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	<title>nuoto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notize&#8221;: Bruno. Una vita dedicata a insegnare che la diversità è una risorsa</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 08:49:40 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="954" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-954x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17488" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-954x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-279x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 279w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-768x825.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1033w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></a><figcaption>Bruno Franci e Laura Costa, sua collaboratrice</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Sul nostro periodico online abbiamo sempre scritto di negazione o violazione di diritti in Italia e nel mondo. Abbiamo pensato che, in questo momento storico così negativo, sì debba porre l&#8217;attenzione su ciò che di buono il nostro paese ed il mondo hanno da offrire. Abbiamo quindi deciso di creare una nuova rubrica intitolata &#8220;Buone notizie&#8221; nella quale approfondiremo storie e&nbsp;realtà che tutelano i Diritti, favorendo così l&#8217;inclusione e la socializzazione delle&nbsp; &#8220;minoranze&#8221;. Apriamo questa rubrica con una bellissima intervista a Bruno Frangi, vicepresidente di Aus Sportiva Niguarda nonché Coordinatore e&nbsp; Direttore della stessa.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Bruno Frangi, nato a Como il 18 agosto 1963. Da oltre 35 anni mi occupo in ambito volontariato di sport per persone con disabilità, nella fattispecie per gli sport dell’acqua, divenendo negli anni Tecnico e Docente di tutte le Federazioni Olimpiche e Paraliompiche. Ho condotto diversi progetti rilegati all’inclusione sportiva e sociale in diverse città d’Italia e all’estero, riuscendo a far comprendere e nel far capire (questo molti anni fa), che è possibile inserire l’utenza con disabilità, all’interno di società dei così detti “normo dotati”, inserendo nei comparti societari anche l’utenza con “abilità diverse.”<br>Ha diretto per molti anni scuole di formazione per istruttori a Como e portato avanti in diverse città Italiane, progetti in ambito del nuoto. Dal 2016 in forza anche a Niguarda, ricoprendo la carica di Vice Presidente di Ausportiva , Coordinatore e Direttore Tecnico. A Cernobbio ho creato la prima scuola subacquea inclusiva sott’acqua, costruendo una palestra a dieci metri di profondità. Ho creato sull’Isola di Capri una vera cultura verso la disabilità e l’inclusione, idem a Porto Ceresio (VA), in Danimarca, Cernobbio (CO), Massa Lombarda (RA), e altri vari progetti in diverse Regioni Italiane.<br>Ma la soddisfazione più grande: essere arrivato a Niguarda molti anni fa, gestendo una ventina di persone in due istruttori, e ora avere quattordici istruttori con al seguito circa duecento utenti nelle varie discipline, e questo grazie alla Presidenza, al nostro Direttivo, alla segreteria operativa, e ai fantastici tecnici che ho l’onore e l’onere di dirigere. A tutti loro un mio più sentito e doveroso “grazie!”.<br></p>



<p>Come è nata la tua passione per il nuoto?</p>



<p><br>La mia passione per il nuoto nasce molti anni fa quando iniziai a nuotare, da li a qualche piccola competizione in acque libere e subito intrapreso la scuola di subacquea, ricoprendo alcuni importanti ruoli per una società Comasca di attività Subacquee. Conobbi molti anni fa una splendida ragazzina colpita molto giovane da Ictus Celebrale a cui insegnai ambientamento e acquaticità. Da li l’amore per donare agli altri la mia passione.</p>



<p><br>Come hai scelto di insegnare la disciplina del nuoto alle persone con disabilità?</p>



<p><br>Ho molto amato studiare nuoto, l’acqua, e tutto quello che grava attorno a questo fantastico mondo chiamato H2o. Credo che insegnare “seriamente” a persone con disabilità, sia solo una missione, ma un mettersi costantemente in gioco…. Chi non conosce bene la nostra “materia”, rischia di fare seri e gravi danni. Insegnare ad una persona così detto “normale”, lo saprebbero fare in tanti io credo, se hanno passione, ma insegnare a persone con abilità diverse e con gravi patologie, lo sa fare solo chi ama questo mondo, ha competenze, ha studiato e conosce bene la materia. Come dico io bisogna: “ saper essere, saper fare e saper far fare…”Attualmente collabori con AUSportiva Niguarda come istruttore di Nuoto e di palestra con persone mielolese. </p>



