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	<title>negoziato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 09:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Libano:&#160;arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani Iran:&#160;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran Bahrein:&#160;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Libano:&nbsp;</strong>arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani</p>



<p><strong>Iran:</strong>&nbsp;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran</p>



<p><strong>Bahrein:</strong>&nbsp;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei paesi del Golfo per la ripresa dei rapporti col Qatar.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;manca l&#8217;elettricità a Baghdad. Teheran ha chiuso i rubinetti del gas per morosità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;riprendono le relazioni diplomatiche tra Il Cairo e il governo di Tripoli.</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Libano:</p>



<p>L&#8217;esercito libanese ha arrestato 8 persone, 2 libanesi e 6 siriani, implicati nella rissa che ha portato all&#8217;incendio del campo profughi siriani di Minieh. La solidarietà dei libanesi con i profughi siriani si è dimostrata alta, sia sui social sia concretamente. Molti abitanti dei paesi vicini hanno ospitato i senzatetto e le autorità hanno predisposto ricoveri di emergenza in scuole. Le 75 famiglie che abitavano nel campo hanno perso tutto, “anche i libri dei bambini”, ha detto una madre. Il governo siriano, primo responsabile di questo dramma del suo popolo, in modo sciacallesco, ha invitato i profughi a tornare in Siria.</p>



<p>Iran:</p>



<p>Una valanga ha travolto gli sciatori nelle montagne a nord di Teheran. Alla fine del lavoro dei soccorritori, sono 11 i morti. Nove&nbsp; persone sono state salvate e ricoverate in ospedale per cure. La valanga è avvenuta Venerdì ed immediatamente le ricerche sono partite dalla protezione civile che ha impiegato elicotteri per raggiungere il campo di sci travolto.&nbsp;</p>



