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	<title>Padova Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>L&#8217;università di Padova attiva un nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 07:09:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative L’avvio nell’anno accademico 2021-22 Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15415" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>L’avvio nell’anno accademico 2021-22</strong></p>



<p>Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più recenti rilevazioni Istat, in Italia il Terzo Settore riguarda circa <strong>6 milioni di volontari e 700mila lavoratori </strong>ed è l’ambito economico che presenta la maggiore crescita sul piano dell’incremento occupazionale. Ne è prova il rilievo che il Recovery Plan assegna al Terzo Settore, dove volontariato e impresa sociale trovano la propria collocazione.</p>



<p>Il nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore attivato dall’Università di Padova a partire dall’anno accademico 2021-22, frutto anche della testimonianza fornita dalla cittadinanza in anno straordinario e difficile, il 2020, durante il quale Padova è stata Capitale Europea del Volontariato per divulgare e promuovere le migliori prassi in materia, investe in questo comparto. La <strong>formazione teorica ma anche sperimentale</strong>, in collaborazione con gli enti del Terzo settore, è il punto di forza del nuovo corso di laurea.</p>



<p>Nato da un’iniziativa del Dipartimento di Diritto privato e critica del diritto, la concretizzazione della quale è stata affidata ad <strong>Adriana Topo, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro e Presidente del Comitato ordinatore del progetto, </strong>il corso di studi, accanto alle tradizionali lezioni frontali, prevede anche laboratori: momenti interattivi che daranno agli studenti l’opportunità di mettersi alla prova in prima persona confrontandosi con situazioni reali sotto la guida di accademici e operatori del settore; si tratta di stanze di sperimentazione dirette a rafforzare nello studente capacità di analisi e di problem solving.</p>



<p>Il nuovo percorso di studi rappresenta un <em>unicum </em>nel panorama dell’offerta universitaria italiana proprio in relazione alla modulazione specifica dei contenuti degli insegnamenti per la gran parte declinati con specifica attenzione alla realtà del Terzo Settore, composta da associazioni di volontariato e imprese anche di grandi dimensioni, tra le quali le cooperative sociali. Il piano di studi è stato pensato nel <strong>dialogo con i soggetti che operano nel Terzo Settore</strong>, che hanno fornito il proprio contributo per la costruzione del curriculum e che saranno coinvolti nei momenti laboratoriali. <strong>L’erogazione degli insegnamenti in remoto e in presenza, con una articolazione degli orari in fascia pomeridiana, </strong>si adatta, poi, alle esigenze di chi lavora o opera attivamente nel volontariato.</p>



<p>Un altro valore aggiunto del corso consiste nel coniugare il sapere giuridico con il sapere storico, economico, sociologico, psicologico e relazionale. L’insegnamento delle competenze giuridiche farà costante riferimento alle problematiche del Terzo Settore, mentre, per quanto riguarda le altre discipline “abbiamo assegnato – ha spiegato Adriana Topo – un <strong>ruolo significativo alle materie economiche applicate, come la redazione dei bilanci, </strong>e ai profili organizzativo-gestionali che sono basilari per far funzionare, sulla base di criteri di economicità, qualsiasi struttura produttiva di beni o servizi, anche se non guidata da fini di lucro”.</p>



<p>Il corso di laurea, strutturato in esami obbligatori e a libera scelta, propone, quindi, un programma solido e coerente con le sue finalità, che spazia dal <strong>Diritto alla Finanza Sostenibile, al Diritto delle Fondazioni di origine bancaria, passando per Psicologia dell’inclusione e Gestione dei conflitti,</strong> abilità indispensabili per affrontare situazioni diverse, sempre più spesso all’insegna della multiculturalità, con capacità relazionali volte all’accoglienza e all’integrazione.</p>



<p>Con gli esami a scelta, inoltre, gli studenti potranno specializzarsi in un settore specifico – sociale, sportivo, culturale – frequentando corsi creati <em>ad hoc</em>, tra i quali quello di <strong>“Marketing e Fundraising per enti del TerzoSettore”</strong>: “un insegnamento di vitale importanza – aggiunge la giuslavorista &#8211; per potere accedere a finanziamenti o promuove la raccolta di fondi, secondo un approccio adottato nei contesti anglosassoni che è opportuno insegnare anche a chi opera nella nostra realtà”.</p>



<p>Alla conclusione del terzo e ultimo anno, infine, <strong>è previsto un periodo di stage e/o tirocinio presso gli enti del territorio convenzionati con l’Università</strong>. Nelle intenzioni della Presidente del Comitato ordinatore quest’esperienza “rappresenta un formidabile trampolino di lancio per introdurre i neolaureati nel mondo del Terzo Settore dando loro subito la possibilità di collocarsi nel mondo del lavoro”.</p>



<p>E, come ha dichiarato il Rettore Rosario Rizzuto nella recente presentazione dell’innovativo percorso, il nuovo corso in Giurista del Terzo Settore è “un segno di vitalità che dimostra come, anche se prossimo agli 800 anni, l’ateneo padovano non abbia perso la capacità di innovare le sue discipline adattandole con coerenza e tempestività alle necessità del tessuto sociale”.</p>



<p><strong>Per informazioni:</strong></p>



<p>Instagram: #terzosettoreunipd https://<a href="http://www.facebook.com/terzosettoreunipd?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.facebook.com/terzosettoreunipd?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> <a href="mailto:terzosettoredpcd@unipd.it">terzosettoredpcd@unipd.it</a> <a href="mailto:adriana.topo@unipd.it">adriana.topo@unipd.it</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Antonio Papisca e don Giovanni Nervo, eroi di umanità…Anche a fumetti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 08:45:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/papisca_copertina_stampa_1-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14998" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/papisca_copertina_stampa_1-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/papisca_copertina_stampa_1-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/papisca_copertina_stampa_1-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/papisca_copertina_stampa_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<p>Nell’ambito del progetto&nbsp;<strong>Padova capitale europea del volontariato 2020&nbsp;</strong>e in in collaborazione con il<strong>&nbsp;<a href="https://csvpadova.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Servizio Volontariato</a></strong>, la casa editrice&nbsp;<a href="http://www.beccogiallo.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">BeccoGiallo</a>, specializzata in albi dai forti contenuti sociali, ha pubblicato due volumi, uno dedicato al professor Antonio Papisca e l&#8217;altro a don Giovanni Nervo, che contengono spunti preziosi per far conoscere e apprezzare a un pubblico di giovani e adulti due padovani d’adozione che hanno dedicato la vita ai diritti umani, alla pace e alla solidarietà.</p>



<p><a href="http://www.beccogiallo.it/prodotto/antonio-papisca-operatore-di-pace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonio Papisca, Operatore di Pace</a>&nbsp;è il titolo della biografia a fumetti dedicata al professore Emerito, fondatore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell&#8217;Università di Padova, che oggi porta il suo nome. Le vignette di&nbsp;<strong>Mattia Ferri e Tommaso Calzavara</strong>&nbsp;ricostruiscono una&nbsp;<strong>lectio magistralis</strong>&nbsp;tenuta dal professor Antonio Papisca sulla&nbsp;<strong>Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e le iniziative realizzate per promuovere un ordine internazionale più giusto, solidale, equo e democratico</strong>. Insieme a colleghi, amici e familiari, l’alfiere dell’ONU dei Popoli nella sua lezione ripercorre le tappe più significative dello straordinario impegno accademico e civile rilanciando al pubblico l’invito a proseguire nel solco del suo cammino rivoluzionario, utilizzando come bussola il principio più prezioso della famiglia umana: “<em>humana dignitas servanda est</em>”.</p>



<p>Per il professor&nbsp;<strong>Marco Mascia</strong>, docente di Relazioni internazionali e Cattedra Unesco in ‘Diritti umani, democrazia e pace’ all’Università di Padova, allievo di Papisca e autore della prefazione, questo volume costituisce una piccola opera d&#8217;arte impreziosita da una narrazione a fumetti costruita con sapienza e intelligenza dagli autori Tommaso Calzavara e Mattia Ferri. Un testo che si presta anche ad&nbsp;<strong>uso didattico</strong>&nbsp;e permette di ‘entrare’ nel complesso mondo della politica internazionale e di affrontare con i giovani nelle scuole il grande tema della pace e della difesa dei diritti umani. Il messaggio che il volume lancia ai giovani e agli adulti, afferma Mascia, è quello di una cittadinanza universale, dunque plurale, inclusiva e democratica. Una cittadinanza che deve essere agita dal quartiere, dalla città fino alle massime istituzioni internazionali, dall’Unione Europea all’ONU.</p>



<p>Il secondo volume <a href="http://www.beccogiallo.it/prodotto/giovanni-nervo-carita-e-giustizia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanni Nervo: Carità e giustizia</a> è invece dedicato al vulcanico padre della<a href="https://www.caritas.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Caritas italiana</a>, tra i protagonisti della vita civile del Paese nel dopoguerra. Le tavole riescono a ripercorrere in poche decine di pagine una vita densa come poche: dalla partecipazione alla Resistenza all’impegno per la formazione, il volontariato e la solidarietà. </p>
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		<title>40° Anniversario della Convenzione sull&#8217;eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979-2019)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/08/02/40-anniversario-della-convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 07:23:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Erika Mazzucato (da unipid.centrodirittiumani.it) Nel 2019 ricorre il&#160;40° anniversario&#160;dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) che rappresenta l’unico strumento giuridico internazionale che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/02/40-anniversario-della-convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/">40° Anniversario della Convenzione sull&#8217;eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979-2019)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Erika Mazzucato (da unipid.centrodirittiumani.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="404" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-1024x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-1024x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-300x119.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-768x303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel 2019 ricorre il&nbsp;<strong>40° anniversario</strong>&nbsp;dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) che rappresenta l’unico strumento giuridico internazionale che sviluppa, rispetto alla condizione femminile, una prospettiva globale in relazione al fenomeno della discriminazione. La Convenzione è spesso descritta anche come una&nbsp;<strong>carta internazionale dei diritti per le donne</strong>.<br>In questi quarant’anni la Convenzione&nbsp;<strong>ha segnato una svolta storica nel percorso dei diritti umani delle donne</strong>&nbsp;superando il mero riconoscimento di un’<strong>uguaglianza formale&nbsp;</strong>fra donne e uomini attraverso l’introduzione di obblighi internazionali di<strong>&nbsp;adozione di misure positive&nbsp;</strong>atte&nbsp;alla realizzazione di un’<strong>uguaglianza sostanziale in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale</strong>.</p>



<ul><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#1?utm_source=rss&utm_medium=rss">La Convenzione</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#2?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il Comitato per l&#8217;eliminazione della discriminazione nei confronti della donna</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#3?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il Protocollo addizionale</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#4?utm_source=rss&utm_medium=rss">I rapporti periodici presentati dall’Italia</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#5?utm_source=rss&utm_medium=rss">I rapporti ombra della società civile</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#6?utm_source=rss&utm_medium=rss">Background storico</a></li></ul>



<h2 id="1">La Convenzione</h2>



<p>La&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979/25?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione</a>, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione&nbsp;<a href="https://undocs.org/en/A/RES/34/180?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/34/180</a>&nbsp;il 18 dicembre 1979, è entrata in vigore il 3 settembre 1981.<br>Sono ben 189 gli Stati che hanno ratificato la Convenzione, la quasi totalità degli Stati componenti la comunità internazionale ad eccezione degli Stati Uniti d’America e di Palau che hanno firmato la Convenzione rispettivamente nel 1980 e nel 2011 ma non hanno ancora proceduto a ratificarla e di Iran, Niue, Somalia, Sudan, Santa Sede e Tonga che non hanno ancora espresso alcun consenso nei confronti del trattato.&nbsp;<br>L’Italia ha ratificato la Convenzione con&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1985/04/15/085U0132/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge del 14 marzo 1985, n. 132</a>, depositata presso le Nazioni Unite il 10 giugno 1985; l’entrata in vigore è stata il 10 luglio 1985.</p>



<p>Il Preambolo della Convenzione&nbsp;riafferma la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona e nell&#8217;uguaglianza&nbsp; del godimento dei diritti da parte di uomini e donne. Si evidenzia, inoltre, che nonostante siano stati adottati strumenti specifici per promuovere il principio dell’uguaglianza tra uomini e donne, queste ultime continuano ad essere oggetto di gravi discriminazione e si ricorda che le pratiche discriminatorie ostacolano la partecipazione delle donne ad ogni aspetto della vita del proprio paese intralciando la crescita e il benessere delle società.</p>



<p>La Convenzione si compone di 30 articoli e introduce, per la prima volta all’interno di un trattato internazionale, una&nbsp;<strong>definizione di discriminazione nei confronti della donna non limitata al piano formale o giuridico</strong>, bensì comprendente qualsiasi trattamento o condizione che nei fatti impedisca alle donne di godere appieno dei loro diritti su base paritaria rispetto agli uomini. Ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione l’espressione “discriminazione nei confronti della donna” concerne “ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l&#8217;esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l&#8217;uomo e la donna”.</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/OBdDB5PKrmk?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<p>La Convenzione si propone pertanto di superare il mero riconoscimento del diritto delle donne a godere di un trattamento equivalente rispetto agli uomini, già stabilito peraltro dagli altri trattati in materia di diritti umani, prevedendo per gli Stati un preciso obbligo di “fare”, consistente nell’impegno ad adottare in ogni campo, ed in particolare in ambito politico, sociale, economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, atte a garantire il pieno sviluppo ed il progresso delle donne (art. 3).</p>



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<p>La Convenzione enuncia:</p>



