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	<title>ospedali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>ospedali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="378" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18141" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione-300x177.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi (AMSI): “Dubitare delle competenze dei professionisti sanitari che arrivano qui aumenta i pregiudizi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 08:57:37 +0000</pubDate>
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<p><strong>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi</strong></p>



<p><a href="https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-left">In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. <br>Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.<br>Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.</p>



<p>Il&nbsp;Professor Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha approfondito la questione insieme a&nbsp;Tag24.<br>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi: “Da anni denunciamo la carenza di personale. Ora questa soluzione è inevitabile”</p>



<p>D: Qual è il suo punto di vista sulla situazione in cui si trova l’Italia? E’ d’accordo con la soluzione proposta da Guido Bertolaso? Si tratta di una strategia momentanea, “tappabuchi”, oppure potrebbe funzionare?<br>R: Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica. Noi dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) abbiamo cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.<br>Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia.<br>D: In quest’ultimo periodo si parla molto di test di ingresso alle facoltà di medicina…Pro o contro? Parte del problema o soluzione secondo lei?<br>R: Adesso stiamo affrontando la questione dell’esame di ammissione alla facoltà di Medicina, ma i problemi non si risolvono con l’abolizione dell’ingresso. Noi non abbiamo bisogno di medici generici ma di specialisti, che è diverso. Tutti quelli che entrano all’università si devono specializzare. Bisogna combattere l’abbandono della facoltà che affligge il 20% tra studenti italiani e il 15% di quelli stranieri. Per quello non servono soluzioni tamponi.<br>Medici stranieri e carenza di personale, Aodi spiega la situazione delle Regioni e il “decreto Cura Italia”<br>Il Professor Aodi ha spiegato nel dettaglio qual è la situazione attuale in alcune delle Regioni italiane. La carenza di personale sanitario viene arginata anche grazie all’applicazione del “decreto Cura Italia”, la cui applicabilità è stata estesa fino al 2025.<br>“Le Regioni hanno cominciato a manifestare interesse, tra cui Lazio, Sicilia, Sardegna e hanno attivato collaborazioni con l’AMSI. L’Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, fondata nel 2000, ha già dato disponibilità a tutte le regioni, con conferenze online ed esperti. Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è stato istituito il “decreto Cura Italia” (Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, ndr.) che grazie all’articolo 13, consente ai medici e infermieri di lavorare in Italia, senza passare per la strada ordinaria del riconoscimento del titolo presso il Ministero della Salute. Si procede tramite deroga delle regioni.<br>Il decreto aveva consentito ai medici ucraini e russi, e poi a tutti quelli venuti all’inizio della pandemia, di venire in Italia a lavorare, per dare una mano. Piano piano questo decreto – con scadenza nel 2022 – è stato rinnovato, fino al 31 dicembre 2025, ma non tutte le regioni l’hanno applicato. Alcune regioni hanno sofferto molto, come la Calabria con i medici cubani, la Sardegna, la Sicilia, Lombardia e altre regioni adesso stanno iniziando ad utilizzare il decreto. Noi volevamo coinvolgere i nostri professionisti della sanità prima di far arrivare qualcuno dall’estero. Vogliamo utilizzare i medici che stanno in Italia”.<br>Il Presidente di UMEM (Unione Medica Euromediterranea) poi continua ad illustrare le conseguenze della cattiva organizzazione del sistema sanitario pubblico:<br>“Purtroppo la risposta è stata molto negativa per quanto riguarda la decisione di chi sta in Italia. Il motivo qual è? Gli stranieri professionisti della sanità qui non accettano di lasciare un contratto a tempo indeterminato e sicuro per andare verso la struttura pubblica per un anno. Perché noi sappiamo che chi non ha la cittadinanza italiana non può accedere ai concorsi pubblici. Quindi potrebbero entrare per questo famoso periodo di un anno, ma poi non si sa come andrà a finire.<br>Tante Regioni si stanno rivolgendo ai professionisti della sanità all’estero e anche all’AMSI perché non ci sono risposte alle loro esigenze attualmente. Per tale motivo ora è una scelta obbligatoria. Avevamo avvertito tutti dieci anni fa. Se non cominciamo a programmare, a specializzare tutti e a puntare sulle specializzazioni più richieste e più carenti, è normale che poi arriviamo a rivolgerci all’estero come hanno fatto la Francia, la Germania e altri Paesi europei che hanno iniziato molto prima dell’Italia”.<br>La questione delle competenze dei medici stranieri in Italia per Foad Aodi è una discriminazione<br>D: Tra le perplessità più frequenti, per quanto riguarda la scelta di far arrivare medici e infermieri dal Sud America, c’è la questione competenze. Hanno le stesse qualifiche dei medici in Italia? La carenza di specializzazioni in settori particolari è un’esigenza a cui si può far fronte con questa decisione?<br>R: Per quanto riguarda le specializzazioni, qui ne mancano parecchie perché in Italia negli ultimi 15 anni non è stata fatta una programmazione. Tra chi non le sceglie, chi non le vuole fare, chi va nel privato e la fuga di massa all’estero, la situazione è grave. Abbiamo denunciato tutto questo con statistiche, dati reali. In più l’aumento delle aggressioni ai medici, i salari bassi e i turni massacranti, stanno aggravando questa carenza dei professionisti. Bisogna affrontare la realtà e risolvere concretamente i problemi ma purtroppo ci agitiamo molto e si agisce poco. Solo dichiarazioni, slogan, propositi, ma di concreto poco.<br>Dubitare delle competenze dei medici che arrivano qui dall’estero è una dichiarazione gravissima secondo me. La nostra associazione è una realtà presente in 120 Paesi e affrontiamo tutti i giorni le carenze dei professionisti della sanità. Non penso che tutti siano andati a scegliere professionisti non competenti. La selezione di chi viene qui deve essere fatta con criterio e in modo approfondito, questo è chiaro perché si tratta della salute. Vanno verificati i titoli, va insegnata la lingua italiana, ma non in nove mesi, al massimo in tre, come fanno in tutti gli altri Paesi.<br>In tre mesi già si comincia a lavorare, applicandosi, non come gli studenti sui libri. La risposta è semplice, bisogna selezionare l’università di provenienza, fare una verifica, ma non sparare nel mucchio in modo generale. Non si risolve così. Adesso tutti parlano di analisi di soluzione ma noi vogliamo vedere la concretezza.<br>La soluzione alla carenza di personale sanitario in Italia secondo Aodi<br>D: Per non cadere nella trappola tappabuchi quindi qual è secondo lei la soluzione?<br>R: Avrebbero dovuto ascoltare l’allarme dell’AMSI. La prima volta che ho chiesto ufficialmente censimento per quanto riguarda la mancanza dei professionisti della sanità e programmare il futuro in base a questa necessità è stata nel 2003. Purtroppo non ci si è reso conto della situazione che è molto grave. Si è continuato a girare intorno al problema, ma non è stato mai affrontato con una vera soluzione. Bisogna prima coinvolgere i professionisti della sanità che stanno qui in Italia, combattere la fuga all’estero.<br>Occorre programmare le specializzazioni, combattere la fuga dal pubblico e l’esodo all’estero e capire quali sono i motivi, far specializzare tutti quelli che si laureano in medicina, intensificare la collaborazione tra tutti gli albi professionali, non andare uno contro l’altro. Con queste dichiarazioni discordanti, purtroppo, rispetto al 2020, siamo andati incontro all’aumentato del 35% della discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità, perché quando si dice che non sono competenti, non sanno la lingua italiana o altro, nell’opinione pubblica poi nascono alcuni pregiudizi.</p>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1000" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>Più di 150 medici stranieri rischiano di perdere l&#8217;accesso alla specializzazione a causa del permesso di soggiorno per studio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:39:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/aodi.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="808" height="454" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/aodi.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/aodi.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 808w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/aodi-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/aodi-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /></a></figure>



