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	<title>Nord Africa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</title>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12278" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="376" height="560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-768x1143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-688x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 688w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del saggio intitolato <span style="font-family: Arial, sans-serif;">“</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">” </span>(per Franco Angeli editore) a cura di Giuseppe Acconcia e Michela Mercuri.</p>
<p>Uno studio che comprende la Turchia, l&#8217;Egitto, i campi profughi in Giordania e la Libia e che vede protagonista il Mediterraneo, quel mare nostrum, importante in Passato per gli scambi reciproci e le scoperte, divenuto oggi transito pericoloso di chi fugge da guerre civili, fame e soprusi, purtroppo tomba per troppe persone in cerca di un Futuro.</p>
<p>Nel testo si legge che in Egitto le comunità migranti siriane e palestinesi &#8211; che da poco hanno visto riconosciuto il loro diritto alla cittadinanza &#8211; subiscono un forte ostracismo come gruppi non desiderati in quanto finiscono per essere tacciati come sostenitori dell’ islamismo politico e, quindi, considerati terroristi. Per l&#8217;Egitto, inoltre, gli autori prendono in considerazione la differenza tra nazionalismo e populismo, concetti che dall&#8217;ambito politico finiscono con il contaminare i settori dell&#8217;economia, della giustizia sociale e della sicurezza, considerando anche le comunità di profughi siriani e palestinesi presenti sul territorio. Per quanto riguarda la Siria, ad esempio, si ricorda che, durante il governo del principe Faysal &#8211; in un preciso periodo storico &#8211; stava emergendo una società civile consapevole che chiedeva la trasparenza delle istituzioni statali.</p>
<p>Dagli anni &#8217;90, con il cambio di rotta della politica Estera di Gheddafi, molti cittadini dell&#8217;Africa sub-sahariana iniziano a emigrare verso la Libia, facendo passare l&#8217;intento panarabista del colonnello a quello panafricano per il contenimento del neocolonialismo nel suo disegno anti-imperialista, soprattutto rispetto a Israele. Dopo le rivolte del 2011 alcune tribù, come quella dei Tuareg, cercano di far pressione sul nuovo governo libico per veder riconosciuti i diritti fino ad allora mai ottenuti con conseguenti lotte interne che hanno, però, radici storiche profonde per la conquista del territorio caratterizzato dal caos e dalla mancanza di uno Stato vero e proprio. Interessante è scoprire quale sia la risposta alla domanda del paragrafo: <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Lo scenario attuale. Semplici trafficanti o possibili alleati?</i></span></p>
<p>Molti sono gli autori che arricchiscono questo lavoro di Storia Moderna e Contemporanea:<i> </i></p>
<p>Lorenza Perini, dell&#8217;Università di Padova, affronta il tema del “displacement”, ovvero dello spostamento spaesante di persone costrette ad essere trasferite, dislocate e lo fa attraverso un&#8217;analisi nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, lavorando in particolare con le donne e il loro potenziale per lo Sviluppo.</p>
<p>Alberto Gasparetto si occupa dell&#8217;identità curda nell&#8217;era del governo dell&#8217;Ak Parti a cui aggiunge un&#8217;indagine sul fenomeno migratorio in Turchia, sui profughi siriani e sullo <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>ius sanguinis</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.</span></p>
<p>Nella seconda parte del libro si parla di Europa. Marco Omizzolo, da molto impegnato nella lotta al caporalato, con Pina Sodano &#8211; dell&#8217;Universita degli Studi Roma Tre &#8211; prende in esame il fenomeno della clandestinizzazione del migrante, vista come una “costruzione” istituzionale e normativa derivante dal processo di formazione di metaconfini e di mitilirazzazione di aree (il riferimento è allo Spazio Schengen).</p>
<p>Insomma: un volume urgente, preciso che vede la prefazione del Prof. Massimo Campanini, per addentrarsi nei mutamenti in atto in una parte del mondo in continua trasformazione, poco pacifica; un testo che induce a mettere in discussione le nostre certezze, spesso condizionate da slogan propagandistici e da una stampa superficiale o di parte.</p>
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		<title>Giovani e rifugiati del Mediterraneo si muovono con l’Erasmus virtuale</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 09:02:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia e Francesca Helm1 «È rivoluzionario: una possibilità innovativa per condividere visioni diverse, imparare dagli altri, capire prospettive diverse», ci ha spiegato una giovane intervistata che ha appena concluso la sua esperienza&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/erasmus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11085" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/erasmus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="705" height="430" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/erasmus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 705w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/erasmus-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Giuseppe Acconcia e Francesca Helm<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«È rivoluzionario: una possibilità innovativa per condividere visioni diverse, imparare dagli altri, capire prospettive diverse», ci ha spiegato una giovane intervistata che ha appena concluso la sua esperienza di Erasmus+ Virtual Exchange.