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	<title>NordAfrica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 08:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly Agli iscritti Newsletter, per ascoltare l&#8217;audio: https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm I titoli Iraq:&#160;11 uccisi in un attacco di miliziani jihadisti a ovest di Baghdad Iraq 2:&#160;Iniziano le operazioni di scavo di una&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti Newsletter, per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;11 uccisi in un attacco di miliziani jihadisti a ovest di Baghdad</p>



<p><strong>Iraq 2:&nbsp;</strong>Iniziano le operazioni di scavo di una gigantesca fossa comune che conterrebbe oltre 2000 cadaveri</p>



<p><strong>Etiopia:</strong>&nbsp;centinaia di morti nella guerra del Tigray. Arrivano i primi profughi in Sudan</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni dal risultato scontato</p>



<p><strong>Turchia:</strong>&nbsp;si dimette il ministro delle finanze, genero del presidente Erdogan</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un attacco di miliziani armati contro un posto di blocco delle forze governative ad ovest di Baghdad. Il gruppo armato è arrivato su 4 auto e ha lanciato bombe a mano e ingaggiato una sparatoria con i soldati. 11 morti tra civili e militari. L&#8217;attacco è stato rivendicato da Daesh (ISIS).</p>



<p>Iraq 2:</p>



<p>Le autorità irachene della provincia di Ninive si preparano alle operazioni di scavo della fossa comune, nota nella zona come la cava di “Khasfa”, che si trova a 20 km a sud di Mosul. Secondo le testimonianze, raccolte alla caduta del falso califfato, vi sarebbero sepolti almeno 2000 cadaveri di persone uccise a sangue freddo dai jihadisti. I testimoni hanno raccontato che i miliziani hanno coperto di terra la cava prima della loro sconfitta e la zona attorno alla bocca di apertura è stata minata. Dal 2017, le autorità irachene, con il supporto delle agenzie dell&#8217;ONU, hanno scoperto in diverse località del paese precedentemente controllate da Daesh, 202 fosse comuni, ma un rapporto redatto da diverse organizzazioni non governative locali parla di un numero molto più alto: 346, comprendendo anche fosse comuni risalenti al periodo della dittatura di Saddam Hossein e a più recenti episodi di pulizia etnica nelle regioni controllate dalle milizie Hashd Shaabi.</p>



<p>Etiopia:</p>



<p>Fonti militari di Addis Abeba hanno rivelato che ci sarebbero centinaia di vittime nella guerra in corso nella regione settentrionale del Tigray. Dallo scoppio delle ostilità il Fronte di liberazione del popolo Tigray avrebbe perso 500 miliziani e nell&#8217;attacco alla base dell&#8217;esercito sarebbero stati uccisi almeno 300 soldati. L&#8217;esercito per riprendere il controllo sulla regione ribelle ha compiuto bombardamenti aerei. L&#8217;ONU ha espresso la sua preoccupazione, invitando le parti a sedersi al tavolo del negoziato, ma il premier Abyi Ahmed ha rassicurato che la situazione è sotto controllo e non ci sono pericoli di una guerra civile. Parole che sono in contraddizione con quel che succede al confine con il Sudan. Il governo di Khartoum ha comunicato che ha accolto i primi profughi e fuggiaschi dall&#8217;Etiopia. Ci sono 30 soldati e centinaia di civili, che sono stati sistemati in campi con tende nelle province di confine.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>Si sono concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni politiche per la Camera. Non ci sono ancora i risultati, ma le previsioni parlano di una vittoria schiacciante della coalizione dei sostenitori del presidente Al-Sissi. Un sistema elettorale prevalentemente maggioritario, per candidature individuali e di lista. In assenza dei principali partiti di opposizione, sono state presentate liste aggregate non sui programmi e progetti politici, ma mettendo insieme personalità dell&#8217;imprenditoria e della sfera sociale pubblica (cultura, giornalismo e calcio). Nel clima di divieti di assembramenti per l&#8217;emergenza sanitaria, le voci non gradite al potere non hanno goduto di spazi pubblici di campagna elettorale. Lo scorso Agosto si sono svolte le elezioni per i 200 seggi del Senato. Gli altri 100 sono di nomina presidenziale.&nbsp;</p>



<p>Turchia:</p>



<p>il ministro delle finanze turco,&nbsp;Berat Albayraq, si è dimesso dall&#8217;incarico “per ragioni di salute”. Albayrak è il genero del presidente Erdogan. Le dimissioni in realtà hanno origine in divergenze sulla cacciata del governatore della banca centrale e la nomina al suo posto di un consulente della presidenza. La girandola di dimissioni è provocata dalla svalutazione della lira turca, che dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno ha perso il 30% del suo valore di cambio. La crescita dell&#8217;inflazione a due cifre ha creato molto malcontento e il presidente è alla ricerca di un capro espiatorio.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 08:50:50 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14621" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p><strong>Palestina occupata:</strong>&nbsp;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana</p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;acceso dibattito pro e contro la pena capitale, per il caso di stupro e uccisione di un minore</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;in alto mare la formazione del governo. Affiorano le contraddizioni confessionali</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;un imprenditore fuggito in Spagna proclama per il 20 Settembre mobilitazioni contro Al Sissi.</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Palestina:</p>



<p>la Tv ufficiale palestinese ha mandato in onda il comunicato n. 1 del Comando Unificato della resistenza popolare. Lo scorso 4 Settembre, i leader di tutte le organizzazioni palestinesi hanno concordato l&#8217;unificazione delle strutture di resistenza all&#8217;occupazione israeliana. “Una resistenza popolare che porterà all&#8217;indipendenza della terra e la costituzione dello Stato con Gerusalemme capitale”, ha detto lo speaker. Il comunicato ha invitato alla mobilitazione domani 15 settembre contro la firma dell&#8217;accordo tra Bahrein e Israele. Venerdì prossimo è stato indetto come giorno di lutto nazionale, nella 38a ricorrenza della strage di Sabra e Shatila.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 9 persone nella provincia meridionale di Medenine, con l&#8217;accusa di organizzare una cellula terroristica, per compiere attentati e la costituzione di un Emirato islamico nella regione meridionale del paese. Secondo il ministero dell&#8217;Interno, sarebbero state sequestrate cinture esplosive e piani per attacchi contro i posti di blocco e ronde delle forze di sicurezza simili a quello avvenuto la scorsa settimana a Sousse.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso nella società marocchina un acceso dibattito sulla condanna a morte, in seguito al caso dell&#8217;uccisione a Tangeri di un ragazzo minorenne di 11 anni dopo aver subito uno stupro. Il sistema giuridico marocchino prevede la pena capitale, ma dal 1993 non viene eseguita nessuna condanna a morte. 27 anni che hanno visto la nascita di forti tendenze che rivendicavano la cancellazione della pena capitale dall&#8217;ordinamento penale. L&#8217;uccisione atroce del ragazzo di Tangeri ha aperto il via alle voci, sia a livello popolare, sia nei media, che pretendono l&#8217;applicazione della misura che viene definita falsamente “deterrente”.</p>



