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	<title>Nato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>L’invasione turca della Siria diventa più probabile: pagamenti miliardari dal Qatar per l’alleato Erdogan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 11:07:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme un’altra invasione su larga scala della Siria settentrionale da parte della Turchia. Un<br>pagamento di miliardi da parte dell’emirato islamista del Golfo, il Qatar, rende questo scenario più probabile. Negli ultimi giorni, il<br>sovrano turco ha dichiarato in modo inequivocabile ciò che si aspetta da questa invasione: vuole cacciare milioni di persone e rendere la Siria settentrionale libera dai curdi. Ora sembra che il Qatar abbia fornito almeno 10 miliardi di dollari alla Turchia. Con questo denaro, molti mercenari islamisti possono essere mandati in guerra. Sono già presenti in gran numero nella regione e terrorizzano la popolazione per conto della Turchia, Stato della Nato.</p>



<p>Il Paese sta attaccando il nord della Siria con artiglieria e attacchi aerei da settimane. In un’intervista televisiva, il presidente turco ha<br>dichiarato che il nord-est della Siria “non è adatto allo stile di vita dei curdi perché è desertico”. Il sovrano turco sembra voler determinare quale gruppo etnico può o non può vivere e dove. E naturalmente nasconde il fatto che la regione è stata popolata da curdi per secoli. Ora Erdogan sta mobilitando il sostegno dove può ottenerlo. Dalla Nato e anche dalla Russia. E dal Qatar che, a quanto pare, è riuscito a conquistare per le sue ambizioni di grande potenza islamista. Il piccolo Qatar, che ha appena annunciato un ampio contratto di fornitura di gas con la Germania, può ovviamente permettersi questo sostegno. Il Paese che ospita i Mondiali di calcio, sostiene gli islamisti sunniti in tutto il Medio Oriente. Da tempo ci sono buone relazioni con l’islamista sunnita Erdogan, che però adesso è in difficoltà a livello nazionale. Ha paura di perdere le elezioni del prossimo anno. Per lui, l’invasione è anche uno strumento della sua campagna elettorale. Per farlo, può fare pulizia etnica e religiosa nel nord della Siria e scatenare una nuova ondata di rifugiati con cui ricattare l’Europa.</p>



<p>Erdogan è visto come il capo politico dell’Islam radicale sunnita, analogo ai mullah iraniani che guidano i gruppi radicali sciiti. La<br>scelta di campo sunnita del Qatar e della Turchia, tuttavia, ha una posizione di partenza migliore grazie al legame con la Nato. Senza il benestare della Nato, della Russia o dell’Iran, Erdogan non oserà mai lanciare una nuova invasione. Tuttavia, dal momento che anche il governo tedesco esprime “comprensione per gli interessi di sicurezza della Turchia”, presto potrebbe aver raccolto abbastanza sostegno. Non appena ciò avverrà, inizierà l’invasione.</p>
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		<title>5 novembre: convergiamo e rilanciamo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 08:06:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16692" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Evitare una guerra nucleare e una catastrofe umana e ambientale sono le priorità assolute. Per questo ci<br>auguriamo che centinaia di migliaia di persone manifestino con i colori arcobaleno della Pace, in Italia, come nel<br>resto d’Europa e del mondo.<br>Tuttavia riteniamo necessario sottolineare che chi sceglie PACE E NONVIOLENZA, chi rifiuta la logica della guerra<br>e si propone di creare «le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza,<br>ma concordate, giuste e stabili», d’accordo con il Papa, non si erge a giudice che condanna, e rifiuta l’interpretazione<br>lineare e semplicistica della struttura vittima-aggressore, per andare a cercare sin dalle origini del conflitto la<br>complessa rete di bisogni, aspirazioni, interessi da ascoltare e comprendere per poter avviare un processo di<br>riconciliazione tra popoli riconoscendo le molteplici responsabilità. Un groviglio di fattori culturali, sociali,<br>religiosi, economici e politici che nel crocevia storico dell’ultimo secolo ha creato muri e irrigidimenti nazionalistici,<br>piuttosto che reciproca accoglienza e co-esistenza nella prima civiltà planetaria della storia.<br>Alla luce di una rinnovata sensibilità che avanza nella convergenza delle diversità, contro qualsiasi discriminazione<br>e nell’ambizione ad una vita degna, giustizia e progresso per tutte, tutti e tutto sul pianeta, è evidente quanto<br>siano fallimentari e anacronistiche questa guerra, questa polarizzazione NATO-Russia, questo sistema economico e<br>poi politico basato su armi, consumo e fonti non sostenibili e soprattutto che punta all’arricchimento e la selezione di<br>pochi, affamando e privando di progettualità e futuro una percentuale sempre maggiore della popolazione.<br>Questo sistema disumano e violento è fallito e nell’ultimo colpo di coda rischia di creare danni irreparabili, per<br>questo è necessario rilanciare con fermezza la necessità di risoluzioni che possano portare realmente e<br>rapidamente a tavoli di negoziato, per arrestare subito la follia della guerra e prima che un incidente o una<br>provocazione di troppo degeneri in un disastro nucleare.</p>



<p><br>Per questo INVITIAMO TUTTE E TUTTI A IMPEGNARSI A SOSTENERE QUESTE ESIGENZE:</p>



<p><br> Cessate il fuoco immediato e ritiro delle forze militari dai territori coinvolti sotto la supervisione ONU e<br>dislocamento dei Corpi Civili di Pace per il monitoraggio del cessate il fuoco, il supporto a tutte le vittime<br>del conflitto e il contributo alle attività di costruzione della pace.</p>



<p><br> Stop immediato all’invio di armi, perché una risposta violenta alla violenza non porta la Pace, perché<br>alimentare il conflitto non è mai giustificabile, né creerà le condizioni del dialogo necessarie a raggiungere<br>soluzioni concordate, e soprattutto perché LE POPOLAZIONI CIVILI COINVOLTE NON VOGLIONO PIÙ NÉ<br>MORTI NÉ FERITI.</p>



<p><br> Ritiro delle sanzioni che solo alimentano una guerra economica che colpisce le popolazioni.</p>