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Dall’Erasmus al Virtual Exchange</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Dal 1987, quando è partito il programma Erasmus ad oggi, 9 milioni di persone vi hanno preso parte, secondo i dati forniti dalla Commissione europea. Si tratta forse del programma europeo che ha ottenuto più successo negli ultimi trent’anni. Il vero punto di svolta è arrivato nel 2007 quando il programma si è esteso oltre i confini dell’Unione. E così dal 2014 l’Erasmus+ ingloba tutte le iniziative di scambio per studio, insegnamento, formazione professionale, volontariato e cooperazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2018 è stata lanciata la versione virtuale del programma con lo scopo di utilizzare la tecnologia per aprire nuove opportunità di scambio e dialogo interculturale aprendosi al Mediterraneo: con Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia a fare da apripista. «È una grande speranza, è importante, qualcosa di veramente nuovo. Costi e tempi di viaggio vengono azzerati, e si trova uno spazio confortevole che permette di compararsi agli altri, di esprimere opinioni senza limiti, includendo persone che prima erano escluse, soprattutto da paesi in via di sviluppo», ha aggiunto l&#8217;intervistata.</p>
<p align="JUSTIFY">Già nel 2011, durante le rivolte in Nord Africa e Medio Oriente, le così dette Primavere arabe, la Commissione europea aveva puntato sull&#8217;aumento del numero di borse di studio per il programma Erasmus+. E così, l’associazione UNIMED, che raggruppa 108 università in 23 paesi, nel dicembre 2017 ha lanciato una petizione per chiedere all’Unione europea di aumentare fino a 30 mila il numero di borse di studio per gli scambi euro-mediterranei tra il 2021 e il 2027.</p>
<p align="JUSTIFY">La prossima frontiera da abbattere è tra le due sponde del Mediterraneo, coinvolgendo anche giovani rifugiati. Tutto sembra andare in questa direzione con il progetto pilota di Virtual Exchange. E così se la dotazione finanziaria del programma Erasmus per il periodo 2014-2020 è stata di 14,7 miliardi di euro, la proposta è di raddoppiarla nel periodo 2021-2027.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La parola ai giovani partecipanti</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo ascoltato le prime esperienze di alcuni giovani partecipanti all’interno dei programmi di Erasmus+ Virtual Exchange, come parte di un progetto di valutazione delle esperienze di scambio virtuale che l&#8217;Università di Padova sta svolgendo insieme ad altri centri di ricerca europei. Tutti gli intervistati hanno ammesso di aver avuto una buona esperienza di Virtual Exchange in termini di relazioni interculturali. «È stata davvero una bella esperienza, siamo ancora in contatto. Ero l&#8217;unico rifugiato del mio gruppo ed ero molto interessato a conoscere l&#8217;esperienza degli altri: è stato molto emozionante», ci ha confessato uno degli intervistati.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni dei notri intervistati hanno cofermato che questa esperienza ha permesso loro di rivalutare gli stereotipi che avevano. «Ha migliorato molto le mie capacità di comunicazione, abbiamo imparato a non giudicare gli altri e a metterci nei panni degli altri. Abbiamo acquisito capacità che ci serviranno nella vita quotidiana», ha aggiunto un altro intervistato.</p>
<p align="JUSTIFY">Non solo, i partecipanti hanno incontrato persone con background molto diversi tra loro, hanno discusso argomenti di diverso genere e costruito relazioni interpersonali significative. La maggior parte degli intervistati ha avuto contatti e costruito amicizie al di fuori del programma, pianificando di vedersi nel vicino futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli intervistati si sono detti felici di avere altre esperienze di scambi virtuali. «Gli scambi virtuali sono il futuro, è stato più semplice e interessante di quanto mi aspettassi. Parteciperò di nuovo», ha spiegato un&#8217;intervistata. I giovani che hanno partecipato alla nostra ricerca hanno ammesso che l’esperienza ha ampliato le loro capacità di comunicazione, le abilità di lavoro di gruppo e di soluzione dei problemi. Molti hanno confermato miglioramenti nell’uso della lingua inglese, sebbene anche altre lingue (come tedesco, francese, italiano e arabo) siano state usate dai giovani partecipanti.