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	<title>omertà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</pubDate>
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<p><i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo.</p>
<p>Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Partiamo da dove vive e dalla sua professione.</strong></p>
<p>Vivo a Palermo, ho una ditta edile da circa diciotto anni e mi occupo di edilizia commercaile, civile e pubblica.</p>
<p><strong>Vuole racontarci la vicenda che l&#8217;ha vista coinvolta nella richiesta del pizzo da parte della criminalità organizzata?</strong></p>
<p>Il nostro settore è bombardato da queste richieste perchè siamo particolarmente esposti con i ponteggi, attività di ristrutturazione, etc., in tutta la Sicilia.</p>
<p>Un giorno di metà luglio, il mio capocantiere mi dice che c&#8217;è una persona losca che chiede di me. E questo è accaduto più volte. Ho sempre lasciato perdere anche perchè questa persona pretendeva che fossi io a cecarla e a mettermi in contatto con lei. Da questo si evince come tutti conoscano questi personaggi perchè, se io fossi andato dal commerciante a fianco a chiedere di quella persona, avrebbe saputo da chi e dove mandarmi.</p>
<p>A settembre, dopo non aver ricevuto alcuna risposta da parte mia, il mafiosetto si è un po&#8217; arrabbiato e ha deciso di andare al cantiere, urlando che dovevo “alzare il culo” e andare a cercarlo perchè la cosa poteva finire male; poi ha buttato tutti quanti fuori, interrompendo il lavoro dei miei operai. A quel punto mi sono arrabbiato, sono arrivato in loco e ho fatto ricominciare i lavori.</p>
<p>Il giorno dopo &#8211; certo che questa persona sarebbe tornata a minacciarmi -ho comprato una videocamera, l&#8217;ho nascosta e ho fatto la ripresa delle minacce. Sono andato da Confartigianato, di cui sono socio, e loro mi hanno dato appoggio assoluto. Mi sono recato, quindi, dai Carabinieri.</p>
<p>Il video è uscito pubblicamente a dicembre perchè le indagini erano in corso, ma le forze dell&#8217;ordine lo avevano già visionato a settembre e ci sono stati degli arresti.</p>
<p>Come si può convincere anche altri a denunciare?</p>
<p>Proprio qui è il problema: sono vicino a tutti quelli che hanno denunciato e lo stanno facendo, ma spesso vengono strumentalizzati dai centri anti-racket che hanno iniziato a fare politica, dalle istituzioni, e dai politici. Come cittadino mi aspetto chissà che cosa dai politici, ma il politico fa solo il suo mestiere&#8230;Io non mi aspetto nulla, tantomeno protezione. Quello che, paradossalmente, si deve fare è penalizzare chi paga il pizzo, perchè la Legge dice che si tratta di favoreggiamento; su 50 arresti, siamo stati in 8/9 a denunciare, di cui 7 lo hanno fatto solo perchè sono uscite le intercettazioni dei Carabinieri e, quindi, sono stati costretti a farlo per non passare nel penale. E&#8217; stata quasi una denuncia costrittiva, ma non è così che si migliora il senso civico. Il senso civico nasce qualora tutti quanti prendono coscienza di dover fare fronte comune: a quel punto ci sarà il vero cambiamento. Uso sempre parole molto pesanti nei confronti di questi mafiosetti perchè non voglio avere paura, la paura è un ricatto.</p>
<p><strong>Anche la scuola è importante per combattere la mentalità mafiosa&#8230;</strong></p>
<p>Sono stato in alcune scuole e ho detto che è bellissimo essere sbirro e bruttissimo essere mafioso. Un conto è guardare il film “Il padrino” con tutti gli stereotipi culturali del siciliano, ma un altro è vivere nel 2018 e guardare in faccia la realtà: bellissimo è denunciare. Se non studiate &#8211; ho detto agli studenti &#8211; sarete disoccupati, avrete bisogno della raccomandazione per lavorare e finirete nelle maglie della mafia per guadagnare pochissimo, rischiando tutto. E&#8217; questo che volete?</p>
<p><strong>La sua famiglia la supporta?</strong></p>
