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	<title>nazionalismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Chi è il nostro nemico in questa guerra? Dichiarazione di accademici greci ed altri contro la xenofobia﻿</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 08:13:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="370" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><br></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>Various Authors &#8211; Autores varios &#8211; Auteurs divers- AAVV-d.a.<br>(da txacala-int.org)</td></tr><tr><td>Tradotto da&nbsp;<strong>&nbsp;<a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=2&amp;lg_pp=it&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي</a></strong></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>In Grecia siamo testimoni di un&#8217;isteria xenofoba e razzista alimentata da un ampio spettro di forze conservatrici, di <br>estrema destra e fasciste, e sostenuta dai mass media e dal governo. In un&#8217;atmosfera di fervore nazionalistico, il <br>discorso pubblico è trafitto da grida di guerra e dichiarazioni disumane che offendono i valori morali fondamentali. <br>Incredibili, odiose e spudorate ingiurie vengono lanciate contro donne e bambini, e contro i deboli in generale.Questa<br> xenofobia organizzata e psicotica coltiva il panico, paralizza il pensiero razionale, annega ogni appello alla solidarietà, riempie una società stanca e insicura con i veleni dell&#8217;estrema destra e del fascismo misantropo. Segna il culmine di <br>uno sforzo sistematico e insistente del capitale per imporre alla società greca l&#8217;egemonia ideologica di un&#8217;estrema <br>destra razzista. Sfrutta gli enormi problemi creati dalle dure politiche liberali degli attuali e precedenti detentori del <br>potere statale.<br><br>Contro l&#8217;istrionismo dell&#8217;estrema destra dichiariamo con calma:<em>I rifugiati non sono mai stati un problema per il popolo </em><br><em>greco.<br><br>Non sono stati i rifugiati a causare la crisi mondiale, ma il capitale.<br><br>I rifugiati non hanno portato milioni di lavoratori alla disoccupazione, né centinaia di migliaia di imprese in Grecia alla </em><br><em>chiusura. In tutto il mondo, è il capitale che lo ha fatto.<br><br>I rifugiati non hanno fatto sì che nell&#8217;ultimo decennio gli Stati derubassero i propri cittadini con le tasse destinate a </em><br><em>salvare le banche e altri covi oligarchici del capitalismo mondiale. Sono stati gli oligarchi a farlo.<br><br>I rifugiati hanno perso tutto negli anni della crisi economica mondiale. Gli oligarchi continuano però ad accumulare </em><br><em>ricchezze saccheggiando il pianeta.<br><br>I rifugiati non hanno imposto al popolo greco disoccupazione di massa e povertà. La Troika lo ha fatto attraverso i suoi </em><br><em>memorandum.<br><br>I rifugiati non hanno mandato in emigrazione mezzo milione di figli e figlie del popolo greco. </em>I rifugiati non gestiscono un sistema basato sullo sfruttamento, la concorrenza, l&#8217;alienazione e la guerra. Come i migranti sono vittime del sistema <br>capitalistico dominante che organizza la guerra di classe dei ricchi contro i poveri. Sperimentano tutte le catastrofi che questo sistema porta all&#8217;umanità. Sono vittime di tutte le guerre e di tutti gli interventi organizzati dall&#8217;Occidente <br>imperialista &#8211; USA, Unione Europea, NATO &#8211; per imporre il suo dominio.<br><br>La Grecia è parte integrante delle strutture finanziarie, politiche e militari euroatlantiche. Attraverso la partecipazione a queste strutture gli oligarchi greci avanzano aggressivamente i loro interessi, qui e altrove. I rifugiati e gli immigrati sono vittime della guerra finanziaria mondiale condotta dai colossali monopoli degli Stati imperialisti contro i <br>produttori dei paesi più deboli, causando e riciclando così il sottosviluppo e la povertà.<br><br>L&#8217;estrema destra però, in Grecia e in ogni altro luogo, attribuisce tutti questi flagelli ai rifugiati. In modo sistematico e organizzato rivolge contro i rifugiati la rabbia di coloro che non vedono i veri colpevoli: le forze di guerra (USA, Nato, <br>Unione Europea), l&#8217;oligarchia della ricchezza, e i politici che le servono.<br><br>Attraverso il bersaglio xenofobo dei rifugiati l&#8217;estrema destra coltiva la discordia tra la gente. Sovverte la solidarietà <br>sociale, che è sempre stata l&#8217;arma degli sfruttati e degli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori.<br><br>Di fronte a un&#8217;epidemia di xenofobia e razzismo, dichiariamo con forza che i rifugiati e i migranti non sono nostri <br>nemici. Non siamo contro di loro! Non siamo contro i deboli, i miserabili, gli impoveriti di questo mondo! I nostri <br>nemici sono i guerrafondai &#8211; gli Stati Uniti, la NATO, l&#8217;Unione Europea, gli oligarchi capitalisti in Grecia e Turchia, e i <br>loro servitori politici. I nostri nemici sono i fascisti, i razzisti e i misantropi.<br><br>Contro un sistema che schiaccia interi popoli e ne polverizza la vita, un sistema che giorno dopo giorno produce <br>sempre più “persone in esubero”, noi lotteremo sempre per la solidarietà dei popoli contro i loro nemici comuni, per <br>una nuova società di fratersororità e di umanità.<br><br></td></tr></tbody></table>



