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	<title>narcotraffico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Venezuela. Continuiamo a parlare di aborto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 10:42:20 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="294" height="171" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/Vanessa-aborto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14994"/></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><em>C’era una volta, in una cittadina a ovest di un paese dimenticato da Dio e da tutti, che una ragazzina di 13 anni, denutrita e di famiglia molto umile venne violentata da un uomo. La ragazzina non sapeva cosa fare o con chi parlare. Ad un certo punto, incontrò una maestra di 31 anni, molto coinvolta nella difesa dei diritti delle donne, che dopo aver saputo dello stupro e della situazione di salute e di precarietà economica e sociale della famiglia, le spiegò le opzioni che aveva. La maestra pensava che quella gravidanza non potesse avere un finale felice, pensava che quella giovanissima donna non sarebbe stata in grado di far crescere in salute quel bimbo dentro la pancia, perché quel corpicino di 13 anni era martoriato dalla fame. La maestra decise di aiutarla e parlarle della possibilità per interrompere la gravidanza. Purtroppo, era la cosa migliore per quel futuro esserino, per la ragazza e per la sua famiglia, ma la polizia lo seppe e arrivò a casa della maestra e la portarono in carcere per aver commesso il </em><em><u>presunto</u></em><em> delitto di aver somministrato alla ragazza una pastiglia per abortire. Da quel momento sono passati tre mesi in cui la maestra è stata in isolamento, non ha avuto la possibilità di conoscere quali sono le implicazioni penali del suo presunto delitto, il suo avvocato non ha potuto accedere all’espediente di accusa. La Procura Generale, durante l&#8217;udienza preliminare, la accusò di aver indotto l&#8217;aborto. Tuttavia, il Tribunale di controllo dello Stato aggravò le accuse senza avere le prove. Era anche colpevole dei reati di racket e cospirazione per commettere un crimine, accuse che dovrebbero aumentare la pena che la maestra affronta.</em></p>



<p><em>Siamo arrivati ai giorni nostri, la maestra in questo momento è in arresto domiciliare in attesa del processo.</em></p>



<p>La cittadina a ovest è Merida. Il paese dimenticato da Dio e da tutti è il Venezuela e il nome della maestra attivista a favore delle donne è Vanessa Rosales. Il suo crimine: aver aiutato una minorenne vittima di violenza sessuale a interrompere una gravidanza prodotto di uno stupro. A questo punto: dov’è lo stupratore? È stato preso o punito o minimamente arrestato e in attesa di processo come è successo a Vanessa? Ancora no. Sembra che il governo abbia diramato un ordine di cattura contra questa persona, ma il caos giudiziario e sociale che c’è in Venezuela con questa narco dittatura è così grave che fa pensare che l’arresto dello stupratore non sia così prioritario come punire la maestra.</p>



<p>L’aborto in Venezuela è illegale. Il diritto ad abortire è un crimine, tranne i rari casi in cui, a seconda dei criteri medici, la vita della donna sia in pericolo. L’aborto indotto è un crimine, e una donna, se ritenuta colpevole, potrebbe scontare da 6 mesi a 2 anni di carcere. In caso di stupro, l&#8217;aborto non è consentito.</p>



<p>Per questo motivo, le innumerevoli associazioni e ONG per i diritti umani in Venezuela insistono sul fatto che questa questione deve essere discussa e l’aborto, depenalizzato, ma il popolo venezuelano è in mezzo ad una crisi umanitaria gravissima, come già sappiamo, nella più assoluta impunità e praticamente sequestrati da un governo narcotrafficante, probabilmente l’aborto non è una priorità per il governo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="249" height="202" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/aborto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14995"/></figure>



<p>Siccome l’aborto è illegale, anche la commercializzazione e il mercato nero delle pastiglie antiaborto lo sono e si fa molta speculazione. Ogni pastiglia ha dei prezzi esorbitanti e c’è bisogno di 12 pastiglie per interrompere una gravidanza di massimo 12 settimane, per cui pochissime donne possono acquistarle. Questa illegalità favorisce il contrabbando e le donne diventano le vittime, incrementando il livello di angoscia, stress e insicurezza sanitaria.</p>



<p>Il fatto è che forse Vanessa era in possesso di queste pastiglie che come abbiamo detto, sono illegali, ma la difesa di una donna o come in questo caso di una minorenne stuprata dovrebbe essere la priorità. Quando il mondo maschilista e politico capirà che le donne, piccole o grandi che siano, hanno il sacrosanto diritto di decidere se avere o non avere un figlio. Quando capiranno che c’è bisogno di assistenza a livello fisico e psicologico dopo aver subito uno stupro. Quando capiranno che la donna ha diritto ad essere informata sulle opzioni che ha dopo una violazione. Quando si capirà, soprattutto nei paesi sottosviluppati, che la situazione delle gravidanze non desiderate è un grande problema… beh, in quel momento si potrà andare avanti, in quel momento inizierà a cambiare il far west dell’aborto, che giorno dopo giorno crea delle vittime e nuoce la vita di donne e di futuri bambini.</p>
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		<title>“Mafie e crisi” è il nuovo dossier R.I.G.A.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 08:49:16 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="212" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/mafie-e-crisi-cover-2020-212x300-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14991"/></figure>



<p>(Da liberainformazione.org)</p>



<p>Mafie e crisi sono strettamente collegate. Le crisi, infatti, rappresentano una ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale e mafiosa. Un collegamento che&nbsp;<em>Libera Bologna</em>&nbsp;ha approfondito insieme a&nbsp;<em>Libera Informazione</em>&nbsp;nel dossier “<strong>Mafie e crisi</strong>”, un lavoro collettivo presentato venerdì 11 dicembre a Bologna all’interno del Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno.</p>



<p>Il dossier è il quarto dei lavori di approfondimento di Libera Bologna e Libera Informazione all’interno della collana&nbsp;<em>R.I.G.A. – Report e Inchieste di Giornalismo Antimafia</em>: dossier e tasselli per creare un quadro complessivo del fenomeno mafioso a Bologna, in una città dove la consapevolezza del radicamento mafioso è ancora limitata.</p>



<p>Dopo aver scritto di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/dossier/bologna-crocevia-dei-traffici-di-droga/?utm_source=rss&utm_medium=rss">narcotraffico e droghe</a>, di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/dossier/caporalato-emiliano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">caporalato</a>&nbsp;e di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/corruzione-sepolta/?utm_source=rss&utm_medium=rss">corruzione</a>, l’associazione ha deciso di affrontare, in questo anno particolare, un tema più complesso, che parte dall’<strong>emergenza sanitaria</strong>&nbsp;per arrivare ad analizzare le&nbsp;<strong>crisi economica</strong>,&nbsp;<strong>sociale</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>culturale</strong>, fino a quella&nbsp;<strong>ambientale</strong>.</p>



