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	<title>Naga Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Naga Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Al di là di quella porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 09:53:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&#160;oscuro&#160;e allo stesso tempo&#160;invisibile&#160;e&#160;nascosto&#160;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&#160;non-luogo, progettato per essere nascosto e nascondere gli&#160;orrori&#160;che&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17777" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&nbsp;<strong>oscuro</strong>&nbsp;e allo stesso tempo&nbsp;<strong>invisibile</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nascosto</strong>&nbsp;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&nbsp;<strong>non-luogo</strong>, progettato per essere nascosto e nascondere gli&nbsp;<strong>orrori</strong>&nbsp;che contiene. L’osservazione del CPR, complicata da&nbsp;<strong>opacità</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>ostracismo</strong>, ha imposto l’utilizzo di un&nbsp;<strong>metodo flessibile</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>fonti e interventi diversissimi</strong>. La classica raccolta dati da analizzare si è rivelata impossibile a fronte della sostanziale inesistenza di dati ufficiali disponibili, e del rifiuto delle autorità a fornire quanto richiesto. Analizzare un CPR significa quindi&nbsp;<strong>aggirare ostacoli, ipotizzare, strappare prove&nbsp;</strong>lottando in tribunale e&nbsp;<strong>raccogliendo informazioni&nbsp;</strong>da trattenuti, parenti e loro legali,&nbsp;<strong>diversificare le fonti e metterle a confronto</strong>. È così che abbiamo proceduto.</p>



<p>“<strong>Dati, testimonianze, ricerche, cartelle&nbsp;</strong><strong>cliniche, accessi agli atti, accessi civici generalizzati, sopralluoghi, verifiche&nbsp;</strong>ci hanno permesso di intravedere ciò che avviene in un CPR e che rendiamo oggi pubblico. Abbiamo rilevato&nbsp;<strong>abusi, violenze e discriminazioni&nbsp;</strong>in tutti gli ambiti che abbiamo investigato” affermano le attiviste e gli attivisti del Naga e della Rete Mai più Lager – No ai CPR. “<strong>Le persone che vengono portate in un CPR non hanno commesso reati</strong>, ma solo un&nbsp;<strong>illecito amministrativo</strong>, ovvero essere irregolari sul territorio. Già di per sé il trattenimento,&nbsp;<strong>la limitazione della libertà personale, risulta essere una misura sproporzionata</strong>, ma tutto ciò che ne consegue rende questa misura&nbsp;<strong>intollerabile, inaccettabile e disumana</strong>”.</p>



<p>“Abbiamo raccolto testimonianze che attestano una sistematica&nbsp;<strong>violaz</strong><strong>ione del diritto alle cure</strong>; la visita di idoneità al trattenimento o non è svolta o è svolta senza strumenti diagnostici adeguati; la ‘visita medica’ di formale presa in carico da parte dell’Ente Gestore comprende&nbsp;<strong>umiliazioni e abusi</strong>&nbsp;quali, per esempio, la denudazione delle persone appena arrivate alla presenza del personale medico e di agenti di polizia e l’obbligo di fare flessioni per espellere eventuali oggetti nascosti nell’ano; abbiamo verificato il&nbsp;<strong>trattenimento di persone con malattie gravi e croniche</strong>, come un tumore cerebrale e gravi problemi di salute mentale; frequente è la&nbsp;<strong>mancanza di&nbsp;</strong><strong>personale medico&nbsp;</strong>e la&nbsp;<strong>sommarietà della gestione delle cartelle cliniche</strong>&nbsp;costituisce la regola, come pure costante è una&nbsp;<strong>sovrabbondante elargizione di psicofarmaci senza alcuna prescrizione specialistica</strong>” proseguono dal Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p>“Abbiamo ricevuto video che attestano la presenza di<strong>&nbsp;vermi nel cibo</strong>. Inoltre, evanescenti sono le figure<strong>&nbsp;che si occupano di mediazione linguistica, interpretariato e assistenza psicologica,</strong>&nbsp;che pure dovrebbero essere presentie, per contro, è&nbsp;<strong>debordante la presenza di agenti</strong>&nbsp;delle forze dell’ordine. Numerosissime sono le testimonianze di diffusi<strong>&nbsp;episodi di autolesionismo</strong>, labbra cucite, lamette ingoiate, tentativi di suicidio – soprattutto per impiccagione – &nbsp;e di percosse.&nbsp;<strong>14 sono i morti, dal 2018 al 2022,</strong>&nbsp;<strong>nei CPR d’Italia, con un</strong><strong>’età media di 33 anni</strong>. Persone nelle mani dello Stato che sono state dichiarate in condizioni di salute compatibili con il trattenimento.&nbsp;<strong>A queste morti abbiamo provato a dare un</strong><strong>’identità, ma 5 deceduti su 14, sono morti senza nome.</strong>&nbsp;Per 4 di loro non si sa nulla, né della loro identità né delle cause e circostanze del decesso.<strong>&nbsp;Inoltre i rimpatri vengono spesso effettuati con modalità violente</strong>&nbsp;(ammanettamento, persone legate alle sedie e spesso stordite dai farmaci) e avvengono anche verso Paesi dove il rimpatriato, nato e sempre vissuto in Italia, non aveva mai messo piede prima” affermano le attiviste e gli attivisti.</p>



<p>“Il tutto accade in un contesto di sostanziale&nbsp;<strong>impraticabilità di una tutela legale effettiva.</strong>&nbsp;Infine, anche all’uscita dal CPR, che si venga rimpatriati o rilasciati sul territorio, continuano gli abusi, considerata la frequentissima<strong>&nbsp;mancata riconsegna, alla fine del trattenimento, di soldi&nbsp;</strong>mandati dai familiari ai trattenuti. Siamo drammaticamente consapevoli che&nbsp;<strong>tutto ciò è solo la punta dell’iceberg</strong>. Sotto si nasconde molto di più. Quello che succede nei CPR non è frutto di una&nbsp;<em>malagestione</em>&nbsp;dei Centri, ma di&nbsp;<strong>chiare scelte politiche</strong>&nbsp;che si traducono in&nbsp;<strong>prassi e pratiche amministrative e di gestione illecite</strong><strong>&nbsp;e disumane, finanziate dai soldi pubblici</strong>. Con questo report abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far luce su ciò che si vuole nascondere. Facciamo ora appello a tutte e tutti&nbsp;<strong>per un’attivazione volta a reclamare l’abolizione dei CPR e contemporaneamente chiediamo al Governo, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e all’Amministrazione Comunale di contribuire, ciascuno per quanto di competenza, ad attuare l’unica soluzione possibile, realistica e necessaria: chiudere tutti i CPR d’Italia</strong>” concludono le attiviste e gli attivisti del Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_Digitale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA IL REPORT COMPLETO</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/SINTESI_AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_DEF.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/11/BEYOND-THAT-DOOR-summary-EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI IN INGLESE</a></strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17776" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Un anno di osservazione dal buco della serratura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 09:41:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="774" height="516" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17254" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></a></figure>



