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	<title>Olocausto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“Adelmo e gli altri”: confinati durante il fascismo</title>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="1000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17881" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Quest&#8217;anno per la Giornata della Memoria ci occupiamo di confino, qualcosa di non completamente sconosciuto, ma nemmeno troppo approfondito e raccontato. Il confino, in particolare, di uomini gay durante il fascismo.<br>Molti famosi film, italiani e non, raccontano la Shoah, ma del confino c&#8217;è un breve accenno solo nel film &#8220;Una giornata<br>particolare&#8221;.<br>Il professor Cristoforo Magistro, appassionato di storia della Basilicata, ha svolto, con la collaborazione di Agedo<br>Torino, una ricerca documentaria e iconografica presso gli Archivi di Stato di Potenza e Matera.<br>Nasce cosí la mostra e poi il libro &#8220;Adelmo e gli altri&#8221;.<br>In questa intervista, l&#8217;autore, ci spiega di più a riguardo.</p>



<p><br>Come nasce il progetto e la collaborazione con Agedo?<br>Il progetto ADELMO è nato nell&#8217;ambito delle mie ricerche sui confinati in Basilicata. In particolare, sui confinati<br>comuni dei quali la ricerca storica si è occupata pochissimo. Esaminando a tappeto il ricchissimo fondo dell&#8217;Archivio di Stato di Matera loro dedicato, mi sono reso conto che c&#8217;erano moltissimi confinati per omosessualità. A quel punto ho deciso di approfondire la questione ed è nata nel 2015 la prima mostra foto-documentale fatta con mezzi modestissimi -stampe su fogli A3- esposta presso Casa Arcobaleno, la sede di Agedo Torino. Nel 2017, grazie all’interesse del Servizio LGBT del Comune di Torino, la mostra è stata trasposta su pannelli e ospitata dal Polo del Novecento di Torino e in seguito in prestigiose sedi di molte altre città. Più di quaranta ad oggi.<br>L’attenzione dedicata alla mostra da molti organi di stampa e le sollecitazioni ricevute da Agedo e da vari amici mi hanno poi indotto ad approfondire ulteriormente la ricerca e di farne il libro che ha visto la luce nel 2019 grazie all’editore Ombrecorte di Verona, è stato<br>intitolato «Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali in Lucania» e ha avuto l’autorevole<br>prefazione di Lorenzo Benadusi, il pioniere degli studi sul tema.<br>In totale il libro presenta oltre quaranta casi, più di quelli ospitati nell’arcicelebrata San Domino, l’isola dei femminielli. Rivendico a suo merito l’aver dimostrato che la popolazione dei paesini lucani, per tanti versi fra le più arretrate d’Italia, accolse fraternamente i<br>confinati omosessuali. Come, verosimilmente, avrebbero fatto dovunque, a dimostrazione<br>del fatto che, come sempre, la gente ha più testa e più cuore di chi la governa.</p>



<p><br>Cosa puoi dirci del confino?<br>Il confino fu la misura che rese evidente agli occhi di tutti la natura dittatoriale del regime<br>fascista. Nel 1931 l&#8217;Enciclopedia Treccani ne dava la seguente definizione:<br>A differenza delle sanzioni penali vere e proprie, il confino non richiede una responsabilità giudizialmente accertata per fatti considerati dalla legge come reati, ma soltanto una condotta tale da produrre un pericolo effettivo alla sicurezza pubblica o all&#8217;ordine politico, e<br>tale da consigliare l&#8217;autorità a togliere il soggetto pericoloso dal luogo della sua residenza e sottoporlo a particolare vigilanza per un periodo di tempo che può variare da uno a cinque anni.<br>Grazie a questo “capolavoro” il regime si assicurò il “rispetto”, dettato dalla paura, di tutti gli italiani poiché come ebbe a dire con la consueta lucidità Emilio Lussu: il pericolo di esservi mandati sovrasta su tutti. Esso rende al fascismo molto più che non la stessa pena inflitta. La pena è per pochi, la minaccia è per tutti. La legge specifica parecchie categorie di avversari del Regime che possono essere condannati al confino. E’ uno svago puramente didascalico. Il fatto è che vi possono essere mandati tutti, perché non solo la legge, ma la stessa interpretazione della legge, è rivoluzionaria. […] Ciò che conta non è il testo della legge scritta, ma la possibilità di applicarla quando più piaccia.<br>La sua istituzione, nel novembre del 1926, diede luogo in ogni provincia alla creazione di una speciale commissione presieduta dal prefetto che con criteri discrezionali emanava ordinanze di condanne variabili da uno a cinque anni. Mussolini considerava il confino un modo “molto intelligente” per fare repressione e, parlandone alla Camera, nel maggio del 1927, sostenne:<br>Non è terrore, è appena rigore. E forse nemmeno: è igiene sociale, profilassi nazionale: si levano dalla circolazione questi individui come un medico toglie dalla circolazione un infetto.<br>Uno dei morbi che il suo programma di profilassi doveva combattere era l&#8217;omosessualità, qualcosa che si situava fra malattia e vizio e di cui era meglio non parlare. Nell&#8217;Italia fascista, che della virilità aveva fatto un mito, ufficialmente non esisteva e quindi fare una legge che la punisse avrebbe significato ammettere che le cose stavano diversamente.<br>Negata a parole l&#8217;omosessualità, si rendeva però necessario nascondere gli omosessuali.<br>In qualche caso si cercò di &#8220;curarli&#8221; chiudendoli in manicomio, ma la cura costava e gli esiti erano assai incerti. Ci si accontentò allora di isolarli per prevenire il “contagio che da essi poteva venire e di renderli invisibili ai più mandandoli in località isolate. Non con l&#8217;accusa di<br>omosessualità, che dal codice fascista non era contemplata come reato, ma di essere moralmente e socialmente pericolosi per l&#8217;integrità della stirpe e la tutela della razza.</p>



