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	<title>paramilitari Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. La crisi climatica e le minacce agli attivisti ambientali</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 06:55:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/environment.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14545"/></figure>



<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>Gli attivisti ambientali hanno svolto negli ultimi anni un ruolo cruciale per far luce sui pericoli derivanti dal cambiamento climatico. Allo stesso tempo, però, sono stati oggetto di minacce, sparizioni forzate ed uccisioni. In un rapporto pubblicato pochi giorni fa, <em>Global Witness</em> ha reso noto uno studio che ha preso come orizzonte temporale il periodo tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2019.</p>



<p>È il 2019 infatti l’anno in cui si è registrato il numero più elevato di omicidi; secondo quanto riportato dall<em>’</em>organizzazione, quattro assassinii si sono verificati in media ogni settimana da dicembre 2015, anno in cui veniva firmato l’Accordo di Parigi e si aprivano nuove speranze per il clima globale. Innumerevoli gli attivisti che sono stati messi a tacere da attacchi violenti, arresti, minacce di morte o cause legali: il rapporto fornisce con una mappa il quadro degli eventi riportati.</p>



<p>Oltre la metà degli omicidi segnalati lo scorso anno sono avvenuti in soli due paesi: Colombia e Filippine. In Colombia, il numero di omicidi degli attivisti è aumentato drammaticamente negli ultimi anni. I difensori dei diritti umani delle popolazioni indigene hanno subito attacchi sempre crescenti da quando un accordo di pace del 2016 tra governo e Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) ha lasciato le regioni precedentemente controllate dalle FARC aperte alla concorrenza tra criminali armati e gruppi paramilitari.</p>



<p>Nelle Filippine, un paese costantemente identificato come tra i più pericolosi in Asia per questo tipo di attacchi, il bilancio delle uccisioni è salito da 30 a 43 nello scorso anno. L’industria mineraria è quella più colpevole, presumibilmente collegata agli omicidi di 50 attivisti nel 2019. Le comunità che si sono opposte ai progetti ad alta intensità di carbonio, gas e carbone hanno dovuto affrontare continue minacce e ritorsioni.</p>



<p>Sebbene quella dovuta ai cambiamenti climatici sia certamente da considerarsi una crisi globale, è pur vero che alcune comunità sono particolarmente esposte alle sue conseguenze; tra queste si annoverano senz’altro le popolazioni indigene. Privati delle loro terre e costretti a spostarsi a causa della deforestazione, innalzamento dei mari, costruzione di infrastrutture e conflitti derivanti dalla scarsità di risorse, i popoli indigeni sono di certo i più vulnerabili al cambiamento climatico, senza tuttavia averne responsabilità, data la loro gestione equa e non eccessiva delle risorse. Si registra che le violenze sono particolarmente elevate contro gli esponenti di queste comunità; le popolazioni indigene rappresentano il 40% dei difensori della terra uccisi nel 2019. Le loro terre comprendono meno del 20% della Terra e l’80% della sua biodiversità, secondo il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, ma le comunità indigene possiedono legalmente solo un decimo delle terre che rivendicano. Anche laddove vengano loro riconosciuti diritti fondiari, le strade, le dighe, le condutture vengono spesso espropriate, con conseguente trasferimento forzato di tali comunità.</p>



<p>Tra gli altri,<em> Global Witness</em> conta circa 33 attivisti uccisi in Amazzonia. Una <em>escalation</em> di deforestazione da disboscamento, miniere, incendi (naturali e artificiali) e agricoltura &#8211; azioni sostenute e incoraggiate dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro &#8211; minacciano la foresta, le popolazioni indigene che la abitano ed il clima globale.</p>



<p>Anche la coltivazione industriale di prodotti come l’olio di palma, soia, zucchero, caffè e frutti tropicali costituisce una minaccia crescente. Le morti associate all’agricoltura sono infatti aumentate di oltre il 60% nell’ultimo anno. La maggior parte di questi omicidi sono avvenuti in Asia e concentrati principalmente nelle Filippine, dove sostenitori dei diritti umani sono identificati come terroristi dal governo.</p>



