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	<title>oppressione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Gli orsi non esistono: Jafar Panahi e il suo Cinema di denuncia del regime in Iran</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 07:36:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. </p>



<p></p>



<p>Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato nella città di Teheran perchè si trova esiliato in un remoto paesino rurale, al confine tra Iran e Turchia: le autorità governative lo considerano un dissidente e gli vietano di lavorae. Nel piccolo villaggio, il cineasta all&#8217;inizio viene accolto con curiosità: qui, nonostante il veto, sta realizzando un&#8217;opera che riguarda due coppie di innamorati che tentano di fuggire dal Paese di origine dopo anni di ricerca dei documenti falsi per l&#8217;espatrio, ma si ritrova a fotografare un ragazzo e una ragazza che si baciano, denunciando un amore proibito; l&#8217;immagine diventa la prova all&#8217;interno di un processo pubblico, secondo le leggi e le tradizioni ataviche del luogo, che vedrà coinvolti il regista, i due giovani, la comunità, il Potere e&#8230; un bambino. E l&#8217;artista, prima apprezzato dopo aver superato una certa diffidenza verso chi è estraneo da parte degli abitanti del paesino, ora diventa il possibile testimone di una grave ingiustizia.</p>



<p>Il protagonista del film, suo malgardo, è lo stesso Jafar Panahi che, al termine della narrazione, tira il freno a mano della sua vettura, dopo aver assistito a una situazione drammatica e aver preso una decisione difficile, ma eticamente necessaria.</p>



<p>Il cineasta iraniamo fin dal 2010 è perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche ed è quindi sottoposto ad una serie di misure che limitano la sua libertà personale, e i diritti fondamentali quali: svolgere la propria professione e esprimere le proprie opinioni. Lo scorso luglio è stato nuovamente arrestato per aver sostenuto il collega Mohammad Rasoulof, ma ha proposto alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia il film intitolato <em>Gli orsi non esistono </em>(<em>No bears</em>), vincendo il Premio Speciale della Giuria.</p>



<p>Lo spettatore segue, nella prima sequenza, i movimenti di una coppia in procinto di scappare dal Paese grazie a passaporti contraffatti per poi spostare lo sguardo verso le immagini di un computer che riflettono quelle di un film che si sta svolgendo nella capitale. Questi primi minuti narrativi contengono una dichiarazione di intenti del nuovo lavoro di Panahi: una riflessione accurata, intellettualmente complessa, sulle possibilità della tecnologia nel mescolare finzione e realtà con l&#8217;intento di dimostrare che, spesso e soprattutto nei Pasi sotto dittatura, l&#8217;attualità violenta supera la fantasia. Non solo autore, ma anche sceneggiatore e attore, Panahi vuole svelare l&#8217;ignoranza, l&#8217;ipocrisia, la brutalità del Potere sia nelle grandi città sia nei villaggi interni del suo Paese in cui a farne le spese è la società civile e in particolare i giovani che avrebbero diritto ad una vita e ad un futuro sereni. Per continuare a denunciare, quindi &#8211; come con tutti gli ultimi suoi film &#8211; Panahi utilizza gli strumenti a disposizione: cinepresa a mano (che permetterà di utilizzare anche ad una persona inesperta purchè si documenti), zoom, rottura della quarta parete, il pedinamento degli attori (vedi la scena con i contrabbandieri); e poi schermo del computer e del telefono cellulare per moltiplicare le immagini e creare un&#8217;opera meta-cinematografica come nella lezione appresa dal Maestro Abbas Kiarostami di cui è stato aiuto regista.</p>



<p>Molto rimane fuori campo per sottolinerare da una parte l&#8217;importanza dell&#8217;immaginazione e del coinvolgimento di chi prende parte alla visione e, dall&#8217;altra, per fare un riferimento alla censura da parte del regime che opprime la libera creatività e condiziona le scelte di vita delle persone. E chi sono in fondo gli orsi del titolo? Sono proprio gli uomini al potere, gli esponenti delle istituzioni politiche e teocratiche che utilizzano tradizioni antiquate, la mentalità ottusa e patriarcale e abitudini reiterate per generare paure, per minacciare e per eliminare gli oppositori. Il Cinema è Cultura e la Cultura può essere un&#8217;arma pacifica per contrastare la repressione: ecco perchè i cineasti vengono imprigionati e i giovani vogliono trovare una via di fuga in Europa se soltanto una presunta fotografia scattata inavvertitamente può mettere in pericolo l&#8217;esistenza stessa di due innamorati, senza nemmeno lo scrupolo di coinvolgere un bambino in una vicenda paradossale e brutale allo stesso tempo.</p>