<p><br>Nella mostra non ci sono esperienze di donne, perché?<br>La mostra non riporta casi di omosessualità femminile perché dalla mia ricerca, e anche da quelle condotte da altri sul campionario nazionale conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, non ne sono emersi. D’altronde va considerato che l’omosessualità femminile dava molto meno nell’occhio e in definitiva questo era ciò che al regime interessava di più.<br>Riguardo alla loro scarsa visibilità si pensi solo al fatto che le donne omosessuali, le tribadi come erano chiamate dai raffinati, non si prostituivano in luoghi pubblici.<br>Tra le storie presentate nella mostra è presente solo quella di una donna in quanto tenutaria di un bordello che consentiva incontri tra persone dello lo stesso sesso e non come persona omosessuale.</p>



<p><br>Ci sono libri o film sull&#8217;argomento che si possono suggerire ai lettori?</p>



<p>A chi voglia studiare seriamente la questione, suggerirei due classici imprescindibili. Il libro di Lorenzo Benadusi intitolato “Il nemico dell’uomo nuovo” (Feltrinelli, 2005) e il film “Una giornata particolare” di Ettore Scola. A tutt’oggi, a mio avviso, non è stato fatto di meglio.<br>Il progetto ha avuto un certo successo. </p>



<p>Attualmente dove troviamo la mostra?<br>Attualmente la mostra, in occasione della Giornata della Memoria, è esposta a Frosinone e a Pesaro. Prossimamente a Siracusa.</p>



<p><br>Ringraziamo il professor Magistro e alla prossima intervista!</p>
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		<title>“LibriLiberi”. La famiglia Karnowski. Per il Giorno della Memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 09:17:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>David Karnowski intellettuale illuminista, orgoglioso e convinto ebreo, decide di lasciare lo <em>shtetl</em> polacco (piccoli insediamenti cittadini dell’Europa orientale per lo più abitati da ebrei) in cui vive con sua moglie Lea, per trasferirsi nella Berlino di inizio ‘900. La ragione fondamentale della sua scelta è una certa insofferenza per l’inadeguatezza della cultura ebraica di Melnitz, troppo antica e per nulla vicina al pensiero libero moderno, che David Karnowski riconosce, invece, alla capitale tedesca in quanto patria del filosofo ebreo tedesco Moses Mendelssohn.</p>



<p>L’arrivo a Berlino ha risvolti diversi per David e per sua moglie Lea. Il primo, fiero e orgoglioso del nuovo inizio, si butta a capofitto negli affari e nella frequentazione degli ebrei tedeschi più affermati e importanti, imparandone la lingua a menadito e circondandosi dei rabbini più influenti della città. Lea, al contrario, soffre per l’isolamento in cui si sente confinata in terra straniera, e trova un po&#8217; di consolazione quando scopre di aspettare il suo primogenito, Georg, e dall’incontro inaspettato con suoi connazionali di Melnitz, Solomon Burak e sua moglie Ita, commercianti di successo.</p>



<p>La tranquillità di David viene però messa a dura prova dalla crescita di suo figlio che, sin da bambino, non capiva le attenzioni di sua madre per certe tradizioni o il fervore culturale per l’ebraismo del padre. Ben presto smetterà di studiare l’ebraismo, odierà la scuola e se ne andrà di casa.</p>



<p>Ma non tutto è perduto e Georg da ragazzino ribelle e anticonformista si trasforma in un giovane innamorato che, finalmente, riesce a trovare la sua vera vocazione. L’incontro fatidico è con l’anziano dottor Landau e sua figlia Elsa, studentessa di medicina. Ottenuta la laurea in Medicina, Georg parte per il fronte, distinguendosi come medico e chirurgo. Al ritorno in patria, sfumate tutte le speranze di un matrimonio con Elsa, Georg si dedica totalmente al lavoro in un’illustre clinica ginecologica berlinese, in cui incontra l’infermiera Teresa Holbek, una gentile, una tedesca, con cui decide di sposarsi. Dall’unione dei due giovani e delle loro origini nasce il piccolo Joachim Georg Karnoswki, per tutti Jegor. Le sue radici miste si manifestano in tutti i tratti del suo aspetto, a partire dal nome (fusione di quello del nonno materno tedesco e del padre ebreo), all’aspetto fisico (occhi azzurri e pelle chiara degli Holbek, ma capelli neri e naso marcato dei Karnowski) e infine al temperamento. Jegor, infatti, ispirato molto da suo zio Hugo Holbek, ex soldato e fondamentalista tedesco.</p>



