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		<title>Le donne dell&#8217;Ucraina. Intervista a Giulia Corsalini</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 07:39:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo <em>La lettrice di Cechov, </em>edito da Nottetempo.</p>
<p>Ringraziamo molto Giulia Corsalini per la sua disponibilità</p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="282" height="407" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 282w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751-208x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 208w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché ha deciso di raccontare questa storia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa storia è nata diversi anni fa. A quel tempo scrivevo soprattutto racconti. In Università , nell&#8217;Istituto di Italianistica in cui lavoravo, si parlava di una giovane donna ucraina, una badante, che, frequentando la biblioteca di Slavistica nelle ore libere, si era fatta apprezzare come studiosa e aveva ottenuto un contratto di docenza. La biblioteca di Russo non era nello stesso piano del nostro Istituto e questa collega forse la incrociavo per le scale ma non l&#8217;ho mai conosciuta, né ho saputo in seguito più nulla di lei. La notizia è passata così; poi, ad un certo punto, non so come, è diventata il nucleo di un racconto. Su questa storia sono tornata e ritornata, finché ne è nato un romanzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si è documentata per tratteggiare il personaggio di Nina, simbolo di tutte le donne (in particolare dell&#8217;Est Europa), costrette a lasciare i figli e i mariti nella terra d&#8217;origine per venire in Italia a svolgere professioni poco appaganti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni ho conosciuto diverse donne ucraine e di alcune sono diventata amica; così so molto delle loro vite, del loro lavoro e delle famiglie lontane. La distanza dei figli naturalmente è l&#8217;aspetto più difficile e doloroso della loro esperienza e quello che, come madre, faccio più fatica a comprendere. Per le donne che vengono dalle terre dell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, terre devastate da un conflitto terribile e poco noto, la lontananza è ancora più drammatica. Per un certo periodo, una di loro, mentre parlava con il figlio al telefono, sentiva il boato dei bombardamenti su Donetsk (questo figlio, che si è laureato mentre lei era in Italia e vive solo, è il suo unico affetto e per tre anni la guerra le ha reso impossibile raggiungerlo). Ma è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ho letto dei libri, romanzi e saggi sull&#8217;argomento e poi ho fatto un viaggio a Kiev; ho visitato questa città storica, attraversata dal Dnepr, molto bella; ho partecipato ai riti ortodossi; ho mangiato i piatti tipici; ho preso l&#8217;aereo nel piccolo aeroporto vicino alla città, dal quale partono le badanti più fortunate, che riescono ad evitare il viaggio di due giornate in pulmini male in arnese e ad acquistare un volo low-cost; eravamo insieme, lì al gate, in un&#8217;alba freddissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta l&#8217;Ucraina era considerata “Russia”. Vuole spiegarci qual è il legame tra la storia di Nina e la Letteratura russa (Čechov, in particolare) e italiana?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina è una donna colta, una studiosa di Letteratura russa. In particolare ha una passione per Čechov e questa passione, che in un primo tempo rappresenta soprattutto un conforto per la sua solitudine, diviene motore della vicenda.</p>
<p>E&#8217; per studiare Čechov che Nina inizia a frequentare la biblioteca di Slavistica dell&#8217;Università della cittadina in cui lavora come badante ed è lì che trova una controversa possibilità di riscatto.</p>
<p>I racconti dello scrittore e drammaturgo russo diventano oggetto di analisi e materia di insegnamento per Nina. Allo stesso tempo quella scrittura è aspirazione della voce narrante, che insegue la stessa qualità di naturalezza nella narrazione della propria vita e tenta di rimodulare l&#8217;arco melodico della pagina čechoviana; una musicalità malinconica e interiore, attraverso la quale il pathos della disillusione e il senso dell&#8217;inadempienza dei destini si fondono alla persistenza del sogno.</p>
<p>La Letteratura italiana resta sullo sfondo; Nina cerca di capire in che modo Čechov abbia influenzato gli scrittori italiani, ma non espone che in linea generale i risultati del suo lavoro; arriva a dire che per il narratore italiano la scrittura di Čechov rappresenta un&#8217;aspirazione più che un modello; dietro la ricerca di un&#8217;arte non formale e libera da intenzionalità secondarie &#8211; abbellimenti stilistici, sperimentazione, ammaestramenti di ogni tipo &#8211;  c&#8217;è spesso la lezione čechoviana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il suo romanzo affronta il tema della solitudine, ma non appartiene solo a Nina&#8230;Tutti i personaggi ne soffrono. Credo anche che, per la struttura e la scrittura, il  testo si potrebbe trasporre in una pièce. Cosa pensa di queste considerazioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ognuno dei personaggi vive una sua forma di solitudine, che per tutti è comunque principalmente senso della perdita degli esseri amati, con i quali si sono condivisi giorni e consuetudini, e fedeltà tenace a ciò che quei legami hanno rappresentato. Nina è sola soprattutto perché non può più comunicare con la figlia Kàtja, la figlia lo è perché non riesce a giustificare la madre; e Giulio De Felice, il professore di Letteratura russa, è solo perché, anche lui, non sa perdonare la moglie, che non ha mai smesso di amare. Ci sono stati dei motivi di incomprensione, delle fratture che sono diventate insanabili, ci sono stati il dolore e la morte, e il passato è ormai per ognuno il tempo di una felicità compromessa e irrecuperabile, a cui tuttavia non si vuole rinunciare.</p>
