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		<title>Imperfectus: un&#8217;organizzazione che evita lo spreco di cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="687" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15052" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-768x515.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1536x1030.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>Oggi e più che mai, partecipare attivamente al miglioramento del mondo è diventato una necessità, poiché alcune certezze precedenti sono state scosse dal contesto attuale. Per questo è anche importante dare voce a chi si impegna in azioni positive, promuovendo la conoscenza delle opportunità che si possono trovare per rendere il mondo un posto migliore. Oggi ci concentreremo su un&#8217;organizzazione che promuove lo spreco zero di cibo. Aiuta a salvare tonnellate di frutta e verdura che vengono scartate dai supermercati e dai grandi magazzini solo per il loro aspetto, in quanto non rientrano nel nostro standard di come dovrebbero essere.</p>



<p>Alcuni dati importanti per considerare quanto è grande il problema dello spreco di cibo è che, nell&#8217;Unione Europea, circa 88 milioni di tonnellate di cibo vengono scartate ogni anno, il che corrisponde a circa 173 kg di cibo per persona. Questi dati hanno fatto sì che il problema dello spreco alimentare sia molto importante, poiché implica non solo uno spreco di cibo che potrebbe essere utilizzato, ma anche uno spreco di risorse nel suo trattamento, ore di lavoro, di suolo e di acqua.</p>



<p>Imperfectus è un&#8217;organizzazione spagnola che offre frutta e verdura di alta qualità più economica di quella che si può trovare nei negozi e che viene consegnata a domicilio. Così, la loro missione è quella di:</p>



<ul><li>eliminare lo spreco di cibo, promuovendo il principio che tutti hanno il diritto di avere accesso a cibo naturale e sano;</li><li>provvedere frutta e verdura di stagione, che favorisce la nostra salute;</li><li>portarci prodotti locali, poichè come la Spagna hanno una grande produzione di frutta e verdura, promuovendo la sovranità alimentare;</li><li>eliminare il consumo eccessivo di plastica inutile che si può trovare nei supermercati, dato che evitano l&#8217;uso della plastica nelle loro consegne;</li><li>raggiungere il maggior numero di persone possibile, in quanto mantengono i prezzi bassi nella loro frutta e verdura, avvantaggiando gli agricoltori locali ed evitando gli intermediari.</li></ul>



<p>Inoltre, il loro modo di consegnare prodotti freschi non è veramente interessante, dato che il contenuto delle scatole che si possono ordinare è tenuto segreto fino a quando non arrivano a destinazione (tranne in certi casi di allergie, naturalmente). In questo modo, coinvolgono il cliente in un&#8217;esperienza dal momento in cui ordina la sua scatola al momento in cui arriva alla sua porta. Inoltre, aggiungono ricette alla scatola, che cambiano anche attraverso le stagioni e quindi possono essere messe in pratica con gli ingredienti inviati da Imperfectus.</p>



<p>Per il momento, l&#8217;organizzazione ha sede in Spagna, e quindi la consegna non è possibile in altri paesi. Tuttavia, il loro sito web include anche alcune ricette e post interessanti, da cui si possono estrarre molte informazioni. Vale la pena tenere a mente questa organizzazione, poiché il loro modo di lavorare e i valori che promuovono potrebbero potenzialmente essere replicati in tutto il mondo, garantendo l&#8217;accesso a prodotti freschi a persone che altrimenti non li avrebbero.</p>
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		<title>UNICEF: un’Organizzazione Multidisciplinare﻿</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2019 08:25:33 +0000</pubDate>
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<p> di Nicole Fraccaroli</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="988" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/untitled-Unicef-Verona-1024x988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12519" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/untitled-Unicef-Verona-1024x988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/untitled-Unicef-Verona-300x290.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/untitled-Unicef-Verona-768x741.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/untitled-Unicef-Verona.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1091w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dal
2015 sono coordinatrice e responsabile del gruppo giovani del
Comitato di UNICEF di Verona (“YoUnicef”) e da quel momento in
poi ho iniziato a sostenere e supportare i valori, gli obiettivi e le
sfide di cui UNICEF si fa portavoce.</p>



