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	<title>musulmani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cos&#8217;è il Ramadan</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 09:44:36 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Il primo di marzo è iniziato il Ramadan per i musulmani. Di che cosa si tratta? Secondo la tradizione islamica è il mese in cui Maometto ricevette la rivelazione del Corano &#8220;come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza&#8221; (Sura II, v. 185). Il nome deriva dalla radice &#8220;ar-ramad&#8221;, ovvero “calore cocente”. Questo mese sacro prevede il digiuno fino al tramonto, ma anche preghiera, meditazione e autodisciplina. Nell&#8217;Islam è molto importante l&#8217;intenzione: la partecipazione al Ramadan deve dunque essere perpetrata con serietà e consapevolezza. L’obiettivo del fedele musulmano è crescere spiritualmente e avvicinarsi ad Allah. Il digiuno è un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell&#8217;alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso.<br>Il digiuno si interrompe al tramonto con un dattero o un bicchiere d&#8217;acqua e segue poi il passo serale, detto &#8220;iftar&#8221;.<br>L&#8217;esonero dal digiuno è previsto per donne incinte, viaggiatori, anziani e donne durante il ciclo mestruale. Il mancato digiuno si può recuperare durante l’anno.<br>Il digiuno (sawn) è solo uno dei cinque doveri della fede islamica. Gli altri sono la professione di fede (kalima), la recita quotidiana delle cinque preghiere (salat), l&#8217;elargizione delle elemosine (zakat) e il compimento, almeno una volta nella vita, del pellegrinaggio (hagg) a La Mecca (Arabia Saudita).<br>La mancata osservanza di questi precetti, nelle comunità più osservanti, può portare all&#8217;imputazione del reato di apostasia. Il Ramadan è il mese più sacro dei musulmani &#8211; che sono circa 1,6 miliardi in tutto il mondo &#8211; e il periodo dell&#8217;anno in cui si celebra è lo stesso in tutti i Paesi islamici.<br>Non cade sempre nello stesso periodo del calendario gregoriano, perché quello degli islamici è un calendario lunare (l&#8217;anno lunare dura circa 11 giorni meno di quello solare), e la numerazione dell&#8217;anno non coincide perché i musulmani iniziano a contare dal nostro 622 d. C., quando Maometto lascò la Mecca per recarsi a Medina.<br>Ci sono cibi che si possono mangiare quando cala il sole. Ogni Paese ha le sue tradizioni: per esempio, in Tunisia, Algeria e Marocco viene preparato un cous-cous solo con agnello (non il pollo o il montone) e aggiunta di uvetta; in Siria e in Giordania invece si mangiano i &#8220;katai&#8221;, dolci con ripieno di cocco, nocciole tritate e zucchero.<br>Durante il Ramadan si bevono succhi di frutta, e nei Paesi del Maghreb quello di liquirizia, che alza la pressione sanguigna, perché chi digiuna ce l&#8217;ha più bassa del solito.<br>Ovunque, il Ramadan è un momento di condivisione e di unione. È usanza invitare i propri vicini e amici a condividere tutti insieme il pranzo serale e a recitare particolari preghiere dette &#8220;tarawih&#8221;. Il Ramadan termina dopo 29 o 30 giorni con una festa chiamata &#8220;&#8216;id al-fitr&#8221;, ovvero &#8220;la piccola festa&#8221;, durante la quale, oltre ad un pasto rituale, si fanno offerte per i più poveri della comunità.<br>Buon Ramadan a tutti!</p>



<p><br>Si ringraziano Focus e National Geographic</p>
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		<title>Cosa affrontano i cristiani cinesi fuggiti in Italia in caso di rimpatrio in Cina</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 11:13:30 +0000</pubDate>
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<p><br>Nel luglio 2024, durante una giornata soleggiata e calda, HH si è recata di buon’ora all’Ufficio Immigrazione per verificare l&#8217;esito della propria richiesta di protezione speciale, ma da quel momento non ha più fatto ritorno.<br>Nel pomeriggio, verso le cinque, HH ha inviato un messaggio a un amico: “Aiutami, sono all’Ufficio Immigrazione”. Dopodiché, non è stato più possibile mettersi in contatto con lei. Il giorno successivo, HH è stata rimpatriata in Cina dalle autorità italiane. Cosa significa per i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente fuggiti in Italia a causa della persecuzione religiosa, tornare in Cina?<br>È noto che, dal 2018, anno dell&#8217;entrata in vigore della Nuova Normativa sugli affari religiosi, la persecuzione della fede religiosa da parte del governo cinese è aumentata progressivamente. Milioni di musulmani sono stati imprigionati nei famigerati campi di rieducazione nello Xinjiang, molte chiese sono state demolite e molte chiese domestiche sono state chiuse. I predicatori sono stati pesantemente condannati, e la Chiesa di Dio Onnipotente ha subito le repressioni e le persecuzioni più gravi. Il deputato del Parlamento Europeo Thomas Doss, durante una tavola rotonda del Parlamento Europeo nel 2018, ha dichiarato che la situazione dei cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina è peggiore di quella dei musulmani uiguri.<br>La pandemia di COVID-19, che è durata quattro anni, non ha fermato la repressione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo cinese. Il rapporto annuale del 2023 sulle persecuzioni della Chiesa da parte del governo cinese mostra che la persecuzione è aumentata drasticamente negli ultimi anni, con un numero di arresti e condanne che ha raggiunto nel 2023 i massimi livelli dalla<br>scoperta della pandemia.<br>Il rapporto indica che, secondo stime incomplete, nel 2023 almeno 12.463 cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati arrestati, tra quest 5.832 hanno subito torture o sono stati sottoposti a lavaggi del cervello forzati, e almeno 20 cristiani sono stati perseguitati fino alla morte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Un altro dato inquietante è che solo il 15 giugno 2023, nella provincia di Zhejiang in Cina, sono state arrestate 1.043 persone. Alcuni cristiani liberati hanno rivelato che durante gli interrogatori la polizia ha affermato che il sistema di sorveglianza onnipresente, chiamato &#8220;SkyNet&#8221;, ha notevolmente facilitato gli arresti.<br>Molti casi dimostrano che in Cina il sistema di sorveglianza &#8220;SkyNet&#8221;, il monitoraggio dei telefoni, dei droni, e dei localizzatori per biciclette elettriche sono ampiamente utilizzati per monitorare e arrestare i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente, fornendo così &#8220;prove&#8221; per arrestare i cristiani.<br>Per costringere i cristiani a fornire informazioni sulla chiesa e a firmare dichiarazioni in cui abiurano la propria fede, gli agenti di polizia li sottopongono a lavaggio del cervello e a vari tipi di tortura, li privano del sonno per lunghi periodi, li appendono con le manette alle sbarre di metallo di una finestra senza che i piedi tocchino il pavimento, gli infliggono scariche elettriche, pestaggi violenti, e in alcuni casi, somministrano forzatamente farmaci sconosciuti o addirittura li obbligano ad ingerire feci e così via. Molti cristiani sono stati anche costretti a girare video in cui dovevano forzatamente rinnegare la propria fede in Dio.</p>