<p>In un&#8217;inquadratura, infine, si vedono una sedia vuota un posto lasciato libero: quel posto verrà riempito da chi deciderà di continuare a battersi per la Verità e, a tal proposito, noi ci sentiamo di dedicare questa recensione all&#8217;attivista Masha Amini e a tutte le donne iraniane (e non solo) che osano affermare i diritti universali anche al costo più alto.</p>
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		<title>Papa Francesco in Canada (24-30 luglio)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 07:42:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Canada, richieste di risarcimento per i bambini indigeni costretti neicollegi &#8211; &#8220;La Chiesa cattolica ha pesanti colpe&#8221; Papa Francesco deve garantire che le famiglie indigene in Canada siano risarcite per le sofferenze inflitte ai&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>Canada, richieste di risarcimento per i bambini indigeni costretti nei<br>collegi &#8211; &#8220;La Chiesa cattolica ha pesanti colpe&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/papa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="806" height="460" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/papa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/papa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 806w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/papa-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/papa-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 806px) 100vw, 806px" /></a></figure>



<p>Papa Francesco deve garantire che le famiglie indigene in Canada siano risarcite per le sofferenze inflitte ai loro figli nei collegi. È quanto<br>chiede l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) al Pontefice, che domenica inizierà un “viaggio di penitenza” di sei giorni in Canada. Le scuse personali ai sopravvissuti delle cosiddette scuole residenziali sono benvenute, ma non sono affatto sufficienti a compensare la grave colpa della Chiesa cattolica per la morte e la traumatizzazione di tanti bambini indigeni. È necessario anche un risarcimento finanziario concreto, come già avviene per le vittime di abusi da parte della Chiesa cattolica in Europa.</p>



<p>Tra la metà del XIX secolo e il 1996, in Canada più di 150.000 bambini sono stati strappati alle loro famiglie e mandati in collegi. Più di<br>3.200 alunni non sono sopravvissuti agli abusi e alle violenze sessuali.<br>Il 70% delle 130 scuole era gestito dalla Chiesa cattolica.</p>



<p>Quello che è successo allora è orribile: i bambini piccoli sono stati sistematicamente separati dai loro genitori, sono cresciuti in case<br>senza amore, sono stati picchiati, abusati e torturati psicologicamente con la motivazione che dovevano essere assimilati. I bambini che non sopravvivevano a questa situazione venivano di solito sepolti in tombe senza nome, senza che i loro genitori ne fossero informati. La Chiesa cattolica deve essere accusata per aver giocato un ruolo di primo piano in tutto questo e di aver sostenuto il sistema statale di oppressione delle First Nations, dei Metis e degli Inuit. Ora ci deve essere un risarcimento anche da parte della Chiesa.</p>



<p>Le popolazioni indigene soffrono ancora oggi per il trauma inflitto loro nelle scuole residenziali. Non c’è ancora un accesso libero ai documenti della chiesa su queste scuole residenziali per i sopravvissuti, i genitori e i parenti. È quasi impossibile per loro saperne di più sulla sorte dei loro figli morti o anche sui nomi dei responsabili. E infine i responsabili ancora in vita di questi crimini devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni!</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Psicopolitica</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2021 10:01:47 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un libercolo, edito da Nottetempo, denso di concetti e riflessioni utili per riflettere sulla nostra contemporaneità o meglio, sulla ipercultura che caratterizza la nostra epoca. Si tratta di <em>Psicopolitica</em>, di Byung-Chul Han, docente di Filosofia e Studi Culturali, a Berlino.</p>



<p>Riprende, l&#8217;autore, l&#8217;assunto di <em>1984</em> di George Orwell, per descrivere una società che invita i cittadini a condividere, a esprimere opinioni e giudizi, a esternare pensieri, desideri, fallimenti tramite la tecnologia e che, tramite i big data, controlla la vita di ciascuno. La libertà diventa, così, strumento di costrizione e di oppressione, ma gli individui sono ancora ben lontani dal cogliere tale paradosso.</p>