<p>Come sei venuto a conoscenza di Ausportiva?</p>



<p><br>Vero che dirigo gli istruttori di Palestra e Piscina, ma i miei studi mi portano anche in palestra ove ho studiato con Indianapolis (U.S.A.) un metodo innovativo per i malati gravi di Parkinson , avendo prima acquisito studi e competenze in ambito del pugilato e della Muai Thay Thailandese . Da qui un nuovo e innovativo metodo “di fare palestra” per persone Tetra-Plegiche – Paraplegiche –<br>Emiplegiche (e non solo) che sta dando eccellenti risultati, informando e formando sul campo, un nuovo tecnico a cui sto trasmettendo obiettivi, finalità e intenti. Poi vero che dirigo la palestra, ma sono i nostri istruttori principalmente gli artefici degli eccellenti risultati portati avanti e a compimento. Poi arriva il nuoto e la subacquea di cui me ne occupo personalmente in toto, sia la parte organizzativa che tutta la parte tecnica.<br>Sono stato chiamato dal Comitato Italiano Paralimpico a dirigere AUSPORTIVA nel 2016 , avendo i titoli per farlo e le competenze in Lombardia. Ricordo ancora quando il Presidente Francesco Mondini mi chiamò; non ci pensai due volte cosa rispondere, ed ora eccomi qui da molti anni insieme a voi.</p>



<p><br>Nei corsi di nuoto che svolgi sei in contatto con persone con disabilità anche motoria, cognitiva o con disabilità neurodivergenti, che hanno anche diverse età. Ci puoi spiegare in breve quali sono i diversi approcci che utilizzi per stimolarli nel nuoto?</p>



<p><br>Modi e metodi utilizzati, vengono dagli studi, dalla mia preparazione ma soprattutto da oltre 35 anni di esperienza quasi “quotidiana”. Credo di averne visti di casi davvero tanti, e lavorato con molteplici disabilità, ma che tutti avevano un comun denominatore ovvero: “la volontà di trasmettere a tutti loro passione, emozioni, di far innamorare i miei utenti qualunque età avessero dell’acqua, ma soprattutto di saper comunicare con loro e fornire un’ampia motivazione”. Un feed- back continuo mi ha sempre fornito i dati che indicavano se erano sereni, felici, ma soprattutto non avevano più paura dell’acqua, ma al contrario, l’acqua era diventata per loro un trasmettitore di<br>emozioni. Poi c’è chi ha voluto imparare anche gli stili natatori, chi ha voluto passare all’agonismo, chi alla subacquea ricreativa, o chi, semplicemente, trova nell’acqua un benessere psicofisico e di rilassamento in tutta autonomia.</p>



<p><br>Quali sono i benefici che le persone con disabilità ricavano dal nuoto?</p>



<p><br>Riduzione della spasticità &#8211; riduzione del dolore &#8211; aumento dell’ampiezza del movimento &#8211; aumento in termini di forza &#8211; aumento delle risposte sull’equilibrio statico e dinamico &#8211; miglioramento della circolazione periferica &#8211; incremento della gittata sistolica &#8211; incremento delle condizioni fisiche generali &#8211; aumento delle motivazioni psicosociali &#8211; aumento della motivazione e dell’autostima &#8211; miglioramento delle capacità di apprendimento.<br>Obiettivi pedagogici – Obiettivi Sportivi – principio dell’apprendimento e della relazione d’aiuto .<br></p>



<p>So che sempre in collaborazione con AUSportiva, avete istituito un corso per insegnare ai caregiver le tecniche natatorie per portare i loro parenti con disabilità in acqua… parliamone…</p>



