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	<title>nazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Centro Astalli. Crescita, evoluzione, sviluppo. I cambiamenti operati dall&#8217;accoglienza</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’accoglienza di migranti gode di maggiore o minor consenso nei diversi contesti sociali, come abbiamo visto negli ultimi anni, condizionato da svariati elementi più o meno strettamente intrecciati: paura di un&#8217;invasione; crisi economica; sensibilizzazione mediatica riguardo ai conflitti in corso (pensiamo a quello siriano); emersione a livello mondiale di sovranismi con gli slogan del «prima noi»; ampliamento della forbice sociale non solo tra le diverse regioni del mondo, ma anche all’interno della stessa nazione; una comunicazione che presenta come spreco di risorse l&#8217;investimento per l’accoglienza di non cittadini.<br />
Eppure l’accoglienza, come ha dimostrato l’esperienza di anni, se pensata con lungimiranza e nella sua complessità può divenire strumento di crescita, evoluzione e sviluppo perché neutralizza proprio quelle grandi forze disgregatrici che a livello macro sono state fattori determinanti per la partenza di migranti forzati dal loro Paese: l’ingiustizia e i conflitti. Parte di un buon processo di accoglienza infatti è riorganizzare e incanalare all’interno dei territori le forze e le energie legate alla paura di perdere per sé servizi e risorse e di confrontarsi con la diversità. Ciò è possibile solo nei contesti locali, dove si vive la quotidianità delle relazioni, dove si affronta l’esistenza nella puntualità delle situazioni che si presentano giorno dopo giorno, dove il dialogo della vita si gioca in piccoli gesti, nelle risposte a necessità concrete e misurabili, a situazioni esistenziali quali la malattia e il disagio mentale. L’accoglienza richiede di coniugare la complessità del fenomeno migratorio con la complessità del reale, comporta l&#8217;incontro di persone ma ha bisogno della creatività di contesti locali che abbiano la voglia e il coraggio di lasciarsi attraversare da presenze inattese. Quando queste condizioni si verificano l’accoglienza, accompagnata con sapienza, può generare la novità di società ancora più ricche in umanità e spesso anche di risorse economiche e di servizi alla persona. La complessità, cifra caratterizzante del fenomeno migratorio e di conseguenza – necessariamente &#8211; dell’accoglienza, ha bisogno non solo di un approccio multidisciplinare e di una governance multilivello, ma anche di un sincero spirito di collaborazione di tutti gli attori in vista di un orizzonte comune, di un obiettivo che abbia senso per tutti: nel caso specifico, la speranza di un futuro di convivenza pacifica e fruttuosa. In un suo libro Richard Sennet scriveva: «La collaborazione può avvenire anche in maniera informale, la gente che si ferma per strada a far due chiacchiere o si incontra al bar e parla del più e del meno non pensa consapevolmente ‘Ecco, sto collaborando’. L&#8217;atto di collaborazione si riveste dell’esperienza del piacere condiviso»1. Per arrivare a questo punto il cammino è lento e si nutre del graduale apprendimento del sapersi mettere reciprocamente nei panni dell&#8217;altro. La capacità di accoglienza, come in una circolarità ermeneutica, è presupposto culturale ma anche conseguenza, e più si procede in esperienze di accoglienza più la sfida culturale dell’accoglienza si radica nei territori grazie alla collaborazione di Stato, ente locale, privato sociale, volontariato, in un esercizio di cittadinanza attiva che non è virtuale ma virtuoso. Le pagine che seguiranno danno conto di tutto questo lento processo, che è l’unica via generativa del futuro.</p>
<p>Questa l&#8217;introduzione di Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, alla pubblicazione &#8220;Accoglienza. Crescita, evoluzione, sviluppo. I cambiamenti operati dall&#8217;accoglienza&#8221; uno studio a cura del Centro Astalli ancora più attuale che mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere e consultare il testo: <a href="http://centroastalli.it/wp-content/uploads/2018/11/I-Cambiamenti-operati-dallaccoglienza-DEF11.18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://centroastalli.it/wp-content/uploads/2018/11/I-Cambiamenti-operati-dallaccoglienza-DEF11.18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Venezuela. Abbiamo un presidente</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2019 07:09:52 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Si chiama Juan Guaidó. Lo scorso 23 gennaio, data molto importante per la storia del Venezuela (in questo giorno nel 1958 ci fu un “golpe de estado” per rovesciare la allora dittatura militare di Marcos Pérez Jiménez), davanti a migliaia e migliaia di venezuelani ha fatto giuramento come presidente ad interim del Venezuela, in un enorme assemblea cittadina allestita in una piazza della capitale. Obiettivo: portare il paese ad un momento di transizione per poi chiamare ad elezioni libere e democratiche e aprire il canale umanitario.