<p><strong><em>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="200" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></figure></div>



<p>Così la richiesta e l&#8217;appello dell&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme alla Commissione medici e professionisti della sanità stranieri &#8211; giovani e al Movimento Uniti per Unire al Presidente della repubblica e al Presidente del Governo Italiano e ai ministri competenti per risolvere e consentire ai medici stranieri che hanno superato la prova di ammissione di accedere alle specializzazioni senza muri burocratici; vista l&#8217;enorme carenza di medici specialisti e infermieri in Italia non è umano continuare a mettere muri contro i professionisti della sanità di origine straniera senza motivi validi anche perchè  in numerose regioni stanno salvando la sanità pubblica e privata.</p>



<p>.<strong>Quali sono i requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e all&#8217;esame di specializzazione? Cittadinanza italiana o cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea? Ai sensi dell’art. 38 D.Lgs. 165/01 e s.m.i, possono partecipare: i cittadini italiani o i cittadini di uno degli Stati Membri dell’Unione Europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno oppure i cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno UE o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello stato di protezione sussidiaria (ai candidati non italiani è in ogni caso richiesta un’adeguata conoscenza della lingua italiana).</strong></p>



<p><strong>La storia</strong>: sta succedendo in tutta Italia. Medici stranieri extracomunitari esclusi dalla specializzazione anche se vincitori di concorso. Hanno scelto di spostarsi dal loro Paese e luogo di origine per formarsi al meglio e iniziare un percorso formativo, ma si trovano in un limbo di insicurezze, con stipendi bloccati, con colleghi che decadono dalla graduatoria ogni tot giorni e con risposte ambigue e senza puri riferimenti di legge dalle segreterie universitarie, dal nord al sud. Chi di loro ha richiesto spiegazioni in merito ha ricevuto come risposta “seguirà il provvedimento motivato dell&#8217;esclusione “. I giovani medici, oltre il carico di stress dell&#8217;inizio di un nuovo percorso in un altro Paese, devono affrontare tutti i giorni anche la pressione da parte dell&#8217;università di provvedere al più presto con la conversione del permesso di studio in permesso di lavoro, pena esclusione dalla specializzazione, cosa attualmente impossibile per chi vuole iniziare un percorso di formazione inquadrato come borsa studio e che ha ricevuto dal Paese di provenienza un Visto di studio. Tale decisione è stata comunicata tramite decreto aggiuntivo del 23 novembre art 4 comma 4 dal MIUR agli Atenei ma in nessun modo ai medici direttamente interessati da questo provvedimento.&#8221; </p>