<p>Molti sono i concetti approfonditi in questo saggio: potere intelligente, biopolitica, ludicizzazione, idiotismo, per citarne alcuni.</p>



<p><em>Potere intelligente</em>: è quello che utilizza una libertà apparentemente permissiva, una sorta di benevolenza subdola per poter agire in maniera piacevole e creare dipendenza. In questo modo esprimiamo i nostri pensieri e diventiamo sempre più manipolabili.</p>



<p><em>Biopolitica</em>: lo stato di salute, il controllo della demografia e del tasso di mortalità diventano algoritmi per ridurci a una massa, da amministrare in base a psicoprogrammi ben organizzati per gestirci in maniera uniforme e produttiva.</p>



<p><em>Ludicizzazione</em>: la tecnologia imperante &#8211; con i social network, in particolare &#8211; assoggettano la comunicazione reale ad una modalità di “gioco”: “like” e“followers” sostituiscono relazioni più profonde, durature e critiche. E&#8217; sufficiente schiacciare un pulsante per illudersi di essere apprezzati.</p>



<p><em>Idiotismo</em>: per Deleuze essere idioti significa: “dischiudere il pensiero a un campo di immanenza fatto di eventi e singolarità, che si sottrae a ogni soggettivazione e psicologizzazione”; essere idioti, oggi invece, significa essere “eretici” perchè è sempre più arduo ricorrere ad un pensiero e a una scelta liberi. La violenza del consenso, nella tarda modernità, soffoca la libertà di poter essere idioti.</p>



<p>Han in questo suo lavoro, inoltre, collega il potere della tecnologia al neoliberismo: siamo servi, ormai, in quanto non sappiamo più relazionarci agli altri in maniera disinteressata; viene sfruttato tutto ciò che rientra nel concetto di “libertà” (emozioni, gioco, comunicazione) con l&#8217;unico scopo di produrre capitale in un circolo eterno, tentacolare e perverso, ma nascosto e raffinato a tal punto da coinvolgere tutti senza che ne accorgiamo. E&#8217; una forma di profanazione del sacro, se per sacro si intende il libero arbitrio, sporcato dalla ricerca dell&#8217;unico dio rimasto, il Denaro.</p>



<p>E quando la religione &#8211; in senso letterale di re-ligere, legare, accomunare &#8211; perde il senso originario, staccandosi dall&#8217;Etica &#8211; rimangono non più individui-cittadini, ma soltanto vuoti involucri o macchine senz&#8217;anima. E questi siamo noi.</p>
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		<title>Manifestazione Iran. Proteste contro il regime islamico</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 07:01:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Heliya Haq Negli ultimi giorni sono in corso proteste in Iran che vedono come protagonisti giovani che hanno voglia di dare una svolta alla loro vita e liberarsi di questa dittatura che continua&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/20/manifestazione-iran-proteste-contro-il-regime-islamico/">Manifestazione Iran. Proteste contro il regime islamico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Heliya Haq </p>



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<p>Negli ultimi giorni sono in corso proteste in Iran che vedono come protagonisti giovani che hanno voglia di dare una svolta alla loro vita e liberarsi di questa dittatura che continua a regnare, sempre di più. Mettere in atto queste proteste costa purtroppo spesso la vita di molte persone. Ormai sono più di 40 anni che il governo maschera quella che è la vera volontà del popolo e le sue continue ribellioni.&nbsp; &nbsp; </p>



<p>Più di 1.500 dei nostri compatrioti sono stati uccisi dal regime iraniano nel mese di novembre, a cui ha fatto seguito il blocco dell’utilizzo di internet per impedire la diffusione di video che mostrano episodi di crudeltà e violenza avvenuti nei confronti del popolo iraniano sceso in strada per rivendicare i propri diritti senza voler sfociare nella violenza. &nbsp;<br>Addolorati da questa tremenda notizia, ne abbiamo appresa un’altra che ci ha causato altrettanto immenso dolore: la morte di 176 passeggeri al bordo dell’aereo colpito dal missile lanciato dalla guardia della rivoluzione islamica. <br>È importante non restare in silenzio in questo momento, ma rendere noto all’intero mondo quanto dolore e uccisioni sta causando il regime islamico, sperando che un giorno giustizia possa essere fatta.</p>