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Guaido-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11976" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Guaido-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="585" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Guaido-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Guaido-Maduro-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Guaido-Maduro-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Questo è un passo avanti molto importante per il paese. Molti funzionari di polizia e militari in diverse località della nazione si sono uniti al popolo, invece di aggredirli come di solito succedeva durante le proteste, si sono aggiunti per accompagnare i cittadini comuni. Una grande cosa, un segnale che qualcosa veramente e finalmente sta succedendo all’interno delle forze dell’ordine e all’interno dell’armata, che sempre è stata a fianco dell’usurpatore-dittatore. Ebbene, non più. Immediatamente sono arrivate le dichiarazioni del governo degli Stati Uniti riconoscendo Guaidó presidente e l’effetto domino si è fatto sentire subito: Paraguay, Argentina, Canada, Colombia, Peru, Costa Rica, Brasile, Cile, Giappone, Kosovo, Ecuador, ONU, Francia, Gran Bretagna, Germania, Guatemala, hanno fatto la stessa cosa. Aspettiamo ancora una risposta più decisa e positiva dall’UE.</p>
<p>Come risposta, Maduro ha dato un ultimatum al governo statunitense, il personale dell’Ambasciata dovrebbe lasciare territorio venezuelano entro le 72 ore. Oggi, mentre questo articolo sta uscendo dovrebbe scadere il tempo. Russia e Cina si sono schierate con Maduro. Cosa succederà?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/protesta-23-gennaio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11977" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/protesta-23-gennaio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/protesta-23-gennaio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/protesta-23-gennaio-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il giorno 23, il popolo ha camminato durante ore per le strade delle principali città del paese e dopo il giuramento di Guaidó, sono iniziati i problemi. Gruppi di comandos di paramilitari armati e gestiti dall’usurpatore hanno fatto irruzione in modo violento in certe zone del paese con il seguente risultato: 364 detenuti, più di 70 feriti, 3 saccheggi a negozi, 4 incursioni nelle proprietà private, 32 fatti di repressione selvaggia, 34 denunce per abuso di potere, 13 denunce per uso di arma da fuoco, 26 persone assassinate all’interno delle manifestazioni tra il 22 e il 24 gennaio. Queste cifre vengono fornite e aggiornate dal “Foro Penal“ e dall’ “Observatorio Venezolano de Conflictividad Social”. Non ci aspettavamo un comportamento civile, democratico e degno da parte di questi personaggi.</p>
<p>In due giorni, il presidente Guaidó si è già messo al lavoro per intraprendere il cammino verso l’uscita della crisi, in primis, come aveva promesso, ha chiesto di aprire il canale umanitario. Stati Uniti ha risposto subito, aiuterà il paese con 20 milioni di $. Ha confermato che l’obiettivo è mandare via l’usurpatore, fare un governo di transizione e indire elezioni libere e democratiche. Il prossimo passo è approvare in parlamento una legge di amnistia, vi saprò dire più avanti di cosa si tratta. Insomma, fermare la persecuzione e l’odio per poter iniziare a lavorare seriamente per il paese. Ha chiesto al popolo venezuelano di fare uno sforzo ed essere disposti a perdonare. Tanto di cappello.</p>
<p>Bisogna fare una precisazione importante. Vorrei chiarire il termine autoproclamato la stampa nazionale ed internazionale dichiara a proposito del presidente incaricato del Venezuela Juan Guaidó. Non si è autoproclamato presidente. Juan Guaidó è stato eletto dall&#8217;Assemblea Nazionale, ovvero dal Parlamento venezuelano, l&#8217;unico organismo governativo autonomo e regolarmente eletto nella nazione. Nel 2016, il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) ha annullato un referendum revocatorio organizzato secondo le modalità costituzionali e dove ha perso il quesito di Nicolas Maduro che chiedeva se il popolo voleva un altro suo periodo presidenziale. Nel 2017, la magistratura ha delegittimato l&#8217;Assemblea Nazionale, per poi tornare sui suoi passi grazie al duro responso internazionale, anche nel 2017, quando attraverso la magistratura Maduro ha sostituito l&#8217;Assemblea Nazionale con l&#8217;Assemblea Costituente, senza fare un referendum popolare come lo richiede la Costituzione, e poi ha indetto le elezioni anticipate, ha nuovamente sorpassato l&#8217;Assemblea Nazionale e ignorato e violato le leggi della Costituzione. Ergo, l&#8217;Assemblea Costituente è illegale e le elezioni pure.  In assenza di una reale divisione dei poteri e davanti al mancato rispetto dei requisiti minimi per le elezioni libere ed attendibili (riscontrati da l’UE, l’OHCHR, il gruppo di Lima e l&#8217;OSA), la seconda rielezione di Nicolas Maduro è illegittima. L&#8217;ex Presidente Nicolas Maduro ha terminato il suo mandato il 10 gennaio 2019 e, in presenza del vuoto legislativo creatosi, Juan Guaidó ha prestato giuramento davanti al popolo (sovrano) al fine di indire nuove elezioni. Quindi, non si è autoproclamato, ha fatto quello che dice la Costituzione nel momento in cui, in mancanza di un presidente, lui è la figura con la più alta autorità del paese.</p>
