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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile è stato ascoltato</title>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Il 25 ottobre 2020 sarà ricordato per sempre nella storia del Cile. È stato il giorno in cui la Costituzione redatta durante il regime di Augusto Pinochet ha ricevuto una ferita di morte, ora è in agonia. Addirittura, sappiamo l’anno in cui morirà: 2021. L’anno prossimo, una convenzione costituzionale, ovvero una Assemblea costituente formata da 155 cittadini saranno eletti mediante voto popolare per creare la Nuova Costituzione. Quasi il 79% dei cileni vuole cambiarla, una percentuale impressionante e vuole che lo facciano i cittadini, non i partiti politici o il parlamento. Sarà la prima volta in cui una Costituzione dovrà essere redatta in modo paritario, tra uomini e donne, e anche la prima volta in quasi 50 anni in cui il marco giuridico di questo fantasma chiamato “Regime dittatoriale di Augusto Pinochet” scomparirà.</p>



<p>Il popolo cileno è arrivato a questo esito dopo essere stato protagonista del “estallido social” del 2019. Per l’ennesima volta, le proteste riguardavano gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico di Santiago. Gli studenti si organizzarono per manifestare nelle stazioni della metropolitana e soprattutto per non pagare il biglietto. Sono bastati alcuni giorni e l’aumento della popolazione in protesta che, come sempre capita, tutto degenerò e ci fu il confronto armato tra forze dell’ordine e popolo. L’aumento del biglietto era la ciliegina sulla torta; in verità, nel profondo, c’erano altre ragioni di malcontento per manifestare: il caro vita, pensioni basse, l’alto costo dei medicinali e della salute in generale, una disuguaglianza economica e sociale molto forte, e non meno importante, un rifiuto generalizzato per una Costituzione restrittiva che impediva il progredire e la modernizzazione della società. I politici rappresentavano “quella” Costituzione macchiata di sangue e arrugginita. Non era la prima volta che gli studenti prendevano la parola, era già successo nel 2007, 2008 e soprattutto nel 2011 quando studenti universitari e di secondaria si mobilitarono per rifiutare il sistema di istruzione nazionale che prevedeva un’ampia partecipazione del settore privato rispetto a quello statale. In sostanza, troppe scuole e università private rispetto a quelle pubbliche. Proteste che continuarono un anno dopo. All’epoca, la cantautrice franco cilena Ana Tijoux ascoltò le grida degli studenti e scrisse la canzone “Shock”: “Un’altra canzone che prende la sua profonda ispirazione di fronte ad un movimento studentesco che è stato come uno svegliarsi generale”, diceva la Tijoux in una intervista fatta da Mega Noticias nel 2012.</p>



<p>Tornando ai nostri giorni e dopo 34 morti confermati, più di 3.400 persone ferite e più di 8.800 arresti per gli scontri di un anno fa, questo processo nelle urne è un modo molto democratico per chiudere pacificamente i contrasti di allora con il governo e aprire una nuova porta per un Cile più moderno, che possa vivere più serenamente il futuro senza avere l’ombra della dittatura persino nella Costituzione. È già un popolo ferito nell’anima. Questo successo nel referendum è un cambio molto importante, anche a livello psicologico, nonché sociale e politico.</p>



<p>Chi paragona questa futura Costituente popolare cilena con la Assemblea costituente del 2017 in Venezuela si sbaglia di grosso perché la costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione nel Venezuela ha assunto tutte le facoltà plenipotenziari al di sopra di tutti i poteri pubblici dello stato, comportamento dittatoriale, ed è stata promossa solo da Nicolas Maduro attraverso un decreto presidenziale. Non c’è stato un referendum popolare per chiedere se si voleva cambiare la Costituzione. Il 16 giugno del 2017 il regime venezuelano organizzò un simulacro di elezioni per l’Assemblea costituente che fu un fiasco, pochissima partecipazione e molti seggi vuoti mentre l’opposizione lo denunciava come un abuso di potere. Un giorno dopo, Maduro ordinò la cattura di oppositori come Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma per non aver rispettato gli arresti domiciliari. Un fatto grave e arbitrario completamente fuori contesto e isolato dalle elezioni. Qualunque situazione era un motivo per far tacere le minoranze politiche che denunciavano le costanti irregolarità commesse da Maduro. Il 30 luglio si fecero le elezioni sotto l’ombra dell’evidente frode, perché secondo il governo avevano partecipato più di 8 milioni di venezuelani, ma secondo l’opposizione e i rappresentanti di Smartmatic, azienda a carico del sistema elettronico di votazione, c’era una incongruenza di più di 1 milioni di voti. Il regime decise tutto arbitrariamente e mise a tacere tutti quelli che denunciarono il fatto che la convocazione elettorale non seguisse le linee costituzionali e democratiche.</p>



