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	<title>Oxfam Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Covid-19 e l&#8217;aggravarsi della fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 07:55:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="984" height="608" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-768x475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /><figcaption>@Casimiro Moreno</figcaption></figure>



<p>di Alicia Brull Valle<br></p>



<p>Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo. Non è sicuro, infatti, che il 2021 sarà l&#8217;anno in cui la malattia sarà definitivamente debellata.<br>Tuttavia, ci sono molte altre circostanze dannose per i diritti umani in tutto il mondo, che non possono essere relegate in secondo piano rispetto alla copertura focalizzata sulla pandemia, in quanto continuano ad essere il numero uno in molte nazioni del mondo. Così, i paesi precedentemente a rischio stanno soffrendo ancora più gravemente di circostanze come la mancanza di cibo, che sono state fortemente aggravate dall&#8217;incidenza della pandemia in tali Paesi. In particolare, la carenza di manodopera a causa dei blocchi e delle restrizioni alla mobilità, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute ad elementi come il coprifuoco, nonché una sostanziale riduzione del commercio internazionale hanno ridotto notevolmente la produzione e la distribuzione di prodotti agricoli in tutto il mondo. Di conseguenza, le associazioni che si occupano di diritti umani come l&#8217;UNICEF hanno portato l&#8217;attenzione sul fatto che più di 10,4 milioni di bambini soffriranno la fame acuta il prossimo anno. In particolare, i Paesi più a rischio sono la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e lo Yemen.</p>



<p><br>Oxfam International ha anche sottolineato il nesso causale tra la Covid-19 e l&#8217;aumento della fame nel mondo, affermando che la malattia non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e le situazioni precarie precedentemente esistenti, soprattutto in termini di fame. Inoltre, l&#8217;organizzazione ha sottolineato che il settore agricolo è stato fortemente colpito dalle restrizioni di mobilità, provocando così una mancanza di forniture agricole locali. Per quanto riguarda i paesi più colpiti secondo Oxfam, ne sono stati segnalati 10, ovvero: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, l&#8217;area del Sahel, Sudan e Sud Sudan, Siria, Venezuela e Yemen. In termini di cifre, Oxfam ha segnalato un aumento dell&#8217;82% delle persone in situazioni di fame estrema rispetto al 2019.<br>Ma cosa si può fare per evitare una maggiore interruzione della produzione e della distribuzione di cibo in tutto il mondo? Secondo Rob Vos, dell&#8217;International Food Policy Research Institute, occorre innanzitutto promuovere i sistemi alimentari e i sistemi della catena di approvvigionamento, soprattutto per quanto riguarda i Paesi citati. In secondo luogo, e più ovviamente, si dovrebbe promuovere un aumento del reddito disponibile per le persone, affinché possano permettersi i generi alimentari più scarsi e costosi disponibili sul Mercato. In definitiva, è responsabilità delle istituzioni governative proteggere attivamente il settore agricolo, ad esempio eliminando i coprifuoco applicati alla mobilità tra determinati orari. I programmi di protezione sociale avrebbero anche un impatto in termini di prevenzione dell&#8217;aumento della povertà e della fame.</p>



<ul><li>&#8220;El mundo al borde de una ‘pandemia de hambre’: el coronavirus amenaza con sumir a millones de personas en la hambruna´´, Oxfam International 03-01-2021 https://www.oxfam.org/es/el-mundo-al-borde-de-una-pandemia-de-hambre-el-coronavirus-amenaza-con-sumir-millones-de-personas?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;Más de 10 millones de niños en África sufrirán malnutrición aguda en 2021´´, noticias<br>ONU, 30-12-2020 https://news.un.org/es/story/2020/12/1486112?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;New report shows hunger is due to soar as coronavirus obliterates lives and<br>livelihoods´´, The United Nations World Food Programme, 17-07-2020<br>https://www.wfp.org/news/new-report-shows-hunger-due-soar-coronavirusobliterates-?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>lives-and-livelihoods</li><li>&#8220;Covid-19 Special: Could coronavirus provoke the next hunger crisis?´´, DW News<br>https://www.dw.com/en/covid-?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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		<title>Accordo Italia-Libia, la strada senza uscita</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 07:06:29 +0000</pubDate>
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<p>di Antonella Freggiaro (abareka.com)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="730" height="310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13239" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1-300x127.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure></div>



