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	<title>omelia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le parole importanti di Papa Francesco a Lampedusa</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jul 2013 04:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riportiamo il testo integrale dell&#8217;omelia &#8211; pubblicata sul sito di Radio Vaticana &#8211; che il pontefice ha tenuto in occasione della sua visita sull&#8217;isola di Lampusa. Parole importanti che dovrebbero valere per tutti, uomini&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p><em><br /></em></p>
<p><em>Riportiamo<br />
il testo integrale dell&#8217;omelia &#8211; pubblicata sul sito di Radio<br />
Vaticana &#8211; che il pontefice ha tenuto in occasione della sua visita<br />
sull&#8217;isola di Lampusa. Parole importanti che dovrebbero valere per<br />
tutti, uomini e donne di fede, atei e laici: un segnale forte, quello<br />
del Papa, rivolto alle istituzioni e ai cittadini per recuperare,<br />
insieme, il senso di umanità e il rispetto per la dignità di tutti.</em></p>
<p>“Immigrati morti in mare, da<br />
quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una<br />
via di morte”. Così il titolo nei giornali. Quando alcune<br />
settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si<br />
è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina<br />
nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire<br />
qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a<br />
risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si<br />
ripeta, non si ripeta per favore. Prima però vorrei dire una parola<br />
di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di<br />
Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di<br />
sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel<br />
loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola<br />
realtà, ma offrite un esempio di solidarietà. Grazie!</p>
<p>Grazie anche all’Arcivescovo<br />
Mons. Francesco Montenegro per il suo aiuto e il suo lavoro e la sua<br />
vicinanza pastorale. Saluto cordialmente il sindaco, signora Giusy<br />
Nicolini. Grazie tante per quello che lei ha fatto e fa. Un pensiero<br />
lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno oggi, alla sera,<br />
iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti<br />
spirituali. La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più<br />
dignitosa per voi e le vostre famiglie.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/papa2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/papa2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>Questa mattina alla luce della<br />
Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole<br />
che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a<br />
riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti. «Adamo,<br />
dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il<br />
peccato. «Dove sei, Adamo?». E Adamo è un uomo disorientato che ha<br />
perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare<br />
potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si<br />
rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con<br />
l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente<br />
l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la<br />
seconda domanda: «Caino, dov’è tuo fratello?». Il sogno di<br />
essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta<br />
ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il<br />
sangue del fratello. Queste due domande di Dio risuonano anche oggi,<br />
con tutta la loro forza; tanti di noi, mi includo anch’io, siamo<br />
disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non<br />
curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non<br />
siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando<br />
questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a<br />
tragedie come quella a cui abbiamo assistito.&nbsp; </p>
<p>«Dov’è tuo fratello?», la voce<br />
del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda<br />
rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di<br />
noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni<br />
difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un<br />
posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la<br />
morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano<br />
comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà – e<br />
le loro voci salgono fino a Dio. E un’altra volta a voi, abitanti<br />
di Lampedusa, ringrazio per la solidarietà! Ho sentito recentemente<br />
uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui, sono passati per le<br />
mani dei trafficanti, quelli che sfruttano la povertà degli altri;<br />
queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di<br />
guadagno. Quanto hanno sofferto. E alcuni non sono riusciti ad<br />
arrivare.</p>
<p>«Dov’è tuo fratello?» Chi è<br />
il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è<br />
una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città<br />
di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo<br />
fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E<br />
quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?»,<br />
tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno. Anche<br />
oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del<br />
sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo<br />
così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma<br />
Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue di tuo fratello<br />
che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile<br />
di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna;<br />
siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del<br />
servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon<br />
Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della<br />
strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra<br />
strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci<br />
sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a<br />
noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere<br />
in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono<br />
l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza<br />
verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza.<br />
In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella<br />
globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla<br />
sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è<br />
affare nostro.</p>
<p>Ritorna la figura dell’Innominato<br />
di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti<br />
“innominati”, responsabili senza nome e senza volto. «Adamo dove<br />
sei?», «Dov’è tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone<br />
all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti<br />
gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci<br />
ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto<br />
e per fatti come questo?», chi ha pianto per la morte di questi<br />
fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla<br />
barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi<br />
uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?<br />
Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere,<br />
del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha<br />
tolto la capacità di piangere. Nel Vangelo abbiamo ascoltato il<br />
grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli…<br />
perché non sono più». Erode ha seminato morte per difendere il<br />
proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a<br />
ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è<br />
rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di<br />
piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che<br />
c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato<br />
prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi<br />
come questo. «Chi ha pianto?», chi ha pianto oggi nel mondo?”.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

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