<p>Il nuovo dossier dell’associazione affronta la tematica “Mafie e crisi” a partire dall’ultima&nbsp;<strong>crisi sanitaria</strong>&nbsp;causata dalla pandemia di Covid-19, analizzando le infiltrazioni e gli affari delle mafie, per collegarsi poi all’emergenza economica e sociale anch’essa in corso, con un’analisi dei cambiamenti delle mafie durante il lockdown, dei casi di corruzione, dell’infiltrazione nella ricostruzione economica.</p>



<p>Il collegamento successivo è con il rapporto tra infiltrazioni mafiose e criminali ed&nbsp;<strong>emergenza sociale</strong>, con un ragionamento sulla necessità di politiche sociali più forti, con esempi di casi e dati su Bologna. C’è, poi, l’approfondimento di un’altra crisi: quella&nbsp;<strong>ambientale</strong>, con un’analisi di casi specifici sul territorio emiliano – dalla ricostruzione post terremoto all’inchiesta sulla commercializzazione della ‘ndrangheta di ghiaia e sabbia del Po – e un ragionamento sulla crisi climatica e sul legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale.</p>



<p>Il dossier chiude con un capitolo sui&nbsp;<strong>modelli per una ripartenza giusta</strong>, come le fabbriche recuperate dai lavoratori e dalle lavoratrici. Modelli positivi che ci danno&nbsp;l’idea di una battaglia da portare avanti che tiene conto del rispetto dei diritti, umani, dei lavoratori e delle lavoratrici, dell’ambiente e del territorio che viviamo.</p>



<p>Con i contributi di Lorenzo Frigerio, Ilvo Diamanti per Libera contro le mafie, la criminologa Anna Sergi, l’ex questore Piero Innocenti, il professore Alberto Vannucci, l’assessore Marco Lombardo, il ricercatore Michele Riccardi, il portavoce della Rete dei Numeri Pari Giuseppe De Marzo, il segretario della FIOM Bologna Michele Bulgarelli, il presidente dell’associazione Approdi Diego Manduri, la presidente di Arci Bologna Rossella Vigneri, i giornalisti Paolo Bonacini e Giulia Paltrinieri, il presidente della Cooperativa Gazzotti 18 Andrea Signoretti, Michele D’Alena di Fondazione Innovazione Urbana, Damiano Avellino di Fairbnb e Marianna Mea di Goodland – è scaricabile dal sito di Libera Bologna.</p>



<h3><strong>Scarica il dossier:&nbsp;<a href="http://www.liberainformazione.org/wp-content/uploads/2020/12/R.I.G.A.-Mafie-e-crisi.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">R.I.G.A.-Mafie-e-crisi</a></strong></h3>
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		<title>“La Guerra alla Droga” nelle Filippine</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 09:33:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="510" height="340" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Filippine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14922" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Filippine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 510w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/Filippine-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>La crisi dei diritti umani nelle Filippine, scatenata da quando il presidente Rodrigo Duterte è entrato in carica nel giugno 2016, si è aggravata nel 2018 quando Duterte ha continuato la sua omicida &#8220;guerra alla droga&#8221; di fronte alle crescenti critiche internazionali.</p>



<p>La polizia filippina sta falsificando le prove per giustificare le uccisioni illegali in una guerra alla droga che ha causato più di 7.000 morti, come ha riconosciuto Human Rights Watch in un nuovo rapporto. Il presidente Rodrigo Duterte e altri alti funzionari hanno istigato e incitato all&#8217;uccisione di poveri per lo più urbani in una campagna che potrebbe equivalere a crimini contro l&#8217;umanità. &#8220;Le nostre indagini sulla &#8216;guerra alla droga&#8217; filippina hanno rilevato che la polizia uccide abitualmente sospetti di droga a sangue freddo e poi copre il loro crimine posizionando droghe e pistole sulla scena&#8221;, ha detto Peter Bouckaert, direttore delle emergenze di Human Rights Watch. Il ruolo del presidente Duterte in queste uccisioni lo rende in ultima analisi responsabile della morte di migliaia di persone.</p>



<p>Il rapporto di 117 pagine di Human Rights Watch, &#8220;Licenza di uccidere: uccisioni della polizia filippina nella &#8220;guerra alla droga&#8221; di Duterte&#8221;, ha rilevato che la polizia nazionale filippina ha ripetutamente eseguito uccisioni extragiudiziali di sospettati di droga e poi ha affermato falsamente l&#8217;autodifesa. Piantano armi, munizioni esaurite e pacchetti di droga sui corpi delle loro vittime per coinvolgerle in attività legate alla droga. Uomini armati mascherati che prendevano parte alle uccisioni sembravano lavorare a stretto contatto con la polizia, mettendo in dubbio le affermazioni del governo secondo cui la maggior parte delle uccisioni sono state commesse da vigilantes o bande di droga rivali.</p>



<p>In diversi casi in cui Human Rights Watch ha indagato, i sospetti in custodia di polizia sono stati successivamente trovati morti e classificati dalla polizia come &#8220;corpi trovati&#8221; o &#8220;morti sotto inchiesta&#8221;. Nessuno è stato indagato in modo significativo, tantomeno perseguito per nessuno degli omicidi della guerra alla droga.</p>



<p>Da quando è entrato in carica il 30 giugno 2016, Duterte e alti funzionari si sono espressi apertamente a sostegno di una campagna nazionale per uccidere spacciatori e consumatori di droga, negando o minimizzando l&#8217;illegalità delle azioni di polizia. Ad esempio, il 6 agosto, Duterte ha avvertito gli spacciatori di droga: “Il mio ordine è sparare per uccidervi. Non mi interessano i diritti umani, farete meglio a credermi. &#8221; Ha inoltre elogiato il numero crescente di vittime degli omicidi della polizia come prova del successo della sua guerra alla droga.</p>