<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&nbsp;<strong>oscuro</strong>&nbsp;e allo stesso tempo&nbsp;<strong>invisibile</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nascosto</strong>&nbsp;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&nbsp;<strong>non-luogo</strong>, progettato per essere nascosto e nascondere gli&nbsp;<strong>orrori</strong>&nbsp;che contiene. L’osservazione del CPR, complicata da&nbsp;<strong>opacità</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>ostracismo</strong>, ha imposto l’utilizzo di un&nbsp;<strong>metodo flessibile</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>fonti e interventi diversissimi</strong>. La classica raccolta dati da analizzare si è rivelata impossibile a fronte della sostanziale inesistenza di dati ufficiali disponibili, e del rifiuto delle autorità a fornire quanto richiesto. Analizzare un CPR significa quindi&nbsp;<strong>aggirare ostacoli, ipotizzare, strappare prove&nbsp;</strong>lottando in tribunale e&nbsp;<strong>raccogliendo informazioni&nbsp;</strong>da trattenuti, parenti e loro legali,&nbsp;<strong>diversificare le fonti e metterle a confronto</strong>. È così che abbiamo proceduto.</p>



<p>“<strong>Dati, testimonianze, ricerche, cartelle&nbsp;</strong><strong>cliniche, accessi agli atti, accessi civici generalizzati, sopralluoghi, verifiche&nbsp;</strong>ci hanno permesso di intravedere ciò che avviene in un CPR e che rendiamo oggi pubblico. Abbiamo rilevato&nbsp;<strong>abusi, violenze e discriminazioni&nbsp;</strong>in tutti gli ambiti che abbiamo investigato” affermano le attiviste e gli attivisti del Naga e della Rete Mai più Lager – No ai CPR. “<strong>Le persone che vengono portate in un CPR non hanno commesso reati</strong>, ma solo un&nbsp;<strong>illecito amministrativo</strong>, ovvero essere irregolari sul territorio. Già di per sé il trattenimento,&nbsp;<strong>la limitazione della libertà personale, risulta essere una misura sproporzionata</strong>, ma tutto ciò che ne consegue rende questa misura&nbsp;<strong>intollerabile, inaccettabile e disumana</strong>”.</p>



<p>“Abbiamo raccolto testimonianze che attestano una sistematica&nbsp;<strong>violaz</strong><strong>ione del diritto alle cure</strong>; la visita di idoneità al trattenimento o non è svolta o è svolta senza strumenti diagnostici adeguati; la ‘visita medica’ di formale presa in carico da parte dell’Ente Gestore comprende&nbsp;<strong>umiliazioni e abusi</strong>&nbsp;quali, per esempio, la denudazione delle persone appena arrivate alla presenza del personale medico e di agenti di polizia e l’obbligo di fare flessioni per espellere eventuali oggetti nascosti nell’ano; abbiamo verificato il&nbsp;<strong>trattenimento di persone con malattie gravi e croniche</strong>, come un tumore cerebrale e gravi problemi di salute mentale; frequente è la&nbsp;<strong>mancanza di&nbsp;</strong><strong>personale medico&nbsp;</strong>e la&nbsp;<strong>sommarietà della gestione delle cartelle cliniche</strong>&nbsp;costituisce la regola, come pure costante è una&nbsp;<strong>sovrabbondante elargizione di psicofarmaci senza alcuna prescrizione specialistica</strong>” proseguono dal Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p>“Abbiamo ricevuto video che attestano la presenza di<strong>&nbsp;vermi nel cibo</strong>. Inoltre, evanescenti sono le figure<strong>&nbsp;che si occupano di mediazione linguistica, interpretariato e assistenza psicologica,</strong>&nbsp;che pure dovrebbero essere presentie, per contro, è&nbsp;<strong>debordante la presenza di agenti</strong>&nbsp;delle forze dell’ordine. Numerosissime sono le testimonianze di diffusi<strong>&nbsp;episodi di autolesionismo</strong>, labbra cucite, lamette ingoiate, tentativi di suicidio – soprattutto per impiccagione – &nbsp;e di percosse.&nbsp;<strong>14 sono i morti, dal 2018 al 2022,</strong>&nbsp;<strong>nei CPR d’Italia, con un</strong><strong>’età media di 33 anni</strong>. Persone nelle mani dello Stato che sono state dichiarate in condizioni di salute compatibili con il trattenimento.&nbsp;<strong>A queste morti abbiamo provato a dare un</strong><strong>’identità, ma 5 deceduti su 14, sono morti senza nome.</strong>&nbsp;Per 4 di loro non si sa nulla, né della loro identità né delle cause e circostanze del decesso.<strong>&nbsp;Inoltre i rimpatri vengono spesso effettuati con modalità violente</strong>&nbsp;(ammanettamento, persone legate alle sedie e spesso stordite dai farmaci) e avvengono anche verso Paesi dove il rimpatriato, nato e sempre vissuto in Italia, non aveva mai messo piede prima” affermano le attiviste e gli attivisti.</p>



<p>“Il tutto accade in un contesto di sostanziale&nbsp;<strong>impraticabilità di una tutela legale effettiva.</strong>&nbsp;Infine, anche all’uscita dal CPR, che si venga rimpatriati o rilasciati sul territorio, continuano gli abusi, considerata la frequentissima<strong>&nbsp;mancata riconsegna, alla fine del trattenimento, di soldi&nbsp;</strong>mandati dai familiari ai trattenuti. Siamo drammaticamente consapevoli che&nbsp;<strong>tutto ciò è solo la punta dell’iceberg</strong>. Sotto si nasconde molto di più. Quello che succede nei CPR non è frutto di una&nbsp;<em>malagestione</em>&nbsp;dei Centri, ma di&nbsp;<strong>chiare scelte politiche</strong>&nbsp;che si traducono in&nbsp;<strong>prassi e pratiche amministrative e di gestione illecite</strong><strong>&nbsp;e disumane, finanziate dai soldi pubblici</strong>. Con questo report abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far luce su ciò che si vuole nascondere. Facciamo ora appello a tutte e tutti&nbsp;<strong>per un’attivazione volta a reclamare l’abolizione dei CPR e contemporaneamente chiediamo al Governo, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e all’Amministrazione Comunale di contribuire, ciascuno per quanto di competenza, ad attuare l’unica soluzione possibile, realistica e necessaria: chiudere tutti i CPR d’Italia</strong>” concludono le attiviste e gli attivisti del Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p><strong><a href="https://emcgaze.com/tracking/qaR9ZGtlBQDjBGx0AGH2ZGt0BGt1AvM5qzS4qaR9ZQb2DN?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">SCARICA IL REPORT COMPLETO</a>&nbsp;<a href="https://emcgaze.com/tracking/qaR9ZGtlBQDjBGx0AGH2ZGt0BGt1AvM5qzS4qaR9ZQb3Gt?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">–&nbsp;SCARICA LA SINTESI</a></strong></p>
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		<title>La negazione del diritto di asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 10:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da un recente report del NAGA: il diritto d’asilo è un diritto fondamentale che viene violato quotidianamente dal Ministero dell’Interno impedendo alle persone di potere entrare presso gli uffici preposti alla presentazione della domanda di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Da un recente report del NAGA: il diritto d’asilo è un <strong>diritto fondamentale che viene violato quotidianamente dal Ministero dell’Interno</strong> impedendo alle persone di potere entrare presso gli uffici preposti alla presentazione della domanda di protezione internazionale. <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Con Fanpage </strong></a>siamo stati davanti alla Questura i Milano per denunciare ciò che succede.</p>