<p>Juan Guaidó è a tutti gli effetti il presidente incaricato del Venezuela.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Primo presidente donna in Etiopia e in tutto il continente africano</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 09:52:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11697" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="656" height="492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/et-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo Soham, primo sindaco donna di Dakar, il nome di Sahle-Work Zewde imperversa su tutti i giornali internazionali. Prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Etiopia, in questo momento più che mai, sta attraversando una fase di cambiamenti che derivano, in primis, dall’accordo di pace siglato con l’Eritrea, dopo bene 20 anni di conflitti e tensioni tra i due paesi. Questa importante svolta è comune anche sotto il punto di vista della necessità di unità tra le comunità etniche e religiose dei due paesi e l&#8217;impegno comune contro la discriminazione delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">L’elezione di Sahle arriva quindi in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, ha nominato un gabinetto in cui metà dei posti sono stati attribuiti alle donne. Infatti, alla nomina di una donna a capo dello Stato, segue la nomina del 50% di donne nel governo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span>Governo e opposizioni devono capire che vivono sotto lo stesso tetto, e devono perciò concentrarsi su ciò che li unisce e non su ciò che li divide, per creare un Paese di cui essere fieri<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>»,</i></span></span> ha aggiunto la presidente al termine del suo primo discorso da capo dello stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sahle-Work Zewde è ora sottosegretario generale dell’Onu e speciale rappresentante presso l’Unione Africana. Sostituisce Mulatu Teshome Wirtu &#8211; dimessosi nei giorni scorsi, un anno prima della fine del suo mandato &#8211; dichiarando che vuole partecipare più attivamente al processo di cambiamento in atto nel paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Infatti, è giusto specificare che in Etiopia il ruolo del presidente è molto cerimoniale e di rappresentanza mentre il potere esecutivo è di competenza del primo ministro. Nonostante questo, una presidente donna in Etiopia è una sorta di rivoluzione se la si somma al fatto che, come detto, metà del parlamento è costituito da donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Per concludere, in Africa si sono susseguite donne importanti che hanno guidato moralmente e fisicamente eserciti o nazioni (vedi, per esempio, la regina Taytu Betul o la guerriera Yaa Asantewaa) ma mai una donna è stata posta a capo di una Nazione intera.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la prima volta in assoluto e, si spera, possa essere solo l’inizio di una bellissima storia tutta in rosa.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. L’arresto di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 07:34:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9784" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era un fervente leader 52enne indipendentista e riuscì a negoziare con i bianchi più ambiziosi, puntando ad una transizione e risoluzione pacifica delle controversie. Il potere e il favore del popolo crebbe verso di lui al punto che riuscì a prendere totalmente in mano la guida del suo Paese, creando in pochissimo tempo una dittatura. Improvvisamente espropriò tutte le fattorie dei bianchi e represse brutalmente tutti gli oppositori politici. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si instaurò nel paese un clima molto pesante fino al 31 dicembre 1987, giorno in cui Mugabe conquistò la carica di Presidente dello </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbawe, e la conservò per ben 30 anni &#8211;</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> attualmente è il capo di Stato più anziano del mondo &#8211; modificando addirittura la Costituzione per consentire numerose ricandidature. Accusato di aver instaurato un regime dittatoriale nel suo Paese, il 15 novembre 2017 (finalmente?) è stato posto sotto custodia dall’esercito a seguito di un colpo di Stato organizzato dall’ex vicepresidente Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un arresto improvviso del presidente e di sua moglie, 40 anni più giovane ed importante braccio destro in tutti questi anni di dittatura, ha fermato l’infinito regno del terrore di questo pessimo esempio per tutto il continente africano. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">”<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La scorsa notte la ‘first family’ è stata arrestata e sta bene, era necessario sia per la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Costituzione</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che per l’integrità della nostra nazione. Né lo Zimbabwe né </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zanu</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono di proprietà di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mugabe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e della moglie. Oggi comincia una nuova era e </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mnangagwa</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> ci aiuterà a ottenere uno </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbabwe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> migliore”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il probabile obiettivo di questa presa di potere era, forse, la moglie di Mugabe, cosiddetta “DisGrace”, che da tempo tramava un piano per prendere il posto del marito, tanto da convincerlo ad allontanare Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni la storia dello Zimbabwe si sta costruendo, anzi ricostruendo, dopo anni di oppressione e mancanza di diritti in tutto il paese. Le evoluzioni di questa vicenda ancora non sono note o immaginabili ma una cosa è certa: a qualsiasi latitudine, il potere è affamato di altro potere.