<p>Human Rights Watch ha documentato 24 incidenti che hanno provocato la morte di 32 persone. Tra questi vi è l’ingiusta e arbitraria uccisione di Rogie Sebastian. Il funzionario del quartiere di Barangay ha detto a Rogie Sebastian, 32 anni, di arrendersi alla polizia perché era nella &#8220;lista di controllo&#8221; come tossicodipendente. Lui aveva smesso di usare la droga mesi prima, quindi non si è recato. Due settimane dopo, tre uomini armati e mascherati che indossavano giubbotti antiproiettile sono arrivati ​​a casa sua a Manila e lo hanno ammanettato. &#8220;Potevo sentire Rogie implorare per la sua vita dall&#8217;esterno della stanza&#8221;, ha detto un parente. &#8220;Stavamo piangendo e l&#8217;altro uomo, anch’esso armato, ha minacciato di uccidere noi&#8221;. Un vicino ha detto: “Ho sentito gli spari. C&#8217;erano anche poliziotti in divisa fuori, non entravano in casa. Ma i tre assassini in abiti civili andavano e venivano su una motocicletta senza alcuna interferenza da parte dei poliziotti in divisa &#8220;.</p>



<p>Di solito, tali eventi si verificano a tarda notte per le strade o all&#8217;interno di baracche informali delle aree dei quartieri poveri. Testimoni hanno riferito a Human Rights Watch che gli aggressori armati hanno operato in piccoli gruppi. Di solito indossavano abiti civili neri e si schermavano il viso con copricapi in stile passamontagna o altre maschere e cappellini da baseball o caschi. Gli aggressori avrebbero bussato alle porte e avrebbero fatto irruzione nelle stanze, ma non si sarebbero identificati né avrebbero fornito mandati. I membri delle famiglie hanno riferito di aver sentito pestaggi e i loro cari chiedere l&#8217;elemosina per la propria vita. Inoltre, la sparatoria potrebbe avvenire immediatamente, a porte chiuse o per strada; oppure gli uomini armati potrebbero portare via il sospettato, dove pochi minuti dopo sarebbero scoppiati i colpi e gli abitanti locali avrebbero trovato il corpo; oppure il corpo sarebbe stato scaricato altrove in seguito, a volte con le mani legate o la testa avvolta nella plastica. I residenti locali hanno spesso affermato di aver visto la polizia in uniforme alla periferia dell&#8217;incidente, che proteggeva il perimetro e, anche se non visibile prima di una sparatoria, gli investigatori speciali sulla scena del crimine sarebbero arrivati pochi minuti.</p>



<p>Duterte ha spesso definito la sua guerra alla droga mirata a &#8220;signori della droga&#8221; e &#8220;spacciatori&#8221;. Tuttavia, nei casi indagati da Human Rights Watch, le vittime di omicidi legati alla droga erano tutte povere, tranne un caso di identità errata, e molte erano sospette consumatrici di droga, non spacciatrici. Quasi tutti erano disoccupati o svolgevano lavori umili, compresi i conducenti di risciò o facchini, e vivevano in quartieri poveri o insediamenti informali.</p>



<p>Le autorità filippine non sono riuscite a indagare seriamente sugli omicidi della guerra alla droga da parte della polizia o di &#8220;uomini armati non identificati&#8221;, ha detto Human Rights Watch. Sebbene la polizia nazionale filippina abbia classificato un totale di 922 omicidi come &#8220;casi in cui le indagini si sono concluse&#8221;, non ci sono prove che tali indagini abbiano portato all&#8217;arresto e al perseguimento degli autori.</p>



<p>Duterte ed i suoi principali subordinati potrebbero essere ritenuti penalmente responsabili nelle Filippine o da un tribunale all&#8217;estero per il loro ruolo in questi omicidi, ha dichiarato Human Rights Watch. Nessuna prova finora mostra che Duterte abbia pianificato o ordinato specifiche uccisioni extragiudiziali, ma le sue ripetute richieste di uccisioni come parte della sua campagna antidroga potrebbero costituire atti che istigano le forze dell&#8217;ordine a commettere omicidi. Le sue dichiarazioni che incoraggiano la popolazione generale a commettere violenze da parte dei vigilanti contro i sospetti tossicodipendenti potrebbero rappresentare una vera e propria istigazione criminale.</p>



<p>Duterte, alti funzionari e altri coinvolti in uccisioni illegali potrebbero anche essere ritenuti responsabili per crimini contro l&#8217;umanità, che sono reati gravi commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile. I numerosi e apparentemente organizzati attacchi mortali contro il gruppo di sospetti di droga presi di mira pubblicamente potrebbero infatti costituire crimini contro l&#8217;umanità, ovvero un serio crimine internazionale come definito dalla Corte Penale Internazionale.</p>



<p>Le Filippine forniscono un chiaro esempio di una situazione in cui il governo agisce in nome di una lotta apparentemente proficua, ma con l&#8217;intenzione sottostante di privare le persone dei loro diritti umani. È emerso che durante il confinamento a causa del COVID-19 le morti per la guerra alla droga sono aumentate del 50%; dato coerente con l&#8217;aumento globale delle violazioni dei diritti umani a seguito dell&#8217;applicazione delle misure di sicurezza per il Coronavirus. La realtà delle Filippine dimostra anche quanto sia lontano il rispetto universale del dovere degli Stati di proteggere le persone all&#8217;interno della loro giurisdizione, e la conseguente necessità di un sistema investigativo indipendente, incaricato ad esempio dal Consiglio ONU dei Diritti Umani, con l&#8217;obiettivo di contribuire alla responsabilità e alla giustizia nelle Filippine.</p>



<p>È evidente che il tempo e la perseveranza sono necessari per portare un cambiamento, e qualcosa si sta muovendo in questa direzione dal momento che la Corte Penale Internazionale, nonostante il ritiro delle Filippine dallo Statuto, aspira a finalizzare l&#8217;esame preliminare degli omicidi per la “guerra alla droga” come possibili crimini contro l&#8217;umanità punibili dalla Corte stessa.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il sale della terra</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 07:18:46 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Lydia, una madre. Luca, suo figlio. E Sebastiàn, marito e padre trucidato – insieme ad altri quindici familiari – perchè, grazie alla sua attività di giornalista investigativo, ha scoperto l&#8217;identità di uno dei narcos più temuti del Messico, Javier ,soprannominato “La lalechuza”, la civetta. Per un destino beffardo Lydia conosce il criminale all&#8217;interno della libreria di cui la donna è responsabile e ne scopre il lato umano: l&#8217;amore per la Poesia e per la figlia Marta. Ma se sali i gradini del Potere fino alla cima, anche l&#8217;individuo più sensibile perde la propria umanità e il confine tra Bene e Male si confonde con l&#8217;egotismo cieco che si fa diritto di vita o di morte sugli altri.</p>