<p>Libano:</p>



<p>formazione del governo in alto mare. Appena il primo ministro incaricato, Mustafà Adeeb, ha annunciato al presidente della repubblica i nomi dei ministri scelti, sono iniziate le lamentele dei capi correnti e partiti. Adeeb ha promesso, al momento dell&#8217;incarico, di formare un governo tecnico indipendente dai partiti. Ieri, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, leader e fondatore di Amal, ha espresso la sua contrarietà alla formazione. Il motivo non palesato è la nomina di un ministro delle finanze non sciita, com&#8217;è stata finora una consuetudine nel sistema confessionale di spartizione degli incarichi di potere. Anche il suo alleato Jibran Basil, cognato del presidente Aoun e capo del partito nazionale liberale (Maronita) ha espresso che non intende la partecipazione al governo. La crisi economica e sociale che attanaglia il Libano, aggravata dalla strage del porto e dalla diffusione del coronavirus, rischia di non trovare vie di soluzione in mancanza di un governo responsabile capace di mettere freno alla corruzione, condizione necessaria perché il paese possa ottenere i prestiti finanziari internazionali per far fronte alle difficoltà economiche.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>l&#8217;imprenditore egiziano fuggito in Spagna, Mohammed Alì, ha rivelato altre interferenze della famiglia del presidente Al-Sissi negli affari di Stato ed in particolare nelle operazioni riguardanti le costruzioni gestite dalle società collegate alle forze armate. “Miliardi di dollari sono stati sperperati per costruire palazzi di rappresentanza, mentre il popolo muore di fame”, ha detto l&#8217;imprenditore accusato adesso in Egitto di frodi e evasione fiscale. Alì ha annunciato per il 20 Settembre una manifestazione popolare contro Al-Sissi. Lo scorso anno, lo stesso personaggio ha fatto parlare di sé ergendosi a oppositore politico, ma i suoi proclami hanno fatto un buco nell&#8217;acqua, “perché ha deciso di cantare, quando è stato estromesso dai privilegi”, dicevano i suoi detrattori.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 07:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anmabed a cura di Farid Adly) Per ascoltare l&#8217;audio:http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm I titoli:Yemen: Duri combattimenti a Maarib. Interviene l&#8217;aeronautica sauditaIran: la tv di Stato trasmette la confessione di Afkari, estorta sottotorturaLibia: oggi in Marocco&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14580" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anmabed a cura di Farid Adly)</p>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:<br><a href="http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:<br>Yemen: Duri combattimenti a Maarib. Interviene l&#8217;aeronautica saudita<br>Iran: la tv di Stato trasmette la confessione di Afkari, estorta sotto<br>tortura<br>Libia: oggi in Marocco l&#8217;incontro tra delegazioni dei due parlamenti di<br>Tobruk e di Tripoli<br>Iraq: Le truppe USA che hanno lasciato le basi irachene si sono<br>trasferite in Siria<br>Siria: Daesh si riorganizza; 5 jihadisti catturati a Mayadeen, nel nord<br>est<br>Egitto: a processo ex primo ministro, Ahmed Shafiq, mancato candidato<br>alle presidenziali contro Al-Sisi</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Yemen:<br>infuria la battaglia per la conquista di Maarib, nel centro del Paese ad est della capitale Sanaa. Gli Houthi hanno sferrato una dura offensiva militare contro le periferie della città, ma sono stati respinti con l&#8217;intervento dell&#8217;aeronautica saudita. Una guerra senza prospettive di soluzione, secondo la maggior parte degli analisti, per le divisioni all&#8217;interno del fronte dei governativi, indebolito dalla fronda degli autonomisti dello Yemen del Sud. Le trattative per il cessate il fuoco languono, per l&#8217;impotenza dell&#8217;ONU, visto il sostegno delle potenze occidentali a Riad, in funzione anti iraniana. Secondo l&#8217;Istituto per gli studi strategici in Yemen, “gli orizzonti di una soluzione pacifica si allontanano, perché le due parti principali in conflitto hanno interesse a che la situazione di guerra continui”.</p>



<p>Iran:<br>La tv di Stato iraniana ha trasmesso un video nel quale il condannato a morte, Navid Afkari, ammette di aver colpito con un coltello l&#8217;agente di sicurezza di una società, durante i moti di protesta del 2018. Afkari è un campione di lotta e la sua causa ha mobilitato il presidente Trump che ha esortato due giorni fa il governo di Teheran a non eseguire la condanna. La pratica delle trasmissioni di confessioni estorte con la tortura è consueta nella tv iraniana. Le associazioni iraniane di difesa dei diritti umani hanno fatto circolare sui social un video nel quale Afkari denuncia che quelle frasi sono state estorte in seguito alle torture.</p>



<p>Libia:<br>si tengono oggi a Skheirat, in Marocco, gli incontri tra due delegazioni parlamentari libiche. Un incontro preliminare a quello di Ginevra, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni, il cosiddetto comitato 13+13 proposto alla Conferenza di Berlino lo scorso Gennaio. Un negoziato politico in salita, perché le interferenze internazionali e regionali sono così forti che le delegazioni non trovano legittimità per fare scelte decisive e mettere fine al conflitto.</p>



<p>Iraq:<br>Le truppe statunitensi lasciano sì gradualmente l&#8217;Iraq, ma per trasferirsi in Siria. Sono stati osservati ingenti movimenti di truppe e mezzi pesanti attraverso il confine, nell&#8217;ultima settimana. Le basi militari sono tutte nelle province orientali della Siria: Hasaka e Dei Azzour, sotto il controllo delle forze curde oppure al confine desertico con la Giordania. Il trasferimento in Siria viene spiegato dal Pentagono con la necessità di avere truppe nelle zone dove potrebbe riorganizzarsi Daesh (ISIS), ma guardando la cartina geografica delle basi militari si nota la loro vicinanza ai giacimenti petroliferi siriani. Malgrado le<br>ripetute dichiarazioni di Trump sul ritiro delle truppe Usa dalla Siria, i fatti dimostrano il contrario.</p>



