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	<title>OSCE Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Crisi ucraina: quando la guerra non è mai la soluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 08:48:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Il pericolo di un nuovo conflitto mondiale tra interessi economici e geopolitici. Ma cosa realmente muove questa possibile guerra? &#8220;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al tiro alla fune, ed è tempo di ritenere entrambi responsabili”, dicono i pacifisti ucraini.21 febbraio 2022Dale Zaccaria</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.peacelink.it/conflitti/a/49001.html#?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://cdn.peacelink.org/images/26216.jpg?format=jpg&amp;w=300&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Anche in Ucraina la soluzione è la Pace"/></a></figure>



<p>(da peacelink.it)</p>



<p>In queste ore sale la tensione politica e diplomatica su quello che potrebbe essere lo scenario di un nuovo conflitto mondiale. La Russia dà prova di forza e mostra i muscoli con simulazioni militari e lancio di missili, mentre le sue truppe sono allineate sul confine ucraino. Dall’altra parte gli USA di Biden insieme agli inglesi foraggiano  l’Ucraina, dando loro armi. Lo scenario chiaramente rimanda alla Guerra Fredda, ora con il reale pericolo di un calda primavera. Boris Johnson ha appena affermato che «la Russia sta pianificando la più grande guerra in Europa dal 1945», Macron si mobilita telefonando a Putin per evitare il conflitto, intanto la Presidente della Commissione Europa, Ursula Von der Leyen, bacchetta da Bruxelles. E Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato dichiara: &#8220;La Russia sta cercando di riscrivere le regole dell&#8217;ordine internazionale (…) Se l&#8217;obiettivo  è avere meno Nato alla fine avrà più Nato&#8221;. Prosegue quindi la disputa politica con minacce di pesanti sanzioni alla Russia. </p>



<p>Ma cosa realmente muove questa possibile guerra,&nbsp;<strong>quali sono gli interessi in gioco</strong>?</p>



<p>Sono sicuramente molteplici: abbiamo l’industria bellica da un lato, l’interesse economico del gas dall’altro e mire geopolitiche. L’asse Russia-Cina spaventa l’America, sempre pronta con qualsiasi pretesto a dare battaglia, a fomentare golpe, a fare e disfare in nome della sua politica imperialista, afferma il noto linguista&nbsp;<strong>Noam Chomsky</strong>: &#8220;Biden come Trump o peggio. Nulla è cambiato nella politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti fanno quello che devono fare per poter controllare il mondo&#8221;.</p>



<p>Poi abbiamo una guerra parallela quella dovuta al gas. Il giornalista Alberto Negri ne delinea con lucidità i motivi, leggiamo in un suo articolo:&nbsp; &#8220;Ucraina? La posta in gioco è una simulazione di guerra sì, ma del gas. La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa&#8221;.</p>



<p>La regione del Donbass è il terreno di scontro e anche il pretesto di questa irrazionale guerra. Tra accuse e contro-accuse da parte dell’Ucraina e di Mosca, su chi per primo abbia iniziato il conflitto, un conflitto che poi va avanti da anni, sappiamo che migliaia di civili in queste ore stanno lasciando la regione del Donbass, una regione indipendentista di matrice filorussa. Il pacifista&nbsp;<strong>Yurii Sheliazhenko</strong>, obiettore di coscienza, è esponente del Beoc (Ufficio europeo obiezione di coscienza) e della War Resisters’ International (Internazionale dei resistenti alla guerra)&nbsp;scrive:</p>



<p>“Il governo ucraino si prepara alla guerra con la Russia a causa delle truppe russe ammassate nelle vicinanze, mentre le repubbliche separatiste filo-russe del Donbass si stanno preparando per la guerra con l’Ucraina a causa delle truppe ucraine ammassate nelle vicinanze.&nbsp;La Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina riferisce dell’intensificarsi delle violazioni del cessate il fuoco. Ci sono informazioni nei media sui bombardamenti delle aree residenziali urbane e sulle&nbsp;<strong>vittime civili su entrambi i lati del conflitto armato</strong>. L’Ucraina e gli Stati Uniti si sono scambiati con la Russia accuse sprezzanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU.&nbsp;Le sanzioni economiche sono sul tavolo alla Casa Bianca, le alleanze anti-Occidente e il riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche separatiste sono sul tavolo al Cremlino. Si costruiscono coalizioni, si perdono facce, si fanno minacce e si cominciano colpi distruttivi limitati. È così che si intensificano i conflitti.&nbsp;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al&nbsp;<strong>tiro alla fune</strong>, tirando su le estremità opposte dell’Ucraina. Quindi&nbsp;è tempo di ritenere entrambi responsabili&#8221;.</p>



<p>Anche i movimenti pacifisti italiani si sono mobilitati per scongiurare un possibile conflitto nucleare.&nbsp;<strong>PeaceLink</strong>&nbsp;ha lanciato una petizione firmata da giornalisti dal calibro di&nbsp;<strong>Riccardo Iacona</strong>, manifestazioni sono in corso in tutta Italia, ieri si è conclusa quella a Napoli con la presenza di padre&nbsp;<strong>Alex Zanotelli</strong>&nbsp;che scrive una lettera intensa e accorata:&nbsp;</p>



<p>&#8220;Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell'&#8221;estate incandescente&#8221;! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare. Tutto questo è il frutto amaro di una folle corsa mondiale al riarmo, soprattutto atomico. Stiamo infatti militarizzando il cielo e la terra. Il cielo è diventato anch’esso teatro di scontro. L’uomo più ricco della terra, Elon Musk, ha già inviato nello spazio 1.900 satelliti, ma ha già intenzione di spedirne altri 42.000. La Cina lo ha già accusato di spionaggio a favore degli USA e ha testato il suo razzo ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ (le guerre stellari), come le chiamava Reagan. Ma non contenti di militarizzare il cielo, stiamo supermilitarizzando il Pianeta Terra che è diventato una discarica di armi (non dimentichiamo che le armi sono, insieme allo stile di vita di pochi, la causa del disastro ambientale.)”.</p>



<p>Ed è proprio l’<strong>industria bellica</strong>&nbsp;l’altro elemento sullo scacchiere di questa disputa internazionale. Come intende l’America proteggere I suoi alleati Europei è molto chiaro: attraverso le armi. Riporta la notizia la redazione de Il Faro di Roma:&nbsp;“I primi affari sono andati a buon porto in Polonia che acquisterà 6 miliardi di dollari in carri armati statunitensi, ponti d’assalto ed esplosivi. A darne notizia è il segretario alla difesa Lloyd Austin. Gli Stati Uniti venderanno 250 carri armati M1A2 Abrams alla Polonia per rafforzare ulteriormente le capacità di difesa lungo il fianco orientale della NATO con la Russia. L’annuncio è stato fatto venerdì durante una sua tappa a Varsavia per incontrare il ministro della difesa Mariusz Blaszczak. “Questa è la versione più moderna del carro armato Abrams e fornirà alla Polonia una capacità di carri armati altamente avanzata che rafforzerà anche la nostra interoperabilità con le forze armate polacche, aumentando la credibilità dei nostri sforzi combinati di deterrenza in quelli di altri alleati della NATO”, ha affermato Austin.</p>



<p>Il discorso di un’entrata dell’Ucraina nella Nato contro la volontà e le paure dei russi è solo una prima facciata di un discorso molto più complesso, dove, ripetiamo , interessi bellici, economici, e geopolitici sono al centro di un conflitto che potrebbe avere degli scenari terribili per tutti noi.&nbsp;</p>



<p>La guerra non è mai una giusta soluzione. La guerra non è la soluzione. Perché è solo portatrice di una irrazionale e folle distruzione dell’umanità.&nbsp;E&#8217; impegno, in questo momento così delicato, di tutta la societa&#8217; civile sensibilizzare ed essere attivi per la difficile situazione in Ucraina, dove l&#8217;Italia come membro della Nato ha un ruolo non secondario, per fermare una possibile escalation militare e bellica che equivarebbe a un nuovo conflitto mondiale. Non è in gioco solo la pace, ma la vita di tutti.&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto giornaliero dell&#8217;OSCE. Missione speciale Ucraina</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 12:37:39 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="336" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Sulla base delle informazioni fornite dai gruppi di monitoraggio alle&nbsp;17:00 del 24 febbraio 2022&nbsp;.&nbsp;Tutti gli orari sono nell&#8217;ora dell&#8217;Europa orientale.</p>



<ul><li>Dalla sera del 24 febbraio e per tutto il periodo di riferimento, la Missione ha sentito esplosioni multiple, compreso il fuoco di un sistema di lancio multiplo di razzi, vicino a Shchastia e nelle vicinanze delle città di Kherson, Donetsk, Kharkiv e Kiev.</li><li>La Missione ha ascoltato aerei che sorvolavano le città di Ivano-Frankivsk e Kiev.&nbsp;Ha sentito due elicotteri sorvolare la città di Donetsk.</li><li>La SMM ha osservato lunghe code ai valichi di frontiera con Ungheria, Polonia e Romania.</li><li>La Missione ha avviato le attività di evacuazione a seguito della decisione di evacuare tutti i membri della Missione Internazionale (IMM) presa il 24 febbraio.</li></ul>



<p><a href="https://www.osce.org/files/2022-02-25%20Daily%20Report_ENG.pdf?itok=36745&utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il rapporto completo (PDF)</a></p>



<p>La Missione speciale di monitoraggio dell&#8217;OSCE in Ucraina (SMM) è stata dispiegata il 21 marzo 2014, a seguito di una richiesta all&#8217;OSCE da parte del governo ucraino e di una decisione consensuale di tutti i 57 Stati partecipanti all&#8217;OSCE. La SMM è una missione civile disarmata, presente sul campo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in tutte le regioni dell&#8217;Ucraina. I suoi compiti principali sono osservare e riferire in modo imparziale e obiettivo sulla situazione in Ucraina; e per facilitare il dialogo tra tutte le parti coinvolte nella crisi.</p>



<p>Con dozzine di pattuglie OSCE SMM che escono ogni giorno in tutta l&#8217;Ucraina, molte in aree ad alto rischio a est, On Patrol offre una visione straordinaria non solo del lavoro della più grande missione OSCE sul terreno, ma anche degli uomini e delle donne che servire essa e la più ampia causa della pace, ma anche in alcune delle persone e delle questioni che definiscono l&#8217;Ucraina e la crisi che sta attraversando. </p>