</span></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: AAA boia cercasi</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Apr 2017 07:24:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Veronica Tedeschi Il numero di sentenze capitale registrate nel nuovo Rapporto sulla pena di morte di Amnesty International registra che almeno 1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi diversi. Per quanto riguarda il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il numero di sentenze capitale registrate nel</span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nuovo</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Rapporto sulla pena di morte</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Amnesty International </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">registra che almeno</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi diversi</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> Per quanto riguarda il continente africano, la maggior parte delle sentenze sono state emesse in Nigeria, che non resta però l’unico stato in cui vengono ad oggi emesse condanne a morte. Sono state comminate pene di morte in Camerun (160), Zambia (101), Repubblica Democratica del Congo (93) e Kenya (24).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In Somalia, dove vige una situazione di altissima instabilità politica e sociale, sette condanne a morte sono state compiute sotto l’autorità del governo federale, sei nello stato di Somaliland e una nello stato del Puntland. Sono state emesse 60 condanne a morte in totale, 7 su ordine del governo federale, 8 nel Somaliland e 45 nel Puntland. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’uso della pena capitale nell’Africa subsahariana ha conosciuto nel 2016 sviluppi contrastanti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A livello riassuntivo il totale delle esecuzioni avvenute nel continente africano nel 2016 (Fonte: Report sulla Pena di Morte di Amnesty International).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-898.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-898.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="528" height="558" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-898.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 528w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-898-284x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 284w" sizes="(max-width: 528px) 100vw, 528px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-899.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8500" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-899.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="510" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-899.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 510w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-899-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il totale delle pene eseguite è 22, numero in diminuzione rispetto al 2015 (43 esecuzioni).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Considerando il continente per intero, quindi, il numero di esecuzioni si è quasi dimezzato rispetto al 2015. Nello stesso periodo due stati hanno abolito la pena di morte: il Benin e la Guinea. In Benin “nessuna disposizione di legge contenuta nell’ordinamento giuridico interno può più contenere menzione della pena capitale”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora, in Mauritania non sono state eseguite sentenze capitali. Alla fine dell’anno, 77 persone, inclusi 11 stranieri, erano detenute nel braccio della morte. Nel 2016 sono state concesse 15 commutazioni della sentenza capitale e una persona è stata prosciolta.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Per concludere, secondo informazioni fornite ad Amnesty International dal governo, nello Swaziland è in vigore una moratoria sull’uso della pena di morte, non si eseguono sentenze capitali dal 1983.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli sviluppi contrastanti del continente africano su questa tematica rispecchiano esattamente la situazione di instabilità politica di molti Stati. Mentre molti Stati migliorano il loro rapporto con la legge e aboliscono la pena di morte, altri continuano a eseguire condanne a morte e esecuzioni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-897.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8501" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-897.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="437" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-897.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 437w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-897-205x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 205w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></a></p>