<p>La situazione familiare degenera quando, dopo anni di sofferenze e sempre maggior isolamento a causa delle leggi razziali, la famiglia Karnowski ottiene il visto per sbarcare in America. Jegor non si ambienterà mai a New York, eviterà sistematicamente di entrare in contatto con la comunità ebraica lì presente, andrà via di casa e si rifugerà nell’unico quartiere newyorkese abitato da tedeschi. Questa scelta rappresenterà l’inizio della fine.</p>



<p><em>La famiglia Karnowski (edito da varie case editrici in Italia, tra cui Adelphi), </em>è un racconto che ha il potere di mettere in luce diverse realtà delle vicissitudini della popolazione ebrea nel secolo scorso, collocando gli eventi negli anni che precedono l’Olocausto, le persecuzioni tedesche e le leggi razziali. Il tentativo degli ebrei oriundi di plasmarsi a immagine e somiglianza della popolazione germanica è lo stesso di quello di quasi tutti gli ebrei polacchi verso gli ebrei tedeschi, primo fra tutti David Karnowski. La figura di Solomon Burak, invece, mantiene alta e con fierezza la propria origine e capisce che con l’inizio del <em>Terzo Reich</em> gli ebrei tedeschi, che inizialmente voltano le spalle agli ebrei polacchi e a tutti i “non” tedeschi residenti a Berlino, sono solo e soltanto persone ebree da perseguitare agli occhi dei tedeschi “ariani”.</p>



<p>Il romanzo ha reso famoso, nel nostro Paese, il grande&nbsp;<strong>Israel J. Singer</strong>, fratello maggiore di&nbsp;<a href="https://www.leggoquandovoglio.it/autore/56c1f379e77750bf574dda61?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Isaac B. Singer</a>, più celebre grazie al <strong>Nobel per la Letteratura conferitogli </strong>nel 1978 e molti sono, se lo si legge in questa chiave, i riferimenti all&#8217;attualità e al pericolo di una nuova deriva dei nazionalismi così come a sentimenti universali. Ogni lettrice o lettore può identificarsi con un personaggio, anche con quello maggiormente negativo, perchè la capacità dei bravi autori consiste nel saper tratteggiare ogni tipo umano e ogni sfumatura dell&#8217;animo così come Singer, ad esempio, spiega (ma non giustifica) le scelte esistenziali di Jegor. Come non pensare, ad esempio, ai giovani di nuova generazione, che si sentono stranieri nella patria di origine e in quella di residenza? Come non individuare nell&#8217;invidia personale e in un sistema economico-politico escludente l&#8217;humus della competizione che, estremizzata, sfocia nella volontà di eliminazione addirittura dell&#8217;identità di interi gruppi etnici o religiosi? L&#8217;ingiustizia sociale, la paura della perdita dei propri punti di riferimento, la mancanza di un orizzonte spirituale caratterizzano il recente Passato e la contemporaneità ed ecco il motivo per cui è importante leggere o rileggere i classici, tornare a frequentare la Cultura alta, non necessariamente solo occidentale &#8211; Letteratura, Cinema, Teatro &#8211; quesi testi che tramite la parola scritta, parlata, recitata, restituiscono un&#8217;immagine di ognuno e di tutti veritiera e franca. Israel J. Singer, approfondendo in questo racconto il tema della relazione con un “padre” &#8211; qualunque esso sia e secondo la psicologia il rapporto, quindi, con la Regola etica o morale &#8211; ci guarda con sincerità e con una dolce empatia, lui in quanto Uomo tra gli Uomini, definendo il confine tra Bene e Male, ma lasciando uno spiraglio aperto a quella flebile luce, così cristiana, che si chiama “speranza”. C&#8217;è chi dice che la speranza sia deleteria perchè illude di un mondo che mai sarà, delegandole l&#8217;onere. Chi scrive, invece, pensa che speranza e impegno possano camminare una a fianco all&#8217;altra, mantenendo i piedi per terra e la testa in cielo di fronte alla Storia che si ripete e ai princìpi che si sgretolano.</p>



<p>“<em>Non avrebbe mai permesso che suo figlio fosse sottoposto a una cerimonia barbara solo perchè mille anni prima Abramo aveva promesso a Dio di circoncidere la sua discendenza di sesso maschile. Che legame c&#8217;era tra lui, un dottore, nato e cresciuto nel cuore dell&#8217;Europa occidentale, e gli antichi costumi e rituali di sangue di un patriarca?</em>”.</p>



<p>“<em>Gli ebrei russi a loro volta facevano un&#8217;ulteriore distinzione tra chi aveva i documenti in regola e chi no</em>”.</p>



<p>“<em>Si vergognava del suo paese, del suo popolo, di suo figlio Hugo che era un membro del Nuovo Ordine, ma soprattutto di se stessa per aver provato odio verso i Karnowski e i loro simili, anche se non aveva mai osato dar voce a quei sentimenti</em>”.</p>
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		<title>Invito a teatro per le nostre lettrici e i nostri lettori. Il seme della violenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:41:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio). Perché Associazione Per i Diritti umani promuove sempre la Cultura! E perché dall&#8217;attualità si può riflettere sul Passato e dal Passato imparare a non ripetere gli&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio). Perché Associazione Per i Diritti umani promuove sempre  la Cultura! E perché dall&#8217;attualità si può riflettere sul Passato e dal Passato imparare a non ripetere gli stessi errori nel Presente, cambiando mentalità&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16813" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><em><strong>IL SEME DELLA VIOLENZA</strong></em> ALL’ELFO PUCCINI di Milano IN <strong>PROMOZIONE SPECIALE</strong> PER VOI!</p>