<p>UNICEF
è stato creato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale con
il titolo di “Fondo di Emergenza Internazionale per l&#8217;Infanzia
delle Nazioni Unite”. La nascita di UNICEF l&#8217;11 dicembre 1946 era
tutt&#8217;altro che scontata. Ci vollero alcuni mesi perché la nuova
Agenzia delle Nazioni Unite si organizzasse, ma nel gennaio 1947
Maurice Pate, che era stato nominato direttore esecutivo, aveva
aperto un ufficio a Washington. 
</p>



<p>I
primi programmi UNICEF si sono concentrati sulla fornitura di latte
in polvere e sulla creazione di programmi di alimentazione. A metà
del 1948, la nuova organizzazione forniva razioni per 4,5 milioni di
bambini per mangiare un pasto quotidiano in 30.000 località in 12
paesi. Oltre ai bisogni nutrizionali, UNICEF ha prestato soccorso ai
bisogni di salute di madri e bambini, compresa la vaccinazione contro
il tifo e la tubercolosi. Nel 1950, l&#8217;emergenza postbellica in Europa
era quasi finita e gli uffici di UNICEF stavano chiudendo. La domanda
sollevata verteva sulla chiusura di tutte le operazioni di UNICEF. La
posizione dei principali donatori era a favore della sua cessazione,
idea supportata dalle quattro agenzie specializzate permanenti delle
Nazioni Unite: l’Organizzazione Internazionale del Lavoro,
l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura,
l’Organizzazione per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e
l’Organizzazione Mondiale per la Salute. Ad ogni modo, UNICEF è
sopravvissuto. UNICEF ha avuto un sostegno dalla Commissione sociale
dell&#8217;Assemblea Generale, che ha affermato nel 1950 che &#8220;UNICEF è
stato uno dei risultati più promettenti dell&#8217;ONU e che ha esteso
l&#8217;influenza dell&#8217;organizzazione contribuendo efficacemente al
miglioramento del situazione dei bambini nel mondo&#8221;. Anche i
paesi in via di sviluppo hanno sostenuto UNICEF e ciò che ha davvero
fatto la differenza per il futuro dell&#8217;organizzazione è stato il
discorso tenuto da Ahmed Bokhari, rappresentante permanente del
Pakistan presso l&#8217;ONU e poeta. Notoriamente, ha definito una
&#8220;illusione&#8221; l&#8217;idea che l&#8217;emergenza per i bambini del mondo
fosse finita. Inizialmente la vita di UNICEF è stata estesa per soli
tre anni, ma dopo un&#8217;ulteriore dimostrazione della sua efficacia,
l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha accettato all&#8217;unanimità
l&#8217;estensione indefinita della vita temporanea di UNICEF.</p>



<p>Gli
sviluppi nell&#8217;Agenzia Specializzata nei suoi primi 25 anni sono
passati da un pesante coinvolgimento in soccorsi di emergenza, al
sostegno di campagne di massa contro malattie come tifo, tubercolosi,
malaria e azioni per combattere la malnutrizione infantile. Gran
parte degli sforzi di soccorso di emergenza erano stati costruiti
sulla fornitura di latte in polvere, giustificata dalla convinzione
che la malnutrizione fosse il risultato della mancanza di proteine
​​nella dieta. Un cambiamento fondamentale nel modo di pensare si
è verificato negli anni &#8217;70 quando è diventato chiaro che tale
malnutrizione era dovuta a inadeguatezze generali della dieta.</p>



