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	<title>occupazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le storie dei ragazzi scomparsi durante l’occupazione russa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da rsi.ch) Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato Rapiti Di:&#160;Anna Bernasconi (Falò),&#160;inviata RSI in Ucraina Il fronte è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da rsi.ch)</p>



<h2>Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg/alternates/r16x9/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kirill "/></figure>



<h3>Rapiti</h3>



<p></p>



<p>Di:&nbsp;Anna Bernasconi (Falò),&nbsp;inviata RSI in Ucraina</p>



<p>Il fronte è a soli a pochi chilometri. Le strade di Kherson sono costantemente prese di mira dagli attacchi russi. Unica protezione: chilometri di reti da pesca per tentare di intrappolare le eliche dei droni.</p>



<p>Kirill ci aspetta sotto casa. Ha 14 anni. Per sei mesi è stato in un campo di rieducazione russo ed è uno dei pochi minori che sono riusciti a fare ritorno. “Sei contento di essere tornato a casa?”, ma sopra le nostre teste volano i colpi dell’artiglieria. Non c’è elettricità né acqua e Kirill ha imparato a distinguere dal suono il tipo di ordigni in arrivo e a controllare il cielo armeggiando&nbsp;<strong>con</strong>&nbsp;i canali Telegram di monitoraggio. Come i suoi coetanei non può andare a scuola e non può muoversi liberamente. Con l’invasione russa del 2022 dai territori ucraini occupati, come Kherson, sono spariti bambini e adolescenti. Secondo il governo ucraino sono circa 19’500 i bambini deportati forzatamente. Altre ricerche, come quella dell’Humanitarian Research Lab dell’università di Yale, ne contano anche di più.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369516-yg6kt6-emeNA-.png/alternates/original/3369516-yg6kt6-emeNA-.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emeNA-.png"/></figure>



<p>“Sono stata una stupida a lasciarlo andare” si tormenta Olga, una nonna che ha perso i contatti con suo nipote che ha cresciuto da sola in quanto orfano. Durante l’occupazione venivano proposti campi estivi in Crimea ai bambini dei territori invasi. Gli occupanti offrivano queste gite col pretesto di far passare ai bambini un momento di svago dalla guerra. Molti di loro non hanno più fatto ritorno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369600-m3ljr9-olga.jpeg/alternates/original/3369600-m3ljr9-olga.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Olga"/></figure>



<p>Olga</p>



<p></p>



<p>Oggi l’Ucraina ha potuto riportare indietro solo 1’700 bambini. La metà grazie agli sforzi dell’associazione <a href="https://www.saveukraineua.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Save Ukraine</a>.</p>



<p>Mentre le pareti di casa tremano sotto i colpi dei bombardamenti, Kirill racconta come tutte le mattine dovevano cantare l’inno russo e onorare la bandiera, di come erano costretti ad imparare che gli ucraini sono nazisti e a seguire “i discorsi sulle cose importanti”, il programma di patriottismo reso obbligatorio nelle scuole dal governo russo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg/alternates/r16x9/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<p>“Dovevamo scrivere delle cartoline di ringraziamento ai soldati russi per averci liberato” ricorda Veronika&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/programma/falo?id=703565&utm_source=rss&utm_medium=rss">ai microfoni di Falò</a>, strappata alla madre da Kharkiv. Ogni tentativo di ribellione era punito: “Mi hanno detenuta in una stanza finché hanno visto che, moralmente, mi avevano spezzata”.</p>



<p>“Hanno fatto il lavaggio del cervello a mio fratello di soli 11 anni” racconta Ksenia. Lei e il fratello, orfani, sono stati separati e inviati in strutture differenti in Russia. Quando dopo mesi è riuscita a raggiungerlo per riportarlo in Ucraina “era così indottrinato dalla propaganda che in un primo tempo mi considerava un’estranea”.</p>



<p>Lo scopo delle deportazioni che emerge dai casi documentati è una sistematica “russificazione”. Ai minori vengono imposte lingua, cultura e cittadinanza russa. Spesso i bambini sono sottoposti a programmi di rieducazione, adozione forzata e anche militarizzazione.</p>



<p>Per questi fatti, la Corte Penale Internazionale&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-ukraine-icc-judges-issue-arrest-warrants-against-vladimir-vladimirovich-putin-and?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria L’vova Belova</a>, ritenuti responsabili del crimine di guerra di “deportazione illegale e trasferimento forzato di bambini”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg/alternates/r16x9/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti</p></blockquote>



<p>Oksana Koval,&nbsp;abitante di Kherson</p>



<p>Deportazioni che la Russia nemmeno nega, anzi sponsorizza sui suoi canali di propaganda. Per il governo russo non sono bambini rapiti ma salvati.</p>



<p>Oltre ai bambini tolti alle famiglie, le forze russe si sono concentrate su bambini vulnerabili e istituti.</p>



<p>Uno di questi è diventato il simbolo di questa storia perché il direttore Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare tutti i 52 bambini ospiti della sua struttura dalla deportazione grazie a stratagemmi e documenti falsificati. Gli orfani sono stati nascosti presso i dipendenti dell’istituto. Oksana Koval ha tenuto con sé tre fratellini: “I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti”, spiega intervistato dalla RSI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg/alternates/r16x9/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un'immagine scattata nella Chiesa di Golgota"/></figure>



<p>Un&#8217;immagine scattata nella Chiesa di Golgota</p>



<p>Dei sessanta bambini da zero a 4 anni ospitati durante l’occupazione nel seminterrato della chiesa di Golgota a Kherson, invece, non si sa più nulla. A causa di una foto pubblicata per errore da una maestra, il nascondiglio viene scoperto e i rappresentanti dell’FSB, agenzia russa di intelligence, arrivano armati ordinando di consegnare i bambini. “Ai bambini abbiamo detto che saremmo andati a fare un giro in macchina” spiega il parroco Pavlo Smolnyak “era tutto quello che si poteva dire loro”.</p>



<p>Recuperare i bambini sta diventando sempre più difficile perché la Russia sta intensificando l’imposizione forzata dei passaporti e facilitando le adozioni grazie ad un decreto ad hoc del governo.</p>
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		<title>«LUBO» E «3000 NOTTI»: due film controcorrente</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 09:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&#160;l’antidiplomatico) ispirato a un romanzo di Mario Cavatore&#160;(Il seminatore)&#160;Lubo&#160;è la storia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-157133"/></a></figure></div>



<p>L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&nbsp;<em>l’antidiplomatico</em>)</p>