<p>Siria:<br>5 miliziani di Daesh sono stati catturati a Mayadeen, ad est di Deir Azzour, nel nord-est della Siria. Erano vestiti con l&#8217;uniforme delle guardie rivoluzionarie iraniane e provenivano dalla zona desertica siriana al confine con l&#8217;Iraq e la Giordania, dove i rimasugli del cosiddetto Stato Islamico si sono riparati dopo la sconfitta militare nell&#8217;ultima battaglia di Baghuz, nel Marzo 2019, per mano delle forze democratiche siriane a guida curda.</p>



<p>Egitto:<br>l&#8217;ex primo ministro Ahmed Shafiq è sotto processo al Cairo per malversazione di denaro pubblico. I fatti risalgono ai tempi di Mubarak, quando Shafiq era ministro dell&#8217;aviazione civile. Shafiq era stato assolto dalle accuse nel 2013. Ambienti vicini all&#8217;ex primo ministro sostengono che l&#8217;accanimento giudiziario è figlio delle scelte politiche di Shafiq. Nel 2018 aveva tentato di candidarsi alle presidenziali, ma un provvedimento delle forze armate (Shafiq è un generale in congedo) gli ha impedito di procedere e costretto a ritirare la candidatura, per mancanza di un&#8217;autorizzazione dello Stato Maggiore dell&#8217;esercito. Nel<br>2012, si era candidato contro Morsi, ma ha perso.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Dall&#8217;Iran alla Siria, dalla Turchia all&#8217;Algeria</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 08:18:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Anbamed di Farid Adly I titoli:Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereoucraino abbattuto a GennaioSiria: Damasco al buio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Anbamed di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14539" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/iran-esplosione-nucleare-600x400-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>I titoli:<br>Iran 1: “l&#8217;esplosione a Natanz è stato sabotaggio terroristico”<br>Iran 2: il secondo missile è stato fatale per la strage dell&#8217;aereo<br>ucraino abbattuto a Gennaio<br>Siria: Damasco al buio dopo l&#8217;esplosione di gasdotto a sud della<br>capitale<br>Libia: accuse reciproche tra le parti libiche, ma la situazione<br>militare a Sirte è calma<br>Turchia: preoccupazione per la vita di due avvocati ingiustamente<br>detenuti e in sciopero della fame da 200 giorni<br>Tunisia: oggi il nuovo governo e venerdì il voto di fiducia in<br>Parlamento<br>Algeria: in forse l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio<br>con l&#8217;UE</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Iran 1:<br>Un portavoce dell&#8217;Ente nazionale per l&#8217;energia atomica ha annunciato che l&#8217;incendio nella centrale nucleare di Natanz è stato un atto terroristico. La dichiarazione avviene nel giorno della visita di Raffael Grossi, presidente dell&#8217;AIEA a Teheran per incontri con i dirigenti iraniani e per avviare le procedure di ispezione nei siti iraniani. Le autorità iraniane avevano parlato in un primo momento di un incendio causato da errori tecnici, ma poi dopo alcune rivelazioni mediatiche occidentali, non hanno escluso “un attacco terroristico di Israele e USA”.</p>



<p>Iran 2:<br>rivelazioni iraniane affermano che lo studio della scatola nera dell&#8217;aereo ucraino, abbattuto lo scorso Gennaio poco dopo la partenza da Teheran, confermano che dopo il primo missile, l&#8217;equipaggio ha scambiato ordini per circa 19 secondi. Secondo l&#8217;Ente iraniano per il Volo, equipaggio e passeggeri erano vivi prima che l&#8217;aereo venisse colpito dal secondo missile e probabilmente sarebbe stato possibile un  atterraggio d&#8217;emergenza, perché i motori erano ancora funzionanti. Teheran in un primo momento aveva parlato di errore umano del pilota, ma poi ha dovuto ammettere che due missili lanciati per errore sono il motivo della strage, dove hanno perso la vita 176 persone. In quel periodo a Teheran si viveva un clima di terrore in seguito all&#8217;assassinio del generale Soleimani da parte degli USA. Dal 25 luglio, la scatola nera è a Parigi per essere visionata da una commissione indipendente. Le rivelazioni ufficiali dell&#8217;Ente di Teheran aggravano la responsabilità civile dello Stato mediorientale.</p>



<p>Siria:<br>Un&#8217;enorme esplosione del gasdotto a sud della capitale, Damasco, ha provocato questa mattina l&#8217;interruzione della fornitura dell&#8217;energia elettrica. Secondo il ministro dell&#8217;energia, si tratterebbe di un atto terroristico. L&#8217;agenzia stampa governativa Sana ha pubblicato immagini del tratto di condotte distrutto dall&#8217;incendio divampato.</p>



<p>Libia:<br>Le due parti libiche tornano agli attacchi, per il momento soltanto di comunicati. Mismari, portavoce del generale Haftar, ha accusato Sarraj di aver preso in giro i libici e la comunità internazionale. “Stanno preparando l&#8217;attacco a Sirte”, ha affermato. Poco prima, il governo Sarraj e il Parlamento di Tripoli hanno escluso qualsiasi trattativa con il generale Haftar, definito “Criminale di guerra”. Sul terreno, il fronte di Sirte è calmo. La città però è senza collegamenti telefonici e connessioni Internet. La missione ONU in Libia sta preparando i lavori della Commissione militare inter libica 5+5, per decidere le modalità di esecuzione dell&#8217;accordo di cessate il fuoco.</p>



<p>Turchia:<br>Preoccupazione in tutto il mondo per la vita dell&#8217;avvocata turca, Ebru Timtik e del suo collega Aytac Unsal, in sciopero della fame da 200 giorni per chiedere un giusto processo. I due rischiano la vita e sono stati trasferiti in ospedale, sotto un rigido controllo di sicurezza che rasenta la tortura: una forte luce, 24 ore al giorno, illumina le stanze dove sono ricoverati. L&#8217;ordine degli avvocati turchi ha lanciato un appello alla Corte suprema turca per ripensare la decisione di non liberare Ebru e Aytac, emessa la scorsa settimana. I due avvocati sono stati condannati per un&#8217;accusa falsa: “terrorismo”. Nelle carceri turche ci sono altri 18 avvocati condannati per motivi politici. Il presidente dell&#8217;ordine degli avvocati di Istanbul ha definito la loro condanna, “Lento omicidio di Stato” e ha addossato al governo la responsabilità di un&#8217;eventuale morte dei due colleghi. Ma il governo Erdogan ha completamente ignorato tutti gli appelli all&#8217;umanità. Esattamente come per il caso dei due membri del gruppo musicale Grup Yorum, che sono morti, a Aprile e Maggio scorsi, dopo lunghi periodi di sciopero della fame, in protesta contro il divieto di tenere concerti nelle piazze.</p>