<p>L&#8217;Amsi insieme al Movimento Uniti per Unire esprime il suo rammarico per questo trattamento nei confronti dei giovani colleghi che vengono esclusi da un giorno all&#8217;altro e senza preavviso o un minimo di garanzie nonostante frequentassero regolarmente nei reparti ospedalieri a loro assegnati dalla Scuola di Specializzazione. ln Italia mancano medici, in tutte le specialità, e se il trattamento è questo non ci possiamo lamentare dei “cervelli in fuga” e delle carenze di personale SSN. Amsi ribadisce il suo impegno a sostenere tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera come fa da sempre. Più di 1000 strutture e dipartimenti e poliambulatori e servizi pubblici e privati non hanno chiuso grazie all&#8217;ingresso dei professionisti della sanità di origine straniera; più di 3300 professionisti della sanità italiani hanno chiesto all&#8217;Amsi, da maggio del 2023, di volere lavorare all&#8217;estero (Paesi del Golfo) con aumento del 60% da settembre; più di 7 mila richieste di professionisti della sanità giunte all&#8217;Amsi negli ultimi 3 anni, più di 100 mila professionisti della sanità di origine straniera esercitano in Italia con un aumento del 45% di ingressi negli ultimi 3 anni e poi di 1000 convegni e congressi per tutte le professioni e tutte e nazionalità dal 2000 in collaborazione con le nostre associazioni e comunità appartenenti al Movimento Uniti per unire e Unione medica euro mediterranea (UMEM). &#8220;Sono alcune cifre che rendono la nostra realtà tra i primi difensori della sanità in Italia e anche all&#8217;estero e non accettiamo più muri, offese e distinzioni di professionisti e medici di serie A e serie B&#8221;, <strong>così dichiara Foad Aodi Presidente AMSI e docente a Contratto all&#8217;Università di Tor Vergata.</strong></p>



<p>Infine, l&#8217;Amsi si rivolge a tutti gli albi professionali di prendere posizione e tutelare i nostri colleghi perché siamo tutti medici italiani e rispettiamo i nostri doveri e la legge italiana, ma chiediamo che vengano rispettati i diritti senza discriminazione.</p>
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		<title>Foad Aodi: appello al governo italiano di sostenere la popolazione marocchina in Marocco ed in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 07:35:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><br>Da ieri sera la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) insieme all&#8217;associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi), Unione medica euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire e gli amici del Marocco stanno seguendo tutti gli sviluppi del più grave terremoto che ha colpito il Marocco da più di un secolo. Esprimono solidarietà a tutto il popolo marocchino e condoglianze ai familiari dei feriti.<br>&#8220;Siamo in contatto con i nostri rappresentanti locali in Marocco medici e giornalisti che ci raccontano di una situazione molto grave: 1037 morti, più di 1204 feriti (di cui 721 molto gravi) più di 300 mila case danneggiate dal terremoto. I feriti riportano fratture, emorragie e intossicazioni anche per la tipologia della costruzione delle case&#8221;. Così dichiara il Prof. Foad Aodi,  Presidente Amsi e Co-mai e si appella al governo italiano per sostenere il Marocco e le zone danneggiate dove continuano i soccorsi e la ricerca delle persone sotto le macerie. </p>



<p>Servono sangue, farmaci, medici specialisti e ospedali mobili. Ringraziamo per i loro messaggi e la disponibilità a sostenere il Marocco: il Presidente Mattarella, Meloni e il Ministro Tajani.</p>
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		<title>Testimonianza da Lesbo, a cura del Naga</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 09:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa. </strong></p>



<p><strong>Ecco la sua testimonianza</strong>. (www.naga.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14637" width="484" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></figure>



<p><strong>Da quanto sei arrivata a Lesbo?</strong><br>Sono arrivata il 29 agosto, ho fatto una settimana di quarantena e ho poi iniziato a lavorare nel nostro ambulatorio, ma il terzo giorno c’è stato l’incendio. È stato un grande caos, deciderecome agire e coordinarsi è stato molto complicato. Il nostro ambulatorio nel campo è bruciato e quindi ora operiamo all’interno di strutture di altre realtà presenti.  <br> <br><strong>Che situazione hai trovato, prima e dopo l’incendio?</strong><br>Nel campo c’erano tra le 11.000 e le 12.000 persone, ho appena fatto in tempo a vedere tutto il campo che era diviso in diversi settori. Nelle prime strutture costruite ci stavano i minori non accompagnati e le donne sole per le quali il campo non era assolutamente un posto sicuro. Poi c’erano zone gestite da grandi associazioni internazionali e l’ultima parte chiamata “La giungla” dove si erano messe spontaneamente le persone che non riuscivano ad entrare nelle altre aree. Il campo era stato inizialmente pensato per 3.000 persone, in dei momenti sono arrivate ad essere 20.000.<br> <br><strong>Da dove arrivano le persone presenti?</strong><br>In grandissima maggioranza da Afghanistan, Siria e Iran. E c’è anche un gruppo di congolesi e di altri paesi francofoni. Ci sono persone che sono qui da anni e altre appena arrivate. E ci sono tanti bambini, cammino e incontro una marea di bambini che vivono in mezzo alla strada. Una cosa allucinante.</p>