<p>“Purtroppo la situazione che riscontriamo ogni giorno davanti alla Questura di Milano non è un caso isolato ma, piuttosto, un esempio di quello che, con alcune differenze nelle modalità, accade davanti alle Questure della maggior parte delle città italiane, soprattutto di quelle più grandi.” Commenta Anna Radice, presidente del Naga. “Ciò che succede è il risultato della&nbsp;<strong>scelta, fatta a livello nazionale, di</strong>&nbsp;<strong>non mettere a disposizione le risorse necessarie limitando, di fatto, il diritto d’asilo</strong>” prosegue la Presidente.</p>



<p> “Come Naga continueremo a monitorare la situazione, a metterci a disposizione di tutte le persone che ne hanno bisogno attraverso il nostro <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbkIj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Centro Naga Har per richiedenti asilo rifugiati e vittime della tortura</a> e <strong>chiediamo con forza che le istituzioni mettano fine a questa grave violazione e rendano immediatamente possibile accedere alla questura</strong>” conclude Radice. <strong>Guarda il video: <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori. Un’indagine qualitativa a cura del Naga.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 15:43:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.&#160;Un’indagine qualitativa. Scarica: il report completo, l’abstract in italiano e in inglese. L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.</strong>&nbsp;<strong>Un’indagine qualitativa.</strong></p>



<p><strong>Scarica: <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Report_Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">il report com</a>pleto, <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Abstract_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">l’abstract in italiano</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/AbstractEN_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in inglese</a>.</strong></p>



<p>L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio e analisi realizzato dall’Osservatorio del Naga ed è stata svolta con l’obiettivo di&nbsp;<strong>indagare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e di chi ne rimane escluso, con particolare attenzione all’area di Milano.</strong>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;“Con questo nuovo lavoro abbiamo voluto mettere insieme&nbsp;<strong>l’analisi dei cambiamenti normativi</strong>&nbsp;introdotti dal cosiddetto&nbsp;<em>Decreto Lamorgese</em>,&nbsp;<strong>il funzionamento&nbsp;</strong>del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI)&nbsp;e&nbsp;<strong>la denuncia&nbsp;</strong>delle gravi difficoltà che vivono le persone che si ritrovano sul territorio metropolitano senza accoglienza” dichiarano i volontari e le volontarie del Naga che hanno realizzato l’indagine. “Il&nbsp;report è&nbsp;<strong>il risultato dell’attività degli ultimi due anni,&nbsp;</strong>segnati in modo drammatico dalla pandemia. Abbiamo quindi dovuto adattarci alla nuova situazione rimodulando la nostra metodologia. Abbiamo continuato a&nbsp;<strong>raccogliere dati e sviscerare la normativa e le prassi</strong>&nbsp;e abbiamo anche continuato a&nbsp;<strong>verificare la situazione sul territorio</strong>&nbsp;sia con la raccolta di testimonianze dal vivo sia con incontri online e visite da remoto dei centri di accoglienza. Ciò che ne emerge è una fotografia ampia e dettagliata e ancora più preziosa perché si colloca all’interno di un contesto straordinario che purtroppo ha drammaticamente peggiorato la situazione” proseguono i volontari e le volontarie. E concludono: “Si sono, infatti,&nbsp;<strong>radicalizzate la fragilità e la precarietà esistenziale</strong>&nbsp;delle persone che abbiamo incontrato e che vivono sia fuori che dentro il sistema di accoglienza e si è fatto&nbsp;<strong>sempre più ricorso alla sussidiarietà</strong>&nbsp;del terzo settore come strumento di intervento strutturale per la gestione delle questioni sociali, con il&nbsp;<strong>conseguente e drammatico aumento delle disuguaglianz</strong>e”.</p>



<p>&nbsp;“<strong>Quella che abbiamo incontrato non è una Milano accogliente e solidale, ma una città dove parte della popolazione è strutturalmente esclusa dall’accesso a diritti fondamentali</strong>. La non-gestione dell’accoglienza rappresenta simbolicamente e concretamente&nbsp;<strong>la scelta di non attuare soluzioni strutturali</strong>, la mancanza di investimenti pubblici adeguati e ben indirizzati, e la mancanza di flessibilità e creatività nel trovare risposte concrete e rispondenti ai bisogni di chi è senza casa.” Afferma Anna Radice Presidente del Naga. “A fronte di questo scenario facciamo appello a un&nbsp;<strong>urgente cambio di rotta</strong>&nbsp;e avanziamo le seguenti&nbsp;<strong>proposte</strong>:&nbsp;<strong>creazione&nbsp;</strong>di un unico sistema di accoglienza per tutte le persone richiedenti asilo e creazione di percorsi ad hoc per persone fragili e vulnerabili;&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;dell’attuale “Piano freddo” e della logica emergenziale di gestione delle problematiche sociali e abitative;&nbsp;<strong>creazione</strong>&nbsp;di un sistema di accoglienza a gestione diretta dei servizi sociali dei comuni, diffuso su tutto il territorio cittadino e metropolitano;&nbsp;<strong>apertura&nbsp;</strong>di servici igienici pubblici sempre accessibili a tutte le persone, gratuiti e distribuiti capillarmente in città e di strutture diurne “a bassa soglia”, al fine di rispondere ai bisogni di chi si trova senza fissa dimora o in dormitori notturni;&nbsp;<strong>organizzazione</strong>&nbsp;di un servizio telefonico e di pronto intervento 24h/24h gestito direttamente dai servizi sociali del Comune di Milano;&nbsp;<strong>implementazione&nbsp;</strong>di un processo semplice e accessibile per l’effettivo ottenimento di documenti necessari al pieno godimenti di diritti fondamentali, quali ad esempio l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora. Rimaniamo ora&nbsp;<strong>in attesa di risposte</strong>&nbsp;da parte delle Istituzioni mentre continuiamo a offrire i nostri servizi gratuiti alle cittadine straniere e ai cittadini stranieri e a&nbsp;<strong>batterci per i diritti di tutti e di tutte. La&nbsp;pandemia ha infatti chiaramente confermato che non esistono soluzioni individuali alle esigenze sociali, ma soltanto soluzioni collettive e strutturali.</strong>” Conclude Radice</p>
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		<title>Una pubblicazione per celebrare vent’anni di accoglienza e socialità per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura al Centro Naga Har</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 07:57:56 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="400" height="240" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Naga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15472" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Naga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Naga-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure></div>



<p>Per festeggiare i vent’anni del Centro Naga Har per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura sentivamo l’esigenza, la voglia e il desiderio di incontrarci e di condividere vissuti.</p>



<p><strong>Avevamo bisogno di voci e di presenza.</strong></p>



<p>Ma come potevamo farlo in un anno pandemico, durante il quale proprio le relazioni&nbsp;hanno patito così tanto? Come si può raccontare una storia che dura da vent’anni, che ha coinvolto centinaia di persone e all’interno della quale ogni incontro ha&nbsp;rappresentato un’esperienza? Come restituire tanta varietà?</p>



<p><strong>Abbiamo deciso di farlo con una pubblicazione che rendiamo pubblica, in occasione, domani 26 giugno, della Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura,&nbsp; intitolata&nbsp;Un Luogo del Possibile.</strong></p>



