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	<title>mutilazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
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		<title>Urgono risposte e incontro con il Ministero della salute,più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 07:25:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">#Circoncisione Rituale;Foad Aodi (OMCEO di Roma e Amsi); urgono risposte e incontro con il Ministero della salute, più di 100 richieste di interventi riparatori da circoncisioni da tutte le regioni italiane.</p>
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<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12306" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="630" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/aaa-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Chiediamo un intervento e incontro  urgente al Ministro della Salute Giulia Grillo per fermare il massacro dei bambini innocenti da #CirconcisioniClandestine.</div>
<div dir="auto">La nostra campagna congiunta Amsi -Fnomceo e Ordine dei medici di Roma ha ottenuto adesione da tutti i sindacati ,albi professionali ,associazioni di categorie ,comunità arabe e musulmane ,centri culturali  e moschee e comunità di origine straniera e abbiamo avuto risposte concrete dalla Regione Lazio ,Asl Roma 4 e 5 e dal presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri ,presidente Fnomceo Filippo Anelli e il presidente dell&#8217; OMCEO di Roma Antonio Magi .</div>
<div dir="auto">Adesso tocca alle istituzioni competenti incontrarci ,dopo questa nuova tragedia a Genova ,urgentemente e dare risposte .</div>
<div dir="auto">Anche perché dopo la morte del bambino a Reggio Emilia sono arrivate più di 100 richieste all&#8217;associazione nazionale medici di origine straniera in Italia (Amsi) e alla  Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), da famiglie di immigrati per interventi riparatori che hanno avuto complicanze e addirittura difficoltà di urinare e sterilità dopo circoncisioni.</p>
</div>
<div dir="auto">Stiamo aiutando  e facendo quello che possiamo nel programmare interventi riparatori e assistenza psicologica con i nostri rappresentanti regionali di Amsi e Co-mai e colleghi italiani</div>
<div dir="auto">#BastaMassacrodiBambini</p>
</div>
<div dir="auto">Così tempestivamente ritorna a dichiarare e lanciare il nostro grido di sofferenza Prof.Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-Mai e Consigliere OMCEO di Roma Coordinatore Area Rapporti con i Comuni e Affari Esteri e Area Riabilitazione dell&#8217;OMCEO di Roma.</div>
<div dir="auto">Ricordiamo le nostre statistiche  Amsi e Co-mai più di 11.000 circoncisioni  Si fanno da residenti in Italia o senza permesso di soggiorno di cui 5000 in Italia e 6000 nei nostri paese di origine il 35 % di  quelle che si fanno in Italia si fa&#8217; in modo clandestino e a domicilio .</div>
<div dir="auto">Il costo in privato va da 2000 a 4000  e da 25 a 50 euro per la circoncisione clandestina.</div>
<div dir="auto">Il 99% delle famiglie musulmane lo vuole fare nei primi mesi.</div>
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		<title>Dossier INDIFESA. La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 07:17:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Nel mondo sono 70 milioni le bambine sfruttate, costrette al matrimonio, uccise appena nate. Anche in Italia i dati sugli abusi sono preoccupanti. La prima cosa che puoi fare è informarti! Scarica il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/dossier2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11484" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/dossier2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="563" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/dossier2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/dossier2018-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="background: 0px 0px rgba(63, 63, 63, 0.48); margin: 0px; padding: 0px 0px 1em; outline: 0px; border: 0px currentColor; text-align: center; color: #ffffff; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', Arial, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: 500; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; box-sizing: border-box; orphans: 2; widows: 2; text-size-adjust: 100%; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><span style="color: #000000;">Nel mondo sono 70 milioni le bambine sfruttate, costrette al matrimonio, uccise appena nate.</span><br />
<span style="color: #000000;">Anche in Italia i dati sugli abusi sono preoccupanti.</span><br />
<span style="color: #000000;">La prima cosa che puoi fare è informarti!</span></p>
<p style="background: 0px 0px rgba(63, 63, 63, 0.48); margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; text-align: center; color: #ffffff; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', Arial, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: 500; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; box-sizing: border-box; orphans: 2; widows: 2; text-size-adjust: 100%; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><span style="color: #000000;"><strong>Scarica il dossier</strong> e scoprirai quello che tante bambine come Amani, Maria o Isabel vivono ogni giorno.</span></p>
<p>E&#8217; stato presentato ieri il nuovo dossier INDIFESA a cura di Terres des hommes.</p>
<p>Tanti i temi importanti presi in considerazione: la tratta delle ragazze, le mutilazioni genitali femminili, le bambine e la migrazione, i matrimoni precoci e molto altro.</p>
<p>In occasione della Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze (11 ottobre), <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>vi segnala anche la campagna in atto.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per scaricare il dossier: </span></p>
<p><a href="https://terredeshommes.it/indifesa/new/pdf/TDH_Dossier_Indifesa_2018_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://terredeshommes.it/indifesa/new/pdf/TDH_Dossier_Indifesa_2018_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per aderire alla campagna:</span></p>
<p><a href="https://terredeshommes.it/indifesa/attivati/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://terredeshommes.it/indifesa/attivati/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/facebook_1539288159417.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11485" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/facebook_1539288159417.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/facebook_1539288159417.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/facebook_1539288159417-300x243.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/facebook_1539288159417-768x623.