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni degli intervistati hanno evidenziato dei problemi riguardanti la connessione internet o i progetti video. Altri hanno ammesso che argomenti riguardanti la crisi dei migranti in Europa sarebbero potuti essere affrontati più nello specifico. «Soltanto uno dei partecipanti nel mio gruppo si era occupato in precedenza di politiche in materia di rifugiati, nessuno tra gli europei che hanno partecipato al programma aveva delle idee chiare su richiedenti asilo e rifugiati. Sarebbe stato utile discutere con esperti in materia in tema di rifugiati nei loro paesi», ha aggiunto uno degli intervistati. Non solo, un interesse particolare è stato notato per una possibile discussione sulla rappresentazione che i media fanno degli eventi internazionali a livello locale o sulle politiche migratorie nei vari paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Almeno fino al 2027, i giovani del Mediterraneo potranno finalmente sentirsi più vicini anche attraverso i progetti di scambio virtuale che superano la formula rodata dell&#8217;Erasmus. Questa iniziativa apre le porte a possibilità ancora non esplorate, come approfondire temi di interesse comune e di attualità, inclusa la crisi dei migranti che colpisce le due sponde del Mediterraneo. Virtual Exchange è ormai una realtà per superare qualsiasi barriera economica e politica alla mobilità dei giovani europei e nordafricani.</p>
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<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a> Università di Padova</p>
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		<title>I nostri video: le migrazioni e le donne arabe per il cambiamento</title>
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					<description><![CDATA[<p>Carissime e carissimi, ecco per voi altri due video di incontri pubblici organizzati dall&#8217;Associazione per i Diritti umani nelle edizioni passate della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221; &#160; E&#8217; importante la vostra presenza, durante i&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Carissime e carissimi,</p>
<p>ecco per voi altri due video di incontri pubblici organizzati dall&#8217;Associazione per i Diritti umani nelle edizioni passate della manifestazione &#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; importante la vostra presenza, durante i nuovi incontri dei prossimi giorni, per dialogare con gli ospiti, avviare le discussioni e per una riflessione comune sui temi proposti. Vi aspettiamo anche per conoscerci di persona!</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/qml9UnDvUmc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/wiE9yHaVUMo?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Morsi, iconografia di un martire annunciato, di Laura Silvia Battaglia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/08/27/morsi-iconografia-di-un-martire/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/08/27/morsi-iconografia-di-un-martire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 04:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[Morsi]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo articolo di Laura Silvia Battaglia (www.battgirl.info), ringraziandola tantissimo ll ritratto di Mohamed Morsi campeggia ovunque. Sui volantini distribuiti dopo la preghiera dell&#8217;alba, sugli autobus bianchi dei Fratelli Musulmani parcheggiati all&#8217;ingresso del grande&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ragazzo-del-bar-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ragazzo-del-bar-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pubblichiamo<br />
questo articolo di Laura Silvia Battaglia (<u><a href="http://www.battgirl.info/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.battgirl.info?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>),<br />
ringraziandola tantissimo
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
ll<br />
ritratto di <strong>Mohamed<br />
Morsi</strong><br />
campeggia ovunque. Sui<br />
volantini distribuiti dopo la preghiera dell&#8217;alba, sugli autobus<br />
bianchi dei Fratelli Musulmani parcheggiati all&#8217;ingresso del grande<br />
campo di Rabaa al-Adawjia, sui carretti della distribuzione di the,<br />
acqua, bevande e succo di melograno che punteggiano la via per<br />
arrivare alla roccaforte della protesta anti-generali. </p>
</div>
<p>Il volto del politico che Time<br />
incoronò &#8220;uomo dell&#8217;anno&#8221; nel 2012 è replicato<br />
ossessivamente, come in un videogioco a punti con una grafica<br />
splatter, sopra, sotto e di fronte alle migliaia di tende che<br />
ricoprono questa superficie di quasi quattro chilometri quadrati al<br />
Cairo brulicante di supporters dell&#8217;ex presidente egiziano dal 3<br />
luglio 2012, data del suo arresto con l&#8217;accusa di cospirazione.</p>
<p>Mohamed Morsi qui è onnipresente,<br />
guarda i suoi fedeli dall&#8217;alto del suo ritratto peggiore,<br />
ingessatissimo nel fermo immagine che sancisce la sua sacralità.<br />
Così replicato ovunque appare come un cento occhi e centoteste, una<br />
creatura medievale dalla faccia presentabile che si allunga sugli<br />
esiti del colpo di stato di un mese fa. Un colpo di stato che<br />
chiunque si guarda bene, qui, a Rabaa al-Adawjia, dal definire<br />
seconda rivoluzione o contro-rivoluzione.</p>
<p>Mohamed Morsi, ora prigioniero a<br />
Nord del Cairo, dove si trova il ministero della Difesa, è colui nel<br />
cui nome si circoscrive la preghiera dell&#8217;alba di Eid, e che nel<br />
giorno più importante dell&#8217;anno per la Umma sunnita si manifesta al<br />