<p>Bahrein:</p>



<p>Il ministro degli esteri del Bahrein ha coordinato un incontro in videoconferenza dei ministri degli esteri dei paesi del consiglio di cooperazione del Golfo. L&#8217;incontro è la premessa per la fine dell&#8217;embargo nei confronti del Qatar. Arabia Saudita, Emirati e lo stesso Bahrein, insieme all&#8217;Egitto, nel 2017, avevano avviato la rottura delle relazioni e un embargo economico contro Doha, con l&#8217;accusa di sostenere il terrorismo islamista, per i legami che l&#8217;emirato ha con la Fratellanza Musulmana e in particolare con la Turchia, che in Qatar ha delle basi militari, navali e aeree. È stato uno scontro per l&#8217;egemonia sulla regione, che si è dimostrato un buco nell&#8217;acqua.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>La società elettrica nazionale ha tagliato l&#8217;elettricità a Baghdad ed in altre città, per diverse ore al giorno, a causa del mancato arrivo di gas iraniano. Teheran ha ridotto le forniture di gas da 50 milioni di metri cubi a 5 milioni, a causa del mancato pagamento di debiti arretrati. L&#8217;Iraq è tra i grandi paesi esportatori di risorse energetiche, ma a causa della guerra è costretto ad importare energia. Oltre al gas iraniano, importa elettricità dalla Turchia. Le centrali elettriche distrutte dalle bombe statunitensi nel 2003, non sono state completamente rimpiazzate.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Una delegazione egiziana di alto livello ha visitato ieri Tripoli per incontri con il governo Sarraj. Il Cairo riaprirà l&#8217;ambasciata dopo 7 anni di chiusura. Il regime di Al-Sissi è uno degli sponsor del generale Haftar, ma in questa fase sta giocando il ruolo del mediatore per una soluzione negoziale, dopo che le milizie, con l&#8217;appoggio militare di Ankara e dei mercenari siriani, sono arrivate a Sirte, dichiarata da Al Sissi una linea rossa da non superare. L&#8217;Egitto ha ammassato al confine libico, lo scorso luglio, carri armati e aerei, pronti all&#8217;intervento in caso i militari turchi avessero attaccato Sirte. La proposta del Cairo per far uscire la crisi libica dall&#8217;impasse è quella di spartire gli incarichi di potere a personalità delle tre regioni, in attesa delle elezioni del dicembre 2021, da far svolgere sotto la direzione dell&#8217;ONU. La tregua per il momento regge, malgrado gli schiamazzi mediatici delle due parti libiche in conflitto.</p>
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		<title>Trump sposta l&#8217;ambasciata a Gerusalemme, l’annuncio e i fatti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Dec 2017 08:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Articolo di Janiki Cingoli, Presidente del CIPMO (Huffington Post). L&#8217;annuncio di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, ha avuto un&#8217;eco enorme nel mondo, suscitando reazioni di condanna tra i palestinesi, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="216" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente del CIPMO (Huffington Post).</em></p>
<p>L&#8217;annuncio di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, ha avuto un&#8217;eco enorme nel mondo, suscitando reazioni di condanna tra i palestinesi, nel mondo arabo, in Europa e nella più ampia Comunità internazionale, e ovviamente soddisfazione in Israele. L&#8217;annuncio in sé è un elemento che modifica, ancora una volta, la tradizionale linea degli Stati Uniti, ora riguardo alla città contesa. Tuttavia, per l&#8217;appunto, si tratta di un annuncio, il metodo preferito da Trump, che lascia sostanzialmente inalterati i fatti sul terreno.<br />
Contestualmente al suo discorso, è stata presa la decisione di rinviare di sei mesi il trasferimento dell&#8217;Ambasciata Usa a Gerusalemme come è stato fatto da tutti i Presidenti Usa dal &#8217;95 in poi: una scelta destinata a essere rinnovata semestralmente, dato che comunque il trasferimento reale richiederà almeno quattro anni, con la costruzione della nuova sede prevista a Gerusalemme Ovest (un trasferimento quindi che potrebbe quindi essere revocato dal prossimo Presidente degli Stati Uniti, se Trump non sarà riconfermato). Ma soprattutto un rinvio che lascia a disposizione tutto il tempo necessario, per verificare l&#8217;accettabilità del nuovo piano di pace tra israeliani, palestinesi e mondo arabo, cui sta lavorando il team negoziale insediato da Trump subito dopo la sua elezione, e diretto da suo genero Jared Kushner.<br />
Molti commentatori hanno riflettuto su quali siano i motivi che hanno spinto il Presidente Usa a prendere questa iniziativa. Secondo il Washington Post, sarebbe stata l&#8217;influenza dei circoli evangelici statunitensi, ultra filoisraeliani, e soprattutto quella di alcuni potenti magnati e finanziatori, a cominciare da Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, che aveva rotto con Trump, proprio per il mancato mantenimento della promessa di trasferire l&#8217;Ambasciata.<br />
Altri hanno ricordato il declino della componente più realista del suo cerchio magico, con la ormai prossima sostituzione del Segretario di Stato, Rex Tillerson, ormai caduto in disgrazia, con l&#8217;attuale direttore della Cia, Mike Pompeo, anch&#8217;egli su posizioni estreme di sostegno a Israele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9941 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="301" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></a><br />
Ma il motivo più probabile è stato la ricerca di un diversivo, che attirasse l&#8217;attenzione del mondo, e soprattutto dell&#8217;opinione pubblica Usa, distogliendola dal cappio sempre più stretto che le investigazioni sul Russiagate stanno stringendo intorno a Trump e alla sua famiglia, in particolare proprio Kushner.<br />
Tuttavia, se si legge bene il testo del suo discorso, si scorgono dei caveat, o meglio dei paletti, che probabilmente gli sono stati suggeriti dai concitati scambi telefonici avuti con i maggiori leader arabi ed europei, oltre che dai suoi collaboratori più impegnati nello sforzo negoziale, e dal Segretario della Difesa James Mattis, consapevole delle conseguenze in termini geostrategici e dei rischi per le truppe Usa nel mondo, che una presa di posizione del genere può comportare.<br />
Non mi riferisco tanto alla reiterazione dell&#8217;impegno a facilitare un accordo di pace tra le due parti, e a ricercare un futuro di pace e sicurezza per la Regione; o all&#8217;affermazione, avanzata per la prima volta da questo Presidente, che gli Stati Uniti sosterrebbero una soluzione a due stati, condizionata però all&#8217;accordo di entrambi i contendenti.<br />