<p><br> Impegno concreto dei governi europei per aprire il dialogo nei tavoli diplomatici, aperti a tutte le parti<br>sociali e soprattutto al contributo delle donne nello spirito della Risoluzione ONU 1325 (2000).</p>



<p><br> Firma e ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari da parte di tutti i governi, ad iniziare da<br>quello italiano e quelli europei.</p>



<p><br> Contrastare e risolvere le ricadute economiche, energetiche, alimentari, migratorie scaturite dalla<br>guerra e dalle speculazioni finanziarie, sollecitando la conversione ecologica ed eliminando a priori<br>ipotesi di gas liquido/rigassificatori e nucleare civile.</p>



<p><br> Scioglimento della NATO, un’alleanza che obbliga i Paesi membri ad essere complici delle guerre e degli<br>interessi dell’industria bellica e lotta contro le basi e le servitù militari presenti nel nostro Paese, già<br>troppe volte usate come piattaforma di lancio di guerre in giro per il mondo.</p>



<p><br>Per sottoscrivere convergenzanonviolenta@gmail.com</p>



<p><br>L’appuntamento per tutte/i coloro che vorranno sostenere questo appello a CONVERGERE E RILANCIARE è alle<br>ore 11.30 in Piazza della Repubblica angolo Via delle Terme di Diocleziano, Roma. Invitiamo tutte/i a venire con<br>bandiere della Pace e cartelli che riportino le suddette ESIGENZE.</p>



<p><br>Iniziativa Convergenza: Fronte Umanista Europe for Peace, La Comunità per lo Sviluppo Umano, WILPF Italia, Rete<br>per la Politicità Sociale, Mondo senza Guerre e senza Violenza; Energia per i Diritti Umani – Onlus; Pressenza; Rete<br>Sociale in Movimento; Gianmarco Pisa (operatore di pace); Tina Napoli (esperta politiche dei consumatori); Marco<br>Palombo, Associazione Per i Diritti umani</p>
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		<title>Vertice NATO a Madrid</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 08:18:40 +0000</pubDate>
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<p><br>La Nato non deve applicare due pesi e due misure agli attacchi che<br>violano il diritto internazionale</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-768x421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Se la Nato vuole criticare in modo credibile l’attacco illegale della Russia all’Ucraina, deve anche condannare gli attacchi illegali dei suoi<br>Stati membri. È quanto chiede l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) all’inizio del vertice NATO del 29 giugno a Madrid. Se uno Stato bombarda la popolazione civile di un Paese vicino, la sua appartenenza alla NATO non deve proteggerlo dalle critiche. La Turchia terrorizza da anni i Paesi confinanti, Siria e Iraq, con attacchi di droni e missili e occupa i loro territori. Nessuno Stato della NATO ha ancora osato protestare contro questa situazione o portare i crimini di guerra della Turchia all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</p>



<p>Soprattutto i membri delle minoranze etniche e religiose sono ripetutamente presi di mira. Agli occhi di queste persone, i discorsi<br>occidentali sui valori e sulla morale perdono ogni credibilità. Non hanno altra scelta che dimettersi. In rappresentanza della Nato e in<br>combutta con le milizie islamiste, la Turchia li sta cacciando dalle loro case e li sta costringendo a fuggire. La Turchia poi regala le case degli sfollati agli alleati islamisti. In questo modo, sta espandendo la sua sfera d’influenza e modificando la struttura demografica delle aree precedentemente curde di Siria e Iraq – un’altra evidente violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Il fatto che la NATO e i suoi colleghi in Ucraina insistano sulla validità del diritto internazionale è assolutamente giusto. Il fatto che<br>accettino in silenzio le continue violazioni della legge da parte della Turchia mina il diritto internazionale e tutte le istituzioni che lo proteggono a lungo termine. La Nato deve usare il vertice di Madrid per richiamare la Turchia all’ordine. Altrimenti, l’intero sistema giuridico internazionale perderà legittimità. A lungo andare, il risultato potrebbe essere un vero fallimento.</p>



<p>Vedi anche:<br><br>Veto di Erdogan all’allargamento della Nato:<br><a href="http://www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>16.2.2022<br>Politica di islamizzazione aggressiva per creare divisione e mantenere<br>il potere:<br><a href="http://www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<item>
		<title>Siria settentrionale: a due anni dall&#8217;invasione turca (9 ottobre)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 06:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain)&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta</p>



<p> Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain) e i villaggi circostanti. Secondo l&#8217;Associazione per i popoli minacciati<br>(APM), la Turchia ha raggiunto questo obiettivo due anni dopo il suo attacco alla regione il 9 ottobre 2019 in violazione del diritto internazionale. Tutte le famiglie yezidi e cristiano-ortodosse sono dovute fuggire dalla violenza dell&#8217;esercito turco e dei suoi alleati islamisti, e le donne senza velo non sono più visibili nella vita<br>pubblica. Il presidente turco Erdogan ha creato situazioni di fatto nel Nord della Siria che stanno diventando sempre più difficili da invertire con ogni giorno di occupazione in più. La diversità etnica e religiosa<br>della regione è stata distrutta per il momento. Difficilmente questa diversità potrà mai ritornare come lo era prima dell&#8217;invasione. Secondo i dati dell&#8217;APM, fino all&#8217;invasione di due anni fa, 1.000 famiglie yazidi, 60 siriane ortodosse, 20 armene cattoliche e cinque armene ortodosse vivevano a Serekaniye e nei villaggi circostanti.</p>



<p>Poiché la Turchia non ha sentito quasi nessuna opposizione internazionale in quella che ha cinicamente chiamato &#8220;Operazione Fonte di Pace&#8221;, si sente addirittura incoraggiata nel suo comportamento<br>aggressivo. Erdogan ha imparato durante questa operazione che può farla franca a livello internazionale. La speranza che il nuovo presidente degli Stati Uniti Biden tornasse sulla scena mondiale e richiamasse<br>all&#8217;ordine il loro alleato della Nato non si è realizzata. La nuova leadership di Washington ha altre priorità di politica estera. Erdogan non deve temere nemmeno le critiche dell&#8217;Europa, finché può ricattare l&#8217;UE con i rifugiati siriani.</p>



