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	<title>neri Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il massacro di Sharpeville</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 08:06:30 +0000</pubDate>
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<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Il 21 marzo è ricorso l’anniversario del massacro di Sharpeville.</p>



<p>In quel giorno, dell’anno 1960, durante una manifestazione pacifica contro la politica dell’Apartheid, organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) a Sharpeville in Sudafrica, a sud di Johannesburg, la polizia sparò sulla folla dei dimostranti, uccidendo 69 persone.</p>



<p><a></a> L’<em>Apartheid, </em>formalmente abolito nel 1991, era di fatto presente in Sud Africa ancor prima del 1948, anno in cui fu ufficialmente istituito dal governo di etnia bianca (Partito Nazionale), per “favorire lo sviluppo ottimale” dei vari gruppi etnici (<em>ideologia dello sviluppo separato</em>), ma in realtà per agevolare il mantenimento del potere della minoranza bianca, attraverso un’intollerabile politica si segregazione e discriminazione razziale.</p>



<p><strong>Antefatto</strong></p>



<p>La manifestazione venne organizzata dal PAC per protestare contro l’“Urban Areas Act”, emanato dal Governo. Si trattava di un decreto conosciuto anche come Pass Law, “Legge del Lasciapassare”. Esso stabiliva che soltanto i cittadini neri provvisti del pass potessero andare nelle aree riservate alle persone bianche. Questo permesso sostanzialmente era un passaporto interno che i cittadini di colore dovevano esibire se fermati dalle forze dell’ordine. Conteneva informazioni quali nome e cognome della persona, impronte digitali, fotografia, generalità del datore di lavoro (che poteva essere solo un bianco), la data dalla quale il lavoratore risultava impiegato e una relazione sul suo comportamento.</p>



<p>Il lasciapassare, soprannominato dalle persone di colore “dompass” (“dom”, derivante dall’ inglese “dumb” – stupido &#8211; evidenziando il profondo disprezzo che essi nutrivano per il decreto governativo che l’aveva istituito), veniva dunque rilasciato solo a coloro che disponevano del permesso di lavorare nella zona dei bianchi.</p>



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<p><strong>Il massacro</strong></p>



<p>La mattina del 21 marzo 1960 più di 5.000 persone (altre fonti stimano una folla di circa 10.000 individui) si radunarono pacificamente presso la stazione di polizia di Sharpeville per protestare e chiedere di essere arrestate perché sprovviste di lasciapassare.</p>



<p>Il PAC chiese che gli uomini africani di ogni città e villaggio lasciassero i propri pass a casa, li invitò ad unirsi alla manifestazione e, in caso di arresto, di non pagare nessuna cauzione, nessuna difesa e nessuna multa. Il PAC sosteneva che se durante le proteste fossero state arrestate un migliaio di persone, le carceri si sarebbero riempite e l&#8217;economia si sarebbe fermata. Lo slogan, infatti, era: &#8220;NO BAIL! NO DEFENCE! NO FINE!&#8221;</p>



<p>Secondo la versione della polizia, i manifestanti avevano preso a lanciare pietre contro di loro e quindi, in preda al panico, essi avevano risposto sparando, al fine di disperdere la folla.</p>



<p>Moti testimoni oculari sostennero che la ricostruzione della polizia era falsa, volta unicamente a giustificare il ricorso alle armi, non essendo stato dato nessuno avviso ai manifestanti per disperdersi e mettersi in salvo. Successive prove dimostrarono che diverse persone vennero colpite alla schiena, mentre cercavano di scappare.</p>



<p>Il bilancio fu di 69 vittime (tra cui 8 donne e 10 bambini) e 180 feriti.</p>



<p><strong>Legge marziale</strong></p>



<p>A seguito della manifestazione del 21 aprile, in tutto il Sud Africa venne dichiarato lo stato di emergenza e applicata la legge marziale: vennero arrestate più di undicimila persone e le organizzazioni come il PAC vennero dichiarate fuorilegge.</p>



<p><strong>Reazione internazionale</strong></p>



<p>A livello internazionale il Sud Africa si trovò isolato, venendo aspramente condannato per il massacro. La Gran Bretagna estromise il Paese dal Commonwealth. Il primo aprile del 1960, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 134. Tramite questa, le Nazioni Unite espressero solidarietà alle famiglie delle vittime, associandosi al loro dolore, condannando le azioni della polizia di Sharpeville e invitando il Governo sudafricano ad adottare misure che realizzassero “un’armonia razziale basata sull’uguaglianza, abbandonando definitivamente l’Apartheid.”</p>



<p><strong>Successivi sviluppi</strong></p>



<p>Dal 1994, in Sud Africa, il 21 marzo si commemora la “Giornata dei Diritti Umani in Sud Africa”.</p>



<p>Il 10 dicembre 1996, Nelson Mandela firmò la nuova Costituzione multirazziale del Sud Africa a Sharpeville.</p>



<p>Nel 1998, il TCR (“Truth and “Reconciliation Commission”, commissione nata con lo scopo di indagare sui crimini commessi durante l’Apartheid) censurò le azioni della polizia del 21 marzo 1960, sostenendo che erano state perpetrate gravi violazioni dei diritti umani e che era stata inutilmente utilizzata una forza eccessiva per fermare un raduno di persone disarmate.</p>