<ul><li>il superamento del concetto di eguaglianza formale con quello di&nbsp;<strong>eguaglianza sostanziale</strong>&nbsp;tra donne e uomini;</li><li>la&nbsp;<strong>parità di accesso e di opportunità per le donne alla vita politica e pubblica</strong>&nbsp;– compresi il diritto di voto e di eleggibilità &#8211; così come nei settori dell’istruzione, della salute e dell’occupazione;</li><li>una serie di&nbsp;<strong>specifiche misure programmatiche che gli Stati si impegnano ad adottare</strong>al fine della creazione di una società nella quale le donne godano della piena uguaglianza e della effettiva realizzazione dei diritti umani: dai diritti al lavoro ai diritti nel lavoro (art. 11); dai diritti relativi alla salute e alla pianificazione familiare (art. 12) all’uguaglianza di fronte alla legge (art. 15), nella famiglia e nel matrimonio (art. 16), nell’educazione e nell’istruzione (artt. 5 e 10), nella partecipazione alla vita politica (artt. 7 e 8), nello sport, nell’accesso al credito (art. 13), nella concessione o perdita della nazionalità (art. 9);</li><li>l’<strong>obbligo</strong>&nbsp;per gli Stati di:<br>&#8211;&nbsp;<strong>condannare ogni forma di discriminazione nei confronti della donna</strong>, di incorporare il principio dell’uguaglianza tra uomo e donna nel proprio sistema giuridico e di adeguare conseguentemente la propria legislazione;<br>&#8211;&nbsp;<strong>adottare misure appropriate contro ogni forma di tratta e sfruttamento</strong>&nbsp;delle donne;<br>&#8211; prendere misure adeguate per&nbsp;<strong>eliminare ogni discriminazione praticata da persone, organizzazioni o enti di ogni tipo</strong>&nbsp;nonché di attivarsi per modificare gli schemi di comportamento e i modelli culturali in materia di differenza fra i sessi;<br>&#8211; istituire tribunali e altre istituzioni pubbliche per&nbsp;<strong>assicurare l&#8217;effettiva protezione delle donne dalla discriminazione</strong>;<br>&#8211; adoperarsi nell’<strong>adozione di misure positive</strong>&nbsp;non limitandosi ad attuare una tutela di impostazione prettamente negativa. La Convenzione, cioè a dire, prevede in capo agli Stati non solo l’obbligo di non fare, cioè di astenersi dall’adottare misure aventi caratteri discriminatorio nei confronti delle donne, ma anche di fare, cioè di adoperarsi per adottare misure, a carattere legislativo, politico e amministrativo, aventi lo scopo di ridurre da un punto di vista sostanziale, nella realtà, le disuguaglianze tra uomini e donne. Tali misure sono definite “<strong>azioni positive</strong>”, cioè delle misure caratterizzate dal requisito della temporaneità, che, in deroga al principio della parità formale, prevedono delle forme di discriminazione al contrario, cioè maggiormente favorevoli nei confronti delle donne al fine di superare gli ostacoli che impediscono da un punto di vista sostanziale le disparità tra uomo e donna nonché atte a garantire il pieno ed effettivo progresso delle donne. Tali<strong>&nbsp;misure temporanee speciali</strong>&nbsp;non devono considerarsi atti discriminatori, in quanto tendenti ad accelerare il processo di instaurazione di fatto dell’uguaglianza tra i generi.</li></ul>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/umETapJ4b8o?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<h2 id="2">Il Comitato per l&#8217;eliminazione della discriminazione nei confronti della donna</h2>



<p>L’art. 17 della Convenzione prevede l’istituzione di un&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/en/hrbodies/cedaw/pages/cedawindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna&nbsp;</a>con il compito di&nbsp;<strong>esaminare i progressi realizzati nell’esecuzione degli obblighi derivanti dalla Convenzione stessa assunti da parte degli Stati contraenti</strong>.</p>



<p>Il Comitato, che si compone di&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CEDAW/Pages/Membership.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>23 esperte indipendenti</strong></a>, presenta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite attraverso il Consiglio Economico e Sociale un rendiconto delle sue attività attraverso dei&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/TBSearch.aspx?Lang=en&amp;TreatyID=3&amp;DocTypeID=27&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti annuali</strong>&nbsp;</a>(art. 21).</p>



<p>Il Comitato ha il compito di&nbsp;<strong>monitorare l’attuazione della Convenzione e del Protocollo addizionale</strong>&nbsp;attraverso l’esame dei&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/TBSearch.aspx?Lang=en&amp;TreatyID=3&amp;DocTypeID=29&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti periodici</strong>&nbsp;</a>che gli Stati parti sono tenuti a presentare la prima volta l’anno seguente all’entrata in vigore della Convenzione e, in seguito, ogni quattro anni per descrivere i provvedimenti che essi hanno adottato per dare effetto ai diritti riconosciuti nella Convenzione ed i progressi realizzati per il godimento di tali diritti.<br>Il Comitato, una volta esaminato il rapporto periodico dello Stato, può rivolgere a quest’ultimo le proprie preoccupazioni e raccomandazioni nella forma di&nbsp;<strong>Osservazioni conclusive</strong>&nbsp;che, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante per lo Stato, contengono importanti linee guida che lo Stato è invitato ad attuare al fine di risolvere le criticità nell’ottemperamento delle disposizioni della Convenzione.</p>



<p>In Italia l’organo responsabile della predisposizione dei Rapporti periodici da presentare ai meccanismi di monitoraggio delle Organizzazioni internazionali competenti in materia di diritti umani è il&nbsp;<a href="https://cidu.esteri.it/comitatodirittiumani/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU)</a>&nbsp;istituito presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.</p>



<p>Il Comitato formula anche delle&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CEDAW/Pages/Recommendations.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Raccomandazioni generali</strong></a>&nbsp;rivolte a tutti gli Stati parte, riguardanti articoli o temi della Convenzione e volte a facilitare la corretta applicazione delle disposizioni in essa contenute. Se inizialmente le Raccomandazioni generali si limitavano a brevi chiarimenti su aspetti procedurali o interpretativi, a partire dalla&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT/CEDAW/GEC/5832&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">Raccomandazione n. 13 del 1989</a>&nbsp;il Comitato ha progressivamente adottato tale strumento per mantenere sempre attuale e aggiornata la Convenzione adattandone l’interpretazione e l’applicazione rispetto all’emersione di nuove circostanze o problematiche non contemplate o marginali in fase di redazione del testo.</p>



<h2 id="3">Il Protocollo addizionale</h2>



<p>Alla Convenzione si affianca un&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-alla-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1999/26?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo facoltativo</a>&nbsp;approvato dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999 ed entrato in vigore il 22 dicembre 2000, che introduce la&nbsp;<strong>procedura della comunicazione</strong>, cioè la possibilità individuale o di gruppo, di presentare un ricorso scritto al Comitato, previo esaurimento di tutti gli strumenti di tutela disponibili nell’ordinamento interno, in caso di asserita violazione dei propri diritti sanciti nella Convenzione. Tale meccanismo consente pertanto alle donne e alle associazioni di donne di essere parte attiva nel rispetto delle norme della Convenzione. Il Comitato, una volta&nbsp;ricevuta la comunicazione, la porta confidenzialmente all’attenzione dello Stato interessato, il quale avrà sei mesi a disposizione per presentare al Comitato delle spiegazioni scritte o un rapporto che chiarisca la questione e i rimedi, laddove esistenti, che potranno essere attuati dallo Stato.<br>Dopo aver esaminato la comunicazione, il Comitato trasmette alle parti in causa la propria constatazione nel merito, unitamente a eventuali raccomandazioni.<br>Il Protocollo consente altresì al Comitato di avviare motu proprio delle&nbsp;<strong>procedure di inchiesta&nbsp;</strong>a seguito della ricezione di informazioni affidabili riguardanti presunte situazioni di gravi o sistematiche violazioni di diritti delle donne (artt. 8 e 9). Tali procedure, che possono prevedere anche la visita sul territorio dello Stato interessato, previa autorizzazione da parte di quest’ultimo, sono facoltative in quanto ciascuno Stato contraente, in sede di firma o ratifica del Protocollo può dichiarare di non riconoscere la competenza del Comitato relativamente alle procedure d’inchiesta.</p>



<h2 id="4">I rapporti periodici presentati dall’Italia</h2>



<p>L’Italia ha presentato il suo&nbsp;<strong>primo Rapporto&nbsp;periodico</strong>&nbsp;nel 1989 (CEDAW/C/5/Add.62). Le Osservazioni conclusive rivolte dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna posero l’attenzione prevalentemente sul divario esistente tra la condizione delle donne del sud Italia rispetto a quelle del nord e sulla scarsa partecipazione delle donne alla vita politica del Paese. Il Comitato richiese all’Italia di fornire dati statistici e di elaborare ricerche riguardanti il tempo speso rispettivamente da uomini e donne nello svolgimento di faccende domestiche nonché il fenomeno della prostituzione femminile e delle minori.<br>Dall’attività del Comitato e, soprattutto, dall’adesione italiana alla&nbsp;<a href="https://www.un.org/womenwatch/daw/beijing/pdf/BDPfA%20E.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piattaforma di Pechino</strong></a>del 1995, che ha contribuito a promuovere a livello mondiale l’impegno e l’azione per la tutela dei diritti delle donne, scaturì un maggiore impegno dell’Italia in tutti i processi politici internazionali incentrati sul ruolo delle donne nella società con l’obiettivo di riaffermare la loro dignità e proteggerle da tutte le possibili forme di discriminazione, abuso e violenza, che nel 1996 portò all’istituzione del&nbsp;<strong>Ministero per le Pari Opportunità (oggi&nbsp;<a href="http://www.pariopportunita.gov.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dipartimento per le Pari Opportunità</a>)</strong>, il cui mandato successivamente fu esteso a materie come la protezione del fanciullo contro la pedofilia, lo sfruttamento sessuale e la schiavitù sessuale.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>secondo e terzo Rapporto periodico</strong><strong>&nbsp;dell’Italia</strong>&nbsp;(<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f2&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/2</a>&nbsp;and&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f3&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">3</a>) sono stati esaminati dal Comitato il 15 luglio 1997 nel corso della 346^ e 347^ riunione (CEDAW/C/SR.346 and 347). Il Comitato in tale occasione raccomandava, inter alia, di prendere ulteriori misure per rafforzare l’attuazione del mainstreaming di genere e dell’empowerment delle donne, due concetti la cui importanza è stata affermata durante la quarta&nbsp;<a href="http://www.unwomen.org/en/how-we-work/intergovernmental-support/world-conferences-on-women#beijing?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Conferenza mondiale sulle donne di Pechino</strong></a>&nbsp;(1995).</p>



<p>Nelle osservazioni conclusive del&nbsp;<strong>quarto e quinto rapporto congiunto</strong>(<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f4-5&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/4-5</a>), esaminato durante le riunioni 681 e 682 del 25 gennaio 2005, il Comitato plaudeva, inter alia, l’approvazione del progetto di legge modificativo dell’articolo 51 della Costituzione italiana con il quale è stato introdotto il principio dell’uguaglianza e non discriminazione sessuale nell’accesso alle cariche pubbliche e che costituisce il mezzo attraverso il quale la Convenzione è divenuta parte della legge del Paese, e rappresenta la base costituzionale per l’uso di misure speciali temporanee, compreso l’uso delle quote per velocizzare l’aumento della rappresentanza femminile nella vita politica e pubblica.<br>Il Comitato plaudeva l’Italia altresì per le riforme legislative intraprese per il progresso delle donne, compresa la<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1996-02-20&amp;atto.codiceRedazionale=096G0073&amp;elenco30giorni=false&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;legge 15 febbraio 1996, n. 66</a>&nbsp;contro la violenza sessuale, la<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2000-03-13&amp;atto.codiceRedazionale=000G0092&amp;elenco30giorni=false&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;legge 8 marzo 2000, n. 53</a>&nbsp;sul congedo parentale e la&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/04/28/001G0209/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge 4 aprile 2001, n. 154</a>&nbsp;contro la violenza nelle relazioni familiari.<br>Il Comitato tuttavia esprimeva preoccupazione in quanto l’Italia aveva adottato misure inadeguate per attuare le raccomandazioni sollevate nelle osservazioni conclusive precedenti, in particolare per quanto riguarda la bassa partecipazione delle donne nella vita pubblica e politica. Il Comitato si rincresceva inoltre del limitato coinvolgimento delle organizzazioni non governative durante la preparazione del rapporto.</p>



<p>Nel dicembre 2009 l’Italia ha presentato il&nbsp;<strong>sesto Rapporto periodico</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bjVQ%2f7hMZ5ysMKntMSi3EwZkTnlq7f%2fnXMK0H6V0XwLdeGyy3HUbf7hNOxFA%2f%2fa9W9Xzy5KlhhO%2bWjCrIsDOtmr&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/6</a>). Dalle Osservazioni conclusive del Comitato, formulate in occasione delle riunioni 982 e 983 del 14 luglio 2011, emerse come alcune precedenti Osservazioni fossero rimaste disattese. Il Comitato si dichiarava preoccupato, inter alia, per la situazione delle donne nel mercato del lavoro, per l’assenza di programmi di assistenza e sostegno alle donne che desiderano lasciare la prostituzione e che sono state vittime dello sfruttamento, per le difficoltà incontrate dalle donne immigrate e dalle donne con disabilità relativamente alla loro integrazione e partecipazione nel mercato del lavoro.</p>



<p>Il 27 ottobre 2015 l’Italia ha presentato il&nbsp;<strong>settimo Rapporto periodico</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bjmBrxJfSggIVTwzytkON5aEBanr8qFqXl%2f4%2bW4n2RD5vN9Z3uiuvqgPmDQ0QQmx50rs%2fT1sLSLKipTYsybnC8J&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/7</a>) relativo ai progressi realizzati nell’attuazione delle disposizioni della Convenzione nel periodo 2011–2015. Il Comitato ha esaminato il rapporto nel corso dei lavori delle sessioni 1502 e 1503 ed ha rivolto all’Italia delle&nbsp;<strong>Osservazioni conclusive</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bggWNcU4%2flgn%2bZiHvEZQc5SEWgcHa%2f%2bgSomFFruJyt%2fajkB5IO3%2fHDJ86%2fVRXmK72WeXGB9aYXQX5DqYUGqKWwW&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/CO/7</a>).</p>