<p>ispirato a un romanzo di Mario Cavatore<em>&nbsp;(</em><em>Il seminatore</em>)&nbsp;<em>Lubo</em>&nbsp;è la storia di uno zingaro jenisch svizzero, artista di strada, e della sua famiglia.</p>



<p>quando lo costringono a fare il militare gli portano via i figli e la moglie ne muore.</p>



<p>Lubo fugge e cerca i suoi figli, oltre a una personale vendetta, che è l’oggetto del libro.</p>



<p>Franz Rogowski è sempre bravissimo, e convincente, come tutte le attrici e gli attori.</p>



<p>il film dura tre ore, ma neanche un minuto è in più,&nbsp;Giorgio Diritti fa film bellissimi o straordinari, niente di meno.</p>



<p>la storia è una delle tante di quegli anni a danno della popolazione jenisch, sterilizzazione delle donne e furto dei bambini,&nbsp;motore di questo genocidio, durato fino al 1974, è la fondazione&nbsp;<em>Pro Juventute</em>, ennesimo esempio della banalità del male.</p>



<p>il film non è piaciuto troppo ai critici laureati, ognuno ha i suoi gusti, ma è di sicuro un film da non perdere, non te ne pentirai.</p>



<p>buona (jenisch) visione – Ismaele</p>



<p>ps 1: un bel film italiano sugli Jenisch, di&nbsp;Valentina Pedicini, si può vedere&nbsp;<a href="https://www.raiplay.it/programmi/dovecadonoleombre?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a>, e&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/dove-cadono-le-ombre-valentina-pedicini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;la recensione</p>



<p>ps 2: un grandissimo&nbsp;Franz Rogowski, in un film non apparso in Italia, è&nbsp;<a href="https://markx7.blogspot.com/2023/03/great-freedom-groe-freiheit-sebastian.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p>ps 3: un ritratto di Mariella Mehr, poetessa jenisch,&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/ricordo-di-mariella-mehr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p><em>INTERVISTA di ALESSABDRO BIANCHI a MAI MASRI</em></p>



<p>Girato in un carcere dismesso in Giordania,<em>&nbsp;<strong>3000 notti</strong></em>&nbsp;è il film che consacra a livello planetario la carriera della regista palestinese Mai Masri.<em>&nbsp;“Nel 2015,&nbsp;quando è stato realizzato il film, nelle prigioni israeliane si trovavano 6000 palestinesi, uomini, donne e minori. È la storia di una di loro”</em>, ha dichiarato in un’intervista l’autrice per descrivere la figura, divenuta iconica, della protagonista Layal, giovane palestinese arrestata senza nessun valido motivo dalle autorità israeliane e che scoprirà la sua maternità in carcere.</p>



<p><em>“Gli israeliani e la mia casa – Nablus e Shatila:&nbsp;Sotto le macerie”&nbsp;(1983); I bambini del fuoco (1990)”&nbsp;</em>fanno rivivere il dramma delle donne e bambini sotto l’occupazione. In “<em>Donne oltre le frontiere, 2004”,&nbsp;</em>si ascolta Kifah Afifi rievocare la brutalità del campo di Khyam: “<em>Sono morta cento volte ogni&nbsp;giorno in quella cella</em>”, e Soha Bechara, che ha messo in gioco la propria vita per la liberazione del suo Paese, ripetere:<em>&nbsp;“Non dimentichiamo la Palestina”.&nbsp;</em>Amore e resistenza sono i due temi che ricorrono sempre nelle opere di Mai Masri. “<em>I suoi film sono l’antitesi degli stereotipi che</em>&nbsp;<em>disumanizzano e tolgono i loro diritti ai palestinesi. Lei non documenta solo ciò che viene fatto subire ai palestinesi dal 1948, ma mostra chi sono veramente</em>”, chiosa alla perfezione Victoria Brittain in un bellissimo lavoro di raccordo delle opere della regista (“<em>Love and resistance in the films of Mai Masri</em>”). Le immagini nei lavori dell’artista palestinese non si soffermano esclusivamente sulla disperazione e dolore, si ostinano a cercare, anche nella più grande sofferenza, l’amore e la bellezza. Viene da domandarsi come sia possibile oggi alla luce delle immagini tremende del genocidio in corso a Gaza.</p>



<p><em>In esclusiva, l’AntiDiplomatico ha avuto l’onore di rivolgere alla grande artista palestinese alcune domande sulla mattanza in corso nella sua terra e la nuova fase del conflitto in Palestina.</em></p>



<p><strong>Da regista come vedi il ruolo del cinema rispetto allo sterminio in atto a Gaza nelle ultime settimane?</strong></p>



<p><em>Credo nella potenza della narrazione per la nostra lotta e nel ruolo del cinema per cambiare la narrativa sulla Palestina. Sfortunatamente i principali media hanno disumanizzato il popolo palestinese e la sua lotta già da molto tempo. Il cinema può svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in luce la sofferenza e la resistenza del popolo di Gaza di fronte al genocidio in corso. Il nostro ruolo come registi di tutto il mondo è concentrarci sulle vite, le speranze e i sogni dei palestinesi. Mentre guardiamo le immagini dal vivo di morte e distruzione provenienti da Gaza, nessuno può affermare di non sapere cosa sta accadendo. Questo è il primo genocidio televisivo della storia. Una continuazione della Nakba del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e la loro terra. Come regista palestinese sento la grande responsabilità non solo di testimoniare le atrocità che si stanno consumando a Gaza, ma anche di portare al mondo le nostre storie di umanità, speranza e resilienza.</em></p>



<p><strong>Cosa pensi del boicottaggio su artisti e accademici israeliani che partecipano a iniziative organizzate e patrocinate dallo stato d’Israele? A tuo avviso la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) era valida già prima della posizione estremista del governo di Netanyahu?</strong></p>



<p><em>Il boicottaggio su artisti e studiosi israeliani che partecipano ad attività culturali sponsorizzate dallo stato d’Israele è uno strumento legittimo e potente contro l’occupazione e l’apartheid. E’ anche una forma di resistenza civile molto efficace, modellata sul successo della campagna mondiale di boicottaggio contro il governo razzista del Sud Africa. Il razzismo e l’apartheid sono state parte integrante della ideologia e della struttura dello Stato israeliano molto prima del governo estremista di Netanyahu. Durante le recenti proiezioni dei miei film negli Stati Uniti e in Europa, ho notato un cambiamento nell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani e gli studenti, molti dei quali sono ebrei e sono in prima linea nel movimento contro l’occupazione e l’apartheid. E’ incoraggiante vedere che ci sono sempre più artisti, studiosi e studenti ebrei in tutto il mondo che si oppongono all’occupazione israeliana e ai crimini di guerra contro il popolo palestinese e hanno assunto una posizione coraggiosa: “Non in nostro nome”.</em></p>



