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	<title>Pechino Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Nuove linee guida del Comitato Olimpico internazionale sull&#8217;espressione di opinioni politiche</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 07:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proibita qualsiasi forma di espressione politica ma vale comunque l&#8217;assegnazione dei giochi alla Cina L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica fortemente le nuove regole redatte dal Comitato Olimpico Internazionale (IOC) relative all&#8217;espressione di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <br>Proibita qualsiasi forma di espressione politica ma vale comunque l&#8217;assegnazione dei giochi alla Cina</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="433" height="513" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/Pechino2022-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13498" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/Pechino2022-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 433w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/Pechino2022-1-253x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 253w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></figure></div>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica fortemente le nuove regole redatte dal Comitato Olimpico Internazionale (IOC) relative all&#8217;espressione di opinioni politiche durante i Giochi Olimpici. Chi ha<br>deciso le nuove regole di fatto finge di ignorare la realtà di questo mondo e toglie dignità agli atleti.</p>



<p>Al più tardi durante i Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022 le nuove regole potrebbero già essere messe in crisi. Lo IOC ha infatti assegnato i Giochi Olimpici a un paese che commette crimini contro<br>l&#8217;umanità e viola gravemente i diritti umani della propria popolazione.<br>In Cina, gli atleti uiguri e kazachi sono spesso internati in campi rieducativi a causa del loro credo e della loro appartenenza etnica. Si tratta non solo di gravi crimini contro l&#8217;umanità ma anche di una<br>fondamentale violazione dello spirito olimpico. E&#8217; già grave che lo IOC faccia finta di non vedere queste violazioni ma è del tutto antidemocratico e inappropriato che lo IOC tenti di proibire qualsiasi protesta relativa a situazioni dei diritti umani.</p>



<p>Le nuove linee guida sull&#8217;espressione di opinioni politiche durante i giochi olimpici fissate la scorsa settimana dallo IOC mirano a proibire e reprimere qualunque forma di protesta o di gesto politico durante le cerimonie di premiazione o durante le cerimonie di apertura e/o chiusura dei giochi olimpici. Per lo IOC, gesti di protesta spesso molto<br>coraggiosi da parte degli atleti sembrano costituire un problema invece di essere colti come opportunità per impegnarsi a favore dei diritti umani, per rinnovare lo spirito olimpico e per rispondere in modo positivo alle critiche che vengono spesso mosse contro lo stesso IOC e i giochi olimpici in generale.</p>



<p>In tal senso, l&#8217;APM vuole ricordare il caso del maratoneta etiope Feyisa Lilesa che ai giochi olimpici del 2016 di Rio de Janeiro ha attraversato la linea d&#8217;arrivo con le braccia incrociate per richiamare l&#8217;attenzione mondiale sulla repressione in corso nel suo paese contro la popolazione Oromo. La protesta vista in mondovisione ha fatto sì che l&#8217;atleta per anni non abbia più potuto tornare nel suo paese se non rischiando la vita. Per la popolazione etiope però, l&#8217;atleta è diventato un eroe e il suo gesto ha rafforzato notevolmente il movimento per la<br>democratizzazione del paese. Lilesa ha potuto tornare a casa solo nell&#8217;ottobre del 2018 e nell&#8217;aprile 2019 il nuovo governo etiope ha onorato Lilesa per i suoi meriti nel processo di democratizzazione del paese. </p>
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		<title>Hong Kong al voto dopo le proteste</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 08:47:52 +0000</pubDate>
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<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>HONG KONG, HONG KONG &#8211; JUNE 12:  A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)</figcaption></figure>



<p>Hong
Kong protesta. La miccia è stato un emendamento sulle estradizioni,
quella pratica per cui uno Stato consegna a un altro Stato un
individuo che si trova nel suo territorio, ma che è oggetto di
azione penale nell&#8217;altro e Hong Kong ha accordi on circa 20 Paesi, ma
non con la Cina e questo ha significato una serie di violazioni dei
diritti umani in quanto la regione avrebbe obbligato la consegna,
alla Cina appunto, di persone indagate da Pechino per alcuni reati.
Molti hanno visto in questo la volontà, da parte del governo cinese,
di colpire ancora una volta i dissidenti politici rifugiatisi a Hong
Kong. 
</p>



<p>I
manifestanti sono scesi in piazza lo scorso 9 giugno al grido dello
slogan “Cinque richieste, non una di meno” che sono:  il ritiro
della legge sulle estradizioni (avvenuto il 24 ottobre 2019);
l&#8217;istituzione di una Commissione indipendente di inchiesta sulle
violenze della Polizia; il suffragio universale; il rilascio e
l&#8217;amnistia per i manifestanti agli arresti e la cancellazione per
loro dell&#8217;appellativo di “rivoltosi”.</p>



<p> I
manifestanti, inoltre, accusano l&#8217;ex colonia britannica di aver
provocato l&#8217;ultima escalation di violenze per annullare la chiamata
al voto amministrativo del prossimo 24 novembre con cui si scelgono i
rappresentanti dei 18 consigli distrettuali della regione: tali
consiglieri hanno responsabilità a livello locale e costituiscono la
parte democraticamente eletta dal comitato che nomina il governatore,
l&#8217;altra metà è indicata da Pechino. Il Presidente cinese, Xi
Jinping, vorrebbe far dimettere anticipatamente la governatrice di
Hong Kong, Carrie Lam, mentre la stessa cercherà in extremis, di far
posticipare l&#8217;appuntamento elettorale. Le elezioni saranno, comunque,
un test per saggiare l&#8217;opinione pubblica di Hong Kong in tema di
autonomia.</p>



<p>Sul 7, l&#8217;allegato del Corriere della Sera del 22 novembre, l&#8217;artista, dissidente e attivista Ai WeiWei ha dichiarato che le proteste sono l&#8217;inizio di una rivoluzione: “&#8230;Questa rivoluzione chiede una nuova libertà. Una libertà dalla struttura globale della globalizzazione che ha reso il mondo così diviso e che risulta da così tante disgrazie che hanno colpito un grandissimo numero di persone a causa dell&#8217;avidità delle multinazionali mosse solo dal desiderio di fare profitto, connesse a regimi brutali e fuorilegge. La lotta a Hong Kong non finirà finché il desiderio di libertà della gente non sarà soddisfatto. Pechino, come sempre, sta sbagliando i calcoli. Con questo modo di pensare, la Cina &#8211; ma anche l&#8217;Occidente – dovranno fronteggiare ostacoli terribili nello sviluppo della società. La Storia ricorderà coloro che stanno combattendo per questa rivoluzione, e ricorderà anche coloro che hanno tradito i valori comuni e sacrificato la vita di questi giovani”.  </p>
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