<p>Il Comitato raccomanda, inter alia, di:</p>



<ul><li>istituire un meccanismo efficace, volto ad assicurare l’accountability e l’attuazione trasparente, coerente ed uniforme della Convenzione su tutto il territorio nazionale.</li><li><strong>Rafforzare la cornice legislativa</strong>&nbsp;concernente l’uguaglianza di genere e l’eliminazione della discriminazione in ragione del sesso o del genere.</li><li>Emendare l’articolo 3 della Costituzione e la&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1993/06/26/093G0275/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge 25 giugno 1993, n. 205</a>, per&nbsp;<strong>proteggere le donne LBTI dalle forme intersezionali di discriminazione o dai crimini d’odio</strong>.</li><li><strong>Creare un’Istituzione nazionale per i diritti umani</strong>, fornita di dotazioni adeguate ed osservante dei Principi relativi allo Status delle istituzioni nazionali (Principi di Parigi,&nbsp;<a href="https://www.un.org/documents/ga/res/48/a48r134.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risoluzione A/RES/48/134</a>&nbsp;del 20 dicembre 1993) e che sia incaricata di proteggere e promuovere tutti i diritti umani, compresi i diritti delle donne.</li><li>Accelerare l&#8217;<strong>adozione di una legge omnibus per prevenire, combattere e punire tutte le forme di violenza contro le donne</strong>, così come di un&nbsp;<strong>nuovo Piano d&#8217;Azione Nazionale contro la violenza di genere</strong>; ed assicurare che siano allocate risorse umane, tecniche e finanziarie adeguate per la relativa attuazione sistematica ed efficace, il monitoraggio e la valutazione.</li><li><strong>Accrescere l&#8217;accesso delle donne all&#8217;occupazione a tempo pieno</strong>, compreso attraverso la promozione della&nbsp;<strong>pari condivisione dei compiti domestici e familiari</strong>&nbsp;tra uomini e donne, fornendo più strutture e di migliore qualità per la cura dell&#8217;infanzia ed aumentando gli incentivi per gli uomini per avvalersi del loro&nbsp;<strong>diritto al congedo parentale</strong>.</li><li>Assicurare che tutti&nbsp;<strong>gli stereotipi di genere vengano eliminati</strong>&nbsp;dai libri di testo e che i curricula scolastici, i programmi accademici e la formazione professionale degli insegnanti si occupino dei diritti delle donne e dell&#8217;uguaglianza di genere.</li><li>Adottare<strong>&nbsp;misure speciali temporanee</strong>, per accelerare la pari partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, in particolare delle donne migranti, rifugiate, richiedenti asilo, Rom, Sinte, e Caminanti e delle donne anziane, così come delle madri single e delle donne con disabilità; e condurre studi omnibus sul lavoro e le condizioni di lavoro per dette donne.</li><li><strong>Rivedere le leggi di austerity</strong>, che hanno colpito in modo sproporzionato le donne, in particolare quelle relative ai benefici economici per i figli, i benefici sociali e gli schemi pensionistici.</li><li><strong>Fornire accesso ai servizi di base a tutte le donne lavoratrici migranti</strong>, indipendentemente dal loro status migratorio.</li><li>Aumentare il bilancio allocato per il settore sanitario al fine di assicurare la&nbsp;<strong>piena realizzazione del diritto alla salute</strong>, compresi i diritti sessuali e la salute riproduttiva, per tutte le donne e le bambine.</li><li>Perseguire i propri sforzi per&nbsp;<strong>raggiungere l’uguaglianza di genere sostanziale negli sports e nelle attività culturali</strong>, compreso attraverso l&#8217;<strong>uso di misure speciali temporanee</strong>.</li><li>Rafforzare ed assicurare l&#8217;efficace attuazione delle politiche e dei programmi esistenti, volti all&#8217;<strong>empowerment economico delle donne in aree rurali</strong>, incluso attraverso la promozione della proprietà della terra da parte loro.</li><li>Adottare misure mirate per&nbsp;<strong>promuovere l&#8217;accesso delle donne con disabilità all&#8217;istruzione inclusiva, al mercato del lavoro aperto, alla salute</strong>, compresi i diritti e la salute riproduttiva e sessuale,&nbsp;<strong>alla vita pubblica e sociale e ai processi decisionali</strong>.</li><li>Attuare campagne di informazione e&nbsp;<strong>fornire capacitiy-building</strong>&nbsp;per i funzionari dello Stato in materia di diritti e bisogni speciali delle donne e delle bambine disabili.</li></ul>



<p>Il Comitato si compiace degli sforzi intrapresi per migliorare la propria cornice istituzionale e politica, volti ad accelerare l’eliminazione della discriminazione contro le donne e la promozione dell’uguaglianza di genere, quali: il&nbsp;<a href="https://cidu.esteri.it/ComitatoDirittiUmani/resource/doc/2017/09/brochure_cidu_2017_ita_hr.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza (2016-2019)</strong></a>&nbsp;del dicembre 2016 ed il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriointerventitratta.it/wp-content/uploads/2018/01/piano-nazionale-di-azione-contro-la-tratta-e-il-grave-sfruttamento-2016-2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piano d’Azione Nazionale contro la Tratta ed il Grave Sfruttamento degli Esseri Umani (2016-2018)</strong></a>&nbsp;del febbraio 2016.<br>Il Comitato accoglie favorevolmente l<strong>a ratifica o l&#8217;adesione a strumenti internazionali</strong>, in particolare la ratifica del&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-facoltativo-alla-Convenzione-sui-diritti-del-bambino-sulle-procedure-di-comunicazione-2011/214?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sulle procedure di comunicazione</a>, nel 2016; la&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-internazionale-per-la-protezione-di-tutte-le-persone-dalla-sparizione-forzata-2006/191?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata</a>, nel 2015; il&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-al-Patto-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-2008/188?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo opzionale al Patto sui diritti economici, sociali e culturali</a>, nel 2015; il&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-alla-Convenzione-contro-la-tortura-ed-altre-pene-o-trattamenti-crudeli-inumani-o-degradanti-2003/78?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti</a>, nel 2013; e la&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-del-Consiglio-dEuropa-sulla-prevenzione-e-la-lotta-contro-la-violenza-nei-confronti-delle-donne-e-la-violenza/210?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione del Consiglio d&#8217;Europa del 2013 sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica</a>.</p>



<p>Il prossimo rapporto periodico dovrà essere presentato dall’Italia nel 2021.<br><br></p>



<h2 id="5">I rapporti ombra della società civile</h2>



<p>Le organizzazioni della società civile possono presentare dei c.d. &#8220;rapporti ombra&#8221; (“shadow reports”). Si tratta di contro-rapporti redatti da ONG operanti nel settore della Convenzione nei quali vengono riportate informazioni raccolte “sul campo”, frutto soprattutto dell’esperienza diretta, al fine di fornire al Comitato informazioni utili alla determinazione di un quadro più completo ed obiettivo della situazione di un particolare Stato.<br><br>In Italia si è costituita nel 2011 la piattaforma &#8220;<a href="http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lavori in corsa: 30 anni CEDAW</a>&#8220;, una rete di organizzazioni e persone che si occupa, inter alia, di redigere periodicamente un rapporto ombra, supportato da dati statistici, che evidenzia le mancanze nella promozione dei diritti delle donne in Italia e indica le aree in cui continua ad essere necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni. Un&nbsp;<a href="http://www.pangeaonlus.org/r/Pangea/Documenti/Pdf/advocacy/cedaw/Rapporto_Ombra_CEDAW_2011_ITA.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto</a>&nbsp;è stato presentato alle Nazioni Unite nel luglio 2011 e al Parlamento Italiano nel gennaio 2012; un&nbsp;<a href="http://www.pangeaonlus.org/r/Pangea/Documenti/Pdf/advocacy/cedaw/Rapporto_Ombra_CEDAW_2017_ITAd.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">secondo rapporto</a>&nbsp;è stato, successivamente, presentato alle Nazioni Unite nel giugno del 2017.</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/xnxDfYjYMvw?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<h2 id="6">Background storico</h2>



<p>I primi accordi internazionali a tutela dei diritti delle donne furono formulati dopo la creazione delle Nazioni Unite. Nel 1953 l’Assemblea generale, su raccomandazione della Commissione sulla condizione delle donne, adottò con la risoluzione&nbsp;A/RES/640(VII)&nbsp;del 31 marzo la&nbsp;<a href="http://dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/b_patti_conv_protoc/e_altre_conv_e_protoc/b_conv_dir_pol_donne/conv_pol_right_women_engl.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione sui diritti politici delle donne</strong></a>, entrata in vigore il 7 luglio 1954. La Convenzione era designata come ulteriore mezzo per promuovere la parità di condizione tra uomini e donne nel godimento e nell’esercizio dei diritti politici in accordo alle disposizioni della&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Carta-delle-Nazioni-Unite-1945/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Carta delle Nazioni Unite</a>&nbsp;ed alla&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione universale dei diritti umani</a>. Essa stabiliva che le donne, a parità di condizioni con gli uomini e senza discriminazione alcuna, hanno diritto a votare in tutte le elezioni (Art. 1); ad essere elette a tutti gli enti pubblicamente eletti, stabiliti dalla legislazione nazionale (Art. 2); a ricoprire una carica pubblica e ad esercitare tutte le funzioni pubbliche, stabilite dalla legislazione nazionale (Art. 3).<br>La Convenzione, pur trattando la discriminazione contro le donne nel solo ambito dell’attuazione dei diritti politici, rappresenta il primo strumento universalmente vincolante che abbia prodotto degli obblighi giuridici per gli Stati Parte, aprendo pertanto la strada all’adozione da parte delle Nazioni Unite di una serie di strumenti tesi all’eliminazione della discriminazione contro le donne in tutta la vita pubblica e privata.<br>Il 29 gennaio 1957 l’Assemblea generale adottava, con la risoluzione A/RES/1040(XI), la&nbsp;<a href="http://dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/b_patti_conv_protoc/e_altre_conv_e_protoc/c_conv_nazion_donne_sposate/conv_naz_donne_sposate_engl.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione sulla nazionalità delle donne coniugate</strong></a>, entrata in vigore l’11 agosto 1958. La Convenzione proclama la parità di diritti spettanti a donne e uomini nell&#8217;acquisizione, cambiamento o conservazione della propria nazionalità. Gli Stati contraenti concordano che né la celebrazione o lo scioglimento del matrimonio fra uno dei loro cittadini e una straniera, né il cambiamento di nazionalità da parte del marito durante il matrimonio, modificano automaticamente la nazionalità della moglie (art. 1). La Convenzione precisa inoltre che né l’acquisizione volontaria della nazionalità di un altro Stato, né la rinuncia alla propria nazionalità da parte del marito impediscono alla moglie di conservare tale nazionalità (art. 2). In altri termini, non è possibile modificare la nazionalità della moglie senza un espresso desiderio in merito da parte della stessa. La Convenzione prevede inoltre che la moglie straniera di un cittadino di uno Stato contraente, facendone richiesta, potrà acquisire la nazionalità del coniuge tramite procedure di naturalizzazione privilegiate (art. 3). La Convenzione peraltro non contiene misure specifiche riguardanti i meccanismi internazionali di attuazione.<br>Suddetta tipologia di trattati, tuttavia, perse rapidamente rilevanza politica in concomitanza del prevalere dell’approccio secondo il quale il miglior modo di tutelare i diritti umani era l’introduzione nei trattati internazionali di norme generali di non discriminazione, come quelle contenute nell’articolo 2 della&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione universale dei diritti umani</strong></a>, nei<strong>&nbsp;due Patti del 1966&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-sui-diritti-civili-e-politici-1966/15?utm_source=rss&utm_medium=rss">sui diritti civili e politici&nbsp;</a>e&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-1966/12?utm_source=rss&utm_medium=rss">sui diritti economici, sociali e culturali</a></strong>, e in tutti i principali trattati in materia di diritti umani. Queste norme sono state poi ulteriormente rafforzate da una serie di convenzioni ad hoc, come ad esempio quelle dell’ILO e dell’UNESCO, e da altri strumenti internazionali di particolare rilevanza per le donne.<br>Nel corso degli anni ‘60 il dibattito internazionale sui diritti delle donne evidenziò i limiti degli strumenti esistenti a tutela dei diritti delle donne e l’esigenza di elaborarne di più efficaci. Nel 1967 fu elaborata dalla Commissione diritti umani dell’ONU, ed in seguito adottata dall’Assemblea generale, la “<a href="https://www.refworld.org/pdfid/3ae6b38734.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sull’eliminazione della discriminazione contro le donne</strong></a>”. La Dichiarazione affrontava i problemi in modo ampio e integrato, ma la sua natura di atto di soft law, non giuridicamente vincolante, ne limitava la portata richiamando l’attenzione sull’esigenza politica di garantire alle donne una difesa dalle discriminazioni.<br>Ci vollero ancora sei anni prima che la Commissione sulla condizione delle donne dell’ONU (CSW) affrontasse, chiedendo agli Stati di pronunciarsi in merito, la proposta di elaborare una convenzione giuridicamente vincolante, che vietasse le discriminazioni contro le donne in tutto il mondo. Il dibattito ed il negoziato sui singoli articoli, prima all’interno della CSW e poi nell’Assemblea generale subirono un’accelerazione solo alla fine degli anni ‘70, alla vigilia della Conferenza mondiale sul decennio delle donne, nel luglio 1980.<br></p>
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		<title>Migrazioni nel Mediterraneo. Un evento interessante e utile per comprendere l&#8217;attualità</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 07:54:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo numerose/i ! Un&#8217;occasione importante per comprendere l&#8217;attualità e dialogare con gli autori.</p>
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<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/locandina-MIGRAZIONI-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12579" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12579&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12579" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/locandina-MIGRAZIONI-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/locandina-MIGRAZIONI-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/locandina-MIGRAZIONI-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/locandina-MIGRAZIONI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure></li></ul>



<p>Vi aspettiamo numerose/i ! Un&#8217;occasione importante per comprendere l&#8217;attualità e dialogare con gli autori.</p>