<p><strong>L’idea di uno Stato unico laico e democratico concepita dalla Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) prima degli accordi di Oslo, con il senno di poi, sarebbe stata la soluzione più saggia? Abbiamo visto che la narrazione due Stati due popoli ha portato all’avanzamento del progetto di colonizzazione d’insediamento da parte d’Israele e un netto e tragico peggioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese.</strong></p>



<p><em>Ho sempre creduto in uno Stato unico laico e democratico per palestinesi e israeliani. Questa è l’unica soluzione praticabile ed equa per entrambi i popoli. C’è molta ipocrisia da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei che sostengono a parole la soluzione dei due Stati e non fanno nulla per attuarla. Questo ha incoraggiato Israele a continuare la sua brutale occupazione della Cisgiordania, a costruire centinaia di insediamenti illegali e a continuare ad assediare Gaza in violazione del diritto internazionale. Israele ha reso impossibile la soluzione dei due Stati. E’ tempo che il mondo prenda una posizione ferma e mantenga le promesse fatte ai palestinesi. Nonostante la tragica situazione a Gaza, sono molto fiduciosa che la Palestina sarà libera. E che questo accadrà mentre io sarò ancora in vita. Questa ingiustizia non può continuare. Nessuno potrà essere libero finché la Palestina non sarà libera.</em></p>
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		<title>Jenin, urgente bisogno di agire</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 08:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’appello del Coordinamento Europeo delle Associazioni e Comitati per la Palestina (ECCP) con un video. Gentile Ministro degli Affari Esteri, Nella notte del 2 luglio l’esercito israeliano ha lanciato una offensiva in grande stile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/07/Jenin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/07/Jenin-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-151530"/></a></figure></div>



<p><em>L’appello del Coordinamento Europeo delle Associazioni e Comitati per la Palestina (ECCP) con un video.</em></p>



<p>Gentile Ministro degli Affari Esteri,</p>



<p>Nella notte del 2 luglio l’esercito israeliano ha lanciato una offensiva in grande stile contro la città di Jenin e il suo campo profughi- con migliaia di soldati e centinaia di veicoli militari – accompagnata da attacchi da elicotteri e da droni. Fino ad ora si contano 10 morti e centinaia di feriti. Almeno 3000 persone sono state evacuate senza però avere un rifugio. Questa è la maggiore operazione in Cisgiordania degli ultimi 20 anni. Inoltre i soldati impediscono qualsiasi intervento sanitario. I giornalisti vengono presi di mira e viene loro negato l’accesso al campo. Sotto gli occhi del mondo viene perpetrato un altro enorme crimine di guerra.</p>



<p>La propaganda israeliana con grande nonchalance ha parlato di “azione contro terroristi e contro l’Iran” e dice che Israele non ha intenzione di “occupare” la città, come se Jenin, Gerusalemme est e tutti i Territori Palestinesi non fossero sotto occupazione dal 1967. Dovendo affrontare la violenza senza fine dell’occupazione, l’accelerazione della colonizzazione e il furto della terra, le regolari incursioni militari e la violenza in aumento dei coloni, e tutto ciò in totale assenza di protezione della popolazione da parte dell’autorità palestinese e della comunità internazionale, un numero sempre maggiore di giovani palestinesi sceglie di difendere le proprie famiglie e i propri quartieri con le armi.</p>



<p>La inazione della comunità internazionale pur nella brutale occupazione durata già 56 anni è in parte responsabile di avere spinto questi giovani palestinesi verso la resistenza armata. Tuttavia, per essere chiari, un popolo sotto occupazione ha il diritto di resistere all’occupazione anche con la lotta armata (protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra). E’ arrivato il momento che la comunità internazionale agisca per mettere uno stop alla sua non voluta complicità. Questa incursione nulla ha a che fare con il “controterrorismo” o con la “sicurezza” che Israele usa con retorica ingannevole per giustificare l’ingiustificabile. Anche se Israele come ogni paese ha diritto alla sicurezza. E’ assurdo rivendicare che la sicurezza di una potenza occupante con il più forte esercito della regione è minacciata da un popolo che resiste all’occupazione con mezzi rudimentali. Anche i Palestinesi hanno il diritto a sicurezza e protezione. E soprattutto le loro vite hanno poca importanza agli occhi del governo israeliano che è palesemente razzista e che implementa una politica di apartheid. Questa sanguinosa offensiva militare sembra proseguire senza una decisiva azione della comunità internazionale.</p>



<p>Quando una autorità responsabile non solo non protegge i civili sotto il suo controllo ma diventa responsabile di perpetrare gravi crimini, la comunità internazionale ha la responsabilità di proteggerli.</p>



<p>Chiediamo alla UE, ai suoi membri e agli altri paesi Europei di:</p>



<ul><li>Aumentare urgentemente la presenza diplomatica a Jenin per dimostrare che la comunità internazionale sta guardando<br>Provvedere protezione ai Palestinesi</li><li>Fare terminare il presente massacro e prevenire il suo annunciato sviluppo</li><li>Usare tutti i mezzi, compreso l’embargo di armi e sanzioni per far pressione sul governo Israeliano affinchè si comporti secondo le regole legali.</li></ul>



<p>Avete la responsabilità di evitare un altro crimine di stato come l’assalto violento senza precedenti al campo di Jenin nell’aprile 2002.</p>



<p>Paola Manduca</p>



<p>Presidente NWRG (New weapons research group)</p>



<p>Luisa Morgantini</p>



<p>Presidente AssopacePalestina</p>



<p>Alessandra Mecozzi</p>



<p>Presidente Cultura è Libertà</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-european-coordination-of-committees-and-associations-for-palestine wp-block-embed-european-coordination-of-committees-and-associations-for-palestine"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>L&#8217;anello debole: il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 07:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della&#160;Giornata internazionale di lotta alla povertà, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata internazionale di lotta alla povertà</strong>, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo&nbsp;<strong>“L’anello debole”</strong>.</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CaritasIt/videos/6291989277484310?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivedi la presentazione</a></strong>&nbsp;<em>(da 8’05”)</em></p>



<p>Dal report emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. <strong>Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini.</strong></p>



<p>Tra gli “anelli deboli”, i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla&nbsp;<strong>povertà ereditaria</strong>, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla&nbsp;<strong>povertà educativa</strong>, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.</p>



<p>Solo nel 2021 quasi&nbsp;<strong>2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi,</strong>&nbsp;per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.</p>