<p>Il romanzo ha scene, dialoghi, atmosfere, descrizioni di interni che penso si prestino alla trasformazione del testo in una pièce drammatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è il Futuro sognato da Nina e quale, invece, quello realizzabile?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina, che è appunto un&#8217;appassionata lettrice di Čechov, avverte il carattere illusorio e velleitario delle proprie aspirazioni per il futuro nel momento stesso in cui si concede il diritto di nutrirle; allo stesso tempo non rinuncia ad avere delle aspettative di bene che riguardano la figlia, sé, gli altri; aspettative per un verso indefinite, come se il bene fosse difficile da formulare, per l&#8217;altro poggiate su alcuni gesti concreti e avvertimenti vivi: mettere insieme dei risparmi per aiutare Kàtja, scrivere un saggio che la accrediti tra gli studiosi, assumersi una responsabilità di tipo umanitario, provare sdegno per le ingiustizie. Malgrado tutto, Nina ha una predisposizione alla fiducia.</p>
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		<title>Orfani bianchi: i figli delle donne migranti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 May 2017 06:25:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani, con Veronica Tedeschi, ringrazia molto Stefania Cardin  dell&#8217;associazione Thuja Lab per l&#8217;invito alla Festa dei popoli organizzata dal Comune di Villasanta (MB). &#160; Antonio Buozzi e Silvia Dumitrache hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani, con Veronica Tedeschi, ringrazia molto Stefania Cardin  dell&#8217;associazione Thuja Lab per l&#8217;invito alla Festa dei popoli organizzata dal Comune di Villasanta (MB).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Buozzi e Silvia Dumitrache hanno parlato degli orfani bianchi, dei figli delle donne migranti; delle loro sofferenze psicologiche, della mancanza di istruzione perché abbandonano la scuola, del loro lavoro soprattutto nei campi per aiutare i parenti che si occupano di loro. E poi i padri di questi bambini e ragazzi, spesso lontani anche loro o non in grado di accudirli come farebbe una madre; e, appunto, le mamme che lavorano presso le nostre famiglie, con gli anziani, nelle case e ci insegnano cosa sia la pazienza e ci ricordano quale debba essere il rapporto con la malattia e con la morte, con dedizione. Quelle madri che mandano i loro stipendi nel Paese d&#8217;origine, per sostenere le loro famiglie; che pensano costantemente ai figli e ai loro stessi genitori; che sacrificano la propria giovinezza, che sopportano enormi sacrifici. A queste donne dedichiamo il nostro approfondimento, chiedendo maggiori tutele per il loro lavoro e per la loro salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8711" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-948-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8712" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-947-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8713" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-946-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8714" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-945-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-949.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8715" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-949.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-949.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-949-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
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		<title>Il video del convegno &#8220;L&#8217;esercito silenzioso delle donne migranti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 08:48:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani e A.D.R.I. presentano il convegno intitolato: &#8220;L&#8217;esercito silenzioso delle donne migranti&#8221; del 28 genaio 2017, presso Spazio Dogana. Famiglie e figli lontani, sacrifici, contratti di lavoro, inclusione: questi (e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>e A.D.R.I. presentano il convegno intitolato: &#8220;L&#8217;esercito silenzioso delle donne migranti&#8221; del 28 genaio 2017, presso Spazio Dogana.<br />
Famiglie e figli lontani, sacrifici, contratti di lavoro, inclusione: questi (e molto di più) gli argomenti trattati dagli ospiti e dai relatori in sala. Con la proiezione del documentario &#8220;Figli sospesi&#8221;, già Speciale TG1.</p>
<p>Ringraziamo Silvia Dumitrache e tutti coloro che hanno partecipato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il progetto di Rimpatrio Volontario Assistito e Reintegrazione “Back to the Future”</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:21:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-610.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7245" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-610.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-610" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-610.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-610-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-610-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a></p>