<p></p>
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		<title>Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:20:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it) &#160; Chi è un difensore dei diritti umani? &#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1 class="boxNewsReportTitle"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02-300x247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></h1>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 dir="ltr">Chi è un difensore dei diritti umani?</h2>
<p>&#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani in modo nonviolento.</p>
<h2 dir="ltr">Cosa fa un difensore dei diritti umani?</h2>
<ul>
<li>Riconosce e promuove tutti i diritti umani per tutti. Il DDU affronta problematiche relative ai diritti umani, che possono ad esempio riguardare: esecuzioni sommarie, torture, arresti e detenzioni arbitrarie, mutilazioni genitali femminili, discriminazione, problemi occupazionali, sfratti forzati, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, rifiuti tossici e il loro impatto sull&#8217;ambiente. Il difensore sostiene attivamente tutti i diritti umani, come: il diritto alla vita, al cibo e all&#8217;acqua, al più alto livello di salute raggiungibile, a un alloggio adeguato, a un nome e a una nazionalità, all&#8217;educazione, alla libertà di movimento e alla non-discriminazione. Il DDU si occupa anche di categorie di persone, come ad esempio: le donne, i bambini, le persone indigene, i rifugiati, gli sfollati, le minoranze nazionali, linguistiche o sessuali.</li>
<li>Opera in ogni parte del mondo: negli Stati divisi da conflitti armati interni e negli Stati stabili; negli Stati non democratici e in quelli con una forte pratica democratica; negli Stati in via di sviluppo e in quelli sviluppati.</li>
<li>Agisce a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.</li>
<li>Raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Sostiene le vittime di violazione dei diritti umani.</li>
<li>Si adopera per garantire la responsabilità e porre fine all&#8217;impunità.</li>
<li>Sostiene una governance ed una politica governativa migliori.</li>
<li>Contribuisce all’implementazione dei trattati sui diritti umani.</li>
<li>Conduce attività di educazione e formazione ai diritti umani.</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">La Carta dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Il 9 dicembre 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per <em>consensus</em>, con risoluzione <a href="https://undocs.org/A/RES/53/144?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, la “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-e-la-responsabilita-degli-individui-dei-gruppi-e-degli-organi-della-societa-di-promuovere-e-proteggere-le-liberta-fondamentali-e-i-diritti-umani-universalmente-riconosciuti-1998/18?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti</strong></a>”, considerata anche come la “Carta dei DDU”.</p>
<p>La Dichiarazione non riconosce nuovi diritti fondamentali ma mira a legittimare e garantire coloro che operano in prima linea &#8211; in particolare membri di movimenti, organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, intellettuali &#8211; spesso mettendo a rischio la loro vita, per la difesa dei diritti umani. La Dichiarazione sancisce che:</p>
<ul>
<li>è diritto e responsabilità di ciascuno e di tutti operare attivamente per la protezione e la promozione dei diritti umani;</li>
<li>chi agisce per i diritti umani può legittimamente farlo sia come individuo sia in associazione con altri;</li>
<li>l’attività di promozione e tutela dei diritti umani è sempre lecita e legittima a condizione che avvenga pacificamente, non violentemente;</li>
<li>l’attività degli operatori dei diritti umani non ha confini, deve essere consentita dentro e fuori lo Stato di appartenenza;</li>
<li>i difensori dei diritti umani hanno il diritto di associarsi e organizzarsi anche sul piano internazionale;</li>
<li>chiunque, individualmente o in associazione con altri, può contribuire a migliorare la tutela dei diritti umani avanzando idee e proposte che le competenti istanze istituzionali devono prendere in considerazione.</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, gode di una indiscutibile autorevolezza morale sul piano internazionale e gli Stati si sono impegnati a mettere in atto le sue disposizioni.</p>
<p>Nel 2011 la Relatrice Speciale Margaret Sekaggya ha pubblicato il <strong><a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Defenders/CommentarytoDeclarationondefendersJuly2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commentario alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani</a></strong>, un documento che illustra e analizza ciascuno dei diritti enunciati nella Dichiarazione: il diritto alla tutela, alla libertà di riunione, alla libertà di associazione, il diritto di accedere e comunicare con gli organismi internazionali, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla protesta, il diritto di sviluppare e discutere nuove idee sui diritti umani, il diritto a un ricorso effettivo e il diritto di accedere ai finanziamenti. Un&#8217;ultima sezione riguarda le deroghe ammissibili a questi diritti. Il Commentario affronta anche le restrizioni e le violazioni più comuni affrontate dai difensori e fornisce raccomandazioni per facilitare l&#8217;attuazione da parte degli Stati di ciascun diritto. Questa guida essenziale offre anche un documento di riferimento completo per i giornalisti che si occupano della situazione dei difensori dei diritti umani nei loro paesi, nelle loro regioni e nel mondo.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite</h2>
<p>Nel 2000 l’allora Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito la figura del <a href="https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/srhrdefendersindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Relatore Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani</a> per sostenere l’implementazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998. Il mandato è stato rinnovato dal Consiglio Diritti Umani nel 2014 con risoluzione <a href="http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A%2FHRC%2FRES%2F25%2F18&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/HRC/RES/25/18</a>.</p>
<p>L’attuale <em>Special Rapporteur</em> è <strong>Michel Forst</strong>. In precedenza l’incarico è stato ricoperto da Margaret Sekaggya (2008-2014) e da Hina Jilani (2000-2008).</p>
<p>Il Relatore speciale è tenuto a presentare regolarmente dei <a href="https://www.protecting-defenders.org/en/reports-and-documents%20?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti</strong></a> in cui descrive le attività condotte, condivide le sue preoccupazioni e formula raccomandazioni sulla situazione dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Nel dicembre 2018, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, Michel Forst ha pubblicato il “<a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/UNSR%20HRDs-%20World%20report%202018.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>World Report on the situation of Human Rights Defenders</strong></a>” in cui afferma che la Dichiarazione continua ad essere attuata in modo incompleto da quasi tutti gli Stati, di cui un numero sempre maggiore ha attivamente adottato dei provvedimenti per ostacolare il godimento dei diritti descritti nella Dichiarazione. Il Rapporto mondiale documenta la tanto discussa <strong>chiusura dello spazio civico</strong> e suggerisce che essa è diventata, in troppe località, una guerra contro i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel 2019 il Relatore speciale ha dedicato il proprio <a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/G1900497_2.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto annuale alle donne difensore dei diritti umani</strong></a> concentrandosi in particolare sui rischi e sugli ostacoli di genere che le donne difensore dei diritti umani affrontano in più rispetto agli uomini e riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella promozione e protezione dei diritti umani.</p>
<p>Il<strong> Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite</strong> sostiene costantemente i difensori dei diritti umani ed il loro operato attraverso <a href="https://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Resolutions.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzioni e Decisioni</strong></a>, da ultima la <a href="https://undocs.org/A/HRC/40/L.22/Rev.1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione “sul Riconoscimento del contributo dei difensori dei diritti umani ambientali al godimento dei diritti umani, della protezione dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile”</strong></a> del 20 marzo 2019.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>Nel 2004 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato “<a href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Garanzia della protezione – Orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani</strong></a>”, delle linee guida, aggiornate nel 2008, sul sostegno dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Le Linee guida sono state adottate avendo come principale riferimento normativo l&#8217;articolo 2 del Trattato sull&#8217;Unione Europea, il quale afferma che l&#8217;UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.<br />
Le Linee guida stabiliscono l&#8217;<strong>approccio dell&#8217;UE volto a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in paesi extra-UE</strong>, al fine di consentire loro di operare liberamente. Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i DDU in ogni eventualità, esse esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un DDU è in pericolo.</p>
<p>L’aspetto operativo delle Linee guida rientra nel contesto della politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Gli aspetti più rilevanti contenuti nelle Linee guida sono:</p>
<ul>
<li>i diplomatici presso le missioni dell’UE incontreranno regolarmente i difensori dei diritti umani, faranno visita agli attivisti detenuti, monitoreranno i processi a loro carico e peroreranno la loro protezione.</li>
<li>Il compito del gruppo di lavoro del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/preparatory-bodies/working-party-human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Consiglio sui diritti umani (COHOM)</a> è quello di individuare le situazioni in cui l’UE è invitata a intervenire sulla base delle relazioni dei capi missione della stessa, delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni non governative.</li>
<li>I funzionari dell’UE di alto grado (ad esempio l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) includeranno gli incontri con i difensori dei diritti umani nell’ambito delle loro visite ai paesi extra-UE.</li>
<li>I dialoghi politici con i paesi extra-UE e le organizzazioni regionali comprenderanno la situazione dei difensori dei diritti umani.</li>
<li>I capi missione rammenteranno alle autorità dei paesi extra-UE la responsabilità che esse hanno di proteggere i difensori dei diritti umani in pericolo.</li>
<li>L’UE coopererà a stretto contatto con i paesi extra-UE che dispongono anch’essi di politiche di protezione dei difensori dei diritti umani: inoltre, lavorerà con i meccanismi relativi ai diritti umani di altre organizzazioni regionali quali l’Unione africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e dell&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.</li>
<li>L’UE promuoverà il potenziamento dei meccanismi regionali esistenti a protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di nuovi meccanismi di questo tipo.</li>
<li>All’impegno dell’UE a sostenere i difensori dei diritti umani fa da complemento lo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:1302_1&utm_source=rss&utm_medium=rss">strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)</a>, che presta assistenza finanziaria alle organizzazioni che offrono sostegno agli attivisti per i diritti umani.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Meccanismo di protezione dell&#8217;Unione Europea &#8211; ProtectDefenders.eu</h2>
<p><a href="https://protectdefenders.eu/en/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">ProtectDefenders.eu</a> è il meccanismo dell’Unione Europea di protezione per i DDU, creato per fornire un supporto stabile, omnicomprensivo e <em>gender-sensitive</em> agli individui e/o agli attori locali che combattono per promuovere e per difendere i diritti umani nel mondo.</p>
<p>Il meccanismo si propone di raggiungere tutti i DDU, anche quelli che lavorano nelle aree più remote e in paesi nei quali è particolarmente pericoloso lavorare in difesa dei diritti umani. Un’attenzione particolare è rivolta ai difensori maggiormente vulnerabili: donne difensore dei diritti umani, difensori dei diritti dei LGBT, ambientalisti, difensori per i diritti sociali ed economici, difensori delle minoranze, avvocati e tutti quelli che lottano per la libertà di espressione e di associazione.</p>
<p>ProtectDefenders.eu è sostenuto al 95% da fondi provenienti dallo <strong>European Instrument for Democracy and Human Rights </strong>(EIDHR).<br />
Il Meccanismo è stato creato ed implementato da un consorzio di dodici organizzazioni non governative, da sempre attive nel campo dei diritti umani e della protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani.<br />
I membri del consorzio sono: <a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>, <a href="https://rsf.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Reporters without borders</a>, <a href="http://www.omct.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Organisation Against Torture (OMCT)</a>, <a href="https://www.fidh.org/en/about-us/What-is-FIDH/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Worldwide Movement Human Rights (FIDH)</a>, <a href="https://urgentactionfund.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="https://www.forum-asia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum-Asia</a>, <a href="https://www.peacebrigades.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Peace Brigades International (PBI)</a>, <a href="https://www.protectioninternational.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection international</a>, <a href="https://ilga.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilga</a>, <a href="https://www.escr-net.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ESCR-Net</a>, <a href="http://emhrf.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Euro-Mediterranean Foundation of Support to HRD (EMHRF)</a>, <a href="https://www.defenddefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa HRD Project (EHAHRDP)</a>.</p>
<h3 dir="ltr">La Helpline 24/7</h3>
<p dir="ltr">ProtectDefenders.eu ha attivato una “<strong><a href="https://www.protectdefenders.eu/en/supporting-defenders.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hotline</a></strong>”, una linea di emergenza che fornisce un supporto 24/7 per i DDU che si trovano in situazioni di effettivo rischio, diretta da Front Line Defenders. Il numero da chiamare per accedere al servizio è: +353(0)12100489.</p>
<h3 dir="ltr">Il servizio di trasferimento temporaneo</h3>
<p>Se tutte le protezioni messe in atto non risultassero in grado di proteggere la sicurezza personale di un DDU, è prevista la possibilità di accedere al servizio della “<strong><em>temporary relocation</em></strong>” – come ultima misura per proteggere il difensore a rischio. Durante il periodo di ricollocazione, i DDU possono riposare, cercare la riabilitazione, sviluppare le loro capacità attraverso la formazione, espandere la loro rete internazionale di contatti, perseguire il loro lavoro sui diritti umani da una posizione sicura e preparare il loro ritorno sicuro. La ricollocazione temporanea funziona attraverso delle “<strong><em>emergency grants</em></strong>” che provvedono a sostenere la riallocazione all’interno del proprio paese o all’estero, ove risulti necessario.</p>
<h3 dir="ltr">Le sovvenzioni d’emergenza</h3>
<p>Le richieste per le “<em>emergency grants</em>” sono valutate caso per caso, considerando dei criteri di identità, situazione e necessità. In particolare, il richiedente dev’essere un DDU che opera per i diritti umani in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1998; essere esposto a rischi a causa del proprio operato in materia di diritti umani; necessitare di un sostegno urgente.</p>
<p>Le attività idonee ad ottenere il sostegno finanziario di emergenza devono riguardare, <em>inter alia</em>:</p>
<ul>
<li>la sicurezza fisica;</li>
<li>la sicurezza digitale;</li>
<li>le comunicazioni;</li>
<li>il capacity building in sicurezza;</li>
<li>il trasporto sicuro;</li>
<li>il supporto legale;</li>
<li>il supporto medico (compreso il supporto psicosociale e la riabilitazione);</li>
<li>l’assistenza umanitaria (compreso il sostegno familiare);</li>
<li>il trasferimento urgente;</li>
<li>il monitoraggio, la segnalazione e la difesa urgenti.</li>
</ul>
<p>Le “emergency grants” finanziate dall&#8217;UE hanno un tetto massimo di € 10.000.</p>
<h3 dir="ltr">I programmi di training</h3>
<p>Con l’aumentare dei rischi affrontati dai DDU, delle minacce ricevute e delle situazioni ostili con le quale gli stessi devono quotidianamente confrontarsi, aumentare le capacità degli stessi difensori è oramai diventato un tema centrale. Per tale ragione l’UE, nell’ambito di questa iniziativa, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del difensore; l’obiettivo è dunque un <strong>approccio di <em>capacity building</em></strong>, affinché gli attivisti acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono.</p>
