sottolineare che le MGF non sono una pratica prescritta da alcuna<br />
religione, né tantomeno sono un problema solamente africano.<br />
Certamente l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi<br />
dove sono praticate, ma ricordo che l’Indonesia, l’India, il Sud<br />
America sono tra i le aree geografiche dove le MGF sono una pratica<br />
tradizionale presso alcuni popoli. Uno degli aspetti raramente<br />
condivisi e sottolineati è l’implicazione che questa pratica ha<br />
non solo a livello culturale ma anche socio economico. Le MGF<br />
praticate nei paesi di origine, non rispondo solo alla necessità di<br />
ribadire un ideale che vuole la donna facilmente controllabile<br />
dall’uomo, ma anche ad una esigenza di tipo economico. Innanzi<br />
tutto la <i>daya</i><br />
che pratica le MGF vive di questo, viene pagata per farlo, è il suo<br />
lavoro. Quindi al di là del ruolo di prestigio sociale tramandato,<br />
la <i>daya</i><br />
svolge una professione che è la sua fonte di guadagno. Inoltre la<br />
bambina senza il taglio è una bambina che non potrà mai accedere al<br />
mondo femminile delle sue coetanee tagliate, non potrà cioè<br />
sposarsi e questo vuol dire per la famiglia niente dote, altra<br />
implicazione di tipo economico. Un altro degli aspetti sconcertanti è<br />
che in alcune situazioni, soprattutto là dove le mutilazioni sono<br />
praticate in altissima percentuale, talvolta sono le bambine stesse a<br />
richiederla per non essere discriminate a scuola o addirittura per<br />
andare a scuola visto che chi non si sottopone al taglio, viene<br />
bandito dalla frequenza della scuola. Questo è inquietante perché<br />
significa che è una pratica talmente radicata e stigmatizzata che la<br />
mancanza di partecipazione finisce per diventare una ulteriore<br />
condanna dalla società, significa diventare ad un tratto delle<br />
“invisibili”, delle “fuori casta” con le conseguenze del<br />
caso: discriminazione, impossibilità di studiare, allontanamento<br />
della famiglia dal resto della società. In questi casi estremi<br />
sembra 0non esserci una via d’uscita. Ci sono due punti su cui mi<br />
piace riflettere: da una parte c’è l’aspetto dei diritti umani<br />
che vanno tutelati in toto, ad esempio, condannando anche qualunque<br />
tipo di rito alternativo lieve come quello proposto dal medico somalo<br />
Omar Abdulcadir. E su questo tema ci sarebbe molto da dire perché il<br />
concetto di Diritti Umani non è riconosciuto universalmente allo<br />
stesso modo ovunque. Essendo<br />
i diritti umani non riconosciuti universalmente occorre legittimarli<br />
attraverso il confronto pluralista con le culture che non li<br />
contemplano nel loro sistema sociale tradizionale.  Dall’altra<br />
è il ruolo dei migranti nei paesi di immigrazione rispetto a questa<br />
pratica. La pratica delle MGF si è diffusa a livello mondiale nella<br />
nostra contemporaneità grazie ai flussi migratori di persone<br />
provenienti da paesi dove essa è parte della tradizione socio<br />
culturale. Anche in Sudafrica dove le MGF non sono precipue delle<br />
culture locali, capitolo a parte i Venda che la praticano, ho<br />
incontrato migranti provenienti dall’Africa orientale e occidentale<br />
che continuavano a “tagliare” le loro bambine.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-LzkQ2Pqm5Y0/UiWDUsnWm4I/AAAAAAAAAIA/aQX9zB0nqY8/s1600/valentina+2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="284" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
che il cambiamento sia possibile come è già avvenuto in alcuni<br />
paesi e presso diverse comunità, soprattutto africane, nella<br />
diaspora. Cambiare significa dire di NO non solo a livello<br />
individuale, come scelta e decisione personale ma a livello familiare<br />
e collettivo dell’intera comunità di appartenenza. L’opposizione<br />
del singolo non porta all’abbandono collettivo della pratica,<br />
tuttavia alzarsi in piedi e rivendicare i propri diritti che sono i<br />
dritti fondamentali come quelli alla salute, a condurre una vita<br />
completa, è fondamentale, può offrire una occasione per altre donne<br />
di confrontarsi con la possibilità di cambiare collettivamente.<br />
Lavorare sul cambiamento è possibile grazie ad un percorso di<br />
conoscenza ed emancipazione nei paesi dove le mutilazioni sono<br />
praticate. Le donne che si oppongono alle MGF vengono emarginate e<br />
non godono più di quel sostegno economico che una famiglia può<br />
darle per sopravvivere. Ecco che sradicare la pratica del taglio deve<br />
nascere da un percorso dove la donna viene messa nella condizione di<br />
scegliere e questa condizione prevede l’accesso all’istruzione e<br />
l’acquisizione di una autonomia economica sostenibile che le<br />
permetta di non doversi più sottomettere all’autorità maschile.<br />
Il miglioramento della condizione femminile all’interno della<br />
propria società originaria porta di riflesso anche ad una diversa<br />
percezione delle tradizioni culturali e quindi ad esaminare credenze<br />
e valori optando per un cambiamento nella loro pratica.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ruolo determinante è quello rappresentato dalle comunità dei<br />
migranti. I migranti che provengono da aree geografiche dove le MGF<br />
sono praticate anche contro la legge, possono diventare mediatori di<br />
un cambiamento. Vivere l’altrove inevitabilmente mette la persona<br />
nella situazione di rapportarsi a nuove idee, a nuovi “modelli”,<br />