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 11:27:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani &#160; Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha Dukureh, una promessa fatta a se stessa ancor&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha </span><span style="font-size: large;">Dukureh</span><span style="font-size: large;">, una promessa fatta a se stessa ancor prima che a tutte le ragazze e donne che, come lei hanno dovuto subire una pratica e una consuetudine che segnano la vita di ogni donna costretta a patirle: mai più mutilazioni genitali femminili, mai più matrimoni infantili forzati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Due pratiche che Jaha conosce molto bene per averle vissute su di sé, in Gambia, il suo paese natale, ancora bambina è stata sottoposta a mutilazione genitale e successivamente, a 15 anni portata dal padre a New York per sposarla ad uno sconosciuto di 45 anni, a cui era stata promessa dalla famiglia quando aveva 9 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La determinazione di Jaha a non accettare passivamente le ingiustizie, le consente dopo dieci anni di sottrarsi</span><span style="font-size: large;"> a quel matrimonio, e di costruirsi una nuova famiglia, con un altro compagno, scelto da lei e che con lei condivide l&#8217;idea di libertà femminile e la sostiene nel suo impegno al contrasto delle sopracitate pratiche.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua tenacia e il sostegno del nuovo marito la incoraggiano a tornare in Gambia per condurre su campo la sua lotta, e proprio nel paese delle sue origini avvia e guida una campagna contro le pratiche che le hanno segnato la vita. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;intelligenza di Jaha le fa tuttavia intuire che non sarebbe favorevole, per l&#8217;efficacia della lotta, chiudersi in un&#8217;enclave con sole donne, peraltro non sempre disposte ad accettare la sua posizione. Eccola quindi a cercare e perseguire un&#8217; alleanza anche con i maschi. esponendo e spiegando l&#8217;obbiettivo della sua lotta, per strada, con i giovani uomini che incontra e nella casa paterna dove, grazie all&#8217;accordo con il suo stesso padre, riesce nel fermo intento di salvare la sorellina neonata, sottraendola al disegno di mutilazione genitale della giovane madre, ultima moglie, che si rassegna a rinunciarvi a fronte della nuova decisione del marito. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Portare a discussione, senza animosità</span><i> </i><span style="font-size: large;">ma con inconfutabile pacatezza la questione è l&#8217;atteggiamento che ha consentito a Jaha non solo di raggiungere l&#8217;affermazione di un risultato favorevole della sua lotta per le donne le ragazze le bambine, ma mosso anche ad una consapevolezza dell&#8217;atrocità e dell&#8217;insensatezza di una pratica accettata per inerzia tradizionale e nell&#8217;ignoranza la stessa popolazione maschile. </span><i> </i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Jaha, con le alleanze e il sostegno femminili e maschili nell&#8217;intero paese, riesce a mettere anche le strutture di potere di fronte alle loro responsabilità, a pretendere rispetto per i diritti delle donne, bambine e ragazze e l&#8217;esito, a fronte di tanta lucida e indiscutibile richiesta, non può che essere positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 28 dicembre 2015 il governo del Gambia proibisce per legge le MGF (Mutilazioni Genitali Femminili), con la reclusione fino a tre anni di chi se ne renda responsabile e/o un&#8217;ammenda di 1200 euro, pari a 4 volte il salario medio, ottimo deterrente in un paese la cui popolazione non gode certo di diffuso benessere economico. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 6 luglio 2016 inoltre, il governo del Gambia vieta i matrimoni forzati con minori e prevede il carcere per chi li contrae.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film si rivela quindi, molto più che racconto, l&#8217;eccezionale affresco di uno straordinario riscatto sia individuale che sociale riuscito, che pur senza eluderla, ma anzi riconoscendola e affrontandola, ha potuto superare la tensione di un conflitto personale, familiare e politico.</span></p>
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		<title>Campagna Internazionale per sensibilizzare sulle mutilazioni genitali femminili (MGF)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 10:53:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani aderisce alla seguente campagna: Ai Media Tv/Web/Giornali/Radio Siamo un gruppo di attivisti impegnati in una campagna globale per promuovere consapevolezza e sensibilizzare sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/09/campagna-internazionale-per-sensibilizzare-sulle-mutilazioni-genitali-femminili-mgf/">Campagna Internazionale per sensibilizzare sulle mutilazioni genitali femminili (MGF)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6103" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6103" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (356)" width="540" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356-300x279.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> aderisce alla seguente campagna:</p>
<p align="JUSTIFY">Ai Media</p>
<p align="JUSTIFY">Tv/Web/Giornali/Radio</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo un gruppo di attivisti impegnati in una campagna globale per promuovere consapevolezza e sensibilizzare sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo i recenti dati dell’Unicef sarebbero 200 milioni le donne che portano i segni delle MGF e si stima siano circa 86 milioni le ragazze a riscio di essere mutilate nei prossimi 10/15 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo richiamare l’attenzione dei media nazionale e internazionali affinché ci aiutino a costruire un dialogo pubblico sulle MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">Da sempre i media nazionali e internazionali non danno sufficiente spazio al tema delle MGF e della Violenza di Genere, limitando le notizie quando qualcosa di grave accade. Abbiamo bisogno di media che adottino un aproccio alla tematica più inclusivo e non pregiudizievole in modo da facilitare la partecipazione dei lettori e aiutare coloro che provengono da culture dove si praticano le MGF a costruire un dialogo, spezzando il tabù che rende difficile la comunicazione. Ogni articolo che appare sui media potrebbe aiutare molte giovani a rischio a domandarsi criticamente sulla validità di questa pratica. Informare famiglie e giovani è essenziale così come lo è informare i leader religiosi e politici che sostengono le MGF a vario titolo. Non possiamo pensare ad un mondo senza MGF senza l’aiuto dei media.</p>
<p align="JUSTIFY">In quanto attivisti, stiamo pianificando un approccio inclusivo ed eterogeneo perché questa pratica venga abbandonata. Ciascun gruppo di attivisti si impegnerà a livello nazionale utilizzando le strategie più efficaci in base al proprio contesto socio culturale.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo chiamare i giovani a partecipare a questa campagna coinvolgendoli della realizzazione di poster, film, saggi, poesie;</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo fare formazione per famiglie e comunità, professionisti (giornalisti, medici, infermieri, artisti);</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo indirizzare un appello ai leader religiosi e politici delle varie comunità praticanti chiedendo di siglare pubblicamente la messa al bando delle MGF nelle loro comunità e paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Per fare tutto questo abbiamo bisogno che i Media sostengano il nostro impegno offrendo spazi informativi inclusivi e critici sull’argomento.</p>