<p><strong>BIGLIETTI a soli 6,50 euro cad</strong><strong>.</strong>(anziché 34,00 euro) per la replica di <strong>DOMENICA 22 GENNAIO</strong>2023, <strong>ALLE ORE 16:00</strong> (fino a esaurimento dei posti disponibili).</p>



<p><strong>ACQUISTO DIRETTO:</strong> i biglietti possono essere acquistati a questo link:</p>



<p><a href="https://www.elfo.org/spettacoli/2022-2023/il-seme-della-violenza-laramie.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.elfo.org/spettacoli/2022-2023/il-seme-della-violenza-laramie.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Una volta effettuato l&#8217;acquisto vi verranno inviati via mail i biglietti print@home con cui sarà possibile accedere direttamente in sala. Se avete problemi con l&#8217;acquisto online potete contattare telefonicamente la biglietteria allo 02.00660606 ed effettuare il pagamento tramite carta di credito. Al momento dell&#8217;acquisto specificate di usufruire della <strong>PROMO LARAMIE</strong>.</p>



<p>E inoltre… <strong>ALLE</strong> <strong>ORE 19:00:</strong> Presentazione del documentario <em><strong>LARAMIE, ITALIA</strong></em> a cura della Civica Scuola di cinema Luchino Visconti. Intervengono Ferdinando Bruni e Francesco Frongie, registi, e Moisés Kaufman. Ingresso gratuito su prenotazione: <a href="https://www.elfo.org/prenota/9270.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.elfo.org/prenota/9270.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>TEATRO ELFO PUCCINI | SALA SHAKESPEARE</p>



<p><strong>DOMENICA 22 GENNAIO 2023 | ORE 16.00</strong></p>



<p><strong>IL SEME DELLA VIOLENZA</strong></p>



<p><strong>THE LARAMIE PROJECT</strong></p>



<p>di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project</p>



<p>regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, traduzione Emanuele Aldrovandi</p>



<p>con Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Marcela Serli, Nicola Stravalaci, Umberto Terruso, Francesca Turrini</p>



<p>produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto</p>



<p>Un testo profondo e toccante che racconta il caso Matthew Shepard, uno studente ucciso brutalmente negli Stati Uniti per motivi di odio omofobico. Poco dopo il delitto, Moisés Kaufman e la sua compagnia compiono un viaggio verso Laramie, la città del Wyoming teatro del delitto, e qui trascorrono lunghi periodi a intervistare gli abitanti e ricostruire gli eventi.</p>



<p>Sessanta personaggi e otto strepitosi attori per uno spettacolo che pone domande fondamentali. «Un esempio di cosa possa essere oggi il teatro civile: per nulla noioso e didascalico, emozionante e innervato di quella coscienza sociale erede diretta della tragedia greca».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="472" height="357" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16814" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo-300x227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></figure>



<p>_____________</p>



<p>TEATRO ELFO PUCCINI – C.SO BUENOS AIRES 33 MILANO &#8211; https://www.elfo.org?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p> </p>
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		<title>27 gennaio. Giornata internazionale della Memoria: l&#8217;importanza della solidarietà e dei ricordi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 07:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Quest&#8217;anno Associazione per i Diritti umani ha chiesto a due gentili signore di raccontare la vicenda che hanno vissuto da piccole quando i loro genitori decisero di accogliere una famiglia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15028" width="419" height="559" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-6-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 419px) 100vw, 419px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Quest&#8217;anno <strong><em>Associazione per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto a due gentili signore di raccontare la vicenda che hanno vissuto da piccole quando i loro genitori decisero di accogliere una famiglia di ebrei, i Barda, e le ringrazia tantissimo per questi preziosi ricordi che hanno voluto condividere con i nostri lettori.</p>



<p>Si trattava di una famiglia di ebrei originari della Libia, abitanti però da tantissimo a Parigi (da qualche ricevuta rimasta risulta che abitassero del XIX Arrondissement); probabilmente la loro attività era il commercio di profumi.</p>



<p>Dalla Francia (come è noto occupata nel 1940 dalla Germania) riuscirono a venire in Italia, nella primavera o nell&#8217;autunno del 1942. Consigliati dai loro cugini (Jules e Michel) giunsero ad Asso, in provincia di Como, dove ancora oggi è ubicata la villa della famiglia accogliente. Prima dell&#8217;8 settembre 1943 l&#8217;Italia poteva rappresentare la salvezza. E così fu fino a quando le cose cambiarono.</p>



<p>La famiglia Barda era composta da cinque persone: i genitori Salomon e Marie, entrambi avanti negli anni, e dai tre figli, tutti nel pieno della gioventù, Roger, Lionel e Jacqueline. Vivevano in cinque ammassati in una unica stanza!</p>