<p>Nel 2005, l’Onu dichiarò il 21 marzo “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”. Dopo il massacro di Sharpeville niente fu come prima. Esso segnò una netta linea di demarcazione nella storia del Sud Africa, che ebbe come conseguenza, come si è visto, l’isolamento internazionale del governo del Partito Nazionale, la comminazione di una serie di sanzioni internazionali e favorì allo stesso tempo, verso la fine del secolo, il progressivo superamento dell’Apartheid e l’elezione a presidente di Nelson Mandela, che aveva scontato ben 27 anni di carcere per l’attivismo antisegregazionista.</p>



<p>Vicenda molto triste, ma dall’evoluzione commovente per il riconoscimento dei diritti sociali, politici e civili ai sudafricani non bianchi, per aver riscattato tante lacrime e ripagato tanti dolori. Questa, tuttavia, è solo una delle tempeste della Storia, che si aggiunge a tante altre, devastanti e, disgraziatamente, anche contemporanee, su cui l’umanità dovrebbe costantemente meditare, affinché nessun uomo sia mai più sopraffatto dai suoi simili e nessun Popolo subisca la sottomissione, la tirannia, il genocidio.</p>
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		<title>&#8220;Il sogno e la ragione. Da Harlem al Black Lives Matter&#8221;: intervista a Daniele Biacchessi</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2021 08:33:39 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico. Il prossimo 4 febbraio uscirà il suo ultimo libro intitolato &#8220;Il sogno e la ragione. Da Harlem al Black lives Matter&#8221;, per Jaca Book</p>



<p>Ringraziamo molto Daniele Biacchessi per la disponibilità.</p>



<p></p>



<p>I suoi interessi, umani e professionali, vertono su temi sociali e politici: che valore hanno, oggi, impegno (personale) e le inchieste (giornalistiche)?</p>



<p><br>La mia scelta di fare il giornalista deriva essenzialmente dall&#8217;impegno civile. Dalla prima indagine sul disastro dell&#8217;Icmesa di Meda culminata nel mio primo libro del 1995 &#8220;La fabbrica dei profumi&#8221; al lavoro di inviato in Irpinia, alla stazione di Bologna nel 1980, e poi via via su tutti i fatti avvenuti in Italia come le stragi della strategia della tensione, il terrorismo rosso e nero, gli omicidi e le stragi di mafia, la lotta alla corruzione con l&#8217;inchiesta Mani pulite fino ad oggi. Il mio impegno riguarda la ricerca costante della verità e della giustizia sui tanti crimini rimasti impuniti avvenuti in Italia. Penso che non ci possa essere un giornalismo d&#8217;inchiesta senza un impegno civile.</p>



<p><br>Stiamo vivendo un periodo storico difficile a causa della pandemia che ha fatto emergere, ancora dipiù, il vuoto valoriale politico. Come si potrebbe colmare questa mancanza di Etica?</p>



<p><br>I padri Costituenti provenivano da culture politiche differenti: socialisti, comunisti, democristiani, repubblicani, liberali. Ma tutti avevano combattuto il fascismo e dovettero esiliare all&#8217;estero oppure affrontare il carcere, le torture, le botte, la dura repressione della dittatura. Ciò che è scritto nella Costituzione non deriva dalla mediazione politica ma dal dolore e dalla morte dei partigiani caduti in battaglia, dei civili uccisi dai nazifascisti a Marzabotto, Sant&#8217;Anna di Stazzema e in migliaia di piccoli borghi italiani. La classe politica della Prima Repubblica, pur con le tante derive etiche, buchi neri, reati, era figlia della storia del Secolo breve. La classe politica odierna è frutto in prevalenza di comitati di affari o espressione di lobby, oppure senza cultura. Mancano le scuole di formazione politica e quelle che permangono sono ad immagine e somiglianza dei propri leader. Non si studia più. Quindi si possono ascoltare surreali dibattiti come quelli avvenuti in Senato nel giorno della fiducia a Conte dove il vuoto pneumatico della politica dimostra la distanza siderale tra i cittadini e i loro rappresentanti.</p>



<p><br>A proposito di disumanizzazione: il 4 febbraio uscirà il suo nuovo libro intitolato “Il sogno e la ragione, da Harlem a Black Lives Matter”, per Jaca Book: cercare un nemico a tutti i costi(possibilmente povero e nero) è un modo per scaricare la responsabilità e la frustrazione individuale e collettiva? </p>



<p><br>Il sogno è quello dei neri d&#8217;America di volersi liberare dalle catene del razzismo, dalla discriminazione, dalla repressione e la violenza degli apparati dello Stato. La ragione è quella messa in campo nel corso della Storia da una parte consistente del popolo americano nero e bianco, attraverso la protesta. Dal primo conflitto razziale del 1935 ad Harlem alla rivolta di Filadelfia del 1964, ai fatti di Watts del 1965, all&#8217;insurrezione di Detroit del 1967, alle marce di Martin Luther King  e alla guerra civile sfiorata successiva alla sua uccisione, fino alle sommosse della Kitty Hawk del 1972, di Miami del 1980, di Los Angeles del 1992 e alle grandi manifestazioni del movimento Black Lives Matter, in America e in tutto il mondo, seguite all&#8217;uccisione di George Floyd. Sono molti i personaggi raccontati con parole, immagini, musica e documenti di archivio: tra gli altri Rosa Parks, John Lewis &amp; The Big Six, Martin Luther King, Bob Kennedy, Malcom X, Angela Davis. Un secolo di storia dei movimenti di protesta che si battono per i diritti civili e la loro influenza sui cambiamenti degli assetti della politica americana.</p>