<p>Pare opportuno tuttavia sottolineare, a riprova del ruolo fondamentale che essi svolgono, che nel 2019 vi sono stati anche numerosi successi raggiunti dai difensori dei diritti ambientali, nonostante i potenziali contraccolpi, che testimoniano la loro capacità di resistenza, forza e determinazione nella lotta per la difesa della terra.</p>



<p>In Ecuador, il governo ha cercato di sfruttare la foresta pluviale amazzonica per l’estrazione di petrolio e gas; ad aprile, la tribù indigena Waorani presente al sud dell’Ecuador ha ottenuto una sentenza che impedisse al governo di affidare in concessione il proprio territorio alle imprese estrattive per la ricerca ed estrazione del petrolio. I giudici hanno stabilito che il processo di consultazione avviato nel 2012 non era sufficiente a garantire il consenso preventivo, libero ed informato della comunità.</p>



<p>Nel novembre 2019, in Indonesia, alla comunità indigena dei Dayak del Borneo centrale è assicurata la proprietà legale di 10.000 ettari di terra, a seguito di una lotta decennale.</p>



<p>Negli Stati Uniti, la riserva indiana di Standing Rock ha vinto una causa importante nella sua protesta in corso contro l’oleodotto Dakota Access. Dopo essere entrato in carica nel 2017, il presidente Donald Trump ha ordinato che il processo di approvazione fosse eseguito, ma la nuova sentenza afferma che il governo non ha valutato adeguatamente i rischi di fuoriuscite dalla conduttura. I giudici hanno ordinato all’organismo federale che ha supervisionato il processo di approvazione ambientale di condurre una revisione completa.</p>



<p>Anche in Cambogia si è registrata una memorabile vittoria in quanto il governatore di Ratanakiri si è impegnato a restituire alle comunità indigene le loro terre sacre, le quali erano state precedentemente assegnate alla società&nbsp;<em>Hoang Anh Gia Lai</em>&nbsp;(HAGL) per stabilirvi piantagioni di gomma naturale.</p>



<p>Il rapporto di <em>Global Witness</em> ha messo in luce il fallimento di governi e imprese nel rispettare e proteggere i diritti fondamentali degli attivisti. Eppure, oggi più che mai abbiamo gli strumenti per comprendere quanto il loro lavoro sia essenziale per la salvaguardia del nostro pianeta. È necessario uno sforzo congiunto di tutti gli attori in gioco per garantire la loro protezione e garantire meccanismi di responsabilità efficaci a tutti i livelli che producano risultati tangibili, in linea con le leggi e gli standard internazionali. Ciò non significa solo portare dinanzi alla giustizia i soggetti esecutori di qualsiasi minaccia o attacco, ma anche prevenire, indagare, punire e porre rimedio alla corruzione, alle violazioni dei diritti umani e ai danni ambientali attraverso politiche, leggi, regolamenti e riparazioni efficaci, comprese le società di partecipazione e gli investitori, per tenere conto dei propri obblighi durante la gestione di progetti sia in patria che all’estero.</p>



<p>È inoltre necessario garantire che nessun progetto commerciale prosegua senza il consenso libero, preventivo e informato delle comunità indigene potenzialmente e interessate in ogni sua fase; per fare ciò, occorre richiedere una valutazione preventiva completa dei possibili impatti ambientali e sociali delle operazioni e politiche aziendali proposte. I risultati di qualsiasi valutazione dovrebbero essere resi pubblici e usati per mitigare gli impatti negativi delle comunità.</p>