<p>&#8212;

</p>
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		<title>Peter Handke: il letterato negazionista dei crimini di guerra serbi in Bosnia</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 07:36:18 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<p></p>



<p>Nonostante tutto, allo scrittore austriaco Peter Handke è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Il Comitato assegnante difende la propria decisione sostenendo che Handke non ha mai negato i crimini di guerra. Intervistato diverse volte sulla questione, Handke ha sempre difeso la sua posizione pro-serba, sostenendo che lui era<br>jugoslavo e che, negli anni &#8217;90, la Serbia e la sua leadership volevano salvare la Jugoslavia, distrutta invece dalla Germania e dall&#8217;Occidente.</p>



<p>Handke non si è mai recato in Bosnia, perché, disse, lui stava con &#8220;la parte sbagliata&#8221;. In cambio ha sempre taciuto, e continua a farlo, a proposito delle vittime della guerra d&#8217;aggressione serba. L&#8217;occidente è rimasto a lungo a guardare indifferente le atrocità commesse dalle milizie serbe in Bosnia, e Handke ne rappresenta alla perfezione l&#8217;indifferenza rispetto al genocidio commesso in Bosnia.</p>



<p>I Bosniaci musulmani, che Handke definisce Serbi musulmani, non sono stati abbandonati solamente dall&#8217;Europa. A tutt&#8217;oggi il ricordo della loro sofferenza è minacciato dall&#8217;indifferenza, da narrazioni nazionalistiche e da uno strisciante revisionismo, scrive il quotidiano tedesco taz.</p>



<p>Nei suoi testi Handke descrive gli aguzzini come se fossero vittime. Continuando a negare la storia, Handke tenne un discorso al funerale di Slobodan Miloševic in cui, cita sempre la taz dal suo discorso, affermò quanto si sentisse vicino a colui che era accusato di crimini di guerra. Handke si dichiarò anche disponibile a testimoniare a favore di<br>Miloševic durante il processo presso la Corte Internazionale dell&#8217;Aia, perché, disse, l&#8217;accusato di crimini di guerra era jugoslavo, proprio come lui.</p>



<p>Marie Colbin, ex compagna di Handke, ha fortemente criticato lo scrittore per la sua posizione nella guerra di Jugoslavia. In una lettera aperta pubblicata dalla rivista austriaca &#8220;Format&#8221; (oggi &#8220;Trend&#8221;) prende le distanze dal compagno violento e dalle sue esternazioni quali &#8220;Io ci cago sui vostri diritti umani. Ci cago sui vostri popoli minacciati. Ficcatevi i morti su per il culo!&#8221;</p>



<p>Questo è il letterato a cui va il Premio Nobel per la Letteratura 2019. Lettera aperta di Marie Colbin a Peter Handke<br>Maggio 1999 &#8211; pubblicata sulla rivista austriaca &#8220;Format&#8221;.</p>



