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	<title>osservazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Sotto padrone. Intervista a Marco Omizzolo</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 07:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità. Un viaggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p>Un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono &#8211; letteralmente &#8211; di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l&#8217;anno. Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell&#8217;Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un&#8217;inchiesta sul campo che parte dall&#8217;osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="324" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 324w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></figure></div>



<p><strong>Come si sono svolte le ricerche per
la preparazione di questo libro? </strong>
</p>



<p>Il libro “Sotto padrone” fa sintesi
di circa 12 anni di ricerca sociale e immersione nella comunità
indiana dell&#8217;Agro Pontino e poi è espressione di un lungo percorso
di analisi, studio e ricerca sul tema lavoro e immigrazione. Dunque,
il libro si è composto, metaforicamente, di analisi e ricerche
sviluppate all&#8217;interno di questo percorso che ha sempre richiesto
approfondimento, aggiornamento e messa in discussione di ogni stato
di certezza. Le ricerche sono state bibliografiche ma soprattutto
sperimentate nel territorio pontino mediante l&#8217;osservazione
partecipata, elementi di sociologia visuale, raccolta di storie di
vita, analisi di sociologia delle migrazioni e dei processi economici
e sociali, entografia e metodologia applicata. La combinazione di
queste competenze, sommate ai dati e alle informazioni assunte nel
territorio pontino, ha sviluppato e articolato la riflessione
contenuta nel libro. 
</p>



<p><strong>Su cosa è basato il sistema di
sfruttamento nelle serre italiane? </strong>
</p>



<p>Su diversi fattori. In primis sul
processo di svilimento e squalificazione del lavoro, delle sue
relazioni sindacali e dunque di rappresentanza, di liberazione quale
dinamica di base, per precipitare nella sua delegittimazione e
nell&#8217;accettazione, anche collettiva, di riforme che ne hanno
mortificato la natura fino a comprendere lo sfruttamento come una
delle sue condizioni di base, quasi costituente. E poi i processi di
ghettizzazione ed emarginazione della fragilità a partire dalla
condizione giuridica e di classe dei migranti braccianti, considerati
inferiori per natura quando invece lo sono per legge e interesse. Lo
sfruttamento e le agromafie sono state incentivate in questo Paese e
le riforme che le hanno prodotte addirittura considerate necessarie
per generare sviluppo. Quest&#8217;ultimo però, da distinguere dal
progresso come ricorda Pasolini, ha riprodotto il rapporto
padrone-schiavo, come anche recentemente le Nazioni Unite hanno
ricordato e con esso anche un sistema di diseguaglianze ed
emarginazione, ora certificato e rafforzato dai decreti Sicurezza,
come recentemente ha ricordato Amnesty International Italia con il
suo studio “I sommersi dell&#8217;accoglienza”. Siamo a nuove forme di
schiavitù in un Paese che ha all&#8217;articolo 1 della sua Costituzione
un richiamo fortissimo al lavoro come generativo della democrazia.
Oggi siamo, come ricorda l&#8217;Eurispes, ad un business economico
complessivo delle agromafie di circa 25 miliardi di euro. Soldi che
vengono riciclati nel sistema economico ufficiale sino ad intossicare
le relazioni sociali e a riprodurre vincoli di classe rigidissimi.</p>



<p><strong>Nello sfruttamento sono coinvolte
anche le donne. In che misura?</strong></p>



<p>Hanno varie funzione e interpretano diversi ruoli. Quello più diffuso riguarda la condizione di ulteriore emarginazione, sfruttamento e violenza che esse subiscono. In genere percepiscono una retribuzione del 30% inferiore a quella dei loro colleghi e connazionali uomini. Inoltre in alcuni casi esse subiscono, come accade nelle campagne di Vittoria, in Sicilia, in Puglia e nell&#8217;Agro Pontino, ricatti e violenze sessuali perpetrate da padroni e caporali privi di scrupoli che così continuano ad usarle solo come corpi per soddisfare le loro ansie di profitto, di potere e sessuali.</p>