<p align="JUSTIFY">Con l’aiuto dei media, alcuni attivisti sono riusciti a fare la differenza in India, dove la comunità musulmana dei Dawoodi Bohra pratica le MGF. I Bohra nella diaspora, compresi i leader religiosi, si sono impegnati a mettere al bando le MGF nella loro comunità e i media hanno giocato un ruolo determinante nel diffondere la notizia attraverso i continenti, ottenendo sempre più consenso tra le autorità clericali Bohra di vari paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti dobbiamo essere consapevoli che le MGF sono un tabù dentro e fuori le comunità che le praticano. Coloro che le sostengono credono che si tratti del loro patrimonio culturale da preservare e trasmettere, altri ritengono sia un precetto della religione, altri pensano che sia un rito di passaggio indispensabile perché una bambina diventi donna, l’unico modo per acquistare uno status sociale che abbia valore. È comune l’idea che una donna mutilata sia una donna pura e una moglie fedele. Tutte idee e convenzioni partorite in seno a società patriarcali che controllano e limitano la libertà delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo le legislazioni internazionali le MGF sono considerate un abuso su minore per una serie di ragioni: sono fatte senza l’autorizzazione della bambina, non hanno alcun beneficio alla salute della stessa, la privano della propria integrità condannandola ad una esistenza di pene fisiche e psicologiche e spesso alla morte.</p>
<p align="JUSTIFY">Diversi paesi hanno una legge che mette al bando le MGF, nonostante ciò crediamo che la legge non sia sufficiente a scalfire una pratica cosi radicata nelle diverse comunità che la praticano. Le MGF sono una forma di violenza e in quanto tale il prodotto di una cultura, per questo abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che nasca dall’interno di ogni comunità che sostiene la pratica.</p>
<p align="JUSTIFY">Le culture cambiano, è sempre accaduto nel breve o lungo termine. Le persone fanno le culture non viceversa. Pratiche crudeli e arcaiche sono state sradicate da diverse culture nel corso della storia umana. Questo ha coinvolto forze esterne e interne, norme e leggi ma più di tutto la formazione. Nella specifica circostanza, i Media potrebbero avere un ruolo importante condividendo storie positive e iniziative promosse dalle singole persone che nascono dal basso e non solo quelle delle grande agenzie internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Media nazionali e internazionali dovrebbero tenere conto della rappresentazione. Ogni persona, in ogni società (nei paesi di origine e nella diaspora) ha il diritto di vedere la propria storia rappresentata, di potersi identificare. Dovremmo poter leggere storie che riflettono la nostra esperienza nella stessa misura in cui dovremmo aprirci ad altrui esperienze. Le società mondiali sono circolari, le persone si muovono costantemente costruendo relazioni, il volto delle nostre società è stratiforme ed eterogeneo, nessuno dovrebbe restarne escluso o mal rappresentato. La molteplicità dovrebbe essere la lente attraverso cui immaginare la nostra realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiediamo ai media di dare voce a chi non ce l’ha e condividere le storie di chi è direttamente o indirettamente coinvolto con l’esperienza delle MGF, quindi non solo donne ma anche uomini. Aprendo un dialogo pubblico sull’argomento, sarà possibile promuovere maggiore consapevolezza e invitare i lettori a empatizzare con la tematica. Crediamo che anche attraverso i media sia possibile sollecitare l’interesse delle forze politiche a prendere provvedimenti per mettere al bando, dove non si sia già fatto, le MGF educando e emancipando le future generazioni a rifiutare la pratica in quanto viola i diritti fondamentali del bambino e della donna.</p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Firmato</span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tasleem – India (Attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tesfaye Maleku – Ethiopia (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Valentina Mmaka – Kenya/South Africa (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">John Wafula – Kenya  (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mamboleo – Kenya (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diana Kendi – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jane Gatwiri – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Christina Keller Hufnagel – Germany (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kameel Ahmady – Iran (attivista ricercatore)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Francis Baraka – Kenya (artista &#8211; attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rena Herdiyani – Indonesia (activist)gua – Kenya (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mariya Taher/USA (ricercatore attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Nwachukwu Kelechukwu – Nigeria (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Tony Mwebia – Kenya  (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Alessandra Montesanto – Italy (attivista/media)</span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rayehe Mozafarian – Iran (activist)<br />
Sayydah Garrett &#8211; USA (activist)<br />
Asenath Mwithigah &#8211; Kenya (activist)</span></span></span></p>
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		<title>E&#8217; iniziata la &#8220;stagione del taglio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 04:23:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/th7CXDIFWA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5718" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5718" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/th7CXDIFWA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th7CXDIFWA" width="147" height="152" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La pratica delle mutilazioni genitali femminili o MGF, è definita dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità come “qualsiasi procedura che intenzionalmente altera o provoca lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche”… ed è diffusa soprattutto in estate quando le ragazze non vanno a scuola e hanno più tempo per guarire. La mutilazione genitale femminile è una palese violazione dei diritti umani estremamente pericolosa che può causare infezioni, parti difficili, mestruazioni dolorose e limitare il piacere sessuale. E’ una pratica culturale e non religiosa che come rito di passaggio ha lo scopo di tenere sotto controllo il corpo della donna e l’intera società. Si calcola che 200 milioni di donne e bambine in 30 Paesi in tutto il mondo hanno subito questa pratica: in Somalia addirittura più del 90% e questo ha spinto le autorità a cambiare la legislazione: nella regione del Puntland, nord-est della Somalia, è stato appena presentato un disegno di legge per la completa abolizione e gli analisti politici valutano che i 3/4 dei parlamentari sono favorevoli all’iniziativa.</p>