<p>La gravità delle condanne inflitte ai cristiani di questa Chiesa è sorprendente. Dal 2020 al 2023, il numero dei membri della Chiesa di Dio Onnipotente condannati è aumentato in media del 26% all&#8217;anno per quattro anni consecutivi. Nel 2023 sono state condannate 2.207 persone e ben 1.094 sono state condannate a tre o più anni, pari al 49% del numero totale di condanne. Tra questi, 124 sono stati condannati a sette anni o più, con la pena più lunga che ha raggiunto i 12 anni e sei mesi.<br>La persona più giovane condannata aveva solo 16 anni, mentre la più anziana aveva 84 anni. Molti credenti comuni sono stati condannati a pene pesanti solo per aver posseduto un certo numero di libri elettronici e altro materiale riguardante la fede in Dio.<br>Un cristiano, incapace di sopportare ulteriormente le torture, si è gettato da un edificio, rimanendo invalido. Un altro cristiano con un&#8217;ernia del disco lombare, è stato costretto a stare in piedi per lunghi periodi, finendo per non essere più in grado di prendersi cura di sé. Un cristiano di 63 anni è morto mentre era detenuto in un centro d’indottrinamento forzato, e la polizia ha dichiarato che la sua morte fosse un suicidio. Molti cristiani sono stati privati del sonno: alcuni per 8 giorni, altri fino a 10 giorni e notti consecutive, e in alcuni casi anche per 40 giorni, senza poter dormire su un letto.<br>A causa di questa deprivazione, alcuni cristiani si sono rotti le mani quando si sono assopiti e sono caduti a terra.<br>A causa di un contesto così ostile per vivere e credere, i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati costretti a fuggire all&#8217;estero, abbandonando tutto. Alcuni di loro sono riusciti a rifugiarsi in Italia. Purtroppo, si trovano nella stessa situazione di HH dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta: in qualsiasi momento potrebbero improvvisamente essere deportati nel Paese d&#8217;origine che<br>vuole condannare a morte i cristiani.<br>Una delle principali norme del diritto internazionale sui rifugiati è il principio di non respingimento.<br>Questo principio afferma che i rifugiati non devono essere rimpatriati in Paesi dove rischiano persecuzioni, prigionia o torture, indipendentemente dal fatto che abbiano ottenuto o meno l&#8217;asilo.<br>Nel 2021, la Svizzera ha respinto una richiesta di asilo di un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente, e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha emesso una sentenza al riguardo.<br>Ha dichiarato che i membri della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina, o coloro che vengono rimpatriati dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta all&#8217;estero, &#8220;rischiano la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti&#8221;.<br>Facciamo un appello urgente al governo italiano affinché, in conformità con il principio fondamentale di non respingimento dei rifugiati,e con lo spirito di tutela dei diritti umani, non rimpatri i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente nel loro Paese d&#8217;origine, la Cina, dove sono perseguitati, e garantisca loro la più elementare sicurezza personale.</p>



<p><br>Per maggiori dettagli sul rapporto annuale 2023 sulla persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo comunista cinese, clicca sul link:<br><a href="https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17678" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 09:41:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="2000" height="1125" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17199" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA AMINI.</p>



<p>Neanche il tempo di raccogliermi per trovare le parole, che la storia si ripete.</p>



<p>Come una raffica.&nbsp;</p>



<p>Torna a fare parlare di sè la dittatura, (Repubblica?), iraniana per l’ennesimo episodio di violenza e di repressione che lo scorso 1 ottobre 2023, si accannisce contro <strong>ARMITA GERAVAND</strong>.</p>



<p>A 16 anni, pestata e ridotta in coma dalla cosidetta polizia “morale” di regime.</p>



<p>Accuse che non trovano spazio tra le mie capacità di comprensione e di osservazione della realtà:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un&nbsp;<em>velo</em>.</p>



<p>Ma il velo, contiene in sè, davvero, tutte le disgrazie del mondo femminile islamico?</p>



<p>Strumento politico?&nbsp; di protezione? di rettitudine morale o di oppressione?</p>



<p>Un velo che, secondo le interpretazioni di alcune studiose e studiosi  (vedi ad esempio Fatima Mernissi in <em>La Terrazza Proibita</em>), occorre a mantenere una storica e importante separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata di una persona.</p>



<p>Per altri il velo viene vivamente consigliato dal profeta Maometto, per distinguere una donna musulmana da una qualsiasi schiava o da un impostore, meritevoli  entrambi di aggressioni, molestie e stupri. Un velo in questo caso, che assume un significato di &#8220;protezione&#8221;.</p>



<p>Succede ancora in Iran. Paese dove, per un velo indossato male è subito oltraggio&#8230;. E ci metti poco a diventare obiettivo di pene severe, giustificate dal fatto di non aver rispettato le norme e gli obblighi imposti sull&#8217;uso dell&#8217; <em>hijab.</em></p>



<p>E lasciandoci andare ad aperte fantasie (tratte in parte da ciò che accaduto realmente ad Armita) mi sovviene, ad esempio l’immagine, di un velo nero, in movimento, che si sposta un poco a destra e poi a sinistra, mentre una ragazza, si fa spazio correndo, per salire su un mezzo di trasporto pubblico: una ciocca si sposta, sfugge via alla costrizione, viene vista e, così, viene scoperta una zona intima che invece, deve restare segreta, nascosta e misteriosa, che da intima appunto diviene pubblica, e per un attimo di non curanza, si affaccia in quel luogo, dove finisce la libertà di essere e inizia il rischio di un fine vita.</p>



<p>Non è esattamente il caso di Armita, perchè lei si trovava a volto totalmente libero, ma l&#8217;esempio di cui sopra lascia intendere che qualsiasi donna o ragazza può diventare un bersaglio, e in qualsiasi momento della giornata.</p>



<p>E&#8217; anche grazie ad organizzazioni umanitarie come la HENGAW (dislocata in Norvegia per ovvi motivi), che veniamo a sapere anche dell&#8217;arresto anche di Shahin Ahmadi, madre di Armita Geravand.</p>



<p>L&#8217;accusa? Il desiderio materno di voler vedere la figlia, ora in coma presso l&#8217;ospedale di Fajr.</p>



<p>Come sappiamo, il regime non transige. Vi è il divieto assoluto ai familiari di avvicinarsi ai propri cari detenuti o colpiti, e/o di raccontare al mondo la verità. I familiari della ragazza, infatti, sono stati subito costretti ad affermare che Armita, abbia avuto un collasso improvviso, mentre si trovava all&#8217;interno del vagone,  per aver battuto &#8220;sempre accidentalmente&#8221; la testa contro una struttura del vagone. Tutt&#8217;ora non si hanno più notizie della signora Shanin Ahmadi. Pressioni e minacce anche sugli insegnanti, sugli amici e i compagni di scuola di Armita, diffidati dalla diffusione di qualsiasi notizia sulla giovane, comprese fotografie della stessa, che noi invece pubblichiamo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="992" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></figure>



<p>Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione dal punto di vista internazionale.<br>Il caso di Armita ci fa fare un sobbalzo indietro di un anno: il brutale pestaggio su Mahsa Amini, fino al coma e poi al decesso. Aveva soltanto 22 anni la giovane Mahsa, chiamata Jina nel suo luogo di origine curda. Di lì a poco avrebbe iniziato a intraprendere gli studi per diventare avvocato&#8230; Ma qualcun&#8217;altro ha scelto per lei un destino infausto: destino stabilito dalla polizia di regime, guidata dall&#8217;attuale guida suprema, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, che evidentemente deve avere una concezione molto misera della vita umana. </p>



<p>Ed è così che, nell’anniversario della morte di Mahsa Amini (16 settembre 2022), in tutto il mondo si è svolta una giornata di commemorazione e di riflessione, ma soprattutto un grido collettivo che, a volto scoperto, intende farsi sentire, urlando che NOI ESISTIAMO e che non abbiamo alcuna intenzione di smettere di farlo, in libertà. Lottiamo. Con ogni mezzo necessario e a nostra disposizione metteremo un punto alla parola &#8220;dittatura&#8221;. E voglio pensare che questa nuova rivoluzione stia aprendo le strade al cambiamento e al fallimento dell&#8217;intero sistema politico iraniano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione per i diritti umani, anche questa volta, si schiera a fianco delle donne e degli uomini, in lotta contro il regime sanguinario attualmente presente in Iran. Intendiamo esprimere un immenso senso di gratitudine per il coraggio di tutti gli attivisti e le attiviste iraniane, nella speranza che possano divenire un esempio per tanti altri.</p>



<p>In seguito, alcune immagini della manifestazione che si è svolta in piazza duomo a Milano, il 16 settembre 2023.</p>