<p>Le leader di comunità e le funzionarie di monitoraggio dell&#8217;OSCE SMM costruiscono ponti tra le persone, servendo la causa di una pace sostenibile in modi spesso invisibili ma concreti e significativi. Leggi le loro storie di resilienza e speranza.  <a href="https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:20:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1 class="boxNewsReportTitle"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02-300x247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></h1>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 dir="ltr">Chi è un difensore dei diritti umani?</h2>
<p>&#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani in modo nonviolento.</p>
<h2 dir="ltr">Cosa fa un difensore dei diritti umani?</h2>
<ul>
<li>Riconosce e promuove tutti i diritti umani per tutti. Il DDU affronta problematiche relative ai diritti umani, che possono ad esempio riguardare: esecuzioni sommarie, torture, arresti e detenzioni arbitrarie, mutilazioni genitali femminili, discriminazione, problemi occupazionali, sfratti forzati, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, rifiuti tossici e il loro impatto sull&#8217;ambiente. Il difensore sostiene attivamente tutti i diritti umani, come: il diritto alla vita, al cibo e all&#8217;acqua, al più alto livello di salute raggiungibile, a un alloggio adeguato, a un nome e a una nazionalità, all&#8217;educazione, alla libertà di movimento e alla non-discriminazione. Il DDU si occupa anche di categorie di persone, come ad esempio: le donne, i bambini, le persone indigene, i rifugiati, gli sfollati, le minoranze nazionali, linguistiche o sessuali.</li>
<li>Opera in ogni parte del mondo: negli Stati divisi da conflitti armati interni e negli Stati stabili; negli Stati non democratici e in quelli con una forte pratica democratica; negli Stati in via di sviluppo e in quelli sviluppati.</li>
<li>Agisce a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.</li>
<li>Raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Sostiene le vittime di violazione dei diritti umani.</li>
<li>Si adopera per garantire la responsabilità e porre fine all&#8217;impunità.</li>
<li>Sostiene una governance ed una politica governativa migliori.</li>
<li>Contribuisce all’implementazione dei trattati sui diritti umani.</li>
<li>Conduce attività di educazione e formazione ai diritti umani.</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">La Carta dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Il 9 dicembre 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per <em>consensus</em>, con risoluzione <a href="https://undocs.org/A/RES/53/144?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, la “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-e-la-responsabilita-degli-individui-dei-gruppi-e-degli-organi-della-societa-di-promuovere-e-proteggere-le-liberta-fondamentali-e-i-diritti-umani-universalmente-riconosciuti-1998/18?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti</strong></a>”, considerata anche come la “Carta dei DDU”.</p>
<p>La Dichiarazione non riconosce nuovi diritti fondamentali ma mira a legittimare e garantire coloro che operano in prima linea &#8211; in particolare membri di movimenti, organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, intellettuali &#8211; spesso mettendo a rischio la loro vita, per la difesa dei diritti umani. La Dichiarazione sancisce che:</p>
<ul>
<li>è diritto e responsabilità di ciascuno e di tutti operare attivamente per la protezione e la promozione dei diritti umani;</li>
<li>chi agisce per i diritti umani può legittimamente farlo sia come individuo sia in associazione con altri;</li>
<li>l’attività di promozione e tutela dei diritti umani è sempre lecita e legittima a condizione che avvenga pacificamente, non violentemente;</li>
<li>l’attività degli operatori dei diritti umani non ha confini, deve essere consentita dentro e fuori lo Stato di appartenenza;</li>
<li>i difensori dei diritti umani hanno il diritto di associarsi e organizzarsi anche sul piano internazionale;</li>
<li>chiunque, individualmente o in associazione con altri, può contribuire a migliorare la tutela dei diritti umani avanzando idee e proposte che le competenti istanze istituzionali devono prendere in considerazione.</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, gode di una indiscutibile autorevolezza morale sul piano internazionale e gli Stati si sono impegnati a mettere in atto le sue disposizioni.</p>
<p>Nel 2011 la Relatrice Speciale Margaret Sekaggya ha pubblicato il <strong><a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Defenders/CommentarytoDeclarationondefendersJuly2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commentario alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani</a></strong>, un documento che illustra e analizza ciascuno dei diritti enunciati nella Dichiarazione: il diritto alla tutela, alla libertà di riunione, alla libertà di associazione, il diritto di accedere e comunicare con gli organismi internazionali, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla protesta, il diritto di sviluppare e discutere nuove idee sui diritti umani, il diritto a un ricorso effettivo e il diritto di accedere ai finanziamenti. Un&#8217;ultima sezione riguarda le deroghe ammissibili a questi diritti. Il Commentario affronta anche le restrizioni e le violazioni più comuni affrontate dai difensori e fornisce raccomandazioni per facilitare l&#8217;attuazione da parte degli Stati di ciascun diritto. Questa guida essenziale offre anche un documento di riferimento completo per i giornalisti che si occupano della situazione dei difensori dei diritti umani nei loro paesi, nelle loro regioni e nel mondo.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite</h2>
<p>Nel 2000 l’allora Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito la figura del <a href="https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/srhrdefendersindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Relatore Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani</a> per sostenere l’implementazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998. Il mandato è stato rinnovato dal Consiglio Diritti Umani nel 2014 con risoluzione <a href="http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A%2FHRC%2FRES%2F25%2F18&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/HRC/RES/25/18</a>.</p>
<p>L’attuale <em>Special Rapporteur</em> è <strong>Michel Forst</strong>. In precedenza l’incarico è stato ricoperto da Margaret Sekaggya (2008-2014) e da Hina Jilani (2000-2008).</p>
<p>Il Relatore speciale è tenuto a presentare regolarmente dei <a href="https://www.protecting-defenders.org/en/reports-and-documents%20?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti</strong></a> in cui descrive le attività condotte, condivide le sue preoccupazioni e formula raccomandazioni sulla situazione dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Nel dicembre 2018, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, Michel Forst ha pubblicato il “<a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/UNSR%20HRDs-%20World%20report%202018.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>World Report on the situation of Human Rights Defenders</strong></a>” in cui afferma che la Dichiarazione continua ad essere attuata in modo incompleto da quasi tutti gli Stati, di cui un numero sempre maggiore ha attivamente adottato dei provvedimenti per ostacolare il godimento dei diritti descritti nella Dichiarazione. Il Rapporto mondiale documenta la tanto discussa <strong>chiusura dello spazio civico</strong> e suggerisce che essa è diventata, in troppe località, una guerra contro i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel 2019 il Relatore speciale ha dedicato il proprio <a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/G1900497_2.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto annuale alle donne difensore dei diritti umani</strong></a> concentrandosi in particolare sui rischi e sugli ostacoli di genere che le donne difensore dei diritti umani affrontano in più rispetto agli uomini e riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella promozione e protezione dei diritti umani.</p>
<p>Il<strong> Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite</strong> sostiene costantemente i difensori dei diritti umani ed il loro operato attraverso <a href="https://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Resolutions.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzioni e Decisioni</strong></a>, da ultima la <a href="https://undocs.org/A/HRC/40/L.22/Rev.1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione “sul Riconoscimento del contributo dei difensori dei diritti umani ambientali al godimento dei diritti umani, della protezione dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile”</strong></a> del 20 marzo 2019.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>Nel 2004 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato “<a href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Garanzia della protezione – Orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani</strong></a>”, delle linee guida, aggiornate nel 2008, sul sostegno dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Le Linee guida sono state adottate avendo come principale riferimento normativo l&#8217;articolo 2 del Trattato sull&#8217;Unione Europea, il quale afferma che l&#8217;UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.<br />
Le Linee guida stabiliscono l&#8217;<strong>approccio dell&#8217;UE volto a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in paesi extra-UE</strong>, al fine di consentire loro di operare liberamente. Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i DDU in ogni eventualità, esse esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un DDU è in pericolo.</p>
<p>L’aspetto operativo delle Linee guida rientra nel contesto della politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Gli aspetti più rilevanti contenuti nelle Linee guida sono:</p>
<ul>
<li>i diplomatici presso le missioni dell’UE incontreranno regolarmente i difensori dei diritti umani, faranno visita agli attivisti detenuti, monitoreranno i processi a loro carico e peroreranno la loro protezione.</li>
<li>Il compito del gruppo di lavoro del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/preparatory-bodies/working-party-human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Consiglio sui diritti umani (COHOM)</a> è quello di individuare le situazioni in cui l’UE è invitata a intervenire sulla base delle relazioni dei capi missione della stessa, delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni non governative.</li>
<li>I funzionari dell’UE di alto grado (ad esempio l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) includeranno gli incontri con i difensori dei diritti umani nell’ambito delle loro visite ai paesi extra-UE.</li>
<li>I dialoghi politici con i paesi extra-UE e le organizzazioni regionali comprenderanno la situazione dei difensori dei diritti umani.</li>
<li>I capi missione rammenteranno alle autorità dei paesi extra-UE la responsabilità che esse hanno di proteggere i difensori dei diritti umani in pericolo.</li>
<li>L’UE coopererà a stretto contatto con i paesi extra-UE che dispongono anch’essi di politiche di protezione dei difensori dei diritti umani: inoltre, lavorerà con i meccanismi relativi ai diritti umani di altre organizzazioni regionali quali l’Unione africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e dell&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.</li>
<li>L’UE promuoverà il potenziamento dei meccanismi regionali esistenti a protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di nuovi meccanismi di questo tipo.</li>
<li>All’impegno dell’UE a sostenere i difensori dei diritti umani fa da complemento lo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:1302_1&utm_source=rss&utm_medium=rss">strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)</a>, che presta assistenza finanziaria alle organizzazioni che offrono sostegno agli attivisti per i diritti umani.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Meccanismo di protezione dell&#8217;Unione Europea &#8211; ProtectDefenders.eu</h2>
<p><a href="https://protectdefenders.eu/en/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">ProtectDefenders.eu</a> è il meccanismo dell’Unione Europea di protezione per i DDU, creato per fornire un supporto stabile, omnicomprensivo e <em>gender-sensitive</em> agli individui e/o agli attori locali che combattono per promuovere e per difendere i diritti umani nel mondo.</p>