<p>Per consultare il testo completo del rapporto di <em>Global Witness </em>“<em>Defending Tomorrow: The climate crisis and threats against land and environmental defenders</em>” (luglio 2020) si veda: <a href="https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Nicaragua: Il clero golpista secondo Daniel Ortega</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 08:45:24 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/16/america-latina-diritti-negati-nicaragua-il-clero-golpista-secondo-daniel-ortega/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Nicaragua: Il clero golpista secondo Daniel Ortega</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="600" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/clero-manifestando.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12919" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/clero-manifestando.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/clero-manifestando-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>I rappresentanti della chiesa nicaraguense in quasi un anno e mezzo sono diventati le colonne vertebrali degli oppositori del regime di Daniel Ortega. In questo piccolo e martoriato paese dell’America Centrale, le croci, le tonache, i rosari e le preghiere hanno preso il posto delle armi, dello slogan politico, delle pietre e delle bandiere, diventando un fronte di difesa alquanto inconsueto per l’America Latina. Popolazione civile e chiesa hanno formato un solo corpo, come dovrebbe essere sempre in questi casi, dove l’interesse è l’integrità della persona e non la politica o il potere. Ad aprile del 2018 le braccia del clero nicaraguense si sono aperte per aiutare i feriti, le famiglie dei desaparecidos, i prigionieri politici, insomma il popolo che stava diventando vittima della repressione a mano del regime. La riforma sulle tasse e sulle nuove pensioni fu la ciliegina sulla torta per far scattare l’insurrezione civile nel paese.<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> Dall’alto dei pulpiti delle loro chiese i preti denunciarono la situazione, le violazioni dei diritti umani che stavano ferendo a morte il territorio nicaraguense. Manifestarono nelle strade insieme alla popolazione, raccontarono le miserie e le violenze attraverso i Social Network, protessero donne, bambini, studenti tra le mura delle loro chiese e perciò generarono l’odio nei rappresentanti del governo e dei paramilitari di Ortega.  La chiesa era diventata un problema, altroché gli studenti. Il Cardinale Brenes, arcivescovo di Managua, il Vescovo Silvio José Báez e il sacerdote Juan José Ortiz sono diventati in pochissimo tempo tre simboli, tre golpisti secondo Ortega, tre perseguitati del regime di Managua. Ma non solo loro, la chiesa nicaraguense rappresentata da tanti vescovi, sacerdoti e preti è compatta nella lotta per i diritti umani e nel messaggio di pace che Ortega vorrebbe far tacere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="225" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/silvio-Jose-Baez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12920" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/silvio-Jose-Baez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/silvio-Jose-Baez-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/silvio-Jose-Baez-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure></div>



<p>In una intervista al giornale cattolico
<em>Alfa y Omega</em>, Padre Ortiz ha dichiarato: “Eravamo nella
Cattedrale di Managua durante una giornata di preghiera e ci hanno
avvertito che c’erano molte probabilità che succedesse un massacro
a Masaya (…) abbiamo visto diverse convogli di gruppi paramilitari
che si dirigevano là, quando siamo arrivati la gente si
inginocchiava e ringraziava Dio per la presenza dei vescovi e
sacerdoti, a questo punto i paramilitari si sono dovuti ritirare”.
Purtroppo il massacro a Masaya c’è stato poco dopo. <a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></p>



<p>Padre Ortiz ha vissuto nella propria pelle le aggressioni dei paramilitari. Il 10 luglio del 2018 era insieme all’arcivescovo e ad atri preti nella Basilica di San Sebastián e sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente. Insulti, botte e accuse di occultamento di armamento e terroristi all’interno della basilica. Molti sacerdoti sono stati vittime di assedio, spionaggio (il regime aveva sotto controllo i loro telefoni), minacce e gravi violazioni dei loro diritti. Il clero nicaraguense era diventato il nemico numero 1 di Ortega. Padre Ortiz adesso è in Spagna.  </p>



<p>Il Vescovo Silvio José Báez è stato
uno dei più attivi nella difesa della pace e della democrazia. Ad
aprile del 2019 è stato chiamato a Roma dal Vaticano per un lungo
periodo perché correvano voci ufficiali che sarebbe stato vittima di
un tentativo di attentato. 
</p>



<p>Da aprile 2018 fino a gennaio 2019 ci sono state più di 700 casi di aggressioni contro la stampa, più di 300 morti, anche se alcune ONG radicate nel paese parlano di più di 500; più di 700 prigionieri politici. Come in Venezuela, il fenomeno delle porte girevoli, nel caso dei prigionieri è una prassi. Il regime libera un certo numero di prigionieri e ne fa un caso chiamando la stampa, ma dietro, nascosto nell’oscurità, ne imprigiona ingiustamente altrettanto numero di persone.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="624" height="385" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Baez-e-arcivescovo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12921" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Baez-e-arcivescovo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Baez-e-arcivescovo-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></figure></div>