<p>Tra difficoltà e stenti vari, che più o meno tutti gli italiani hanno sopportato negli anni della guerra, si arrivò forse alla fine del 1943 quando la Germania, divenuta paese occupante, intensificò arresti e deportazioni: a un certo punto il maresciallo dei carabinieri del paese venne in soccorso e decise di mettere in allerta la famiglia Barda e la famiglia accogliente del pericolo incombente per la famiglia ebrea, aggiungendo di avere notizia che sarebbe quanto prima arrivata una &#8220;spedizione&#8221; e che era ormai urgente raccomandare a questi signori di mettersi al riparo in Svizzera. Si trattava di un percorso ben collaudato: si attraversavano le montagne vicine, poi il lago di Como in un punto stretto, poi si risaliva al Bisbino e lì si giungeva al confine e alla salvezza. A guidare di volta in volta i vari gruppi c&#8217;era il parroco di Sormano, Don Confalonieri , persona di grande generosità e di grande coraggio.</p>



<p>I Barda furono veramente sfortunati: qualcuno, infatti, informò i tedeschi e il gruppetto venne fermato e arrestato ormai vicino al lago. Non è mai stato accertato il nome della spia. In paese si pensava a una certa persona, un&#8217;ausiliaria della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana).</p>



<p>Insieme ai Barda fu arrestato anche Don Confalonieri. Il parroco di Asso, Monsignor Don Primo Discacciati, accorse a San Vittore e riuscì a riportare a casa il sacerdote.</p>



<p>Alla fine della guerra arrivarono le tremende notizie, i filmati, le testimonianze.</p>



<p>Nel 1946, all&#8217;incirca, una giovane signora dichiarò di essere un&#8217;infermiera dell&#8217;ospedale di Modena e ci chiese notizie di Lionel, che era stato in ospedale perché ferito durante un tentativo di fuga dal campo di raccolta di Fossoli da dove partivano i convogli verso i campi di concentramento di Germania e Polonia.</p>



<p>Più tardi, ad Asso, si venne a sapere che uno dei due cosiddetti &#8220;cugini&#8221;, Jules o Michel, si era salvato stando nascosto e che non aveva nessuna notizia della famiglia Barda. Passava il tempo, ma non si è mai avuto dubbio che per loro fosse finita tragicamente, altrimenti si sarebbero fatti vivi. Infatti: molto tempo dopo Simon Wiesenthal cominciò a fare ricerche, una delle due signore di Asso gli scrisse e rispose che tutti e cinque erano deceduti ad Auschwitz.</p>



<p>Nel 1991 uscì un testo definitivo: &#8220;Il libro della memoria&#8221; una grandiosa raccolta di dati ad opera di Liliana Picciotto Fargion, editore Mursia: a pagina 125 si trovano i dati relativi a Roger, Jacqueline, Lionel. Sulla stessa pagina: Salomone, il padre, e a pag. 321 Renata Hannuna, nome da ragazza della madre Marie. Manca la data di morte dei tre figli; c&#8217;è invece quella dei genitori che, essendo anziani, furono soppressi all&#8217;arrivo al campo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15030" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>
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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Gauguin, Matisse e Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 09:48:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Mai come in questo momento storico l&#8217;umanità necessita della forza simbolica della Pasqua, di una Resurrezione. Stiamo vivendo una quaresima laica e religiosa, immersi in un silenzio surreale che potremmo prendere&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mai come in questo momento storico l&#8217;umanità necessita della forza simbolica della Pasqua, di una Resurrezione. Stiamo vivendo una quaresima laica e religiosa, immersi in un silenzio surreale che potremmo prendere come occasione per una riflessione profonda sul senso della Vita.  </p>



<p>Per la rubrica &#8220;Art(e)Attualità&#8221; vi proponiamo, quindi, una mostra che sarebbe allestita fino al 17 maggio 2020 presso il Museo Diocesano di Milano, dal titolo <em>Gauguin Matisse Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese. Dai Musei Vaticani.</em> </p>



<p>Nel passaggio tra XIX e XX secolo e nel superamento di due guerre mondiali e dell&#8217;Olocausto, le culture e le arti, in Francia, ravvivano il dibattito tra Arte e Fede, non disgiunte dall&#8217;attualità. Papa Montini (Paolo VI), tra il 1964 e il &#8217;65, lancia un appello agli artisti affinchè, con la loro variegata creatività e attenta riflessione, ricerchino la Verità. L&#8217;epoca presa in considerazione impone un&#8217;analisi riguardante la modernità che si può (e si deve) traslare anche verso la nostra contemporaneità: l&#8217;Etica, il dolore, la Rinascita sono tutti temi che ci riguardano molto da vicino. </p>



<p>Gli artisti in mostra (Matisse, Gauguin, Rodin, Denis, Rouault e altri), con stili, linguaggi e tecniche differenti, tentano di dare una risposta, anche tramite la sperimentazione, alle domande profonde che legano l&#8217;Uomo all&#8217;Assoluto, trascendendo il particolare in favore di un significato più alto del nostro passaggio in Terra.</p>