<p>Il meccanismo si propone di raggiungere tutti i DDU, anche quelli che lavorano nelle aree più remote e in paesi nei quali è particolarmente pericoloso lavorare in difesa dei diritti umani. Un’attenzione particolare è rivolta ai difensori maggiormente vulnerabili: donne difensore dei diritti umani, difensori dei diritti dei LGBT, ambientalisti, difensori per i diritti sociali ed economici, difensori delle minoranze, avvocati e tutti quelli che lottano per la libertà di espressione e di associazione.</p>
<p>ProtectDefenders.eu è sostenuto al 95% da fondi provenienti dallo <strong>European Instrument for Democracy and Human Rights </strong>(EIDHR).<br />
Il Meccanismo è stato creato ed implementato da un consorzio di dodici organizzazioni non governative, da sempre attive nel campo dei diritti umani e della protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani.<br />
I membri del consorzio sono: <a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>, <a href="https://rsf.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Reporters without borders</a>, <a href="http://www.omct.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Organisation Against Torture (OMCT)</a>, <a href="https://www.fidh.org/en/about-us/What-is-FIDH/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Worldwide Movement Human Rights (FIDH)</a>, <a href="https://urgentactionfund.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="https://www.forum-asia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum-Asia</a>, <a href="https://www.peacebrigades.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Peace Brigades International (PBI)</a>, <a href="https://www.protectioninternational.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection international</a>, <a href="https://ilga.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilga</a>, <a href="https://www.escr-net.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ESCR-Net</a>, <a href="http://emhrf.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Euro-Mediterranean Foundation of Support to HRD (EMHRF)</a>, <a href="https://www.defenddefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa HRD Project (EHAHRDP)</a>.</p>
<h3 dir="ltr">La Helpline 24/7</h3>
<p dir="ltr">ProtectDefenders.eu ha attivato una “<strong><a href="https://www.protectdefenders.eu/en/supporting-defenders.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hotline</a></strong>”, una linea di emergenza che fornisce un supporto 24/7 per i DDU che si trovano in situazioni di effettivo rischio, diretta da Front Line Defenders. Il numero da chiamare per accedere al servizio è: +353(0)12100489.</p>
<h3 dir="ltr">Il servizio di trasferimento temporaneo</h3>
<p>Se tutte le protezioni messe in atto non risultassero in grado di proteggere la sicurezza personale di un DDU, è prevista la possibilità di accedere al servizio della “<strong><em>temporary relocation</em></strong>” – come ultima misura per proteggere il difensore a rischio. Durante il periodo di ricollocazione, i DDU possono riposare, cercare la riabilitazione, sviluppare le loro capacità attraverso la formazione, espandere la loro rete internazionale di contatti, perseguire il loro lavoro sui diritti umani da una posizione sicura e preparare il loro ritorno sicuro. La ricollocazione temporanea funziona attraverso delle “<strong><em>emergency grants</em></strong>” che provvedono a sostenere la riallocazione all’interno del proprio paese o all’estero, ove risulti necessario.</p>
<h3 dir="ltr">Le sovvenzioni d’emergenza</h3>
<p>Le richieste per le “<em>emergency grants</em>” sono valutate caso per caso, considerando dei criteri di identità, situazione e necessità. In particolare, il richiedente dev’essere un DDU che opera per i diritti umani in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1998; essere esposto a rischi a causa del proprio operato in materia di diritti umani; necessitare di un sostegno urgente.</p>
<p>Le attività idonee ad ottenere il sostegno finanziario di emergenza devono riguardare, <em>inter alia</em>:</p>
<ul>
<li>la sicurezza fisica;</li>
<li>la sicurezza digitale;</li>
<li>le comunicazioni;</li>
<li>il capacity building in sicurezza;</li>
<li>il trasporto sicuro;</li>
<li>il supporto legale;</li>
<li>il supporto medico (compreso il supporto psicosociale e la riabilitazione);</li>
<li>l’assistenza umanitaria (compreso il sostegno familiare);</li>
<li>il trasferimento urgente;</li>
<li>il monitoraggio, la segnalazione e la difesa urgenti.</li>
</ul>
<p>Le “emergency grants” finanziate dall&#8217;UE hanno un tetto massimo di € 10.000.</p>
<h3 dir="ltr">I programmi di training</h3>
<p>Con l’aumentare dei rischi affrontati dai DDU, delle minacce ricevute e delle situazioni ostili con le quale gli stessi devono quotidianamente confrontarsi, aumentare le capacità degli stessi difensori è oramai diventato un tema centrale. Per tale ragione l’UE, nell’ambito di questa iniziativa, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del difensore; l’obiettivo è dunque un <strong>approccio di <em>capacity building</em></strong>, affinché gli attivisti acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono.</p>
<p>Ad esempio, Front Line Defenders ha sviluppato un<strong> programma di training in materia di sicurezza e protezione</strong>. Il programma include workshop, corsi, seminari, consultazioni e risorse per lo sviluppo di capacità, mira a facilitare la condivisione di competenze e conoscenze e a fornire ai DDU ulteriori informazioni e strumenti che li possano aiutare ad affrontare i problemi di sicurezza e protezione personale e organizzativa. Durante il training si affrontano i seguenti temi: valutazione dei rischi, analisi delle minacce, reazioni agli incidenti di sicurezza, sicurezza digitale, gestione dello stress, produzione di piani di sicurezza pratici mirati alla situazione unica di ciascun DDU e come produrre piani di sicurezza organizzativi.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">La Piattaforma dell&#8217;Unione Europea di coordinamento per l&#8217;asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Su iniziativa della Commissione Europea nel 2011 è stata creata la <strong>European Union Human Rights Defenders RE location Platform (EUTRP)</strong>, una piattaforma globale di organizzazioni nazionali, regionali e internazionali coinvolte in programmi per il trasferimento temporaneo dei difensori dei diritti umani. L’obiettivo è di facilitare e assicurare la loro riallocazione.</p>
<p>Le attività della piattaforma sono le seguenti: identificazione dei DDU a rischio, fornitura di alloggi temporanei, cd. “<em>temporary shelter</em>”, sia all’interno del loro paese d’origine che al di fuori di esso, se necessario.</p>
<p><strong>La Piattaforma è il meccanismo operativo per le <em>temporary relocation</em> dell’iniziativa ProtectDefenders.eu, finanziata dalla Commissione Europea.</strong></p>
<p>L’obiettivo principale della Piattaforma EUTRP è facilitare il coordinamento e la cooperazione fra i vari attori coinvolti in questa <em>mission</em>.</p>
<p>Il <a href="https://www.hrdrelocation.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito web EUTRP</a> è un portale per riunire tutti i membri della piattaforma, nonché una fonte di informazioni sui difensori dei diritti umani e su come partecipare alle iniziative di ricollocazione temporanea.</p>
<p><strong>I membri della Piattaforma possono essere: città, università, ONG, associazioni, ministeri degli esteri e governi</strong>. L’unico pre-requisito è che svolgano almeno una delle seguenti attività:</p>
<ul>
<li>Attività relative alle <em>temporary relocation</em> dei DDU a rischio, sia all’interno dello stesso paese o regione, sia all’estero.</li>
<li>Provvedere assistenza (ad esempio, sistemi di comunicazione) ai DDU a rischio.</li>
<li>Fare <em>follow-up</em> nelle situazioni di post-trasferimento dei DDU, ossia dopo il ritorno nei loro rispettivi paesi (<em>in-country protection</em>).</li>
<li>Sostenere i DDU che sono stati temporaneamente riallocati. Il supporto potrebbe consistere in: aiuto legale, trattamenti medici, supporto psicologico e riabilitativo, <em>internship</em>, borse di studio, alloggi, visti/permessi di residenza, opportunità educative/<em>capacity building</em>, fondi/supporto finanziario ai programmi.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell’OSCE</h2>
<p>Nel 2014 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha adottato le “<a href="https://www.osce.org/it/node/384705?download=true&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Linee guida sulla tutela dei Difensori dei diritti umani</strong></a>”, le quali stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati. Le Linee guida si applicano sia all’interno dei Paesi OSCE sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione Europea in sinergia con le equivalenti linee guida UE).</p>
<p>Nel 2017 l’<strong><a href="https://www.osce.org/odihr?utm_source=rss&utm_medium=rss">ODIHR &#8211; Office for Democratic Institutions and Human Rights</a></strong> ha pubblicato “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/OSCEHRDs2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>The Responsibility of States: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</strong></a>&#8220;, il primo rapporto sull’attuazione delle Linee guida OSCE sui difensori dei diritti umani, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area OSCE. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, e ad inaccettabili restrizioni della libertà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’OSCE”.</p>
<p>La Dichiarazione del Consiglio d&#8217;EuropaNel 2008 il Consiglio d’Europa ha condannato tutti gli attacchi e le violazioni nei confronti dei DDU attraverso la <strong><a href="https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805d3e52&utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione del Comitato dei Ministri “action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, la quale invita gli Stati membri, <em>inter alia</em> a:</p>
<ul>
<li>creare un ambiente favorevole al lavoro dei difensori dei diritti umani, che metta individui, gruppi e associazioni nelle condizioni di svolgere liberamente le proprie attività, su base legale, coerentemente con gli standard internazionali, per promuovere e lottare per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza alcuna restrizione oltre a quelle autorizzate dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);</li>
<li>adottare misure efficaci per proteggere, promuovere e rispettare i difensori dei diritti umani e garantire il rispetto delle loro attività;</li>
<li>rafforzare i loro sistemi giudiziari e assicurare l&#8217;esistenza di rimedi efficaci per coloro i cui diritti e libertà sono violati;</li>
<li>adottare misure efficaci per prevenire attacchi o molestie ai DDU, assicurare che le indagini sui responsabili siano indipendenti ed efficaci e che siano adottate delle misure amministrative e/o dei procedimenti penali nei confronti dei responsabili;</li>
<li>considerare di attribuire o, ove opportuno, rafforzare le competenze e le capacità di commissioni indipendenti, difensori civici o istituzioni nazionali per i diritti umani a ricevere, esaminare e formulare raccomandazioni per la risoluzione delle istanze presentate dai difensori dei diritti umani sulle violazioni dei loro diritti;</li>
<li>assicurare l&#8217;effettivo accesso dei difensori dei diritti umani alla Corte europea dei diritti umani, al Comitato europeo dei diritti sociali e ad altri meccanismi di protezione dei diritti umani secondo le procedure applicabili;</li>
<li>cooperare con i meccanismi dei diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa e in particolare con la Corte europea dei diritti umani in conformità con la CEDU, nonché con il Commissario per i diritti umani facilitando le sue visite, fornendo risposte adeguate ed entrare in dialogo con lui/lei sulla situazione di difensori dei diritti umani quando richiesto;</li>