campo di Rabaa nel pomeriggio, per interposta persona: la moglie<br />
Nagla Mahmoud.</p>
<p>Per lui si chiede la liberazione e<br />
nel suo nome viene già giustificata la resistenza dei Fratelli<br />
musulmani verso l&#8217;apparato di potere dei generali, che ha utilizzato<br />
l&#8217;esito delle votazioni prima, il temporeggiamento dei Fratelli poi,<br />
la loro interpretazione integralista della futura costituzione, per<br />
riprendere con la forza il controllo di un Paese ormai allo sbando,<br />
economicamente piegato da una credibilità ai suoi minimi storici.</p>
<p>&#8220;Io amo Morsi&#8221;; &#8220;Morsi,<br />
Morsi, in te la speranza&#8221;; &#8220;Morsi Morsi sempre Morsi, mai<br />
più Al Sisi&#8221;: sono alcuni degli slogan che campeggiano insieme<br />
all&#8217;immagine dell&#8217;ex presidente egiziano. Si alternano anche sulle<br />
fasce &#8211; verdi, nere, marroni &#8211; che la gioventù<em><br />
ihwanizzata</em> sfoggia<br />
intorno alla testa, replicando l&#8217;iconografia jihaddista in forme<br />
moderate: &#8220;Il popolo arabo è la comunità islamica&#8221;.<br />
&#8220;Siamo arabi, moriremo islamici&#8221;.</p>
<p>L&#8217;appartenenza alla Umma sunnita,<br />
per i Fratelli musulmani, non si discute. Vale per tutti, da<br />
qualsiasi grado di vicinanza o distrazione del partito e dalle sue<br />
istanze si stia parlando. Ed è perfettamente connaturata con<br />
l&#8217;interpretazione del rispetto dei diritti umani che, per i<br />
supporters di Morsi, discende solo da Dio ed è strettamente<br />
collegata alla legge di natura che segue i dettami di Allah, secondo<br />
quanto ne rivelò Mohammed.</p>
<p>Lo dice senza tema <strong>Sara<br />
Hassan</strong>,<br />
ventenne di El-Adwah, la città di nascita dell&#8217;ex presidente oggi<br />
ostaggio di Al Sisi. La sua famiglia è cresciuta accanto a Morsi. In<br />
senso letterale, perchè sono sempre stati suoi vicini di casa. Hanno<br />
piantato una tenda da giorni e hanno pure affittato un appartamento<br />
in zona per stare più comodi. Ci sono tutti: padre, madre, cugini,<br />
fratelli e sorelle, zie e nipoti. Morsi per tutti, tutti per Morsi,<br />
insomma. Ma la motivazione che li spinge fin qui non è squisitamente<br />
politica. L&#8217;ideale di famiglia e l&#8217;appartenenza alla Umma sono<br />
abbastanza. Ma la conoscenza diretta del personaggio spiega ancora di<br />
più la scelta di stare dalla sua parte, costi quel che costi. Dice<br />
Sara: &#8220;Noi lo conosciamo: è un uomo buono. L&#8217;hanno esposto e ne<br />
paga il prezzo. Adesso è in carcere e siamo certi che il trattamento<br />
riservatogli non è umano&#8221;.</p>
<p>Chiediamo che tipo di valenza ha il<br />
concetto di rispetto dei diritti umani per i Fratelli Musulmani.<br />
Risponde: &#8220;Il rispetto dell&#8217;uomo viene dal fatto che l&#8217;uomo<br />
appartiene a Dio&#8221;. E chi non appartiene a quel Dio? &#8220;Non<br />
saprei. Quel che so è che l&#8217;Egitto è un Paese islamico, noi siamo<br />
islamici e Morsi è il nostro presidente. Nell&#8217;Islam il rispetto<br />
dell&#8217;uomo viene dalla sua conoscenza di Dio. Morsi è un uomo<br />
timorato di Dio, ha portato avanti la nostra causa, noi dobbiamo<br />
adesso batterci per lui&#8221;.</p>
<p>Sara è una ragazza laureata,<br />
progressista, una giovane donna musulmana tosta, pronta per fare una<br />
buona carriera nei quadri dei Fratelli, se le fosse data la<br />
possibiità. Morsi per lei è già un mezzo martire. E lo è per<br />
tutte le persone, che, sulla strada del campo, lastricata da molte<br />
buone intenzioni, lo hanno eletto a icona della rivoluzione<br />
incompiuta o, meglio, ingiustamente ribaltata. La sua detenzione,<br />
nonostante Morsi sia inizialmente asceso al ruolo di guida dei<br />
Fratelli quasi come un ripiego necessario, ne ha già fatto un<br />
gigante morale.</p>
<p>Se il nuovo governo non dovesse<br />
scarcerarlo, se lo processasse o se in qualche modo se ne favorisse<br />
la morte, gli effetti saranno amplificati sugli <em>ihwan</em><br />
egiziani ma anche su tutti gli arabi sunniti del Medio Oriente. Alla<br />
causa palestinese per la quale tutti i popoli arabi si sono sentiti<br />
in dovere di aderire nella lotta comune, se ne potrebbe aggiungere<br />
un&#8217;altra.</p>
<p>Sarebbe il primo caso in cui<br />
parrebbe possibile incitare alla resistenza &#8211; dei fedeli prima e al<br />
martirio dei combattenti poi &#8211; per difendere un leader pacioccone e<br />
perditempo, un martire <em>in<br />
pectore</em> che non si sarebbe<br />
davvero speso con opere o azioni degne di nota per il suo popolo di<br />
elettori e, soprattutto, per un Paese dalla storia ingombrante.</p>
<p>Lo scorso 29 luglio, ormai<br />
conosciuto come &#8220;il massacro di Rabaa&#8221;, nella roccaforte<br />
dei pro-Morsi sono morte 127 persone e 4500 sono state ferite negli<br />
scontri con l&#8217;esercito e la polizia. Chiedevano tutte di<br />