<p>Mentre centinaia di migliaia di sfollati curdi, arabi, assiro/aramaici, armeni, cristiani e yezidi vivono ancora nelle tende nella provincia di Al Hasakeh nel nord-est della Siria o hanno già lasciato il paese per l&#8217;Europa, la Turchia sta consolidando la sua posizione nei territori occupati insediandovi musulmani sunniti radicali. Ora la Turchia sta mettendo gli occhi sul resto della provincia di Al Hasakeh. La Turchia vuole anche conquistare quest&#8217;ultima parte multietnica e multireligiosa della Siria e sfollare di nuovo centinaia di migliaia di persone. Per questo motivo sta già usando come un&#8217;arma l&#8217;acqua potabile, le cui fonti si trovano a Serekaniye, che oggi è occupata, trattenendola deliberatamente. Più di 200.000 persone sono rimaste senza acqua potabile nella provincia. Secondo statistiche non ufficiali, circa 120.000 persone di fede cristiana vivevano nella provincia di Al Hasakeh fino all&#8217;inizio della guerra civile siriana.</p>



<p>Gli sfollati di Serekaniye per l&#8217;8 ottobre lanciano la campagna:#2YearsSereKaniyeStopErdogan sui social media.</p>
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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>L’accesso all’acqua durante i conflitti armati</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 07:39:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="667" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14272" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli<br></p>



<p>L&#8217;agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015, fornisce un modello condiviso per la pace e la prosperità per le persone e il pianeta, ora e nel futuro. Al centro ci sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che sono un invito urgente all&#8217;azione di tutti i Paesi &#8211; sviluppati e in via di sviluppo &#8211; in un partenariato globale. Riconoscono che porre fine alla povertà e alle altre privazioni devono andare di pari passo con le strategie che migliorano la salute e l&#8217;istruzione, riducendo le disuguaglianze e stimolando la crescita economica, il tutto affrontando i cambiamenti climatici e lavorando per preservare i nostri oceani e foreste. L’obiettivo numero 6 si prefissa di garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti. Nonostante i progressi, miliardi di persone mancano ancora di acqua potabile, servizi igienici e strutture per il lavaggio delle mani. I dati suggeriscono che il raggiungimento dell&#8217;accesso universale anche al servizio igienico-sanitario di base entro il 2030 richiederebbe il raddoppio dell&#8217;attuale tasso annuale di progresso. L&#8217;uso e la gestione più efficienti delle risorse idriche sono fondamentali per far fronte alla crescente domanda di risorse idriche, alle minacce alla loro sicurezza e alla crescente frequenza e gravità delle siccità e delle inondazioni derivanti dai cambiamenti climatici.</p>



<p>L’autrice dell’articolo si concentrerà dunque su questo obiettivo, ma non nei suoi termini generali, bensì con l’obiettivo di fornire informazioni in merito ad un quadro più specifico: l’accesso all’acqua durante i conflitti armati.</p>



<p>Nei moderni conflitti armati, anche se fosse rispettato il divieto generale previsto dal diritto internazionale sull&#8217;uso del veleno, l&#8217;acqua potrebbe ancora essere contaminata come risultato diretto delle operazioni militari contro installazioni e opere idriche. In effetti, distruggere o rendere inutilizzabile un sistema di produzione idrica è talvolta sufficiente per paralizzare il sistema nel suo insieme. Se i lavori di riparazione vengono sospesi a causa di continue ostilità o per altri motivi, come una carenza di pezzi di ricambio o procedure inadeguate di manutenzione e pulizia, sussiste un rischio evidente e considerevole di contaminazione, carenza o epidemie.</p>



<p>Una potenza occupante può espropriare terreni, inghiottendo così sorgenti e pozzi; può vietare in tutto o in parte alle persone nei territori occupati di irrigare la terra, di utilizzare le risorse idriche e i corsi d&#8217;acqua per coltivare colture o gestire o sviluppare le loro aziende; può impedire alla popolazione occupata di sottrarre la superficie o le acque sotterranee o raggiungere le falde acquifere; e può imporre quote di pompaggio. Questi sono tutti i modi in cui il territorio occupato può essere svuotato dei suoi abitanti originali. Naturalmente, tali spostamenti non riguardano solo la popolazione ma anche i raccolti e il bestiame.</p>



<p>Nelle guerre civili, che oggi rappresentano la maggior parte dei conflitti armati nel mondo, l&#8217;uso dell&#8217;acqua da parte dei partiti belligeranti costituisce una grave minaccia per la popolazione interessata. L&#8217;espressione &#8220;rifugiato ambientale&#8221;, recentemente diventata conosciuta per descrivere le persone sfollate a causa degli effetti dei conflitti armati o di altre catastrofi sul loro ambiente naturale, è sintomatica del grave danno che possono arrecare. Prendendo ad esempio le ostilità condotte in un periodo di conflitto interno, distruggendo o rendendo inutile una fonte di acqua potabile o un approvvigionamento idrico sicuro, in brevissimo tempo si può privare la popolazione locale di un bene essenziale; nel caso di una popolazione &#8220;ostile&#8221; o di una popolazione in una regione arida, è facile immaginare quale sarebbe il risultato.</p>



<p>Mentre la sete può indebolire il morale delle truppe sul campo di battaglia, la mancanza di un approvvigionamento idrico sicuro può costringere una popolazione all&#8217;esilio e condannare raccolti e bestiame alla morte. Attaccare l&#8217;acqua corrisponde ad un attacco nei confronti di un intero stile di vita.</p>



<p>Cosa può fare un contadino di fronte a un soldato armato che blocca il suo accesso all&#8217;acqua per uso personale, per bestiame o per irrigazione? Cosa bisogna dire quando impianti idraulici, impianti idrici, forniture e impianti di irrigazione vengono danneggiati?</p>