<li>fornire misure per una rapida assistenza e protezione dei difensori dei diritti umani in pericolo nei paesi terzi, come, se del caso, la partecipazione e l’osservazione di processi  e/o, se praticabile, il rilascio di visti di emergenza;</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione invita il <strong><a href="https://www.coe.int/it/web/commissioner?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa</a></strong> a rafforzare il suo ruolo e il suo Ufficio al fine di fornire una protezione forte ed efficace per i difensori dei diritti umani e richiama inoltre tutti gli organi e le istituzioni del Consiglio d&#8217;Europa a prestare particolare attenzione alle questioni riguardanti i difensori dei diritti umani nelle loro rispettive attività. Ciò include la messa a disposizione e lo scambio di informazioni e documentazione, compresa la giurisprudenza pertinente e altre norme europee, oltre all’incoraggiamento della cooperazione e delle attività di sensibilizzazione delle organizzazioni di società civile e la partecipazione dei difensori dei diritti umani alle attività del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Dal 2008 il Commissario incontra annualmente diversi gruppi di DDU provenienti dall’area del Consiglio d’Europa attraverso delle <strong>roundtable</strong>, al termine delle quali vengono pubblicati dei <strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporti</a> </strong>riepilogativi.</p>
<p>Nel 2018, a dieci anni dalla Dichiarazione, il Comitato dei Ministri ha rinnovato il suo impegno con lo “<strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/statement-on-the-10th-anniversary-of-the-declaration-of-the-committee-of-ministers-on-council-of-europe-action-to-improve-the-protection-of-human-righ?utm_source=rss&utm_medium=rss">Statement on the 10th anniversary of the Declaration of the Committee of Ministers on Council of Europe action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, nel quale si afferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, vi è una preoccupante tendenza a una crescente contrazione nella protezione dei difensori dei diritti umani in numerosi altri paesi europei.</p>
<h2 dir="ltr">Il ruolo della società civile nella protezione dei difensori dei diritti umani</h2>
<p dir="ltr">Numerose sono le organizzazioni non governative che operano a livello locale, nazionale e internazionale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza dell’operato svolto dai DDU, denunciando i rischi e le minacce cui sono sottoposti a causa delle loro attività per l’implementazione dei diritti umani per tutti, e realizzando delle iniziative per proteggere i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel contesto italiano, l’associazione <strong><a href="https://www.unponteper.it/it/chi-siamo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per</a></strong>…ha pubblicato ad ottobre 2016 il dossier “<a href="https://www.unponteper.it/wp-content/uploads/2016/11/Report_IN_DIFESA_DI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Come proteggere i difensori dei diritti umani. Programmi, strategie e buone pratiche</strong></a>”, dal quale è scaturita, inter alia, una campagna promossa assieme ad altre ONG dell’Associazione delle Organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale italiane (AOI), in difesa dei difensori dei diritti umani: “Difendiamo chi li Difende”.<br />
Sulla scia di quest’iniziativa, sempre su proposta diUn Ponte Per…, si è attivata una rete larga di realtà della società civile italiana, di associazioni, organizzazioni e reti, coalizioni e campagne attive sui temi dei diritti umani e civili, pace e disarmo, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, libertà di stampa, avvocati e giuristi.</p>
<h3 dir="ltr">Il Summit mondiale e il Piano d&#8217;Azione</h3>
<p dir="ltr">Il 10 dicembre 2018, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e del 20° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, è stato presentato il Piano d’azione per la protezione dei difensori dei diritti umani e la promozione del lavoro da loro svolto.</p>
<p dir="ltr">Il <strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/The_Human_Rights_Defenders_World_Summit_2018_Action_plan.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Piano d’azione</a></strong>, elaborato dai partecipanti dello <strong><a href="https://hrdworldsummit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Human Rights Defenders World Summit 2018</a></strong>, tenutosi a Parigi dal 29 al 31 ottobre 2018, contiene una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle imprese, alle istituzioni finanziarie, ai donatori e alle istituzioni intergovernative e chiede agli Stati di impegnarsi ad agire per proteggere i difensori dei diritti umani e per intraprendere azioni concrete volte ad offrire un ambiente più sicuro e favorevole per la difesa dei diritti umani nonché una protezione più efficace dei DDU a rischio e delle loro comunità, delle organizzazioni e dei movimenti operanti per la promozione e la protezione dei diritti umani.</p>
<p dir="ltr">Il documento è stato redatto da una coalizione di otto organizzazioni internazionali per i diritti umani, in consultazione con oltre 30 organizzazioni e reti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo.</p>
<h3 dir="ltr">Le Protection Grants (sovvenzioni di protezione)</h3>
<p dir="ltr">Front Line Defenders ha attivato anche un programma di <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/en/programme/protection-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection Grant</a></strong> per fornire un sostegno finanziario rapido e pratico ai difensori dei diritti umani a rischio.</p>
<p dir="ltr">Il Protection Grant si propone di coprire le spese per migliorare la sicurezza e la protezione dei difensori dei diritti umani e delle loro organizzazioni, ad esempio i costi per:</p>
<ul>
<li>migliorare la sicurezza fisica di un&#8217;organizzazione o di un individuo, la sicurezza digitale e la sicurezza delle comunicazioni;</li>
<li>sostenere le spese legali per i DDU che vengono sottoposti a vessazioni giudiziarie;</li>
<li>pagare le spese mediche per i DDU che sono stati attaccati o che hanno sofferto una condizione medica a seguito delle loro pacifiche attività in materia di diritti umani;</li>
<li>fornire assistenza familiare per i DDU detenuti o membri della famiglia che sono a rischio a causa delle attività di un DDU.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Le sovvenzioni possono avere un importo massimo di € 7.500 e non possono essere erogate per:</p>
<ul>
<li>finanziamento retrospettivo;</li>
<li>organizzazioni internazionali;</li>
<li>organizzazioni che hanno applicato o stanno già ricevendo finanziamenti per lo stesso scopo altrove;</li>
<li>progetti che si concentrano su questioni più ampie in materia di diritti umani piuttosto che sulla specifica situazione dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>costi per i difensori dei diritti umani che sono già in esilio;</li>
<li>costi correnti di gestione come gli stipendi e l&#8217;affitto;</li>
<li>guardie di sicurezza armate;</li>
<li>acquisto di veicoli.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per <strong>presentare domanda</strong> di Protection Grant a Front Line Defenders <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/secure/grant.php?l=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">clicca qui</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">Esistono diversi enti, istituzioni e organizzazioni che mettono a disposizione delle sovvenzioni per la protezione dei difensori dei diritti umani, in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>per i giornalisti</strong>: Human Rights Watch/<a href="https://www.hrw.org/human-rights-watch/hellman-hammett-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hellman-Hammett Grants</a>, International Federation of Journalists/<a href="https://www.ifj.org/what/safety.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Safety Fund</a>, PEN/<a href="https://www.pen-international.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Emergency Fund</a>, Reporters sans Frontieres/<a href="https://rsf.org/en/presentation-0?utm_source=rss&utm_medium=rss">Assistance for Jounalists</a>, Media Institute for Southern Africa/<a href="http://misa.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SADC Journalists Under Fire Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le donne</strong>: <a href="https://urgentactionfund.org/what-we-do/rapid-response-grantmaking/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="http://www.globalfundforwomen.org/information-for-applicants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Global Fund for Women</a>, <a href="https://www.mamacash.org/en/apply-for-a-grant-1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mama Cash</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/un-trust-fund-to-end-violence-against-women?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund to Eliminate Violence Against Women</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/fund-for-gender-equality?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund for Gender Equality</a>, <a href="http://awdf.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The African Women’s Development Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le minoranze sessuali</strong>: <a href="https://www.arcusfoundation.org/our-support/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcus</a>, <a href="http://www.bohnettfoundation.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">David Bohnett Foundation</a>, <a href="https://www.fordfoundation.org/work/our-grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ford Foundation</a>.</li>
<li><strong>Fellowships, Scholarships, Riposo e Rifugio</strong>: <a href="http://www.colby.edu/oakinstitute/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Oak Fellowship</a>, <a href="https://cpl.hks.harvard.edu/gleitsman-international-activist-award?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Gleitsman Foundation International Activist Award</a><a href="https://rorypecktrust.org/Awards/2015/About?utm_source=rss&utm_medium=rss">, Rory Peck Award</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni da altre organizzazioni e fondazioni</strong>: <a href="https://nhrf.no/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Norwegian Human Rights Fund (NHRF)</a>, <a href="https://www.overbrook.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Overbrook Foundation</a>, <a href="https://globalhumanrights.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Fund for Global Human Rights</a>.</li>
<li><strong>Fondi delle Nazioni Unite</strong>: <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund on Contemporary Forms of Slavery</a>, <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni dei Governi/istituzioni regionali</strong>: <a href="https://www.afd.fr/fr/recherche?page=all&amp;view=start&utm_source=rss&utm_medium=rss">Agence Française de Développement (AFD)</a> (Francia), <a href="https://www.irishaid.ie/grants.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Irish Aid</a> (Irlanda).</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">La rete italiana</h3>