<p>Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.</p>



<p>Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU.</p>



<p></p>



<p>Qui i materiali di consultazione e di approfondimento:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto Povertà | Versione integrale</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sintesi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/depliant_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pieghevole con dati e riflessioni</a></strong></p>



<p>Dalla presentazione:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-la-poverta-un-valore-sballato-nellorganismo-del-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Zuppi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/redaelli_pres_rapportopoverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Redaelli</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pellegrino_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso – Pellegrino</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>
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		<title>“LibriLiberi”. La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 07:28:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ilan Pappè: un nome a molti noto per i suoi studi e scritti sul conflitto israelo-palestinese. Professore di Storia presso l&#8217;Istituto di studi arabi e islamici del College of Social Sciences and International Studies e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l&#8217;università di Exeter, ha riscosso molto successo con il saggio intitolato “La pulizia etnica della Palestina” e ora torna in libreria, edito da Fazi, con “La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati”.</p>



<p>La scrittura è, come sempre, divulgativa, ma ricca di informazioni dettagliate e puntuali che permettono al lettore di discricarsi nello svolgimento della Storia passata, recente e attuale di un conflitto che non trova soluzione, soprattutto per gli interessi geopolitici e per l&#8217;inerzia della comunità internazionale.</p>



<p>L&#8217;autore non si nasconde dietro alle parole, ma espone i fatti e li commenta in prima persona, partendo da quell&#8217;anno cruciale, in particolare per i palestinesi: il 1948.</p>



<p>Snocciola le strategie dei politici israeliani per porre le basi all&#8217;occupazione, via via sempre più estesa, dei territori con l&#8217;arricchimento di interviste e testimonianze agli operatori di ONG che operano sul campo i quali denunciano l&#8217;abuso di potere, la violenza, gli ostacoli burocratici, i checkpoint e tutto ciò che impedisce ai civili palestinesi di lavorare, studiare e di permettersi una qualità di vita degna di qualsiasi persona.</p>



<p>Molti i nomi che, nel tempo, si sono susseguiti in politica e sugli organi di stampa (quando ancora il conflitto era tra le priorità del giornalismo mondiale), in particolare dei politici israeliani da sempre sostenuti dagli USA e dall&#8217;Occidente tutto: ad esempio Moshe Dayan che, nel &#8217;69, in una dichiarazione pubblica afferma: “Adesso la generazione dei Sei giorni – del 1967 – è riuscita a raggiungere Suez, la Giordania e le alture del Golan. E non è finita qui”, ricordando che in 130 ore di guerra, Israele cambiò il volto del Medio Oriente e passò da 21000 a 102000 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_quadrato?utm_source=rss&utm_medium=rss">km²</a> di occupazione: la Siria perse le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alture_del_Golan?utm_source=rss&utm_medium=rss">alture del Golan</a>, l&#8217;Egitto la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss">striscia di Gaza</a> che occupava dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_del_Sinai?utm_source=rss&utm_medium=rss">penisola del Sinai</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez?utm_source=rss&utm_medium=rss">canale di Suez</a>, mentre la Giordania dovette cedere l&#8217;insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a>. L&#8217;annessione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerusalemme</a> venne ratificata all&#8217;indomani del conflitto, indicando la volontà d&#8217;Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.</p>



<p>Ma, come detto, si tratta di una situazione in stallo che giunge fino ai giorni nostri. Il piano regolatore municipale della città di Gerusalemme – il completamento era stato programmato per il 2020 – prevedeva l&#8217;acquisizione del villaggio di al-Wallaja, pari a 2000 dunam (come si legge nel testo) nonché la costruzione di una nuova, ennesima, colonia, denominata Gilo. E&#8217; importante sottolineare che: “la costruzione di quartieri come Gilo è ritenuta un crimine di guerra dal Diritto internazionale. Lo statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998 definisce un crimine di guerra perseguibile &#8216;il trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nei Territori Occupati&#8217;”.</p>



<p>E poi ancora Ariel Sharon (1977-1987), le rivolte, il dominio reiterato mutano lo stesso paesaggio fisico della Cisgiordania, della striscia di Gaza e dello spazio vitale dei loro abitanti: anche la demografia viene stata trasformata: le deportazioni per attività politica, nell&#8217;87, erano circa 1500 così come numerosissime erano – e sono – lo spostamento dei cittadini da un luogo a un altro, a seguito di uno sradicamento forzato dalle proprie abitazioni.</p>



<p>La prima intifada, 1987-1993 e la seconda iniziata nel 2000, gli accordi di Oslo e il loro fallimento, avvicinano le vicende ad un altro anno tragico: il 2006, anno in cui Israele fu sconfitto sul fronte del Libano del sud e, per reazione, intensifica la sua politica a danno di un milione e mezzo di persone “che vivono nei 40 chilometri quadrati più densamente popolati del pianeta”. L&#8217;articolo 2 delle Nazioni Unite parla espressamente di “genocidio” e ancora oggi l&#8217;ONU possiede un organismo chiamato <em>Comitato per l&#8217;esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese (CEIRPP)</em> che però ha prodotto scarsi effetti sul processo di pace.</p>



<p>Cinquant&#8217;anni della prigione a cielo aperto di cui Pappè ha voluto tornare a parlarci per non relegare questo, come altri conflitti, a fondo pagina al posto di guerre “più vicine”, che colpiscono oligarchi e militari: ma è necessario, invece, pensare che prima di tutto a fare le spese di qualsiasi situazione di belligeranza sono le persone comuni, siamo noi: con corpi, cuore, anima e pensieri ancora assetati di speranza.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Senegal, sviluppo e migrazione: donne e giovani promotori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 07:07:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;Ripartire dai giovani: pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole&#8220;, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="958" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16431" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 958w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 958px) 100vw, 958px" /></a></figure>



<p><br><em>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.</em><br><em>Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;</em><strong><em>Ripartire dai giovani:</em></strong><em> pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</em>&#8220;, <em>di ACRA co-finanziato dall&#8217;AICS, che ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità lavorative nei territori rurali della Casamance, sud del Senegal, con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile e al reinserimento dei migranti di ritorno. Le attività hanno permesso di formare, informare e supportare giovani e donne per dare vita a professioni concrete in loco.</em></p>



<p><br>1700 percorsi formativi attuati per altrettanti giovani e donne tra competenze lavorative artigianali e tecnologiche, dall&#8217;agroalimentare all&#8217;elettrico, dall&#8217;informatica al web-journalism, e <strong>avvio di 27 microimprese</strong> per <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>, supportati anche attraverso formazione su business plan, educazione finanziaria, pratiche di coltivazione o di gestione di impresa.<br>Sono solo alcuni dei risultati del progetto &#8220;Ripartire dai Giovani&#8221;, co-finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e parte del Programma Migrazioni di ACRA Senegal-Italia attivo dal 2016.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="908" height="605" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 908w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></a></figure>