<p><br>Le attuali definizioni di handicap sono numerose e ognuna, per il proprio aspetto, indubbiamente interessante; sono prevalentemente incentrate sulla persona, cioè sull’handicap come elemento invalidante che l’individuo porta sulle proprie spalle, ma la stessa disabilita può colorarsi di sfumature di maggiore accettabilità o di insuperabile rigetto, a secondo del contesto ambiente in cui l’individuo si trova ad agire. Un costruttivo approccio di recente acquisizione, suggerisce di spostare l’attenzione dalla “menomazione” in sé, e focalizzarla sull’interazione tra individuo e ambiente, cioè, sull’incontro con gli ostacoli che “l’ambiente acquatico” ( o non) pone alla persona<br>con disabilità. Il nuoto costituisce un’occasione stimolante per evitare di elaborare la mentalità sbagliata che talvolta la società stessa pone alla persona con disabilità; il contesto sportivo, essendo arbitrario e modulabile per definizione, può rivelarsi un terreno fertile per esperimenti di integrazione pratica, socio-sportiva , culturale. AUSportiva (Associazione Unità Spinale Settore<br>Sportivo, Ospedale Niguarda) , attraverso questa singolare iniziativa , vuole trasmettere a tutti i genitori ( o accompagnatori/caregiver ) che parteciperanno a questa “nuova sfida”, valori sportivi, di confronto, di sperimentazione, di vera pratica sportiva, e nel mettersi in discussione e alla prova, in una identificazione attraverso questa disciplina che ha caratteristiche riabilitative e sportive senza pari. Sostengo che: “ Chi perde non è chi arriva ultimo, ma chi resta seduto a guardare”<br>Si vuole mettere in rilievo il valore universale riconosciuto, dell’attività sportiva come opportunità per far crescere i propri figli/e sul piano fisico e psichico, per divertirsi, per stare con gli altri, per sentirsi bene, per scoprire le proprie risorse e per confrontarsi con i propri limiti (e questa opportunità ne sarà l’esempio). Ciò significa per i genitori: da un lato, mettere in discussione le proprie certezze e, dall’altro, aprirsi a nuove prospettive rispetto al proprio potenziale, non solo in quanto a prestazione sportiva ma anche sotto il profilo umano e relazionale.</p>



<p>Lo sport è indubbiamente una spinta a crescere, a superare se stessi, a riconoscere il valore degli altri, ad accettarsi per quello che si è. Nello sport la fatica dà una marcia in più verso nuovi orizzonti di crescita, genera un’energia speciale che stimola la voglia di lottare per una meta, stimola a raggiungere traguardi per i quali vale la pena di mettere in gioco sé stessi fino in fondo, crea uno spazio virtuoso in cui volontà e impegno valgono più del corpo e della forza fisica. Da qui nasce l’idea di uniformarsi ai recenti protocolli tecnici , confermando che, anche l’utenza di “ Persone con disabilità” ha esigenze, problematiche e necessità di esistere all’interno dei Centri Sportivi Comunali e Privati (ovvero fuori dalle mura di una Azienda Ospedaliera). Per la richiesta univoca di alcuni genitori di poter realmente vedere abbattuto il muro della “diversità” anche all’interno dell’Ospedale Niguarda, nasce questa sentita iniziativa (senza precedenti a Milano per quanto riguarda il “modo” di fare nuoto) . Il progetto di AUSportiva, ha la presunzione di dare, (in futuro), un protocollo tecnico in grado di FAR ACCOGLIERE questi ragazzi/e “speciali”, nei corsi di nuoto specifici per la loro patologia anche nelle piscine Comunali, portarli ad una efficiente autonomia natatoria, al fine di ottenere l’inserimento nei corsi collettivi settimanali, e ove possibile, avviarli all’attività agonistica, e tutto questo può nascere solo dallo “stare bene in acqua”. Il “ percorso” , non vuole divenire un modello a sostituzione dei corsi natatori per ragazzi con “specifiche necessità”, ma solo un modo per visualizzare attraverso le proprie sensazioni, emozioni e sperimentazioni, quali modelli e percorsi tecnici un domani il proprio figlio/a andrà a percepire e andrà ad attuare . AUSportiva, attraverso il suo multidisciplinare parco Tecnico, ha voluto quindi proporre questo particolare metodo, utilizzando una nuova e innovativa proposta “tecnico- applicativa” rivolta ad un numero ristretto di genitori e/o accompagnatori, ritenuti anch’essi<br>“speciali”, proprio come lo sono i loro figli o i loro assistiti. L’obbiettivo primario posto, sarà la conoscenza dell’ACQUA attraverso le sue proprietà e caratteristiche nonché, i primi approcci per quanto concerne la fase più importante quale è “L’AMBIENTAMENTO ACQUATICO”. Questo:</p>



<p><br>PROGRAM SETTING-IN PERIOD SPECIALE (Programma speciale di ambientamento), vuole divenire<br>una base di partenza per tutti coloro che, con il proprio figlio/a o conoscente, vorranno<br>sperimentare:</p>