<p><a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende”</a> è una rete di oltre 30 organizzazioni e associazioni italiane attive su tematiche quali diritti umani, ambiente, solidarietà internazionale, pace e disarmo, diritti dei lavoratori,  libertà di stampa e stato di diritto e si propone di aprire uno spazio di riflessione e di azione sulla questione dei difensori/e dei diritti umani, e chiedere al Governo, al Parlamento e agli enti locali di impegnarsi per la loro tutela e protezione. La rete “In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende” è composta da:<a href="http://www.aidos.it/it/home/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AIDOS</a>, <a href="https://www.amnesty.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International Italia</a>, <a href="http://www.ong.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AOI</a>, <a href="http://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCI</a>, <a href="http://www.arcsculturesolidali.org/it/home-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCS</a>, <a href="http://www.associazioneantigone.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Antigone</a>, <a href="http://www.articolo21.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Articolo 21</a>, <a href="http://asud.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A Sud</a>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Obiettivi-e-struttura-del-Centro/27?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221;– Università di Padova</a>, <a href="http://cdca.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA)</a>, <a href="http://www.osservatorioafghanistan.org/about/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISDA</a>, <a href="http://www.cilditalia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili</a>, <a href="http://comune-info.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comune-info</a>, <a href="http://www.cgil.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</a>, <a href="http://www.cospe.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">COSPE</a>, <a href="https://palestinaculturaliberta.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cultura è Libertà</a>, <a href="http://www.fondazionebasso.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco</a>, <a href="http://www.giuristidemocratici.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuristi Democratici</a>, <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greenpeace Italia</a>, <a href="https://www.legambiente.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legambiente</a>, <a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Libera-Associazione Nomi e Numeri contro le mafie</a>, <a href="https://www.lunaria.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lunaria</a>, <a href="https://www.manitese.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mani Tese</a>, <a href="https://nonviolenti.org/cms/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Movimento Nonviolento</a>, <a href="http://www.npwj.org/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Non c’è Pace senza Giustizia</a>, <a href="http://www.operazionecolomba.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII</a>, <a href="http://www.radicali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Radicali Italiani</a>, <a href="http://www.pacedifesa.org/category/rete-di-solidarieta-colombia-vive/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete italiana di solidarietà Colombia vive</a>, <a href="http://www.retedellapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete per la Pace</a>, <a href="https://sci-italia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Servizio Civile Internazionale</a>, <a href="https://www.survival.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Survival International</a>, <a href="http://www.terranuova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Terra Nuova</a>, <a href="http://endangeredlawyers.org/media/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati</a>,<a href="http://www.camerepenali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Unione Camere Penali Italiane</a>, <a href="http://www.unponteper.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per…</a>, <a href="http://www.yaku.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yaku</a>.</p>
<h3 dir="ltr">I rapporti</h3>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Amnesty International</strong></a> ha pubblicato nel febbraio 2019 il rapporto “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Amnesty_International_rapporto_Obiettivo_silenzio_La_repressione_globale_contro_le_organizzazioni_della_societa_civile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</strong></a>” che intende evidenziare come negli ultimi dieci anni sia emersa a livello mondiale una tendenza preoccupante che vede l’introduzione e l’utilizzo da parte degli Stati di leggi volte a interferire con il diritto alla libertà di associazione e ad ostacolare il lavoro delle organizzazioni delle società civile e dei suoi membri.</p>
<p><a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Front Line Defenders</strong></a> ha pubblicato il &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Front_Line_Defenders_Global_Analysis_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Global Analysis 2018</strong></a>&#8220;, un rapporto che descrive gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori e dalle difensore dei diritti umani. Nel 2018, sono stati 321 i difensori dei diritti umani in 27 paesi che sono stati presi di mira e uccisi per il loro lavoro &#8211; il numero più alto mai registrato -. Più di tre quarti di questi, il 77% del totale degli attivisti uccisi, stavano difendendo i diritti della terra, dell&#8217;ambiente o dei popoli indigeni, spesso nel contesto delle industrie estrattive e dei mega-progetti allineati allo stato.</p>
<p>Nel <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/annual_report_digital.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rapporto annuale 2017</a></strong> Front Line Defenders ha evidenziato che la criminalizzazione e l&#8217;adozione di legislazioni sempre più restrittive a danno anche di media indipendenti sono tra le strategie più frequentemente utilizzate per fermare e delegittimare i difensori e le difensore dei diritti umani.</p>
<p>La compressione dello spazio civico ed i crescenti attacchi nei confronti dei DDU sono stati documentati anche da <a href="https://www.ishr.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">International Service for Human Rights</a> (ISHR) assieme al <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Business and Human Rights Resource Centre</a> nella guida per le imprese “<strong><a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shared Space Under Pressure: Business Support for Civic Freedoms and Human Rights Defenders</a></strong>” (2018) e dal rapporto di <a href="https://www.tni.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Transnational Institute</a> sulla criminalizzazione della solidarietà “<strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Transnational_Institute_La_solidarieta_verso_i_migranti_e_i_rifugiati_occupa_uno_spazio_sempre_piu_ristretto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">La solidarietà verso i migranti e i rifugiati occupa uno spazio sempre più ristretto. Ecco come l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccano e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento</a></strong>” (2018).</p>
<h3>Guide pratiche e informative per i difensori</h3>
<p>Le attività condotte dalla società civile a sostegno dei difensori dei diritti umani si esplicano anche attraverso la pubblicazione di materiali rivolti ai DDU per la condivisione di informazioni e <em>best practices</em>, come gli “<strong><a href="http://www.indifesadi.org/wp-content/uploads/2017/03/Dossier-Temporary-Relocation.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Esempi di buone pratiche di “Temporary Relocation di Difensori e Difensore dei diritti umani”</a></strong>” (2017) elaborato da <a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Difesa Di</a>; per fornire indicazioni per migliorare e garantire la sicurezza e la protezione dei DDU, come il “<strong><a href="https://www.protectioninternational.org/wp-content/uploads/2012/04/Protection-Manual-3rd-Edition.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">New Protection Manual for Human Rights Defenders</a></strong>” (2009) di <a href="https://protectioninternational.org/en/protectionmanual?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection International</a> e il “<strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Workbook on Security: Practical Steps for Human Rights Defenders at Risk</a></strong>” (2011) di <a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>; per fornire un quadro completo delle potenziali sfide, rischi ed opportunità riguardanti i DDU, come il “<strong><a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Defending human rights: A resource book for human rights defenders</a></strong>” (2012) realizzato da <a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project</a>.</p>
<div>
<h2>L’Italia per i difensori e le difensore dei diritti umani</h2>
<h3 dir="ltr">La mozione della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati italiana</h3>
<p>In Italia, su sollecitazione della Rete In Difesa Di, la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha adottato il 31 gennaio 2017 la <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=7-01051&amp;ramo=C&amp;leg=17&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione n. 7-01051 Tidei: “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani”</strong></a>, che impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei DDU, e in particolare a:</p>
<ul>
<li>dare attuazione, in linea con quanto già fatto da altri Stati membri, agli orientamenti dell&#8217;Unione Europea in materia di salvaguardia dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>valutare l&#8217;opportunità di istituire, presso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, un ufficio delegato alla tutela dei difensori dei diritti umani dotato delle risorse finanziarie necessarie per facilitare anche il rilascio dei visti per il ricollocamento temporaneo, nonché per l&#8217;attivazione delle opportune misure di protezione di coloro che promuovono i diritti umani;</li>
<li>prevedere la costituzione e l&#8217;organizzazione, sul modello di quanto avvenuto in sede di Unione Europea, di un gruppo di lavoro finalizzato allo studio e alla predisposizione di interventi nelle tematiche inerenti alla protezione e alla tutela dei diritti umani;</li>
<li>assumere iniziative volte alla promozione e all&#8217;organizzazione di un coordinamento con organizzazioni non governative ed enti religiosi disposti a creare sia una rete di protezione nei Paesi di provenienza degli attivisti, che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di corpi civili di pace;</li>
<li>assumere ogni iniziativa finalizzata al coordinamento delle iniziative del MAECI con quelle simili adottate dagli altri Stati membri e a livello europeo.</li>
</ul>
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<h3 dir="ltr">Le priorità dell&#8217;Italia al Consiglio diritti umani</h3>
<p>Il 12 ottobre 2018 l’Italia è stata eletta per la terza volta al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021 con decorrenza dal 1° gennaio 2019. Tra gli impegni e le priorità che l’Italia intende perseguire nel corso del suo mandato figurano i DDU. Nella sua <a href="https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2018/04/brochure_human_rights_v12_pagine_affiancate.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>candidatura</strong></a> ufficiale l’Italia afferma che “i difensori dei diritti umani sono attori chiave nella promozione e protezione dei diritti umani e riconosce l&#8217;importanza del ruolo della società civile, poiché una vivace società civile contribuisce alle società democratiche, alla stabilità e alla prosperità. L&#8217;Italia è impegnata a salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà a supportarli attivamente e ad intensificare i propri sforzi contro tutte le forme di rappresaglia. L&#8217;Italia continuerà a sostenere il Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani”.</p>
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<h2 dir="ltr">Il progetto &#8220;Shelter Cities &#8211; Città Rifugio&#8221;</h2>
<div>
<p>In risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU sono sorte le <strong>reti delle “città rifugio”</strong>: si tratta di <strong>programmi di protezione</strong>, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“<em>rest and respite</em>”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.</p>
<p>Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e <strong>solidarietà internazionale</strong> che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.</p>
<p>Nel 2012 i Paesi Bassi sono stati i primi a promuovere iniziative in questo senso, in particolare con il progetto “<em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em>”, un network nazionale che coinvolge organizzazioni di società civile e amministrazioni locali per dare alloggi temporanei a decine di DDU, in 11 città olandesi (Amsterdam, Den Haag, Deventer, Groningen, Haarlem, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht, Zwolle).</p>
<p>Sulla base dell’esperienza acquisita con l’iniziativa <em>Shelter City</em>, <em>Justice and Peace</em> ha prodotto “<strong><a href="https://www.sheltercity.nl/wp-content/uploads/2017/04/20170126-Set-up-Manual-Final-A5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">How to set up a Shelter City? Manual for Human Rights Defenders Shelters</a></strong>”, un manuale che fornisce suggerimenti, idee e informazioni su come realizzare un progetto di città rifugio. Il manuale è rivolto alle ONG, ai governi nazionali o locali, alle università o qualsiasi altra parte interessata alla creazione di rifugi per i difensori dei diritti umani a rischio. Il manuale è in costante aggiornamento ed aperto ad accogliere commenti e suggerimenti.</p>