<p><strong>&#8220;Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso he resiste all&#8217;usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell&#8217;ammirazione. E ciò grazie alle vostre mani&#8221;. </strong>(Messaggio agli artisti, Paolo VI. Dal catalogo della mostra a cura di Micol Forti e Nadia Righi).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13722" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>75esima Giornata di memoria per l&#8217;olocausto di Sinti e Rom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 07:43:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della giornata della memoria per ricordare i Sinti e Rom uccisi durante la Seconda guerra mondiale, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente la completa mancanza di strategie dell&#8217;UE per combattere il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>In occasione della giornata della memoria per ricordare i Sinti e Rom <br>uccisi durante la Seconda guerra mondiale, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente la completa mancanza di strategie dell&#8217;UE per combattere il crescente antiziganismo in Europa. Il decennio europeo per l&#8217;inclusione dei Rom è terminato solo cinque anni fa, ma tuttora non vi è alcuna strategia europea su come tutelare e sostenere le minoranze europee dei Sinti e Rom.</p>



<p>In alcuni paesi europei la situazione dei Sinti e Rom è disastrosa. Per l&#8217;APM, è vergognoso che a portare in pubblico la questione del crescente antiziganismo siano solamente le organizzazioni della società civile mentre l&#8217;UE fa finta di niente e, anzi, sembra brillare per la completa mancanza di strategie di tutela contro la crescente discriminazione dei popoli romaní. L&#8217;APM si augura che con la nuova presidenza di Ursula von der Leyen, la Commissione Europea possa finalmente sviluppare un programma europeo per tutelare i popoli romaní dalla discriminazione, sostenerne la lingua e cultura e supportare lo sviluppo di prospettive <br>economiche.</p>



<p>Il 2 agosto 2019 ricorre il 75esimo anniversario dello scioglimento del &#8220;campo degli zingari&#8221; di Auschwitz. Le commemorazioni dell&#8217;olocausto dei Sinti e Rom, organizzate dal Consiglio centrale dei Sinti e Rom tedeschi e dalla Roma Association Polonia, si tengono l&#8217;1 e il 2 agosto a <br>Cracovia e nel vicino memoriale di Auschwitz/Birkenau. </p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;: Touroperator: gli scafi del cimitero dei barconi di Lampedusa diventano Arte e Memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jul 2019 08:03:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&#160;&#8220;Touroperator&#8221;, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&#160;Massimo Sansavini, costruite utilizzando&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12762" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-768x669.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>

Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&nbsp;<strong>&#8220;Touroperator&#8221;</strong>, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&nbsp;<strong>Massimo Sansavini</strong>, costruite utilizzando gli scafi recuperati nel<strong>&nbsp;cimitero delle barche di Lampedusa</strong>, ognuna delle quali si riferisce ad un naufragio. Infatti, nel settembre 2015 il per la prima volta il Tribunale di Agrigento ha autorizzato Sansavini al&nbsp;<strong>prelievo di fasciame degli scafi</strong>&nbsp;dei migranti sottoposti a confisca e custoditi a Lampedusa. La mostra rimarrà allestita&nbsp;<strong>fino al 4 agosto.</strong></p>



<p>RACCONTO DI VIAGGIO</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Massimo
Sansavini</p>



<p>E&#8217;
un racconto di viaggio anomalo quello che vi voglio presentare con
questa mostra. Una sorta di <strong>viaggio
all&#8217;incontrario verso l&#8217;isola di Lampedusa</strong>.
Tutto ebbe inizio alla fine del <strong>2013</strong>,
era il mese di ottobre quando giornali e televisioni riportavano la
notizia di una naufragio al largo di Lampedusa che <strong>causò
la morte di oltre 360 persone</strong>.
Una tragedia che rimbalzava nei vari mezzi di comunicazione con
evidente commozione da parte di tanti. 
</p>



<p>Fino
a quella data i tragici eventi che succedevano nel canale di Sicilia
erano arrivati certo, ma passavano in modo silenzioso, distratto,
come tanti fatti che accadono ma che non ci toccano da vicino. Da
quel momento la mia attenzione si è concentrata su questo argomento,
<strong>naufragi, sbarchi
superstiti, persone</strong> che
dalle coste dell&#8217;Africa cercavano approdo in Europa. 
</p>



<p>Quel
<strong>3 ottobre</strong>
è diventato la <strong>giornata
nazionale in memoria</strong> delle
vittime dell&#8217;immigrazione, ma da quella data ai giorni nostri le
vittime continuano a salire in maniera impressionante. Per questo
motivo <strong>come artista ho
deciso di impegnarmi</strong> a dare
voce a questa realtà per fare in modo che anche l&#8217;arte contemporanea
possa portare un suo contributo ad una maggiore presa di coscienza su
questo fenomeno che ormai ci appartiene. 
</p>



<p>
Con
due collaboratori mi sono recato a Lampedusa
per il compimento
di questo
progetto,
con materiali
e attrezzature
idonei <strong>a
pre</strong><strong>l</strong><strong>evare
p</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e
d</strong><strong>e</strong><strong>gli
sc</strong><strong>a</strong><strong>f</strong><strong>i</strong>
custoditi
presso
la ex
base
USA
Loran
e a realizzare una documentazione video e fotografica.</p>