<ul><li>l’ambientamento acquatico attraverso una nuova cultura dell’acqua;</li><li>alcune tecniche e metodologie per un corretto e adeguato processo di conoscenza e padronanza<br>nello “stare bene in acqua”</li><li>la conoscenza dell’acqua, importante trasmettitore di “emozioni”;</li><li>la filosofia di AUSPORTIVA sull’abbattimento delle barriere culturali e sociali attraverso lo sport.<br>L’identificazione di una struttura consona ad accogliere l’utenza diversamente abile.<br>Attraverso “la sperimentazione GENITORI/FIGLI” – CAREGIVER/ALLIEVO, si dovranno consolidare nuove<br>proprie potenzialità e trarne tutti i benefici, percorrendo due strade le quali portano a:</li><li>l’attività adattata (percorso irrinunciabile per conseguire un reale sviluppo prestativo)</li><li>l’attività integrata (chiave di volta per far si che lo sport rappresenti la strada maestra per un<br>corretto e concreto reinserimento sociale)<br>Il programma si propone dunque di “formare” ed “informare” i genitori , i volontari e gli<br>accompagnatori, rispetto ad un adeguato approccio degli utenti, all’attività in acqua. Un<br>programma che propone in modo coinvolgente per “mettersi in discussione”, conoscendo<br>l’elemento H2o in cui fanno attività i propri figli/e o i propri assistiti. E’ un momento per fare<br>attività, un modo univoco per raggiungere una buona conoscenza e padronanza delle principali<br>gestualità tecniche in ambito natatorio, e la presa di coscienza dei primi rudimentali e fondamentali<br>fattori che determinano il benessere psicofisico in acqua.</li><li></li></ul>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni ricevute in questo ambito?</p>



<p><br>Vedere persone fantastiche come la mia Martina Foglia, raggiungere obiettivi incredibili e<br>nel vederla felice in acqua. Sono queste le cose che ancora mi emozionano e mi fanno<br>amare il mio lavoro.</p>



<p></p>



<p>Questa intervista dimostra come a volte la passione possa coincidere con il lavoro e come attraverso la tenacia e la costanza di pochi si arrivi a creare una realtà che possa attivamente aiutare le persone con disabilità a migliorare la propria qualità di vita, attraverso il raggiungimento di obiettivi che si pensavano irraggiungibili, aumentando così la loro autostima e la loro capacità di relazione con l&#8217;altro. Ringraziamo infinitamente Bruno Frangi per la sua infinità disponibilità .</p>



<p><br>PS caro Bruno ti ringrazio personalmente per tutto quello stai facendo per me e per tutte le persone con disabilità nel campo del nuoto! Se ho raggiunto importanti traguardi è anche merito tuo; ti stimo tantissimo e ti voglio bene! So che non me ne vorrai, ma questa intervista la vorrei dedicare ad una persona molto importante per me che sta rinascendo da un&#8217;impresa molto ardua. Ho iniziato proprio con lei la mia sfida con l&#8217;acqua, un grazie immenso a Federica Gentile, sapete a volte per affrontare l&#8217;acqua ci vuole coraggio e anche grazie a lei se l&#8217;ho acquisito. Nella vita ci vogliono persone che hanno coraggio di affrontare imprese che inizialmente sembrano essere impossibili.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:55 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits</p>



<p>Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto….</p>



<p>Io sono Laura</p>



<p>La mia storia straordinariamante nolimits inizia quando alla mia nascita si scopre che ho malformazione genetica con conseguenti problemi motori, e per questo dall’ età di 3 anni conduco la mia vita assieme al mio fedele compagno PIPPO, in realtà è un tutore che indosso tutto il giorno tutti i giorni e che mi permette di svolgere ogni attività quotidiana. Detta cosi sembra semplice ma in realtà poi semplice non lo è !. Dopo la mia nascita è iniziato un cammino che come hanno definito i medici sarà lungo e difficile, fatto nei primi anni di vita di fisioterapia quotidiana, ospedali e ospedali, interventi su interventi e tanto impegno da parte della mia famiglia. Ma questo cammino non è stato solo questo ! è stato un cammino fatto di obbiettivi e tanta forza, forza che nasceva proprio dal primo obbiettivo che i miei genitori si erano prefissati per me: MIA FIGLIA DEVE ESSERE IL PIU’ POSSIBILE AUTONOMA!. Assieme a tutto questo nel mio percorso si sono susseguite tutte le tappe di ogni bambino e come tale nonostante le difficoltà all’ età di tre anni è arrivato il momento del mio inserimento nella scuola materna, qui l’incontro con la mia maestra Adriana: per me non una semplice maestra, ma molto di più ! direi il simbolo della mia infanzia, è stata infatti la prima persona dopo la mia famiglia che non si è soffermata all’ aspetto esterno ma ha visto attraverso i miei occhi piccoli e furbi tanta forza e potenzialità.</p>