<p>Lydia e Luca diventano il bersaglio principale della gang di Javier, i Jardineros. La donna decide, quindi, di scappare da Acapulco e di intraprendere la via dei migranti irregolari, che dall&#8217; America latina sperano di arrivare al <em>norte</em>, negli USA. E, per tutto il tempo del viaggio che durerà cinquatrè giorni e quattromiladuecentocinquatasei chilometri (ma sembrano molti anni), il vero protagonista del romanzo diventa il CORPO. Il libro si intitola “Il sale della terra” (in italiano, edito da Feltrinelli) ed è scritto da Jeanine Cummins, capace di rendere empaticamente tutta la gamma dei sentimenti provati dai personaggi, così come rende con le parole i paesaggi desolati dove si gioca la sopravvivenza di tanti.</p>



<p>Il corpo, dicevamo: ghiacciato dal terrore, esausto per gli ostacoli, rattrappito per nascondersi, piagato dalle intemperie, svuotato dalla disillusione, abusato dalla violenza, asfiittico per la perdita. Un corpo resistente, con il supporto della mente: gambe, braccia, sterno, piedi, testa, ossa, pelle che appartengono a giovani e adulti, donne e uomini e che diventano la sola e unica possibilità di salvezza.</p>



<p>Duro, amaro, malinconico, dolce è il racconto che la Cummings regala al lettore, immagini e struttura tanto cinematografici da immaginare tutto, da esserci dentro e patire, respirare di sollievo, poi temere e tornare a respirare&#8230;Così è il viaggio dei migranti irregolari, in particolare per coloro che lasciano la terra d&#8217;origine a causa del narcotraffico, come in questo caso.</p>



<p>Niente sconti perchè la realtà va descritta così com&#8217;è, ma un finale consolatorio e sprazzi di solidarietà che rendono un po&#8217; di Giustizia e speranza per il futuro.</p>
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		<title>XI Libro bianco coi numeri del proibizionismo: ci costa 20 miliardi di euro, rallenta la giustizia e riempie le carceri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 07:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="705" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 705w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure></div>



<p><strong>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI</strong></p>



<p><strong>Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e scientifici”</strong></p>



<p>Il 25 giugno anche l’Associazione Luca Coscioni partecipa alla presentazione dell’XI Libro Bianco sulle Droghe pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro il Narcotraffico. Il volume è principalmente dedicato al Carcere ai tempi del Coronavirus.</p>



<p>Il documento (vedi APPROFONDIMENTO) descrive come <strong>i costi del proibizionismo</strong> siano da quantificare in mancate entrate per lo Stato in virtù della gestione del settore da parte della criminalità organizzata &#8211; che includendo l’indotto potrebbero sfiorare i <strong>18-20 miliardi</strong>, ma anche con le risorse umane ed economiche relative all&#8217;amministrazione della giustizia &#8211; i tribunali sono ingolfati da cause di minima importanza e oltre <strong>il 36% dei detenuti,</strong> molti dei quali con problemi di dipendenza, è in carcere per reati connessi alle droghe.</p>



<p>“<em>In Italia e nel mondo non si vedono segni di contenimento della presenza degli stupefacenti”</em> ha dichiarato l’avvocato <strong>Filomena Gallo, segretario dell’Associazione</strong> <em>“</em><em>dopo quasi 60 anni di proibizione quel che va riformato radicalmente è l’impianto generale del ‘controllo’ “</em></p>



<p><strong>Marco Perduca</strong>, che per l’Associazione coordinato <strong>Legalizziamo.it</strong> ha ricordato che <em>“Dopo anni di promesse è arrivato il momento che il Parlamento si assuma le responsabilità di definire quali nuove regole possano consentire un consumo consapevole (almeno) della cannabis legalizzandone produzione, consumo e commercio, cancellando, tra le altre cose, anche le pesanti sanzioni per la detenzione delle altre sostanze proibite.”</em></p>



<p>“<em>Divieti e proibizioni impongono stigmi e generano discriminazioni a chi consuma, anche saltuariamente quanto proibito, e chi vuole far ricerca per i fini medico-scientifici previsti dalla legge. Il potenziale medico degli stupefacenti continua a esser sperimentato con successo, perché l’Italia vuole rimanere indietro?”</em> Ha concluso l’avvocato <strong>Gallo.</strong> “<em>La proposta di legge Legalizziamo! Presentata alla Camera nel 2016 e di nuovo consegnata al Presidente Fico l’anno scorso assiema&nbsp; Radicali italiani e decine di altre associazioni”</em> incalza <strong>Perduca</strong> <em>“propone un modello di regolamentazione sostenibile &#8211; i tempi e numeri per legalizzare ci sarebbero Movimento 5 Stelle e PD si assumano le loro responsabilità!”</em></p>



<p>Il 26 giugno, dalle ore 15, si terrà un webinar on line di presentazione del Libro Bianco con iscrizione obbligatoria ma gratuita a questo indirizzo: https://register.gotowebinar.com/register/6062862554304999947?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Il Libro Bianco, disponibile in versione cartacea in tutte le librerie e i rivenditori on line, sarà consultabile sul sito di Fuoriluogo, <a href="http://www.fuoriluogo.it/librobianco?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www</u><u>.</u><u>f</u><u>u</u><u>o</u><u>r</u><u>i</u><u>l</u><u>u</u><u>o</u><u>g</u><u>o</u><u>.</u><u>i</u><u>t</u><u>/</u><u>l</u><u>i</u><u>b</u><u>r</u><u>o</u><u>b</u><u>i</u><u>a</u><u>n</u><u>co</u>.</a></p>



<ul><li><strong>APPROFONDIMENTO &#8211; LE DROGHE E LA REPRESSIONE. I dati in pillole</strong></li></ul>



<p>Dopo 30 anni di applicazione, i devastanti effetti penali del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli (l&#8217;art. 73 in particolare) non possono essere più considerati &#8220;effetti collaterali&#8221;. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri.</p>



<p><strong>LA LEGGE SULLE DROGHE È IL VOLANO DELLE POLITICHE REPRESSIVE E CARCERARIE. SENZA DETENUTI PER ART. 73, O SENZA TOSSICODIPENDENTI NON SI AVREBBE SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI</strong></p>



<p><strong>La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale</strong>: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che <strong>in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario</strong>, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 30 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.</p>



<p><strong>IL 30% DEI DETENUTI ENTRA IN CARCERE PER UN ARTICOLO DI UNA LEGGE</strong></p>