<p>La pioggia era forte, ma noi siamo rimasti. Qualcuno ha pianto. Chi ha ballato. Chi ha cantato.</p>



<p>Commossa dalla vivace partecipazione degli uomini, concludo :</p>



<p><strong>DONNA&nbsp; VITA&nbsp; LIBERTA&#8217;</strong></p>



<p><em>Per ballare nei vicoli<br>Per il terrore quando ci si bacia<br>Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle<br>Per cambiare le menti arrugginite<br>Per la vergogna della povertà<br>Per il rimpianto di vivere una vita ordinaria<br>Per i bambini che si tuffano nei cassonetti e i loro desideri<br>Per questa economia dittatoriale<br>Per l&#8217;aria inquinata<br>Per Valiasr e i suoi alberi consumati<br>Per Pirooz e la possibilità della sua estinzione<br>Per gli innocenti cani illegali<br>Per le lacrime inarrestabili<br>Per la scena di ripetere questo momento<br>Per i volti sorridenti<br>Per gli studenti e il loro futuro<br>Per questo paradiso forzato<br>Per gli studenti d&#8217;élite imprigionati<br>Per i ragazzi afghani<br>Per tutti questi &#8220;per&#8221; che non sono ripetibili<br>Per tutti questi slogan senza senso<br>Per il crollo di edifici finti<br>Per la sensazione di pace<br>Per il sole dopo queste lunghe notti<br>Per le pillole contro l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia<br>Per gli uomini, la patria, la prosperità<br>Per la ragazza che avrebbe voluto essere un ragazzo<br>Per le donne, la vita, la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà</em></p>



<p>Baraye di Shervin HajipourVee</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="674" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="471" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17205" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1125" height="2000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1125w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/07/13/srebrenica-citta-sinonimo-di-un-fallimento-e-di-una-nuova-promessa-di-responsabilita-di-fronte-a-severe-violazioni-dei-diritti-umani/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="817" height="486" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 817w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb-300x178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb-768x457.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></a></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>I combattimenti tra Israele e Striscia di Gaza sono sempre più intensi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2021 08:45:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ilpost.it) Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi I combattimenti tra Israele e gruppi armati&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-2.jpg?x72029&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>I combattimenti tra Israele e gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza, in particolare Hamas, si sono intensificati martedì sera: i gruppi palestinesi hanno lanciato nuovamente decine di razzi contro città israeliane, prendendo di mira in particolare la città di Askhelon e l’area della capitale Tel Aviv, mentre Israele ha risposto con attacchi aerei sulla Striscia in cui, secondo il governo di Gaza, sono rimaste uccise finora almeno 62 persone, di cui 56 palestinesi e 6 israeliani: dei palestinesi uccisi 14 erano bambini.</p>



<p>I combattimenti, iniziati lunedì a seguito degli&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/10/scontri-polizia-israeliana-palestinesi-spianata-delle-moschee/?utm_source=rss&utm_medium=rss">scontri tra palestinesi e polizia israeliana</a>&nbsp;sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, sono i più violenti e gravi dal 2014, anno in cui ci fu l’<a href="https://www.ilpost.it/2014/07/18/invasione-israele-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultima guerra tra le due parti</a>&nbsp;e in cui Israele invase via terra la Striscia di Gaza.PUBBLICITÀ</p>



<figure><iframe></iframe></figure>



<p>Nel bombardamento più grosso compiuto da droni israeliani martedì sera è stato distrutto un edificio di 12 piani in cui c’erano uffici di Hamas, il gruppo che governa di fatto la Striscia, ma anche una palestra e uffici di altre startup palestinesi. Hamas ha detto che nel bombardamento&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/united-nations-africa-gaza-middle-east-violence-cb885f54369c7f4799aff0d8e421212c?utm_campaign=SocialFlow&amp;utm_medium=AP&amp;utm_source=Twitter&utm_source=rss&utm_medium=rss">è stato ucciso</a>&nbsp;anche Bassem Issa, comandante delle operazioni militari del gruppo a Gaza: Issa è il più importante militare di Hamas ucciso da Israele dal 2014.</p>



<p>Prima di bombardare, Israele ha sparato una serie di colpi di avvertimento permettendo alle persone al suo interno di uscire: sembra che non ci siano stati né morti né feriti. Mercoledì mattina un nuovo bombardamento ha danneggiato seriamente un altro edifico di 9 piani che ospitava appartamenti, società mediche e una clinica dentistica, oltre che – secondo Israele – uffici dell’intelligence di Hamas responsabile di attacchi mirati contro obiettivi israeliani in Cisgiordania: anche in questo caso sono stati sparati alcuni colpi di avvertimento, prima del bombardamento vero e proprio.</p>



<figure><iframe loading="lazy" width="675" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/oorwXIH1fHg?feature=oembed&amp;enablejsapi=1&amp;origin=https://www.ilpost.it&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen=""></iframe></figure>



<p>Come hanno notato alcuni osservatori, tra cui i giornalisti Josef Federman e Fares Akram&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/world-news-hamas-middle-east-israel-ad7d5a99e382dcdd3e5df45f33be1b43?utm_source=rss&utm_medium=rss">su&nbsp;<em>Associated Press</em></a>, Israele sta adottando la stessa politica militare che era stata particolarmente criticata internazionalmente nella guerra del 2014: cioè usare gli attacchi aerei per colpire i membri dei gruppi armati palestinesi tra le altre cose distruggendo interi edifici, con il rischio di provocare la morte anche di civili, soprattutto in un’area densamente abitata come la Striscia di Gaza.</p>



<figure><iframe src="https://datawrapper.dwcdn.net/1bpKL/2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="535"></iframe></figure>



<p>In risposta agli attacchi israeliani, Hamas (e in parte il Jihad Islamico, altro gruppo armato della Striscia, anche se più piccolo di Hamas), ha sparato centinaia di nuovi razzi verso le città israeliane vicine alla Striscia, tra cui l’area di Tel Aviv e Ashkelon, uccidendo cinque persone e ferendone almeno un centinaio. Dall’inizio dei combattimenti, ha detto mercoledì mattina l’esercito israeliano, i gruppi di Gaza hanno sparato circa 850 razzi, di cui l’85-90 per cento è stato intercettato dal sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome.</p>



<p>Martedì, inoltre, sono iniziate proteste molto grosse di palestinesi in diverse città israeliane a maggioranza araba, dove sono stati appiccati incendi a proprietà e automobili appartenenti a membri delle comunità ebraiche.</p>



<p>La situazione più grave si è creata nella città di Lod, nel centro di Israele, dove mercoledì mattina è stato dichiarato lo stato di emergenza e dove è stato chiesto e ottenuto l’intervento dell’esercito: è la prima volta dal 1966 che il governo israeliano usa poteri di emergenza su una propria comunità araba. Il sindaco Yair Revivo&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lod-mayor-describes-kristallnacht-civil-war-in-city-says-army-must-deploy/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;che la crisi era troppo grossa per essere gestita dalla sola polizia locale: «Tutto il lavoro che abbiamo fatto per anni [sulla coesistenza tra arabi ed ebrei] è andato in fumo».</p>



<p>A Lod sono stati appiccati incendi nelle sinagoghe e lanciate bombe incendiarie nelle case dei membri della comunità ebraica: la situazione è quella di una «guerra civile», ha detto Revivo. Nel pomeriggio di mercoledì la polizia ha imposto anche un coprifuoco a Lod: sarà vietato a chiunque di entrare nella città e ai residenti di uscire dalle proprie case dalle 20 alle 4.<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/12/guerra-israele-striscia-di-gaza-hamas/aptopix-israel-palestinians-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Non è ancora chiaro quanto potranno durare i lanci di razzi dalla Striscia e i bombardamenti di Israele, o se la situazione peggiorerà ulteriormente, così come non è chiaro chi potrà ottenere vantaggi politici dalle violenze.</p>