<p>Restiamo in tema di discriminazioni: vuole commentare la dichiarazione di Letizia Moratti sulla distribuzione dei vaccini anti Covid-19 tra le Regioni in base al PIL (dichiarazione, poi,miseramente ritrattata)?</p>



<p><br>E&#8217; una dichiarazione che viola i dettami scritti nella nostra Costituzione. Siamo un Paese che dovrebbe offrire welfare e sanità pubblica a tutti i ceti sociali, non fa distinzione tra poveri e ricchi. Il modello della Moratti e della Lombardia è quello dell&#8217;america reazionaria di Trump dove il 67% dei morti sono afroamericani o minoranze che non hanno alcuna possibilità economica per entrare nel sistema di welfare privatistico. Confido nel cambio di passo avvenuto con la vittoria di Joe Biden, un progressista che ha già impresso nelle prime ore una diversa concezione della sanità pubblica negli Stati Uniti.</p>



<p><br>Libri, film, programmi radiofonici: lei utilizza tutti i mezzi di comunicazione per riflettere sull&#8217; importanza della Memoria. Al di là delle frasi fatte, che valore ha, oggi, la Memoria?</p>



<p><br>La memoria del passato non importa nulla. Il passato resta negli anniversari, nella retorica. Il 27 gennaio è il giorno della memoria e il 28 che si fa? Non si ricorda più la Shoah? La memoria che mi interessa è impegno concreto nella vita quotidiana. La memoria che ho in mente è quella che porta il passato al futuro, verso le nuove generazioni. Per compiere questa operazione bisogna però utilizzare nuovi linguaggi che i ragazzi comprendono: i film illustrati, i fumetti, uno stile narrativo scritto per immagini e molto altro ancora. Ognuno mette in campo quello che sa fare. Io sono un narratore, costruisco parole, racconto storie che attraversano la grande Storia.  </p>
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		<title>Racial profiling. JUSTICE FOR GEORGE FLOYD</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 08:24:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuela Piscitelli “Quello che abbiamo visto è sbagliato a ogni livello, essere nero negli Stati Uniti non dovrebbe essere una sentenza di morte” le parole del Sindaco di Minneapolis, Jacob Frey che, negli&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="950" height="633" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure></div>



<p>di Emanuela Piscitelli</p>



<p>“Quello che abbiamo visto è sbagliato a ogni livello, essere nero negli Stati Uniti non dovrebbe essere una sentenza di morte” le parole del Sindaco di Minneapolis, Jacob Frey che, negli ultimi due giorni, sono state ripetutamente ascoltate su tutti i media mondiali ma che, probabilmente, potranno non avere alcuna valenza pratica.</p>



<p>Il 26 Maggio, oltre ad essere un giorno di lutto per la famiglia di George Floyd, rappresenta l’ennesima sconfitta per la nostra società.</p>



<p>Oggi risulta vano sottolineare le grandi vittorie avute sul campo per contrastare il razzismo. Sebbene ci siano movimenti, organizzazioni o anche semplicemente membri della società civile che fanno di questa causa il loro stile di vita, tutto tace quando quei sacrifici si rivelano inconcludenti: il razzismo contro i neri non è stato superato.</p>



<p>Si parla di « <em>racial profiling</em> » quando una persona viene controllata dalle forze di polizia, dai servizi di sicurezza o dagli agenti doganali senza un sospetto concreto, unicamente per motivi riconducibili al colore della pelle. E’ con questo che i neri devono convivere quotidianamente. Possono decidere di migrare verso le città più industrializzate e all’avanguardia del mondo ma, puntualmente, si ritrovano di fronte a contesti pervasi da razzismo. Alla libertà che ne è conseguita dopo anni di lotte, non segue, purtroppo, l’integrazione e l’inclusione razziale, né tantomeno la parità dei diritti che, di fatto, permane solo sulla carta.</p>



<p>Nelle parole “<em>Black Lives Matter</em>” non risiede soltanto il nome di un movimento internazionale impegnato nella lotta contro il razzismo verso le persone di colore ma, in un certo qual senso, incarna un vero e proprio “sogno afroamericano”.</p>



<p>Non si può far cadere anche questa tragedia nel dimenticatoio, giustizia deve esser fatta, non solo in memoria di George Floyd ma per le tantissime persone di colore che hanno subito e continueranno a subire il suo stesso destino.</p>



<p>Nascere di colore non deve essere una sentenza di morte? Bene, non facciamo che restino solo parole!</p>