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		<title>Ogni morte ci diminuisce</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 08:43:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo da una nostra cara amica libanese, Mona Mohanna, questo comunicato di Assopace Palestina che pubblichiamo e noi lo pubblichiamo perché lo riteniamo importante. Comunicato Ogni morte, palestinese o israeliana che sia, pesa sulle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo da una nostra cara amica libanese, Mona Mohanna, questo comunicato di Assopace Palestina che pubblichiamo e noi lo pubblichiamo perché lo riteniamo importante.</p>
<div align="CENTER" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm;">
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm;">
<b>Comunicato</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Ogni<br />
morte, palestinese o israeliana che sia, pesa sulle nostre coscienze<br />
come un macigno.</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
Comunità Internazionale ne porta le responsabilità.</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Ogni<br />
morte ci diminuisce!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>AssoPacePalestina<br />
ritiene che l&#8217;assassinio dei tre giovani coloni israeliani sia un<br />
crimine che non può essere giustificato </b>e<br />
che<b> </b>coloro che &nbsp;lo<br />
hanno commesso non siano certamente &#8220;eroi&#8221;.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Hanno<br />
&nbsp;tolto la vita a tre persone disarmate e minato &nbsp;fortemente<br />
la causa palestinese, oltretutto nel momento in cui si era formato un<br />
governo di &nbsp;unità nazionale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Tutto<br />
ciò però non giustifica minimamente le rappresaglie messe in atto<br />
dal governo israeliano, che per ricercare i tre giovani e trovare i<br />
responsabili ha messo a ferro e fuoco un’intera popolazione<br />
punendola collettivamente per un crimine commesso da precisi<br />
responsabili.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Ogni<br />
morte, palestinese o israeliana che sia, pesa sulle nostre coscienze<br />
come un macigno.</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Pesa<br />
sulle responsabilità della Comunità Internazionale che, pur essendo<br />
consapevole delle persistenti violazioni delle risoluzione delle<br />
Nazioni Unite e dei diritti umani da parte del governo Israeliano,<br />
non ne fa pagare il prezzo a Israele, limitandosi a semplici<br />
rimbrotti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
leggere le dichiarazioni di Ministri israeliani e dello stesso primo<br />
ministro si resta annichiliti per la volontà distruttiva che<br />
esprimono.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Demolire<br />
le case delle famiglie dei &nbsp;due presunti colpevoli fa parte di<br />
una cultura della vendetta che dovrebbe appartenere al passato<br />
tribale, ma di cui Israele è talmente intrisa da applicarla<br />
continuamente nella totale impunità.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Fa<br />
parte della lucida operazione di distruzione della società e della<br />
cultura palestinese l&#8217;aver attaccato e distrutto in queste settimane<br />
di rappresaglia centri culturali, luoghi di comunicazione, case<br />
editrici, archivi.&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Quattordicimila<br />
soldati sono stati mandati nelle case, nei villaggi e nelle città,<br />
distruggendo vite, beni, risorse: &nbsp;ben dieci persone sono morte,<br />
tra cui bambini uccisi durante le incursioni. Erano tutti<br />
disarmati.&nbsp;Più di 500 persone sono state sequestrate ed<br />
incarcerate.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
Nessuno<br />
dei nostri uomini o donne di Stato ha rivolto loro un pensiero o ha<br />
chiesto ad Israele di fermare la punizione collettiva di un intero<br />
popolo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>AssoPacePalestina<br />
chiede all&#8217;Unione Europea, al nostro governo e a tutte le Istituzioni<br />
Internazionali, di non considerare più Israele al di sopra della<br />
legge; di &nbsp;ascoltare e dare forza alle voci che arrivano anche<br />
da Israele, come quella dell&#8217;ex Presidente del suo Parlamento,<br />
Avraham Burg, o quella dei parenti delle vittime israeliane, che si<br />
mischia alla voce dei parenti delle vittime palestinesi e chiede di<br />
porre fine alla violenza e all&#8217;ingiustizia. &nbsp;</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>E&#8217;<br />
l&#8217;appello lanciato da palestinesi e israeliani che ritengono che la<br />
pace sia possibile e&nbsp;necessaria ai due popoli, ma che la pace<br />
non potrà esserci &nbsp;se la Comunità Internazionale non opererà<br />
per la fine dell&#8217;occupazione e della colonizzazione della terra di<br />
Palestina.</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
<b>Ed<br />
è l&#8217; appello che AssoPacePalestina fa proprio.</b><br />
<strong></strong><br />
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<strong></strong><br />
<strong></strong>&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="background: rgb(255, 255, 255); line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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