<p>
Il
recupero
di questo
materiale
sezionato,
documentato
e
catalogato
è stato
utilizzato
per
<strong>creare
o</strong><strong>p</strong><strong>ere
d’</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e</strong>
che
simboleggiano
fondali
marini,
gli
stessi
fondali
dove
sono avvenuti
i naufragi,
ogni
opera ha
un
<strong>nume</strong><strong>r</strong><strong>o</strong><strong>d</strong><strong>i
el</strong><strong>e</strong><strong>men</strong><strong>t</strong><strong>i
pari </strong><strong>a</strong><strong>l
</strong><strong>n</strong><strong>umero
</strong><strong>d</strong><strong>elle
v</strong><strong>i</strong><strong>t</strong><strong>t</strong><strong>ime
</strong><strong>d</strong><strong>el
na</strong><strong>u</strong><strong>f</strong><strong>r</strong><strong>a</strong><strong>gio</strong>
ed il
titolo
dell’opera
è
la data
del
naufragio.</p>



<p>I<strong>l
titolo della mostra “Touroperator”</strong>
è un riferimento ai mercanti di uomini e di donne da parte degli
scafisti.</p>



<p>Il logo trae spunto dalla frase “Arbeit Macht Frei” <strong>presente all&#8217;ingresso di Auschwitz,</strong> Perchè purtroppo anche in questo caso si <strong>tratta di un olocausto.</strong></p>



<p>_______________________________________________________________________</p>



<p>L’ARTE COME LUOGO DELLA MEMORIA</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12764" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Daniela Brignone</p>



<p>Le vicende storiche dell’immigrazione
narrano di instabilità, di caos, di esperienza vissuta, di gioia e
di miseria, in una serie di corsi e ricorsi. Raccontano anche di
strutture mentali scardinate, sia nel popolo migrante che nella
società che li accoglie, e di sconfitti che sono ancora disposti a
lottare, nonché di viandanti e navigatori improvvisati, senza
esperienza di vita, che non si sono ancora arresi e continuano a
sperare.</p>



<p>Tra i racconti anche quelli che
descrivono i mezzi per raggiungere la libertà, i relitti e gli
oggetti che tornano a terra, le vele rattoppate, gli abiti logori,
strappati e frammentati come la vita di coloro i quali si sono
salvati, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta. 
</p>



<p>Perdite irreparabili, angoscianti
assenze che Massimo Sansavini rielabora e infonde in opere
polimorfiche e polimateriche, accogliendo l’energia e lo spirito
che promana il materiale abbandonato. Opera così una trasmutazione
di senso, volta a raccontare una nuova identità e a trasmettere
un’esperienza umana fatta di gioie e di miserie e la sensibilità
di coloro i quali negli anni hanno cercato il dialogo con gli
immigrati e con il loro vissuto. Alla ricerca di un senso dietro
tutto ciò, l’artista propone una nuova prospettiva storica in cui
l’uomo ha un ruolo sia come essere vivente che come individuo
collocato in una data storicità. 
</p>



<p>Il “cimitero delle barche” a
Lampedusa, come viene definito il sito dove sono a poste a secco le
imbarcazioni delle nuova ondata migratoria del XXI secolo e da cui
l’artista ha prelevato la materia prima per la realizzazione delle
opere, costituisce un richiamo alla transitorietà vita-morte, al
materiale che si trasforma, ma anche al periodo storico, preludio di
un cambiamento sociale ed economico profondo
in cui la società, suo malgrado, dovrà trovare spazio per la
diversità. Un cambiamento che scuote le false certezze
dell’occidente ed erode i confini della cosiddetta normalità.</p>



<p>Sansavini conferisce una nuova vitalità
al materiale che emerge liberato dall’invisibilità, creando così
nuove corrispondenze semantiche. Riesce così ad assemblare elementi
magmatici creando forme insospettate da un apparente caos, da
mutevoli iconografie che rimandano alla pluralità di esperienze e
tradizioni dei popoli immigrati. Barche di pescatori, portatrici di
cibo e quindi di vita, diventano i mezzi di una fuga, simboli di una
nuova vita, ma anche di morte e, una volta esaurita la funzione, la
struttura rinasce in opera d’arte, in un ciclo continuo di
vita-morte-rinascita. Viene così svuotato dal senso originario e
smaterializzato per diventare altro, un’immagine elementare, più
vicina allo spirito ludico e infantile, la cui purezza, fragilità e
gioiosità evocano visioni proiettate verso un divenire. Una materia
pervasa di un’energia che opera una trasmutazione in qualcosa di
positivo e che parla di speranza, pur mantenendo una mistica
sacralità verso ciò che simboleggia la vita scomparsa.</p>



<p>L’oggetto-barca, realizzato dalle
mani artigiane, si rigenera attraverso una manipolazione dei
materiali, sollecitato da un impulso intimo a creare con assoluta
libertà. Ne conserva le caratteristiche cromatiche, per ridefinire
il messaggio destinato a chi ha voglia di guardare veramente. Ne
mette a nudo la struttura formale per rivelarne la consistenza e dare
forma alla sua immaginazione, nobilitandone i materiali poveri e
trasformando in simboli la quotidianità. 
</p>