<p>“<em>Attraverso la raccolta di&nbsp;<strong>foto, interviste, documenti e&nbsp;testimonianze</strong>&nbsp;abbiamo realizzato&nbsp;<strong>un racconto corale</strong>&nbsp;di quello che sono stati questi primi 20 anni del Centro Naga Har per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura</em>” afferma Sabina Alasia, presidente del Naga. “<em><strong>Nel 2001 il Centro, grazie all’intuizione di Italo Siena,&nbsp;fu pionieristico</strong>&nbsp;proponendosi l’obiettivo di dare supporto all’iter&nbsp;di riconoscimento dello status di rifugiato, ma allo stesso tempo di creare una casa, un luogo sicuro all’interno del quale curare le ferite invisibili lasciate da torture e persecuzioni attraverso la proposta di attività socializzanti mirate alla creazione di relazioni. E, vent’anni dopo, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto</em>” prosegue la presidente del Naga. “<em><strong>Sono passate dal Centro migliaia di persone da tutto il mondo che hanno incontrato centinaia di volontarie e di volontari</strong>&nbsp;che hanno portato avanti le attività in questi anni e, insieme, hanno dato vita a&nbsp;<strong>un crocevia di incontri e di relazioni</strong>. Sono stati proprio gli incontri e le relazioni che si sono sviluppati al Centro, e grazie al Centro, a dare<strong>&nbsp;ogni giorno una forma diversa a quello spazio</strong>&nbsp;che è diventato così, per chi lo ha attraversato,&nbsp;<strong>un&nbsp;luogo del possibile</strong>.”&nbsp;</em>conclude Alasia.</p>



<p>Le attività del Centro si sono svolte fino al 2012 in via Grigna e, dal 2012, in via San Colombano 8 dove sono tuttora in corso. Con lo scoppio della pandemia, in conformità con le disposizioni normative, le attività si sono svolte nei mesi più duri da remoto e hanno poi ripreso progressivamente in presenza dal settembre 2020.</p>



<p>Per maggiori info sulle attività:&nbsp;<a href="http://yqkvq.tsmtpclick.com/tracking/qaR9ZGHkBGL2Zwt5ZmZkZwt2ZQR2ZPM5qzS4qaR9ZQbjIt?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">cli</a><a href="http://yqkvq.tsmtpclick.com/tracking/qaR9ZGHkBGL2Zwt5ZmZkZwt2ZQR2ZPM5qzS4qaR9ZQbjIt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cca qui.</a></p>



<p><strong>Per scaricare la pubblicazione:<a href="http://yqkvq.tsmtpclick.com/tracking/qaR9ZGHkBGL2Zwt5ZmZkZwt2ZQR2ZPM5qzS4qaR9ZQbkID?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;</a><a href="http://yqkvq.tsmtpclick.com/tracking/qaR9ZGHkBGL2Zwt5ZmZkZwt2ZQR2ZPM5qzS4qaR9ZQblJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui.</a></strong></p>
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		<title>Violato il diritto di difesa e alla comunicazione nel centro di detenzione per migranti di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 08:48:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ASGI, Naga, LasciateCIEntrare e Mai più Lager – No ai CPR: ” Chi è trattenuto in un centro di detenzione ha il diritto di parlare con i suoi avvocati”. (Da asgi.it) Con una lettera&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/phone-969409_640_pixabay.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-42326"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>ASGI, Naga, LasciateCIEntrare e Mai più Lager – No ai CPR: ” Chi è trattenuto in un centro di detenzione ha il diritto di parlare con i suoi avvocati”.</p></blockquote>



<p>(Da asgi.it)</p>



<p>Con una lettera inviata il 27 novembre 2020 <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/2020_11_27_CPR_Milano_segnalazione-garanti-diritto-di-difesa.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale</a>, ai Garanti dei detenuti della Regione Lombardia e del Comune di Milano, <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/2020_11_27_CPR_Milano_Segnalazione-tribunale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">al Presidente del Tribunale di Milano e al Referente della Sezione Immigrazione e Stupefacenti-Ufficio del Giudice di Pace</a>, ASGI e Naga hanno denunciato diverse violazioni rilevate all’interno del centro per i rimpatri di Milano.</p>



<p><strong>A seguito di una quarantena disposta dal medico della struttura&nbsp;</strong>come conseguenza dell’accertata positività di due cittadini stranieri trattenuti, per tutto il periodo di svolgimento dell’isolamento fiduciario,&nbsp;<strong>sono state rilevate prassi&nbsp;illegali e fortemente lesive dei diritti fondamentali</strong>.</p>



<p>Misure che si inseriscono in un quadro già fortemente critico per quanto concerne le modalità di svolgimento dei colloqui con avvocati e la libertà di corrispondenza anche telefonica con il mondo esterno.&nbsp;</p>



<p>In particolare si è verificato che:</p>



<ul><li>A seguito della messa in quarantena della struttura per presenza di casi positivi COVID al suo interno, è stato<strong>&nbsp;impedito l’incontro dei detenuti con i rispettivi&nbsp; legali</strong>&nbsp;impedendo l’esercizio del diritto di difesa in sede di udienza di convalida o proroga del trattenimento e una corretta e continua informativa sulla propria condizione giuridica da parte del difensore. Ai difensori dei cittadini stranieri trattenuti è stato illegittimamente impedito da parte delle autorità competenti l’accesso e lo svolgimento di colloqui, rendendo di fatto impraticabile l’esercizio del diritto di difesa, diritto inviolabile e preminente tutelato dalla Costituzione non derogabile sulla base del presupposto del rischio sanitario.&nbsp;</li></ul>



<ul><li>È stata rilevata&nbsp;<strong>l’assenza di mediatori&nbsp;</strong>professionisti in loco.</li></ul>



<ul><li>È stata riscontrata<strong>&nbsp;la mancanza di riservatezza nel corso dei colloqui&nbsp;</strong>tra difensore e assistito alla luce della costante presenza delle autorità di pubblica sicurezza.&nbsp;</li></ul>



<ul><li>Durante il periodo dell’emergenza sanitaria è stata&nbsp;<strong>estesa la prassi del sequestro del proprio telefono</strong>&nbsp;<strong>anche a CPR dove precedentemente non era praticata</strong>. Il CPR di Milano non fa eccezione. Questo nonostante la legge preveda che agli stranieri trattenuti in un CPR “è assicurata in ogni caso la libertà di corrispondenza anche telefonica con l’esterno”. Una tale prassi evidentemente non tutela&nbsp; il diritto alla corrispondenza in entrata e in uscita e, di conseguenza, limita gravemente la possibilità di accedere all’informazione, al diritto di difesa, al diritto all’unità familiare, diritti che, nella contemporaneità, sono infatti legati alla possibilità di usufruire di molteplici forme di comunicazione telematica.</li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em><strong>Esistono garanzie</strong>&nbsp;per coloro che vedono limitata la libertà personale nei luoghi di detenzione, eppure le misure recentemente adottate presso il CPR di Milano per l’isolamento sanitario hanno comportato gravi limitazioni dei diritti dei cittadini stranieri trattenuti</em>” hanno denunciato le associazioni.</p></blockquote>