<p>Tunisia:<br>Il primo ministro incaricato Hisham Mushishi si accinge a presentare oggi al presidente della Repubblica, Qais Sayied, la formazione del governo tecnico. Secondo alcune anticipazioni stampa, nessun esponente<br>di partito è compreso nella lista dei ministri. Il voto per la fiducia è previsto Venerdì. Secondo le previsioni del presidente del Parlamento e fondatore del partito islamista Ennahda, Ghannouchi, il governo otterrà la fiducia, per responsabilità dei partiti. I partiti laici hanno condizionato il loro appoggio all&#8217;esclusione di tecnici vicini al partito islamista. In caso di mancata fiducia, si andrà allo scioglimento del Parlamento e elezioni anticipate, come annunciato dal presidente della Repubblica. Sarebbe un atto di irresponsabilità, nelle condizioni economiche disastrose che vive il paese anche in vista dell&#8217;aumento dei contagi Covid19, che ha fatto crollare la stagione turistica.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>É in dubbio l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo di libero scambio con l&#8217;UE, firmato nel 2002. L&#8217;accordo doveva entrare in vigore nel 2017, ma il periodo di attesa è stato prorogato di altri 5 anni. Il prossimo 1° Settembre era prevista l&#8217;entrata in vigore, ma politici, esperti economici, imprenditori e sindacati algerini hanno criticato le condizioni diseguali, previste nell&#8217;accordo. Il presidente della Repubblica Tabboun ha ordinato all&#8217;inizio di Agosto di formare una commissione per lo studio della convenienza di questo accordo per gli interessi economici del paese. Secondo il presidente della Lega delle società esportatrici, Alì Bay Nassiri, l&#8217;Algeria ha importato dall&#8217;UE, nel periodo dal 2005 al 2019, per 320 miliardi di dollari; le<br>esportazioni – escluso petrolio e gas – sono state di appena 15 miliardi di dollari. E&#8217; un liberismo di facciata e sbilenco che rischia di distruggere la quarta economia del continente africano.</p>
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		<title>La protesta algerina compie un anno</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 11:49:53 +0000</pubDate>
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<p>di Karim Metref (da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>Il 16 febbraio scorso nella cittadina di Kherrata, circa 250 km a est di Algeri, è stato festeggiato il primo anniversario della manifestazione popolare che ha portato poi a una mobilitazione più grande, il 22 febbraio 2019, in tutte le città del Paese: l’inizio della protesta del Hirak algerino. Un anno di lotta paziente, decisa e nonviolenta. Molti i risultati, ma la strada resta lunga.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hiral-italia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hiral-italia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91273"/></a></figure>



<p><em>Anche la dIaspora, in tutto il mondo, si prepara a commemorare il primo anniverario del Hirak</em></p>



<p>Il 22 febbraio quindi è l’anniversario della rivolta nonviolenta algerina.&nbsp;<strong>E oggi 21 febbraio è il 53esimo venerdì di mobilitazione popolare. Un anno intero!</strong>&nbsp;Un anno in cui ogni venerdì e ogni martedì, senza sosta, la gente è uscita per le strade: uomini, donne, vecchi e giovani… Per chiedere una “Algeria libera e democratica”, per “uno Stato civile e non militare” e per la “partenza di tutti”. Dove «tutti» vuol dire&nbsp; che se ne deve andare l’apparato di Stato, generato da 60 anni di dominio dei militari e delle organizzazioni politiche a loro leali.</p>



<h3>No al quinto mandato</h3>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/no-5-mandat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/no-5-mandat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91260"/></a></figure>



<p>No al quinto mandato! Foto dalla pagina FB: @pouvoirdegage</p>



<p><strong>Comincia tutto come una protesta contro l’annuncio della candidatura del vecchio presidente Abdelaziz Bouteflika</strong>&nbsp;<strong>per un quinto mandato consecutivo</strong>. Il presidente, ormai malato e in stato vegetativo,&nbsp;<strong>ha regnato per 20 anni.</strong>&nbsp;Andando persino a cambiare due volte la Costituzione algerina che prevedeva solo due mandati consecutivi, per permettersi prima un terzo mandato e poi un quarto. (<a href="https://karimmetref.wordpress.com/2005/09/28/peace-reporter-boutef-per-gli-amici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Boutef per gli amici” scritto nel 2005 per Peace reporter</a>)</p>



<p>20 anni in cui il vecchio politico algerino, caduto in disgrazia alla fine degli anni 70, è rientrato nel 1999 dal suo esilio dorato negli Emirati Arabi dove era scappato con la cassa del ministero degli Esteri: è rientrato appoggiato dalla “comunità internazionale” per gestire la fine della guerra civile che aveva stremato il Paese negli anni 90, e sopratutto la spartizione dell’abbondante torta di petrolio e gas con le multinazionali.&nbsp;<strong>20 anni in cui ha accumulato tutti i poteri tra le sue mani</strong>, e per fare ciò si è circondato da un clan di parenti, amici, complici, soci in affari… sporchi, che hanno saccheggiato l’Algeria.</p>



<p>I prezzi alti degli idrocarburi durante il primo decennio del 2000 hanno portato nelle casse pubbliche montagne di soldi facili che hanno generato un mercato dopato: innalzamento dei consumi interni, commesse miliardarie per infrastrutture, case, strade, ferrovie, ponti, aeroporti. Il Paese è un cantiere: un cantiere di appalti truccati, lavori strapagati e spesso mal eseguiti.</p>



<p>Nonostante lo spreco e la corruzione fossero alla luce del sole e conosciute da tutti, nei suoi primi mandati il presidente Bouteflika ha goduto di grande popolarità. La manna petroliera serviva anche a comprare la pace sociale e a comprare o zittire ogni forma di opposizione.</p>



<h3>Le 3 cause che hanno fatto traboccare il vaso</h3>



<p>La misura colma che ha portato all’inizio delle proteste nel 2019 è dovuta a un insieme di cose.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/boutef.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/boutef-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91262"/></a></figure></div>



<p><strong>Il primo elemento</strong>&nbsp;è il fatto che quel presidente forte, carismatico che ha saputo mettere in secondo piano i Generali e a concentrare nelle sue mani tanto potere, si è ammalato all’inizio del suo terzo mandato. Una serie di ictus l’hanno progressivamente ridotto a uno stato di totale indigenza.<br>Dal 2013, quella figura – che era onnipresente sui media e che girava il paese come una trottola in cerca&nbsp;di consensi – è scomparsa. A decidere e a parlare a nome suo sono subentrati personaggi della cerchia famigliare. Il suo clan, incapace di proporre un’altra figura così forte e carismatica, lo ha imposto, pur malato, per un quarto mandato. Ma coscienti dell’avvicinarsi della loro fine, hanno impiegato il quarto mandato a depredare il Paese, arraffando tutto sul loro passaggio.</p>