<p><a href="https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Mutilazioni genitali femminili (MGF): THE CUT, rompere il tabù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 05:28:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The cut. Voci del cambiamento, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/15/mutilazioni-genitali-femminili-mgf-the-cut-rompere-il-tabu/">Mutilazioni genitali femminili (MGF): THE CUT, rompere il tabù</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5240" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (199)" width="542" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 542w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199-300x278.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><i>The cut. Voci del cambiamento</i></span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della nostra contemporaneità: quello delle mutilazioni genitali femminili, una pratica diffusa in molitissimi Paesi, un problema globale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">Valentina Mmaka ha raccolto testimonianza e interviste di donne (di varie età) che l&#8217;hanno subìta, che l&#8217;hanno praticata e anche di persone e di artisti che mettono la propria creatività a serivizio di un lavoro culturale, perchè si parte sempre dalla mentalità e dalla conoscenza per modificare i comportamenti individuali e collettivi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5239" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5239" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (198)" width="193" height="208" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato Valentina Mmaka e la ringrazia moltissimo per questo approfondimento.   </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Il testo nasce dal progetto “Gugu Women Lab”: ce ne vuole parlare?</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2011 ho fondato a Cape Town un collettivo di donne sudafricane e migranti da altri paesi africani. L’idea del collettivo era lavorare ad un progetto di scrittura che avesse come obiettivo quello di identificare le interrelazioni tra identità e spazi. Nel corso degli incontri, abbiamo esplorato diverse modalità per rappresentare l’ espressione e la scoperta identitaria, così come diverse nozioni di spazio. Dal lavoro è emerso che lo spazio che ciascuna donna voleva affermare era il proprio corpo. Alcune delle partecipanti hanno cominciato a condividere la loro esperienza del “taglio”e da lì c’è stata la volontà di rompere il tabù attorno al tema, realizzando uno spettacolo teatrale, un testo che raccontasse il corpo violato della donna ma al tempo stesso la sua auto affermazione. Il percorso che ha portato alla realizzazione di THE CUT è stato un lungo intenso viaggio verso l’acquisizione di consapevolezza della propria identità. L’idea centrale di tutto il lavoro è che l’arte, più di ogni altro percorso formativo, è in grado di sensibilizzare e smuovere le corde emotive della gente.</p>
<p align="JUSTIFY">Quali sono le pratiche che riguardano le Mutilazioni Genitali Femminili e quali conseguenze hanno sul corpo e sulla psiche delle donne che le subiscono?</p>
<p align="JUSTIFY">L’OMS classifica 4 tipologie di MGF: Tipo I, noto come clitoridectomia, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e del prepuzio; Tipo II, conosciuto come escissione, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e/o di entrambe le piccole e grandi labbra; Tipo III, noto come infibulazione, consiste nella chiusura vaginale riducendo le piccole e grandi labbra, lasciando un piccolo foro per l’urina e il ciclo; il Tipo IV, racchiude tutte le altre procedure legate ai genitali femminili come il pierceing, il nicking, l’incisione e la cauterizzazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Le conseguenze delle MGF sono innumerevoli. Ci sono conseguenze immediate come il tetano, la setticemia, infezioni urinarie, emorragie oltreché paura ad urinare per il dolore che provocano. A queste si aggiungono conseguenze a lungo termine sia fisiche che psicologiche. Quelle fisiche più gravi sono quelle legate alla gravidanza. L’insorgere di infezioni vaginali può compromettere l’esito della gravidanza quindi provocare aborti, rottura prematura del sacco amniotico, parto prematuro. Recenti ricerche hanno confermato che le donne che hanno subito le MGF, hanno il 55% in più di rischio di perdere il bambino al momento del parto. Anche durante il parto i rischi sono grandi, spesso si richiede un’ operazione di deinfibulazione per evitare al bambino di restare intrappolato nel canale vaginale e quindi soffocare a cui fa seguito una ulteriore operazione di re -infibulazione per riportare la vagina al suo aspetto iniziale. Tutto questo comporta sofferenze atroci per la donna. Tra le altre problematiche si possono riscontrare problemi come la fistula, l’AIDS, la sterilità. I danni psicologici legati al trauma sono l’insicurezza, il senso di perdita, l’impossibilità a provare piacere sessuale e spesso in conseguenza a questo a mantenere relazioni interpersonali stabili e durature. C’è un senso di alienazione e di solitudine, soprattutto perché le MGF sono ancora tutt’oggi un tabù anche presso le comunità che le praticano, non se ne parla apertamente e questo rende difficile condividere le proprie paure e inscurezze.</p>
<p align="JUSTIFY">Dove e da chi vengono praticate e quali sono i motivi (appartenenti alla tradizione culturale) che le motivano?</p>
<p align="JUSTIFY">Le MGF vengono praticate nei cinque continenti. I flussi migratori hanno amplificato la presenza del problema nelle nostre società. Si pensa erroneamente che le MGF siano un fenomeno esclusivamente africano, invece vengono praticate nel Sud Est Asiatico, in Medio Oriente, in India presso i Dawoodi Bohra, e nella diaqspora in Europa, negli Stati Uniti, in Australia. Fino a non molto tempo fa venivano praticate anche in Australia, Colombia e Perù da popolazioni autoctone.</p>
<p align="JUSTIFY">Le motivazioni per cui si praticano le MGF sono varie, a seconda dell’area geografica. Si tratta perlopiù di un fattore culturale tramandato da centinaia di anni. Presso alcune popolazioni viene addotta una motivazione religiosa, sebbene nessun testo sacro menzioni le MGF. Ci sono poi fattori sociali ed economici. In molte culture, una ragazza non mutilata è considerata una ragazza impura e in quanto tale non può accedere all’istituto del matrimonio e questo significa che non sarà in grado di portare una dote alla sua famiglia.</p>
<p align="JUSTIFY">Vengono perlopiù praticate da éxciseuse, donne anziane che ereditano la “professione” dalle madri. In alcuni paesi le MGF sono adirittura medicalizzate, basti pensare all’Indonesia dove l’incisione del clitoride avviene sulle bambine neonate in quello che viene chiamato il “birth package” un pacchetto di “servizi” che la neonata riceve nelle prime settimane di vita, esso comprende oltre al piercing nel lobo dell’orecchio e una serie di vaccinazioni standard anche la mutilazione dei genitali.</p>
<p align="JUSTIFY">In tema di diritti umani: come può, la comunità internazionale, contrastare le MGF?</p>