<p><strong>13.677 dei 46.201 ingressi in carcere</strong> nel 2019 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. <strong>Si tratta del 29,60% degli ingressi in carcere</strong>: si consolida l&#8217;inversione del trend discendente attivo dal 2012 a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.</p>



<p><strong>34,80% DEI DETENUTI È IN CARCERE PER LA LEGGE SULLE DROGHE.</strong></p>



<p><strong>Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art.73</strong> del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, <strong>23,82%</strong>). <strong>Altri 5.709 in associazione con l&#8217;art. 74 </strong>(associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, <strong>9,39%</strong>), <strong>solo 963 esclusivamente per l&#8217;art.74 (1,58%)</strong>. Questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili. Nel complesso vi è una impercettibile diminuzione dello 0,67%.</p>



<p><strong>OLTRE IL 36% DI CHI ENTRA IN CARCERE USA DROGHE. SI ASSESTA LA PRESENZA AI MASSIMI STORICI DALLA FINI-GIOVANARDI</strong></p>



<p><strong>Resta ai livelli più alti degli ultimi 15anni la presenza di detenuti definiti &#8220;tossicodipendenti&#8221;: sono 16.934, il 27,87% del totale. </strong>Questa presenza, che resta maggiore anche rispetto al picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone &#8220;tossicodipendenti&#8221;. Nel 2019 questi sono stati il <strong>36,45% degli ingressi nel circuito penitenziario,in aumento costante e preoccupante da 4 anni.</strong></p>



<h1><strong>LE CONSEGUENZE SULLA GIUSTIZIA</strong></h1>



<p><strong>OLTRE 200.000 FASCICOLI NEI TRIBUNALI. </strong><strong>1 </strong><strong>SU 2 PORTA AD UNA CONDANNA. PER REATI CONTRO LA PERSONA O IL PATRIMONIO IL RAPPORTO È </strong><strong>1 </strong><strong>A 10</strong></p>



<p>Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 175.788 e 42.067. È un dato che, pur in leggera diminuzione, si allinea agli anni bui della Fini-Giovanardi. Da notare come secondo una ricerca che pubblichiamo negli approfondimenti, <strong>mentre quasi 1 procedimento su 2 per droghe termina con una condanna, questo rapporto diventa 1 su 10 per i reati contro la persona o il patrimonio.</strong></p>



<h1><strong>LE MISURE ALTERNATIVE</strong></h1>



<h3>AUMENTANO LE MISURE ALTERNATIVE, CHE PERÒ APPAIONO AMPLIARE L&#8217;AREA DEL CONTROLLO</h3>



<p>Continuano ad aumentare le misure alternative, fatto positivo in sé, ma che nasconde anche una tendenza che fa pensare che siano diventate una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. Consentendo così di ampliare l&#8217;area del controllo.</p>



<h1><strong>LE SEGNALAZIONI E LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PER IL CONSUMO DI DROGHE ILLEGALI</strong></h1>



<h3>CONTINUA AD AUMENTARE LA REPRESSIONE DEL CONSUMO: SU QUASI 44.000 SEGNALAZIONI (+6,67%) SOLO 202 RICHIESTE DI PROGRAMMA TERAPEUTICO.</h3>



<p><strong>1.312.180 SEGNALAZIONI DAL 1990. QUASI UN MILIONE PER CANNABIS (73,28%) Non si ferma il trend in aumento delle persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: 41.744 nel 2019</strong>. Le segnalazioni sono quasi 44.000, <strong>+6,67%</strong>. <strong>Più di 4000 sono</strong> <strong>minorenni</strong>. Diminuiscono leggermente le <strong>sanzioni: sono state 14.322 nel 2019. Queste vengono</strong> <strong>comminate in un terzo dei casi </strong>mentre risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: <strong>solo 202 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario</strong>; nel 2007 erano 3.008. <strong>La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,95%)</strong>, seguono a distanza cocaina (15,63%) e eroina (4,62%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. <strong>Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale</strong>; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.)</p>



<h1><strong>L&#8217;ATTIVITÀ DI REPRESSIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE</strong></h1>



<h3>LA CANNABIS È AL CENTRO DELL&#8217;AZIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE. CON LA FINI GIOVANARDI È VISTOSAMENTE CALATA L&#8217;ATTIVITÀ DI CONTRASTO A COCAINA E EROINA</h3>



<p>Da una analisi retrospettiva dei dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga si nota come la sostanza al centro dell&#8217;azione delle Forze dell&#8217;Ordine sia la cannabis. Sia per numero di operazioni, che per sequestri e persone segnalate all&#8217;attività giudiziaria. Da notare come nel periodo in cui era vigente la Fini-Giovanardi, che equiparava tutte le sostanze ai fini delle sanzioni, si sia divaricata la forbice fra operazioni con oggetto cannabis (in continuo aumento) e operazioni contro cocaina e eroina. Per quest&#8217;ultima il calo del numero delle operazioni continua anche negli ultimi anni.</p>



<h1><strong>LE VIOLAZIONI DELL’ART. 187 DEL CODICE DELLA STRADA</strong></h1>



<h3>IL 96.80% DEGLI INCIDENTI NON C&#8217;ENTRA NULLA CON LE DROGHE. SOLO LO 0,27% DEI CONDUCENTI È RISULTATO POSITIVO DURANTE I CONTROLLI NOTTURNI DEI CARABINIERI DURANTE I WEEK END</h3>



<p>Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili sono piuttosto disomogenei, per cui di difficile interpretazione, come confermato dalla stessa ISTAT. Nel corso dei controlli nelle notti dei week end da parte dei carabinieri le violazioni accertate rappresentano lo 0,27% dei controllati. Rispetto alle positività accertate a seguito di incidente questa percentuale sale, al 3,20% nel corso dei primi 10 mesi del 2019. Ricordando che spesso la positività al test non è prova di guida in stato alterato (in particolare per la cannabis), possiamo affermare che l&#8217;uso di droghe non è certamente la causa principale di incidenti in Italia.</p>



<h1><strong>GLI ALTRI CONTENUTI: CONSUMI E CARCERE DURANTE IL LOCKDOWN</strong></h1>



<h3>DURANTE IL <em>LOCKDOWN</em> I CONSUMATORI HANNO DIMOSTRATO CAPACITÀ DI AUTOREGOLAZIONE E IL MERCATO ILLEGALE FLESSIBILITÀ E RESILIENZA. I SERVIZI HANNO SAPUTO ADATTARSI SOLO A MACCHIA DI LEOPARDO ALLA NUOVA SITUAZIONE</h3>