<p>Il progetto ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità formative e lavorative in un territorio transnazionale importante bacino di provenienza di flussi migratori: le regioni di Sédhiou e Kolda in Senegal, con implementazione delle attività da parte di ACRA, e di Gabu in Guinea Bissau, da Mani Tese; insieme a partner in loco ed in Italia, come: il Comune di Milano, l&#8217;Università di Milano-Bicocca, STMicroelectronics Foundation, l&#8217;Associazione Stretta di Mano e associazioni locali.</p>



<p><br>In dettaglio, il progetto si è distinto in tre macro-aree puntando su attività di formazione, e sviluppo attività d&#8217;impresa, con particolare attenzione ai giovani (15-35 anni), alle donne e i migranti di ritorno, ma anche di intrattenimento, sensibilizzazione e costruzione di relazioni per informare sui rischi delle migrazioni irregolari. La <strong>Formazione</strong> e rafforzamento delle competenze professionali dei giovani in diversi ambiti occupazionali in Senegal ha previsto <strong>la creazione di 2 hub informatici e ha coinvolto 250 persone formate in diversi settori produttivi</strong> (agroalimentare e settori complementari, agroecologia, gestione d&#8217;impresa, elettricista), <strong>80 giovani formati per tecniche di web-journalism, 1200 in informatica di base e 200 in informatica avanzata.</strong> Sempre in Senegal, sono state accompagnate 27 <strong>imprese </strong>di <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>: 12 a Sedhiou, 15 a Kolda; poi 40 persone formate in educazione finanziaria, 30 in business plan, 21 donne in trasformazione di prodotti locali e gestione d&#8217;impresa, con 37 <strong>stage</strong> avviati. La sensibilizzazione ha dato vita a oltre 100 eventi tra tornei sportivi, spettacoli teatrali, murales, la proiezione in un Cine-festival con 20 testimonianze e attività di comunicazione radio, social e whatsapp che hanno raggiunto oltre 500mila senegalesi. Attività destinate a proseguire nel tempo.<br>Cissao Drame e Sekho Sakho sono migranti di ritorno, grazie alle loro attività di allevamento e agricoltura formano e offrono opportunità di crescita ai ragazzi del luogo. &#8220;<em>Vedere i giovani migrare fa soffrire </em>&#8211; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dice Sakho nel video realizzato dall’associazione</a> &#8211; <em>e si può realizzare ciò che si fa in Italia anche qui in Africa&#8221;.</em></p>



<p><br>Coumba Aw è una studentessa della regione di Sédhiou, che ha partecipato ai corsi di web journalism organizzati da ACRA:<em> &#8220;Uso i social media anche per pubblicare informazioni e sensibilizzare sulla salute riproduttiva, sui matrimoni precoci, e sulla migrazione. Penso che la tecnologia digitale sia ormai indispensabile per lo sviluppo delle nostre comunità!&#8221;.</em><br>Le informazioni e i messaggi del progetto sono stati raccolti in numerose <strong>video testimonianze</strong> dei partecipanti alle attività in Senegal e dei membri della diaspora in Italia. Queste testimonianze sono visibili sulle <a href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagine Facebook</a> del progetto e di ACRA, e in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video finale </a>che raccoglie alcuni dei racconti e risultati del progetto. Il lavoro di <strong>ACRA in Senegal</strong>, iniziato nel 1984, riguarda anche energie rinnovabili, educazione e, soprattutto, l&#8217;accesso all&#8217;acqua sicura. ACRA infatti, dal 2006 ha avviato il programma &#8220;Un tetto, un rubinetto&#8221; per portare <strong>acqua potabile e servizi igienici di base in ogni casa</strong>, scuola e famiglia nei villaggi più remoti della Casamance. In 15 anni di lavoro sono state realizzate <strong>12 reti idriche</strong> per un totale di circa 400km e più di 4.500 allacciamenti famigliari; più di 51.000 persone hanno avuto <strong>accesso all&#8217;acqua potabile in 83 villaggi e circa 200.000 persone</strong> sono state raggiunte dalle campagne di sensibilizzazione sull&#8217;uso dell&#8217;acqua. Il Programma di ACRA è stato selezionato al <strong>9° Forum Mondiale dell&#8217;Acqua</strong> &#8211; Dakar 21-26 marzo 2022, tra le 126 iniziative più innovative al mondo e ad alto impatto nel settore WASH (Water, Sanitation and Hygiene).<br>Per saperne di più e sostenere i progetti <a href="http://www.acra.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.acra.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Shireen Abu Akleh: reporter per Al Jazeera uccisa dalle forze israeliane</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2022 09:23:58 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen-.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16373" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1536x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--2048x1366.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh nella Cisgiordania occupata, secondo testimoni e il Ministero della Salute palestinese.</p>



<p>Abu Akleh, corrispondente televisiva di lunga data di Al Jazeera Arabic, è stato uccisa mercoledì 11 maggio mentre seguiva i raid dell&#8217;esercito israeliano nella città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata dalle forze israeliane.</p>



<p>Abu Akleh indossava un giubbotto da stampa ed era in piedi con altri giornalisti quando è stata uccisa.</p>



<p>Anche un altro giornalista di Al Jazeera, Ali al-Samoudi, è stato ferito da un proiettile alla schiena sulla scena, e ora è in condizioni stabili.</p>



<p>Il capo del dipartimento di medicina dell&#8217;Università al-Najah di Nablus ha confermato che Abu Akleh è stata colpita alla testa. Ha detto che il suo corpo è stato trasferito per un&#8217;autopsia sulla base di un ordine del pubblico ministero.</p>



<p>Al-Samoudi e altri giornalisti presenti sulla scena hanno affermato che non c&#8217;erano combattenti palestinesi presenti quando i giornalisti sono stati uccisi, contestando direttamente una dichiarazione israeliana che fa invece riferimento alla possibilità che si trattasse di un colpo da fuoco palestinese.</p>



<p><br>&#8220;Stavamo per filmare l&#8217;operazione dell&#8217;esercito israeliano e all&#8217;improvviso ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o interrompere le riprese&#8221;, ha detto al-Samoudi. &#8220;Il primo proiettile ha colpito me e il secondo proiettile ha colpito Shireen&#8230; non c&#8217;era alcuna resistenza militare palestinese sulla scena&#8221;.</p>