<p>Nei prossimi giorni il governo si appresta a chiudere la manovra economica e il dibattito politico si accalora sull’eliminazione di questa o quella tassa: la plastica, gli zuccheri, le auto aziendali. I leader politici fanno crociate in televisione per dimostrare chi è il vero paladino che eliminerà più balzelli nell’interesse dei cittadini. Effettivamente è molto comodo rispondere a domande banali su plastica e bibite e sicuramente non si rischia di far saltare il governo. Quindi tutti d’accordo, giornalisti inclusi.</p>



<p>A voler mettere in difficoltà chi governa ci sarebbe una piccola questione da risolvere oltremare. Certo non si tratta di una cosa urgente e soprattutto non ci mette e non ci toglie neanche un euro nelle tasche (apparentemente).<br>Sabato scorso è stato prorogato in maniera automatica il&nbsp;<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/02/cosa-abbiamo-firmato-con-la-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Memorandum d’intesa Italia-Libia</strong></a>&nbsp;sui migranti (Memorandum of understanding, Mou) stipulato dal governo italiano (Gentiloni &amp; Co.) con il governo di Tripoli il 2 febbraio 2017. Due anni di continuative denunce di violazioni dei diritti umani documentate dalle Nazioni Unite e perpetrate nei centri di detenzione libici. Tratta di esseri umani, torture, violenze sessuali, stupri e abusi di ogni tipo, il tutto all’interno di strutture finanziate anche dal governo italiano. Delitti commessi dai funzionari pubblici libici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai trafficanti in un contesto di assoluta impunità che il nostro governo ha deciso di&nbsp;<strong>prorogare automaticamente per altri tre anni</strong>.</p>



<p>Non i politici in TV ma le organizzazioni della società civile e alcuni giornalisti “militanti”, hanno sollevato un piccolo polverone negli ultimi dieci giorni precedenti la data di tacito rinnovo. Niente di nuovo, se non ricordare al ministro degli Esteri di Maio i terribili fatti accaduti in questi due anni, una&nbsp;<strong>lista infinita di criticità e violazioni</strong>&nbsp;che avrebbero dovuto innescare un dibattito politico ben più ampio di quello sulla manovra finanziaria.</p>



<p>Già nel 2017 l’Onu aveva puntato il dito contro la&nbsp;<strong>guardia costiera libica</strong>, denunciandone il coinvolgimento in “gravi violazioni dei diritti umani”. Altrettanto note erano le condizioni dei&nbsp;<strong>centri di detenzione</strong>&nbsp;presenti nel paese, che sempre nel 2017 l’<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/11/unhchr-visita-i-centri-di-detenzione-disumana-la-cooperazione-ue-libia-orrori-inimmaginabili/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alto commissario delle Nazioni Unite</a>&nbsp;per i diritti Umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, aveva definito “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. Ad oggi i centri di detenzione accessibili da Onu, Oim e organizzazioni umanitarie sono in tutto tre, a fronte dei 19 gestiti direttamente dal governo libico, mentre non possediamo dati certi sul numero di prigioni ufficiose.<br>Per non parlare della&nbsp;<strong>recente vicenda di Abd al Rahman Milad</strong>, noto come al Bija, immortalato in un video pubblicato dal Times nell’atto di frustare persone appena salvate dal mare. Come racconta il giornalista Nello Scavo nell’inchiesta pubblicata su Avvenire, nel maggio del 2017 Bija partecipò a una riunione con delegati inviati dal governo italiano, organizzata a Catania. In una recente intervista rilasciata a Francesca Mannocchi, l’uomo, oggi reintegrato dalla Guardia costiera libica, ha svelato di essere stato ricevuto al ministero dell’Interno, ma di non ricordare se agli incontri fosse presente anche Marco Minniti.</p>