<p>Una iniziativa di accoglienza analoga è stata intrapresa dal Governo Regionale dei Paesi Baschi (Spagna), che ha avviato un Programma di protezione e accoglienza temporanea di DDU.</p>
<p>Nel 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e locali, grazie al lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”.</p>
<p dir="ltr"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X19lEnomIdM?list=PLQdE2i67kBwCr4SkwzcjAeCqP7miEIbT7&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<div>
<p dir="ltr">Intervento di <strong>Yvonne M. Donders</strong> (Università di Amsterdam, Presidente dell&#8217;Advisory Board dell&#8217;iniziativa “Shelter City”) durante la conferenza internazionale &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/International-Conference-Cities-territories-and-the-struggles-for-human-rights-a-2030-perspective/1192?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cities, territories and the struggles for human rights: a 2030 perspective</strong></a>&#8220;, tenutasi il 26 e 27 novembre 2018 a Padova e organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Cattedra UNESCO &#8220;Diritti umani, democrazia e pace&#8221; dell&#8217;Università di Padova.</p>
<h3 dir="ltr">Come beneficiare della protezione di una Città Rifugio?</h3>
<p>Il programma <strong><em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em></strong> prevede l’apertura di due <strong>bandi</strong> all’anno, nei mesi di <strong>maggio </strong>e <strong>novembre</strong>.</p>
<p>I difensori dei diritti umani che vogliono candidarsi per ottenere protezione ed essere ospitati temporaneamente in una città rifugio devono soddisfare i seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>attuare un approccio nonviolento nell’esercizio del proprio operato;</li>
<li>essere minacciati o sotto pressione a causa del loro operato;</li>
<li>devono poter essere trasferiti per un periodo massimo di 3 mesi.</li>
<li>essere disposti ed in grado di tornare nel proprio paese di origine trascorsi i 3 mesi;</li>
<li>essere disposti a parlare pubblicamente della loro esperienza o dei diritti umani nel loro paese nella misura in cui la loro situazione di sicurezza lo consenta;</li>
<li>saper parlare inglese di base (sono disponibili posti limitati per i difensori di lingua francese o spagnola);</li>
<li>essere disposti e in grado di andare in una delle <em>Shelter Cities</em> senza accompagnamento.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KrLg87oYZVM?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>Le Città Rifugio italiane</h2>
<div>
<p>Il<strong> </strong><a href="https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</strong></a><strong>,</strong> i Consigli Comunali di <strong><a href="http://www.comune.trento.it/content/download/1157011/11113530/file/5.658.2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trento</a></strong>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Padova_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_2018_0092_del_10_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Padova</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Cadoneghe_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_131_2018_del_27_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cadoneghe</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Ponte_San_Nicolo_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_58_del_19_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ponte San Nicolò</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Rubano_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_31_del_29_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rubano</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Noventa_Padovana_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_del_20_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Noventa Padovana</strong></a><strong>, </strong><a href="http://sac4.halleysac.it/c024009/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/G5XpBeETEST0-A?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Asiago</strong></a><strong> e <a href="http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2019_01155.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a></strong> hanno approvato una mozione con la quale si impegnano ufficialmente a proteggere i difensori dei diritti umani diventando delle città rifugio.</p>
<p>Si tratta di un <strong>progetto pilota</strong> di accoglienza temporanea e supporto per difensori dei diritti umani minacciati, in grado di raccogliere le diverse disponibilità territoriali per la <em>relocation</em>dei DDU, da attivare di concerto con la rete &#8220;In Difesa Di &#8211; per i diritti umani e chi li difende”, con gli altri Enti locali italiani interessati, le organizzazioni della società civile presenti ed attive sul territorio, e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.</p>
<p>Con l’approvazione della mozione tali Comuni si impegnano inoltre a:</p>
<ul>
<li>promuovere occasioni di studio, formazione e scambio di esperienze tra Enti locali, organizzazioni della società civile e università sul ruolo degli Enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le Città-Rifugio;</li>
<li>promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione sui DDU intese come educazione all’assunzione di responsabilità per lo svolgimento di ruoli di cittadinanza attiva e democratica;</li>
<li>sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, ed aderendo alla <em>Temporary Relocation Platform</em> dell’Unione Europea;</li>
<li>prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata iniziative di supporto a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi, centrale per il perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;</li>
<li>inviare la rispettiva mozione all’ANCI ed alla Conferenza Stato-Regioni al fine di diffonderla presso altri Enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.</li>
</ul>
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<h2>La rete internazionale “Scholars at Risk”</h2>
<div>
<p>La rete internazionale è attiva da dieci anni e si propone di sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.<br />
Il 19 febbraio 2019 l’Università di Trento e l’Università di Padova hanno dato vita alla sezione italiana della rete internazionale “Scholars at Risk (Sar)”. Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.<br />
La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Linee guida sulla Tutela dei Difensori dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Sep 2018 07:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). INTRODUZIONE Nell’Atto Finale di Helsinki del 1975, gli Stati partecipanti a quella che all’epoca era la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/th-239.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11427" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/th-239.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="469" height="362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/th-239.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 469w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/th-239-300x232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a></p>
<p>A cura dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).</p>
<p><strong>INTRODUZIONE</strong></p>
<p>Nell’Atto Finale di Helsinki del 1975, gli Stati partecipanti a quella che all’epoca era la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) riconobbero il diritto di ognuno a conoscere i propri diritti e ad agire in base ad essi e, successivamente, il diritto di cercare e ricevere assistenza da altri nella difesa dei diritti umani e ad assistere altri nella difesa degli stessi. Nel contesto della stesura della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Diritto e la Responsabilità degli Individui, dei Gruppi e degli Organi della Società di Promuovere e Proteggere le Libertà Fondamentali e i Diritti Umani Universalmente Riconosciuti, essi sottolinearono anche la necessità di tutelare i difensori dei diritti umani (Documento di Budapest, 1994). Pertanto il diritto di tutelare i diritti umani riconosciuto nella Dichiarazione delle Nazioni Unite è fermamente stabilito dagli impegni dell’OSCE.</p>
<p>Le presenti linee guida si fondano su tali impegni e sugli standard dei diritti umani universalmente riconosciuti che gli Stati partecipanti all’OSCE hanno deciso di rispettare. Le linee guida scaturiscono da importanti strumenti internazionali in tema di tutela dei difensori dei diritti umani, con particolare riferimento alla Dichiarazione delle Nazioni Unite di cui sopra. Le linee guida non fissano nuovi standard, né cercano di creare diritti “speciali” per i difensori dei diritti umani, ma si concentrano sulla protezione dei diritti di coloro che sono a rischio a causa del loro operato in favore dei diritti umani. In quanto tali, le linee guida intendono contribuire a promuovere una pari tutela dei diritti umani per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; possibile scaricare le guide, cliccando qui: <a href="http://www.ong.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/09/384705.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ong.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/09/384705.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Osce: dalla parte dei difensori dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 08:45:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Martone per affarinternazionali.it &#160; Creata come istituzione dedicata alla sicurezza intesa come cornice per la stabilità e la pace nel Vecchio continente, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce)&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Martone per affarinternazionali.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Creata come istituzione dedicata alla sicurezza intesa come cornice per la stabilità e la pace nel Vecchio continente, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (<strong><a href="http://www.affarinternazionali.it/speciali/presidenza-italiana-dellosce/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osce</a></strong>) aveva fin dal suo atto istitutivo riconosciuto la centralità dei <strong>diritti umani</strong> e delle libertà fondamentali come componenti della cosiddetta <a href="http://www.affarinternazionali.it/2017/12/osce-riscoperta-spirito-helsinki/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dimensione</a> “umana” della sicurezza, accanto alla dimensione politico-militare ed a quella economico-ambientale. La dimensione umana della sicurezza rappresenta quindi il nocciolo duro di una “comunità di valori” quale quella che l’Osce intende coltivare e sostenere.</p>
<p><strong>Le iniziative dell’Odihr</strong><br />
Anche se le norme e gli standard prodotti dall’Osce non hanno carattere legalmente vincolante, essi restano “vincolanti” dal punto di vista politico. Il sistema dei diritti umani Osce è infatti più centrato sui processi attraverso una sequenza di incontri, conferenze, summit e incontri ministeriali. Ciò permette un aggiornamento continuo e una definizione ed elaborazione di standard spesso più elevati di quelli vigenti a livello internazionale.</p>
<p>Tale sistema prevede un ruolo centrale della <strong>società civile</strong> e la messa a punto di attività di sostegno e formazione per gli Stati membri, al fine di contribuire ad assicurare il pieno rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali, e a rafforzare e proteggere le istituzioni democratiche e la tolleranza.</p>
<p>È questo l’obiettivo dell’<strong>Odihr</strong>, l’<em>Office for Democratic Institutions and Human Rights</em> dell’Osce, con le sue missioni di osservazione elettorale, le iniziative di sostegno “tecnico” su <em>governance</em> democratica e società civile, e le missioni di campo.  Proprio grazie a questa caratteristica “dinamica” della cornice Osce sui diritti umani e la democrazia, è stato possibile negli anni elaborare strumenti innovativi capaci di cogliere le sfide che di volta in volta si presentano nell’area Osce ed a livello globale, come nel caso dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Ecco perché, in previsione della presidenza italiana dell’Organizzazione, la società civile del nostro Paese ha chiesto alla Farnesina di sfruttare il suo protagonismo per puntare i riflettori sui difensori dei diritti umani.</p>