<p>Il rimpatrio come diritto di avere un’altra opportunità, come inizio di un percorso nuovo, come fine di una fase difficile, forse di una guerra che volge al termine.</p>
<p>La presentazione del progetto “Back to the Future” sul RVA&amp;R, ossia il Rimpatrio Volontario Assistito e Reintegrazione, finanziato dal “Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 &#8211; Obiettivo specifico 3 Rimpatrio &#8211; Obiettivo nazionale 2 Misure di rimpatrio &#8211; PROG. 237”, venerdì scorso all’Istituto della Enciclopedia Italiana, è stata l’occasione per discutere di una procedura ancora troppo poco utilizzata.</p>
<p>Secondo Giovanni Lattanzi, Coordinatore nazionale del Gus (Gruppo Umana Solidarietà) ente capofila del progetto, “il rimpatrio arriva al culmine di un ragionamento di lungo respiro che abbiamo fatto insieme ad altre Ong e che va a completare l’accoglienza. Perché nell’accoglienza deve essere prevista anche l’opzione del rimpatrio”.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7246" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-611" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1139w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Il Gus si occupa da anni di Cooperazione e sviluppo, ma anche di accoglienza di migranti e richiedenti protezione internazionale. “Ci chiediamo spesso come far convivere queste due esperienze”, aggiunge Lattanzi, secondo il quale “il progetto del Rimpatrio ci dà proprio l’occasione per integrare le due azioni: cooperazione e accoglienza. Anche perché nel tempo ci siamo accorti di un cambiamento del flusso migratorio, che vede l’Italia come un paese di passaggio veloce, che accoglie e che deve dare quindi l’opportunità di ritornare nel Paese di origine”.</p>
<p>“Back to the Future” vuole dare uno strumento in più a chi ha terminato il progetto migratorio, o ha concluso quello dell’accoglienza. “Una conclusione che non deve essere vista come un fallimento”, secondo il Project coordinator Salvatore Ippolito. “Un ritorno nel Paese di origine vuol dire che si è risolto il problema. Il ritorno può essere visto come la fase più importante del processo”.</p>
<p>Nella nostra società il fenomeno migratorio è spontaneo, non organizzato in flussi ordinati. Semplicemente accade: “perché siamo circondati da instabilità economica e crisi di diverso tipo. Tutto questo lascia un saldo di non integrabilità, o di rinuncia al progetto migratorio”, aggiunge Ippolito, “quindi il migrante può anche decidere di ritentare in modo volontario”.</p>
<p>Il Gus supportato dai partner del progetto: Ricerca e Cooperazione, Movimento per l’Autosviluppo l’Interscambio e la Solidarietà (Maìs), COCIS e Re.Te. lavoreranno insieme a Comuni e associazioni migranti, con l’obiettivo di far diventare una consuetudine il Rimpatrio, e per far diventare i migranti volano di sviluppo nel loro paese d’origine. In questo modo la migrazione diventa elemento di sviluppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7247" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-612" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1139w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Massima collaborazione offre immediatamente Emiliano Monteverde, Assessore alle politiche sociali e servizi alla persona, Promozione della salute, Sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, Politiche per lo sport del Municipio Roma 1 Centro, secondo il quale progetti come questi “ci permettono di far uscire il ‘sociale’ dalla routine, coinvolgendo il tessuto sociale del territorio. Per questo vogliamo dare massimo risalto a questo progetto di grande innovazione”.</p>
<p>Ha accettato la sfida la Project manager Cristina Montefusco, che ha presentato nel dettaglio tecnico “Back to the Future” a partire dalle quattro fasi, ovvero lo Scambio di informazioni, il Colloquio e la Valutazione del caso da parte dell’operatore, l’elaborazione di un Piano personalizzato di reintegrazione che tiene conto delle capacità e delle aspettative del migrante, e l’accompagnamento nella realizzazione del Piano nel Paese di origine.</p>
<p>Durante la presentazione del progetto all’Istituto della Enciclopedia Italia è intervenuto anche il Prefetto Riccardo Compagnucci, il quale ha insistito sull’importanza del Rimpatrio, anche se al momento sono esigui i migranti che ritornano volontariamente al proprio Paese di origine. “Dobbiamo cambiare l’idea delle migrazioni: ancora oggi facciamo delle distinzioni sulle motivazioni alla base della mobilità, ma non ci possono essere distinzioni, perché le persone si stanno muovendo sempre di più e il rimpatrio volontario deve essere visto come una fiammella di intelligenza e lungimiranza rispetto alla mobilità reale. Concentriamoci sul perché il migrante è qui, piuttosto che sul perché è venuto qui”.</p>
<p>Punto di riferimento online del progetto è il sito <a href="http://rimpatri.gus-italia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://rimpatri.gus-italia.org&amp;source=gmail&amp;ust=1477551847889000&amp;usg=AFQjCNGxDUPW9cW8UAY75uNYDU6pKopPWw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://rimpatri.gus-italia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> attivato durante la presentazione, attraverso il quale il Gus Gruppo Umana Solidarietà vuole dare rilievo a tutte le attività connesse al Rimpatrio Volontario.</p>
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