<p>Shatha Hanaysha, una giornalista locale che era in piedi accanto ad Abu Akleh quando le hanno sparato, ha anche detto ad Al Jazeera che non c&#8217;erano stati scontri tra i combattenti palestinesi e l&#8217;esercito israeliano. Ha inoltre riferito che il gruppo di giornalisti era stato preso di mira direttamente. Questa azione rappresenterebbe una grave violazione dei diritti umani e una ferma violazione del diritto umanitario il quale riconosce i giornalisti non come dei target militari ma bensì come dei civili, e in quanto tali devono essere protetti e non possono essere oggetto di attacchi diretti.</p>



<p>&#8220;Eravamo quattro giornalisti, indossavamo tutti giubbotti, tutti indossavamo caschi&#8221;, ha detto Hanaysha. “L&#8217;esercito di occupazione [israeliano] non ha smesso di sparare anche dopo che è crollata. Non potevo nemmeno allungare il braccio per tirarla su a causa dei colpi sparati. L&#8217;esercito è stato irremovibile nello sparare per uccidere&#8221;. I dettagli dell&#8217;omicidio di Abu Akleh stanno ancora emergendo, ma i video dell&#8217;incidente mostrano che è stata colpita alla testa, come ha riferito Nida Ibrahim di Al Jazeera.</p>



<p>Abu Akleh, che aveva la doppia cittadinanza palestinese-americana, è stata una dei primi corrispondenti sul campo di Al Jazeera, entrando a far parte della rete nel 1997. Il dolore e l’amarezza hanno riempito gli uffici di Al Jazeera nel centro di Ramallah mentre la notizia si è diffusa rapidamente e decine di colleghi, colleghi giornalisti, amici e personalità palestinesi si sono addolorati profondamente, inclusi i politici palestinesi Hanan Ashrawi e Khalida Jarrar.</p>



<p>Shireen era una giornalista molto amata, una dei più esperti della regione; sempre un volto noto ai tanti grandi eventi di cronaca che scoppiano nel territorio. Una generazione di palestinesi è cresciuta vedendola sui loro schermi televisivi, una delle più famose reporter donne che si occupano del conflitto.</p>



<p>La presidenza palestinese ha condannato l&#8217;omicidio, affermando in una dichiarazione di ritenere responsabile l&#8217;occupazione israeliana.</p>



<p>Tutti i testimoni presenti sulla scena del crimine assicurano che sia stato un cecchino israeliano ad aver commesso il crimine in modo deliberato. Yair Lapid, il ministro degli Esteri israeliano, ha affermato che Tel Aviv sta offrendo una &#8220;indagine patologica congiunta&#8221; sulla &#8220;triste morte&#8221; di Abu Akleh. Ha aggiunto che “i giornalisti devono essere protetti nelle zone di conflitto”.</p>



<p>L&#8217;esercito israeliano ha affermato che i suoi soldati erano stati attaccati con pesanti colpi di arma da fuoco ed esplosivi mentre operavano a Jenin, e che hanno risposto al fuoco. Inoltre, l’esercito ha aggiunto che sta anch’esso &#8220;indagando sull&#8217;evento&#8221;.</p>



<p>Gli uffici di Al Jazeera nella Striscia di Gaza, in un edificio che ospitava anche l&#8217;Associated Press, sono stati bombardati dalle forze israeliane durante un&#8217;offensiva un anno fa, e giornalisti palestinesi e internazionali affermano di essere stati regolarmente presi di mira dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata e Gerusalemme est occupata.</p>



<p>In una dichiarazione di Al Jazeera si legge: &#8220;In un palese omicidio, violando le leggi e le norme internazionali, le forze di occupazione israeliane hanno assassinato a sangue freddo la corrispondente di Al Jazeera in Palestina, Shireen Abu Aqla, prendendola di mira con il fuoco vivo questa mattina&#8230; mentre conduceva il suo dovere giornalistico&#8221;. La rete ha invitato la comunità internazionale a ritenere il governo e l&#8217;esercito israeliani responsabili per &#8220;l&#8217;uccisione intenzionale&#8221; di un giornalista.</p>



<p>Il Qatar, che finanzia Al Jazeera, ha affermato di considerare l&#8217;uccisione un &#8220;crimine efferato e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e una palese violazione della libertà dei media e di espressione&#8221;.</p>



<p>Il presidente dell&#8217;Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha condannato l&#8217;uccisione di Abu Aqla e ha affermato che questo faceva &#8220;parte della politica dell&#8217;occupazione [israeliana] di prendere di mira i giornalisti per oscurare la verità e commettere crimini in silenzio&#8221;.</p>



<p>Il portavoce del dipartimento di Stato americano Ned Price ha affermato di avere &#8220;il cuore spezzato” e condanna fermamente l&#8217;uccisione di Abu Aqla. Ha inoltre raccomandato di condurre un’indagine immediata e approfondita, affinché i responsabili vengano puniti, e ha definito la morte della giornalista “un affronto alla libertà dei media ovunque”.</p>



<p>Numerosi sono i messaggi di solidarietà, amore e supporto che sono stati dedicati a Shireen. Tra questi, ci sono le parole di Fadi Quran un attivista del gruppo di campagna Avaaz: &#8220;Shireen era una giornalista coraggiosa, gentile e di alta integrità che io e milioni di palestinesi siamo cresciuti guardando e ascoltando&#8221;.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2021 08:16:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Sudan:&#160;Continuano gli arresti di attivisti e leader sindacali. Attesa per la grande manifestazione di popolo di domani. Yemen:&#160;Raid aerei sauditi provocano una carneficina a Maarib. Tunisia:&#160;A Sfax&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="641" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-1024x641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15758" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-1024x641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-768x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-1536x961.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/proteste-sudan-ansa-2048x1282.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Continuano gli arresti di attivisti e leader sindacali. Attesa per la grande manifestazione di popolo di domani.</p>



<p><strong>Yemen:</strong>&nbsp;Raid aerei sauditi provocano una carneficina a Maarib.</p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;A Sfax il sindacato proclama uno sciopero del settore privato.</p>



<p><strong>Israele:</strong>&nbsp;Hacker colpiscono i server dell&#8217;esercito.</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong> In sciopero della fame un attivista ricercato da Israele e detenuto a Nablus.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Iniziate iei sera le attività del Festival Internazionale di Babilonia.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Le forze di polizia e l&#8217;esercito continuano ad arrestare gli attivisti che protestano nelle piazze, sfidando lo stato d&#8217;emergenza. Tra i fermati ci sono anche sindacalisti e dirigenti di partiti politici. I comitati di resistenza contro il golpe hanno indetto manifestazioni notturne in sfida ai decreti militari, in attesa della grande manifestazione di popolo che i sindacati e i partiti progressisti hanno organizzato per domani, sabato 30 ottobre, con la parola d&#8217;ordine: “Liberazione di tutti gli arrestati e passaggio dei poteri ai civili”.</p>