<p>Ad esempio, Front Line Defenders ha sviluppato un<strong> programma di training in materia di sicurezza e protezione</strong>. Il programma include workshop, corsi, seminari, consultazioni e risorse per lo sviluppo di capacità, mira a facilitare la condivisione di competenze e conoscenze e a fornire ai DDU ulteriori informazioni e strumenti che li possano aiutare ad affrontare i problemi di sicurezza e protezione personale e organizzativa. Durante il training si affrontano i seguenti temi: valutazione dei rischi, analisi delle minacce, reazioni agli incidenti di sicurezza, sicurezza digitale, gestione dello stress, produzione di piani di sicurezza pratici mirati alla situazione unica di ciascun DDU e come produrre piani di sicurezza organizzativi.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">La Piattaforma dell&#8217;Unione Europea di coordinamento per l&#8217;asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Su iniziativa della Commissione Europea nel 2011 è stata creata la <strong>European Union Human Rights Defenders RE location Platform (EUTRP)</strong>, una piattaforma globale di organizzazioni nazionali, regionali e internazionali coinvolte in programmi per il trasferimento temporaneo dei difensori dei diritti umani. L’obiettivo è di facilitare e assicurare la loro riallocazione.</p>
<p>Le attività della piattaforma sono le seguenti: identificazione dei DDU a rischio, fornitura di alloggi temporanei, cd. “<em>temporary shelter</em>”, sia all’interno del loro paese d’origine che al di fuori di esso, se necessario.</p>
<p><strong>La Piattaforma è il meccanismo operativo per le <em>temporary relocation</em> dell’iniziativa ProtectDefenders.eu, finanziata dalla Commissione Europea.</strong></p>
<p>L’obiettivo principale della Piattaforma EUTRP è facilitare il coordinamento e la cooperazione fra i vari attori coinvolti in questa <em>mission</em>.</p>
<p>Il <a href="https://www.hrdrelocation.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito web EUTRP</a> è un portale per riunire tutti i membri della piattaforma, nonché una fonte di informazioni sui difensori dei diritti umani e su come partecipare alle iniziative di ricollocazione temporanea.</p>
<p><strong>I membri della Piattaforma possono essere: città, università, ONG, associazioni, ministeri degli esteri e governi</strong>. L’unico pre-requisito è che svolgano almeno una delle seguenti attività:</p>
<ul>
<li>Attività relative alle <em>temporary relocation</em> dei DDU a rischio, sia all’interno dello stesso paese o regione, sia all’estero.</li>
<li>Provvedere assistenza (ad esempio, sistemi di comunicazione) ai DDU a rischio.</li>
<li>Fare <em>follow-up</em> nelle situazioni di post-trasferimento dei DDU, ossia dopo il ritorno nei loro rispettivi paesi (<em>in-country protection</em>).</li>
<li>Sostenere i DDU che sono stati temporaneamente riallocati. Il supporto potrebbe consistere in: aiuto legale, trattamenti medici, supporto psicologico e riabilitativo, <em>internship</em>, borse di studio, alloggi, visti/permessi di residenza, opportunità educative/<em>capacity building</em>, fondi/supporto finanziario ai programmi.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell’OSCE</h2>
<p>Nel 2014 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha adottato le “<a href="https://www.osce.org/it/node/384705?download=true&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Linee guida sulla tutela dei Difensori dei diritti umani</strong></a>”, le quali stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati. Le Linee guida si applicano sia all’interno dei Paesi OSCE sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione Europea in sinergia con le equivalenti linee guida UE).</p>
<p>Nel 2017 l’<strong><a href="https://www.osce.org/odihr?utm_source=rss&utm_medium=rss">ODIHR &#8211; Office for Democratic Institutions and Human Rights</a></strong> ha pubblicato “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/OSCEHRDs2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>The Responsibility of States: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</strong></a>&#8220;, il primo rapporto sull’attuazione delle Linee guida OSCE sui difensori dei diritti umani, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area OSCE. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, e ad inaccettabili restrizioni della libertà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’OSCE”.</p>
<p>La Dichiarazione del Consiglio d&#8217;EuropaNel 2008 il Consiglio d’Europa ha condannato tutti gli attacchi e le violazioni nei confronti dei DDU attraverso la <strong><a href="https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805d3e52&utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione del Comitato dei Ministri “action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, la quale invita gli Stati membri, <em>inter alia</em> a:</p>
<ul>
<li>creare un ambiente favorevole al lavoro dei difensori dei diritti umani, che metta individui, gruppi e associazioni nelle condizioni di svolgere liberamente le proprie attività, su base legale, coerentemente con gli standard internazionali, per promuovere e lottare per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza alcuna restrizione oltre a quelle autorizzate dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);</li>
<li>adottare misure efficaci per proteggere, promuovere e rispettare i difensori dei diritti umani e garantire il rispetto delle loro attività;</li>
<li>rafforzare i loro sistemi giudiziari e assicurare l&#8217;esistenza di rimedi efficaci per coloro i cui diritti e libertà sono violati;</li>
<li>adottare misure efficaci per prevenire attacchi o molestie ai DDU, assicurare che le indagini sui responsabili siano indipendenti ed efficaci e che siano adottate delle misure amministrative e/o dei procedimenti penali nei confronti dei responsabili;</li>
<li>considerare di attribuire o, ove opportuno, rafforzare le competenze e le capacità di commissioni indipendenti, difensori civici o istituzioni nazionali per i diritti umani a ricevere, esaminare e formulare raccomandazioni per la risoluzione delle istanze presentate dai difensori dei diritti umani sulle violazioni dei loro diritti;</li>
<li>assicurare l&#8217;effettivo accesso dei difensori dei diritti umani alla Corte europea dei diritti umani, al Comitato europeo dei diritti sociali e ad altri meccanismi di protezione dei diritti umani secondo le procedure applicabili;</li>
<li>cooperare con i meccanismi dei diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa e in particolare con la Corte europea dei diritti umani in conformità con la CEDU, nonché con il Commissario per i diritti umani facilitando le sue visite, fornendo risposte adeguate ed entrare in dialogo con lui/lei sulla situazione di difensori dei diritti umani quando richiesto;</li>
<li>fornire misure per una rapida assistenza e protezione dei difensori dei diritti umani in pericolo nei paesi terzi, come, se del caso, la partecipazione e l’osservazione di processi  e/o, se praticabile, il rilascio di visti di emergenza;</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione invita il <strong><a href="https://www.coe.int/it/web/commissioner?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa</a></strong> a rafforzare il suo ruolo e il suo Ufficio al fine di fornire una protezione forte ed efficace per i difensori dei diritti umani e richiama inoltre tutti gli organi e le istituzioni del Consiglio d&#8217;Europa a prestare particolare attenzione alle questioni riguardanti i difensori dei diritti umani nelle loro rispettive attività. Ciò include la messa a disposizione e lo scambio di informazioni e documentazione, compresa la giurisprudenza pertinente e altre norme europee, oltre all’incoraggiamento della cooperazione e delle attività di sensibilizzazione delle organizzazioni di società civile e la partecipazione dei difensori dei diritti umani alle attività del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Dal 2008 il Commissario incontra annualmente diversi gruppi di DDU provenienti dall’area del Consiglio d’Europa attraverso delle <strong>roundtable</strong>, al termine delle quali vengono pubblicati dei <strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporti</a> </strong>riepilogativi.</p>
<p>Nel 2018, a dieci anni dalla Dichiarazione, il Comitato dei Ministri ha rinnovato il suo impegno con lo “<strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/statement-on-the-10th-anniversary-of-the-declaration-of-the-committee-of-ministers-on-council-of-europe-action-to-improve-the-protection-of-human-righ?utm_source=rss&utm_medium=rss">Statement on the 10th anniversary of the Declaration of the Committee of Ministers on Council of Europe action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, nel quale si afferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, vi è una preoccupante tendenza a una crescente contrazione nella protezione dei difensori dei diritti umani in numerosi altri paesi europei.</p>
<h2 dir="ltr">Il ruolo della società civile nella protezione dei difensori dei diritti umani</h2>
<p dir="ltr">Numerose sono le organizzazioni non governative che operano a livello locale, nazionale e internazionale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza dell’operato svolto dai DDU, denunciando i rischi e le minacce cui sono sottoposti a causa delle loro attività per l’implementazione dei diritti umani per tutti, e realizzando delle iniziative per proteggere i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel contesto italiano, l’associazione <strong><a href="https://www.unponteper.it/it/chi-siamo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per</a></strong>…ha pubblicato ad ottobre 2016 il dossier “<a href="https://www.unponteper.it/wp-content/uploads/2016/11/Report_IN_DIFESA_DI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Come proteggere i difensori dei diritti umani. Programmi, strategie e buone pratiche</strong></a>”, dal quale è scaturita, inter alia, una campagna promossa assieme ad altre ONG dell’Associazione delle Organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale italiane (AOI), in difesa dei difensori dei diritti umani: “Difendiamo chi li Difende”.<br />
Sulla scia di quest’iniziativa, sempre su proposta diUn Ponte Per…, si è attivata una rete larga di realtà della società civile italiana, di associazioni, organizzazioni e reti, coalizioni e campagne attive sui temi dei diritti umani e civili, pace e disarmo, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, libertà di stampa, avvocati e giuristi.</p>
<h3 dir="ltr">Il Summit mondiale e il Piano d&#8217;Azione</h3>
<p dir="ltr">Il 10 dicembre 2018, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e del 20° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, è stato presentato il Piano d’azione per la protezione dei difensori dei diritti umani e la promozione del lavoro da loro svolto.</p>
<p dir="ltr">Il <strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/The_Human_Rights_Defenders_World_Summit_2018_Action_plan.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Piano d’azione</a></strong>, elaborato dai partecipanti dello <strong><a href="https://hrdworldsummit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Human Rights Defenders World Summit 2018</a></strong>, tenutosi a Parigi dal 29 al 31 ottobre 2018, contiene una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle imprese, alle istituzioni finanziarie, ai donatori e alle istituzioni intergovernative e chiede agli Stati di impegnarsi ad agire per proteggere i difensori dei diritti umani e per intraprendere azioni concrete volte ad offrire un ambiente più sicuro e favorevole per la difesa dei diritti umani nonché una protezione più efficace dei DDU a rischio e delle loro comunità, delle organizzazioni e dei movimenti operanti per la promozione e la protezione dei diritti umani.</p>
<p dir="ltr">Il documento è stato redatto da una coalizione di otto organizzazioni internazionali per i diritti umani, in consultazione con oltre 30 organizzazioni e reti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo.</p>
<h3 dir="ltr">Le Protection Grants (sovvenzioni di protezione)</h3>
<p dir="ltr">Front Line Defenders ha attivato anche un programma di <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/en/programme/protection-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection Grant</a></strong> per fornire un sostegno finanziario rapido e pratico ai difensori dei diritti umani a rischio.</p>
<p dir="ltr">Il Protection Grant si propone di coprire le spese per migliorare la sicurezza e la protezione dei difensori dei diritti umani e delle loro organizzazioni, ad esempio i costi per:</p>
<ul>
<li>migliorare la sicurezza fisica di un&#8217;organizzazione o di un individuo, la sicurezza digitale e la sicurezza delle comunicazioni;</li>
<li>sostenere le spese legali per i DDU che vengono sottoposti a vessazioni giudiziarie;</li>
<li>pagare le spese mediche per i DDU che sono stati attaccati o che hanno sofferto una condizione medica a seguito delle loro pacifiche attività in materia di diritti umani;</li>
<li>fornire assistenza familiare per i DDU detenuti o membri della famiglia che sono a rischio a causa delle attività di un DDU.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Le sovvenzioni possono avere un importo massimo di € 7.500 e non possono essere erogate per:</p>
<ul>
<li>finanziamento retrospettivo;</li>
<li>organizzazioni internazionali;</li>
<li>organizzazioni che hanno applicato o stanno già ricevendo finanziamenti per lo stesso scopo altrove;</li>
<li>progetti che si concentrano su questioni più ampie in materia di diritti umani piuttosto che sulla specifica situazione dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>costi per i difensori dei diritti umani che sono già in esilio;</li>
<li>costi correnti di gestione come gli stipendi e l&#8217;affitto;</li>
<li>guardie di sicurezza armate;</li>
<li>acquisto di veicoli.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per <strong>presentare domanda</strong> di Protection Grant a Front Line Defenders <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/secure/grant.php?l=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">clicca qui</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">Esistono diversi enti, istituzioni e organizzazioni che mettono a disposizione delle sovvenzioni per la protezione dei difensori dei diritti umani, in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>per i giornalisti</strong>: Human Rights Watch/<a href="https://www.hrw.org/human-rights-watch/hellman-hammett-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hellman-Hammett Grants</a>, International Federation of Journalists/<a href="https://www.ifj.org/what/safety.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Safety Fund</a>, PEN/<a href="https://www.pen-international.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Emergency Fund</a>, Reporters sans Frontieres/<a href="https://rsf.org/en/presentation-0?utm_source=rss&utm_medium=rss">Assistance for Jounalists</a>, Media Institute for Southern Africa/<a href="http://misa.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SADC Journalists Under Fire Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le donne</strong>: <a href="https://urgentactionfund.org/what-we-do/rapid-response-grantmaking/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="http://www.globalfundforwomen.org/information-for-applicants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Global Fund for Women</a>, <a href="https://www.mamacash.org/en/apply-for-a-grant-1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mama Cash</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/un-trust-fund-to-end-violence-against-women?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund to Eliminate Violence Against Women</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/fund-for-gender-equality?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund for Gender Equality</a>, <a href="http://awdf.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The African Women’s Development Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le minoranze sessuali</strong>: <a href="https://www.arcusfoundation.org/our-support/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcus</a>, <a href="http://www.bohnettfoundation.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">David Bohnett Foundation</a>, <a href="https://www.fordfoundation.org/work/our-grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ford Foundation</a>.</li>
<li><strong>Fellowships, Scholarships, Riposo e Rifugio</strong>: <a href="http://www.colby.edu/oakinstitute/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Oak Fellowship</a>, <a href="https://cpl.hks.harvard.edu/gleitsman-international-activist-award?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Gleitsman Foundation International Activist Award</a><a href="https://rorypecktrust.org/Awards/2015/About?utm_source=rss&utm_medium=rss">, Rory Peck Award</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni da altre organizzazioni e fondazioni</strong>: <a href="https://nhrf.no/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Norwegian Human Rights Fund (NHRF)</a>, <a href="https://www.overbrook.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Overbrook Foundation</a>, <a href="https://globalhumanrights.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Fund for Global Human Rights</a>.</li>
<li><strong>Fondi delle Nazioni Unite</strong>: <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund on Contemporary Forms of Slavery</a>, <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni dei Governi/istituzioni regionali</strong>: <a href="https://www.afd.fr/fr/recherche?page=all&amp;view=start&utm_source=rss&utm_medium=rss">Agence Française de Développement (AFD)</a> (Francia), <a href="https://www.irishaid.ie/grants.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Irish Aid</a> (Irlanda).</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">La rete italiana</h3>