<p>Tutti dicono che tu ami il paese dei Serbi ma io dico che ami soprattutto te stesso in quel paese. Anch&#8217;io amo Tofu, la gatta<br>randagia, e i suoi cuccioli Buddha, Congo, Sanso e Patti Smith. Amo questo piccolo branco di gatti e me ne assumo la responsabilità. Ma quando Tofu mi porta un uccellino e lo uccide davanti ai miei occhi, soprattutto sento pena e amore per l&#8217;uccellino. E se l&#8217;uccellino risulta solo lievemente ferito o sotto shock, corro nel tentativo di salvarlo, e<br>faccio di tutto per aiutarlo, curarlo e salvarlo. Come misura preventiva ora Tofu porta un collare con un campanellino, un segnale d&#8217;allarme per gli uccelli. Dov&#8217;è rimasto il tuo &#8220;segnale d&#8217;allarme&#8221; per la moltitudine di Kosovari massacrati, mortificati e messi in fuga?</p>



<p>Dove, poeta, si sono perse le tue parole? Non sei anche tu corresponsabile per questa guerra?<br>Nulla hai fatto per la pace. Perché no? Con la tua visione distorta ti dibatti furioso, ancora e ancora.</p>



<p>Handke fotografato davanti a una fabbrica bombardata a Belgrado. Ma che nobile gesto, quanto pathos ridicolo e vuoto. Come l&#8217;indiano sul sentiero di guerra, l&#8217;ultimo dei Serbiani, ti senti ora un eroe che continua a pagaiare sulla sua piroga? Ti ricordi del nostro &#8220;episodio della manovra&#8221;? Esattamente dodici anni fa, il 14 aprile 1987, poco<br>prima che ti lasciassi, andavamo a passeggio nel Carso jugoslavo. Improvvisamente fummo spaventati dal fracasso di carri armati e dai colpi di qualche tiratore. Eravamo finiti nel bel mezzo di una guerra finta.</p>



<p>Allora mi dicesti: &#8220;In guerra tutto è meglio. Lì sì che si combatte per qualcosa!&#8221;</p>



<p>Ora stai meglio poeta? Credo quasi di sì. In qualche modo sarai grato a questa guerra che in modo perverso soddisfa la tua irresistibile esigenza di riconoscimento pubblico. Il tuo ego si gonfia in lungo e largo e questo mi ripugna. 250.000 morti e due milioni di profughi dalla Bosnia! Più di un milione di persone messe in fuga dal Kosovo! E tu, che abbarbicato alla tua visione distorta della realtà, giustifichi un regime nazionalistico, sciovinistico e razzista.</p>



<p>Con un giro assurdo di parole riesci a scambiare la causa con l&#8217;effetto e legittimi il genocidio e la deportazione. Inverti coscientemente il ruolo dell&#8217;aguzzino con quello della vittima. E cosa c&#8217;è di più cinico e offensivo se non quello di rimettere la responsabilità dell&#8217;orrore a chi l&#8217;orrore lo subisce? Non ti vergogni nemmeno un po&#8217;? Quando ritiri un premio a Belgrado, quando, in questo preciso momento storico, metti in scena te stesso o ti fai addirittura nominare &#8220;nobile cavaliere&#8221;, diventi coscientemente un sostenitore della politica sanguinaria del dittatore Miloševic! Questo è il tuo contributo alla &#8220;pulizia etnica&#8221;!</p>



<p>Sì, le sento le tue frasi insulse e volgari: &#8220;Io ci cago sui vostri diritti umani. Ci cago sui vostri popoli minacciati. Ficcatevi i morti su per il culo!&#8221;. Ma chi sei tu che ti credi tanto importante? Non sei né grande né nobile né umile o sincero. Sei uno scrittore vanitoso che si gongola nel ruolo da voce solitaria. Solo che la tua voce cerca l&#8217;approvazione a favore di un regime criminale.</p>



<p>Sei l&#8217;ideologo del moderno fascismo balcanico.</p>



<p>Purtroppo ancora una volta la tua deformata visione del mondo ottiene fin troppa attenzione. Sono meravigliata dalle argomentazioni banali e benedette dal vino con cui i tuoi sostenitori si scatenano. La tua piccola drammatizzazione teatrale non conferisce un volto concreto alla guerra. Non si oppone al mostruoso dilagare della cancellazione dell&#8217;individualità (anche i volti dei morti vengono presi a bastonate per renderli irriconoscibili), ma è l&#8217;espressione della tua vanità aggressiva.</p>