<p>Il settore pubblico ha dichiarato la disobbedienza civile, garantendo i servizi essenziali. L&#8217;aeroporto è stato riaperto ricorrendo a personale militare. Banche, distributori di carburanti e mercati principali rimangono ancora chiusi.</p>



<p>Secondo fonti giornalistiche è in corso una trattativa segreta tra il generale Burhan e il premier rimosso Hamdouk, con la mediazione dell&#8217;inviato dell&#8217;ONU a Khartoum. Hamdouk pone 3 condizioni: rilascio di tutti gli arrestati, la presidenza ai civili e il passaggio della gestione delle società economiche delle forze armate al ministero delle finanze. “I militari dovrebbero difendere i confini del paese e non fare politica”, ha detto un influente esponente del Comitato delle forze progressiste.</p>



<p>Il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU ha emesso un comunicato che chiede il ristabilimento del governo civile e l&#8217;applicazione di tutti gli accordi della coabitazione del 2019 e di quelli di Juba con i movimenti autonomisti. Non c&#8217;è nessun riferimento alla condanna del colpo di Stato, per le reticenze di Russia e Cina, che considerano i fatti di Khartoum questioni interne.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>L&#8217;aeronautica saudita ha sostenuto di aver ucciso 95 miliziani Houthi nei bombardamenti contro le loro postazioni a Maarib. Secondo il comunicato sono stati compiuti 22 raids a sud e ad ovest della città. I ribelli Houhi sostengono di avanzare da tre lati verso la periferia. Un razzo ha distrutto una casa uccidendo 12 persone. L&#8217;offensiva dei ribelli va avanti da febbraio, ma l&#8217;andamento dei combattimenti dimostra l&#8217;equilibrio delle forze e nessuna delle due parti ha le possibilità per vincere questa battaglia. Il costo maggiore lo paga la popolazione civile. A causa dei bombardamenti 55 mila persone sono state sfollate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Il sindacato dei lavoratori UGTT ha indetto a Sfax un giorno di sciopero del settore privato ed una manifestazione. Si rivendica l&#8217;aumento dei salari concordato con la federazione dell&#8217;industria e dell&#8217;artigianato, firmato anche dal precedente governo, ma mai attuato. I rappresentanti padronali si sono schermiti dietro l&#8217;emergenza Covid e non hanno accettato l&#8217;apertura di un tavolo di trattativa con i sindacati. La risposta dei lavoratori è stata vigorosa.&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/watch/ugttsfaxofficiel/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Video della manifestazione dei lavoratori tunisini</a><a href="https://www.facebook.com/watch/ugttsfaxofficiel/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">)</a>.</p>



<p><strong>Israele</strong></p>



<p>Hacker sconosciuti che si nascondono dietro l&#8217;appellattivo “Bastone di Mosè” hanno colpito i server delle forze armate di Tel Aviv. Sono stati pubblicati nel darkweb migliaia di dati personali di soldati e ufficiali, oltre a quelli del ministro della difesa Gantz. L&#8217;azione di pirateria cibernetica viene presentata come una risposta alle minacce del Mossad israeliano contro i paesi solidali con la causa palestinese. Citano anche il governo del Sudafrica che avrebbe ricevuto palesi minacce di attacchi internet sul sistema bancario e commerciale. Secondo la stampa israeliana si tratterebbe di hacker iraniani, ma è soltanto una congettura per le ripetute azioni di sabotaggio contro siti nucleari, rete elettrica e sistema di distribuzione di carburanti iraniani.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Un attivista di Jenin è ricercato dagli israeliani. Da 13 anni è agli arresti nelle carceri della polizia palestinese “per proteggerlo”. Gad Hmedian aveva partecipato, quando ancora era minorenne, alla resistenza di Jenin contro l&#8217;invasione (11 aprile 2000) dell&#8217;esercito israeliano, mandato dal governo Sharon, che aveva raso al suolo l&#8217;intera città. Per l&#8217;accordo tra ANP e Tel Aviv, del 2008, i ricercati dall&#8217;esercito di occupazione potevano consegnarsi alla polizia palestinese che avrebbe aperto una trattativa con la parte israeliana per un&#8217;amnistia. Sono 13 anni che Hmeidan è in carcere a Nablus, dimenticato dalle autorità di Ramallah. Ha compiuto uno sciopero della fame per 8 giorni e lo ha interrotto soltanto dopo le promesse da parte dello stesso presidente Mahmoud Abbas di mettere il suo caso in agenda.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Sono iniziate ieri le attività artistiche del Festival Internazionale di Babilonia. Un programma di 5 giorni di concerti, balli, musica, arte e cinema. Molti i nomi della cultura irachena, araba ed internazionale. Gli eventi clou saranno ospitati nel teatro greco-romano. Il Festival è stato costituito nel 1987, ma dal 2003, data dell&#8217;invasione USA, è la prima volta che viene allestito. Nell&#8217;intenzione degli organizzatori e del governo di Baghdad, il Festival dovrebbe dare al mondo l&#8217;idea di stabilità del paese e soprattutto della sua ripresa culturale.</p>



<p><strong>DOCUMENTI</strong></p>



<p><strong>CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO</strong></p>



<p><strong>Area delle Politiche Europee e Internazionali</strong></p>



<p><strong>La CGIL condanna il colpo di stato militare operato in Sudan e chiede che tutti gli attivisti e leader sindacali e della società civile arrestati nei giorni scorsi siano immediatamente liberati.</strong></p>



<p><strong>La CGIL chiede che cessi immediatamente l&#8217;uso delle armi e della violenza, che prevalga la pace e sia presto ricostituito un percorso di conciliazione nazionale per la riaffermazione della democrazia. Particolarmente preoccupante la decisione da parte dei golpisti di sciogliere immediatamente tutte le organizzazioni sindacali del Paese, ancora una volta fra i primi destinatari di azioni repressive da parte di chi usa la violenza e la dittatura per mettere a tacere organizzazioni che rappresentano migliaia di lavoratrici e lavoratori.</strong></p>



<p><strong>La CGIL si unisce alla CSI Africa nella richiesta di una sessione straordinaria dell&#8217;Unione Africana affinché gli sforzi finora condotti dal governo di transizione non siano vanificati e in cui si discuta del deterioramento della democrazia in numerosi Paesi del continente.</strong></p>