<p>Ho due figlie da un primo matrimonio e un&#8217;altra dal secondo. Tutti mi supportano, anche gli amici mi fanno i complimenti. Le mie figlie più grandi hanno avuto paura all&#8217;inizio, ma bisogna trasmettere serenità e fiducia.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. La dimensione oscura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2018 07:30:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Qualcuno si ricorderà una serie di telefilm di fantascienza intitolata “Ai confini della realtà” che veniva trasmessa negli anni&#8217;70: Nona Fernàndez, autrice del romanzo La dimensione oscura edito da Gran Via, vi fa spesso riferimento perchè i fatti narrati sono crudi e difficili da spiegare razionalmente, ma sono accaduti davvero. Purtroppo.</p>
<p>Nona Fernàndez, classe 1971, di Santiago del Cile, con questo suo ultimo lavoro (il primo, pubblicato sempre dalla stessa casa editrice italiana, si intitola Mapocho) ha vinto il Premio Sor Juana Inés de la Cruz, premio prestigioso e meritato per il coraggio del tema affrontato e per l&#8217;originalità della stesura.</p>
<p>Un romanzo sì, ma anche un&#8217;inchiesta dato che vengono riportate le esatte parole di “un uomo alto, magro, moro, con folti baffi”. Costui si chiama Andrès Antonio Valenzuela Morales, alias “l&#8217;uomo delle torture”. Il 27 agosto 1984 quest&#8217;uomo entra negli uffici di una rivista di opposizione a Santiago e decide di rilasciare ad una giornalista la sua testimonianza, ricca di dettagli: una denuncia, una confessione sui metodi della dittatura che coprì di sangue gli anni&#8217;60 e &#8217;70 del Cile &#8211; così come di altri Paesi latinomaericani &#8211; ma facendo scomparire nel nulla i corpi dei dissidenti.</p>
<p>Il nido 20, La firma, l&#8217;hangar di Cerrillos, la costa Barriga, sono i luoghi, i nascondigli in cui venivano portate le vittime, per poi essere sottoposte ad ogni genere di violenza e uccise; uomini e donne, giovani e meno giovani, figli, padri, madri, studenti, avvocati, intellettuali, persone comuni. Come ridare loro un volto, un nome, una dignità? Attraverso la Memoria e tramite chi può e vuole rimettere in circolo le informazioni. Un pentito e una giornalista a confronto. E una scrittrice che molto immagina per riempire il vuoto lasciato dal tempo trascorso &#8211; che sbiadisce e confonde &#8211; e dall&#8217;omertà di chi c&#8217;era e, oggi come allora, fa finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>L&#8217;escamotage narrativo è quello di alternare la potenza dolorosa della descrizione delle modalità repressive con quella di alcuni episodi cinematografici o televisi, continui riferimenti alla fantasia che invece di far svagare il pubblico, diventano qui pietra di paragone con una realtà in cui si è totalmente perso il confine tra Bene e Male. Si legge, infatti: “Un horror il cui narratore e protagonista era un uomo comune e banale, che somigliava molto al nostro professore di scienze naturali, così pensavamo, con i baffi dello stesso taglio e spessore” ed echegggia la banalità del Male della Arendt che striscia, più o meno vilmente, attraverso tutte le epoche, quella banalità che viene giustificata, ad esempio, dall&#8217;obbedienza ad un ordine superiore.</p>
<p>Molte le suggestioni e gli spunti di riflessione che non riguardano necessariamente solo quel periodo storico-politico. Una domanda ricorrente è: “Quanti volti può racchiudere un essere umano?” Qui troviamo la ricerca dell&#8217;identità, la capacità metamorfica e kafkiana di mutare a seconda delle circostanze, la perdita della rettitudine.</p>
<p>Come in una tragedia greca, l&#8217;impianto del libro prevede un protagonista (o meglio, MOLTI protagonisti), gli antagonisti e il coro. Quest&#8217;ultimo è composto dai personaggi di sfondo, ma non solo nel racconto, anche nella vita vera: quelli che si nascondono dietro a un dito, che si girano dall&#8217;altra parte, che credono sia meglio non interessarsi di “certi argomenti”. Qui ci si riferisce alle istituzioni, alla stampa, ad una parte della società civile. E tornano l&#8217;universalità e l&#8217;attualità di questo romanzo. Ma allora i buoni dove sono? Come la giornalista &#8211; alter ego dell&#8217;autrice che ripete, quasi ossessivamente &#8211; “Io so” oppure “Io immagino”- sono i figli e i nipoti delle vittime che, loro malgrado, prendono il testimone dei loro genitori e parenti. Sono le nuove generazioni che garantiscono un Futuro di verità e giustizia, mantenendo viva e forte la voce dei propri cari.</p>