<p>UNICEF
è diventato più consapevole del fatto che i bisogni dei bambini
venivano relegati in diversi settori sociali e spesso emarginati nel
processo di pianificazione dello sviluppo nazionale. Pertanto, nel
1964, UNICEF invitò un gruppo di illustri economisti e
pianificatori, ministri e esperti di benessere infantile ad una
tavola rotonda a Bellaggio, presso il Rockefeller Conference Centre
sul Lago di Como. La tavola rotonda di Bellaggio è stata definita
l&#8217;incontro più importante dei primi 17 anni di UNICEF: ha innescato
il passaggio da un&#8217;agenzia umanitaria per i bambini a un&#8217;agenzia di
sviluppo a tutti gli effetti, interessata ai bambini in tutti gli
aspetti della vita. Ha anche segnato un cambiamento nella sua
posizione all&#8217;interno delle Nazioni Unite: UNICEF è stata
riconosciuta dall&#8217;ONU come un&#8217;organizzazione professionale a pieno
titolo. 
</p>



<p>Per
quanto riguarda la salute, UNICEF ha iniziato a pensare in modo ampio
e fondamentale. Le linee guida sono state fornite da uno studio
congiunto con l&#8217;Organizzazione Mondiale per la Salute relativo ad
approcci alternativi per soddisfare i bisogni sanitari di base delle
popolazioni nei paesi in via di sviluppo. L’area di interesse e
supporto si è dunque indirizzata su aree di servizi di base come
istruzione, salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari.</p>



<p>L&#8217;innovazione
è al centro della capacità di UNICEF di ottenere risultati. Il
Global Innovation Center aiuta a scalare soluzioni collaudate, mentre
un fondo dedicato all&#8217;innovazione fornisce risorse finanziarie a
progetti promettenti in fase iniziale. Un esempio di nuove soluzioni
è rappresentato dalla cosiddetta &#8220;scatola magica&#8221;. Si
tratta di una piattaforma di condivisione dei dati collaborativa resa
possibile grazie ai contributi di partner del settore privato come
Telefonica, Google e Amadeus, che condividono i loro dati e le loro
competenze per il bene pubblico. Sfruttando i dati in tempo reale
generati dal settore privato, UNICEF può ottenere approfondimenti
critici sui bisogni delle popolazioni vulnerabili e prendere
decisioni più informate su come investire le proprie risorse per
rispondere a catastrofi, epidemie e altre sfide. La prima versione di
questa piattaforma è stata creata durante la crisi di Ebola del 2014
in Africa occidentale e una seconda versione sviluppata con Google in
risposta all&#8217;epidemia di Zika nel 2015. 
</p>



<p>Dalla
metà degli anni &#8217;80, UNICEF è stato coinvolto nella Convenzione sui
Diritti dell&#8217;Infanzia.  Prima il coinvolgimento di UNICEF nella sua
formulazione, quindi il supporto per l&#8217;adozione del testo e
successivamente la ratifica e infine, il contributo alla definizione
di ciò che era e si intende un approccio all&#8217;implementazione basato
sui diritti, un processo che continua oggi come parte fondamentale
del supporto del programma di UNICEF. Una priorità è quindi
diventata quella di rafforzare le capacità dei governi e della
società civile a valutare e analizzare la situazione dei bambini e
delle donne in relazione agli strumenti legali sui diritti umani.
UNICEF ha iniziato anche ad avere un ruolo nella formulazione delle
richieste da parte dei bambini e delle donne emarginate, e attraverso
la mobilitazione sociale e la sensibilizzazione, si propone di
richiamare l&#8217;attenzione sui loro diritti.</p>



<p>Trovo
difficile valutare quantitativamente, o anche qualitativamente, il
contributo diretto di UNICEF al raggiungimento di tutti questi
progressi nel corso degli anni. Ciononostante, UNICEF è stato uno
degli attori principali nei paesi e a livello internazionale, e in
particolare attraverso il sostegno, la mobilitazione, il monitoraggio
e il sostegno finanziario paese per paese.</p>