<p>Nonostante la neutralità dell&#8217;assistenza umanitaria, il personale di soccorso non viene risparmiato dai maltrattamenti inflitti ai civili. La riparazione e il ripristino di opere e impianti idrici richiedono operazioni complesse che comportano il riunire le competenze tecniche, le attrezzature e la forza lavoro necessarie. Qualsiasi azione contro uno di questi componenti ostacola gli altri e rende quasi o completamente impossibile l&#8217;accesso all&#8217;acqua, aumentando così i rischi per la popolazione civile nonostante la protezione garantita dal diritto internazionale.</p>



<p>Sebbene il diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati non contenga norme specifiche sulla protezione delle acque, esso ha una serie di norme relative all&#8217;argomento. Innanzitutto, va ricordato che questo ramo del diritto internazionale cerca principalmente di proteggere qualsiasi individuo che sia nelle mani o nel potere del nemico e che l&#8217;assistenza e il soccorso umanitario sono inconcepibili senza un livello minimo garantito di salute e igiene, in altre parole, senza acqua che è l&#8217;elemento vitale in ogni circostanza.</p>



<p>Il diritto umanitario è anche progettato per proteggere gli oggetti civili, compresi quelli indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile. L&#8217;articolo 29 della Convenzione sulla legge relativa agli usi di non navigazione dei corsi d&#8217;acqua internazionali [disponibile su http://www.un.org],?utm_source=rss&utm_medium=rss adottata dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1997, stabilisce che:</p>



<p>&#8220;I corsi d&#8217;acqua internazionali e le relative installazioni, strutture e altre opere godranno della protezione accordata dai principi e dalle norme del diritto internazionale applicabili nei conflitti armati internazionali e non internazionali e non saranno utilizzati in violazione di tali principi e regole&#8221;.</p>



<p>La protezione generale ai sensi della legge applicabile ai conflitti armati si estende oltre ai corsi d&#8217;acqua internazionali e vale la pena notare i quattro principali divieti previsti da tale legge:</p>



<ul><li>il divieto di utilizzare veleni o armi velenose;</li><li>il divieto di distruggere, confiscare o espropriare proprietà nemiche;</li><li>il divieto di distruggere oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile;</li><li>il divieto di attaccare opere o installazioni contenenti forze pericolose.</li></ul>



<p>I quattro divieti, a cui dovrebbero essere aggiunte le disposizioni in materia di protezione ambientale, sono espressamente menzionati negli strumenti relativi ai conflitti armati internazionali e gli ultimi due sono anche previsti dalla legge applicabile ai conflitti armati non internazionali. La fame come metodo di guerra è esplicitamente vietata indipendentemente dalla natura del conflitto, e il concetto di oggetti essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile comprende installazioni e forniture di acqua potabile e opere di irrigazione. L&#8217;immunità per gli oggetti indispensabili viene revocata solo quando questi vengono utilizzati esclusivamente per le forze armate o in supporto diretto dell&#8217;azione militare. Anche in questo caso, gli avversari devono astenersi da qualsiasi azione che possa ridurre la popolazione alla fame o privarla di acqua essenziale.</p>



<p>In materia di opere o installazioni contenenti forze pericolose, il diritto umanitario menziona esplicitamente dighe e sezioni di generazione di energia nucleare. Anche laddove si tratti di obiettivi militari, è vietato attaccarli quando tale azione potrebbe liberare forze pericolose e conseguentemente causare gravi perdite tra la popolazione civile.</p>



<p>In caso di violazione di tali divieti si applicano le sanzioni appropriate. Tra gli atti considerati crimini di guerra ai sensi del diritto umanitario vi sono le seguenti &#8220;gravi violazioni&#8221;: ampia distruzione e appropriazione di proprietà non giustificate da necessità militari e condotte illecitamente e ostinatamente, attacchi indiscriminati alla popolazione civile o agli oggetti civili e attacchi contro opere o installazioni contenenti forze pericolose. Inoltre, il diritto penale internazionale ha esteso l&#8217;elenco dei crimini di guerra e li ha applicati anche ai conflitti armati non internazionali.</p>



<p>Tra gli atti commessi in conflitti armati internazionali e classificati come crimini di guerra nello Statuto della Corte Penale Internazionale adottato il 17 luglio 1998, vi sono attacchi che causano danni diffusi, duraturi e gravi all&#8217;ambiente naturale, impiegando armi avvelenate o velenose, usando intenzionalmente la fame dei civili come metodo di guerra privandoli di oggetti indispensabili alla loro sopravvivenza, tra cui l&#8217;impedimento volontario di provviste di soccorso come previsto dalle Convenzioni di Ginevra.</p>



<p><br>L’ acqua non richiede solo attenzione durante i conflitti armati, ma anche in seguito a conflitti e durante le operazioni di costruzione della pace. Oggi le questioni idriche si riflettono più negli accordi di pace. Dal 2005, le disposizioni sulle risorse naturali sono state incluse in tutti i principali accordi di pace e undici di questi accordi hanno persino fatto specifico riferimento alle questioni idriche.</p>



<p>Sebbene a volte questi accordi di pace stabiliscano processi per affrontare i problemi legati all&#8217;acqua, che in alcuni casi sono stati alla base di cause o fattori aggravanti nei conflitti precedenti, di solito non contengono alcun meccanismo di monitoraggio o attuazione. Una serie di fattori aggiuntivi complica il ripristino dei servizi idrici e delle infrastrutture nei contesti di costruzione della pace postbellica. Ad esempio, in molti casi mancano informazioni e dati di base relativi alla quantità e alla qualità dell&#8217;acqua e alle condizioni delle infrastrutture idriche essenziali.</p>



<p>Considerando la gamma di benefici per la costruzione della pace che possono essere derivati ​​dalla cooperazione in materia di risorse idriche, è stato affermato che si dovrebbe concentrare maggiormente l&#8217;attenzione sull&#8217;acqua nei contesti postbellici e di costruzione della pace.</p>