<p><br> <strong>Dove si sono spostate le persone dopo l’incendio?</strong><br>Le persone si sono messe ai lati della strada e la polizia ha messo dei blocchi per non farli uscire, ha creato un’area circoscritta dalla quale le persone non possono uscire né altre possono entrare. Sono quindi rimasti tutti, non li lasciano uscire né possono lasciare l’isola. Non possono andare via, ma nessuno ha offerto soluzioni alternative e il campo non c’è più.Si sono così accampati nel parcheggio di un supermercato e ai lati della strada. Ci sono delle tende e, alcuni, hanno fatto delle specie di capanne con mezzi di fortuna come canne, fogliame, rami di bambù. Anche i bambini sono accampati, ci sono anche neonati. Di tutto. Ci sono delle persone che sono riuscite a scappare, ma la polizia pattuglia la zona e vengono riportate in quest’area circoscritta.<br> <br><strong>Che situazione hai trovato dopo l’incendio?</strong><br>Le tende e le capanne erano tutte bruciate, erano rimaste le strutture in lamiera. Il primo problema è stato il cibo e l’acqua. Inizialmente ci sono stati problemi nella distribuzione. Ora ci sono file di ore e ore per avere del cibo.<br> <br><strong>Che sensazioni hai avuto?</strong><br>La cosa che più ti fa star male è incontrare i bambini che giocano e vedere dove vivono ai lati della strada. È veramente straziante. Soprattutto quando vedi quelli piccoli, appena nati o di pochi mesi. Ma in generale tutti i bambini vivono in queste condizioni veramente allucinanti, non vanno a scuola e non c’è nessuna prospettiva. I Paesi europei non accolgono nessuno di loro, salvo 400 minori non accompagnati che sono già stati redistribuiti in varie nazioni.  Stanno costruendo un nuovo campo con 1000 tende, ma ovviamente sono molti di più.<br> <br><strong>Quali sono le richieste più frequenti in termini sanitari?</strong><br>Le richieste più frequenti sono attacchi di panico legati sia alla situazione in cui vivono qui sommata a quello che hanno vissuto nei Paesi di origine e ai viaggi che hanno affrontato. Il panico è anche dovuto agli attacchi della polizia con i gas lacrimogeni e anche a causa della presenza di gruppi di estrema destra che cercano di attaccare le persone. Sono state attaccate anche delle donne: io ho visto una donna in preda ad una crisi di panico proprio perché era stata attaccata, credo, dalla polizia. E ne vediamo tutti i giorni.Come associazione incontriamo poi soprattutto pazienti con malattie croniche come diabete, pressione alta, malattie della tiroide, persone che hanno bisogno di prendere medicine quotidianamente. Dopo l’incendio non ce l’hanno più. Come dermatologa vedo tante banali infezioni batteriche della pelle, molto frequenti nei bambini.<br> <br><strong>Com’è gestita la questione coronavirus?</strong><br>Prima dell’incendio avevano cominciato a fare i test, dopo quattro giorni che ero qui hanno trovato il primo caso. Hanno iniziato a fare tamponi, circa 2000 e hanno trovato 35 positivi. C’è stato l’incendio e le persone che erano in isolamento sono uscite e non si sa dove siano. Alcuni sono stati rintracciati, ma una minoranza. Considerate che tutt’ora non si sa se ci sono stati dei morti per l’incendio. La cosa non è stata ancora appurata.<br> <br><strong>Per concludere, trovi delle similitudini o sensazioni simili tra i tuoi lunedì all’ambulatorio del Naga e il tuo lavoro a Lesbo?</strong><br>Il Naga è un lavoro molto più normale, siamo un ambulatorio di base, la sua normalità è proprio la sua forza. E seppur a volte con difficoltà, dal Naga possiamo rimandare i pazienti agli ospedali per esami di approfondimento o altro. Qui non si possono fare esami di nessun tipo. Ora anche il nostro ecografo è bruciato. Quindi niente esami, niente ospedali le persone vengono prese negli ospedali solo quando stanno per morire e si creano delle situazioni gravissime. Per esempio le persone con l’HIV non hanno accesso ai farmaci, oggi c’era un signore con un tumore che è gestito da un ambulatorio mobile… Situazioni che gridano vendetta.</p>
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		<title>Covid-19. &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 07:36:51 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14516" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-nel-mondo_1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Covid-19 &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;.</p>