<p>Quest&#8217;anno il Libro Bianco pone grande attenzione alla situazione dei consumi di sostanze e delle <strong>carceri durante la crisi Covid-19</strong>. In particolare rispetto ai consumi si presentano in anteprima i primi risultati di <strong>3 ricerche sui consumi di droghe durante il </strong><em><strong>lockdown </strong></em>che hanno messo in luce <strong>una significativa capacità di controllo dei consumatori</strong>, che hanno adottato strategie di fronteggiamento dell’emergenza, di adeguamento alle mutate condizioni di vita e di consumo, di minimizzazione dei rischi. Si è inoltre verificata la <strong>flessibilità e resilienza del mercato illegale delle droghe</strong>, che è rimasto vivace e mai si è interrotto. Mentre i Servizi pubblici hanno saputo, anche se ancora una volta a macchia di leopardo, adeguarsi alla situazione adattando le terapie farmacologiche, gli strumenti di Riduzione del Danno, di consulenza e informazione online sulle sostanze.</p>



<p>Nel volume si trovano quindi spunti e riflessioni rispetto alla <strong>riforma delle politiche sulle droghe in ambito nazionale ed internazionale</strong>, e approfondimenti specifici sul <strong>carcere</strong>, sui <strong>reati minori </strong>sulle droghe e sulla <strong>riforma dei servizi </strong>in un&#8217;ottica di decriminalizzazione dell&#8217;uso delle sostanze.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro Los hijos de los días (I figli dei giorni): “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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		<title>La Bolivia ha detto NO</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 07:27:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11015" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="623" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 623w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Il presidente boliviano Evo Morales è al potere da 12 anni, eludendo tutti i limiti costituzionali che riguardano la rielezione presidenziale, creando degli escamotage per cambiare la costituzione che lui stesso aveva già cambiato in passato e manipolando i tribunali giudiziari che emettono sentenze in favore delle rielezioni infinite. L’ultima mossa è stata indire un referendum, il 21 febbraio 2016, per chiedere al popolo se volesse la rielezione e così candidarsi alle presidenziali del 2019, ebbene, il popolo ha votato no, il 51% della Bolivia ha detto che non voleva più Evo Morales come presidente. Lui era sicuro di vincere, l’idea gli si è ritorta contro, eccome!! Il problema è che il presidente non ha rispettato la decisione del popolo e tramite altre decisioni unilaterali e autoritarie ha detto che si candiderà per la quarta volta consecutiva alle presidenziali tra un anno. Questa è una evidente violazione dei diritti umani ed è stata denunciata dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), da Human Right Watch e da altre ONG nazionali e internazionali. Lui risponde: “Rimanere nel potere è il mio diritto umano”. La tergiversazione del termine all’ennesima potenza. Mi viene in mente di pensare che questo signore non sa cosa significa il termine: diritti umani. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La società civile e l’opposizione fuori e dentro la nazione sudamericana ha iniziato a denunciare questo fatto per portare alla luce pubblica internazionale che Morales non può ricandidarsi alle elezioni, sarebbe incostituzionale. Il passato 21 febbraio, in diverse città boliviane si sono registrate manifestazioni pro e contro la rielezione del presidente, ultimamente si sono visti simpatizzanti del governo del presidente, cioè membri del partito politico MAS, manifestare per le strade delle città con la testa coperta. Perché nascondono la loro identità dietro i passamontagna? Cos’hanno da nascondere? Questo si fa per intimidire. La diaspora boliviana rappresentata da associazioni e ONG come Todos juntos por Bolivia, Comprometidos por Bolivia, Unidos por Bolivia, etc. sta lavorando tanto per denunciare questa ingiustizia. E’ per questa ragione che il passato 28 giugno attivisti e rappresentanti di queste associazioni in Italia sono andati in Vaticano per presenziare la cerimonia del nuovo Cardinale boliviano Toribio Ticona. C’era anche Evo Morales e il corpo diplomatico boliviano in Italia accompagnato dalle guardie di sicurezza di Morales. Gli attivisti si sono presentati alla cerimonia in modo pacifico indossando magliette con la scritta “Bolivia dijo no, el 21F se respeta” (Bolivia ha detto no, il 21 febbraio si rispetta) e senz’altro questo ha dato fastidio al presidente visto che il corpo di sicurezza, immediatamente dopo la cerimonia, ha fermato 7 di questi attivisti durante più di un’ora e li ha interrogati, una di queste persone è stata minacciata e intimidita pesantemente, non le hanno permesso di fare la telefonata di rigore, è stata informata che se continua partecipando a questo tipo di attività rischia di perdere il permesso di soggiorno, verrà deportata in Bolivia, ci saranno ripercussioni pesante per la sua famiglia e dulcis in fundo, ha dovuto firmare un documento che vieta la sua entrata in Vaticano. D’altro canto, il Vaticano è al corrente di tutta la situazione ma non dichiara niente. Insomma, un’arbitrarietà innecessaria ed esagerata, per via di una maglietta… come mai una semplice maglietta può spaventare tanto? Sarà che la scritta dice una grande verità? Dunque, la maglietta che ricorda al presidente che Bolivia non lo vuole ha molto potere… interessante. La bandiera dell’illegalità che lui sventola da tempo contrasta con la verità della maglietta e lui sanguina dalla ferita sapendo che questo referendum che lui stesso ha voluto rappresenta un autogol colossale. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11016" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="441" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-289x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 289w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-768x797.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Va ricordato che Evo Morales è dello stesso filone castro chavista del venezuelano Nicolas Maduro, del nicaraguense Daniel Ortega e dei fratelli Castro e quindi non va sottovalutato e va guardato con attenzione. Ci uniamo al popolo della Bolivia, che in silenzio sta soffrendo violazioni di diritti umani e civili, è vittima di diversi casi di etnocidio e biocidio e il narcotraffico e la corruzione sta logorando ancora di più la popolazione. Dobbiamo stare attenti a quello che succede in Bolivia, il volere del popolo attraverso elezioni libere e trasparenti è sacrosanto e questo, prima o poi questi “caudillos” intoccabili dell’America Latina dovranno capirlo. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11017" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="518" height="389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 518px) 100vw, 518px" /></a></p>
<p><a name="_GoBack"></a></p>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 10:29:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Mayra Landaverde</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="797" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-300x187.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-768x478.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-1024x638.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era stato Benito Juarez, Madero, Cardenas…</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Messico moderno non era mai capitato. Da quando il PRI aveva assunto il potere, c’era stato un cambio di staffetta fra partiti di destra con la presidenza di Vicente Fox, candidato del PAN, e successivamente con Felipe Calderòn.</p>