relegittimare Mohammed Morsi come presidente dell&#8217;Egitto.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Then months later: cosa succede in Egitto dieci mesi dopo la rivoluzione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 04:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Il Cairo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Balossi Restelli, Lucrezia Botton e Matteo Vivianetti &#8211; videomakers ed esperti di mondo arabo &#8211; si sono recati in Egitto, a Il Cairo, dopo la caduta del regime di Mubarak e hanno realizzato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/12/then-months-later-cosa-succede-in/">Then months later: cosa succede in Egitto dieci mesi dopo la rivoluzione?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TEN-MONTHS-LATER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TEN-MONTHS-LATER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm; text-align: left;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm; text-align: left;">
Andrea<br />
Balossi Restelli, Lucrezia Botton e Matteo Vivianetti &#8211; videomakers ed esperti di mondo arabo &#8211; si sono recati in Egitto, a<br />
Il Cairo, dopo la caduta del regime di Mubarak e hanno realizzato il<br />
documentario <i>Then months<br />
later</i>, presentato<br />
all&#8217;ultima edizione del Festival del Cinema africano, d&#8217;Asia e<br />
America latina di Milano, nel concorso Extr&#8217;a.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
&nbsp;Le<br />
riprese vengono fatte durante le elezioni che porteranno al governo<br />
il gruppo conservatore&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
dei Fratelli musulmani e la cinepresa riprende<br />
le reazioni del popolo, le aspettative e le&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; preoccupazioni delle<br />
persone comuni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
approfondire l&#8217;argomento, abbiamo rivolto alcune domande agli autori<br />
del documentario.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
Il<br />
titolo del vostro documentario suggerisce il periodo in cui vi siete<br />
recati a Il Cairo per realizzare il film ? E in che situazione si<br />
trovava la città ?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
Ci<br />
siamo recati al Cairo nel dicembre del 2011 dopo che Matteo e<br />
Lucrezia ci erano stati 10 mesi prima subito dopo la caduta di<br />
Mubarak, per cercare di capire il clima elettorale ma soprattutto<br />
postelettorale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
Dalla<br />
prima visita scaturì il video <i>Shuft<br />
(Ho visto) </i>testimonianze di<br />
persone che avevano partecipato al movimento di piazza Tharir<br />
mischiate ai materiali (foto, filmati) realizzati dai manifestanti in<br />
quei giorni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
Durante<br />
il secondo viaggio abbiamo realizzato il video <i>Ten<br />
Months Later</i> che racconta<br />
le emozioni, le paure e le speranze di alcuni personaggi molto<br />
eterogenei tra loro all’indomani delle elezioni parlamentari vinte<br />
con larga maggioranza dai Fratelli Musulmani e dalla coalizione<br />
salafita.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.09cm;">
Il<br />
clima del Cairo a distanza di dieci mesi era molto cambiato,<br />
dall’euforia dei giorni della caduta del regime si era passati ad<br />
una disillusione e spesso alla rabbia di dover subire
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 interventi<br />
repressivi della giunta militare con morti e feriti; inoltre il clima<br />
 delle elezioni parlamentari, in cui per la prima volta i cittadini<br />
Egiziani erano liberi di esprimersi senza timori, era guastato da<br />
sospetti e tensioni.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
nostro arrivo, infatti, abbiamo trovato una città estremamente tesa,<br />
segnata dalle recenti violenze e in balia di eventi che si<br />
succedevano con una rapidità impressionante.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo contesto le elezioni avevano assunto un significato molto più<br />
marginale di quello che ci si sarebbe aspettati. La schiacciante<br />
vittoria dei Fratelli Musulmani, che quasi tutti davano per scontata<br />
ma non con quelle proporzioni, diveniva agli occhi degli attivisti<br />
laici come un altro tassello di una transizione post-rivoluzionaria<br />
in cui tutto andava per il verso sbagliato.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
il nostro documentario abbiamo cercato cogliere questo particolare<br />
momento dell&#8217;Egitto registrando tra la gente opinioni e sensazioni<br />
che rendessero l&#8217;estrema dinamicità e instabilità che si viveva in<br />
quei giorni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Potete<br />
anticiparci le storie/testimonianze dei cinque protagonisti che avete<br />
seguito durante il vostro lavoro?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
rappresentare quella fase di transizione ci siamo affidati a cinque<br />
persone, tra cui quattro donne, diverse per età, condizioni<br />
economiche e livelli di istruzione ma accomunate da una visione<br />
critica sulla situazione politica.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Varie<br />
sono le reazioni alla vittoria dei Fratelli Musulmani: più emotive o<br />
più razionali, sono comunque sempre amare tranne quella di una donna<br />
che vive in un quartiere popolare che risalta per l&#8217;ironia e la<br />
positività con cui si relaziona a una situazione anche per lei<br />