<p>Anche se l’opinione pubblica e la
stampa sono in silenzio, i problemi continuano: aggressioni a
studenti e manifestanti, repressioni selvagge nelle manifestazioni
studentesche, negoziati tra regime e oppositori per risolvere la
crisi che vanno e vengono per il semplice fatto che il regime non ha
nessun interesse a lasciare il potere alla democrazia. L’ultima
impasse è perché il regime non ha voluto accettare osservatori
internazionali durante i negoziati. In Nicaragua, lo stato continua
con riluttanza un polemico processo di scarcerazione dei detenuti che
parteciparono alle manifestazioni. L’opposizione, guidata da
<em>Alianza Cívica por la Justicia y la Democracia</em> ha deciso di
non continuare i negoziati fino a quando il governo non rispetti gli
accordi già firmati il 29 marzo, cioè la liberazione definitiva dei
prigionieri politici e il ripristino delle garanzie e dei diritti
fondamentali: diritti a manifestare, censura alla stampa,
persecuzioni, ecc. 
</p>



<p>Il ruolo della chiesa in Nicaragua è
stato ed è ancora fondamentale per ottenere la libertà democratica
nel paese. 
</p>



<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a><sup></sup>
	Per maggiore informazione leggere l’articolo Nicaragua in fiamme:
	<a href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/22/nicaragua-in-fiamme/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2018/04/22/nicaragua-in-fiamme/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>
	<a href="#sdfootnote2anc">2</a><sup></sup>
	Per approfondire leggere l’articolo La Mattanza di Masaya:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-per-i-diritti-umani"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="QNpZNZXCWz"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2018/06/23/nicaragua-la-mattanza-di-masaya/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nicaragua. La mattanza di Masaya</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="http://www.peridirittiumani.com/2018/06/23/nicaragua-la-mattanza-di-masaya/embed/#?secret=QNpZNZXCWz&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="QNpZNZXCWz" width="500" height="282" title="&#8220;Nicaragua. La mattanza di Masaya&#8221; &#8212; Per I Diritti Umani" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/16/america-latina-diritti-negati-nicaragua-il-clero-golpista-secondo-daniel-ortega/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Nicaragua: Il clero golpista secondo Daniel Ortega</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Venezuela. Aiuto umanitario, secondo capitolo</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 07:58:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12407" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad-300x159.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad-768x407.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></span></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giorni fa, la Croce Rossa Venezuelana ha negoziato con il governo interino di Juan Guaidó e con il regime usurpatore di Nicolás Maduro, l’ingresso in Venezuela di diverse tonnellate di aiuto umanitario provenienti dal Panama: medicine, forniture e apparecchiature mediche che dovrebbero essere consegnate in 28 ospedali e 30 ambulatori. Hanno pubblicato sui loro social network il seguente messaggio: “facciamo un richiamo a tutte le parti in Venezuela per rispettare l’azione umanitaria, neutrale, imparziale e indipendente e quindi evitare qualunque politicizzazione dell’azione”. L’emblema della Croce Rossa non dev’essere accompagnata da messaggi politici. Il primo carico è stato consegnato nell’ospedale Carlos J. Bello della Croce Rossa Venezuelana a Caracas. Spero proprio che il regime rispetti questo emblema e non strumentalizzi questa azione e soprattutto permetta che questo aiuto arrivi veramente a che ne ha bisogno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro capitolo sono le donazioni inviate dagli Stati Uniti e richieste da Guaidó a inizi dell’anno e che dovevano entrare nel paese all’indomani del concerto Venezuela Aid Live. Ebbene, sono ancora a Cúcuta in Colombia, a Pacaraima in Brasile e in Curacao, il regime non ha mai permesso l’entrata di quelle donazioni dopo il tragico incidente dell’incendio dei due camion da parte dei paramilitari e comandos simpatizzanti del regime. Grazie alla campagna di donazioni partita anche dal Aid Live è stata