<p><a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende”</a> è una rete di oltre 30 organizzazioni e associazioni italiane attive su tematiche quali diritti umani, ambiente, solidarietà internazionale, pace e disarmo, diritti dei lavoratori,  libertà di stampa e stato di diritto e si propone di aprire uno spazio di riflessione e di azione sulla questione dei difensori/e dei diritti umani, e chiedere al Governo, al Parlamento e agli enti locali di impegnarsi per la loro tutela e protezione. La rete “In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende” è composta da:<a href="http://www.aidos.it/it/home/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AIDOS</a>, <a href="https://www.amnesty.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International Italia</a>, <a href="http://www.ong.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AOI</a>, <a href="http://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCI</a>, <a href="http://www.arcsculturesolidali.org/it/home-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCS</a>, <a href="http://www.associazioneantigone.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Antigone</a>, <a href="http://www.articolo21.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Articolo 21</a>, <a href="http://asud.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A Sud</a>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Obiettivi-e-struttura-del-Centro/27?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221;– Università di Padova</a>, <a href="http://cdca.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA)</a>, <a href="http://www.osservatorioafghanistan.org/about/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISDA</a>, <a href="http://www.cilditalia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili</a>, <a href="http://comune-info.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comune-info</a>, <a href="http://www.cgil.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</a>, <a href="http://www.cospe.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">COSPE</a>, <a href="https://palestinaculturaliberta.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cultura è Libertà</a>, <a href="http://www.fondazionebasso.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco</a>, <a href="http://www.giuristidemocratici.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuristi Democratici</a>, <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greenpeace Italia</a>, <a href="https://www.legambiente.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legambiente</a>, <a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Libera-Associazione Nomi e Numeri contro le mafie</a>, <a href="https://www.lunaria.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lunaria</a>, <a href="https://www.manitese.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mani Tese</a>, <a href="https://nonviolenti.org/cms/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Movimento Nonviolento</a>, <a href="http://www.npwj.org/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Non c’è Pace senza Giustizia</a>, <a href="http://www.operazionecolomba.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII</a>, <a href="http://www.radicali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Radicali Italiani</a>, <a href="http://www.pacedifesa.org/category/rete-di-solidarieta-colombia-vive/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete italiana di solidarietà Colombia vive</a>, <a href="http://www.retedellapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete per la Pace</a>, <a href="https://sci-italia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Servizio Civile Internazionale</a>, <a href="https://www.survival.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Survival International</a>, <a href="http://www.terranuova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Terra Nuova</a>, <a href="http://endangeredlawyers.org/media/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati</a>,<a href="http://www.camerepenali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Unione Camere Penali Italiane</a>, <a href="http://www.unponteper.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per…</a>, <a href="http://www.yaku.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yaku</a>.</p>
<h3 dir="ltr">I rapporti</h3>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Amnesty International</strong></a> ha pubblicato nel febbraio 2019 il rapporto “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Amnesty_International_rapporto_Obiettivo_silenzio_La_repressione_globale_contro_le_organizzazioni_della_societa_civile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</strong></a>” che intende evidenziare come negli ultimi dieci anni sia emersa a livello mondiale una tendenza preoccupante che vede l’introduzione e l’utilizzo da parte degli Stati di leggi volte a interferire con il diritto alla libertà di associazione e ad ostacolare il lavoro delle organizzazioni delle società civile e dei suoi membri.</p>
<p><a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Front Line Defenders</strong></a> ha pubblicato il &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Front_Line_Defenders_Global_Analysis_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Global Analysis 2018</strong></a>&#8220;, un rapporto che descrive gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori e dalle difensore dei diritti umani. Nel 2018, sono stati 321 i difensori dei diritti umani in 27 paesi che sono stati presi di mira e uccisi per il loro lavoro &#8211; il numero più alto mai registrato -. Più di tre quarti di questi, il 77% del totale degli attivisti uccisi, stavano difendendo i diritti della terra, dell&#8217;ambiente o dei popoli indigeni, spesso nel contesto delle industrie estrattive e dei mega-progetti allineati allo stato.</p>
<p>Nel <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/annual_report_digital.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rapporto annuale 2017</a></strong> Front Line Defenders ha evidenziato che la criminalizzazione e l&#8217;adozione di legislazioni sempre più restrittive a danno anche di media indipendenti sono tra le strategie più frequentemente utilizzate per fermare e delegittimare i difensori e le difensore dei diritti umani.</p>
<p>La compressione dello spazio civico ed i crescenti attacchi nei confronti dei DDU sono stati documentati anche da <a href="https://www.ishr.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">International Service for Human Rights</a> (ISHR) assieme al <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Business and Human Rights Resource Centre</a> nella guida per le imprese “<strong><a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shared Space Under Pressure: Business Support for Civic Freedoms and Human Rights Defenders</a></strong>” (2018) e dal rapporto di <a href="https://www.tni.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Transnational Institute</a> sulla criminalizzazione della solidarietà “<strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Transnational_Institute_La_solidarieta_verso_i_migranti_e_i_rifugiati_occupa_uno_spazio_sempre_piu_ristretto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">La solidarietà verso i migranti e i rifugiati occupa uno spazio sempre più ristretto. Ecco come l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccano e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento</a></strong>” (2018).</p>
<h3>Guide pratiche e informative per i difensori</h3>
<p>Le attività condotte dalla società civile a sostegno dei difensori dei diritti umani si esplicano anche attraverso la pubblicazione di materiali rivolti ai DDU per la condivisione di informazioni e <em>best practices</em>, come gli “<strong><a href="http://www.indifesadi.org/wp-content/uploads/2017/03/Dossier-Temporary-Relocation.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Esempi di buone pratiche di “Temporary Relocation di Difensori e Difensore dei diritti umani”</a></strong>” (2017) elaborato da <a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Difesa Di</a>; per fornire indicazioni per migliorare e garantire la sicurezza e la protezione dei DDU, come il “<strong><a href="https://www.protectioninternational.org/wp-content/uploads/2012/04/Protection-Manual-3rd-Edition.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">New Protection Manual for Human Rights Defenders</a></strong>” (2009) di <a href="https://protectioninternational.org/en/protectionmanual?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection International</a> e il “<strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Workbook on Security: Practical Steps for Human Rights Defenders at Risk</a></strong>” (2011) di <a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>; per fornire un quadro completo delle potenziali sfide, rischi ed opportunità riguardanti i DDU, come il “<strong><a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Defending human rights: A resource book for human rights defenders</a></strong>” (2012) realizzato da <a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project</a>.</p>
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<h2>L’Italia per i difensori e le difensore dei diritti umani</h2>
<h3 dir="ltr">La mozione della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati italiana</h3>
<p>In Italia, su sollecitazione della Rete In Difesa Di, la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha adottato il 31 gennaio 2017 la <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=7-01051&amp;ramo=C&amp;leg=17&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione n. 7-01051 Tidei: “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani”</strong></a>, che impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei DDU, e in particolare a:</p>
<ul>
<li>dare attuazione, in linea con quanto già fatto da altri Stati membri, agli orientamenti dell&#8217;Unione Europea in materia di salvaguardia dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>valutare l&#8217;opportunità di istituire, presso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, un ufficio delegato alla tutela dei difensori dei diritti umani dotato delle risorse finanziarie necessarie per facilitare anche il rilascio dei visti per il ricollocamento temporaneo, nonché per l&#8217;attivazione delle opportune misure di protezione di coloro che promuovono i diritti umani;</li>
<li>prevedere la costituzione e l&#8217;organizzazione, sul modello di quanto avvenuto in sede di Unione Europea, di un gruppo di lavoro finalizzato allo studio e alla predisposizione di interventi nelle tematiche inerenti alla protezione e alla tutela dei diritti umani;</li>
<li>assumere iniziative volte alla promozione e all&#8217;organizzazione di un coordinamento con organizzazioni non governative ed enti religiosi disposti a creare sia una rete di protezione nei Paesi di provenienza degli attivisti, che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di corpi civili di pace;</li>
<li>assumere ogni iniziativa finalizzata al coordinamento delle iniziative del MAECI con quelle simili adottate dagli altri Stati membri e a livello europeo.</li>
</ul>
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<h3 dir="ltr">Le priorità dell&#8217;Italia al Consiglio diritti umani</h3>
<p>Il 12 ottobre 2018 l’Italia è stata eletta per la terza volta al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021 con decorrenza dal 1° gennaio 2019. Tra gli impegni e le priorità che l’Italia intende perseguire nel corso del suo mandato figurano i DDU. Nella sua <a href="https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2018/04/brochure_human_rights_v12_pagine_affiancate.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>candidatura</strong></a> ufficiale l’Italia afferma che “i difensori dei diritti umani sono attori chiave nella promozione e protezione dei diritti umani e riconosce l&#8217;importanza del ruolo della società civile, poiché una vivace società civile contribuisce alle società democratiche, alla stabilità e alla prosperità. L&#8217;Italia è impegnata a salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà a supportarli attivamente e ad intensificare i propri sforzi contro tutte le forme di rappresaglia. L&#8217;Italia continuerà a sostenere il Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani”.</p>
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<h2 dir="ltr">Il progetto &#8220;Shelter Cities &#8211; Città Rifugio&#8221;</h2>
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<p>In risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU sono sorte le <strong>reti delle “città rifugio”</strong>: si tratta di <strong>programmi di protezione</strong>, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“<em>rest and respite</em>”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.</p>
<p>Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e <strong>solidarietà internazionale</strong> che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.</p>
<p>Nel 2012 i Paesi Bassi sono stati i primi a promuovere iniziative in questo senso, in particolare con il progetto “<em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em>”, un network nazionale che coinvolge organizzazioni di società civile e amministrazioni locali per dare alloggi temporanei a decine di DDU, in 11 città olandesi (Amsterdam, Den Haag, Deventer, Groningen, Haarlem, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht, Zwolle).</p>
<p>Sulla base dell’esperienza acquisita con l’iniziativa <em>Shelter City</em>, <em>Justice and Peace</em> ha prodotto “<strong><a href="https://www.sheltercity.nl/wp-content/uploads/2017/04/20170126-Set-up-Manual-Final-A5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">How to set up a Shelter City? Manual for Human Rights Defenders Shelters</a></strong>”, un manuale che fornisce suggerimenti, idee e informazioni su come realizzare un progetto di città rifugio. Il manuale è rivolto alle ONG, ai governi nazionali o locali, alle università o qualsiasi altra parte interessata alla creazione di rifugi per i difensori dei diritti umani a rischio. Il manuale è in costante aggiornamento ed aperto ad accogliere commenti e suggerimenti.</p>
<p>Una iniziativa di accoglienza analoga è stata intrapresa dal Governo Regionale dei Paesi Baschi (Spagna), che ha avviato un Programma di protezione e accoglienza temporanea di DDU.</p>
<p>Nel 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e locali, grazie al lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”.</p>
<p dir="ltr"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X19lEnomIdM?list=PLQdE2i67kBwCr4SkwzcjAeCqP7miEIbT7&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<div>
<p dir="ltr">Intervento di <strong>Yvonne M. Donders</strong> (Università di Amsterdam, Presidente dell&#8217;Advisory Board dell&#8217;iniziativa “Shelter City”) durante la conferenza internazionale &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/International-Conference-Cities-territories-and-the-struggles-for-human-rights-a-2030-perspective/1192?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cities, territories and the struggles for human rights: a 2030 perspective</strong></a>&#8220;, tenutasi il 26 e 27 novembre 2018 a Padova e organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Cattedra UNESCO &#8220;Diritti umani, democrazia e pace&#8221; dell&#8217;Università di Padova.</p>
<h3 dir="ltr">Come beneficiare della protezione di una Città Rifugio?</h3>
<p>Il programma <strong><em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em></strong> prevede l’apertura di due <strong>bandi</strong> all’anno, nei mesi di <strong>maggio </strong>e <strong>novembre</strong>.</p>
<p>I difensori dei diritti umani che vogliono candidarsi per ottenere protezione ed essere ospitati temporaneamente in una città rifugio devono soddisfare i seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>attuare un approccio nonviolento nell’esercizio del proprio operato;</li>
<li>essere minacciati o sotto pressione a causa del loro operato;</li>
<li>devono poter essere trasferiti per un periodo massimo di 3 mesi.</li>
<li>essere disposti ed in grado di tornare nel proprio paese di origine trascorsi i 3 mesi;</li>
<li>essere disposti a parlare pubblicamente della loro esperienza o dei diritti umani nel loro paese nella misura in cui la loro situazione di sicurezza lo consenta;</li>
<li>saper parlare inglese di base (sono disponibili posti limitati per i difensori di lingua francese o spagnola);</li>
<li>essere disposti e in grado di andare in una delle <em>Shelter Cities</em> senza accompagnamento.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KrLg87oYZVM?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>Le Città Rifugio italiane</h2>
<div>
<p>Il<strong> </strong><a href="https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</strong></a><strong>,</strong> i Consigli Comunali di <strong><a href="http://www.comune.trento.it/content/download/1157011/11113530/file/5.658.2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trento</a></strong>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Padova_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_2018_0092_del_10_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Padova</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Cadoneghe_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_131_2018_del_27_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cadoneghe</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Ponte_San_Nicolo_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_58_del_19_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ponte San Nicolò</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Rubano_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_31_del_29_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rubano</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Noventa_Padovana_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_del_20_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Noventa Padovana</strong></a><strong>, </strong><a href="http://sac4.halleysac.it/c024009/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/G5XpBeETEST0-A?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Asiago</strong></a><strong> e <a href="http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2019_01155.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a></strong> hanno approvato una mozione con la quale si impegnano ufficialmente a proteggere i difensori dei diritti umani diventando delle città rifugio.</p>
<p>Si tratta di un <strong>progetto pilota</strong> di accoglienza temporanea e supporto per difensori dei diritti umani minacciati, in grado di raccogliere le diverse disponibilità territoriali per la <em>relocation</em>dei DDU, da attivare di concerto con la rete &#8220;In Difesa Di &#8211; per i diritti umani e chi li difende”, con gli altri Enti locali italiani interessati, le organizzazioni della società civile presenti ed attive sul territorio, e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.</p>
<p>Con l’approvazione della mozione tali Comuni si impegnano inoltre a:</p>