<p>E&#8217; un grande gioco di specchi, quello che si viene a comporre grazie alla struttura sapiente costruita da Nona Fernàndez, un gioco che mette in crisi le certezze e che pone dubbi sull&#8217;Etica. Ma questo è esattamente quello che dovrebbe accadere ogni volta che ci guardiamo in faccia.</p>
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		<title>Chi ferisce, uccide</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2016 08:07:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Sul web e sulla carta stampata, titoli di richiamo morbosi. Dettagli scabrosi, a ‘tirare dentro i pensieri ‘ oscure vicende rese note in modo volgare e triviale. Un mondo, quello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi<b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6933" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6933" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (536)" width="770" height="439" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536-300x171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536-768x438.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
<p>Sul web e sulla carta stampata, titoli di richiamo morbosi. Dettagli scabrosi, a ‘tirare dentro i pensieri ‘ oscure vicende rese note in modo volgare e triviale. Un mondo, quello della comunicazione che troppo spesso mira a distruggere qualsiasi parte rimasta illesa rivolta all’onestà, alla positività, alla legalità.</p>
<p>Eppure esiste anche dentro un mondo malato, <b>una parte di persone che nelle situazioni più complicate, vede, osserva, agisce. E’ il caso dei docenti che hanno trovato tra i temi in classe, vicende di stupri </b>e violenza inaudita, che sebbene nella consapevolezza di vivere in un contesto omertoso, non hanno fatto passi indietro o ignorato.<br />
Sono i docenti della ‘ragazza’ diventata conosciuta alle cronache, che dall’età di 14 anni è stata violentata da un gruppo per ben tre anni. Lo sapevano tutti, i responsabili, il paese, i genitori che per qualche strana modalità di protezione hanno taciuto.<br />
Persone consapevoli di avere a che fare con ‘materiale umano’ da difendere e proteggere davvero. Allo stato attuale non risultano azioni di merito rivolte a questi insegnanti per aver superato il muro del silenzio. Eppure, loro il muro lo hanno buttato giù.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6934" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6934" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (535)" width="380" height="270" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535-300x213.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></p>
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<p>Così come non esistono regole sul web, diventato circuito che umilia, mortifica, amplifica anche dove, per buonsenso e logica, avrebbe dovuto ‘eliminare’ a prescindere un video compromettente di una donna che per motivi personali aveva scelto di registrare un filmato.<br />
<b>L’assalto mediatico, le parole di offese, diventate ferite sempre più profonde. Sono diventate cancrena, perdita di sangue, di identità, di libertà di esistere</b>. L’unica scelta rimasta è stata il suicidio, trasformato in dibattito pubblico senza alcun ritegno. Senza un pensiero per i familiari, per Lei, per chi vicino a lei.<br />
In questo profondo baratro, neanche nella morte, le è stato concesso il ‘riposo’.</p>
<p>Un richiamo alla deontologia, senza lasciare che passino di ‘porta in porta’, urla di dolore così forti rimaste nel silenzio di una realtà che nega, rinnega, punisce, decapitando la vita ancor prima che sia finita.<br />
<b>Il silenzio ferisce a morte chi subisce e non ha voce, chi nel terrore e nella vergogna, ogni giorno inventa un modo per sopravvivere</b>.</p>
<p>Una pensiero a chi non c’è più, una speranza di ricostruzione a chi ha subito.<br />
Senza nomi in grassetto, senza riportare dettagli, senza scavare nelle vite degli altri.<br />
Senza fare silenzio e senza troppo chiasso. Per restare vivi e ricordare di essere umani e veri.</p>
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