preoccupante.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
proteste di via Mohamed Mahmoud e gli scontri fra polizia e giovani<br />
manifestanti sono, invece, rivissute attraverso lo sguardo lucido e<br />
appassionato di un&#8217; anziana attivista politica che ci accompagna per<br />
le strade che arrivano in piazza Tahrir.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
seguito anche Zeinab nel suo tragitto verso casa nel traffico caotico<br />
del Cairo e ci ha detto che il sistema li lascia vivere in quel caos<br />
per stancarli e non farli ragionare, ci ha detto che molta gente<br />
vorrebbe un Paese più civile con scuole e ospedali sicuri e puliti<br />
ma che l’individualismo e l’ignoranza non permettono a questi<br />
sentimenti di prevalere.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lei<br />
lavora come addetta alle pulizie alla tv giapponese e vive in<br />
periferia in un classico palazzone non intonacato perché scrostato o<br />
perché mai finito, ma facendoci accomodare ci dice che qui non si<br />
sta tanto male…</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nama<br />
durante l’inaugurazione di una mostra sull’ iconografia dei<br />
manifesti elettorali ci dice quanto è triste, pensa che sia finita,<br />
è veramente delusa dai risultati elettorali, crede che se i salafiti<br />
hanno preso tanti voti nelle principali città allora nelle campagne,<br />
dove ancora si stava votando, faranno il pieno! Nama cura progetti<br />
culturali nelle scuole e lavora in una compagnia teatrale e,<br />
andandosene, ci dice che se dovrà scegliere tra il velo o la barba a<br />
lei andrà benissimo la seconda!
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Selma,<br />
avvocatessa di diritto commerciale, crede che i Fratelli Musulmani<br />
abbiano condotto un gioco politico sporco con una campagna ”porta<br />
porta” tra i poveri promettendo mari e monti e rimprovera ai<br />
partiti progressisti e laici di aver parlato solo al loro pubblico<br />
ristretto: a quel 10% di egiziani che già avevano una consapevole<br />
coscienza politica e li avrebbero votati comunque. In ogni caso non<br />
sembra troppo preoccupata, dice di voler vedere cosa saranno capaci<br />
di fare i Fratelli Musulmani e ci assicura che ormai la gente ha<br />
imparato a scendere in piazza è questa la vera garanzia di una<br />
democrazia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Incontriamo<br />
Marwa mentre esce dal giornale dove lavora e si reca al seggio per<br />
votare, ci dice che darà la sua preferenza ad un partito laico e<br />
liberale anche se preferirebbe una compagine più a sinistra e ci<br />
dice che in materia di economia anche i Fratelli Musulmani</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
sono<br />
liberali in teoria&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Laila ci<br />
dice che la giunta militare sembra non voler lasciare il potere, dice<br />
che il movimento ha fatto male ad abbandonare la piazza, vede le<br />
divisioni interne tra Fratelli musulmani e <i>Movimento<br />
8 aprile </i>come ostacolo ad<br />
un nuovo corso, ci lascia molto pensierosa ma con il piglio di una<br />
vecchia combattente!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mustafa<br />
guida il suo taxi e fuori dai finestrini scorre la vita e ci dice che<br />
è musulmano ma</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
che il<br />
partito dei Fratelli divide invece che unire, dice che le persone non<br />
hanno capito cos’è la democrazia, ognuno vuole qualcosa e nessuno<br />
pensa al bene comune di tutti gli Egiziani!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono, in generale, i sentimenti delle persone che stanno vivendo la<br />
“post – rivoluzione” ? Quali le aspettative del popolo<br />
egiziano?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Generalizzando<br />
possiamo dire che tutta la gente si aspetta un governo che si<br />
interessi al bene comune e porti a un miglioramento delle condizioni<br />
di vita e diffidi di forme di potere autoritarie che perseguono<br />
interessi personali e di gruppo. Di qui viene l&#8217;attuale diffusissima<br />
opposizione al governo di Morsi. Vi e&#8217; poi, soprattutto fra quelli<br />
che si sono impegnati di persona nella rivolta contro il regime, la<br />
paura di vedere vanificati l&#8217;impegno e le sofferenze patite durante e<br />
dopo la rivoluzione a causa del prevalere di forze antidemocratiche<br />
nel corso di questa drammatica fase di transizione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
deciso di pubblicare il video nonostante fosse stato girato più di<br />
un anno fa e fossero successe molte cose tra cui l’elezione del<br />
presidente Morsi proprio perché ci siamo accorti di quanto fossero<br />
ancora attuali i sentimenti espressi dai nostri intervistati, molti<br />
loro timori si sono avverati e molte speranze sono state deluse, ma<br />
per quel che possiamo capire, la volontà di cambiare il Paese rimane<br />
radicata in una minoranza molto eterogenea che forse si scoprirà<br />
molto più forte di quanto immaginano gli osservatori interni ed<br />
esterni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pensate<br />