<p>Negli anni questa forza veniva sempre più a galla e alimentava in me tanto coraggio, il coraggio che mi ha permesso di raggiungere ogni traguardo che mi si poneva di fronte, questo per dire che tutta la mia vita è stata sempre un susseguirsi di traguardi. Il primo traguardo ? proprio all’ asilo: Quando Adriana si era prefissata per me di riuscire a farmi svolgere qualunque attività con i miei piccoli compagni, dai giochi , alle scale, e persino il ponte mobile dello scivolo, questo si che fu un traguardo non solo perché inaspettatamente nonostante le difficoltà motorie ci riuscì, ma anche perché fu la prima attività condivisa con i miei coetanei.</p>



<p>Gli anni passano l’asilo finisce si chiude un capitolo meraviglioso e se ne apre uno un po’ meno ! LA SCUOLA !!</p>



<p>Qui cominciano i problemi, non tanto legati alla mie difficoltà fisiche quanto piuttosto ai pregiudizi che le persone hanno nei confronti della disabilità, è con questi che da qui in poi ho dovuto e devo ancora lottare !! ma nonostante questo la scuola mi ha lasciato anche qualcosa di bello! in particolare alle superiori, dove ho fatto la prima scelta e ho seguito la mia passione per gli animali, in particolare i cavalli e ho scelto agraria.</p>



<p>I cavalli una passione un po’ folle vista la mia disabilità, come del resto tante cose di me , ma è grazie a questa mia passione se per diverso tempo sono riuscita a fuggire alla realtà e ritrovarmi in momenti dove tutto sembrava possibile. I cavalli non sono stati e non sono la mia unica passione, l’altro sport del cuore è il nuoto.</p>



<p>A questo sport mi sono avvicinata per dovere nei riguardi della mia salute, la fisioterapia da piccola è il nuoto da grande, ma ben presto è diventato parte di me!. In merito ci sarebbe tanto da dire…. Se inizialmente era solo un dovere negli anni grazie all’ incontro con la mia istruttrice Katia, che come Adriana tanto aveva percepito dal mio sguardo, ho iniziato un percorso per imparare a nuotare, all’ inizio pareva impossibile, giorno dopo giorno vedendo i miei progressi ad un certo punto Katia, forse per gioco, mi propose di partecipare ad una gara studentesca e da li, come dico spesso, il germe dell’agonismo non mi ha più lasciato.</p>



<p>Le gare sono state e sono un tassello molto importante di me, il motivo ? Semplice ! in acqua riesco ad esprimere ciò che a parole non mi riesce bene, riesco ad esprimere la forza che mi contraddistingue ma che negli anni forse per le diverse difficoltà che ho dovuto affrontare si è nascosta dentro di me. Il nuoto mi ha regalato tanto, mi ha aiutato a crescere mi ha permesso di togliermi diverse soddisfazioni, TANTE DIREI !! l’ ultima due anni fa ! Quando sono stata inserita in una squadra di normodotati, dopo diversi anni in squadre di persone con disabilità.</p>



<p>Questa la mia grande vittoria!!</p>



<p>Il bello dello sport, è che ti permette nonostante le difficoltà di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo credo che ad oggi lo sport è forse l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere. Come si può capire da questo racconto sono sempre stata e sono ancora oggi una sognatrice .. Il sogno di questa bimba cresciuta ?? Dopo le superiori ? Continuare a studiare e intraprendere la carriera universitaria.</p>