<p>Io sono pacifista. E se fosse per me, a questo mondo non esisterebbe neanche un&#8217;arma. Ma so anche che, fintanto che al mondo esistono uomini &#8211; uomini come te, con i paraocchi, intransigenti, affamati di potere e con un ego spropositato, ci saranno anche armi e quindi guerre. Sento ancora il rumore della mia testa che sbatte contro il pavimento in pietra. Sento di nuovo lo scarpone da montagna contro il mio ventre e anche il pugno in faccia.</p>



<p>No &#8211; tu non sei uomo di pace!</p>



<p>Marie Colbin, maggio 1999 &#8211; Pubblicata sulla rivista &#8220;Format&#8221; (oggi<br>&#8220;Trend&#8221;). Vedi anche:<br><a href="http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/05/22/Cultura/KOSOVO-EX-COMPAGNA-DI-HANDKE-E-UN-VIOLENTO-E-NARCISISTA_183900.php?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/05/22/Cultura/KOSOVO-EX-COMPAGNA-DI-HANDKE-E-UN-VIOLENTO-E-NARCISISTA_183900.php</a></p>
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		<title>Nicaragua. La mattanza di Masaya</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2018 08:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Tini Codazzi &#160; Sapete cos’è Masaya? È un comune a sud di Managua, in Nicaragua. Di non più di 174.000 abitanti. Un puntino minimo nella mappa del Centro America. Ebbene, questa cittadina&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10888" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="970" height="580" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 970w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1-300x179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1-768x459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Sapete cos’è Masaya? È un comune a sud di Managua, in Nicaragua. Di non più di 174.000 abitanti. Un puntino minimo nella mappa del Centro America. Ebbene, questa cittadina si è alzata contro il governo di Daniel Ortega, ha posizionato delle barricate nelle strade e non ha smesso di manifestare e protestare contro il governo centrale di Managua. Come sapete Il paese vive una grave crisi, iniziata ad aprile. L’Associazione Nicaraguense Pro Diritti Umani (ANPDH) ha contabilizzato 76 persone assassinate delle forze dell’ordine, 657 feriti, 85 desaparecidos e 152 denunce di molestie da parte della polizia. Tutto questo durante le manifestazioni di aprile e maggio. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Masaya è diventata il simbolo della protesta nicaraguense, la città è in guerra, non soltanto perché vogliono un paese democratico ma perché vorrebbero fare giustizia contro la polizia nazionale e i paramilitari di Ortega e dare un senso ai morti. C’è una sorta di guerra civile nella città, i cittadini hanno formato all’incirca 200 barricate con mattoni, pezzi di alberi, pali, cartelli abbandonati, sacchi di terra, ecc. Sono diventate una sorta di posti di blocco civile, se si vuole attraversare uno di questi posti bisogna fa vedere la propria carta d’identità. Sono organizzatissimi, il suono delle campane della chiesa principale funziona come avvertimento della vicinanza di poliziotti e paramilitari, così i cittadini possono nascondersi e chiudersi in casa, sono molto guerrieri e a differenza dei venezuelani queste persone sono armate e si sono dichiarati in ribellione contro il governo centrale. La risposta di Ortega per ricuperare il controllo della cittadina sandinista è stata inviare un contingente di poliziotti, carri armati e paramilitari. Lo scorso martedì c’è stata una battaglia, Masaya è diventata un campo di guerra tra cittadini e polizia, quest’ultima ha attaccato ferocemente e la conclusione sono 6 morti e un numero non definito di feriti, i social network e la stampa nicaraguense denunciano 20, anche 30, persino 50 feriti in un solo giorno… in questi scenari così confusi non si sa mai la quantità vera di vittime. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10889" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">I messaggi dei cittadini dicono che non si smettono di sentire le detonazioni anche durante la notte, è impossibile dormire, hanno molta paura di uscire per cercare cibo, i negozianti hanno paura dei saccheggi e hanno paura di perquisizioni illegali e di incursioni nelle case. </span></p>