<p>Perciò la situazione è ben diversa dal Cile. C’è solo da credere nella democrazia cilena e augurarsi che tutto questo processo che è appena iniziato sia trasparente, equilibrato e soprattutto ascolti veramente le necessità della gente. Il futuro ce lo dirà. Sicuramente è un paso in avanti per America Latina: macchiata di frodi elettorali, di risposte poco democratiche, di arbitrarietà del “caudillo” di turno. La maggior parte del popolo cileno ha sempre dimostrato di essere da parte del giusto, da parte dei diritti e della libera scelta. Speriamo che anche questa volta sia così.</p>
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		<title>25 Aprile: giorno della Libertà, giorno della Memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 07:36:08 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="500" height="375" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13919" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/iscrivitipertini-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Giovanni Marilli, della sezione 3 dell&#8217;A.N.P.I. XXV Aprile che ringrazia e ringrazia anche Luisa Pesavento per il contatto. <br><br><br><br>Perchè è importante celebrare la ricorrenza del 25 Aprile, ancora e ancora? <br><br><strong><em>Il 25 Aprile, il giorno della Liberazione, per noi è soprattutto il giorno della memoria. Il giorno       segnato sul calendario nel quale sublimiamo la conoscenza di ciò che è avvenuto in questo Paese, ossia la capacità di un popolo intero di  riprendere in mano il proprio destino dopo venti anni di  regime fascista, venti anni di soppressione delle libertà, di eliminazione fisica degli oppositori e   dei &#8220;diversi&#8221;. Vent&#8217;anni di svuotamento di ogni forma di partecipazione democratica, di                  annichilimento della coscienza civile. Vent&#8217;anni di violenza elevata a rango di strumento di            contesa politica, vent&#8217;anni di razzismo, di guerre, di miseria, Il 25 Aprile è lo spartiacque ideale    tra il torpore di una massa ridotta a suddito e il risveglio di un popolo che prende consapevolezza dei propri diritti e delle proprie speranze, di un popolo che si autodetermina nella Resistenza         prima e nella Costituzione Repubblicana poi. Per questo è importante ricordare il 25 Aprile. Serve a tornare per un attimo su quello spartiacque, su quel crinale, e vedere cosa c&#8217;era prima e cosa c&#8217;è stato dopo.</em></strong><br><br>I giovani di oggi sono, a suo parere, abbastanza consapevoli delle vicende storiche e di alcune storie           individuali che hanno segnato il mondo negli anni precedenti e successivi la Seconda Guerra Mondiale?<br> <br><strong><em>Noi andiamo nelle scuole, il luogo privilegiato per parlare con i più giovani, in modo, con loro, da tenere viva la memoria. Tanto per dare qualche numero nel 2018 abbiamo avuto circa 39000           contatti con le scuole. Proviamo a raccontare loro che una conquista non è per sempre, che quello che i nostri padri e nonni, le nostre madre e nonne hanno conquistato, quello che i e le Costituenti hanno costruito è un dono prezioso;  che questo dono ci è stato lasciato in custodia e occorre         conservarlo con cura. E che occorre vigilare e impegnarsi per l&#8217;attuazione completa del dettame  costituzionale. A me piace dire che la Costituzione sono le regole del gioco, che non basta giocare secondo le regole, ma che occorre stare in guardia perché le regole le osservino tutti e chiedere     conto all&#8217;arbitro quando le si rileva qualche abuso.  La sfida è come rendere quel passato che si   allontana, ogni anno di più, e che rischia di apparire così remoto,  attuale, vivo, concreto. Nel       dialogo con i più giovani ci sorprende la curiosità, le domande che raramente sono banali, la loro voglia di capire l&#8217;oggi in relazione allo ieri. Scorgiamo la sorpresa di alcuni o la consapevolezza di altri che, seppure le vicende storiche possano essere collocate in contesti diversi, i valori che le      sottendono sono valori universali. Se ai giovani la Resistenza e la Costituzione vengono spiegate  per quello che sono, ossia carne e sangue per parafrasare un celebre monito di Pietro                        Calamandrei, e non sono ridotte a un sermone frontale,  allora i giovani rischiano anche di           appassionarsi. Non credo a giovani svogliati: è più facile credere a vecchi malvissuti.              </em></strong><br><br>Possiamo stabilire alcune analogie tra la propaganda del primo novecento e i giorni nostri? E, in caso affermativo, in che modo possiamo decostruire una certa mentalità intrisa di odio e di violenza?<br>   <br><strong><em>Sicuramente ci sono analogie preoccupanti, per quanto, secondo me,  la storia non si ripeta mai   due volte ( e neanche sotto forma di farsa). Viviamo una situazione di disagio economico diffuso e di drammatica disuguaglianza di fatto nell&#8217;accesso ai diritti, anche quelli più elementari. E come sempre è accaduto nella storia, la disperazione porta facilmente a individuare capri espiatori, la frustrazione rabbiosa può essere più facilmente convogliata a scaricarsi verso gli ultimi, i più       indifesi. Le tecnologie della comunicazione attuali sono enormemente più potenti e capillari di     quelle dei primi del &#8216;900 e questo rende ancora più complesso lo scenario, più oneroso lo sforzo di chi sente il dovere di rovesciare certi pregiudizi, di contrastare certe sub-culture violente,               prevaricatrici, spietatamente razziste. Purtroppo non ci sono ricette semplici, anzi la sfida sta     nel proporre risposte complesse a problemi che sono complessi.  Grandi questioni che soltanto      chi,</em></strong> <em><strong>per mala fede o per pura insipienza, </strong></em><strong><em>si fa portatore di una cultura di odio e di prevaricazione si compiace nel semplificare. Di fronte alla irrefrenabile velocità dell&#8217;accumulare &#8220;like&#8221; grazie a   battute ad effetto, di fronte all&#8217;impulso di rispondere colpo su  colpo e con colpi sempre più forti e dirompenti, di fronte al desiderio di spingersi sempre più in alto per spiccare dall&#8217;anonimato        calpestando, se serve, quelli attorno,  mi viene in mente quell&#8217;invito di Alex Langer  condensato in tre parole che rovesciano il motto olimpico: lentius, suavius, profundius. Direi di ripartire da qui.</em></strong><br><br>Quest&#8217;anno, il 25 Aprile, si celebra in un&#8217;epoca toccata da una pandemia mondiale: quali sono i pericoli &#8211; a livello politico e sociale &#8211; a cui potremmo andare in contro, data anche la debacle economica in cui versa e verserà il nostro Paese?<br><br> <strong><em>A questa domanda credo siano appropriate le parole di Carlo Smuraglia, presidente emerito dell&#8217;ANPI :&#8221;Se la memoria deve essere, prima di tutto, conoscenza e consapevolezza, il 25 aprile           dobbiamo necessariamente guardarci attorno e pensare al futuro, che si profila pessimo,               estremamente difficile, fortemente pericoloso. Avremo, quando saranno finiti gli effetti                    immediati del Coronavirus, degli effetti economici e sociali di una gravità inaudita. E come            sempre (l’esperienza degli anni 20 insegna) situazioni del genere sono molto pericolose per la        stessa democrazia.“Festeggiare” il 25 aprile significa, dunque, oggi anche capire il presente e         prepararci per l’avvenire. Toccherà ancora una volta ai più consapevoli (e speriamo siano la       maggioranza del Paese) prendere in mano il destino proprio e quello della nazione, combattendo le disuguaglianze e la povertà, creando condizioni di lavoro e di vita improntate ad una profonda socialità; occorrerà un impegno fortissimo di chiunque ami la libertà e creda nella Costituzione,   fare il possibile per liberarci non solo dai guai sanitari, ma anche dei problemi economici e            sociali che inevitabilmente colpiranno il Paese.Se siamo usciti da un dopoguerra difficilissimo,    dopo il 25 aprile 1945, se abbiamo dato vita ad una Costituzione tra le più avanzate del mondo,     sappiamo oggi che dovremo fare altrettanto anche questa volta, per consegnare ai nostri figli ed ai nostri nipoti un Paese libero, uguale e solidale, contro ogni forma di odio, di fascismo e di          razzismo. E ciò in nome di quel sogno di libertà per cui dettero la vita tante donne e tanti uomini nel periodo fascista e nella Resistenza. Sarà questa la nostra forza; e con questo spirito potremo  intonare ancora una volta la nostra canzone più cara. Bella Ciao, non per festeggiare una data    guardando al passato, ma per affrontare con forza, decisione e impegno un futuro di pace, di       democrazia, di libertà.&#8221; </em></strong><br><br> Ricordiamo perchè si canta &#8220;Bella Ciao&#8221; (Ripresa, ultimamente, anche da una celebre serie tv spagnola&#8230;)? <br><br><strong><em>Per la &#8220;storia&#8221; di Bella Ciao  rimando al sito dell&#8217;ANPI  <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.anpi.it/articoli/849/bella-ciao?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.anpi.it/articoli/849/bella-ciao?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  Credo che ci riconosciamo in Bella Ciao perchè nelle parole di Bella Ciao, nel ritmo, nella cadenza, echeggia un  sentire universale di resistenza e di libertà che ci accomuna tutti a qualunque              latitudine</em></strong> .<br><br><br>https://youtu.be/mQBbgre25Qs?utm_source=rss&utm_medium=rss</td></tr></tbody></table>
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		<title>Patrick Zaki libero subito﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Feb 2020 08:56:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>P di Giuseppe Acconcia Patrick Zaki, studente e attivista dell’Università di Bologna, è stato arrestato lo scorso sei febbraio al suo arrivo all’aeroporto del Cairo con accuse di “diffusione di notizie false”, “mettere in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <strong>P</strong></p>