<p>Anche in questo caso ho scelto secondo le mie passioni tralasciando quello che il mondo intorno reputava più adatto a me, cosi mi iscrivo al corso di laurea triennale del dipartimento di Medicina Veterinaria di Parma data la mia passione per gli animali, di certo non una scelta convenzionale per una ragazza con disabilità. Se dovessi descrivere questo percorso direi semplicemente un percorso “a montagne russe”: se da un lato i diversi esami da sostenere e la consapevolezza di ciò che io volevo raggiungere, ossia la laurea e un lavoro diverso da quello che la società immagina persona con disabilità, mi facevano volare alto, dall’ altro ci sono state diverse persone che più e più volte hanno messo in dubbio la mia riuscita facendomi ritornare giù proprio come nelle montagne russe. Ma nonostante il percorso difficile ancora una volta non smesso di credere nei miei sogni e anche questa volta arrivo al mio obbiettivo, ed ecco arrivare il 18 FEBBRAIO 2016… anche io sono diventata dottoressa, una DOTTORESSA UN PO’ SPECIALE !. Descrivere a parole il valore di quel giorno è quasi impossibile, un misto di incredulità ed una gioia immensa, a volte ancora oggi se ci ripenso mi sembra ancora impossibile che si sia avverato. Posso affermare con assoluta certezza, che quel giorno rappresenta per me la prima volta in cui al di fuori di una piscina io sia riuscita a dimostrare le mie capacità al resto del mondo. La gioia provata quel giorno non posso dire sia la stesso sentimento che ricordo nei due anni successivi, decisamente NO!, infatti dopo la laurea inizia il calvario (come lo chiamo io) della ricerca del lavoro.</p>



<p>Due anni in cui ancora una volta mi sono trovata divisa tra quello che erano i miei obbiettivi con la realtà: ero assolutamente determinata a voler trovare un posto di lavoro nell’ ambito della sicurezza alimentare, dati i miei studi universitari, cosi come ero altrettanto convinta che nonostante le difficoltà motorie sarei stata in grado di svolgere il lavoro, in fondo era solo questione di organizzazione, magari con qualche variabile pensavo io. La realtà che mi sono trovata di fronte in quei due anni purtroppo era ben diversa; una realtà in cui il personale di vari uffici di collocamento sia dedicati alle persone con disabilità che uffici di collocamento generici, (le ho provate tutte), appena leggevano il curriculum trovavano incompatibile la mia condizione con l’ambito lavorativo che cercavo, e senza mezzi termini a volte, mi dicevano <em>“ cara mia farai molta a fatica a trovare ciò che vuoi forse dovresti ripensare al tuo lavoro ideale”. </em>In quelle parole capì subito il grande problema che mi apprestavo a fronteggiare, tra l’altro presente ancora oggi nella nostra società ossia: considerare la disabilità come un ostacolo e fonte di problemi piuttosto che come potenziale risorsa, unitamente al grande luogo comune che vede la persona con disabilità solo in grado di lavorare soltanto dietro una scrivania e rispondere solo al telefono. Tutto questo scenario è stato assai difficile da sopportare e soprattutto mantenere la lucidità sul mio obbiettivo ma grazie alla mia grande voglia di riscatto e con il supporto dei miei genitori sono riuscita a non mollare, ed ecco finalmente che a Novembre 2017 vengo contatta dall’ ufficio di collocamento dedicato alle persone con disabilità del Comune di Parma per un colloquio di lavoro, ma non uno qualunque proprio quello desiderato da sempre e per un gioco del destino nell’azienda a cui da sempre aspiravo, quasi stentavo a crederci, invece era proprio cosi!.</p>



<p>So passati 5 anni da quel 8 Gennaio 2018 e nell’ incredulità del mondo del lavoro posso dire finalmente che dopo tante fatiche e difficoltà oggi sorrido ogni giorno pensando al mio passato e guardando al presente che mi vede membro di un team di controllo qualità alimentare.</p>