<p><strong>Il secondo elemento</strong>&nbsp;che ha portato al malcontento generale è la diminuzione delle entrate generate dalla vendita di petrolio e gas. I giacimenti eccessivamente sfruttati cominciano a produrre di meno e nel contempo i prezzi sul mercato, per effetto della crisi globale del 2008, cominciano a scendere.<br>Le entrate diminuiscono ma il ritmo degli sprechi continua. In pochi anni il fondo sovrano di circa 200 miliardi di dollari accumulato durante gli anni di vacche grasse si scioglie come neve al sole. Per compensare le perdite, come si fa ovunque ormai, invece di ridurre le spese inutil – infrastrutture faraoniche, costi del governo, spese militari, malversazioni, corruzione ecc – si va a tagliare le spese del sociale, sanità, scuole… Lo Stato provvidenza non lo è più e la popolarità scende.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimba-avanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimba-avanti-300x277.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91263"/></a></figure>



<p>Le nuove generazioni guardano avanti. Foto: Bill Zehani.</p>



<p><strong>Il terzo</strong>&nbsp;<strong>elemento</strong>&nbsp;è l’emergere di una nuova generazione che non ha vissuto la guerra civile. Una delle basi della popolarità di Bouteflika è dovuta al fatto che è stato presentato all’opinione pubblica come colui che ha finalizzato gli accordi di pace tra l’esercito e i Gruppi Islamici Armati (Gia). Per anni le popolazioni delle zone che hanno conosciuto gli orrori della guerra senza nome negli anni 90 hanno sentito una specie di debito nei confronti di Bouteflika: aveva portato la pace e la prosperità.<br>I giovani che oggi hanno 20 anni sono nati all’inizio degli anni 2000 quindi alla fine della guerra. Non subiscono la paura di un ritorno a una situazione che non hanno conosciuto. E della «prosperità» di Bouteflika stanno oggi vedendo solo gli effetti distruttivi: casse dello Stato vuote; sanità, università, scuola disastrate; formazione di una classe arrogante di ladri oligarchi e pluri miliardari…</p>



<h3>Inizia tutto da Kherrata, di nuovo</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Kherrata01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Kherrata01-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91264"/></a></figure></div>



<p>Photo: Pagina FB @kherratanews/</p>



<p>Tutti questi elementi messi insieme hanno portato a un malcontento generalizzato, che girava sui social network, nei caffè, negli stadi. Tutti – compresi molti riparti interni al regime algerino – vedono la possibilità di un quinto mandato del «presidente mummia» come un vero e proprio disastro.</p>



<p>La prima scintilla partì il 16 febbraio 2019 sotto forma di un corteo popolare che ha camminato per&nbsp;<strong>le strade della piccola località di Kherrata</strong>, in mezzo alle montagne, a 300 km a Est di Algeri. Una località molto conosciuta nonostante le sue modeste dimensioni. Kherrata, con guelma e Setif era luogo delle manifestazioni per l’indipendenza nel 1945 che portarono a uno dei maggiori massacri compiuti dal colonialismo francese: decine di migliaia di morti, fra i 20 e i 40 mila secondo le varie stime. Quei massacri, compiuti dall’esercito francese e da milizie di coloni, furono il punto di svolta fra le popolazioni indigene algerine e il colonialismo francese: svolta che portò, 9 anni dopo, all’inizio della guerra di liberazione.<br>Ancora una volta la cittadina di Kherrata si trova a essere all’inizio di una rivolta nazionale. Questa volta non contro un nemico straniero ma contro un sistema di governo descritto come ladro, violento, bugiardo e incompetente.</p>



<p>Subito dopo quella marcia partono appelli di vari gruppi e persone sui social media per una grande mobilitazione nazionale contro il 5° mandato. La mobilitazione del 22 ha luogo in varie città del Paese. Ma è timida. I numeri sono piccoli e la parola d’ordine è solo «No al 5° mandato». Ma tutto si svolge nella calma e con buon umore. La polizia non carica e i manifestanti sono del tutto pacifici. La mobilitazione viene anche coperta da alcuni media privati, proprietà di persone vicine alle alte sfere. Si capisce che anche da dentro il regime si vuole accompagnare il vecchio presidente verso la porta.<br>Il venerdì seguente le manifestazioni cambiarono aspetto. L’assenza di repressione e la copertura mediatica portarono in strada molta più gente: uomini e donne, famiglie intere. I cortei diventano molto più imponenti, colorati, gioiosi: belli!</p>



<h3>Un anno che ha sconvolto l’Algeria</h3>



<p>La cosa dura da un anno. Ogni venerdì esce la popolazione prima a migliaia, poi a centinaia di migliaia, qualche volta a milioni. I martedì escono gli studenti di tutti gli atenei, spesso accompagnati da molti altri cittadini. Il regime ha accolto prima con uno sguardo compiacente queste manifestazioni. Erano per loro una ragione valida per sbarazzarsi del vecchio presidente e il suo stretto giro, diventati imbarazzanti un po’ per tutti. Ma poco a poco le rivendicazioni del hirak sono diventate più radicali ed è arrivata la repressione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/fiume.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/fiume-228x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91265"/></a></figure></div>



<p>Un fiume in piena. foto: Bill Zehani</p>



<p>Di risultati ce ne sono stati parecchi.&nbsp;<strong>Bouteflika</strong>&nbsp;(o chi per lui) ha annunciato di non presentarsi alle prossime elezioni, poi&nbsp;<strong>ha presentato le dimissioni,</strong>&nbsp;prima dell’elezione. La magistratura ha aperto&nbsp;<strong>processi per corruzione, frodi e abusi vari</strong>&nbsp;e ha fatto arrestare il&nbsp;<strong>fratello del presidente, Said Bouteflika, vari oligarchi corrotti del loro giro, i responsabili dei servizi segreti e vari ministri, parlamentari e responsabili del regime</strong>.</p>



<p>Una vera e propria operazione «mani pulite» all’Algerina. Ma solo a metà – dice la strada – perché quando un clan della mafia se la prende con un altro non si chiama giustizia ma regolamento di conti. La giustizia è ancora “quella del telefono”, dicono, cioé che arresta e libera su chiamata di chi ha il potere civile o militare.</p>



<p><strong>“Dobbiamo toglierli tutti!”</strong>&nbsp;è diventata la nuova parola d’ordine condivisa dal hirak, dopo la caduta di Bouteflika.</p>