<ul>
<li>promuovere occasioni di studio, formazione e scambio di esperienze tra Enti locali, organizzazioni della società civile e università sul ruolo degli Enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le Città-Rifugio;</li>
<li>promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione sui DDU intese come educazione all’assunzione di responsabilità per lo svolgimento di ruoli di cittadinanza attiva e democratica;</li>
<li>sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, ed aderendo alla <em>Temporary Relocation Platform</em> dell’Unione Europea;</li>
<li>prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata iniziative di supporto a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi, centrale per il perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;</li>
<li>inviare la rispettiva mozione all’ANCI ed alla Conferenza Stato-Regioni al fine di diffonderla presso altri Enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/e8OaZ4vW3sI?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>La rete internazionale “Scholars at Risk”</h2>
<div>
<p>La rete internazionale è attiva da dieci anni e si propone di sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.<br />
Il 19 febbraio 2019 l’Università di Trento e l’Università di Padova hanno dato vita alla sezione italiana della rete internazionale “Scholars at Risk (Sar)”. Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.<br />
La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2019 07:21:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12278" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="376" height="560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-768x1143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/9788891781307-688x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 688w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cambiamenti socio-politici, economico-culturali in Nord Africa e Medio Oriente per comprendere le motivazioni alla base dei flussi migratori verso l&#8217;Europa: tema centrale, questo, della nostra attualità e fulcro del saggio intitolato <span style="font-family: Arial, sans-serif;">“</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Migrazioni nel Mediterraneo. Dinamiche, identità e movimenti</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">” </span>(per Franco Angeli editore) a cura di Giuseppe Acconcia e Michela Mercuri.</p>
<p>Uno studio che comprende la Turchia, l&#8217;Egitto, i campi profughi in Giordania e la Libia e che vede protagonista il Mediterraneo, quel mare nostrum, importante in Passato per gli scambi reciproci e le scoperte, divenuto oggi transito pericoloso di chi fugge da guerre civili, fame e soprusi, purtroppo tomba per troppe persone in cerca di un Futuro.</p>
<p>Nel testo si legge che in Egitto le comunità migranti siriane e palestinesi &#8211; che da poco hanno visto riconosciuto il loro diritto alla cittadinanza &#8211; subiscono un forte ostracismo come gruppi non desiderati in quanto finiscono per essere tacciati come sostenitori dell’ islamismo politico e, quindi, considerati terroristi. Per l&#8217;Egitto, inoltre, gli autori prendono in considerazione la differenza tra nazionalismo e populismo, concetti che dall&#8217;ambito politico finiscono con il contaminare i settori dell&#8217;economia, della giustizia sociale e della sicurezza, considerando anche le comunità di profughi siriani e palestinesi presenti sul territorio. Per quanto riguarda la Siria, ad esempio, si ricorda che, durante il governo del principe Faysal &#8211; in un preciso periodo storico &#8211; stava emergendo una società civile consapevole che chiedeva la trasparenza delle istituzioni statali.</p>
<p>Dagli anni &#8217;90, con il cambio di rotta della politica Estera di Gheddafi, molti cittadini dell&#8217;Africa sub-sahariana iniziano a emigrare verso la Libia, facendo passare l&#8217;intento panarabista del colonnello a quello panafricano per il contenimento del neocolonialismo nel suo disegno anti-imperialista, soprattutto rispetto a Israele. Dopo le rivolte del 2011 alcune tribù, come quella dei Tuareg, cercano di far pressione sul nuovo governo libico per veder riconosciuti i diritti fino ad allora mai ottenuti con conseguenti lotte interne che hanno, però, radici storiche profonde per la conquista del territorio caratterizzato dal caos e dalla mancanza di uno Stato vero e proprio. Interessante è scoprire quale sia la risposta alla domanda del paragrafo: <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Lo scenario attuale. Semplici trafficanti o possibili alleati?</i></span></p>
<p>Molti sono gli autori che arricchiscono questo lavoro di Storia Moderna e Contemporanea:<i> </i></p>
<p>Lorenza Perini, dell&#8217;Università di Padova, affronta il tema del “displacement”, ovvero dello spostamento spaesante di persone costrette ad essere trasferite, dislocate e lo fa attraverso un&#8217;analisi nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, lavorando in particolare con le donne e il loro potenziale per lo Sviluppo.</p>
<p>Alberto Gasparetto si occupa dell&#8217;identità curda nell&#8217;era del governo dell&#8217;Ak Parti a cui aggiunge un&#8217;indagine sul fenomeno migratorio in Turchia, sui profughi siriani e sullo <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>ius sanguinis</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.</span></p>
<p>Nella seconda parte del libro si parla di Europa. Marco Omizzolo, da molto impegnato nella lotta al caporalato, con Pina Sodano &#8211; dell&#8217;Universita degli Studi Roma Tre &#8211; prende in esame il fenomeno della clandestinizzazione del migrante, vista come una “costruzione” istituzionale e normativa derivante dal processo di formazione di metaconfini e di mitilirazzazione di aree (il riferimento è allo Spazio Schengen).</p>
<p>Insomma: un volume urgente, preciso che vede la prefazione del Prof. Massimo Campanini, per addentrarsi nei mutamenti in atto in una parte del mondo in continua trasformazione, poco pacifica; un testo che induce a mettere in discussione le nostre certezze, spesso condizionate da slogan propagandistici e da una stampa superficiale o di parte.</p>
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		<title>L&#8217;Annuario italiano dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 06:32:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Annuario italiano dei diritti umani è una pubblicazione importante per chi si occupa di questi temi, per studenti, per giornalisti&#8230;: per tutti coloro che si interessano alle condizioni di vita delle popolazioni nel mondo.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/16/lannuario-italiano-dei-diritti-umani/">L&#8217;Annuario italiano dei diritti umani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="contenuto">
<p lang="it-IT">Annuario italiano dei diritti umani è una pubblicazione importante per chi si occupa di questi temi, per studenti, per giornalisti&#8230;: per tutti coloro che si interessano alle condizioni di vita delle popolazioni nel mondo.</p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/coveraidu17_finale-3-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10530" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/coveraidu17_finale-3-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="468" height="660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/coveraidu17_finale-3-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 518w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/coveraidu17_finale-3-3-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /></a></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">L&#8217;Annuario italiano dei diritti umani è una pubblicazione periodica curata dal Centro diritti umani dell&#8217;Università di Padova. L&#8217;edizione in lingua italiana è pubblicata con Padova University Press (Marsilio Editori (Venezia)per le edizioni 2011-2015); l&#8217;edizione in lingua inglese è pubblicata da Peter Lang International Academic Publishers (Bruxelles).</p>
<p>L&#8217;Annuario intende, di anno in anno, fare il punto su come il sistema internazionale di monitoraggio dei diritti umani valuta l&#8217;azione dell&#8217;Italia, per favorire un dibattito informato e trasparente su questo fondamentale aspetto della vita pubblica.</p>
<p>Il primo numero dell&#8217;Annuario è uscito nel 2011, anno in cui si sono celebrati<strong> i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</strong>.</p>
<p>L&#8217;Annuario italiano dei diritti umani è realizzato con il contributo della Regione del Veneto nel quadro delle attività dell&#8217;Archivio Pace Diritti Umani (Legge Regionale n. 55/1999, Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà).</p>
</div>
<div class="contenuto">
<div id="ChildrenHolder" class="menuIstChildrenHolder">
<ul class="children">
<li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/database/Annuario-italiano-dei-diritti-umani-2017/1141?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Annuario italiano dei diritti umani 2017 </a></li>
</ul>
</div>
</div>
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		<title>Annuario italiano dei diritti umani 2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 09:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Marsilio/Centro Diritti Umani L’Annuario italiano dei diritti umani 2017 offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="menu-istituzionale-img">
<div class="image"><a class="lightbox" href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/libreria_allegati/6092?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="gallery"><img title="Annuario italiano dei diritti umani 2017" src="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/coveraidu17_finale-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Annuario italiano dei diritti umani 2017, copertina " /></a></p>
<div class="image-info">© Marsilio/Centro Diritti Umani</div>
</div>
</div>
<p><!--end contenuto titolo e sottotitolo--></p>
<div class="contenuto">
<p>L’<strong>Annuario italiano dei diritti umani 2017</strong> offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani e dagli altri impegni che il Governo ha volontariamente assunto di fronte alla comunità internazionale in materia di diritti fondamentali. Sono presi in esame i più significativi atti posti in essere dalle istituzioni nazionali e locali a livello interno e internazionale, compresi quelli delle istituzioni educative e accademiche e delle organizzazioni di società civile. Ampio spazio è dedicato alle raccomandazioni che le istituzioni internazionali &#8211; Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, Unione Europea e OSCE – hanno indirizzato all’Italia nel 2016. Una selezione della pertinente giurisprudenza italiana e internazionale chiude il volume.</p>
<p>«<strong>L’Italia e i diritti umani nel 2016: la “lunga marcia” per la creazione delle istituzioni nazionali indipendenti per i diritti umani e l’ambigua introduzione del reato di tortura nel codice penale</strong>» è il titolo dell’Introduzione dell’Annuario 2017.</p>
<p>L’Agenda italiana dei diritti umani 2017, si propone come uno strumento aggiornato di orientamento per rafforzare sul piano normativo, infrastrutturale e delle policies il sistema nazionale di promozione e protezione dei diritti umani.</p>
</div>
<div class="contenuto">
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<li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Sommario/1142?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Sommario </a>
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<div class="anticipazione"><span style="color: #ff0000;">Ecco per voi il link</span>:  <a href="https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
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		<title>Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2016 07:15:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova  Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6565" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="resized_650x365_origimage_622611" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p class="western">a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"> Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per la 32° sessione, ha adottato con 34 voti a favore[2], 9 contrari[3] e 4 astenuti[4] una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace”[5] e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione. L’Italia non ha partecipato al voto non essendo attualmente membro del Consiglio.</p>
<p>Il testo approvato riproduce sostanzialmente quello presentato dal Presidente-Rapporteur, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez (Costarica), alla terza sessione dell’apposito Gruppo di Lavoro Intergovernativo (IWG) il 24 aprile 2015. Di nuovo c’è l’art. 4 che fa riferimento all’educazione alla pace e che nell’originario testo dell’Ambasciatore Guillermet era nel preambolo. <span lang="en-US">Di seguito il testo del dispositivo della Dichiarazione:</span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 1</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Everyone has the right to enjoy peace such that all human rights are promoted and protected and development is fully realized.</p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo è pienamente realizzato.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 2</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States should respect, implement and promote equality and non-discrimination, justice and the rule of law and guarantee freedom from fear and want as a means to build peace within and between societies.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli stati devono rispettare, implementare e promuovere l’eguaglianza e la non discriminazione, la giustizia e lo stato di diritto e garantire la libertà dalla paura e dal bisogno quali misure per costruire la pace dentro e fra le società.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6566" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6566 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="00034_1" width="405" height="270" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 405w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></a></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 3</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States, the United Nations and specialized agencies should take appropriate sustainable measures to implement the present Declaration, in particular the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. International, regional, national and local organizations and civil society are encouraged to support and assist in the implementation of the present Declaration.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, le Nazioni Unite e le agenzie specializzate, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura devovo assumere appropriate misure sostenibili per implementare la presente Dichiarazione. Le organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e locali e la società civile sono incoraggiate a prestare supporto e assistenza nell’implementazione della presente Dichiarazione.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 4</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">International and national institutions of education for peace shall be promoted in order to strengthen among all human beings the spirit of tolerance, dialogue, cooperation and solidarity. To this end, the University for Peace should contribute to the great universal task of educating for peace by engaging in teaching, research, post-graduate training and dissemination of knowledge.</p>
<p align="JUSTIFY">Saranno promosse le istituzioni internazionali e nazionali di educazione per la pace al fine di rafforzare fra tutti gli esseri umani lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà. Per questo scopo, l’Università per la Pace deve contribuire al grande compito universale di educare per la pace impegnandosi nell’insegnamento, nella ricerca, nella formazione postuniversitaria e nella disseminazione della conoscenza.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 5</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="en-GB">Nothing in the present Declaration shall be construed as being contrary to the purposes and principles of the United Nations. The provisions included in the present Dec</span><span lang="en-GB">laration are to be understood in line with the Charter of the United Nations, the Universal Declaration of Human Rights and relevant international and regional instruments ratified by States.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Nulla della presente Dichiarazione sarà interpretato in senso contrario agli obiettivi e ai principi delle Nazioni Unite. Le disposizioni contenute nella presente Dichiarazione devono essere intese in linea con la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e i pertinenti strumenti internazionali e regionali ratificati dagli Stati.</p>
<p align="JUSTIFY"> La decisione ha colto di sorpresa quanti hanno seguito con attenzione fin dall’inizio la vicenda di questo processo normativo (standard-setting), in particolare il mondo delle organizzazioni non governative. Infatti, era in calendario ufficiale l’effettuazione di una quarta sessione dell’IWG fissata dall’11 al 15 luglio 2016, e il 16 giugno un cartello di ben 700 ONG aveva promosso al Palais des Nations un ‘evento parallelo’ (side event) rispetto alla sessione del Consiglio allo scopo di presentare ulteriori considerazioni e proposte per il testo della  Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">La decisione del Consiglio si spiega probabilmente con la diffusa consapevolezza che i lavori dell’IWG si sarebbero prolungati all’infinito a causa della costante, pregiudiziale opposizione soprattutto di stati occidentali, con in prima fila gli Stati Uniti d’America e i membri dell’Unione Europea, e che la pur lodevole determinazione del suo Presidente-Rapporteur nel perseguire ad oltranza l’obiettivo del ‘consenso’ di tutti, come dire dell’unanimità quanto meno di facciata, non avrebbe sortito alcun risultato. In particolare questa scelta di sostanza, più che di procedura, aveva contribuito a non dare seguito all’iniziale bozza di Dichiarazione[6] elaborata nel 2012, su richiesta del Consiglio[7], dal suo Comitato Consultivo, composto di esperti indipendenti.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’ulteriore spiegazione sta nella particolare abilità profusa dall’attivissima Ambasciatrice di Cuba, Signora Anayansi Rodríguez Camejo, nello sfruttare il clima di larga soddisfazione creatosi a seguito della firma a Cuba, il 23 giugno 2016, dell’accordo di pace tra il Governo di Colombia e i rappresentanti delle FARC.</p>