<p>Questa è un po’ in breve la mia storia, una semplice testimonianza che spero assieme ad altre serva alla società d’oggi per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare per noi persone con disabilità per non farci sentire diversi ma diversamente unici come tutti.</p>
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		<title>Monica Priore si racconta: la malattia, lo sport, la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2015 05:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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<div align="center">
﻿</div>
<p>Monica Priore: all’età di 11 anni comincia ad avvicinarsi al mondo sportivo entrando a far parte di una squadra di pallavolo. La sua militanza nella squadra cessa quando nessun medico vuole prendersi la responsabilità di rilasciarle il certificato di idoneità medica di cui necessita. Decide allora di cambiare sport ed inizia a praticare nuoto. Nel febbraio 2004 partecipa al suo primo campionato regionale aggiudicandosi una medaglia di bronzo. Il 23 Aprile 2007 ha ricevuto la targa del CONI di Brindisi la “Forza dello Sport”.</p>
<p>Monica Priore racconta la sua storia nel libro intitolato “Il mio mare ha l&#8217;acqua dolce”, edito da Mondadori e l&#8217;Associazione per i Diritti Umani l&#8217;ha intervistata per voi.&nbsp;</p>
<p>“Ero una bambina con i riccioli, volevo costruire castelli di sabbia in spiaggia con mio fratello e i miei cugini, ma ho dovuto cambiare programma. Siamo tornati in città e le vacanze le abbiamo passate nel reparto di Diabetologia per adulti. Avevo braccia lunghe e magre, livide dal gomito in giù: mi facevano un buco ogni due ore. Ora le mie braccia sono remi: sento la forza che irradiano, sento i muscoli tendersi, le spalle ruotare, le mani irrigidirsi nell&#8217;impatto con l&#8217;acqua. A ogni spinta avanzo, a ogni spinta mi allontano dalla Monica che ha sofferto, che si è sentita in colpa per essersi ammalata, che si è sentita vittima. Toccare riva è il mio riscatto, la mia conquista. Poche bracciate ancora e sono libera: libera dalla mia rabbia, libera dall&#8217;idea di me come malata. Libera di essere solo Monica, la fondista, la prima donna diabetica di tipo 1 in Europa ad avere attraversato a nuoto lo stretto di Messina.&#8221; Se Monica Priore avesse dato retta ai medici, oggi non sarebbe più sana e nemmeno più felice. Impugnando la diagnosi di diabete di tipo 1, la medicina ufficiale la obbligava a una specie di vita a ostacoli: dieta ferrea, tanta insulina, orari rigidi e una blanda attività fisica per scongiurare il rischio di crisi ipoglicemiche. Un vero inferno. Ma Monica ha sempre sentito nel profondo della sua anima che, se avesse imparato a gestire la sua malattia, avrebbe potuto condurre una vita quasi normale”. </p>
<p>Quando si è ammalata aveva cinque anni e, forse, i ricordi non sono vividi, ma cosa le hanno raccontato i suoi familiari di quel primo periodo ?</p>
<p>Del primo periodo effettivamente ricordo poco, ero piccola avevo 5 anni, i miei raccontano che non feci una piega quando gli infermieri cominciarono a bucarmi, per i prelievi e per le iniezioni di insulina, piangevo solo quando le braccine erano oramai livide e non reggevo più il dolore. Mi chiedevo perché fosse accaduta quella cosa a me e spesso sfogavo la mia rabbia con la mamma dicendole che era colpa sua se avevo il diabete, mortificandola ulteriormente.</p>
<p>Che sentimenti prova quando pensa alla sua infanzia e adolescenza ? </p>
<p>I sentimenti sono diversi, ma quello più forte è la tristezza, perché se all&#8217;epoca fossi stata la persona che sono oggi, avrei vissuto meglio quei periodi ed avrei sofferto meno. </p>
<p>Che cosa le avevano detto i medici, all&#8217;inizio, riguardo al suo futuro?</p>
<p>I medici non parlavano mai del futuro, ma solo del presente, perché le conoscenze sul diabete mellito di tipo 1 erano poche, e credo che neanche loro sapessero con esattezza come sarebbe potuta essere la mia vita. </p>
<p>In che modo ha deciso di gestire la malattia?</p>
<p>Ho deciso di gestire la malattia con lo sport, non piangendomi a dosso e dando sempre il massimo delle mie potenzialità in ogni circostanza. Il diabete è un ostacolo in più, ma la vita è sempre vita, magari la si guarda da una prospettiva diversa, ma sempre vita è.</p>
<p>Che donna è, oggi? </p>
<p>Oggi sono Monica, una donna tenace, testarda e un po guerriera, non so come sarei stata senza il diabete, ma so che è merito suo se oggi sono più forte.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
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		<title>Sei di origini tunisine ? Niente gara di nuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2013 04:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambina]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