<p> di Giuseppe Acconcia</p>



<p>Patrick Zaki, studente e attivista dell’Università di Bologna, è stato arrestato lo scorso sei febbraio al suo arrivo all’aeroporto del Cairo con accuse di “diffusione di notizie false”, “mettere in pericolo la sicurezza nazionale” e “incitamento alle proteste”. Sabato 22 febbraio la Corte di Mansoura, la sua città natale sul Delta del Nilo deciderà se estendere la custodia cautelare di Zaki, 27 anni. Secondo l’ong egiziana Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), Zaki ha subito torture per ore ed elettroshock durante la sua detenzione. Patrick Zaki, che stava per concludere un Master in studi di genere, aveva duramente criticato la repressione in corso in Egitto ricordando spesso il caso di Giulio Regeni. Flashmob per chiedere il rilascio immediato di Zaki si sono svolti in varie città italiane, con la partecipazione di varie associazioni studentesche tra cui Link e Adi (Associazioni dottorandi e dottori di ricerca in Italia).  </p>



<p>
<strong>Zaki
e il caso Regeni</strong></p>



<p>
“Combattiamo
per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni. Le istituzioni
cercano di impedirci di parlarne, le proteste (in Egitto, <em>ndr</em>)
non sono permesse, le ong affrontano minacce”, aveva dichiarato
Zaki in un’intervista all’agenzia <em>Dire</em>
nel 2018. I casi di Patrick Zaki e Giulio Regeni hanno molte
similitudini, come confermato dalla famiglia del giovane egiziano.
Tra le richieste, fatte a Zaki durante la detenzione, ci sarebbero
proprio i suoi legami con la famiglia Regeni in Italia. E così, a
pochi giorni dalla diffusione della notizia della sua scomparsa, è
apparso un murales a qualche passo dall’ambasciata egiziana a Roma
in cui si vede Giulio abbracciare Patrick e la scritta “Stavolta
andrà tutto bene”. Per ben sei giorni, dal 25 al 31 gennaio 2016,
non è stata diffusa la notizia ai media della scomparsa di Giulio
Regeni, rallentando l’attivazione del clamore mediatico che avrebbe
permesso di fare maggiori pressioni sulle autorità egiziane per
chiederne il rilascio. 
</p>



<p>
A oltre
quattro anni dalla scomparsa e ritrovamento del corpo del dottorando
friulano, il 3 febbraio 2016, le indagini sui responsabili in Egitto
non fanno progressi. Fin qui sappiamo che sono coinvolte alte
gerarchie militari egiziane perché Giulio è stato preso il 25
gennaio 2016, anniversario delle proteste di piazza Tahrir del 2011.
Si sa anche che sono stati i suoi contatti in Egitto, tra coinquilini
e sindacalisti intervistati, ad averlo tradito e denunciato alle
autorità egiziane per il suo lavoro di ricerca sui sindacati. Eppure
gli interessi a mantenere buone relazioni bilaterali con il regime
militare egiziano hanno fin qui impedito a Italia e Unione europea di
dichiarare l’Egitto come un paese non sicuro e di fare maggiori
pressioni per arrivare alla verità e svolgere un processo che
individui i responsabili del crimine. Solo pochi giorni fa due navi
militari sono state vendute da Roma all’Egitto, mentre il ruolo del
Cairo in Libia e gli interessi petroliferi nel Mediterraneo orientale
sono in cima all’agenda della politica estera italiana nel paese. 
</p>