<p>Justice for George Floyd</p>
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		<title>Razzismo e privilegio della bianchezza. Rifestival, Bologna 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 06:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al Rifestival di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al <strong>Rifestival</strong> di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo, per voi, gli spunti di riflessione veicolati dagli ospiti-relatori di alcune conferenze che hanno arricchito il fittissimo programma del festival.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12317" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">RAZZISMO E PRIVILEGIO DELLA BIANCHEZZA</span></strong></p>
<p>con Valeria Ribeiro Corossacz e Tatiana Petrovich Njegosh</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Valeria Ribeiro Corossacz</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa intendiamo on il termine &#8220;bianchezza&#8221; e cos&#8217;è il suo studio: è una spetto nodale per lo studio del razzismo. </span><br />
<span style="color: #000000;">La bianchezza è una categoria sociale, è un oggetto proprio di una società razzista perchè le persone hanno un colore solo all&#8217;interno di una ideologia razziale e il razzismo è un rapporto sociale che produce contestualmente i due gruppi sociali mutevoli dei &#8220;neri&#8221; e dei &#8220;bianchi&#8221;, frutto del colonialismo e della tratta transafricana degli schiavi. Il razzismo, quindi, è databile, fa parte di alcuni momenti della Storia dell&#8217;umanità e mentre i bianchi godono di privilegi (anche se con differenze), i neri patiscono gli effetti del razzismo. </span></p>
<p>Il termine &#8220;bianchezza&#8221; non è ancora molto emerso nel linguaggio, ma inizia ad essere presente nei movimenti dell&#8217;attivismo, come ad esempio in quelli femministi in cui è presente come elemento sessista; lo studio della bianchezza nasce in America latina, Stati Uniti e Inghilterra, negli anni &#8217;90, ovvero nei Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno della tratta di esseri umani, in un contesto di lotta al razzismo (vedi il femminismo nero negli USA) e usano il termine per nominare questa nuova forma di discriminazione che va oltre la violenza fisica o verbale. Da parte delle femministe bianche, infatti, mancava la consapevolezza di quanto fossero immerse nell&#8217;ideologia razzista (riprendendo il pensiero di Angela Davis).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il razzismo è una RELAZIONE perchè se c&#8217;è qualcuno che gode di privilegi, automaticamente c&#8217;è qualcun altro che avrà degli svantaggi. Non è sufficiente, però, avere la carnagione chiara per essere bianchi: in molte società la bianchezza deriva dall&#8217;avere origini europee e si riferisce a contesti sociali precisi di cui bisogna considerare il periodo storico, l&#8217;appartenenza religiosa, il ceto, etc. Tra due persone povere, una bianca e una nera, il lavoro viene assegnato alla prima; sono i bianchi poveri ad attivare il razzismo, facendo valere la propria bianchezza e i propri privilegi contro i neri, i rom e gli altri gruppi che considerano da discriminare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso italiano la nerezza è associata alla mancanza di nazionalità, alla bruttezza, alla mancanza di moralità e di etica: i bianchi si definiscono, quindi, in maniera universale e dominante, smarcandosi dall'&#8221;Altro&#8221;, dai &#8220;diversi&#8221; e la mancanza, ad esempio, della legittimità dello IUS SOLI è proprio il simbolo della supremazia della bianchezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12318" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>T<strong>atiana Petrovich Njegosh</strong></p>
<p>E&#8217; importante collegare la bianchezza alla categoria di Razza. Abolire la parola &#8220;razza&#8221; dalla Costituzione pone il problema che si resti sguarniti della difesa antirazzista, rendendo invisibile anche il nostro contributo alla Storia del razzismo perchè non corrisponde a realtà, soprattutto perchè in Italia il razzismo ha una storia piuttosto lunga. Esordisce nel 1937 con il Regio Decreto che punisce le relazioni amorose/sessuali tra cittadini italiani e sudditi dell&#8217;Africa orientale, ma nel &#8217;33 è già in vigore la Legge della &#8220;prova della Razza&#8221; secondo cui i figli di cittadini italiani con appartenenza africana, non possono essere riconosciuti come italiani. Poi le leggi razziali e l&#8217;antisemitismo di Stato. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;Italia pretende la restituzione delle colonie e i somali, ad esempio, figli di italiani, non vengono riconosciuti. E ancora oggi si insiste sull&#8217;esclusione della nerezza dalla cittadinanza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Razza è una categoria simbolica basata sul fenotipo o sulla discendenza, ma esistono anche razzismi che non si basano sulla Razza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello sociale, nello spazio pubblico, i neri sono IPERvisibili e, anche se questo è stato smentito, noi continuiamo a vedere la Razza, a vedere il fenotipo e questo è alla base del razzismo. Noi bianchi, invece, risultiamo essere la norma e, quindi, risultiamo invisibili. L&#8217;azione criminale di Luca Traini, a Macerata, è stata definita dai mass-media come un&#8217;azione dettata dall&#8217;esasperazione, ma questo non è vero perchè, in realtà, lui ha voluto vendicare una donna BIANCA e questo rende invisibili tutti i femminicidi perpetrati da uomini bianchi contro le proprie donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che cos&#8217;è il <em>black face</em>? E&#8217; una pratica che nasce alla fine dell&#8217;800 per cui attori e performer bianchi si tingevano il viso di nero (a volte, anche attori neri lo facevano, dopo la guerra civile), truccandosi per recitare la parte degli schiavi. Questa pratica mette in discussione l&#8217;idea di Razza perchè dimostra quanto sia artificiale, finta. Se noi bianchi, inoltre, possiamo scurisci il volto perchè un nero