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		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella agonistica perchè figlia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/11/sei-di-origini-tunisine-niente-gara-di/">Sei di origini tunisine ? Niente gara di nuoto</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/NUOTO-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/NUOTO-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="204" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto<br />
sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione<br />
ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella<br />
agonistica perchè figlia di genitori tunisini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
padre, Ishem, è un falegname e risiede a Campodarsego, in provincia<br />
di Padova, da 11 anni e possiede il permesso di soggiorno illimitato;<br />
a gennaio ha chiesto la cittadinanza italiana che potrà estendere<br />
anche a sua figlia, ma l&#8217;iter burocratico prevede un periodo di due<br />
anni di attesa. “Ci siamo comportati come dice la legge”, ha<br />
spiegato il padre della bambina, “ e abbiamo presentato la domanda<br />
dopo dieci anni di residenza. Abbiamo ottenuto dalla Prefettura un<br />
codice e ogni tanto controllo su un sito Internet la posizione della<br />
mia pratica. C&#8217;è scritto sempre che è in corso di verifica. Mi<br />
hanno detto che devo aspettare due anni prima di poter chiamare e<br />
chiedere, eventualmente, perchè non è stata concessa”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La madre<br />
della nuotatrice, dopo il ricongiungimento familiare grazie al quale<br />
è arrivata dal Nord Africa a Campodarsego, lavora come addetta alle<br />
pulizie presso la piscina della società sportiva “Il Gabbiano”<br />
dove si allena la figlia: la bimba, infatti, aveva cominciato ad<br />
accompagnare la mamma durante i turni e si era appassionata al nuoto<br />
sincronizzato. L&#8217;allenatore aveva visto in lei ottime capacità<br />
sportive e aveva chiesto alla società di concederle il tesseramento:<br />
in un primo momento, però, le era stato negato, in quanto non ancora<br />
maggiorenne e cittadina italiana.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riguardo<br />
alla questione è intervenuto il Ministro per l&#8217;Integrazione, Cècile<br />
Kyenge, che ha dichiarato: “ Sarà mia preoccupazione<br />
sensibilizzare il più possibile il parlamento perchè giunga al più<br />
presto a una riforma in tema di cittadinanza. Il caso della bambina<br />
in Veneto non è isolato ed è, tra l&#8217;altro, uno spreco di talento.<br />
Il tema della cittadinanza va risolto perchè, come in questo caso,<br />
lo sport può rappresentare un modo per agevolare l&#8217;integrazione dei<br />
nostri figli&#8230;Bisogna far capire che la diversità è una ricchezza<br />
per tutti”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche il<br />
governatore del Veneto, Luca Zaia, contrario allo ius soli, ha però<br />
detto, riferendosi alla situazione della bambina di origini tunisine,<br />
che: “ Serve un segnale di civiltà e di attenzione nei confronti<br />
delle aspirazioni di questa giovane e dei tanti bambini che vivono da<br />
anni in Veneto, terra dove l&#8217;integrazione è concreta, funziona e<br />
rappresenta un modello a livello nazionale”. Zaia ha poi<br />
continuato: “ &#8230;L&#8217;unica colpa della bambina di Campodarsego è<br />
quella di non essere maggiorenne e non quella di non rispettare le<br />
regole, perchè è in Italia da oltre dieci anni, non ha nessun<br />
legame con la terra di origine dei genitori, essendo nata e vissuta<br />
qui. C&#8217;è un evidente cortocircuito burocratico che va risolto e su<br />
cui serve una meditazione seria e approfondita”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Bisogna<br />
capire cosa accadrebbe qualora la bambina avesse qualche legame con<br />
la terra dei propri genitori, ad ogni modo un primo segnale positivo<br />
c&#8217;è. La Federnuoto, infatti, ha provveduto alla modifica dello<br />
statuto federale e il Coni dovrà varare il testo in autunno: sulla<br />
scorta delle leggi comunitarie per la tutela dei vivai giovanili,<br />
nella proposta, si legge: “ In tutti i settori è prevista e<br />
garantita la libera adesione di tutti gli atleti residenti in Italia<br />
alle attività giovanili, nonché la modalità di partecipazione alla<br />
successiva attività assoluta”. Intanto il caso della figlia di<br />
Ishem ha infiammato di nuovo il dibattito politico sul tema della<br />
cittadinanza.
</div>
</div>
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