<p><a href="https://www.nytimes.com/2021/05/11/world/middleeast/israel-gaza-airstrikes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo il&nbsp;<em>New York Times</em></a>, sia Hamas che il governo israeliano starebbero traendo vantaggio dalla situazione attuale: per Hamas sarebbe un’occasione per accreditarsi come gruppo leader della resistenza palestinese, retorica alimentata anche dal fatto di avere presentato il lancio di razzi come ritorsione diretta all’intervento della polizia israeliana nel complesso della moschea di al Aqsa, sulla Spianata delle Moschee, un luogo considerato di enorme importanza religiosa sia per i musulmani che per gli ebrei; per il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu la guerra potrebbe diventare un modo per spingere verso di sé i partiti rivali che stanno cercando di formare un governo alternativo al suo, risolvendo uno stallo che va avanti da moltissimi mesi.</p>



<p>Sono in corso anche sforzi diplomatici per far terminare il conflitto. Qatar, Egitto e Nazioni Unite stanno lavorando su un possibile cessate il fuoco, mediando tra le posizioni di Hamas e quelle di Israele, mentre mercoledì è in programma un nuovo incontro di emergenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il secondo in tre giorni.</p>
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		<title>L’accusa di genocidio rivolta alla Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 07:19:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="408" height="532" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 408w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report-230x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 230w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></figure>



<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla responsabilità internazionale per aver commesso il crimine di genocidio.</p>



<p>Il rapporto di 25.000 parole, pubblicato da un think-tank apartitico con sede negli Stati Uniti all’inizio del mese di marzo, è uno dei primi esami legali indipendenti e non governativi del trattamento della Cina nei confronti degli Uiguri ai sensi della convenzione sul genocidio del 1948.</p>



<p>Lo Xinjiang è&nbsp;una regione autonoma&nbsp;della Cina nordoccidentale tra le più grandi della Cina: si trova tra Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan, India, la regione autonoma del Tibet e le province del Qinghai e del Gansu.&nbsp;Il concetto di terrorismo in Cina ha una portata particolarmente ampia. Racchiude, infatti,&nbsp;il terrorismo&nbsp;<em>tout court</em>, il separatismo e l’estremismo religioso in un’unica cornice, quest’ultima è quella di cui viene accusata la minoranza uigura in Xinjiang.</p>



<p>Dal 2010, con il pretesto di reprimere il radicalismo islamico che negli anni precedenti aveva portato ad alcuni attentati in Cina, Chunxian adottò una politica repressiva della libertà di culto nello Xinjiang, proibendo il Ramadan e l’utilizzo di capi d’abbigliamento tipici (come il velo) nei luoghi pubblici.&nbsp;Stando a tutte le fonti intervistate e alla documentazione consultabile su New York Times, Associated Press, BuzzFeed, The Economist, le deportazioni nei campi si sarebbero intensificate a partire dal 2016/2017. «La persecuzione non avviene solo tramite deportazione, ma anche &#8211; ed in larghissima scala &#8211; tramite sterilizzazione forzata delle donne, iniezione di metodi contraccettivi, pratiche di aborto e infanticidio», spiega Olivia Enos, analista senior presso l&#8217;Asian Studies Center del think-tank americano The Heritage Foundation. Secondo l’esperta, le sterilizzazioni coatte e l’assunzione/impianto di agenti contraccettivi riguarderebbero tra l’80 ed il 90% delle donne: un dato che mostra quanto la sopravvivenza dell’etnia uigura sia gravemente a rischio. «La cancellazione del popolo uiguro in Cina avviene per mezzo di due strategie fondamentali: eliminazione fisica e assimilazione culturale», aggiunge Dinlur Reyahn, uigura residente a Parigi e fondatrice dell’Istituto Uiguro d’Europa.</p>



<p>Il rapporto prima citato è la prima applicazione, da parte di esperti indipendenti, della Convenzione sul genocidio del 1948 al trattamento in corso degli Uiguri in Cina. È stato intrapreso dal Newlines Institute for Strategy and Policy, in collaborazione con il Raoul Wallenberg Center for Human Rights, in risposta ai resoconti emergenti di gravi e sistematiche atrocità nella provincia dello Xinjiang in particolare contro gli uiguri, una minoranza etnica, per accertare se la Repubblica Popolare Cinese viola la Convenzione sul genocidio ai sensi del diritto internazionale. Lo studio puntualizza che dal 2014 ci sarebbero circa due milioni di Uiguri detenuti nei 1.400 campi di concentramento presenti nello Xinjiang.</p>



<p>A tal fine, dozzine di esperti in diritto internazionale e in politiche etniche cinesi sono stati invitati a esaminare pro-bono tutte le prove disponibili che potevano essere raccolte e verificate dalle comunicazioni pubbliche dello Stato cinese, con testimonianze e metodi di ricerca open source come l&#8217;analisi pubblica dell&#8217;immagine satellitare, l&#8217;analisi delle informazioni che circolano sull&#8217;Internet cinese e qualsiasi altra fonte disponibile.</p>



<p>Il Partito Comunista Cinese ha categoricamente negato di aver commesso atrocità e abusi contro la minoranza musulmana uigura, nonostante un numero crescente di prove.</p>



<p>I rapporti sugli uiguri hanno portato a un crescente indignazione internazionale e all&#8217;isolamento diplomatico ed economico. L&#8217;amministrazione statunitense ha già descritto la persecuzione degli uiguri come un genocidio. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha detto che &#8220;tali atrocità sconvolgono la coscienza e devono essere affrontate con gravi conseguenze&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire &#8220;indagini immediate e indipendenti da parte di osservatori internazionali&#8221; sulle accuse di stupro.</p>



<p>Il ministro degli Esteri britannico Nigel Adams ha affermato che il rapporto mostra &#8220;azioni chiaramente malvagie&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire agli investigatori indipendenti di entrare nell&#8217;area poiché il governo è stato sottoposto alle pressioni dei parlamentari di tutte le parti per sanzionare i funzionari cinesi.</p>



<p>Il ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, ha fatto eco alle richieste degli Stati Uniti che gli osservatori internazionali, tra cui l&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, &#8220;abbiano accesso immediato, significativo e illimitato nella regione dello Xinjiang &#8220;.</p>



<p>La Cina ha costantemente negato le accuse di violazioni dei diritti umani e genocidio nello Xinjiang, nonostante le crescenti prove di internamento di massa, sospetti programmi di lavoro forzato, indottrinamento, sterilizzazione forzata delle donne, ampia sorveglianza digitale e di persona e soppressione di attività religiose e culturali. La Cina afferma che i campi sono centri di formazione professionale progettati per contrastare l&#8217;estremismo. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha accusato la BBC di fare un &#8220;falso rapporto&#8221; che era &#8220;del tutto privo di basi fattuali&#8221;. Ha affermato che le donne intervistate erano &#8220;attori che diffondevano false informazioni&#8221;, e ha detto che la Cina aveva rilasciato più rapporti che mostravano &#8220;persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang vivere in pace e contentezza, unità e armonia, e che tutti i loro diritti legali sono effettivamente garantiti&#8221;. Tra i rapporti a cui fa riferimento Wang c&#8217;è un libro sullo Xinjiang, che lo scorso anno ha ammesso per la prima volta che più di 1,2 milioni di persone erano state coinvolte in programmi di “formazione professionale”.</p>



<p>Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha detto ai giornalisti che le accuse di genocidio nello Xinjiang &#8220;non potrebbero essere più assurde&#8221;. &#8220;È una voce fabbricata con secondi fini e una totale bugia&#8221;, ha detto Wang.</p>