<p>
<strong>Zaki
e la repressione in Egitto</strong></p>



<p>Il caso Zaki è solo uno tra le migliaia che coinvolgono attivisti e oppositori in Egitto. Lo scorso venerdì, il senatore repubblicano negli Stati Uniti, Marco Rubio, aveva chiesto alle autorità egiziane di rivelare il luogo di detenzione di Mostafa al-Naggar, attivista ed ex parlamentare dei Fratelli musulmani di cui non si hanno notizie da 16 mesi. Lo scorso mese un cittadino statunitense in carcere in Egitto da oltre sei anni, Mustafa Kassem, è morto in prigione dopo un lungo sciopero della fame. Restano ancora in prigione dalle proteste dello scorso settembre con rinnovi di 15 giorni in 15 giorni, gli attivisti, Alaa Abdel Fattah e Mahiennour el Masry. È stato rinnovato il periodo detentivo anche per la giornalista e attivista Esraa Abdel Fattah, accusata di diffondere “notizie false” e di far parte di “un’organizzazione terroristica”. Esraa avrebbe subito torture in prigione per mano di agenti in borghese. Secondo Amnesty International, sarebbero state almeno 4mila le persone arrestate al Cairo per prevenire ulteriori manifestazioni, solo lo scorso autunno, mentre sarebbero oltre 60 mila i prigionieri politici nelle carceri egiziane dopo la repressione avviata con il golpe militare del 3 luglio 2013. E non solo, il think tank ha accusato la Procura suprema per la Sicurezza di Stato di abusare costantemente delle leggi antiterrorismo per estendere la definizione di terrorismo e annullare qualsiasi garanzia prevista dalla Costituzione per gli imputati. E così migliaia di persone sono state arrestate con accuse inventate, hanno subito prolungati periodi di detenzione preventiva, hanno subito torture e maltrattamenti in carcere.  </p>



<p>
Sconcerto
ha suscitato poi in Egitto la morte di Nada Hassan, 12 anni, a causa
di una mutilazione genitale femminile ad Assiut, 380 chilometri dal
Cairo. Il medico che ha praticato l’operazione, ancora molto
diffusa soprattutto in aree rurali, è stato arrestato insieme alla
zia della giovane. Secondo quanto è emerso dalle indagini, il medico
non avrebbe usato anestetici né avrebbe avuto il supporto di
infermieri. 
</p>
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		<title>Firmiamo l&#8217;appello per Zaki. Attivista e ricercatore egiziano a rischio tortura: va scarcerato subito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 07:41:22 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="310" height="163" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13627" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/aaaaaaaaaaaa-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></figure></div>



<p><strong>Aggiornato il 13/02/2020 –&nbsp;Patrick George Zaki</strong>, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di&nbsp;<strong>detenzione preventiva per almeno 15 giorni</strong>.</p>



<p>Con una&nbsp;<a href="https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2020/02/11115417/letter-ambasciata-egitto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>lettera all’ambasciatore egiziano a Roma</strong></a>&nbsp;abbiamo subito espresso le nostre preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano.</p>



<p><strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;era partito da&nbsp;<strong>Bologna</strong>, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, al-Mansoura, in&nbsp;<strong>Egitto</strong>.</p>



<p>I suoi avvocati ci hanno riferito che gli agenti dell’<em>Agenzia di sicurezza nazionale</em>&nbsp;(NSA) hanno tenuto Patrick&nbsp;<strong>bendato e ammanettato</strong>&nbsp;durante il suo&nbsp;<strong>interrogatorio all’aeroporto</strong>, durato&nbsp;<strong>17 ore</strong>.&nbsp;Durante l’interrogatorio, lo hanno&nbsp;<strong>picchiato sulla pancia e sulla schiena</strong>,&nbsp;<strong>torturandolo con scosse elettriche</strong>.</p>



<p>Gli agenti della NSA lo hanno interrogato sul suo lavoro in materia di diritti umani durante il suo soggiorno in Egitto e lo scopo della sua residenza in Italia.</p>



<p>Successivamente è stato trasferito in una struttura di detenzione della NSA non rivelata ad al-Mansoura.</p>



<p>Il giorno seguente all’arresto, i pubblici ministeri di al-Mansoura hanno&nbsp;<strong>ordinato la sua detenzione per 15 giorni</strong>&nbsp;in attesa di indagini su&nbsp;<strong>accuse</strong>&nbsp;tra cui “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. I pubblici ministeri hanno affermato di fare riferimento a&nbsp;<strong>dieci post pubblicati su Facebook</strong>&nbsp;come prova, ma non hanno permesso né a Patrick né al suo avvocato di esaminarli.</p>



<p>“<em>L’arresto arbitrario e la tortura di Patrick Zaki rappresentano un altro esempio della sistematica repressione dello stato egiziano nei confronti di coloro che sono considerati oppositori e difensori dei diritti umani, una repressione che raggiunge livelli sempre più spudorati giorno dopo giorno&nbsp;</em>–&nbsp; ha dichiarato in una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/egitto-amnesty-international-denuncia-larresto-arbitrario-e-la-tortura-di-patrick-zaki/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota ufficiale</a>&nbsp;<strong>Philip Luther</strong>, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International -.&nbsp;<em>Chiediamo alle autorità egiziane il rilascio immediato e incondizionato di Patrick, in stato di fermo esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani e per le idee espresse sui social. È necessario che le autorità conducano un’indagine indipendente sulle torture che ha subito e che sia garantita la sua protezione in maniera tempestiva</em>“.</p>



