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		<title>Il bambino magico: un bimbo albino dall&#8217;Africa all&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 07:49:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="id_57b1d8481aabb7779316576" class="text_exposed_root text_exposed">Questa storia inizia in una notte africana, sotto l&#8217;albero delle parole. C&#8217;è un bambino che si chiama Gora, è figlio di Ibrahima Diop il lottatore e, tra le braccia, regge un neonato con la pelle bianca come il latte di capra. È uno zeruzeru: un africano albino. Una sventura. Un bambino magico. Ma per Gora è soltanto Moussa, suo fratello<span class="text_exposed_show">: un bambino nero e la sua ombra bianca. Ai loro giochi selvaggi si unisce Miriam, che preferisce le corse sfrenate alle bambole di stracci. È testarda, disobbediente e visionaria. Miriam è il primo amore, vissuto con la convinzione assoluta dei bambini, accompagnato dalla promessa folle dell&#8217;indissolubilità: insieme, noi tre, sempre. Miriam è il desiderio che spinge a infrangere i divieti, che allarga l&#8217;orizzonte delle avventure, oltre il perimetro del villaggio, oltre il confine dell&#8217;Africa e dell&#8217;infanzia. Fino all&#8217;Europa, all&#8217;Italia, alle strade di una Milano distratta, dove, ventenni, approdano come migranti, stranieri, ultimi tra gli ultimi. </span></div>
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<div class="text_exposed_root text_exposed"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/Il-bambino-magico-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6612" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6612" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/Il-bambino-magico-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il-bambino-magico-2" width="200" height="307" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/Il-bambino-magico-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/Il-bambino-magico-2-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></div>
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<div class="text_exposed_root text_exposed"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha intervistato per voi l&#8217;autrice, Maria Paola Colombo, e la ringrazia moltissimo.</div>
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<p align="JUSTIFY">Moussa è un bimbo africano albino: nel libro è considerato “magico”, ma è anche vero che nella realtà sono discriminati?</p>
<p align="JUSTIFY">In alcune parti dell’Africa gli africani albini, chiamati zeruzeru, non sono solo discriminati, ma anche perseguitati. Si ritiene che siano figli del diavolo e che la loro carne abbia poteri magici, vengono dunque cacciati, uccisi e smembrati per ricavare pozioni curative.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel romanzo Moussa ha la fortuna di nascere in un piccolo villaggio dove la comunità si stringe intorno a lui, lo accoglie e lo protegge. Ugualmente il bambino albino è un figlio difficile da accettare, un compagno di gioco discriminato. Attraverso la diversità di Moussa volevo raccontare, più in generale, la fatica di ogni diversità, ma, anche, il potere magico e liberatorio di chi è diverso: Moussa è il personaggio più libero e coraggioso del romanzo, fortificato dal suo essere oltre le aspettative e gli schemi di pensiero.</p>
<p align="JUSTIFY">Miriam, forse, è un nome che non è stato scelto a caso: cosa rappresenta la figura femminile in questa storia?</p>
<p align="JUSTIFY">Miriam è il motore narrativo di tutto il romanzo: Miriam è il desiderio che spinge a spostare i confini oltre i limiti del villaggio, fino al fiume, alla Città sul mare e, da ultimo, oltre l’Africa. E’ una bambina visionaria e ribelle che preferisce le corse sfrenate alle danze, i coltelli al pestello per macinare il miglio. Miriam si sottrae al destino che è stato di sua madre e, prima ancora, della madre di sua madre: quello di essere moglie e, a sua volta, madre. Ci arriverà alla fine del romanzo, ma per una strada diversa, tutta sua.</p>