<p>Dopo le dimissioni del presidente, al potere (almeno in apparenza) è rimasto un uomo solo: il&nbsp;<strong>Generale-maggiore Ahmed Gaid Salah</strong>, capo dello Stato Maggiore e vice-ministro della Difesa.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/gaid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/gaid-300x217.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91267"/></a></figure></div>



<p>Il generale Ahmed Gaid Salah, deceduto pochi giorni dopo l’elezione presidenziale.</p>



<p>Procedendo con un colpo alla botte e uno al cerchio, ha continuato a lanciare messaggi favorevoli alla rivoluzione del popolo, promettendo di&nbsp;<strong>proteggere i manifestanti pacifici</strong>, e nello stesso tempo a reprimere in modo mirato&nbsp;<strong>cercando di dividere i manifestanti per appartenenza linguistica e culturale</strong>&nbsp;o fra laici e islamisti,&nbsp;<strong>arrestando alcune figure ritenute più attive e più carismatiche</strong>.<br>Come piano di uscita dalla crisi ha proposto un percorso che passa per la rielezione a breve di un nuovo presidente della repubblica, che avrebbe poi lavorato alla riscrittura della Costituzione e all’adozione di riforme che andrebbero nella direzione delle rivendicazioni del popolo.<br><strong>Il hirak da parte sua ha rimandato al mittente, le proposte del generale</strong>.&nbsp;<strong>Non basta un nuovo presidente eletto con le solite elezioni truccate.</strong>&nbsp;<strong>Ci vuole una Costituente</strong>, incaricata di scrivere&nbsp;<strong>una nuova Costituzione</strong>, nominare un governo di transizione e organizzare poi – secondo la nuova Costituzione –&nbsp;<strong>elezioni vere, trasparenti e libere</strong>.</p>



<h3>Quella solidarietà internazionale che non è mai arrivata</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Dimaio-tebboune.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/Dimaio-tebboune-300x233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91268"/></a></figure></div>



<p>Luigi Di Maio e il neopresidente Tebboune. Foto: MAECI</p>



<p><strong>A livello internazionale</strong>, la protesta algerina&nbsp;<strong>è del tutto ignorata</strong>. Gli stessi network arabi che negli anni delle cosiddette Primavere facevano dirette di 24/24 da Tunisi, Cairo, Bengasi e Aleppo… oggi a malapena ne parlano nei telegiornali.</p>



<p>Tutti fanno finta di niente, guardano dall’altra parte. O ancora peggio ne approfittano per mettere il regime alle strette e pretendere più concessioni per le multinazionali in cambio del silenzio.</p>



<p>Una delle prove di questa strategia adottata dalle potenze straniere è l’adozione in fretta e furia, in piena fase di transizione, da un Parlamento quasi dimezzato e che nessuno riconosce più, della&nbsp;<strong>nuova legge sugli idrocarburi che rompe la regola della soglia massima del 49%</strong>&nbsp;di partecipazione per le multinazionale nello sfruttamento dei giacimenti. Cioè fino a quest’anno, le multinazionali, in Algeria dovevano lavorare sempre in partenariato con la Sonatrach, la società pubblica nazionale. E la Sonatrach doveva sempre avere minimo 51% di quote societarie. Con la nuova legge, le multinazionali straniere possono sfruttare i giacimenti anche al 100%. E’ l’annullamento definitivo della nazionalizzazione delle risorse, deciza nel 1971.</p>



<p><strong>Altro problema</strong>&nbsp;della nuova legge&nbsp;<strong>è che apre</strong>&nbsp;anche alla&nbsp;<strong>possibilità di sfruttare le risorse di gas non convenzionali</strong>, dette comunemente “<strong>gas di scisto</strong>“, con l’uso della discussissima tecnica della&nbsp;<strong>fratturazione idraulica o fracking</strong>.</p>



<p><strong>L’introduzione di questa attività</strong>, <strong>richiesta a gran voce dalle multinazionali, Total in primis</strong>, è stata finora <strong>bloccata dalle proteste popolari degli abitanti del sud</strong>, preoccupati dall’<strong>alto rischio di inquinamento della falda acquifera fossile</strong>, un vero mare sotterraneo, che si trova tra le zone Sud dell’Algeria, Tunisia e Libia, e che è rimasta quasi come <strong>unica fonte di vita di quelle aree povere in acque di superficie</strong>.</p>



<p>Come&nbsp;<strong>altro effetto perverso delle pressioni internazionali sul regime</strong>&nbsp;Algerino, si può citare&nbsp;<strong>l’<em>affaire</em></strong>&nbsp;appena scoppiato&nbsp;<strong>della raffineria di Augusta</strong>. Questa&nbsp;<strong>vecchia installazione, proprietà della Exxon</strong>, che si trova in Sicilia, ad&nbsp;<strong>Augusta</strong>, doveva chiudere e rischiava di lasciare a casa centinaia di lavoratori, mettendo in crisi la città siciliana.</p>



<p>Invece quella&nbsp;<strong>raffineria vecchia, arrugginita, fuori norma</strong>&nbsp;e non adatta a trattare il petrolio algerino è stata&nbsp;<strong>acquistata in una trattativa segreta dalla compagnia algerina di petrolio Sonatrach per la bellezza di 725 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>L’intento dichiarato sarebbe far uscire l’Algeria dalla dipendenza dalla benzina di importazione. Il risultato è un impianto vecchio pagato come uno nuovo, che ha bisogno di altri investimenti per essere messo a norma e, colmo dei colmi, l’Algeria – che produce una delle qualità migliori di greggio al mondo – avrebbe bisogno di importare petrolio “pesante” dai Paesi del Golfo per farlo funzionare.</p>



<p>La verità è che la trattativa è stata fatta alla fine del 2018, quindi nel momento di massima fragilità del clan Bouteflika e l’ex&nbsp;<strong>amministratore delegato della Sonatrach Abdelmoumen Ould Kaddour</strong>, già immischiato in vari altri affari loschi,&nbsp;<strong>con questo regalo alla Exxon si è guadagnato un biglietto per andare a godere dell’impunità negli USA</strong>,&nbsp;<strong>in compagnia</strong>&nbsp;dell’ex ministro dell’energia&nbsp;<strong>Chakib Khellil anche lui indagato in vari affari gravi, tra i quali quello di Sonatrach-ENI-Saipem</strong>, e che vive tranquillo, protetto dai suoi amici petrolieri texani.</p>



<p>Tutto questo è un luminoso esempio dell’aiuto portato dai leader del «mondo libero», sempre pronti a bombardare per le buone cause, ai popoli in lotta che vogliono però decidere da soli del proprio destino.</p>