non può farlo? Il caso di Micheal Jackson ha destato molto scalpore e lui venne accusato di odiare le proprie origini. In realtà era molto legato alla propria cultura africana, ma ha voluto sbiancarsi, ribadendo, quindi, che la questione del colore della pelle sia solo una questione superficiale, una finzione, ma ancora pericolosa perchè continuiamo a strumentalizzarla per legittimare il razzismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Appello del Comitato PER NON DIMENTICARE ABBA e FERMARE IL RAZZISMO</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 07:54:10 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11392" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/abbavivelogs-225-x-225-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p><strong>Associazione per i Diritti umani </strong>aderisce e sostiene il seguente appello. Invita tutte/i a partecipare alla manifestazione che si terrà a Milano, il prossimo 22 settembre, dalle ore 16 con ritrovo a Palestro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Razza bianca per fortuna non esiste.<br />
Altrimenti ne avrebbe combinate di tutti i colori: crociate, colonialismo, schiavitù, , Olocausto, Porajimos e un fossato mortifero nel Mar Mediterraneo.<br />
Esiste il fascismo, non soltanto quello delle ridicole marcette di 70 anni fa, che comunque ha lasciato dietro di sé milioni di morti. Può essere anche il nome contemporaneo del dominio che da secoli colpisce le donne, le moltitudini dei poveri e dei precari, le minoranze, gli stranieri.<br />
La storia di Abba è solo un piccolo pezzo di questa storia, un pezzo grande come una vita.</p>
</div>
</div>
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<h5 class="et_pb_toggle_title">CONTINUA A LEGGERE IL TESTO</h5>
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<p>“Negro di merda”, e poi sprangate e botte: così viene ammazzato Abba il 14 settembre 2008 in via Zuretti a Milano, vicino alla Stazione Centrale. Ad ucciderlo è stato il razzismo.<br />
E’ lo stesso che ha ucciso Modou e Mor a Firenze il 13 dicembre 2011, Emmanuel a Fermo il 5 luglio 2016, Ibrahim a Napoli l’11 luglio 2017, e purtroppo tanti altri.<br />
E’ lo stesso che ha colpito Wilson, Omar, Jennifer, Gideon, Mahamadou e Festus lo scorso 3 febbraio a Macerata.<br />
E’ lo stesso che ha ucciso Idy Diene a Firenze poco dopo.<br />
È lo stesso che, intrecciato a mafia e sfruttamento ha ucciso Soumaila proprio lì dove una grande rivolta contro il caporalato è nata qualche anno fa: Rosarno, terra in cui il colore della pelle è diventato elemento della gerarchia del lavoro. È lo stesso che, al grido di “Salvini, Salvini” ha ferito Sekou e Daby nel Casertano.<br />
Per tutt* loro, come hanno detto le compagne di Marielle Franco a migliaia nelle piazze dopo il suo omicidio, “nessun minuto di silenzio, ma una vita intera di lotta”.</p>
<p>Non sarebbe successo se, dopo la crisi, una classe dirigente italiana ed Europea spaventata e senza idee, non avesse rovesciato una valanga di retorica razzista nel discorso pubblico, inquinandolo per nascondere le responsabilità di chi ha lasciato che enormi ingiustizie sociali si insediassero in ogni angolo d’Europa, arrivando al punto, con il potente veicolo di media main stream, da avere Salvini ministro degli Interni, all’interno di una cornica europea che vede sempre più l’ascesa delle destre al potere. Un ministro che in pochi giorni di governo parla di censimento su base etnica, ricordando uno dei periodi più bui della storia d’Europa iniziato proprio allo stesso modo, prendendosela ugualmente con gli ultimi, i poveri, gli emarginati.</p>
<p>Non sarebbe successo se in Italia non venisse concesso sempre più spazio ai gruppi neofascisti organizzati, coccolati dalla destra istituzionale. Organizzazioni criminali che pretendono (e ottengono) di essere difese dalla polizia dello Stato mentre propagandano odio.</p>
<p>Non sarebbero successe molte altre morti se i governi e le multinazionali dei paesi Occidentali non avessero da sempre, fino ad oggi, alimentato o combattuto guerre in Africa e in Asia, chiudendo poi ermeticamente i confini alle masse in fuga dalla miseria.</p>
<p>Non sarebbe un mondo così ingiusto senza il razzismo, con troppi uomini che ammazzano le donne e troppi poveri calpestati. Perché le ingiustizie si tengono sempre per mano, impediscono il legame tra gli esseri umani, con i loro desideri e le loro rivendicazioni, segmentandoli in un reticolo di soprusi in cui ciascuno deve obbedire quando è vittima e avere paura di cadere quanto non lo è.</p>
<p>La città meticcia che – intrecciata con quella femminista e queer, con quella delle lotte per il lavoro e dei quartieri solidali – convive con quella razzista, sottraendole terreno tutti i giorni, non può dimenticare “Abba” Abdoul Guibre, figlio nero di questa città, strappato alla vita dal razzismo amato con rabbia e desiderio di riscatto, come solo si ama ciò che non c’è più.</p>
<p>Per questo chiamiamo tutta la Milano meticcia, antirazzista e antifascista a scendere in piazza il 22 Settembre per inondare la città di messaggi, colori e memoria, per non dimenticare Abba contro ogni tipo di discriminazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. L’arresto di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 07:34:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale. Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9784" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era un fervente leader 52enne indipendentista e riuscì a negoziare con i bianchi più ambiziosi, puntando ad una transizione e risoluzione pacifica delle controversie. Il potere e il favore del popolo crebbe verso di lui al punto che riuscì a prendere totalmente in mano la guida del suo Paese, creando in pochissimo tempo una dittatura. Improvvisamente espropriò tutte le fattorie dei bianchi e represse brutalmente tutti gli oppositori politici. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si instaurò nel paese un clima molto pesante fino al 31 dicembre 1987, giorno in cui Mugabe conquistò la carica di Presidente dello </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbawe, e la conservò per ben 30 anni &#8211;</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> attualmente è il capo di Stato più anziano del mondo &#8211; modificando addirittura la Costituzione per consentire numerose ricandidature. Accusato di aver instaurato un regime dittatoriale nel suo Paese, il 15 novembre 2017 (finalmente?) è stato posto sotto custodia dall’esercito a seguito di un colpo di Stato organizzato dall’ex vicepresidente Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un arresto improvviso del presidente e di sua moglie, 40 anni più giovane ed importante braccio destro in tutti questi anni di dittatura, ha fermato l’infinito regno del terrore di questo pessimo esempio per tutto il continente africano. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">”<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La scorsa notte la ‘first family’ è stata arrestata e sta bene, era necessario sia per la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Costituzione</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che per l’integrità della nostra nazione. Né lo Zimbabwe né </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zanu</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono di proprietà di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mugabe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e della moglie. Oggi comincia una nuova era e </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mnangagwa</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> ci aiuterà a ottenere uno </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbabwe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> migliore”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il probabile obiettivo di questa presa di potere era, forse, la moglie di Mugabe, cosiddetta “DisGrace”, che da tempo tramava un piano per prendere il posto del marito, tanto da convincerlo ad allontanare Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni la storia dello Zimbabwe si sta costruendo, anzi ricostruendo, dopo anni di oppressione e mancanza di diritti in tutto il paese. Le evoluzioni di questa vicenda ancora non sono note o immaginabili ma una cosa è certa: a qualsiasi latitudine, il potere è affamato di altro potere.</span></span></p>
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		<title>I am not your negro: raccontare la Storia con profondità, dal Passato al Presente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 08:00:07 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/03/22/i-am-not-your-negro-raccontare-la-storia-con-profondita-dal-passato-al-presente/">I am not your negro: raccontare la Storia con profondità, dal Passato al Presente</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8363" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1142" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-851-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /></a></p>
<p>E&#8217; tornato Raoul Peck ed è tornato alla grande. Regista haitiano &#8211; dove è stato anche Ministro della Cultura dal &#8217;95 al &#8217;97 &#8211; cresciuto in Congo e cosmopolita soprattutto nell&#8217;anima, ha presentato in anteprima al Festival del Cinema africano, d&#8217;Asia e America latina, in questi giorni a Milano, il suo lavoro intitolato<i> I am not your negro</i>, prossimamente nelle sale.</p>
<p>Ispirato al libro di memorie dello scrittore James Baldwin, il documentario ripercorre la questione razziale nel &#8216;900: le radici del razzismo, le proteste, l&#8217;affermazione dell&#8217;identità nera. Un libro che si fa Cinema e il racconto filmico che diventa poesia mescolata a street art.</p>
<p>Interessantissimo lo stile usato per raccontare la discriminazione, il divario tra bianchi e neri, tra ricchi e poveri, il boom economico e la miseria morale dell&#8217;Occidente. Immagini di repertorio di film che hanno segnato la cinematografia e manipolato l&#8217;opinione pubblica degli anni &#8217;40 in poi; immagini pubblicitarie che hanno fatto grande l&#8217;America, quell&#8217;Eldorado per pochi in cui si inneggia ai diritti civili, ma solo per i bianchi; i discorsi di Malcom X, di Martin Luther King e delle Black Panther, posizioni diverse, lotta armata e non, ma efficaci nello sbugiardare l&#8217; ipocrisia dei fratelli Kennedy e dei loro successori.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-850.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-8364 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-850.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="173" height="308" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-850.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-850-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 173px) 100vw, 173px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il testo scritto di Baldwin &#8211; suddiviso in capitoli &#8211; “Fare la mia parte”, “Eroi”, “Purezza”, per citarne alcuni &#8211; le immagini potenti di Peck, la voce profonda di Samuel Jackson, la colonna sonora che affonda a piene mani tra il blues, i canti dei lavoratori nelle piantagioni e il rap contemporaneo, un montaggio sapiente, accompagnano lo spettatore in un viaggio ricco e affascinante nelle pieghe della Storia, nella psicologia di chi ancora è costretto ad affermare le proprie origini e la propria identità, in quel Cinema (degli anni &#8217;50 e &#8217;60) in cui i neri erano relegati a ruoli e a mestieri minori e i bianchi erano gli eroi&#8230;John Wayne uccideva gli indiani e, ancora oggi, gli yenkees espropriano i nativi delle terre con la violenza e la sopraffazione.</p>
<p>Il percorso di formazione dello scrittore africano che nel 1948 ha lasciato il Paese d&#8217;origine per vivere a Parigi, passa attraverso i volti di Gary Cooper e di Doris Day, ma anche di Sindney Poitier e Herry Belafonte, tramite un continuo confronto tra il lassismo e la cecità delle scoietà occidentali, in cui le persone sono sempre più orientate verso il consumismo e la necessità di inutili certezze, e la tenacia dei neri, di quelle donne e di quegli uomini che hanno lottato e lottano ancora, anche a costo della propria vita, per ripristinare la verità, la giustizia e l&#8217;uguaglianza, valori che – come ha sottolineato Raoul Peck nel film – non ci appartengono più perchè nella parte di mondo a NordOvest l&#8217;immaturità è diventata una virtù.</p>