creata la Aid Live Foundation e il risultato sono 2 milioni di dollari raccolti. Questa prima fase di raccolta fondi sarà destinata a coprire le necessità nei settori di: sviluppo, programmi di nutrizione, salute e accesso ai servizi base per l’infanzia, e programmi per il benessere dei migranti venezuelani in Colombia. Quando potrà entrare tutto questo aiuto? Tonnellate di materiali e milioni di dollari. Bambini, anziani, malati cronici, donne incinte, gente, tanta gente, e persino animali continuano a morire senza sosta, in silenzio e nell’impotenza e noi nella nostra confort zone vediamo tonnellate e tonnellate di cose e cifre di dollari fermi per volere di un pugno di misere persone.  E’ inaccettabile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aiuto delle grandi fondazioni e ONG sono quelle che conosciamo di più, ma ci sono anche delle piccole realtà, piccole associazioni in giro per il mondo che fanno un lavoro di formichine per raccogliere forniture, medicinali e fondi per gestire gli invii. Ci riescono, con l’aiuto inestimabile della diaspora venezuelana e delle persone generose del posto dove queste associazioni hanno sede. Un esempio è l’Associazione “Insieme per il Venezuela”, molto attiva, con sede a Milano e che questo 28 aprile copie il suo primo anno di vita. Ha già portato a termine egregiamente delle importanti campagne: “Natale a colori”, sono stati inviati mille pacchettini con materiale scolastico, giocattoli di piccolo formato e caramelle, destinati a scuole elementari e dell’infanzia nelle zone di La Guaira, Caracas, Maracay e Mérida, per dare un po’ di allegria ai bimbi durante le feste natalizie e al contempo aiutare le scuole con materiale scolastico. Un&#8217;altra campagna dedicata all’infanzia, con l’invio di pannolini, medicine pediatriche, biberon, vestiti e prodotti di prima necessità, appunto per la prima infanzia. Inoltre, porta avanti un permanente focus molto importante che è quello di informare e insegnare il popolo italiano e gli studenti delle scuole sulla realtà venezuelana presentando a Milano due documentari che illustrano chiaramente la crisi che vive il Venezuela. Informare è la base perché queste atrocità che vivono i venezuelani a causa del regime non succedano più in nessun altro posto; e così tanti altri progetti che hanno come destinatari l’ormai immenso popolo vulnerabile del paese latinoamericano. Quello di questa associazione è un lavoro minuzioso, lento, scrupoloso, molto attento alle realtà più difficili e degradate del Venezuela, forse in zone rurali dove non arriva quasi nessun tipo di aiuto.  Vedere i video che mandano i volontari dopo che sono arrivate le donazioni, vedere le facce felici dei bambini, delle maestre, delle mamme… non ha prezzo e allora ci si rende conto che con quel piccolo granello di sabbia abbiamo fatto felice una persone che quella felicità la stava urlando al vento ormai da molto tempo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo continuano le proteste per la mancanza di servizi. Non è che sia migliorata molto la crisi elettrica iniziata lo scorso 7 marzo. In alcune città importanti come la capitale Caracas o altri luoghi come Maracay, Barquisimeto, Valencia o l’isola di Margarita, e solo in alcune zone, l’elettricità arriva a momenti, per alcune e poi senza preavviso se ne va e non si sa quando torna. Questa dinamica ha fatto sì che tante attività commerciali abbiano dovuto chiudere battenti definitivamente, che tanti elettrodomestici si siano rotti, che le pompe per la distribuzione dell’acqua potabile nei palazzi residenziali non funzionino o siano guaste, che le poche attrezzature e macchinari ospedalieri che esistono ancora si siano rotti definitivamente, che le sale di chirurgia degli ospedali siano rimaste al buio in mezzo a interventi, perché quasi non esistono le centrali elettriche, è un miracolo trovarne una. Ho già sentito le testimonianze di dottori e infermieri operando pazienti con le torce dei cellulari o facendo partorire donne per strada e al buio, per citarne solo due esempi recenti successi durante questa crisi energetica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, si parla che questo buio capitolo della storia del paese sia verso la sua fine, ne sono convinta anch’io, ma più che mai c’è bisogno della solidarietà di tutti perché dopo 20 anni di soprusi, la situazione è diventata insostenibile e dentro non ci sono più risorse a disposizione, bisogna cercarle oltre il confine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se siete interessati nel sostenere una realtà che funziona e che ha bisogno di tutti noi per raggiungere l’obiettivo di aiutare, ecco le coordinate di “Insieme per il Venezuela”: email: </span><a href="mailto:insiemeperilvenezuela@gmail.com"><span style="font-weight: 400;">insiemeperilvenezuela@gmail.com</span></a><span style="font-weight: 400;">. Facebook e Instagram: Insieme per il Venezuela. Twitter: @pervenezuela.   