<p align="JUSTIFY">La comunità internazionale dovrebbe innanzi tutto investire nella formazione a partire dalla scuola. In ogni scuola dovrebbe essere obbligatoria la formazione di studenti e insegnanti su tematiche legate ai diritti umani, uno spazio dove si possa parlare apertamente di argomenti come le Mutilazioni Genitali Femminili e in modo più ampio della Violenza di Genere, creando un supporto umano e psicologico per tutte le bambine che provengono da paesi che praticano le MGF. È un problema che riguarda milioni di donne e ragazze nel mondo. Secondo l’ultimissimo rapporto dell’Unicef sarebbero ben 200 milioni e non 140 milioni come si pensava fino a pochi mesi fa, le donne che portano i segni delle mutilazioni e circa 86 milioni di bambine sono a rischio nei prossimi 15 anni. Sono numeri importanti che devono farci comprendere le dimensioni del problema. Le migrazioni hanno portato all’attenzione questo problema sebbene in molti paesi di immigrazione come l’Italia si faccia ben poco a riguardo. La scuola è il luogo del vero cambiamento. I ragazzi possono diventare dei veri mediatori agevolando le famiglie ad aprirsi ad un dialogo pubblico condiviso sulla tematica.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci sono poi le figure professionali come medici di famiglia, ginecologi, ostetriche, pediatri, ufficiali di polizia e assistenti sociali che dovrebbero anche’essi beneficiare di un piano formativo in grado di offrire loro strumenti validi per fronteggiare emergenze e monitorare l’incidenza del problema nei diversi paesi. Ho conosciuto tantissime donne sopravvissute alle MGF che hanno incontrato innumerevoli difficoltà a spiegare la loro esperienza a medici, ad esempio nei consultori o all’atto della richiesta di asilo presso la polizia di frontiera.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ruolo fondamentale dovrebbero poterlo inoltre svolgere i mass media trattando l’argomento in modo non pregiudizievole, ma inclusivo. Informare e offrire uno spazio di dialogo e confronto, questo andrebbe fatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Con particolare enfasi andrebbero coinvolti gli uomini al fianco delle donne. Le MGF nascono storicamente in seno a società patriarcali per controllare il corpo delle donne, quindi un loro coinvolgimento nella lotta allo sradicamento di questa pratica avrebbe un impatto efficace e un ‘accelerazione rapida. In Kenya e in Nigeria conosco decine e decine di giovani attivisti che si fanno portavoce della campagna anti MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">A livello internazionale, un passo importante sarebbe quello di individuare strategie transnazionali per sradicare il problema. Non esiste un unica soluzione al problema, bisognerebbe investire meno in conferenze e summit mondiali e più in programmi di formazione a livello locale di comunità. E’ evidente che l’impegno delle grandi organizzazioni mondiali impegnate da decenni nella lotta allo sradicamento delle MGF non sono riuscite con la loro strategia “unica” a raggiungere l’obiettivo prefissato. Guardiamo ad esempio al Senegal, dove solo alcune minoranze praticano le MGF, ancora oggi si praticano nonostante diversi organismi internazionali lavorino sul campo da oltre vent’anni. Se non sono riuscite a sradicare totalmente il problema di poche minoranze in una generazione, significa che la strategia unica non funziona.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto è importante la scrittura (o la cultura in genere) per cambiare la mentalità e affermare il rispetto per la donna e il suo corpo?</p>
<p align="JUSTIFY">Tantissimo. La violenza è un fattore culturale e per quanto le leggi siamo importanti e necessarie occorre cambiare la cultura che produce quella violenza per poterla sradicare definitivamente. Ci deve essere una cultura del rispetto condivisa perché si possano abolire tutte le forme di violazione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La scrittura e l’arte in genere, sono ottimi strumenti attraverso cui il cambiamento culturale può avvenire. Contribuisce a una presa di coscienza, ci avvicina all’esperienza dell’altro, ci offre la possibilità di sperimentare la molteplicità dell’esperienza umana. Ho lavorato con tantissime donne offrendo la scrittura come strumento di conoscenza e come momento liberatorio e di auto affermazione, senza pregiudizi. Lo spettacolo THE CUT, che ho portato in giro in Italia e in altri paesi, ha sortito reazioni inattese negli spettatori che spesso hanno chiesto come fare per saperne di più sul problema e come fermarlo. Il teatro mi ha dato l’opportunità di incontrare gente diversa, la comunicazione è immediata e senza filtri, ci sei tu e lo spettatore e il feedback è sempre produttivo ed emotivamente coinvolgente. Portare il testo ai ragazzi delle scuole al di fuori dell’Italia, penso alla Spagna o alla Gran Bretagna o al Kenya, ha sortito entusiasmo e interesse. Gli studenti sono i primi a volerne sapere di più. In Italia purtroppo, dalla mia esperienza, le scuole si sono defilate da un confronto, questo per paura di affrontare un tema di cui non si sa nulla e che a detta degli insegnanti e dirigenti di istituto “rischia di creare nuove forme di discriminazione”. E’ chiaro che c’è molta ignoranza sull’argomento, non può esserci nulla di più discriminatorio che mantenere il silenzio su un abuso di minore come quello che le MGF rappresentano!”</p>
<p align="JUSTIFY">Anche a questo scopo ho scritto un libro sull’argomento (titolo <i>THE CUT. Voci Globali del Cambiamento per Rompere il Silenzio sulle Mutilazioni Genitali Femminili)</i> che cerca di presentare il tema delle MGF in modo esaustivo sotto tutti i punti di vista, da quello legislativo a quello sanitario, da quello sociologico a quello culturale oltreché dal punto di vista artistico, diventando così anche uno strumento formativo. Ho incontrato centinaia di attivisti e colleghi artisti in giro per il mondo impegnati nella lotta alle MGF, la loro voce è determinante per comprendere appieno l’esperienza di chi ha subito le MGF e di come poter dare voce a chi non ce l’ha rompendo il silenzio su questo tabù.</p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Ora la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, saccheggiandone le risorse, e noi Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<div align="CENTER"></div>
<div align="RIGHT"><i>Ora<br />
la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, </i></div>
<div align="RIGHT"><i>saccheggiandone<br />
le risorse,</i></div>
<div align="RIGHT"><i>e<br />
noi</i></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5234" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5234" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled289029" width="216" height="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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		<title>Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 06:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, per la Giornata contro le infibulazioni delle donne, ripubblichiamo il testo di Valentina Acava Mmaka e la ringraziamo ancora per questo suo importante contributo. Ho da poco concluso la prima parte di un&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/06/contro-le-mutilazioni-genitali/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi,<br />
per la Giornata contro le infibulazioni delle donne, ripubblichiamo<br />
il testo di Valentina  Acava Mmaka e la ringraziamo ancora per questo<br />
suo importante contributo.