<p>In base alla convenzione delle Nazioni Unite, firmata da 152 paesi, compresa la Cina, è possibile accertare il genocidio se una parte viola uno dei cinque atti criminali definiti. Il rapporto del Newlines Institute for Strategy and Policy ha rilevato che il Partito Popolare li ha violati tutti e ha accusato il partito di dimostrare chiaramente un &#8220;intento di distruggere, nella totalità o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso&#8221;. L&#8217;intento di distruggere gli Uiguri come gruppo deriva da una prova oggettiva, ovvero da una politica e una pratica statali, che il presidente Xi Jinping, la massima autorità in Cina, ha messo in moto. I cinque atti criminali sono: uccidere i membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte; imporre misure intese a prevenire le nascite all&#8217;interno del gruppo; e trasferire con la forza i bambini del gruppo in un altro gruppo.</p>



<p>Come prova, il rapporto citava documenti in merito a morti di massa, condanne a morte selettive e reclusione a lungo termine di anziani, tortura sistemica e trattamenti crudeli tra cui abusi sessuali e torture, interrogatori e indottrinamento, detenzione mirata di leader della comunità uigura, sterilizzazione forzata, separazione familiare, schemi di trasferimento di massa del lavoro e trasferimento di bambini uiguri in orfanotrofi e collegi statali.</p>



<p>Le persone e le entità che perpetrano gli atti di genocidio sopra indicati sono tutti agenti o organi statali &#8211; che agiscono sotto l&#8217;effettivo controllo dello Stato &#8211; che manifestano l&#8217;intenzione di distruggere gli Uiguri come gruppo ai sensi dell&#8217;articolo II della Convenzione sul genocidio.</p>



<p>La Corte Penale Internazionale ha respinto la domanda per indagare sulle accuse di genocidio nello Xinjiang, affermando di non essere in grado di agire perché i presunti crimini sono avvenuti in Cina che non è Stato parte dello Statuto della Corte e quindi è esclusa dalla giurisdizione della Corte.</p>



<p>Il ruolo degli Stati e della cooperazione internazionale assumono dunque un ruolo ancora più significativo quando una Corte non si può pronunciare in merito a tali violazioni dei diritti umani. La Cina non adempie alla sua primaria responsabilità di proteggere e prevenire abusi nei confronti di tutti coloro che sono soggetti alla sua giurisdizione; e per questo motivo, l’azione degli Stati terzi deve avere un impatto rilevante nel denunciare le violazioni e avviare un dialogo proficuo con la Cina.</p>
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		<title>Continuano le proteste dei contadini indiani. Intervista a Gurjant Singh</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 09:01:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Gurjant Singh, membro dell’associazione Sikhi Sewa Society e lo ringrazia molto per la disponibilità. A cura di Alessandra Montesanto La protesta pacifica dei contadini indiani nasce dall&#8217;approvazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Gurjant Singh, membro dell’associazione Sikhi Sewa Society e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p></p>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15191" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Manifestanti durante lo sciopero nazionale indetto dai contadini, Jammu, 8 dicembre(AP Photo/Channi Anand)</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La protesta pacifica dei contadini indiani nasce dall&#8217;approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo: ci può illustrare le tre leggi di riferimento?</p>



<p>Le tre leggi sono:</p>



<p>Aprire lo scambio di commercio dei prodotti agricoli tra stati diversi, non si è più limitati a vendere il proprio raccolto soltanto nei mandi (mercati statali all’aperto) ma lo si può fare anche a livello inter-statale. (The Farmers&#8217; Produce Trade and Commerce (Promotion and Facilitation) Act, 2020)</p>



<p>Introdurre contratti tra agricoltori e privati, questo permette di concordare in anticipo le colture da coltivare, la quantità del raccolto da fornire ecc. (Farmers (Empowerment and Protection) Agreement on Price Assurance and Farm Services Act, 2020)</p>



<p>Togliere i raccolti dalla regolamentazione dei beni di prima necessità, questo permetto lo stoccaggio e conservazione dei raccolti e metterli sul mercato a propria scelta. (Essential Commodities (Amendment) Act, 2020)</p>



<p>Ora che abbiamo elencato le 3 riforme vediamo come vanno ad influenzare gli agricoltori.</p>



<p>Aprire il mercato e non limitarlo soltanto nei mandi (mercati statali all’aperto) può sembrare una cosa buona ma i piccoli contadini non hanno le risorse economiche per poter usufruire di questa riforma a loro vantaggio. Non possono permettersi di trasportare il loro raccolto in capo all’India con la speranza di poter vendere e buon prezzo perché c’è sempre la componente rischio di non trovare acquirenti. Questo però aiuta molto le grandi corporazioni, che ora non hanno più problemi a comprare in uno stato e rivendere poi in un altro a prezzi più elevati.</p>



<p>Introdurre i contratti tra agricoltori e privati e purtroppo non è qualcosa per cui gli agricoltori sono preparati, proprio a livello formativo. La maggior parte dei contadini sono piccoli e non hanno i mezzi e risorse di potersi permettere avvocati e/o contabili a cui far controllare questi contratti che le corporazioni gli offriranno. Serve tempo, la giusta formazione e il sostegno da parte dello stato prima di portare in gioco contratti e accordi. Quindi anche questo aiuta di più le corporazioni perché hanno tutte le risorse per creare contratti complessi con varie clausole che possono usare a loro interesse.</p>



<p>Rimuovere i raccolti dai beni di prima necessità è un altro punto chiave per le corporazioni. Quest’ultime possono comprare all’ingrosso tutto il raccolto e poi immagazzinare il tutto senza metterlo sul mercato. Sappiamo bene cosa succede quando vi è domanda di un certo prodotto il suo prezzo va alle stelle, il semplice principio della domanda e offerta. Così le grandi corporazioni possono vendere il prodotto quando il prezzo sale. Qualcuno può dire che potrebbe essere una cosa utile anche per i contadini perché loro stessi potrebbero stoccare senza vendere tutto e poi vendere quando il prezzo sale, però ricordate che la maggior parte sono tutti piccoli contadini, questi non possono permettersi magazzini e attrezzatura per poter immagazzinare, quindi a conti fatti questo aiuta solo le grandi corporazioni che hanno il denaro e le strutture per poter sfruttare questa riforma a loro favore.</p>



<p>In che modo è negata la libertà di espressione, soprattutto in questo momento di protesta?</p>



<p>I contadini di tutto il subcontinente hanno dato vita a quella che è la più grande protesta pacifica della storia umana marciando sulla capitale indiana Delhi; ma la risposta delle autorità è stata quella di cercare di fermare queste proteste in modo un po’ meno pacifico, usando infatti cannoni ad acqua e gas lacrimogeni, bloccando le strade con barricate, e scavando &#8211; addirittura &#8211; fosse sulle strade che portano a Delhi. Ma soprattutto bloccando gli approvvigionamenti di acqua, cibo ed elettricità in molte aree dove sono presenti numerosi manifestanti, soprattutto anziani e persone vulnerabili. Fino ad arrivare al più recente blocco di internet e dei social media per isolare i manifestanti dal resto del mondo. Misure estreme giustificate dalle autorità per essere nell’interesse della sicurezza pubblica. Lo stesso pubblico che viene denunciato e rinchiuso in prigione se fa giornalismo e mette in luce l’abuso di potere della polizia. Infatti ci sono stati molti casi di detenzione illecita di giornalisti che abbiano cercato di riportare gli avvenimenti, ma anche arresto e detenzione illegittima di contadini innocenti e loro familiari sulla base di resoconti verosimili, pratiche di tortura perpetrate dalla polizia contro le persone detenute.</p>



<p>A livello di social, il blocco di account Twitter è stato criticato dagli organismi di controllo dell&#8217;agenzia Reporters Without Borders, che l&#8217;ha definita “un caso scioccante di spudorata censura”. Infatti il social network americano aveva, su richiesta del governo indiano, temporaneamente impedito alla popolazione indiana l&#8217;accesso a più di 250 profili che avevano espresso il loro sostegno alle proteste dei contadini. Profili che sono poi fortunatamente stati riabilitati alcune ore dopo, quando la piattaforma ha dichiarato che il contenuto bloccato era “rilevante e degno di pubblicazione”. Anche in questo caso il governo indiano ha criticato la scelta del social network avanzando la possibilità di prendere provvedimenti contro l&#8217;azienda.</p>