Il vostro aiuto arriverà. Con il vostro contributo, li aiutate ad aiutare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Più che le cose materiali, l’importante è sapere che non siamo soli e che ci sono persone che si prendono cura di noi pur essendo lontane”. Parole di un volontario nella città di Mérida, in Venezuela.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="485" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-300x189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-768x484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
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		<title>Nicaragua. La mattanza di Masaya</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2018 08:30:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10888" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="970" height="580" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 970w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1-300x179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya1-768x459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Sapete cos’è Masaya? È un comune a sud di Managua, in Nicaragua. Di non più di 174.000 abitanti. Un puntino minimo nella mappa del Centro America. Ebbene, questa cittadina si è alzata contro il governo di Daniel Ortega, ha posizionato delle barricate nelle strade e non ha smesso di manifestare e protestare contro il governo centrale di Managua. Come sapete Il paese vive una grave crisi, iniziata ad aprile. L’Associazione Nicaraguense Pro Diritti Umani (ANPDH) ha contabilizzato 76 persone assassinate delle forze dell’ordine, 657 feriti, 85 desaparecidos e 152 denunce di molestie da parte della polizia. Tutto questo durante le manifestazioni di aprile e maggio. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Masaya è diventata il simbolo della protesta nicaraguense, la città è in guerra, non soltanto perché vogliono un paese democratico ma perché vorrebbero fare giustizia contro la polizia nazionale e i paramilitari di Ortega e dare un senso ai morti. C’è una sorta di guerra civile nella città, i cittadini hanno formato all’incirca 200 barricate con mattoni, pezzi di alberi, pali, cartelli abbandonati, sacchi di terra, ecc. Sono diventate una sorta di posti di blocco civile, se si vuole attraversare uno di questi posti bisogna fa vedere la propria carta d’identità. Sono organizzatissimi, il suono delle campane della chiesa principale funziona come avvertimento della vicinanza di poliziotti e paramilitari, così i cittadini possono nascondersi e chiudersi in casa, sono molto guerrieri e a differenza dei venezuelani queste persone sono armate e si sono dichiarati in ribellione contro il governo centrale. La risposta di Ortega per ricuperare il controllo della cittadina sandinista è stata inviare un contingente di poliziotti, carri armati e paramilitari. Lo scorso martedì c’è stata una battaglia, Masaya è diventata un campo di guerra tra cittadini e polizia, quest’ultima ha attaccato ferocemente e la conclusione sono 6 morti e un numero non definito di feriti, i social network e la stampa nicaraguense denunciano 20, anche 30, persino 50 feriti in un solo giorno… in questi scenari così confusi non si sa mai la quantità vera di vittime. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10889" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/masaya2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">I messaggi dei cittadini dicono che non si smettono di sentire le detonazioni anche durante la notte, è impossibile dormire, hanno molta paura di uscire per cercare cibo, i negozianti hanno paura dei saccheggi e hanno paura di perquisizioni illegali e di incursioni nelle case. </span></p>