<p>Ogni singolo frammento ha impresso la
storia di un volto e di esperienze, ma anche di adattamento e di
fatiche, di coraggio e di determinazione, diventando emblemi di
un’apertura verso nuovi significati e verso una nuova vita. Ogni
opera riprende una manualità e una tradizione artistica semplice e
comunicativa in cui confluiscono i linguaggi dei popoli migranti, in
parte africani, inventivi e vitali, fortemente colorati e
scarnificati, intrisi di una sacralità mistica, realizzati mediante
l’assemblaggio di materiali di riciclo: un mondo poetico che
manifesta un bisogno di pace e di armonia e che desidera affermare la
dignità di tutti i popoli. 
</p>



<p>L’opera d’arte diventa così luogo della memoria, perché consente di cogliere e comunicare il significato profondo degli eventi, stimolando una riflessione comune, enunciando il dramma di tante esistenze ma anche il presagio del potere salvifico della coscienza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12765" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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		<item>
		<title>Shoah &#8211; Il genocidio dei Porrajmos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2019 10:17:38 +0000</pubDate>
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<h1 class="gdlr-blog-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11981" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="750" height="394" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></h1>
<div class="clear">(Da www.21luglio.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
</header>
<div class="gdlr-blog-content">
<p><em>«Inizialmente solo per gli ebrei esistevano le camere a gas, unicamente per loro. In un secondo momento, nell’estate del 1944, purtroppo anche per gli zingari fu decretata la stessa “soluzione finale”. Li hanno mandati a morire nelle camere a gas. Ebrei e zingari morivano per gas»</em> (Pietro Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz)</p>
<h3>Porrajmos: 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista</h3>
<p>Il 27 gennaio si celebra in Italia la <strong>Giornata della Memoria</strong> – riconosciuta grazie alla Legge n.211 del 20 luglio 2000 – che ricorda lo sterminio del popolo ebraico, la <strong>Shoah</strong>, ma che dimentica di commemorare anche <strong>i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista</strong>. Una storia segnata dalla persecuzione su base etnica che, in tempi e con modalità differenti, ha colpito le comunità rom e sinte in Italia nel ventennio fascista: il Porrajoms.</p>
<h3>I quattro periodi del Porrajmos</h3>
<p>Sono quattro i periodi del “Porrajmos”, la violenta azione che in Italia ha inghiottito nel vortice dello sterminio centinaia di famiglia colpevoli solo di appartenere ad una “razza” giudicata senza speranza di conversione. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso trail 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio.</p>
</div>
<p><span style="color: #ff0000;">PER CHI SI TROVA A ROMA</span></p>
<div class="gdlr-blog-content">
<h3>Da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari per abbracciare le due Memorie</h3>
<p>All’interno della Settimana della Memoria, <strong>Associazione 21 luglio</strong>, con il patrocinio di <strong>Progetto Memoria</strong> – Associazione che si compone di sopravvissuti ai lager e testimoni diretti e indiretti -, organizza domenica 3 febbraio alle ore 11,00 una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni. La passeggiata avrà inizio <strong>alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943</strong> con la testimonianza del sopravvissuto Lello Dell’Ariccia. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso <strong>Piazza degli Zingari</strong> dove lo strorico Luca Bravi, accompagnato da alcune testimonianze, racconterà la vicenda del Porrajmos in Italia.</p>
<h3>L’evento si concluderà in piazza degli Zingari</h3>
<p>L’evento, accompagnato da musica tzigana, dalle canzoni di Maurizio Di Veroli e dalle riflessioni della giornalista Annalisi Camilli e dell’antropologo Piero Vereni, si concluderà in Piazza degli Zingari alle ore 12,30 con un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom.Ogni singolo partecipante è invitato <strong>a portare un fiore da deporre in piazza degli Zingari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>&#8220;Art(E)Attualità&#8221;. Georges De Canino e i valori della Memoria e della Resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 18:10:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A poche settimane dalla Giornata della Memoria e in questi tempi bui di neofascismi sparsi, Associazione per i Diritti umani ha visitato la mostra di Georges de Canino, presso la Casa della Memoria e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10192" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0229-e1518803532400-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p>A poche settimane dalla Giornata della Memoria e in questi tempi bui di neofascismi sparsi, <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha visitato la mostra di Georges de Canino, presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma, in omaggio al ruolo di de Canino nell’arte e nella promozione dei valori della Memoria e della Resistenza.</p>
<p><span style="color: #586272;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10193" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0230-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></span>De Canino è nato nel 1952 a Tunisi in una famiglia ebraica per parte di madre, che nel 1963 dovette emigrare in Europa, a causa dei violenti tumulti anti-occidentali e anti-ebraici generati dalla crisi di Biserta.<br />
Dopo un difficile periodo passato in un campo profughi nei pressi di Napoli, la famiglia si stabilì a Roma, dove l’artista entrò a far parte della Comunità ebraica, ancora alle prese con la ricostruzione del dopoguerra. De Canino si è formato come artista anche all’estero, a Marsiglia e a Parigi, venendo a contatto con esponenti del movimento surrealista, e in Italia, coltivando l’amicizia con artisti come De Chirico e Guttuso.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0237-e1518803609379-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10195" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/DSC_0242-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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<p>&nbsp;</p>
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