<p>Noi, iraniani residenti in Italia, riteniamo di vitale importanza trasmettere il messaggio dei nostri compatrioti costretti a vivere nella paura. Il giorno sabato 18 gennaio, alle ore 11:00 ci siamo riuniti a Milano in piazza Cordusio per esprimere la nostra avversione verso il regime islamico ed esprimere solidarietà verso le famiglie afflitte dal dolore per i diversi e tristi episodi che si sono verificati. Per il popolo iraniano che in generale continua a dover subire l’oppressione imposta. </p>



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		<title>Iraq: si teme attacco a Kirkuk</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 07:10:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/thDGVF5ZB4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/thDGVF5ZB4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="170" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;UE deve mediare tra la regione del Kurdistan iracheno e il governo centrale in Iraq.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) come anche molti Kurdi nel nord dell&#8217;Iraq temono un attacco su larga scala da parte dell&#8217;esercito iracheno e delle milizie sciite irachene alla città petrolifera di Kirkuk e all&#8217;intera regione. L&#8217;Unione europea deve subito svolgere un ruolo di mediazione tra il governo regionale del Kurdistan iracheno di Erbil e il governo sciita di Baghdad. Sia l&#8217;esercito sia le milizie sciite sono controllate da Baghdad ed entrambe le istituzioni collaborano con l&#8217;Iran. L&#8217;appartenenza della regione di Kirkuk assieme alla città che porta lo stesso nome è controversa. L&#8217;area è rivendicata tanto dai Kurdi sunniti quanto dal governo centrale. Negli ultimi tre anni i Kurdi peshmerga hanno portato sotto il proprio controllo zone importanti della provincia di Kirkuk, nella lotta portata avanti contro lo Stato islamico (IS).</p>
<p>Lo staff generale iracheno nega che sia stata lanciata un&#8217;operazione militare per la riconquista di Kirkuk. Tuttavia, in base a proprie informazioni provenienti dal Kurdistan iracheno, si stanno concentrando sempre più milizie sciite, soprattutto nei due villaggi di Beshir e Taza Kormatu non lontano da Kirkuk. Queste milizie dovrebbero combattere contro l&#8217;IS nella regione. Il governo regionale curdo aveva acconsentito alla presenza di queste truppe, perché le due città sono abitate principalmente da Turcomanni sciiti. Si ha la netta impressione che adesso le milizie sciite, l&#8217;Iran e la Turchia, dopo l&#8217;indebolimento e la sconfitta dell&#8217;IS, si vogliano concentrare sulla lotta contro i Kurdi.</p>
<p>Il governo iracheno avrebbe dovuto risolvere già da tempo il conflitto sull&#8217;appartenenza delle cosiddette zone contese come Kirkuk, Sinjar, Khanaquin e Mandali, questione prevista anche dall&#8217;articolo 140 della Costituzione irachena. In questo articolo si prevedeva che Baghdad avrebbe preso le misure necessarie per eliminare le conseguenze della politica di oppressione sotto Saddam Hussein in alcune zone del paese, tra cui anche Kirkuk. Sotto Saddam infatti la struttura demografica della popolazione era stata cambiata con la violenza. L&#8217;articolo propone misure come il risarcimento, la compensazione, ma anche il rimpatrio. I confini dei distretti settentrionali dell&#8217;Iraq che sono stati arbitrariamente modificati sotto il regime di Saddam Hussein devono essere sottoposti a una &#8220;revisione&#8221;. La soluzione dovrebbe essere raggiunta in tre fasi: in una prima fase la normalizzazione della situazione dovrebbe essere raggiunta con i coloni che dovrebbero rientrare spontaneamente ai loro antichi territori. Nella seconda fase, i profughi Kurdi, Turkmeni e appartenenti ad altre minoranze dovrebbero rientrare nelle loro proprietà. Infine dovrebbero essere ripristinati i vecchi confini della provincia: a questo punto è anche previsto un censimento. Infine si dovrebbe organizzare un referendum per decidere dell&#8217;appartenenza della regione.</p>
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