<p align="JUSTIFY">L’iniziale rigetto del corposo testo elaborato dal Comitato Consultivo del Consiglio e le proposte riduttive presentate dal Presidente-Rapporteur nelle tre sessioni dell’IWG, con la rinuncia dello stesso Guillermet all’eventuale prosieguo del suo mandato, avevano portato ad una situazione di stallo. Al termine della terza sessione (aprile 2015) era in forse la stessa sopravvivenza dell’IWG, ma il Consiglio con Risoluzione del 1° Ottobre 2015[8] stabiliva che l’IWG dovesse riprendere i suoi lavori con una quarta sessione da tenersi nel 2016.  La Risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 12 contrari, 2 astenuti[9].</p>
<p align="JUSTIFY">Il fronte del no, pervicacemente espresso dai paesi occidentali, nasconde vischiosità ideologiche che risalgono molto indietro nel tempo. Questo emerge chiaramente dai resoconti dei lavori del IWG: per motivare l’opposizione si rievocava anche il propagandismo pacifista di Stalin e adepti &#8230; In particolare gli Stati Uniti d’America sostenevano che non si dovesse parlare di diritto alla pace perchè di questo non c’è traccia nel vigente diritto internazionale. Argomento palesemente pretestuoso se si considera che, nella sostanza, tale diritto esiste (si veda l’articolo 28 della Dichiarazione Universale) e che con la nuova Dichiarazione lo si vuole appunto rendere esplicito.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ il caso di ricordare che qualora la pace sia esplicitamente riconosciuta come diritto della persona e dei popoli, essa fuoriesce (si libera) dall’abbraccio mortifero delle sovranità statuali armate per entrare nella sfera di garanzia dei diritti e libertà fondamentali, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita. Tra i pregiudizi degli occidentali c’era anche quello nei confronti del forte attivismo politico-diplomatico di Cuba. Stupisce al riguardo che non si sia preso atto con favore dello ‘sdoganamento’ della stessa Cuba da parte degli Stati Uniti.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio per i paesi occidentali sarebbe stata l’occasione di asserire con forza che la pace è un diritto individuale e collettivo comportante precisi obblighi per gli stati a cominciare dal disarmo e dal governo dell’economia mondiale nel rispetto dei diritti economici e sociali alla luce del principio della interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani. Tra l’altro, si sarebbe così evitato ai difensori dei diritti umani di dover appoggiare un testo di Dichiarazione che tra i suoi proponenti annovera rappresentanti di regimi non democratici.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci domandiamo anche, forse ingenuamente, perché gli stessi paesi promotori della Risoluzione, una volta deciso di scartare la via del ‘consensus’ e andare al voto palese, non abbiano osato di più riprendendo se non l’intera bozza di Dichiarazione preparata dal Comitato Consultivo, quanto meno il testo dell’art. 1 che riportiamo integralmente:</p>
<p align="JUSTIFY"> “Gli individui e i popoli hanno diritto alla pace. Questo diritto deve essere realizzato senza alcuna distinzione o discriminazione per ragioni di razza, discendenza, origine nazionale, etnica o sociale, colore, genere, orientamento sessuale, età, lingua, religione o credo, opinione politica o altra, condizione economica o ereditaria, diversa funzionalità fisica o mentale, stato civile, nascita o qualsiasi altra condizione.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, individualmente o congiuntamente, o quali membri di organizzazioni multilaterali, sono controparte principale del diritto alla pace.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto alla pace è universale, indivisibile, interdipendente e interrelato.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati sono tenuti per obbligo giuridico a rinunciare all’uso e alla minaccia della forza nelle relazioni internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati, in conformità ai principi della Carta delle Nazioni Unite, devono usare mezzi pacifici per risolvere qualsiasi controversia di cui siano parte.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati devono promuovere lo stabilimento, il mantenimento e il rafforzamento della pace internazionale in un sistema internazionale basato sul rispetto dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e sulla promozione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, compresi il diritto allo sviluppo e il diritto dei popoli all’autodeterminazione”.</p>
<p align="JUSTIFY">La Dichiarazione approvata dal Consiglio mantiene il titolo “Diritto alla pace” originariamente fissato dallo stesso  Consiglio ma che gli irriducibili avversari avrebbero voluto cancellare. Questo è un elemento che aiuta a interpretare lo scarno dispositivo dell’atto alla luce del paradigma dei diritti umani.</p>
<p>L’art. 1 stabilisce che il diritto è di ‘ciascuno’: non alla ‘pace’, bensì a ‘godere la pace’ (to enjoy peace). Il diritto degli individui è dunque collegato al verbo, non al sostantivo com’era invece nell’originario testo del Comitato Consultivo. Titolari del sostantivo, nella tradizionale forma dello ius ad pacem, rimarrebbero pertanto gli stati, il cui concetto di pace è quello di ‘pace negativa’ all’insegna di: si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Gli individui (e i popoli) avrebbero quindi il diritto di godere di una pace ‘interstatuale’ che, in quanto tale, manterrebbe il tradizionale collegamento con lo ius ad bellum. Ma l’articolo 2 scarta questa possibilità di continuare ad accettare l’indissolubilità dei due tradizionali attributi di sovranità degli stati e ci fornisce elementi per identificare i contenuti della pace positiva: gli stati “devono rispettare, implementare e promuovere eguaglianza, non discriminazione, giustizia e stato di diritto, libertà dal bisogno e dalla paura quali mezzi per costruire la pace nelle e tra le società”.</p>
<p>L’ampio e corposo preambolo della Dichiarazione esplicita il concetto di pace positiva, riconducendo tutto all’area dei diritti umani e dello stato di diritto. All’inizio del preambolo c’è infatti il richiamo puntuale alla Carta delle Nazioni Unite e alle fonti primarie del diritto internazionale dei diritti umani: Dichiarazione Universale, Patti internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali nonchè Dichiarazione di Vienna del 1993 e relativo Programma d’Azione. E c’è l’esplicito richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite riguardanti il divieto dell’uso della forza e l’obbligo di risolvere pacificamente le controversie internazionali.</p>
<p>Il concetto di pace è chiaramente multidimensionale, comprendente anche gli aspetti economici: “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i tre pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, fra loro interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”.</p>
<p>Si sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione per la pace e i diritti umani, richiamando sia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani sia la Dichiarazione su una Cultura di pace. All’educazione, come già accennato, è dedicato l’articolo 4 del dispositivo, che fa esplicito riferimento all’obbligo di promuovere le istituzioni nazionali e internationali di educazione per la pace: l’ottica è dunque infrastrutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6567" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6567" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo (2)" width="437" height="110" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 437w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2-300x76.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per capire il senso della Dichiarazione e operare nella direzione della pace positiva, occorre coniugare insieme preambolo e dispositivo e, naturalmente, utilizzare la proposta iniziale del Comitato Consultivo del Consiglio quale utilissimo sussidio prodotto in sede di lavori preparatori. Questa operazione interpretativa offre chiari elementi per definire il sostantivo ‘pace’ nel senso della pace positiva, cioè come dritto umano fondamentale ad un ordine internazionale e sociale in cui tutti i diritti enunciati nella Dichiarazione universale possono essere pienamente realizzati.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto al peso politico dell’ampia maggioranza (34 a favore) con cui è stata approvata la Dichiarazione, si fa notare che ne fanno parte potenze del calibro della Cina, dell’India e della Federazione Russa, la cui popolazione rappresenta i tre quarti della popolazione mondiale. Anche di questo avrebbero dovuto tener conto i paesi occidentali, badando alla sostanza dell’atto più che alla morfologia geopolitica dei sostenitori della Dichiarazione. Il fatto che in questa maggioranza ci siano paesi i cui governi non brillano per  il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mette in risalto la scarsa intelligenza politica e la cattiva coscienza di quei governi che professano fedeltà a valori universali e allo stesso tempo primeggiano nel produrre ed esportare armi e scatenano guerre e interventi armati al di fuori della legalità internazionale. Senza dire che tengono poco conto dell’ampia mobilitazione di società civile per i diritti umani e la pace, la quale da voce alla coscienza morale dei popoli.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora il testo approvato dal Consiglio diritti umani passa all’Assemblea generale e in quella sede vedremo se la maggioranza aumenterà ulteriormente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta approvata dall’Assemblea generale l’efficacia della Dichiarazione dipenderà dalla diffusione della sua conoscenza e dall’impegno di tutti, a cominciare dagli stati, di riempire di contributi operativi gli scarni articoli del dispositivo. Insomma c’è spazio per lo sviluppo dell’effettività di norme che formalmente sono di soft law, cioè di obbligatorietà leggera (perché ‘raccomandazioni’ e non accordi giuridici in senso stretto), ma che nella sostanza contengono principi di ius cogens, cioè di altissima precettività. In questo contesto, sarà utile interpretare il testo della Dichiarazione avvalendosi anche di quanto contenuto nella originaria bozza del Comitato Consultivo, parte integrante dei valori preparatori.</p>
<p align="JUSTIFY">La mobilitazione di società civile ha avuto rilievo particolare in Spagna e in Italia. In Spagna un’iniziativa importante è stata quella della Società Spagnola per il Diritto Internazionale dei Diritti Umani (SSIHRL), successivamente affiancata da Miguel Bosè e da altri artisti che hanno messo in rete una petizione “Right to Peace Now”[10].</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia l’iniziativa è partita dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e dalla Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace presso la stessa Università e si è avvalsa della collaborazione del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Sia dall’associazione spagnola sia dal Centro universitario di Padova sono state inviate al Consiglio diritti umani e al suo IWG riflessioni e proposte di carattere sostanziale per il testo della Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare, sempre in Italia, la pubblicazione di un numero speciale in inglese della Rivista Pace Diritti Umani/Peace Human Rights dedicato al Diritto alla pace. Il volume, redatto anche con la collaborazione dell’Amb. Guillermet Fernandez e del suo consigliere giuridico, David Fernandez Puyana, è stato consegnato a tutti i membri del Consiglio diritti umani (<span lang="zxx"><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span>).</p>
<p align="JUSTIFY">Caratteristica peculiare della mobilitazione in Italia è stata la partecipazione di centinaia di Consigli comunali e provinciali e di 5 Consigli regionali che hanno approvato la mozione preparata dal Centro Diritti Umani e dalla Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace dell’Università di Padova e l’hanno direttamente inviata ai membri del Consiglio Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare anche che una delegazione guidata dalla presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, si è recata a Ginevra il 23 giugno 2014 per consegnare un dossier contenente le prime cento delibere di Comuni e Province.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 3 luglio 2014 è avvenuto l’incontro al Senato della Repubblica, con ampia partecipazione di Sindaci e rappresentanti di associazioni. Il dossier con le prime cento delibere è stato consegnato al Presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi, e al Presidente del Senato, Pietro Grasso.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa mobilitazione ha avuto specifico rilievo il 19 ottobre 2014 durante la storica Marcia per la pace Perugia-Assisi. E sarà durante la prossima Marcia per la pace in programma domenica 9 ottobre 2016 nel 50° anniversario dell’adozione dei due patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e si diritti economici, sociali e culturali, che il movimento per la pace e la nonviolenza potrà chiedere all’Italia e agli altri paesi membri dell’Unione europea di esprimersi in Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore del riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/10/il-consiglio-diritti-umani-delle-nazioni-unite-ha-adottato-il-testo-della-dichiarazione-sul-diritto-alla-pace/">Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>The gender game: l&#8217;Università di Padova vince il contest &#8220;Pubblicità Progresso&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2014 04:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un precedente articolo vi avevamo già parlato del progetto The Gender Game, originale e utile iniziativa sul tema dei rapporti di genere. Il progetto si è classificato come unico vincitore all&#8217;interno della categoria&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/08/02/the-gender-game-luniversita-di-padova/">The gender game: l&#8217;Università di Padova vince il contest &#8220;Pubblicità Progresso&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/08/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="266" width="400" /></a></div>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643"></p>
<p>   In un precedente articolo vi<br />
   avevamo già parlato del progetto The Gender Game, originale e<br />
   utile iniziativa sul tema dei rapporti di genere. Il progetto  si<br />
   è classificato come unico vincitore all&#8217;interno della categoria<br />
   Unconventional per Otm 2014-Pubblicità Progresso.</p>
<p>   Di seguito, il comunicato<br />
   stampa:</p>
<p>
&nbsp;&nbsp; </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
   seguito alla partecipazione al <b>Contest<br />
   On The Move 2014</b>,<br />
   organizzato dalla <b>Fondazione<br />
   Pubblicità Progresso</b>,<br />
   gli studenti del <i>Corso<br />
   di Promozione d’Immagine</i>,<br />
   del <b>Prof.<br />
   Vittorio Montieri,</b><br />
   si sono classificati in prima posizione nell’ambito della<br />
   Categoria Unconventional.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
   ragazzi, iscritti al <i>Corso<br />
   di Laurea Magistrale in Strategie di Comunicazione</i><br />
   <b>(Università<br />
   degli studi di Padova), </b>hanno<br />
   partecipato al concorso con l’azione di guerrilla: <b>The<br />
   Gender Game.</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’evento,<br />
   avvenuto il <b>13<br />
   Giugno </b>in<br />
   <b>Prato<br />
   della Valle</b>,<br />
   consisteva in una rivisitazione gigante del giro dell’oca: un<br />
   gioco interattivo al quale i passanti sono stati invitati a<br />
   partecipare come delle pedine viventi. Lo scopo non era la<br />
   vittoria, bensì la parità di genere, una condizione alla quale<br />
   si può arrivare solamente con la consapevolezza.
   </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
   ragazzi infatti, hanno predisposto le varie caselle del tabellone<br />
   in modo che rappresentassero vantaggi e svantaggi dell’essere<br />
   uomo e dell’essere donna in questi anni. Un’occasione nata con<br />
   lo scopo di far provare sulla pelle dei partecipanti gli<br />
   stereotipi e i pregiudizi che entrambi i sessi possono incontrare<br />
   nelle situazioni di tutti i giorni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ciò<br />
   che ha caratterizzato l’evento è stata sicuramente una chiave<br />
   di lettura ironica che ha permesso ai partecipanti di riflettere<br />
   sulle situazioni di disparità uomo e donna in modo non<br />
   convenzionale e con il sorriso sulle labbra.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
   giuria, composta da: <b>Alberto<br />
   Contri</b><br />
   <i>(Presidente<br />
   della Fondazione Pubblicità Progresso</i>),<br />
   <b>Matteo<br />
   Righi</b><br />
   (<i>Direttore<br />
   Creativo Hagakure</i>),<br />
   <b>Andrea<br />
   Di Turri</b><br />
   (<i>Giornalista<br />
   di Avvenire e Blogger)</i><br />
   e <b>Gaia<br />
   Alaimo</b><br />
   <i>(Responsabile<br />
   Relazioni Esterne per AIESEC</i>),<br />
   ha eletto i ragazzi dell’<b>Università<br />
   di Padova</b><br />
   come <b>unici<br />
   vincitori</b><br />
   all’interno della loro categoria, quella dell’<b>Unconventional</b>,<br />
   battendo oltre 250 progetti provenienti da 25 università<br />
   italiane.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
   studenti sono stati invitati a partecipare alla <b>X<br />
   Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale</b><br />
   che si terrà a <b>Milano</b><br />
   il <b>27<br />
   Ottobre,</b><br />
   dove verranno premiati e potranno raccontare brevemente il<br />
   percorso che li ha portati alla vittoria.</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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