<p>La Questura di Milano, per tramite dell’amministrazione del centro, ha dichiarato che il protocollo emergenziale è stato adottato dalla Prefettura a seguito di quarantena disposta dal medico della struttura come conseguenza dell’accertata positività di due cittadini stranieri trattenuti, circostanza che desta preoccupazione anche con riferimento all’adozione delle garanzie necessarie ad evitare la diffusione del virus tra i cittadini ristretti. Le misure limitative sarebbero quindi terminate il 30 novembre rilevata l’assenza di positività al tampone di controllo di tutte le persone trattenute.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Tuttavia, è verosimile che in un periodo come quello attuale, di emergenza sanitaria, quando il centro sarà nuovamente completamente operativo, si presenteranno nuovamente situazioni simili ed è quindi fondamentale ribadire alle autorità competenti la totale illegittimità delle misure limitative attuate.</p></blockquote>



<p>Quella verificatasi a Milano è una situazione ormai di fatto generalizzata, riscontrabile purtroppo in molti CPR di Italia e che va contrastata e denunciata.</p>



<p>Come abbiamo replicato all’amministrazione della struttura milanese, e segnalato all’amministrazione concedente, cioè la Prefettura, di fatto responsabile della struttura stessa,&nbsp;<strong>se le autorità competenti non possono garantire i diritti&nbsp;</strong>in questione anche in vigenza dei protocolli necessari per la tutela della salute delle persone trattenute, del personale e dei legali, riteniamo che<strong>&nbsp;i CPR&nbsp; debbano cessare la propria attività</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Non può infatti tollerarsi che vengano applicate – in una situazione che purtroppo non può dirsi emergenziale ma anzi sempre più ricorrente –&nbsp; ulteriori restrizioni all’esercizio delle&nbsp; già minime garanzie di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri, presupposto alla base delle proteste degli ultimi giorni, in aggiunta a quelle ordinariamente praticate in tali centri, a nostro avviso in maniera illegittima sotto più profili.</p></blockquote>
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		<title>Testimonianza da Lesbo, a cura del Naga</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 09:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa. </strong></p>



<p><strong>Ecco la sua testimonianza</strong>. (www.naga.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14637" width="484" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></figure>



<p><strong>Da quanto sei arrivata a Lesbo?</strong><br>Sono arrivata il 29 agosto, ho fatto una settimana di quarantena e ho poi iniziato a lavorare nel nostro ambulatorio, ma il terzo giorno c’è stato l’incendio. È stato un grande caos, deciderecome agire e coordinarsi è stato molto complicato. Il nostro ambulatorio nel campo è bruciato e quindi ora operiamo all’interno di strutture di altre realtà presenti.  <br> <br><strong>Che situazione hai trovato, prima e dopo l’incendio?</strong><br>Nel campo c’erano tra le 11.000 e le 12.000 persone, ho appena fatto in tempo a vedere tutto il campo che era diviso in diversi settori. Nelle prime strutture costruite ci stavano i minori non accompagnati e le donne sole per le quali il campo non era assolutamente un posto sicuro. Poi c’erano zone gestite da grandi associazioni internazionali e l’ultima parte chiamata “La giungla” dove si erano messe spontaneamente le persone che non riuscivano ad entrare nelle altre aree. Il campo era stato inizialmente pensato per 3.000 persone, in dei momenti sono arrivate ad essere 20.000.<br> <br><strong>Da dove arrivano le persone presenti?</strong><br>In grandissima maggioranza da Afghanistan, Siria e Iran. E c’è anche un gruppo di congolesi e di altri paesi francofoni. Ci sono persone che sono qui da anni e altre appena arrivate. E ci sono tanti bambini, cammino e incontro una marea di bambini che vivono in mezzo alla strada. Una cosa allucinante.</p>



<p><br> <strong>Dove si sono spostate le persone dopo l’incendio?</strong><br>Le persone si sono messe ai lati della strada e la polizia ha messo dei blocchi per non farli uscire, ha creato un’area circoscritta dalla quale le persone non possono uscire né altre possono entrare. Sono quindi rimasti tutti, non li lasciano uscire né possono lasciare l’isola. Non possono andare via, ma nessuno ha offerto soluzioni alternative e il campo non c’è più.Si sono così accampati nel parcheggio di un supermercato e ai lati della strada. Ci sono delle tende e, alcuni, hanno fatto delle specie di capanne con mezzi di fortuna come canne, fogliame, rami di bambù. Anche i bambini sono accampati, ci sono anche neonati. Di tutto. Ci sono delle persone che sono riuscite a scappare, ma la polizia pattuglia la zona e vengono riportate in quest’area circoscritta.<br> <br><strong>Che situazione hai trovato dopo l’incendio?</strong><br>Le tende e le capanne erano tutte bruciate, erano rimaste le strutture in lamiera. Il primo problema è stato il cibo e l’acqua. Inizialmente ci sono stati problemi nella distribuzione. Ora ci sono file di ore e ore per avere del cibo.<br> <br><strong>Che sensazioni hai avuto?</strong><br>La cosa che più ti fa star male è incontrare i bambini che giocano e vedere dove vivono ai lati della strada. È veramente straziante. Soprattutto quando vedi quelli piccoli, appena nati o di pochi mesi. Ma in generale tutti i bambini vivono in queste condizioni veramente allucinanti, non vanno a scuola e non c’è nessuna prospettiva. I Paesi europei non accolgono nessuno di loro, salvo 400 minori non accompagnati che sono già stati redistribuiti in varie nazioni.  Stanno costruendo un nuovo campo con 1000 tende, ma ovviamente sono molti di più.<br> <br><strong>Quali sono le richieste più frequenti in termini sanitari?</strong><br>Le richieste più frequenti sono attacchi di panico legati sia alla situazione in cui vivono qui sommata a quello che hanno vissuto nei Paesi di origine e ai viaggi che hanno affrontato. Il panico è anche dovuto agli attacchi della polizia con i gas lacrimogeni e anche a causa della presenza di gruppi di estrema destra che cercano di attaccare le persone. Sono state attaccate anche delle donne: io ho visto una donna in preda ad una crisi di panico proprio perché era stata attaccata, credo, dalla polizia. E ne vediamo tutti i giorni.Come associazione incontriamo poi soprattutto pazienti con malattie croniche come diabete, pressione alta, malattie della tiroide, persone che hanno bisogno di prendere medicine quotidianamente. Dopo l’incendio non ce l’hanno più. Come dermatologa vedo tante banali infezioni batteriche della pelle, molto frequenti nei bambini.<br> <br><strong>Com’è gestita la questione coronavirus?</strong><br>Prima dell’incendio avevano cominciato a fare i test, dopo quattro giorni che ero qui hanno trovato il primo caso. Hanno iniziato a fare tamponi, circa 2000 e hanno trovato 35 positivi. C’è stato l’incendio e le persone che erano in isolamento sono uscite e non si sa dove siano. Alcuni sono stati rintracciati, ma una minoranza. Considerate che tutt’ora non si sa se ci sono stati dei morti per l’incendio. La cosa non è stata ancora appurata.<br> <br><strong>Per concludere, trovi delle similitudini o sensazioni simili tra i tuoi lunedì all’ambulatorio del Naga e il tuo lavoro a Lesbo?</strong><br>Il Naga è un lavoro molto più normale, siamo un ambulatorio di base, la sua normalità è proprio la sua forza. E seppur a volte con difficoltà, dal Naga possiamo rimandare i pazienti agli ospedali per esami di approfondimento o altro. Qui non si possono fare esami di nessun tipo. Ora anche il nostro ecografo è bruciato. Quindi niente esami, niente ospedali le persone vengono prese negli ospedali solo quando stanno per morire e si creano delle situazioni gravissime. Per esempio le persone con l’HIV non hanno accesso ai farmaci, oggi c’era un signore con un tumore che è gestito da un ambulatorio mobile… Situazioni che gridano vendetta.</p>
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		<title>Report del Naga. Senza (s)campo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 07:58:48 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="457" height="228" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13385" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></figure></div>