<p>Insomma gli elementi non mancano certo per mettere il tema dei rapporti con la Libia la centro del dibattito politico. Il piccolo polverone delle ultime settimane e il pressing di alcuni esponenti della maggioranza ha quantomeno costretto il ministro degli Esteri a fare qualcosa, o almeno fare finta di farla. Ecco allora l’idea di richiedere la&nbsp;<strong>riunione della commissione congiunta dei due Paes</strong>i prevista dall’articolo 7 del MoU per arrivare ad alcune modifiche.<br>Una nota è partita in fretta e furia da Roma e ora si attende la risposta di Tripoli. L’Italia chiede un sostanziale&nbsp;<strong>miglioramento delle condizioni dei campi</strong>&nbsp;di detenzione libici impropriamente definiti centri di accoglienza nel Memorandum e di rafforzare la presenza nei centri di organismi internazionali come Unhcr e Oim, che però continuano a segnalare la mancanza di condizioni minime di sicurezza necessarie. Per non parlare poi dei centri non ufficiali gestiti dalle milizie e difficilmente influenzabili dal Memorandum.</p>



<p>“Il governo libico riceverà quello che suggerisce il governo italiano, lo studierà e assumerà una posizione”. Questa la reazione che arriva dal consigliere per i media del premier<strong>&nbsp;Fayez al-Sarraj</strong>, contattato dall’ANSA, in merito alla&nbsp;<strong>richiesta di modifica</strong>, che comunque da sabato scorso è da considerare rinnovato per un altro triennio, fino al 2 febbraio 2023. C’è da aspettarsi che dalla Libia arrivi presto un OK a qualunque proposta italiana di modifica, ovviamente ci sarà da&nbsp;<strong>pagare il conto</strong>. E per l’ennesima volta saranno i libici a presentarcelo e non è detto che non ci costi quanto una micro tassa della finanziaria.</p>