</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-gBjIO1BcR_w/UiWDNn8b5pI/AAAAAAAAAH4/07ojisy7kw8/s1600/valentina+1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="212" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/valentina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a<br />
marzo di quest’anno in cui ho portato in giro una performance<br />
poetico-teatrale “The Cut-Lo Strappo” che è nata da una<br />
esperienza che ho fatto in Sudafrica a Cape Town. Nel 2011 ho dato<br />
vita ad un collettivo di donne con le quali volevo lavorare ad un<br />
progetto di scrittura e diritti umani. Nel corso del periodo in cui<br />
abbiamo lavorato insieme, sono state tante le tematiche affrontate,<br />
quella che alla fine ha preso il sopravvento sulle altre è stata le<br />
Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Il tema non mi era nuovo, avevo<br />
già scritto di MGF, avevo già avuto modo anni addietro di<br />
incontrare donne infibulate. Ma questa volta è stato diverso, perché<br />
questa volta si è presentata a me in modo inaspettato. Nel corso del<br />
lavoro una donna del collettivo mi ha confidato di essere stata<br />
vittima del “taglio”. Ad un certo punto del nostro lavoro, nel<br />
momento in cui riflettevamo sulla percezione di limiti e divieti<br />
imposti dalla società, si deve essere creato in lei un conflitto tra<br />
la sua esperienza e la possibilità di condividerla con il gruppo di<br />
lavoro. Era sorto in lei un dubbio (è possibile condividere un<br />
tabu’?), che al tempo stesso era una richiesta (come uscire dal<br />
dolore? come riappropriarsi o costruirsi una vita senza una parte di<br />
sé?). Sicuramente il potere della parola, dell’immaginario hanno<br />
sortito in lei la consapevolezza che l’arte può essere<br />
rappresentativa di una presa di posizione, di un’idea, di un<br />
cambiamento. Lei aveva percepito, anche se non completamente a<br />
livello conscio, che per cambiare si deve dire di NO a ciò che ad un<br />
certo punto della tua vita ha impedito una scelta.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
sono 140 milioni circa le vittime nel mondo. Due milioni le bambine<br />
che ogni anno nel mondo vengono sottoposte alle Mutilazioni Genitali<br />
Femminili, denominazione entro cui rientrano diverse pratiche: dal<br />
taglio del clitoride, l’escissione, l’infibulazione. Sono tutte<br />
pratiche invalidanti e irreversibili, questo significa che la donna<br />
mutilata è una donna che porta sul suo corpo il dolore fisico nel<br />
quotidiano; il semplice urinare, il ciclo mestruale, la maternità,<br />
sono tutti eventi in cui la donna patisce rischiando continuamente la<br />
sua vita a causa di infezioni, setticemia, tetano, senza contare che<br />
le mutilazioni aumentano il rischio di infertilità.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
MGF vengono praticate per diversi motivi: inibire il piacere sessuale<br />
nella donna, che deve essere esclusivo dell’uomo; controllare la<br />
fedeltà della donna (il dolore che la donna prova nel rapporto<br />
sessuale e il suo piacere inibito, scoraggiano la donna a<br />
intraprendere relazioni adulterine); rendere la donna pura asportando<br />
quella parte del corpo ritenuta imperfetta. E’ importante<br />
sottolineare che le MGF non sono una pratica prescritta da alcuna<br />
religione, né tantomeno sono un problema solamente africano.<br />
Certamente l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi<br />
dove sono praticate, ma ricordo che l’Indonesia, l’India, il Sud<br />
America sono tra i le aree geografiche dove le MGF sono una pratica<br />
tradizionale presso alcuni popoli. Uno degli aspetti raramente<br />
condivisi e sottolineati è l’implicazione che questa pratica ha<br />
non solo a livello culturale ma anche socio economico. Le MGF<br />
praticate nei paesi di origine, non rispondo solo alla necessità di<br />
ribadire un ideale che vuole la donna facilmente controllabile<br />
dall’uomo, ma anche ad una esigenza di tipo economico. Innanzi<br />
tutto la <i>daya</i><br />
che pratica le MGF vive<br />
di questo, viene pagata per farlo, è il suo lavoro. Quindi al di là<br />
del ruolo di prestigio sociale tramandato, la <i>daya</i><br />
svolge una professione<br />
che è la sua fonte di guadagno. Inoltre la bambina senza il taglio è<br />
una bambina che non potrà mai accedere al mondo femminile delle sue<br />
coetanee tagliate, non potrà cioè sposarsi e questo vuol dire per<br />
la famiglia niente dote, altra implicazione di tipo economico. Un<br />
altro degli aspetti sconcertanti è che in alcune situazioni,<br />
soprattutto là dove le mutilazioni sono praticate in altissima<br />
percentuale, talvolta sono le bambine stesse a richiederla per non<br />
essere discriminate a scuola o addirittura per andare a scuola visto<br />
che chi non si sottopone al taglio, viene bandito dalla frequenza<br />
della scuola. Questo è inquietante perché significa che è una<br />
pratica talmente radicata e stigmatizzata che la mancanza di<br />
partecipazione finisce per diventare una ulteriore condanna dalla<br />
società, significa diventare ad un tratto delle “invisibili”,<br />
delle “fuori casta” con le conseguenze del caso: discriminazione,<br />
impossibilità di studiare, allontanamento della famiglia dal resto<br />
della società. In questi casi estremi sembra 0non esserci una via<br />
d’uscita. Ci sono due punti su cui mi piace riflettere: da una<br />
parte c’è l’aspetto dei diritti umani che vanno tutelati in<br />
toto, ad esempio, condannando anche qualunque tipo di rito<br />
alternativo lieve come quello proposto dal medico somalo Omar<br />
Abdulcadir. E su questo tema ci sarebbe molto da dire perché il<br />
concetto di Diritti Umani non è riconosciuto universalmente allo<br />
stesso modo ovunque. Essendo<br />
i diritti umani non riconosciuti universalmente occorre legittimarli<br />
attraverso il confronto pluralista con le culture che non li<br />
contemplano nel loro sistema sociale tradizionale. Dall’altra<br />
è il ruolo dei migranti nei paesi di immigrazione rispetto a questa<br />
pratica. La pratica delle MGF si è diffusa a livello mondiale nella<br />
nostra contemporaneità grazie ai flussi migratori di persone<br />
provenienti da paesi dove essa è parte della tradizione socio<br />
culturale. Anche in Sudafrica dove le MGF non sono precipue delle<br />
culture locali, capitolo a parte i Venda che la praticano, ho<br />
incontrato migranti provenienti dall’Africa orientale e occidentale<br />
che continuavano a “tagliare” le loro bambine.&nbsp;
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-LzkQ2Pqm5Y0/UiWDUsnWm4I/AAAAAAAAAIA/aQX9zB0nqY8/s1600/valentina+2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="284" name="immagini2" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/valentina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