<p>Tra gennaio 2018 e novembre 2019 attraverso&nbsp;visite sul campo, interviste e raccolta di dati, i volontari e le volontarie del&nbsp;Naga&nbsp;hanno analizzato in profondità&nbsp;il<strong>&nbsp;sistema dell’accoglienza e soprattutto della non accoglienz</strong><strong>a</strong>&nbsp;per richiedenti asilo e rifugiati, con particolare attenzione all’area milanese.L’irrigidimento delle politiche migratorie e la gestione emergenziale dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati hanno comportato un peggioramento&nbsp;nel 2018 e l’approvazione del cosiddetto decreto Salvini costituisce solo l’ultimo atto del&nbsp;deterioramento definitivo&nbsp;del sistema.&nbsp;<strong>Un sistema in cui l’accoglienza, da un lato, diventa sempre più sinonimo di&nbsp;detenzione amministrativa&nbsp;e, dall’altro, lascia fuori&nbsp;centinaia di persone che si trovano così a vivere per str</strong><strong>ad</strong><strong>a.</strong><br></p>



<p>Il report analizza i cambiamenti normativi e amministrativi che hanno portato allo smantellamento di un sistema già precario. Con il cosiddetto decreto Salvini, vengono introdotte disposizioni attraverso le quali l’accoglienza diventa strutturalmente un provvedimento accessorio, invece che parte integrante del diritto di asilo. Per esempio è negata ai richiedenti asilo la possibilità di avere la residenza; c’è un taglio netto nei servizi per chi è nei centri: si passa da 35€ a 18€ quota pro capite; non è più previsto il supporto psicologico; diventano sempre più frequenti espulsioni e allontanamenti dai centri con motivazioni illegittime. Emerge, dalle interviste fatte agli operatori dei centri di accoglienza, una generale valutazione negativa del nuovo capitolato d’appalto che comporta l’impossibilità di garantire un livello di accoglienza serio e adeguato alle esigenze degli ospiti.</p>



<p><strong>Una delle conseguenze più evidenti di questo peggioramento è il numero crescente di persone che si trovano fuori dall’accoglienza.</strong>&nbsp;A Milano sarebbero almeno 2.608 i senza fissa dimora, secondo l’ultimo censimento disponibile risalente alla primavera 2018. I volontari e le volontarie del&nbsp;Naga&nbsp;hanno visitato nel corso della ricerca diverse tipologie di insediamenti informali (strutture coperte abbandonate, spazi all’aperto, palazzine abbandonate e giardini pubblici) per fornire un identikit delle persone fuori dal sistema di accoglienza e restituire una fotografia di queste marginalità. Le persone incontrate hanno provenienze diverse e status giuridici eterogenei: da stranieri in attesa o nell’iter di formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, a titolari di protezione, a stranieri con permesso di soggiorno in corso di validità, a cittadini italiani. Il minimo comune denominatore sembra essere l’instabilità abitativa, la precarietà occupazionale e salariale e la quasi totale assenza di tutele. Per quanto riguarda chi si trova al di fuori dell’accoglienza, il report descrive anche le risposte istituzionali, che si concretizzano prevalentemente in interventi numericamente insufficienti a favore dei senza fissa dimora e nella pratica costante degli sgomberi senza soluzioni alternative e giustificati dalla retorica della sicurezza e del decoro. Nella parte finale, è riportata un’analisi delle notizie dei media e di alcuni siti web.</p>



<p>“Nello svolgimento della nostra indagine, ci siamo trovati di fronte a uno<strong> scenario sempre più difficile con un abbassamento strutturale della tutela di diritti fondamentali</strong> e che va a incidere su tre dimensioni fondamentali di qualsiasi percorso di integrazione: la casa, il lavoro, i documenti”, affermano le volontarie e i volontari del Naga, “E’ necessario invertire la rotta e operare una revisione strutturale del diritto dell’immigrazione, trasformando un sistema respingente in Accoglienza vera. In questa direzione vanno le nostre proposte che mirano a incidere su livelli diversi e complementari. <strong>Chiediamo che: sia garantito un sistema di accoglienza sin dalla prima presentazione della domanda di protezione internazionale; vengano garantiti all’interno del sistema di accoglienza servizi assistenziali di base; venga uniformata l’accoglienza a un unico sistema; si ponga fine alla pratica di revocare illegittimamente le misure di accoglienza; venga attuata una politica regionale specifica per l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo e rifugiati; venga garantita l’assistenza sanitaria ai richiedenti asilo; vengano aboliti tutti i centri di detenzione amministrativa per migranti (CPR) e qualsiasi luogo di trattenimento forzato (come gli <em>hotspot</em></strong><strong>); i richiedenti asilo vengano iscritti all’anagrafe</strong>”, concludono le volontarie e i volontari.</p>



<p>“Il funzionamento del sistema di accoglienza è lo specchio della gestione del fenomeno migratorio nel nostro Paese:&nbsp;<strong>un mix tra razzismo istituzionale e normativo, logica emergenziale e violazione di diritti fondamentali</strong>”, afferma Sabina Alasia presidente&nbsp;Naga, “le conseguenze non possono che essere disastrose: i diritti sono trasformati in concessioni, l’accoglienza è utilizzata come strumento di controllo ed esclusione e la povertà e l’indigenza sono diventate delle colpe”, continua la Presidente, “è quindi&nbsp;<strong>necessario ripensare non solo l’intera gestione dell’accoglienza e dell’immigrazione, ma l’idea di società che ci viene proposta, dove la solidarietà non ha più luogo</strong>. Nonostante questo, per quanto riguarda la gestione del fenomeno migratorio, individuiamo almeno tre provvedimenti realizzabili che potrebbero essere l’inizio di un cambiamento significativo:&nbsp;<strong>l’abolizione della procedura d’ingresso attraverso il decreto flussi; la regolarizzazione ordinaria dei cittadini stranieri già sul territorio che svolgano un’attività lavorativa o che abbiano concreti legami familiari; l’introduzione del permesso di soggiorno europeo</strong>. Come&nbsp;Naga&nbsp;continueremo a monitorare la situazione, a denunciare ogni violazione dei diritti fondamentali e a offrire gratuitamente ai cittadini stranieri i nostri servizi di assistenza sanitaria, sociale e legale. Fino a quando ce ne sarà bisogno”, conclude Alasia.<strong>Scarica:</strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Report_Senza-scampo_Naga-5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Rapporto Completo</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Abstract_ITA_Senza-scampo_Naga-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">L’ Abstract in Italiano</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Abstract_EN_Senza-scampo_Naga-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">L’ Abstract in inglese</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Silde_Senza-scampo_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Le slide</a></strong></p>
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		<title>Se questa è accoglienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 07:56:35 +0000</pubDate>
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<p>Sono sette, provenienti da realtà e paesi diversi, accomunati da storie e sofferenze indicibili, ridotti in schiavitù, detenuti minacciati e torturati in Libia, sfuggiti a sparatorie, sopravvissuti al mare e quando finalmente sono arrivati in Italia, per un attimo sperano di aver trovato futuro, speranza, diritti umani e umanità.</p>