<p align="JUSTIFY">Poi, sei anni fa, è ritornato il PRI a governare. Col peggiore dei candidati. Enrique Pena Nieto , che passerà alla Storia come il presidente più ignorante che il nostro Paese abbia mai avuto. Passerà alla Storia come il Presidente che, oltre ai milioni rubati (con la sua moglie-attrice), porterà con sè migliaia di vite di messicane e messicani, scomparsi nel nulla, assassinati dal narcotraffico, ignorati dallo Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati sconfitti tutti i mafiosi che ci hanno governato finora. Tutto in una serata è cambiato. Ma il “vero” cambiamento non prevedo sarà immediato. E’ impossibile. Ma è un ottimo inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse non era nemmeno così difficile votare per Andres Manuel. Da una parte avevamo Meade (PRI), il candidato più anonimo che potevano mai scegliere. C’era Anaya (PAN) ottimo rappresentante di quella bianca borghesia messicana che tanto disprezza il resto della popolazione. “Bronco” candidato indipendente che nel secondo dibattito presidenziale aveva proposto di tagliare le mani ai ladri. Letteralmente.</p>
<p align="JUSTIFY">Fino a qualche settimana fa (poi si è ritirata) c’era anche una donna, Margarita Zavala, nonché moglie dell&#8217; ex presidente Calderon. Candidata omofoba e ottusamente religiosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Veniva facile affidare il proprio voto a Lopez Obrador.</p>
<p align="JUSTIFY">Meno semplice, invece, era essere un AMLover, come si sono definiti i “fan” del candidato di MORENA.</p>
<p align="JUSTIFY">Lopez Obrador ha compromesso più volte la sua candidatura facendo alleanze pericolose e sconvenienti che sicuramente non rendevano felici tutti i membri del movimento. E’ vero. Ma il Messico è arrivato (o lo hanno portato) a un punto in cui non ci si può tirare indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">O si cambia o si muore.</p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente nel Paese si contano dal 2006 ad aprile 2018, <strong>34. 268</strong> desaparecidos. <strong>16.594</strong> hanno meno di 29 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato messicano sta ammazzando i giovani. Lo stesso Stato che si è talmente fuso col narcotraffico da essere sinonimi. Uno Stato che non segue il 99% delle denunce per sparizione forzata.</p>
<p align="JUSTIFY">Mai visto così tanta gente ai seggi. Affluenza del 64%.</p>
<p align="JUSTIFY">AMLO ha vinto col 54%. Nessun candidato aveva mai raggiunto un risultato simile.</p>
<p align="JUSTIFY">I giovani hanno fatto la differenza in queste elezioni. E la faranno anche per il durissimo compito che ci aspetta.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche noi che viviamo a 10, 000 km di distanza.</p>
<p align="JUSTIFY">Viva Mèxico!</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Ya basta Hijos de puta</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2018 12:22:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10797" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121530-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La gigantografia di una transgender e un sasso macchiato di sangue; filo spinato; terra, capelli e saliva; copertine di riviste che parlano di violenza e sesso: l&#8217;Arte di Teresa Margolles è un&#8217;arte potente, è arte di denuncia.</p>
<p>L&#8217;artista messicana racconta la brutalità del narcotraffico nella sua mostra intitolata <em>Ya basta Hijos de puta, </em>ancora visitabile fino al 20 giugno presso il PAC di Milano. Attraverso fotografie, installazioni, oggetti, riprodotti, ingranditi, riposizionati, affronta i temi della violenza nella società messicana (e non solo), dell&#8217;ingiustizia, della corruzione, dell&#8217;odio di genere.</p>
<p>Formatasi in medicina legale, Teresa Margolles ha collaborato per dieci anni con il collettivo SEMEFO (Servicio Mèdico Forense), girando nelle strade di Città del Messico e Ciudad Juárez, tristemente nota per la guerra tra i cartelli della droga e per i femminicidi.</p>
<p>Curata da Diego Sileo, l&#8217;esposizione è un percorso drammatico, che toglie il respiro, ma necessario per far luce su un&#8217;area del mondo di cui si conosce ancora troppo poco, ma in grande fermento socio-politico.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10798" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_121109-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a>&#8220;La gran America&#8221;: Dozzine di migranti da tutto il Centro America muoiono ogni giorno nelle acque del rio Grande nel tentativo di varcare il confine tra Messico e USA. Con quest&#8217;opera, la Margolles crea un memoriale a loro dedicato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10799" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120930-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a>La guerra dei narcos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10800" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115327-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a>Queste lettere costituivano l&#8217;insegna di u bar a Ciudad Juárez, nell&#8217;area demolita a seguito del risanamento urbano. La scritta si riferisce anche ai diversi mondi in cui viviamo e la frontiera con gli USA. nell&#8217;installazione si sente anche il ronzio del neon che non funziona bene, un rumore che ricorda quello delle fabbriche di assemblaggio che caratterizzano la vita nella città messicana e che l&#8217;anno resa zona franca industriale del Messico, a seguito dell&#8217;accordo di libro scambio tra Messico, Canada e Stati Uniti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10801" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115224-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a>&#8220;Espejos de la barra del club&#8221; . Uno specchio di un locale a luci rosse, noto per la prostituzione e il traffico di stupefacenti. Durante i sei anni di governo Calderòn sono stati stanziati diversi finanziamenti per il recupero del quartiere in cui sorgeva il night, ma le risorse sono state insufficienti. La prostituzione e i traffici, quindi, continuano&#8230;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10802" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_115419-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a>Un&#8217;installazione composta da elementi visivi e sonori che tratta il tema della violenza contro le donne. Dai primi anni &#8217;90 ad oggi so contano migliaia di bambine e ragazze, vittime, tra gli 11 e i 25 anni. Otto pensiline ai bordi delle strade di Ciudad Juárez, con lastre polverose a cui sono attaccati appelli per il ritrovamento delle donne, spesso ritrovate prive di vita nel deserto che circonda la città.