<p>Pertanto, l&#8217;acqua può essere utilizzata come piattaforma per la cooperazione e il rafforzamento della fiducia tra comunità, autorità locali e governi. Inoltre, fornire accesso all&#8217;acqua e ad altre risorse naturali è un prerequisito necessario per il ripristino dei mezzi di sussistenza agricoli e della sicurezza alimentare e una parte cruciale del reinserimento degli ex combattenti.</p>



<p>Ecco che dunque, l’ambizioso obiettivo enunciato dall’SDG numero 6 deve e dovrà includere sviluppi positivi ed una concreta implementazione anche nelle zone caratterizzate da conflitti armati.</p>
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		<title>Violenza in Siria. Attacchi alle minoranze</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2020 08:02:11 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="765" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssss.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14037" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssss.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/sssssssssssssssssssssssssssssssssssssss-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) critica i continui crimini della Turchia, membro della NATO, contro le minoranze nel nord della Siria. Nei giorni scorsi, le notizie di crimini di guerra commessi dal regime siriano e dalla Russia contro obiettivi civili avevano fatto scalpore a livello internazionale. Allo stesso tempo, i paesi partner della Turchia, tra cui Italia, Germania e Stati Uniti, rimangono in silenzio sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo Erdogan e sul suo sostegno alle milizie islamiste. Questo atteggiamento rende la politica siriana dell&#8217;Occidente generalmente inaffidabile agli occhi delle persone colpite.</p>



<p>L&#8217;APM continua ad informare regolarmente i governi degli Stati della NATO sugli attacchi contro curdi, cristiani, yezidi e altri gruppi etnici nella Siria settentrionale, classificati come crimini di guerra.<br>Ciononostante questi governi tacciono sulle pratiche disumane della Turchia nel nord della Siria. In questo modo la stanno sostenendo. La potenza occupante turca ha ripetutamente e completamente interrotto la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakah e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Solo in questa regione, centinaia di migliaia di persone di origine curda, araba, assiro/aramaica, armena e di fede musulmana, cristiana e yezida ne sono colpite.</p>



<p>La Turchia e le milizie siriano-islamiche che sostiene, stanno occupando gran parte della Siria settentrionale e orientale. In queste zone sono insediati in particolare gruppi etnici curdi, cristiani, yezidi e aleviti. I governatori provinciali sono di fatto legati all&#8217;amministrazione turca e sono controllati da gruppi islamisti, anch&#8217;essi controllati da Ankara. Queste milizie sono costituite in gran parte da ciò che rimane dell&#8217;IS, l&#8217;ex fronte di Al-Nusra, ma anche da intere milizie jihadiste come Ahrar al-Sham o Faylaq al-Sham. C&#8217;è un clima di paura: rapimenti, torture ed esecuzioni extragiudiziali sono all&#8217;ordine del giorno. Scontri tra le stesse milizie filo-turche per arraffare tutto il possibile, sono un evento regolare. Gli attentati con autobombe nel contesto di questi conflitti interni hanno avuto più volte conseguenze drammatiche per la popolazione civile. Il 29 aprile, per esempio, almeno 60 persone sono rimaste uccise quando un&#8217;autocisterna è esplosa in un mercato di Afrin. Il governo turco accusa i gruppi curdi, mentre altre fonti sospettano che i responsabili siano milizie islamiste pro-turche. I gruppi curdi hanno severamente condannato l&#8217;attacco.<br>Queste condizioni fanno sì che sempre più ampie fasce della popolazione curda, cristiana, yezidi e alevita siano costrette a lasciare la regione: al loro posto saranno insediate persone fedeli alla Turchia di fede radicale sunnita.</p>
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		<title>Chi è il nostro nemico in questa guerra? Dichiarazione di accademici greci ed altri contro la xenofobia﻿</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 08:13:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="370" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><br></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>Various Authors &#8211; Autores varios &#8211; Auteurs divers- AAVV-d.a.<br>(da txacala-int.org)</td></tr><tr><td>Tradotto da&nbsp;<strong>&nbsp;<a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=2&amp;lg_pp=it&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي</a></strong></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>In Grecia siamo testimoni di un&#8217;isteria xenofoba e razzista alimentata da un ampio spettro di forze conservatrici, di <br>estrema destra e fasciste, e sostenuta dai mass media e dal governo. In un&#8217;atmosfera di fervore nazionalistico, il <br>discorso pubblico è trafitto da grida di guerra e dichiarazioni disumane che offendono i valori morali fondamentali. <br>Incredibili, odiose e spudorate ingiurie vengono lanciate contro donne e bambini, e contro i deboli in generale.Questa<br> xenofobia organizzata e psicotica coltiva il panico, paralizza il pensiero razionale, annega ogni appello alla solidarietà, riempie una società stanca e insicura con i veleni dell&#8217;estrema destra e del fascismo misantropo. Segna il culmine di <br>uno sforzo sistematico e insistente del capitale per imporre alla società greca l&#8217;egemonia ideologica di un&#8217;estrema <br>destra razzista. Sfrutta gli enormi problemi creati dalle dure politiche liberali degli attuali e precedenti detentori del <br>potere statale.<br><br>Contro l&#8217;istrionismo dell&#8217;estrema destra dichiariamo con calma:<em>I rifugiati non sono mai stati un problema per il popolo </em><br><em>greco.<br><br>Non sono stati i rifugiati a causare la crisi mondiale, ma il capitale.<br><br>I rifugiati non hanno portato milioni di lavoratori alla disoccupazione, né centinaia di migliaia di imprese in Grecia alla </em><br><em>chiusura. In tutto il mondo, è il capitale che lo ha fatto.<br><br>I rifugiati non hanno fatto sì che nell&#8217;ultimo decennio gli Stati derubassero i propri cittadini con le tasse destinate a </em><br><em>salvare le banche e altri covi oligarchici del capitalismo mondiale. Sono stati gli oligarchi a farlo.<br><br>I rifugiati hanno perso tutto negli anni della crisi economica mondiale. Gli oligarchi continuano però ad accumulare </em><br><em>ricchezze saccheggiando il pianeta.<br><br>I rifugiati non hanno imposto al popolo greco disoccupazione di massa e povertà. La Troika lo ha fatto attraverso i suoi </em><br><em>memorandum.<br><br>I rifugiati non hanno mandato in emigrazione mezzo milione di figli e figlie del popolo greco. </em>I rifugiati non gestiscono un sistema basato sullo sfruttamento, la concorrenza, l&#8217;alienazione e la guerra. Come i migranti sono vittime del sistema <br>capitalistico dominante che organizza la guerra di classe dei ricchi contro i poveri. Sperimentano tutte le catastrofi che questo sistema porta all&#8217;umanità. Sono vittime di tutte le guerre e di tutti gli interventi organizzati dall&#8217;Occidente <br>imperialista &#8211; USA, Unione Europea, NATO &#8211; per imporre il suo dominio.<br><br>La Grecia è parte integrante delle strutture finanziarie, politiche e militari euroatlantiche. Attraverso la partecipazione a queste strutture gli oligarchi greci avanzano aggressivamente i loro interessi, qui e altrove. I rifugiati e gli immigrati sono vittime della guerra finanziaria mondiale condotta dai colossali monopoli degli Stati imperialisti contro i <br>produttori dei paesi più deboli, causando e riciclando così il sottosviluppo e la povertà.<br><br>L&#8217;estrema destra però, in Grecia e in ogni altro luogo, attribuisce tutti questi flagelli ai rifugiati. In modo sistematico e organizzato rivolge contro i rifugiati la rabbia di coloro che non vedono i veri colpevoli: le forze di guerra (USA, Nato, <br>Unione Europea), l&#8217;oligarchia della ricchezza, e i politici che le servono.<br><br>Attraverso il bersaglio xenofobo dei rifugiati l&#8217;estrema destra coltiva la discordia tra la gente. Sovverte la solidarietà <br>sociale, che è sempre stata l&#8217;arma degli sfruttati e degli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori.<br><br>Di fronte a un&#8217;epidemia di xenofobia e razzismo, dichiariamo con forza che i rifugiati e i migranti non sono nostri <br>nemici. Non siamo contro di loro! Non siamo contro i deboli, i miserabili, gli impoveriti di questo mondo! I nostri <br>nemici sono i guerrafondai &#8211; gli Stati Uniti, la NATO, l&#8217;Unione Europea, gli oligarchi capitalisti in Grecia e Turchia, e i <br>loro servitori politici. I nostri nemici sono i fascisti, i razzisti e i misantropi.<br><br>Contro un sistema che schiaccia interi popoli e ne polverizza la vita, un sistema che giorno dopo giorno produce <br>sempre più “persone in esubero”, noi lotteremo sempre per la solidarietà dei popoli contro i loro nemici comuni, per <br>una nuova società di fratersororità e di umanità.<br><br></td></tr></tbody></table>