<p>Ma si sbagliano.</p>



<p><strong>Cibo</strong></p>



<p>Nel loro centro di accoglienza non esiste una cucina. Il cibo arriva già preconfezionato, ma sulle confezioni non vi è nessuna data di scadenza. Il cibo è poco e di pessima qualità e non c’è alcuna possibilità di chiedere il bis. Se viene fame tra un pasto e l’altro bisogna arrangiarsi con piccoli snack comprati con il pocket money (2 euro e mezzo al giorno). Gli orari dei pasti sono rigidissimi. Arrivare in ritardo di pochi minuti significa restare a digiuno e l’unico operatore del centro, Mister Hyde, butta via il cibo dei ritardatari affamati sotto i loro occhi pur di punirli per il ritardo. Nessuna flessibilità. Chi tarda a causa di un treno in ritardo resta a digiuno, anche se avvisa per tempo. Il pasto è anche il momento in cui si firma la presenza nel centro. Mr. Hyde mette in atto piccoli gesti provocatori, come sottrarre il foglio firme per impedire a chi arriva tardi di firmare. Chi non firma risulta assente, e il pocket money quel giorno non viene corrisposto.</p>



<p><strong>Mister Hyde</strong></p>



<p>Mister Hyde è l’unico operatore del centro. Lavora 24 ore al giorno. Riposa su una branda di fortuna posta nel suo ufficio. È sempre stanchissimo, litigioso, nervoso, scortese, irritabile, aggressivo verbalmente, urla e lamenta dolori di varia natura. Gli ospiti si accorgono della sua fatica e cercano di esprimere empatia, ma lui la rifiuta. Mr. Hyde è l’unico interlocutore degli ospiti. A lui ci si deve rivolgere per qualsiasi esigenza e a chi gli chiede qualcosa risponde:&nbsp;<em>animali, tornate in Africa; siete animali e non capite nulla; Africani e animali sono uguali; Voi siete degli animali, la vostra testa non funziona andate in Africa.</em>&nbsp;Ha qualche anno in più degli ospiti e alcuni di loro, in segno di rispetto, osano chiamarlo&nbsp;<em>padre.&nbsp;</em>Lui rifiuta il nomignolo dicendo&nbsp;<em>Non posso essere padre di un animale.&nbsp;</em>I nomignoli si accompagnano a minacce di allontanare dal centro chi osa lamentarsi. In alternativa Mister Hyde offre uno sprezzante silenzio dedicato al bersaglio di turno. Del tutto inutili sono i tentativi di parlare per trovare una convivenza serena. Impossibile sedersi al suo stesso tavolo e chiedere di parlare. Mr. Hyde si sottrae ai tentativi di confronto.</p>



<p><strong>Problemi Quotidiani</strong></p>



<p>Lampadine fulminate, qualche stanza senza luce per 2 mesi, e Mr. Hyde per mesi dice che chiamerà qualcuno a ripristinare la corrente; bagni rotti per mesi e dover andare a fare i propri bisogni nella stanza di altri; porte che non chiudono. La pulizia dei bagni e delle stanze è compito degli ospiti, ma mancano prodotti adeguati. Tubature con perdite; infiltrazioni e muffa in alcune stanze; sapone e dentifricio distribuiti in modo limitato; docce fredde segnalate a Mr. Hyde che risponde:&nbsp;<em>arrangiatevi</em>. Riscaldamento troppo basso, e alcuni ospiti costretti a comprare coperte e stufe elettriche; lenzuola coperte e cuscini mai sostituiti in 2 anni, e quando li lavano gli ospiti restano senza. La coperta ci mette 2 giorni ad asciugare. E poi il sapone che manca, per 2 mesi.</p>



<p><strong>Salute</strong></p>



<p>Il centro di accoglienza non è frequentato da medici né psicologi. Chi chiede di vedere un medico non viene esaudito. Qualcuno va in ospedale di sua iniziativa, per fare esami del sangue. In sostituzione delle visite richieste Mr. Hyde distribuisce a tutti pastiglie di OKI. Sporadicamente (una volta all’anno) qualcuno ricorda di avere fatto nel centro esami del sangue, i cui esiti non sono mai stati comunicati. Un ospite ha un’ernia allo stomaco e un problema a un occhio e a un orecchio. Mr. Hyde lo porta in ospedale per una visita, ma il medico parla solo con Mr. Hyde, che nulla riferisce all’interessato sul suo stato di salute. Il paziente poi viene operato allo stomaco e in seguito deve tornare in ospedale per un drenaggio. Sta malissimo, quel giorno ma anche con lui Mr. Hyde si limita a fornire pastiglie di OKI. Per farsi ascoltare da Mr. Hyde è costretto a chiedere l’intercessione del maestro di Italiano.&nbsp; Solo con insistenze faticosissime chi ne ha bisogno viene portato in ospedale. Ma c’è chi sviene nel Centro e non viene nemmeno chiamata l’ambulanza. Solo Mr. Hyde decide, in modo arbitrario, chi va accompagnato in ospedale. Qualcuno esasperato va in ospedale da solo, e Mr. Hyde si arrabbia, gli urla contro, lo tratta male e non fornisce le medicine prescritte dall’ospedale.&nbsp;<em>Troppo costose,&nbsp;</em>al loro posto il paziente riceve l’OKI. Un ospite ha un problema ai reni, causato da percosse subite in passato. Chiede più volte un consulto specialistico. Mr. Hyde alla fine cede e accompagna il ragazzo a una visita medica ma indica erroneamente un problema alla cervicale, e il referto medico risulta negativo.</p>



<p><strong>Documenti</strong></p>



<p>Gli ospiti del Centro non conoscono i loro diritti. Mr. Hyde ne approfitta. Alcuni ospiti non sono mai stati accompagnati in questura a richiedere il permesso di soggiorno, e a causa di questo non hanno potuto accettare offerte di lavoro. Ad altri Mr. Hyde non ha comunicato per tempo la data dell’audizione alla Commissione Territoriale per Riconoscimento dello Stato di Protezione. Uno addirittura ha “bucato” quell’appuntamento. Mr. Hyde e questura si rimpallano a vicenda la responsabilità dell’accaduto. Un altro ha dovuto scoprire quella data da solo, andando in questura, e ne è venuto a conoscenza solo a ridosso dell’appuntamento.&nbsp; Un altro ha perso l’occasione di lavorare in un ristorante perché non ha la residenza, e Mr. Hyde non gli ha dato alcuna spiegazione.&nbsp; Alcuni però venivano portati in comune a richiedere la residenza in Comune. Insomma, la residenza o il rinnovo del permesso di soggiorno vengono “concessi” da Mr. Hyde come favori personali, secondo criteri meschini. Nel Centro My Hyde non dà informazioni sulla procedura di domanda di asilo. Chi riceve un diniego deve trovarsi da solo l’avvocato per proporre ricorso.</p>