<p>Riteniamo che&nbsp;<strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;sia un&nbsp;<strong>prigioniero di coscienza</strong>&nbsp;detenuto esclusivamente per il suo&nbsp;<strong>lavoro in favore dei diritti umani</strong>&nbsp;e per le&nbsp;<strong>opinioni politiche espresse sui social media</strong>.</p>



<p><strong>Patrick George Zaki</strong>&nbsp;è un ricercatore in studi di genere presso l’<em>Iniziativa egiziana per i diritti personali</em>&nbsp;(Eipr), frequenta un master all’Università di Bologna.</p>



<p>Continueremo a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili.</p>



<h3>LE INIZIATIVE PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI PATRICK GEORGE ZAKI</h3>



<ul><li>14 febbraio, Pescara, sit in dalle 19 in piazza Salotto (piazza della Rinascita)</li><li>14 febbraio, Padova, flash mob dalle 18 organizzato dagli studenti universitari UDU e ASU presso il Palazzo comunale</li><li>15 febbraio, Milano, sit in dalle&nbsp;18, via Sondrio, parcheggio limitrofo al Consolato d’Egitto</li><li>16 febbraio, Forlì, ore 11, sit in per la liberazione di Patrick in collaborazione con associazioni studentesche dell’università</li><li>16 febbraio, Brescia, ore 16, presso Largo Formentone, mobilitazione per Patrick.</li></ul>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. 2017: un breve riassunto delle notizie principali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 07:49:38 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Messico</span></strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10037" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="635" height="357" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 635w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Nel 2017  il Messico è stato nominato come il secondo paese più pericoloso al mondo per i giornalisti. Con 11 giornalisti uccisi , tutti senza una seria investigazione al riguardo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il terremoto di settembre lasciò centinaia di morti e migliaia di sfollati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Le regioni più povere sono ancora in crisi e se non fosse per la società civile, che ha visto nascere immediatamente dei gruppi di aiuto, quelle famiglie sarebbero ancora senza niente. Qui trovate l’articolo che scrissi al riguardo: </span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/19/america-latina-diritti-negati-affinche-la-solidarieta-diventi-unabitudine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">https://www.peridirittiumani.com/2017/10/19/america-latina-diritti-negati-affinche-la-solidarieta-diventi-unabitudine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></u></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><strong>Argentina</strong> </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10038" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="709" height="698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/2-300x295.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Il ritrovamento del corpo di Santiago Maldonado. Trovato dopo mesi (era scomparso ad agosto 2017) in una situazione dubbia e piena di contraddizioni che sicuramente non lascia tranquilli né la famiglia né i compagni di lotta che da subito si sono dati da fare per esigere giustizia.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Le condanne all&#8217; ergastolo di Alfredo Astiz e Jorge Acosta, militari, autori dei “ voli della morte”. Drogavano e caricavano i giovani negli aerei per buttarli in mare. Dopo 40 anni sono stati condannati anche </span><span style="font-size: large;">Mario Daniel Arru, Alejandro Domingo D&#8217;Agostino, Francisco Armando Di Paola y Gonzalo Torres de Tolosa</span><span style="font-size: large;"> .</span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Honduras</span></strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10039" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="744" height="417" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 744w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/3-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 744px) 100vw, 744px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Le proteste continuano ancora oggi.  Migliaia di persone sono uscite per le strade dell’Honduras per far sentire forte la loro voce. Protestano contro la rielezione del presidente Juan Orlando Hernandez, oppositore di Nasralla.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Cile</span></strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10040" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="319" height="158" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 319w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/4-300x149.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 2017 lascia anche in Cile un altro rappresentante della destra: </span><span style="font-size: large;">Sebastián Piñera che vinse le elezioni con 860,000 nuovi voti. Bisogna dire che in Cile l’astensione al voto è al di sopra del 50% della popolazione, contrariamente a quanto si aspettava in un paese che si lascia guidare dalla sinistra.  Per i prossimi tempi, invece, avranno un governo di destra.</span></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Atti umani. Il coro polifonico dei vivi e dei morti nella Corea del Sud del 1980</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 08:55:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Con il suo precedente romanzo, La vegetariana, Han Kang ha ottenuto molto successo, ora l&#8217;autrice sudocoreana torna con il suo ultimo lavoro, sempre per Adelphi, intitolato Atti umani. Nata a Gwangju nel 1970,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9788" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="240" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/b4cf11f2ffad806ffe99247499d13cf3_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p>Con il suo precedente romanzo, La vegetariana, Han Kang ha ottenuto molto successo, ora l&#8217;autrice sudocoreana torna con il suo ultimo lavoro, sempre per Adelphi, intitolato Atti umani.<br />
Nata a Gwangju nel 1970, torna in quel luogo dopo essersi trasferita con la sua famiglia a Seul pochi mesi prima del massacro avvenuto nella città natale, nel 1980, e lo racconta con una storia polifonica, attraverso le voci delle vittime e dei superstiti, soprattutto ragazze e ragazzi, quei giovani che hanno creduto nella lotta contro il dittatore Chun Doo-hwan, perchè gli anni&#8217;80 non sono poi così lontani&#8230;<br />