<p><strong>Può riportare alcuni esempi di
sentenze a vostro favore?</strong></p>



<p>Nell&#8217;Agro Pontino ci sono decine di
processi aperti ma ancora pochi sono arrivati a sentenza. Siamo però
fiduciosi che questo accadrà molto presto e speriamo che le sentenze
di condanna siano completamente eseguibili. 
</p>



<p><strong>In quali modi si può portare avanti
la lotta alle agromafie?</strong></p>



<p>Direi mediante alcune riforme di
sistema a partire da una riforma finalmente espansiva e rafforzativa
dei diritti del relativo mercato del lavoro, riforma del welfare che
vada incontro al disagio e lo sappia risolvere nella direzione del
suo superamento, approfondendo il tema di continuo per accrescere il
nostro livello di consapevolezza e di azione conseguente matura anche
dal punto di vista politico. Si tratta di un percorso lungo e
faticoso ma necessario, altrimenti continueremo a descrivere un
sistema che risulterà sempre invincibile pur non essendolo.</p>
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		<title>La nave SAR del MOAS per una missione lanciata a seguito della crisi dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 09:48:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10520" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p>La  nave SAR (Search and Rescue) del MOAS (Migrant Offshore Aid Station), MY Phoenix, prende il largo per una missione d’osservazione della durata di un mese nel Mare delle Andamane. Lanciamo questa missione in seguito alle ultime notizie sull’attuale crisi dei rifugiati Rohingya che fuggono via mare dal Myanmar a bordo di imbarcazioni inadeguate e in condizioni metereologiche pericolose.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10519" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="185" height="60" /></a></p>
<p>La Phoenix dovrebbe arrivare nel Mare delle Andamane il 15 aprile per monitorare in modo indipendente gli ultimi preoccupanti sviluppi di questa crisi umanitaria. La missione contribuirà a far luce sulla situazione che si va delineando e a rafforzare trasparenza e responsabilità nell’ambito del soccorso marittimo. Avremo a bordo anche un equipaggio SAR, qualora fossero necessari interventi d’emergenza. La fase iniziale di questa missione durerà un mese fino al 15 maggio.</p>
<p>Da ottobre 2017 siamo attivi nella regione di Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove forniamo assistenza medica d’emergenza e primaria ai rifugiati Rohingya. Il lavoro sul campo proseguirà parallelamente alla nuova missione, mentre il nostro staff e i centri medici si preparano in vista dell’ imminente arrivo di cicloni e monsoni.</p>
<p>Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, ha detto: <em>“Come possiamo restare a guardare mentre le persone rischiano la propria vita e quella dei propri cari per sfuggire a una situazione che le Nazioni Unite hanno definito di “pulizia etnica”?</em></p>
<p><em>Come sempre, MOAS agisce guidata dalla solidarietà per una delle comunità di rifugiati più vulnerabili del mondo. Dalla nostra prima missione nel 2014, siamo stati un faro di speranza per migliaia di persone in pericolo e lo stesso saremo in futuro.”</em></p>
<p>Già due volte MOAS ha utilizzato la Phoenix a sostegno dei rifugiati Rohingya in quest’area. Fra ottobre 2015 e aprile 2016 abbiamo portato a termine una prima missione d’osservazione, mentre nel 2017 abbiamo consegnato 40 tonnellate di aiuti umanitari al governo bengalese.</p>
<p>Attualmente MOAS cerca partner e sostenitori che possano sostenere la nuova missione. Per contribuire a questa iniziativa, vai a <a href="http://www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e dona quello che puoi.</p>
<p>(da www.moas.eu)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/14/la-nave-sar-del-moas-per-una-missione-lanciata-a-seguito-della-crisi-dei-rohingya/">La nave SAR del MOAS per una missione lanciata a seguito della crisi dei Rohingya</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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