<p align="JUSTIFY">Dovete sapere che la seconda parte del romanzo è stata interamente riscritta: nella prima versione il trauma della migrazione spegneva completamente il cuore di Miriam e la storia volgeva verso un ripiegamento. Ho sentito il bisogno di capire come fosse accaduto e ho capito che tutto dipendeva da lei, dalla sua rinuncia a lottare. Perché la mia Miriam così indomabile si era arresa? Non erano soltanto gli eventi tragici in cui si era imbattuta ad averla sconfitta ma, piuttosto, il senso di colpa: Miriam aveva cominciato a pensare che tutto ciò che le era accaduto fosse la giusta punizione per aver tradito la storia della sua gente, per aver desiderato e cercato per sé una strada diversa da quella delle donne che l’avevano preceduta. Quando l’ho capito ho cominciato a riscrivere ogni pagina, perché Miriam (e io con lei) potesse superare il senso di colpa e diventare l’inizio di una nuova stirpe di uomini e di donne.Certo il nome Miriam non è un caso. Come non lo è il nome di Beppe, abbreviativo di Giuseppe. Nel disegno dei nomi c’è l’idea di una rifondazione dell’umanità che può iniziare da capo in ogni bambino che nasce: un’umanità attraversata dalla luce del divino, ogni volta che gli uomini e le donne hanno il coraggio di amare, oltre ogni logica.</p>
<p align="JUSTIFY">Si tratta di un racconto di formazione: quali sono le tappe fondamentali della crescita dei protagonisti? E quali i legami con l&#8217;attualità?</p>
<p align="JUSTIFY">Che domandona.</p>
<p align="JUSTIFY">La scelta di non indicare in quale parte di Africa sia ambientata la prima parte del romanzo (anche se sono evidenti i riferimenti al Senegal) nasce principalmente dal fatto che c’è un piano simbolico in cui l’Africa rappresenta l’infanzia, non solo dei protagonisti, ma di ciascuno di noi: il tempo delle infinite impossibilità, dell’immaginazione e dell’incoscienza della morte. L’arrivo a Milano segna la fine di questo tempo, rappresenta l’inizio dell’età adulta con le sue disillusioni e le molte difficoltà.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo senso <em>Il bambino magico</em> è una storia di migrazione nella misura in cui racconta l’uomo in cammino, l’uomo che diventa adulto accogliendo l’idea dei propri limiti ed esplorando la vastità delle proprie risorse, misurandosi con la perdita e la malvagità, affrontando la necessità di passare al vaglio della realtà gli insegnamenti che ha ricevuto, perché, da convinzioni inconsapevoli, si facciano scelte di vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Il bambino magico di questo romanzo non è solo Moussa, l’africano albino. Ci sono molti bambini magici, uno per ogni personaggio della storia. Siamo tutti astronavi guidate dal bambino che siamo stati: la qualità della nostra vita adulta dipende dalla nostra infanzia e dal dialogo che sappiamo instaurare con il nostro bambino interiore. I grandi uomini sono coloro che, pur avendo sperimentato la durezza della vita, conservano i poteri magici dell’infanzia: il senso della possibilità, la capacità di sbagliare senza abbattersi (solo attraverso l’errore, provando e riprovando si impara) e l’attitudine a chiedere aiuto.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda l’attualità, i temi che attraversano il romanzo sono davvero moltissimi: la migrazione, la condizione della donna, il bullismo e l’individualismo delle società occidentali sono solo alcuni.</p>
</div>
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		<title>Avesta Harun, la guerrigliera curda</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2016 05:28:35 +0000</pubDate>