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10803" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_114957-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a>Le lavoratrici del sesso transessuali. Qui sono riprese nei luoghi dove sorgevano i locali in cui esercitavano il mestiere. Esigono il diritto di vivere senza avere continuamente paura di essere vittime di pregiudizi e di aggressioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10805" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_120004-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a>Fogli di carta di Fabriano, posti uno sopra l&#8217;altro, che presentano forme astratte, di colore rosso in varie gradazioni. Si tratta di fluidi corporei e acqua, recuperati in un obitorio del Messico per farci riflettere sul tema della violenza diffusa, a più livelli.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10806" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/IMG_20180518_122343-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a>Nel 2006, il Presidente Felipe Calderòn  ha avviato la guerra contro la droga per sconfiggere il narcotraffico, ma questo ha fatto scoppiare la violenza che è culminata nel 2010, anno che è stato considerato il più sanguinoso nella Storia del narcotraffico del Messico. 313 copertine di quell&#8217;anno della rivista PM: quotidiano di Ciudad Juárez. Persone ammazzate, armi, corruzione e, sempre, corpi di donne nude, in pose volgari.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Colombia, tra il bianco e il nero</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2018 10:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10789" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (<span style="color: #222222;"><i>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</i></span><span style="color: #222222;">), che nel 2016 ha firmato un trattato di pace con il governo nazionale. La FARC è stata un’organizzazione guerrigliera e terrorista di estrema sinistra, un </span>gruppo armato con le mani macchiate di narcotraffico, corruzione, sequestri, maltrattamenti alla popolazione, morte. Un curriculum pieno di violazioni sistematiche dei diritti umani, che ha terrorizzato la Colombia per più di 50 anni, lasciando più di 8 milioni di vittime secondo il <i>Registro Unico de Víctimas</i>. Quindi, un processo elettorale molto sentito dal popolo colombiano, perché finalmente in pace, dove si sono visti gli ex capi delle FARC votare e non sparare.</p>
<p>Subito dopo il giorno delle elezioni, il candidato Gustavo Petro ha denunciato irregolarità durante il processo: voti comprati, fotocopie di schede elettorali, manomissione delle schede, schede non digitalizzate, ecc. Dopo una indagine, l’ente elettorale colombiano ha annunciato che ci sono stati problemi e piccole anomalie, ma non presentano le caratteristiche dei brogli, è tutto nella norma, come di solito succede nei nostri Paesi latinoamericani. Parte del popolo, della stampa e alcuni candidati presidenziali non sono molto convinti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10790" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p>Il sistema elettorale colombiano prevede che per vincere, il candidato debba superare la soglia del 50 % dei voti. In questa occasione, nessun candidato l’ha raggiunta, per cui si dovrà andare al ballottaggio tra Iván Duque, economista, con il 39% dei voti, candidato per il Centro Democratico e Gustavo Petro, ex guerrigliero del M-19 (<span style="color: #222222;">organizzazione di guerriglia rivoluzionaria di sinistra che ha terrorizzato diverse zone della </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colombia?utm_source=rss&utm_medium=rss">Colombia</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1970?utm_source=rss&utm_medium=rss">1970</a> al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a><span style="color: #222222;">)</span>, con il 25% dei voti per la coalizione Colombia Humana. Il primo è il candidato della destra, il secondo è il candidato dell’estrema sinistra. Il Bianco e il nero. In Colombia, per le elezioni presidenziali, quasi non ci sfumature, i grigi sono stati sconfitti subito, la bilancia è sbilanciata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10791" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="378" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p>Tutti e due i candidati avrebbero punti deboli, sono agli antipodi: Iván Duque emerge  nelle aziende private e nella competitività, punta molto sull’economia, ma è stato criticato per essere troppo giovane (41 anni), senza esperienza, troppo conservatore e vicino all’ex presidente Álvaro Uribe; quest’ultimo è stato accusato di essere stato amico di Pablo Escobar e di aver facilitato il narcotraffico, di essere stato responsabile del crollo del sistema dell’istruzione pubblica e dell’aumento della disoccupazione, di torture e violazione di diritti umani da parte delle forze dell’ordine durante il suo mandato. Non è un bel biglietto da visita per Duque.</p>
<p>Dall’altro canto, il discorso di Petro è contro la corruzione, contro i tradizionali partiti politici, contro il sistema, punta sul sociale, sul popolo, ma è stato criticato per essere ex-guerrigliero, per essere stato “amico” del defunto ex presidente venezuelano Hugo Chávez (responsabile della crisi umanitaria ed economica che vive il Paese), di voler fare una assemblea costituente come quella fatta in Venezuela da Nicolás Maduro e, quindi, è accusato di voler allearsi al pericoloso asse politico castro-chavista di Cuba e Venezuela. La propaganda di Petro è pericolosa in questo momento storico latinoamericano ed è molto simile a quella fatta da Hugo Chávez in Venezuela e da Evo Morales in Bolivia, per cui, sicuramente, nemmeno in questo caso, il biglietto da visita paga.</p>
<p>Cosa succederà il prossimo 17 giugno al ballottaggio? Nei sondaggi sui social network sembra vincere largamente la destra di Iván Duque. Ma  l&#8217;America Latina è un continente complicato, il continente del realismo magico e delle grandi dittature, un continente paradossale, culla di Gabriel García Márquez, di Isabel Allende, di Mario Vargas Llosa, di Rigoberta Menchú, di Simón Bolivar, di Shakira, di Messi e di Pelé, ma è anche il continente di Augusto Pinochet, di Hugo Chávez, di Nicolás Maduro, di Manuel Noriega, di Daniel Ortega, di Pablo Escobar. Sta di fatto che il popolo colombiano, dopo decenni di violenze, sequestri, morti, terrore, paure, narcotraffico massivo, corruzione esagerata, vuole un po’ di tranquillità, vuole guardare finalmente verso il futuro. Il prossimo presidente colombiano avrà due compiti immediati molto importanti e delicati: aiutare a risolvere la crisi con il vicino Venezuela e mantenere la pace e i negoziati con le ex-FARC. Perché l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere e le ex-FARC potrebbero anche farlo.</p>
<p>Sarebbe stato interessante vedere vincere Sergio Fajardo, uomo di scienza, matematico di professione che è passato alla politica per affrontare una sfida. Ha vinto largamente nel 2003 le elezioni come sindaco di Medellín, città ampiamente conosciuta per essere stata la culla del narcotraffico per molto tempo. Fajardo ha cambiato completamente la faccia della città, l’ha trasformata riducendo gli alti indici di violenza, ha sanato le finanze pubbliche e ha raggiunto uno sviluppo urbanistico della città senza precedenti nella storia della Colombia. Domenica scorsa ha ottenuto il 23% dei voti, è arrivato terzo ma non ce l’ha fatta. Sarebbe stato positivo e anche logico, vista l&#8217; esperienza riconosciuta da tutti durante il suo lavoro come sindaco e dopo come governatore, ma l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere. Peccato per Fajardo.</p>
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