<p><span lang="it-IT">A Masaya c’è un quartiere di nome </span><span lang="it-IT">Monimbó, simbolo della resistenza antimperialista, socialista e nazionalista del sandinismo negli anni 70. Daniel Ortega è stato dirigente del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale contro la dittatura di Anastasio Somosa e quelle terre di Masaya le conosce bene perché all’epoca anche lui aveva lottato contro la guardia nazionale del regime di Somosa in questa città. Il fratello minore di Ortega, Camilo Ortega è morto lì a Monimbó nel 1978. È curioso come gira il mondo ed è molto curioso come funziona la mente umana. Daniel Ortega ha la memoria corta, sta facendo con il popolo nicaraguense la stessa identica cosa che ha fatto il sanguinario Anastasio Somasa con lui e la sua famiglia, ma i cittadini di Monimbó hanno invece la memoria lunga, ricordano e non vogliono vivere le stesse cose di quelli anni, quindi Masaya non lo vuole più, il luogo che è nel cuore di Ortega non lo vuole più. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Così stanno le cose in questo momento a Masaya, si continua a lottare indefinitamente. </span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#SOSMasaya</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#Masaya</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#SOSNicaragua</span></span></span></p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: HATE HURTS, progetto di fotogiornalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2016 08:38:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre si sta sgombrando il campo di Idomeni, il campo profughi più grande di Europa, noi proponiamo oggi la rubrica &#8220;Hate crimes in Europe!&#8221; curata da Cinzia D&#8217;Ambrosi sul suo progetto intitolato &#8220;Hate hurts&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-339.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6031" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6031" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-339.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (339)" width="732" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-339.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 732w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-339-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Mentre si sta sgombrando il campo di Idomeni, il campo profughi più grande di Europa, noi proponiamo oggi la rubrica &#8220;Hate crimes in Europe!&#8221; curata da Cinzia D&#8217;Ambrosi sul suo progetto intitolato &#8220;Hate hurts&#8221;</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">L&#8217;Inaugurazione della mostra fotografica &#8216;Hate Hurts&#8217; il 12 Maggio presso Centro Culturale Asteria di Milano si e&#8217; aperta con un incontro organizzato dall&#8217;<i>Associazione per i Diritti umani</i> alla presenza di due ospiti Paolo Pobbiati, portavoce della Amnesty sezione Italia e Cinzia D&#8217;Ambrosi, fotogiornalista.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;evento ha avuto una buona risposta dal pubblico che attivamente ha preso parte all&#8217;incontro. Alessandra Montesanto ha aperto la discussione con il chiedere del significato delle parole: “Per Capire, Per Documentare e Per Cambiare” proposte all&#8217;inizio della presentatione digitale del progetto documentario.</p>
<p align="JUSTIFY">“Queste parole racchiudono in essenza le motivazioni per il lavoro che svolgo ed anche che cosa rappresenta per me il foto-giornalismo. Per esempio, sensibilizzare il pubblico su tematiche toccate dal lavoro ma e soprattutto far si&#8217; che il lavoro prodotto sia visto da coloro che hanno il potere di cambiare e migliorare le leggi esistenti. Il progetto fotografico documentario ha, quindi, una funzione canalizzante in questo processo.” spiega Cinzia. Continuando che: “ in questo processo cerco il modo migliore di presentazione e cio&#8217; cambia da progetto a progetto dipendente al messaggio che intendo portare avanti. Presentare &#8216;Hate Hurts&#8217; al centro Asteria per portare all&#8217;attenzione le storie di coloro che hanno subìto crimini d&#8217;odio rientra in questo pensiero.”</p>
<p align="JUSTIFY">Ci sono stati molti contributi interessanti dal pubblico presente ed in particolare il legame tra i crimini d&#8217;odio ed un crescente nazionalismo in Europa che provoca un supporto sempre piu&#8217; vivido verso le vedute d&#8217;estrema destra. Tutto cio&#8217; alimentato da discorsi politici basati sull&#8217;idea che abbiamo bisogno di difendere le nostre identita&#8217; nazionali e i nostri confini da &#8216;<i>un&#8217;invasione di rifugiati e migranti&#8217;.</i> Anche se queste opinioni non sono tratte da una ricerca solida, sono spesso presentate come fatti.</p>
<p align="JUSTIFY">Paolo Pobbiati ha presentato alcuni dati di una recente ricerca di Amnesty da cui si evince che i Paesi ad aver accettato il numero maggiore di rifugiati, sono la Turchia, la Giordania e il Libano aprendo una prospettiva diversa sulla crisi dei rifugiati.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante il corso della serata, è stata proiettata una selezione delle foto dal progetto &#8216;Hate Hurts&#8217;. Le immagini risaltano l&#8217;influenza negativa dei crimini d&#8217;odio che prendono varie forme: da quella verbale, a quela fisica e psicologica. Molte delle foto alludono anche alla sofferenza silenziosa dei rifugiati e migranti in uno stato di politico e burocratico limbo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-338.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6030" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6030" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-338.