<p>Come sta reagendo la comunità internazionale?</p>



<p>All’inizio delle proteste la risposta dei media mondiali, dei politici e delle principali organizzazioni per i diritti umani è stata pressoché inesistente. Grazie ai social però le notizie si sono diffuse a macchia d’olio e si è iniziato a sensibilizzare le persone dei diversi stati del mondo e i rispettivi governi. La comunità Sikh internazionale ha e sta tutt’ora cercando di esortare i governi stranieri a intervenire per mettere sotto pressione il governo indiano. Organizzazione di manifestazioni, raduni nelle varie città dei paesi in cui vi è una forte presenza, quali Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Australia. Dall’estero il primo tra tutti gli stati è stato il Canada a parlare in sostegno degli agricoltori. Infatti a dicembre il primo ministro canadese, Justin Trudeau, aveva detto che il suo paese «avrebbe sempre difeso il diritto di chi protesta pacificamente». Commento che naturalmente non è piaciuto al governo indiano che ha subito convocato l&#8217;Alto Commissario canadese dicendo che i commenti di Trudeau e di alcuni dei suoi ministri di gabinetto e parlamentari canadesi, costituiscono un&#8217;inaccettabile interferenza nei nostri affari interni.</p>



<p>Il tweet di Rihanna aprì la strada anche per altre celebrità di condannare la violazione dei diritti umani dei contadini indiani. Naturalmente anche in questo caso le prese di posizioni delle celebrità, come appunto Rihanna, sostenuta a stretto giro da Meena Harris, la nipote della vicepresidente americana, e dall’ambientalista, Greta, sono state mal digerite dal governo indiano che ha accusato alcuni «stranieri» di essere in cerca di «sensazionalismi».</p>



<p>In Gran Bretagna qualche settimana fa è stato discusso in parlamento l’andamento delle proteste e come il governo britannico potrebbe intervenire per cercare di mettere pressione al governo indiano. In Italia ci sono state tante manifestazioni nelle varie piazze, tra cui Roma, Milano, Brescia, Verona e molte altre, dove soprattutto sono i giovani a diventare la voce degli agricoltori e sensibilizzare il popolo italiano.</p>



<p>La protesta degli agricoltori si è anche trasformata in un importante opportunità per avvicinare la nuova generazione alle proprie radici. Armati di una doppia identità e dell&#8217;impegno a proteggere i diritti umani nel proprio paese di origine, noi giovani sikh, spesso immigrati di seconda o terza generazione, stiamo facendo del nostro meglio per informare le persone e tenere alto il supporto verso le proteste.</p>



<p>Quali sono, nello specifico, le richieste dei contadini? E come sta procedendo la rivolta?</p>



<p>La richiesta principale è l’abrogazione delle tre leggi. La Corte Suprema ha cercato di favorire un confronto, ritardando di 18 mesi l&#8217;entrata in vigore di queste leggi. Il mondo agricolo però ha rifiutato. Oltre alla richiesta principale ci sono altre rivendicazioni come:</p>



<p>Razione gratuita di 10 kg per persona ogni mese a tutti i bisognosi.</p>



<p>Espansione del Mahatma Gandhi National Rural Employment Guarantee Act per fornire occupazione dagli attuali 100 giorni a 200 giorni di lavoro nelle aree rurali con salari aumentati, ed estensione di questo programma alle aree urbane</p>



<p>Fermare la privatizzazione delle società del settore pubblico, comprese quelle del settore finanziario. Fermare la corporativizzazione di enti di produzione e servizi gestiti dal governo nelle ferrovie, nella produzione di ordinanze, nei porti e in aree simili.</p>



<p>Fornire una pensione a tutti e ripristinare il precedente regime pensionistico.</p>



<p>La protesta procede con la stessa caparbietà con la quale è iniziata. Infatti i contadini hanno costruito accampamenti semi-permanenti lungo le arterie stradali principali di Delhi, con tanto di cucine comuni, alloggi, scuole, biblioteche, centri massaggi, una palestra, mostrando in tutto questo l’intenzione di non desistere fino alla revoca definitiva delle leggi.</p>



<p>Il primo ministro indiano, Narendra Modi, persegue un&#8217;agenda nazionalista indù: quali sono le difficoltà per chi professa altre religioni e filosofie?</p>



<p>Le difficoltà per le minoranze religiose in India ci sono purtroppo sempre state, ma sotto l’attuale governo queste avversità stanno crescendo in maniera esponenziale. Il BJP è dichiaratamente un partito nazionalista indù che vuole stabilire l’India come una nazione induista e questo mette in serio pericolo la più grande democrazia del mondo.</p>



<p>Fin dall’inizio della sua carriera politica Modi, grazie al suo attivismo all’interno dell’organizzazione di estrema destra Rashtriya Swayamsevak Sangh, l’RSS, ovvero l’associazione dei volontari nazionalisti induisti vicini al BJP, si è concentrato sull’aumentare la retorica nazionalista incentrata sulla demonizzazione delle minoranze religiose, che siano esse musulmane o sikh o gianiste.</p>



<p>Questa promozione di una feroce politica populista di destra, crea ed eleva una maggioranza indù da una popolazione socialmente ed economicamente diversificata per agire come un blocco di voto per il Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi. Al tempo della sua carriera politica nel Gujarat la sua strategia si basava sulla creazione di un nemico comune, nello specifico nei musulmani e nei liberali laici. Aveva coinvolto l&#8217;uso strategico della violenza per polarizzare le comunità nelle aree in cui il BJP aveva affrontato una competizione elettorale maggiore.</p>



<p>Nel primo mandato la polarizzazione si è intensificata. Musulmani e persone di caste considerate intoccabili sono stati oggetto di linciaggi da parte di attivisti indù nel nome della protezione delle mucche (poiché i musulmani consumano carne di manzo).</p>



<p>Da quando è stato rieletto per un secondo mandato con una maggioranza ancora maggiore, il governo di Modi ha rivendicato un mandato per soddisfare le richieste nazionaliste indù di lunga data alle minoranze ulteriormente emarginate in India. Tra queste vi era la più recente legge sull&#8217;emendamento sulla cittadinanza. Quest’atto viola lo spirito non discriminatorio della costituzione indiana visto che consentiva un percorso più rapido verso la cittadinanza a comunità perseguitate nel Bangladesh, Pakistan e Afghanistan, escludendo completamente i musulmani.</p>



<p>Le attuali proteste degli agricoltori sono una piccola speranza per le minoranze religiose (visto che queste proteste sono guidate da una maggioranza sikh) nel mondo della politica nazionalista indù di Modi.</p>
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		<title>Uiguri, un popolo in pericolo tra propaganda e realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 08:41:01 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Di Maddalena Formica</p>



<p>Negli ultimi mesi, sfondi azzurri e hashtag #freeuyghurs si sono moltiplicati sui social network di celebrità e non solo, portando all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale una questione <em>made in China</em> di privazione di diritti umani con pochi precedenti.</p>



<p>Ma chi sono gli Uiguri? E quali sono le poche informazioni che giungono dalla Cina in merito alla loro situazione?</p>



<p>Gli Uiguri sono un gruppo etnico minoritario, di lingua turca e di religione musulmana, che abitano prevalentemente nella Regione autonoma dello Xinjiang, nella Cina nordoccidentale, tappa fondamentale della <em>Belt and Road Initiative</em>, la nuova via della Seta. Questo territorio è stato, a partire dal 2009, teatro di sanguinosi scontri etnico-religiosi tra Uiguri e Han, che rappresentano invece l’etnia maggioritaria in Cina, scontri che hanno spinto il Governo cinese a reprimere pesantemente quelli che, per le fonti ufficiali, sono ideali di separatismo e estremismo islamico del popolo uiguro.</p>