<p><strong>Iniziativa</strong></p>



<p>Stremati e umiliati, gli ospiti del Centro scrivono una lettera per la Prefettura in cui lamentano le carenze del Centro e, soprattutto, il comportamento di Mr. Hyde. Conservano la lettera e sperano di avere l’occasione di consegnarla di persona alla Prefettura. Mandano una mail in prefettura chiedendo di essere ricevuti. Nessuna risposta.&nbsp; Sollecitano. Nessuna risposta. Attendono fiduciosi e sbagliano.</p>



<p><strong>Casus belli</strong></p>



<p>Un giorno qualsiasi una lampadina fulminata e un problema medico trascurato fanno partire una discussione banale con Mr. Hyde. Stavolta però chi si lamenta non accetta supinamente le grida offensive di Mr. Hyde e risponde con pari tono.&nbsp;<em>Come è possibile che ogni volta che ci lamentiamo perché dobbiamo dirti qualcosa tu cominci a fare così?&nbsp;</em>Il tono della voce attira altri ospiti dalle loro stanze, e tutti si uniscono alle lamentele. Non urlano, non c’è un clima intimidatorio o aggressivo. Tutti parlano ed esprimo le ragioni per cui sono lì. Lamentano che vengono offesi e umiliati, chiamati animali, e che non vengono ascoltati, e sono trattati male. Dicono chiaramente che vogliono riferire le loro lamentele ai carabinieri, e uno di loro li chiama. A sua volta Mr. Hyde chiama i carabinieri, dopo essere uscito dal Centro e dopo che gli ospiti lo hanno seguito fuori, desiderosi di incontrare i carabinieri per parlare con loro. Gli ospiti del campo non vogliono più Mr. Hyde. Scrivono frasi ingenue di protesta alla lavagna come&nbsp;<em>Mr. Hyde vai via.&nbsp;</em>Quando i carabinieri arrivano parlano con Mr. Hyde e con due ospiti del centro, quelli che se la cavano meglio con l’italiano. I due fanno da portavoce. Espongono le carenze del centro, e descrivono il comportamento opinabile dell’operatore responsabile, chiedendo che lo stesso venga allontanato e sostituito. Mr. Hyde poi torna nel centro verso le 23:00 a prendere i suoi effetti personali e va via. Al suo posto arriva una operatrice gentile. Un ospite commenta:&nbsp;<em>Fino a quando c’era Mr. Hyde ci sentivamo come in Africa, con la nuova operatrice finalmente sentiamo di essere arrivati in Italia.</em></p>



<p><strong>Pochi giorni dopo</strong></p>



<p>Mr. Hyde ritorna, intorno alle 5:00 del mattino, accompagnato da inquirenti che tirano giù dal letto 9 ospiti del campo e notificano loro 9 provvedimenti di revoca accoglienza, con l’accusa di avere aggredito fisicamente Mr. Hyde e di averlo minacciato di morte. Hanno mezz’ora di tempo per mettere i loro vestiti in sacchi di plastica forniti al momento, e andare in strada. Tutti sono sconvolti e terrorizzati, i 9 con le revoche e gli altri che sanno bene come avrebbero potuto trovarsi al loro posto. Mr. Hyde torna a lavorare nel Centro, più arrogante che mai.</p>



<p><strong>Naga</strong></p>



<p>Perché sono tanti, e bisogna raccogliere bene le loro testimonianze, i volontari del Naga ascoltano i ragazzi separatamente e tutte le versioni raccolte convergono. Uno dei 9 revocati scappa immediatamente e non ne vuole sapere più nulla dell’Italia. Un altro è talmente spaventato che decide di non ricorrere all’assistenza legale che gli viene offerta. Con fatica il Naga riesce anche a raccogliere qualche testimonianza di chi è ancora nel centro. Gli ospiti rimasti non vogliono parlare, sono intimoriti e temono di fare la fine dei loro 9 compagni più sfortunati. I pochi che parlano confermano la versione degli altri. Nessuna aggressione, nessuna minaccia, solo lamentele legittime e pacifiche, già riferite ai carabinieri il giorno dell’intervento. Il Naga manda finalmente la lettera scritta tempo prima per la prefettura. La prefettura risponde ringraziando e rassicurando che la situazione descritta non corrisponde a quanto da loro riscontrato nelle loro visite al Centro. No comment.</p>



<p>Un legale collaboratore del Naga prepara e notifica 7 ricorsi contro le revoche dell’accoglienza. Aspettiamo ora il responso della giustizia, nel frattempo Mr. Hyde è tornato a gestire il Centro con le stesse modalità.&nbsp; Come Naga continueremo a monitorare la situazione e a dare assistenza e accoglienza, la nostra, a chi viene negata.&nbsp;<strong>#siamounportosicuro</strong></p>



<p>Foto: I. Carmassi</p>
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		<title>Ramy e la cittadinanza italiana: il commento del Naga</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 09:16:48 +0000</pubDate>
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<p>Potremmo passare per persone serie che pensano a cose edificanti di tanto in tanto, soprattutto dopo la tragedia evitata a San Donato Milanese (<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/20/milano-sequestra-bus-con-51-studenti-a-bordo-e-appicca-il-fuoco-carabinieri-bloccano-il-mezzo-e-salvano-i-ragazzi-il-procuratore-greco-strage-con-aggravante-del-terrorismo/5050331/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">come quella del bus coi suoi 51 bambini a bordo</a>,) grazie alla prontezza di Ramy richiama alla lucidità le istituzioni e tutto il resto della società. Invece passa un messaggio sviato dalla propaganda, come sempre ormai, messaggio ben sottolineato dal comunicato stampa dell&#8217;associazione Naga che vogliamo riportarvi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Prima: un autobus in fiamme, i bambini tutti in salvo grazie a loro stessi e ai carabinieri che li hanno soccorsi, gli abbracci con i genitori.<br />
Dopo: i carabinieri in televisione con i bambini che hanno dato l’allarme, il cappello dei carabinieri sulla testa dei bambini e il “da grande voglio fare il carabiniere”, il ministro che insulta un bambino, il calciatore che vuole incontrare l’eroe, i tricolori, il principale partito all’opposizione che si dichiara ora favorevole allo<em> Ius soli </em>invece che presentare la proposta di legge quando poteva farlo, un ministro che si vanta di convincerne un altro, il coraggio come valore assoluto e il premio: la cittadinanza per gli eroi.La vicenda di Ramy e dei suoi amici che hanno rischiato la vita ha scatenato uno dei teatrini più penosi e nauseanti degli ultimi tempi. Nessuna riflessione, nessuna serietà, nessuna prospettiva, solo dichiarazioni elettorali estemporanee e immagini per bucare lo schermo. E se Ramy fosse uscito per primo, se avesse avuto semplicemente paura sarebbe stato meno meritevole? E’ passato il messaggio, gravissimo, che per essere italiani bisogna essere meritevoli, l’unica via per vedersi riconosciuto un diritto è essere carabinieri in erba, pompieri in potenza, eroi sempre. E la cittadinanza come l’ultimo dispositivo a cui si aggrappa una politica logora e senza idee.Il nostro pensiero va a tutte le bambine e i bambini nati in Italia e che riconosciamo come cittadini di questo Paese: che giochino, studino e si divertano, che abbiano paura e che abbiano coraggio e che pensino di essere meritevoli semplicemente per come sono.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni passo di questa politica è sconcertante e in cattiva fede: è ora che apriamo gli occhi (e pure i porti!)</p>
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