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<p>Nel settembre 2014, il volto di Avesta Harun, comandante curda caduta in battaglia contro l&#8217;Isis, fa il giro del mondo. Questo libro racconta la storia dietro quel volto: la breve infanzia in famiglia nel Kurdistan turco e l&#8217;oppressione della sua minoranza da parte del governo; la scelta dell&#8217;adorato fratello Harun di salire in montagna e di darsi alla lotta partigiana; la morte di lui e la decisione di Avesta di prendere il suo posto e il suo nome nella lotta. L&#8217;ultimo presente è invece quello, coraggioso, sulle montagne del Qandil, insieme ai compagni e alle compagne con cui Avesta prepara le azioni di guerriglia e le esercitazioni militari che preludono all&#8217;azione contro l&#8217;lsis.</p>
<p>L&#8217;originalità del romanzo di MARCO ROVELLI &#8211; intitolato <i>La guerriera dagli occhi verdi,</i> edito da Giunti &#8211; consiste nell&#8217;aver dato voce alle persone che hanno conosciuto la donna per riproporre al lettore il suo mondo interiore: una guerrigliera sì, ma anche una donna, una sorella, una persona che ha coltivato le proprie opinioni per fare una scelta di vita consapevole. Con grande sensibilità, l&#8217;autore e giornalista si è addentrato nelle montagne e si è avvicinato al gruppo di curdi con la precisa volontà di capire le loro motivazioni più profonde.</p>
<p>L<i>&#8216;Associazione per i Diritti umani</i> ha rivolto alcune domande a Marco Rovelli e lo ringrazia per la sua disponibilità, anche in agosto&#8230;</p>
<p>Come si è preparato per la stesura di questo libro?</p>
<p>L&#8217;idea è nata passo passo: volevo scrivere qualcosa su ciò che sta accadendo in Turchia e parlare dei membri del PKK quando ho letto un&#8217;intervista ad Avesta Harun su “Foreign Policy” e tre giorni dopo ho saputo della morte di Avesta, uccisa da Daesh. Ho preso questo fatto un po&#8217; come un segno e così ho deciso di raccontare la sua storia; mi sono rivolto, prima, ai curdi di Roma che mi hanno trovato i ganci per il viaggio. Sono arrivato in Iraq, dove ho incontrato l&#8217;interprete, e poi mi sono spostato nella Turchia orientale.</p>
<p>Cosa spinge i giovani curdi ad entrare nel PKK?</p>
<p>Da una parte c&#8217;è una catena di sangue perchè ogni guerrigliero con cui ho parlato ha vissuto dei lutti, un parente, un amico e quindi c&#8217;è un aspetto intergenerazionale, destinale che raccoglie un&#8217;identità antica da riscattare. E questo è l&#8217;aspetto al centro del libro: Avesta è il personaggio di una tragedia greca e la sua libertà consiste nel dire SI a questo destino, nell&#8217;essere toccata da ciò che la tocca.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, i giovani vogliono anche ricostruire la propria identità perchè l&#8217;identità stessa è dinamica, è data dalle possibilità di vita, da ciò che ancora non sei. Nella voglia di liberazione c&#8217;è la voglia di costruire il futuro, lottando contro i caln, contro l&#8217;aspetto feudale e patriarcale della società turca.</p>
<p>In che modo i curdi riescono a sopraffare l&#8217;Isis?</p>
<p>Per la loro storia, i curdi hanno una capacità bellica ineguagliata da Daesh, hanno grandi capacità militari. Daesh è avanzato grazie agli armamenti e perchè gli ufficiali degli eserciti siriano e iracheno sono entrati nelle loro fila, ma nonostante questo, i curdi &#8211; che dispongono di pochissime armi pesanti &#8211; sono riusciti a contrattaccare grazie anche alla loro capacità di resistenza fisica e psicologica e a una profonda conoscenza del territorio.</p>
<p>Come vivono i guerriglieri delle montagne?</p>
<p>Vivono in maniera ascetica, in mezzo alla neve, nelle grotto, sotto terra. Vivono in simbiosi con le montagne. Gli addestramenti mentali sono fondamentali e l&#8217;ho voluto mettere in risalto nel testo: i curdi trascendono la propria individualità nel corpo collettivo.</p>
<p>Quale sarà lo scenario futuro dopo il tentato golpe?</p>
<p>Per i curdi non cambierà nulla; peggio di così non può andare perchè il livello di repressione è già inaudito. Questo è un processo che Erdogan portava avanti da tempo contro tutti i suoi oppositori e il tentato golpe gli ha dato ulteriori strumenti per continuare con la sua politica repressiva.</p>
</div>
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