<p><strong>Lo “shrinking space” per la società civile</strong><br />
Nel 1990, il Summit Osce di Copenhagen riconobbe il diritto di ogni persona a ricevere sostegno o assistere altre persone nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Nel 2006, in occasione di uno degli incontri sulla dimensione umana dedicato ai difensori dei diritti umani ed agli aspetti legislativi, statuali e non statuali, venne affrontato per la prima volta il tema dello <em>‘</em>shrinking space<em>’</em>, ossia della restrizione degli spazi di agibilità civica per le organizzazioni della società civile.</p>
<p>Sono spazi compressi da politiche di governo, da leggi restrittive, da campagne mediatiche di delegittimazione e criminalizzazione, da partiti o leader politici populisti e xenofobi, dagli attacchi fisici, dalle restrizioni alla liberà di associazione, di riunione, o di movimento. A farne le spese in particolare gli attivisti e le attiviste che lavorano su <strong>questioni di genere</strong>, diritti delle donne e Lgbqti, o organizzazioni impegnate su minoranze etniche o contro la corruzione. Più di recente, sono entrate nel mirino organizzazioni che praticano solidarietà con i <strong>migranti</strong>, prima in Ungheria e Polonia, ora anche nel nostro Paese.</p>
<p>Alla ministeriale di Dublino nel 2012, le organizzazioni della società civile chiesero che la questione dei difensori dei diritti umani venisse messa al centro dell’attenzione e che di conseguenza venissero elaborate linee guida per la loro protezione. Anche la presidenza svizzera del 2014 si espresse con forza sull’urgenza di proteggere i difensori dei diritti umani e per assicurare l’applicazione delle <a href="http://www.osce.org/odihr/guidelines-on-the-protection-of-human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">linee guida</a> Osce al riguardo adottate poco prima dall’Odihr. Punti ribaditi anche dalle presidenze successive. Queste linee guida – da applicare sia all’interno dei Paesi Osce sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione europea in sinergia con le equivalenti linee guida Ue) – stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="253" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 253w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632-211x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 211w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a></p>
<p>Più di recente, l’Odihr ha pubblicato il primo <a href="http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a> sull’attuazione delle linee guida sui difensori dei diritti umani per il periodo 2014-2016, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area Osce. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, ed a inaccettabili restrizioni della liberà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’Osce”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10021" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 255w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p><strong>Alla ricerca di un relatore speciale</strong><br />
Questo grido d’allarme è stato ripreso nei recenti documenti prodotti dalla <em>Civil Society Platform</em>, in occasione dell’ultima ministeriale Osce di Vienna, nel dicembre scorso, in cui si denunciano un peggioramento della situazione in Azerbaijan e negli stati dell’Asia Centrale, in Russia e Turchia ed anche in Polonia, Ungheria, Ucraina, Italia e Stati Uniti.</p>
<p>Per questo la piattaforma propone, riprendendo la proposta dell’Odihr, la creazione di un relatore speciale per la società civile e per i difensori dei diritti umani e la creazione di strumenti di attivazione a tutela delle organizzazioni della società civile. Richieste sostenute anche dalla rete italiana “In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende”, che ad aprile aveva <a href="http://www.indifesadi.org/2017/04/12/presidenza-italiana-osce-unopportunita-per-impegnarsi-nella-tutela-di-chi-difende-i-diritti-umani/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scritto</a> al ministro degli Esteri Angelino Alfano per chiedere che la questione dei difensori dei diritti umani venisse messa al centro dell’agenda della presidenza italiana Osce 2018, sulla scorta di un’importante risoluzione adottata nel febbraio scorso alla Camera dei deputati.</p>
<p>Il risultato è stato l’impegno della Farnesina a svolgere un seminario internazionale sulle buone pratiche per la protezione dei difensori dei diritti umani. Un passo importante al quale dovrà seguire un impegno chiaro per mettere la difesa dei difensori dei diritti umani e la protezione degli spazi di agibilità civica al centro dell’agenda, in continuità con le presidenze precedenti, ed a maggior ragione nell’anno nel quale si celebra il ventesimo anniversario della dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani.</p>
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		<title>Annuario italiano dei diritti umani 2017</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 09:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Marsilio/Centro Diritti Umani L’Annuario italiano dei diritti umani 2017 offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="image"><a class="lightbox" href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/libreria_allegati/6092?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="gallery"><img title="Annuario italiano dei diritti umani 2017" src="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/coveraidu17_finale-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Annuario italiano dei diritti umani 2017, copertina " /></a></p>
<div class="image-info">© Marsilio/Centro Diritti Umani</div>
</div>
</div>
<p><!--end contenuto titolo e sottotitolo--></p>
<div class="contenuto">
<p>L’<strong>Annuario italiano dei diritti umani 2017</strong> offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani e dagli altri impegni che il Governo ha volontariamente assunto di fronte alla comunità internazionale in materia di diritti fondamentali. Sono presi in esame i più significativi atti posti in essere dalle istituzioni nazionali e locali a livello interno e internazionale, compresi quelli delle istituzioni educative e accademiche e delle organizzazioni di società civile. Ampio spazio è dedicato alle raccomandazioni che le istituzioni internazionali &#8211; Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, Unione Europea e OSCE – hanno indirizzato all’Italia nel 2016. Una selezione della pertinente giurisprudenza italiana e internazionale chiude il volume.</p>
<p>«<strong>L’Italia e i diritti umani nel 2016: la “lunga marcia” per la creazione delle istituzioni nazionali indipendenti per i diritti umani e l’ambigua introduzione del reato di tortura nel codice penale</strong>» è il titolo dell’Introduzione dell’Annuario 2017.</p>
<p>L’Agenda italiana dei diritti umani 2017, si propone come uno strumento aggiornato di orientamento per rafforzare sul piano normativo, infrastrutturale e delle policies il sistema nazionale di promozione e protezione dei diritti umani.</p>
</div>
<div class="contenuto">
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<ul class="children">
<li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Sommario/1142?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Sommario </a>
<div class="anticipazione"></div>
<div class="anticipazione"></div>
<div class="anticipazione"><span style="color: #ff0000;">Ecco per voi il link</span>:  <a href="https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div class="anticipazione"></div>
</li>
</ul>
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		<title>Restrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 10:01:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 27 ottobre si è tenuto, a Roma, il workshop:   &#8220;Restrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani” a cura di In&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9747" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="333" height="187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th6U6LX4KX-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></a></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">Lo scorso 27 ottobre si è tenuto, a Roma, il workshop:</p>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table style="height: 15px;" border="0" width="5" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<div id=":s2" dir="LTR">
<div id=":s4" dir="LTR">
<div id=":s3" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></span></p>
</div>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table style="height: 5px;" border="0" width="570" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<div id=":s2" dir="LTR">
<div id=":s4" dir="LTR">
<div id=":s3" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY">&#8220;R<span lang="it-IT">estrizione degli spazi di agibilità della società civile, criminalizzazione delle ONG e attacco ai difensori dei diritti umani” a cura di In Difesa Di, per i Diritti Umani e chi li Difende, e la partecipazione di Transnational Institute e Civil Society Europe.</span></p>
</div>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p lang="it-IT">Ecco per voi alcune riflessioni raccolte da Francesco Martone, portavoce di IN DIFESA DI, che ringraziamo molto. Da Osservatorio Carta di Milano.</p>
<p lang="it-IT">
<p><span lang="it-IT">Si calcola che almeno sei miliardi di persone nel mondo vivano in paesi dove la libertà di opinione, associazione, iniziativa sociale e politica, la possibilità di organizzare campagne per i diritti civili, sociali, ambientali sono in tutto o in parte negate. Paesi nei quali le autorità governative varano leggi draconiane per mettere al bando organizzazioni nongovernative, o per restringerne progressivamente la capacità di azione. Dalle intimidazioni, alle campagne denigratorie e di diffamazione a mezzo stampa, all’imposizione di condizioni sempre più stringenti per la rendicontazione delle fonti di finanziamento, a complicate procedure burocratiche, ricorrendo poi in casi estremi all’arresto, ed alla condanna per attività criminali, terroristiche o in qualche maniera considerate contro l’interesse nazionale e la sicurezza, gli strumenti per restringere questi spazi di agibilità sono tanti, e spesso ricorrenti. In gergo si definisce “</span><span lang="it-IT">shrinking space</span><span lang="it-IT">” o “</span><span lang="it-IT">closing space</span><span lang="it-IT">” per la società civile e più in generale per le libertà civili e democratiche. E’un leitmotiv, che ormai in varia intensità attraversa la gran parte dei paesi nel mondo, anche in quelle che dovrebbero essere considerate “democrazie liberali”. Torsioni securitarie, retorica nazionalista, xenofoba, rafforzamento delle formazioni populiste di destra rappresentano oggi una minaccia senza precedenti per le organizzazioni della società civile anche nell’Unione Europea. Ne è la riprova un recente dossier preparato dall’organizzazione Civil Liberties Union for Europe, dal titolo </span><span lang="it-IT">“</span><span lang="it-IT">Participatory democracy under threat:</span><span lang="it-IT"> </span><span lang="it-IT">Growing restrictions on the freedoms of NGOs in the EU</span><span lang="it-IT">” che sottolinea la gravità degli attacchi ripetuti alle organizzazioni della società cibile in vari paesi membri dell’Unione Europea. Secondo il dossier, la restrizione degli spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile è spesso accompagnata da misure volte a limitare la libertà d’espressione e di stampa e ad assicurare l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Le organizzazioni più colpite sono quelle che lavorano per assicurare le libertà ed i diritti civili, quelli delle minoranze, dei rifugiati e dei diritti LGBTI e delle donne. </span><span lang="it-IT">Il rapporto fa anche riferimento esplicito alle campagne di diffamazione e criminalizzazione delle organizzazioni che accolgono e prestano solidarietà ai migranti e rifugiati nel nostro paese stigmatizzando </span><span lang="it-IT">come pratica discriminatoria la creazione dell’albo delle ONG che operano per il salvataggio di migranti in mare. Ed anche di come tale campagna abbia alterato significativamente la percezione dell’opinione pubblica italiana verso l’operato delle ONG, pregiudicandone anche importanti fonti di autofinanziamento.  </span></p>