<h3>Due strade parallele</h3>



<p>Per tornare alla lotta politica,&nbsp;<strong>ancora oggi le due proposte di uscita dalla crisi, quella del Hirak e quella del regime, continuano il loro cammino in parallelo</strong>.</p>



<p><strong>I militari</strong>&nbsp;si accaniscono a mettere in atto la loro proposta.&nbsp;<strong>Hanno indetto le elezioni per il 12 dicembre scorso</strong>. Non essendosi presentato nessun candidato serio, hanno messo 5 fantocci e&nbsp;<strong>mantenuto l’appuntamento elettorale nonostante la massiccia mobilitazione per il loro boicottaggio</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hirak-continue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/hirak-continue-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91269"/></a></figure></div>



<p>Fino al cambiamento del regime. Foto: Bill Zehani.</p>



<p><strong>Il 12 dicembre i seggi erano vuoti e in molti Comuni, non sono stati proprio aperti</strong>. Centinaia di sindaci hanno rifiutato di organizzare il voto. Invece l’esercito ha mobilitato giovani della leva vestiti in civile, per dare una illusione di affluenza in alcuni seggi più visibili. Oltre ai militari, hanno costretto al voto tutti i funzionari della polizia e delle amministrazioni pubbliche.</p>



<p>In alcuni luoghi le vecchie reti di manipolazione hanno funzionato come da sempre, con centinaia di persone pagate per fare le comparse, in una messa in scena patetica, di una gara di cui tutti sapevano il risultato in anticipo.</p>



<p><strong>Il risultato è una consulta elettorale nella quale il numero di votanti dichiarato sarebbe di oltre il 39%</strong>&nbsp;ma in cui&nbsp;<strong>in verità partecipò un numero stimato a 8-9 per cento degli aventi diritto</strong>, secondo fonti ben informate.&nbsp;<strong>Un presidente «eletto»</strong>&nbsp;secondo le vecchie modalità delle&nbsp;<strong>elezioni preconfezionate</strong>&nbsp;ma&nbsp;<strong>che la popolazione non riconosce</strong>.</p>



<h3>La più grande realizzazione è il Hirak stesso</h3>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/musicista.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/musicista.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91271"/></a></figure>



<p>Foto dalla pagina FB: @pouvoirdegage</p>



<p>Oggi,&nbsp;<strong>un anno dopo le prime manifestazioni del 2019, la mobilitazione resta alta</strong>&nbsp;pur mostrando segni di stanchezza qui e là. Del resto un anno intero è un tempo lunghissimo e molti movimenti muoiono dopo le prime settimane o cadono nell’impazienza e nella trappola della violenza.&nbsp;<strong>Il fatto che il Hirak algerino è arrivato a questo traguardo tenendo la sua unità, le sue parole d’ordine, il suo carattere combattivo ma non violento, è già una grande vittoria</strong>. Altra vittoria sono le&nbsp;<strong>migliaia di cittadini che si sono svegliati dalla loro apatia</strong>&nbsp;e che&nbsp;<strong>parlano e praticano politica, tutti i giorni</strong>, sulla piazza pubblica, per le strade nei caffè… Ovunque.</p>



<p>Le ultime mobilitazioni di queste dimensioni in Algeria risalgono a&nbsp;<strong>30 anni fa</strong>. Ma era tutt’altra canzone. Allora centinaia di migliaia di militanti islamisti bloccavano le strade e&nbsp;<strong>gridavano “Dawla Islamiya”, Stato Islamico</strong>.</p>



<p>Portando milioni di algerini per le piazze, con le loro differenze di generazione, di genere, di culture e di lingue, a gridare tutti all’unisono:&nbsp;<strong>Algeria libera democratica</strong>… Ebbene questa già è una bella realizzazione.</p>



<p><strong>Ma la strada</strong>&nbsp;verso quella Algeria libera e democratica che tanti vogliamo r<strong>esta ancora lunga. Molto lunga.</strong>&nbsp;Ma di questo, credo che anche la gente del hirak sia molto cosciente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimbo-bamdiera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/bimbo-bamdiera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91270"/></a></figure>



<p>Foto: Bill Zehani</p>



<p><em>La “bottega” ricorda (e raccomanda per chi vuole saperne di più) il libro «<strong>Algeria tra autunni e primavere</strong>» – «Capire quello che succede oggi con le storie di 10 eventi e 10 personaggi» – di Karim Metref che è stato pubblicato da Multimage l’estate scorsa</em>. (<a href="https://karimmetref.wordpress.com/2019/07/01/libro-algeria-tra-autunni-e-primavere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per più informazioni</a>)<br></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/karim-unAnnoDopoIMMAG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/02/karim-unAnnoDopoIMMAG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-91283"/></a></figure>
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		<title>Algeria. Libera e democratica. Dibattito sulle lotte del popolo algerino per la libertà</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2019 11:34:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì di proteste di piazza in Algeria, in pieno Ramadan, e tutto dice che le elezioni presidenziali previste ai primi di luglio potrebbero slittare anche a fine anno. Dopo 20 anni il malandato presidente&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Venerdì di proteste di piazza in Algeria, in pieno Ramadan, e tutto dice che le elezioni presidenziali previste ai primi di luglio potrebbero slittare anche a fine anno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="480" height="672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0007.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0007.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0007-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p>Dopo 20 anni il malandato presidente Abdelaziz Bouteflika ha lasciato (da alcune settimane) il potere spinto anche dalla piazza e dalle alte sfere dell&#8217;esercito ma la vecchia guardia si strappa i brandelli del potere e resiste ad autentici progetti di riforme reclamati dal popolo.</p>