<p>Secondo un calcolo fatto da Oxfam Italia, tra il 2017 e il 2019 il nostro Paese ha finanziato interventi per un costo pari a oltre<strong>&nbsp;150 milioni di euro</strong>. A questa cifra, vanno aggiunti anche i quasi 370 milioni di euro che l’Unione europea ha dedicato dal 2014 al settembre 2019 in programmi in Libia per la gestione delle migrazioni.</p>
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		<title>Rapporto OXFAM: cresce il divario tra ricchi e poveri</title>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2018: 26 ultramiliardari possedevano la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta. A dirlo è il nuovo rapporto Oxfam 2019 pubblicato alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12050" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2272" height="1704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2272w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2272px) 100vw, 2272px" /></a></p>
<p>Nel 2018: 26 ultramiliardari possedevano la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta. A dirlo è il nuovo <span lang="zxx"><a href="https://www.oxfam.org/en/pressroom/pressreleases/2019-01-18/billionaire-fortunes-grew-25-billion-day-last-year-poorest-saw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">rapporto Oxfam 2019</a> </span>pubblicato alla vigilia del meeting annuale del <span lang="zxx"><a href="https://tg24.sky.it/economia/2019/01/19/davos-2019-temi-ospiti.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum economico mondiale di Davos</a></span>. Anche l&#8217;Italia è in linea con i dati globali: il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell&#8217;intera ricchezza nazionale. L&#8217;aumento della povertà estrema, secondo Oxfam, colpisce, prima di tutto, i contesti più vulnerabili del nostro pianeta, uno su tutti l&#8217;Africa subsahariana.</p>
<p>Il sistema fiscale: pesa di più sulle categorie più povere della società tassando i redditi da lavoro e consumo. Le imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione hanno subito, infatti, una riduzione &#8211; o sono state eliminato del tutto &#8211; in molti paesi ricchi e vengono a malapena rese operanti nei paesi in via di sviluppo. L&#8217;imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati e delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni. Secondo l&#8217;Oxfam, se I&#8217;1% dei più ricchi pagasse appena lo 0,5% in più in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio.</p>
<p>Un tema importante affontato nel Rapporto Oxfam riguarda la disuguaglianza di genere. A livello globale, infatti, gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l&#8217;86% delle aziende. Il divario retributivo di genere è pari al 23% in favore degli uomini. In più, in questo dato non si tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. &#8221;Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia &#8211; Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità&#8221;.</p>
<p>A livello globale, i servizi sanitari sono sistematicamente sottofinanziati o esternalizzati ad attori privati. La conseguenza è che i più poveri rischiano di venirne spesso esclusi. In molti Paesi una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più ricchi possono permettersi. Ogni giorno 10 mila persone nel mondo muoiono perché non possono permettersi le cure mediche. Uguale situazione per quanto riguarda l&#8217;istruzione.</p>
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		<title>La campagna per rendere i profughi VISIBILI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2015 06:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni 4 secondi, una persona è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20.000 persone al giorno). Se contiamo tutti insieme gli oltre 51,2 milioni di profughi nel mondo, il risultato è una nazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/uomo_invisibile_def-300x258.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/uomo_invisibile_def-300x258.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p>
<strong>Ogni 4 secondi, una persona<br />
è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20.000 persone al<br />
giorno). Se contiamo tutti insieme gli oltre 51,2 milioni di profughi<br />
nel mondo, il risultato è una nazione sterminata, la 26° per<br />
popolazione, tra Sud Africa e Corea del Sud.</strong><br />
Sono più di quanti ne abbia generati la Seconda guerra mondiale e<br />
tra questi, 33,3 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso<br />
paese, 16,7 milioni sono rifugiati all’estero, 1,2 milioni<br />
aspettano di ricevere asilo.</p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Numeri che racchiudono in uno<br />
 spaventoso niente le vite di milioni di uomini, donne, bambini<br />
 costretti a lasciarsi tutto alle spalle a causa di guerre e violenze<br />
 a cui non hanno contribuito ad alcun titolo.</p>
<p> <em>You save lives </em><strong>è<br />