<p>Con l’annunciato obiettivo, dunque, di prevenire e condannare il terrorismo religioso e le aspirazioni di indipendenza della regione, il Governo ha adottato politiche sempre più pesanti che si sono tradotte in un vero e proprio genocidio culturale di questo popolo.</p>



<p>Poche sono le informazioni che giungono dalla Cina e ancor meno sono i giornalisti che possono accedere ai documenti ufficiali, ma le voci di Uiguri esiliati o scappati all’estero permettono di ricostruire una situazione particolarmente complessa e più grave di quanto non fosse stata immaginata fino a un paio di anni fa.</p>



<p>I CAMPI DI DETENZIONE: LA VERITÀ NASCOSTA DAL GOVERNO</p>



<p>Secondo le stime di ONG e di esperti, più di 1 milione di Uiguri, il 10% della popolazione totale, sono infatti detenuti in “campi di rieducazione”, riconosciuti ufficialmente dal Governo cinese solo nel 2018 come semplici centri liberi e volontari di insegnamento e formazione professionali per aiutare gli appartenenti a minoranze a trovare un lavoro, uscire dalla povertà e a evitare una loro radicalizzazione religiosa.</p>



<p>Testimonianze di Uiguri liberati hanno però smentito i video e le descrizioni propagandistiche del Governo e accenni a detenzioni arbitrarie di intere famiglie, torture, persone scomparse e diritti umani calpestati quotidianamente sono stati riportati da ONG e governi di tutto il mondo.</p>



<p>Centinaia sono i campi che sono stati costruiti negli ultimi anni e sempre di più sono quelli rilevati da immagini satellitari della regione dello Xinjiang, dove ogni giorno migliaia e migliaia di Uiguri subiscono violenze fisiche e psicologiche in un’operazione di indottrinamento su larga scala, costretti a imparare il cinese mandarino, la cultura e la storia cinesi, a intonare slogan di fedeltà al Partito Comunista e a fare “autocritica”, a pena di punizioni fisiche.</p>



<p>Oltre a pratiche di tortura e “lavaggio del cervello”, diverse testimoni dei campi hanno affermato di essere state sottoposte a interruzioni di gravidanza e sterilizzazioni forzate o di essere state allontanate dai figli, condotti a loro volte in orfanotrofi o abbandonati a loro stessi, e in diversi campi il lavoro forzato dei detenuti viene sfruttato in industrie interne e esterne ai campi.</p>



<p>Se il tutto è ufficialmente condotto nel nome della lotta al terrorismo islamico, al separatismo e alla povertà, nella pratica migliaia di persone sono detenute per il semplice fatto di avere un parente all’estero o di essersi fatto crescere la barba e evidente sembra essere l’obiettivo del Governo: l’assimilazione culturale forzata di questo popolo ai dettami e principi del Partito Comunista Cinese.</p>



<p>OLTRE I CAMPI, I DIRITTI NEGATI IN NOME DELLA SICUREZZA E DEL’UNITÀ</p>



<p>Anche al difuori dei campi di detenzione, gli Uiguri vedono i propri diritti e libertà sensibilmente limitati: nel nome della sicurezza e del mantenimento della stabilità nella regione dello Xinjiang, il Governo cinese sta sviluppando da anni tecnologie che permettano di individuare e schedare gli appartenenti all’etnia uigura per mezzo del riconoscimento facciale e della raccolta di materiale genetico. I pochi stranieri a cui è stato permesso il transito nella regione hanno inoltre testimoniato la massiccia presenza di telecamere di sicurezza, sistemi di monitoraggio intelligenti e posti di blocco della polizia ogni pochi metri, in luoghi aperti e chiusi, oltre che dispositivi di localizzazione GPS obbligatori per tutti i veicoli.</p>



<p>Oltre a questi meccanismi di controllo dei movimenti degli Uiguri, che possono facilmente condurli alla detenzione nei già citati “campi di rieducazione”, altre misure concrete sono state adottate dal Governo nella ricerca della massima assimilazione di questo popolo alla cultura cinese, sul fondamento dell’unità nazionale: moschee e cimiteri musulmani sono stati distrutti, incentivi economici per coppie interetniche sono stati riconosciuti, le ore di lingua e cultura uigure nelle scuole ridotte e i nomi propri di origine musulmana vietati.</p>



<p>LE REAZIONI: COSA POSSIAMO FARE?</p>



<p>Se questa drammatica situazione fino a pochi anni fa era del tutto sconosciuta, oggi, grazie al lavoro di giornalisti e militanti per i diritti umani, in particolare dalla pubblicazione dei <em>Xinjiang Papers</em><em> da parte del New York Times nel novembre 2019, è sempre più nota all’opinione pubblica.</em></p>



<p><em>Se da un lato la Cina nega queste sproporzionate e ingiustificate privazioni di libertà e i campi stessi sono nella propaganda governativa descritti come semplici centri formativi e professionali su base volontaria, le ONG, i governi e le organizzazioni internazionali denunciano con forza queste azioni contro l’etnia uigura e altre minoranze musulmane, come kazaki e kirghisi. Oltre a pressioni diplomatiche, nonostante la Cina non abbia firmato lo Statuto di Roma, è stato minacciato l’intervento della Corte Penale Internazionale, in particolare per le pratiche di sterilizzazione che potrebbero costituire il crimine di genocidio demografico che si aggiungerebbe a quello culturale. </em>L’Unione europea stessa, infine, in una recente risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2020, ha condannato queste pratiche e ha chiesto espressamente al Governo cinese di porre fine a questa situazione di violazione sistematica dei diritti umani.</p>



<p><em>Ma cosa possiamo fare noi, semplici cittadini stranieri, per questo popolo? È evidente che misure effettive possano essere adottate solo dalla Cina o, quantomeno, da membri della comunità internazionale, ma noi possiamo e dobbiamo informarci e informare gli altri su questa situazione ancora troppo poco conosciuta e considerata perché geograficamente “lontana”, supportando il lavoro di sensibilizzazione da parte degli Uiguri che oggi risiedono all’estero e non lasciando che queste denunce e testimonianze vengano nel tempo dimenticate.</em></p>



<p><em>Inoltre, secondo il </em><em>think tank</em><em> Australian Startegic Policy Institute, decine e decine di fabbriche cinesi che riforniscono multinazionali, come Nike, sembrano sfruttare, anche inconsapevolmente, il lavoro forzato di queste minoranze, obbligate con la forza, durante o dopo il periodo di detenzione, ad accettare lavori in altre regioni a salari minimi: anche in questo caso, una maggiore presa di coscienza sull’origine dei prodotti che utilizziamo quotidianamente potrebbe essere un passo in avanti nella lunga strada del popolo uiguro verso il riconoscimento dei propri diritti.</em></p>