a un concetto diverso della donna e dei suoi diritti.  Conoscere<br />
significa prendere coscienza. Se nell’altrove le comunità migranti<br />
riescono ad acquisire consapevolezza circa la dannosità di questa<br />
pratica e riescono, attraverso i loro figli, quindi i migranti di<br />
seconda generazione, a interrompere il supplizio, allora possono<br />
diventare gli interlocutori-fautori del cambiamento anche nei loro<br />
paesi originari. Anche in questo caso, statisticamente si evidenzia<br />
che le donne che godono di una istruzione di livello superiore e<br />
hanno comunque una autonomia economica derivante dal lavoro, non<br />
sottopongono le loro figlie alle MGF. Quindi anche nella diaspora,<br />
tali condizioni di emancipazione vanno garantite in modo da creare<br />
mediatrici efficaci di un cambiamento sostenibile in patria.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
un passaggio fondamentale, il cui primo scoglio da superare è<br />
proprio la condivisione. Le MGF sono un tabù, le comunità che le<br />
praticano non ne parlano, difficile immaginare una dodicenne che<br />
condivida questa esperienza con una coetanea in una scuola italiana,<br />
inglese o spagnola. Sono comprensibili anche i motivi: innanzi tutto<br />
si prova un senso di vergogna perché il proprio corpo è stato<br />
mutilato mentre il corpo delle altre bambine no, poi esiste un<br />
disagio evidente fisico, un trauma psicologico derivato<br />
dall’impossibilità di condurre una vita attiva pari a quella<br />
condotta fino al taglio. Inoltre c’è il dubbio giustificato di<br />
come si possa condividere qualcosa che altri non potrebbero capire o<br />
addirittura che potrebbero giudicare? La scuola secondo me dovrebbe<br />
essere il luogo primario da cui cominciare a riflettere sulla<br />
tematica fornendo ai ragazzi una documentazione completa sulle MGF,<br />
degli strumenti da utilizzare insieme agli educatori e alle famiglie<br />
per avvicinarli al problema con la consapevolezza che sta alla base<br />
di ogni cambiamento sostanziale. Di MGF si parla solo quando la<br />
cronaca riporta notizie drammatiche come quella della bambina<br />
egiziana Suahir morta dopo essere stata infibulata. La letteratura<br />
che ne parla in Italia è insufficiente anche perché è quasi tutta<br />
incentrata sugli aspetti antropologici della pratica, manca ad<br />
esempio una letteratura per ragazzi, a parte il libro di Silvana de<br />
Mari <i>Il<br />
gatto dagli occhi d’oro, </i><br />
non ho trovato una pubblicazione per bambini/ragazzi che tratti<br />
l’argomento sotto forma di racconto-favola-fiaba. Sempre in Italia,<br />
e sempre secondo la mia esperienza, i consultori sono privi di<br />
materiale informativo sulle MGF, forse qualche eccezione saranno i<br />
consultori delle grandi città, ma realmente manca ogni possibilità<br />
di “sentire” che questo problema esiste anche qui. La legge del<br />
2006 prevedeva uno stanziamento economico di diversi milioni di euro<br />
da destinare alla formazione del personale medico sanitario e alla<br />
realizzazione di opuscoli informativi, e sportelli di accesso per le<br />
donne vittime del taglio. Resta inteso che tali finanziamenti non<br />
sono stati investiti come previsto.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
per questo motivo, con uno sguardo speciale rivolto al mondo dei<br />
giovani, che io e il documentarista<br />
Lorenzo Moscia<br />
stiamo<br />
cercando di realizzare un film documentario che parli di MGF sempre<br />
però bypassando l’argomento attraverso i diversi linguaggi<br />
dell’arte che meglio di altri, sa veicolare il dolore e stimolare<br />
un pensiero creativo e sensibile. Il film documentario vuole essere<br />
uno strumento di dialogo e confronto, un’occasione per cominciare a<br />
riflettere sulla tematica coinvolgendo tutte le parti della società,<br />
e offrire anche proposte per un cambiamento sostenibile che abbatta<br />
gli stereotipi e i pregiudizi che purtroppo non aiutano le vittime ad<br />
aprirsi verso una possibilità di confronto. Il progetto di questo<br />
lavoro si chiama Breaking<br />
The Cut<br />
e<br />
per poterlo realizzare si avvale anche di un sistema di<br />
sottoscrizione popolare attraverso cui le persone diventano<br />
co-produttori del documentario. Una formula che oltre a permettere la<br />
realizzazione dello stesso, pone in essere un interesse nella gente<br />
che partecipando al progetto sostiene questa causa di impegno civile.<br />
Stiamo anche coinvolgendo artisti in giro per l’Italia che vogliono<br />
sostenerci con delle serate di poesia, musica, teatro, danza, una<br />
sorta di staffetta “Artisti<br />
contro le MGF” . </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
informazioni
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://associazionesoggettonomade.blogspot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://associazionesoggettonomade.blogspot.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="http://valentinammaka.blogsptot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://valentinammaka.blogspot.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
FB:<u><a href="https://www.facebook.com/pages/Breaking-The-Cut-Project-Say-NO-to-FGM/575831555786175?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/pages/Breaking-The-Cut-Project-Say-NO-to-FGM/575831555786175?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/09/03/contro-le-mutilazioni-genitali-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