I capitoli sono scanditi dalle date, in maniera cronologia, dall&#8217;inizio della rivolta fino al 2013 e danno voce, di volta in volta, ad alcuni protagonisti: il quindicenne Dong-ho, la redattrice Eun-sook, l&#8217;operaia Seong-hee e poi i loro familiari, i colleghi, gli amici attivisti, ognuno con il proprio carico di ricordi e di sofferenza laceranti.<br />
Han Kang non vuole che l&#8217;oblio copra la Storia e così restituisce al lettore tutta la crudezza di un periodo, breve, ma terribile in cui, oltre alla legge marziale, nel suo Paese vigeva la repressione assoluta e violenta di ogni tipo di dissidenza. Una giornalista che riceve sette schiaffi dal proprio capo, l&#8217;operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese, ma in particolare l&#8217;autrice non lesina la descrizione delle torture inflitte ai prigionieri. Ogni situazione viene raccontata da punti di vista differenti, narrata in prima, seconda o terza persona e il lettore è chiamato a identificarsi con il personaggio a volte da molto vicino a volte da più lontano, ma sempre con grande partecipazione.<br />
L&#8217;opposizione democratica contro la dittatura di Chun Doo-hwan, instaurata dopo l&#8217;assassinio del presidente Park Chung-hee era composta per di più dagli studenti dell&#8217;Università Nazionale di Chonnam, ma anche da ragazzini più piccoli, ancora alunni delle scuole medie a cui furono messe in mano le armi. Sotto Chun Doo-hwan, questi eventi vennero presentati alla popolazione come una rivolta comunista; una volta instaurato un regime democratico (che suona sempre come un ossimoro), il massacro venne in seguito riconosciuto come una violenta repressione di un movimento che mirava a difendere le libertà individuali dei coreani. Il prezzo pagato è stato altissimo e in Occidente poco se ne parla.<br />
Il massacro di Gwangju diventa oggi più che mai di attualità, se pensiamo alle minacce continue tra USA e Corea del Nord, ai regimi debellati sulla pelle dei civili in Medioriente e a quelli ancora in atto in altre aree del mondo. Il massacro di Gwangju diventa anche universale per i temi trattati: la banalità del Male (“&#8230;Solleva lo sguardo e contempla la fotografia del presidente appesa alla parete intonacata. Com&#8217;è possibile, si chiede, che una faccia possa nascondere così bene ciò che si cela dietro di essa? Che non sia indelebilmente segnata da tanta crudeltà, brutalità, gusto omicida?”); l&#8217;etica slegata dalla moralità; il senso di colpa dei sopravvissuti (“Perchè lui è morto? Perchè io sono vivo?&#8230;Sì, la coscienza, la cosa più terrificante al mondo”); l&#8217;orrore della tortura (“Invece di brutali percosse, i nostri carcerieri iniziarono ad adottare metodi più elaborati per infliggerci il dolore, metodi che non fossero troppo gravosi per loro dal punto di vista fisico. Come la &#8216;tortura della forcina&#8217;, in cui ti legavano le braccia dietro la schiena e ti infilavano un grosso pezzo di legno tra i polsi e le reni”.)<br />
Ma, oltre al Male, la scrittura di Han Kang cerca di far emergere anche il Bene, la possibilità del Perdono, il recupero di un&#8217;umanità ormai sepolta sotto la sete di potere , potere politico, economico o “semplicemente” quello primitivo di un essere umano su un altro. Fa parlare le anime di chi non c&#8217;è più, la scrittrice. Le fa sussurrare per ricordare a tutti il significato del loro sacrificio, quel significato sublime, che trascende la vita stessa, che amplia il respiro e lo fa diventare spirituale, quel respiro che deve tornare ad alimentare i valori e gli ideali positivi, per chi verrà dopo di noi.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. L’arresto di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 07:34:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale. Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9784" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era un fervente leader 52enne indipendentista e riuscì a negoziare con i bianchi più ambiziosi, puntando ad una transizione e risoluzione pacifica delle controversie. Il potere e il favore del popolo crebbe verso di lui al punto che riuscì a prendere totalmente in mano la guida del suo Paese, creando in pochissimo tempo una dittatura. Improvvisamente espropriò tutte le fattorie dei bianchi e represse brutalmente tutti gli oppositori politici. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si instaurò nel paese un clima molto pesante fino al 31 dicembre 1987, giorno in cui Mugabe conquistò la carica di Presidente dello </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbawe, e la conservò per ben 30 anni &#8211;</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> attualmente è il capo di Stato più anziano del mondo &#8211; modificando addirittura la Costituzione per consentire numerose ricandidature. Accusato di aver instaurato un regime dittatoriale nel suo Paese, il 15 novembre 2017 (finalmente?) è stato posto sotto custodia dall’esercito a seguito di un colpo di Stato organizzato dall’ex vicepresidente Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un arresto improvviso del presidente e di sua moglie, 40 anni più giovane ed importante braccio destro in tutti questi anni di dittatura, ha fermato l’infinito regno del terrore di questo pessimo esempio per tutto il continente africano. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">”<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La scorsa notte la ‘first family’ è stata arrestata e sta bene, era necessario sia per la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Costituzione</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che per l’integrità della nostra nazione. Né lo Zimbabwe né </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zanu</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono di proprietà di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mugabe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e della moglie. Oggi comincia una nuova era e </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mnangagwa</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> ci aiuterà a ottenere uno </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbabwe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> migliore”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il probabile obiettivo di questa presa di potere era, forse, la moglie di Mugabe, cosiddetta “DisGrace”, che da tempo tramava un piano per prendere il posto del marito, tanto da convincerlo ad allontanare Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni la storia dello Zimbabwe si sta costruendo, anzi ricostruendo, dopo anni di oppressione e mancanza di diritti in tutto il paese. Le evoluzioni di questa vicenda ancora non sono note o immaginabili ma una cosa è certa: a qualsiasi latitudine, il potere è affamato di altro potere.</span></span></p>