che i mezzi di informazione italiani riportino correttamente le<br />
notizie di quello che sta accadendo in Egitto?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
generale assolutamente no. I media più diffusi si occupano<br />
dell&#8217;Egitto &#8211;<br />
e<br />
degli esteri in generale &#8211;<br />
in<br />
maniera occasionale cercando notizie spettacolari o “彷olkloristiche<br />
per suscitare attenzione nel pubblico e, nella maggior parte dei<br />
casi, dando una visione limitata e distorta del Paese, spesso con un<br />
occhio solo puntato sulla condizione della donna. In particolare,<br />
sulle rivolte arabe si tende a omologare le diverse insurrezioni<br />
sotto lo stesso appellativo di Primavera Araba, espressione che gli<br />
attivisti arabi in occasione del World  Social Forum 2013 tenutosi in<br />
Tunisia, hanno rifiutato perché&#8217; la considerano una narrativa<br />
orientalistica inventata dai media occidentali, che non tiene conto<br />
delle specificità&#8217;, della lunghezza e della complessità&#8217; dei<br />
processi di trasformazione dei diversi Paesi arabi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
distanza di più di due anni si può constatare che certi mezzi<br />
d’informazione italiani hanno meglio compreso le dinamiche e le<br />
situazioni di tutto il mondo arabo e quindi i cambiamenti in atto,<br />
anche se l’attenzione si risveglia a singhiozzo solo con cadaveri e<br />
esplosioni o grazie a pochi volonterosi cronisti, ma questo è un<br />
problema generale del sistema d’informazione che vive di notizie e<br />
non di indagine della realtà. Devo però dire che proprio<br />
dall’esigenza di Lucrezia e Matteo di comunicare cosa stava<br />
succedendo nella loro città d’adozione nacque l’idea del primo<br />
video, avendo vissuto per dieci anni in Egitto si preoccupavano di<br />
come dall’Italia venisse ignorata o mal interpretata la rivoluzione<br />
di piazza Tharir.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<item>
		<title>Forum Sociale Mondiale: l&#8217;anno di Tunisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 05:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Belaid]]></category>
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		<category><![CDATA[Porto Alegre]]></category>
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		<category><![CDATA[Tunisi]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è appena conclusa, con una grande marcia per la libertà e i diritti, l&#8217;ultima edizione del Forum Sociale Mondiale che &#8211; a due anni da Porto Alegre, nel sud del Brasile &#8211; ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si è<br />
appena conclusa, con una grande marcia per la libertà e i diritti,<br />
l&#8217;ultima edizione del Forum Sociale Mondiale che &#8211; a due anni da<br />
Porto Alegre, nel sud del Brasile &#8211; ha visto la Tunisia come Paese<br />
ospitante.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cinque<br />
giorni, dal 26 al 30 marzo, di intense attività in cui si sono<br />
riuniti associazioni, movimenti altermondialisti, società civili:<br />
per la prima volta in un Paese arabo, per la prima volta sulla sponda<br />
del Mediterraneo. La scelta del capoluogo tunisino non è stata<br />
casuale, ma è seguita all&#8217;assassinio del leader dell&#8217;opposizione<br />
Chokri Belaid, avvenuto nel mese di febbraio.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Raffaella<br />
Bonini, coordinatrice italiana e mondiale dell&#8217;appuntamento, ha<br />
dichiarato: “Non siamo più una novità, un fenomeno di moda, la<br />
faccia buona della contestazione no-global che i governi locali e<br />
nazionali e le più ricche Ong mondiali facevano a gara a<br />
sponsorizzare. Proprio in questi ultimi anni, mentre la crisi ha<br />
popolarizzato le tematiche e le intuizioni dei movimenti<br />
rappresentati nel Forum Sociale Mondiale, abbiamo perso sostegno e<br />
finanziamenti. Questo appuntamento di Tunisi è stato costruito con<br />
l&#8217;impegno volontario, al quale ha poi fatto seguito un appoggio da<br />
parte delle istituzioni tunisine”.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proprio centinaia di giovani<br />
tunisini, spesso militanti nell&#8217;associazionismo, hanno lavorato<br />
alacremente per organizzare gli incontri, le manifestazioni<br />
culturali, i seminari, gli appuntamenti musicali che hanno arricchito<br />
il programma del Forum, il quale si è tenuto, in buona parte,<br />
all&#8217;interno del campus universitario di El Manar. Si tratta di quei<br />
giovani che, da due anni, hanno dato vita alla rivoluzione<br />
democratica araba, che sono scesi nelle piazze delle principali città<br />
del Nord Africa per ribaltare regimi autoritari e violenti.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Adesso è<br />
il momento della ricostruzione, della creazione di nuove basi su cui<br />
ricominciare. E i temi, per avviare il cambiamento e discussi<br />
all&#8217;interno del Forum, sono stati, oltre alla crisi politica: una<br />
giustizia economica internazionale, il problema del cambiamento<br />
climatico nelle zone aride del Maghreb-Mashreq e le conseguenze sulle<br />
popolazioni, la piaga del land-grabbing, le istanze di uguaglianza e<br />