<p>Oggi siamo costretti a scegliere tra sì e no, tra bianchi e neri, ma la realtà è molto complessa e, per risolvere i problemi, non si possono cercare risposte semplici; anche Malcom X ha iniziato la sua lotta con la violenza, ma in seguito il suo pensiero è evoluto e il leader ha cambiato posizione rispetto alle sue prime posizioni radicali. Non esistono neri o bianchi, esistono UOMINI&#8230;Quindi perchè i “bianchi”, invece, hanno così tanto bisogno di occuparsi dei “neri”?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8365" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-852-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
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		<title>Il posto giusto: NO al razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2015 15:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici, vi invitiamo a partecipare numerosi a questa bellissima iniziativa: Il 1 dicembre 1955 su un autobus dell&#8217;Alabama una donna ha cambiato la storia dei diritti civili. A 60 anni dal no al&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/12/02/il-posto-giusto-no-al-razzismo/">Il posto giusto: NO al razzismo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-HyBRKCQ2P3U/Vl8YObqdg5I/AAAAAAAACjU/9npZod5qQX0/s1600/unnamed%2B%2528230%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="120" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/unnamed2823029.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Cari<br />
amici, vi invitiamo a partecipare numerosi a questa bellissima<br />
iniziativa: </p>
<p><b>Il<br />
1 dicembre 1955 su un autobus dell&#8217;Alabama una donna ha cambiato la<br />
storia dei diritti civili. A 60 anni dal no al razzismo di Rosa<br />
Parks, il Comune di Milano la ricorda con un tram storico che partirà<br />
il 3 dicembre</b> <br /><b>dalle<br />
17,15 alle 21,00 &#8211; ogni 30 minuti &#8211; &nbsp;dalle fermate di via Cantù<br />
e Porta Genova.</b>&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
L&#8217;iniziativa<br />
è organizzata in collaborazione con ATM e con l’Associazione Città<br />
Mondo e grazie all&#8217;Associazione Il razzismo é una brutta storia e<br />
l&#8217;Associazione Mondadori: un percorso artistico su un <b>tram</b><br />
storico in giro per la città.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-y1NL2Xd-gpg/Vl8YV_XH69I/AAAAAAAACjc/bP0z3t1PTqk/s1600/unnamed%2B%2528231%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="182" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/unnamed2823129.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Un<br />
attore condurrà il pubblico in un percorso di riscoperta del tema<br />
della lotta per i diritti civili, e durante questo viaggio, gli<br />
spettatori avranno la possibilità di rivivere la forza del rifiuto<br />
di Rosa Parks, che verrà rimesso in scena dagli attori presenti sul<br />
tram.&nbsp; <br />L’episodio<br />
sarà trasposto teatralmente ai giorni nostri: sono passati<br />
sessant’anni dalla denuncia di Rosa, ma certe violenze fanno ancora<br />
parte della vita di tutti i giorni. Un percussionista scandirà il<br />
ritmo della performance evocando con i tamburi atmosfere tribali<br />
africane e una cantante soul farà da cornice con le sue note alla<br />
lettura di alcuni passi del nuovo romanzo di Harper Lee.
 </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-58AnwOIN_PE/Vl8Ya0jNDnI/AAAAAAAACjk/lYxr92Lna_4/s1600/unnamed%2B%2528232%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="281" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/unnamed2823229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Gli<br />
interpreti in scena sono Michel Koffi Fadonougbo, Betty Gilmore,<br />
Stephane Ngono e Andrea Panigatti; Riccardo Mallus firma la regia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Radio<br />
Popolare, media partner dell’evento, condurrà una diretta dal tram<br />
offrendo momenti di approfondimento con il pubblico e garantendo la<br />
diffusione radiofonica della manifestazione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<u>La<br />
partecipazione è gratuita previa prenotazione obbligatoria </u>–<br />
indicando nome, orario prescelto e numero di partecipanti (max 4) –<br />
alla mail: &nbsp;<b><a href="mailto:rosaparks.milano@gmail.com" target="_blank">rosaparks.milano@gmail.com</a><br />
</b>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il nostro sangue è buono solo per le guerre”: i Falasha denunciano il razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2015 04:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi La scorsa domenica a Tel Aviv c’è stata una imponente manifestazione (10.000 persone secondo la stampa israeliana, 3000 secondo la polizia) per protestare contro i maltrattamenti inflitti dalla polizia a un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-cnc_0e6zYXs/VVBHrsMOIuI/AAAAAAAABjc/i2RMgDgPoqw/s1600/46falascia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="213" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/05/46falascia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.18cm;">
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.18cm;">
<em>di<br />
Monica Macchi</em></div>