che il cambiamento sia possibile come è già avvenuto in alcuni<br />
paesi e presso diverse comunità, soprattutto africane, nella<br />
diaspora. Cambiare significa dire di NO non solo a livello<br />
individuale, come scelta e decisione personale ma a livello familiare<br />
e collettivo dell’intera comunità di appartenenza. L’opposizione<br />
del singolo non porta all’abbandono collettivo della pratica,<br />
tuttavia alzarsi in piedi e rivendicare i propri diritti che sono i<br />
dritti fondamentali come quelli alla salute, a condurre una vita<br />
completa, è fondamentale, può offrire una occasione per altre donne<br />
di confrontarsi con la possibilità di cambiare collettivamente.<br />
Lavorare sul cambiamento è possibile grazie ad un percorso di<br />
conoscenza ed emancipazione nei paesi dove le mutilazioni sono<br />
praticate. Le donne che si oppongono alle MGF vengono emarginate e<br />
non godono più di quel sostegno economico che una famiglia può<br />
darle per sopravvivere. Ecco che sradicare la pratica del taglio deve<br />
nascere da un percorso dove la donna viene messa nella condizione di<br />
scegliere e questa condizione prevede l’accesso all’istruzione e<br />
l’acquisizione di una autonomia economica sostenibile che le<br />
permetta di non doversi più sottomettere all’autorità maschile.<br />
Il miglioramento della condizione femminile all’interno della<br />
propria società originaria porta di riflesso anche ad una diversa<br />
percezione delle tradizioni culturali e quindi ad esaminare credenze<br />
e valori optando per un cambiamento nella loro pratica.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ruolo determinante è quello rappresentato dalle comunità dei<br />
migranti. I migranti che provengono da aree geografiche dove le MGF<br />
sono praticate anche contro la legge, possono diventare mediatori di<br />
un cambiamento. Vivere l’altrove inevitabilmente mette la persona<br />
nella situazione di rapportarsi a nuove idee, a nuovi “modelli”,<br />
a un concetto diverso della donna e dei suoi diritti. Conoscere<br />
significa prendere coscienza. Se nell’altrove le comunità migranti<br />
riescono ad acquisire consapevolezza circa la dannosità di questa<br />
pratica e riescono, attraverso i loro figli, quindi i migranti di<br />
seconda generazione, a interrompere il supplizio, allora possono<br />
diventare gli interlocutori-fautori del cambiamento anche nei loro<br />
paesi originari. Anche in questo caso, statisticamente si evidenzia<br />
che le donne che godono di una istruzione di livello superiore e<br />
hanno comunque una autonomia economica derivante dal lavoro, non<br />
sottopongono le loro figlie alle MGF. Quindi anche nella diaspora,<br />
tali condizioni di emancipazione vanno garantite in modo da creare<br />
mediatrici efficaci di un cambiamento sostenibile in patria.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
un passaggio fondamentale, il cui primo scoglio da superare è<br />
proprio la condivisione. Le MGF sono un tabù, le comunità che le<br />
praticano non ne parlano, difficile immaginare una dodicenne che<br />
condivida questa esperienza con una coetanea in una scuola italiana,<br />
inglese o spagnola. Sono comprensibili anche i motivi: innanzi tutto<br />
si prova un senso di vergogna perché il proprio corpo è stato<br />
mutilato mentre il corpo delle altre bambine no, poi esiste un<br />
disagio evidente fisico, un trauma psicologico derivato<br />
dall’impossibilità di condurre una vita attiva pari a quella<br />
condotta fino al taglio. Inoltre c’è il dubbio giustificato di<br />
come si possa condividere qualcosa che altri non potrebbero capire o<br />
addirittura che potrebbero giudicare? La scuola secondo me dovrebbe<br />
essere il luogo primario da cui cominciare a riflettere sulla<br />
tematica fornendo ai ragazzi una documentazione completa sulle MGF,<br />
degli strumenti da utilizzare insieme agli educatori e alle famiglie<br />
per avvicinarli al problema con la consapevolezza che sta alla base<br />
di ogni cambiamento sostanziale. Di MGF si parla solo quando la<br />
cronaca riporta notizie drammatiche come quella della bambina<br />
egiziana Suahir morta dopo essere stata infibulata. La letteratura<br />
che ne parla in Italia è insufficiente anche perché è quasi tutta<br />
incentrata sugli aspetti antropologici della pratica, manca ad<br />
esempio una letteratura per ragazzi, a parte il libro di Silvana de<br />
Mari <i>Il<br />
gatto dagli occhi d’oro, </i>non<br />
ho trovato una pubblicazione per bambini/ragazzi che tratti<br />
l’argomento sotto forma di racconto-favola-fiaba. Sempre in Italia,<br />
e sempre secondo la mia esperienza, i consultori sono privi di<br />
materiale informativo sulle MGF, forse qualche eccezione saranno i<br />
consultori delle grandi città, ma realmente manca ogni possibilità<br />
di “sentire” che questo problema esiste anche qui. La legge del<br />
2006 prevedeva uno stanziamento economico di diversi milioni di euro<br />
da destinare alla formazione del personale medico sanitario e alla<br />
realizzazione di opuscoli informativi, e sportelli di accesso per le<br />
donne vittime del taglio. Resta inteso che tali finanziamenti non<br />
sono stati investiti come previsto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
per questo motivo, con uno sguardo speciale rivolto al mondo dei<br />
giovani, che io e il documentarista<br />
Lorenzo<br />
Moscia<br />
stiamo<br />
cercando di realizzare un film documentario che parli di MGF sempre<br />
però bypassando l’argomento attraverso i diversi linguaggi<br />
dell’arte che meglio di altri, sa veicolare il dolore e stimolare<br />
un pensiero creativo e sensibile. Il film documentario vuole essere<br />
uno strumento di dialogo e confronto, un’occasione per cominciare a<br />
riflettere sulla tematica coinvolgendo tutte le parti della società,<br />
e offrire anche proposte per un cambiamento sostenibile che abbatta<br />
gli stereotipi e i pregiudizi che purtroppo non aiutano le vittime ad<br />
aprirsi verso una possibilità di confronto. Il progetto di questo<br />
lavoro si chiama Breaking<br />
The Cut e<br />
per poterlo realizzare si avvale anche di un sistema di<br />
sottoscrizione popolare attraverso cui le persone diventano<br />
co-produttori del documentario. Una formula che oltre a permettere la<br />
realizzazione dello stesso, pone in essere un interesse nella gente<br />
che partecipando al progetto sostiene questa causa di impegno civile.<br />
Stiamo anche coinvolgendo artisti in giro per l’Italia che vogliono<br />
sostenerci con delle serate di poesia, musica, teatro, danza, una<br />
sorta di staffetta “Artisti<br />
contro le MGF” .