<p>Così l&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l&#8217;unione  medica euro mediterranea (UMEM) con il nostro Movimento  Uniti per Unire (UxU) avvertono che ormai non si può sbagliare più decisioni, programmazione e prevenzione nei confronti del Coronavirus. Tutti devono essere responsabili nelle loro decisioni: governo, politici ,società civile per arrivare al più presto a zero contagi prima dell&#8217;inizio dell&#8217;inverno.</p>



<p>&#8220;Purtroppo tante volte siamo stati inascoltati e censurati in Italia ,al contrario nei vari paesi Euro Mediterranei e 72 paesi dove siamo presenti con i nostri rappresentanti locali che divulgano i nostri consigli e proposte che  sono state accolte in tempo; apertura dei confini graduali ,tamponi rapidi ai confini, avere un PCR delle ultime 72 ore per chi desidera rientrare nei paesi di origine e per i turisti,i migranti rappresentano circa il 6% dei contagiati dall&#8217;inizio dell&#8217;epidemia&#8221; così dichiara Foad Aodi &#8211; presidente Amsi e UMEM e Membro del registro esperti e del Gdl Salute Globale Fnomceo &#8211; che lancia il suo appello al Governo italiano di coinvolgere di più i professionisti della sanità , gli albi professionali e le associazioni di categoria per avere più informazione e proposte riguardo la battaglia contro il Coronavirus nei prossimi mesi. Non è consentito più sbagliare, non è più consentito guerre tra esperti in TV e guerre tra i membri del CTS che non hanno rassicurato l&#8217;opinione pubblica e sono nati due partiti in Italia (Pro e Contro le Mascherine e le chiusure) per colpa di queste guerre sterili e mediatiche e consigli e decisioni sbagliate e non tempestive.Da gennaio siamo impegnati all&#8217;estero con TV e giornali (più di 1000 interviste, confronti e citazioni)e non abbiamo mai assistito a spettacoli e confronti politicizzati come quelli visti in Italia per colpa dei litigi tra  esperti e virologi, conclude Aodi.</p>



<p>Riproponiamo oggi il video di approfondimento realizzato con il Prof. Aodi durante il lockdown per l&#8217;iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221; organizzata da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong>.  Dedicate un po&#8217; del vostro tempo per ascoltare le sue parole&#8230;</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Coronavirus nel mondo. Prevenzione – diagnosi, statistiche – cura" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/UQwD4uW8XH0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Appello e aggiornamenti Libano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 06:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello di Foad Aodi Più di 3000 feriti e 100  morti,1500 dispersi .Urge aiuto sanitario e sangue*Co-mai e Amsi Solidarietà al Libano e ai libanesi in Libano ,in Italia e nel mondo .Cosi il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="457" height="304" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14487" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08584634 A damaged building in the aftermath of a massive explosion in Beirut, Lebanon, 05 August 2020. According to media reports, at least 100 people were killed and more than 4,000 were injured after an explosion, caused by over 2,500 tonnes of ammonium nitrate stored in a warehouse, devastated the port area on 04 August.  EPA/WAEL HAMZEH</figcaption></figure>



<p><strong>Appello di Foad Aodi</strong></p>



<p>Più di 3000 feriti e 100  morti,1500 dispersi .Urge aiuto sanitario e sangue*Co-mai e Amsi Solidarietà al Libano e ai libanesi in Libano ,in Italia e nel mondo .Cosi il Presidente della Co-mai(Comunità del mondo arabo in Italia) e Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) Foad Aodi sta seguendo la tragedia libanese con i medici e giornalisti locali dopo le 2 esplosioni provocando  danni enormi sia materiali e che feriti più di 3000 e morti più di 100 e più di 1500 dispersi con contino aggiornamento visto tutti gli ospedali della capitale sono pieni di feriti gravi e alcuni di questi ospedali sono in difficoltà di funzionare per mancanza di elettricità ,sangue, posti letti ,strumenti chirurgici e sanitari oltre i medici e gli infermieri. sono morti 7 medici e infermieri e circa 10 pazienti ricoverati negli ospedali .Urge aiuti sanitari e medici e ospedali mobili e sostenere il Libano in questo momento molto grave. proprio nel momento dell&#8217;esplosione Foad Aodi stava in contatto con i giornalisti della Tv libanese per una intervista da Roma sul Coronavirus. Dopo i giornalisti ci hanno inviato le foto dello studio televisivo distrutto .</p>



<p>Cosi continua la Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai)</strong> e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> e l&#8217;unione medica euro mediterranea <strong>(UMEM) </strong>continuano a seguire la tragedia libanese con statistiche sempre in aggiornamento vista la gravità della situazione in tutta la capitale libanese e provincia .&#8221;Più di 125 morti e 4500 feriti di cui 500 bambini feriti e numerosi dispersi e sotto le macerie e le case distrutte con più di 300 mila persone senza casa. Una squadra di 15 vigili del Fuoco sono morti tutti sul posto dell’esplosione mentre stavano cercando di spegnere il fuoco iniziale .Quattro  ospedali sono fuori uso e numerosi feriti li stanno curando per le strade e trasferendo fuori città negli ospedali vicini .</p>