<p><strong>La CGIL esprime piena solidarietà al popolo e alle lavoratrici e ai lavoratori sudanesi, sostiene con forza ogni sforzo affinché continui il percorso verso la democratizzazione e ribadisce che è solo con il dialogo sociale e grazie al contributo di organizzazioni sindacali libere, autonome e indipendenti che sarà possibile ricostruire la democrazia e il Paese.</strong></p>



<p><strong>Roma, 27 Ottobre 2021</strong></p>
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		<title>Siria settentrionale: a due anni dall&#8217;invasione turca (9 ottobre)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 06:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain)&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15676" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>TOPSHOT &#8211; Smoke is seen billowing from the northern Syrian Kurdish town of Afrin on January 31, 2018. Turkey and allied Syrian rebel groups launched operation Olive Branch on January 20 against the Kurdish People&#8217;s Protection Units (YPG), which controls the Afrin region.  / AFP PHOTO / Ahmad Shafie BILAL        (Photo credit should read AHMAD SHAFIE BILAL/AFP/Getty Images)</figcaption></figure>



<p><br>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta</p>



<p> Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain) e i villaggi circostanti. Secondo l&#8217;Associazione per i popoli minacciati<br>(APM), la Turchia ha raggiunto questo obiettivo due anni dopo il suo attacco alla regione il 9 ottobre 2019 in violazione del diritto internazionale. Tutte le famiglie yezidi e cristiano-ortodosse sono dovute fuggire dalla violenza dell&#8217;esercito turco e dei suoi alleati islamisti, e le donne senza velo non sono più visibili nella vita<br>pubblica. Il presidente turco Erdogan ha creato situazioni di fatto nel Nord della Siria che stanno diventando sempre più difficili da invertire con ogni giorno di occupazione in più. La diversità etnica e religiosa<br>della regione è stata distrutta per il momento. Difficilmente questa diversità potrà mai ritornare come lo era prima dell&#8217;invasione. Secondo i dati dell&#8217;APM, fino all&#8217;invasione di due anni fa, 1.000 famiglie yazidi, 60 siriane ortodosse, 20 armene cattoliche e cinque armene ortodosse vivevano a Serekaniye e nei villaggi circostanti.</p>



<p>Poiché la Turchia non ha sentito quasi nessuna opposizione internazionale in quella che ha cinicamente chiamato &#8220;Operazione Fonte di Pace&#8221;, si sente addirittura incoraggiata nel suo comportamento<br>aggressivo. Erdogan ha imparato durante questa operazione che può farla franca a livello internazionale. La speranza che il nuovo presidente degli Stati Uniti Biden tornasse sulla scena mondiale e richiamasse<br>all&#8217;ordine il loro alleato della Nato non si è realizzata. La nuova leadership di Washington ha altre priorità di politica estera. Erdogan non deve temere nemmeno le critiche dell&#8217;Europa, finché può ricattare l&#8217;UE con i rifugiati siriani.</p>



<p>Mentre centinaia di migliaia di sfollati curdi, arabi, assiro/aramaici, armeni, cristiani e yezidi vivono ancora nelle tende nella provincia di Al Hasakeh nel nord-est della Siria o hanno già lasciato il paese per l&#8217;Europa, la Turchia sta consolidando la sua posizione nei territori occupati insediandovi musulmani sunniti radicali. Ora la Turchia sta mettendo gli occhi sul resto della provincia di Al Hasakeh. La Turchia vuole anche conquistare quest&#8217;ultima parte multietnica e multireligiosa della Siria e sfollare di nuovo centinaia di migliaia di persone. Per questo motivo sta già usando come un&#8217;arma l&#8217;acqua potabile, le cui fonti si trovano a Serekaniye, che oggi è occupata, trattenendola deliberatamente. Più di 200.000 persone sono rimaste senza acqua potabile nella provincia. Secondo statistiche non ufficiali, circa 120.000 persone di fede cristiana vivevano nella provincia di Al Hasakeh fino all&#8217;inizio della guerra civile siriana.</p>



<p>Gli sfollati di Serekaniye per l&#8217;8 ottobre lanciano la campagna:#2YearsSereKaniyeStopErdogan sui social media.</p>
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		<title>Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali: pubblicato il settimo bollettino sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 07:21:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 16 Giugno l&#8217;Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali: in materia di parità di accesso ai vaccini viene analizzata la situazione dei 27&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il 16 Giugno l&#8217;<a href="https://fra.europa.eu/en/about-fra?utm_source=rss&utm_medium=rss">Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA)</a> ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del <strong>COVID-19</strong> in termini di <strong>diritti fondamentali</strong>: in materia di <strong>parità di accesso ai vaccini</strong> viene analizzata la situazione dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea per il periodo che va dal 1 Marzo al 30 Aprile 2021. Il bollettino si focalizza su due aspetti principali: la programmazione della distribuzione dei vaccini e la loro effettiva implementazione negli Stati membri. Affronta inoltre temi quali le campagne di informazione e comunicazione, le iscrizioni ai vaccini e la loro amministrazione.<br><br>L&#8217;utilizzo dei vaccini è un passo molto importante verso la sospensione delle restrizioni ai diritti fondamentali espressi nella Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione Europea, quali ad esempio la libertà di movimento, diritti in materia di occupazione e il diritto all&#8217;educazione. Assicurare il prima possibile la parità di accesso al vaccino gratuito per tutti è in linea con il <strong>principio di non discriminazione</strong> stabilito dal diritto dell&#8217;Unione Europea.<br><br>Gli Stati membri tendono a seguire le direttive delle autorità sanitarie europee ed internazionali, dando priorità di accesso ai vaccini a determinati gruppi; tuttavia si fa notare come i criteri seguiti per definire tali gruppi non abbiano tenuto conto di <strong>gruppi svantaggiati</strong> come i popoli romanì, i senzatetto o le persone tossicodipendenti. Inoltre in alcuni Paesi sono state rilevate presunte irregolarità nel rispettare le iscrizioni, violando in tal modo il principio di uguaglianza di accesso ai vaccini.<br><br>Il report originale è disponibile al sito riportato di seguito</p>



<p><a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/fra-2021-coronavirus-pandemic-eu-bulletin-vaccines_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus pandemic in the EU &#8211; Fundamental Rights Implications: Vaccine rollout and equality of access in the EU &#8211; Bulletin 7</a> </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/07/agenzia-dellunione-europea-per-i-diritti-fondamentali-pubblicato-il-settimo-bollettino-sulle-conseguenze-del-covid-19-in-termini-di-diritti-fondamentali/">Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali: pubblicato il settimo bollettino sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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