L&#8217;elemento più significativo è la sottolineatura che, con questo riconoscimento, gli Usa non stanno prendendo posizione su alcun aspetto riguardante il negoziato sul Final Status, compresi gli specifici confini della sovranità israeliana dentro Gerusalemme, o la risoluzione delle contestazioni sui confini tra le due parti. Tali questioni, si afferma, sono lasciate al negoziato tra le parti coinvolte.<br />
Questo ovviamente, contrasta in pieno con la versione israeliana di &#8220;Gerusalemme capitale unica e indivisibile di Israele&#8221;. In qualche modo, una mela avvelenata lasciata dentro il pacco dono per Netanyahu.<br />
Di questo, il leader israeliano è certo pienamente consapevole. Ma intanto incassa l&#8217;ondata di consenso entusiastico che la dichiarazione di Trump ha suscitato nell&#8217;opinione pubblica del suo paese e negli ebrei di tutto il mondo, rivendicandola come un frutto della sua pervicace iniziativa di pressione e di orientamento verso gli Stati Uniti. Anche per lui, è questo l&#8217;essenziale, mentre anch&#8217;egli, come Trump, è sempre più soffocato dalle maglie dell&#8217;inchiesta per corruzione che la polizia israeliana sta conducendo su di lui.<br />
Il momento della verità verrà quando, secondo le anticipazioni dei circoli del team negoziale di Trump, a fine gennaio verrà presentata la proposta Usa per la soluzione del conflitto. Netanyahu sa di aver contratto un grosso debito di riconoscenza verso il Presidente degli Stati Uniti, oltre che per la sua ultima dichiarazione, per l&#8217;immediata missione in Israele subito dopo la sua elezione a sorpresa, e la sua emozionale visita al Muro del Pianto (ove tuttavia Trump non volle il Premier israeliano accanto a sé, considerandolo come &#8220;luogo conteso&#8221; insieme a tutta l&#8217;area della Spianata delle Moschee). Il Premier di Israele sa che Trump resta essenzialmente un mercante, e con lui i debiti si pagano.<br />
Resta da vedere quale sarà, in concreto, questa proposta di pace. In questi giorni si rincorrono le anticipazioni, si parla di un&#8217;ampia porzione del Sinai egiziano, ai confini con Gaza, che verrebbe ceduta ai palestinesi per costruire il loro Stato, in cambio di una striscia della Cisgiordania, di circa il 12%, ove sono concentrati i maggiori insediamenti israeliani; si parla di una proposta di Capitale palestinese ad Abu Dis, un sobborgo di Gerusalemme Est (riesumando così vecchia proposta di accordo proposta nel 1995 dall&#8217;esponente israeliano Yosii Beilin e dall&#8217;attuale Presidente Palestinese Mahmoud Abbas, allora respinta dalla destra israeliana). Si parla di un quotidiano scambio di Sms tra Jared Kushner e Mbs, il Principe ereditario saudita Moḥammad bin Salmān, per definire i contorni regionali di tale proposta. Bisognerà vedere se alla fine la proposta potrà essere accettabile per il Presidente palestinese Abbas (e la proposta su Abu Dis capitale difficilmente lo sarebbe). E se Netanyahu potrà reggere senza che il suo Governo vada in frantumi. Un&#8217;equazione a molte incognite, che solo nei prossimi mesi potrà trovare la sua soluzione.</p>
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		<title>Il Parlamento europeo ha votato la Proposta di Relazione &#8220;recante raccomandazioni alla Commissione sull&#8217;istituzione di un meccanismo dell&#8217;UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/31/il-parlamento-europeo-ha-votato-la-proposta-di-relazione-recante-raccomandazioni-alla-commissione-sullistituzione-di-un-meccanismo-dellue-in-materia-di-democrazia-stato-di-diritto-e-diritti-fon/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 08:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Relazione è stata adottata con 405 voti favorevoli, 171 contrari e 39 astensioni. &#160; &#160; &#160; Dopo il voto Barbara Spinelli, in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL, ha dichiarato: &#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Relazione è stata adottata con 405 voti favorevoli, 171 contrari e 39 astensioni.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dopo il voto Barbara Spinelli, in qualità di Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL, ha dichiarato:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«In qualità di Relatore ombra ho invitato il mio Gruppo a votare a favore di questa Relazione. Si tratta di un testo importante perché per la prima volta non ci occupiamo dei diritti fuori dall’Unione, ma ci domandiamo se noi stessi rispettiamo la rule of law che pretendiamo incarnare. Ritengo che un tale meccanismo sia assente nell’Unione, e che rappresenti un passo importante per rimettere al centro del dibattito la rule of law e i diritti fondamentali.</p>
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<p>Dall’inizio della grande crisi iniziata nel 2007-2008 non si parla d’altro che di “fare i compiti a casa”. Ma i compiti sono solo economici: quasi mai tra i doveri primari figura la democrazia costituzionale. Standard democratici vengono applicati ai Paesi candidati (si tratta dei cosiddetti «criteri di Copenhagen») ma, una volta avuto accesso al club, si entra in una sorta di spirale di immunità. È ciò che viene chiamato dilemma di Copenaghen. Per questo motivo apprezzo la creazione di uno strumento volto a formalizzare un sistema di controllo permanente e non punitivo del rispetto delle norme fondamentali da parte degli Stati Membri. Spero che il meccanismo sposti un po’ gli accenti: che aiuti a riconoscere gli effetti dell’austerità su diritti come quello alla salute, al lavoro, a istituzioni trasparenti e incolpabili. Un meccanismo simile mancava. L’articolo 7 del Trattato è inutilizzabile perché in mano ai governi, dunque non imparziale.</p>
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<p>Tuttavia un dibattito reale sulla tutela e la promozione della <em>rule of law </em>e dei diritti fondamentali avrebbe richiesto l&#8217;applicazione dei medesimi standard anche alle Istituzioni europee. Nel corso dei negoziati avevo chiesto che le Istituzioni fossero vagliate come gli Stati Membri. Esse vengono per fortuna menzionate, ma le disposizioni che le riguardano sono estremamente generiche e sfumate; la vigilanza è promessa, ma per nulla garantita. Avevo presentato emendamenti che introducevano simili garanzie. È rattristante e deludente il fatto che nessuno di essi abbia avuto una maggioranza favorevole.</p>
<p>Le istituzioni europee sono viste dai cittadini con sfiducia crescente perché opache, e molto intrusive. Se mostrassimo vigilanza autentica nei loro confronti, il meccanismo che sta nascendo sarebbe meno sospettabile di interferenza nelle politiche degli Stati.»</p>
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