di libertà per tutti. A questo proposito è bene ricordare che, nei<br />
giorni che hanno preceduto l&#8217;inaugurazione del Forum, si è tenuto<br />
anche il Terzo Incontro Globale dei Media Indipendenti durante il<br />
quale, gli attivisti e i giornalisti hanno chiesto un riconoscimento<br />
formale del loro operato e la possibilità di lavorare liberamente,<br />
partendo dal presupposto che non ci può essere pluralismo politico<br />
senza pluralismo dell&#8217;informazione.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Forum-sociale-tunisia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Forum-sociale-tunisia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/forum-sociale-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/forum-sociale-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
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		<title>Fine “Emergenza Nord Africa”: adesso sì che, per i profughi, è vera emergenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 06:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[documenti]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[ministero interni]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[permesso di soggiorno]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa abbiamo scritto del documentario intitolato “Il rifugio” che raccoglie le storie di alcuni rifugiati, provenienti dalla Libia, parcheggiati in un albergo in alta montagna, in Italia. Quelle persone hanno fatto parte&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/04/fine-emergenza-nord-africa-adesso-si/">Fine “Emergenza Nord Africa”: adesso sì che, per i profughi, è vera emergenza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/EMERGENZA-n-Africa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/EMERGENZA-n-Africa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="255" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pochi<br />
giorni fa abbiamo scritto del documentario intitolato “Il rifugio”<br />
che raccoglie le storie di alcuni rifugiati, provenienti dalla Libia,<br />
parcheggiati in un albergo in alta montagna, in Italia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quelle<br />
persone hanno fatto parte del piano “Emergenza Nord Africa”<br />
voluto dal Ministero dell&#8217;Interno, sono stati gestite dalla<br />
Protezione Civile e sono stati alloggiati in alberghi e strutture<br />
private, da Monte Campione a Napoli,  senza la possibilità di<br />
avere documenti, soldi, possibilità di movimento. Per due anni.<br />
Circa 1200 immigrati coinvolti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
Piacenza, a metà febbraio, circa un&#8217;ottantina di profughi &#8211; fuggiti<br />
durante i disordini della  primavera araba e “ospitati” presso il<br />
Ferrohotel della stazione o all&#8217;ostello di Calendasco &#8211;  avevano<br />
messo in atto una protesta, chiedendo un po&#8217; di denaro per trovare<br />
altre sistemazioni oppure per far ritorno nei loro Paesi; a gennaio altri ,rinchiusi in un hotel di Pavia, avevano bloccato, per gli<br />
stessi motivi, i binari della stazione, fermando la circolazione<br />
sulla tratta Milano-Genova; e poi, ancora, i profughi che,da anni,<br />
erano ospitati negli alberghi napoletani,a ridosso di Piazza<br />
Garibaldi, rimasti senza assistenza, spesso anche con scarsità di<br />
cibo, in attesa dell&#8217;esito delle commissioni sul loro status di<br />
rifugiati.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
tutti loro,da due giorni e con la scadenza dell&#8217; “Emergenza Nord<br />
Africa”,  l&#8217;emergenza è scoppiata davvero: adesso sono di nuovo in<br />
mezzo ad una strada. Alcuni hanno ricevuto 500 euro pro capite dalla<br />
Prefettura (per chi eventualmente deciderà di tornare in patria) e<br />
altri 500 euro dalla Croce Rossa; alcuni (pochi) sono riusciti ad<br />
ottenere anche i permessi di soggiorno per asilo o di tipo<br />
umanitario, ma sicuramente non hanno né una casa e né un lavoro.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro dell&#8217;Interno, in un&#8217;intervista rilasciata al quotidiano<br />
<i>Avvenire, </i>ha<br />
spiegato che non tutti i profughi dovranno uscire dalle strutture che<br />
li hanno ospitati per tutti questi mesi: potranno rimanere, ad<br />
esempio, i minori, i genitori singles con i figli, le donne in<br />
gravidanza, gli anziani e i disabili, le vittime di soprusi o di<br />
torture. Il prossimo Parlamento dovrà occuparsi dell&#8217;esame delle<br />
loro domande di richiesta asilo.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
crisi economica, che grava pesantemente su tutto il sistema welfare,<br />
e la crisi politica non depongono a favore di queste persone sempre<br />
più in difficoltà.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Comunque,<br />
per leggere l&#8217;intero documento emanato dall&#8217;attuale governo italiano<br />
sulla questione, potete cliccare sul link<a href="http://www.fondazionexenagos.it/wp-content/uploads/2012/10/ena.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"> http://www.fondazionexenagos.it/wp-content/uploads/2012/10/ena.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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