<p><em>PER APPROFONDIRE</em></p>



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<p><em>SITOGRAFIA</em></p>



<p><a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0375_IT.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0375_IT.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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<p><a href="https://www.agenpet.it/2020/12/16/cina-crimini-contro-gli-uiguri-reclusi-nei-campi-dello-xinjiang-difesi-da-xi-jinping/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.agenpet.it/2020/12/16/cina-crimini-contro-gli-uiguri-reclusi-nei-campi-dello-xinjiang-difesi-da-xi-jinping/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.atlantico.fr/decryptage/3591239/sauver-les-ouighours--mais-qui-pourrait-faire-plier-la-chine--europe-international-droits-de-l-homme-minorites-population-pekin-xinjiang-emmanuel-lincot-?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.atlantico.fr/decryptage/3591239/sauver-les-ouighours&#8211;mais-qui-pourrait-faire-plier-la-chine&#8211;europe-international-droits-de-l-homme-minorites-population-pekin-xinjiang-emmanuel-lincot-?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.liberation.fr/planete/2020/10/07/travail-force-des-ouighours-le-drian-rappelle-les-marques-a-l-ordre_1801656?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.liberation.fr/planete/2020/10/07/travail-force-des-ouighours-le-drian-rappelle-les-marques-a-l-ordre_1801656?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://blogs.mediapart.fr/jlmfi/blog/010820/83-marques-et-multinationales-profitent-du-travail-force-des-ouighours?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://blogs.mediapart.fr/jlmfi/blog/010820/83-marques-et-multinationales-profitent-du-travail-force-des-ouighours?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/come-cina-usa-l-intelligenza-artificiale-controllare-Uiguri-ABhvE8oB?refresh_ce=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilsole24ore.com/art/come-cina-usa-l-intelligenza-artificiale-controllare-Uiguri-ABhvE8oB?refresh_ce=1&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/Uiguri-cina?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/Uiguri-cina?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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		<title>Co-Mai: condanna e solidarietà al popolo francese. Combattiamo insieme il terrorismo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 08:24:00 +0000</pubDate>
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<p><br>Ancora una volta pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali.<br>La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) condanna &#8220;con fermezza il feroce attacco nella Cattedrale di Nizza&#8221;. &#8220;Ancora una volta dentro una chiesa pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali&#8221;, dichiara il presidente Foad Aodi che guida anche l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi) ed è membro del registro esperti  Fnomceo. &#8220;La vera religione, che parla di pace, dialogo, non ha niente a che fare con il terrorismo. Da anni Co-mai è impegnata nel dialogo interreligioso e ancora una volta ci troviamo a condannare il terrore a Nizza, come in altre città della Francia&#8221;, continua Aodi che ricorda le due iniziative #MusulmaninChiesa e CristianinMoschea il 31.07 e 11.09.2016.</p>



<p>&#8220;E&#8217; un momento molto difficile a livello internazionale per colpa del Coronavirus per questo il mio richiamo all&#8217;unità è ancora più forte. Non c&#8217;è solo l&#8217;emergenza sanitaria da affrontare, ma anche il terrorismo di chi in nome di Dio attenta alla vita altrui&#8221;, aggiunge Aodi, a giudizio del quale le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron &#8220;sono state utilizzate per incoraggiare persone &#8216;malate&#8217;, con crisi d&#8217;identità, lupi solitari, al fine di scatenare una guerra interreligiosa tra le civiltà. Uniti, dobbiamo essere un muro contro tali alibi&#8221;. &#8220;Faccio appello alle responsabilità di ogni leader politico mondiale &#8211; insiste il presidente Co-mai &#8211; Purtroppo talune dichiarazioni possono essere strumentalizzate, possono costituire un alibi al terrore. Non è ovviamente una giustificazione, ma un richiamo a combattere insieme contro il terrorismo. Chi sbaglia deve pagare senza se e senza ma. Chiedo a tutto il mondo arabo e musulmano in Italia e in Europa &#8211; conclude &#8211; di continuare nella loro azione a favore del dialogo interreligioso&#8221;. La preghiera di domani, &#8220;sarà dedicata alle vittime e contro il terrorismo&#8221;.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 07:28:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli: Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi Siria: riprendono gli scontri nel nord della&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14758" width="591" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/Bab_Al_Yemen_Sanaa_Yemen-768x508.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong>I titoli:</strong></p>



<p>Pakistan: una bomba in una scuola coranica uccide 7 persone</p>



<p>Yemen: ucciso in un agguato a Sanaa un ministro Houthi</p>



<p>Siria: riprendono gli scontri nel nord della Siria</p>



<p>Repubblica Saharawi: chiuso per protesta un valico di frontiera con la Mauritania</p>



<p>Arabia Saudita: le detenuta Loujain Hathloul è in sciopero della fame</p>



<p>Bangladesh: 40 mila in piazza manifestano contro la Francia</p>



<p><strong>Le notizie:</strong></p>



<p>Pakistan:</p>



<p>Una bomba è esplosa in una scuola coranica a Peshawar in Pakistan. Almeno 7 morti e decine di feriti. Secondo un rapporto della polizia, l&#8217;attentatore ha portato una valigia all&#8217;interno della scuola e dopo averla depositata nella sala delle letture ha abbandonato la scuola. La lezione era trasmessa in diretta sui social. Nel video si vedeva un imam, vestito in bianco con il copricapo caratteristico, che parlava in arabo e in pashtun, prima dell&#8217;esplosione che ha mandato tutto in frantumi. Nessuna rivendicazione.</p>



<p>Yemen:</p>



<p>il ministro della gioventù e dello sport nel governo dei ribelli Houthi, Hassan Zaed, è stato ucciso in un agguato a Sanaa. Il comunicato del Movimento Ansar Allah denuncia che un gruppo armato ha affrontato l&#8217;auto guidata dalla figlia del ministro e ha sparato diverse raffiche di pallottole. Il ministro e sua figlia sono stati soccorsi e portati in ospedale, dove Zaed è morto, mentre sua figlia versa in gravi condizioni.</p>



<p>La capitale Sanaa è stata occupata nel 2014 dai combattenti Houthi, che hanno cacciato il governo del presidente Hadi, esiliato nel capoluogo del sud Yemen, Aden. Dal 2015, si assiste ad un intervento militare di Riad e Abu Dhabi, per contrastare l&#8217;influenza iraniana nel sud della penisola arabica.</p>



<p>Siria:</p>



<p>Si accende la guerra nella provincia di Idlib. Le forze dell&#8217;opposizione hanno sferrato attacchi, con l&#8217;artiglieria e con missili terra-terra, sulle postazioni governative a Sarajeb. Gli scontri si sono estesi nelle province limitrofe di Aleppo e Hama. Secondo l&#8217;osservatorio siriano, ci sarebbero oltre 30 morti dalle due parti. La ripresa del conflitto, in violazione della tregua siglata tra Putin ed Erdogan, avviene il giorno dopo i bombardamenti russi sulle basi della milizia Brigate Sham filo turca, accusata di addestrare mercenari da spedire nel Nagorno-Karabakh.</p>



<p>Repubblica Saharawi (Sahara Occidentale):</p>



<p>attivisti saharawi hanno chiuso il valico di frontiera, Karkorat, tra il territorio sahrawi e la Mauritania. Il valico è gestito dalla missione internazionale Minurso. L&#8217;azione dimostrativa tende a riportare l&#8217;attenzione della diplomazia internazionale sulla questione saharawi che giace nei corridoi dell&#8217;ONU senza uno sbocco equo e giusto per la fine del conflitto tra il Fronte Polisario e Marocco. Il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a trovare un accordo per le regole di svolgimento del referendum sul diritto all&#8217;autodeterminazione.</p>



<p>Arabia Saudita:</p>



<p>L&#8217;attivista detenuta Loujain Al-Hathloul sta compiendo uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro il divieto delle autorità alle visite dei suoi familiari ed ai contatti telefonici. Il fratello Alaa, che vive all&#8217;estero, ha dichiarato che sua sorella è stata sottoposta a violenze, torture con l&#8217;elettroshock e pressioni psicologiche. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria Covid19, le autorità carcerarie hanno impedito le visite e poi, da maggio, sono state interrotte le chiamate telefoniche. È in corso una campagna di solidarietà sul web con l&#8217;hashtag #FreeLujain</p>



<p>Bangladesh:</p>



<p>almeno 40 mila manifestanti sono scesi nelle piazze per protestare contro la Francia in difesa del profeta Muhammad. Chiedono il boicottaggio dei prodotti francesi. La manifestazione indetta da un partito islamista è stata fermata dalla polizia prima di arrivare all&#8217;ambasciata francese. In un comunicato gli organizzatori hanno chiesto l&#8217;espulsione dell&#8217;ambasciatore. In molti paesi islamici, i partiti dell estremismo fondamentalista soffiano sul fuoco mobilitando le masse contro le vignette di Charlie Hebdo, considerate offensive per il profeta dell&#8217;Islam.</p>
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