<p>Sono morti numerosi pazienti negli ospedali per mancanza di elettricità e per gli ospedali distrutti. Manca sangue e tutto quello che è necessario per la branca di chirurgica e pediatria oltre i medici (chirurghi generali e vascolari ,ortopedici ,oculisti ,pediatri ,neurochirurghi ,cardiologi, otorinolaringoiatri ed infermieri.Numerosi paesi stanno già rispondendo all&#8217;appello del Governo Libanese ; dal Qatar due ospedali civili con 500 letti ciascuno ,stanno arrivando anche aiuti sanitari e medici da Iran ,Kuwait, Francia ,Emirati Arabi . Al nostro appello hanno risposto numerosi medici arabi e libanesi pronti ad andare in Libano per sostenere la popolazione. Facciamo il nostro appello al<strong> Governo Italiano</strong> affinché attivi subito un corridoio Sanitario e umanitario e delegazione di medici per la popolazione libanese<strong> .cosi dichiara Foad Aodi </strong>Presidente Amsi e Co-mai e membro del registro esperti Fnomceo che sta in contatto diretto con i medici libanesi locali .</p>



<p><strong>Libano. The day after di Farid Adly</strong></p>



<p>The day after, a Beirut. Secondo giorno di lutto nazionale e il governo ha dichiarato 15 giorni di Stato d&#8217;emergenza. I morti salgono a 135, ma ci sono 80 dispersi. I feriti sono 5000. Gli ospedali sono al collasso. Il dramma della città sono anche i 300 mila sfollati, per le distruzioni delle loro case. Il governatore di Beirut valuta i danni in 15 miliardi di dollari. Un colpo mortale per l&#8217;economia libanese già di per sé dissestata e in crisi. Annunciati aiuti umanitari da tutto il mondo e il FMI ha annunciato misure di sostegno, ma saranno gocce nell&#8217;oceano dei bisogni. Uno tra i più urgenti è la mancanza di farina per la panificazione, in seguito alla distruzione dei silos del grano nel porto, che rappresentavano due terzi del fabbisogno nazionale per un anno.</p>



<p>La riunione del governo di ieri, con la presenza del presidente della Repubblica, Aoun, ha confermato la tesi dei nitrati di ammonio immagazzinati dal 2014 nei depositi del porto e ha ordinato, sotto la custodia dell&#8217;esercito, gli arresti domiciliari per i dirigenti del porto che hanno operato sulla vicenda, da 6 anni.</p>



<p>I media libanesi e i social raccontano migliaia di azioni di solidarietà umana, scattata nel momento della catastrofe, per affermare un senso di determinazione e volontà di riscossa, all&#8217;insegna di quei bei versi del compianto grande poeta siriano, Nizar&nbsp;Qabbani, dedicati a Beirut, negli anni 80: “Alzati Beirut, dalla sofferenza nascono la rivoluzione e il cambiamento!”.</p>



<p>La tesi dell&#8217;incidente è quella in effetti la più rassicurante politicamente. Preserva il governo e l&#8217;esercito dalle responsabilità di mancata difesa dei confini nazionali e di quelle di far fronte alla necessità di una risposta adeguata.</p>



<p>I complottisti hanno già usato le parole del presidente Trump sulla convinzioni dei suoi generali che “si è trattato di un attacco e non di un incidente”, per scatenare accuse contro il nemico storico, Israele. In queste congetture sono stati aiutati dalle dichiarazioni e dalle analisi trasmesse dai media israeliani, che esprimevano malignità e poca celata soddisfazione. Non sono valse a convincere gli scettici le dichiarazioni ufficiali di Tel Aviv che escludevano una implicazione nell&#8217;esplosione e l&#8217;illuminazione del porto di Tel Aviv con i colori della bandiera libanese.</p>



<p>I dubbi sulla tesi dei nitrati di ammonio rimangono forti, perché per far esplodere questo materiale, usato normalmente in agricoltura per la produzione di fertilizzanti, serve un innesco. Esperti internazionali sostengono che quell&#8217;esplosione, con quella potenza distruttiva e la vastità dell&#8217;onda d&#8217;urto, è stata causata da un deposito di armi e di esplosivi militari.</p>



<p>L&#8217;opposizione in Libano chiede che ci sia una commissione internazionale ad affiancare quella nazionale, per accertare la verità.</p>



<p>Il Tribunale Speciale per il Libano dell&#8217;Aja ha deciso il rinvio della sentenza per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri. Nell&#8217;inchiesta internazionale sono accusati, in contumacia, per il grave attentato 4 elementi di Hezbollah, partito attualmente al governo in Libano.</p>
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		<title>Aborto. Relazione al Parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:15:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194” Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p><strong>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194”</strong></p>



<p>Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che riporta i dati 2018.</p>



<p>Lo scorso gennaio la senatrice Emma Bonino, con una interrogazione al Ministro della salute Speranza, aveva anche evidenziato che l’ultima Relazione presentata al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 faceva riferimento ai dati relativi al 2017.</p>