<p>UNICEF
ha usato la sua legittimità come organizzazione delle Nazioni Unite
e la sua leadership per parlare e rivendicare apertamente i diritti
dei minori, e per stabilire priorità finalizzate a soddisfare i loro
bisogni. Tutto questo sviluppando e ampliando le sue funzioni, i suoi
interventi e affinando le sue capacità nel corso degli anni, in modo
tale da non rimanere in silenzio ma agire nel nome dei diritti umani
dei minori. 
</p>
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		<title>Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 07:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/21/libro-inchiesta-sul-clan-dei-casamonica-intervista-a-nello-trocchia/">Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha conquistato Roma (e non solo). Pubblichiamo oggi l&#8217;intervista, nella Giornata in cui Libera celebra la Giornata della Memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime di mafie.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-12224" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="287" height="436" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
<p>Cosa l&#8217;ha spinta a lavorare ad un&#8217;inchiesta così scottante e pericolosa?</p>
<p>Non ci sono inchieste facili: il nostro lavoro è quello di scoperchiare e raccontare realtà che vengono spesso sottaciute o dimenticate. Da tempo mi occupo di organizzazioni criminali; a mio avviso la questione romana e il rapporto tra la capitale e le mafie è un rapporto che è stato per troppi anni sottovalutato anche dagli esponenti dello Stato, penso ai prefetti di Roma, infatti si è parlato solo di “mele marce”. Il tema delle mafie a Roma è stato taciuto, silenziato e l&#8217; idea di raccontare una mafia, autoctona che è attiva in alcuni quartieri e in alcune zone mi sembrava molto interessante dopo aver affrontato, nel penultimo mio libro, la storia di Roberto Mancini nel quale, con il collega Ferrari, avevamo già affrontato il tema delle organizzazioni criminali a Roma. Volevo, però, affondare di più oltre la superficie e raccontare i profili identitari, i profili criminali e sociali di una mafia come quella dei Casamonica.</p>
<p>Quali sono i quartieri più colpiti?</p>
<p>Loro hanno un controllo territoriale che va dalla zona Mandrione, Porta Furba, Tuscolana fino ai Castelli. Il loro controllo è molto esteso nell&#8217;area sud della capitale, ma sono presenti ovunque. Il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari, he ho intervistato in esclusiva, mi racconta he sono ome i topi (è un racconto che ha fatto anche alla Procura, al distretto antimafia di Roma), cioè divorano tutto, sono ovunque. Questa metafora ci permette di capire che, indipendentemente dalle aree territoriali, dal censo, dal ceto sociale, i Casamonica arrivano e interloquiscono con tutti perchè loro hanno a disposizione dei servizi che la città chiede e li forniscono con i soldi che vengono prestati “a strozzo” e con il commercio della cocaina. Quando tu offri questi servizi assurgi al ruolo di agenzia criminale.</p>
<p>La città li ha relegati ad un ruolo marginale, solo dal punto di vista della nomea perchè loro sono gli “zingaracci”, ma in realtà la città si serviva di questi soggetti e loro sono diventati romanissimi, prendendo usi, abitudini e costumi dei romani, incrociando con i romani la loro identità sinti che è la loro identità profonda.</p>
<p>Quali sono, quindi, le origini del clan e quali i passaggi della loro escalation criminale?</p>
<p>Sono riusciti nella loro escalation criminale perchè a Roma li ha sottovalutati; in una città che non nominava, non evidenziava, non combatteva la presenza del crimine organizzato, i Casamonica sono stati privilegiati. Se già la mafia non era un problema, i Casamonica, essendo stati battezzati come criminali di rango inferiore o di periferia, erano ancora di più sottovalutati e sono cresciuti tanto perchè il capostipite, Vittorio, e non solo lui, è stato “allevato” da Enrico Nicoletti, uomo di collegamento tra politica, imprenditoria, banda della Magliana.</p>