<p>&#8212;

</p>
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		<title>Occupazione turca della Siria settentrionale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 08:19:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi luoghi della Siria settentrionale sotto occupazione tagliati fuori dalla fornitura d&#8217;acqua La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <br>Diversi luoghi della Siria settentrionale sotto occupazione tagliati fuori dalla fornitura d&#8217;acqua</p>



<p></p>



<p>La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Lo riferiscono la radio locale indipendente <a rel="noreferrer noopener" href="http://arta.fm/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">arta.fm</a> e l&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani in Gran Bretagna, nonché i referenti locali dell&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM). Secondo i rapporti, i soldati turchi e le milizie siriano-islamiche alleate con loro sono entrati nell&#8217;impianto di depurazione dell&#8217;acqua nella regione di Ras Al Ain (in curdo Serê Kaniyê) e hanno cacciato il personale. Di conseguenza, la fornitura di acqua potabile alla popolazione delle regioni colpite è stata interrotta.</p>



<p>Nella sola città di Al Hasakeh vivono più di di 200.000 persone di origine curda, araba, assira/aramaica e armena e di fede musulmana, cristiana e yezida. Sono 200.000 persone che ora si trovano a dover sopravvivere senza acqua potabile e pulita, spiega Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell&#8217;APM. &#8220;L&#8217;azione della Turchia dimostra ancora una volta che sta facendo tutto il possibile per consolidare il suo potere nel Nord della Siria e per combattere l&#8217;autogestione autonoma della popolazione civile che vi abita. Proteggere il popolo, come sostiene il governo di Ankara e come chiede la NATO, non è affatto lo scopo della potenza occupante turca. Uno Stato realmente interessato al destino della popolazione civile non taglierebbe l&#8217;acqua potabile a centinaia di migliaia di persone per far rispettare obiettivi politici o interessi geopolitici&#8221;, ha commentato Sido. &#8220;Con questa politica, la Turchia sta calpestando il diritto umanitario internazionale&#8221;.</p>



<p>Mentre la comunità internazionale condanna giustamente ogni attacco di Assad e di Putin alla provincia di Idlib, controllata dagli islamisti, dove la popolazione civile siriana soffre in modo inimmaginabile, non è altrettanto decisa nel condannare le massicce violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra che la Turchia, Stato membro della NATO,<br>continua a commettere contro le minoranze nel nord della Siria. </p>
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		<title>Il ruolo dell’Italia in caso di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 08:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Luca Cellini (da www.pressenza.com ) Ho sempre creduto che la&#160;Costituzione italiana&#160;fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.Ciò viene dimostrato stando almeno agli&#160;ultimi avvenimenti&#160;legati&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Luca Cellini (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/01/xNato-per-uccidere-720x480.jpg.pagespeed.ic.Iuxb7lQuex.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il ruolo dell’Italia in caso di guerra"/><figcaption>&#8220;Nato per uccidere&#8221; (Foto di da Full Metal Jacket)</figcaption></figure></div>



<p>Ho sempre creduto che la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/04/70-anni-di-costituzione-nonviolenta/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Costituzione italiana</strong></a>&nbsp;fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.<br>Ciò viene dimostrato stando almeno agli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/qual-e-la-vera-minaccia-nucleare-in-medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultimi avvenimenti</a>&nbsp;legati al&nbsp;<strong>Medio Oriente</strong>.</p>