<p><em>“Cambiano i Ministri e le maggioranze ma in materia di applicazione della legge 194 resta tutto immutato, anzi lo spiacevole ’caso Umbria’ di questi giorni testimonia una situazione addirittura peggiorata &#8211;&nbsp;</em>dichiarano&nbsp;<strong>Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,</strong>&nbsp;<strong>Mirella Parachini, ginecologa e Vice Segretario ass. Luca Coscioni e Anna Pompili (ginecologa di AMICA, Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)</strong>&nbsp;&#8211;<em>&nbsp;I mesi di ritardo portano a commentare dati ed evidenze risalenti a un anno e mezzo fa.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“La relazione del Ministro attribuisce, almeno in parte, il calo delle IVG alla maggiore diffusione dell’uso dei contraccettivi di emergenza tra le donne maggiorenni, per le quali è stato eliminato l’obbligo di prescrizione medica; ci sembra dunque necessario facilitarne l’accesso anche per le minorenni, ad esempio dispensando tali contraccettivi gratuitamente nei consultori. L’aborto farmacologico costituisce il 20,8% del totale delle IVG; questa bassa percentuale evidenzia una limitazione della possibilità di accesso alla IVG medica, ancora fortemente limitata dall’obbligo di ricovero in regime ordinario previsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2010. E’ necessario rivedere tali linee di indirizzo, estendendo la applicabilità della procedura farmacologica da 7 a 9 settimane e garantendo l’appropriatezza delle procedure, con&nbsp; il regime di ricovero in day hospital e il regime ambulatoriale”.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“Facilitare l’accesso alla IVG farmacologica &#8211;&nbsp;</em>concludono&nbsp;<em>&#8211; minimizzerebbe</em>&nbsp;<em>l’impatto dell’obiezione di coscienza, che limita pesantemente, con il 69% di ginecologi obiettori, i diritti delle donne.Nel complesso in questa relazione emerge che se le regioni hanno un potere in ambito di sanità e nel caso specifico per l’applicazione della 194, di fatto prevalgono azioni che rendono il percorso per l’IVG molto difficoltoso.</em>&nbsp;<em>Chiediamo al Ministro della salute Speranza di esercitare i poteri del suo mandato per garantire la piena applicazione della legge 194, anche con verifiche nei confronti delle regioni. Crediamo che, oltre al Consiglio Superiore di Sanità, egli debba consultare anche gli operatori e le società scientifiche, che ben conoscono le criticità da superare in questo settore per garantire alle donne un diritto costantemente in pericolo”</em></p>



<p><strong>APPROFONDIMENTO IN PILLOLE&nbsp;</strong></p>



<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>La riduzione del numero di IVG,</strong>&nbsp;che per il quinto anno consecutivo sono risultate inferiori alle 100.000 (76.328 nel 2018). Questa rilevazione impone almeno due puntualizzazioni:</p>



<p>a. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si attribuisce un ruolo fondamentale nella riduzione degli aborti alla maggiore diffusione del ricorso alla&nbsp;<strong>contraccezione di emergenza</strong>, verificatasi dopo l’abolizione dell’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, con un’impennata delle vendite delle pillole a base di ulipristal acetato (pillola dei 5 giorni dopo) e di levonorgestrel (pillola del giorno dopo).&nbsp;Sarebbe logico trarre da questa osservazione l’impegno a facilitare l’accesso a tale contraccezione anche alle minorenni, magari attraverso la dispensazione gratuita nei consultori.</p>



<p>b. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si tocca il tema della&nbsp;<strong>abortività al di fuori della legge</strong>, la cosiddetta “abortività clandestina”. La relazione riferisce una sostanziale stabilità del fenomeno, che si attesterebbe attorno ai 10.000-13.000 aborti clandestini. Purtroppo, la stabilità del dato, a fronte di una costante diminuzione degli aborti legali, indica invece un maggior ricorso percentuale a procedure illegali. Vi è peraltro il sospetto che il fenomeno sia fortemente sottostimato, per la maggiore difficoltà ad individuare gli aborti clandestini precoci eseguiti con farmaci ormai facilmente reperibili e che non danno complicazioni importanti. Dovremmo dunque guardare a questa “stabilità” del fenomeno (o più correttamente del numero) degli aborti clandestini come indice dell’esistenza, ancora, di ostacoli importanti all’accesso all’interruzione di gravidanza, soprattutto in alcune aree del paese</p>



<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>Le IVG farmacologiche:&nbsp;</strong>nel 2018 sono state il 20,8% del totale, con un lieve incremento rispetto al 17,8% del 2017, un dato bassissimo se confrontato con le percentuali dei paesi scandinavi, prossime al 100%, ma anche quelle della Francia, della Svizzera, del Regno Unito o del Portogallo, che si aggirano tra il 70 e l’80%.&nbsp;</p>