<p>Mi conferma, cioè, che c&#8217;è una collusione anche con la politica&#8230;</p>
<p>La collusione c&#8217;è in termini di relazioni. Nel momento in cui un&#8217;organizzazione criminale crea un impero, è chiaro che ci sono degli elementi di connivenza. A Roma sono riusciti a mettere su veri e propri quartieri abusivi e soprattutto ad imporre il loro Verbo criminale e questo lo fai solo se hai degli elementi di connivenza molto, molto importanti con ambienti della politica o quantomeno di settori di controllo. Se tu riesci a costruire le case abusive su aree pubbliche e se riesci a diventare un riferimento per mafie potentissime, è chiaro che hai il benestare di chi dovrebbe controllare le tua attività. Compito della Magistratura è capire quali sono i soggetti che li hanno aiutati, ma è un compito difficile perchè in questo clan non ci sono collbarotari di giustizia, ci sono ma sono esterni.</p>
<p>I pentiti sono i “gagi”, quelli che hanno avuto rapporti con il clan e che poi, hanno preso le distanze dallo stesso. I “gagi” sono gli estranei al clan.</p>
<p>Nel libro sono riportati molti aneddoti che riguardano i Casamonica: ce ne può anticipare uno?</p>
<p>Un aneddoto che racconta bene lo sfarzo, l&#8217;amore per la richezza: era il compleanno di Vittorio Casamonica. Mentre le donne, vestite con le loro gonne gitane, e gli uomini pieni zeppi di oro, aspettavano Vittorio, escono in questo prato davanti al ristorante e vedono arrivare un elicottero atterrare. Era il festeggiato con un elicottero privato che faceva il suo ingresso davanti ad imprenditori, professionisti, politici. Con bottiglie di Don Perignon: una festa gigantesca, da magnate, peccato che qualche giorno dopo il ristoratore pretendesse di essere pagato dall&#8217;avvocato di Vittorio Casamonica. La ricchezza, la boria sempre a spese degli altri.</p>
<p>Ma lo Stato è riuscito ad assestare qualche colpo ai Casamonica?</p>
<p>Lo Stato si è svegliato molto tardi con una ordinanza cautelare importante che è stata eseguita lo scorso luglio, l&#8217;”Operazione gramigna” (non a caso chiamata così). Un&#8217;ordinanza molto interessante dalla quale ho preso degli spunti e che cito in diverse parti del libro perchè si inserisce in un quadro della situazione che avevo già scritto e dava un contributo ulteriore perchè dava un colpo duro ad UNO degli arcipelaghi della famiglia Casamonica. Ogni arcipelago ha un capofamiglia e quell&#8217;ordinanza colpisce l&#8217;arcipelago di Via Porta Furba che aveva in Giuseppe Casamonica l&#8217;uomo di potere e nella sorella Stefania la reggente quando Giuseppe era in carcere.</p>
<p>Ci sono, poi, diversi capi in libertà, capaci di avere a che fare con broker del traffico internazionale di droga, in grado di mettere in atto usure, estorsioni , di gestire anche la prostituzione ad alto livello: insomma, a tenere in mano attività criminali ad ampio raggio. I loro soldi sono nascosti in investimenti che vanno trovati e sottratti al clan.</p>
<p>Qual è il suo rapporto con la paura?</p>
<p>La paura è un sentimento che vira verso l&#8217;annullamento della persona; dato che io amo molto la vita,provo a sviare da stati d&#8217;animo che mi conducono all&#8217;annientamento, alla compromissione degli istanti di felicità.</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>La schiavitù nei campi: coercizione e volontarietà dei lavoratori sfruttati</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 08:58:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo    (da Eurispes.it) &#160; Gli studi sullo sfruttamento lavorativo spesso si confrontano con una diffusa e vetusta interpretazione del fenomeno legata a modelli propriamente schiavistici dei secoli passati e poco attenti alle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo    (da Eurispes.