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		<title>Venezuela. &#8220;Scariche elettriche e stupri, così il regime di Maduro tortura gli oppositori&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/30/venezuela-scariche-elettriche-e-stupri-cosi-il-regime-di-maduro-tortura-gli-oppositori/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Aug 2017 01:39:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Corriere della sera 25 agosto 2017) Le testimonianze raccolte da un’avvocata venezuelana sugli abusi della polizia del regime di Caracas di Tamara Suju*  &#160; Confesso che trascrivere centinaia di testimonianze delle vittime della&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Corriere della sera 25 agosto 2017)</p>
<p>Le testimonianze raccolte da un’avvocata venezuelana sugli abusi della polizia del regime di Caracas</p>
<p>di Tamara Suju*</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-25T060026Z_1675094513_RC1319C02C20_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-0026-kHOH-U43360313961377D0B-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9333" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-25T060026Z_1675094513_RC1319C02C20_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-0026-kHOH-U43360313961377D0B-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-25T060026Z_1675094513_RC1319C02C20_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-0026-kHOH-U43360313961377D0B-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-25T060026Z_1675094513_RC1319C02C20_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-0026-kHOH-U43360313961377D0B-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-1-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Confesso che trascrivere centinaia di testimonianze delle vittime della tortura in Venezuela e la sua sistematica ripetizione mi ha reso più forte perché non posso lasciarmi prendere dall’indignazione e dalla rabbia mentre scrivo il rapporto nel modo più metodico e obiettivo possibile. Lo scorso 17 agosto ho consegnato alla Corte Penale ventidue nuovi casi di tortura che vanno ad aggiungersi ad altri 110 casi ed ad un numero imprecisato di vittime silenziose che non hanno denunciato. Da un anno e mezzo scrivo le grida di orrore del mio Paese per l’espediente alla Corte, e quando credo che finalmente niente può più alterarmi, arrivano testimonianze che mi causano molta rabbia e stupore.</p>
<p>Pallottole di gomma, botte e spari, così viene ferito chi protesta contro Maduro</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-24T140400Z_580027388_RC1F7BED8430_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-kVVB-1600x1067@Corriere-Web-Sezioni_STRISCIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9334" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-24T140400Z_580027388_RC1F7BED8430_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-kVVB-1600x1067@Corriere-Web-Sezioni_STRISCIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="414" height="276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-24T140400Z_580027388_RC1F7BED8430_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-kVVB-1600x1067@Corriere-Web-Sezioni_STRISCIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 414w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/2017-08-24T140400Z_580027388_RC1F7BED8430_RTRMADP_3_VENEZUELA-POLITICS-INJURIES-kVVB-1600x1067@Corriere-Web-Sezioni_STRISCIA-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></a></p>
<p>@Yolyter Rodriguez</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno di questi casi é quello di Wuilly Arteaga, il violinista delle proteste, arrestato e torturato da effettivi della Guardia Nacional Bolivariana. Wuilly raccontò com’era stato trattato il giorno del suo trasferimento mentre lo torturavano e mentre una ragazza accanto a lui veniva violentata. Già in altre due occasioni avevo trascritto due casi simili, ma sentirlo dalle parole di questo coraggioso giovane, torturato e ferito con pallottole solo per aver suonato il suo violino durante le proteste mi ha provocato un forte brivido nell’anima.</p>
<p>Mi rifiuto ad abituarmi al silenzio della società di fronte a questi casi. Mi rifiuto di accettare che questa “ragazza” non ottenga giustizia, e che i suoi violentatori non siano giudicati e incarcerati. Mi rifiuto che i gangster che tengono sotto sequestro il Venezuela con armi, persecuzioni e repressioni, reclusioni, omicidi, torture, trattamenti crudeli, sparizioni forzate, irruzioni illegali, saccheggi, attacchi alla proprietà privata di chi manifesta, tra le altre violazioni di diritti umani e crimini di lesa umanità, non sia giudicato e paghi per i suoi crimini.</p>
<p>A Carolina (il nome è di fantasia per proteggere la sua identità) l’hanno fatta inginocchiare in mezzo alla strada in una giornata di luglio e le hanno puntato un fucile in testa. I suoi vestiti erano diventati degli stracci: le guardie avevano provato a violentarla, le loro mani violente avevano percorso tutto il suo corpo. Ha pensato che l’avrebbero uccisa, mentre rimaneva in ginocchio piangendo con il panico nelle vene e il fucile puntato alla sua testa. E’ finita che le hanno attaccato degli elettrodi per darle delle scariche elettriche nella, nuca, nei seni, nelle sue parti intime mentre urlavano “guarimbera” (così vengono chiamati gli oppositori del regime dal nome dei blocchi stradali che si creano durante le manifestazioni, ndr) per aver manifestato.</p>
<p>Marta (nome di fantasia) ha sentito che stava morendo dentro mentre riceveva botte con tubi e bastoni nelle costole, nel addome, nella schiena, nelle gambe, appesa per i polsi ammanettati ad una colonna nella sede del comando della Guardia Nacional, con la punta dei piedi che sfiorava terra. Mentre faticava a respirare e vedeva tutto diventare nero, pure così continuava a percepire l’odio e la violenza con la quale ogni guardia le procurava botte senza pietà. Enmanuel Barrio si è rifiutato di abusare dei suoi compagni detenuti come spettacolo per le guardie che li obbligavano a toccarsi a vicenda dopo averli picchiati in maniera selvaggia. A causa del suo rifiuto hanno tentato di violentarlo con un tubo. Inginocchiato insieme agli altri, ammanettato e con le mani dietro la schiena, gli hanno gettato la polvere dei lacrimogeni negli occhi e hanno continuato a picchiarlo ancora e ancora…La sua colpa? Aver manifestato e chiesto libertà per il suo paese.</p>