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (338)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-338.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-338-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="CENTER"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">The Opening of &#8216;HATE HURTS&#8217; Photography Exhibition on the 12th May at the Cultural Centre Asteria in Milan was marked with a Talk Event organised by </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00aadc;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">perdirittiumani.com</span></span></span></a></u></span></span><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;"> (for human rights) with invited guest speakers Paolo Pobbiati, Spokesman for Amnesty International Italy  and myself photojournalist.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">The event had a great turn out. Alessandra Montesanto from PerDirittiUmani set the Talk off with a question  about the meaning of the words opening a slide presentation &#8216;Hate Hurts: to understand, to document and to change&#8217;.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">I explained that these words are very connected to the way I do my work and to what I believe photojournalism&#8217;s work should do. The main objective being presenting it to the wide public and in particular those in power to make positive changes for the issues being told. The work as being a channel for this to happen or a catalyst towards this to happen through an increased awareness.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">In the process I am looking at ways that most effectively work for this purpose. Being present in the Cultural Centre Asteria to show &#8216;Hate Hurts&#8217;  and the stories of hate crimes victims through a photography exhibition and talking about the issue in the Cultural Centre Asteria belongs to this very process.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">Some highlights were very interesting thoughts on the dynamics built around hate crimes. Members of the public suggested that one of the causes is being an increasing nationalism or perceived nationalism in Europe. I cannot but agree that extreme right wings getting stronger support in Europe has ties in with the political ideology of defending one&#8217;s national ideologies and borders.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-340.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6032" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6032" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-340.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (340)" width="800" height="466" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-340.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-340-300x175.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-340-768x447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">Paolo Pobbiati showed a recent compiled research from Amnesty of countries that have taken the most of refugees. These were mostly from outside of Europe: Turkey, Jordan, Lebanon, which gave another perspective to the refugee crisis.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #3d596d;"><span style="font-family: Merriweather, Georgia;"><span style="font-size: medium;">During the course of the evening, photographs from the photography project &#8216;Hate Hurts&#8217; were projected and I was asked to run a commentary on some of the people&#8217;s stories represented in the photographs. The stories highlight the plight of victims of hate crimes looking at its various forms from psychological crimes, verbal and physical. Many of the photographs also showed the extend of the silent pain going through thousands of refugees and migrants in a state of bureaucratic and political limbo.</span></span></span></p>
<p><strong>La mostra fotografica &#8216;Hate Hurts&#8217; continua fino al 26 Maggio nel Centro Culturale Asteria di Milano. </strong><strong><a href="http://www.centroasteria.it/events/hate-speech-crimini-dodio-europa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.centroasteria.it/events/hate-speech-crimini-dodio-europa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Per seguire il progetto &#8216;Hate Hurts&#8217; e la rubrica sui crimini d&#8217;odio:</b></p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/category/rubriche/hate-crimes-in-europe/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/category/rubriche/hate-crimes-in-europe/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.cinziadambrosi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.cinziadambrosi.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/05/26/hate-crimes-in-europe-hate-hurts-progetto-di-fotogiornalismo/">&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: HATE HURTS, progetto di fotogiornalismo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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