<p><span lang="it-IT">A Masaya c’è un quartiere di nome </span><span lang="it-IT">Monimbó, simbolo della resistenza antimperialista, socialista e nazionalista del sandinismo negli anni 70. Daniel Ortega è stato dirigente del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale contro la dittatura di Anastasio Somosa e quelle terre di Masaya le conosce bene perché all’epoca anche lui aveva lottato contro la guardia nazionale del regime di Somosa in questa città. Il fratello minore di Ortega, Camilo Ortega è morto lì a Monimbó nel 1978. È curioso come gira il mondo ed è molto curioso come funziona la mente umana. Daniel Ortega ha la memoria corta, sta facendo con il popolo nicaraguense la stessa identica cosa che ha fatto il sanguinario Anastasio Somasa con lui e la sua famiglia, ma i cittadini di Monimbó hanno invece la memoria lunga, ricordano e non vogliono vivere le stesse cose di quelli anni, quindi Masaya non lo vuole più, il luogo che è nel cuore di Ortega non lo vuole più. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Così stanno le cose in questo momento a Masaya, si continua a lottare indefinitamente. </span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#SOSMasaya</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#Masaya</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">#SOSNicaragua</span></span></span></p>
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		<title>Diario di un paradosso venezuelano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 16:19:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9165 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/caricaturaPinilla-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>@Pinilla</p>
<p><u>25 giugno 2017</u>: Funzionari della Polizia di Chacao (quartiere a est di Caracas) ingiustamente detenuti nel carcere del SEBIN-Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale, iniziano uno sciopero della fame per esigere la loro immediata liberazione poiché sono in possesso del documento di scarcerazione da quasi un anno, ma paradossalmente ancora sono in prigione.</p>
<p><u>5 luglio 2017</u>: Festa dell’indipendenza di Venezuela. Al Parlamento c’è un atto ufficiale per commemorare i 206 anni dalla Firma della Dichiarazione dell’indipendenza. Quest’anno è particolarmente significativo perché di “indipendenza” si parla da molti anni. Indipendenza dal regime, dal terrore, dalla fame, dalle ingiustizie quotidiane, dalla censura, dalla tortura, dalle morti inflitte in questi 17 anni. E quale idea hanno i simpatizzanti del governo per festeggiare? Irrompere con inaudita violenza in un’istituzione ufficiale sparando, lanciando bombe, picchiando e sequestrando i deputati. Per fortuna ci sono stati soltanto dei feriti. Dopo si è verificato dalle telecamere di sorveglianza che la stessa Guardia Nazionale aveva aperto i cancelli e facilitato l’entrata al branco di bestie piene di odio. Una giornata importante anche per il governo perché nel frattempo, il presidente Maduro e tutta la cupola militare faceva la tradizionale sfilata militare, ma questa volta in vero stile “coreano”, del nord ovviamente. Sembrava di essere a Pyongyang ma con il tocco caraibico. Che paradosso, no? Violentare un’istituzione ufficiale in quel modo il giorno dell’indipendenza del paese.</p>
<p><u>8 luglio 2017</u>: Nella notte, il prigioniero politico più emblematico di questo regime, Leopoldo Lopez, viene trasferito dalla prigione militare di Ramo Verde a casa sua, arresti domiciliari dopo aver passato 3 anni dietro le sbarre e quasi sempre in isolamento. Il governo dichiara che il suo trasferimento è per ragioni “umanitarie” e per problemi di salute. È un paradosso sentire la parola “umanitario” uscire dalla bocca di queste persone. Prima di andare via però, l’intelligence di Maduro gli ha lasciato come regalo un braccialetto elettronico nella caviglia. Non è libero, ha soltanto cambiato carcere, più comoda e accanto alla famiglia.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9166" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="669" height="393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/costituyente-300x176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></p>
<p><u>10 luglio 2017</u>: Grazie alle reti sociali si diffonde una foto terrificante del deputato per la regione Barinas Wilmer Azuaje, seduto per terra con le mani incatenate e legate con un lucchetto a una tubatura sul muro, in condizioni inumane. Un’umiliazione così non si fa nemmeno ad un animale. Azuaje è in prigione dal 2 maggio, in sciopero della fame dal 25 giugno. Sua madre denuncia che il figlio viene torturato sistematicamente. La Procura della Repubblica (TSJ-Tribunal Supremo de Justicia) ha ordinato per il deputato Azuaje gli arresti domiciliari. Invece di andare a casa si diffonde questa foto, che paradosso.</p>