<p><span lang="it-IT">Questi dati allarmanti riflettono quanto riscontrato anche nel primo rapporto dell’Ufficio dell’OSCE per la Democrazia e i Diritti Umani, relativo alla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi OSCE, il primo mai prodotto. Un documento importante anche in vista della prossima presidenza italiana dell’OSCE nel 2018, occasione per rilanciare con forza un’iniziativa ampia della società civile italiana sui temi dei diritti umani, e della difesa dei difensori dei diritti umani. Orbene il rapporto OSCE per il 2014-2016, intitolato </span><span lang="it-IT">“</span><span lang="it-IT">The Responsibility of States”: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</span><span lang="it-IT"> </span><span lang="it-IT"> denuncia l’aumento registrato negli ultimi tre anni degli attacchi ai difensori dei diritti umani  nei paesi membri OSCE da parte di attori statuali e non-statuali, in particolare – come anche sottolineato da Civil Liberties Union for Europe &#8211; contro chi difende i diritti delle donne, delle minoranze etniche ed i diritti LGBTI.  </span></p>
<p><span lang="it-IT">Ad aprile di quest&#8217;anno CIVICUS aveva reso noti i dati raccolti nel corso del 2016. La loro pubblicazione ha un titolo eloquente “People Power under Attack” (il potere del popolo sotto attacco).</span></p>
<p><span lang="it-IT">Secondo CIVICUS, solo il tre percento della popolazione mondiale vive in paesi dove lo spazio di agibilità ed iniziativa &#8220;civica&#8221; può considerarsi &#8220;aperto&#8221;. Sono ben 106 i paesi dove chi si mobilita pacificamente rischia la galera, la morte o la repressione. Dei 195 paesi monitorati da CIVICUS in 20 lo spazio di agibilità è chiuso, represso in 35, ristretto in 63, ed &#8220;aperto&#8221; in solo 26. Oltre sei miliardi di persone vivono in paesi dove l&#8217;agibilità politica e civica è chiusa, repressa o ostruita.</span></p>
<p><span lang="it-IT">I dati di CIVICUS rivelano con chiarezza la responsabilità degli apparati di stato nell&#8217;assalto sistematico a chi, individui o movimenti, critichi l&#8217;autorità, svolga attività di monitoraggio dei diritti umani, o rivendichi i proprio diritti sociali ed economici. Il più recente rapporto sullo stato della società civile nel mondo sempre a cura di CIVICUS, va oltre ed identifica nella crescita del populismo e dell&#8217;estremismo sciovinista una delle cause dell&#8217;aumento della sfiducia verso la società civile, pretesto per attacchi allo spazio di agibilità civica.</span></p>
<p><span lang="it-IT">In questo contesto parlare semplicemente di &#8220;</span><span lang="it-IT">shrinking space</span><span lang="it-IT">&#8221; potrebbe rappresentare un&#8217;urgenza ed un&#8217;emergenza politica globale in maniera asettica e per questo &#8220;depoliticizzata&#8221;. Chi è responsabile del restringimento di questi spazi di agibilità? Chi li occupa e popola quegli spazi? Solo quella che si può considerare secondo norma la società civile? In realtà anche la scelta delle terminologie ormai diventate ricorrenti anche tra fondazioni e agenzie di cooperazione, rischia di invisibilizzare ancor di più quello che già di per sé è invisibile, chi quotidianamente lotta e resiste per i propri diritti e quelli della collettività. E poi rischia di dividere il fronte tra “buoni” e “cattivi”. Tra le organizzazioni che meritano riconoscimento e supporto, e quelle che per loro natura e pratica di critica radicale, vanno marginalizzate, soffocate, represse. Ed anche creare una situazione nella quale le grandi ONG potrebbero finire per contribuire al restringimento degli spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile ed i movimenti. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Cos’era fino a qualche tempo fa. Non ora da quando ad esempio in Italia, la retorica e la pratica di marginalizzazione, delegittimazione, criminalizzazione ha travolto anche le grandi ONG quali MSF e Save the Children. Un fatto nuovo che offre importanti possibilità di costruzione di alleanze trasversali. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Per questo è assai importante cercare di comprendere se la recente campagna di criminalizzazione delle organizzazioni non governative e della società civile che fanno soccorso in mare, o <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/09/ong-lappello-del-relatore-onu-sono-sotto-attacco-basta-denigrare-chi-difende-i-diritti-umani/3572163/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solidarietà con migranti e rifugiati</a> sia un caso isolato o &#8211; come appare più plausibile &#8211;  la manifestazione estrema  di un &#8220;trend&#8221; che si è insinuato in maniera insidiosa anche nel nostro paese. Dalla criminalizzazione ed intimidazione verso comitati e movimenti per la protezione dell&#8217;ambiente e del territorio (ad esempio No TAV o No TAP), o di alle minacce a giornalisti o avvocati da parte della criminalità organizzata o la proposta di legge per la criminalizzazione della campagna BDS e di chi la sostiene, anche nel nostro paese iniziano a palesarsi <a href="https://monitor.civicus.org/country/italy/?utm_source=rss&utm_medium=rss">i sintomi di una dinamica preoccupante</a>. Sempre secondo CIVICUS, nel nostro paese nella prima metà del 2016 le principali libertà civili di associazione, riunione ed espressioni sono generalmente rispettate, ma sussistono alcune problematiche. Dalla discrezionalità nelle operazioni di ordine pubblico, all&#8217;uso eccessivo della forza in occasione di proteste di piazza. Occasionalmente difensori e difensore dei diritti umani soffrono minacce e intimidazioni. Anche il rapporto sulla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi OSCE riporta alcuni casi relativi all’Italia tra cui le denunce di un’organizzazione di donne Rom e sottolinea anche i rischi per la libertà di associazione rappresentati dall’attuale legislazione sulle manifestazioni di piazza, e l’obbligo di notifica preventiva. Preoccupa a tal riguardo l’assenza in Italia (a differenza della grande maggioranza dei paesi OSCE) di un’Autorità nazionale indipendente per i diritti umani, come richiesto da importanti risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo anni ed anni di discussioni e dibattiti parlamentari, si era giunti ad una possibile mediazione che avrebbe permesso di approvare un disegno di legge per istituire l’Autorità, ipotesi “congelata” assieme ad altre importanti iniziative legislative sui temi dei diritti civili. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Per tutto questo oggi proteggere i difensori della terra, dell&#8217;ambiente, dei diritti umani è un compito urgente, una sfida essenziale anche per la politica e per il settore privato, oltre che per la società civile nel nostro paese. Il prossimo anno l&#8217;Italia presiederà l&#8217;OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea) che attribuisce grande rilevanza al tema dei difensori dei diritti umani nei suoi paesi membri, tra cui vanno annoverati seppur con modalità diverse, paesi come la Turchia, l&#8217;Egitto, la Polonia, o l&#8217;Ungheria. E non solo, il 2018 marcherà il 20esimo anniversario della Dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani occasione imperdibile per rilanciare con forza il tema della difesa dei difensori dei diritti umani e della tutela degli spazi di agibilità &#8220;civica&#8221; chiedendo al governo, al Parlamento ed agli enti locali uno sforzo collettivo per questa importante campagna di civiltà politica e sociale.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Di questo si è parlato nel workshop promosso dalla rete In Difesa Di – per i diritti umani e hi li difende, assieme al Transnational Institute, ed a Civil Society Europe che si è tenuto a Roma il 27 ottobre scorso. Accanto all’analisi delle dinamiche di marginalizzazione e criminalizzazione a livello globale ed europeo i partecipanti hanno avuto occasione di confrontarsi sulle ricadute nel loro lavoro specifico da chi lavora con i migranti e rifugiati, a chi opera nella campagna BDS, o con comunità Rom. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Dal workshop è nata l’idea di lavorare ad un portale che raccolga informazioni, materiali, dati sullo “shrinking space” come si manifesta come difendersi e quali strumenti sono a disposizione per denunciare pratiche di criminalizzazione, e delegittimazione a livello internazionale. Oltre all’OSCE, con i suoi uffici e le sue direttive sui Difensori dei Diritti Umani, esiste la possibilità di rivolgersi al Relatore Speciale ONU sui Difensori dei Diritti Umani,Michel Forst, che sta lavorando ora ad un rapporto sulla criminalizzazione della solidarietà da presentare all’assemblea generale delle Nazioni Unite a marzo 2018. Sarà questa l’occasione per lavorare in maniera concertata e collaborativa al fine di facilitare la produzione di materiali informatici, e l’invio di casi direttamente all’ufficio del Relatore Speciale. Per ultimo, la rete In Difesa di, assieme ad Un Ponte Per, lavorerà per sostenere l’organizzazione in Italia di un workshop internazionale di attivisti e rappresentanti di movimenti coordinato dal Transnational Institute al fine di discutere e condividere pratiche di resistenza e creazione di alleanze. A breve il Transnational Institute diffonderà un nuovo dossier dedicato alla criminalizzazione della solidarietà, che potrà fornire uno strumento utile di lavoro ed approfondimento anche nell’ottica di rafforzare il ruolo ed il contributo dell’Osservatorio della Carta di Milano. La rete In Difesa Di è a disposizione con le sue competenze, strumenti e capacità. </span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Per maggiori informazioni: </span></span></span></span><a href="http://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">www.indifesadi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Per approfondimenti: </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Transnational Institute: “On shrinking space: a framing paper” (traduzione in Italiano disponibile a breve) </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.tni.org/files/publication-downloads/on_shrinking_space_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">https://www.tni.org/files/publication-downloads/on_shrinking_space_2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Global Witness, The Guardian: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><a href="https://www.theguardian.com/environment/2017/oct/11/2017-deadliest-on-record-for-land-defenders-mining-logging?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>https://www.theguardian.com/environment/2017/oct/11/2017-deadliest-on-record-for-land-defenders-mining-logging?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Rapporto OSCE per il 2014-2016, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><b>“</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>The Responsibility of States”: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b> </b></i></span></span></span><a href="http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civil Liberties Union for Europe,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"> “</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Participatory democracy under threat:</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: MS Mincho, serif;"><span style="font-size: small;"><i> </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Growing restrictions on the freedoms of NGOs in the EU</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">” </span></span></span><a href="https://www.liberties.eu/en/news/participatory-democracy-under-threat-summary/12755?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><u>https://www.liberties.eu/en/news/participatory-democracy-under-threat-summary/12755?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></span></span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civicus Monitor, “People power under attack”: </span></span></span><a href="http://www.civicus.org/images/People_Power_Under_Attack_Findings_from_the_CIVICUS_Monitor.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">http://www.civicus.org/images/People_Power_Under_Attack_Findings_from_the_CIVICUS_Monitor.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Civicus, “State of Civil Society in the world, 2017” </span></span></span><a href="http://www.civicus.org/index.php/state-of-civil-society-report-2017?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">http://www.civicus.org/index.php/state-of-civil-society-report-2017?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
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