<p>La scorsa domenica a Tel Aviv c’è stata una imponente manifestazione (10.000 persone secondo la stampa israeliana, 3000 secondo la polizia) per protestare contro i maltrattamenti inflitti dalla polizia a un soldato di origine etiope: il bilancio è stato di una cinquantina di poliziotti feriti e una trentina di manifestanti arrestati…e importanti strascichi politici. Infatti il Presidente Reuven Rivlin ha ammesso che “i manifestanti hanno rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana” e ha dovuto riconoscere “gli errori del governo nel modo in cui tratta gli israeliani neri” e le numerose difficoltà di integrazione dei falasha, una delle dieci tribù perdute del regno di Israele (la cui “ebraicità” è stata riconosciuta solo nel 1975). Non solo: pochi giorni dopo l’Università Tafnit Holon ha sospeso un insegnante che, durante un dibattito con gli studenti ha detto: “Gli etiopi si dimenticano da dove vengono: meglio se se ne tornano in Etiopia. Stanno diventando insolenti: pochi anni fa non avrebbero osato neppure aprir bocca! Non capiscono che sono diversi da noi e lo devono accettare”.</p>
<p> Dopo le tre diverse Aliah (ritorno nella terra promessa d’Israele in uno Stato che nega il diritto al ritorno dei Palestinesi…) dell’Operazione Mosè del 1985 (organizzato sotto la supervisione del Mossad), dell’Operazione Salomone del 1991 e dell’Operazione Ali di Rondini del 2010, Israele ha formalmente messo fine a questa politica il 28 agosto 2013 con un comunicato ufficiale del delegato dell&#8217;Agenzia Ebraica in Etiopia, Asher Sejum con l’impegno di riorientare le risorse finanziarie per migliorare le condizioni di vita dei Falasha già presenti in Israele e di esaminare caso per caso “ricongiungimenti familiari e questioni umanitarie specifiche”. Si calcola che attualmente ci siano circa 130.000 ebrei di origine etiope che, nonostante beneficino de iure della piena cittadinanza israeliana soffrono di bassi livelli di istruzione, alti livelli di disoccupazione (quasi il 60% delle famiglie dipendono dall&#8217;assistenza sociale e vivono al di sotto della soglia di povertà), proporzione di detenuti superiore alla media. Inoltre negli anni 2000, per ottenere il diritto di emigrare in Israele, le donne hanno dovuto sottoporsi a iniezioni di Depo-Provera, un contraccettivo che provoca sterilità “temporanea” con obbligo di ripetere il trattamento in Israele e così il tasso di natalità nella comunità Falasha è sceso del 50% negli ultimi dieci anni &#8230;</p>
<p> Giusto due settimane fa è uscito in inglese “How The World Turned White” (pubblicato in ebraico l’anno scorso vincendo il premio Ramat Gan come miglior opera prima) di Dalia Betolin-Sherman che racconta il viaggio della sua famiglia sotto il regno di Haile Selassie da Ambover, (un villaggio ebraico nel nord dell&#8217;Etiopia) verso il Sudan e da lì in Israele. </p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p></div>
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		<title>USA: un passo indietro per i diritti civili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2013 05:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[martin Luther King]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque giudici conservatori contro quattro progressisti: la Corte Suprema americana ha abolito la sezione del “Voting rights Act” secondo la quale nove Stati del sud &#8211; Alabama, Alaska, Arizona, Georgia, Louisiana, Mississipi, South Carolina,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/Foto-voto-NERI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/Foto-voto-NERI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="195" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cinque<br />
giudici conservatori contro quattro progressisti: la Corte Suprema<br />
americana ha abolito la sezione del “Voting rights Act” secondo<br />
la quale nove Stati del sud &#8211; Alabama, Alaska, Arizona, Georgia,<br />
Louisiana, Mississipi, South Carolina, Texas e Virginia, con un<br />
passato di discriminazioni  accertate &#8211; sono obbligati a chiedere<br />
un&#8217;autorizzazione per modificare i propri sistemi elettorali.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
“Voting rights Act” &#8211; la storica legge promossa da Martin Luther<br />
King Jr. e approvata nel 1965 dopo lunghe battaglie anche sanguinose<br />
&#8211; ha permesso, da allora, il diritto di voto a molte generazioni di<br />
cittadini neri ed anche ai rappresentanti di altre minoranze, quali:<br />
i nativi americani, gli asiatici e gli ispanici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
giudici conservatori hanno affermato che, rispetto al 1965, la<br />
società è cambiata e così sono cambiate  anche le condizioni di<br />
valutazione usate per determinare quali Stati abbiano bisogno del<br />
controllo, da parte del governo centrale, sulle modifiche riguardanti<br />
il diritto di voto, controllo inserito nella sezione 5 del “Voting<br />
rights Act” proprio per impedire pratiche discriminatorie e<br />
razziste nei confronti di alcune categorie di cittadini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
John G.<br />
Roberts, Presidente della Corte suprema, ha scritto: “ Nel 1965,<br />
gli Stati potevano essere divisi in due gruppi. Quelli con una storia<br />
recente di bassa registrazione e affluenza al voto e quelli senza<br />
queste caratteristiche&#8230;Oggi la nazione non è più divisa su quei<br />
criteri, eppure il “Voting rights Act” continua a sopravvivere”.<br />
Ruth Bader Ginsburg, esponente dei progressisti, ha replicato: “ La<br />
Corte,oggi, abolisce una norma che si è dimostrata adatta a bloccare<br />
le discriminazioni di un tempo”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; bene<br />
ricordare,inoltre, che prima delle elezioni presidenziali del 2012,<br />
in diversi Stati “repubblicani” sono state introdotte norme per<br />
limitare o rendere più arduo l&#8217;accesso alle urne per le persone più<br />
svantaggiate, come ad esempio: limitazioni degli orari di apertura<br />
dei seggi, l&#8217;obbligo di munirsi del documento di identità o<br />
l&#8217;impossibilità di registrarsi nelle liste elettorali il giorno<br />
stesso delle votazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Presidente, Barak Obama, dopo aver espresso la sua profonda delusione<br />
per il passo indietro nei diritti civili, ha parlato di “un brutto<br />
colpo per la democrazia” e ha chiesto al Congresso “di varare una<br />
legislazione che assicuri che ogni americano abbia un accesso uguale<br />
alle urne”.
</div>
</div>
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