<p>Vi aspettiamo numerose/i !</p>



<p></p>
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		<title>Spose bambine in Marocco</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/ e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="606" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: serif;">https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone </span></span><span style="color: #000000;">per cerimonie </span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">nel centro di Tetouan per impedire un matrimonio tra una bimba di 13 anni e un uomo di 27. Esattamente come in Egitto, anche in Marocco il Codice di famiglia prevede </span></span><span style="color: #000000;">che per sposarsi bisogna aver compiuto 18 anni, ed esattamente come in Egitto la madre ha provato a dire che non si trattava di un vero e proprio matrimonio, bensì di una festa di fidanzamento…infatti la bimba indossava un abito bianco rosato non il classico bianco da sposa! Ed anche in questo caso, la denuncia è partita dai social network: le foto degli invitati postate su </span><span style="color: #000000;">Facebook</span><span style="color: #000000;"> hanno fatto scattare la denuncia da parte di moltissimi utenti e anche dei parenti del padre della bimba, gravemente malato e tenuto all’oscuro di tutto. Il risultato? Cerimonia interrotta tra le proteste degli invitati rimandati a casa senza poter terminare il banchetto ma nessun arresto, né denunce anche se il caso è passato al procuratore del Re.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;">Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, risalenti al 2014, sono circa 35mila i matrimoni tra minori registrati (perché moltissimi si celebrano solo con funzione religiosa, senza la registrazione civile): il 3% delle spose hanno meno di 15 anni e più dell’85 per cento dei genitori è d’accordo sul matrimonio delle minorenni.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Appello per i prigionieri politici marocchini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2017 06:44:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello بلاغ Appel #FREEMOROCCANPRISONNERS (It, Ar, Fr) APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak (IT) APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title">Appello بلاغ Appel #FREEMOROCCANPRISONNERS (It, Ar, Fr)</h1>
<p><!-- .entry-header --></p>
<div class="entry-summary">
<p>APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak</p>
</div>
<p><!-- .entry-summary --></p>
<div class="entry-content">
<div id="js_f" class="_5pbx userContent">
<p><strong><u>(IT)</u></strong></p>
<p><strong>APPELLO dei marocchini residenti all’estero in solidarietà con i prigionieri politici marocchini e il Hirak</strong></p>
<p>La società odierna è intrappolata in una dinamica di crescenti sfruttamento e disuguaglianza, con l’incapacità della maggior parte delle organizzazioni politiche e civili a svolgere il loro ruolo nel garantire e difendere i diritti dei cittadini di godere dei diritti fondamentali, ossia: istruzione, salute, lavoro e alloggio.<br />
Attualmente il Marocco conosce diversi avvenimenti legati al movimento Hirak, per rivendicare proprio l’accesso a questi bisogni fondamentali, oltre alla dignità, alla libertà e uno stato di diritto. Questi movimenti ci portano a porci molte domande sulla complessità della realtà politica e l’inegalità sociale del paese.<br />
Oggi queste lotte si fanno sempre più intense, in particolare nella regione del Rif che è stata si ritrova da molto tempo in una situazione di abbandono e isolazione: è proprio qui che nato, nel novembre del 2016, il movimento Hirak.<br />
In risposta alle rivendicazioni del popolo marocchino e di Hirak, lo Stato conduce una politica di repressione, di processi giudiziari corrotti e con pesanti condanne contro dei cittadini che hanno sempre manifestato pacificamente.<br />
In risposta a ciò che sta accadendo in Marocco, sentiamo il dovere come cittadini marocchini residenti in Italia, e altri cittadini solidali, di esprimere la nostra indignazione e il nostro sostegno al Hirak.</p>
<p>ECCO PERCHÉ VI INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE ALLA GIORNATA DI SOLIDARIETA’ CON HIRAK CHE SI TERRÀ IL 20 SETTEMBRE 2017, ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE SUI PROPRI SITI, BLOG, PAGINE DI FACEBOOK E ALTRI MEZZI INFORMAZIONE ONLINE QUESTO MESSAGGIO O SIMILI, ACCOMPAGNATO DAL HASHTAG <strong>#FREEMOROCCANPRISONNERS</strong> !</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9442" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1115-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<div id="js_f" class="_5pbx userContent">
<p>————————————————————–</p>
<p><strong> (AR)</strong></p>
<p><strong>بلاغ </strong></p>
<p>في إطار الدينامية والحركية التي يعرفها مجتمعنا، وعجز جل الإطارات الجماهيرية في لعب دورها في تأطير المواطنين، والدفاع عن مطالبهم المشروعة كالحق في التعليم، والصحة والشغل والسكن، مما جعل من الإحتجاجات على قضايا مختلفة واقعا يوميا، يفرض إيقاعا جديدا في المشهد السياسي بطرح أكثر من سؤال اليوم، وطنيا يعرف تصاعدا قي الإحتجاجات، وخصوصا منطقة الريف التي أهدر حقها في التطور و التنمية، ولمدة طويلة، وحين تمت المطالبة بهذا الحق، ووجهت باعتقالات ومحاكمات صورية٠<br />
لدا، فنحن كمغاربة يعيشون بإيطاليا مطالبين بالتضامن مع هدا الحراك كجزء من مسؤوليتنا إتجاه قضايا الوطن والمواطنين٠<br />
فموعدنا إذن يوم ٢٠ شتنبر٢٠١٧ بطورينو كيوم للغضب والتضامن</p>
<p>—————————————————–</p>
<p><strong>(Fr) </strong></p>
<p><strong>Communiqué des Marocains résidant à l’étranger en solidarité avec les prisonniers politiques marocains et Hirak</strong></p>
<p>La société d’aujourd’hui est désormais prise au piège dans une dynamique de croissantes exploitation et d’inégalités, avec l’incapacité de la majorité des organisations politiques et civiles de jouer leur rôle dans l’encadrement et la défense des droits des citoyens à jouir des besoins primaires et fondamentaux, c’est à dire : l’ÉDUCATION, la SANTÉ, l’EMPLOI et le LOGEMENT.<br />
Actuellement le Maroc connait plusieurs manifestations, dans le cadre du mouvement HIRAK, portant sur différentes revendications liées notamment à la garantie de ces besoins primaires, à la dignité, à la liberté et à un État de droit. Ces mouvements nous amènent à nous poser plusieurs questions sur la complexité de la réalité politique et sociale du pays.<br />
Aujourd’hui plusieurs régions connaissent une accentuation dans le rythme des manifestations, et cela plus particulièrement dans celle du RIF, région qui a été délaissée pendant une longue période et où est né, en novembre 2016, le mouvement HIRAK. En réponse aux revendications du peuple marocain et du HIRAK, l’État mène une politique de répression, de procès préconfectionnés et de peines lourdes envers des citoyens qui ont manifesté de façon pacifique.<br />
En réponse à ce qui se passe actuellement au Maroc, nous sentons le devoir, en tant que Marocains Résidant en Italie, et autres citoyens solidaires, d’exprimer notre indignation et notre soutien au HIRAK.<br />
C’EST POUR CELA QUE NOUS INVITONS TOUT LE MONDE À PARTICIPER À LA JOURNÉE DE SOLIDARITÉ AVEC LE HIRAK QUI AURA LIEU LE 20 SEPTEMBRE 2017, EN PUBLIANT SUR LEUR SITES, BLOG, PAGES FACEBOOK ET AUTRE MOYENS D’INFORMAYION EN LIGNE CE MESSAGE OU UN MESSAGE SIMILAIRE ACCOMPAGNÈ PAR LE HASHTAG <strong>#FREEMOROCCANPRISONNERS .</strong></p>
</div>
</div>
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