<p>Carmen Ángel pregava il guardia di non picchiarla più mentre sanguinava copiosamente dalla ferita sulla testa che il soldato le aveva procurato con il casco e il manico della pistola. Mentre il sangue scendeva dal suo viso si è resa conto che non era uno, bensì 4 o 5 quelli che la stavano picchiando e le davano calci. Le hanno fratturato le dita della mano mentre tentava di proteggersi la testa. Ma la cosa peggiore per Carmen è stato vedere l’odio con il quale i torturatori la chiamavano “guarimbera”. Il capitano Jesús Alarcón è prigioniero in un carcere civile da più di tre mesi. Prima fu torturato ne “La Tumba” , la Divisione di contro intelligence a Boleíta, vicino a Caracas, e nel carcere militare di Ramo Verde. Ha ricevuto scariche elettriche, hanno tentato di soffocarlo con sacchetti di plastica, e l’hanno picchiato ovunque. Oggi è rinchiuso in una specie di gabbia a sbarre, come quelle che si usano per gli animali negli zoo, senza acqua ne elettricità, senza bagni, soltanto con una brandina da dove escono tutti i tipi di insetti e quello che è peggio, senza cibo. Acqua di lenticchie è la dieta imposta da diversi giorni per tutti i prigionieri, che hanno perso tra 15 e 25 kg di peso corporale. La porzione è miserabile, a volte in decomposizione, a volte è piena di vermi. Da quando Jesús Alarcón è arrivato non gli fanno vedere la luce del sole, in cella non può fare nessun tipo di attività fisica che lo aiuti a mantenersi in forma. Jesús è molto debole. Gli è permesso di vedere le sue piccole figlie una volta all’anno, durante la festa del papà, gli hanno detto.</p>
<p>A Briggitte Herrera le hanno puntato l’arma in testa e poi le hanno dato botte con tubi e bastoni, con i caschi dei funzionari e poi forti calci in tutto il corpo. Hanno tentato di violentarla con un tubo, e insieme alle altre giovani, le hanno dato schiaffi sul viso per causarle il maggiore danno possibile, lasciandole pesanti ematomi, mentre la minacciavano di morte. Ventinove giovani sono stati torturati insieme a Briggitte quella notte da un numero imprecisato di funzionari. I ragazzi sono stati trasferiti in due carceri, El Dorado e 26 de Julio, e lì è continuata la tortura. Senza cure per le gravi ferite inflitte, con pochissima alimentazione, con la malaria che arriva dalle paludi vicino alle prigioni. C’è chi ha sofferto ferite aperte in testa e non è stato curato, c’è chi ha vomitato sangue.</p>
<p>Potrei passare giorni a raccontare gli orrori che milioni di venezuelani hanno sofferto negli ultimi mesi e anni. Non ho nessun dubbio riguardo alla colpevolezza del regime Maduro. La narcodittatura è disposta ad uccidere, incarcerare e torturare nei modi più vili e sanguinari . Dico alla comunità internazionale che i venezuelani non possono lottare da soli e con gli strumenti di una democrazia contro un regime che è disposto ad ammazzarli, incarcerarli, torturarli e persino farli scomparire. Questo senza prendere in considerazione le cifre sui decessi per denutrizione, per mancanza di medicine e per assenza di strutture sanitarie, che ormai non hanno nemmeno più l’alcool per disinfettare. Il regime lotta per restare al potere a qualunque costo. I venezuelani lottano per vivere in libertà e democrazia. Non lasciateci da soli.</p>
<p>*Avvocata (direttrice delle Damas de blanco venezuelane e coordinatrice internazionale di Foro Penal Venezuelano) in esilio che sta raccogliendo tutte le denunce di tortura e ha fatto denuncia presso Corte penale internazionale</p>
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		<title>Sosteniamo l’appello del nobel Pamuk: “Stop alla repressione del regime di Erdogan in Turchia”</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 08:21:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6968" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="turkeyImpronte-800x445" width="800" height="445" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-300x167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-768x427.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#Associazione per i Diritti umani  e #</span><span class="_58cm">NOBAVAGLIO</span></span></span> <span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">StopCarcereTurchia</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Marino Bisso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non si può restare indifferenti davanti alla repressione del regime di Erdogan. Restare in silenzio vuol dire esserne complici. In queste settimane sono state svuotate le carceri e altre verranno costruite per imprigionare migliaia di oppositori arrestati negli ultimi mesi: si parla di almeno centomila detenuti politici. Tra questi intellettuali, magistrat<span class="text_exposed_show">i, avvocati e insegnanti. In cella sono finiti anche tanti giornalisti “colpevoli” solo di voler fare il proprio lavoro con onestà e senza cedere alle censure del regime turco. Il fallito golpe è diventato così l’alibi per annullare libertà e diritti civili. Tutto avviene nella pressoché indifferenza o timidezza degli organismi internazionali, a cominciare dalla Ue, preoccupati più di salvare i difficili equilibri geopolitici dell’area che non la difesa dei fondamentali diritti dell’uomo. La scorsa settimana abbiamo manifestato la nostra indignazione assieme alla Fnsi e tante altre associazioni amiche. Torneremo ancora in piazza e sosteremmo in tutti i modi possibili l’appello dello scrittore turco Orhan Pamuk, lanciato da La Repubblica che ha già raccolto firme illustri di scrittori, giornalisti e accademici di tutto il mondo. Tocca in particolare proprio ai giornalisti il dovere di tenere accesi i riflettori sulle gravi violazioni dei diritti umani di cui si sta macchiano il regime di Ankara. Lo possiamo fare non solo con i nostri articoli ma anche attraverso i nostri siti e blog personali per chiedere a tutti di partecipare a questa battaglia per la libertà e spingere gli organismi internazionali a intervenire per fermare violenze e abusi. Per questa ragione è fondamentale che l’appello di Repubblica venga diffuso da tutti coloro che non ci stanno a tenere gli occhi chiusi sugli orrori che colpiscono tanto i cittadini turchi che il popolo kurdo”. </span></p>
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<div class="_6m7 _3bt9">Alla lettera aperta di protesta contro “la vendetta del governo” dopo il tentato golpe e per la liberazione di Ahmet Altan hanno aderito tra gli altri….</div>
<div class="_6m7 _3bt9"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #c2272d;">http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></div>
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