<p>Mi spiego meglio: si può essere concordi oppure no che la Costituzione italiana sia fra le più belle del mondo, però, leggendola, tutti potranno concordare fin dalle prime battute che, la&nbsp;<strong>Carta costituzionale italiana sia decisamente antibellicista e fermamente contro la guerra</strong>. Così come del popolo italiano volendo si possa dir tutto, ma certo non se ne possa mettere in dubbio, il&nbsp;<strong>fortissimo</strong>&nbsp;<strong>e più che motivato&nbsp;rifiuto di fondo sia alla guerra che al nucleare</strong>. Gli italiani infatti, vi hanno rinunziato più volte con tanto di referendum sull’energia nucleare, perfino quella a scopi civili.</p>



<p>Eppure, nonostante tutto ciò, l’Italia specie in questi ultimi anni è divenuto il&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>“gabinetto di guerra”</strong>&nbsp;operativo degli Stati Uniti e della NATO</a>.<br>La&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/liberiamoci-da-camp-darby/?utm_source=rss&utm_medium=rss">base militare di Camp Darby</a>&nbsp;a Livorno è divenuta il principale arsenale militare statunitense in Europa, il più grande degli Stati Uniti al di fuori del proprio territorio. A&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/le-navi-della-morte-passano-da-livorno/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby transitano via mare le rotte della guerra.</a>&nbsp;A Camp Darby ci sono armi strategiche e tattiche di ogni tipo, 125 bunker, dove si stima sia stoccato circa un milione di proiettili di artiglieria, ma anche bombe aeree, e missili. Secondo alcuni esperti militari ci sarebbero anche dotazioni nucleari, oltre a carri armati e diversi veicoli militari aerei e terrestri.<br>Si tratta di una sorta di grandissimo hub delle armi. Il più grande di tutto il patto atlantico. Queste arrivano via mare, a bordo di imponenti navi della USS Navy, fino al porto di Livorno. Da qui sono stoccate a&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/04/che-gran-passione-la-liberta-di-giocare-alla-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby, per poi essere smistate e destinate in Giordania, Arabia Saudita</a>&nbsp;e altri paesi mediorientali per rifornire le forze di Washington impegnate nei vari teatri di guerra principalmente dell’area mediorientale, dalla<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/05/la-ministra-della-guerra-chiama-alle-armi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>&nbsp;Siria</strong>&nbsp;allo&nbsp;<strong>Yemen</strong>,</a>&nbsp;ma anche alla&nbsp;<strong>Libia</strong>, senza dimenticare ovviamente&nbsp;<strong>l’Iraq.</strong></p>



<p>Oltre Camp Darby, sul suolo italico in prima linea nella politica della guerra, c’è la<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/da-sigonella-in-poi-le-nuove-guerre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;base militare di Sigonella</a>&nbsp;in Sicilia, da cui decollano i caccia da guerra impiegati nei vari conflitti, e<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/12/droni-ags-a-sigonella-il-regalo-di-natale-della-nato-ai-siciliani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;i droni controllati a distanza</a>, uguali a quello usato ad esempio per il blitz nei giorni scorsi per uccidere il generale iraniano Soleimani.<br>Ancora In Sicilia, a Niscemi, dal 2014 è sorto uno dei centri di trasmissione del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/la-sicilia-capitale-mondiale-delle-telecomunicazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">MUOS</a>&nbsp;(Mobile User Objective System): un sistema di comunicazione satellitare militare ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta (fino a 64 kbit/s), utilizzato direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il MUOS è un sistema composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, una delle quali è quella di Niscemi. Il MUOS integra le comunicazioni di guerra delle forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo, e per questo, proprio in questi giorni è impegnato direttamente nella trasmissione e nel controllo operativo di varie operazioni di guerra in Medio Oriente.</p>



<p>Sempre in Italia abbiamo già adesso circa 90 testate nucleari, diverse delle quali stanziate presso la base militare di Aviano nel Veneto. Un potenziale nucleare già adesso capace di oltrepassare la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/12/le-300-hiroshima-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">potenza distruttiva di 300 Hiroshima</a>. E così, giusto perché eravamo in aria natalizia, proprio nei giorni di Natale si è saputo di un altro bel regalino, che sta per esserci recapitato dai nostri amici alleati a stelle e strisce.<a href="https://www.fanpage.it/attualita/cinquanta-testate-nucleari-dalla-turchia-ad-aviano-e-polemica-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;50 Bombe Nucleari USA dalla Turchia dirette in Italia.</a><br>Cinquanta testate nucleari strategiche pronte per essere portate dalla base turca di Incirlik, in Anatolia, alla base Usaf di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. Gli Usa diffidano sempre di più della fedeltà alla Nato del presidente turco Erdogan, e così ripiegano sulla sempre più fedele Italia. Questa notizia ci è stata riportata da Fanpage e poi ripresa dall’Ansa, il 30 dicembre, 4 giorni prima del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/generale-iraniano-ucciso-da-un-drone-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">blitz americano che ha visto l’uccisione in Iraq del generale iraniano Soleimani</a>. La fonte è il generale a riposo Chuck Wald della US Air Force in una intervista rilasciata in esclusiva all’agenzia Bloomberg.</p>