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/06/contro-le-mutilazioni-genitali/">Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una petizione contro le mutilazioni genitali femminili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2014 06:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[mutilazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo ricevuto questa petizione che l&#8217;Associazione per i Diritti Umani&#160;ha deciso di sostenere. Potete firmarla su Change.org. Grazie! We ask the Kenyan Government that FGM is taught in all the schools of Kenya The&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
ricevuto questa petizione che l&#8217;Associazione per i Diritti Umani&nbsp;ha deciso di sostenere.<br />
Potete firmarla su Change.org. Grazie!</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<h1 class="western" style="font-weight: normal;">
We<br />
ask the Kenyan Government that FGM is taught in all the schools of<br />
Kenya<br />
</h1>
<p>
The are between 140 to 160 millions<br />
of women in the world have undergone Female Genital Mutilation, 3<br />
million girls are at risk every year only in the African continent.<br />
We do not need a treaty or a convention to acknowledge the<br />
irreversible health problems, which FGM leads to. Just as a mean of<br />
general understating, the main risks go from genital infections, to<br />
fistula, from heavy hemorrhages to complications during childbirth,<br />
from painful intercourse and menstruation to infertility, from<br />
septicemia to death. Without including the tremendous psychological<br />
effects of it: depression, sense of loss, lack of desire, anxiety, to<br />
mention some.FGM for the above reasons has to be condemned as a<br />
violation of children’s and women rights.</p>
<p>The main justifications for FGM are<br />
religion and culture. No religion has ever demanded FGM to be<br />
practiced and culture is a transformative process which can change as<br />
we change and can’t be supportive of a crime such as FGM.</p>
<p>In culture, people represent and<br />
identify themselves. In culture, people feel “safe”. Practicing<br />
communities say it is tacitly known that girls must undergo FGM when<br />
they reach the right age, as a way out from childhood to womanhood<br />
because&nbsp;<em>culture<br />
demands it</em>. But what<br />
happens when culture generates violence. Yes, violence is cultural.<br />
Violence does not exist in nature, so it is a cultural construct and<br />
as FGM is a form of abuse as it violates the basic rights and<br />
integrity of girls and women, it is a form of violence. We need to<br />
acknowledge that there’s no other way to eradicate violence (any<br />
form of violence) if not through culture itself. It is a big deal,<br />
indeed, because it requires a lot of guts to discuss one’s people<br />
principles and at the same time open to different perspectives on<br />
issues, which past generations gave for granted.</p>
<p>When communities object that FGM is<br />
unchangeable, they should try and look back at their history and see<br />
how many things have been modified since they were moving from land<br />
to land looking for pastures for their herds. It was in Kenya that<br />
Somali writer Nuruddin Farah said:  <em>Today<br />
in Somalia </em>(which is also<br />
one of the countries in Africa with the highest rate of FGM) –<br />
<em>people use I- phones and I<br />
-pads, is that not a sign of cultural change? So why they can’t<br />
change also their perception of FGM? </em>This<br />
iworks for Kenya as well.</p>
<p>In a digital world where<br />
information and knowledge is accessible on a mass scale, where the<br />
“other” become more easily the mirror for ourselves, it is more<br />
difficult to think at culture as a static unchangeable thing. If<br />
culture shows the symptoms of not changing, in a case where FGM is<br />
still justified as “cultural”, it is perhaps because is used by<br />
politics to control over women’s lives, suppressing gender<br />
equality, continuing to support the patriarchal system. Eradicating<br />
FGM is a call to revise culture, to change politics through culture<br />
(and not the other way around). It is about promoting a holistic<br />
vision through which occupy a new space and have impact, where<br />
tradition and innovation can stand side by side.</p>
<p>Eradicating FGM should not be seen<br />
as a threat to people&#8217;s culture. On the contrary acknowledging the<br />
danger of the practice, the inhuman conditions in which women are<br />
forced to live throughout their lives and protecting children from<br />
such an horrible abuse, is a way to change culture eradicating the<br />
bad of it and preserving only the good. Cultures and people changes,<br />
are mutable and transformative&#8230; people make and change culture not<br />
the other way around&#8230;</p>
<p>We ask the Government of Kenya to<br />
ensure that FGM is taught in all the schools of the country (in rural<br />
and urban areas), using adequate tools to engage with the students<br />
according to age, like educational workshops and the arts. Children<br />
of today are the change makers of tomorrow. It’s necessary to<br />
provide girls of a proper education about FGM so that they can<br />
protect themselves and live a complete life.</p>
<p>If the children of today can<br />
acknowledge what FGM is, and what are the risks and consequences of<br />
this practice, tomorrow we could live in a world free of FGM.<br />
Children can educate their parents and together raise a public<br />
dialogue where FGM won&#8217;t be a taboo anymore but part of a pro active<br />
discussion and confrontation on how to build a sustainable future for<br />
the country where children and women will be free of this form of<br />
abuse.<br /></p>
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