<p><u>13 luglio 2017</u>: Un ragazzo di nome Gianni Scovino, di 33 anni, malato di Sindrome di Asperger, è brutalmente aggredito da un gruppo di più di 10 agenti della Guardia Nazionale e della Polizia Bolivariana. Uno contro il branco. Una aggressione gratuita, selvaggia, brutale e crudele. Non contenti, dopo le percosse, il ragazzo viene portato via e detenuto in carcere. Adesso è in libertà ma è in terapia intensiva in un ospedale. Si è salvato. Tarek William Saab, il difensore del popolo, uno dei fedelissimi di Maduro dichiara che sono iniziate le indagini e che i responsabili saranno presi. Dopo due giorni si è recato in ospedale a far visita al ragazzo. Dopo molta pressione sono stati individuati questi ufficiali. Solo il nome “difensore del popolo”, in una dittatura, è un paradosso grande come una cattedrale.</p>
<p><u>15 luglio 2017</u>: Nicolas Maduro, in una delle sue innumerevoli apparizioni televisive, compare vestito con un nuovo uniforme militare e ridendo, si paragona con Saddam Hussein. Dice molto orgoglioso: “Mi assomiglio a Saddam Hussein. Saddam Hussein dal vivo”. Senza parole.</p>
<p><u>16 luglio 2017</u>. Una bambina di 8 anni muore per denutrizione nella città di Maracaibo. Per chi non lo sa, Maracaibo è la città del petrolio per antonomasia, anche questo triste fatto sembra un grandissimo paradosso. La regione che ha un sottosuolo ricchissimo ha anche una delle popolazioni più povere del paese. Questa bimba si aggiunge alla lista di 7 bambini già deceduti per la stessa causa nell’ultimo mese e mezzo.</p>
<p><u>16 luglio 2017</u>: Un atto di disobbedienza civile meraviglioso, pieno di speranza e determinazione è stata la consulta popolare indetta dalla MUD (Mesa de la Unidad Democrática) la coalizione dell’opposizione. 15 giorni per organizzarla, senza l’appoggio delle istituzioni del governo, censurata da tutti i mezzi di comunicazione, con soltanto 14.000 seggi. Più di 7 milioni di venezuelani, dentro e fuori, hanno risposto a tre domande e il 98% dei votanti ha votato che non vuole la Assemblea Costituente di Maduro e lo vuole fuori subito. Una chiara e contundente risposta che è stata macchiata di sangue dal solito branco di paramilitari che sono passati davanti a un seggio ad ovest di Caracas sparando all’impazzata, ferendo 3 persone e ammazzando una donna di 61 anni. Dopodiché i paramilitari sono entrati nella chiesa del quartiere e hanno sequestrato le persone che lì si erano rifugiate, compreso il Cardinale Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas. Questo è successo nel quartiere di Catia, molto popolare e nettamente chavista in passato e che nella consulta popolare ha votato contro Maduro. Il Generale Benavides Torres, comandante della Guardia Nazionale ha dichiarato che la MUD è colpevole dei fatti successi in Catia, la stessa MUD che ha organizzato tutto. Dichiarazione sorprendente.</p>
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<p><u>17 luglio 2017</u>: 5 dei 14 funzionari della Polizia di Chacao, che il 25 giugno hanno iniziato lo sciopero della fame, decidono di cucirsi le labbra per intensificare lo sciopero e fare più pressione.</p>
<p><u>18 luglio 2017</u>: Un gruppo di più di 150 senatori tra colombiani e cileni hanno firmato e presentato una denuncia contro il governo venezuelano davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Il Parlamento Italiano, nella seduta giornaliera, ha toccato in modo esaustivo il problema del Venezuela e si è schierato a favore del popolo. Tre GRAZIE! E questo non è un paradosso.</p>
<p>Il popolo venezuelano, fuori e dentro, continua a lottare con tutti i mezzi possibili. Il governo sembra impassibile, ma non lo è. La loro grande disgrazia è che la gente non ha più paura, c’è sempre qualcuno che guarda e denuncia. La Corte Penale Internazionale dell’Aia prima o poi dovrà ascoltarci.</p>
<p><span lang="es-ES">BASTA YA! NO MÁS DICTADURA! </span></p>
<p>Informazioni sulla campagna internazionale “Venezuela somos todos” per fare pressione all’Aia: @vstmundo, #QueHAYAJusticia.</p>
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