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli studi sullo sfruttamento lavorativo spesso si confrontano con una diffusa e vetusta interpretazione del fenomeno legata a modelli propriamente schiavistici dei secoli passati e poco attenti alle modalità specifiche con le quale esso si manifesta nella società contemporanea. Lo sfruttamento lavorativo deve essere, invece, declinato in modo moderno. D’altro canto, già l’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2014 riconosce e specifica i caratteri del lavoro gravemente sfruttato, affermando che esso si manifesta quando “<i>implica una non facile fuoriuscita da parte dei lavoratori dalla condizione in cui versano, poiché assoggettati e minacciati e dunque probabile oggetto di violenza</i>”<sup><a class="sdfootnoteanc" href="http://www.leurispes.it/la-schiavitu-nei-campi-coercizione-e-volontarieta-dei-lavoratori-sfruttati/#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a></sup>.     <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/lavori-agricoli1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5714" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5714 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/lavori-agricoli1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="lavori-agricoli1-300x225" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il lavoratore sfruttato, soprattutto se bracciante, vive una condizione in cui è evidente la relazione asimmetrica tra il datore di lavoro, titolare del potere decisionale che manifesta in via esclusiva e diretta, e se stesso in quanto forza-lavoro, obbligato ad obbedire al potere del primo. È una prima condizione subito evidente che costituisce la struttura di base dello sfruttamento lavorativo, riscontrabile anche nelle sue forme tradizionali. L’orario di lavoro è un altro aspetto fondamentale e tradizionale dello sfruttamento lavorativo. Lavorare in campagna come bracciante per 14 ore consecutive con brevi pause di pochi minuti significa essere pienamente dentro la fattispecie dello sfruttamento lavorativo. La retribuzione anche è di fondamentale importanza. Ottenere una retribuzione mensile di poche centinaia di euro a fronte di un lavoro quotidiano per un’attività logorante e usurante come quella bracciantile, autorizza a considerarla una variabile propria dello sfruttamento lavorativo.</p>
<p>Il grave sfruttamento lavorativo è però declinabile anche secondo alcune variabili che consentono di comprenderne la complessità moderna e nel contempo di leggerne l’evoluzione. Tra esse, la qualità strutturale delle condizioni materiali di lavoro. L’attività del bracciante impegnato nella raccolta di ortaggi in serra per quattordici ore al giorno per trenta giorni al mese per una retribuzione mensile di appena 400/500 euro, se è anche subordinato alla volontà vincolante e dominante del datore di lavoro o del caporale che esercita un potere diretto e insindacabile sulla persona del lavoratore, termina direttamente nella fattispecie specifica del lavoro para-schiavistico.</p>
<p>Si deve sommare poi la condizione di vulnerabilità del lavoratore data da uno stato temporaneo (che può essere anche di lungo periodo) di precarietà o fragilità sociale, da cui scaturisce la sua predisposizione ad accettare qualsiasi occupazione pur di garantirsi la sussistenza e quella del proprio nucleo familiare (che nel caso dei migranti comprende anche le proprie famiglie residenti nei paesi di origine). Ciò significa predisporsi ad accettare le condizioni imposte dal datore di lavoro. Ad esse si sommano, nel caso dei migranti, gli obblighi di legge derivanti dalle condizioni previste dalla normativa vigente con riferimento ad esempio al rinnovo del permesso di soggiorno, che obbliga i lavoratori ad accettare le condizioni di lavoro informali ma predominanti imposte dal datore di lavoro e dal caporale pur di riuscire a soddisfare i parametri normativi previsti. A queste si deve aggiungere anche la segmentazione propria del mercato del lavoro italiano che impedisce la necessaria mobilità, soprattutto ascensionale, allo scopo di superare la reclusione in ambiti lavorativi precari, stagionali, particolarmente faticosi, poco retribuiti, esposti a ricatti, violenze e discriminazioni. Infine, ci sono da considerare anche gli ostacoli culturali, come la scarsa conoscenza della lingua italiana, delle normativa nazionale e internazionale, delle consuetudini vigenti e i servizi sindacali, di welfare o istituzionali territorialmente organizzati.</p>