<p>Tutto questo sarebbe quanto meno “degno” di una<strong>&nbsp;interrogazione parlamentare urgente</strong>, per chiedere sia al&nbsp;<strong>Governo</strong>&nbsp;ma anche al&nbsp;<strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong>, perché, sebbene la nostra&nbsp;<strong>Costituzione</strong>&nbsp;parli in modo chiaro e inequivocabile di&nbsp;<strong>ripudio della guerra</strong>, e il&nbsp;<strong>popolo italiano</strong>&nbsp;si sia espresso più volte per via referendaria nell’essere fermamente&nbsp;<strong>contrario all’uso del nucleare</strong>, persino in campo civile, perché&nbsp;<strong>Stati Uniti d’America e la NATO, continuino a riempire il “patrio suolo” di ordigni nucleari militari</strong>, e di armi di ogni specie e tipo, usate nel conflitto mediorientale. Sì, sono questioni serie queste che dovrebbero spiegarci sia la Presidenza della Repubblica che il Governo, aprire quantomeno una discussione in&nbsp;<strong>Parlamento</strong>; un organo creato apposta per trattare e parlamentare almeno degli aspetti più importanti che riguardano da vicino il nostro paese, le nostre vite, il nostro futuro. Ciò a maggior ragione in una ipotesi di possibile&nbsp;<strong>conflitto armato di tipo diretto tra Stati Uniti e Iran</strong>. Non è forse questa una flagrante violazione del dettato costituzionale? E l’ultima azione condotta per ordine diretto di&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;non è forse in&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/per-il-diritto-internazionale-lazione-di-trump-configurabile-come-atto-criminale-e-terrorista/?utm_source=rss&utm_medium=rss">totale violazione del Diritto Internazionale</a>, che è stato stracciato con un semplice click remoto via Web. Un raid quest’ultimo, che è stato giudicato&nbsp;<strong>un crimine</strong>&nbsp;anche dall’<strong>Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite</strong>.</p>



<p>Con l’ultima mossa operata dalle forze armate statunitensi, (il raid che ha visto l’uccisione di Soleimani) le istituzioni internazionali, a salvaguardia della pace, della cooperazione mondiale e del rispetto delle&nbsp;<strong>Carte universali e del Diritto</strong>, sono state&nbsp;<strong>sbeffeggiate e calpestate</strong>.<br>La parola stessa, e&nbsp;<strong>le rassicurazioni</strong>&nbsp;che proprio&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;pochi giorni prima, a fine anno, pubblicamente aveva dato, sono state cancellate, rimangiate una ad una. Persino quei paesi europei che da oltre 75 anni vengono chiamati “alleati” sono stati oltraggiati, di fatto resi ridicoli, rendendo evidente che in termini decisionali è come se nemmeno esistessero. Di questo, a partire da oggi e nei prossimi giorni a seguire si dovrebbe discutere in Parlamento in modo urgente, perché questa è la funzione per cui è stato creato l’organo parlamentare.<br>Oppure tutto è stato già deciso dal signor Trump, magari con un bel&nbsp;<strong>tweet</strong>, come va tanto di moda oggi nel “club” esclusivo dei “grandi statisti”, quelli che con un sol&nbsp;<strong>click sullo smartphone</strong>&nbsp;decidono sulle&nbsp;<strong>vite di migliaia, forse milioni di persone</strong>. Ivi compreso anche le nostre sorti, quelle di un Paese che nonostante sia fondato sul ripudio assoluto della guerra, ci deve vedere costretti come nazione, a essere proni in prima linea all’interno di un conflitto che va crescendo.</p>



<p>Tutto ciò, a quanto pare sta accadendo finora,&nbsp;<strong>senza avere nemmeno la possibilità di esprimersi all’interno dell’istituzione del nostro Parlamento</strong>, che, vista l’aria pesantissima che tira, avrebbe quantomeno la funzione di&nbsp;<strong>discutere della drammatica condizione in cui come paese Italia ci veniamo a trovare</strong>; delle pesantissime implicazioni che comporta in questo momento l’essere più che alleati, di fatto&nbsp;<strong>complici di una nazione terza che sta operando al di fuori di ogni criterio del Diritto Internazionale</strong>, e anche al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite. In seno a questo, c’è anche&nbsp;<strong>assoluto bisogno di discutere</strong>&nbsp;di come in questo momento il nostro suolo si trovi ad essere&nbsp;<strong>sede operativa di vere e proprie operazioni di guerra, senza che il nostro Stato riesca più esercitare una qualche forma decisionale su ciò che viene operato sul nostro stesso territorio</strong>.&nbsp; Discutere evidenziando che in questo momento, il nostro ruolo, più che alleati ci vede<strong>&nbsp;in parte complici, in parte militarmente occupati</strong>&nbsp;da una nazione terza che sembra prepararsi a scendere in guerra, non più per procura, bensì all’interno di un conflitto armato diretto contro altri Stati.<br>È di tutto questo che c’è assoluta urgenza di discutere all’interno del Parlamento, e quanto meno venire informati sui fatti gravissimi, e su questioni di vitale importanza che mettono a serio rischio il nostro Stato e le nostre vite di 60 milioni di cittadini.</p>



<p>Ciò assume ancor di più carattere di urgenza alla luce degli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">intensi movimenti bellici e militari</a>&nbsp;che proprio in questi giorni stanno interessando il nostro territorio. E’ per questo che, restiamo in attesa che uno dei nostri massimi organi istituzionali, riferendoci al<strong>&nbsp;Presidente della Repubblica, Capo delle Forze Armate,</strong>&nbsp;e al&nbsp;<strong>Governo</strong>, primo e più importante organo decisionale chiamato a deliberare e decidere su questioni di vitale importanza per il Paese, abbiano la bontà di informarci su cosa stia avvenendo, e quali siano le nostre intenzioni come nazione che ripudia la guerra, all’interno invece di uno scenario che ci vede fortemente&nbsp;<strong>coinvolti in uno stato di pre-guerra.</strong>&nbsp;Nel frattempo, ci perdonino infine&nbsp;<strong>gli onorevoli deputati</strong>, se fra le lecite richieste avanzate, si possa almeno sperare che, fra una querelle televisiva sugli ospiti del prossimo Festival di Sanremo, e un gossip su quale sia la prossima fiamma di Salvini, ci possa essere in questo nostro Paese almeno una qualche componente parlamentare che prenda la briga&nbsp; e l’impegno di poter muovere una&nbsp;<strong>interrogazione parlamentare della massima urgenza</strong>&nbsp;sui pericolosi&nbsp;<strong>scenari di guerra</strong>&nbsp;che vanno addensandosi all’orizzonte sul&nbsp;<strong>nostro Paese</strong>, e che, non ce ne vogliano se glie lo ricordiamo,<strong>&nbsp;riguardano tutti noi e le nostre vite</strong>&nbsp;veramente da molto vicino.</p>
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