<p>Questa bassa percentuale rispecchia la difficoltà di accesso alla metodica, legata all’adozione del regime di ricovero ordinario raccomandato da linee di indirizzo ministeriali antiscientifiche e anacronistiche già nel 2010, quando furono emanate. L’alta percentuale di donne che ricorrono alla dimissione volontaria dove vige il regime di ricovero ordinario, la bassissima percentuale di complicazioni nelle regioni che hanno adottato il regime di Day Hospital, nonché l’esperienza più che trentennale dei paesi che adottano il regime ambulatoriale, evidenziano l’inappropriatezza di linee di indirizzo che devono essere cambiate. Alla luce dell’ingiustificato ritorno indietro della Regione Umbria, apprezziamo quindi la richiesta di un nuovo parere posta dal Ministro al CSS. Non vi è dubbio che la deospedalizzazione della procedura, oltre a ridurre costi ingiustificati, permetterebbe di minimizzare le enormi differenze regionali che la relazione registra rispetto all’accesso alla procedura farmacologica.</p>



<p>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;L’obiezione di coscienza</strong>: si evidenziano percentuali elevate per tutte le categorie, in particolare tra i ginecologi (69% rispetto al 68,4% del 2017).&nbsp;Sottolineiamo come il parametro del numero di procedure effettuate non rispecchi affatto il reale carico di lavoro per i ginecologi non obiettori, che sono impegnati anche nelle procedure che precedono l’intervento, dalla valutazione di ogni singolo caso, clinica e strumentale, al counselling contraccettivo, che dovrebbe essere fatto sempre prima dell’IVG. Riteniamo importante che il Ministro sottolinei il ruolo delle Regioni che “<em>devono assicurare che l’organizzazione dei servizi e le figure professionali garantiscano alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della Legge, garantendo il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e assicurando l’accesso ai servizi IVG, minimizzando l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”.&nbsp;</em>Il Ministro della salute Roberto Speranza scrive nel testo della relazione che ”q<em>uesto approfondimento ha consentito di mettere a fuoco ancora una volta la disomogeneità territoriale nell’impatto della disponibilità di non obiettori rispetto alla richiesta di IVG. Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le Strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78. Facendo in tal modo emergere una responsabilità delle Regioni sulla tipologie di strutture dove si esegue l’IVG e ponendo in secondo piano invece il numero di medici obiettori”.&nbsp;</em>Osservazioni importanti,ma che rimangono lettera morta per via della mancanza di volontà politica a rendere l’accesso all’ IVG tradizionale o farmacologica, conforme a legge.</p>



<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;I consultori:</strong>&nbsp;nella Relazione si legge che “<em>è indispensabile rafforzare e potenziare i consultori familiari (…) per evitare future gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG”.&nbsp;</em></p>



<p>Ma non possiamo non notare che, nonostante la legge istitutiva dei consultori, la 405 del 1975, la prevedesse esplicitamente, di fatto in Italia la contraccezione non è gratuita<em>.&nbsp;</em>I consultori sono pochi, con equipes spesso incomplete, e nella relazione non vengono sottolineati due dati importanti per il percorso IVG. Il primo riguarda la sempre maggiore presenza di consultori privati convenzionati, spesso di ispirazione confessionale, esonerati in alcune regioni dalle prestazioni che riguardano l’IVG. Il secondo riguarda l’obiezione di coscienza nei consultori, poiché per il secondo anno consecutivo si è deciso di non rilevare questo dato, che invece potrebbe avere un peso importante nell’accesso all’IVG, soprattutto in alcune realtà territoriali. Ci aspettiamo che rispetto a queste criticità, legate anche alla aziendalizzazione e alla dipartimentalizzazione dei consultori, come rilevato dal richiamato studio dell’ISS, il Ministro voglia mettere in pratica adeguate misure correttive.</p>



<p>5.        <strong>La formazione</strong>: il ricorso al raschiamento in oltre il 10% dei casi, con punte particolarmente alte in alcune regioni, nonché il ricorso all’anestesia generale in oltre il 90% dei casi rendono evidenti carenze formative a livello di scuole di specializzazione e di aggiornamento del personale sanitario ospedaliero e consultoriale, alle quali le regioni non hanno finora dato risposta.</p>
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		<title>SPECIA(L)BILITY. La disabilità come risorsa. Il video della tavola rotonda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 07:14:35 +0000</pubDate>
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<p>Non è stata solo una tavola rotonda online, quella organizzata da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> lo scorso giovedì 18 giugno 2020, ma è stato un vero e proprio incontro tra persone. Giornalisti, medici, attivisti, genitori, figli&#8230;Punti di vista differenti per parlare della cosiddetta <strong>disabilità </strong>che, in realtà, può essere una <strong>risorsa </strong>se si abbattono gli <em>stereotipi e i pregiudizi</em>  e si cambia la <em>mentalità</em>, nell&#8217;ottica che ognuno di noi è unico e particolare e tutti uguali nei<em> diritti fondamentali. </em></p>



<p>Vi consigliamo di seguire il video a questo link: <a href="https://youtu.be/uc3SQVWwpqA?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/uc3SQVWwpqA?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e di farne motivo di <strong>studio </strong>e di <strong>sensibilizzazione</strong>.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ringrazia ancora di cuore gli ospiti e&#8230;alla prossima!</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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