<p>Alcuni case studies emersi in Italia nel corso degli ultimi anni possono specificare meglio, almeno empiricamente, quanto illustrato con riferimento al lavoro gravemente sfruttato. Ciò vale riguarda in territori dove il fenomeno è più noto, come la Sicilia, la Puglia, la Calabria, la Campania o il Lazio e anche alcune realtà del Nord del Paese dove esso è più localmente circoscrivibile ma rispondente alle medesime perverse logiche. Tra le tante, ad esempio, il grossetano, l’astigiano, alcune aree del Veneto, l’hinterland milanese, alcune zone emiliane e friulane. In alcune di queste aree la declinazione moderna del grave sfruttamento assume caratteri originali che spesso superano le rigidi fattispecie della dottrina tradizionale, compresa quella giudiziaria. Proprio questa originalità consente di superare una lettura troppo ortodossa del grave sfruttamento lavorativo.</p>
<p>È il caso dell’utilizzo, indotto dal datore di lavoro, di sostanze dopanti come metanfetamine, oppio e antispastici da parte dei braccianti indiani originari del Punjab impiegati nelle campagne della provincia di Latina allo scopo di reggere le fatiche psico-fisiche derivanti dallo sfruttamento lavorativo (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/2014—doparsi-per-lavorare-come-schiavi).?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>In questo caso si rileva al volontà dei braccianti punjabi di lavorare alle condizioni imposte dal datore di lavoro, accettandone le condizioni, a fronte della supposta, ipotetica e spesso improbabile, possibilità di rifiutarsi e dunque di sottrarsi allo sfruttamento. Quest’ultima opzione risulta assai poco praticata, considerando gli obblighi normativi volti al rinnovo del permesso di soggiorno, i vincoli sociali derivanti dall’impegno assunto con la famiglia di origine, il vincolo proprio del rapporto con il trafficante (http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=23093)&utm_source=rss&utm_medium=rss che lo ha condotto in provincia di Latina e l’obiettiva impossibilità di trovare altra occupazione che non sia quella del bracciante. Per questa ragione la declinazione particolarmente cruenta del doping è in corso di diffusione e rischia di generare circuiti economici spesso gestiti da forme varie di criminalità, compresa quella organizzata, sino a generare una forma originale di criminalità indiana. Il vincolo della “catena”, secondo il vecchio paradigma schiavistico, ossia dell’impossibilità fisica del soggetto di sottrarsi dallo sfruttamento lavorativo para-schiavistico, è evidentemente fallace nella società contemporanea, nella quale invece tale fattispecie sfocia in una complessità policroma che comprendere variabili sociali, culturali, economiche e giuridiche ampie che solo una lettura approfondita, e dunque non banale, è in grado di rilevare.</p>
<p>L’auspicio è che la riflessione sulla genesi delle moderne forme di sfruttamento e di grave sfruttamento consenta presto di aggiornare schemi interpretativi vetusti, anche dal punto di vista giuridico e giurisdizionale. L’analisi del fenomeno grazie a ricerche qualificate e appropriate (http://www.inmigrazione.it/it/dossier/migranti-e-territori-lavoro-diritti-accoglienza)?utm_source=rss&utm_medium=rss possono influenzare anche il dibattito politico, a patto che si comprenda il rapporto intenso tra coercizione e volontarietà del lavoratore che precipita nello sfruttamento lavorativo.</p>
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<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.leurispes.it/la-schiavitu-nei-campi-coercizione-e-volontarieta-dei-lavoratori-sfruttati/#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a> Organizzazione Internazionale del Lavoro, Convenzione sul lavoro forzato e obbligatorio, n.29/1930.</p>
</div>
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