 la <a href="http://youtu.be/EbOVrcEn6dk?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank">campagna</a><br />
 lanciata oggi dall’Unione Europea e Oxfam</strong><br />
 per fare il punto, attraverso il nuovo rapporto <strong><a href="http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2015/03/EUsaveLIVES-MEDIA-BRIEFING-FINAL-VERSION-OXFAM-ECHO_ITA_DEFINITIVO.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<br />
 Paesi degli invisibili: 51 milioni di persone in fuga dai conflitti</a></strong>,<br />
 sulle tre principali crisi umanitarie del momento che si consumano<br />
 in <strong>Siria, Sud Sudan e<br />
 Repubblica Centrafricana</strong>.<br />
 Una <strong><a href="http://www.eusavelives.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">piattaforma<br />
 digitale</a></strong><br />
 raccoglierà inoltre <strong>storie<br />
 e testimonianze di chi è dovuto partire dalla propria terra alla<br />
 disperata ricerca di un rifugio</strong>:<br />
 donne, uomini, vecchi e bambini costretti a salvarsi la vita nella<br />
 disperazione della fuga, privi di ripari, coperte, vestiti, cibo e<br />
 acqua, come di sicurezza e protezione, di lavoro, istruzione e<br />
 denaro per sopravvivere. Tutti senza un presente e a maggior ragione<br />
 senza un futuro.</p>
<p> “L’Europa non può rimanere<br />
 indifferente di fronte all’immane tragedia che questo esodo dei<br />
 nostri tempi rappresenta – <strong>ha<br />
 detto Riccardo Sansone, </strong>responsabile<br />
 emergenze umanitarie di Oxfam Italia – <strong>In<br />
 Siria</strong>, da quando la<br />
 guerra civile è iniziata 4 anni fa, si contano <strong>11,4<br />
 milioni di profughi, vale a dire metà della popolazione;</strong><br />
 in <strong>Sud Sudan</strong>,<br />
 uno dei paesi più poveri del mondo, in poco più di un anno di<br />
 conflitti, siamo già <strong>a<br />
 2 milioni</strong>; mentre la<br />
 guerra in <strong>Repubblica<br />
 Centrafricana ne ha provocati 860.000</strong>.<br />
 <em>You save lives</em><br />
 si propone di informare i cittadini europei, aggiungendo ai numeri<br />
 la vita vera di queste genti: <strong>‘rendere<br />
 visibili’ i bisogni di chi non ha più niente</strong>,<br />
 la fragilità di un quotidiano privo di normalità e prospettive, la<br />
 disperazione che spinge molti di loro ad attraversare il<br />
 Mediterraneo in cerca di un futuro nel nostro continente.”</p>
<p> C’è una ragione in più perché<br />
 i cittadini europei devono conoscere meglio un tema come questo.<br />
 Sono loro, infatti, la fonte principale degli aiuti che l’Europa<br />
 invia ai rifugiati. Due esempi: <strong>nel<br />
 2013 la Commissione Europea ha destinato quasi 550 milioni di euro<br />
 al sostegno di rifugiati e profughi in 33 Paesi.</strong><br />
 A tale sforzo si aggiunge il contributo di organizzazioni come la<br />
 nostra, che integrano i fondi pubblici con denaro proveniente da<br />
 privati e aziende. Queste donazioni, grandi o piccole che siano,<br />
 permettono di alleviare le sofferenze di coloro che hanno perso<br />
 tutto, aiutandoli a ritrovare speranza.</p>
<p> “Purtroppo il numero di<br />
 rifugiati e profughi continuerà a crescere ogni giorno, se non si<br />
 pone fine alla violenza – ha concluso Sansone – <strong>È<br />
 essenziale pervenire a una soluzione politica dei conflitti che sia<br />
 sostenibile e inclusiva</strong>.<br />
 Tuttavia, anche se questi conflitti terminassero domani, il livello<br />
 dell’emergenza umanitaria resterebbe altissimo, e continuerebbe a<br />
 necessitare di sostegno per molti anni ancora.”</p>
<p> La solidarietà europea può fare<br />
 la differenza tra la vita e la morte, e queste vittime rendono<br />
 <strong>testimonianza<br />
 dell’impatto che l’aiuto umanitario può avere sulla loro<br />
 condizione. </strong>La<br />
 Commissione Europea, per mezzo del suo <strong>Dipartimento<br />
 per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile (ECHO),</strong><br />
 soccorre ogni anno <strong>oltre<br />
 120 milioni di vittime di conflitti e disastri</strong>.<br />
 Attraverso la propria sede centrale di Bruxelles e una rete mondiale<br />
 di sedi locali, ECHO fornisce assistenza ai soggetti più<br />
 vulnerabili in base ai loro bisogni umanitari. Per maggiori<br />
 informazioni visitare <strong><a href="http://ec.europa.eu/echo/en/partnerships/humanitarian-partners/noha?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">il<br />
 sito web di ECHO</a>.</strong></p>
<p> (da oxfamitalia.org)</p>
<p> L&#8217;Associazione per i Diritti Umani<br />
 ha realizzato per voi il video seguente in cui Oxfam parla dei<br />
 profughi e dei rifugiati in Libano: </p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/WI7ecsPehQE/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="http://www.youtube.com/embed/WI7ecsPehQE?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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